Il Piano Casa del Veneto (e delle altre regioni) è un riforma “a metà” (anche meno) di quel che poteva essere: cioè l’inizio di un ritorno a stili edilizi ed urbanistici coerenti al paesaggio

Paesaggi Veneti. “Siamo circondati da case color cremino, da condomini color nocciolina, da residence giallini e marronicini. Mai giallo, giallino. Mai verde, verdino. Mai celeste, celestino. Mai una casa, sempre e solo casette. Un pezzo di Le Corbusier di qua, una palata di Scarpa di là. Una cazzuolata di Lloyd Wright a destra e una di Loos a sinistra. Camminare per una qualsiasi di queste zone residenziali industriali o artigianali, significa infilarsi in una pattumiera urbanistico-architettonica in scala uno a uno. Un’isteria urbanistico-architettonica, una cacofonia cementizia che ci assorda e ci squilibra non appena mettiamo il naso fuori di casa.” (Vitaliano Trevisan, “I quindicimila passi”)
Paesaggi Veneti. “Siamo circondati da case color cremino, da condomini color nocciolina, da residence giallini e marronicini. Mai giallo, giallino. Mai verde, verdino. Mai celeste, celestino. Mai una casa, sempre e solo casette. Un pezzo di Le Corbusier di qua, una palata di Scarpa di là. Una cazzuolata di Lloyd Wright a destra e una di Loos a sinistra. Camminare per una qualsiasi di queste zone residenziali industriali o artigianali, significa infilarsi in una pattumiera urbanistico-architettonica in scala uno a uno. Un’isteria urbanistico-architettonica, una cacofonia cementizia che ci assorda e ci squilibra non appena mettiamo il naso fuori di casa.” (Vitaliano Trevisan, “I quindicimila passi”)

Via libera al “Piano casa” anche in Veneto dopo la Toscana, l’Umbria, l’Emilia Romagna, la Provincia autonoma di Bolzano e a giorni anche la Lombardia. Il Consiglio regionale Veneto, al termine di un lungo e aspro confronto durato oltre due mesi, ha dato l’ok definitivo al provvedimento con i voti della maggioranza di centrodestra (26), l’astensione del centrosinistra (10) e il voto contrario di Rifondazione Comunista, Pdci e Verdi.

Avevamo creduto nell’idea del Piano Casa: un ritorno (e una messa in moto “virtuosa” del sistema economico dell’edilizia) verso il superamento il più possibile delle brutture edilizie sorte dal dopoguerra (in particolare dagli anni ’60 a tutti i ’90) e un ritorno a forme di paesaggio più coerente rispetto al grigiore di paesi, quartieri, periferie continue…  (su questo avevamo scritto in questo blog due volte: qui e qui).

Leggendo la Legge Veneta sul Piano Casa (approvata dal Consiglio Regionale il 1° luglio e pubblicata nel BUR del 10 luglio) (la trovate integralmente alla fine di questo articolo) dobbiamo dire che a noi pare non sia una brutta legge (è “attenta” a molte cose, poi ve le elenchiamo…) ma è una “riforma mancata”, una speranza solo in parte promossa di un edilizia e un’urbanistica nuova.

Il dibattito “informativo” su “quel che si può fare e non si può fare” è abbastanza disarmante: si chiede molto se si possono “chiudere le terrazze” e farne una stanza (sì, si può); quanto si può ampliare il sottotetto e ricavarne stanze, mansarde (o appartamentini?)… eccetera… e quasi sempre l’interesse politico ed economico è incentrato sull’obiettivo (peraltro degno e condivisibile più che mai) di rilancio dell’occupazione edilizia ora in crisi… ma noi avremmo voluto che questo rilancio fosse più rivolto a veramente “un nuovo modo di costruire”.

Sì, è vero che la legge regionale e il Piano Casa in generale (in tutte le regioni), come è stato pensato dal Governo, viene ad incentivare la possibilità di sviluppo delle tecnologie energetiche derivate da fonti rinnovabili (aumentando l’ampliamento dal 20 al 30% in questo caso) e la bioedilizia… Nella legge veneta approvata il 1° luglio si prospetta la possibilità di demolizione delle “brutture” (con incrementi di cubatura fino al 50%) (l’art. 3, se lo leggerete, è –o poteva essere- il più strategico), ma non si stabiliscono regole per le TIPOLOGIE EDILIZIE, per STILI DI COSTRUZIONE CHE SI INSERISCANO COERENTEMENTE NEL PAESAGGIO: si lascia questo fondamentale compito ai singoli comuni e, ancora una volta, alla miriade di tecnici (architetti) che con le loro asseverazioni nella denuncia di inizio attività (DIA) dovranno garantire la conformità del loro progetto agli strumenti edilizi esistenti, la banalità e l’individualità (a volte assai pericolosa nei risultati) del loro modo di fare (spesso confuso) un’architettura moderna.

Non si comprende l’esclusione delle demolizioni nei centri storici (colpiti anche loro dalle brutture di questi decenni). Non vi sono indicazioni, culturali e politiche, sul “nuovo modo di inserire la casa nel paesaggio”; indicazioni (da rispettare) che siano conservative ma anche innovative, e coerenti con il luogo dov’è l’abitazione. Ancora una volta singoli professionisti, a volte lo ribadiamo “pericolosi urbanisticamente”, ribadiranno cos’è “il bello” per loro. Se altri non incominciano a dirlo e deciderlo…

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Al settimo cielo il governatore Giancarlo Galan: «Quello veneto è un buonissimo “Piano casa”. Mi rivolgo pertanto ai privati cittadini, agli imprenditori e agli enti locali per sollecitare l’utilizzo, il più immediato possibile, di una legge che è la migliore fra tutte quelle approvate fino ad ora sulla stessa materia».
La legge regionale veneta – gli articoli sono 13 – prevede, innanzitutto, la possibilità di ampliare gli edifici residenziali del 20 per cento del volume esistente. La legge – sempre all’art. 2 – prevede la possibilità di ampliamento fino al 20 per cento della superficie coperta per capannoni, negozi, magazzini, alberghi, insediamenti turistici ecc. L’uso di fonti di energia rinnovabile fa aumentare gli ampliamenti di un ulteriore 10 per cento. Sono esclusi gli interventi nei centri storici o in aree di inedificabilità assoluta o «ad alta pericolosità idraulica» o in quelle oggetto di specifiche norme di tutela (art. 9).
Tuttavia non è richiesto il parere della Sovrintendenza né per il vincolo paesaggistico né per le zone disciplinate dalla “legge Galasso” (art. 9 comma 1 lettera b). Gli interventi di ampliamento della prima casa (art. 9 comma 3) sono possibili da subito con l’entrata in vigore della legge e godranno di procedure semplificate (basterà presentare la Dia, dichiarazione di inizio attività) nonché di oneri di costruzione scontati del 60 per cento, o azzerati per le abitazioni di disabili e non autosufficienti (artt. 7 e 11) . Il “Piano casa” della Regione Veneto premia le operazioni di abbattimento e ricostruzione degli edifici realizzati prima del 1989, con aumenti di cubatura (per le case) e in superficie (per gli edifici non residenziali) fino al 40 per cento, purché tali interventi siano compatibili con la destinazione urbanistica dell’area e vengano utilizzate tecniche di edilizia sostenibile e fonti ad energia rinnovabile.
Ampliamenti e ricostruzioni non potranno intaccare l’originaria destinazione d’uso degli edifici. Un ulteriore premio del 10 per cento (che porterà quindi l’aumento di cubatura e superficie al 50 per cento) viene riconosciuto agli interventi di ricomposizione planivolumetrica dell’edificato che modificano sagoma e sedime originari attraverso un piano attuativo.

La legge veneta assegna ai Comuni particolare voce in capitolo (art. 9 comma 5). Le amministrazioni comunali dovranno infatti decidere entro il 30 ottobre se e con quali ulteriori limiti applicare la legge regionale. Si tratta di una potestà “restrittiva” ma non tale comunque da incidere sulla prima casa. I Comuni potranno limitare gli altri interventi ammissibili a norma della legge regionale, le cui disposizioni generali si considerano «di carattere straordinario» e prevalgono (art. 6) su piani e regolamenti urbanistici vari, fatte salve le norme in materia di distanze (art. 9 comma 8).    (Fonte: L’Amico del Popolo.it, 12-07-2009)

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da “il Gazzettino” 1 luglio 2009

Veneto. Dopo due mesi di dibattito la Regione approva il “piano casa”

Possibilità di ampliamento del 20% delle abitazioni costruite prima del 1989 e fuori dai centri storici. Sconti sugli oneri

VENEZIA (1 luglio) – Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il testo di legge “Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per l’utilizzo dell’edilizia sostenibile”, meglio conosciuto come “piano casa”. Il provvedimento, presentato dalla Giunta veneta il 10 marzo scorso e licenziato dalla commissione il 21 aprile, anticipa l’atteso decreto legge che il governo ha annunciato a fine marzo alle Regioni. Il Consiglio veneto, dopo un confronto durato oltre due mesi, ha varato il provvedimento con i voti della maggioranza di centrodestra (26), l’astensione del centrosinistra (10) e il voto contrario di Rifondazione Comunista, Pdci e Verdi (3).
Il testo approvato prevede la possibilità di ampliare le prime case del 20% del volume esistente, compreso l’eventuale recupero dei sottotetti, con esclusione delle abitazioni costruite dopo il 1989, di quelle ubicate nei centri storici o in aree di inedificabilità assoluta e di quelle oggetto di specifiche norme di tutela. Basterà la sola dichiarazione di inizio di attività (Dia) e sarà possibile usufruire di sconti del 60% sugli oneri di costruzione; oneri che saranno nulli per interventi su residenze di disabili. Sempre del 20% si potranno ampliare immobili non residenziali; la percentuale sale al 30% per interventi di abbattimento e ricostruzione di edifici, residenziali e non, e al 40% se vengono impiegate tecniche di edilizia sostenibile e utilizzate fonti di energia rinnovabili.

Nel corso del lungo dibattito la bozza presentata dalla Giunta è stata modificata in alcuni punti. In particolare, è stato introdotta la possibilità di ampliamento di attività produttive solo in zona propria e il principio di silenzio-diniego dei Comuni che dovranno, entro il prossimo 30 ottobre, decidere se e con quali limiti applicare la nuova legge; in caso di mancato pronunciamento la Giunta avrà 15 giorni per nominare un commissario ad acta per convocare il Consiglio comunale e farlo deliberare sull’eventuale adozione delle nuove disposizioni.

Il dibattito era iniziato nella seduta del 14 maggio con la relazione del presidente della Seconda Commissione, Tiziano Zigiotto (Pdl), cui era seguito il dibattito svoltosi nelle giornate del 20 e 21 maggio e del 24 e 25 giugno scorsi.

Il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan si dice «soddisfatto» del varo del “piano casa” regionale. «Un voto così tanto atteso – afferma – perché consente, nonostante tutto, il rilancio di un settore della nostra economia per davvero importante». Tuttavia il governatore frena l’entusiasmo: «sono soddisfatto del clima costruttivo che si è finalmente registrato in Consiglio regionale – afferma – ma se penso alle settimane trascorse tra quando questa proposta è stata approvata in sede di Giunta regionale e il momento in cui la stessa, seppure modificata, è stata varata non posso non rilevare il danno che questo ritardo, di sicuro, ha causato sia all’economia del Veneto che alla sua occupazione. E tutto ciò in un periodo di certo non florido sia per l’economia che per i livelli occupazionali».

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CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO – VIII LEGISLATURA  – 182ª Seduta pubblica – Mercoledì 1° luglio 2009 – prot. n. 8797 – OGGETTO: DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A “INTERVENTO REGIONALE A SOSTEGNO DEL SETTORE EDILIZIO E PER FAVORIRE L’UTILIZZO DELL’EDILIZIA SOSTENIBILE E

MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 12 LUGLIO 2007, N. 16 IN MATERIA DI BARRIERE ARCHITETTONICHE”. (Progetto di legge n. 398)

IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

VISTO il disegno di legge relativo a “Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per promuovere le tecniche di bioedilizia e l’utilizzo di fonti di energia alternative e rinnovabili” (deliberazione della Giunta regionale n. 5/DDL del 10 marzo 2009);

UDITA la relazione della Seconda Commissione consiliare, relatore il Presidente della stessa, consigliere Tiziano Ferruccio ZIGIOTTO, nel testo che segue:

“Signor Presidente, colleghi consiglieri, il presente disegno di legge si inserisce nell’ambito della disciplina del governo del territorio, riconosciuta materia di legislazione concorrente ai sensi del terzo comma dell’articolo 117 della Costituzione. Lo scopo del progetto di legge è consentire un adeguato rilancio dell’attività edilizia, nel rispetto dell’ambiente e del tessuto urbanistico esistente e una sostituzione rapida del patrimonio edilizio fatiscente, obsoleto e non rispondente alla nuova situazione tecnologica ed energetica, con contestuale protezione dei beni storici, culturali e paesaggistici.

Il territorio regionale, infatti, è caratterizzato da un’accentuata diffusione di abitazioni che risultano non idonee a garantire quelle caratteristiche strutturali e di sicurezza che oggi le normative richiedono; a ciò si aggiunge la recente crisi del sistema economico-finanziario che ha messo in luce la difficoltà di perseguire l’investimento-casa.

Sussiste quindi la reale necessità di adottare una serie di misure volte al sostegno del settore edilizio promuovendo sia gli interventi di ampliamento degli edifici che quelli finalizzati al miglioramento della qualità abitativa, anche attraverso l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, provvedendo così a ricostituire e rivitalizzare il patrimonio edilizio esistente. Merita, infatti, ricordare che l’edilizia rappresenta il 27,2 per cento del prodotto interno lordo della Regione del Veneto, occupando ben 100.000 addetti nel settore, circa 500.000 l’intera filiera, e pertanto con questo disegno di legge si ritiene di poter contribuire, almeno in parte, al rilancio dell’economia veneta.

Il disegno di legge in oggetto persegue tali finalità principalmente attraverso i seguenti strumenti:

– possibilità di ampliamento degli edifici residenziali o assimilati nei limiti del 20 per cento del volume esistente; ampliamento nei limiti del 20 per cento della superficie coperta esistente di tutti gli altri edifici (articolo 2);

– possibilità per gli edifici realizzati anteriormente al 1989, che non siano adeguati rispetto gli standard qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza e che non siano sottoposti a vincolo di conservazione, di chiederne l’abbattimento e la successiva ricostruzione con un aumento della cubatura, se residenziali, ovvero della superficie coperta, se destinati ad uso diverso, fino al 30 per cento oppure fino al 40 per cento ove si utilizzino tecniche di edilizia sostenibile o che prevedano l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili (articolo 3);

– misure a favore delle installazioni di impianti solari e fotovoltaici (articolo 4);

– riduzione del costo di costruzione per la realizzazione delle opere sopraindicate (articolo 5).

Le possibilità di intervento che il progetto di legge prefigura sono consentite per gli edifici esistenti o autorizzati al 31 marzo 2009, sempre nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici, mentre non riguardano gli immobili abusivi soggetti all’obbligo della demolizione, così come agli edifici che sorgono su aree demaniali o vincolate ad uso pubblico o dichiarate inedificabili per legge, sentenza o provvedimento

amministrativo. Le istanze relative agli interventi dovranno essere presentate entro 24 mesi dall’entrata in vigore della nuova legge regionale ma i lavori non potranno comunque iniziare prima di 60 giorni dall’entrata in vigore della stessa legge, potendo i comuni, entro tale termine, escluderne o limitarne l’applicazione sul proprio territorio (articolo 7).

La Seconda Commissione sul progetto di legge ha svolto audizioni con gli enti e le categorie interessate, esprimendo a maggioranza, parere favorevole alla sua approvazione da parte del Consiglio regionale.”;

ESAMINA e VOTA, articolo per articolo, compresi i relativi emendamenti, il disegno di legge composto di n. 13 articoli;   ……. – votazione articolo per articolo: l’approvazione del provvedimento è avvenuto con i voti della maggioranza di centrodestra (26), l’astensione del centrosinistra (10) e il voto contrario di Rifondazione Comunista, Pdci e Verdi -…..

IL CONSIGLIO REGIONALE

APPROVA la legge nel suo complesso nel testo che segue:

INTERVENTO REGIONALE A SOSTEGNO DEL SETTORE EDILIZIO E PER FAVORIRE L’UTILIZZO DELL’EDILIZIA SOSTENIBILE E MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 12 LUGLIO 2007, N. 16 IN MATERIA DI BARRIERE ARCHITETTONICHE

Art. 1 – Finalità.

1. La Regione del Veneto promuove misure per il sostegno del settore edilizio attraverso interventi finalizzati al miglioramento della qualità abitativa per preservare, mantenere, ricostituire e rivitalizzare il patrimonio edilizio esistente nonché per favorire l’utilizzo dell’edilizia sostenibile e delle fonti di energia rinnovabili.

2. Le disposizioni di cui alla presente legge si applicano anche agli edifici soggetti a specifiche forme di tutela a condizione che gli interventi possano essere autorizzati ai sensi della normativa statale, regionale o dagli strumenti urbanistici e territoriali.

3. Nel caso di edifici che sorgono su aree demaniali o vincolate ad uso pubblico, gli interventi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 5 sono subordinati allo specifico assenso dell’ente titolare della proprietà demaniale o tutore del vincolo.

Art. 2 – Interventi edilizi.

1. Per le finalità di cui all’articolo 1, in deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali, comunali, provinciali e regionali, è consentito l’ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20 per cento del volume se destinati ad uso residenziale e del 20 per cento della superficie coperta se adibiti ad uso diverso.

2. L’ampliamento di cui al comma 1 deve essere realizzato in aderenza rispetto al fabbricato esistente o utilizzando un corpo edilizio contiguo già esistente; ove ciò non risulti possibile oppure comprometta l’armonia estetica del fabbricato esistente potrà essere autorizzata la costruzione di un corpo edilizio separato, di carattere accessorio e pertinenziale.

3. Nei limiti dell’ampliamento di cui al comma 1 sono da computare l’eventuale recupero dei sottotetti esistenti al 31 marzo 2009 aventi le caratteristiche di cui all’articolo 2 comma 1, lettere a) e b) della legge regionale 6 aprile 1999, n. 12 “Recupero dei sottotetti esistenti a fini abitativi” con esclusione dei sottotetti esistenti oggetto di contenzioso in qualsiasi stato e grado del procedimento.

4. In caso di edifici composti da più unità immobiliari l’ampliamento può essere realizzato anche separatamente per ciascuna di esse, compatibilmente con le leggi che disciplinano il condominio negli edifici, fermo restando il limite complessivo stabilito al comma 1. In ipotesi di case a schiera l’ampliamento è ammesso qualora venga realizzato in maniera uniforme con le stesse modalità su tutte le case appartenenti alla schiera.

5. Le percentuale di cui al comma 1 è elevata di un ulteriore 10 per cento nel caso di utilizzo di tecnologie che prevedano l’uso di fonti di energia rinnovabile con una potenza non inferiore a 3 Kwh., ancorché già installati.

Art. 3 – Interventi per favorire il rinnovamento del patrimonio edilizio esistente.

1. La Regione promuove la sostituzione e il rinnovamento del patrimonio edilizio esistente mediante la demolizione e ricostruzione degli edifici realizzati anteriormente al 1989 e legittimati da titoli abilitativi che necessitano di essere adeguati agli attuali standard qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza.

2. Per incentivare gli interventi di cui al comma 1 finalizzati al perseguimento degli attuali standard qualitativi architettonici, energetici, tecnologici, in deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali, comunali, provinciali e regionali, sono consentiti interventi di integrale demolizione e

ricostruzione che prevedano aumenti fino al 40 per cento del volume esistente per gli edifici residenziali e fino al 40 per cento della superficie coperta per quelli adibiti ad uso diverso, purché situati in zona territoriale propria e solo qualora per la ricostruzione vengano utilizzate tecniche costruttive di cui alla legge regionale 9 marzo 2007, n. 4 “Iniziative ed interventi regionali a favore dell’edilizia sostenibile”. A tali fini la Giunta

regionale, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, integra le linee guida di cui all’articolo 2 della legge regionale n. 4/2007 prevedendo la graduazione della volumetria assentibile in ampliamento in funzione della qualità ambientale ed energetica dell’intervento.

3. La percentuale del 40 per cento può essere elevata al 50 per cento nel caso in cui l’intervento di cui al comma 2 comporti una ricomposizione planivolumetrica con forme architettoniche diverse da quelle esistenti comportanti la modifica dell’area di sedime nonché delle sagome degli edifici originari e sia oggetto di un piano attuativo ai sensi della legge regionale 23 aprile 2004, n. 11 “Norme per il governo del territorio” e

successive modificazioni.

4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche nel caso che gli edifici siano demoliti o in corso di demolizione sulla base di un regolare titolo abilitativo, purché, all’entrata in vigore della presente legge, non sia già avvenuta la ricostruzione.

Art. 4 – Interventi per favorire la riqualificazione degli insediamenti turistici e ricettivi.

1. Fermo restando quanto consentito dagli articoli 1, 2 e 3 è possibile ampliare fino al 20 per cento le attrezzature all’aperto di cui all’allegato S/4 lettera b) e lettera d) numeri 1) e 2) della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 “Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo”, anche se ricadenti in area demaniale.

2. Nell’ipotesi in cui gli insediamenti turistici, ricettivi e ricreativi effettuino investimenti nell’ambito degli interventi di cui al comma 1, le concessioni demaniali marittime si intendono prorogate per la durata massima prevista dalle vigenti normative nazionali e regionali.

Art. 5 – Interventi per favorire l’installazione di impianti solari e fotovoltaici.

1. Non concorrono a formare cubatura le pensiline e le tettoie realizzate su abitazioni esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, finalizzate all’installazione di impianti solari e fotovoltaici, così come definiti dalla normativa statale, di tipo integrato o parzialmente integrato, con potenza non superiore a 6 kWp.

2. Le pensiline e le tettoie di cui al comma 1 sono realizzabili anche in zona agricola e sono sottoposte a denuncia di inizio attività (DIA).

3. La Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, stabilisce le caratteristiche tipologiche e dimensionali delle pensiline e tettoie di cui al comma 1.

Art. 6 – Titolo abilitativo edilizio e procedimento.

1. Le disposizioni della presente legge, di carattere straordinario, prevalgono sulle norme dei regolamenti degli enti locali e sulle norme tecniche dei piani e regolamenti urbanistici contrastanti con esse.

2. Gli interventi di cui agli articoli 2, 3 e 4 sono sottoposti a denuncia di inizio attività (DIA) ai sensi degli articoli 22 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia” e successive modifiche e integrazioni.

3. La denuncia di inizio attività deve essere corredata dalla seguente documentazione:

a) attestazione del titolo di legittimazione;

b) asseverazione del professionista abilitato che sottoscrive la DIA, con la quale attesta la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati, come integrati dalle norme di cui alla presente legge, e non in contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonché la sussistenza di tutte le condizioni cui la presente legge subordina la realizzazione dell’intervento;

c) elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio e dallo strumento urbanistico vigente;

d) parere dell’autorità competente ai sensi dell’articolo 23, comma 4, del DPR n. 380/2001 e successive modificazioni, nel caso di intervento su immobile vincolato;

e) documenti previsti dalla parte seconda del DPR n. 380/2001 qualora ne ricorrano i presupposti;

f) autocertificazione sulla conformità del progetto alle norme di sicurezza e a quelle igienico-sanitarie.

4. L’esecuzione dei lavori è in ogni caso subordinata agli adempimenti previsti dall’articolo 90, comma 9, lettera c) del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Art. 7 – Oneri.

1. Per gli interventi di cui agli articoli 2 e 3, il contributo di costruzione è ridotto del 60 per cento nell’ipotesi di edificio o unità immobiliari destinati a prima abitazione del proprietario o dell’avente titolo.

2. I comuni possono stabilire ulteriori incentivi di carattere economico in caso di utilizzo delle tecniche costruttive della bioedilizia o che prevedano il ricorso alle energie rinnovabili.

Art. 8 – Elenchi.

1. I comuni, a fini conoscitivi, provvedono ad istituire ed aggiornare l’elenco degli ampliamenti autorizzati ai sensi degli articoli 2, 3 e 4.

Art. 9 – Ambito di applicazione.

1. Gli interventi previsti dagli articoli 2, 3 e 4 non trovano applicazione per gli edifici:

a) ricadenti all’interno dei centri storici ai sensi dell’articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 “Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della

revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765”;

b) vincolati ai sensi della parte seconda del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137” e successive modificazioni;

c) oggetto di specifiche norme di tutela da parte degli strumenti urbanistici e territoriali che non consentono gli interventi edilizi previsti dai medesimi articoli 2, 3 e 4;

d) ricadenti nelle aree di inedificabilità assoluta di cui all’articolo 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 “Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie”, o di quelle dichiarate in edificabili per sentenza o provvedimento amministrativo;

e) anche parzialmente abusivi soggetti all’obbligo della demolizione;

f) aventi destinazione commerciale qualora siano volti ad eludere o derogare le disposizioni regionali in materia di programmazione, insediamento ed apertura di grandi strutture di vendita, centri commerciali e parchi commerciali;

g) ricadenti in aree dichiarate ad alta pericolosità idraulica e nelle quali non è consentita l’edificazione ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” e successive modificazioni.

2. Con gli interventi previsti dagli articoli 2, 3 e 4 non può essere modificata la destinazione d’uso degli edifici, tranne nel caso di cui all’articolo 2, comma 2, in relazione all’ampliamento realizzato mediante l’utilizzo di un corpo edilizio contiguo già esistente. In ogni caso gli ampliamenti sono consentiti esclusivamente su aree che abbiano una destinazione compatibile con la destinazione d’uso dell’edificio da

ampliare.

3. Gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 che riguardano la prima casa di abitazione si applicano, fermo restando quanto previsto dai commi 1 e 2, sin dall’entrata in vigore della presente legge.

4. Gli interventi di cui agli articoli 2, 3 e 4 sono subordinati all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria ovvero al loro adeguamento in ragione del maggiore carico urbanistico connesso al previsto aumento di volume o di superficie degli edifici esistenti, ad esclusione degli interventi realizzati sulla prima casa di abitazione.

5. Fermo restando quanto previsto dai commi 1, 2, 3 e 4, i comuni entro il termine del 30 ottobre 2009 deliberano, sulla base di specifiche valutazioni di carattere urbanistico, edilizio, paesaggistico ed ambientale, se o con quali ulteriori limiti e modalità applicare la normativa di cui agli articoli 2, 3 e 4. Decorso inutilmente tale termine la Giunta regionale, entro i successivi quindici giorni, nomina un commissario ad acta con il compito di convocare, entro e non oltre dieci giorni, il consiglio comunale ai fini dell’eventuale adozione del provvedimento.

6. L’istanza intesa ad ottenere il titolo abilitativo per gli ampliamenti di cui all’articolo 2 riguarda anche i fabbricati il cui progetto o richiesta del titolo abilitativi edilizio siano stati presentati al comune entro il 31 marzo 2009. Per gli edifici residenziali in zona agricola l’ampliamento del 20 per cento qualora sia realizzato sulla prima casa di abitazione, è calcolato sulla volumetria massima assentibile ai sensi della vigente normativa.

7. Le istanze relative agli interventi di cui agli articoli 2, 3 e 4 devono essere presentate entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge ed i relativi interventi, ad esclusione di quelli sulla prima casa di abitazione, non possono iniziare prima del decorso del termine di cui al comma 5 e comunque non prima del rilascio del titolo edilizio ove previsto.

8. Sono fatte salve le disposizioni in materia di distanze previste dalla normativa statale vigente.

9. È comunque ammesso l’aumento della superficie utile di pavimento all’interno del volume autorizzato, nel rispetto dei parametri igienico-sanitari previsti dalla normativa vigente.

Art. 10 – Ristrutturazione edilizia.

1. Nelle more dell’approvazione della nuova disciplina regionale sull’edilizia, ai fini delle procedure autorizzative relative alle ristrutturazioni edilizie ai sensi del DPR n. 380/2001:

a) gli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), del DPR n. 380/2001, anche al fine di consentire l’utilizzo di nuove tecniche costruttive, possono essere realizzati con l’integrale demolizione delle strutture murarie preesistenti, purché la nuova costruzione sia realizzata con il medesimo volume e all’interno della sagoma del fabbricato precedente;

b) gli interventi di ristrutturazione edilizia con ampliamento di cui all’articolo 10, comma 1, lettera c), del DPR n. 380/2001, qualora realizzati mediante integrale demolizione e ricostruzione dell’edificio esistente, per la parte in cui mantengono volumi e sagoma esistenti sono considerati, ai fini delle prescrizioni in materia di indici di edificabilità e di ogni ulteriore parametro di carattere quantitativo, ristrutturazione edilizia, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera d), del DPR n. 380/2001 e non nuova costruzione, mentre è considerata nuova costruzione la sola parte relativa all’ampliamento che rimane soggetta alle normative previste per tale fattispecie.

Art. 11 – Interventi a favore dei soggetti disabili.

1. La realizzazione degli interventi di cui alla presente legge funzionali alla fruibilità di edifici adibiti ad abitazione di soggetti riconosciuti invalidi dalla competente commissione, ai sensi dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone

handicappate”, o riconosciuti con una invalidità civile superiore al 75 per cento ai sensi della legge 15 ottobre 1990 n. 295 “Modifiche ed integrazioni all’articolo 3 del D.L. 30 maggio 1988, n. 173, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 luglio 1988, n. 291, e successive modificazioni, in materia di revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti” dà diritto alla riduzione delle somme dovute a titolo di costo di costruzione in relazione all’intervento, in misura del 100 per cento, sulla base dei criteri definiti dalla Giunta regionale ai sensi dell’articolo 10, comma 2, della legge regionale 12 luglio 2007, n. 16 “Disposizioni generali in materia di eliminazione delle barriere architettoniche”.

Art. 12 – Modifiche all’articolo 10 della legge regionale 12 luglio 2007, n. 16 “Disposizioni generali in materia di eliminazione delle barriere architettoniche”.

1. Al comma 1 dell’articolo 10 della legge regionale 12 luglio 2007, n. 16 dopo le parole “n. 104/1992” sono aggiunte le parole “o riconosciuti con una invalidità civile superiore al 75 per cento ai sensi della legge 15 ottobre 1990 n. 295 “Modifiche ed integrazioni all’articolo 3 del D.L. 30 maggio 1988, n. 173, convertito, con

modificazioni, dalla L. 26 luglio 1988, n. 291, e successive modificazioni, in materia di revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti” ”.

2. Al comma 3 dell’articolo 10 della legge regionale 12 luglio 2007, n. 16, le parole “120 metri cubi” sono sostituite dalle parole “150 metri cubi”.

Art. 13 – Dichiarazione d’urgenza.

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell’articolo 44 dello Statuto ed entra in vigore il giorno successivo alla data della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

Assegnati n. 60

Presenti-votanti n. 39

Voti favorevoli n. 26

Voti contrari n. 3

Astenuti n. 10

IL CONSIGLIERE-SEGRETARIO

f.to Franco Frigo

IL PRESIDENTE

f.to Marino Finozzi

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