Amianto: bonifiche casuali e non programmate per un veleno presente in molti luoghi (ma perché il “Piano Casa” non prevede un grande progetto di eliminazione dell’Eternit?)

operai specializzati durante la rimozione dell’amianto
operai specializzati durante la rimozione dell’amianto

Che non si faccia abbastanza per la radicale eliminazione di uno dei più grandi errori ambientali del secolo scorso, pare assodato. Parliamo dell’amianto, diffuso ancora in ogni dove: in molti, troppi tetti; nei tubi, appunto di cemento-amianto, degli acquedotti: e qui, negli acquedotti, non è detto che le fibre di questo velenoso prodotto non passino allo stato gassoso, con l’inalazione delle persone, magari attraverso gli impianti di raffreddamento delle case, degli uffici, delle fabbriche. E pochissime fibre che arrivano ai polmoni possono produrre un mortale tumore, il mesotelioma, che si sviluppa anche dopo 15-20 e più anni (ogni anno muoiono in Italia una media di mille persone da mesotelioma pleurico). Importantissima è stata la legge che di fatto ha proibito in Italia la produzione e il commercio di amianto (la n. 257 del 1992: la potete trovare integralmente, assieme a tutta la legislazione successiva e ad altre tantissime notizie sul “problema amianto” nel sito http://www.tuttoamianto.it/amianto/compatto/eternit.htm ).   La demolizione di strutture in amianto (nei tetti di cemento-amianto, nelle onduline in eternit…) è pericolosissima, e a volte le stesse strutture sanitarie consigliano di anziché togliere questi manufatti, mantenerli applicando una speciale verniciatura che impedisce il distacco delle particelle di questo minerale. Cioè evitare che rimuovendoli avvenga un rilascio di fibre nell’aria (ma è chiaro che si tratta di soluzioni provvisorie…).

Oggi per smaltire l’amianto si usa solo la discarica, e l’Italia sta esportando questi  rifiuti in Germania, dove le discariche però spesso lasciano a desiderare come sicurezza (la Svizzera ha già chiuso le frontiere all’amianto italiano e la Germania sta minacciando di chiuderle). E’ ovvio pertanto che si pensi e si cerchi di smaltire questo prodotto in Italia con discariche sparse in ogni dove. Ma c’è un’alternativa alla discarica: attraverso il trattamento termico dell’amianto con la sua inertizzazione a 700 gradi. Se ne è parlato a un convegno ad Angiari, in provincia di Verona, il 20 marzo scorso, dove il vicino comune di Roverchiara dovrebbe ospitare una discarica di amianto (ce ne dà conto, e lo riportiamo integralmente in questo articolo, il Comitato “Paesambiente”: a Paese, in provincia di Treviso, esistono dei siti –discariche- dove in passato si è abbondantemente depositato amianto).

Ma qui vogliamo partire con l’importante episodio giudiziario di Torino del 22 luglio scorso, dove sono stati messi sotto accusa i vertici “Eternit”, una multinazionale dell’amianto che in Italia aveva i propri stabilimenti a Casale Monferrato, Cavagnolo e Bagnoli, rappresentata da due miliardari, uno svizzero e l’altro belga (ve ne diamo i particolari nel primo articolo qui di seguito), che entrambi il giudice ha deciso che il 10 dicembre prossimo dovranno comparire davanti al tribunale di Torino per rispondere dei reati di disastro doloso e omissione dolosa di misure di sicurezza (è la prima volta che i vertici di una multinazionale dell’amianto finiscono alla sbarra per rispondere dei danni alla salute provocati dalle fibre del pericoloso minerale). E le vittime qui in particolare sono tra la popolazione dei paesi che ospitavano queste fabbriche produttrici di questa mortale polvere velenosa. E negli anni, anche quando ormai si sapeva che questo terribile minerale era disastroso alla salute, si è continuato a produrlo, coinvolgendo quelle comunità (come Casale Monferrato) nella convivenza letale con l’amianto.

E da qui, invitandovi a leggere il proseguo, ne viene la necessità di una bonifica radicale degli ancora troppi siti che in Italia ci sono interessati alla presenza di strutture in cemento-amianto, o onduline in Eternit, o di molti altri prodotti dati da questo velenoso minerale, che neanche possiamo immaginare e che magari fanno parte della nostra quotidianità. Una bonifica radicale è tanto necessaria in una fase in cui si mette in discussione tutta la vecchia e obsoleta edilizia, sia per la sicurezza antisismica, che per il recupero della bellezza paesaggistica; che per tutte le altre norme di sicurezza, oltreché per l’introduzione di tecniche e materiali della bioedilizia e del recupero energetico da fonti rinnovabili. L’amianto deve far parte delle nostre priorità per la sua radicale eliminazione dal nostro vissuto quotidiano.

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I VERTICI ETERNIT ALLA SBARRA

da “LA STAMPA” del 23 luglio 2009 (di Raphael Zanotti) –  Torino – I vertici Eternit alla sbarra a giudizio per disastro doloso: ignorate le misure di sicurezza – Respinte tutte le eccezioni: dalla competenza alla prescrizione – I difensori «L`amianto è un pezzo di storia industriale. Qui si vuole processare la storia»

La prima cosa che si percepisce è un suono: lo scroscio di un applauso, appena attutito dalla porta chiusa dell’aula bunker del tribunale di Torino. Poi arrivano le immagini: occhi che piangono, occhi che ridono, urla, abbracci, gioia. Sono i volti dei 140 abitanti di Casale Monferrato arrivati in mattinata coi pullman a palazzo di giustizia. Sciamano fuori dall’aula. Mostrano gli adesivi gialli: «Strage Eternit: giustizia». Gridano: «Vittoria».

La catarsi è potente, strema i corpi, confonde le menti. Quasi nessuno ricorda le parole esatte appena pronunciate dal giudice, ma tutti sanno cos’è successo: «Li hanno rinviati a giudizio, li processeranno». Migliaia di morti in Italia, altrettanti in Francia, ammalati per asbestosi, mesotelioma pleurico, tumore al, polmone dal 1952 ai giorni d’oggi: il dramma della storia si abbatte sul miliardario svizzero Stephan Ernest Schmidheiny, 62 anni, e sul barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, 87 anni.

Sono loro che hanno guidato per quasi mezzo secolo la Eternit spa, multinazionale dell’amianto che in Italia aveva i propri stabilimenti a Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. Sono loro, secondo il giudice Cristina Palmesino, che il 10 dicembre prossimo dovranno comparire davanti al tribunale di Torino per rispondere dei reati di disastro doloso e omissione dolosa di misure di sicurezza.

È la prima volta che i vertici di una multinazionale dell’amianto finiscono alla sbarra per rispondere dei danni alla salute provocati dalle fibre del pericoloso minerale. Anche all’estero non c’erano mai riusciti. Quando esce dall’aula Raffaele Guariniello, il magistrato che assieme ai colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha condotto l’indagine e richiesto il rinvio a giudizio di Schmidheiny e De Cartíer, dice: «E stata scritta una pagina importante della tormentata storia dell’amianto in Italia e nel mondo. Il giudice ha ritenuto fondata l’impostazione del nostro lavoro, tanto che ha respinto tutte le questioni sollevate dalla difesa».

Replicano a stretto giro di posta i difensori. L’avvocato dello svizzero, Astolfo Di Amato: «L’amianto nel mondo è un pezzo della storia industriale e non solo. Si cerca di fare un processo alla storia attraverso un processo agli uomini». E l’avvocato del barone, Cesare Zaccone: «Non è una sentenza, ma un decreto che dispone un giudizio. Ripenseremo le nostre eccezioni e le nostre ragioni».

La difesa aveva tentato l’impossibile per portare via il processo da Torino, dove la procura conosce ogni riga dell’inchiesta che ha fortemente voluto e preparato. In 18 pagine, il giudice Palmesino ha rigettato tutte le questioni: dalla competenza territoriale, alla mancata traduzione degli atti in lingua straniera, passando per la mancata concessione del termine dopo il deposito delle traduzioni, l’omesso deposito dei dati grezzi, la prescrizione dei reati, la violazione del principio di difendersi provando. La difesa aveva addirittura sollevato la questione dell’età: troppo anziani i due indagati perché, in caso di condanna, la pena abbia una valenza rieducativa. Respinta anche questa.

L’aspetto più delicato era quello della prescrizione. La difesa ha sempre sostenuto: il reato è terminato nel 1986, con il fallimento Eternit e la fine della produzione. La procura aveva tentato di scavalcare il problema: oggi si continua a morire e ad ammalarsi, queste sono aggravanti. I magistrati avevano eliminato la data di fine reato. C’era un problema: non siamo di fronte a un disastro permanente, sono solo i suoi effetti a esserlo. E così, su suggerimento degli avvocati delle parti civili Claudio Maria Papotti, Cosimo Maggiore e del professor Davide Petrini per la Regione Piemonte, e con la condivisione dell’avvocato Sergio Bonetto per la Cgil e dei legali delle altre 750 parti lese, accusa pubblica e accusa privata hanno tentato una nuova strada, accolta in pieno dal giudice. Il reato è un disastro in progress: ogni giorno il sottile e letale polverino bianco che si è posato su ogni cosa e si è fatto largo nei polmoni di chi lavorava, ma anche di chi abitava vicino agli stabilimenti, compie la sua malefica opera.

Malattie e morti non sono aggravanti, ma fanno parte del disastro. Sarà così fino a quando Schmidheiny e De Cartier non indicheranno dove si trova il loro amianto (in quali strade, pavimenti, soffitti) e come eliminarlo. Per sempre.

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COS’E’ L’AMIANTO

Il termine “amianto” o “asbesto”, viene usato per indicare un insieme di minerali fibrosi, diversi per composizione chimica e forma cristallina (appartenenti alla famiglia degli anfiboli e dei serpentini), largamente impiegati industrialmente.

Oggi l’utilizzo degli amanti è bandito in molti paesi della UE, ma il crisotilo è ancora estratto e largamente utilizzato in varie parti del mondo, per esempio Canada, Russia, India, Cina e Giappone.

L’esposizione ad amianto può causare diverse patologie – asbestosi, mesotelioma pleurico o peritoneale, carcinoma bronchiale – la più grave delle quali è il mesotelioma: un tumore raro, la cui unica causa accertata è l’inalazione di fibre minerali, in particolare di amianto.

Da Wikipedia: Eternit è un marchio registrato di fibrocemento e il nome di una ditta che lo produce. Nel 1901 l’austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto e lo battezza Eternit (dal latino aeternitas, eternità). Un anno dopo Alois Steinmann acquista la licenza per la produzione e apre nel 1903 a Niederurnen le Schweizerische Eternitwerke AG. In breve l’Eternit diventa popolarissimo e nel 1911 la produzione di lastre e tegole sfrutta appieno la capacità produttiva della fabbrica.

Nel 1915 vengono messe in commercio le famose fioriere in Eternit. Nel 1928 inizia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni ’70 rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti. Nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, in seguito usate spesso per tetti e capannoni. Negli anni 40 e 50 l’eternit trova impiego in parecchi oggetti di uso quotidiano. Il più famoso è probabilmente la sedia da spiaggia di Willy Guhl. Dal 1963 l’Eternit può essere prodotto in varie colorazioni. A partire dal 1984 le fibre di asbesto vengono via via sostituite da altre fibre non cancerogene fin quando, nel 1994 l’ultimo tubo contenente asbesto lascia la fabbrica. Benché sin dagli anni sessanta si sapesse che le fibre di asbesto provocano una forma di cancro, il mesoteliom pleurico, a Casale Monferrato (Alessandria) Eternit e Fibronit continuarono a produrre manufatti sino al 1986. Oggi l’azienda è fallita presso il Tribunale di Genova ed il Comune di Casale Monferrato sta spendendo milioni di euro per la bonifica del sito. La zona di Casale Monferrato conta più di 1000 morti per esposizione ad amianto. Attualmente la produzione della Eternit AG si concentra su materiali di rivestimento per facciate e tetti. Si sta attualmente svolgendo un processo contro i fratelli Schmidheiny (ex presidenti del consiglio di amministrazione dell’Eternit AG). Sono ritenuti responsabili delle numerose morti per mesotelioma avvenute tra gli ex-dipendenti delle fabbriche Eternit a contatto con l’asbesto. Grazie però all’indulto votato a larga maggioranza trasversale dal parlamento il 29 luglio 2006, gli imprenditori imputati hanno rifiutato di risarcire le ultime vittime (come invece avevano fatto fino a quel momento) in quanto ben consapevoli di non rischiare più di finire in carcere grazie allo sconto di pena. Ogni due anni viene assegnato ad uno studente delle quattro scuole di architettura svizzere il premio Eternit, dotato di 30.000 CHF.

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Mortalità per tumore della Pleura nelle regioni italiane nel periodo 1988-1997, uomini e donne. Tassi standardizzati (x100.000) sulla popolazione italiana del 1991.
Mortalità per tumore della Pleura nelle regioni italiane nel periodo 1988-1997, uomini e donne. Tassi standardizzati (x100.000) sulla popolazione italiana del 1991.

Eternit, l’ ultima accusa In molte strade c’ è ancora amianto

Da “la Repubblica” del 7/4/2009

TORINO – I due colpi dell’ accusa sono arrivati silenziosi sulla scrivania del giudice Cristina Palmesino, nella maxiaula sotterranea del Palazzo di Giustizia di Torino. Quasi inosservati, mentre fuori oltre ottocento persone, tra parenti delle vittime e malati dell’ amianto, aspettavano di entrare per costituirsi parti civili contro gli ultimi padroni dell’ Eternit (alla fine saranno 601 le istanze presentate).

Il primo è un fascicolo dell’ Inail: spiega che per assistere chi si è già ammalato o per risarcire chi è già morto (2191 le vittime accertate dal pm Raffaele Guariniello) e in previsione dei futuri decessi (almeno altri 9mila in Italia entro il 2020) spenderà 246 milioni di euro. Ora l’ Inail chiede un risarcimento di 250 milioni: l’indennizzo più alto mai invocato in un processo su lavoro e salute.

L’ altro è un nuovo atto, a sorpresa, depositato da Guariniello. Quattro giorni fa, i carabinieri hanno scattato delle foto a Cavagnolo (Torino) dove sorgeva uno degli stabilimenti Eternit. Mostrano strade ancora coperte dalla polvere dell’amianto, discariche da dove gli aghi che uccidono dopo 40 anni si staccano e volano nell’ aria. E hanno raccolto altre testimonianze: «Confermano che per anni un carrettiere, tra il 1960 e il 1987, andava a prendere quegli scarti in fabbrica». È una prova “regina” che sembra smentire le difese dei due imputati, il barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, 87 anni, e lo svizzero Stephan Schmidheiny. Dimostrerebbe, infatti, che l’ accusa più grave mossa dalla procura, il disastro colposo (l’ altra è l’ omissione dolosa di misure antinfortunistiche), non è per nulla prescritta ed è tuttora in corso.

Chi respira quegli aghi può morire: «I vertici dell’ Eternit – commenta Guariniello – dovevano censire quelle presenze di amianto e favorire la bonifica. Ma questo processo dovrà essere giusto per tutti: vittime e imputati». Il resto è la cronaca di una giornata assolutamente eccezionale per il Palazzo di Giustizia. Con un servizio d’ ordine ineccepibile, come spiegherà poi il procuratore capo Giancarlo Caselli. Duecento uomini tra forze dell’ ordine, vigili urbani e protezione civile, tende e punti ristoro, le ambulanze della Croce Rossa e del 118, i sacchetti con il pranzo per le oltre mille persone arrivate da Casale Monferrato (8 pullman), da Cavagnolo, da Rubiera (Reggio Emilia) e da Bagnoli (Napoli). Poi due pullman dalla Francia, auto dall’ Olanda, dalla Svizzera e dal Belgio: i tanti paesi della multinazionale dell’ amianto. E i sindacati, le associazioni ambientaliste e le rappresentanze delle regioni e dei comuni italiani che si costituiscono anche loro parte civile. Ieri mattina si sono presentate le parti lese dopo i controlli ai computer: toccava ai cognomi dalla lettera “A” alla “L”. Domani si replica sino alla “Z”. Il 16 aprile si entrerà nel vivo: le difese contesteranno tutto, soprattutto la prescrizione e la competenza territoriale.

Ai margini, Guariniello (pm pure nel processo ThissenKrupp) lancia anche un allarme su una norma contenuta nella bozza di riforma al testo unico (è del 27 marzo scorso) delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. «Sembrerebbe- spiega – che se l’ incidente è provocato da un lavoratore, il datore non è più responsabile». Il riferimento è all’ articolo 15-bis. «Il codice penale – commenta il pm – stabilisce che non impedire un evento che si ha l’ obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. La nuova proposta è, nel caso di incidenti sul lavoro, di mettere dei limiti. A quanto si legge, se l’ infortunio è imputabile anche al lavoratore, il titolare potrebbe non essere più responsabile». (ETTORE BOFFANO LORENZA PLEUTERI )

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COMUNICATO del comitato “PAESAMBIENTE” di Paese (in provincia di Treviso)

Oggi si può smaltire l’amianto senza le discariche. Paeseambiente a Verona per le discariche di amianto di Paese. Paeseambiente partecipa ad una conferenza ad Angiari (VR) sulla nuova discarica di amianto prevista in un sito ad alta valenza ambientale nel comune di Roverchiara (VR).

Confermato che l’amianto può uccidere anche con una sola fibra. Le fibre di amianto rilasciate nelle falde acquifere vengono poi aerodisperse nell’atmosfera grazie ai condizionatori. Oggi esiste una tecnologia alternativa alle discariche che consente di smaltire l’amianto a metà prezzo rendendolo definitivamente inoffensivo.

Venerdì 20 marzo 2009 alle ore 21.00 ad Angiari, in provincia di Verona, si è svolta una assemblea pubblica, organizzata dal locale comitato, sul progetto della ditta NEC che prevede la realizzazione di una nuova discarica di amianto.   Erano presenti oltre 150 persone, tra i relatori sono intervenuti il signor Massimo De Togni e Luigi Fontana del Comitato Roverchiara No Amianto, il professor Alessandro Gualtieri del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Modena e Reggio Emilia; sono intervenuti i sindaci di Roverchiara e di Angiari, l’on. Montagnoli della Lega, il consigliere regionale Bonfante del Pd,  il consigliere regionale Cenci della Lega; non essendo potuto partecipare ha inviato il suo saluto il consigliere regionale Franchetto dell’Italia dei Valori.   Gli organizzatori hanno fatto presente che gli assessori regionali Conta (FI), Giorgetti (AN) e  Valdegamberi erano passati pochi giorni prima da Roverchiara affermando la non idoneità del luogo previsto per la discarica e dichiarando che avrebbero fatto in modo da non permettere la realizzazione del progetto.   Gli organizzatori della conferenza hanno spiegato che si tratta di un progetto di discarica che prevede il prosciugamento di 14 laghetti formatisi su siti di ex cave di argilla.   L’area interessata dal progetto interessa una superficie di 30 campi veronesi pari a 90.000 metri quadri, utili a realizzare una discarica dalla capacità di 500.000 metri cubi; per la sua realizzazione verranno prosciugati ben 93.000 metri cubi di acqua.   L’On Montagnoli ha assicurato l’interessamento del ministro Zaia a sostegno dei prodotti tipici della zona che verrebbero intaccati dalla realizzazione della discarica; ha annunciato un’interrogazione a 3 ministeri (Ambiente, politiche sociali, lavoro) per vincolare il territorio permanentemente in modo da impedire la realizzazione della discarica.    I sindaci del comune di Angiari Vincenzo Bonomo e del comune di Roverchiara Gino Lorenzetti, hanno manifestato la loro preoccupazione e hanno ringraziato gli intervenuti dichiarandosi sicuri che i politici daranno una mano e annunciano che la commissione regionale VIA non ha ancora deciso presumibilmente perché resta in attesa del pronunciamento del TAR del Veneto in merito al ricorso della ditta NEC contro il PRG di Roverchiara.

Il professor Alessandro Gualtieri ha evidenziato che l’amianto è un cancerogeno di prima categoria se inalato.   Ha spiegato che i macrofagi, cellule di difesa del corpo umano, cercano di aggredire e distruggere i corpi estranei inalati che arrivano agli alveoli dei polmoni; se questi corpi sono le fibre di amianto risultano sono troppo lunghi e queste sentinelle non riescono nel loro compito morendo e producendo i radicali liberi che danno inizio alla formazione del cancro ai polmoni detto mesotelioma pleurico.

Pochissime fibre sono sufficienti a provocare il mesotelioma che si sviluppa dopo 15 – 40 anni; pertanto non esiste limite di sicurezza, ovvero non esiste un limite di soglia di fibre inalate entro il quale essere al sicuro dal contrarre le malattie da amianto.   Il professor Gualtieri ha mostrato una raccapricciante diapositiva dalla quale si poteva vedere una singola fibra di amianto che aveva causato il mesotelioma pleurico in un paziente.

L’Italia ha avuto la più grande cava d’amianto d’Europa a Balangero (TO), aperta nel 1905 e chiusa nel 1992, quando l’amianto è stato bandito per legge.

Oggi ci sono 2 miliardi di metri quadri di amianto sui nostri tetti, la nostra legislazione si è mossa bene con la L.257/92 che ha bandito l’amianto, in altri paesi l’amianto viene ancora prodotto come in Canada ed in Cina.  Va ricordato che solo in Italia ogni anno muoiono ben 1000 persone da mesotelioma pleurico.

Per rimuovere l’amianto i costi sono molto elevati e sostanzialmente esistono tre metodi: 1) la copertura (metodo temporaneo), 2) l’incapsulamento (metodo temporaneo) e 3) la rimozione (metodo definitivo).

Oggi non c’è alternativa alla discarica e l’Italia sta esportando i rifiuti di amianto in Germania, dove le discariche però spesso non sono tenute a regola d’arte; la Svizzera ha già chiuso le frontiere all’amianto italiano e la Germania sta minacciando di chiuderle.      Questo provocherà una repentina richiesta di discariche di amianto in Italia con la nascita di una emergenza di smaltimento di questo cancerogeno; a seguito del decreto 29 luglio 2004 n. 248 è però possibile il trattamento termico dell’amianto.        La sua inertizzazione può avvenire a soli 700 gradi, il prof. Gualtieri ha mostrato dei piccoli manufatti realizzati con amianto trattato con il metodo CRIAS: il materiale diventa innocuo e riutilizzabile.    Non si tratta del metodo “Cordiam”, mai realizzato a livello industriale o “Inertam” realizzato in Francia, che hanno la controindicazione di richiedere la preventiva macinazione delle lastre di amianto con conseguente pericolo di dispersione di fibre.    Il metodo CRIAS tratta l’intero pacco incellofanato e già messo in sicurezza dei rifiuti di amianto.     Il costo dell’inertizzazione basato sul processo Inertam è superiore di ben 10 volte il costo dello smaltimento in discarica; invece il costo basato sul processo CRIAS è solo di 70/80 euro la tonnellata, ovvero addirittura inferiore allo smaltimento in discarica che attualmente si aggira sui 140 euro a tonnellata.     La realizzazione di un impianto operativo CRIAS costa circa 10 milioni di Euro e sarebbe un buon investimento in quanto con tutto il materiale esistente in Italia da smaltire si è calcolato che dieci di questi impianti potrebbero lavorare per ben 100 anni.     Ma la concorrenza delle discariche è forte perché le discariche di amianto per molti sono una miniera d’oro; le discariche non risolvono il problema per sempre (non sono un sistema chiuso) come lo risolverebbe l’inertizzazione con il metodo CRIAS.     Anche se non sembra provato che l’amianto ingerito sia pericoloso, una volta interrato non smette di essere pericoloso.      Nelle discariche non è previsto il controllo di fibre sul percolato da amianto e quindi non è garantito che le fibre non raggiungano la falda acquifera anche con alte concentrazioni.    Dall’acqua le fibre passano successivamente all’aria per evaporazione e possono essere inalate (nota:  la discarica La Terra ed Ex SEV di Paese (TV) non ha l’impermeabilizzazione del fondo normalmente realizzato con appositi teli).   Questo pericolo di passaggio delle fibre cancerogene dall’acqua all’aria esiste anche per le tubature in amianto che dovessero rilasciare fibre; in merito va evidenziato che l’attuale normativa sulla potabilità dell’acqua non prevede l’obbligo della determinazione delle fibre di amianto.    Il vapore acqueo degli stessi impianti di condizionamento può diffondere le fibre d’amianto pericolose per l’uomo; la stessa cosa si verifica con l’utilizzo dell’acqua in casa.

Un esperto in scienze forestali, il dott. Eugenio Cagnoni, ha evidenziato come la zona a rischio di diventare una discarica sia ad alto pregio ambientale, ci sono 14 vasche su 90.000 metri quadri dove fauna e flora si è sviluppata naturalmente creando un habitat ad alta valenza ambientale.    In quest’area possono essere osservati il Picchio rosso maggiore, il Martin pescatore, il Tarabusino, tutte specie protette dalle leggi sulla tutela della fauna selvatica.   Ha spiegato che è prevista una profondità della vasca che conterrà i rifiuti di amianto di ben quattro metri, mentre lo spessore dei rifiuti sarà alto ben dieci metri, portando nella zona delle collinette amianto di circa 10 metri di altezza. Sono previsti due fossi di scolo dalla discarica, fossi dai quali viene prelevata l’acqua per irrigare i campi circostanti. Quest’acqua sarà piena di fibre  di amianto?

Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente (di Paese – TV) ha illustrato le vicissitudini delle discariche di amianto di Paese con particolare riferimento a quella della ex SEV commentando in diretta un video sulla stessa proposto al pubblico dagli organizzatori e pubblicato anche dal blog di Beppe Grillo. Zanoni ha ricordato che per un volantino simile a quelli distribuiti attualmente dal comitato contro la discarica di Roverchiara dove si diceva che anche una fibra può provocare il mesotelioma e dove si indicava il raggio di azione dell’inquinamento da fibre sul territorio circostante, il presidente della provincia di Treviso, Zaia, ora ministro, aveva denunciato per procurato allarme i responsabili di Paeseambiente. Zanoni ha poi fatto un appello ai cittadini ed al comitato per farsi dare delle rassicurazioni precise dai politici con atti scritti, ovvero formali e non con semplici promesse verbali invitandoli a chiedere all’Assessore Conta di far approvare dalla Giunta Regionale un atto motivato ed articolato di contrarietà al progetto della discarica.  Mario Zanardo, di Paeseambiente, ha fatto presente che i progressi negli ultimi anni per quanto riguarda la conoscenza sull’argomento amianto sono molteplici. Ha ricordato che solo quattro anni fa in occasione dell’apertura della discarica di Paese una associazione ambientalista di Paese aveva intitolato un incontro effettuato sull’argomento: “Amianto, psicosi o pericolo reale?” dove il relatore si prodigava nel minimizzare i rischi di una discarica e nell’affermare che solo a dosi elevate l’amianto era pericoloso.  Zanardo ha commentato che finalmente c’è informazione e c’è anche una alternativa concreta alle discariche con una soluzione definitiva. La conferenza si è conclusa verso la mezzanotte con interessanti interventi del numeroso pubblico intervenuto.  Andrea Zanoni e Mario Zanardo di Paeseambiente hanno sottoscritto la petizione contro la realizzazione della discarica di Roverchiara. Paeseambiente si complimenta con i promotori della conferenza per la perfetta organizzazione e per la qualità dell’informazione, con l’augurio che le loro richieste siano accolte.

Paeseambiente tel. 347/9385856, Email: paeseambiente@ecorete.it, web: www.paeseambiente.org

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Così quella polverina maledetta uccise anche la nuora di Nils Liedholm

da “la Repubblica” del 7/4/2009

TORINO – Quando Gabriella Gonora è morta di mesotelioma alla pleura, aveva 49 anni. Era il 2007 e i medici glielo avevano diagnosticato un anno prima. L’ angoscia era piombata a «Villa Boemia», il «buen retiro» di Cuccaro Monferrato dove Nils Liedholm, il mitico svedese del Gre-No-Li, aveva scelto di trascorrere la vecchiaia e di produrre barbera e grignolino. Gabriella era la nuora dell’ allenatore degli scudetti del Milan e della Roma: aveva sposato il suo unico figlio, Carlo. «Andiamo in America, proviamo tutto quello che si può fare», avevano detto il maritoe il figlio Paolo. Ma il viaggio a Boston, dove esiste il più grande centro mondiale della ricerca sui tumori provocati dall’ amianto, era stato inutile. In quei mesi terribili, però, Gabriella e i suoi familiari avevano cercato anche di capire, di spiegarsi il perché di quell’ appuntamento tragico con il cancro.

Sì, lei era di Casale Monferrato, la città dell’ Eternit, la «fabbrica della morte», ma non aveva mai varcato i cancelli dello stabilimento. Poi un ricordo improvviso, come una folgorazione: «Mamma cominciò a parlarci della pallavolo – spiega Paolo – Di quel campetto circondato da stradine tutte bianche dove lei e altre dieci ragazze giocavano in una squadra amatoriale». Dieci ragazze, tutte quindicenni, e che per anni avevano continuato a calcare il campo in mezzo alle stradine bianche. Quel candore, però, era il «polverino» dell’ amianto che a Casale era usato un po’ dappertutto: gli scarti della produzione che l’ azienda regalava e che erano meglio del cemento vero per rafforzare una carreggiata o per ricoprire un cortile.

Milioni di aghi assassini che entravano nei polmoni e che 30 anni dopo si sono risvegliati per colpire la pleura. Così è morta Gabriella e, con lei, se ne sono andate altre tre componenti di quella squadra di ragazzine. Ieri Paolo Liedholm si è costituito parte civile assieme al padre nell’ udienza contro i vertici dell’ Eternit: «Abbiamo rifiutato l’ indennizzo di 30mila euro, ridicolo. Ma avremmo detto no anche a un milione: la vita di una persona non ha valore». A Carlo e a Paolo non è piaciuto quel gesto del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, l’ ultimo padrone dell’ Eternit: «Ci è sembrata una beneficenza, l’ elargizione di un signore ricco, una mossa processuale. Noi, invece, vogliamo, come tutta la gente di Casale, che chi ha colpa per quelle morti sia condannato». – (e. bof.)

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2 thoughts on “Amianto: bonifiche casuali e non programmate per un veleno presente in molti luoghi (ma perché il “Piano Casa” non prevede un grande progetto di eliminazione dell’Eternit?)

  1. roberta giovedì 13 agosto 2009 / 9:50

    sto cercando informazioni su come deve essere informata la popolazione di un centro abitato durante un massiccia bonifica di amianto,secondo me fatta non con normative regolari.una vecchia fabbrica nel centro del mio paese ,da bonificare,ma soprattutto con gliocchi addossoper edificare,in barba alla nostra salute.datemi informazioni,grazie

  2. marco sabato 13 marzo 2010 / 0:06

    salve a tutti,circa 30 anni fa circa,all’eta di 16 anni ho lavorato per circa un anno nell’amiantifera di balangero,dovevo pulire con degli aspiratori,l’amianto che si accumulava nella fabbrica,quindi chissa’ quanto ne avro’ respirato.
    ora leggendo tutti i danni che causa l’amianto,addiritura anche dopo 20-40 anni dall’esposizione,avrei alcune domande da fare a qualche esperto
    in materia, se legge questo commento:le cause di malattie conseguite all’amianto,dipendono da quanti anni si e’ stati esposti,ho basta un breve periodo?in tal caso, da 1 a 10 quante’ la percentuale che uno si possa ammalare? dove potrei fare una visita di controllo fatta da medici specializzati nelle malattie causate dall’amianto?
    devo ammettere che sono piuttosto allarmato e preoccupato,e sarei fortemente grato,a chi potesse darmi dei consigli

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