Le nuove centrali nucleari italiane potrebbero essere collocate (le prime tre) in Veneto, in Sicilia e in un sito militare (resta il non indifferente problema di dove smaltire le scorie radioattive, di cui una parte per 300mila anni: il caso francese)

Nel marasma di ipotesi che in questi giorni si fanno relativamente ai possibili (probabili) siti di collocamento delle nuove centrali nucleari (dopo vi daremo ampia rassegna stampa) ci pare che alcuni fattori vadano sottolineati:

1A decidere sarà il Governo (del tutto aleatorio sembra il conflitto di competenze tra ministro dello Sviluppo Scajola e quello dell’Ambiente Prestigiacomo: anche la Commissione VIA, cui rimane la competenza, dovrà pur in qualche modo adeguarsi, pur dando delle dovute prescrizioni). E non avranno alcun potere decisionale le Regioni né tantomeno gli enti locali: al di più per loro ci saranno bonus e regalìe (ben accette in un periodo di vacche magre, come si prospettano gli anni futuri per gli enti pubblici). Pertanto a una reazione di indignazione e contrapposizione (di facciata), con minaccia di pericolosi referendum (siamo sicuri che stavolta vincono i contrari??) ci sarà una benevola accettazione della centrale nucleare.

2– Non ci saranno criteri scientifici particolari nella scelta. Quel che conta è che siano luoghi il meno vulnerabili possibili da un punto di vista geologico (in primis per la sismicità… speriamo bene!), e lontani dai centri abitati. E che ci sia a disposizione molta acqua per il raffreddamento dei reattori (pertanto lungo i fiumi, sulle coste…). Qualche preferenza potrebbe essere data (per ragioni di risparmio impiantistico) dalla vicinanza con grandi reti elettriche. Pertanto non fatevi incantare dagli innumerevoli studi che saranno fatti sui criteri di scelta (previsti dal decreto del Consiglio dei Ministri del 22 dicembre scorso): popolazione e fattori socio-economici; qualità dell’aria; idrologia e risorse idriche; fattori climatici; biodiversità; geofisica e geologia; valore paesaggistico; valore architettonico-storico; accessibilità; sismo-tettonica; distanza da aree abitate e da infrastrutture di trasporto; strategicità dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica; rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante… etc. etc….

3– Noi pensiamo che da molto tempo “sono stati messi gli occhi” (da Enel e chi sponsorizza questo ritorno al nucleare) sull’area del Polesine, che si presta magnificamente, da tanti punti di vista (isolamento dai centri maggiori, reti infrastrutturali in crescita, come il cosiddetto carbone pulito a Porto Tolle, il rigassificatore, linee di megaelettrodotti che si diramano….). Finora il mondo politico ha fatto finta di dire no (ma forse si rende conto che non può dire no al governo…) e sarà sicuramente contrario in modo netto fino a fine marzo (che ci sono le elezioni regionali). Poi si vedrà. Lo stesso dicasi per la Sicilia: un modo per risolvere l’attuale scontro politico con la dirigenza di quella regione, prospettando finanziamenti e possibilità di sviluppo al sud, con l’installazione nella bassa costa agrigentina di una centrale nucleare (a Palma o in qualche altro simile luogo che si adatta).

4– Non è poi da escludere un “sito militare”: cioè costruire una centrale in un’area “blindata”, di proprietà e possesso del demanio militare (in Sardegna?). Quel che comunque si può capire dalle schermaglie in atto (tra governo, regioni, ambientalisti…) (una contrapposizione che comunque ci appare mediaticamente stanca: la maggior parte degli italiani è attualmente a favore del ritorno al nucleare…), quel che si può capire è che la scelta sarà molto più soft di quel che si pensa, senza grandi ripercussioni e scontri sul campo.

5Il vero problema, a nostro avviso, è un altro: il deposito (per centinaia-migliaia di anni) di una parte delle scorie radioattive. Se è vero che non tutte le scorie sono così pericolose (lo sono una quota minima) però tutte vanno trattate con mille cautele ed attenzioni, ad esempio seppellendole nel cemento. Poco meno del 90 per cento dei rifiuti nucleari ha una vita radioattiva inferiore ai 30 anni. E meno del 5 per cento sono quelli con una vita semieterna e un’alta radioattività. Se togliamo da questa quota gli involucri dei reattori e delle pasticche di combustibile, restiamo con il nocciolo duro delle scorie: in sostanza, l’uranio esaurito dei reattori. Pertanto il problema resta assai serio, e serve l’individuazione di un luogo condivisibile di “permanenza nel tempo” (strano incomprensibile regalo per le future generazioni). Qui sta il vero nodo. Per questo vi proponiamo qui subito la “questione francese” delle scorie nucleari; una “blindatura” prevista nelle terre che danno al mondo il prestigioso vino “Champagne”, e che ai comuni che hanno accettato di farsi scavare sotto i campi caveau blindati  (che resteranno radioattivi per 300mila anni) il governo ha distribuito circa 20 milioni di euro.

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LE CATACOMBE DELL’ATOMO NEL CAVEAU DELLE SCORIE

le catacombe-caveau per le scorie radioattive in Francia

Viaggio nel caveau dei rifiuti nucleari – Cinquecento metri sotto le argille dello Champagne, i francesi stanno  costruendo i “sarcofagi” dove verranno smaltiti i rifiuti delle centrali atomiche. Saranno radioattivi per 300mila anni  – Il vero deposito sarà poi costruito  dentro la stessa roccia, ai confini dei dipartimenti della Meuse e della Haute Marne, a ridosso delle colline

BURE – L’ascensore viaggia a due metri al secondo. Fra pause e rallentamenti, ci vogliono otto minuti per arrivare in fondo, sotto quasi 500 metri di roccia. La cabina ha pareti e grate di acciaio, di un rosso vivace. È un ascensore da miniera. Ma questa non è una miniera.
Nell’intrico di gallerie che si apre davanti alla porta si scava, solo per seppellire. L’argilla della terra che dà al mondo lo champagne accoglierà le bare di qualcosa che vivo non è stato mai, ma che ora è, e resterà a lungo, assolutamente letale. Siamo alla destinazione finale delle scorie radioattive. Queste sono catacombe: le catacombe dell’atomo. Lungo le pareti di una roccia grigia e polverosa si aprono i loculi.
Ai Comuni che hanno accettato di farsi scavare sotto campi e foreste, il governo ha distribuito circa 20 milioni di euro.
Scelte zone non a rischio terremoti e nel profondo di una roccia, dove l´acqua non può infiltrarsi Ma non tutte le rocce sono uguali.
Dentro al contenitore in acciaio inossidabile, i residui sono schermati da un secondo involucro in vetro
Il costo del “cimitero” dell´atomo è di circa 60 miliardi di euro, quanto l´intero deficit italiano.
L’imboccatura è un foro circolare, con un diametro di non più di settanta centimetri, che introduce ad un cunicolo profondo fino a 40 metri. Qui verranno infilati i sarcofagi, lunghi poco meno di una bara – circa un metro e sessanta – dove sono stati deposti i residui di combustibile nucleare spento, destinati a restare attivi per centinaia di migliaia di anni. Il termine tecnico è “scorie ad alta radioattività e a vita lunga”. In ogni cunicolo ce ne stanno dodici: ma la successione ne prevede uno pieno e due vuoti, per limitare il carico radioattivo e disperdere più facilmente l’enorme calore accumulato.
Bure, in realtà, non è la destinazione finale delle scorie. E’ un laboratorio, un modello, dove si studiano e si affinano tecniche e procedure del confinamento.
Ma si sa già che il vero deposito sarà costruito a qualche chilometro da qui, dentro la stessa roccia, ai confini dei dipartimenti della Meuse e della Haute Marne, a ridosso delle colline, dove coltivatori grandi e piccoli curano, con precisione maniacale, le vigne che danno alla Francia la gloria nazionale dello champagne. La costruzione inizierà nel 2015, il cimitero comincerà ad accogliere i primi sarcofagi nel 2025. Qualche Comune ha protestato e si è chiamato fuori. Altri hanno accettato di farsi scavare sotto campi e foreste. Il governo ha distribuito circa 20 milioni di euro per la costruzione di scuole e infrastrutture sul posto. La Francia spera così di aver tamponato il problema più spinoso dell’intera partita nucleare: se un reattore in funzione fa paura, qui ed ora, le scorie spaventano per 300 mila anni e via, oltre ogni comprensibile conto: il pianeta che verrà.
Non tutte le scorie, peraltro, sono così pericolose. Anzi, lo è solo una quota minima. Anche se va trattato con mille cautele ed attenzioni, ad esempio seppellendolo nel cemento, poco meno del 90 per cento dei rifiuti nucleari ha una vita radioattiva inferiore ai 30 anni. E meno del 5 per cento sono quelli con una vita semieterna e un’alta radioattività.
Se togliamo da questa quota gli involucri dei reattori e delle pasticche di combustibile, restiamo con il nocciolo duro delle scorie: in sostanza, l’uranio esaurito dei reattori. Una volta riprocessato per ottenerne combustibile fresco, quello che resta è lo 0,2 per cento del totale delle scorie. Ma questo 0,2 per cento rappresenta il 95 per cento della radioattività totale. E lo 0,2 per cento di 1 milione 800 mila metri cubi – il totale di scorie radioattive che le centrali francesi avranno accumulato al 2020 – è la rispettabile cifra di 3.600 metri cubi. Dove metterli?
In una zona che non sia a rischio terremoti e nel profondo di una roccia, dove l’acqua non possa infiltrarsi. Ma non tutte le rocce sono uguali. “Quelle adatte – spiega Bertrand Vignal, dell’Andra, l’organismo francese che si occupa della gestione dei rifiuti radioattivi e del laboratorio di Bure – sono il sale, il granito, l’argilla”. Il sale è difficile da trovare. I finlandesi – gli unici al mondo, oltre ai francesi, che stanno costruendo un deposito definitivo per le scorie, ad Olkiluoto, vicino alla nuova centrale in costruzione – hanno scelto il granito. “E’ solido e compatto – dice Vignal – ma è più permeabile alla radioattività”. Nel progetto finlandese, infatti, i sarcofagi delle scorie ad alta radioattività prevedono una addizionale camicia di rame. I francesi, invece, pensano di poterne fare a meno. Alti un massimo di un metro e sessanta, larghi 64 centimetri, i sarcofagi di Bure sembrano enormi proiettili di cannone, con un’ansa in cima per consentirne il movimento e la gestione automatizzati.
Dentro il contenitore esterno in acciaio inossidabile, i residui sono schermati da un secondo involucro in vetro. “In realtà – ammette, davanti ad uno dei loculi, Marc – Antoine Martin, ancora dell’Andra – noi sappiamo benissimo che, entro 300 anni, nell’involucro ci sarà il primo forellino”. E allora? “A questo punto, a contenere la radioattività ci pensa la roccia”. “Abbiamo scelto l’argilla – spiega Vignal – perché, rispetto al granito, la radioattività si muove più lentamente attraverso l’argilla. Noi calcoliamo che, quando avrà risalito i 500 metri verso la superficie, la radioattività iniziale delle scorie sarà scesa ai livelli che si trovano normalmente in natura”.
Funziona? E’, per ora, ancora una scommessa. “In questo campo, non esistono certezze scientifiche” dicono all’Irsn, l’istituto francese che si occupa specificamente degli aspetti tecnici e scientifici della sicurezza nucleare. “Tutti i tentativi di creare dei modelli delle interazioni a lungo termine di un sistema così complesso sono discutibili e discussi, avvolti in parecchie incertezze”. L’elenco che ne fa l’Irsn è lungo: le reazioni chimiche determinate dalle radiazioni dentro i fusti, la fisica dei flussi all’interno delle materie radioattive immagazzinate, il comportamento dei metalli e del cemento impiegati nello stoccaggio, la possibilità stessa che lo scavo delle catacombe possa danneggiare la roccia e creare crepe entro cui si potrebbe infilare l’acqua, offrendo alla radioattività una facile e rapida via di fuga”. “Non si possono applicare semplicemente – concludono all’Irsn – gli usuali parametri di radioprotezione”.
Per questo, a Bure, si continua a lavorare e a sperimentare. Soprattutto, la legge francese sulle scorie prevede esplicitamente la “reversibilità”. Anche una volta sigillati i loculi, le catacombe di questo Est della Francia resteranno aperte per altri 100 anni. I tecnici continueranno a scendere, con l’ascensore rosso, nelle gallerie grigie a monitorare la situazione, ma anche, eventualmente, ad estrarre i sarcofagi. Nel caso si scoprano metodi più sicuri di stoccaggio delle scorie o che entri finalmente in funzione la nuova generazione di reattori, in grado di bruciare completamente il combustibile e azzerare il problema dei rifiuti ad alta radioattività. Nel frattempo, però, le scorie continueranno ad accumularsi. Il cimitero nucleare previsto fra la Meuse e l’Haute Marne è progettato per accogliere 6 mila metri cubi di scorie altamente radioattive. Di fatto, aprirà nel 2025 e sarà pieno fino all’orlo nel 2030. Poi? “Possiamo sempre estenderlo” assicura Martin.
Su una cosa, però, i francesi non hanno dubbi. Nel suo ufficio all’Assemblea Nazionale, Claude Birraux, presidente dell’Ufficio parlamentare di valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche, torna e ritorna su un punto: “La legge che abbiamo votato è chiarissima. Non accetteremo in Francia scorie che non provengano dalle centrali francesi. Ogni paese si gestisca le sue”.
Per l’Italia, che si accinge a varare un piano nucleare nuovo di zecca, significa far salire di un gradino il livello di complessità delle scelte. Si tratta non solo di trovare un posto che non rischi terremoti e abbia la roccia adatta, per installarvi un deposito permanente di scorie, ma anche di pagarlo, facendo salire ulteriormente la fattura nucleare. Nell’ipotesi migliore (cioè che i costi rispettino il preventivo) le quattro centrali a cui pensa l’Enel costeranno poco meno di 20 miliardi di euro. Se se ne realizzassero otto, come progetta il governo, il costo sarebbe vicino ai 40 miliardi. A questi bisogna aggiungere il deposito: quello progettato a Bure costa, da solo, 15 miliardi di euro, quanto tre centrali. Poi bisogna aggiungere i depositi per le scorie meno pericolose. Il totale è vicino ai 60 miliardi di euro, quanto l’intero deficit statale l’anno scorso. (Maurizio Ricci)
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(SCHEDA)

Nucleare, ecco i criteri per la scelta dei siti delle nuove centrali e le compensazioni a paesi e cittadini

Roma, 22 dic. (da: Adnkronos)

Via libera del Consiglio dei ministri ai criteri per l’individuazione dei siti su cui potranno essere costruite le nuove centrali nucleari e delle compensazioni per i territori che accoglieranno i nuovi impianti.

Il governo ha infatti appena approvato due schemi di decreti legislativi, uno sulla ‘localizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché misure compensative e campagne informative’. L’altro sul ‘riassetto della normativa su ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche’.

Ecco i critieri che si leggono nel testo del decreto in materia nucleare: le aree idonee devono rispondere ai seguenti parametri:

a) popolazione e fattori socio-economici;

b) qualità dell’aria;

c) idrologia e risorse idriche;

d) fattori climatici;

e) biodiversità;

f) geofisica e geologia;

g) valore paesaggistico;

h) valore architettonico-storico;

i) accessibilità.

l) sismo-tettonica;

m) distanza da aree abitate e da infrastrutture di trasporto;

n) strategicità dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica;

o) rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante.

Specificati anche i critireri sulla base dei quali saranno rimborsati i comuni. Il testo recita:     Riguardo alle compensazioni economiche, viene previsto un beneficio economico onnicomprensivo annuale commisurato alla potenza elettrica nominale dell’impianto in fase di cantiere, pari a 3 mila euro per megaWatt. Una volta che l’impianto nucleare sarà entrato in esercizio, in benefico economico sarà commisurato all’energia elettrica prodotta ed immessa in rete, pari a 0,4 euro per MWh da corrispondere ad imprese e cittadini sulla base dei criteri definiti dagli enti locali. Il 10% dei benefici saranno attribuiti alle province in cui è ubicato l’impianto; il 55% ai comuni e per il 35% ai comuni limitrofi, fino ad un massimo di 20 km. Nella fase della realizzazione, invece, i benefici saranno destinati per il 40% agli enti locali e per il 60% alle persone residenti e alle imprese presenti sul territorio e si tradurranno in una riduzione della spesa energetica, della tarsu, delle addizionali Irpef, Irpeg e Ici.

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NUCLEARE –  I SITI? SI SAPRANNO DOPO LE ELEZIONI

Nucleare, sì alle nuove centrali. In primavera la decisione sui siti. Saranno resi noti solo dopo le elezioni regionali del 21-22 marzo prossimi. Previsti compensi a pioggia nei territori prescelti

Il governo ha dato via libera ai criteri per l‘individuazione dei siti su cui potranno essere costruite le nuove centrali nucleari, e dei compensi da destinare ai territori che accoglieranno i nuovi impianti.
Il Consiglio dei ministri di poco fa ha infatti appena approvato due schemi di decreti legislativi, uno sulla “localizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare”, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonchè misure compensative e campagne informative. L’altro sul ‘riassetto della normativa su ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche’.

Dove le centrali? Si saprà a marzo. Le aree idonee ad ospitare le prossime centrali nucleari italiane – che verranno rese note dopo le prossime elezioni regionali – dovranno rispondere ad “uno schema di parametri di riferimento relativi a caratteristiche ambientali e tecniche”. E’ quanto prevede il decreto legislativo appena approvato, che specifica i criteri per l’individuazione dei siti destinati al rilancio del nucleare in Italia.

I parametri. Lo “schema di parametri” dovrà essere poi definito dal Ministero dello Sviluppo Economico, da quello dell’Ambiente e dei Trasporti, su proposta dell’Agenzia del Nucleare, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legislativo stesso. In particolare, le caratteristiche ambientali riguardano, “popolazione e fattori socio-economici, qualità dell’aria, risorse idriche, fattori climatici, suolo e geologia, valore paesaggistico, valore architettonico-storico, accessibilità“.
Quelle tecniche riguardano invece la “sismo-tettonica”, distanza da aree abitate, geotecnica, disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, strategicità dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante”.
I siti che ospiteranno le centrali nucleari saranno “di interesse strategico nazionale” e come tali “soggetti a speciali forme di vigilanza e protezione”, si legge nella bozza di decreto legislativo.
I compensi. Per quanto riguarda i compensi da destinare ai territori che ospiteranno le centrali nucleari, si tratterà di un beneficio economico su base annuale da corrispondere anticipatamente per ciascun anno di costruzione dell’impianto; l’aliquota è pari a 3.000-4.000 euro per ogni Mw sino ad una potenza di 1.600 Mw, “maggiorata del 20% per potenze superiori”.
Benefici economici “a pioggia” per le province ed i comuni che ospiteranno i prossimi impianti nucleari, ma anche per i comuni limitrofi in un’area di 20 chilometri dal perimetro dell’impianto. Le imprese e gli abitanti delle zone in questione non avranno solo sconti in bolletta elettrica, ma anche di quella per i rifiuti urbani, per le addizionali Irpef e Irpeg e per l’Ici. (Repubblica del 22/12/2009)

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Nucleare, dal Cdm via libera al decreto; specificati i criteri per la scelta dei siti

da “Il Messaggero.it” del 23/12/2009

Scajola: nel 2013 la prima centrale. Legambiente: arriva la maxistangata

ROMA (22 dicembre) – Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legislativo che specifica i criteri per l’individuazione dei siti dove verranno costruite le centrali nucleari del prossimo programma italiano per il ritorno all’atomo. Si tratta uno schema legislativo proposto dal ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, per la «localizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonchè di misure compensative e campagne informative».
I criteri. Sismicità, distanza dai centri abitati; idrologia e risorse idriche; caratteristiche geofisiche e geologiche; dotazione infrastrutturale di trasporto, valore paesaggistico e architettonico; qualità dell’aria, fattori climatici, biodiversità. Sono questi i parametri su cui l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare («sulla base di dati tecnico-scientifici predisposti da enti pubblici di ricerca, compresi Ispra, Enea e università») dettaglierà i criteri specifici per l’individuazione dei siti su cui verranno costruite le nuove centrali. Criteri sulla base dei quali «le imprese interessate proporranno in quali zone intendono realizzare gli impianti».
Misure a favore delle amministrazioni. È questo in sostanza il contenuto dello schema di decreto legislativo approvato oggi che si sofferma anche sulle misure compensative «a favore delle amministrazioni, delle popolazioni e delle imprese presenti nelle zone in cui sorgeranno gli impianti nucleari. Oneri che saranno a carico delle imprese coinvolte nella costruzione e nell’esercizio delle centrali». Nel dettaglio, è previsto «un beneficio economico onnicomprensivo annuale commisurato alla potenze elettrica nominale dell’impianto nella fase di cantiere, pari a 3 mila euro per megaWatt. Una volta che l’impianto nucleare sarà entrato in esercizio, il beneficio economico sarà commisurato all’energia elettrica prodotta ed immessa in rete, pari a 0,4 euro per MWh da corrispondere ad imprese e cittadini sulla base dei criteri definiti dagli enti locali interessati».
I benefici sono attribuiti «per il 10% alle Province in cui è ubicato l’impianto; per il 55% ai Comuni e per il 35% ai comuni limitrofi, fino ad un massimo di 20 km dall’ impianto». Nel dettaglio, i benefici attinenti alla fase di realizzazione degli impianti sono destinati «per il 40% agli enti locali per le finalità istituzionali e per il 60% alle persone residenti e alle imprese presenti sul territorio circostante il sito mediante la riduzione della spesa energetica, della Tarsu, delle addizionali Irpef, Irpeg e dell’Ici, secondo criteri e modalità che saranno fissati dagli enti locali interessati. Quelli correlati all’esercizio produttivo degli impianti, invece, saranno destinati alla riduzione della spesa per energia elettrica dei clienti ubicati nei territori dove hanno sede gli impianti». Nel dispositivo normativo si prevede, tra l’altro, che «nel caso in cui la realizzazione o l’esercizio della centrale per qualunque ragione subisca un arresto definitivo, decadranno automaticamente i benefici riconosciuti alle persone residenti, agli enti locali e alle imprese. La procedura per la definizione dei criteri di localizzazione e l’istanza per l’autorizzazione dell’impianto nucleare, sono caratterizzate dalla più ampia partecipazione dell’opinione pubblica e degli enti locali interessati, con una scrupolosa attenzione ai profili di carattere ambientali oltre che della sicurezza».
Deposito nazionale. Il decreto prevede infine la realizzazione di un «deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi la cui realizzazione sarà affidata a Sogin sulla base di un’autorizzazione unica. Ci sarà una consultazione pubblica con manifestazione d’interesse da parte delle Regioni interessate e con l’intesa della Conferenza Unificata. Anche per il territorio che ospiterà il deposito dei rifiuti radioattivi sono previsti benefici economici».
Il provvedimento approvato oggi è stato proposto dal titolare dello Sviluppo Economico, con il concerto del ministro dell’Ambiente Prestigiacomo e delle Infrastrutture Matteoli. Ora lo schema di decreto andrà all’esame della Conferenza Unificata e al parere delle Commissioni Parlamentari, per poi tornare al consiglio dei ministri per il varo definitivo. Nei tre mesi successi, il consiglio dei ministri adotterà il documento contenente la «strategia nucleare» con la quale saranno delineati gli obiettivi strategici in materia. Successivamente, gli operatori interessati, «in un’ottica di libero mercato, formalizzeranno le proposte per la realizzazione degli impianti». il sito, mediante la riduzione della spesa energetica, della Tarsu, delle addizionali Irpef, Irpeg e dell’Ici, secondo criteri e modalità che saranno fissati dagli enti locali interessati.
Saglia: ora Regioni ritirino ricorsi. «L’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo sui siti, deposito e compensazioni avvia a tutti gli effetti la rinascita del nucleare italiano. L’individuazione dei siti avverrà d’intesa con le regioni interessate. Quindi a questo punto sarebbe auspicabile che le regioni ritirassero i ricorsi presentati alla Corte Costituzionale». È quanto si legge in una nota del sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all’energia, Stefano Saglia, secondo il quale «l’introduzione dei comitati per la comunicazione e trasparenza tracciano il segno di un forte dialogo con il territorio. La ripresa del nucleare sarà anticipata con un grandissimo impegno sul fronte delle rinnovabili e dell’efficienza energetica così da aggredire seriamente il problema dei cambiamenti climatici».
Cento: pronti al referendum. «Il decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri per i criteri necessari a individuare i siti per la localizzazione delle centrali nucleari rappresenta una vera e propria beffa per i cittadini. I siti sono stati già prescelti ma il governo li tiene nascosti per evitare un effetto boomerang alle prossime elezioni regionali». Lo afferma Paolo Cento, del coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà. «Non si illudano Berlusconi e il ministro Scajola – aggiunge – perchè sanno benissimo che nonostante la militarizzazione del territorio che stanno preparando per imporre le centrali nucleari, questa scelta troverà un’opposizione fortissima nel Paese». «Sinistra Ecologia e Libertà – conclude Cento – è pronta a promuovere, insieme a tutti gli altri soggetti interessati, anche un referendum per abrogare queste norme antieconomiche, che producono danni ambientali nel Paese».
Idv: «È il regalo di Natale del governo agli italiani di Monfalcone, della provincia di Gorizia, di Scanzano Jonico in Basilicata, di Palma in provincia di Agrigento, di Oristano, di Chioggia, di Caorso, di Trino Vercellese, di Montalto di Castro, di Termini Imerese e di Termoli. Quattro di queste località ospiteranno subito un impianto nucleare e un sito di stoccaggio. Le altre lo avranno dopo». Lo afferma Paolo Brutti, responsabile del dipartimento Ambiente per l’Italia dei Valori. «La decisione del CdM sarebbe ridicola se non fosse tragica, per quei cittadini e per tutto il Paese. Grosse centrali, grossi affari. Poi che c’importa se non sappiamo cosa fare delle scorie radioattive e se ogni centrale costerà quanto il ponte sullo stretto e produrrà elettricità a costi astronomici. L’allargamento del sistema di potere di Berlusconi e del Pdl è il vero scopo della scelta nucleare che illumina questo Santo Natale».
Le critiche di Legambiente. «Il governo deve smetterla con la propaganda sui benefici economici, ambientali ed energetici che garantirebbe il progetto di nuove centrali nucleari, dal quale la stessa cancelliera tedesca Angela Merkel si tiene ben lontana – continua Ciafani – spendendo non meno di 50 miliardi di euro per produrre il 25% dell’elettricità, distoglieremmo tutte le attenzioni e le risorse economiche che potrebbero essere investite subito nella green economy dell’efficienza energetica e delle rinnovabili». «Il governo fermi questo progetto, utile per pochi e inutile per la collettività – conclude Ciafani – che scatenerebbe inevitabili conflitti istituzionali e sociali già visti, non solo negli anni ’70 e ’80, ma anche poco tempo fa a Scanzano Jonico per realizzare il deposito geologico dei rifiuti radioattivi, e che nè i rimborsi milionari nè l’uso dell’ esercito eviterebbero».

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Nucleare, sì alle nuove centrali: in primavera la decisione sui siti

Saranno resi noti solo dopo le elezioni regionali del 21-22 marzo prossimi. Previsti compensi a pioggia nei territori prescelti. Bersani: “Un piano non fattibile e insensato”

ROMA – Il governo ha dato via libera ai criteri per l’individuazione dei siti su cui potranno essere costruite le nuove centrali nucleari, e dei compensi da destinare ai territori che accoglieranno i nuovi impianti. Il Consiglio dei ministri ha approvato due schemi di decreti legislativi, uno sulla “localizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché misure compensative e campagne informative”. L’altro sul “riassetto della normativa su ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche”.

I siti. Dove le centrali? Si saprà a marzo. Le aree idonee a ospitare le prossime centrali nucleari italiane – che verranno rese note dopo le prossime elezioni regionali – dovranno rispondere a “uno schema di parametri di riferimento relativi a caratteristiche ambientali e tecniche”, come previsto dal decreto legislativo approvato. I siti che ospiteranno le centrali nucleari saranno “di interesse strategico nazionale” e come tali “soggetti a speciali forme di vigilanza e protezione”, si legge nella bozza di decreto legislativo.

I parametri. Lo “schema di parametri” dovrà essere poi definito dal ministero dello Sviluppo economico, da quello dell’Ambiente e dei Trasporti su proposta dell’Agenzia del nucleare, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legislativo stesso. In particolare, le caratteristiche ambientali riguardano “popolazione e fattori socio-economici, qualità dell’aria, risorse idriche, fattori climatici, suolo e geologia, valore paesaggistico, valore architettonico-storico, accessibilità”.

Le caratteristiche tecniche. Le caratteristiche tecniche riguardano la “sismo-tettonica, distanza da aree abitate, geotecnica, disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, strategicità dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante”.

I compensi. Per quanto riguarda i compensi da destinare ai territori che ospiteranno le centrali nucleari, si tratterà di un beneficio economico su base annuale da corrispondere anticipatamente per ciascun anno di costruzione dell’impianto; l’aliquota è pari a 3.000-4.000 euro per ogni Mw sino ad una potenza di 1.600 Mw, “maggiorata del 20% per potenze superiori”.

Benefici economici. “A pioggia” per le Province e i Comuni che ospiteranno i prossimi impianti ma anche per i Comuni limitrofi in un’area di 20 chilometri dal perimetro dell’impianto. Le imprese e gli abitanti delle zone in questione non avranno solo sconti nella bolletta elettrica ma anche in quella per i rifiuti urbani, per le addizionali Irpef e Irpeg e per l’Ici.

Le reazioni. Un piano “non fattibile e insensato”, commenta il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che non vede “l’utilità di avventurarsi in un progetto con tecnologie che dobbiamo importare dall’estero”. Mentre l’Italia dei valori ha presentato i quesiti per il referendum contro il nucleare: “Se il governo si adoperasse con la stessa determinazione per affrontare l’emergenza economica, occupazionale e ambientale – commenta Paolo Brutti, responsabile Ambiente del partito – forse la condizione di vita degli italiani non sarebbe così a rischio come lo è ora”. Legambiente mette in guardia: “Con le compensazioni economiche arriva una maxi stangata per gli italiani” dice Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell’associazione, riferendosi ai rimborsi e agli sgravi fiscali. “Da dove arriveranno questi soldi? Sarà una donazione di un benefattore? Il governo finalmente scopre le carte e svela la maxistangata causata dal ritorno dell’atomo in Italia: a pagare sarà come sempre Pantalone, con buona pace dell’alleggerimento delle bollette elettriche sbandierato nell’ultimo anno e mezzo dal governo”. Intanto il Codacons invita il governo, “prima di individuare qualsiasi sito”, a “testare i reattori di nuova generazione in grado di garantire sicurezza e ridurre la produzione di scorie”. (22 dicembre 2009)

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….Altri problemi sul percorso del decreto legislativo sui siti delle centrali nucleari. Per l’annuncio di raccolta firme per un referendum abrogativo annunciata da Verdi e Idv, ma anche per i contrasti tra i ministri Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente), che solo in serata si sono ricomposti. Quel che non è chiaro è chi ha prevalso, perchè le letture date dai due dicasteri sono ben diverse.
Già ieri nel Consiglio dei ministri che ha esaminato il provvedimento c’è stato un serrato confronto tra i due, con la titolare dell’Ambiente che ha contestato alcuni punti del dlgs. Una contrapposizione superata con la mediazione del sottosegretario Gianni Letta, anche se comunque il decreto è stato approvato “salvo intesa”. Ma oggi la Prestigiacomo è tornata all’attacco, con una lettera a Letta in cui chiede di cambiare alcune disposizioni, altrimenti non firmerà (il dlgs è proposto da Scajola “con il concerto” dei ministri di Ambiente e Infrastrutture).

Nel mirino della Prestigiacomo c’è l’articolo 13, e in particolare il comma 7, secondo cui “l’Aia (autorizzazione integrata ambientale) e la Via si svolgono secondo le disposizioni di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni; non possono avere a oggetto questioni già sottoposte a valutazione ambientale strategica (Vas) o alla valutazione dell’Agenzia nell’ambito della localizzazione del sito”. Si stabilisce quindi che dopo la Vas, con cui sono individuate le aree adatte per le centrali, gli operatori devono indicare il sito prescelto e chiedere l’autorizzazione dell’agenzia per la sicurezza nucleare. Incassato questo via libera, le società devono fare domanda per la valutazione d’impatto ambientale (Via), che però – secondo l’articolo 13 – non può rimettere in discussione la Vas.

Con la Prestigiacomo che rivendica un ruolo maggiore nel percorso autorizzativo degli impianti, si profilano quindi nuovi ostacoli
sulla via del ritorno all’atomo. Già in precedenza il ministero dell’Ambiente aveva presentato alcune decine di richieste di modifica, la maggior parte delle quali sono state accolte. Tuttavia, non si è trovato l’accordo sull’articolo 13, tanto che il decreto è stato approvato “salvo intesa”. Che ancora non c’è.

Le modifiche richieste dal ministro dell’ambiente intervengono anche sugli articoli 22 (misure compensative) e 24 (deposito nazionale e parco tecnologico) del decreto. Nel primo caso si chiede l’inserimento di tre nuovi commi che obbligherebbero il titolare dell’autorizzazione a: realizzare uno o più interventi strutturali in favore della salute della popolazione; l’assenza di indicazione degli interventi renderebbe irricevibile il programma e l’istanza di autorizzazione. E ancora: gli operatori, secondo la Prestigiacomo, dovrebbero corrispondere in misura di almeno del 50% degli stessi benefici previsti durante la costruzione ed esercizio dell’impianto, per tutto il periodo del decommissioning del sito e fino al suo completamento (oltre ai soldi previsti dal fondo per il decommissioning).
La modifica richiesta all’articolo 24 comma 3 prevede invece che gli impianti nucleari non possano entrare in esercizio prima della realizzazione del deposito unico delle scorie. E questa era una mina potenzialmente devastante perchè la costruzione del sito di stoccaggio è molto, ma molto al di là nel tempo. Basti dire che neppure paesi nucleari da decenni come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno un sito geologico profondo per le scorie ad alta attività.
“È stata una normale dialettica sui contenuti – ha osservato in serata la Prestigiacomo – e sono stati appianati tutti i problemi. Il ministero dell’Ambiente ha proposto una sessantina di modifiche al testo del decreto e sono state tutte accolte”. Ma dallo sviluppo economico giurano che il testo è e resta quello, ed eventualmente sarà cambiato in Parlamento. Eventualmente.

(23/12/2009 da: http://magazine.quotidianonet.ilsole24ore.com/ecquo/ecquo/2009/12/23/sul-nucleare-scontro-scajola-prestigiacomo/

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Nucleare, la Prestigiacomo firma: incontro con Scajola, tutto risolto

Il ministro aveva scritto una lettera a Letta per chiedere modifiche al decreto relative al processo di autorizzazione

da Il Messaggero.it del 23/12/2009

ROMA (23 dicembre) – «Tutto risolto». Così Stefania Prestigiacomo commenta l’incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola in merito ad alcune disposizioni contenute nello schema di decreto sul nucleare, approvato ieri dal Consiglio dei ministri.  «Sono state accolte positivamente e recepite nel testo – ha detto Prestigiacomo – tutte le proposte che erano state avanzate dal Ministero dell’Ambiente». La Prestigiacomo aveva scritto al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, per chiedere modifiche relative al processo di autorizzazione, sena le quali il ministro non avrebbe firmato il decreto legislativo. La firma è arrivata dopo l’incontro.
Le modifiche. In pratica la Prestigiacomo chiedeva più poter del ministero dell’Ambiente sul processo di autorizzazione. Il ministro ha chiesto l’abrogazione del comma 7 dell’articolo 13. E’ stata quindi introdotta la possibilità per la Via (Valutazione di impatto ambientale) di mettere in discussione l’esito della Vas (Valutazione ambientale strategica) e della certificazione dei siti da parte dell’Agenzia, non è stata accettata. Introdotta anche una riformulazione migliorativa, che impone alle commissioni Via ed Aia (Autorizzazione integrata ambientale) il rispetto dei termini del codice ambiente per lo svolgimento delle valutazioni di competenza. Domani mattina la Ragioneria dovrebbe «bollinare» il testo e quindi congedarlo ufficialmente per l’invio alla Conferenza unificata ed alle Commissioni parlamentari, che lo esamineranno alla ripresa dei lavori.
Nel dibattito in Cdm non si era riusciti a trovare un intesa il decreto era stato approvato «salvo intesa», visto che non era stato ancora perfezionata l’attività «di concerto» con il Ministero dell’Ambiente.

Polemico l’Idv. «Secondo il piano del Governo sul nucleare, i siti in cui verranno costruite le centrali nucleari saranno annunciate in primavera, guarda caso dopo le elezioni regionali. Un Governo serio e responsabile non può permettersi di agire in malafede» afferma Antonio Borghesi vicecapogruppo dell’Idv alla Camera.
Veneto, nucleare e il programma di Zaia. «Sul nucleare la Lega gioca a nascondino. Invece di invocare il referendum, Zaia e i suoi abbiano il coraggio di mettere nero su bianco nel loro programma elettorale che nessuna centrale verrà realizzata in Veneto» afferma, in una nota, il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale Veneto Giovanni Gallo.
Verdi Campania contro sito a Garigliano. «È una scelta che non ci convince – spiegano il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il presidente provinciale di Caserta Lello Aveta -, anche perché quel territorio è stato già martoriato quando la centrale era in funzione ed ancora oggi ne paga le conseguenze non essendo mai stata dismessa ed anzi addirittura si ipotizzava di utilizzarla come deposito provvisorio di scorie nucleari».
L’opposizione del sindaco di Oristano. Il Sindaco di Oristano Angela Nonnis ribadisce il suo no al nucleare. Il Comune si è già espresso con una mozione approvata dal Consiglio comunale e lo stesso Statuto comunale, nei principi fondamentali, dichiara l’indisponibilità del territorio comunale ad ospitare impianti nucleari.

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Nucleare, il governo pensa al Polesine
Zaia: «Il Veneto farà la propria parte»

da “il Gazzettino” del 9/12/2009

VENEZIA – C’è una centrale nucleare nel futuro del Veneto? Il quesito torna d’attualità con il riaccendersi del dibattito sui siti idonei alla realizzazione dei quattro impianti di nuova generazione previsti dal governo, che – ha annunciato oggi il ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola – saranno resi noti in primavera e non, come inizialmente previsto, il 15 febbraio. Solo ieri i Verdi hanno presentato una presunta lista dell’Enel che individua otto possibili località, tra cui Monfalcone. L’azienda ha smentito l’esistenza dell’elenco, anche se qualche giorno prima l’amministratore delegato del gruppo, Fulvio Conti, aveva ammesso in tv che in effetti una lista esiste ma che non l’avrebbe rivelata neanche sotto tortura.
A rilanciare con forza l’ipotesi che vedrebbe il primo dei quattro impianti in Veneto è il Corriere della Sera, che individua nel Polesine l’area rispondente ai requisiti tecnici e politici. Tecnici perché partendo dalla mappa dei siti della penisola ritenuti idonei a ospitare una centrale – mappa attualmente in corso di aggiornamento, ché risale al 1979 -, si deve tener conto dei cambiamenti intercorsi negli ultimi 30 anni (rischio sismico, presenza di acqua, tasso di urbanizzazione, nuove infrastrutture). Restano così due aree: l’area di Cecina in Toscana e il Polesine in Veneto.
E qui subentrano le considerazioni di carattere politico: la Regione Toscana, guidata dal centrosinistra, ha già fatto ricorso contro la legge Scajola che riapre la corsa al nucleare, mentre la Regione Veneto, governata dal centrodestra, aveva dato una disponibilità di massima per bocca del presidente Giancarlo Galan. In queste considerazioni si inserisce lo slittamento dei termini per la presentazione dei quattro siti da parte del governo, inizialmente prevista come detto a metà febbraio: con le elezioni per il nuovo presidente della Regione a marzo, quella di una centrale nucleare potrebbe essere una dote piuttosto ingombrante per il candidato.
Ecco infatti la proroga arrivare puntuale: i criteri per la scelta «li definiremo in primavera», ha detto oggi il ministro dello Sviluppo economico. «C’è un percorso di definizione dei siti che hanno le condizioni per realizzare impianti nucleari attraverso criteri che saranno affrontati in primavera. Tutto il resto sono chiacchiere, ipotesi che non corrispondono alla realtà delle cose», ha aggiunto il ministro.
Dopo la disponibilità iniziale, Galan aveva però anche spiegato che il parere dei tecnici sembrava esludere la scelta del Veneto, parere che ribadisce oggi: «Non ho notizie nuove. Sono fermo al fatto che la tipologia del suolo non indica alcuna possibilità di avere una centrale nucleare in Veneto, quindi credo che gli impianti saranno fatti altrove. I geologi che ho sentito mi hanno spiegato che i siti vicino a Chioggia o nel Polesine non sono proprio adatti perché c’è un fenomeno che si chiama “subsidenza”. Non sono adatti per fare siti dove ci vuole molta più roccia e stabilità».
La disponibilità del Veneto è però rilanciata dal ministro per le politiche agricole Luca Zaia: «Immagino che il Veneto farà la propria parte, ma con un principio che è quello di equità: in questo momento non ho accesso alle informazioni che ha il presidente della Regione. Però dico sì a dare disponibilità, ovviamente mantenendo fede alla volontà delle comunità e soprattutto con criteri di equità nazionale. Ricordo che noi abbiamo sempre dato, per cui ogni ragionamento va fatto in termini di equità, che significa vedere cosa fanno gli altri»

«Nucleare? Nel Veneto è possibile»

Zollino (Comitato Energia Ue): non devono prevalere le valutazioni emozionali

da “il Mattino” di Padova del 11/12/2009 – di Matteo Marian

PADOVA. «Basandosi sui criteri di individuazione applicati a livello internazionale, si può dire che in Veneto ci sono aree potenzialmente in grado di ospitare un sito nucleare». Giuseppe Zollino – membro del Comitato Energia Ue e del Consorzio Rfx, centro di ricerca sulla fusione nucleare che vede la partnership di Cnr, Enea e Università di Padova – parte da premesse oggettive.
«Non esiste, a oggi, alcun dossier che individua i possibili siti nucleari – spiega il professore che per l’ateneo padovano è docente, tra l’altro, di impianti nucleari e si è a lungo occupato di legislazione nucleare al Parlamento Europeo -. Resta il fatto, che nella redazione del decreto che andrà a fissare i criteri per la localizzazione delle aree, il governo non potrà che tenere conto delle norme internazionali. Alla luce di questo e ragionevole prevedere che in Veneto usciranno delle aree potenzialmente idonee a ospitare dei siti nucleari. Questo non vuol dire che poi, d’imperio, saranno costruite delle centrali».
Il professore ricorda come, alla luce dei criteri che il governo fisserà, sarà costruita una mappa dell’Italia in negativo (con le zone non adatte a ospitare un sito) dalla quale emergeranno le aree idonee. «Alla luce di questa – spiega l’esperto – gli investitori si faranno avanti, proponendo il loro progetto. Da qui scatterà un iter autorizzativo che coinvolgerà le comunità locali. Nulla di già deciso, quindi. Prima di creare ostacoli ideologici, bisogna attendere i criteri».
Sulla sicurezza delle attuali tecnologie che permettono la produzione di energia dall’atomo, Zollino precisa: «Anche il passaggio di una linea ferroviaria ad alta velocità comporta problemi più complessi rispetto a una linea tradizionale, non per questo si rinuncia alla Tav. Il nucleare è una “bestia” da gestire con attenzione, ma usando le dovute cautele è una “bestia” mansueta». Rispetto al problema subsidenza, evidenziato dal governatore Giancarlo Galan per quanto riguarda l’area del Polesine, Zollino spiega che il fenomeno «entra sicuramente nella categoria più vasta dell’analisi geologica che va fatta per rispondere ai criteri di stabilità necessari per un insediamento di questo tipo».
La speranza, conclude Zollino, «è che non prevalgano valutazioni di tipo emozionale. Per investimenti come questi serve un quadro regolatorio certo. Si discuta nel merito, preoccupandosi di come riuscire, nel futuro, a soddisfare il 100% del fabbisogno elettrico del Paese a costi ragionevoli. Tutte le fonti a bassa emissione di CO2, incluse le rinnovabili, possono e debbono contribuire, con quote anche rilevanti, tenendo però presente il costo reale di ciascuna. E il nucleare, se ben gestito, ha il costo del chilowattora tra i più bassi».

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vedi anche:

http://www.archivionucleare.com/index.php/2009/07/09/cnen-carta-siti/

https://geograficamente.wordpress.com/2009/10/08/nucleare-pro-e-contro-le-%e2%80%9cmacro-aree%e2%80%9d-idonee-ad-ospitare-le-prime-tre-nuove-centrali-nucleari-italiane-i-ciclopici-ostacoli-al-%e2%80%9cnucleare-italiano%e2%80%9d-dal-trovare-siti/

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