SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA: un esempio (fra i tanti) del rischio che un’infrastruttura voluta come “opportunità” per un Territorio, si trasformi in un’ “opera dalla quale difendersi”; e le comunità dove passa ne diventano non fruitrici ma vittime

La “Superstrada Pedemontana Veneta” avrà una lunghezza di 94 km e 900 metri, con 9 viadotti e 15 km di tunnel e sarà costituita da due corsie per senso di marcia, oltre alla corsia d’emergenza. Lungo il tracciato sono previsti 18 svincoli e altri 53 km di bretelle e strade complementari (tangenziali, adduzioni ai caselli, migliorie della viabilità). 32 sono i comuni che saranno attraversati dall’infrastruttura, 12 in provincia di Treviso e 20 in quella di Vicenza. Secondo i piani la superstrada sarà pronta in 5 anni circa

L’esempio che vi proponiamo in merito al tema della “mobilità”, delle persone e delle merci, riguarda un territorio veneto (quello pedemontano, vicentino e trevigiano) che da sempre soffre di difficoltà a “muoversi”. Negli spostamenti in particolare da est ad ovest (e viceversa) dell’area pedemontana veneta, vi è una palese difficoltà delle strade attuali a smaltire il traffico che vi si genera. Di un’area geografica tra l’altro piuttosto dinamica da un punto di vista artigianale e industriale. Anche se ora in crisi e con la necessità di rivedere i propri parametri storici di sviluppo, basati finora sulla manifattura e su piccole e medie aziende, che sono state (e un po’ lo sono ancora) il motore vero del cosiddetto “miracolo economico” del nordest.

I problemi di spostamento, di mobilità, le difficoltà del traffico, sono naturalmente un probema comune a tutti, in qualunque luogo possa trovarsi chi legge queste note; perché troppo a lungo e pervicacemente si è puntato sul trasporto (delle persone e delle merci) su gomma, su strada. Ed ora siamo intasati, lenti nello spostarsi, e pure anche molto inquinati (le poco utili iniziative di chiusura al traffico delle città stanno a dimostrare la gravità di un problema di salute delle persone).

Qui di seguito vogliamo parlarvi pertanto di un’infrastruttura, la Superstrada Pedemontana Veneta, che ha avuto un’iter, uno sviluppo politico e amministrativo (ora siamo al progetto definitivo e nel giro di qualche mese dovrebbero partire i cantieri per la realizzazione…), dicevamo un’iter a dir poco paradossale.

Nata (negli anni ’70-’80, del secolo scorso) come progetto di “Variante” a una strada statale intasata ed inefficiente (la Schiavonesca Marosticana), si è trasformata in modo rocambolesco in un’autostrada, e i tentativi di “ritrasformarla” in opera al servizio della viabilità locale, si sono realizzati solo cambiandole il nome (ora si chiama “superstrada”) ma non la struttura, la sua “natura” (di fatto di un’autostrada si tratta, anche se il nome è “superstrada”).

Nel Comune di Giavera del Montello (nel Trevigiano), in località Colombere di Cusignana, c’è la quattrocentesca “Villa Tiretta, Agostini”, con il corpo centrale a pianta quadrata, un ampio scalone d’accesso al primo piano, una trifora centrale, due ampie barchesse ai lati con travature dipinte. Si tratta di una villa che chi la vede la attribuisce al Palladio, ed invece è stata costruita un secolo prima del grande architetto. Per queste sue caratteristiche “pre-palladiane” è considerata un’operata emblematica di quel che da lì a un secolo sarebbe stato il fenomeno delle ville venete. La “Superstrada Pedemontana Veneta” passa a 170 metri dai cancelli di Villa Agostini, suscitando reazione di preoccupazione e opposizione. Ma molte altre sono le ville ed edifici di pregio storico-archiettetonico danneggiate dal passaggio dell’ autostrada-superstrada

Occasioni sprecate di progettare il territorio in modo diverso, pensando ad esempio, nel caso che vi proponiamo, alla creazione di una struttura viaria al servizio di quella che è la galassia pedemontana (microesempio della “galassia padano-veneta”): cioè di una strada che serva veramente alla “metropoli pedemontana”, un territorio lungo una novantina di chilometri e largo una decina, e che è di fatto un’unica conurbazione, un’unica grande città (a prescindere dalle vecchie suddivisioni istituzionali ancora vigenti in un centinaio di medio-piccoli comuni e in due provincie…).

Vi diamo qui conto con alcuni articoli di quotidiani locali, dei giorni nostri, che parlano del contesto attuale della realizzazione dell’opera. Ma, in particolare per chi vi abita nei pressi e per chi si sta interessando a quest’opera, proponiamo un documento che analizza e descrive il percorso storico dell’iter politico e burocratico dell’opera: una “breve storia della pedemontana veneta” che cerca di spiegare, enumerando i fatti dal 1980 ai giorni nostri, perché si possa arrivare a trasformare un’opera voluta dalle popolazioni come necessaria, in un’opera dalla quale bisogna difendersi. Da “opportunità” per un Territorio, a “servitù di passaggio”.

…………………

BREVE STORIA DELLA “SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA”

1990: IL PIANO REGIONALE DEI TRASPORTI

L’area pedemontana veneta, compresa nelle provincie di Vicenza e Treviso, dal momento della grande espansione del traffico automobilistico (cioè dai primi anni ’70), ha sempre sofferto per le problematiche legate ad una viabilità, in particolare nella direzione “est-ovest”, del tutto inadeguata ed insufficiente, anche rispetto al notevole sviluppo della popolazione e, ancor più, dell’economia di tutta l’area.

Il Piano Regionale dei Trasporti (Provvedimento del Consiglio Regionale del Veneto approvato  nel febbraio 1990) veniva incontro a queste necessità reali di riqualificazione viaria (con conseguenti finanziamenti), prevedendo quello che fu chiamato il “Potenziamento dell’itinerario pedemontano Montebello – Valico di Priabona – Malo – Thiene – Bassano – Montebelluna – Ponte della Priula”.

In pratica veniva prevista la costruzione di questo “itinerario pedemontano” per “Tratte”: Vicenza-Bassano, Bassano-Montebelluna, Montebelluna-Ponte della Priula. All’interno di ciascuna tratta i lavori poi si sarebbero svolti per Stralci. Ad esempio era previsto per primo lo stralcio “Caerano-Montebelluna-Volpago”, poi “Fonte-Asolo-Caerano”, e così via. Ogni stralcio, una volta completato, entrava subito in funzione connettendosi naturalmente alla viabilità locale presente. In pratica l’ “itinerario pedemontano” veniva ad essere un continuum di circonvallazioni per i comuni a nord ma anche a sud di esso.

Opera strategica di riferimento veniva ad essere la cosiddetta “Gasparona” (la tangenziale a ridosso di Bassano, a sud della città), già in funzione nei primi anni novanta e che diveniva una specie di “punto di appoggio” a est e a ovest: da essa l’itinerario sarebbe proseguito sia verso Vicenza, sia nel territorio trevigiano fino al collegamento autostradale con la A27. Questo itinerario da costruire viene denominato “Variante Sud alla Strada Statale Schiavonesca-Marosticana”.

1990-1995: I TRE MOTIVI DEL FALLIMENTO DI QUESTO “PROGETTO PEDEMONTANO”.

Il Piano Regionale dei Trasporti, a proposito dell’”itinerario pedemontano” diceva: “si tratta dell’itinerario fondamentale per i collegamenti longitudinali dell’asse pedemontano. L’attuale livello di saturazione di molti tratti, le ripercussioni che da ciò derivano alla fluidità delle relazioni di tutta l’area pedemontana, impongono per esso interventi improcrastinabili tendenti alla riqualificazione di tutto l’itinerario con caratteristiche superstradali……. Caratteristiche superstradali (il grassetto è nostro). Intendeva che doveva trattarsi di un asse viario ben legato alla viabilità locale, con tanti accessi, affinché si risolvesse la questione dell’intasamento da traffico dato principalmente dagli spostamenti locali (più dell’80% dei veicoli in circolazione faceva e tuttora fa meno di 20 chilometri).

Perché questo progetto, appoggiato da tutte le forze politiche e dalle Comunità locali, non si è realizzato in quei primi anni ’90?  Tre sono le cause.

1- Il primo stralcio in assoluto dell’itinerario, cioè il collegamento “Caerano-Montebelluna-Volpago”, nel novembre 1992, a progetto esecutivo già realizzato e con la copertura finanziaria per la costruzione (30 miliardi di vecchie lire), viene abbandonato dall’Anas per un difetto di realizzazione. Una modifica all’ultimo momento della caratteristica stradale (da due a quattro corsie) rende irrealizzabile l’opera nel tracciato previsto.

2- La revisione di quel progetto non sarà mai portata avanti, perché il secondo motivo di abbandono generale dell’opera è la CRISI FINANZIARIA DELLO STATO di quei primi anni ‘90. Si profila la necessità di ridurre drasticamente il debito pubblico per rispettare quelli che saranno i parametri di debito che il Trattato di Maastricht formalizzerà. Il Governo Amato svaluta la lira, fa una manovra da 90.000 miliardi, e taglia i finaziamenti a molte opere pubbliche per cui, indirettamente, “cade” anche il “progetto pedemontano”.

3- La terza definitiva causa della fine di quel progetto viene, nel 1993, con la crisi del sistema politico allora consolidato, attraverso quella che sarà chiamata “TANGENTOPOLI”. Di fatto ogni opera pubblica viene bloccata. Non vi sono le condizioni politiche per formalizzare progetti che richiedono procedure e iter finanziari che la Magistratura ha trovato spesso illegalmente collusi con il finanziamento dei politici e dei partiti.

1995: UNA SOCIETA’ AUTOSTRADALE “SI OFFRE”.

Se il 1993 segna la fine del “progetto viario pedemontano”, il problema dell’intasamento da traffico continua ad esistere in quell’area.

Con grande entusiasmo viene pertanto accolta una dichiarazione, nel febbraio 1995, dell’allora presidente della Società Autostradale “Padova-Brescia” (denominata “Serenissima”), Giuseppe Barbieri, che annuncia la disponibilità della sua società a costruire la “Pedemontana Veneta” con i propri fondi, “SENZA ONERI PER LO STATO”.

Quel “senza oneri per lo stato” diventerà la chiave magica per il mondo dei media, della politica, delle associazioni produttive: porte aperte a chi voleva realizzare qualcosa di diverso da una superstrada al servizio del traffico locale; si faceva sì un’AUTOSTRADA (essendo nella sua natura di società autostradale), ma indirettamente quest’opera poteva in parte aiutare le necessità del traffico locale dell’area pedemontana. Insomma, meglio che niente…….

Mediaticamente, politicamente, il termine “Autostrada Pedemontana Veneta” viene a consolidarsi nel linguaggio e negli slogan, sostituendo qualsiasi “velleità localistica” (continuum di circonvallazioni, superstrada leggera, etc.).

La protesta che nasce contro questo progetto autostradale è molto “elitaria”, data da singoli ecologisti (che protestavano per l’inutilità di quest’opera). Qualche adesione alla protesta viene dagli abitanti interessati, ma solo quelli con un “problema diretto” di rapporto con l’opera. I Sindaci preferiscono tacere, in un contesto generale di grande adesione popolare e mediatica alla realizzazione di quest’opera (“forse non quella giusta che ci vorrebbe, ma almeno qualcosa si fa”)

Nel gennaio 1997 lo stesso presidente della “Serenissima” ci ripensa. A un convegno a Vicenza della Cisl dirà: “I privati non vogliono realizzare nuove opere, vogliono gestire quelle esistenti. Non c’è nessuno in grado di remunerare gli investimenti con i pedaggi”.

Questo non sposta l’idea, oramai consolidata nella testa di tutti, di “Autostrada Pedemontana”, ma fa cadere la chiave magica del “senza oneri per lo stato”.

In questo senso va l’intesa Prodi-Galan del 1° agosto 1997, che di fatto inserisce la “Pedemontana” tra le opere autostradali da fare nel Veneto (oltre a Passante e Romea Commerciale)(è in quel contesto che cambia il Piano Regionale dei Trasporti, che ancora parlava di superstrada).

Il mondo politico veneto si dà da fare per trovare finanziamenti pubblici.

1998-2001: PRIMO TENTATIVO (FALLITO) DI REALIZZARE LA AUTOSTRADA.

Nel dicembre 1998, in fase di approvazione della Legge Finanziaria per il 1999, l’allora maggioranza ulivista stabilisce un finanziamento di 600 miliardi di lire per l’autostrada. E’ comunque da far notare, perché importante in tutta la vicenda, che gli stessi deputati dell’ulivo (emendamento dell’allora Senatore Sarto) chiedono che il finanziamento sia sì autostradale (la Maggioranza, come la Minoranza politica, voleva l’autostrada), ma che l’opera, finanziata solo per il “tratto est” (da Dueville a Spresiano, fin sulla A27 “Mestre Belluno”), dovesse dare il “massimo servizio, anche attraverso l’apertura di tratti alla libera percorrenza del traffico locale”. Pur finanziando lo Stato un’autostrada, si cerca cioè di salvaguardare in parte le esigenze prioritarie del traffico locale che il Piano Regionale del 1990 aveva ben individuato.

L’Anas, con i 600 miliardi a disposizione (ricevibili in 15 anni), organizza la gara per il progetto definitivo (costo 5 miliardi). La gara viene vinta (gennaio 2000) da una Società di progettazione di Roma, BONIFICA S.P.A., che predisporrà nei mesi successi (all’autunno 2000) tale progetto.

Nella presentazione pubblica del progetto autostradale, la stessa BONIFICA non ha difficoltà ad affermare che il traffico locale della pedemontana vicentina e trevigiana sarà “tolto”, con questa nuova opera, per non più del 7% del suo totale.

In questo contesto cresce la protesta popolare e, per la prima volta, anche i sindaci pedemontani mostrano le loro perplessità verso un’opera fortemente impattante e che non risolve i problemi della viabilità locale.

E’ ancora il Senatore Sarto (dei Verdi, nella Maggioranza Ulivista) che, nella Finanziaria per il 2001, approvata nel dicembre 2000, in accordo con il Ministro dei lavori Pubblici Nesi, chiede che sia una Conferenza di Servizi da convocare entro tre mesi (cioè marzo 2001), a decidere se continuare con il fare un’autostrada o se optare per una superstrada al servizio del territorio, come in quel momento da più parti veniva chiesto.

La Conferenza di Servizi era composta dal Ministero dei LL.PP., dalla Regione Veneto, dalle due Provincie interessate, dai Sindaci interessati. Si terrà a Castelfranco Veneto il 30 marzo 2001 e, quasi all’unanimità (Regione e Provincie abbandonano la riunione prefigurandone l’esito), viene deciso che l’opera deve essere una Superstrada.

Questo fa fallire il progetto autostradale. Il progetto “Bonifica” dovrà pertanto essere rivisto, adeguandolo alla nuova natura dell’opera (da Autostrada a Superstrada).

2001-2003: 2° TENTATIVO (FALLITO) DI REALIZZAZIONE DI UN’AUTOSTRADA.

A questo punto (primavera-estate 2001) tutti si aspettano (sindaci, cittadini, categorie produttive…) che la Regione Veneto, considerata la presa di posizione dei sindaci (che da quel momento non avrebbero avuto motivo di contestare un asse superstradale), venisse in tempi brevi a cambiare il progetto ”Bonifica” trasformandolo in superstradale.

Invece a un anno dalla decisione della Conferenza di Castelfranco (dall’aprile 2001 al marzo 2002) la Regione si limiterà a mettere in atto 3 operazioni:

1- acquisire il progetto “Bonifica” (cioè tutto il corposo materiale relativo al progetto definitivo dell’opera che l’Anas, dopo una certa resistenza, cederà);

2- introitare nel bilancio regionale i 600 miliardi di lire del finanziamento statale (questo attraverso l’accordo Berlusconi-Galan del 9 agosto 2001, dove il Governo poneva l’opera in capo alla Regione, trasferendo appunto, con la Finanziaria per il 2002, i 600 miliardi alla Regione Veneto);

3- prevedere, nella Finanziaria regionale per il 2002 (approvata nel dicembre 2001) un ulteriore importo di 120 miliardi di lire per la realizzazione della “Superstrada Pedemontana Veneta” (S.P.V.).  Pertanto il finanziamento pubblico saliva da 600 a 720 miliardi di lire.

Nell’aprile 2002 si costituisce la Società PEDEMONTANA VENETA S.P.A. che si prefigge come unico obiettivo la realizzazione della S.P.V.; il 38% delle quote sociali è di “Autostrade s.p.a.”, il 37% dell’”Autostrada Brescia-Padova”, il 10% di Autovie Venete, e il restante 15% è diviso equamente fra tre istituti bancari (San Paolo – Cardine, Antonveneta, UniCredit – Cariverona).

Questa Società presenta un project financing alla Regione Veneto il 28 giugno 2002, relativo alla progettazione, realizzazione e gestione dell’opera in concessione per 40 anni, introitando i relativi pedaggi, avendo a disposizione i 720 miliardi di finanziamento pubblico e richiedendone altri 420 (in tutto il finanziamento pubblico doveva arrivare a 1.140 miliardi di vecchie lire). L’altra metà del finanziamento sarebbe stata a carico del “privato” (in pratica l’opera sarebbe costata complessivamente 2.280 miliardi di lire).

La lunghezza prevista era di 64 chilometri, da Dueville a Spresiano.

Quello che appare subito a tutti i precedenti oppositori all’autostrada (sindaci, comitati, associazioni ambientaliste…) è che il progetto è pari pari quello presentato come “autostrada” dalla Società “Bonifica” (…chi lo ha “passato” alla “Pedemontana Veneta S.P.A.”?… visto che era di proprietà pubblica, e altri concorrenti nel “progetto di finanza”, se mai si fossero presentati, partivano sfavoriti dovendo approntare da zero un progetto preliminare che invece “Pedemontana Veneta spa” ha avuto a disposizione?….).

In pratica, con questo progetto presentato, il nome dell’opera cambiava da A.P.V. a S.P.V., ma il contesto generale, i caselli (pochi) di tipo autostradale e tutte le altre caratteristiche tecniche (due corsie più una di emergenza per ogni senso di marcia), erano meramente autostradali, e assolutamente le stesse, queste caratteristiche, (anche nell’esposizione lessicale) del progetto “Bonifica” (un unico CD ROM all’origine……).

Nel contempo la Regione si dotava di una Legge Regionale (la n. 15 del 9 agosto 2002) per “gestire in proprio” tutta l’operazione, con incongruenze evidenti a tutti rispetto alla normativa e alla procedura sulle opere pubbliche prevista dalla Legge Merloni.

E’ in questo contesto che il bando di gara approvato l’11 novembre 2002 dalla Regione Veneto veniva a naufragare grazie a un ricorso (vincente) al TAR del Veneto (presentato nel gennaio 2003 da tre amministrazioni comunali del vicentino (Nove, Sandrigo e Montecchio Precalcino) e dalla Legambiente Regionale.

Il TAR annullava infatti il bando di gara con Sentenza n. 680/04.

2004-2010: IL 3° PROGETTO AUTOSTRADALE (ORA IN CORSO).

Va premesso che neanche il tentativo di costruire la “Pedemontana Ovest” (dalla A31 a nord di Dueville, a Montecchio Maggiore sulla A4 per un tracciato di 30 chilometri) avrà fortuna. In quel caso l’assegnazione statale era stata data “a concessione diretta” (cioè senza gara) alla Società “Padova-Brescia” (“Serenissima”) con la motivazione che si trattava di una “piccola” bretella autostradale (30 chilometri!) fra la A4 (Milano-Venezia) e la A31(Valdastico), entrambe controllate nei tratti di innesto dalla società “Serenissima”. La Corte di Giustizia Europea, nel settembre 2003 (quasi in contemporanea alla decisione del TAR sul tratto est…), bocciava la “concessione diretta” data alla “Serenissima”.

E’ in questo contesto che nasce il 3° attuale tentativo di fare sempre un’autostrada (negando ancora ogni ipotesi, prevista pure dalla legge, di tipo superstradale).

Il 31 dicembre 2003 viene presentato, sempre dalla “Pedemontana Veneta S.P.A.” un altro “project financing”; questa volta per tutto il tracciato (sia est che ovest: 95 chilometri). Un casello in più in provincia di Treviso (da 3 a 4), e sostanzialmente la stessa cosa del tentativo precedente: un’autostrada che, come in modo molto chiaro viene detto dagli stessi promotori e dalla Regione Veneto, sarà un punto importante per la realizzazione del cosiddetto “Corridoio n. 5” Lisbona-Kiev (va detto che il corridoio n. 5 parla di opere stradali eventualmente da Mestre verso appunto Kiev, pertanto la Pedemontana Veneta nulla ha a che vedere con quel corridoio…).

Comunque per i proponenti il Project si parla di un’opera di carattere internazionale che, appunto, per esplicita ammissione dei proponenti, nulla ha a che vedere con le necessità dell’ingolfato traffico del Veneto pedemontano.

In tal senso merita ricordare che, nella relazione sulle “caratteristiche del servizio e della gestione”,  fin dall’inizio si premette che “l’opera ha una estesa di 94,9 chilometri dall’allacciamento con la A4 Torino-Trieste, tra gli svincoli di Montebello e Montecchio, e l’allacciamento con la A27 Venezia-Belluno, tra lo svincolo di Treviso nord e l’area di servizio Piave, e presenta caratteristiche geometriche di tracciato e di sezione conformi alla categoria A, autostrade, ambito extraurbano, con piattaforma di larghezza complessiva pari a 25 m……………. Conseguentemente i criteri di gestione e le caratteristiche del servizio che il promotore, in caso di successo, si impegna a porre in essere attraverso la Società (concessionaria) saranno di tipo autostradale”.

Secondo la proposta del promotore, il costo complessivo dell’investimento risulta pari a M€ 1.989,688. Il contributo pubblico in conto capitale richiesto dal promotore era di M€ 487,00 + IVA.

Non disponendo la Regione Veneto di tale somma, ma solo di M€ 243,75, derivanti dal cumulo dei finanziamenti statale e regionale sopra citati, veniva escogitata la seguente soluzione, grazie anche alla consulenza offerta alla Regione dalla Società Infrastrutture S.p.A. (ISPA):

– il contributo pubblico in conto capitale viene ridotto a 243,75 M€ + IVA nella prima fase di progettazione e costruzione dell’opera. La Regione Veneto si impegna però ad erogare un contributo in conto esercizio di 20,40 M€ + IVA annui per un periodo di 30 anni a partire dalla data di entrata in esercizio della superstrada, vincolato al volume di traffico che l’infrastruttura farà registrare. In particolare, l’intera somma sarà dovuta nel caso in cui il volume di traffico sarà inferiore a 840 milioni di veicoli x km annui, mentre nulla sarà dovuto per un volume di traffico pari a 1.200 milioni di veicoli x km annui; per volumi di traffico compresi tra il minimo ed il massimo sopra citati, la Regione Veneto erogherà un finanziamento proporzionale al volume di traffico rilevato.

Tale meccanismo è descritto nell’allegato A alla D.G.R. n.3858 del 3 dicembre 2004 che ha dichiarato di pubblico interesse la proposta del promotore  ed è previsto all’art. 14 della convenzione riportata nell’allegato B alla medesima deliberazione.

Al riguardo, non si può non rilevare come le disponibilità del bilancio regionale coprano appena il contributo in conto capitale richiesto per la fase di progettazione e costruzione dell’infrastruttura. Viceversa, il contributo in conto gestione, pure previsto in convenzione e che potrebbe raggiungere nei 30 anni la somma massima di 612,00 M€, non trova alcuna copertura nel medesimo bilancio.

In proposito si veda la dichiarazione di Andrea Ripa di Meana, nel 2005 amministratore delegato di Infrastrutture S.p.A., riportata nel Sole 24 ore del 27/2/05, secondo cui “il concedente……..può evitare di iscrivere a debito quelle somme” confidando nelle proprie previsioni di maggior traffico”.

La “scommessa” della Regione Veneto di non dover corrispondere il contributo in conto esercizio appare però contraddetta da quanto espresso dal concessionario al 7° capoverso dell’art. 14 della citata convenzione, ove “ si prende atto che l’importo del contributo annuo di 20,4 M€ corrisponde alla rata trentennale di un finanziamento di 279,274 M€ previsto nel piano economico-finanziario alla voce Finanziamento Junior”.

Lo stesso promotore, d’altra parte, avrebbe rinunciato al contributo pubblico inizialmente richiesto di 487,00 M€, accettando esattamente la metà dello stesso, ovvero 243,00 M€, nell’evidente certezza di poter ricevere il contributo in conto gestione.

In buona sostanza, mentre il contributo in conto gestione consentirà al concessionario di poter accedere ad un finanziamento di 279,274 M€, il costo effettivo per l’Ente Pubblico sarà di 612,00 M€ ( cioè 20,4 M€  per 30 anni).

Tale meccanismo genererà un debito pubblico futuro ( fuori bilancio) di pari entità.

Tutto ciò, oltre a contrastare con i principi di veridicità e universalità del bilancio, appare violare il c.d. Patto di stabilità e, in particolare, l’art. 1 c. 23 della L. 30 dicembre 2004, n. 311 ( legge finanziaria statale 2005 ) in quanto si occultano delle spese, pur se previste nella convenzione, in modo che non concorrano al superamento del limite di incremento di spesa consentito dalla citata norma.

Destano inoltre perplessità altri aspetti del rapporto fra concedente e concessionario, desumibili dalla documentazione allegata alla presente nota:

– nella valutazione dei flussi di traffico determinanti ai fini dell’attribuzione del contributo di gestione non si precisa se le cifre indicate si riferiscono a veicoli reali o equivalenti.

–  non si indica mai chi “certificherà” i flussi di traffico. Sarebbe opportuno fosse un soggetto “terzo e indipendente”.

–  la convenzione e il meccanismo del finanziamento in conto gestione appaiono legati ai flussi di traffico e conseguentemente ai ricavi e non ai costi sostenuti dal concessionario.

–   l’adeguamento tariffario di cui all’art. 7 della convenzione prevede un incremento pari al tasso reale d’inflazione aumentato del 10%. Tale ultimo aumento sembra costituire un autentico “regalo” al concessionario in quanto, normalmente, con il sistema di price-cap si prevedono aumenti inferiori al tasso d’inflazione e ciò per stimolare miglioramenti di efficienza che dovrebbero essere trasferiti agli utenti.

–   non appare giustificato il fatto che nel calcolo relativo all’eventuale conguaglio di cui all’art. 14 della convenzione i proventi da pedaggio di competenza del concessionario siano sempre calcolati al netto di imposte e detrazioni dovute ad ogni titolo, presenti e future.

Tali osservazioni hanno costituito oggetto di un esposto presentato dal WWF Italia a Eurostat e all’Autorità di vigilanza sui Lavori Pubblici in data 22/6/05. L’Autorità, al termine di una lunga istruttoria che ha comportato anche un’audizione delle parti interessate in data 9 marzo 2006 e che riconosceva la fondatezza di molte censure avanzate dal WWF, decideva…..di non decidere!

Il WWF, sorpreso da tale assurda conclusione, ha segnalato il fatto al Ministro Di Pietro con nota prot. DG584/06 dell’8 agosto 2006, senza a tutt’oggi avere riscontro.

Nel frattempo l’Amministrazione regionale ha portato avanti le procedure continuando a “trattare” con il promotore, accettando tutte le sue richieste.

Dopo la procedura di valutazione di impatto ambientale a livello regionale (tempo dedicato dalla Commissione regionale VIA all’esame di oltre 270 osservazioni pervenute da enti e da privati: 1 ora e mezza circa!), il progetto preliminare dell’opera è stato approvato dal CIPE in data 29/3/06.

Cosa sia stato approvato non è ben chiaro, dal momento che la relativa deliberazione è stata depositata solo in data 4/8/06 e pubblicata in data 23/9/06.

In data 29/05/06 cambia la compagine sociale del promotore: entrano IMPREGILO, CONSORZIO CPS (Presidente Piergiorgio Baita) e altri Soci minori.

Con D.G.R. n. 2533 del 7 agosto 2006, adottata prima ancora della pubblicazione in G.U. della delibera del CIPE, è stato confermato il pubblico interesse della proposta presentata da Pedemontana Veneta S.p.A. con ulteriore aggiornamento della originaria proposta e della bozza di convenzione.

Superfluo dire che gli aggiornamenti in questione sono a tutto vantaggio del promotore e che non è ancora risolto il problema della mancanza di risorse pubbliche per far fronte agli impegni contrattuali da assumere.

Ciò in contrasto con molteplici sentenze della Corte dei Conti citate dall’Autorità Vig. LLPP nella sua relazione GE 624/05 preordinata alla sopra citata audizione.

Con D.G.R. n. 3185 del 17 ottobre 2006 è stata indetta la gara con approvazione del relativo bando, e la regione Veneto lo ha inviato alla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (bando di gara di project financing per la progettazione, la costruzione e la gestione della Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta) per un investimento pari a 2.155.048 milioni di euro (Iva esclusa), come indicato dal soggetto promotore.

Per quanto riguarda la gara, oltre al promotore Pedemontana Veneta Spa, hanno avanzato la propria candidatura due associazioni temporanee d’impresa – Ati – di cui facevano parte due colossi spagnoli del settore.

La prima cordata, Cintra-Merloni-Ferrovial, comprendeva appunto Cintra, società spagnola tra i leader mondiali nella gestione delle infrastrutture, Merloni Finanziaria e un’altra società spagnola, la Ferrovial, specializzata nelle tecnologie per lo scavo di gallerie.

La seconda Ati in gara era Sis-Sacyr-Itinere, comprendente Sacyr Vallehermoso, colosso spagnolo del settore delle costruzioni, e Itinere Infraestructuras, società iberica che si occupa di concessioni autostradali. Questo consorzio operava peraltro già da alcuni anni in Italia sulla Salerno-Reggio Calabria, in Piemonte e a Palermo.

Nel dicembre 2007 la Giunta regionale veneta ha infine assegnato la concessione per la progettazione, realizzazione e gestione dell’opera alla cordata guidata da Impregilo Spa e Pedemontana Veneta Spa. Quest’ultima aveva infatti pareggiato l’offerta presentata nei mesi precedenti dal consorzio spagnolo Sis-Sacyr-Itinere, l’unica delle due Ati avversarie ancora rimaste in gara. Ciò era stato possibile grazie al diritto di prelazione a capo dell’ati italiana, consorzio proponente dell’infrastruttura. Esso ha consentito l’aggiudicazione dell’opera presentando un’offerta che pareggiava quella già avanzata dal consorzio avversario Sis.

Ma la cosa non è finita così (per niente).

Nei mesi successivi, l’interpretazione fornita di tale diritto di prelazione è divenuta oggetto di una serie di ricorsi e controricorsi di fronte agli organismi della giustizia amministrativa tra i due consorzi che si contendevano la concessione.

I primi ricorsi presentati dinanzi al Tar del Veneto e al Tar del Lazio avevano visto confermata l’assegnazione della concessione alla cordata proponente guidata da Impresilo, già stabilita dalla Regione Veneto nel dicembre 2007. Nel mese di giugno 2009, il Consiglio di Stato ha infine ammesso il ricorso di Sis, assegnando al Gruppo spagnolo la progettazione, realizzazione e gestione dell’opera.

COS’ERA ACCADUTO?

La concessione era stata affidata al consorzio italiano controllato in primis dall’Impregilo, dopo che questo stesso consorzio aveva avuto la possibilità, in base alla legge sul project financing, di rilanciare sulla controofferta dei concorrenti, grazie al diritto di prelazione pareggiando l’offerta fatta pervenire dall’associazione temporanea d’impresa spagnola Sis (Sacis con Itinera Infraestructuras: gli spagnoli sono in società con imprese italiane del gruppo piemontese Gavio; è questo imprenditore, dicono i bene informati, che avrebbe pilotato il ricorso prima al Tar, che gli ha dato torto, e poi al Consiglio di Stato, che gli ha dato totalmente ragione).

L’offerta “spagnola – gruppo Gavio”,  pervenuta alla Commissione giudicatrice della Regione nel maggio 2007, era stata valutata la migliore da un punto di vista tecnico come anche economico-finanziario. Essa garantiva infatti una riduzione del 25% (circa 70 milioni di euro) sul contributo in conto capitale fornito dalla Regione Veneto, rispetto alla precedente offerta formulata dalla società proponente Pedemontana Veneta Spa. Come detto, a parità d’offerta, “Pedemontana Veneta Spa” (il promotore del project, il consorzio italiano) aveva potuto esercitare il proprio diritto di prelazione in quanto società proponente dell’infrastruttura. Subito dopo l’affidamento della concessione all’Ati italiana, il consorzio spagnolo ha però presentato ricorso al Tar del Veneto contestando le modalità dell’esercizio del diritto di prelazione da parte dell’Ati italiana. Il TAR li ha dato torto ma il successivo ricorso al Consiglio di Stato ha dato inappellabilmente ragione all’associazione d’imprese spagnole del gruppo SIS. La motivazione, pubblicata nel giugno del 2009, è, se così possiamo dire, alquanto rocambolesca (per il promotore del project financing che aveva negli anni condotto tutta l’operazione sostenuto in tutto e per tutto dalla regione Veneto): un semplice errore di tempi, di scadenze, nel presentare il diritto di prelazione. Cioè il promotore Impregilo aveva 10 giorni per esercitare il diritto di prelazione, l’ha fatto all’ottavo ma doveva contare dalla seduta pubblica del 25 settembre 2008, non da quella del 24 ottobre successivo, che serviva solo per validare l’offerta di Sis. Qualcuno, come chi qui scrive, ha qualche dubbio nel credere a un semplice errore burocratico, amministrativo, che fa cadere un castello così tenacemente costruito in tanti anni da una coalizione così forte politico-economica. Ma tant’è! (i nostri dubbi lasciano il tempo che trovano e non contano niente).

Altro punto importante per la realizzazione dell’opera è la nomina, il 16 agosto dello scorso anno, con un decreto da parte del Governo, di un Commissario straordinario, nella figura di Silvano Vernizzi, già commissario per il Passante di Mestre e segretario alle Infrastrutture della Regione del Veneto.

Il seguito della vicenda è una strada in discesa nel proseguo per arrivare al progetto definitivo dell’opera (al marzo 2010 non ancora pronto: siamo in fase di esame, definizione ed eventuali modifiche per le osservazioni dei Comuni nei quali passa la SPV, e dei privati coinvolti per la proprietà delle terre e delle case sul tracciato; osservazioni presentate entro l’8 febbraio 2010). Ora i comuni coinvolti, gli abitanti vicini all’opera, chiedono come difendersi da essa: con la costruzione in trincea possibilmente e, se non possibile, con barriere fonoassorbenti e cose di questo tipo. Le previsioni di inizio dei cantieri sono per l’autunno (2010) e più probabilmente la primavera 2011.

Un’opera nata come necessaria all’area pedemontana veneta, vicentina e trevigiana (all’origine, nel 1990, chiamata “Variante Sud alla strada statale Schiavonesca-Marosticana”) si è definitivamente trasformata in una servitù di passaggio, prevalentemente di attraversamento della Pedemontana (e quasi parallela al “Passante di Mestre”, 30 chilometri più a sud). Opera che da “opportunità” per l’area pedemontana veneta, ora è invece un’ “opera dalla quale difendersi”.

16 marzo 2010                                sebastiano malamocco

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– piccola nota:

Il termine superstrada non è inserito in alcuna normativa ufficiale emanata dallo stato italiano.

Sono comunemente indicate come superstrade tutte le strade classificate come tipo B (ossia Strada extraurbana principale secondo il codice della strada). Per ottenere questa qualifica, un percorso stradale deve soddisfare alcuni requisiti in merito alla distanza dei fabbricati dalla sede stradale, agli accessi dei veicoli, alle protezioni di sicurezza e alla segnaletica stradale.
Rispetto alle autostrade, strade di questo tipo presentano alcune differenze di tipo tecnico (ad esempio la larghezza minima della sezione stradale), il colore della segnaletica (sfondo blu anziché verde), il limite di velocità per le autovetture e i motocicli (110 km/h). Inoltre per il transito su strade extraurbane principali, a differenza delle autostrade, non è attualmente previsto il pagamento di pedaggio.

– inoltre vi diamo qui le “osservazioni alla valutazione di impatto ambientale” presentate nel 2006 dai comitati veneti e dal grupp politico dell’allora “Margherita” regionale del Veneto (che sono un documento corposo di grande valore scientifico, e le slides di due grandi esperti nazionali di mobilità e project financing, Marco Ponti e Ivan Cicconi, fatte per un convegno sulla “superstrada pedemontana veneta” sempre del 2006:

Osservazioni Pedemontana[1]

PEDEMONTANA-slides_Ponti

Pedemontana veneta_ Cicconi

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PATTO PER IL VENETO DEL FUTURO

di Alessandra Carini, da “il Mattino di Padova” del 7/11/2009

VENEZIA. C’è la sublagunare veneziana e i collegamenti dell’A4 con le spiagge del litorale veneto. C’è la tangenziale di Cortina e l’ammodernamento della Valsugana, la terza fase del sistema metropolitano ferroviario nelle tratte Conegliano-Belluno e Monselice-Rovigo e il collegamento tra le tangenziali a nord di Verona. Giancarlo Galan incassa un altro punto da Silvio Berlusconi per quello che chiama il “il Veneto del futuro”, definendo l’elenco delle opere che entrano nelle Legge Obbiettivo e ampliandone la platea rispetto a quelle già contenute del Dpef del governo, presentato nei mesi scorsi.

Si tratta delle infrastrutture che Governo e Regione concordano di inserire, con un atto formale, nella Legge in modo da determinare da qui ai prossimi anni, quali di queste vengono ritenute strategiche. E’ la premessa a che, se in futuro ci saranno dei quattrini da stanziare, cioè se il ministro del Tesoro allargherà in qualche modo i cordoni della borsa, queste abbiano il contributo del governo per gli importi che sono indicati.

E’ comunque un bel passo in avanti per realizzarle, visto che, entrando nella Legge obbiettivo, sono sottoposte a procedure semplificate che ne sveltiscono l’attuazione.  Le nuove opere entrano per la prima volta e si aggiungono alle altre indicate a suo tempo da Dpf: si va dalla alta velocità veneta ai collegamenti ferroviari con gli aeroporti di Venezia e Verona, fino al Mose (l’unico che per ora abbia già visti stanziati i fondi) e alla Nuova Romea.  «E’stato firmato un atto – dice soddisfatto il presidente della Regione, Galan – che determina in modo definitivo la modernizzazione del Veneto e di tutto il Nordest».

«Si tratta di interventi complessivi – aggiunge l’assessore Renato Chisso – per 30 miliardi di euro che riguardano quanto già stabilito a suo tempo, cui si aggiungono altri 3 miliardi e 155 milioni di euro per i nuovi interventi previsti». Nella sostanza, precisa ancora Chisso, «ciò che conta è che entro il 2013, nell’ambito di questo accordo saranno attivati 15 miliardi: il modello veneto è forte anche perchè a questo modello appartiene il valore aggiunto di un sistema che fa perno sul project financing».  Il significato politico di quest’accordo, che arriva nel mezzo delle polemiche sulle candidature alla presidenza della Regione, lo ha reso chiaro ancora Galan che, nell’incontro con Berlusconi ha sottolineato come il Veneto di questi anni «è stato sempre in prima fila per le grandi opere. Ci vorrebbe un prossimo presidente della Regione in grado di condurre in porto queste realizzazioni».  Il programma, infatti, elenca doviziosamente infrastrutture stradali, aeroportuali, portuali, ferroviarie (tra cui quindi anche l’alta velocità veneta, per la quale il governo ha chiesto alle Ferrovie di cominciare ad elaborare il progetto).

Ma a parte alcuni project già avviati e fondi della Regione che sono stati già stanziati, mancano molti quattrini che potrebbero arrivare nei prossimi anni dal Cipe e per i quali, adesso, il Veneto si mette in fila con le richieste e con la possibilità che, dato lo sveltimento delle procedure che la Legge obiettivo comporta, queste vengano realizzate.  Del resto sul versante delle opere molte sono state già definite e in via di assegnazione.

E’ il caso ad esempio della Pedemontana veneta, per il quale il fatto di essere Legge Obbiettivo ha tagliato la possibilità che la valanga di ricorsi potesse bloccarla. E questo scorcio di fine legislatura ha accelerato la corsa a recuperare il tempo perduto: martedì prossimo Galan e il presidente della Regione Friuli, Renzo Tondo, nella sua veste di commissario, daranno il via, con una cerimonia ufficiale, al primo lotto della terza corsia dell’A4, da Quarto d’Altino a San Donà di Piave, i cui lavori, che cominceranno nei primi mesi del 2010, costeranno complessivamente 447 milioni di euro. – Alessandra Carini

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PEDEMONTANA, CHE SPRECHI

da “la tribuna di Treviso” del 14/3/2010

Era possibile realizzare la Pedemontana spendendo un miliardo di euro in meno. E’ questo il dato più clamoroso che emerge nel day after della Conferenza dei servizi di Mestre che, di fatto, ha dato un’ulteriore accelerata alla superstrada che collegherà Spresiano e Villorba con Brendola.

Lo conferma l’ingegner Giampaolo Bergamin, ex consigliere provinciale a Vicenza e artefice, assieme all’ex sindaco di Volpago Alvaro Perin, degli studi sul percorso della superstrada e sulle tabelle degli espropri. Dati alla mano, secondo gli esperti della Pedemontana, i 2,3 miliardi di euro che sono previsti per realizzare l’opera sarebbero in gran parte superflui: sarebbe bastato modificare leggermente il tracciato ed eliminare le varianti faraoniche per ottenere comunque una superstrada di livello internazionale.

«Rispetto al progetto del 2001 i costi sono incrementati notevolmente – spiega Bergamin – basta fare un paio di conti e ragionare con buon senso per capire che si poteva spendere la metà: un miliardo di euro dei cittadini sarebbe stato risparmiato. Nel conto, ovviamente, mettiamo il tunnel Malo-Montecchio, che ha dei costi spropositati e non tiene conto dei già esistenti percorsi alternativi, oltre ai vari caselli, gallerie e ponti. E’ di fatto un’autostrada di montagna, che si snoda in condizioni geologiche difficili: andava realizzata con impatti ambientali completamente diversi, come una moderna tangenziale del nord Europa».

Nelle province di Treviso e Vicenza sono previsti 7 chilometri e 756 metri di gallerie naturali e 5.903 metri di tunnel artificiali: troppi secondo gli esperti. Che pongono anche l’accento sugli espropri, prossimi a partire: valori ancora sballati, e senza l’informazione indispensabile per i cittadini della tassazione del 20 per cento sui terreni.

«Ci sono incongruenze rispetto alla legge istitutiva della Superstrada Pedemontana Veneta – continua Bergamin – e delle procedure ordinarie rispetto alla normativa vigente. A Mestre l’arteria è stata più volte chiamata autostrada, termine assolutamente inappropriato, e annunciata una velocità di percorrenza di 120 km/h, quando invece sarà al massimo di 90. Sono aspetti di tipo tecnico decisamente rilevante, che non si possono trascurare: diventa una strada di passaggio, non di servizio per le comunità locali».  Sulla composizione della piattaforma stradale, almeno, pare che siano tutti d’accordo: uno spartitraffico centrale di 3 metri, due corsi di 3,75 metri, la banchina di sinistra larga 0,75 e quella di destra 2,50. Ma per «risparmiare» era necessario avere l’unità tra i municipi che, secondo Bergamin, è invece mancata. – Massimo Guerretta

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LA NUOVA SUPERSTRADA Il presidente della Provincia ottimista sull’accoglimento delle richieste

PEDEMONTANA PARTITA ANCORA APERTA

di Mauro Favaro, da “il Gazzettino” del 16/3/2010

Muraro assicura: «Ci sarà una conferenza di servizi per ogni nodo che resta da sciogliere»

TREVISO – “Le opere complementari e i nuovi caselli devono andare i pari passo con la realizzazione della Pedemontana”. Il presidente Leonardo Muraro l’ha chiesto direttamente al commissario straordinario, Silvano Vernizzi. E quest’ultimo pare abbia finalmente aperto la porta. Dopotutto l’altro giorno il numero uno del Sant’Artemio si è recato nel veneziano con in tasca il mandato del consiglio provinciale: provare a portare a casa il miglior tracciato possibile per la Marca. Il tentativo è stato fatto, ora non resta che vedere i risultati nel progetto definitivo.
Quali i punti critici messi in luce da Muraro? La realizzazione di tutte le opere complementari, in primis, e poi il casello di Loria, le complementari di Riese Pio X e di San Floriano, il casello di Montebelluna e il nodo, ancora aperto, di Volpago. “Ho chiesto una ulteriore conferenza dei servizi per queste tematiche – precisa il presidente – così come per il casello di Povegliano, in un settore nevralgico anche in funzione di Arcade e Nervesa, e le problematiche di Villorba e Spresiano”. E Vernizzi, che ormai non vede l’ora di chiudere le trattative, come l’ha presa? “Ci hanno già confermato che per ogni cosa ci sarà una singola conferenza dei servizi”, annuncia Muraro. I cittadini, quindi, così come i sindaci e soprattutto i comitati, sono chiamati a giocare la partita sino alla fine.
“Il filo conduttore delle richieste guarda agli aspetti naturali, ambientali e paesaggistici: siamo in presenza di zone a protezione speciale di altre aree sensibili, tra cui la rete ambientale ecologica deliberata dal Piano provinciale, tra l’altro approvato in commissione regionale l’altro ieri – elenca il presidente – infine, ho chiesto che siano rispettati i corridoi ambientali per l’attraversamento della fauna nella direttrice nord-sud”. Fare previsione è praticamente impossibile. Anche se ormai pare improbabile che ci possano essere grossi stravolgimenti. Dopotutto sulla realizzazione della superstrada sono tutti d’accordo. “Si – conclude Muraro – ma la sua realizzazione deve essere subordinata alle richieste che ho elencato nel documento presentato a Vernizzi”.

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GLI ESPROPRIATI SFIDANO LA REGIONE

da “la tribuna di Treviso” del 31/1/2010

TREVIGNANO. «Viabilità sostenibile» studia un ricorso alla Corte Europea contro la Pedemontana Veneta e uno al Tar dopo che sarà approvato il progetto definitivo. Diffida la Regione a ripubblicare il decreto che ha dato il via agli espropri.

L’obiettivo è protrarre i termini di scadenza per la presentazione delle osservazioni, fissati per l’8 febbraio. Il piano di battaglia è stato deciso venerdì sera a Trevignano, dove si sono riuniti i comitati trevigiani e vicentini con Legambiente. La diffida per la ripubblicazione del decreto sugli espropri è stata motivata col fatto che la documentazione consultabile nei Comuni è limitata e non dà informazioni sufficienti per fare le osservazioni.

Così già venerdì sera i comitati hanno raccolto 200 firme da allegare alla diffida e hanno delegato Diego Bottacin, consigliere regionale, a portare avanti l’istanza in sede regionale. Erano partiti demotivati. La sentenza del Consiglio di Stato li ha lasciati senza parole. Ricalca quella del Tar che dice che non hanno titolo per ricorrere, anche se sono i proprietari dei terreni attraversati dalla Pedemontana Veneta. Hanno temuto di non poter far nulla. Poi però hanno tirato nuovamente fuori le unghie.

Lapidari sulla Pedemontana Veneta. «E’ un’opera calata dall’alto – ha detto Elvio Gatto, coordinatore dei comitati trevigiani – Questo non è federalismo, ma centralismo romano, anche i sindaci sono stati esautorati». «La truffa è stata consumata – ha aggiunto Guido Guidolin, coordinatore dei comitati vicentini – E’ il più grosso danno a questo territorio che si potesse concepire». Messe da parte le recriminazioni, hanno pensato al da farsi. Intanto osservazioni in Regione. «Cercate di fare quante più osservazioni possibili – ha consigliato Gatto – Ci giungono voci che non sempre i Comuni sono in grado di fornire le cartografie per le osservazioni e quindi anche questo diritto formale ci viene negato».

Tra le ipotesi che circolano nell’ambiente dei comitati c’è anche quella della marcia su Venezia, ma non sembra ci sia unità di intenti. Piuttosto ha preso corpo l’idea di un ricorso alla Corte Europea e quella di un ulteriore ricorso al Tar, nonostante il fallimentare risultato del precedente, questa volta contro il progetto definitivo una volta che sarà approvato. «Un ricorso alla Corte Europea – ha detto Guidolin – per il diritto alla salute». Duro anche Diego Bottacin contro il progetto: «Sono sconcertato. Il progetto definitivo presenta scelte peggiorative rispetto al preliminare, soprattutto perché sono arrivati viadotti al posto di trincee, come nel caso di Volpago dove la Pedemontana Veneta diventa in rilevato anziché in trincea e proprio a ridosso del Montello.

C’è il caso dei caselli, tornati a essere quelli tradizionali e che porteranno via altro territorio. C’è il caso del casello tra Giavera e Povegliano per il quale non sono previste opere complementari di collegamento alla viabilità locale. Faccio un appello ai sindaci perché portino avanti un’azione di informazione e pressione finalizzata a migliorare la qualità di questa opera. Ci sono 70 milioni di ribasso che Veneto Strade deve decidere come impiegare, i sindaci si muovano perchè siano usati in modo che questa opera serva al territorio che attraversa». – Enzo Favero

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Le infrastrutture

PEDEMONTANA VENETA, VIA AGLI ESPROPRI – GLI INTERESSATI SONO QUASI TREMILA

da “il Corriere del Veneto” del 9/1/2010

Paginate fitte di nomi e indirizzi pubblicati sui quotidiani per indicare i terreni attraversati dalla strada che congiungerà Montecchio Maggiore a Spresiano

VENEZIA — Il progetto della Pedemontana Veneta è giunto al punto di non ritorno. Come testimoniano le paginate fitte di nomi e indirizzi pubblicate su molti quotidiani di venerdì, il commissario straordinario Silvano Vernizzi ha dato avvio alle procedure di esproprio dei terreni attraversati dalla futura superstrada, un arco di quasi 100 chilometri d’asfalto che congiungerà Spresiano (Treviso) a Montecchio Maggiore (Vicenza), al preciso scopo di decongestionare dal traffico di attraversamento l’area vasta dei distretti industriali del Veneto.

Si tratta di un’operazione preliminare all’apertura dei cantieri, che dovrebbe avvenire entro marzo, di grande complessità e altrettanta potenziale delicatezza. Chiudere bonariamente quasi tremila pratiche di esproprio (per la precisione, si parla di 2843 singole posizioni) costituisce un’impresa nell’impresa. Per questo, Vernizzi ha deciso di replicare con la Pedemontana il modello che ha già funzionato egregiamente per il Passante di Mestre: in caso di accordo bonario con i proprietari, verrà riconosciuta un’indennità di esproprio pari a tre volte il valore agricolo medio, calcolato per tutte le figure professionali del mondo agricolo. Inoltre, l’80% della somma sarà liquidato, soldi alla mano, al momento della sottoscrizione dell’accordo (il restante 20% verrà corrisposto al frazionamento).

Se l’esproprio riguarderà invece un fabbricato, l’indennità sarà commisurata al valore della ricostruzione. C’è già stato un primo incontro informativo tra il commissario e i rappresentanti delle organizzazioni agricole. «Ci rivedremo fra dieci giorni – spiega Vernizzi – per entrare nella fase operativa. Come era avvenuto per il Passante, contiamo anche in questo caso di mettere a punto un modello standard di accordo per gli espropri». Da ieri, intanto, tutti i soggetti interessati dall’esproprio hanno 30 giorni di tempo per presentare, in forma scritta, eventuali osservazioni sul progetto definitivo della superstrada agli uffici del Commissario (via C. Baseggio 5, 30174 Mestre). Sottolinea Renato Chisso, assessore regionale alla Mobilità e, in questa veste, «titolare» dell’opera: «Prevediamo di aprire i cantieri nell’arco di un paio di mesi. Con la Pedemontana veneta siamo di fronte a una tra le più importanti infrastrutture viarie mai realizzate negli ultimi trent’anni in Italia». R.P.

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L’ASSALTO ALLA PEDEMONTANA

da “il Gazzettino” del 11/3/2010

Firmato l’accordo per 2.843 espropri da 140 milioni di euro – E spuntano gli speculatori. Chisso: «Non fatevi tentare»

Attenti a chi promette lauti guadagni, ai millantatori, a chi dice di avere un santo in Regione, in poche parole a chi si offre per spillare più soldi negli espropri dei terreni della Pedemontana Veneta.
Se qualcuno batte le campagne del Vicentino e della Marca trevigiana proponendo addirittura cessioni anticipate, si deve diffidare. Ben che vada si tratta di venditori di fumo.

Perchè il percorso che porterà 2.843 aziende o cittadini a subire le procedure di vendita coatta è tutto scritto in 35 pagine di un accordo sottoscritto ieri a Mestre. I firmatari sono la Regione Veneto, il commissario delegato Silvano Vernizzi, i rappresentanti del Consorzio Sis che ha vinto la realizzazione e la concessione dell’opera, nonchè le federazioni e associazioni di categoria degli agricoltori veneti.
Tutto nero su bianco, com’è avvenuto con il Passante. Solo che stavolta le procedure sono quasi il triplo, un vero labirinto che costerà circa 140 milioni di euro. Cifra importante, se si pensa che il costo totale della Pedemontana è di un miliardo 200 milioni di euro. Inevitabile che in circolazione ci sia qualche furbetto che va dai contadini a offrire i propri servigi o a proporre acquisti anticipati.
L’assessore regionale Renato Chisso ieri ha lanciato l’allarme pubblico: «Ai cittadini diciamo che abbiamo fissato regole certe e uguali per tutti. Saranno contattati dalla struttura preposta. Se non sono d’accordo con le offerte potranno rivolgersi a una camera di conciliazione. E in terza istanza c’è sempre il Tar. Ma non si facciano tentare da chi fa promesse…». Se l’assessore dice questo, qualche segnale deve essere arrivato a Venezia. «Se qualcuno promette conoscenze per far guadagnare di più, non gli si deve credere. E i cittadini lo denuncino subito alla magistratura».
Che gli affaristi siano in agguato lo dimostra una considerazione economica. I terreni saranno pagati fino a tre volte il Valore di Mercato Medio, se vi sarà cessione bonaria, i fabbricati al valore di ricostruzione. Per questo gli appezzamenti possono far gola a speculatori ai danni di ignari contadini.
L’accordo è invece molto articolato. Ricalca quelli già adottati per Passante e Valdastico Sud. Con qualche aggiunta. Ad esempio si fissa in 40 metri la distanza dal ciglio della superstrada a pagamento quale fascia di rispetto che consente di usufruire di risarcimenti. C’è poi la Camera di conciliazione, presieduta da un avvocato dello Stato di Venezia. E si prevede la possibilità, per chi abbia un danno superiore al 75 per cento del valore del bene, di ottenere l’esproprio, anzichè il risarcimento, con un valore liquidato superiore.
I quasi 800 ettari di campagna da espropriare ricadono anche su aree di produzione pregiata, come quella dell’asparago. Ma i rappresentanti degli agricoltori non hanno dato spazio a polemiche durante la conferenza stampa. Giorgio Piazza, presidente Coldiretti: «L’accordo è una dimostrazione di lungimiranza e civiltà». Guidalberto di Canossa di Confagricoltura: «C’è chi soffrirà, ma c’è anche un interesse generale. E chi viene espropriato sarà ricompensato». Valter Brondolin, della Confederazione Italiana Agricoltori: «È un accordo intelligente». Paolo Casagrande dell’Anpa: «Questi accordi, come si è visto con il Passante, fanno cessare le conflittualità».
E in tempi di vacche magre la Pedemontana porterà occasioni di lavoro. Centinaia, forse addirittura un migliaio di presenze medie di manodopera nell’arco di cinque anni. E l’indotto di stazioni di servizio, caselli e manutenzione dovrebbe tradursi in 300-400 nuovi posti di lavoro.  (Giuseppe Pietrobelli)

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PEDEMONTANA VENETA

(come spegata da http://www.fondazionenordest.net/ )

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La Superstrada Pedemontana Veneta è destinata a servire l’area a maggiore concentrazione industriale del Nord Est tra le province di Vicenza e Treviso. Andrà a costituire un’alternativa rispetto alla Autostrada A4, collegando la stessa A4 con la A27 Venezia-Belluno, tra Montecchio Maggiore (Vicenza) e  Spresiano (Treviso), per una lunghezza di circa 90 chilometri.

Entro marzo 2010 i lavori per la realizzazione della Superstrada dovrebbero essere avviati. Il 30 giugno del 2009, la Regione Veneto ha affidato la concessione per la progettazione, realizzazione e gestione della superstrada a pedaggio all’associazione temporanea di imprese spagnola Sis Scpa e Itinere Infraestructuras Sa. Successivamente alla delibera della Giunta regionale, il Governo italiano ha proceduto alla nomina di un Commissario straordinario ad hoc, in modo da rendere più rapida la procedura di realizzazione della Pedemontana Veneta e facendo seguito a una richiesta in tal senso della Regione Veneto. L’incarico è stato affidato a Silvano Vernizzi, già Commissario straordinario per il Passante di Mestre.

Il 21 ottobre 2009 il consorzio Sis ha ufficialmente firmato il contratto per la concessione della Superstrada Pedemontana Veneta. Per novembre 2009 è atteso il progetto esecutivo dell’infrastruttura, tappa conclusiva dell’iter progettuale, così da consentire l’apertura dei cantieri entro la primavera del 2010. Il completamento della Superstrada richiederà circa 5 anni.

L’affidamento dell’opera è avvenuta dopo che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del consorzio spagnolo Sis contro la precedente assegnazione dell’appalto all’Ati guidata da Impregilo Spa (società mandataria) e da Pedemontana Veneta Spa (società proponente l’infrastruttura). Il pronunciamento del Consiglio di Stato ha infatti comportato la revoca della delibera con cui, nel dicembre 2007, la Giunta regionale aveva assegnato la concessione per la Pedemontana alla cordata guidata da Impregilo Spa.

L’aggiudicazione dell’opera dovrebbe essere finalmente definitiva, in quanto, nell’ottobre 2009, il Consiglio di Stato ha respinto il nuovo ricorso che, facendo seguito all’ultima sentenza pronunciata in favore di Sis, era stato presentato dal gruppo guidato da Impregilo. Tuttavia, sulla data di inizio dei lavori di realizzazione pende ancora un ricorso presentato dalla cordata di Impregilo, questa volta di fronte al Tar del Lazio, che chiede la revoca del contratto firmato il 21 ottobre e la sospensione cautelare di ogni attività.

In base alla concessione, il costo totale della Superstrada Pedemontana Veneta, compresi gli oneri finanziari e gestionali, è previsto ammontare a 2 miliardi e 391 milioni di euro, mentre il costo della sola opera viaria è di 1 miliardo e 400 milioni di euro. L’affidamento è avvenuto in project financing, il meccanismo attraverso cui il soggetto proponente assume l’onere della realizzazione e della gestione dell’opera, in cambio degli utili che deriveranno dalla riscossione dei pedaggi.

I lavori dovrebbero vedere la conclusione nell’arco di 56 mesi dal momento dell’apertura dei cantieri, ma la Regione prevede la graduale apertura di porzioni di tracciato, mano a mano che saranno completate. La concessione avrà la durata di 39 anni e prevede in favore del consorzio che si è aggiudicato la gara un contributo regionale in conto capitale di 173.671.875 euro e un eventuale contributo pubblico in conto esercizio di 7.266.787 euro, a scadenza semestrale, per 30 anni dal momento dell’entrata in esercizio dell’infrastruttura, qualora i volumi traffico di risultassero inferiori alle attese.

Sis Scpa è nata come consorzio stabile nel giugno 2003 e ha sede a Torino. Suoi azionisti sono la Sacyr Sa, impresa di costruzioni del gruppo spagnolo Sacyr Vallehermoso, al 60%. Il restante 40%  del consorzio è formato dalle imprese italiane Inc General Contractor Spa e Sipal Spa, entrambe appartenenti al gruppo italiano Fininc Spa. Itinere Infraestructuras Sa, già controllata da Sacyr Valehermoso, è stata ceduta al fondo Citi Infrastructure Partners del gruppo Citigroup alla fine del 2008.

Per quanto riguarda i territori direttamente coinvolti dal passaggio dell’infrastruttura, il piano approvato dalla Giunta regionale prevede l’esenzione per 12 anni dal pedaggio per l’attraversamento della superstrada in favore degli utenti la cui residenza si trovi entro 21 km dallo svincolo di accesso, con eventuale, progressivo adeguamento della tariffa fino a raggiungere il livello ordinario dopo 21 anni dall’entrata in esercizio. Secondo le stime della Regione, saranno interessati dagli espropri dei terreni di attraversamento circa duemila soggetti, per i quali sono stati messi a disposizione 180 milioni di euro

La Superstrada avrà una lunghezza di 94 km e 900 metri, con 9 viadotti e 15 km di tunnel e sarà costituita da due corsie per senso di marcia, oltre alla corsia d’emergenza. Lungo il tracciato sono previsti 18 svincoli e altri 53 km di bretelle e strade complementari (tangenziali, adduzioni ai caselli, migliorie della viabilità). 32 sono i comuni che saranno attraversati dall’infrastruttura, 12 in provincia di Treviso e 20 in quella di Vicenza. Secondo le stime, il volume di traffico si attesterà sui 45 mila veicoli giornalieri. Per il pagamento del pedaggio, la Superstrada prevede l’utilizzo del sistema “Newtonpass”, grazie al quale una tessera magnetica viene letta da speciali apparecchiature poste alle porte dei vari svincoli.

L’Associazione temporanea d’imprese che aveva inizialmente ottenuto l’appalto per la Superstrada Pedemontana Veneta nel dicembre 2007 era costituita da Impregilo Spa, (società mandataria dell’opera) Pedemontana Veneta Spa (società promotrice), Autostrada Bs-Vr-Vi-Pd Spa (di cui Pedemontana Veneta Spa è una controllata), Autostrade per l’Italia Spa, Autovie Venete Spa, Grandi Lavori Fincosit Spa, Impresa Costruzioni G. Maltauro Spa, Rizzani de Eccher Spa, Carron Cav. Angelo Spa, Consorzio Cooperative Costruttori, Impresa Ing. E. Mantovani Spa, Intercantieri Vittadello Spa, Serenissima Costruzioni Spa.

La concessione era stata affidata al consorzio italiano dopo che quest’ultimo aveva pareggiato l’offerta fatta pervenire dall’associazione temporanea d’impresa spagnola Sis (Sacis con Itinera Infraestructuras). Quest’ultima, pervenuta alla Commissione giudicatrice della Regione nel maggio 2007, era stata valutata la migliore da un punto di vista tecnico come anche economico-finanziario. Essa garantiva infatti una riduzione del 25% (circa 70 milioni di euro) sul contributo in conto capitale fornito dalla Regione Veneto, rispetto alla precedente offerta formulata dalla società proponente Pedemontana Veneta Spa.

A parità d’offerta, Pedemontana Veneta Spa aveva potuto esercitare il proprio diritto di prelazione in quanto società proponente dell’infrastruttura. Subito dopo l’affidamento della concessione all’Ati italiana, il consorzio spagnolo ha però presentato ricorso al Tar del Veneto contestando le modalità dell’esercizio del diritto di prelazione da parte dell’Ati italiana.

La storia precedente

La necessità di un’infrastruttura che percorra l’asse pedemontano ha progressivamente assunto i connotati di un’emergenza a causa della rapida crescita dei volumi di traffico lungo l’autostrada A4 e, in generale, lungo le altre vie stradali dell’area compresa tra le province di Treviso e Vicenza. Inserita nel contesto nel Corridoio paneuropeo V, la Pedemontana Veneta consentirebbe (una volta completato anche l’ultimo lotto della autostrada A28 che collega la A4 a Portogruaro con la A27 presso Conegliano) la chiusura di un ideale anello che racchiude l’intera area centrale veneta, interessando in particolare la valle dell’Agno, tra Montecchio Maggiore e Castelgomberto, e della zona pedemontana veneta tra Malo e Bassano del Grappa in provincia di Vicenza e tra S.Zenone degli Ezzelini, Montebelluna e Spresiano in provincia di Treviso.

L’opera è stata inclusa nell’Accordo quadro sottoscritto da Governo e Giunta regionale del Veneto nell’agosto 1997. Con la successiva Finanziaria del 1999 il Parlamento ha deciso lo stanziamento di 40 miliardi di lire per 15 anni (circa 470 miliardi di lire attualizzati, ovvero 242,77 milioni di euro). Nella medesima disposizione era contenuta la conversione, poi avvenuta con la legge finanziaria 2001, dalla originaria ipotesi di realizzare un’autostrada, all’attuale opzione di attrezzare una superstrada a pedaggio. Un ulteriore accordo Stato-Regione, stipulato il 9 agosto 2001, ha poi assegnato la competenza sulla realizzazione della Spv alla Regione Veneto.

Nel dicembre 2002 la Regione Veneto ha mandato in gara la proposta presentata dalla società Pedemontana Veneta Spa, nata nello stesso anno e composta da Autostrade per l’Italia, Autostrada Brescia-Padova, Autovie Venete, Banca Antonveneta, Unicredit e San Paolo, per la realizzazione della superstrada. Il percorso in questa fase era limitato al tratto compreso tra la A31, all’altezza del casello di Dueville (Vi), e la A27, all’altezza del casello Treviso Nord, su un arco di circa 64 chilometri.

La realizzazione e gestione del tratto ovest della Pedemontana, Thiene-Montebello, era stata attribuita direttamente, senza alcuna gara, alla società Autostrada Brescia-Padova. Contro tale procedura di affidamento il Commissario europeo al mercato interno Frits Bolkestein ha avviato una procedura di infrazione.

Sul tratto est, Spresiano-Dueville, il cronoprogramma iniziale prevedeva l’inizio dei lavori per il luglio 2004 e l’entrata in esercizio per l’inizio del 2008. I termini sono tuttavia stati ampiamente disattesi, anche a causa di ricorsi presentati in sede di giustizia amministrativa che hanno annullato la gara indetta dalla Regione. Pedemontana Veneta Spa ha presentato una nuova proposta nel dicembre 2003 che andava questa volta a coprire l’attuale tracciato di 95 km da Spresiano a Montecchio Maggiore. La Giunta regionale ha proceduto indicendo una gara aperta ad altri concorrenti europei, che dovevano presentare i propri progetti entro il 28 aprile 2004.

Alla scadenza prevista, non è pervenuta alcuna proposta alternativa e, in base alle norme che disciplinano la finanza di progetto, nel dicembre 2004 la Giunta regionale veneta ha riconosciuto il pubblico interesse della proposta preliminare presentata da Pedemontana Veneta Spa, che ha ottenuto la qualifica di promotore dell’infrastruttura.

Nel 2005 Pedemontana Veneta Spa ha cambiato fisionomia con il passaggio di mano di 1500 azioni e l’ingresso nel capitale azionario di Impregilo, del Consorzio Cps (imprese e progettisti dove figurano numerose società tra cui la Carron, la Maltauro, Rizzani De Eccher, Mantovani, Studio Altieri), di Fin.Opi e di Adria Infrastrutture. In seguito a tali ingressi il capitale della società è divenuto a maggioranza privato.

Nell’agosto 2005, la Regione Veneto, in qualità di soggetto aggiudicatore, ha trasmesso il progetto (corredato dello Studio di impatto ambientale redatto dal promotore) al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministero dell’Ambiente, al Ministero dei Beni culturali e alle Province interessate.

Nel novembre 2005 la Commissione regionale di Valutazione di impatto ambientale (VIA) ha dato parere favorevole, seppure con alcune prescrizioni, al progetto preliminare presentato dalla società Pedemontana Veneta Spa. Il parere in questione è stato poi trasmesso al Ministero dell’Ambiente.

Nel marzo 2006 sono arrivate le approvazioni contenenti alcune raccomandazioni e prescizioni da parte del Ministero dell’Ambiente. Durante lo stesso mese, anche il Cipe ha comunicato il proprio parere favorevole rispetto al progetto preliminare, per un costo di 1.989.688 milioni di euro. Alla Regione Veneto, in quanto soggetto aggiudicatore, veniva contestualmente richiesto di affidare l’opera in concessione mediante gara.

Nell’ottobre 2006 La regione Veneto ha inviato alla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il bando di gara di project financing per la progettazione, la costruzione e la gestione della Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta per un investimento pari a 2.155.048 milioni di euro (Iva esclusa), come indicato dal soggetto promotore.

Per quanto riguarda la gara, oltre al promotore Pedemontana Veneta Spa, hanno avanzato la propria candidatura due associazioni temporanee d’impresa – Ati – di cui facevano parte due colossi spagnoli del settore. La prima cordata, Cintra-Merloni-Ferrovial, comprendeva appunto Cintra, società spagnola tra i leader mondiali nella gestione delle infrastrutture, Merloni Finanziaria e un’altra società spagnola, la Ferrovial, specializzata nelle tecnologie per lo scavo di gallerie.

La seconda Ati in gara era Sis-Sacyr-Itinere, comprendente Sacyr Vallehermoso, colosso spagnolo del settore delle costruzioni, e Itinere Infraestructuras, società iberica che si occupa di concessioni autostradali. Questo consorzio operava peraltro già da alcuni anni in Italia sulla Salerno-Reggio Calabria, in Piemonte e a Palermo.

Nel dicembre 2007 la Giunta regionale veneta ha infine assegnato la concessione per la progettazione, realizzazione e gestione dell’opera alla cordata guidata da Impregilo Spa e Pedemontana Veneta Spa. Quest’ultima aveva infatti pareggiato l’offerta presentata nei mesi precedenti dal consorzio spagnolo Sis-Sacyr-Itinere, l’unica delle due Ati avversarie ancora rimaste in gara.

Ciò è stato possibile grazie al diritto di prelazione a capo dell’ati italiana, consorzio proponente dell’infrastruttura. Esso ha consentito l’aggiudicazione dell’opera presentando un’offerta che pareggiava quella già avanzata dal consorzio avversario Sis.

Nei mesi successivi, l’interpretazione fornita di tale diritto di prelazione è divenuta oggetto di una serie di ricorsi e controricorsi di fronte agli organismi della giustizia amministrativa tra i due consorzi che si contendevano la concessione.

I primi ricorsi presentati dinanzi al Tar del Veneto e al Tar del Lazio avevano visto confermata l’assegnazione della concessione alla cordata proponente guidata da Impresilo, già stabilita dalla Regione Veneto nel dicembre 2007. Nel mese di giugno 2009, il Consiglio di Stato ha infine ammesso il ricorso di Sis.

…………

– per chi vuol approfindire il tema dei più compatibili modi di mobilità, vi consigliamo la lettura di “METROPOLI TRANQUILLE”, saggio-libro (qui in versione integrale) di Andrea De Bernardi, edito dal WWF:

Metropoli_Tranquille[1]

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5 thoughts on “SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA: un esempio (fra i tanti) del rischio che un’infrastruttura voluta come “opportunità” per un Territorio, si trasformi in un’ “opera dalla quale difendersi”; e le comunità dove passa ne diventano non fruitrici ma vittime

  1. Agata Lo Tauro mercoledì 17 marzo 2010 / 8:04

    E’ un articolo molto interessante… mi colpiva anche un lavoro pubblicato a sifet sul tema della mobilità… nel 2008 (se non erro).

    all the best,
    Agata

  2. Luca Piccin mercoledì 17 marzo 2010 / 22:17

    Il cittadino sopraindicato,
    dopo aver letto questo stupendo post ;
    dopo aver studiato come geometra in una scuola privata pullulante di figli di papà incapaci (gettando 25 milioni del vecchio conio) ;
    dopo aver studiato il paesaggio veneto e la pianificazione territoriale all’università ;
    constatato che il gruppo Benetton e il gruppo Gavio controllano Impregilo Spa attraverso un’eguale quota azionaria della IGli Spa, ricordando che Gavio è anche con gli spagnoli (si può dire che l’ha fatta sporca a Benetton!) ;
    considerato che lo statuto di “Commissario delegato per l’emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nell’area interessata dalla realizzazione della Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta” di tal sig. Vernizzi non mi pare legittimo e comunque, viste le consequenze territoriali e i fatti soprariportati genera perplessità ;
    visto lo spreco di risorse ben spiegato nel post e tenuto conto che lo Stato ha tolto alla regione 300milioni di € destinati al secondo stralcio della metropolitana di superficie, molto più utile e meno impattante per ridurre l'”emergenza traffico” della zona ;
    considerato che la gravità dell’attuale crisi, segno di un sistema economico fallimentare, che premia gli speculatori e fà pagare i cittadini, richiede un cambiamento radicale e un modello di sviluppo più virtuoso e sostenibile,
    GIUDICA
    i politici veneti incapaci di rispondere alle richieste del territorio e dei suoi cittadini e chiede innanzitutto le DIMISSIONI del dott. Vernizzi Silvano.
    Auspico infine che i cittadini non cessino di farsi sentire e continuino ad agire collettivamente, con partecipazione e senso civico e quando serve con coraggio.

    N.B. Le considerazioni avrebbero potuto essere più lunghe, nonostante le poche ricerche effettuate, ma ritengo che siano già sufficienti.

  3. Den70 mercoledì 3 luglio 2013 / 12:06

    non piace a nessuno l’idea di una striscia d’asfalto che attraversa un territorio tra i più belli d’Italia, ma chi dice NO e basta dovrebbe provare quotidianamente ad attraversare quei 90 km, è una vera Odissea. Il problema è che andava fatta 30 anni fa, quando eravamo ancora la locomotiva d’Italia. Ora sembra meno utile, ma se una ripresa ci sarà ripartirà da quì e forse questo è uno dei prezzi da pagare per ridare una vita al territorio.

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