Gasdotti da costruire ma anche da riempire – L’area del Mar Caspio strategica per l’Europa nella difficile ricerca di energia

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E’ probabile che paesi asiatici come il Turkmenistan e l’Azerbaijan in un prossimo vicino futuro saranno nel linguaggio della televisione e dei giornali, e di noi tutti. Quella parte dell’Asia centrale che ha come punto di riferimento il Mar Caspio è infatti non solo ricca di petrolio ma soprattutto di gas naturale. E all’Europa interessa molto quel gas, e riuscire almeno in parte ad essere meno dipendente dalla Russia (ma anche da paesi del Mediterraneo come la Libia) diversificando la provenienza delle risorse energetiche.

E’ in questa logica che l’Unione Europea ha fattivamente sostenuto l’avvio di una pipeline (significa in inglese “conduttura”;  si usa chiamarli così i vari gasdotti che attraversano paesi con lunghezze di migliaia di chilometri…) dal nome “Nabucco” un progetto di gasdotto sponsorizzato non solo dall’Europa ma anche, indirettamente, dagli Stati Uniti, ad equilibrio del soverchiante potere russo dato dalle enormi risorse energetiche (specialmente di gas) che quel paese fa valere non solo in senso economico ma anche come strumento di egemonia e presenza politica (un quarto del gas naturale utilizzato in Europa proviene attualmente dalla Russia; e una vertenza conflittuale tra Russia e Ucraina, punto di transito essenziale, ha già seriamente messo, nei primi mesi di quest’anno, in pericolo gli approvvigionamenti verso l’Europa)..

Ed è così che il 13 luglio scorso quattro paesi europei (Austria, Bulgaria, Ungheria, Romania) e la Turchia hanno firmato (ad Ankara) l’accordo per la realizzazione del gasdotto Nabucco, che appunto mira a ridurre la dipendenza dell’Europa riguardo alla Russia. Il progetto “Nabucco” prevede la costruzione di una pipeline lunga 3.300 chilometri, capace di trasportare (gradualmente) fino a 31 miliardi di metri cubi di gas all’anno in provenienza appunto dall’Asia centrale, passando per la Turchia ed il Sud-Est dell’Europa (Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria). Nabucco, lanciato nel 2002, dovrebbe entrare in servizio nel 2014. Il suo costo è stimato 7,9 miliardi di euro.

Ma qual è il problema? Il problema è che le fonti di approvvigionamento sono tutt’altro che sicure e certe. Si punta e si “spera” molto nelle risorse, potenzialmente molto elevate, del Turkmenistan (ma anche alla Cina interessano queste…). E la Turchia guarda con interesse a una possibile svolta di “democrazia accettabile” dell’Iran al fine di coinvolgere quel paese come venditore di gas (ma anche lo stesso Iran ha necessità energetiche interne sempre più crescenti…). Finora l’unica base certa sembra essere (a partire dal 2015) l’Azerbaijan. Di tutto questo vi diamo conto qui di seguito con articoli ripresi da “Il Sole 24 ore”, da “Il Foglio” e da “La Stampa”. E di come altre “condutture”, altre pipeline si prospettino come progetti alternativi e competitivi al progetto europeo “Nabucco” (in particolare “South Stream”, progetto sviluppato dal gigante russo Gazprom e dall’Eni che deve collegare la Russia alla Bulgaria attraverso il Mar Nero, per risolvere il problema dei ricatti ucraini al passaggio del gas; e un altro progetto, minore ma interessante, è l’ “Itgi” –l’interconnessione tra Turchia, Grecia e Italia- patrocinato dall’italiana Edison che dovrebbe congiungere la Turchia a Brindisi via Grecia).

Insomma una partita difficile e rischiosa, sul piano internazionale, quella dei “nostri approvvigionamenti” di gas, di energia. Viene da pensare e riflettere su tutti i modi possibili di sviluppo di energie alternative “in loco”; e di grandi politiche “intelligenti” di autosufficienza e risparmio energetico. La dipendenza da contesti lontani, pur in un mondo globale e “unico villaggio”, possono far nascere situazioni politiche difficili (se non arriva energia la disponibilità a qualsiasi azione, anche molto conflittuale, è nei fatti). Insomma nel villaggio globale ci sono cose che meritano di essere prodotte e consumate nello stesso luogo: questa potrebbe essere l’utopia energetica.

(di questo argomento, dei gasdotti, abbiamo già parlato in questo blog in occasione della crisi “Russia – Ucraina” ) .

DAL CASPIO GASDOTTI SENZA GAS

Da “IL SOLE 24 ORE” di sabato 11 luglio 2009 – di Sissi Bellomo

Europa a caccia di energia. Le due pipeline potranno trasportare 94 miliardi di metri cubi di metano contro i 9 disponibili –  I mega-progetti Nabucco e South Stream avanzano ma rischiano di restare semivuoti

Novantaquattro miliardi di metri cubi l’anno di nuova capacità di trasporto – 31 dal Nabucco e 63 da South Stream – contro nove miliardi di metri cubi di gas aggiuntivo.   È nella disparità tra queste cifre la grandezza della sfida tra i due maxigasdotti: progetti titanici, sia nelle dimensioni che nel valore degli investimenti, che promettono di soddisfare il futuro fabbisogno energetico dell’Unione europea, ma che rischiano- se mai verranno davvero costruiti – di restare semivuoti.

Oggi come oggi infatti l’unica offerta addizionale di metano che sarà disponibile con certezza intorno al 2015 (data in cui le due opere dovrebbero essere entrambe in funzione, sia pure con una portata inizialmente ridotta) è quella proveniente da Shah Deniz, in Azerbaijan. Il giacimento, che produce già circa 8 miliardi di mc gas l’anno, nella seconda fase di sviluppo dovrebbe consentire di estrarne altri 16, di cui non più di 7-9 disponibili per l’export.  Il resto è già “prenotato”, per soddisfare i consumi locali e quelli dei paesi limitrofi.

Tutte le altre fonti di rifornimento ipotizzate dai promotori dei due progetti (l’Unione europea nel caso del Nabucco, la Russia per il South Stream) sono tutt’altro che sicure: non tanto perché si dubiti della loro esistenza quanto perché non si sa ancora quando potranno generare volumi significativi di offerta commerciale, vuoi per motivi tecnici, vuoi per questioni politiche o di sicurezza.

La stessa area in cui Nabucco e South Stream contano di rifornirsi – l’Asia Centrale e le regioni meno sfruttate del Medio Oriente (Iran e Iraq) – è inoltre considerata il serbatoio privilegiato per altri progetti concorrenti: pipeline più piccole, con una capacità intorno ai 1o miliardi di mc l’anno, meno costose, meno cariche di valenze politiche e dunque, proprio per questo, forse più vicine a tradursi in realtà. In prima fila tra queste c’è l’Itgi (Interconnettore Turchia-Grecia-Italia), promosso dall’italiana Edison, che è già quasi interamente realizzato: manca solo l’ultimo tratto, dalle coste elleniche alla Puglia. Benché ancora allo stato di progetto, appare ben piazzata anche la Tap (Trans Adriatic Pipeline), che dovrebbe collegare Turchia e Italia via Albania. Tra i suoi finanziatori c`è infatti la norvegese Statoil Hydro, che è anche uno dei soci del consorzio che sta sfruttando il giacimento azero di Shah Deniz: un bel vantaggio nella corsa agli approvvigionamenti, che resta aperta nonostante il recente accordo tra Mosca e Baku.

Il contratto siglato a fine giugno tra Gazprom e la compagnia azera Socar è un punto a favore di South Stream, ma non gli consegna ancora la vittoria ai danni dei gasdotti concorrenti: i russi si sono aggiudicati solo 500 milioni di mc l’anno di metano dalla prima fase di Shah Deniz, che dal 2010 potranno importare attraverso una pipeline per ora in disuso che costeggia il mar Caspio (la Baku-Novo-Filia). I volumi, secondo indiscrezioni raccolte dal Sole 24Ore, potranno crescere fino a 1,5 miliardi di mc/anno per un totale di 5 miliardi entro il 2015. Anche il prezzo è appetibile per gli azeri: 350 dollari per mille mc, più del doppio di quanto attualmente pagato dai turchi. La «priorità» conquistata dai russi per l’acquisto della futura produzione di Shah Deniz, tuttavia, sarebbe solo presunta.

«A condurre le trattative per la futura produzione – spiega Elio Ruggeri, amministratore delegato dell’Itgi – non è Socar, ma il consorzio per lo sfruttamento del deposito, i cui maggiori azionisti sono Bp e StatoilHydro (insieme hanno il 51% del Production Sharing Agreement, contro il 10% di Socar, ndr)». E quest’ultimo avrebbe per ora congelato le trattative per la vendita di gas da Shah Deniz 2, in attesa di negoziare con la Turchia l’aggiornamento delle condizioni per l’import da Shah Deniz.

«Se tutto va bene – prevede Ruggeri – per le forniture di Shah Deniz 2 si comincerà a trattare verso fine anno. Edison sarà in pole position. La nostra è l’unica pipeline che verrà completata nei tempi previsti, entro il 2015. Inoltre, possiamo offrire un prezzo più competitivo, perché dobbiamo sopportare investimenti minori, visto che l’Itgi è già quasi del tutto costruita. Infine, è difficile che il Nabucco possa impegnarsi in modo vincolante: anche se si aggiudicasse il gas azero, non potrebbe approvare la decisione di investimento relativa al progetto».

L’impegno finanziario per realizzare il progetto Nabucco (7,9 miliardi di curo) sarebbe in effetti giustificato solo nel caso in cui la pipeline fosse sicura di poter trasportare almeno 12-15 miliardi di mc di gas l’anno, anche se in una prima fase – come spesso ripetono le società azioniste — potrebbe funzionare anche con soli 8 miliardi di mc/anno.

Altre forniture in vista non se ne vedono. L’operazione finanziaria con cui in maggio l’austriaca Omve e l’ungherese Mol, azioniste del Nabucco, si sono aggiudicate una quota della Pearl Petroleum, che sta sfruttando i giacimenti di Khor Mor e Chemchemal nel Kurdistan iracheno, potrebbe costituire una svolta decisiva per il maxi gasdotto europeo: i partner del progetto sostengono che entro ik 2o14 potrebbero liberarsi 15,5 miliardi di metri cubi di gas l’anno disponibili per l’export via Nabucco.

La previsione rischia tuttavia di essere troppo ottimista: senza considerare la scarsa sicurezza della zona, resta il fatto che Baghdad continua a considerare illegali le licenze concesse dai curdi.

Anche gli altri giacimenti iracheni di gas rappresentano una speranza per i futuri rifornimenti europei, ma è difficile prevedere quando potranno generare un’offerta commerciale. Uno dei maggiori depositi di gas del paese, Akkas, non produce ancora nulla e il governo non è riuscito a trovare un partner straniero per il suo sviluppo: alla recente gara per l’assegnazione dei contratti di servizio si è candidato un solo consorzio, a guida Edison, poi ritiratosi perché riteneva insufficiente il compenso offerto da Baghdad.

L’Iran, secondo solo alla Russia per riserve di gas, resterà off limits fino a quando la sua situazione politica non si sarà normalizzata.

E anche allora non è detto che avrà gas a sufficienza per rifornire l’Europa: i suoi consumi domestici sono già oggi molto consistenti, tanto che il paese è costretto ad importare metano dalla Turchia.

La futura produzione iraniana potrebbe inoltre prendere altre vie. Gli attuali progetti di sviluppo di mega giacimenti come South Pars, ostacolati dalla difficoltà di reperire investimenti stranieri, prevedono la liquefazione del gas, un procedimento che consente di esportarlo senza pipeline.

Inoltre nel giro di qualche anno potrebbe realizzarsi davvero il progetto – a lungo considerato un’utopia – del gasdotto Ipi, una condotta che collegherebbe l’Iran all’India via Pakistan.

L`area del Caspio ha prospettive più realistiche di generare gas da esportazione. Il Turkmenistan è considerato un vero e proprio tesoro: le sue riserve provate di gas ammontano a7,94trilioni di metri cubi (contro gli 1,2 trilioni dell’Azerbaijan). Ma il governo locale sostiene che ve ne siano oltre il doppio. E potrebbe avere ragione, poiché si tratta di un territorio ben poco esplorato:  la società britannica Gaffney,  Cline & Associates l’anno scorso ha classificato il solo deposito di gas di SouthYolotan-Osman come uno dei più grandi del mondo, con riserve che potrebbero arrivare a 14 trilioni di metri cubi.

I tempi per tradurre in produzione una tale ricchezza – che da sola basterebbe a riempire Nabucco e South Stream- sono un’incognita. Inoltre, è difficile immaginare una via d’uscita del gas verso l’Europa, se non attraverso l’Azerbaijan . Così, come in un domino, se il gas azero cadrà in mani russe, la stessa fine potrebbe fare quello turkmeno, che già oggi, insieme a quello uzbeko e a quello kazhako, confluisce quasi tutto nella ragnatela dei gasdotti russi. A meno che a vincere non sia la Cina, che si sta già costruendo una sua pipeline diretta dal Turkmenistan.

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GAS, VIA LIBERA AL NABUCCO

di Vittorio Da Rold (da “Il Sole 24 ore” del 14 luglio 2009)

«Noi vogliamo che il gas iraniano sia incluso nel progetto Nabucco quando le condizioni lo consentiranno». Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ieri al momento della firma solenne del «gasdotto dei sogni» apre a sorpresa a Teheran per risolvere uno dei problemi principali del mega progetto energetico europeo: la scarsità di approvvigionamenti stabili e duraturi.
L’apertura all’Iran di Erdogan, che sa benissimo che l’Azerbaijan non può soddisfare da solo le esigenze di fornitura del Nabucco, ha subito messo in allarme l’inviato americano per l’energia Richard Morningstar, presente alla cerimonia ad Ankara, che ha manifestato la contrarietà del suo paese con qualche interessante novità.
«La Russia è benvenuta a partecipare al gasdotto Nabucco, mentre l’Iran dovrebbe rimanerne escluso fino a quando non ottempererà alle richieste della comunità internazionale sul dossier nucleare», ha affermato Morningstar, sostenuto dal senatore Dick Lugar, anch’egli presente ad Ankara per la firma dell’accordo intergovernativo sul maxi-gasdotto europeo. «La Russia può partecipare come partner», ha segnalato Lugar. «Stiamo cercando di dialogare con Mosca nel settore dell’energia. Non vogliamo che si crei un gioco a somma zero», ha aggiunto. Per quanto riguarda l’Iran, Morningstar ha detto che se coopererà sulle questioni nucleari «uno dei benefici sarà che potrà trarre vantaggio dal settore energetico». L’inviato Usa ha ricordato che l’amministrazione del presidente Barack Obama ha teso la mano a Teheran, ma per ora non ha ancora ricevuto «una risposta positiva».
Morningstar si è dichiarato soddisfatto per l’intesa siglata ieri, parlando di «un risultato molto significativo». Ma ha subito aggiunto che «c’è ancora molto lavoro da fare». In particolare, le imprese del consorzio Nabucco sono ancora alla ricerca di contratti di fornitura in Asia centrale e Medio Oriente per riempire le condotte del gasdotto. A questo proposito, l’inviato Usa ha sottolineato come l’accordo con «l’Azerbaijan è una condizione necessaria per Nabucco, ma non necessariamente sufficiente».
Più ottimista ovviamente il “padrone di casa”: il primo ministro turco Erdogan, il cui paese è candidato all’ingresso nella Ue, ha affermato che il Nabucco «metterà la Turchia in una posizione importante» a proposito della sicurezza energetica dell’Europa e aiuterà il proprio Paese negli sforzi per aderire alla Ue. Prima della firma, comunque, Erdogan aveva rilevato pragmaticamente che «il lavoro non finisce con la firma, al contrario, inizia».
Nabucco, che è sostenuto da sempre dagli Stati Uniti, è in concorrenza con South Stream, progetto sviluppato dal gigante russo Gazprom e dall’Eni che deve collegare la Russia alla Bulgaria, attraverso il Mar Nero e l’Itgi, l’interconnessione tra Turchia, Grecia e Italia, progetto meno costoso patrocinato dall’italiana Edison che dovrebbe congiungere la Turchia a Brindisi via Grecia. Lanciato nel 2002, Nabucco dovrebbe entrare in servizio nel 2014. Il suo costo è stimato in 7,9 miliardi di euro. Due banche europee sono pronte a finanziare il mega progetto ma gli analisti hanno dubbi sulla capacità di riunire i fondi necessari a causa della crisi economica.
L’accordo siglato ieri alla presenza dei primi ministri di Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria, e Austria e del presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, prevede la costruzione di un gasdotto per trasportare fino a 31 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Asia centrale verso l’Europa, passando per la Turchia e il sud-est dell’Europa. Un progetto che dovrebbe ridurre la dipendenza dalle forniture russe: un quarto del gas naturale utilizzato in Europa proviene attualmente dalla Russia di Vladimir Putin, che in passato non ha esitato a usare il gas come una forma di pressione politica.
Ancora da risolvere infine la questione dei diritti di transito, rinviata a causa del mancato accordo tra le parti. La Turchia chiede di trattenere il 15% del gas in transito per destinarlo alla domanda interna, una richiesta che gli altri paesi per ora non hanno accettato. I partner si sono impegnati a siglare la parte operativa dell’intesa entro sei mesi.

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Schröder e Fischer di nuovo allo stesso tavolo, su gasdotti opposti

(di Luigi De Biase, da “Il Foglio” del 13/7/2009)

L’Europa muove una pedina importante nel Grande gioco dell’energia. Lunedì, ad Ankara, si riuniscono i paesi di Nabucco, un gasdotto pensato per portare l’oro azzurro dell’Asia nel Vecchio continente. Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, riceverà i leader di Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria per firmare l’accordo sull’inizio dei lavori. Questo tubo di 3.300 chilometri costerà otto miliardi di dollari e dovrebbe entrare in funzione nel 2012. Il progetto ha il sostegno dell’Unione europea e della Banca per la ricostruzione e lo sviluppo: l’obiettivo è ridurre la dipendenza dalla Russia, che già fornisce un terzo delle risorse consumate nei paesi europei.
Il Cremlino non può rinunciare al business dell’energia, che rappresenta la prima voce nei bilanci dello stato, e pensa di costruire due gasdotti diretti in Europa. Uno, Nord Stream, parte dalla Siberia e raggiunge la Germania settentrionale passando per il Baltico; l’altro, South Stream, segue la rotta di Nabucco: dai giacimenti del Caspio al deposito di Baumgarten, in Austria, attraverso il Mar Nero e i Balcani. La sfida tra Mosca e Bruxelles è anche la sfida tra due vecchi protagonisti della politica tedesca. Nel 2004, pochi mesi dopo aver lasciato il posto di cancelliere, Gerhard Schröder ha preso la guida del consorzio Nord Stream, che comprende i russi di Gazprom, Basf, E.On e gli olandesi di Gasunie. All’inizio della settimana, il suo vecchio ministro degli Esteri, Joschka Fischer, è entrato nel board di Nabucco e guiderà il progetto per conto dei suoi soci, che sono Omv (Austria), Mol (Ungheria), Transgaz (Romania), Bulgargaz e Botas (Turchia). Schröder e Fischer sono stati insieme al governo per sette anni, dal 1998 al 2005.

Erano i leader della coalizione fra socialdemocratici e verdi che ha retto sino al successo di Angela Merkel. Da allora, l’ex ministro è rimasto ai margini della vita politica nazionale, concentrando gli impegni nell’Albright group di Washington e nell’attività alla Princeton University. La decisione di ingaggiare Fischer ha senso ma è “ironica”, dice un analista italiano, Federico Bordonaro, sulle pagine web del think tank Eurasianet. Fischer ha una visione precisa dell’Europa, il suo obiettivo è sempre stato quello di creare un’unione forte basata sul federalismo. Negli anni al governo, è stato il più fedele sostenitore tedesco della Turchia nell’Ue. Ankara gioca una parte decisiva nel progetto Nabucco, ma i suoi capricci hanno fatto saltare numerose intese. L’arrivo di Fischer può aver convinto i turchi a mettere da parte alcune prerogative pericolose, come quella di ottenere quasi a gratis il 15 per cento del gas di Nabucco. “Avere Fischer da una parte e Schröder dall’altra – spiega Bordonaro – è come vedere la Germania divisa fra un approccio euroatlantico alla questione energetica e un approccio filorusso”.

Il vertice di Ankara è visto come un passo importante verso la nascita di Nabucco ma non risolverà i suoi problemi di approvvigionamento. Gli europei non vogliono cominciare i lavori del gasdotto prima di ricevere garanzie sulle forniture; i paesi produttori (Azerbaigian, Iraq, e, in prospettiva, Iran e Turkmenistan) non firmeranno contratti senza vedere il tubo. I russi sono più intraprendenti. Il capo del Cremlino, Dmitri Medvedev, è volato a Baku alla fine di giugno per chiudere un accordo con il presidente azero, Ilham Aliyev. Secondo l’intesa, Gazprom acquisterà 500 milioni di metri cubi di gas ogni anno per il suo South Stream. Medvedev non ha promesso soltanto rubli, ma anche un aiuto per risolvere la guerra del Nagorno Karabakh, una regione contesa fra l’Azerbaigian e l’Armenia, vera priorità di Aliyev e della sua nazione. Il colpo di Medvedev, dicono alcuni analisti, potrebbe essere fatale all’Ue, che rischia di rimanere a secco. Ma il Grande gioco dell’energia non segue le clausole dei contratti: chi costruirà per primo il gasdotto sarà il vero campione, e la Germania vincerà in ogni caso. (di Luigi De Biase)

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STOP TEDESCO AL PIANO UE SUL GAS

Da “LA STAMPA” di sabato 18 luglio 2009

IL GOVERNO DELLA MERKEL DICE NO ALLE PROPOSTE DI BRUXELLES, «SONO TROPPO BUROCRATICHE»

MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES

Presentato e subito bocciato, il piano scritto dalla Commissione Ue per scongiurare una nuova crisi del gas nel prossimo inverno è finito diritto contro il «nein» degli uomini di Frau Merkel. Il` viceministro tedesco all`Economia, Jochen Homann, ha contestato «l`eccesso di burocrazia» del progetto. In particolare, se l`è presa con l`obbligo imposto alle capitali di comunicare ogni due anni «tutte le iniziative decise sulle infrastrutture», nonché con quello che chiede alla aziende di dichiarare la firma di forniture di più di un anno con gruppi come Gazprom. «Non occorrono più dati – ha detto l`esponente del governo della Rft – La responsabilità del mercato è anzitutto delle aziende, quindi delle autorità locali e infine, se serve, dell’Ue».

E un inizio in salita per la strategia di Josè Manuel Barroso, presidente dell’esecutivo comunitario. L`esperienza insegna che un dubbio «made in Germany» basta in genere a bloccare un provvedimento europeo o almeno ad annacquarlo.

«Eventualità sciagurata», commentano a Palazzo Berlaymont, dove si spera di avere le nuove regole entro l`anno perché il tempo stringe.

I problemi sulla linea KievMosca, ancora lontani dall’essere risolti, fatto temere che una parte dell’Europa possa passare i mesi più freddi senza riscaldamento.

Bruxelles chiede ai Ventisette di consolidare i meccanismi di pre-allerta e cooperazione, a cominciare dal rafforzamento del «Gruppo del gas» attraverso l`inserimento dei rappresentanti delle autorità nazionali e delle aziende. Allo stesso tempo, ha elaborato un indicatore («N-1») che serve a misurare la possibilità di resistere due mesi in caso si resti senza metano: l`Italia lo rispetta; altri Paesi, come Lituania, Bulgaria e Slovenia, no.

Segue la parte del coordinamento sulla base dei dati condivisi che non piace a Berlino. La Commissione chiede agli Stati la facoltà di elaborare ogni due anni un`analisi per identificare «potenziali buchi di domanda o di approvvigionamento energetico», nonché «ostacoli agli investimenti». Serve perché l`Europa, riferiscono le fonti Ue, produce un quarto dellenergia col gas, il 58% del quale è importato. Due quinti del prodotto acquistato provengono dalla Russia.

Ecco che il problema diventa politico oltre che economico.

Solo ora si comincia a lavorare su una rete alternativa a quella condivisa con Mosca, eppure progetti come il Nabucco, il gasdotto che aggira il problema puntando sulle risorse del Caspio, saranno in fun- zione fra parecchio. L`emergenza, invece, potrebbe scoppiare presto. Ancora ieri a Bruxelles un incontro a livello tecnico fra Europa, Russia e Ucraina non ha trovato un modo perché quest’ultima sani il debito con Gazprom. I portavoce della Commissione parlano di «passi avanti» e il traguardo resta distante.

Kiev ha bisogno di 2 miliardi di dollari per pagare il debito con Mosca e ne cerca 4.

Senza, potrebbe vedersi tagliare le forniture. Detto che i tubi che portano il metano in Europa passano per l`ex repubblica sovietica, è manifesta la minaccia per l`Ue.

L`Ucraina dice che rimedierà alzando le tariffe interne (sono più basse del prezzo di costo), tagliando le forniture alle imprese che non onorano i conti e imponendo pagamenti anticipati. Potrebbe essere un inizio. Ma in Slovenia, Lettonia e Bulgaria, dove il sistema è più a rischio, c`è già chi trema all’idea dell’inverno.

In caso di nuova crisi non sarà possibile coordinare gli sforzi dei 27 Paesi membri.

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per saperne di più:

http://www.osservatoriocaucaso.org/article/articleview/9111/1/204/

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