L’inquinamento del Po (e del Lambro) – Non si può credere a chi dice che “è tutto sotto controllo, è tutto risolto”: si tratta di uno dei peggiori disastri per il Po degli ultimi decenni, l’ennesimo sfregio all’ambiente della Pianura Padana, al Delta veneto-emiliano, all’Adriatico (e intanto si depenalizzano i reati ambientali)

Lambro, il giorno della protesta (27/2/2010) - Una catena umana cui hanno partecipato 300 persone, per iniziativa della Legambiente, per protestare contro l'inquinamento del Lambro. L'ennesimo del fiume che attraversa Milano. E’ il più grave degli ultimi anni che ha portato una gigantesca macchia di petrolio fino al Po

Nel passato, fino agli anni ’70 del secolo scorso, quando è stata introdotta la prima legislazione ambientale sull’ “acqua” (la legge Merli), era consuetudine scaricare direttamente nei fiumi più prossimi (e in altri corpi idrici minori) le acque nere ed i reflui industriali (in realtà a tutt’oggi la grande città di Milano continua a versare direttamente su affluenti del Po le acque della propria rete fognaria). E già da prima (negli anni ’60), con l’introduzione della chimica e l’espansione e sviluppo degli idrocarburi, la situazione dei fiumi e della acque è diventata quella di vere e proprie fognature, che dovevano (e tuttora devono) essere in grado, da sole (spesso, come a volte accade adesso, senza depuratori) farsi carico di “tentare” di mantenere un minimo di ecosistema vitale nella fauna (i pesci, gli uccelli, i microrganismi) e nella flora (le piante, i fiori…).

Lo sversamento avvenuto la notte tra il 22 e il 23 febbraio scorso nel Lambro di circa 600 (seicento!) tonnellate di gasolio da parte della “Lombardia Petroli” (un ex raffineria ora usata come centro di stoccaggio, a Monza… si ipotizza per “aiutare” una riconversione speculativa edilizia di quell’area), questo sversamento è stato palesemente del tutto sottovaluto (nessuna importante mobilitazione nelle prime 48 ore della Regione Lombardia, della Protezione civile…). E in definitiva, con la filosofia che il tutto “è sotto controllo” continua tranquillamente ad esserlo (sottovalutato il problema). E con l’attuale utilizzo per fermare la mass oleosa non solo delle barriere mobili assorbenti e di quelle fisse, come la centrale elettrica di Isola Serafini nel piacentino, ma anche di apparati fognari, impianti di depurazione, appunto per fermare la massa inquinante (impianti sacrificati alla necessità di cercare di limitare il disastro), si è finora riusciti a bloccare (prelevare) 300 tonnellate del gasolio sversato, e le Autorità competenti affermano che “il resto sarà diluito nel fiume Po” (“diluire” è il verbo più usato in questo momento da chi minimizza lo scempio…); non considerando altresì che si è messo, per necessità, fuori uso fognature e impianti di depurazione e che, pertanto, gli scarichi fognari da qui a chissà quando non funzioneranno più, e il Po dovrà accollarsi pure i reflui quotidiani urbani e industriali rimasti privi di depurazione… Ebbene, tutto questo fa capire che l’ambiente, al di là delle parole e delle enunciazioni, è l’ultimo dei problemi su cui discutere in questo momento.

un germano reale, intriso di petrolio

Emblematico poi che, in questo contesto di fiumi (il Lambro e il Po) inquinati, qualcuno pensi bene di “approfittarne”: quattro giorni dopo lo sversamento del gasolio, il 27 di febbraio, nuove sostanze tossiche inquinanti sono state versate nel fiume Lambro (è stata avvistata una grande macchia all’altezza di Carate Brianza, il sospetto è che si tratti di materiale di scarico da tintoria versato da un’azienda tessile della zona).

E in una fase di diffusa depenalizzazione dei reati ambientali (ne parliamo nel proseguo dell’argomento in questo blog) si capisce che la situazione dell’ecosistema “ambiente” oramai è fuori controllo. Responsabilità forse di tutti, non solo della “politica” a cui si usa spesso attribuire tutti i torti. Ma anche degli Enti che devono controllare, della Autorità preposte alla gestione, dell’indifferenza diffusa delle categorie economiche, professionali, mediatiche… e un po’ tutti (compresi noi) diamo al problema un’attenzione marginale, di circostanza. Anziché considerare una priorità la conservazione e la qualità dell’ambiente e il suo ripristino, là dove il sistema ecocompatibile è compromesso e in degrado.  Insomma del Po e dei fiumi inquinati ce ne frega assai poco… E invece dovremo uscire da quest’apatia e parlarne di più e sempre; metterli al centro dell’attenzione, e praticare iniziative, conoscenze e normative efficaci alla loro vita.

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La chiazza di gasolio verso l’Adriatico

IL  LAMBRO,  IL  PO  E  LA  NOSTRA  STUPIDITA’

di Ermanno Olmi, daIl Corriere della Sera” del 25/2/2010

Io le ho viste le papere che volavano a pelo d’acqua sul Lambro. Due anni fa. Facevo delle riprese nell’area industriale dismessa della Falck a Sesto San Giovanni, dove tutt’intorno ai capannoni si estende una vastissima zona lasciata libera alla spontaneità della vegetazione.  Tanto che, in pochi anni, lungo le sponde del Lambro si è formata una barriera di alberi così fitta e intricata, con cespugli e rovi impenetrabili che proteggono la quiete del piccolo fiume. Addirittura, in qualche slargo erboso, piccoli acquitrini riparati da canne (che si chiamano col nome buffo di Mazzasorda) sono rifugio sicuro di aironi e fenicotteri che vengono a sostare e qualcuno addirittura nidifica.

Un territorio, questo, dove solo alcuni anni fa i mastodonti dell’Industria, con la baldanza di portatori della modernità, prendevano possesso delle terre agricole e per diritto in nome del progresso assoggettavano la Natura al loro primato. Non è passato neanche un secolo e i colossali altiforni di fuoco e ferro giacciono spenti nel mortificante abbandono dell’inutilità.

Ed è stata proprio questa decadenza che ha generato un nuovo evento, questa volta non più programmato dall’uomo ma dal suolo medesimo che senza più oppressioni, abbandonato a se stesso, ha silenziosamente ricomposto le sue ferite e trovato l’armonia delle sua condizione primigenia.

La frequentazione della troupe per le riprese del documentario aveva una certa regolarità, e così ogni volta andavo a spiare la famigliola di papere che abitavano le rive del Lambro. Notai che frequentavano soltanto un breve tratto del corso d’acqua, esclusivamente in un punto dove il fiume compie un’ansa piuttosto stretta, tanto che in soli pochi metri impedisce la vista da una parte all’altra. Pensai che questa dislocazione fosse una intuitiva strategia di difesa. Infatti, bastava un fruscio di passi sul sentiero che le papere, con pochi colpi d’ala erano già in volo e si mettevano al coperto nascondendosi alla vista degli importuni. Tuttavia, col tempo mi resi conto che la continuità delle nostre visite avevano modificato il loro comportamento. Un po’ alla volta, da una visita all’altra, ritardavano di poco poco la loro fuga.

Esitavano sempre più incerte tra l’istinto, ma per una sorta di legame ancestrale con la Natura che ci ha generato in ogni forma di vita e che lascia sottintendere in tutte le creature il principio del «sentimento».

Ma per noi che pretendiamo il benessere a tutti i costi, sarebbe tempo che ci domandassimo quali sono i sentimenti che pratichiamo per dare significato alle nostre esistenze. Se fossimo davvero onesti con noi stessi, dovremmo fare un elenco di cui vergognarci. A cominciare da qualche innocua paperella che si godeva nella quiete del fiume il suo minuto spazio di sopravvivenza. Vederla nelle immagini della tv profanata dal liquido ributtante e mortifero del petrolio mi ha fatto sentire ancora una volta in colpa. Ormai è un’immagine emblematica ricorrente. Ho parlato soltanto di un piccolo frammento di questa tragica realtà. Ma che insieme a tante altre sparse nel mondo ci fanno intendere le dimensioni di una visione che potrebbe diventare apocalittica. Esagero? «La regione Lombardia chiede lo stato di calamità» Ma è ora di dichiarare lo stato della nostra stupidità.

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Ancora un balletto di cifre: non si sa quanti e quali inquinanti

di Simonetta Lombardo, da TERRA del 26/2/2010

ANALISI. Da 400 a 600 tonnellate di idrocarburi: il sottosegretario Menia parla alla Camera di quantità variabili, mentre non si conosce con esattezza la composizione della macchia. Un’unica certezza: si è trattato di un’azione di sabotaggio.

«E’ una vera catastrofe e non solo ambientale quella che si sta prospettando per il Po». Le cifre dello sversamento si rincorrono ancora nella serata di ieri, ma il giudizio di Attilio Rinaldi, responsabile del progetto oceanografico Daphne che monitora la situazione dell’Adriatico, è netto. «Che ancora le cifre ballino sembra strano», dice Rinaldi ancora prima che il sottosegretario Roberto Menia parli nel pomeriggio alla Camera di una enorme quantità di idrocarburi rilasciati per un atto doloso (su questo il governo non ha oggi dubbi): da 400 a 600 tonnellate.
«Su quello che succederà in mare ancora non abbiamo nessuna certezza: lunedì saremo alle bocche del Po per vedere quello che arriva. Ho comunque la sensazione che il fiume si sacrificherà per l’Adriatico. Una buona parte del materiale rimarrà nelle acque dolci, sulle sponde, nelle sabbie di fondo, nei canneti, i quell’intrico di canali che è la foce. È senz’altro l’evento più devastante per il Po a partire dalla Seconda guerra mondiale”. A preoccupare Rinaldi è anche il particolare momento in cui è avvenuto l’incidente del Lambro. «Stiamo andando verso la primavera, il periodo in cui è maggiore l’attività riproduttiva. Inquinamenti di questo genere impattano enormemente sugli stadi giovanili degli organismi, sulle uova, sulle larve di pesci, molluschi e crostacei. Gli adulti – spiega l’esperto- hanno la capacità di spostarsi, gli stadi giovanili di molti organismi non hanno le stesse capacità di difesa».
Certo, è paradossale che dopo giorni dall’incidente ancora non si conoscano le dimensioni della macchia e neanche i componenti specifici. «Ci hanno detto che dentro ci sono greggio, gasolio, idrocarburi. Ma certamente c’è differenza: il gasolio tende a diluirsi nell’acqua e viene quindi assorbito dagli organismi filtratori. L’impatto del greggio è visivamente maggiore ma a livello di ecosistemi e di funzionalità del fiume è meno dannoso».
Perché il Po non è solo il più grande ecosistema acquatico italiano, ma anche un fornitore di servizi. «Ferrara beve acqua del fiume. E ora non si irrigano i campi, ma se fossimo più avanti nella stagione questo avrebbe significato anche una catastrofe per l’agricoltura della Pianura Padana». «Sull’approvvigionamento dell’acquedotto di Ferrara per ora non ci sono particolari problemi» spiega Paolo Pastorello, direttore cittadino dell’Hera, la multiutility che si occupa di gran parte del servizio idrico in Emilia Romagna.
«Domani mattina (oggi per chi legge, ndr) abbiamo una riunione in prefettura per capire le dimensioni del fenomeno. Se sarà necessario (e per ora non pare) chiuderemo l’approvvigionamento: abbiamo comunque la riserva per due o tre giorni, per aspettare che passi la marea nera». Ma Leonardo Fiorentini, candidato alle regionali per i Verdi, ricorda che la società ha chiuso il laboratorio di analisi di Pontelagoscuro, per spostarlo a Sasso Marconi: «Così ci vuole più tempo per farle, le analisi. Il consiglio comunale ha chiesto che il laboratorio rimanesse dov’era. Sarebbe stato meglio».

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Lambro. Depenalizzati gli scarichi inquinanti appena 20 giorni fa….

febbraio 27th, 2010 – Lo denuncia il giornale Terra, non lo riporta ovviamente quasi nessuno.

Il governo nel giorno 2 Febbraio (poco più di 20 giorni fa, quindi) ha approvato una norma che prevede appena una multa per chi sversa sostanze inquinanti nei fiumi.

Il 2 febbraio scorso, infatti, è stata licenziata una modifica al codice ambientale (la legge delega voluta dal precedente governo Berlusconi, la 152 del 2006) che indebolisce le sanzioni. (…) La norma prevede infatti che può essere perseguito penalmente solo chi scarica inquinanti ad altissima tossicità, come mercurio, cadmio e gli stessi idrocarburi “oltre i valori limite” consentiti dalla legge. Gli altri – quelli sotto i valori limite dei veleni- se la cavano con una multa che va da 3.000 a 30.000 euro, così come quelli che scaricano sostanze meno tossiche anche se inquinanti.

Mentre tutta la Rete suggerisce metodi di punizione esemplare per i misteriosi inquinatori di Lambro, Po e Adriatico (mezza Italia, in pratica), tipo legargli una pietra alla caviglia e costringerli a ripulire centinaia di chilometri di fiumi, i suddetti criminali dormono invece sonni tranquilli. Non solo probabilmente non verranno beccati mai, ma anche qualora fosse se la caveranno con qualche migliaio di euro di multa. A voler essere un po’ maliziosi, c’è da pensare che abbiano approfittato della depenalizzazione; a voler essere di molto maliziosi, che la depenalizzazione sia stata implementata proprio per dare una mano a chi doveva risolvere certi noiosi problemucci.Intanto la ministra Prestigiacomo smentisce indignata, ma non si vede come si possa smentire l’esistenza di una norma. Semmai si può discuterne le sfumature, ed è quello che fa GreenReport, per gli appassionati di codicilli.(Debora Billi)

Da: http://semidiceviprima.com/?p=2747

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IL  GOVERNO  DEPENALIZZA  GLI  SCARICHI

I Verdi denunciano l’ecovergogna

di Simonetta Lombardo, da TERRA del 25/2/2010

IL CASO. Il 2 febbraio il Parlamento ha approvato una norma che prevede semplicemente una multa per chi sversa molte sostanze inquinanti nei fiumi. Bonelli: «In questo paese gli inquinatori come i criminali la fanno sempre franca».

Chi ha inquinato il Lambro pagherà? Forse, ma con maggiore difficoltà, a partire dall’inizio di febbraio. La magistratura indaga sulle colpe e sui colpevoli dello sversamento di idrocarburi che ha ucciso il fiume e messo a rischio l’agricoltura, gli ecosistemi e la stessa fornitura di acqua potabile di una parte della Lombardia e che tra poco arriverà in Adriatico. Con tutta probabilità, in quella vicenda si troveranno profili penali, soprattutto se c’è stato – come ora sembra – un sabotaggio per far chiudere la fabbrica e permettere una lottizzazione.
Ma pochi giorni fa la maggioranza ha approvato una legge che depenalizza ulteriormente i reati di contaminazione delle acque, rendendo più facile la vita all’industria inquinante e più difficile la vita a chi deve contrastarla. Il 2 febbraio scorso, infatti, è stata licenziata una modifica al codice ambientale (la legge delega voluta dal precedente governo Berlusconi, la 152 del 2006) che indebolisce le sanzioni: «La legge dell’ecovergogna» la definisce il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che ha denunciato la depenalizzazione messa in atto dal Governo: «In questo paese gli inquinatori come i criminali la fanno sempre franca».
La norma prevede infatti che può essere perseguito penalmente solo chi scarica inquinanti ad altissima tossicità, come mercurio, cadmio e gli stessi idrocarburi “oltre i valori limite” consentiti dalla legge. Gli altri – quelli sotto i valori limite dei veleni- se la cavano con una multa che va da 3.000 a 30.000 euro, così come quelli che scaricano sostanze meno tossiche anche se inquinanti. «Il problema è nel manico», afferma Maurizio Santoloci, uno dei magistrati che hanno fatto la giurisprudenza ambientale italiana.
«In realtà nessuno può provare, secondo la costruzione delle nostre leggi, che quell’industria ha inquinato: anche se in quel tratto di fiume si trova arsenico e la fabbrica che lo produce come scarto è a 20 metri di distanza, devi dimostrarlo trovando nel pozzetto di scarico dell’impianto una quantità di inquinanti superiore a quella consentita. Naturalmente avvisando prima dell’ispezione».
Secondo Santoloci «le modifiche alle sanzioni allo scarico delle acque reflue industriali sono un regalo agli inquinatori» ma di fatto intervengono in una situazione in cui «c’è una legislazione contro l’inquinamento che è di forma ma non di sostanza». Se quindi nel Lambro ci fosse stato un inquinamento accidentale, per far scattare il reato penale occorrerebbe che qualcuno avesse colto in flagrante chi stava immettendo idrocarburi “oltre i valori limite”.
«La magistratura sta lavorando e troverà le risposte. Ma a livello politico non ci sono dubbi. C’è in atto una depenalizzazione di tutto quello che può essere depenalizzato», taglia corto Gianfranco Amendola, il primo di quei “pretori d’assalto” che hanno fatto fare il salto alla politica ambientale. «Il governo non va certo nella direzione di inasprire le sanzioni per chi inquina. E la legge per la creazione dei crimini ambientali non è mai decollata: ci sono delitti contro la vita, la proprietà ma non contro l’ambiente che poi significa la salute di tutti».

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LAMBRO – PO,  COLATA  DI  PETROLIO  “DEVASTANTE”  PER  L’ HABITAT  MARINO

26 febbraio 2010, da: ILSECOLOXIX.it

Una pastiglia di carbone attivo da somministrare subito agli animali per far loro smaltire la tossicità degli idrocarburi, una confezione di olio di vasellina per pulire le zone glabre come zampe, becco, occhi e orecchie, garze e un paio di guanti di lattice. È il contenuto del kit di pulizia e di primo soccorso dei volatili che la Lipu di Reggio Emilia sta distribuendo da ieri sera ai centri di coordinamento degli operatori che sono a lavoro per fronteggiare l’emergenza inquinamento del Po, dopo l’arrivo dell’onda nera proveniente dal Lambro.

«Ieri abbiamo distribuito già 10 kit e oggi ne smisteremo un’altra decina alle volontarie dell’Enpa» spiega all’adnkronos la delegata Lipu per la provincia di Reggio Emilia Mercedes Lombardo, sottolineando che l’intero lavoro di soccorso degli uccelli a rischio imbrattamento «è svolto in stretta collaborazione con la guardie ecologiche volontarie del Ggev». Intanto, al centro Lipu di Reggio, almeno una ventina di volontari sta facendo i turni anche di notte, per garantire l’accoglienza degli animali 24 ore su 24.

L’inquinamento da idrocarburi è quello più devastante per gli habitat acquatici e marini, così come per i settori produttivi, a partire dalla pesca. Lo afferma la Lega Pesca, fortemente preoccupata, tanto da parlare di vero «incubo», per le devastanti ripercussioni che il disastro ambientale del Lambro si prepara ad avere su tutto l’ecosistema acquatico del delta del Po e dei litorali costieri alto-adriatici, con danni per il settore ittico.

L’associazione confida in una pronta gestione dell’emergenza che consenta di contenere costi altrimenti incalcolabili. Non preoccupano solo le prospettive a breve termine, spiega Lega Pesca, ma sopratutto le ripercussioni a lungo termine sullo stato di salute delle acque e sulla qualità dell’ambiente marino, perché l’inquinamento da idrocarburi produce squilibri persistenti sugli ecosistemi marini, a partire dalla distruzione del fitoplancton e dello zooplancton su cui poggiano gli equilibri della catena alimentare marina, come reso noto da disastri ambientali epocali, come quello della Haven o della petroliera Erika.

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Da http://quotidianonet.ilsole24ore.com/ :

Bologna, 27 febbraio 2010  – La Regione Emilia Romagna potrebbe costituirsi parte civile per chiedere i danni provocati dal disastro ambientale a seguito degli sversamenti nel Lambro dell’ex raffineria di Villasanta, in provincia di Monza, che hanno raggiunto il Po. Che la possibilità sia al momento in fase di valutazione lo annunciato il presidente Vasco Errani, oggi a Faenza con il segretario del Pd Pier Luigi Bersani per incontrare i dipendenti di Omsa, che protestano per l’annunciata chiusura del sito produttivo.

Po inquinato

Oltretutto, «sta emergendo che siamo di fronte a un atto doloso» ha ricordato Errani, in riferimento al fatto che sulla vicenda la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per sabotaggio. Assicurando poi che si «sta lavorando bene», il presidente dell’Emilia Romagna ha chiarito che fondamentali ora sono «le operazioni di bonifica» che riguarderanno anche le sponde del Po, onde scongiurare danni collaterali. Si tratta, certamente, ha precisato «di uno sforzo finanziario rilevante rispetto a cui Governo e ministro dell’Ambiente si sono impegnati».

LA  SITUAZIONE  DALLE  NOSTRE  ZONE

Forte preoccupazione a Rovigo, dove oggi è andato in visita il capo della protezione civile Guido Bertolaso. Buone notizie da Ferrara: l’acqua potabile è ok. A Reggio Emilia, dopo aver frenato l’onda nera, bisognerà pulire la sponda destra del fiume, imbrattata da residui.

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Inquinamento Lambro e Po, per CNR ” inevitabile” il danno in Adriatico. Bertolaso non è d’accordo: “Tutto nella norma”

27/2/2010, da http://news.youreporter.it/

«Se è difficile, in questo momento in cui l’emergenza è ancora in atto identificare tutte le differenti e possibili conseguenze ambientali, vi è comunque un aspetto che richiede attenzione: l’impatto inevitabile sul mare Adriatico, l’ecosistema recettore finale».

Lo osserva l’Istituto di Ricerca Sulle Acque (Irsa) del Cnr a proposto dell’inquinamento da idrocarburi del Lambro e del Po. «L’interruzione per alcune settimane della operatività dell’impianto Alsi di San Rocco determinerà, infatti – prosegue Irsa-Cnr – lo sversamento non depurato dei reflui urbani di circa settecentomila abitanti, con la formazione di un carico in eccesso di nutrienti che giungeranno alla foce del Fiume Po in un momento, l’inizio della primavera, durante il quale si hanno le prime fioriture algali, generalmente diatomee, che danno inizio ai naturali cicli stagionali». «Esiste quindi una certa possibilità – conclude Irsa-Cnr – che si possano verificare situazioni di fioriture al di fuori della norma, con conseguenze anche sull’ecosistema marino prospiciente la foce del Po».

Nonostante tutto però per Bertolaso l’ottimismo è quasi assoluto: le analisi dell’acqua del Po, fatte dalle agenzie di protezione ambientale di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, sono «tutte nella norma per la presenza di idrocarburi». Lo assicura il capo della Protezione civile che in Prefettura a Rovigo ha incontrato gli amministratori locali. «La situazione – ha detto – è sotto controllo, le analisi delle acque sono state fatte in superficie, ad un metro e a due metri, e sono tutte nella norma per la presenza di idrocarburi. Non abbiamo ragioni per temere che nei prossimi giorni queste analisi siano destinate a peggiorare».

Intanto la Regione Emilia-Romagna «sta valutando la possibilità di costituirsi parte civile per i danni, anche a seguito del fatto che, in modo sempre più concreto, sta emergendo che siamo di fronte a un atto doloso». «La cosa fondamentale per noi adesso – ha spiegato – è che, attraverso la dichiarazione di emergenza nazionale, parta immediatamente la bonifica. Perché, oltre al problema di raccogliere il gasolio e gli oli pesanti finiti nel Lambro e nel Po, ora ci sono da bonificare le sponde per evitare danni ambientali collaterali. Questo richiederà uno sforzo finanziario rilevante e il Governo, anche il ministro dell’Ambiente, si è impegnato e deve essere proprio così».

inquinamento Po (chiazze di gasolio)

Errani ha ricordato che oggi alle 13 a Ferrara ci sarà un nuovo incontro con Bertolaso sui problemi nevralgici del Ferrarese, come l’acquedotto del capoluogo che utilizza l’acqua del Po e l’equilibro ambientale dell’area del Delta, molto importante anche sul piano economico per il turismo e per gli allevamenti. «Si sta facendo un buon lavoro nella barriera fondamentale di Isola Serafini, che ci sta consentendo di togliere la gran parte del materiale versato nel Lambro – ha detto Errani – noi siamo fiduciosi che ci siano tutte le condizioni per non trovarsi di fronte a problemi come quello dell’acquedotto di Ferrara e del Delta del Po. Stiamo lavorando con grande impegno e credo che lo stiamo facendo bene», ha concluso.

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MAREA NERA, SI RIDUCONO I RISCHI

Bertolaso: «Allarmismo ingiustificato» – “Tiene” la barriera a Polasella, a monte del delta del Po. Il capo della Protezione civile: nessuna emergenza mare

Da “il Corriere della Sera.it” del 27/2(2010

MILANO -Si riducono i rischi di inquinamento del delta del Po e quindi del mare Adriatico, dopo lo sversamento di idrocarburi nel fiume Lambro e successivamente nel Po. La grande massa di inquinanti è stata trattenuta dall’invaso della centrale elettrica di Isola Serafini. Quella percentuale molto ridotta che è riuscita a “passare” e a scorrere lungo l’asta del Po è stata via via “trattenuta” dalle barriere mobili assorbenti dislocate lungo il corso del fiume e poi aspirata. L’ultima barriera in ordine di tempo è stata collocata a Polesella, a monte del delta, e sta funzionando bene. È ancorata ai piloni del ponte e dunque resiste anche alla corrente. Se sarà necessario, ne saranno collocate altre a monte dei rami laterali del delta per evitare al massimo i rischi per la foce e dunque per il mare.

La vigilanza degli enti preposti alla sicurezza delle acque è massima. Sembra comunque che il grosso dell’allarme sia rientrato, grazie anche al fatto che in questo periodo i campi non hanno bisogno di acqua dal Po e dunque i pericoli sono molto relativi. «Nelle prossime ore occorre mantenere costante il livello di attenzione, ma tutto sta andando bene ed è ingiustificato ogni allarmismo». Così il numero uno della Protezione civile, Guido Bertolaso, si è espresso al termine della riunione svoltasi sabato pomeriggio in prefettura a Ferrara sull’emergenza Po-Lambro dopo lo sversamento di idrocarburi nel fiume. «Il problema principale è stato avere le informazioni in tempo reale sulle analisi chimiche delle acque per l’insieme delle tre regioni interessate – ha precisato Bertolaso, che in mattinata era stato a Rovigo -. Ora si tratta di eliminare del tutto la pellicola in superficie, operazione, tra l’altro, facilitata dall’evaporazione conseguente alle buone condizioni meteo. Nessun problema, invece, in profondità».

«NESSUNA EMERGENZA PO» – Per Bertolaso non c’è nessuna emergenza Po, né emergenza mare, «e non ci sono ragioni per provvedimenti restrittivi da adottare per la zona del delta». Il capo della Protezione civile ha quindi confermato la necessità di provvedere da subito all’attività di bonifica.

SCONTRO PD-REGIONE LOMBARDIA – Intanto è polemica tra il Pd e la Regione Lombardia sugli interventi messi in campo per la salvaguardia del fiume Lambro nell’immediatezza dell’emergenza inquinamento. A sollevare le critiche è stato il candidato del centrosinistra alle regionali Filippo Penati che ha parlato di «ritardi e inadeguatezza» come «cause dell’estensione del disastro ambientale». «Se il piano d’emergenza per contenere la macchia oleosa di petrolio che è stata versata nel Lambro non fosse scattato con 48 ore di ritardo – sostiene – oggi non saremmo di fronte al disastro ecologico delle dimensioni che conosciamo che ha investito anche il fiume Po e numerosi territori». Immediata la replica della Regione in una nota: «Le azioni per fronteggiare lo sversamento del petrolio nel fiume Lambro sono state tempestive e hanno utilizzato tutte le modalità più adeguate a disposizione. Nulla può essere rimproverato né ai vigili del fuoco né alla protezione civile né a nessun ente territoriale, come hanno riconosciuto lo stesso Ministro Prestigiacomo e il sottosegretario Bertolaso».

L’INIZIATIVA – In mattinata una lunga catena umana ha stretto in un abbraccio simbolico il fiume Lambro: l’iniziativa simbolica è stata messa in atto da Legambiente alle 11.30, al Parco Lambro di Milano, in segno di protesta contro la catastrofe ecologica che ha investito il corso d’acqua e che ora sta drammaticamente colpendo il Po. L’onda nera di idrocarburi, partita martedì dalla ex raffineria di Villasanta, in provincia di Monza, ha già percorso centinaia di chilometri, lasciandosi alle spalle una terribile devastazione ecologica.

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Le indagini: solo tre o quattro persone esperte possono aver aperto le saracinesche

SCARICATI  ALTRI  VELENI  NEL  LAMBRO

Nuova grande macchia inquinante sul fiume: materiale di scarico da tintoria. «Pericolo emulazione»

da “il Corriere della Sera.it” del 28/2/2010, di Rita Querzé

MILANO — Sul corpo ferito del Lambro si avventano gli sciacalli. Dopo lo sfregio del gasolio uscito lunedì notte dalla Lombarda Petroli, un’ex raffineria nei pressi di Monza, ieri nuove sostanze inquinanti sono state versate nel fiume. Nel tardo pomeriggio è stata avvistata una grande macchia all’altezza di Carate Brianza. Subito sono intervenuti i tecnici della Protezione civile. L’allarme è partito dalle guardie ecologiche del Parco. «Abbiamo immediatamente avvertito la polizia provinciale», racconta il presidente del Parco Valle Lambro, Emiliano Ronzoni. Ipotesi? «Il sospetto è che si tratti di materiale di scarico da tintoria versato da un’azienda tessile della zona», allarga le braccia Ronzoni. Le guardie ecologiche del Parco hanno prelevato subito campioni per analizzare la sostanza. I tecnici della Protezione civile e i Vigili del fuoco stanno lavorando per bloccare il flusso trasportato dalla corrente.

A questo punto si teme che il disastro di lunedì scorso porti con sè gesti di emulazione. O incoraggi i siti produttivi a scaricare a fiume nella convinzione di poter confondere i propri rifiuti in acque già sporche. Intanto sul fronte delle indagini tutte le piste restano aperte. La soluzione del rebus è dentro la Lombarda Petroli, l’ex raffineria trasformata in centro di stoccaggio da cui nella notte tra lunedì e martedì sono uscite oltre 3.000 tonnellate di materiale, di cui 1.662 di gasolio e il resto di olio combustibile. Dipendenti ed ex dipendenti sono stati sentiti in procura, a Monza.

Protesta estrema e scellerata di lavoratori disperati per la perdita del posto? «Lo escluderei — valuta Maurizio Paltan, segretario generale della Filtcem Cgil della Brianza, sindacalista che dal 2007 ha seguito le vicende della Lombarda Petroli —. Nel 2007 lo stabilimento aveva sedici dipendenti. Firmammo un accordo che prevedeva la cessazione dell’attività: a fine 2008 l’azienda avrebbe chiuso. Poi venne chiesta una proroga fino alla fine del 2009. Pochi mesi fa c’è stato l’ennesimo rinvio— questa volta davvero l’ultimo visto che la legge non ne permette altri — fino a metà del 2010».

Oggi sono rimasti sei dipendenti. «Dei dieci che se ne sono andati quattro sono ormai in pensione e sei hanno lasciato dopo aver trovato un altro lavoro — racconta Paltan —. Tre di quelli ancora in servizio a giugno avrebbero potuto contare sulla mobilità e poi sulla pensione. Per gli altri l’intenzione era di chiedere la cassa in deroga. Insomma, non ho percepito tensione o rabbia nei confronti del datore di lavoro. Tanto più che Tagliabue aveva più volte chiesto di restare sull’area con un’altra attività nel campo dell’energia. Se avesse avuto il via libera qualcuno avrebbe potuto essere ricollocato». Resta il fatto che solo tre o quattro persone esperte— secondo l’Arpa della Lombardia — possono aver avviato il quadro elettrico, attivato le pompe e aperto le saracinesche delle cisterne. «Non toccano a me le indagini— conclude Paltan —. Certo è che negli ultimi mesi in quell’azienda era un gran viavai di gente. Addetti alla bonifica, clienti, fornitori. Difficile dare qualcosa per scontato». (Rita Querzé)
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Parti del Delta del Po a rischio – Nell’immagine la Pialassa Baiona, una laguna salmastra a nord di Ravenna che copre un'area di circa 1100 ettari. La Pialassa fa parte del Parco del Delta del Po ed è considerata area protetta dalla Convenzione di Ramsar. La parte meridionale risulta particolarmente compromessa a livello di inquinamento del comparto sedimentario (da pagina web http://www.scienzagiovane.unibo.it/ )
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3 thoughts on “L’inquinamento del Po (e del Lambro) – Non si può credere a chi dice che “è tutto sotto controllo, è tutto risolto”: si tratta di uno dei peggiori disastri per il Po degli ultimi decenni, l’ennesimo sfregio all’ambiente della Pianura Padana, al Delta veneto-emiliano, all’Adriatico (e intanto si depenalizzano i reati ambientali)

  1. davide regazzi giovedì 4 marzo 2010 / 11:49

    Io el a mia famiglia siamo sconcertati, profondamente arrabbiati e offesi dall’ accaduto! E’ mostruoso che l’ ecoterrorismo possa giungere a questi livelli. Noi amiamo il delta da quando ervamo fanciulli! Vorremmo punizioni esemplari per chi ha causato e favorito il disastro.
    Poniamo indubbiamente fiducia in chi con le oper sta cercando di limitare il disastro compiuto verso tutti gli esseri viventi!

  2. alessandra giovedì 4 marzo 2010 / 18:53

    non posso credere che abbiano depenailzzato queste bestie….non si possono chiamare persone!

  3. anna mercoledì 17 marzo 2010 / 15:26

    mi è stato molto utile per una ricerca scolastica.
    da 1 a 10 darei 8.
    grazie 🙂

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