Nel Nordest non si diventa più geografi (l’Università di Padova ha disattivato il corso di laurea) – La Geografia è in crisi? Ma no, si sta solo ridefinendo per le grandi sfide della nostra epoca

Via del Santo, a Padova, dove si trova lo storico Dipartimento di Geografia dell'Università
Via del Santo, a Padova, dove si trova lo storico Dipartimento di Geografia dell'Università

   I lettori di queste pagine ci perdoneranno se questa volta (e magari ancora) parliamo di “noi”, cioè di chi ha fatto e cura questo blog che già dal nome (geograficamente) si connota come uno strumento di diffusione dei temi cari alla conoscenza geografica, tentando di fornire a chi legge riflessioni, informazioni, proposte.

   E’ che è accaduta, per “noi” geografi, una cosa assai grave: l’Ateneo patavino ha deciso di chiudere il corso di laurea per gli studenti immatricolati quest’anno, cioè entro il 10 ottobre; peraltro anche su circolare ministeriale che prevede una razionalizzazione dei corsi di laurea universitari in base al numero degli iscritti (privilegiando i corsi scientifici e, a torto, il corso di geografia è considerato umanistico).

   Nel vasto (e irresponsabile) fiorire di corsi di “laurea breve” che c’è stato nell’Università in questi anni (dal 2001 in poi), il corso di “geografia” sembrava essere tra quelli più solidi come “proposta formativa”. Pur con tutti i suoi vizi. Cioè, in primis, quello di non garantire uno sbocco lavorativo certo (ma quali sono i corsi, anche più tradizionali, che adesso garantiscono lavoro?).

   E il ruolo del geografo, che può sembrare sulle prime più etereo rispetto a quello degli architetti, ingegneri, urbanisti eccetera… di fatto sembra in questi ultimi tempi connotarsi in modo autorevole sui tanti temi globali che caratterizzano la nostra epoca e quotidianità.

   Volete degli esempi? Il primo può essere quello della programmazione ambientale, del paesaggio, del riordino del caos di questi ultimi decenni, che hanno visto protagoniste (negative) altre affermate e ben remunerate professioni (ora un po’ in difficoltà con la crisi dell’edilizia, del “costruire”).

   Poi pensiamo alla grande trasformazione demografica che ci sta interessando, senza che alcuno (o pochi, quelli che operano sul campo) riescano a comprenderla. Ci riferiamo alle grandi migrazioni. Basti pensare che solo in Veneto sono arrivati immigrati, dagli inizi degli anni ’90, appartenenti a ben 150 etnie diverse…. Tendenza generale è quella di pensare all’ “immigrato” come a un “tutt’uno”; soggetti che vengono da mondi culturali, religiosi, geografici (appunto…) diversissimi, e che serve positivamente rapportarsi con loro e serenamente  integrare nelle nostre comunità… su questo gli studi geografici avrebbero molto da dire e potrebbero coprire lacune di competenze sulla conoscenza del mondo (ma anche rapportarsi alle legislazioni per il regolare soggiorno e per il buon funzionamento dei servizi demografici comunali e prefettizi).

   Poi nei grandi processi di trasformazione territoriale (in primis economica) molte aree del paese devono capire come innovarsi e ritrovare un’efficacia amministrativa, a prescindere da strutture istituzionali (i comuni, le provincie…) da ridefinire, perché non forniscono più risposte adeguate ai propri cittadini: pensare, progettare, proporre aree territoriali partendo da una loro omogeneità geomorfologica, storica, economica, con risorse naturali da utilizzare e in primis difendere….

   Conoscenza del mondo e di tutte le aree geografiche, negli aspetti “macro” e in quelli “micro”; fare ricerca sui territori (di montagna, di collina, pianura, marini…) con proposte di recupero dal degrado; applicazione cartografica di lettura dei luoghi con strumenti satellitari (come i GPS) e programmi informatici sempre più elaborati, ma chiedendosi che “senso” dare a questi stessi nuovi strumenti; formazione geografica delle nuove generazioni e loro responsabilizzazione al mondo che vanno a vivere, conservandolo e trasformandolo noi vogliamo virtuosamente; sviluppo di un turismo intelligente, tematico per ciascun luogo, e fonte di un’economia positiva per i territori…….. sono tutti ambiti dove il geografo può dare risposte e fare proposte.

   Non è pertanto una difesa di una categoria (peraltro povera e forse, se si può accusare, troppo idealista…) ma il ribadire la necessità (scientifica, operativa, ecologica, economica…) della lettura geografica dei luoghi.

   Detto questo (in difesa…) bisogna pur dire che in questi anni i geografi hanno fatto di tutto per “farsi del male”; e chi si è mosso dentro questo mondo ha fatto una marea di errori e sottovalutazioni; e non ha saputo consolidare la propria presenza, e creare figure professionali capaci di affrontare il mondo in maniera adeguata.

   Pertanto, la “sparizione” del corso patavino di Geografia (che noi ci attiveremo con grande volontà perché sia “temporanea” e sia ripristinato al più presto) deve però necessariamente rinascere su nuove basi; essere l’occasione per ridefinire la figura professionale del geografo, gli studi da fare, e che risposte dare a un mondo così complesso (complicato?) che ha bisogno del sapere e delle proposte geografiche. Insomma un “perdersi per ritrovarsi” con volontà nuova e lasciando a casa chi non se la sente di cambiare.

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6 thoughts on “Nel Nordest non si diventa più geografi (l’Università di Padova ha disattivato il corso di laurea) – La Geografia è in crisi? Ma no, si sta solo ridefinendo per le grandi sfide della nostra epoca

  1. filippo lunedì 19 ottobre 2009 / 22:18

    Ecco che la procrastinata notizia si avvera! Certo che non avrei immaginato che il Dopo-Rotondi avrebbe causato uno sconquasso simile! Del resto una persona di cui non faccio nomi, mi disse che già nel 2006, cominciavano a scarseggiare i fondi per la ricerca, nonchègli stipendi dei docenti erano a rischio! ma finchè teneva il banco il GRAZIANO, non c’era problema! Sucessivamente alla sua dipartita, ecco che la neve s’è sciolta al sole! Dispiace sentire queste notizie, specie da un ateneo di caratura europea com ‘è quello di padova dove tutti noi geografi di GEOGRAFICAMENTE, abbiamo studiato! è assai deplorevole sentire queste fastidiose illazioni a un dipartimento che ha fatto storia nell’università italiana! spero vivamente che venga riattivato! e non che finisca accorpato con pgt, perchè con tutto il rispetto , quello è un corso di imbecilli e ignoranti!

    • paolomonegato giovedì 22 ottobre 2009 / 12:27

      Originale la tua lettura degli eventi… hai per caso qualche informatore segreto in dipartimento?

      Un ultima cosa… da amministratore avevo mezza idea di censurare la tua ultima frase… non che abbia molta simpatia per quel corso di studi ma un minimo di rispetto non guasta mai… alla fine però è prevalsa l’altra mezza idea ovvero salvaguardare la libertà di espressione…

      ps: vedo dal rating che il tuo commento ha un discreto successo… che sia per l’ultima frase 🙂

  2. vinicio callegari venerdì 23 ottobre 2009 / 8:59

    ..e certo…si dibatte sul cadavere di GPT, non c’è più vergogna ! Sarebbe stato sufficiente non aprire il corso. Trovo “pittoresco”che una decisione così pesante sia stata data in primis alla stampa (Il Mattino) e successivamente a noi studenti.

    • racheleamerini lunedì 26 ottobre 2009 / 0:05

      così va l’Italia…

  3. Luca Piccin venerdì 23 ottobre 2009 / 21:31

    Eh sì, volevo commentare, ma mi sono limitato al rating!

    Comunque l’ex collega Filippo ci ha messo “tutto il rispetto”, dobbiamo dargli atto almeno di questo!!!
    Pensiamo come considererebbe quelli di Pgt se non ci avesse messo “tutto il rispetto”!!!

    Il signor Filippo resta comunque una voce sempre piacevole nel forum e azzarderei anche autorevole!

    Aspetterò altri commenti da parte tua!

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