GLI INCENDI IN RUSSIA – Quando i disastri ambientali, e le misure di protezione, prevenzione e sicurezza non sono più problema del solo paese cui sono originati – Mentre il popolo russo soffre per la distruzione delle foreste da parte del fuoco l’Europa teme il “ritorno di Cernobyl”

ecco MOSCA sotto la cappa di caldo e di fumo - Abbiamo chiesto, via mail, alla nostra collega geografa Francesca Manzato, che abita lì, com’è la situazione. Ci ha mandato questa foto scattata la settimana scorsa della quotidianità moscovita, sotto la cappa densa di fumo. Dicendo: “La scorsa settimana il fumo era densissimo...poi un paio di giorni limpidi ed oggi –15 agosto ndr- il fumo è tornato... Ma quel che completa l'odore acre che c'è nell'aria è il caldo...mostruoso...ci sono 38 gradi! il caldo vince su tutto...è opprimente fin dal mattino. E non un alito di vento! Non un accenno di corrente d'aria...nulla...”

   Il terrore si chiama radionuclidi: le minuscole particelle residuo dell’esplosione alla centrale nucleare di Cernobyl di 24 anni fa, che “resuscitate” dal fuoco potrebbero tornare a sprigionare veleni. Date dal fatto che esiste ancora una concentrazione di particelle radioattive (appunto radionuclidi) nelle piante di quell’area di così grande sofferenza umana e ambientale. Ma, l’AIN (l’Associazione Italiana Nucleare) assicura che siamo e saremo a “livelli di assoluta sicurezza’’, perché i radionuclidi (ha aggiunto l’AIN), potrebbero essere trasportati lontano, viaggiando nell’alta atmosfera, fino a raggiungere l’area dell’Artico e lì essere imprigionati nei ghiacci. Insomma, sembra dire l’AIN, non c’è da preoccuparsi, i veleni saranno imprigionati dai ghiacci (come dire: sarà semmai problema delle future generazioni, se i ghiacci si scioglieranno, e oltre ai danni dello scioglimento dovranno fare i conti pure loro con gli effetti terribili di Cernobyl).

   Di questa estate russa (dicono la più calda da mille anni) vien da chiedersi se potrà essere il caldo ad abbattere l’uomo più potente del paese? cioè Putin, fino all’altroieri che mostrava ai russi le sue qualità da Rambo, “dimostrando” che con lui potevano star sicuri di fronte a tutto. E adesso che il fuoco ha già mandato in fumo oltre 14 milioni di ettari e causato migliaia di sfollati, e tanti tantissimi morti (50 quelli ufficiali? È comprensibile che non è la cifra giusta… e tutti gli anziani e malati che muoiono?… gli obitori strapieni, di cui parlano i corrispondenti dei giornali stranieri?……).

   La Russia. Un paese ricco di risorse che le usa per un delirio di potenza, tra nuovi pochissimi supericchi, tra mafie e centri economici di potere (pare ben controllati dal duo Putin primo ministro e Mevdev presidente). E che dire della distruzione ambientale del paese al mondo più dotato di foreste? (nel 2006 la sicurezza delle foreste è stata affidata a imprese private che ora si dimostrano del tutto impreparate, anche qui una collusione con personaggi forti, poteri forti dei nuovi ricchi…). Un paese nel quale, per i demografi e gli esperti economici internazionali, la sua popolazione continuerà a decrescere precipitosamente (140 milioni oggi,100 previsti per il 2050), la sua economia boccheggia, il suo sistema bancario non reggerà alle sfide dei prossimi anni.

Le fiamme, oltre che a CERNOBYL si stanno avvicinando al centro di SARIOV, dove vengono fabbricate testate atomiche - “IL FUOCO PUO’ LIBERARE RADIAZIONI”. Cesio, stronzio e plutonio radioattivo liberati dall’incidente nucleare Chernobyl potrebbero ritornare in atmosfera per colpa degli incendi che sono arrivati a lambire la zona contaminata il 26 aprile 1986 quando gran parte delle particelle radioattive fu catturata dalle piante intorno alla centrale nucleare. Bruciando erba e alberi nell'area della centrale, infatti, il fuoco libera un pulviscolo radioattivo più volte osservato in occasione di incendi che in passato hanno colpito l'area contaminata. Lo stesso fenomeno potrebbe tornare a manifestarsi adesso anche se la concentrazione delle particelle radioattive (radionuclidi) nelle piante «è a livelli di assoluta sicurezza». Lo rileva l'Associazione italiana nucleare (Ain), riferendosi ai dati raccolti regolarmente dall'epoca dell'incidente dal Chernobyl forum, l'organizzazione internazionale alla quale appartengono i Paesi interessati dalla centrale (Russia, Bielorussia e Ucraina) e di cui fanno parte agenzie internazionali come Onu, Iaea e Oms. (…) (da “il Gazzettino” del 12/8/2010)

   In questo contesto il caldo a Mosca e nelle maggiori città (e nelle immense campagne) cesserà attorno al 20 agosto (così dicono i metereologi), la pioggia verrà in soccorso allo spegnimento degli incendi. Sperando che questi non raggiungano nessuna centrale nucleare (o impianto petrolifero, o industria chimica…). Restano i problemi della gente di un paese che non sa destinare le grandi ricchezze, finanziarie e di materie prime che possiede, per infrastrutture e servizi alle persone, come accade in tutti gli stati moderni. E l’arretratezza russa, di un paese così grande, tanta “Europa” a tutti gli effetti (con la sua storia e cultura), e a pieno titolo pure “Asia”, questo immenso paese rimarrà elemento strategico nella geopolitica mondiale, pur non riuscendo a portare avanti al suo interno un processo di vero sviluppo diffuso, collettivo. E noi staremo a sperare che Cernobyl non riappaia all’orizzonte, come catastrofe quale è stata anche per i nostri luoghi. Pertanto anche i problemi della Russia al suo interno dovrebbero esser a pieno titolo nell’agendo di un Governo Mondiale.

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CIÒ’ CHE RIVELANO I GIORNI DEL FUMO E DEL FUOCO

di Luigi Geninazzi, da “Avvenire” del 11/8/2010

   Agosto nero, ciorny avgust dicono a Mo­sca. È la sindrome di cui soffre la nuova Russia dove le tragedie più grandi avvengono quasi sempre nel mese più caldo dell’anno. A cominciare dal tentato golpe contro Gorba­ciov nel 1991, per proseguire con il crac fi­nanziario del 1998, l’esplosione del terrorismo islamico e gli attentati dinamitardi che sbri­ciolarono interi condomini nel 1999, lo scon­volgente incidente nel 2000 del Kursk, il sot­tomarino nucleare colato a picco, e più re­centemente lo scoppio del sanguinoso con­flitto con la Georgia nel 2008.

   Ci mancava so­lo quest’agosto 2010 nero di fumo, una nube acre che soffoca Mosca e si estende fino agli Urali mentre continuano a divampare spa­ventosi incendi di boschi e torbiere con le fiamme che si alzano come gigantesche torri di fuoco e bruciano villaggi, distruggono basi militari e lambiscono pericolosamente siti di centrali nucleari.
   Colpa di un’ondata eccezionale di caldo che non si registrava da 130 anni – e forse addi­rittura dalla nascita della Russia, dieci seco­li fa – dicono gli esperti. Un immenso terri­torio disseminato di vecchie izbe e palizza­te, «un Paese fatto di legno», l’ha definito lo scrittore Erofeev. Un Paese dove ogni anno bruciano mediamente 700 mila ettari di ter­reno boschivo e muoiono negli incendi tan­tissime persone (17 mila nel 2006). E dove non sono poi così rare le estati torride, se già Tolstoj in Guerra e pace descriveva l’afa e la siccità dell’agosto 1812, «con il sole che pa­reva un grande globo di porpora mentre la gente soffocava per la polvere sabbiosa che entrava nei polmoni».
   A quanto pare, poco o nulla è cambiato nel Paese fatto di legno. E come tutte le catastro­fe ambientali anche quella che sta devastan­do in questi giorni la Russia è dovuta soprat­tutto all’incuria generale, all’imprevidenza del­le autorità e all’inefficienza delle strutture per la protezione civile.

   Ci sono responsabilità pre­cise che hanno la loro radice nel nuovo Codi­ce forestale, voluto dal Cremlino nel 2007, con cui sono stati diminuiti i finanziamenti, ri­dotto di un terzo il numero delle guardie fo­restali e divise le competenze affidate in gran parte ai governatori regionali, che a loro vol­ta si sono appoggiati ad agenzie private, poco preparate e senza il minimo coordinamento fra loro.

   Basti pensare che, di fronte a un in­cendio, non si scambiano le foto aeree perché sono abituate a venderle al miglior offerente. I vecchi impianti di allarme, intanto, sono an­dati in rovina senza essere sostituiti da nuovi sistemi, come ha denunciato un blogger di Skolkovo, la città che nei piani del presidente Medvedev dovrebbe diventare la Silicon Val­ley della Russia.

   Il sogno di modernizzazione del giovane leader del Cremlino viene coper­to di ridicolo. Non a caso, a rispondere pron­tamente all’arrabbiato blogger è stato Putin che in qualità di primo ministro si sta mo­strando attivissimo nel portare solidarietà al­le vittime e nel promettere pingui risarcimenti ai sopravvissuti. Ci tiene a marcare la diffe­renza dal presidente Medvedev, che nel bel mezzo della catastrofe se n’è andato in Osse­zia del sud a commemorare la vittoria di due anni fa, e anche dal sindaco di Mosca, l’inef­fabile Luzkov che è rientrato solo due giorni fa dalle vacanze dicendo che in ogni caso non avrebbe potuto farci niente. Putin affronta a viso aperto la protesta dei cittadini ma anche lui è in calo di popolarità.
   Siamo ancora lontani da un’operazione tra­sparenza sul numero delle vittime e sull’entità dei danni. L’unica speranza per i russi è che il vento impetuoso, che da settimane soffia da sud-est alimentando gli incendi, cambi dire­zione. In attesa che un giorno soffi un vento nuovo anche ai vertici del potere.

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INCENDI RUSSIA, IL FUOCO AVANZA VERSO LA CENTRALE NUCLEARE DI SAROV

Temporale notturno a Mosca, la città libera dal fumo
Aiuti dall’America e dalla Spagna per spegnere i roghi

Il Messaggero del 13/8/2010

MOSCA (13 agosto) – Guadagna ancora terreno l’incendio che sta divorando una riserva naturale vicino alla centrale nucleare russa di Sarov, circa 500 chilometri a est di Mosca. Lo dice il ministero russo per le situazioni di emergenza. «Il focolaio d’incendio apparso due giorni fa nella parte orientale di una riserva naturale, dove un fulmine ha abbattuto dei pini, ha guadagnato terreno e rappresenta un certo pericolo», ha riferito il ministero, senza precisare la distanza delle fiamme dal centro di ricerca militare nucleare, dove si fabbricano le bomba atomiche. Attualmente sono circa 2.600 gli uomini impegnati nella lotta contro gli incendi che si sono sviluppati dal 3 agosto in questa zona, dove vivono 80 mila persone.
Intanto anche il presidente Usa Barack Obama ha offerto l’aiuto americano nella lotta contro gli incendi che da fine luglio devastano la Russia europea. Obama ha anche espresso le condoglianze alle famiglie delle vittime dei roghi e solidarietà per il dramma dei sinistrati. La stessa cosa ha fatto il re di Spagna Juan Carlos, che ieri ha telefonato al presidente russo Dmitri Medvedev, come riferisce sempre l’ufficio stampa del Cremlino.
Nessun incendio è stato registrato vicino alla centrale nucleare di Cernobyl (in Ucraina). «Vorrei assicurare che non un singolo incendio è stato registrato nella zona di Cernobyl, eccetto quello di erba in un’area di 500 mq, che è stato spento immediatamente ieri», ha detto il capo del dipartimento regionale della protezione civile di Kiev, Orest Tyrkevych.
Non è stato registrato nessun cambiamento della radioattività in tutta la Russia, anche se il paese è stato invaso dal fumo e dagli incendi dovuti al caldo: lo ha detto alle agenzie Interfax e Itar-Tass il capo dell’Agenzia russa per l’energia nucleare Serghei Kirienko. «Non c’è nessun cambiamento nella situazione radioattiva per il paese, il livello di radiazioni corrisponde a quello naturale», ha rassicurato Kirienko aggiungendo che «la situazione attorno a Sarov (sede di una centrale atomica circondata da incendi, ndr) è sotto controllo».
Mosca si è risvegliata con una temperatura di 22 gradi dopo un rinfrescante temporale notturno con abbondanti piogge e qualche piccola tromba d’aria, ma il termometro dovrebbe superare i 30 gradi durante la giornata, secondo l’ufficio meteo. La capitale continua a godersi per ora, grazie al vento, l’assenza della nuvola di fumo degli incendi, che potrebbe però tornare domani, sempre secondo i meteorologi. Dalla prossima settimana, comunque, la canicola che stritola la Russia europea da quasi due mesi dovrebbe attenuarsi, con il rischio però di tornados e uragani.
Continua a ridursi l’area degli incendi: nelle ultime 24 ore, informa il ministero delle situazione di emergenza, è stata ridotta di 17.000 ettari. Nello stesso arco di tempo sono stati sono stati spenti 302 roghi e 245 nuovi focolai. Attualmente sono in corso 505 incendi su un’area di 64.000 ettari, contro i 562 che bruciavano ieri su una superficie di 81.000 ettari. Nella lotta alle fiamme sono impegnate 166.000 persone e 26.500 mezzi, compresi 551 uomini e 100 mezzi inviati da Stati stranieri.
Lite ministeri su telecamere Putin. C’è una querelle fra ministeri russi sull’installazione delle videocamere volute dal premier Vladimir Putin per sorvegliare la ricostruzione delle case bruciate. Il dicastero delle comunicazioni e quello dello sviluppo regionale litigano fra loro per la reale destinazione dei filmati, che lo stesso Putin ha ordinato di poter controllare nella sua dimora. Le telecamere sono state portate nelle zone colpite, ma solo in alcune si vede la reale ricostruzione, mentre la maggior parte mostra campi abbandonati. Il malumore fra i due ministeri è stato fatto scoppiare dai leader dello sviluppo regionale, che hanno duramente criticato i colleghi: «Le telecamere devono riprendere i luoghi dove si lavora, non i campi», ha detto all’agenzia Iterfax il vicecapo del dicastero Konstantin Koroliovski. Rapida la risposta degli addetti alle telecomunicazioni: «Gli esperti hanno svolto i loro compiti molto più in fretta dei colleghi dello sviluppo regionale», ha detto un responsabile all’agenzia Itar-Tass. «Le telecamere riprenderanno i siti di costruzione quando i lavori cominceranno davvero». In questa baruffa, al momento, Putin non è entrato: forse ha altre cose da fare prima di sorvegliare i reali lavori della ricostruzione.

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ALLARME, ROGHI A CERNOBYL

Mentre la pioggia fa respirare Mosca si apre un nuovo fronte – Incendi nell’area contaminata. Rischio nascosto dalle autorità

di Lucia Sgueglia, da “il Gazzettino” del 12/8/2010

Piccole gocce di pioggia, e folate di vento: un balsamo che pare un miracolo, il temporale estivo caduto martedì notte, per i moscoviti imprigionati da due mesi in una terribile bolla d’afa. Basterà per rinfrescare anche la popolarità del governo Putin, in picchiata sotto le critiche per il piano antincendio, ritardi, omissioni, tentativi di minimizzare, censure tv e assenze per vacanza non giustificate?

   Finalmente un po’ di “fresco” nella capitale russa, le temperature scese intorno ai 30, mentre si è addirittura dimezzata la superficie interessata dagli incendi nella Russia centrale. Ma per riportare la situazione alla normalità ci vorrebbero mesi di piogge, e gli esperti non escludono il ritorno dello smog. Del resto, i focolai sono aumentati: per placarli è stato persino deviato un fiume, l’Oka, nella regione di Mosca.

   E un terribile spettro, quello di Chernobyl, torna ad agitare il sonno dei russi: le fiamme dei roghi avrebbero infatti raggiunto la zona contaminata nel 1986 dal disastro della centrale atomica ucraina, sul versante russo: 4mila ettari di foreste “a rischio radiazioni” nella provincia di Briansk, il sudovest della Russia che confina con Ucraina e Bielorussia. Non da ieri, ma da metà luglio: le autorità avrebbero nascosto la situazione fino a poco fa. Almeno 28 roghi su 269 ettari, di cui 12 in nove ettari altamente contaminati.
    Tutto scritto sul sito web della Forestale, che ora invita a prendere “misure urgenti”. Il terrore si chiama radionuclidi: le minuscole particelle residuo dell’esplosione di 24 anni fa, che “resuscitate” dal fuoco potrebbero tornare a sprigionare veleni.

   Gli esperti si dividono sul pericolo. I responsabili del servizio forestale nazionale invitano a “non cedere al panico”. Ma per i cittadini ciò che pesa è l’omertà del governo. A lanciare l’allarme ci aveva già pensato Greenpeace Russia, mentre le tv di Stato tacevano.

   La branca russa dell’organizzazione internazionale a difesa dell’ambiente, ha puntato il dito contro lo stato disastroso del corpo forestale: servono 30 miliardi di rubli (760 milioni di euro) per pagare 20 mila addetti. La somma stanziata quest’anno è «insignificante» per un Paese che ha la più grande estensione al mondo di foreste: 2,2 miliardi di rubli, (55 milioni di euro): «Invece di 70 mila guardie forestali, ora la Russia ha circa 12 mila burocrati delle foreste che principalmente leggono il giornale.
      Per aiutare i russi a domare le fiamme sono arrivati 160 specialisti stranieri sul campo, tra cui gli italiani, mentre la rabbia dei cittadini si accende. Se le tv stanno zitte, protesta apertamente contro Putin e il suo governo la stampa: “altro che giocare ai pompieri”, in posa da Top Gun, sui Canadair antincendio. Quella che voleva essere una geniale mossa di Pr si rivela un boomerang per il premier-macho. La stampa russa ora gli chiede conto di tutte le mancanze nei soccorsi e nella reazione all’emergenza caldo. Facendo notare che il gradimento di Vladimir Vladimirovich continua a scendere.

   Sarcasmo anche sulle pagine di Moskovsky Komsomolets, di solito fermo sostenitore del Cremlino: ‘’Le autorità stanno eroicamente combattendo contro gli incendi nelle foreste, se si crede a quello che dice la televisione. Lottano dopo aver consentito a questi focolai di raggiungere fin da subito una dimensione catastrofica’’. Un blogger rigira il coltello nella piaga, chiedendo nientemeno di multare Mr Putin: ha infranto la legge guidando un velivolo antincendio senza disporre dell’apposito patentino di volo.
    Perdipiù sedendo al posto di comando del pilota. La multa, precisa il blogger, va da 66 a 82 dollari. E nell’estate più torrida per la Russia, qualcuno si chiede: sarà il caldo ad abbattere l’uomo più potente del paese? Quel che contro Putin non poterono opposizione, guerre, incidenti industriali e nemmeno la tragedia del Kursk, forse potrà la potenza di Madre Natura.

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INCENDI IN RUSSIA: RISCHI DA PIANTE CONTAMINATE

da: http://www.meteoweb.it/ del 11/8/2010

(di Enrica Battifoglia) (ANSA) – ROMA, 11 AGO – L’incendio che oggi ha raggiunto la zona contaminata in seguito al piu’ grave incidente nucleare che si ricordi, quello del 26 aprile 1986 nella centrale ucraina di Cernobyl, potrebbe riportare nell’atmosfera le particelle radioattive catturate dalle piante.

   Bruciando erba e alberi nell’area della centrale, infatti, il fuoco libera un pulviscolo radioattivo piu’ volte osservato in occasione di incendi che in passato hanno colpito l’area contaminata. Lo stesso fenomeno potrebbe tornare a manifestarsi adesso, ma senza destare particolare preoccupazione perche’ la concentrazione delle particelle radioattive (radionuclidi) nelle piante ’’e’ a livelli di assoluta sicurezza’’, rileva l’Associazione Italiana Nucleare, riferendosi ai dati raccolti regolarmente dall’epoca dell’incidente dal Cernobyl forum, l’organizzazione internazionale alla quale appartengono i Paesi interessati dalla centrale (Russia, Bielorussia e Ucraina) e della quale fanno parte agenzie internazionali come Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Iaea) e Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms).

   Anche secondo il direttore dell’Istituto per l’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Nicola Pirrone, le conseguenze degli incendi nell’area contaminata di Cernobyl ’’sono un problema serio, ma non rappresentano un’emergenza per la salute’’. I radionuclidi, ha aggiunto, potrebbero essere trasportati lontano, viaggiando nell’alta atmosfera, fino a raggiungere l’area dell’Artico e li’ essere nuovamente imprigionati nei ghiacci.

   I venti, ha detto ancora, continuano a trasportare le nubi di cenere e fumo prevalentemente verso Oriente e non rappresentano attualmente una minaccia per l’Europa occidentale. Secondo dati più recenti su incendi e aree contaminate da elementi radioattivi, che risalgono al 2006, i radionuclidi che più facilmente possono essere liberati in un incendio sono quelli di elementi come cesio, stronzio e plutonio.

   Il pulviscolo radioattivo che puo’ essere liberato dall’incendio di zone contaminate e’ stato osservato più volte in passato, proprio in occasione degli incendi che più volte hanno bruciato erba e alberi nella zona contaminata attorno alla centrale di Cernobyl.

   E’ accaduto, per esempio, nel 1986 e nel maggio 1992, quando un vasto incendio causò un aumento della quantità di cesio nel pulviscolo atmosferico. A partire dal 1986, spiega l’Associazione Italiana Nucleare, parte dei radionuclidi dispersi nell’ambiente in seguito all’incidente nella centrale nucleare di Cernobyl sono stati metabolizzati dai vegetali, mentre un’altra parte non si trova più in sospensione nel terreno ed è imprigionata nel suolo ad una profondità di almeno dieci centimetri. ’’Anche se più alti rispetto alle concentrazioni normali – prosegue l’Associazione – il livello dei radionuclidi resta comunque molto basso’’.

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MOSCA

LE FIAMME PIEGANO UN PAESE NON ANCORA DIVENTATO MODERNO

Diecimila pompieri sono troppo pochi per uno Stato così vasto e disseminato di boschi e torbiere. La rete delle infrastrutture al collasso malgrado gli introiti arrivati da petrolio e gas 

di Sandro Viola da “la Repubblica” del 8/8/2010

MOSCA – Joe Biden, il vice presidente americano, aveva sfiorato l’anno scorso un grosso incidente diplomatico quando aveva detto che la Russia non sta in piedi. Che la sua popolazione continua a decrescere precipitosamente (140 milioni oggi,100 previsti per il 2050), la sua economia boccheggia, il suo sistema bancario non reggerà alle sfide dei prossimi anni.

   I russi s’erano molto arrabbiati, il progetto Obama-Hillary Clinton di riaggiustare il complesso dei rapporti russo-americani era parso in pericolo. Ma gli incendi che flagellano la Russia da settimane, la lampante incapacità dei responsabili centrali e regionali di farvi fronte, gli aeroporti chiusi, la nube di fumo che grava su Mosca, le vittime, i crematori che respingono le nuove bare perché già strapieni dei cadaveri degli anziani morti in questi giorni per il caldo e l’aria inquinata, tutto questo dimostra che Biden aveva ragione.
   La verità, infatti, è che la Russia è un paese ancora in bilico tra la spaventosa arretratezza lasciata da sette decenni di comunismo, e i pochi, sconvinti tentativi che il regime di Vladimir Putin ha fatto dal 2000 ad oggi per portarlo nella modernità.

   Tutta la rete delle sue infrastrutture – condotte d’acqua, elettricità, trasporti, strade, fogne – è per vastissimi tratti vicina al collasso, nonostante gli enormi introiti da petrolio e gas venuti alle casse del regime tra il 2001 e il 2008. Lo si vede chiaramente in questi giorni.

   Due, dico due, elicotteri sorvolano la zona di Mosca per monitorare l’estendersi degli incendi. Diecimila pompieri, un numero irrisorio per un paese tanto vasto e disseminato di boschi e torbiere, cercano d’arginare le fiamme, senza che l’esercito sia ancora stato chiamato a intervenire. E infatti gli incendi continuano a moltiplicarsi, a causa anche dei venti da sud-est che spingono le fiamme sempre più vicino alla capitale.
   Putin dovrà rinunciare quest’anno al suo rituale show estivo. Non cavalcherà a torso nudo nella tundra siberiana, nel suo stile machista-mussoliniano, seguito da un folto gruppo di fotografi precettati. Va in giro, certo, sui fronti degli incendi, promette una rapida ricostruzione delle case bruciate (tutte ancora di legno e prive di fognature, spesso isbe centenarie, nelle zone agricole), e soprattutto si lancia in dure filippiche contro le autorità regionali e locali, additate come responsabili di non aver circoscritto il disastro. Né più né meno come facevano i leader sovietici ad ogni sciagura nazionale: le colpe sempre in periferia, mentre al centro, al Cremlino, nessuna ammissione d’imprevidenza e corresponsabilità.
   Non è certo, tuttavia, che i russi si sentiranno rassicurati anche stavolta alla vista del muscoloso torace del primo ministro. Stavolta, quel simbolo di vigoria fisica che aveva impressionato negli anni scorsi, dando ai russi la sensazione d’essere guidati da un uomo forte, rischia di servire a poco.

   Lo spettacolo d’imprevidenza e inadeguatezza dato dal governo è in effetti troppo vistoso, strepitoso. E gli umori dei russi si stanno guastando. Un lavoratore agricolo della zona di Tver ha scritto infatti su Internet un messaggio che riassume perfettamente la situazione. “Ai tempi del comunisti, avevamo un laghetto come riserva d’acqua contro gli incendi, una campana per lanciare l’allarme, e una pompa anti-incendi (sia pure una sola su ogni tre villaggi) per intervenire. Al posto di tutto questo, abbiamo adesso un telefono che aspetta ancora d’essere collegato alla linea del nostro capoluogo”.
   Beninteso, non si possono sottovalutare le gravi difficoltà che qualunque governo si sarebbe trovato di fronte. Ondate di caldo che non si registravano da 130 anni, un suolo torbaceo che trattiene le fiamme anche dopo che i gettiti d’acqua hanno spento l’incendio in superficie, i venti sempre favorevoli all’estendersi della catastrofe.

   Ma qui non si parla d’un piccolo paese e d’una piccola capitale. Stiamo parlando della Russia, la cui Banca centrale dispone di riserve che sono tuttora (benché erose dalla crisi del 2008) tra le più pingui del pianeta. Ma queste risorse non sono state utilizzate in tempo come avrebbero dovuto per rinforzare, ammodernare, le capacità d’intervento della protezione civile.

   In più, un sistema di governo supercentralizzato non ha consentito di dotare le regioni dei fondi necessari a munirsi di migliori mezzi anti-incendi. E il risultato è che Mosca, avvolta in un fumo biancastro, con la gente che non esce di casa, sembra, come scrivono i corrispondenti dei giornali stranieri, una città fantasma, con due dei suoi tre aeroporti civili che funzionano a singhiozzo, le ambasciate che cominciano ad evacuare il personale, mentre le compagnie aeree russe fanno pagare quasi 1.500 euro un posto in economica sui voli Mosca-Berlino.
   Un disastro dell’anno scorso, l’esplosione della centrale idroelettrica di Sayamo-sushenka, con circa 80 morti, avrebbe dovuto insegnare qualcosa. I tecnici avvertivano da anni, infatti, che l’impianto si stava facendo sempre più insicuro, e necessitava perciò di urgenti lavori di ristrutturazione. Ma le relazioni tecniche erano scivolate alla russa, alla Gogol, dalle scrivanie della burocrazia regionale e moscovita, senza che si prendessero le misure richieste. E l’esplosione era venuta.

   Inutile dirlo, come ad ogni sciagura nazionale o attacco del terrorismo caucasico, l’assenza d’una vera, credibile commissione d’inchiesta resta la regola del regime. Nessun coinvolgimento d’esperti stranieri, nessun dibattito che coinvolga l’opposizione politica, il mondo accademico, i giornali. Solo le nuove foto di Putin a cavallo col torso nudo. Per molti versi (salvo che Breznev, Andropov e Cernienko non si facevano ritrarre senza camicia), gli usi dell’Unione Sovietica. (Sandro Viola)

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IL FUMO DI MOSCA CHE ASSEDIA PUTIN

di Franco Venturini, da “il Corriere della Sera” del 10/8/2010

   Il fumo non conosce ideologie, avvolge con eguale tenacia il mausoleo di Lenin e le cupole di San Basilio. Ma sulla Piazza Rossa di Mosca, mentre la capitale è circondata dai roghi, ad essere più di tutti sotto assedio è ormai il Cremlino. Da settimane, da quando siccità e canicola si sono alleate alimentando migliaia di incendi, il presidente Medvedev e il primo ministro Putin si sono fatti in quattro. Visite alle località sinistrate, promesse di indennizzi, annunci di nuove iniziative.

   La strana coppia che detiene il potere russo non può dunque essere accusata di assenza, di disattenzione, e nemmeno di ritardi nelle risposte o di chiusura agli aiuti esterni come avvenne dieci anni fa in occasione del tuttora misterioso affondamento del sommergibile nucleare Kursk. Ma oggi è proprio questo attivismo, è questa costante presenza dei massimi leader del Paese a ritorcersi contro il loro potere e ad autorizzare interrogativi che certamente anche la popolazione russa comincia a porsi.

   Non è forse evidente il riflesso pavloviano dello scaricabarile, diretto questa volta contro il ministro per le situazioni d’emergenza e contro i governatori regionali? E se questa è una normale divisione di responsabilità, non si è sbagliato di grosso nel 2006 quando la sicurezza delle foreste è stata affidata a imprese private che ora si dimostrano del tutto impreparate, e per una delle quali pare che Medvedev abbia lavorato negli anni Novanta?

   Poi ci sono i provvedimenti presi. Va bene il blocco delle esportazioni di grano (molto meno per noi, che dovremo far fronte all’aumento dei prezzi mondiali), ma ha senso far fuori cinque altissimi gradi della marina militare perché è andato a fuoco il distretto di Kolomna dove avveniva la manutenzione degli aerei solitamente imbarcati sulle navi? Serve fare una strage nei ranghi intermedi delle amministrazioni locali, quando è chiaro che le responsabilità volano molto pi alto? E’ stata accettabile l’informazione, tardiva nel riconoscere il numero delle vittime a Mosca e spesso inutilmente buonista, come se al cittadini non bastasse guardare fuori dalla finestra per saperne più di quanto dicano i Tg di Stato?

   E naturalmente, ci sono le infrastrutture. Insufficienti da sempre, decrepite da molto prima che l’Urss si dissolvesse, costantemente evocate da Putin che con i denari delle esportazioni energetiche voleva, o almeno così diceva, modernizzare il Paese. Dopo aver constatato su quali strade si debbano muovere i pompieri e di quali mezzi dispongano appena ci si allontana un po’ dalla capitale, si può forse dire che Putin abbia mantenuto l’impegno?

   In altri tempi, vale a dire in tempi sovietici ma anche durante le presidenze di Eltsin, situazioni del genere venivano politicamente risolte con il siluramento del Primo ministro da parte del Presidente e la formazione di un nuovo governo. Ma oggi non si può fare nemmeno questo, perché il potere è soprattutto nelle mani del Primo ministro, ed è stato lui ad architettare la diarchia con un Presidente amico e fino a prova contraria rispettoso.

   Quanto basta per agitare i caldi sonni del potere moscovita. Ma il punto cruciale è un altro, e riguarda specificamente Vladimir Putin. Lui di errori ne commette pochi, e sa benissimo quale tipo di dirigente piace ai russi: un «uomo forte» capace sì di alimentare il progresso economico ma garante soprattutto della stabilità, dell’ordine, di quella innata capacità di guida che sa far fronte ad ogni minaccia.

   L’inferno di fuoco di queste settimane, riproponendo a tutti un’impietosa radiografia nazionale, disegna l’esatto opposto di questa immagine vincente. Propone anzi, e in questo coinvolge anche Medvedev, una prolungata manifestazione di impotenza, un balbettare scomposto davanti al nemico che avanza. Putin ha sempre saputo rigirare a suo favore i colpi ricevuti, ma questa volta la partita è particolarmente difficile. Vasti strati della popolazione sono stati coinvolti, e se gli incendi dureranno ancora a lungo nessuno vorrà o potrà dimenticare.

   Intendiamoci, per noi occidentali la priorità deve essere aiutare la Russia che brucia, e bene hanno fatto Italia e Francia a dare l’esempio. Ma non guasta comprendere, pur stando dalla parte dei pompieri come stiamo noi, che le fiamme oltre ai boschi possono bruciare tante cose. (Franco Venturini)

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“MILLE ANNI DI RUSSIA MAI NULLA DI SIMILE”

di Francesco Moscatelli, da “la Stampa” del 10/8/2010

   Una sintesi dell`inferno in cui si è trasformata la Russia nell`ultima settimana, è arrivata ieri da Alexander Frolov, capo del Servizio meteorologico di Stato: «Fin dalla nascita del nostro Paese, mille anni fa, non vi è mai stato nulla di comparabile, nessuno dei nostri antenati ha mai registrato un caldo del genere».

   Temperature record, siccità e incendi stanno piegando la Russia: 174 mila ettari di foreste e torbiere sono ridotti in cenere, 52 persone sono morte, la produzione di grano subirà un calo del 35% e sono a rischio anche i raccolti di patate e barbabietole. I roghi ancora in corso sono 557.

   A Mosca e Nizhni Novgorod la quarta città del Paese, l`aria è irrespirabile. Il quotidiano Kommersant racconta che, chi non riesce a rifugiarsi nella dacia di campagna, si arrangia come può: la polizia distribuisce mascherine anti gas e bottigliette d`acqua (i livelli di polveri sottili sono di quattro volte superiori a quelli consentiti), giovani e anziani cercano un po` di refrigerio nei centri commerciali, le partorienti si presentano in ospedale con il ventilatore. L`unica città che si salva è San Pietroburgo dove, nonostante sabato sia stata registrata la temperatura record di 37,1 gradi, la coltre di fumo proveniente dalle campagne è stata spazzata via dal vento.

   Nella capitale, invece, si sta aggravando anche la situazione sanitaria. Venerdì il numero del Pronto soccorso ha ricevuto 10.147 chiamate, mentre negli ospedali, dove tutti gli interventi non urgenti sono stati rinviati, i ricoveri sono aumentati del 20%. Il dato più spaventoso, però, è un altro: il tasso di mortalità cittadino è raddoppiato.

   I giornali lo scrivevano da giorni. Ieri, nonostante le smentite del governo, è arrivata la prima conferma ufficiale. «Gli obitori cittadini sono pieni – ha ammesso Andrei Seltowski, capo del dipartimento Sanità del comune di Mosca -. Normalmente registriamo 360 decessi al giorno, abbiamo raggiunto quota 700».

La tensione sta crescendo. E, mentre le autorità concentrano le ultime forze disponibili attorno all`impianto nucleare di Mayak, negli Urali, assediato dalle fiamme, il disastro ambientale si sta trasformando in un caso politico. Infatti, nonostante le previsioni dicano che per assistere a un calo delle temperature si dovrà attendere il 20 agosto, il governo sembra intenzionato a proseguire in una sorta di «autarchia dell`emergenza». Ieri alcuni esponenti della società civile hanno scritto un appello al presidente Dmitri Medvedev: «Per evitare una catastrofe umanitaria siete obbligati a chiedere un aiuto urgente ai capi di Stato che hanno esperienza nella lotta contro gli incendi forestali».

La risposta del leader del Cremlino non si è fatta attendere: «Non bisogna tentare di ottenere pubblicità attraverso strumentalizzazioni o fornire sostegno alle forze politiche che giocano su un disastro, specialmente quando non ha nulla a che vedere con il governo».

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INCENDI: FAO, UN NUOVO SITO PER MONITORAGGIO IN TEMPO REALE

da “Liberazione” del 12/8/2010

   La Fao ha lanciato oggi un nuovo portale web per “informazione e il monitoraggio in tempo reale degli incendi, al fine di aiutare i Paesi a controllare efficacemente i roghi e a salvaguardare le risorse naturali”. Il nuovo Sistema Globale di Gestione dell’Informazione sugli Incendi (GFIMS) individua i focolai di incendio mediante i satelliti controllati dalla Nasa.

   Il sistema GFIMS è stato sviluppato con l’università del Maryland e provvede una mappa-interfaccia web che visualizza i focolai di incendio in tempo “quasi-reale”, ossia con un ritardo di circa 2,5 ore tra il momento in cui il satellite registra il dato e quello in cui il dato diventa disponibile.

   Il nuovo sistema consente agli utenti di ricevere anche delle e-mail di allerta su specifiche aree di interesse, permettendo loro così di reagire prontamente. Il GFIMS, avrà il pregio di facilitare il lavoro agli addetti ai lavori costretti fino a oggi a trattare dati frammentati provenienti da molteplici fonti: il nuovo strumento «metterà a disposizione i dati essenziali sugli incendi mentre questi sono ancora in atto», ha spiegato John Latham, esperto ambientale del Dipartimento per la Gestione delle Risorse Naturali e l’Ambiente della Fao.

   Inoltre il sistema può essere usato dagli operatori forestali e dai vigili del fuoco, così come dalle varie agenzie impegnate nel monitoraggio delle risorse agricole e naturali. L’abbonamento è gratuito e richiede solo l’indirizzo e-mail dell’utente. Il GFIMS è attualmente disponibile in tre lingue (inglese, francese e spagnolo) e il sistema di monitoraggio si trova al dipartimento per la Gestione della Risorse Naturali e dell’Ambiente dell’agenzia Onu.

   Pieter van Lierop, esperto forestale responsabile delle attività di gestione degli incendi della Fao ha sottolineato come il lancio del sistema sia stato fatto “in un momento in cui l’incidenza degli incendi di grosse proporzioni tende ad aumentare”, basti pensare al caso Russia, dove il fuoco ha già mandato in fumo oltre 14 milioni di ettari e causato migliaia di sfollati. A livello globale, si stima che gli incendi boschivi colpiscano approssimativamente 350 milioni di ettari di terra ogni anno, dei quali la metà in Africa; nella sola regione del Mediterraneo vengono distrutti tra i 700.000 e il milione di ettari di bosco ogni anno. (AGI – in data:12/08/2010)

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ANCORA INCENDI IN PORTOGALLO

(da http://it.euronews.net/ del 14/8/2010)

   In Portogallo si moltiplicano gli appelli alla popolazione affinché eviti comportamenti a rischio e denunci gli eventuali responsabili degli incendi che stanno colpendo il Paese, soprattutto al nord e al centro.

   Una trentina quelli ancora attivi, 26 dei quali giudicati gravi. Gli incendi estivi non rappresentano una novità per i portoghesi. L’anno scorso oltre 86mila ettari di terreno sono andati in fumo, ma peggiore è risultato il 2005, con oltre 338mila ettari bruciati.

   “Il Paese sta, purtroppo, bruciando e penso che siamo nel periodo peggiore che si ricordi dal 2005” afferma Álvaro Amaro, sindaco di Gouveia. “Il problema è che il Paese non ha fatto progressi in termini di prevenzione”.

   Due vigili del fuoco sono morti nell’ultima settimana lottando contro le fiamme. Altrettanti hanno perso la vita anche in Spagna, in Galizia, mentre stavano affrontando un incendio divampato in una foresta nella provincia di Pontevedra. Le fiamme, secondo le autorità locali, avrebbero origine dolosa.

   “Le circostanze sono risultate strane perché i pompieri avevano pianificato come affrontare il fuoco” ha affermato Samuel Juarez, responsabile degli Affari Rurali per l’esecutivo regionale galiziano.

   “Apparentemente, tutto fa pensare che, per qualche ragione, erano separati dal resto del gruppo, ma non sappiamo altro. Preferiamo non fare congetture: aspettiamo i risultati dell’inchiesta”.

   I due vigili del fuoco, che avevano 27 e 35 anni, sono morti nella notte tra giovedì e venerdì. L’incendio, che ha distrutto un centinaio di ettari di terreno, da ieri risulta sotto controllo.

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Russia a fuoco
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