Venezia e il Veneto alla ricerca di una moderna nuova identità: dopo le mancate Olimpiadi, l’opportunità del nuovo STATUTO regionale – la necessità di superare i limiti dello storico “policentrismo”, e perseguire l’idea della Metropoli Veneta composta da omogenee Aree metropolitane

il policentrismo veneto: è ora bene superarlo?

   Il (neo)sindaco di Venezia Giorgio Orsoni ha proposto il 17 giugno scorso (attraverso le pagine de “il Gazzettino”) una assai interessante idea, riflessione, sulla sua città, e sul ruolo strategico che, secondo lui, Venezia dovrebbe tornare ad avere, a riacquistare, nell’ambito di un Veneto che attualmente è sempre più decomposto (e meno identitario) nelle sue varie aree geomorfologicamente assai diverse l’una dall’altra (…la PaTreVe –cioè il triangolo Padova, Treviso, Venezia-; l’area veronese un po’ a sè stante rispetto ai meccanismi culturali e politici veneti; la Pedemontana vicentina e trevigiana; l’area costiera “laguna nord – laguna sud” da Bibione a Chioggia; la pianura padovana e vicentina; il Veneto orientale; il Polesine; l’area montana bellunese … queste due ultime le più in crisi di identità e di progetto economico…).

   Un Veneto, secondo Orsoni (potete leggere il suo interessante articolo qui di seguito), nel quale anche il cosiddetto “policentrismo” (cioè le tante città di medie dimensioni, oltre i capoluoghi di provincia, che sono state elemento forte dagli anni ’60 in poi del secolo scorso in particolare per alcune loro peculiarità o economiche o di centri di attrazione architettonica, culturale…), questo policentrismo non funziona più, e, secondo il sindaco di Venezia, bisognerebbe di più “fare squadra” e Venezia potrebbe recuperare un ruolo di capitale veneta data anche dal suo prestigio internazionale (rimasto inalterato nel tempo).  

    Troviamo molti elementi interessanti nell’analisi di Orsoni, ancor di più quando dice che il nuovo Statuto della Regione Veneto (che pare, finalmente, sembra esserci la volontà in Regione di scriverlo, definirlo, approvarlo…), questo nuovo Statuto del Veneto dovrebbe contenere e appoggiare quegli elementi di “riforma istituzionale interna” al Veneto (…è un’interpretazione nostra del discorso di Orsoni, o perlomeno quel che ci interessa di più…).

   Da tempo come associazione geografica diciamo che il Veneto più che mai deve ridefinire i “confini tradizionali” al suo interno. In Veneto ci sono 581 amministrazioni comunali su sette province su una superficie di 18.391 chilometri quadrati e con una popolazione di 4milioni e 832.000 persone. Significa un Comune ogni 31,65 chilometri quadrati (di media… e se si considera l’ampiezza dei comuni di montagna o quelli del Polesine…); e con una popolazione media per Comune di 8.317 abitanti.

   La possibilità di raccogliere i comuni in uniche CITTA’ di almeno 60.000 abitanti ridurrebbe tutti i costi dei servizi (migliorando gli stessi servizi…. per fare un esempio fra i tanti possibili, ora accade che alcuni comuni hanno un solo vigile o una sola assistente sociale…) e darebbe maggior forza a qualsiasi istanza di queste città verso “l’esterno” (ad esempio di autorevolezza e contrattazione con altri enti per avere infrastrutture necessarie, servizi sanitari sociali sportivi di sicurezza etc. di qualità…; effetti palesemente positivi li avremmo anche nel campo della stessa difesa del bene ambientale e di un’urbanistica razionale e unificata….).

   Pertanto sicuramente la vicenda del nuovo Statuto regionale è una possibilità, un’opportunità virtuosa di una ripresa dell’identità veneta: a partire sicuramente anche da un possibile riconoscimento di Venezia come luogo veramente centrale di dialogo delle varie parti geografiche del Veneto che adesso poco o niente si parlano (le abbiamo elencate qui sopra: 1-Area montana, 2-Pedemontana, 3-Patreve, 4-Veronese, 5-Polesine, 6-Area costiera “laguna nord–laguna sud”, 7-Pianura padovana e vicentina, 8-Veneto orientale …).

   E ogni nuovo ruolo, centrale, riconosciuto di Venezia, capitale del Veneto, deve connotarsi di due elementi: la riorganizzazione territoriale veneta con CITTA’ al posto dei tanti troppi comuni, e Aree metropolitane almeno nelle appena indicate otto aree geomorfologicamente, storicamente ed economicamente omogenee.

   La vicenda della candidatura per l’Italia mancata delle Olimpiadi del 2020 (a vantaggio di Roma) aveva messo in moto un seppur ancora debole contesto di “ripensare il Veneto” (non stiamo qui a disquisire del rischio, ovviamente realistico, di una ulteriore inutile colata di cemento…).

   Ma, a prescindere da tutti i (giusti) dubbi sull’impatto ambientale, le Olimpiadi sarebbero state un’occasione formidabile per mettere praticamente in gioco innovazioni virtuose nel territorio veneto, pensando appunto al Veneto come unica grande METROPOLI di 5 milioni di abitanti, su un territorio (dalle Dolomiti alla Laguna) da salvare, togliendo i degradi che oggi ci sono (“villettopoli”, la città diffusa, le strade intasate, l’abnormità delle aree industriali, le cave e le discariche….), per creare una metropoli (formata, come abbia indicato, da almeno otto aree metropolitane) con in questo contesto sì capitale VENEZIA (che, anch’essa, diciamolo pure, va rivista, riorganizzata, perché è sì bellissima ma è troppo intasata, decadente, “città museo”….). Il nuovo Statuto regionale saprà tracciare la riforma territoriale del Veneto?

……………..

UNO STATUTO PER BATTERE IL CAMPANILI E RIDARE UNITA’ AL VENETO

di Giorgio Orsoni (sindaco di Venezia), da “il Gazzettino” del 17/6/2010

   Il rapporto tra il Veneto e Venezia è sempre stato un rapporto complesso che si è sviluppato nei secoli con un riconoscimento della supremazia di Venezia, sia da un punto di vista sociale, che economico. Oggi, questo ruolo rischia di essere messo in discussione. La vecchia filastrocca che iniziava dicendo “Veneziani gran signori…” non è più attuale perché il Veneto si è evoluto a tal punto che i “gran signori” si trovano oggi piuttosto nei vari Capoluoghi della terraferma che nella antica Capitale. “Gran signori” non solo per ricchezze acquisite, ma anche e soprattutto per la capacità imprenditoriale che negli ultimi anni tutta la gente veneta ha saputo dimostrare ampiamente e con grande riconoscimento a tutti i livelli.

   E’ pur vero peraltro che, soprattutto a livello internazionale, l’immagine del Veneto si identifica ancor oggi prima di tutto con quella di Venezia, conosciuta e amata ovunque. Nello stesso tempo le varie comunità venete non possono non rivendicare un ruolo importante nel panorama regionale e nazionale, mettendo in forte crisi, non solo il rapporto che dovrebbe intercorrere fra la Città capoluogo e la Regione, ma persino il rapporto di tutte le realtà locali con la Regione stessa.
      Questa difficile situazione è stata giustamente evidenziata da Sua Eminenza il Patriarca, il quale, con l’acutezza e la sensibilità che gli è ormai consueta nell’interpretare i fenomeni sociali della nostra terra, e non solo, ha posto con grande chiarezza il tema della identità regionale ed il collegato problema del rapporto fra Venezia ed il Veneto. Non possiamo che unirci al coro di chi ha evidenziato l’importanza di tale tema. Oggi, infatti, nessuno può negare che Venezia non possa fare a meno del Veneto e viceversa il Veneto di Venezia.
      E cioè che si debba una buona volta superare il mito di un policentrismo che è stato forse l’elemento trainante dello sviluppo economico del Veneto, ma che nello stesso momento ha distrutto l’identità regionale negando al suo Capoluogo quel ruolo rappresentativo che gli compete, non solo per la sua storia e per l’importanza culturale e architettonica che ancor oggi possiede, stimolando nello stesso tempo una competitività eccessiva fra le varie realtà locali e fra esse ed il Capoluogo. Così da perpetrare un distacco che non può non essere dannoso allo sviluppo dell’intero territorio.
      Quale il rimedio a questa situazione al di là delle intenzioni pur sincere dei vari esponenti del mondo politico ed imprenditoriale, ma non sufficienti a mio avviso a risolver il problema? Un ruolo importante lo possono e lo debbono avere certamente le varie realtà economiche ed istituzionali della Regione, ma ritengo che sia soprattutto quest’ultima a dover farsi carico di attivare quella collaborazione fra gli enti locali che dovrebbe costituire la sua missione principale, facendo essa stessa un passo indietro nel riconoscimento dell’importanza delle autonomie.
      Non ritengo, infatti, che possa essere imposto dall’alto un sentimento di identità regionale se questo non è profondamente condiviso dalle Città del Veneto. E’ infatti solo da un riconoscimento reciproco di tutte le Città venete che può essere ricostituito un senso di identificazione regionale forte e produttivo di grandi risultati.
      La Regione ha la possibilità, attraverso il nuovo statuto, che i veneti da ormai troppo tempo stanno aspettando, di ridare alle Comunità locali ed in primo luogo alle Grandi Città Venete un ruolo che appunto contribuisca a far risorgere “dal basso” un senso di unità regionale oggi perduto.
      La Regione, infatti, non può pensare di avere un ruolo sostitutivo a quello di uno stato centrale a fronte della grande forza centrifuga del policentrismo Veneto, ma in ossequio a quanto previsto dall’ultimo comma dell’art. 123 della Costituzione, deve disciplinare al più presto nel proprio statuto, quel “consiglio delle autonomie locali”, nel quale naturalmente verranno a confrontarsi le esigenze delle grandi realtà della nostra Regione.
      Una Regione che sappia valorizzare le Autonomie locali riuscirà a ricreare quel tessuto di solidarietà che non può essere imposto da nessun centralismo e che deve invece crescere nell’ambito di un rapporto di reciproco rispetto per ciò che ciascuna comunità oggi rappresenta, in forza della sua storia e di quanto ha saputo realizzare, anche nei tempi più recenti.
      Solo in questa prospettiva penso si possa ricucire quel rapporto difficile e complesso, ma assolutamente necessario fra Venezia ed il Veneto, in un riconoscimento da parte di Venezia della moderna realtà economica che le Città venete oggi rappresentano e in un nuovo patto di alleanza fra tutte queste realtà nell’interesse dell’intera Regione.
      Giorgio Orsoni  
     
Sindaco di Venezia

……………………

BRUNETTA:«ASCOLTERO’ VENEZIA»

di Giorgio Gasco, da “il Gazzettino” del 17/6/2010

   Lo aveva detto in campagna elettorale: la Legge speciale per Venezia va rivista. Poi ha affrontato il voto per diventare sindaco di Venezia, uscendone sconfitto dal candidato di centrosinistra Giorgio Orsoni. Renato Brunetta, accantonata l’esperienza elettorale, è ritornato a Roma al ministero della Funzione Pubblica, portando con sè quella parte di programma. Ne ha parlato con Berlusconi e Gianni Letta, insieme hanno ipotizzato la necessità che qualcuno, un plenipotenziario, faccia da anello di congiunzione tra governo e territorio Veneziano, che deve conoscere come le sue tasche. Il candidato c’è già, e per giunta è veneziano. Il risultato: sulla Gazzetta Ufficiale compare il decreto che aggiunge alle deleghe di Brunetta anche quella di “ministro per la Legge speciale per Venezia”. Con l’obiettivo di riformare la normativa che dal 1973 si prefigge di salvare la Serenissima dal degrado ambientale e socio-economico. Ed è subito polemica. Anche se lui vede l’aspetto positivo: «Per la prima volta dopo le elezioni comunali si torna a parlare di Venezia».
      Ministro Brunetta aggiunge una stelletta. Ma a Venezia c’é qualcuno che teme il commissariamento.
     
«La delega è molto rispettosa delle istituzioni e delle competenze, è una sorta di lavoro istruttorio in vista di una nuova legge speciale di cui tutti dichiarano la necessità…».
      Non è dunque un fulmine a ciel sereno.
     
«No, ricordo che anche Orsoni in campagna elettorale lo ha auspicato. Anche perché, da quando il Mose è stato portato fuori dalla Legge Speciale e inserito nella Legge Obiettivo, la normativa per Venezia si è trovata orfana in termini di missione e di risorse».
      Ridisegnare la legge speciale, perché?
     
«Era nata per la salvaguardia della laguna, ma oggi deve avere altre funzioni di tipo socio-economico oltre che ambientale. Su questo voglio impegnarmi, da conoscitore di Venezia e dei suoi problemi».
      Però l’ex sindaco Cacciari definisce la sua nomina «indecente» visto che lei, dice, è appena stato rifiutato dai cittadini con il voto.
     
«Una incomprensibile ferocia che forse deriva da mentalità un po’ perverse, legate a momenti malmostosi di tipo psicologico del professor Cacciari che ha una visione tragica della vita. Solo in presenza di questi turbamenti dell’io, questa delega viene letta negativamente».
      Con Orsoni ne ha già parlato?
      «Certo, e anche con il governatore Luca Zaia, e con l’assessore regionale Renato Chisso. Lunedì prossimo vedrò il sindaco per discutere di questo e altro e mi ha già assicurato piena collaborazione».
      Praticamente cosa farà?
     
«L’istruttoria sul territorio servirà a capire se serve una nuova legge speciale. In caso affermativo, ne sono convinto, studieremo le caratteristiche della nuova formulazione da evidenziare in piena collaborazione con tutti i livelli di governo. Il tutto con alla base una grande operazione di ascolto dei veneziani, delle categorie, delle istituzioni comunali, provinciale e regionale, degli enti economici».
      Alla base c’é l’idea della necessità di una riforma di legge per rivedere gli interventi.
     
«Evidente, lo chiede il 90% di chi ha votato alle comunali. Cosa inserire nella riforma? Venezia ha bisogno di un rilancio, di un rilancio socio-economico, pensiamo alla vicenda europea degli sgravi contributivi che ho contribuito a risolvere ma che lascia ancora problemi irrisolti perché produrre nell’area veneziana è molto più difficile che altrove come lo è fare impresa, fare lavori pubblici, essere anziani, essere giovani, essere famiglia».
      Riflessione nuova, ma servono fondi, dove trovarli?
     
«In questo periodo di difficoltà, vedremo. Di sicuro limitarsi al concetto “lo Stato deve mettere soldi” è banale e irresponsabile…».
      Magari i privati potrebbero contribuire.
     
«Il lavoro di istruttoria è finalizzato a superare il vecchio meccanismo del dateci i soldi che poi ci pensiamo noi a spenderli… non ha dato buoni risultati questo meccanismo sul quale indulgeva spesso il professor Cacciari».
      C’é il federalismo fiscale alle porte.
     
«Ottima via, quella della responsabilità: chi ha più risorse deve rispondere alle domande di sviluppo. Ma c’é un altro punto cardine…».
      Quale?
     
«Riconoscere la specificità della città. Serve una riflessione culturale, alla faccia delle banali volgarità del professor Cacciari».
      Un cronoprogramma.
     
«Concluso l’ascolto, che avverrà anche attraverso un portale internet, realizzerò un indice ragionato, quindi un testo puntuale per l’autunno e entro l’anno arrivare ad una proposta di legge. Tutto sarà “multipartisan”, non escluderò nessuno».

……………….

LEGGE SPECIALE PER VENEZIA

da http://www.regione.veneto.it/Ambiente+e+Territorio/

   La Laguna di Venezia è una delle aree umide naturali più estese ed importanti d’Europa e dell’intero bacino Mediterraneo; il 4 novembre 1966 è avvenuta la più grande alluvione che Venezia ricordi. In quella occasione la marea ha superato i 190 cm, e contemporaneamente sono state distrutte le difese della laguna verso il mare e la città di Venezia è stata completamente allagata.

   Lo Stato, in conseguenza a questi fatti, ha emanato una legge speciale definendo la salvaguardia di Venezia e della sua laguna un obiettivo di preminente interesse nazionale. La Legge 171/73 e la Legge 798/84 hanno definito le competenze dello Stato, della Regione e dei Comuni in merito alla Salvaguardia fisica, ambientale e socio-economica di Venezia e della sua laguna assegnando competenze diverse alle Amministrazioni in funzione delle specifiche competenze. L’Amministrazione della Regione del Veneto ha le competenze relative al disinquinamento delle acque, al risanamento ambientale e alla gestione del Bacino Scolante.

I SETTORI DI INTERVENTO

Il “Piano per la prevenzione dell’inquinamento ed il risanamento del bacino idrografico immediatamente sversante nella Laguna di Venezia” – PIANO DIRETTORE 2000 prevede che i fondi stanziati dalla Legge Speciale per Venezia siano destinati alla realizzazione di opere volte al disinquinamento della Laguna di Venezia. E’ possibile identificare 7 settori di intervento, in base alla tipologia delle opere:

 

Fognatura e Depurazione Le opere sono volte all’abbattimento dell’inquinamento civile e urbano diffuso attraverso il completamento del sistema fognario e il miglioramento degli impianti di depurazione.

 

Acquedotti Gli interventi sono finalizzati alla razionalizzazione dei prelievi dai corsi d’acqua del bacino scolante o da pozzi della relativa zona di ricarica diretta, per garantire sia una maggiore portata dei corsi d’acqua sia la riduzione dei consumi idropotabili.

 

Territorio Gli interventi hanno come obiettivo primario l’aumento della capacità autodepurativa dei corsi d’acqua del Bacino Scolante, in modo da contribuire alla riduzione dell’inquinamento veicolato dalla rete idrografica scolante in Laguna.

 

Agricoltura e Zootecnia Le azioni mirano alla riduzione dell’apporto di azoto e fosforo nella Laguna, che dipende dalla tipologia delle colture, i metodi di irrigazione, le pratiche agricole adottate e le modalità di spargimento dei liquami zootecnici sui terreni.

 

Bonifica Siti Inquinati Gli interventi sono volti ad eliminare le fonti di inquinamento e a ridurre le concentrazioni delle sostanze inquinanti, nell’area industriale di Porto Marghera e nelle aree inquinate del Bacino Scolante escluso Porto Marghera.

 

Monitoraggio e Sperimentazione Il sistema di monitoraggio costituisce lo strumento di verifica del raggiungimento degli obiettivi generali di risanamento e di riequilibrio del sistema Laguna – Bacino Scolante. 

 

Ospedali Secondo quanto stabilito dalla Legislazione Speciale per Venezia, i finanziamenti assegnati al settore degli Ospedali sono destinati ad interventi di risanamento igienico – sanitario presso l’ospedale San Giovanni e Paolo di Venezia.

………………

LA CANDIDATURA VENETA ALLE OLIMPIADI 2020, MANCATA….

PERDE IL VENETO, PERDE IL PAESE, VINCE LA LOGICA PIU’ CONSERVATRICE

di Sandro Mangiaterra, da “la Tribuna di Treviso” del 20/5/2010

   Il direttore generale del Comitato promotore Federico Fantini, e con loro tutti i veneti si sforzino di fare sbollire la rabbia. Di più: nella migliore tradizione sportiva, si comportino come se avesse vinto il migliore. Il dossier di Roma ha sconfitto quello di Venezia in modo netto. Ed è bello pensare che la Commissione di valutazione del Coni si sia espressa con giudizi squisitamente tecnici. Che i problemi di ricettività, di alloggio per gli atleti, di strutture per i media fossero talmente reali da penalizzare irrimediabilmente la città lagunare.

   Il fair play è d’obbligo, ma non toglie certo l’amaro in bocca. E non deve impedire qualche riflessione. Non c’è dubbio che quella di Roma è una vittoria annunciata. Intorno alla sua candidatura si è schierato il gotha dell’industria e della finanza italiana.

   Quanto alle pressioni politiche, il presidente del Coni Gianni Petrucci non poteva che smentirle con sdegno. Ci mancava altro. Il fatto è che l’avvento sulla scena di Venezia è stato visto da molti come un fastidio. Poco importava entrare nel merito dei progetti. Senza arrivare a strillare il famoso slogan «Roma ladrona», la verità è che la partita, sul piano politico, non si è mai aperta. Un brutto schiaffo per Zaia, alla guida del Veneto da appena un mese. Con lui esce con le pive nel sacco l’intera Lega, forte in casa ma debole in trasferta, nei luoghi del potere vero, dove si prendono le decisioni che contano non solo per il Nord ma per il Paese nel suo insieme. Evidentemente non bastano tre ministri per fare uscire il Veneto dall’antico nanismo politico.  

   Il principale motivo di sconcerto, tuttavia, è un altro. In questi giorni di bagarre non si sono mai sentite le domande di fondo, che dovevano essere alla base della definizione della candidatura. Le Olimpiadi del 2020 (ammesso di riuscire ad aggiudicarsele nel 2013, durante la riunione del Cio di Buenos Aires) servono più a Roma o a Venezia? Meglio, quale delle due ipotesi conviene di più all’Italia?

   Nell’ottica dell’interesse-Paese, nel quadro di un progetto di sviluppo complessivo, la risposta avrebbe dovuto portare dritto in direzione Nordest. Invece, come sostiene Massimo Cacciari, ha prevalso la scelta più conservatrice.  Le Olimpiadi avrebbero rappresentato un punto di svolta per tutto il Veneto. E non tanto sul piano delle infrastrutture e del rilancio del sistema industriale (uno studio di Unioncamere parlava di un possibile aumento delle esportazioni del 20-30 per cento).

   Un evento come i Giochi sarebbe stato il collante per consentire l’effettiva nascita della città metropolitana nel triangolo Padova-Venezia-Treviso. Una rete integrata di servizi, di studio, lavoro, mobilità capace di superare sovrapposizioni, campanilismi, sprechi.

   Un passo indispensabile per una nuova fruizione del territorio. Chi dice che Venezia non poteva vincere con i suoi 300 mila abitanti (scarsi) di fronte alla Roma dei 3 milioni ragiona con gli occhi puntati all’indietro anziché al futuro. Per questo Zaia & co. devono superare la rabbia dello smacco e rimboccarsi le maniche. Il futuro del Veneto non può attendere. E’ necessario costruirlo, anche senza Olimpiadi. – (Sandro Mangiaterra)

………………

Régis Debray:«PERCHE’ ODIO QUESTA VENEZIA»

di Yamina Oudaï Celso, da “ la Nuova Venezia” del 21/6/2005  

   «Una puzzolente necropoli». «Un living theatre permanente». «La città che racchiude più banalità al metro quadro». No, il bersaglio polemico non è uno sperduto sobborgo della periferia industriale cinese o le mille luci della kitschissima Las Vegas. La signora ingiuriata è proprio lei, Venezia.

   Quella di Byron, Turner, Goethe, Thomas Mann e tantissimi altri. L’inesauribile fonte di ispirazione dei geni di mezzo mondo. Ma il mondo è bello perché vario, a tal punto che per qualcuno la migliore rappresentazione dell’Inferno è «Piazza San Marco alle cinque del pomeriggio». E il Canal Grande? «L’unica cloaca al mondo» (sic) che regali ai forzati del consumismo turistico l’ebbrezza di navigare tra le stanze delle nobildonne.

   Se l’intento era quello di spararla grossa per ottenere attenzione, Régis Debray, filosofo e intellettuale parigino, classe 1940, ha centrato in pieno l’obiettivo. Più che un atto di lesa maestà, il suo pamphlet (Contre Venise, edito da Gallimard nel ’95 e tradotto in italiano da Baldini e Castoldi l’anno seguente) è parso a molti una corposa antologia di insulti. Invitato ieri della neonata facoltà di Arti e Design dello IUAV a disquisire su André Malraux e l’arte contemporanea, il provocatorio pensatore – già allievo di Althusser e consigliere speciale di Mitterrand per sette anni – non poteva non rinverdire il ricordo della sua aspra contestazione.

   Ma professore – gli abbiamo chiesto – tenere un seminario proprio qui a Venezia non le sembra, da filosofo, un’autocontraddizione performativa?

L’intervistato – più somigliante a Philippe Noiret che a Bernard Henri Lévy – getta acqua sul fuoco: «Nessuna contraddizione. Esiste una differenza tra la Venezia reale, dove si svolge la vita artistica ed intellettuale degli individui, e la Venezia simbolica, la città-mito, metafora dell’opera d’arte ridotta ad oggetto inanimato da esporre in vetrina. E’ quest’ultima la Venezia che io contesto, in cui scorgo l’emblema di un’Europa ridotta a Museo, un deposito di tesori del passato invece che la protagonista effettiva dello scenario politico e sociale dei nostri tempi».

   La veemenza dei toni farebbe quasi pensare ad un’idiosincrasia. E invece? Niente di personale?

   «Per carità – si schermisce il professore – la mia predilezione individuale è per Venezia. Io sono un esteta, un passatista dal gusto un po’ decadente, e come tale vengo volentieri in questa città. Ma bisogna andare al di là delle proprie inclinazioni soggettive, pensare anche contro di sè».

   In Contre Venise Debray proclama infatti una drastica contrapposizione tra Venezia e Napoli, scorgendovi rispettivamente i simboli della morte e della vita. «Vedo in Napoli il luogo dell’innocenza, della freschezza, dell’estetica inconsapevole di sè stessa – prosegue il filosofo – Se Venezia è il museo, l’artificio, la monumentalità, Napoli è l’arte senza museo. I napoletani che accorrono a vedere il miracolo di San Gennaro ci credono veramente. Esprimono una vitalità vera, autentica».

   Ma non le sembra una visione un po’ edulcorata e populista di una città difficile come Napoli?

  «Forse – ammette lui – ma il contrasto tra queste due realtà esemplifica bene quanto affermavo prima». Niente di meglio di un esperto di processi di trasmissione culturale (oggetto di indagine della sua «médiologie»), dunque, per «salvare» finalmente Venezia.

   Ha correzioni di rotta, strategie di valorizzazione da suggerirci?

   «Si tratterebbe in realtà di de-valorizzare qualcosa che al momento è sovra-valorizzato – insinua Debray – C’è un massimo di varietà in un minimo di spazio. E’ la concentrazione indifferenziata della mercanzia data in pasto ad un turismo cieco, inconsapevole, la cui volgarità stride violentemente con la raffinatezza del passato».

   In realtà l’idea di selezionare l’afflusso dei visitatori della Serenissima non è proprio nuovissima: sa che tempo addietro qualcuno ha proposto, attirandosi gli improperi dei commercianti, di imporre una tassa di accesso particolarmente elevata?

   «Questa poteva essere una buona idea – chiosa benevolo il professore – e se vivessimo in un mondo ideale funzionerebbe. Nella realtà, invece, Venezia si ritrova ad essere un bene comune e al tempo stesso molto caro. Se non si cerca di rendere la città più viva e più fruibile dagli abitanti, non vedo soluzioni».

   E così, mentre i veneziani, illuminati da cotante critiche, si rassegnano all’ineluttabile catastrofe estetica, Debray continua a far parlare di sè, in termini non propriamente lusinghieri. Un altro libello francese, il Dictionnaire amoureux de Venise di Philippe Sollers, uscito nel 2004, ha cercato infatti di riequilibrare l’ago della bilancia, difendendo la città dei Dogi dalle virulente invettive di Contre Venise.

   Debray è stato chiamato in causa attirandosi addirittura gli epiteti di «piccolo francese tipico», invidioso del potere e dunque di Venezia in quanto luogo prediletto dal suo ex-datore di lavoro Mitterrand, e Sollers non ci pensa due volte a dargli del frustrato, addentrandosi in fantasiose argomentazioni anti-Debray che scomodano addirittura la psicoanalisi. Nulla di cui stupirsi, a ben guardare: chi di spada ferisce… – Yamina Oudaï Celso

…………….

TASSA DI SOGGIORNO, LITE POLVERINI-ALEMANNO. E VENEZIA LA CHIEDE

di Monica Guerzoni, da “il Corriere della Sera” del 28/5/2010

– La neo governatrice contraria, Pdl diviso – Al Nord IL vicesindaco di Venezia: siamo stupiti. Fino a ieri la tassa era una soluzione impraticabile –

   Per i sindaci è una boccata d’ossigeno, per gli albergatori un «balzello iniquo». Il ritorno della tassa di soggiorno è una delle misure più discusse della manovra anticrisi. Colpirà i turisti che visitano Roma, ma non quelli di Venezia.

   E la Città lagunare, che da anni la va chiedendo, protesta. Ma l’epicentro della polemica è la capitale, dove il centrodestra capitolino è diviso e dove, in nome della nuova leva fiscale, è scontro tra Gianni Alemanno e Renata Polverini. Il sindaco di Roma difende l’iniziativa di Tremonti e attacca chi protesta: «Demagogia ridicola». Alemanno spiega che il «provvedimento sacrosanto» partirà nel 2011 e sarà progressivo in base alla categoria degli hotel, «fino a un massimo di 10 euro a notte per gli alberghi extra-lusso». Ma il Pdl romano è spaccato. La presidente del Lazio è assolutamente contraria e lo dice a margine dell’assemblea di Confindustria. «Qualsiasi tassa andrebbe evitata, soprattutto in una regione dove il turismo è importante per il rilancio – esordisce la Polverini -. Ho sentito che il sindaco starebbe pensando di metterla solo sugli alberghi extra-lusso, ma sarebbe sbagliato anche lì». Per il Pd si tratta di una «tassa demenziale».

   E durissimo è il giudizio dei commercianti, che hanno alle spalle un anno di crisi. Confcommercio critica la «misura iniqua e discriminatoria», che penalizzerebbe un comparto «già molto competitivo». E poi perché far pagare solo i turisti che alloggiano nel territorio del Comune di Roma? Contrario anche il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti. E l’ Api, guidata da Francesco Rutelli, smentisce che l’ ex sindaco abbia mai pensato a una imposta simile. «Alemanno fa disinformazione», attacca il portavoce Luciano Nobili. I sindacati respingono uniti l’imposta. Il segretario della Uil di Roma e del Lazio parla di «odio nordista» sulla Capitale e chiede al governo se è vero che la tassa di soggiorno non colpirà le strutture ricettive della Chiesa.

   E poi c’ è Venezia. Gli albergatori, rappresentati dalla Federalberghi del Veneto, non vogliono che il governo metta le mani nelle tasche dei turisti della Serenissima e lanciano l’allarme: «Quello di Roma è un pericoloso precedente». L’ amministrazione di centrosinistra, invece, è dell’avviso opposto. Il vicesindaco Sandro Simionato, che è anche assessore al Bilancio, si è detto «stupefatto» per la tassa concessa alla capitale. «Fino a ieri erano soluzioni impraticabili e ora improvvisamente per Roma tutto diventa possibile? – ha detto Simionato al Corriere del Veneto – Uno scandalo».

   E anche a Milano se ne parla. L’ assessore comunale al Bilancio, Giacomo Beretta, che aveva ipotizzato l’introduzione della tassa nel capoluogo lombardo, fa parziale marcia indietro: «Al momento non vi è intenzione di applicarla, è una delle ipotesi». La Lega è pronta a far muro. «La tassa sui turisti non mi piace – boccia l’idea il capogruppo a Palazzo Marino, Matteo Salvini -. Sarebbe demenziale, spero che Letizia Moratti non la metta». E dice no anche l’assessore al Turismo della Provincia di Milano, Stefano Bolognini: «Abbiamo bisogno di incentivare i turisti, non di spaventarli». (Monica Guerzoni) 

(All’ estero – In Francia la «taxe de séjour», la tassa di soggiorno, è in vigore dal 1910 ed è un’ imposta comunale i cui proventi sono utilizzati per migliorare lo sviluppo turistico. A Parigi la tassa è di 1,30 euro al giorno per persona mentre in altre località è più bassa e può variare anche a seconda della tipologia della struttura ricettiva utilizzata dal turista. – New York ha due tasse di soggiorno. La «Occupancy tax» è di 3,50 dollari al giorno per turista. La «Hotel tax» si applica a qualsiasi pernottamento ed è pari a una quota fissa in base al costo della stanza più il 5,875% del costo giornaliero della stessa: ad esempio, se la stanza costa da 40 dollari in su è di 2 dollari al giorno più il 5,875%, se costa tra i 30 e i 40 dollari è di 1,50 dollari più il 5,875% (Monica Guerzoni)

……………….

immagine di Porto Marghera – Uno dei progetti tra i più interessanti che si sta portando avanti nell’area di Porto Marghera è VEGA, un tentativo di riqualificazione dell’area più importante della chimica industriale nel Nordest del dopoguerra, di oltre 2000 ettari, tra le più grandi d’Europa. VEGA sta per “VEnice GAteway for Science and Technology” ed è un Parco Scientifico Tecnologico, network tra l’Università, i Centri di ricerca e il settore produttivo, volto alla promozione e allo sviluppo di iniziative di ricerca scientifica per facilitare il trasferimento di conoscenze a favore della crescita tecnologica e della competitività delle imprese. Opera nei settori di punta dell'innovazione tecnologica: Nanotecnologie, Green Economy... è uno dei più importanti Parchi Scientifici Tecnologici italiani, un tentativo di modello di riconversione ambientale. E a Porto Marghera viene ad essere situato in una posizione geografica strategica, nel cuore del sistema economico del NordEst, nelle vicinanze del centro storico di Venezia, a pochi minuti dall’aeroporto “ Marco Polo”, dal Porto commerciale, dalle principali infrastrutture d'acqua e viarie

………….

MARGHERA AL COLLASSO, L’INDUSTRIA PERDE PEZZI

da “il Gazzettino” del 12/1/2010

VENEZIA – Mentre i lavoratori dell’Alcoa si apprestano ad incrociare di nuovo le braccia oggi per tre ore e a scendere in manifestazione, la Cgil fa il punto sulla crisi di Marghera. L’Alcoa è solo l’ultimo grano di un rosario di chiusure che si snocciola da prima della grande crisi del 2009. «E’ gravissimo che Alcoa apra unilateralmente la procedura di cassa integrazione, quando al tavolo del Governo si stanno definendo misure sull’energia che accolgono tutte le principali richieste aziendali» – tuona Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom Cgil, che ieri era a Fusina in assemblea con i lavoratori. «Lo sciopero vuole proprio denunciare una situazione insostenibile» – aggiunge il segretario della Fiom veneziana Giorgio Molin.

   Ma, appunto, l’Alcoa è solo la punta dell’icebeg. L’area industriale di porto Marghera è al collasso a causa della crisi. La Cgil veneziana lancia l’allarme. Il segretario provinciale del sindacato Sergio Chiloiro elenca: 214 crisi aziendali che hanno colpito 6.726 lavoratori nel solo 2009.

   La crisi industriale di Porto Marghera è «drammatica ma non disperata» sostiene il sindaco di Venezia Massimo Cacciari. «Con la decisione di Alcoa di lasciare, con le chiusure, già ad inzio 2009 di Sirma, De Poli, Montefibre e, in prospettiva, con le difficoltà di Fincantieri, la situazione può essere definita drammatica. Tuttavia è recuperabile se in sede di governo vengono decise politiche fiscali di sostegno a settori strategici e si avvia la costruzione di un Autorità che possa dirigere i processi di riconversione di un’area di interesse nazionale com’è Marghera». Appello accolto dal presidente di Confindustria Venezia Luigi Brugnaro che ha invitato a lavorare insieme e ad avere fiducia. «Il punto più basso della crisi è stato toccato nel maggio scorso. Ora bisogna evitare la coda velenosa».
    Intanto la situazione è difficile anche alla Fincantieri, fino ad ora fiore all’occhiello dell’industria di Marghera. Rsu e Fiom-Cgil lanciano l’allarme. «Abbiamo commesse fino al 2012, ma se nel 2010 non ce ne saranno di nuove – sostiene Stefano Castigliego rappresentante sindacale del gruppo – scatterà la cassa integrazione. Una bomba sociale – avverte – perché se i 1.150 addetti della Fincantieri hanno la Cig, i lavoratori dell’indotto, circa 3.000, non hanno ammortizzatori sociali e molti sono extracomunitari».
      G.C.P.

…………….

LE ORIGINE URBANE DI MARGHERA

   Marghera trova le proprie origine storiche nella zona del “Botenicus”, ovvero, nel territorio concesso per decreto imperiale alla famiglia dei Bottenigo, che si fecero onore nelle varie campagne romane. L’attuale nome deriva dal veneziano «mar-ghe-gera» ossia c’era il mare, ad indicare la trasformazione dell’originario ambiente naturale barenicolo.

   A fine Ottocento Venezia si dimostrava incapace di diventare un centro industriale e un porto al livello degli altri del Mediterraneo. Grazie all’idea del capitano Luciano Petit, si preferì individuare nelle bocche dei Bottenighi un’area potenziale per un porto commerciale. Nel 1907 venne emessa una legge sui porti e fu per questo che nel 1917 un quarto del territorio dell’allora comune di Mestre (Mestre fu dichiarata parte integrante di Venezia solo nel 1926) l’area fu espropriata e affidata alla Società Porto Industriale di Venezia che eseguì le opere che portarono alla creazione di Porto Marghera (attuale Fincantieri detta poi Porto di Mestre.

L’obiettivo era triplice:

1- costruire un porto commerciale.

2- costruire un porto industriale.

3- costruire un nuovo quartiere di terraferma che permettesse di alleggerire il sovraffollamento del centro lagunare.

   L’insediamento divenne operativo dagli anni ’20-’30 con la creazione di un progetto urbanistico (1922) chiamato “città giardino” dell’ingegnere milanese Pietro Emilio Emmer. Raggiunse la massima espansione negli anni ’60, sia dal punto di vista delle attività produttive che da quello demografico, attirando numerosi abitanti dal centro lagunare della città e dai comuni vicini.

……………….

VENEZIA, IL FUTURO E’ OFF SHORE

«Una sfida da 1,3 miliardi» – Porto, Costa lancia il progetto per la nuova piattaforma Unicredit in campo, in agenda i primi incontri tecnici

di Massimo Favero,

da http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/

del 23/4/2010

VENEZIA—È off-shore il futuro del porto commerciale di Venezia. L’idea di creare una piattaforma in mare aperto per le grandi navi, al largo della bocca di porto di Malamocco, è diventata ieri un progetto concreto, in project financing, per un costo vicino a 1,3 miliardi di euro.

   Il presidente dell’Autorità portuale veneziana, Paolo Costa, ha posto ufficialmente la nuova infrastruttura tra le priorità per il rilancio dello scalo veneziano. Le banchine artificiali permetterebbero l’attracco delle maggiori navi portacontainer, portarinfuse e petroliere, che potrebbero così prendere la rotta dell’Adriatico. «È stata avviata la progettazione e lo sviluppo di un terminal d’altura», ha annunciato Costa nel corso del suo intervento all’inaugurazione dell’anno portuale.

   L’iniziativa, d’intesa con il Magistrato alle acque di Venezia, consentirebbe uno sviluppo dei servizi portuali e logistici, «trasferendo i grandi traffici marittimi fuori della laguna con la realizzazione di una piattaforma capace di utilizzare fondali naturali di 20 metri».

   Attualmente, al termine di una lunga e costosa campagna di scavi, il pescaggio massimo delle navi in arrivo a Venezia è di 13 metri. «L’opera consiste nella realizzazione di una diga foranea ad una distanza dalla costa di circa 10 miglia, là dove già oggi – spiega Costa – le navi attendono in rada il turno di entrata al porto». Il presidente dell’Autorità portuale di Venezia è certo della fattibilità dell’investimento, che «ha già avuto – sottolinea – prime verifiche di massima».

   Avviati anche i contatti con i finanziatori. Ieri erano presenti alla cerimonia due componenti del cda di Unicredit Logistic, il vicepresidente Maurizio Maresca e Massimo Pecoraro. La società è responsabile per gli investimenti infrastrutturali ed è già impegnata nel nuovo maxiporto di Monfalcone. Unicredit potrebbe avere un ruolo di primo piano anche a Venezia, sia per la costruzione della piattaforma off-shore che per la riconversione delle aree Montefibre, in corso di acquisizione.

   Investimenti per un valore complessivo di due miliardi di euro, che si aggiungono al nuovo terminal per le «Autostrade del mare», in corso di realizzazione. «La disponibilità c’è ma la partecipazione dipende dall’esito dei bandi, abbiamo concordato – spiega Maresca – che nei prossimi giorni le strutture tecniche di Unicredit e dell’Autorità portuale si incontreranno».

   Nelle intenzioni di Costa la piattaforma off-shore di Malamocco sostituirà e amplierà quella prevista nei pressi di Porto Levante. Una volta scaricate dalle navi, le merci potranno essere indirizzate al porto rodigino, ma anche a Chioggia e, via chiatta lungo il fiume Po, verso Cremona.

   «Il terminal off-shore avrà una duplice funzione di porto a sè stante per le operazione di transhipment e di banchina in acque profonde di Venezia. L’unione di queste due funzioni – sottolinea Paolo Costa – garantisce le economie di scala e rende ipotizzabile il ricorso a una partnership pubblico- privata».

   La cerimonia è stata anche l’occasione per un bilancio del 2009, nel corso del quale il porto di Venezia ha sofferto un crollo dei traffici del 16%. Segnali positivi arrivano però dai container in esportazione, aumentati dell’1,3%, oltre che dai crocieristi, cresciuti del 16,9%.

   Con la nuova piattaforma il porto veneziano punta a decuplicare il volume degli scambi, attirando i traffici tra l’Europa centrale e l’Asia. L’opera ha ottenuto ieri il sostegno del presidente di Confindustria Veneto Andrea Tomat, del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, che bloccato a Roma per la chiusura dello spazio aereo ha fatto recapitare per iscritto il “via libera” del governo. (Massimo Favaro)

IL PORTO DI VENEZIA_prospettive

……………..

Venezia, veduta aerea

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...