E’ stata creata la prima CELLULA ARTIFICIALE – lo sviluppo scientifico (e tecnologico) che avanza, tra speranze di bene e timori di effetti negativi: geografia umana di futuri concreti paesaggi possibili che si stanno creando e richiedono di essere governati virtuosamente

Rutger Hauer e Harrison Ford in “Blade Runner” (1982) di Ridley Scott - “la cellula artificiale creata da Craig Venter? Avrebbe risolto il problema degli androidi di Blade Runner” – Considerazioni di Rutger Hauer, attore che ha interpretato uno dei “replicanti” di questo film: "Quella di Venter sarebbe stata una scoperta importantissima per gli androidi di Blade Runner, che morivano perché le loro cellule non avevano la capacità di ricostruirsi da sole. Ma non siamo ancora arrivati a questo punto, siamo molto più indietro. E l'intera vicenda crea ancora molta confusione nella mia testa. Perché se credo che le grandi invenzioni nelle mani di persone intelligenti possano contribuire a migliorare il mondo, so anche che alcune grandi invenzioni, nelle mani sbagliate, sono state tragicamente distruttive. Chi deciderà quale vita potrà essere creata e quale no? Servirebbe un tavolo di saggi, di giudici, e chi sarebbe autorizzato a sedervi? Comunque, se si crede, come credo io, che ogni vita ha un'anima, la vita si fa avanti ovunque, anche in quelle create in laboratorio. Certo, bisognerebbe chiedere a Dolly..."

   Non possiamo non parlare di questa scoperta, “creazione” (fatta senza mantenere segreti, alla luce del sole, dichiarata ora e già prima in fase di sperimentazione) dello scienziato americano Craig Venter e della sua équipe, perché, anche nell’ambito della geografia umana che è uno dei “tentativi” tra i più importanti che in questo blog cerchiamo di fare per capire come condurre virtuosamente il governo dei destini umani (sulle persone e sulla biosfera in cui viviamo tutti), ebbene questo evento, cioè la creazione di una prima “vita artificiale”, una cellula nella quale è stato inserito DNA creato al computer (cellula in grado di autorigenerarsi) potrà essere tema che, piaccia o no, ci si dovrà confrontare di qui al prossimo futuro. Un percorso tanto affascinante quanto inquietante.

   Alla cellula sintetica, artificiale, prodotta in laboratorio, le è stato dato il nome di «Mycoplasma mycoides JCVI-syn 1.0», e in forma semplificata è chiamata “Synthia”. Potremmo dire, in modo del tutto improprio e semplice (da completi e totali inesperti quali siamo) che il passaggio alla creazione di un organismo vivente completamente creato in laboratorio è ora a metà strada: il “padre” è sì artificiale (il DNA qui creato al computer) ma la “madre” resta naturale: cioè la cellula (alla quale viene inserito il nuovo DNA artificiale).

   Crea sicuramente timore pensare alla creazione di “persone su misura” e di chi potrà avere questo potere di riprodurre in laboratorio uomini e donne novelli “replicanti” come li ha immaginati il regista Ridley Scott nel suo bellissimo film “Blade Runner” (del 1982, ispirato da un romanzo del 1968 di Philip K. Dick), dove appunto la solitudine di umani e “non umani” (i “replicanti” costruiti in laboratorio) si inserisce naturalmente in un malinconico e decadente paesaggio fantascientifico (una futuribile Los Angeles del 2019… il regista ha sbagliato solo di qualche anno?), metropoli multirazziale, iper-tecnologica, buia e sotto una continua sottile pioggia (radioattiva?) e al massimo della decadenza.

La foto dell'articolo della rivista "Science" che annuncia la prima cellula batterica artificiale

   Ma l’ “invenzione” dello scienziato Craig Venter (che è contempo- raneamente un uomo d’affari e autofinanzia le sue costosissime ricerche genetiche da decenni; ed è un personaggio tanto bravo quanto sicuramente spregiudicato nel suo modo di gestire la scienza in questi anni, e questo preoccupa…), quest’invenzione è lungi dall’avere gli strumenti per arrivare a creare uomini veri e propri: ma un primo dado è tratto.

   Gli aspetti interessanti della cosa sono che i risultati “positivi” di un possibile sviluppo di questa creazione potrebbero dare cose magnifiche. Che cosa si potrà fare partendo dalla sua cellula artificiale? Quasi non c’è limite all’immaginazione. “Batteri che producono biocarburanti in sostituzione dei combustibili fossili in via di esaurimento. Batteri che generano energia partendo dai fotoni della luce solare imitando con più efficienza il meccanismo della fotosintesi. Batteri che divorano rifiuti. Batteri minatori che estraggono materie prime dal terreno. Batteri buoni che combattono batteri cattivi. Batteri da usare come cavalli di Troia infiltrandoli in tessuti malati, magari per aggredire il cancro. Batteri che ci liberano da gas a effetto serra come l’anidride carbonica e il metano, salvandoci così dal riscaldamento globale. E poi innumerevoli specie di tecno-batteri ognuna specializzata nel disgregare una particolare sostanza inquinante, a cominciare dal petrolio che sta soffocando la vita nel Golfo del Messico (per la verità batteri mangiapetrolio ottenuti con l’ingegneria genetica esistono già, ma si potrà fare di meglio)”(da Piero Bianucci, su “la Stampa”).

   Il nodo di questo primo avvio concreto di “vita artificiale” (da qualcuno considerata più sconvolgente della bomba atomica, in ogni moto di rimozione dei cosiddetti meccanismi naturali) è che quando si crea una cosa che può essere altamente utile per l’umanità (ad esempio nel campo medico, per la cura del cancro; oppure per risolvere problemi di inquinamento del pianeta…) qualcuno magari pensa di poterla utilizzare per altri fini molto meno nobili. Se a noi, per “dovere”, per interesse e sensibilità geografica, vogliamo collegarla al vivere virtuoso di ciascuna persona nel suo ambiente, l’aver qui aperto con “Blade Runner” e con l’idea di “replicanti” creati in laboratorio che s’innestano in una (sì affascinante ma bruttissima) metropoli del futuro (futuro?…ma neanche tanto), inquinata e melanconica, ebbene questo è un nostro timido monito a far sì che questa scoperta non sia un segno di immagini fantascientifiche di “degrado”, metropolitano e della vita delle persone, e che invece la scoperta fatta venga ad essere cosa positiva come è nata ed è stata voluta. (per questo auspichiamo istituzioni e governi mondiali capaci di controllare ogni processo degenerativo, e navigare verso modi virtuosi di vita)

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GENETICA. L’ULTIMA FRONTIERA

ANNUNCIO CHOC “ABBIAMO CREATO LA VITA ARTIFICIALE”

Nasce in laboratorio la prima cellula sintetica. Venter: sono in estasi, è l’alba di una nuova era

di Maurizio Molinari, da “la Stampa” del 21/5/2010 (corrispondente da New York)

   Il pioniere della genetica è riuscito a creare in laboratorio la prima forma di vita sintetica, cogliendo un risultato che rende possibile la creazione dal nulla di nuovi organismi. Il biologo dello Utah Craig Venter, che nel 2000 coronò la mappatura del genoma umano negli Usa, ha firmato un’impresa che sa di fantascienza al termine di 10 anni di lavoro che lo hanno visto guidare un team di 20 scienziati grazie alla disponibilità di fondi per circa 40 milioni di dollari versati dalla «Synthetic Genomic» da lui stesso fondata.
   «Siamo all’alba di una nuova era nella quale la vita viene creata a beneficio dell’umanità», scrive Venter, presentando i risultati della ricerca nell’articolo sull’ultimo numero del magazine «Science». La cellula sintetica si chiama «Mycoplasma mycoides JCVI-syn 1.0» ed è stata realizzata nell’Istituto di Rockville che porta il nome di Venter da un team di ricercatori coordinato da Daniel Gibson. Le prime applicazioni che prevede, come Venter ha spiegato in una conferenza stampa che ha seguito la pubblicazione, riguardano la creazione di batteri che serviranno per «creare biocarburanti o vaccini», come anche per «risucchiare il biossido di carbonio dall’atmosfera», consentendo così di correre in soccorso della salute dell’uomo come anche della Terra messa in pericolo dai cambiamenti climatici.
   La pubblicazione su «Science» descrive la meta raggiunta: l’organismo sintetico è una cellula basata su un batterio esistente, ma nel nucleo ha un genoma sintetico costruito chimicamente in laboratorio. Si tratta dunque di un organismo con un’unica cellula che ha quattro impronte genetiche – corrispondenti alle lettere G, T, C e A – iscritte nel Dna al fine di identificarne l’origine e il creatore, che in questo caso non è il Pianeta ma il computer adoperato dal team di Venter. «E’ un passo importante per la scienza, ma anche per la filosofia, quando le cellule si sono moltiplicate, mantenendo lo stesso genoma – ha raccontato Venter -. E’ stato come essere in estasi, perché ci siamo resi conto che si trattava di una specie vivente, parte integrante dell’archivio di vita del Pianeta».  

Craig Venter

Ciò che cambia è la «definizione della vita», come osserva «Science», secondo cui il team ora punta ad adoperare i nuovi organismi genetici: tra le ipotesi c’è la creazione di microorganismi grazie all’aggiunta di geni capaci di produrre proteine per i vaccini oppure elementi chimici in grado di «rompere» le sostanze che inquinano l’atmosfera. La Synthetic Genomics ha ricevuto dalla compagnia petrolifera Exxon l’incarico di generare biocarburanti dalle alghe nell’ambito di un progetto per il quale sono disponibili 600 milioni di dollari. Venter è convinto di aver compiuto un passo importante in questa direzione, essendo riuscito ad ottenere il controllo sul genoma del batterio, prima sintetizzandone il Dna in laboratorio e poi disegnandone uno nuovo, con le finalità desiderate.
   Le reazioni all’annuncio sono state molto diverse. Se Mark Bedau, filosofo del Reed College di Portland in Oregon, parla di «un momento che segna la storia della biologia e della biotecnologia», per Julian Savulescu, docente di etica pratica all’Università di Oxford in Gran Bretagna, «Venter sfonda la porta più profonda della storia dell’umanità, segnandone il destino», perché «non sta solo copiando artificialmente la vita o modificandola, ma si avvicina ad un ruolo che assomiglia a Dio, creando una vita». All’opposto il giudizio di David Baltimore, luminare della genetica al Caltech della California, che rimprovera a Craig di «sopravvalutare l’importanza della scoperta», perché «non si tratta di un evento epocale nè della creazione della vita, ma solo di una sua mimica, ottenuta con un tour de force che ha messo assieme un pezzo di Dna». (Maurizio Molinari)

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la cellula artificiale

L’ULTIMO PASSO SARA’ LA NASCITA DI UN ORGANISMO TUTTO SINTETICO

di Edoardo Boncinelli, da “il Corriere della Sera” del 21/5/2010

– Quello che manca adesso è solo costruire artificialmente anche la cellula che ospita il Dna –

   Passando direttamente dal computer alla cellula, il Dna può creare una nuova identità cellulare in una cellula che ne aveva già una. La specificità della vita sta nella sequenza nucleotidica della corrispondente molecola di Dna, molecola che può essere sintetizzata chimicamente partendo dalla sua struttura conservata in un computer. Questo in sintesi è il messaggio limpido e lineare dell’ultimo esperimento di Craig Venter, che ha in verità più un’importanza teorica che pratica. Il Dna dirige in prima persona tutte le operazioni dell’organismo, unicellulare o pluricellulare, compresa quella di assegnargli un’identità.

   Questa è storia vecchia e abbastanza evidente per i biologi di oggi, ma ancora dura a penetrare nell’immaginario dell’uomo della strada, anche colto. Perché la vita sembra possedere sempre qualcosa di magico o di mistico, qualcosa di non riducibile a semplici giochi di molecole. Ogni annuncio di una creazione artificiale di una vita riceve in genere commenti ironici e si accusa lo sperimentatore di fare affermazioni avventate.

   Fra questi sperimentatori arditi ma non avventati figura certamente Craig Venter che ama gli annunci clamorosi, e anche un po’ il paradosso, ma che conosce di sicuro il fatto suo e che dirige un’équipe di ricercatori di tutto rispetto. Costoro erano già riusciti a far cambiare specie a un batterio inserendoci il Dna di un altro batterio. Ciò significa che, anche se all’inizio il nuovo Dna si trova in un ambiente non suo, cioè in una cellula batterica di una specie diversa, dopo pochi minuti questo Dna ha saputo dirigere la sintesi ex novo di tutte le sostanze, in primo luogo proteine, che costituiscono la nuova cellula.

   Questa operazione è stata compiuta per gradi negli ultimi due o tre anni, vincendo enormi difficoltà tecniche e grandi resistenze psicologiche. In particolare, l’ultimo passo è stato, molto di recente, il trasferimento di un Dna da un batterio a un altro, ma dopo essere passato per la cellula di un fungo. L’idea era quindi quella di essere sicuri che il Dna si fosse «ripulito» di ogni possibile contaminante prima di essere trasferito. Ci si voleva accertare cioè che fosse quasi «nudo». Ma forse non nudo del tutto, avrebbe commentato qualcuno. Ecco allora l’ultimo esperimento, quello che stiamo commentando. Il Dna non viene estratto da nessuna parte, ma viene sintetizzato chimicamente, nucleotide per nucleotide, a partire da una sequenza immagazzinata in un computer e lunga più di un milione di nucleotidi. In questa maniera il Dna è veramente nudo e puro, e ciononostante sa fare il suo compito partendo da zero.

   È vita questa? È nuova vita? Per quanto concerne la specificità e l’identità certamente sì: si passa da una sequenza digitalizzata in un computer alla cellula direttamente. È certamente vita programmata e realizzata. Quello che manca adesso è solo costruire artificialmente anche la cellula che ospita il Dna; poi non ci saranno più obiezioni, si spera. Certo non è un’impresa da poco, ma non ci sono ragioni serie per dubitarne. In seguito si potranno costruire batteri «su misura» perché sappiano compiere specifiche funzioni e poi, chissà, anche qualche cellula superiore. Il fatto è che l’uomo sa sempre di più e non sa trattenersi dal fare. (Edoardo Boncinelli)

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MINUSCOLI SCHIAVI DELL’UOMO

di Piero Bianucci, da “la Stampa” del 21/5/2010

Dopo aver completato nel 2001 la mappa genetica dell’uomo, raggiungendo il gruppo di Dulbecco partito dieci anni prima, Craig Venter si imbarcò sul suo yacht.
   Sì, ama la nautica, Venter, ma quella non fu soltanto una vacanza. Lungo la rotta che lo portò dal Pacifico all’Atlantico, dai mari tropicali a quelli polari, lo scienziato-imprenditore pescò una grande quantità di organismi marini, animali e vegetali, con una preferenza per i più elementari. Aveva in mente un chiodo fisso: stabilire quali siano le condizioni minime perché un organismo unicellulare possa svolgere le funzioni essenziali della vita: nutrirsi e riprodursi. Fatto questo, avrebbe potuto costruire il primo organismo artificiale, il più semplice, un organismo di grado zero. Innestando su di esso pochi altri geni ben precisi, avrebbe ottenuto batteri su misura al servizio dell’uomo. Minuscoli schiavi, invisibili e fedeli.
   Funzioni fondamentali come mangiare e riprodursi, ragionava Venter, presuppongono un numero di geni limitato. Individuati questi geni, avrebbe potuto sintetizzarli. In fondo si trattava «soltanto» di combinare sequenze di quattro molecole – adenina, guanina, citosina e timina – infilandole nella doppia elica del Dna. Il campionario di minuscole creature rubate agli oceani gli avrebbe fornito i tasselli del bricolage genetico.
   E’ ciò che Venter ha fatto tornando nella sua azienda, la Celera Genomics, con il bottino sottratto all’oceano. Da ieri sappiamo che è possibile prendere una cellula, privarla del suo patrimonio genetico estremamente complesso e mettere al suo posto un genoma ridotto ai minimi termini costruito in laboratorio sotto la guida di un computer. Ora incomincia la nuova sfida, quella che Venter definisce l’era postgenomica. Che cosa si potrà fare partendo dalla sua cellula artificiale?
   Quasi non c’è limite all’immaginazione. Batteri che producono biocarburanti in sostituzione dei combustibili fossili in via di esaurimento. Batteri che generano energia partendo dai fotoni della luce solare imitando con più efficienza il meccanismo della fotosintesi. Batteri che divorano rifiuti. Batteri minatori che estraggono materie prime dal terreno. Batteri buoni che combattono batteri cattivi. Batteri da usare come cavalli di Troia infiltrandoli in tessuti malati, magari per aggredire il cancro. Batteri che ci liberano da gas a effetto serra come l’anidride carbonica e il metano, salvandoci così dal riscaldamento globale. E poi innumerevoli specie di tecno-batteri ognuna specializzata nel disgregare una particolare sostanza inquinante, a cominciare dal petrolio che sta soffocando la vita nel Golfo del Messico (per la verità batteri mangiapetrolio ottenuti con l’ingegneria genetica esistono già, ma si potrà fare di meglio).
   Non sono cose che vedremo domani mattina
. Però dal punto di vista concettuale non si vedono ostacoli. I biologi conoscono decine di migliaia di geni, di molti sanno esattamente che cosa fanno, quali proteine sintetizzano. Noi stessi siamo fatti con gli stessi geni di batteri, lieviti, moscerini, vermi. E’ come disporre di un gioco del Lego con decine di migliaia di pezzi: basta mettere il pezzo giusto nell’organismo artificiale ultra-semplificato, verificare che la nuova micro-macchina biologica funzioni secondo le attese e lasciarla moltiplicare. Ci vorranno anni, ma ci si arriverà. Nell’attesa però sarà bene ragionare su ciò che stiamo facendo. Questo non è un gioco a rischio zero. Venter, uomo d’affari spregiudicato, non ha mai dimostrato una spiccata sensibilità etica. La cellula artificiale è una grande conquista dell’intelligenza, stiamo attenti che non diventi una sconfitta per la Ragione. (Piero Bianucci)

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MA FIGLI DI UN DIO MINORE

di Vittorio Sabadin, da “la Stampa” del 21/5/2010

Francis Crick, uno dei primi scienziati a lavorare con Craig Venter nelle ricerche sul Dna, rifiutò una cattedra a Cambridge perché nel college c’era una cappella. Maneggiando provette nei laboratori, Crick voleva dimostrare che non c’è niente di così straordinario o di mistico nella vita: solo sostanze chimiche che interagiscono seguendo le leggi naturali del pianeta che le ospita. Nessun soffio divino che anima materia altrimenti inerte, ma atomi che interagiscono fra di loro con un linguaggio preciso. Basta saperlo comprendere ed ecco Synthia, la prima cellula artificiale, un nome che diventerà famoso non solo nelle aule universitarie.
   Craig Venter ha impiegato 15 anni, spendendo circa 50 milioni di dollari del suo ingente patrimonio personale, per arrivare a dimostrare che anche i mortali possono creare la vita. Un lungo lavoro interamente dedicato a scoprire le informazioni che le cellule si scambiano, perché di questo essenzialmente si tratta. Informazioni non intese allo stesso modo delle cose che si dicono le persone, ma come le basi dell’organizzazione della natura. Più che di creazione, Venter e i suoi colleghi preferiscono infatti parlare di «tampering» un termine inglese che significa intrufolarsi, intromettersi, ficcare il naso.
   Senza il grande progresso nella capacità di elaborazione dei computer il loro lavoro sarebbe stato impossibile. Nella mappatura dei genomi, quello che poco tempo fa richiedeva anni di ricerca e milioni di dollari ora si fa in pochi giorni, con una spesa marginale. La caduta del costo delle analisi di sequenze del Dna apre scenari appassionanti ed inquietanti allo stesso tempo.

   L’Economist notava ieri che questa scoperta testimonia una padronanza della natura superiore a quella dell’invenzione della bomba atomica. Gli ordigni che hanno fatto finire la Seconda guerra mondiale erano solo distruttivi, il batterio di Craig Venter promette di essere invece la nuova pietra filosofale, che consentirà all’uomo di trasformare la materia in ciò che desidera: avremo mari meno inquinati, cellule che diventano combustibile, medicinali migliori e chissà cos’altro: la vita artificiale può anche essere programmata per uccidere e distruggere.
   Le cellule create in laboratorio saranno in grado di autoalimentarsi e riprodursi, ma in fondo anche i fucili e la polvere da sparo lo hanno fatto nel corso dei secoli: più si usavano e più era necessario averne ancora. Venter ha auspicato che la sua scoperta e le conseguenze che ne deriveranno siano aperte a tutti, e c’è da augurarsi che sia davvero così.

   Poiché i buoni sono per fortuna ancora più numerosi dei cattivi, terroristi e scienziati pazzi potranno essere tenuti a bada dalla trasparenza e dalla maggiore massa delle persone coinvolte nello sviluppo positivo del progetto, come accade per l’enciclopedia online Wikipedia. Ma, ammoniva il Guardian in un commento sui mortali che giocano a fare Dio, il problema con gli dei dell’antica Grecia non era che fossero moralmente superiori agli umani. Erano solo più potenti. (Vittorio Sabadin)

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OBAMA INCARICA GLI ESPERTI DI STUDIARE LA CELLULA ARTIFICIALE

La Commissione di Bioetica dovrà valutare tutte le implicazioni della scoperta. L’Osservatore Romano: ‘Un ottimo motore ma non è la vita’
Redazione Internet di Radio GRR Scienze e Società – ROMA 21/05/10 – 21:20
   Obama ha chiesto alla Commissione Presidenziale per lo Studio delle Questioni Bioetiche di dedicare la sua attenzione a questo sviluppo scientifico, che apre la strada a nuove possibilità ma crea anche una serie di interrogativi morali sullo sviluppo della vita artificiale.

   In particolare, il presidente degli Stati Uniti ha indicato due direttrici principali lungo le quali gli esperti della commissione dovranno muoversi. Da un lato dovranno considerare i “benefici potenziali per la salute, la sicurezza e altri settori”. Dall’altro dovranno “identificare gli appropriati confini etici ed i rischi identificabili”, cercando nello stesso tempo di trovare il modo per “minimizzare tali rischi”. Infine, Obama ha chiesto alla commissione di “esprimere raccomandazioni sulle azioni che il governo dovrebbe avviare per consentire agli Stati Uniti di sfruttare i benefici di questo settore della scienza in evoluzione”.
   In Vaticano, intanto, si mantiene un profilo di grande cautela rispetto al risultato ottenuto dall’equipe di Craig Venter e annunciato dalla rivista ‘Science’. “Un ottimo motore ma non è la vita” con queste parole l’Osservatore Romano ha commentato la notizia della realizzazione della prima cellula artificiale in grado di auto replicarsi. Il presidente della Cei, cardinale Bagnasco, rispondendo alle domande dei giornalisti ha spiegato di non conoscere “i dettagli e i termini precisi della questione” ma, ha sottolineato “se le cose stanno così questo è un ulteriore segno dell’intelligenza, dono di Dio per conoscere meglio il creato e poterlo meglio ordinare”. Bagnasco ha quindi aggiunto che “l’intelligenza non è mai senza responsabilità” e che tutte le forme di intelligenza come di acquisizione scientifica “pur se valide in sè devono essere sempre commisurate ad un’etica, che ha al suo centro sempre la dignità umana nella prospettiva del creato”.

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IL TEOLOGO

“UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO”

di Giacomo Galeazzi, da “la Stampa” del 21/5/2010

   “È una potenziale bomba ad orologeria, una pericolosa arma a doppio taglio di cui è impossibile immaginare le conseguenze”. In nome della «ragione oltreché della fede» il vescovo Domenico Mogavero, presidente del consiglio Cei per gli affari giuridici, mette in guardia «dagli scenari della vita artificiale, dall’uomo bionico creato in laboratorio».
Perché condannare una novità così importante?
«La capacità di accrescere la conoscenza l’uomo l’ha ricevuta da Dio ed è un potere quasi divino, sovrumano. Il cristianesimo non presuppone affatto un conflitto inevitabile tra la fede e il progresso scientifico. Anzi, Dio ha creato gli esseri umani dotati di ragione e li ha posti al di sopra di tutte le creature. Però c’è una distinzione fondamentale. L’uomo viene da Dio, ma non è Dio: rimane uomo e ha la possibilità di dare la vita procreando e non di costruirla artificialmente».

Cosa replica all’accusa di oscurantismo?
«Fingersi Dio e scimmiottarne la facoltà creatrice è un rischio immane che può precipitare l’umanità nella barbarie. Benedetto XVI insegna che tra fede e scienza non vi è opposizione, malgrado alcuni episodi di incomprensione nella storia. Ma gli scienziati proprio perché “sanno di più” sono chiamati a “servire di più”. E invece, come dimostrano le tragiche applicazioni beliche degli studi sul nucleare, ciò che l’uomo scopre ha sempre in sé il bene e il male. Nelle mani sbagliate l’odierna novità può comportare domani un devastante salto nel buio».
Per la Chiesa sarà il caso-Galilei del futuro?
«No. L’uomo non può riporre nella scienza una fiducia talmente incondizionata da ritenere che il progresso possa avvenire al di fuori di ogni limite etico. La genetica e la biologia hanno un enorme potenziale, fino a spingersi ad interferire sui sacri confini della vita, a ridurre l’uomo ad una serie di sequenze geniche e a sottomette i comportamenti umani al Dna. Ma è la natura umana a dare dignità al genoma umano e non viceversa. L’incubo da scongiurare è la manipolazione della vita, l’eugenetica. La conoscenza sulle origini della vita è troppo importante per essere inficiata dalla fretta. E chi fa scienza non dovrebbe mai dimenticare che esiste un solo creatore: Dio».
Qual è la posta in gioco?
«Sono chiamati in causa sia il futuro dell’uomo sia il senso dell’umano. La prospettiva angosciante di un mondo post-umano deve obbligarci a uno stop immediato all’anarchia della scienza».

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GENETICA

LA PRIMA VITA ARTIFICIALE. TIMORI E SPERANZE

da “la Repubblica” del 21/5/2010

Alcuni commenti alla scoperta annunciata dal gruppo di ricercatori di Craig Venter.

L’oncologo
NE’ UN MIRACOLO NE’ UN MOSTRO, COMBATTIAMO EUFORIE E PAURE
di Umberto Veronesi
La notizia era attesa nel mondo scientifico. Questo non toglie nulla al valore. Non dobbiamo né osannare al miracolo, né evocare spettri di mostri artificiali. Il Dna sintetico non ci porterà vantaggi immediati né danni catastrofici. Il perché ce lo spiega la scienza stessa, che ci ha svelato che il Dna è all’origine della vita, ma da solo è impotente. Per questo il cromosoma sintetico di Vender è inserito in una cellula vivente. Ma il trasferimento di Dna da un organismo all’altro, non è una novità. Oggi già trasferiamo geni da un organismo all’altro, scomponiamo e rimettiamo insieme frammenti di Dna e già possiamo ottenere nuove sostanze e organismi. Il tema è, oltre che scientifico, soprattutto filosofico e ideologico: parliamo per la prima volta della possibilità di costruire la vita umana. La scienza avanza e la cultura resta indietro. La prima cosa da fare è combattere l’ignoranza che crea false paure e false euforie.

Il fisico
VANTAGGI? PRESTO PER PARLARNE MA E’ INCORAGGIANTE
di Nicola Cabibbo
“Penso che si tratti di un risultato credibile, interessante e, nel suo genere, anche incoraggiante per la ricerca scientifica. Pur non conoscendo direttamente l’esito della scoperta fatta dal professor Venter, stando alle anticipazioni credo che si possa parlare di un bellissimo successo, anche se forse è eccessivo e fuorviante parlare di vita artificiale – o cose del genere – ottenute in laboratorio. Alla creazione di questa cellula artificiale in grado di autoriprodursi immagino che si sia arrivati assemblando ‘pezzì di dna già esistenti o mettendo a frutto i risultati di ricerche precedenti. Ma è prematuro prefigurare ipotetici vantaggi che si potrebbero trarre dalla nuova scoperta. A meno che non si tratti di una bravata – ma tenderei ad escluderlo – per ora va preso atto che è sicuramente un passo avanti per il mondo scientifico”.

Il biologo
PENSIAMO ALLA GRANDE CONQUISTA E NON ALLE POSSIBILI PERVERSIONI
di Massimo Piattelli Palmarini
“E’ una formidabile conquista. Scientificamente non sorprende: conoscevamo già tutti i componenti. Ma, una volta scomposti, la novità sta nel riuscire a ricomporli. Il prossimo passo? Creare qualcosa di simile a un uovo, per esempio, di ranocchio, e fecondarlo. Scandalo? Per carità: non vedo attentati a nulla. Certo i rischi ci sono sempre: ma perché dobbiamo guardare alle possibili perversioni invece di compiacerci del risultato raggiunto? Sì, Venter è scienziato e imprenditore perché oggi la biologia ha bisogno di investimenti considerevoli. Ed è inutile nasconderci anche i ritorni considerevoli: nelle terapie, nei farmaci. Il mio sogno? Vedere un giorno appesa nelle aule scolastiche, dove oggi c’è la tavola degli elementi di Mendeleev, la tabella che spieghi quali geni si attivano e quale combinazione algebrica scatta per dare vita agli esseri viventi”. 

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GENETICA – l’intervista a Craig Venter

“UNA SPECIE FIGLIA DEL COMPUTER CHE PRESTO SARA’ UTILE ALL’UOMO”

di Elena Dusi, da “la Repubblica” del 21/5/2010

Parla Craig Venter, lo scienziato autore della ricerca accusato di giocare a fare Dio. “Ora che abbiamo imparato, per creare un cromosoma impiegheremo circa tre o quattro mesi” –

   “Questa è la prima specie vivente sul pianeta Terra che abbia un computer come papà” annuncia orgoglioso Craig Venter. Scienziato e milionario. Personaggio controverso e al centro di mille polemiche. Di lui non si può però dire che si sia mai sottratto a un dibattito pubblico. Anche ieri il pioniere della “rivoluzione della genetica” ha preso il microfono per rispondere alle critiche, parlando in una conferenza stampa organizzata dalla rivista Science.
Prima di tutto, dove si trova ora il batterio artificiale? Si tratta di un luogo protetto?
“Si trova nei nostri laboratori ed è completamente sotto controllo. Il batterio che abbiamo scelto appartiene alla specie Mycoplasma mycoides e non ha nessuna possibilità di sopravvivere da solo. Ha infatti bisogno del ricco cocktail di sostanze nutrienti che noi gli forniamo. In natura, colonizza alcuni animali come le capre. Ma anche se qualcuno facesse entrare delle capre in laboratorio, non ci sarebbe alcun rischio di propagazione perché nel sintetizzare il Dna artificiale abbiamo eliminato 14 geni che permettono al batterio di legarsi all’animale che lo ospita”.
Perché avete scelto proprio quel batterio?
“Veramente eravamo partiti con un’altra specie, il Mycoplasma genitalium. Si tratta dell’essere vivente con il Dna più piccolo che esista, almeno fra quelli a noi noti. Ci ha aiutato a rispondere alla domanda: ma qual è il numero minimo di geni necessario a sostenere una vita? Poi però ci siamo accorti che il vero problema non era mettere insieme i vari geni. Eravamo in grado di assemblare cromosomi anche più grandi di quelli del genitalium. Ma non eravamo in grado di attivarli. Di far cioè scattare quell’interruttore che trasformava una semplice catena di elementi chimici in vita. Questa è stata la difficoltà più grande”.
Quali strumenti avete usato in laboratorio?
“Un software per analizzare il genoma di partenza e un apparecchio per sintetizzare il genoma artificiale. Poiché riuscivamo ad assemblare solo frammenti molto piccoli di Dna, abbiamo usato una cellula di lievito per legare tutti i pezzi fra loro. Estrarre poi dal lievito il prodotto finale e inserirlo nel batterio, evitando che il sistema di difesa distruggesse il nostro cromosoma, è stato un altro ostacolo non da poco”.
Quali sono state le altre tappe di avvicinamento al risultato di oggi?
“Nel 2007 siamo riusciti a trapiantare il Dna da un batterio di una specie a quello di un’altra. Abbiamo prelevato il cromosoma di un Mycoplasma mycoides e lo abbiamo trapiantato in un Mycoplasma capricolum. Si tratta di due specie diverse nel 10 per cento dei loro geni, più o meno la distanza che passa tra un uomo e un topo. Col nostro esperimento siamo riusciti per la prima volta a convertire una specie in un’altra. Il capricolum è diventato mycoides perché avevamo modificato il suo genoma come se fosse il “sistema operativo” di un computer”.
I vostri esperimenti durano da vent’anni. Ma d’ora in poi quanto tempo ci vorrà per creare altre forme di vita artificiale?
“Ora che abbiamo imparato, per sintetizzare un cromosoma di uno o due milioni di basi impiegheremo circa tre o quattro mesi. Ma vogliamo andare oltre e passare dai batteri alle alghe, che potrebbero finalmente svolgere funzioni utili per l’uomo”. (Elena Dusi)

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One thought on “E’ stata creata la prima CELLULA ARTIFICIALE – lo sviluppo scientifico (e tecnologico) che avanza, tra speranze di bene e timori di effetti negativi: geografia umana di futuri concreti paesaggi possibili che si stanno creando e richiedono di essere governati virtuosamente

  1. paolo manzelli venerdì 16 luglio 2010 / 17:27

    INVITO al 3rd Quantumbionet Workshop
    &
    COST-EU: Bioinspired Nanotechnology
    Pre-meeting
    “CALL FOR PAPERS “
    24th September 2010, Pavia, Italy (h.9.30-18.30)

    Università degli Studi di Pavia
    Quantumbiolab – Departimento di Chimica Farmaceutica
    Centro Interdipartimentale in Scienze Cognitive
    Aula Volta (to be confirmed)
    Via Strada Nuova 65 -Pavia

    Notes:
    Languages of the Workshop : Italian and English
    There is no fee to participate in the Workshop
    http://www.wbabin.net/manzelli13.pdf
    – AIMS : The overall objective of this open meeting is to change the logic of mechanical science to respond to the need of understanding general interactions of light, sound and matter at the bio-nano space/time.

    This objective is part of the COST-EU 2010-Strategy aimed to transform Europe in a society based on knowledge and innovation subsequent to the transition from a system based on mechanical industry to the development of Knowledge Based Bio Economy. (KBBE).

    To successfully develop the COST- EU_KBBE strategy into society, it is necessary to focus the major break-through of the cognitive and productive development. This requires a broad understanding of the creativity of people in science and art within a cultural interdisciplinary approach. Therefore the nano-science and life sciences based on molecular genetics are to be considered important enablers for the successful completion of the socio-economic change.

    The workshop want to questioning the need for extensive disclosure of KBBE strategy. That should be based both on a deep conceptual innovation of bio-and nano-sciences focused on popularization of nano-& bio-technology development.

    Principal focus of the workshop will be to explore the DNA properties of communication that are important to its structure and functioning of the organization of life and for Biodiversity conservation and in many genetic application of today .

    Suggested themes for Meeting handled in terms of disclosure of science by contemporary art will be:

    a)DNA-ANTENNA, b) DNA micro-array as biological computer, c) DNA-chip, d) DNA-based bio-sensors.
    b)Other themes can be suggested for future studies in science and art of life by the lecturers.

    –> More INFO to: Massimo Pregnolato
    –> and to : Paolo Manzelli ,

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