Inquinamento da polveri sottili – Le città in crisi: dalla necessità di altre forme di trasporto compatibile (la riduzione del traffico privato) alla mancata pulizia delle strade (perché non si lavano e si puliscono le strade nelle nostre città?)

esempio di chiusura al traffico: Bergamo, le strade del centro della città alta, del borgo medioevale sul colle (dal blog http://www.fuochidipaglia.it/)

“Polveri sottili, o particolato, o PM10 è il nome generico che indica tutte le sostanze sospese in aria. Sono polveri sottili, ad esempio, il polline, le spore, il sale marino, la terra alzata dal vento. Ora, a questo insieme eterogeneo di sostanze, da qualche decennio a questa parte – esattamente da quando l’uomo ha rafforzato la propria presenza intrusiva nell’ecosistema terrestre – si è aggiunta tutta una serie di elementi inquinanti, detti antropici, frutto generalmente di combustioni chimiche, quali metalli, solfati, nitrati, ceneri, fibre di amianto, polveri di cemento e carbone.  Qui sta il problema: mentre le prime sostanze, quelle naturali, non sono dannose per la salute, anzi in alcuni casi risultano persino benefiche – basti pensare all’aria ricca di iodio nei pressi del mare – le polveri antropiche sono responsabili di patologie acute e croniche all’apparato respiratorio (asma, enfisemi, tumori) e cardio-circolatorio” (dal sito “terranauta.it” e dal Rapporto “Mal’aria 2010” di Legambiente).

Milano

Vi proponiamo qui alcuni articoli che illustrano la situazione assai grave in questi giorni nelle nostre città (ma anche, e forse di più, nei centri medio-piccoli, e tutte le conurbazioni lungo le strade…luoghi questi di cui non si parla, non si fanno rilevazioni…) per ribadire la gravità di un inquinamento atmosferico che è prima di tutto un problema sanitario, di salute individuale delle persone. Secondo il rapporto annuale di Legambiente “Mal’aria 2010” sono più di ottomila le persone che nelle maggiori città italiane muoiono all’anno a causa dell’inquinamento (e nessuno ha criticato o messo in dubbio questo dato incredibile).

In questa nostra premessa (prima della rassegna di dati e il contesto della cronaca di questi giorni) ci preme qui sottolineare un elemento di cui nessuno parla, in merito a uno dei maggiori inquinanti di quest’epoca, appunto le polveri sottili. Cioè che queste polveri inquinanti si trovano anche in luoghi non densamente abitati e/o trafficati. Che particolari condizioni geomorfologiche, atmosferiche, dei venti, portano ad alte concentrazioni anche in zone di (relativa) campagna (come in certe zone dell’alta pianura veneta). E che nelle città, dove il contesto è più grave, originato dal forte traffico veicolare, oltre a misure più psicologiche che risolutive (la riduzione del traffico privato veicolare in alcune giornate “quando è possibile” –la domenica…-) e a intenti che poco si realizzano (anzi accade il contrario!) come l’incentivazione dei mezzi di trasporto pubblici…. in questa situazione “bloccata”, di “non cambiamento”, alcuni accorgimenti si potrebbero comunque fare. Infatti uno degli elementi di intensificazione delle polveri sottili non è solo l’emissione dai gas di scarico, ma anche il loro metterle in circolazione nell’atmosfera con l’intenso traffico sulle strade (cioè, per dirla banalmente, il sollevamento continuo, costante, della polvere).

In molte città europee il fenomeno delle polveri sottili, dell’inquinamento atmosferico, viene limitato con il lavaggio quotidiano delle strade (se andate a Parigi, e passeggiate alle sei del mattino, vi può capitare che vi arrivi, in strada e sul marciapiede, una piccola onda d’acqua fatta defluire dai tombini…). Le città italiane (anche e particolarmente quelle medio-piccole sono sporche e polverose; specie le strade, i marciapiedi (quando ci sono, quest’ultimi…). Un lavaggio costante, o una pulitura, un’aspirazione delle polveri (quest’ultimo caso quando l’acqua è difficile da usare, nei momenti di particolare freddo, a temperature sotto lo zero… ma il fenomeno delle Pm10 è oramai di tutte le stagioni a bassa piovosità…) organizzata costantemente sarebbe già un motivo di affrontare concretamente le emergenze (fermo restando che la riduzione degli inquinanti, dal traffico automobilistico alle emissioni pulite dei riscaldamenti domestici, è misura prioritaria).  

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L’ITALIA DELLE POLVERI SOTTILI

(da “Terranauta.it) Le polveri sottili superano ormai costantemente i limiti imposti per legge in molte delle nostre città. Cerchiamo di capire cosa sono, come mai sono nocive e soprattutto perché nessuno fa niente per tutelare la nostra salute.

Il 2010 è iniziato all’insegna dell’inquinamento da polveri sottili. In molte città italiane, i limiti imposti per legge sono stati superati più volte già in questi primi giorni – a Milano 12 volte nei primi 20 – mentre il dossier di Legambiente “Mal’aria 2009” presenta dati non certo confortanti: nell’anno appena trascorso solo 31 città sulle 88 monitorate sono risultate in regola.

Si riaccende dunque un dibattito annoso, in cui gli interessi economici e politici giocano un ruolo fondamentale e tendono spesso a minimizzare il problema. Emblematico, in tal senso, è il caso di Pozzallo (Corriere di Ragusa, 14/01/2010), comune in provincia di Ragusa in cui è attivo un cementificio accusato da molti di immettere nell’aria polveri dannose. Indizi a suo carico sono l’incidenza di tumori molto elevata ed una strana patina che si deposita sulle auto parcheggiate proprio nei pressi dello stabilimento, assai difficile da lavare via. Un caso per cui sembrerebbe superfluo l’intervento di Sherlock Holmes. Ciononostante il sindaco, continua a difendere a spada tratta lo stabilimento accusando piuttosto chi diffonde “falsi allarmismi”.

Si capisce quindi che in un tema così “caldo” non è sempre facile vederci chiaro. Proviamoci, cercando innanzitutto di capire cosa sono le polveri sottili e perché alcune di esse sono dannose per la nostra salute.

Polveri sottili, o particolato, o PM10 è il nome generico che indica tutte le sostanze sospese in aria. Sono polveri sottili, ad esempio, il polline, le spore, il sale marino, la terra alzata dal vento. Ora, a questo insieme eterogeneo di sostanze, da qualche decennio a questa parte – esattamente da quando l’uomo ha rafforzato la propria presenza intrusiva nell’ecosistema terrestre – si è aggiunta tutta una serie di elementi inquinanti, detti antropici, frutto generalmente di combustioni chimiche, quali metalli, solfati, nitrati, ceneri, fibre di amianto, polveri di cemento e carbone.

Qui sta il problema: mentre le prime sostanze, quelle naturali, non sono dannose per la salute, anzi in alcuni casi risultano persino benefiche – basti pensare all’aria ricca di iodio nei pressi del mare – le polveri antropiche sono responsabili di patologie acute e croniche all’apparato respiratorio (asma, enfisemi, tumori) e cardio-circolatorio.

Inoltre tanto più queste polveri sono sottili, quanto più, inalate, penetrano in profondità nell’organismo. Ad esempio delle particelle dal diametro di 10 micron – misura a partire dalla quale si inizia a parlare di polveri sottili – non giungono oltre il setto nasale e la faringe, creando al massimo qualche infiammazione, ma già delle particelle di 2,5 micron (le cosiddette PM2,5) sono in grado di penetrare profondamente nei polmoni creando danni ben più gravi. Le nano polveri infine, con diametro dell’ordine di grandezza dei nanometri, arrivano addirittura a penetrare nelle cellule.

Quindi è accertato che più le polveri sono sottili più sono dannose per la nostra salute. Proprio qui sta il problema maggiore. Le nostre città infatti sono già sature di polveri sottili, emesse per la maggior parte da automobili, stabilimenti industriali e inceneritori. Ma nelle nostre città avvengono anche migliaia di combustioni al giorno, dalle più grandi alle più banali, come quelle delle comuni caldaie domestiche. Tali combustioni, filtrando l’aria, assottigliando sempre di più le polveri in essa presenti; risultato, le polveri diventano sempre più sottili.

L’unica soluzione per liberarci del problema, come spiegava eloquentemente Stefano Montanari in una intervista di circa un anno fa, è smettere di produrle. Ciò vuol dire ripensare il nostro stile di vita, perché le polveri sottili non sono la conseguenza di un fenomeno singolo ed isolabile, ma di processi complessi e intrecciati che stanno alla base della nostra società. Sono la coscienza sporca della società, depositata come fuliggine in ogni suo strato, volatile ed invisibile, ma tangibile nei suoi effetti disastrosi.

Dai mezzi di trasporto ai metodi di gestione dei rifiuti, passando per la produzione di energia, tutto si deve cambiare. Le soluzioni non mancano e sono note a tutti: esistono decine di metodi efficienti per produrre energia pulita, mentre la politica dei rifiuti zero si è dimostrata applicabile anche alle grandi metropoli come Los Angeles. Ciò che manca, a detta della classe politica, sono i soldi per metterle i pratica. Ma i soldi non mancano quando si tratta di realizzare progetti inutili o inefficienti come l’ormai cabarettistico ponte sullo stretto o i treni ad alta velocità.

Allora cos’è che impedisce di attuare misure tese a tutelare gli interessi di tutti? Cosa ci vieta di agire sulla causa piuttosto che sull’effetto, dunque adottare uno stile di vita più sano piuttosto che produrre medicine sempre più efficaci per curare i nostri mali? Il dubbio sale, atroce e spontaneo: che anche la malattia, come ormai quasi tutto, sia diventata un business?

(da http://www.terranauta.it/ )

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SMOG, POLVERI E RUMORE ASSEDIANO I CENTRI URBANI

Con il dossier Mal’Aria di città e l’iniziativa delle vetrine antismog parte Mal’aria 2010. Legambiente: “Emergenza nazionale. Servono urgenti provvedimenti strutturali”.

Inquinamento alle stelle in tutta Italia. Napoli, Torino e Ancona guidano la classifica dei superamenti dei limiti di legge per le concentrazioni di Pm10, rispettivamente con 156, 151 e 129 giorni. Situazione grave anche a Milano (108), Roma (67) e Venezia (60). Lombardia e Emilia Romagna le regioni in cui si registrano valori critici per tutte le città monitorate, seguite da Piemonte (sette su otto) e Veneto (sei su sette). Nulla di buono nemmeno sul fronte ozono che nei mesi estivi ha fatto registrare livelli record.

Dal 1 gennaio 2010 è entrato in vigore il limite per la protezione della salute umana di 120 microgrammi/metro cubo da non superare per più di 25 giorni in un anno, ma oltre la metà delle città monitorate nel 2009 non rispettavano questo limite (32 su 50). La Pianura Padana si conferma come area critica anche in questo caso con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto troviamo Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68). Anche le grandi città non sono riuscite a rientrare nei limiti, come dimostrano i dati relativi a Milano (51), Genova (46), Bologna (42), Torino (40) e Roma (34). A livello regionale la maglia nera va di nuovo alla Lombardia, dove su 10 città che monitorano l’ozono, nove hanno superato di molto il limite di legge.

Questi in sintesi i dati di Mal’Aria di città, il dossier di Legambiente in collaborazione con il sito www.lamiaaria.it, che apre la campagna annuale sull’inquinamento atmosferico che per oltre due mesi attiverà manifestazioni e iniziative in tutta Italia, per sensibilizzare e informare i cittadini sul problema, con denunce mirate e proposte concrete per i diversi territori.

Intanto a Palermo, Potenza, Bologna, Milano, Roma, Genova, Torino, Taranto, Firenze e Civitanova oggi le vetrine di alcune boutique “attrezzeranno” i manichini in vetrina con mascherine antismog e slogan contro l’inquinamento da traffico.

“Il traguardo di un livello accettabile della qualità dell’aria è purtroppo ancora lontano – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – e molte sono ancora le azioni da intraprendere da parte delle amministrazioni locali e dal governo centrale per contribuire a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Ma se la salute è la nostra priorità, non dobbiamo dimenticare che il non rispetto delle norme sui livelli di inquinamento entro il 2011 esporrà il nostro Paese all’ennesima sanzione annunciata da parte dell’Unione europea”.

Sono molte le fonti di emissione che quotidianamente riversano nell’aria grandi quantità di sostanze inquinanti. Se negli ultimi anni le concentrazioni di inquinanti come anidride solforosa (SO2), monossido di carbonio (CO) e benzene, sono state ridotte con interventi mirati, molto ancora si deve fare per le polveri sottili, l’ozono e biossido di azoto.

Le principali fonti di inquinamento atmosferico a livello nazionale sono rappresentate dal settore industriale (responsabili del 26% delle emissioni di Pm10, del 23% di biossido di azoto (NO2), 79% di ossidi di zolfo (SOx) e 34% di idrocarburi policiclici aromatici) e dai trasporti, con il contributo maggiore attribuibile a quello su strada con il 22% alle emissioni totali di Pm10, il 50% di NO2, il 45% di CO e il 55% del benzene. Diversa è la situazione se analizziamo le fonti di emissione all’interno delle aree urbane dove a farla da padrone è il traffico veicolare, ad eccezione di alcune città che convivono con grandi complessi industriali. A Roma e Milano il traffico veicolare emette circa il 60% delle polveri sottili e degli ossidi di azoto; a Napoli contribuisce per il 50% del PM10 e a Torino per oltre il 50% circa di NOx.

Un’emergenza, quella dell’inquinamento nelle nostre città che è sanitaria prima ancora che ambientale, come dimostrano i numerosi e autorevoli studi pubblicati sull’argomento anche di recente. Nel 2006 l’OMS ha dimostrato, con uno studio sulle principali città italiane, che riportando i valori medi annui di polveri sottili al di sotto della soglia stabilita dalla legge (40 microgrammi/metro cubo) si potrebbero evitare oltre 2000 morti all’anno.

Ma anche l’esposizione al rumore provoca notevoli effetti negativi sulla salute e la qualità della vita, eppure, secondo il rapporto ISTAT – Indicatori Ambientali Urbani 2008, su 110 capoluoghi di provincia, a fine 2008 sono solamente 68 i comuni che hanno approvato un piano di zonizzazione acustica (5 in più rispetto al 2007), solo 15 hanno approvato una relazione biennale sullo stato acustico, 21 hanno un piano di risanamento e solo 11 hanno centraline fisse per il rilevamento del rumore.

Se i limiti di legge vengono regolarmente superati e le cifre sugli impatti sanitari dovrebbero chiarire una volta per tutte l’urgenza di interventi per il risanamento della qualità dell’aria all’interno delle nostre città, quasi nessuna amministrazione prova a prendere provvedimenti concreti e risolutivi.

Milano aveva lanciato un importante segnale con l’Ecopass, ma in mancanza della auspicata estensione, i suoi risultati benefici sono terminati. A Roma, una delle città con tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo – 76 auto ogni 100 abitanti, cioè oltre il triplo di New York (20) e il doppio di quelle di Londra (36), più di quante a San Francisco (64) e Los Angeles (5)7 – i provvedimenti decisi dal Comune durante l’ultimo anno e mezzo non hanno fatto altro che lasciare sempre più spazio al trasporto privato, alimentando ulteriormente la nota congestione del traffico capitolino. Ultima proposta davvero discutibile egrave; l’idea di inaugurare il nuovo circuito per il Gran Premio di Formula Uno in un’area quotidianamente intasata dal traffico in entrata e uscita dalla capitale.

Ma in tutta Italia il traffico è sempre più congestionato da un parco macchine che non ha pari in Europa; il trasporto pubblico è scarsamente attrattivo e gli spazi dedicati ai pedoni o ad altre tipologie di trasporto sono sempre di meno.

Anche i Governi nazionali che si sono succeduti dal 2001 ad oggi hanno finanziato per il 67% delle risorse della Legge obiettivo le infrastrutture stradali, non prevedendo nessun serio intervento economico a sostegno della mobilità sostenibile nelle città, dove vivono, lavorano e respirano la gran parte degli italiani. Ad oggi, l’unica politica messa in campo dal Governo è la rottamazione delle vecchie auto, che scarica sui contribuenti-consumatori i costi di un assai parziale abbattimento delle emissioni inquinanti.

“Il primo intervento, veloce e economicamente non impegnativo – ha spiegato Cogliati Dezza – consisterebbe nell’assicurare al trasporto pubblico di superficie una maggiore fluidità estendendo il più possibile la rete di corsie preferenziali, con due risultati immediati quasi a costo zero: la sottrazione di spazio alle automobili e una reale concorrenzialità del bus rispetto alle vetture private. Anche l’adozione di un pedaggio urbano per le aree più congestionate potrebbe, se applicato su aree significative, ridimensionare gli ingorghi, regolare il traffico, migliorare l’efficienza del trasporto pubblico, riducendo le emissioni inquinanti. Si tratta di superare le obiezioni politiche (elettoralistiche in realtà) e di trovare un prezzo di mercato equo per un bene assai scarso, lo spazio urbano, che fino ad oggi è stato “offerto” gratuitamente agli automobilisti”.

18 Gennaio 2010  – da http://www.terranauta.it/a1728/legambiente/smog

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IL  MAL  D’ARIA  DELL’ITALIA:  FUORILEGGE  DUE  CITTA’  SU  TRE

di Antonio Cianciullo, da “la Repubblica” del 29/1/2010

Due città su tre sono fuorilegge: l’ aria che si respira è troppo inquinata. E non si può dire che i campanelli d’allarme non siano squillati. Dopo anni di denunce da parte degli ambientalisti e degli istituti scientifici, nel gennaio 2009 è stata avviata una procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea nei confronti dell’ Italia, accusata di non difendere la salute dei suoi cittadini: mentre gli abitanti delle città sono costretti a respirare una quantità eccessiva di polveri sottili, né le autorità locali né il ministero dell’ Ambiente hanno preparato un piano di risanamento dell’ aria. Il recente avviso di garanzia al governatore della Lombardia, al presidente della Provincia e al sindaco di Milano ha rappresentato l’ultimo pro memoria.

I dati di allarme sono evidenti, gli interventi invisibili. Nel rapporto Mal’Aria 2010, curato dalla Legambiente, si sintetizza la situazione al 31 dicembre 2009: 57 città su 88 hanno superato i limiti di legge per le PM 10, le polveri finissime, con un diametro inferiore ai 10 millesimi di millimetro che riescono a penetrare fino agli alveoli polmonari producendo danni consistenti (8.200 morti all’ anno nelle 13 principali città italiane secondo uno studio dell’ Organizzazione mondiale di sanità). In cima alla classifica c’ è Napoli con 156 superamenti del limite medio giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo. Poi troviamo Torino (151), Ancona (129), Ravenna e Mantova (126). Milano sta a 108, Roma a 67. Cifre che si comprendono meglio prendendo come riferimento il numero dei superamenti oltre il quale i danni vengono considerati inaccettabili. Questo numero è 35.

La legge dice che i valori limite per le polveri sottili non possono essere superati per più di 35 giorni all’ anno: Napoli sta cinque volte sopra i limiti, Milano tre volte, Roma due. «Di fronte a questa situazione lascia sorpresi l’ appello del ministro dell’ Ambiente a scaldare meno le case», commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. «Il maggior responsabile dell’ inquinamento urbano è il traffico e il problema non si risolve senza mettere in campo sistemi avanzati di mobilità. Il caso Milano, una città in cui oltre la metà delle auto ha uno standard euro 3 o superiori, dimostra che ciò che manca è la capacità di costruire un servizio pubblico di qualità». – (a. cian.)

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Il presidio – I «genitori antinquinamento» in piazza dopo cinque anni

da “il Corriere della Sera” del 31/1/2010

«La danza della pioggia non funziona». Il campionario dei simboli è vario: mascherine bianche rotonde; mascherine verdi da chirurgo; mascheroni antigas (un po’ inquietanti) modello militare. Cartelloni colorati dai tratti infantili: «Respirare è un diritto».

E manifesti apocalittici. Con la foto di una bambina che cerca respiro sulle nuvole, mentre sotto ciminiere industriali inondano la terra di fumi neri. «In nome del popolo inquinato», scendono in piazza i «Genitori antismog». Successe già nel 2005. Non è mai accaduto altrove. La società civile milanese è in grado di portare un migliaio scarso di persone davanti all’ ingresso del Comune. A manifestare per il più immateriale dei beni: l’ aria.

Termometro e centraline danno i numeri della giornata, ieri mattina due gradi di temperatura e 140 microgrammi di polveri sottili. Freddo in linea con i giorni «della Merla», ma inquinamento triplo rispetto ai limiti di legge. Il vecchio logo delle mamme antismog era un passeggino vuoto. Messaggio: «I nostri bambini non possono uscire altrimenti si ammalano». Oggi l’ associazione è dei genitori (non solo madri) e il nuovo simbolo è una nuvoletta nera con una croce rossa sopra. La porta dipinta su una guancia la mamma Tania Pozzi, che è arrivata in piazza della Scala con testa e corpo coperti di veli scuri. Le mamme più giovani hanno creato su Facebook il gruppo «Ora (d’ )aria» e lasciando la piazza dicono soddisfatte: «Non potranno più ignorarci». Passano Dario Fo e Franca Rame. Legambiente srotola uno striscione: «Ne abbiamo pieni i polmoni».

L’ apice della protesta è un colpo di tosse insistito e corale. Nel pomeriggio il vicesindaco, Riccardo De Corato, liquida il raduno ricordando che le manifestanti erano «solo lo 0,2 per cento delle mamme di Milano». La battaglia avanza però a testa bassa. È cordiale e tenace. Poche o tante che fossero, ieri le mamme hanno ottenuto l’ impegno di un consiglio comunale straordinario sullo smog: il presidente Manfredi Palmeri è sicuro che «l’ Aula potrà e dovrà occuparsene». In assemblea cittadina, Anna Gerometta dei «Genitori antismog» chiede che vengano discussi «i rapporti del centro di ricerca Ispra, i dossier della Fondazione Lombardia per l’ Ambiente, lo studio della Fondazione Veronesi».

Ragionare sui documenti. Per infondere coraggio al Comune. Chiedono più piste ciclabili; un Ecopass più largo e più severo; più mezzi pubblici; più misure d’ emergenza. Nel corso della mattinata succedono un po’ di cose inaspettate. Un gruppo di madri e padri, neanche così ristretto, dichiara di aver votato il sindaco Moratti. E poi almeno quattro consiglieri comunali del Pdl si mescolano alla folla, secondo il principio che la battaglia per l’ aria pulita «è giusta a prescindere dalla propaganda». Non manifestano, ovviamente. Ma ascoltano. Intorno alle undici e mezza qualcuno spunta dal balcone del Comune e issa il vessillo dei «Genitori antismog» sul pennone centrale, legato a un palloncino. Un minuto dopo, un commesso apre di nuovo la finestra armato di forbici e rimuove l’ affronto. Poco prima da sotto hanno tossito. Ora si tolgono le mascherine e fischiano.

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CIELI OSCURATI DALLE POLVERI E CIELI SEMPRE PIU’ BLU

I cieli del mondo si stanno offuscando. Causa di tale riduzione di trasparenza è l’inquinamento atmosferico, che ostacola l’attraversamento dell’atmosfera da parte della luce solare. Unica eccezione l’Europa, i cui cieli sono diventati, al contrario, più brillanti di quanto non fossero negli anni Ottanta.

L’inquinamento atmosferico, incrementato quasi ovunque negli ultimi 30 anni, ha determinato l’aumento di particolato in sospensione nell’aria, come fuliggine, polveri sottili ed anidride solforosa; esso agisce da filtro per le radiazioni solari, che vengono così diffuse e non riescono a penetrare l’atmosfera. La conseguenza è che la visibilità risulta notevolmente ridotta e il cielo appare più cupo.

Si tratta del risultato di uno studio presentato di recente sulla rivista americana Science. A condurlo è stato un gruppo di geografi e climatologi guidati da Kaicun Wang, professore presso l’Università del Maryland (USA).

I ricercatori hanno attinto ai dati provenienti da 3250 stazioni meteorologiche, distribuite su tutto il pianeta e in orbita attorno ad esso, e raccolti dal National Climatic Data Center (NCDC). Le misurazioni sono relative tanto alla trasparenza del cielo quanto alla concentrazione e natura dell’aerosol presente nell’atmosfera.

Un aerosol è un colloide in cui micro-particelle di un liquido o di un solido sono disperse in un gas. Esistono numerosi tipi di aerosol. Alcuni sono del tutto naturali, come quello marino, nebbia che si forma spesso su mari e oceani, o quello desertico, in cui le sabbie si muovono attraverso i paesi restando sospese nell’aria. Altri hanno invece origine “artificiale” e possono essere causati dall’inquinamento atmosferico (particolato antropico presente soprattutto nelle zone urbane e industrializzate) come anche dalla combustione di biomasse.

Gli aerosol sono fortemente coinvolti nei processi di scattering (diffusione) della radiazione solare, la quale passando attraverso l’atmosfera può essere assorbita, riflessa o trasmessa (ossia lasciata passare). I gas serra, come noto, tendono a trattenere la radiazione, determinando un riscaldamento del pianeta. I raggi che colpiscono i particolati presenti nell’aria, invece, vengono deviati in direzione differente da quella di incidenza. Si ha quindi una diffusione che determina una redistribuzione dell’energia radiativa di natura solare.

E’ noto che gli aerosol influiscono sullo stato climatico; ne segue che cambiamenti della loro diffusione, composizione e densità non possano che avere un impatto significativo sul clima. I fenomeni che intervengono sono vari, per cui le interazioni non sono ancora del tutto note e sono oggetto di studio. In tal senso i risultati riportati dai sopra citati ricercatori dell’Università del Maryland rappresentano un apripista per futuri studi, sempre più approfonditi, in questo ambito.

Il fenomeno della riduzione della visibilità era in realtà già noto, come del resto il fatto che gli aerosol influissero sul clima, ma non si disponeva di una tale quantità e completezza di dati, quali quelli a cui il gruppo di Kaicun Wang ha attinto, né si era ancora realizzata un’accurata analisi basata sul confronto degli andamenti reali con i modelli simulati.

“La creazione di questo grande database” afferma Wang riferendosi a quello del NDCD, “è un importante passo avanti in direzione della ricerca sui cambiamenti di lungo termine nell’inquinamento dell’aria e della messa in correlazione di questi ultimi con l’evoluzione del clima mondiale.” I dati in questione coprono una fascia temporale piuttosto ampia, che va dal 1973 al 2007.

Se in generale, dunque, i cieli del mondo hanno visto ridurre la loro trasparenza nell’arco degli ultimi trent’anni, al contrario quelli europei sono diventati più brillanti di quanto non fossero negli anni Ottanta. Ciò perché, mentre nel complesso l’inquinamento atmosferico è aumentato, una maggiore attenzione verso l’ecologia ha fatto sì che in Europa si abbia ora una minore incidenza del fenomeno. Secondo Wang il rischiaramento dei nostri cieli è dovuto ad “una combinazione tra la comparsa di leggi per il controllo dell’inquinamento sempre più stringenti e la chiusura di molte fabbriche russe”.

Il fatto che gli aerosol filtrino la radiazione solare, impedendogli in parte il raggiungimento della crosta terrestre, ha fatto pensare alla possibilità di realizzare per la Terra uno schermo solare fatto di particolato. Alcuni ricercatori dell’ente americano NOAA, Amministrazione Nazionale Oceanica e Atmosferica, mettono in guardia sui possibili effetti collaterali di tale schermo, ossia ad esempio – a parte l’offuscamento del cielo – il fatto che molte centrali e sistemi elettrici che producono energia dal sole ridurrebbero di molto la loro efficienza, in quanto riceverebbero molta meno radiazione diretta (essendo essa diffusa prima di attraversare l’atmosfera).

Ad ogni modo, sarà opportuno condurre ulteriori e approfonditi studi sul comportamento degli aerosol e sulla loro influenza sul clima. Occorre infatti tenere presente che, come detto, sinora non esisteva una raccolta di dati di alta qualità estesi su tutto il territorio mondiale e su un periodo di tempo abbastanza lungo. Inoltre i parametri da prendere in considerazione sono tanti (come la composizione precisa dell’aerosol, nonché la sua distribuzione a livello spaziale) e i modelli con cui i ricercatori si trovano a lavorare sono complessi e variegati.

Anche in Italia si conducono ricerche in questo campo, incentrate soprattutto sull’analisi della situazione nel bacino del Mediterraneo, che per la sua struttura è palcoscenico di vari effetti incrociati, i quali richiedono una modellazione opportuna.

In attesa degli sviluppi della ricerca, possiamo goderci un cielo blu dipinto di blu più di quanto non fosse 30 anni fa e considerarlo una testimonianza dell’efficienza delle politiche anti-inquinamento attuate. Ovviamente sarebbe però stupido sedersi sugli allori, in quanto gli obiettivi di riduzione dell’impronta ecologica sul pianeta sono ancora ben lontani. (da http://www.terranauta.it/ )

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Da “Panorama” del 26/1/2010:

Puntuale come le tasse e l’influenza stagionale è arrivata anche quest’anno la pagella di Legambiente sull’inquinamento nelle città. Il rapporto (qui il file Pdf) si intitola Mal’Aria il che già dice tutto.
In realtà il suo contenuto è anche peggio di quel che ti aspetteresti. Su 88 città monitorate, ben 57 superano i limiti di legge per le polveri sottili, le insidiosissime PM10, che penetrano in profondità nell’apparato respiratorio.

Il limite precauzionale per la salvaguardia della salute è costituito da una concentrazione di 50 microgrammi al metro cubo da non superare più di 35 volte in un anno. Un limite tenuto, secondo Legambiente, in ben poca considerazione dal momento che l’hanno sforato, e abbondantemente, in molte città medie e grandi.

Ecco la triste top ten dell’inquinamento per il 2009:

Napoli (156 superamenti), Torino (151 superamenti), Ancona (129), Mantova (126), Ravenna (126), Frosinone (122), Milano (108), Alessandria (102), Pavia (100), Brescia (99). Ancora sopra la soglia di attenzione ci sono poi le altre grandi città come Roma (67), Venezia (60), Bari (56), Bologna (50), Palermo (48) e Genova (45).

Anche per l’ozono, inquinante secondario, marca male, soprattutto nella pianura padana. Dal 1 gennaio di quest’anno viene recepita una direttiva europea del 2002 (con la solita calma) che fissa il limite a 120 microgrammi al metro cubo, su una media di 8 ore, da non superare più di 25 volte l’anno. Novara, con 88 superamenti, guida la classifica dell’inquinamento da ozono, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68).

Infine per il biossido di azoto (NO2) i dati a disposizione si riferiscono al 2008 e ci dicono che erano almeno 20 i comuni in cui almeno una centralina ha registrato valori medi annui superiori alla tolleranza massima di 46 microgrammi al metro cubo, valida per quell’anno (il valore obiettivo per il 2010 è di 40 microgrammi al metro cubo). Le peggiori sono Messina (70 microgrammi al metro cubo), Napoli (62) e poi Brescia, Torino e Milano, tutte sopra i 61.

Quali sono le conseguenze di questi continui e corposi sforamenti sulla salute dei cittadini? Legambiente cita il rapporto stilato nel 2006 dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dall’Apat (oggi Ispra) dal quale emergeva un dato agghiacciante: in 13 città italiane (Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo) negli anni 2002-2004 si sarebbero potuti evitare 8200 decessi l’anno portando la concentrazione di polveri sottili al di sotto dei 20 microgrammi al metro cubo. C’è da farci un pensierino prima di grugnire all’idea della prossima domenica a piedi.

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alcune parti del Dossier “Mal’aria 2010” di Legambiente:

MAL’ARIA DI CITTÀ 2010 – L’inquinamento atmosferico e acustico nelle città italiane

Le polveri sottili insidiano gravemente la salute dei cittadini. 57 città su 88 monitorate superano il limite previsto dalla legge. Ma il problema esiste soprattutto a Napoli (156 superamenti del limite medio giornaliero di 50 microgrami/metro cubo), Torino (151), Ancona (129) e Ravenna (126). Tra le altre grandi città svettano Milano (108), Roma (67) e Venezia (60). Valori molto elevati se pensiamo che per legge sono consentiti al massimo 35 giorni di superamento all’anno. Le Regioni del nord quelle in cui si registrano i valori più critici con tutti i capoluoghi della Lombardia e dell’Emilia Romagna monitorati fuori dal limite di legge, 7 su 8 in Piemonte e 6 su 7 in Veneto.

Nulla di buono nemmeno sul fronte ozono che nei mesi estivi ha fatto registrare livelli record: (dal 1 gennaio 2010 è entrato in vigore il limite per la protezione della salute umana di 120 microgrammi/metro cubo da non superare per più di 25 giorni in un anno). Oltre la metà delle città monitorate nel 2009 non rispettavano questo limite (32 città su 50 monitorate). La Pianura Padana si conferma come area critica anche in questo caso con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto troviamo Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68). Anche le grandi città non sono riuscite comunque a rientrare nei limiti stabiliti come dimostrano i dati relativi a Milano (51), Genova (46), Bologna (42), Torino (40) e Roma (34). A livello regionale la maglia nera se l’aggiudica di nuovo la Lombardia, dove su 10 città che misurano l’ozono, nove hanno superato ben oltre le 25 volte il limite di legge.

Il traguardo di un livello accettabile della qualità dell’aria in città è purtroppo ancora lontano dall’essere raggiunto e molte sono ancora le azioni da intraprendere da parte delle amministrazioni locali e dal governo centrale per garantire ai cittadini italiani che l’aria che respirano non provochi loro danni alla salute. Una denuncia questa che non arriva soltanto dai dati pubblicati in questo dossier.

Nel gennaio 2009 è stata avviata una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea nei confronti dell’Italia per l’elevato livello di polveri sottili e per l’insufficienza dei piani di risanamento dell’aria delle Regioni e la mancanza del piano di risanamento nazionale del ministero dell’Ambiente. Il nostro Paese dovrà rientrare nei limiti di qualità entro il 2011, o tutti quanti saremo costretti a pagare l’ennesima multa annunciata.   Dopo aver presentato per la seconda volta una richiesta di moratoria (la prima è già stata bocciata da parte dell’Europa), si aspettano i prossimi mesi per il responso finale.

Ma questo non è l’unico atto ufficiale che riguarda il problema smog in città. Infatti è solo di poche settimane fa la notizia di un avviso di garanzia recapitato al governatore della Regione Lombardia Formigoni, al sindaco del capoluogo lombardo Letizia Moratti e al presidente della Provincia Guido Podestà. Comunque vada l’inchiesta, sono atti di garanzia che devono far riflettere sul fatto che il superamento dei livelli di guardia del PM10 è, nel nostro Paese, un male diffuso e ricorrente.

Amministrazioni locali e Governo centrale continuano a ignorare la necessità di attuare misure e politiche di contrasto serie, nonostante il problema dello smog sia ormai da molto tempo cronico per tante delle nostre città.

Sono molte le fonti di emissione che quotidianamente riversano nell’aria grandi quantità di sostanze inquinanti. Se negli ultimi anni le concentrazioni di molti inquinanti pericolosi sono state ridotte, in particolare inquinanti primari come SO2, CO, piombo e benzene, con interventi volti a ridurne le emissioni, molto ancora si deve fare per quegli inquinanti che oggi sono i principali responsabili della scarsa qualità dell’aria delle nostre città, ovvero polveri sottili, ozono e biossido di azoto.

Le principali fonti di inquinamento atmosferico a livello nazionale sono rappresentate dal settore industriale e della produzione di energia (responsabili del 26% delle emissioni di Pm10, del 23% di NO2, 79% di SOx e 34% di idrocarburi policiclici aromatici rispetto al totale nazionale) e dai trasporti, dove il contributo maggiore è attribuibile a quello su strada che contribuisce per il 22% alle emissioni totali di Pm10, 50% di NO2 e il 45% di CO e il 55% del benzene rispetto al totale nazionale.

Diversa è la situazione se analizziamo le fonti di emissione all’interno delle aree urbane dove a farla da padrone è sempre e comunque il traffico veicolare, ad eccezione di alcune città che convivono con grandi complessi industriali. È questo il caso di Taranto dove, stando all’ultimo rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano pubblicato dall’Ispra, l’industria è responsabile del 92% delle polveri sottili e di oltre l’80% degli ossidi di azoto emessi su scala comunale. Nelle altre grandi città la principale fonte di inquinamento rimane invece il trasporto stradale: a Roma e Milano emette circa il 60% delle polveri sottili e degli ossidi di azoto; a Napoli contribuisce per il 50% del PM10 e a Torino per oltre il 50% circa di NOx.

Ma i disagi dei cittadini non derivano solo dalla qualità dell’aria, anche l’esposizione al rumore provoca notevoli effetti negativi che vanno ben al di là del semplice fastidio. Che l’inquinamento acustico in città sia percepito come un problema grave è confermato anche dalle famiglie italiane, che secondo un’indagine dell’ISTAT dichiarano per il 36,8% gravi problemi relativi al rumore nella zona in cui abitano.

Ma nonostante questo ad oggi l’adozione di strumenti risolutivi è ancora incompleta sul territorio nazionale, seppure si possono notare alcuni lenti miglioramenti. Secondo il rapporto ISTAT – Indicatori Ambientali Urbani 2008, su 110 capoluoghi di provincia a fine 2008 sono 68 i comuni che hanno approvato un piano di zonizzazione acustica (5 in più rispetto al 2007), solo 15 hanno approvata una relazione biennale sullo stato acustico, 21 hanno un piano di risanamento acustico, e solo 11 hanno centraline fisse per il rilevamento del rumore.

Un’emergenza, quella dell’inquinamento nelle nostre città che è sanitaria prima ancora che ambientale, come dimostrano i numerosi e autorevoli studi pubblicati sull’argomento anche di recente. Nel 2006 l’OMS ha dimostrato, con uno studio sulle principali città italiane, che riportando i valori medi annui di polveri sottili al di sotto della soglia stabilita dalla legge (40 microgrammi/metro cubo) si potrebbero evitare oltre 2000 morti all’anno.

Il progetto “EpiAir-Inquinamento e salute: sorveglianza epidemiologica e interventi di prevenzione”, promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) ha messo invece in relazione la presenza di questi inquinanti in atmosfera e gli effetti negativi a breve termine sulla salute in Italia dimostrando come le conseguenze immediate dell’esposizione ad elevati livelli di inquinamento atmosferico siano molto gravi, soprattutto nei soggetti più sensibili come dimostra il forte incremento (pari a circa il 9%), in relazione all’aumento di NO2 e in seguito all’esposizione a questo inquinante dei soggetti considerati, dei ricoveri di asma per i bambini.

Ma intervenire sulle modalità di trasporto è necessario anche per vincere un’altra grande sfida, quella dei cambiamenti climatici….

Le polveri sottili

Primo imputato della scarsa qualità dell’aria nelle nostre città sono le famigerate polveri sottili, in particolare le polveri sottili (PM10), che sono molto dannose alla salute umana per la loro capacità di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio. Nelle città italiane sembra però che il problema, seppur oramai diventato cronico, continui ad essere sottovalutato e non affrontato in modo deciso ed efficace.

La normativa prevede un limite giornaliero per la protezione della salute umana di 50 µg/m3 da non superare più di 35 volte in un anno, obiettivo che non è stato raggiunto nel 2009 da 57 su 88 capoluoghi di provincia, il 65% delle città monitorate, e in molti casi con risultati decisamente preoccupanti.

Per stilare la classifica delle città più inquinate dalle polveri sottili è stato preso come dato di riferimento quello della centralina peggiore per l’anno 2009. La città più colpita dalle polveri sottili risulta essere Napoli, con ben 156 superamenti (Ente Ferrovie), seguita da Torino (151 superamenti), Ancona (129), Mantova (126), Ravenna (126 superamenti), Frosinone (122), Milano (108), Alessandria (102), Pavia (100), Brescia (99). Un po’ più in basso nella classifica troviamo i 67 superamenti di Roma (Corso Francia), i 60 di Venezia, i 56 di Bari, i 50 di Bologna, i 48 di Palermo e i 45 di Genova. Guardando la classifica dal basso invece, a Matera è stato registrato un solo superamento, seguono poi Reggio Calabria con 4, poi Siena, Potenza e Viterbo con soli 5 superamenti.

Tra le peggiori dieci città ce ne sono quattro lombarde e sei complessivamente della Pianura Padana. Tutti i 12 capoluoghi lombardi monitorati hanno almeno una centralina che ha superato il valore limite ben oltre quanto consentito, sebbene in misura diversa. Stesso discorso per i 9 capoluoghi dell’Emilia-Romagna. Per quanto riguarda le altre regioni della pianura padana, area notoriamente critica per l’inquinamento atmosferico, 6 città del Veneto su 7 hanno sforato e anche di molto la soglia dei 35 superamenti l’anno, 6 su 8 in Piemonte.

L’ozono

L’ozono troposferico è un inquinante secondario che si produce per effetto della radiazione solare in presenza di inquinanti primari (tra cui gli ossidi di azoto che rappresentano uno dei principali precursori dell’ozono). È quindi un componente importante dello smog fotochimico e si forma principalmente d’estate. Dal 1 gennaio 2010 le Amministrazioni locali devono rispettare i nuovi limiti, indicati dalla direttiva europea 2002/3/CE che fissa in 120 µg/m3 (calcolato come media su otto ore) il valore di pericolosità da non superare per più di 25 volte in un anno. Per questo motivo molte amministrazioni hanno avviato un monitoraggio continuo dell’ozono, ma ancora c’è molto da fare in termini di numero di centraline e copertura dei dati, per ora concentrati principalmente nel Nord Italia.

Per il 2009 sono stati considerati 50 capoluoghi di provincia, per i quali almeno una centralina ha avuto almeno un superamento del limite di ozono per la salute. Anche in questo caso per ogni città è stata presa in considerazione la centralina con il maggior numero di superamenti del limite di legge, e la classifica è stata stilata in base ai dati a disposizione e comunicati tramite i siti internet delle Agenzie Regionali Protezione Ambiente. Il bilancio non è di certo positivo con 32 città su 50 oltre i limiti di legge.

La Pianura Padana conferma il suo essere area critica per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico anche per i valori di ozono, con 8 città tra le prime dieci per superamenti del limite di legge fissato a 120 µg/m3 come media su otto ore. Novara ha riscontrato 83 superamenti, seguita da Alessandria con 73, Lecco con 70, Mantova con 68 e Ferrara con 66.
Il biossido di azoto

La concentrazione nell’aria di biossido di azoto (NO2) costituisce, insieme al particolato sottile e all’ozono, uno tra i maggiori problemi con cui le amministrazioni devono continuamente confrontarsi. Le emissioni di ossidi di azoto derivanti dai processi di combustione e, specialmente nei centri urbani, dal traffico automobilistico e dal riscaldamento domestico, nel corso degli ultimi anni, non hanno subito la riduzione che ha invece caratterizzato altre emissioni inquinanti. Sono stati presi in considerazione i valori delle concentrazioni medie di NO2 relativi al 2008, che interessano complessivamente 89 città che presentano centraline con un funzionamento di giorni superiore al 70%.

Nel 2008 la situazione dell’inquinamento da NO2 pur rimanendo critica, sembra presentare alcuni segnali di miglioramento: aumentano le città che rispettano i limiti e 54 città sono in linea con l’obiettivo di qualità di 40 μg/mc. Sono ancora molti i casi in cui le concentrazioni continuano a superare le soglie considerate pericolose per la salute umana stabilite dalla legge. In particolare, in 35 città si rileva la presenza di aree critiche in cui almeno una centralina ha registrato valori medi annui superiori al valore obiettivo di 40 μg/mc previsto per il 2010. Sono inoltre 20 i comuni in cui almeno una centralina ha registrato valori medi annui superiori alla tolleranza massima di 46 μg/mc, prevista al 2008. le cinque città peggiori sono Milano, torino e Brescia rispettivamente al quinto, quarto e terzultimo posto, Napoli al secondo e Messina al primo con 70 microgrammi/metro cubo, quasi il doppio della soglia stabilita dalla legge.

L’industria è uno dei settori maggiormente incidenti sull’inquinamento atmosferico, nonostante inizino ad attuarsi politiche di ammodernamento degli impianti obsoleti e adeguamento a standard più alti per quelli di nuova generazione. Rimangono infatti ancora critici alcuni tipi di produzioni (si pensi alla siderurgia o alla petrolchimica) intrinsecamente “impattanti”, tanto più se collocati nei pressi di aree ad alta densità abitativa dove, a tali emissioni, vanno addizionate quelle generate dalle attività collettive nei centri urbani. Considerevoli sono le emissioni di polveri sottili (25,7% del totale), di idrocarburi policiclici aromatici e di ossidi di zolfo, questi ultimi prodotti quasi nella loro totalità dal settore industriale (78,8%).

Il ruolo principe per l’inquinamento metropolitano, comunque, continua a giocarlo il traffico veicolare. Rispetto ai dati relativi all’anno precedente si nota una lieve diminuzione dell’emissioni di PM10 registrata rispetto sia ai trasporti su strada che alle altre forme di trasporto (totale 2006: 41%, totale 2007: 32,4%). Leggeri miglioramenti si riscontrano anche sulla quantità di monossido di carbonio (CO) emesso (inferiore di quasi 7 punti percentuali rispetto ai dati 2006). Per quanto riguarda gli SOx si conferma il trend degli anni precedenti che li vede in notevole diminuzione almeno sul fronte dei trasporti. Non altrettanto incoraggiante è la situazione relativa agli ossidi di azoto (NOx) e al benzene. Il solo traffico veicolare, infatti, ne produce rispettivamente il 50 (6% in più) e 55%, quote che arrivano al 68 e 71% se ad esse si sommano i contributi dovuti alle altre forme di trasporto.

Nella tabella seguente viene messo in evidenza in modo dettagliato da quali mezzi di trasporto proviene l’inquinamento. Il contributo principale viene dalle automobili con 11.245 t di Pm10, 240mila t circa di NOx, 775.880 t di CO e oltre 74milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 2007. Importante anche il contributo dei veicoli commerciali pesanti al primo posto per le emissioni di ossidi di azoto con quasi 250mila tonnellate di CO2. Infine non sono trascurabili le emissioni dei veicoli a due ruote, seconda tra i mezzi di trasporto per quanto riguarda il CO e il benzene.

Un’attenzione particolare meritano infine le emissioni generate dal riscaldamento residenziale, anch’essi gravanti sull’ambiente urbano, anche se in modo minore rispetto al traffico. Considerati i valori forniti dall’inventario dell’emissioni dell’Ispra, va sottolineato l’apporto di tali impianti nella produzione di polveri sottili (15,4%), monossido di carbonio (16,7%), anidride carbonica (10,4%), e soprattutto per gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) che pesano nel computo delle emissioni totali per il 38,7% (si pensi che la percentuale relativa agli impianti industriali è il 33,6%).

Se a livello nazionale le principali fonti di emissione sono le attività industriali e il trasporto su strada, analizzando la situazione relativa alle nostre città, nella gran parte dei capoluoghi è il traffico la principale fonte di inquinamento, come risulta dall’ultimo rapporto dell’Ispra sulla qualità dell’ambiente urbano. Discorso a parte va fatto invece per quelle città che sorgono a ridosso di grandi complessi industriali, come Taranto, dove, stando ai dati dell’Ispra, il 92% delle polveri sottili e oltre l’80% degli ossidi di azoto sono attribuibili all’industria.

Nelle altre grandi città è dunque il trasporto a farla da padrone. Volendo stilare una classifica delle città con il maggiore impatto della mobilità su strada (autoveicoli, furgoni, camion e quant’altro) Roma si posiziona senza dubbio al primo posto. Considerando infatti le sostanze derivanti da tale settore la principale fonte di inquinamento rimane invece il trasporto stradale: a Roma e Milano emette circa il 60% delle polveri sottili e degli ossidi di azoto; a Napoli contribuisce per il 50% del PM10 e a Torino per oltre il 50% circa di NOx.

3 – EFFETTI SULLA SALUTE DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Il non rispetto dei limiti di legge per l’inquinamento atmosferico ci costa molto in termini di salute: malattie cardiovascolari, polmonari, ricoveri e decessi aumentano sempre al peggioramento della qualità dell’aria e in modo diretto rispetto alla concentrazione dei principali inquinanti. Non vengono colpiti solo i soggetti che si trovano già in condizioni di salute gravi, ma l’esposizione agli inquinanti atmosferici, soprattutto se prolungata, determina un generale peggioramento delle condizioni di salute anche nei soggetti sani.

Vari studi epidemiologici hanno confermato che le emissioni inquinanti aumentano il rischio di morte per malattie cardiovascolari come infarto del miocardio e ictus, per malattie polmonari, determinano un aumento della mortalità infantile, e possono anche avere impatti sull’apparato riproduttivo. Senza poi contare effetti “collaterali” quali l’aumento di ricoveri per malattie respiratorie, polmonari e cardiovascolari, e l’impatto economico che questo causa in termini di spese mediche e perdita di giornate lavorative. A rischio in particolare sono gli anziani e i bambini, questi ultimi particolarmente soggetti all’asma.

Già i risultati dello studio condotto dall’OMS insieme all’allora APAT (oggi Ispra), pubblicati nel giugno 2006, avevano colpito nel dichiarare che in 13 città italiane (Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo) negli anni 2002-2004 si sarebbero potute evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il limite annuale di 40 µg/m3 previsto per legge di concentrazione di PM10. Portando la concentrazione di polveri sottili a livelli ancora più bassi, al di sotto dei 20 µg/m3, le morti evitate salirebbero addirittura a 8220, cifre che dovrebbero chiarire una volta per tutte l’urgenza di interventi per il risanamento della qualità dell’aria all’interno delle nostre città.

La tossicità delle polveri sottili dipende dal fatto che date le piccole dimensioni riescono a penetrare in profondità nell’apparato respiratorio, e in particolare le frazioni più piccole (PM2,5 e PM0,1) rappresentano la parte più pericolosa, riuscendo a penetrare fino agli alveoli. Inoltre a causa della presenza di metalli e altre sostanze adsorbite sulla loro superficie, sono in grado di causare radicali liberi che causano infiammazioni e malattie polmonari e possono determinare danni allo sviluppo polmonare. Sebbene le polveri sottili possano essere anche di origine naturale, studi hanno dimostrato che quelle di origine veicolare hanno capacità più alta di produrre radicali liberi e quindi pericolosità maggiore. L’O3 è un irritante delle mucose, può provare tosse, mal di testa e edema polmonare, e può provocare infiammazioni e avere conseguenze cardiovascolari. Per quanto riguarda gli inquinanti principali, la pericolosità del NO2 deriva dal suo essere sostanza irritante per le vie respiratorie e per gli occhi, può raggiungere gli alveoli e provocare edema polmonare. ( malariaUltimo[1] )

…………..

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3 thoughts on “Inquinamento da polveri sottili – Le città in crisi: dalla necessità di altre forme di trasporto compatibile (la riduzione del traffico privato) alla mancata pulizia delle strade (perché non si lavano e si puliscono le strade nelle nostre città?)

  1. Agata Lo Tauro martedì 2 febbraio 2010 / 8:54

    Non mi risulta che “nessuno fa niente per tutelare la nostra salute”.

  2. Luca Piccin giovedì 4 febbraio 2010 / 16:19

    Ho sempre pensato che la giunta di Montpellier lavava le strade per dare un’immagine di città pulita, ma ammetto la mia ignoranza scoprendo oggi che questo permette di ridurre le polveri !
    Comunque Montpellier è pulita anche perché il maestrale soffia quasi sempre e spazza il cielo.
    Quanto a noi, possiamo rallegrarci: le polveri saranno portate nei suoli dalla perturbazione annunciata per questa sera. Sempre meglio che vengano assorbite dal radicchio di Treviso IGP che respirarle direttamente !

  3. Carlo Montanari mercoledì 24 febbraio 2010 / 16:32

    Mi rivolgo al Prof. Stefano Montanari per sapere quante fibre di amianto possono essere andate in superficie a Senigallia durante la bonifica da amianto dell’ex Fabbrica Sacelit,eseguita a cielo aperto.Appena in possesso del filmato che la nostra Associazione ALa di Senigallia Associazione lotta all’amianto ha commissionato ad un registra avrei piacere che ne traesse delle conseguenze scevre da ogni imposizione politica.Lo stabilimento nato dal 1947 al 1983 sino al 1990 ha provocato 105 morti per cause correlate all’amianto lavorato.L’asur attualmente è indietro di 20 anni con l’esame epidemiologico.Le morti sono tante con casi di mesoteliomi e tumori correlati all’amianto.

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