Montagne a pagamento (ma anche città d’arte, e tutti i servizi più essenziali): la strana idea che un servizio (come la strada, il diritto alla mobilità) debba essere interamente pagato dai consumatori

è giusto far pagare il transito sui passi di montagna?
è giusto far pagare il transito sui passi di montagna?

Vi proponiamo qui un tema apparso nei primi giorni di luglio su molti quotidiani e settimanali: noi vi diamo conto di un quotidiano nazionale (“La Stampa”) e di uno regionale (“Il Corriere delle Alpi” del Trentino) sull’annosa questione (“annosa” perché se ne discute da anni) se far pagare un pedaggio sui passi dolomitici (ma vengono anche “coinvolte” montagne che dolomitiche non sono). Le tre provincie che si contendono la questione se far pagare o meno chi transita in Passi famosi (il Pordoi, il Gardena, il Falzarego, lo Stalle, il Sella, il Passo del Rombo… quest’ultimo, al confine con l’Austria, è l’unico che già è interessato a un pedaggio…) le tre provincie sono quelle di Bolzano, Trento e Belluno.

Sulle Dolomiti, la “tentazione” di imporre pedaggi al transito degli automobilisti risale agli anni novanta. Ma già nel 1966 il Comune di Auronzo imponeva un pagamento a chi voleva salire verso le Tre Cime di Lavaredo: ora esiste una strada privata a pagamento da Misurina fin su al Rifugio Auronzo, ma questa è un’altra storia (trattasi di una strada privata). E ad Auronzo e in molte altre località di montagna, i “luoghi turistici di parcheggio delle auto” per chi vuol godersi la montagna con passeggiate più o meno impegnative, sono questi parcheggi fonte di risorsa finanziaria per i comuni, attraverso tariffe di sosta quasi sempre molto esose.

Ma il parcheggio a tariffa, seppur assai discutibile (molto), è un po’ diverso dal transito verso un Passo di montagna, da un luogo all’altro. Il fatto che la provincia di Bolzano sia la sostenitrice convinta del pedaggio (con il suo presidente Luis Durnwalder), e che trovi la ferma opposizione delle altre due provincie dolomitiche di Belluno e Trento (oltreché degli albergatori e di tutto il settore turistico che teme di essere danneggiato da questo provvedimento), questo fatto che vede protagonista Bolzano a perorare la causa di pagare un prezzo sui Passi di montagna, ha una motivazione secondo noi discutibile. Cioè che (citando Durnwalder) “i soldi serviranno a migliorare la qualità del traffico su alcuni valichi alpini, a creare parcheggi, posizioni panoramiche da cui i turisti possano godere del paesaggio, aumentare i trasporti pubblici per chi vuol fare gite in montagna” (cfr da “La Stampa”)… Pertanto lo scopo non è quello di adottare “la tariffa” per limitare l’inquinamento e il traffico, ma è quello di attrezzare meglio al turismo questi valichi spesso fortemente panoramici, queste  zone di montagna.

A prescindere dal problema delle eccessive masse che si appressano alla montagna (spesso snaturandone le qualità, il paesaggio, e creando seri problemi di inquinamento), qui vogliamo soffermarci sul fatto se sia coerente o meno che “il consumatore” (in questo caso il turista, ma a noi piace pensare idealmente al “viaggiatore” che vuol scoprire posti nuovi e interessanti) debba pagare integralmente il luogo nel quale transita o che va a visitare (la cosa pertanto si estende, oltre i Passi Dolomitici) alle città d’arte, alle chiese antiche dove l’entrata è a pagamento…). Secondo noi questa cosa non funziona. E’ pur vero che ora tutte le leggi tendono a far pagare al consumatore l’infrastruttura e il servizio che gode integralmente (l’ultimo più famoso caso è quello dell’erogazione dell’acqua, dove in tariffa entrano pure i costi dell’ammortamento nella costruzione o ristrutturazione di tratti di acquedotti). Ma, se questo principio passasse su tutto, cioè che ogni servizio si paga integralmente nel costo, pro-quota di ammortamento, il capitale investito nella costruzione dell’infrastruttura, il consumatore rischierebbe di vedersi in difficoltà in ogni diritto fondamentale: nell’erogazione dell’acqua (con costi sempre più alti come sta accadendo, mentre si dice che l’acqua dovrebbe essere gratuita anche se non va sprecata…); nel diritto alla mobilità (se bisogno pagare l’infrastruttura, un biglietto del treno di sola andata da Venezia a Milano costerebbe non meno di 400 euro…) (non osiamo pensare a cosa costerebbe un biglietto di una tratta ferroviara interessata all’ “Alta Velocità”: per ammortizzare il costo il singolo utente-consumatore pagherebbe un biglietto pazzesco…).

Pertanto il finanziamento dei servizi (e così, tornando all’esempio che qui proponiamo, della costruzione e mantenimento della viabilità nei valici alpini) non può essere a carico del consumatore più o meno occasionale: le fonti di finanziamento debbono rientrare non in tariffa ma nella fiscalità generale, come del resto è stato fino a poco tempo fa. Per non parlare del fatto che dovremmo pur garantire quello che è un diritto costituzionale, il DIRITTO ALLA MOBILITA’ (riuscire a raggiungere un luogo, e/o oltrepassarlo, senza necessariamente dover pagare pedaggi). Diverso è far pagare un pedaggio su una “strada facilitata” (es. le autostrade) o come modo per incentivare un utente ad usare un altro percorso alternativo (esempio: faccio pagare un pedaggio a chi attraversa il centro storico, per convincerlo a passare per una strada alternativa gratuita fuori dal centro…)

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MONTAGNE A PAGAMENTO

Francesco Spini, da “La Stampa” del 10/7/2009   –

Volete transitare sul passo di Coppi e Bartali, il mitico Stelvio, o scivolare per i tornanti del Pordoi, fermarvi a fare un pic nic sul Sella o sul Gardena e godervi la vista di queste benedette Dolomiti, fresco patrimonio dell’umanità decretato l’Unesco? E allora portatevi i contanti, perché l’era della montagna gratis, almeno dalle parti dell’Alto Adige, sta per finire. L’inizio un anno fa con il passo del Rombo, al confine con l’Austria: «Abbiamo già raccolto 400 mila euro e i transiti non sono diminuiti, anzi…». Si proseguirà dalla primavera prossima con lo Stelvio: 5 euro per le automobili, 12 euro per i camper, fino a 25 per i torpedoni. Il copyright dell’idea – un’idea carsica che oggi riemerge stabilmente – è del presidente della provincia autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder, del Südtiroler Volkspartei.

Certo, occorrono premesse: «Non raccoglieremo i soldi per le casse provinciali». Serviranno invece, spiega, «a migliorare la qualità del traffico su alcuni valichi alpini, a creare parcheggi, posizioni panoramiche da cui i turisti possano godere del paesaggio, aumentare i trasporti pubblici per chi vuole fare gite in montagna. Tutto quanto non si può finanziare con i fondi ordinari». Dopo l’esperienza del Rombo, Durnwalder crede che sia il momento giusto per pigiare l’acceleratore. «Dalla primavera prossima cominceremo con lo Stelvio, che collega la Val Venosta con la lombarda Valtellina. Per le modalità operative dovremo accordarci con la provincia di Sondrio, ma abbiamo già l’accordo con i comuni limitrofi e con le associazioni turistiche».

E il presidente altoatesino è deciso a non fermarsi a questi due valichi. «Gli altri li stiamo ancora concordando con le province interessate, in particolare Trento e Belluno». Secondo quanto si racconta, nel mirino ci sarebbero valichi come lo Stalle verso l’Austria, il Sella e il Gardena verso il Trentino, il Pordoi che congiunge il trentino con il bellunese. «Sceglieremo solo passi frequentati per lo più a scopo turistico e non strategici per la viabilità ordinaria come quelli che permettono di transitare verso Cortina o in Val Pusteria».

La rivoluzione di Bolzano deve però scontrarsi con lo scetticismo di Trento e l’aperta contrarietà della provincia di Belluno. Il neo presidente di quest’ultima, targato Lega (e alleato Pdl), Gianpaolo Bottacin, si trova «per una volta d’accordo con il mio predecessore», il Pd Sergio Reolon. D’accordo nel dire che «per prendere questo tipo di decisioni ci vuole calma e gesso. Sarei molto cauto – argomenta Bottacin – nel mettere una tassa sui turisti».

Non importa se Durnwalder tocca corde care agli ambientalisti e promette un’offerta turistica più qualificata. «Quello che è gratis – sostiene il presidente bolzanino – non viene apprezzato come quello che si paga… 5 euro sembrano troppi? Basta viaggiare con l’auto carica e ognuno paga un euro. Sugli autobus i passeggeri finiscono per pagare pochi centesimi. È troppo? O si scelgono mezzi pubblici o si rinuncia alla gita, che non è essenziale… Ma se riusciremo a dimostrare che con il pedaggio potremo fare molte cose, arriverà il consenso di tutti». Nell’attesa, Bottacin teme invece che i turisti alla fine migrino altrove. «Va bene la tutela dell’ambiente, ma una cosa sono le Dolomiti, altra le strade. Se l’ipotesi è quella di creare una riserva indiana, con i rischi che ciò comporta per l’economia, non ci interessa». «Se poi si vogliono fare provocazioni, allora perché non tassare i tir che dall’Alto Adige intasano le nostre strade?». Ci sarà da discutere, insomma, e Durnwalder lo sa. Per ora pensa a organizzare il sistema di riscossione. Niente caselli, dice, «pensiamo a delle vignette da applicare sui cristalli. Non faremo grandi controlli e i residenti, oltre a chi dimostrerà di viaggiare per lavoro, non dovranno pagare nulla».

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LA POLEMICA: Bolzano pronta a far pagare il pedaggio sullo Stelvio (da “Il Corriere delle Alpi” del 6 luglio 2009)

TRENTO. Arriva il pedaggio per le auto in transito sul passo dello Stelvio. La decisione è stata presa dalla giunta provinciale di Bolzano. La giunta ha ordinato alle proprie strutture di avviare la fase operativa per l’installazione delle strutture necessarie a incassare il ticket. Come ha spiegato il governatore Luis Durnwalder, il transito sarà gratuito per i residenti della zona. Il ricavato sarà speso per migliorare le infrastrutture della zona e la tutela dell’ambiente. Durnwalder ha detto che il primo esperimento introdotto da qualche anno al valico con l’Austria del passo del Rombo funziona egregiamente e dà un reddito annuale di 400 mila euro. Da anni la Provincia autonoma di Bolzano, sulla base delle norme dell’autonomia speciale, ha la competenza quasi su tutta la rete stradale ed ha intenzione, in futuro, di introdurre altri pedaggi sui passi dolomitici, previe intese con le Province confinanti.

In realtà la decisione della giunta bolzanina rischia di spaccare ancora di più il fronte con Trento, dato che Dellai ha sempre espresso la sua contrarietà all’idea del pedaggio sui passi dolomitici. Anche da Belluno è già arrivata la conferma dell’opposizione, netta, all’introduzione del ticket: “Prima di fare qualsiasi azione Bolzano dovrà concordarla con noi e con Trento.
Bisognerà ragionare su come valorizzare i passi dal punto di vista turistico, di come migliorare i collegamenti, anche attraverso il trasporto pubblico, di come coordinare meglio le  manifestazioni sportive, soprattutto quelle ciclistiche”. Quanto a Dellai, la sua posizione non è certo un mistero: “Per noi la storia dei pedaggi sui passi è una delle tante possibili proposte, da noi assolutamente non condivisa. Sarebbe un balzello in più, sicuramente non adatto a costruire quell’idea di turismo sostenibile sulla qualche anche noi siamo d’accordo. Ci vuole ben altro per dare corpo e spessore a questa idea”.

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3 thoughts on “Montagne a pagamento (ma anche città d’arte, e tutti i servizi più essenziali): la strana idea che un servizio (come la strada, il diritto alla mobilità) debba essere interamente pagato dai consumatori

  1. miralem giovedì 16 luglio 2009 / 0:49

    ma ormai tutto è una vergogna, trovano tutti i modi per toglierci più soldi possibili, una vergogna!

  2. racheleamerini venerdì 17 luglio 2009 / 13:32

    … e il ticket fuori dal cancello di casa, no? Si pagano e si ripagano cose già pagate…manca solo la tassa sull’aria.
    E poi cosa vuol dire: “non faremo grandi controlli”!? O le cose si fanno bene o non si fanno proprio.

  3. osvaldo domenica 8 agosto 2010 / 11:16

    Penso che far pagare i passi dolomitici sia un abuso che dobbiamo contrastare con tutte i mezzi. La motivazione del miglioramento dei servizi è assurda. I servizi già li paghiamo, e salatemente, con le tasse. Il problema è nato da quando l’Aldo Adige è stato costituito come regione autonoma. Si è dimenticato, o finge, di fare parte dell’Italia: non può decidere a piacimento di mettere pedaggi sulle strade che appartengono a tutti, penalizzando il turista che porta ricchezza alla regione.

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