LA GEOPOLITICA DEI DISTRIBUTORI DI LATTE CRUDO

Il problema del prezzo del latte è grave. Nell’inverno scorso i produttori di tutta l’Europa hanno manifestato le loro difficoltà nelle più grandi città europee, Bruxelles compresa.   In attesa di un rinnovo della politica agricola comune, che pare lontano e incerto, sempre più consumatori in Italia e all’estero, acquistano latte direttamente dai produttori, risparmiando così soldi e riducendo i rifiuti. Il latte al distributore costa effettivamente meno al consumatore e consente ai piccoli allevatori di sopravvivere, riduce la produzione di rifiuti e il traffico sulle strade e soprattutto fa bene alla salute. E’ plausibile il sospetto che tutti questi pregi agli occhi del sistema industriale di produzione, consumo e cura siano, invece, gravissimi difetti? Questo sistema di distribuzione alternativo (e innovativo) è realmente interessante oppure è solo un nuovo business, oggetto di interessi contrapposti?

Proponiamo una cronologia di questa guerra del latte, cercando di tirarne qualche lezione, affinché i lettori possano farsi una loro idea………………..

I prezzi di latte e grano ai livelli di 7 anni fa: “si rischia fortemente l’abbandono delle campagne”.

Roma – “Con i prezzi del grano e del latte alla stalla che nel 2009 sono più bassi di sette anni fa, è grave che a segnare i maggiori rincari al consumo siano stati il gelato e la pizza che hanno questo prodotti tra gli ingredienti principali”. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare lo studio appena diffuso da Adusbef e Federconsumatori.
Secondo una analisi della Coldiretti il prezzo del grano riconosciuto agli agricoltori nel 2009 è, al di sotto dei costi di produzione, su un valore di poco superiore ai 14 centesimi al chilo, il 39% in meno rispetto al 1985, mentre il latte è stato pagato agli allevatori italiani il 24% in meno rispetto al 1996 con circa 30 centesimi riconosciuti in media alla stalla, ma è stato venduto ai consumatori 1,35 euro al litro, con un ricarico del 350%.
“Con un aumento medio dell’1,8% i prezzi dei prodotti alimentari – denuncia la Coldiretti – sono cresciuti nel 2009 più del doppio dell’inflazione, nonostante il crollo dei prezzi riconosciuti agli agricoltori in campagna che si sono ridotti in media del 13% nello stesso arco di tempo. I consumatori italiani – sottolinea la Coldiretti – non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli, che rischia invece di provocare l’abbandono delle campagne, a causa delle inefficienze e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare che sono costate, a cittadini ed imprese agricole, 5,8 miliardi nel 2009”.
“Dal campo alla tavola durante il quale – sostiene la Coldiretti – i prezzi degli alimenti moltiplicano oggi in media cinque volte. Si tratta – conclude – di un forte ostacolo alla ripresa economica in un Paese dove quasi un euro su quattro si spende per la tavola con gli acquisti di alimentari e bevande che ammontano complessivamente a 215 miliardi di euro all’anno (dei quali 144 a casa e 71 per mangiare fuori).

Fonte: www.ansa.it per NEWSFOOD.com  – 18/01/2010

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La provincia di Treviso tra le prime ad introdurre questa innovazione.

Latte appena munto quindi, genuino, con un risparmio anche per il portafoglio, grazie ai distributori automatici che sono stati installati in circa una trentina di allevamenti della nostra provincia. E c’è il vantaggio anche per l’ambiente, infatti il latte si va a prendere con una bottiglia di vetro che si riutilizza, evitando di immettere nell’ambiente contenitori in tetra pak o plastica. Ogni erogatore distribuisce circa 150 litri di latte al giorno. Il latte acquistato in azienda va conservato in frigorifero per due tre giorni e costa il 30% in meno di quello che si acquista in negozio.

L’iniziativa, promossa nel 2006 dall’Apa, associazione provinciale allevatori di Treviso, sta riscuotendo sempre più consensi da parte dei consumatori che si affidano alla serietà di selezionati allevatori trevigiani per acquistare latte crudo che è integro: diversamente da quello confezionato non è stato sottoposto ad alcun trattamento (scrematura, omogeneizzazione, pastorizzazione, ultrafiltrazione ecc.) ed è vivo conservando così, tutte le proprietà nutritive del latte al naturale: proteine, zuccheri, sali minerali, vitamine e grassi, tutti facilmente digeribili.

Il gusto, poi, è decisamente unico. Questo latte è assolutamente sicuro, secondo il piano di autocontrollo Haccp redatto dall’Apa. I bovini, infatti, sono allevati nel rispetto delle normative europee sul benessere animale e viene altresì assicurata la rintracciabilità degli animali in mungitura e dei prodotti utilizzati (foraggi, mangimi, detersivi, medicinali, derattizzanti, moschicidi). All’Apa, stanno giungendo sempre più richieste da parte di soci allevatori di poter aderire all’iniziativa, visto che il consumatore sta dimostrato un reale interesse per questa tipologia di latte e, più in generale, per tutti quei prodotti che possono essere distribuiti alla spina, come detersivi, acqua minerale, riso caffè o vino con l’obiettivo di risparmiare, ma anche in un’ottica ambientalista, poiché gli imballaggi sono una componente fondamentale della quantità totale di rifiuti che produciamo.

E il problema dei rifiuti può essere affrontato soltanto attraverso azioni concrete che ne riducano la quantità alla fonte, con l’impegno di tutti, governanti in primis. Ma ridurre gli imballaggi significa anche risparmiare l’energia necessaria alla loro produzione e al trasporto, ridurre i costi per il loro smaltimento o per il riciclaggio e, soprattutto, ridurre le emissioni di anidride carbonica.

Tornando al latte appena munto, gli impianti automatici di distribuzione del latte sfuso refrigerato sono in funzione con grande successo già da alcuni anni in Austria, Germania e Svizzera. In Italia il primo erogatore è stato installato dalla Cooperativa degli Allevatori di Como e di Lecco, in collaborazione con l’Associazione regionale allevatori Lombarda. In provincia di Treviso questi erogatori sono stati collocati anche in luoghi pubblici come piazze e parcheggi, sempre gestiti dalle aziende. Per conoscere la dislocazione degli erogatori consultare il sito dell’Apa http://www.apatv.net, sezione “distributori latte”.

Fonte: www.oggitreviso.it – 12/06/2008.

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Sottoposto a rigidissimi controlli presenta rischi nettamente inferiori ad altri alimenti.

Il latte crudo rispetto al generico latte alimentare presenta parametri di qualità igienico-sanitaria nettamente migliori. Dalle analisi effettuate nel 2006 sul latte degli allevamenti lombardi che vendono direttamente il loro latte emergevano valori di carica batterica totale estremamente bassi (17.700 germi /ml contro i 40.000 del totale degli allevamenti). Anche le cellule somatiche (parametro peraltro non direttamente legato a rischi per la salute del consumatore, ma indice di salute della mammella) sono risultate nettamente più basse nel latte degli allevamenti che vendono latte crudo (150.000 cellule / ml  contro oltre 300.000 degli allevamenti lombardi).

Con la circolare del 13 aprile 2007 la Regione Lombardia (seguita da altre regioni) ha poi stabilito dei parametri severissimi che impongono che la carica batterica nel latte crudo sia inferiore a 25.000 germi/ml (deve essere inferiore a 100.000 nel latte destinato a “latte fresco ad alta qualità”!) e ci sia totale assenza di un patogeno quale Staphilococcus aureus che è pericoloso solo in relazione alle tossine che può produrre (quando è in concentrazioni elevate). In assenza del rispetto di questi parametri draconiani vi è l’immediata sospensione della vendita.

Il latte crudo è quindi un “sorvegliato speciale” e le campagne sui rischi inerenti al suo consumo hanno tutta l’aria di riflettere la preoccupazione delle industrie di perdere una piccola quota del loro mercato ma, soprattutto di veder crescere il peso contrattuale (e l’indipendenza) degli allevatori. Va però detto che tanta “attenzione” lo rende un prodotto del tutto sicuro. La sicurezza è legata non solo al sistema di controlli, ma anche al perfezionamento delle macchine distributrici (oggi prodotte anche in Italia) dotate di sistemi di autopulizia e di sicurezza che interrompono l’erogazione qualora le condizioni di refrigerazione non fossero più garantite.

Veniamo ora alla superiorità del latte non pastorizzato per la salute di chi lo consuma. Già in passato era nota la maggior presenza di vitamine e la miglior digeribilità del latte crudo, ma i rischi di contaminazione con patogeni erano tali da mettere in secondo piano questi vantaggi. Oggi molti studi indicano invece una netta minore incidenza di patologie nei soggetti che si alimentano di latte crudo (specie se da tenera età).

Nel 2007 sono stati pubblicati su una rivista specializzata (Clinical & Experimental Allery) i risultati di un’ampia indagine epidemiologica condotta in 5 paesi europei su un totale di ben 14.893 bambini da 5 a 13 anni. Essi dicono che consumo di latte crudo è associato a una riduzione dell’asma (-26%), della febbre da fieno (-33%) e delle allergie alimentari (-58%). Lo studio indicherebbe che il vantaggio del latte crudo proveniente direttamente dalle stalle si mantiene anche se esso viene sottoposto a bollitura. Quest’ultimo dato secondo gli stessi autori potrebbe però riflettere dichiarazioni non veritiere dei genitori (che dichiaravano di bollire il latte per non apparire “igienicamente scorretti”).  E’ quindi probabile che oltre al riscaldamento anche il periodo intercorso tra l’emissione del latte e il suo consumo danneggi i componenti naturali del latte in grado di svolgere un ruolo di rafforzamento del sistema immunitario. Tra questi componenti vi sono dei composti (peptidi) già presenti come tali nel latte o derivati delle proteine del latte stesso (caseine e sieroproteine) per opera di enzimi (questi ultimi, a loro volta, sono delle proteine molto specializzate per scindere,  unire o comunque trasformare le molecole organiche).

Nel latte crudo però vi sono oltre a componenti in grado di agire da biomodulatori del sistema immunitario anche delle proteine che hanno azione antibatterica e in qualche caso anche antivirale. E’ logico, il latte è l’alimento per i neonati e i neonati sono privi di difese immunitarie proprie e quindi soggetti molto più degli adulti a contrarre infezioni.

Si tratta di enzimi quali la lattoferrina, la lattoperossidasi, il lisozima, la xantina ossidasi. Il calore denatura in modo più o meno grave tutte queste proteine impedendo di svolgere la loro funzione. Gli enzimi facilitano le reazioni biochimiche interagendo con le molecole di cui promuovono la modificazione formando dei complessi attraverso dei “siti attivi”.  Si tratta di un meccanismo tipo chiave-serratura: se la forma della chiave si modifica anche leggermente (per colpa del calore o di altri fattori chimico-fisici) questa non “riconosce” più la serratura. Tutto questo ci spiega perché nel latte crudo i patogeni crescono più lentamente. Spiega anche perché il latte crudo (anche non refrigerato) per diverse ore è protetto dalla proliferazione microbica. Se aggiungiamo che nel latte crudo vi è una flora batterica “buona” che può contrastare lo sviluppo di quella cattiva comprendiamo che sono tanti i fattori che riducono la pericolosità presunta del latte crudo. Negli Stati Uniti i casi di infezione da Salmonella sono 1,4 milioni, di questi quelli riconducibili al consumo di latte crudo poche centinaia. Quanto alla temutissima Listeriosi va osservato che essa è un patogeno ubiquitario e opportunista che può contaminare anche prodotti pastorizzati e si sviluppa pericolosamente quando non trova competizioni. La recrudescenza del problema della Lysteria (i primi casi mortali nell’uomo sono degli anni ’80 mentre nell’ambiente è sempre stata diffusissima) è legata alle nuove tecniche sia di allevamento (insilati) che di caseificazione dove l’uso di pastorizzazione e disinfettanti ne favorisce l’insediamento in nicchie di pericolosa presenza. Va anche aggiunto:

1) che questo germe infetta quasi esclusivamente individui immunodepressi come diabetici e pazienti in trattamento con farmaci immunodepressivi;

2) che per colpa dell’uso indiscriminato degli antibiotici la Lysteria è uno dei patogeni che sta diventando sempre più pericoloso perché resistente ai comuni trattamenti antibiotici. Ecco il paradosso: i problemi creati dal sistema agroalimentare industrializzato e da una medicina che cura col farmaco invece che puntare alla prevenzione ambientale vengono utilizzati per “frenare” un prodotto che va decisamente bene alla salute umana (e in particolare al sistema immunitario che, oggi, è indebolito da inquinamento, stili di stili di vita e di consumo).

Fonte: www.ruralpini.it .

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L’ordinanza della discordia.

Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha firmato un’ordinanza con le misure per garantire la sicurezza dei cittadini in merito all’erogazione di latte crudo nei distributori automatici. L’Ordinanza è entrata in vigore il 14 gennaio 2009, giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
L’ordinanza prevede:

– l’obbligo di riportare sulle macchinette erogatrici e sulle bottiglie l’indicazione, oltre a quanto già previsto dall’Intesa Stato Regioni del 25 gennaio 2007, che il latte deve essere consumato previa bollitura;

– l’indicazione, verrà riportata in maniera ben visibile ed a caratteri in rosso. come data massima di scadenza il 3° giorno dalla data della messa a disposizione del consumatore;

– la sospensione della commercializzazione di latte crudo attraverso macchine erogatrici non rispondenti ai requisiti;

– il divieto di somministrazione di latte crudo nell’ambito della ristorazione collettiva;

– che il responsabile della macchina erogatrice debba escludere la disponibilità di contenitori destinati al consumo in loco del prodotto.

Il provvedimento prevede inoltre che, nelle more dell’emanazione dei provvedimenti regionali attuativi dell’Intesa Stato regioni del 25 gennaio 2007, è fatto obbligo a chiunque di rispettare le disposizioni di cui all’Intesa tra il Governo le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, in materia di vendita diretta di latte crudo per l’alimentazione umana, del 25 gennaio 2007.
”Con l’ordinanza firmata oggi – ha spiegato il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, nel corso di una conferenza stampa – abbiamo voluto tutelare la salute dei consumatori ma anche gli allevatori”. Il latte italiano, ha aggiunto il Sottosegretario Martini che ha incontrato sul tema anche il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, ”è di grande qualità ” e, come ha confermato Silvio Borrello, direttore generale della Sicurezza alimentare e nutrizione del Ministero, i controlli veterinari sono costanti e attenti. ”In tutto ci sono in Italia 1.111 distributori e l’obiettivo dell’ordinanza è quello di fare in modo che i consumatori possano utilizzare questo prodotto in sicurezza, risparmiando e utilizzando un alimento che arriva dal proprio territorio”. Il Sottosegretario Martini ha anche spiegato che concorderà con i distributori l’impegno di escludere da ogni promozione di marketing il target delle categorie fragili come bambini, anziani o portatori di malattie immunitarie. Il latte crudo, infatti, se non bollito e se proveniente da animali contaminati, può trasmettere l’Escherichia coli, un batterio che soprattutto nei bambini può avere gravi effetti, come la sindrome emolitica uremica.

(Redazione ministerosalute.it, 10/12/2008)

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Le diverse reazioni all’ordinanza del ministero.

Il latte crudo sfuso, che in mezza Europa s’è affermato prima ancora che in Italia, e che ovunque sia stato messo liberamente in commercio, in commercio è rimasto, in Italia trova un suo primo clamoroso (e atteso) stop .
Lo ha decretato mercoledì 10 un’ordinanza del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini sulle ”Misure urgenti in materia di produzione, commercializzazione e vendita diretta di latte crudo per l’alimentazione umana”, che stabilisce “l’obbligo di riportare sulle macchinette erogatrici e sulle bottiglie l’indicazione che il latte deve essere consumato previa bollitura”. “Il latte”,- prosegue il documento -, “deve avere come data massima di scadenza il terzo giorno dalla messa a disposizione del consumatore; la sospensione della commercializzazione di latte crudo attraverso macchine erogatrici non rispondenti ai requisiti e il divieto di somministrazione di latte crudo nell’ambito della ristorazione collettiva”.
«Si tratta», ha precisato la Martini, «di un giro d’affari di 6 milioni di euro all’anno, considerando che un litro di latte costa 1 Euro e che sono sei milioni i litri erogati dai distributori. Voler usare la filiera corta è un fattore positivo, ma questo deve avvenire con la massima e corretta informazione».
E qui viene il bello. Nell’imporre ai gestori dei distributori automatici l’obbligo di indicare con appositi cartelli la “necessità” di bollitura, la rappresentante del Governo parla di informazione. Ed è curioso che lo faccia proprio mentre i tiggì nazionali imboniscono gli italiani con toni terroristici sulle conseguenze che ci sarebbero per la salute umana nel consumare questo tipo di alimento.
Due le domande che sorgono spontanee: ma i Servizi Sanitari Locali, che quotidianamente prelevano campioni, analizzano, autorizzano in lungo e in largo per l’Italia gli oltre mille e cento distributori, che ci stanno a fare? come può essere che per gli organismi locali preposti sia tutto a posto (come di fatti è) e per il Governo centrale ci sia l’urgenza di imporre la bollitura? È un caso se questo freno nella vendita di latte alla spina avviene dopo le levate di scudi di Assolatte, che negli ultimi mesi non ha perso occasione per criminalizzare il fenomeno?

Sulla materia del contendere consigliamo la lettura di alcuni autorevoli interventi presenti sul web che, duole dirlo, non riescono a trovare sui grandi organi d’informazione lo spazio che meriterebbero. Ancora una volta a “cantare”, in tivù, sono quelli con la “voce grossa, e ancora una volta il web si fa apprezzare per la pluralità di pensiero e la possibilità di fare della sana “controinformazione”:

Blogosfere – Nuovo spauracchio: il latte crudo
Ecoblog – Latte crudo, i produttori dicono: “E’ Paolo De Castro a guidare la crociata contro di noi”

e poi Claudia, che ne sa più del(l’ex) ministro…:
Chi è Claudia

I mass media stanno esagerando…
Come manipolare il latte crudo per non correre rischi
I danni della pastorizzazione
La legislazione deve cambiare
Prassi igieniche per la produzione di latte crudo
Una cronologia degli eventi, ben ricostruita da :
Pseudoemergenza Coli O 157
Inoltre registriamo con favore i primi “contrordine” emanati a livello locale dalle autorità sanitarie che ribadiscono la salubrità del latte crudo alla spina:
Friuli Venezia Giulia: nessun pericolo da vendita latte crudo
Nel riminese il latte crudo è sano
Patologia del latte crudo – L’Ausl ribadisce: nessun bambino colpito in provincia
Fonte: www.qualeformaggio.it.

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27/02/2010 ‐L’Istituto zooprofilattico lancia l’allarme: “Non bevete latte crudo. E’ rischioso per la salute” (Di : Marco Accossato)

Su 37 aziende e altrettanti Bancolat passati al setaccio negli ultimi due mesi dall’Istituto Zooprofilattico del Piemonte alla ricerca di batteri e microrganismi potenzialmente dannosi per la salute, otto sono risultati fuorilegge. Uno su cinque, «non è conforme alle norme». I 370 test compiuti negli ultimi sessanta giorni hanno rivelato, nel latte crudo, presenza di Campylobacter jejuni e Staphylococcus aureus. Nel primo caso si tratta di un microrganismo «che scatena nelle persone sane soltanto mal di pancia e diarrea, ma ‐sottolineano all’Istituto di via Bologna ‐può essere invece molto pericoloso per i bambini piccoli, per gli anziani, e per chi soffre di patologie croniche ed è in terapia con difese immunitarie bassissime». Controlli che riaccendono un allarme, ma anche una polemica. La dottoressa Maria Caramelli, direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico, parte dai risultati dell’indagine per dire: «Non bevete latte crudo: la moda dei cibi non cotti, a basso costo, propagandati come “ritorno alla natura” può essere molto pericolosa». Mauro D’Aveni, responsabile Qualità di Coldiretti Piemonte, ribatte: «Non si può scatenare nuovo allarmismo alla luce di poche analisi. Il latte crudo è ingiustamente demonizzato: i controlli preventivi nelle aziende sono stati già molto inaspriti, a garanzia del consumatore». Non è solo l’Istituto zooprofilattico del Piemonte ad aver riacceso i riflettori sui dispenser di latte crudo sparsi un po’ ovunque a Torino, in provincia e nel resto del Piemonte. Anche la procura, a ottobre, ha aperto ‐su ordine del pm Raffaele Guariniello ‐un’inchiesta sul rispetto delle norme emanate dal ministero a tutela degli italiani. Contestazioni, su questo fronte, non ci sarebbero, ma sei aziende, da inizio a fine 2009, non hanno superato i controlli dell’Istituto zooprofilattico a causa della presenza nel latte di Campylobacter jejuni, mentre in quattordici altre aziende sono state individuate nei campioni tracce di Staffilococco aureo, una delle specie batteriche più diffuse e pericolose che ha oltretutto già sviluppato un ceppo resistente all’antibiotico tradizionalmente usato per debellarlo.

«Non bevete latte crudo». La dottoressa Caramelli, che ha condotto le indagini insieme Lucia Decastelli, responsabile del Laboratorio Controllo Alimenti, e ad Antonio Barbaro, dell’Osservatorio epidemiologico, insiste: «La ricerca di Campylobacter ha prodotto risultati che non devono essere sottovalutati. La percentuale di positività è stata del 3,6 per cento ai distributori già nel 2008, e del 6,5 per cento presso le aziende nel 2009».

Se da decenni il latte si cuoce «un motivo ci sarà ‐dice la Caramelli ‐: il mito del prodotto “crudo e genuino” sta facendo dimenticare i possibili risvolti negativi».

Va detto ‐ e l’Istituto zooprofilattico lo riconosce ‐ che i fornitori di latte crudo sono sottoposti a regolamentazioni molto più rigorose rispetto alle altre aziende. Le norme sulla tracciabilità, inoltre, garantiscono che tutto il latte contenuto in un Bancolat provenga da un solo fornitore, in modo che si possa rapidamente bloccare la fornitura in caso di analisi positive.

«Ma i controlli e la tracciabilità ‐prosegue la dottoressa Caramelli ‐non sono una garanzia sufficiente: non pastorizzare il latte significa non distruggere i batteri che possono essere trasmessi da malattie delle mammelle della mucca come da contaminazioni fecali, o a causa dei mangimi infetti degli animali». Paradossalmente poi, la bollitura che viene consigliata dai cartelli affissi per legge su ogni Bancolat cancella, rispetto alla pastorizzazione, una quantità molto maggiore delle proprietà così tanto apprezzate da chi sceglie il latte crudo.

Fonte: La Stampa – 1/3/10

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Problema sanitario o ennesimo conflitto tra destra e sinistra ? (di: Andrea Bertaglio).

Qualche settimana fa i media ci hanno inondato di immagini e parole che mettevano in discussione le proprietà del latte crudo e che diffondevano timore in chi ne fa uso. E’ stato sferrato un vero e proprio attacco al latte crudo. Questo “attacco” ha avuto inizio per opera di Paolo de Castro, ex ministro del PD ed ex presidente di Nomisma (società che, stando a ciò che ha recentemente svelato il giornalista Matteo Incerti, è finanziata dalla Granarolo), il quale ha presentato con altri deputati del PD un’interrogazione parlamentare che mette in dubbio la salubrità del latte alla spina. La tesi è stata appoggiata da professori universitari dell’Ateneo di Bologna che, sempre stando all’inchiesta di Incerti, collaborano con grandi marchi del mercato del latte italiano.

l segreto del perché sia stato fatto tanto clamore sembrerebbe quindi già svelato. Per fortuna, però, ci sono anche “esperti veri” che hanno il pudore di fornire informazioni veritiere.

Un esempio è quello del Dottor Fausto Cavalli, agronomo zootecnico, coordinatore di Bevilatte Srl, Agenzia di Servizi per l’Agricoltura, il quale afferma che il latte crudo è un prodotto solido e sicuro. E nutriente dato che, non essendo stato bollito o pastorizzato, conserva delle caratteristiche nutrizionali nettamente superiori a quello che si trova al supermercato. Inoltre, sempre per lo stesso motivo, esso contiene vitamine ed enzimi intatti che invece la pastorizzazione e la bollitura vanno parzialmente a modificare o, addirittura, a distruggere.
Il latte crudo, quindi, – a differenza di ciò che televisione e giornali hanno iniziato a voler far credere – è assolutamente sicuro perché prodotto in aziende costantemente controllate dalle ASL e dalle autorità preposte. Questo alimento ovviamente non è prodotto come si faceva una volta, perché prima non esistevano né la refrigerazione né tutti i metodi di “pulizia” del prodotto che oggi possono garantirne, appunto, la sicurezza.
La regione Lombardia, ossia quella in cui il fenomeno del latte crudo ha avuto una maggiore diffusione ed un maggior successo, secondo le ricerche effettuate dallo stesso Dottor Cavalli, ha effettuato nel corso del 2008 ben 1423 controlli capillari su tutti i distributori presenti sul suo territorio. Ebbene, non è stato registrato alcun caso di Escherichia Coli O 157. Ciò significa che, nonostante si parli solo ed esclusivamente dei nove casi di sindrome emolitico uremica indotta da Escherichia Coli O 157, stando ai risultati di questi controlli in Lombardia nessuno ha mai avuto infezioni dopo aver bevuto questo latte. E si tratta di migliaia di persone che ne hanno fatto un uso quotidiano nell’arco degli ultimi quattro anni.
Lascia quindi perplessi vedere come si stia cercando di diffamare un prodotto sano tirando in ballo le infezioni da Escherichia Coli, quando invece nessuno (a parte Eric Schlosser nel suo interessantissimo libro “Fast Food Nation”) ha mai seriamente parlato del fatto che tale batterio ha provocato problemi anche molto gravi a migliaia di clienti di McDonald’s. Il batterio in questione, infatti, sarebbe presente in una grande quantità di hamburger dell’onnipresente catena.
Secondo le statistiche, quindi, si dovrebbe avere più paura per i propri figli organizzando una festa di compleanno da McDonald’s che facendogli bere un bicchiere di latte sano, genuino e prodotto dietro casa.
E allora perché è iniziata questa campagna denigratoria? A chi ha dato fastidio il successo del latte alla spina? Ai grandi produttori come la già citata Granarolo? Alla grande distribuzione o a pubblicitari ed agenzie di marketing, visto che il latte crudo fa risparmiare alle persone fra i 50 ed i 60 centesimi di euro al litro e rende quindi poco competitive le marche “tradizionali”? Al governo, perché girano meno soldi e meno merci sulle nostre strade? Ai costruttori di inceneritori, dato che si evita di buttare in discarica o negli inceneritori, appunto, una quantità enorme di bottiglie di plastica e di confezioni in Tetrapack?
La realtà è che l’unica vittima certa del latte crudo è ancora una volta il mito della crescita economica a tutti i costi che viene scalfito quando i cittadini risparmiano ed i produttori anche più piccoli possono continuare la loro attività.
Sarebbe ora di valorizzare, agevolare e tutelare questo tipo di distributori “alla spina” e ancor di più queste iniziative di produzione locale non solo di latte, ma di ogni tipo di prodotto.
Chissà se potremo davvero tornare un giorno ad essere “padroni a casa nostra”. Questo dipenderà anche da noi, dal nostro interesse sia per ciò che ci succede attorno e per il tipo di informazione a cui vogliamo affidarci. Se nel vostro paese o città c’è un distributore di latte crudo, quindi, fatevi un favore: attivatevi per far sì che esso resti dove si trova. Abbiamo tutti solo da guadagnarci, sia a livello economico, che nutrizionale e ambientale.
E se prima di uscire per recarvici volete contribuire a fermare questo attacco denigratorio nei suoi confronti, firmate la petizione.

Fonte: www.decrescitafelice.it

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Latte crudo: l’opinione di Granarolo.

(di: Anna Sbarrai)

Bologna – L’ordinanza del Ministro alla Salute Martini scalda non solo il latte ma anche le discussioni. Tra i distributori di latte crudo le opinioni sul recente provvedimento ministeriale sono infatti piuttosto discordanti e non tutti sono a favore di controlli più severi. E anche la grande distribuzione ha molte cose da dire.
Abbiamo sentito in proposito Giorgio Ciani, Direttore Comunicazione e Relazioni Esterne di Granarolo spa, azienda tra le più note per la raccolta, trasformazione e commercializzazione di latte e prodotti caseari.
In Italia attualmente ci sono migliaia di distributori di latte crudo: una moda o un’esigenza?
Direi né l’uno né l’altro. I milk dispenser sono iniziative utili ed interessanti per far conoscere il ruolo sociale dell’agricoltura e il suo valore per il territorio, ma hanno poco a che vedere con il latte pastorizzato che l’industria (cooperativa o privata) garantisce ogni giorno in maniera capillare in tutto il paese.
E’ vero che che la pastorizzazione fa perdere sapore al latte? E i valori nutrizionali del latte rimangono gli stessi prima e dopo la pastorizzazione?
Si tratta di differenze assolutamente marginali. La pastorizzazione è un trattamento delicato di riscaldamento fatto a una temperatura di 74-76°C per un tempo di 15-20 secondi, attraverso il quale vengono inattivati quei batteri che possono essere pericolosi per la salute dell’uomo. Il latte così trattato riesce a mantenere praticamente inalterati sia il gusto sia l’apporto di tutti i nutrienti originari, in particolare le vitamine. Il trattamento deve il suo nome al microbiologo francese Pasteur il quale lo sperimentò già nella metà dell’800. In Inghilterra l’introduzione della pastorizzazione del latte vaccino per alimentazione umana a fine ‘800, dimezzò in un solo anno la mortalità di neonati ed adolescenti.
L’ordinanza, recentemente firmata dal Ministro Martini, prevede l’obbligo della scritta “Prodotto da consumarsi solo dopo bollitura” sulle macchine erogatrici di latte crudo, e l’obbligo della data di scadenza. A quanto pare ha suscitato molti malcontenti tra i distributori. Come mai?
L’ordinanza ministeriale è un provvedimento doveroso, che non comporta alcun onere per gli allevatori ma offre ai consumatori un’informazione essenziale. Ad esempio tra i nostri soci vi sono allevatori che svolgono entrambe le attività (sia il conferimento alla Cooperativa, sia la vendita diretta mediante i distributori automatici) e c’è anche chi ha già da tempo esposto l’avvertenza della bollitura sui dispenser, con grande buon senso e senza aspettare la legge. È evidente che il latte crudo se “bollito” ha molto meno appeal: la bollitura “casalinga”, consente di inattivare i micro-organismi patogeni, ma è un trattamento termico molto più drastico della pastorizzazione e meno controllabile: infatti, il latte raggiunge temperature molto più elevate (100°C) per un tempo più lungo; in questo modo muoiono la maggior parte dei batteri, si inattivano tutti quelli patogeni ma si riduce drasticamente l’apporto vitaminico, si denaturano tutte le proteine e si peggiora il gusto.
Un latte che subisce la bollitura, per proprietà nutritive e gusto è di fatto equiparabile al latte UHT a lunga conservazione, che in commercio si presenta confezionato, senza necessità di conservazione refrigerata, che ha una durata di 3-4 mesi, e che si trova in qualsiasi punto vendita a prezzi anche di molto inferiori a 1 euro.

Coldiretti ha affermato che il prezzo del latte pastorizzato è diminuito da quando i distributori di latte alla spina si sono radicati in tutto il territorio nazionale. Il costo del “latte alla spina”, in effetti, è spesso più basso di quello in vendita sugli scaffali dei supermercati. Come replica?
Purtroppo si è fatta e si sta facendo molta demagogia intorno al prezzo del latte. Da anni si trova nei punti vendita latte da tutti i prezzi. Non ha però senso paragonare mele e pere… ovvero il latte crudo, proprio perché non subisce trattamenti di alcun tipo, non ne “subisce” nemmeno i costi. Va poi precisato che la pastorizzazione non ce la siamo inventata noi per sfizio… ma perché resa obbligatoria dalla legge fin dal 1929 al fine di debellare le tossinfezioni collegate al consumo di latte crudo. Dunque ben vengano nuove modalità distributive ma nel rispetto delle regole da parte di tutti.

Fonte : www.voceditalia.it – 21/12/2008.

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Filiera corta, nuova opportunità o business dei distributori automatici ?

Ci sono i classici distributori di caffé ma anche, sempre più diffusi, quelli dove comprare uno snack o addirittura un pasto completo: in Italia sono ormai quasi 2,3 milioni le macchinette installate, una ogni 29 abitanti e secondo un’indagine della Customized Research and Analysis, oltre la metà degli italiani con più di 14 anni le utilizza, di cui il 21% una o più volte alla settimana. Un bacino complessivo di 26 milioni di consumatori, quasi 3 milioni in più rispetto al 2006.
Il mondo della distribuzione automatica si mette in mostra da oggi (29/04/2010) a Fieramilanocity, dove ha aperto Venditalia, la principale fiera del comparto: sono oltre 270 gli espositori arrivati da 14 Paesi, su una superficie di 20 mila metri quadri. Attesi, da oggi al 1 maggio, almeno 14 mila visitatori.
“La superficie espositiva – sottolinea con soddisfazione il presidente di Venditalia, Marco Monaco – si conferma identica a quella dell’edizione precedente”, nonostante nel 2009 il settore non sia rimasto immune dalla crisi. Il fatturato, secondo dati dell’associazione di categoria Confida, è calato del 12% circa rispetto al 2008, a quota 2,4 miliardi di euro, anche se il comparto degli snack ha mostrato dati in controtendenza, con una crescita del 3,8%.
Tante, infine, le novità tra gli stand, dove i distributori sembrano avere ormai conquistato ogni possibile merceologia: si va dalle macchinette che preparano sul momento pizze, spremute, paste e risotti, alle farmacie automatiche con cerotti e siringhe, fino a “self-store” dove acquistare un po’ di tutto, prodotti per la casa, gadget, profumeria e articoli da ufficio.

Fonte : www.ansa.it per NEWSFOOD.com – 29/04/2010

……………….

Come conclusione: breve riassunto, per avere le idee un po’ più chiare…

Iniziamo con il distinguere:

latte fresco: è il latte pastorizzato, venduto nelle confezioni che si acquistano normalmente al bar o al supermercato. Viene trattato a temperature relativamente basse per un tempo piuttosto breve, sufficiente per uccidere i germi patogeni senza rovinare prodotto, che resta fresco.

latte a lunga conservazione: viene trattato con il calore in modo più drastico, tanto che può essere consumato nell’arco di sei mesi.

latte crudo: viene commercializzato così come viene munto, senza alcun trattamento ad eccezione di una filtrazione.

Il latte crudo

Il latte crudo è quello che compriamo direttamente dagli allevatori tramite i distributori (ad oggi più di 2.000) che vediamo lungo le nostre strade. Ma le discussioni tra i pro e i contro il latte crudo non si placano. Il dato di fatto certo è che consumare latte crudo è un atto eticamente corretto se non encomiabile: si paga un giusto prezzo agli allevatori (1 euro contro 1.50 del latte fresco pastorizzato), che altrimenti, dovrebbero svendere il proprio latte all’industria a prezzi ridicoli, si consuma un prodotto a km0, non si inquina l’ambiente con imballi, contenitori usa e getta e con il trasporto.

Ma fa bene?

I problemi sorgono quando si parla della salubrità del latte crudo e capire se i detrattori o i sostenitori si esprimono in base a interessi di parte, invece che su dati di fatto oggettivi, è molto difficile. Noi ci proveremo.

Allarme batteri

Tra il 2006 e il 2008, quando i distributori di latte crudo si stavano diffondendo, si verificarono 9 i casi sospetti di sindrome emolitico-uremica, un’infezione grave ai reni causata da un batterio, l’Escherichia coli 0157. L’infezione ha colpito i bambini, compromettendo la funzionalità dei reni, fino alla dialisi. Si sospettò che i contagi fossero provocati dal latte non pastorizzato e dalla carne cruda. I casi segnalati erano distribuiti in tutta Italia, con maggiore frequenza nelle regioni padane, attorno a Roma, in Campania e Puglia.

Si parlò  di campagna denigratoria con fini poco chiari (o chiarissimi..): il fenomeno del latte crudo alla spina parte proprio dalla nostra città, Brescia, ed è arrivato a a 1.000 distributori sul territorio nazionale (405 in Lombardia). Ognuno vende circa 100 litri di latte al giorno, per 365 giorni all’anno. Un litro di latte alla spina costa circa 1 euro, ovvero 50 centesimi meno del latte pastorizzato fresco da supermercato (fonte: www.clal.it). 18 milioni di euro che in un anno scompaiono dalle tasche delle grandi distribuzioni e multinazionali lattaie, a beneficio di noi cittadini che paghiamo meno e beviamo tutta salute, riscoprendo il rapporto diretto con l’agricoltura. (http://www.beppegrillo.it/2008/12/clicca_limmagin_1/index.html)

………….

Il rischio era grande: la chiusura di tutti i distributori di latte crudo con un enorme danno per gli allevatori.

Abbiamo visto che il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini firmò quindi un’ordinanza con le misure da adottare per garantire la sicurezza dei cittadini in merito all’erogazione di latte crudo nei distributori automatici, entrata in vigore il 14 gennaio 2009.

Tra gli altri, la Coldiretti ritiene “pesante e ingiustificata” questa ordinanza. “Prevedere la bollitura è davvero assurdo, il batterio della Escherichia coli muore a 70°. Così si uccidono tutte le proprietà organolettiche del latte crudo. Allora perché non prevedono un provvedimento analogo anche per il latte fresco, quello pastorizzato per intenderci”: questa la prima reazione di un dirigente dell’associazione. Il latte pastorizzato, infatti, viene portato a una temperatura di 60-70°, e non a 105° come in caso di bollitura. E ancora a proposito dell’ordinanza: “È un provvedimento senza precedenti in Europa. In situazioni analoghe altri Stati non hanno mai preso provvedimenti del genere. Allora perché non fanno come per le sigarette e ci scrivono sopra ‘Nuoce gravemente alla salute’. Sicuramente c’è lo zampino delle grandi industrie del latte”. (http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=1580)

…………..

Proprietà nutritive del latte crudo: i sostenitori.

L’ordinanza è esposta in bella vista in tutti i distributori di latte crudo d’Italia. In verità, accanto all’ordinanza in questione, vi è spesso anche un altro avviso, altrettanto interessante che indica le proprietà benefiche del latte crudo non bollito e che recita grossomodo così:

Per latte crudo si intende il latte appena munto, che non ha subito alcun trattamento termico o di omogeneizzazione, ma è stato attentamente filtrato e rapidamente refrigerato.
L’assenza del trattamento termico, come la pastorizzazione o la sterilizzazione (latte UHT) praticata al latte comunemente in commercio, consente di preservare integralmente le caratteristiche naturali, come ad esempio i preziosi Lattobacilli (fermenti lattici): rafforzano le difese immunitarie e riordinano la flora batterica intestinale e pare abbiano inoltre un importante ruolo in particolare nella disattivazione dei composti cancerogeni e nella prevenzione delle allergie.
Uno studio europeo che ha riguardato 14.893 bambini di età compresa tra 5 e 13 anni e che vivono in aree rurali in Austria, Germania, Olanda, Svezia e Svizzera, ha dimostrato che il consumo di latte crudo è associato a una riduzione dell’asma (-26%), della febbre da fie­no (-33%) e delle allergie alimentari (-58%).
Anche il grasso presente nel latte ha una notevole importanza, contenendo le indispensabili vitamine A e D, necessarie per l’assimilazione di calcio e della proteina. Il grasso del latte poi è ricco in acidi grassi a catena corta e media che proteggono dalle malattie e stimolano il sistema immunitario.
Alcune recenti ricerche indicano che l‘acido linoleico presente e attivo nel latte crudo, promuove la riduzione di grasso corporeo e lo sviluppo della massa magra, ha proprietà immunoprotettive, anticancerogene e previene alcune patologie cardiovascolari. (www.bevilatte.it).

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Proprietà nutritive del latte crudo: i detrattori.

Visto che ogni dato scientifico, nella nostra attuale informazione, è opinabile, allora diamo anche spazio a chi invece sostiene che il latte sia veleno:

Il latte vaccino, dovendo servire ai vitelli, che hanno una velocità d’accrescimento fisico notevolmente superiore a quell’umana (raddoppiano il proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il neonato umano lo raddoppia in 180 giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l’1,2% del latte umano. (…) Tra l’altro ogni alimento ha valore nutritivo per la sua capacità di essere assorbito dal nostro organismo, non solo per la quantità di sali minerali, vitamine o proteine in esso contenuto.

Il calcio tanto reclamizzato nel latte vaccino è in genere male assorbito dall’uomo, perché è associato con una percentuale (relativamente) troppo alta di fosforo (fattore inibente) e alla caseina. (…) Bambini affetti da otiti, tracheiti, catarri a ripetizione sono rientrati nella norma sopprimendo i latticini ed in particolar modo lo yogurt. (…) (http://www.vegetarian.it/mra/latte2009.pdf)

Cercavamo chiarezza ma abbiamo le idee più confuse di prima?

Come abbiamo visto vi è una discussione lunga e articolata intorno al latte e in special modo, al latte crudo. Di certo l’introduzione in commercio di questo nuovo canale distributivo ha destabilizzato le grandi industrie lattiere che si sono ritrovate in concorrenza con piccoli allevatori, che preferiscono vendere il proprio latte direttamente al consumatore ad un prezzo equo, correndo il rischio di impresa (soggetto ai flussi di mercato), piuttosto che svenderlo alle grandi aziende.

I problemi di natura sanitaria che sono sorti sono sembrati quasi un pretesto per bloccare questo nuovo canale, tenuto conto che non vi è ancora adesso nessuna correlazione certa tra i nove casi accertati  sindrome emolitico-uremica e il consumo di latte crudo.

Se volessimo fare i pignoli noteremmo che, ad esempio, da un’indagine dell’ Osservatorio epidemiologico della Regione Campania è emerso che a partire dal 1988, ogni anno sono stati osservati circa 30-40 casi di Seu (Sindrome emolitico uremica), per un totale di 439 casi notificati complessivamente tra il 1998 e il 2004. Sono inoltre stati identificati alcuni focolai epidemici, negli anni 1992, 1993 e 1997.
Il tasso nazionale d’incidenza medio annuale della Seu nello stesso periodo (1988-2004) è stato di 0,27 casi per 100mila abitanti, inferiore rispetto a quanto rilevato in altri paesi europei.
Quindi ogni anno ci sarebbero, secondo l’Osservatorio della Campania, circa 30-40 casi ogni anno di questa Sindrome emolitica uremica.

Come mai soli 3 casi nel 2007 e 6 nel 2008 hanno fatto intervenire il Ministero del Welfare per bloccare la vendita di latte crudo? (http://www.disinformazione.it/guerra_latte_crudo.htm)

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E allora mettiamoci il buon senso.

Come abbiamo visto vi sono pareri contrastanti sui benefici del latte e le nozioni su questo alimento variano (fino a contraddirsi) a seconda di chi li espone.

Rimandiamo quindi al buon senso che ognuno di noi possiede: consumare quantità smodate di latte crudo (o latte di qualsiasi tipo) non fa certo bene al nostro organismo. Ma se il latte è uno degli alimenti che compone la nostra dieta quotidiana, a dosi ragionevoli, allora basiamoci sui fatti:

acquistare il latte crudo è un atto di consumo consapevole, è un acquisto a km0, non inquina l’ambiente né con il trasporto del latte stesso, né con i contenitori (che ci premureremo di riutilizzare);

l’acquisto direttamente dall’allevatore è un riconoscimento che diamo al suo lavoro ed è un atto di fiducia nei suoi confronti, fiducia nella sua professionalità ed esperienza (riscoprire la fiducia nelle persone che producono il cibo di cui ci nutriamo è un bel passo verso una nuova società civile);

il latte crudo non bollito, a congrue dosi, è un alimento nutriente e gustoso e i rischi di contrarre la Sindrome emolitico uremica sono gli stessi che si corrono mangiando verdura o carne cruda;

se vi fossero delle diffidenze insuperabili (o problemi di salute) allora il consiglio è di bollire il latte, si perderanno certo elementi nutritivi preziosi ma, acquistando il latte crudo,  avremo comunque fatto un atto di buon consumo critico.

Fonte: www.ciboecibo.it.

Per trovare un distributore esiste una mappa interattiva che copre tutto il territorio nazionale: www.milkmaps.com.

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