Lo strano caso dei MICRO-TERREMOTI in Fadalto (tra Vittorio Veneto -Treviso- e Farra d’Alpago –Belluno-); tra timori seri per effetti disastrosi, e la constatazione che non si possono capire (e controllare) tutti i fenomeni del territorio, dell’ambiente

le acque del Lago Morto, in Val Lapisina, e il passaggio della mostruosa autostrada A27

   Dallo scorso ottobre un fenomeno molto strano, inquietante, tormenta un’intera valle, la Val Lapisina. La Val Lapisina o Valle di Fadalto è la breve vallata (circa 10 km) che parte da Vittorio Veneto e si incunea tra le prealpi Bellunesi, mettendo in comunicazione l’alta Marca Trevigiana con l’Alpago (Lago di Santa Croce) attraverso il valico detto “Sella di Fadalto”. Botti molto forti, acuti, che provengono dalla terra. Boati e detonazioni che hanno creato (giustamente, ragionevolmente) paura di un imminente terremoto. 

   Tante sono state fin d’ora le ipotesi su questi strani forti botti, cioè le cause. Si è pensato a fenomeni di origine superficiale (all’inizio i sismografi non registravano scosse), anche di tipo artificiale, umano: ad esempio a manovre eseguite dall’Enel nelle gallerie d’acqua cui è ricca la vallata, un tempo glaciale (a Nove, poco sopra Vittorio Veneto, c’è una centrale elettrica Enel molto importante che utilizza l’acqua confluente nel bacino del Lago Morto).

   Poi sopra il Fadalto ci sono della cave (in Col de Vi) e il fenomeno dei “vuoti”, di assestamenti “rumorosi”, si è pensato potessero essere date da queste cave. Lo scrittore Mauro Corona (che, come gli esperti che in queste settimane hanno studiato il fenomeno, esclude il pericolo di un terremoto) volutamente e provocatoriamente prospetta esercitazioni militari della non tanto lontana base americana di Aviano. Botti che si sono succeduti, e si susseguono specialmente in certe ore della giornata (tra le sette di sera e le undici; dalle sei del mattino alle otto).

   Sono stati installati sismografi e pareva, nei primi rilievi, che, in effetti, in profondità (almeno a dieci chilometri) ci fossero dei sommovimenti, però non collegabili con i rumori di superficie percepiti in un’area limitata della valle. Qualcuno ha fatto notare che le falde acquifere, dopo le tante piogge di novembre, dicembre e gennaio, possono essere la causa del fenomeno rumoroso (seppur il tutto è iniziato in ottobre…).  Cioè che le falde acquifere si sarebbero alzate all’interno del sottosuolo della valle e si stanno aprendo nuovi percorsi. Questo si collegherebbe con l’ipotesi che tutto sia dato da crolli sotterranei di cavità carsiche, anche se non si capisce perché il fenomeno (dei boati) sia limitato a determinate ore della giornata.

La Val Lapisina è una tipica valle glaciale, scavata dal ramo di un antico ghiacciaio che seguiva l'attuale corso del Piave. Il ramo, a sua volta, si divideva formando da una parte quella che oggi è la valle del Soligo (Valmareno) e dall'altra l'anfiteatro morenico collocato tra Vittorio Veneto e Conegliano. Al termine dell'era glaciale, si è assistito al franamento dei monti del circondario, sicché tutt'oggi i corsi d'acqua sono perlopiù sotterranei; alcuni di questi, affiorando, alimentano il lago Morto (gli altri bacini sono di origine artificiale)

   Resta il pericolo, questo sì vero, reale, di frane (cui storicamente la zona è stata sempre interessata), cioè di un assestamento del terreno in modo “naturale”, come è sempre avvenuto. E poi molte altre ipotesi son state fatte: acqua che si ghiaccia e crea tensione contro le rocce; falde che si svuotano (anziché riempirsi) perché le tante piogge dei mesi scorsi hanno portato in falda anche molto fango che ha ostruito i canali più stretti creando dei vuoti d’aria che quando si liberano all’improvviso scoppiano in superficie. Comunque chi abita in quei posti da molto tempo dice che il fenomeno non è nuovo e tende a verificarsi nel periodo invernale. Questo rassicura contro il pericolo di conseguenze gravi: ma resta il fatto che stavolta il fenomeno è più accentuato.

   Alla fine, dopo tutte queste ipotesi e possibili spiegazioni, il “mondo scientifico” (rappresentato in Fadalto in particolare dai tecnici del Centro di Ricerche sismiche di Udine e dall’Istituto di Oceanografia di Trieste, oltreché dai tecnici esperti della Protezione Civile regionale) ha definito questo fenomeno come dei MICRO TERREMOTI di superficie, cioè dei movimenti superficiali localizzati a circa un chilometro di profondità.

   La sorgente delle vibrazioni e dei botti va collocata appunto a mille metri sotto la valle, la Sella di Fadalto (nulla a che vedere con le profondità dei “tradizionali” terremoti dove la sorgente è a ben altre profondità). Ecco, questa spiegazione è stata accolta con sollievo, ma anche con molta precauzione e dubbi. E con la necessità di creare un sistema di soccorso e prevenzione da ogni danno per la popolazione; di allarme quotidiano, perché se succedesse qualcosa di ben più grave, l’incolumità delle persone ne sia tutelata.

   Quel che ne ricaviamo da questa vicenda è che, pur con i maggiori strumenti tecnici e scientifici che possiamo avere adesso, il rapporto con la terra, e con la sua evoluzione (e cambiamento), con le sue “stranezze” (come la “terra che parla”, con rumori serali o mattutini) mostra tutta la nostra impotenza nel voler controllare il nostro ambiente, cui invece dobbiamo rispetto nei suoi cambiamenti; e capacità di comprendere che non lo possiamo dominare, ma solo possiamo convivere in modo equilibrato con esso.

   La Val Lapisina, una volta una bellissima valle, che separa l’area montagnosa del Veneto dalla pianura fino alla Laguna; una volta, si diceva, bellissima: ora un po’ meno. Ha ora un aspetto molto triste: vi passa da una ventina d’anni un’autostrada (la A27 Mestre-Belluno Pian di Vedoia) con piloni enormi, che hanno sventrato completamente quel paesaggio.

   L’autostrada voleva essere il mito realizzato del passaggio-attraversamento (veloce) delle Alpi, dall’Adriatico al centro Europa e viceversa: si chiama infatti “Alemagna” proprio perché in Germania doveva andare (riprendendo l’antico nome della strada ora statale sempre esistita di ben minore impatto). Il Sud Tirolo, cioè la Provincia di Trento non la ha voluta (giustamente a nostro avviso, visto il massacro ambientale che avrebbe  procurato per quelle terre) e la A27 è diventata, come suo vero unico scopo, la strada del turismo domenicale (molto schizofrenico, di poche ore, mordi e fuggi) della gente della bassa pianura veneta (solo quella del veneziano, non del padovano che segue un’altra rotta) verso le località di montagna bellunesi (oltre a indubbiamente fare un po’ da servizio, assai poco, ai residenti bellunesi se devono scendere in pianura…). Ne valeva la pena, per tutto questo, sventrare così duramente un territorio? (non si poteva acquisire prima di costruirla il parere negativo del Sud Tirolo?).

   Allora: Val Lapisina, Fadalto, ora solo come “valle di attraversamento” per il turismo. O di servizio per gli enormi quantitativi di energia elettrica dall’acqua che essa da (la centrale elettrica Enel di Nove che abbiamo prima citato), esempio interessante delle potenzialità idriche energetiche che l’acqua può offrire a grande dimensione (che sarebbero riproducibili quasi all’infinito se l’acqua venisse utilizzata per micro-centraline sparse un po’ ovunque dove ci sono corsi d’acqua naturali o artificiali). E ora Fadalto che preoccupa la sua popolazione col pericolo di un possibile terremoto (quei strani boati…).

   Aree pedemontane e di mezza montagna che vivono uno stato di crisi: servitù della pianura, dei turisti che vanno in località montane più o meno rinomate e attraversano (velocemente) questi territori; servitù per la produzione di energia elettrica; e territorio che inoltre “si muove”, fa “boati”, fa paura. E’ pensabile un progetto di sviluppo e ricchezza che parta non da servitù (dimenticavo le cave, i militari e non so che altro…), ma da una valorizzazione sincera e credibile di quel che resta (tanto) di quest’ambiente?

   In Veneto si parla di servizi sull’area metropolitana “Padova-Treviso-Venezia”, di costruire nuove città del commercio, ma niente si sta pensando (solo pensare) per aree come queste.

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BOATI IN VENETO, SVELATO IL MISTERO: SONO “MICRO-TERREMOTI”

11 Febbraio 2011, DA http://andreaweather.jimdo.com/notiziario-terremoti/

   Microterremoti tanto lievi da non far tremare la terra, ma così superficiali da far uscire la loro ’voce’ con tuoni e boati che spaventano la popolazione.
   E’ la spiegazione al rebus dei boati del Fadalto – la sella sulla Val Lapisina che divide il Comune di Vittorio Veneto (Treviso) da quello di Farra d’Alpago (Belluno) – aree altamente sismiche e a rischio frane per l’instabile struttura geologica, di natura carsica. Il verdetto, comunque non ancora definitivo, lo hanno dato una trentina di esperti, soprattutto i geologici dei centri sismologici di Udine e Trieste, che stamane si sono dati appuntamento a Mestre per fare il punto della situazione con la Protezione Civile, il Cnr e gli amministratori della zona. I boati, avvertiti dalla gente da qualche tempo, sono stati messi sotto osservazione con una rete di sette sismografi (uno era gia’ presente) approntata in zona che ha permesso di rilavare 115 scosse in una sola settima. Tutti fenomeni minimi, racchiusi in un fazzoletto di terra di due chilometri in localita’ Fadalto Basso, non sono avvertibili dall’uomo (il maggiore e’ stato di magnitudo 1,5), ma che avvengono in strati superficiali facendo cosi’ sentire il rombo probabilmente amplificato dalle cavita’ carsiche del monte Pizzoc e della piana del Cansiglio.
   E’ escluso, al momento, il pericolo di crolli o frane di costoni di roccia. I geologi che hanno operato sul campo hanno trovato numerose fratture e formazioni pinnacolari (in quella che e’ una zona che periodicamente ne registra anche di consistenti). Ma sono tutte datate e sostanzialmente stabili, nonostante le piogge intense e la neve. Il fatto che si tratti di un microterremoto non consente pero’ la massima tranquillita’. Non c’e’ motivo di allarme, assicurano i tecnici, e tuttavia saranno attivati tutti gli strumenti per mettere sotto attenzione l’area. Il Cnr e i centri sismologici proseguiranno nella raccolta dei dati ogni due, tre giorni. I comuni interessati, le Province, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine e la Protezione civile terranno informati da una parte i 500 abitanti della zona, dall’altra monitoreranno le aree per prevenire eventuali danni a cose e persone. Tutti atti essenziali – e’ stato detto – in una zona ad alto rischio sismico com’e’ quella del Fadalto, che gravita sulla conca dell’Alpago. Un’area teatro di terremoti disastrosi, come l’ultimo, nel 1936, che raggiunse il 9/O grado della scala Mercalli.

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QUEI BOATI SUL FADALTO ECHI DI TANTA SOFFERENZA

di Bruno Sanvador, da “la Tribuna di Treviso” del 12/2/2011
   Gli echi del Fadalto agitano le notti: suoni cupi nel ventre della terra, note a basse frequenze che arrivano al ventre delle persone. Storie di acqua, si dice, e perché no? Di acqua si sono nutrite tre generazioni: la prima centrale del 1910, la seconda centrale del 1920, la terza centrale del 66/70. Vita e morte legate all’acqua e alle sue centrali.

   Morti nel costruirle sotto gallerie. Morti nella gestione. Mio nonno materno nel’21 a 30 anni si è letteralmente bruciato in una riparazione di un trasformatore nella centrale di Basso Fadalto. E Luigi De Pizzol, 21 anni il 17 settembre 1969, volato per 70 metri nel vuoto dove adesso pompe e turbine generano Watt per il Nord Est. Chissà se è l’eco del corpo di Luigi e della sua giovinezza che risale le gallerie verso Santa Croce.

   O è forse il cemento iniettato in quantità infinita e impressionante nelle fondamenta dei 270 piloni della A 27 che da Nove vanno a Fadalto in doppia fila, non come cipressi, ma come infamia perenne di un periodo che si è svenduto un paio di generazioni al cospetto del Visentin e del Cansiglio
   Tante coscienze, qualcuna sporca, si affannano a cercare di capire e dare significato. Non preoccupatevi ingegneri e geologi la natura farà molto meno di quello che avete fatto voi: prima o poi in Fadalto tornerà la tranquillità e la pratica del ricordo di quelli che sono emigrati in Francia e in Svizzera e in America e in Belgio e in Nuova Zelanda.

   E le emozioni delle donne che salivano sul Verdil per far fieno. Generazioni asciutte, ragazze e ragazzi cresciuti su strade polverose dove non passava la corriera, ragazzi che il sabato si lavavano nel Lago Morto. Ma la preoccupazione e l’attenzione è doverosa e chi è capace faccia la sua parte.

   Molti, credo, potrebbero continuare nelle loro occupazioni abituali ma come si sa la giornata va passata.  Magari per chi ha sulle divise parole come «ambiente» o «foresta» potrebbero approfittare per un giro alla Cava di Col delle Vì: spettrale girone dantesco che si riflette nelle foto dal satellite. Cupe anche le slavine che sempre meno scendono dal Pizzoc: ma almeno gli uomini partivano con il badile per sgomberare la statale e si guadagnavano la giornata. Per fortuna abbiamo i Laghetti Blu: solo, s’è perso il riflesso di una generazione che vendeva ciclamini sulla statale 51 d’Alemagna.
Bruno Salvador   Comitato Fadalto

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«FADALTO, PRONTI ALL’EMERGENZA»

di Luca Anzanello, da “il Gazzettino” del 12/2/2011

– INCONTRO SUI BOATI L’invito di Zaia: «La popolazione deve sapere come muoversi» – Stival: «Subito le esercitazioni di protezione civile, Vittorio e l’Alpago uniranno le forze» –

   «Fate esercitazioni di protezione civile». Firmato: Luca Zaia e Daniele Stival. Il messaggio è giunto forte e chiaro all’assemblea convocata al Victoria per informare la popolazione sui fenomeni rumorosi che stanno turbando, da mesi, la tranquillità del Fadalto.

   Presenti autorità civili e militari, tecnici della Regione e del Centro di ricerche sismologiche di Trieste e i vertici della protezione civile regionale, dopo una prima fase dedicata alle spiegazioni scientifiche dei boati l’incontro ha virato decisamente su ciò che istituzioni, volontariato e popolazione dovranno fare nell’ipotesi in cui la città (anzi le città essendo coinvolto anche il Comune di Farra d’Alpago) vengano colpite da fenomeni calamitosi, legati o no a ciò che sta accadendo in Fadalto.

   Esplicito, al riguardo, è stato il messaggio lanciato al Victoria dall’assessore veneto alla protezione civile Daniele Stival: «Se diciamo che arriva il terremoto possiamo essere denunciati per procurato allarme se poi non accade. Viceversa, possiamo essere denunciati dopo che è arrivato perché non lo abbiamo detto prima.  Per evitare qualsiasi dubbio, vogliamo informare. Il governatore Luca Zaia ci tiene che tutti (ora a Vittorio, ma anche in tutto il Veneto) conoscano i piani di protezione civile, in questo caso di Vittorio Veneto e Farra d’Alpago. E sapere come comportarsi in caso di calamità».
      Da qui il consiglio pratico: «Nelle prossime settimane – ha concluso Stival – sarà importante fare tutti insieme e diligentemente, anche solo per una crescita personale, esercitazioni di protezione civile nel territorio». Magari dopo che il centro operativo intercomunale di Vittorio e Farra avrà unificato i piani comunali di protezione civile. Fiducioso il sindaco Gianantonio Da Re: «Le esercitazioni serviranno anche a sensibilizzare i cittadini su come comportarsi in caso di emergenza, con la partecipazione attiva della popolazione».
      Adriana Costantini e Luca De Marco di Sinistra e Libertà chiedono invece «una campagna capillare e permanente di informazione e formazione della cittadinanza» attraverso varie iniziative, come l’aggiornamento costante dei fenomeni, la stampa di un opuscolo sui comportamenti da tenere in emergenza e il coinvolgimento di associazioni e scuole.

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BOATI, VALIGE D’EMERGENZA FUORI DALLA PORTA

– Duecento microscosse registrate in due settimane: «Adesso cominciamo ad aver paura» –

di Alberto Della Giustina, da “la Tribuna di Treviso” del 12/2/2011

 VITTORIO VENETO. C’è paura tra gli abitanti della Val Lapisina dopo l’incontro pubblico, giovedì sera al Victoria, sui boati, ormai identificati come microsismi a bassa profondità. E c’è chi ha già una valigia pronta con gli oggetti di prima necessità per un’eventuale evacuazione. 

   I tecnici hanno comunque rassicurato i cittadini: «Terremoti imprevedibili, ma non è come a L’Aquila».  Gli esperti del Cnr e dal Centro di ricerche sismologiche di Udine hanno ribadito che i boati non sono terremoti: troppo superficiali, 400-500 metri nel sottosuolo, e sporadici, circa 200 microscosse dal 26 gennaio all’8 febbraio. Mentre per L’Aquila lo sciame sismico ha comportato migliaia di microscosse prima del terremoto. Segnali rassicuranti che però non hanno placato i timori dei residenti.  

   «Ci dicessero se c’è o non c’è il terremoto, almeno ci si prepara – dice Donatella, di Nove, dopo la conferenza – Non mi sento sicura. Ancora non è chiaro il da farsi, a dire la verità questa sera mi aspettavo ci dicessero che la situazione è grave, per avere un motivo per andare via di casa». Insomma, l’apprensione c’è e parecchia. La popolazione si aspetta risposte secche, che però non sono possibili. Certo, le analisi dei dati sono rassicuranti e ad ora non ci sono stati terremoti in senso stretto: al massimo 2 gradi della scala Richter, come martedì scorso. Per percepire qualcosa ci vogliono almeno 3 gradi Richter.

   Eppure c’è chi è già pronto a tutto: «Ho già preparato delle cose di prima necessità fuori di casa, coperte, vestiti e cose simili, da prendere in fretta se succede qualcosa — racconta Ornella Frare, che vive a Sella Fadalto – La paura più grande è che succeda qualcosa di notte».

   E’ l’incertezza il tarlo più grande, dal pubblico un cittadino ha chiesto lumi sulle norme che regolano l’antisismicità delle case. «Non so cosa possa succedere, è questo quello che mi fa più impensierire – si sfoga Raffaella, di Nove – Spero solo che non succeda qualcosa di notte».

   Il boato molto forte di martedì scorso ha impaurito anche i più tranquillo, come Sonia Piccin, residente di Fadalto Basso: «In famiglia siamo sempre rimasti relativamente tranquilli, ma il forte boato di martedì ci ha messo un po’ di agitazione – ammette Sonia – In ogni caso abbiamo già pensato ad un posto in casa dove metterci, se capita il peggio». Chi di geologia ci campa, come Gianluca Piccin, geologo di Nove, non ha timori: «Ritengo non si tratti di fenomeni tanto preoccupanti» dice. 

   Chi volesse informazioni in tempo reale può scrivere una mail a questo indirizzo:  cocfadalto@comune.vittorio-veneto.tv.it.

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http://video.corrieredelveneto.corriere.it/i-microterremoti-fadalto/cv-154629

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COME DIFENDERSI DAL TERREMOTO

 (….)Una politica seria di prevenzione consiste in pratica in una serie di iniziative politico-amministrative e tecniche come:

1- Studiare e quindi conoscere la sismicità di tutto il territorio nazionale sia dal punto di vista storico (terremoti storici) sia dal punto di vista sismo-geologico per poter individuare le zone in cui si possono verificare i terremoti, con quale forza, frequenza e pericolosità;

2- Fare un censimento del patrimonio edilizio e del suo stato di conservazione soprattutto nelle zone classificate sismiche ed avviare le necessarie opere di risanamento e di adeguamento antisismico, con gradualità e dando la priorità agli edifici pubblici (ospedali, scuole, chiese..);

3- Prevenire i danni, nel senso che dopo aver individuato le zone sismiche (zonazione, classificazione) occorre far seguire una politica di difesa dai terremoti basata su diversi livelli articolati nel tempo e nello spazio dove l’educazione e l’informazione di massa costituiscono momenti permanenti importanti (soprattutto nella scuola);

4- Adeguare le norme tecniche ed investire più risorse nella ricerca di materiali da costruzione più adatti e di tecnologie più avanzate e rispondenti a livelli di maggior sicurezza;

5- Rendere la protezione civile più efficace addestrando la popolazione per l’emergenza. (….)

(da: “IL TERREMOTO: CALAMITA’ O FENOMENO NATURALE” a cura di I. Papadopoulos, Servizio geologico Reg. Piemonte, 1988)

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“I PROFETI DEL TERREMOTO”

– ma davvero gli eventi sismici non si possono prevedere? (ma almeno facciamo una prevenzione seria) – (APRILE 2009)

da: https://geograficamente.wordpress.com/2009/04/14/%e2%80%9ci-profeti-del-terremoto

(….) La Comunità scientifica, nella stragrande maggioranza, è d’accordo che i terremoti non si possono prevedere, ma prevenire sì con costruzioni “in sicurezza”. Il prevenire costruendo meglio e bene, ci pare chiaro, è pure la nostra posizione.

   Ma qui vogliamo parlare anche di chi pensa che i terremoti possono anche essere previsti: per questo abbiamo messo a inizio del titolo di questa pagina del blog: I PROFETI DEL TERREMOTO.

Prima di tentare di dare risposte scientifiche (o pseudoscientifiche) va detto che ci ha lasciato interdetti che il territorio de L’Aquila e i paesi della provincia duramente colpiti dal scisma, in essi vi erano stati episodi di scosse precedenti alla notte tra il 5 e 6 aprile. E’ stata intervistata una signora che aveva “imposto” alla sua famiglia, ai suoi figli, di dormire in auto, preoccupata delle troppe piccole scosse… salvando così i suoi cari ( e sè stessa) dalla distruzione della casa.

   “I profeti del terremoto” è anche un libro (di difficile reperimento) in cui l’autore, Helmut Tributsch, professore di chimica presso l’Università di Berlino, un italiano (anche se dal nome non si direbbe) originario di una minoranza di lingua tedesca nell’alto Friuli al confine con l’Austria, che colpito emotivamente e personalmente dai gravi avvenimenti occorsi alla sua terra durante il terremoto del Friuli del 1976, raccolse e analizzò con puntigliosa dovizia (e il libro è il risultato finale di questa sua iniziativa), tutte quelle testimonianze inerenti a quei fenomeni geofisici che precedendo l’arrivo di un sisma ne annunciano l’incombenza.

Fenomeni che “premuniscono”, precedono, l’arrivo di un terremoto. Li elenchiamo qui in modo grezzo e ascientifico (ci perdoni chi lavora nel settore):

1 – Il Radon (un gas nobile pesante: è il killer delle cantine non aerate in quanto, se respirato, altamente cancerogeno). Prima dei terremoti, secondo alcuni studiosi, aumenta notevolmente in quantità (qui di seguito riportiamo un’intervista a Giampaolo Giuliani, tecnico presso i Laboratori del Gran Sasso, che aveva lanciato da settimane “l’allarme terremoto” seppur in una zona –Sulmona- diversa dall’area de L’Aquila.

2 – I comportamenti anomali degli animali. Non prendete la cosa alla leggera. Volete un esempio?

Nel 1975 i sismologi cinesi ordinarono l’evacuazione in massa della cittadina di Hai Cheng, nei pressi della Grande Muraglia, ventiquattro ore prima che una forte scossa sismica devastasse tutta la zona. Un vero disastro fu così scongiurato. Ma il fatto incredibile è che gli esperti non si erano serviti di sofisticati strumenti di misurazione. Avevano semplicemente osservato il comportamento dei gatti che, diverse ore prima delle scosse, si erano agitati in modo strano, dimostrandosi terribilmente inquieti e cercando disperatamente di uscire dalle case, portando con sè anche i loro piccoli. Quello che avvenne in Cina scatenò una vera rivoluzione nel mondo scientifico e diede il via a tutta una serie di studi. Le ipotesi avanzate sono affascinanti. Il professor Helmut Tributsch, prima citato autore de “I profeti del terremoto” (biochimico presso il Fritz Haber Institut della Max Planck Gesellschaft di Berlino), sostiene che i gatti sono in grado di percepire nell’atmosfera la presenza di particelle cariche, che vengono sempre liberate in gran numero prima di un sisma.

3 – Le “anomalie geologiche” che vengono individuate e analizzate. Ad esempio, secondo alcuni studiosi, prima dei terremoti escono dalle sorgenti acque molto torbide.

4 – I “precedenti storici”. Ad esempio, per quell’area dell’Abruzzo, si hanno notizie di un terremoto ai primi del 1700, di caratteristiche, prima dell’evento sismico, analoghe a quelle accadute ora, il 6 aprile scorso.

E poi, queste “regole” di percezione preventiva, pseudoscientifiche fin che si vuole, sono un po’ indirettamente confermate dallo stesso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) che ha lanciato una campagna di “osservatori sul posto” di fenomeni sismici percepiti (“Vuoi diventare un sismologo volontario? Il membro di una comunità di osservatori individuali pronti a essere consultati dagli studiosi quando, nella zona in cui vivi, si avverte un terremoto, anche piccolissimo? Basta andare sul sito www.haisentitoilterremoto.it , seguire le istruzioni, iscriversi, e da quel momento entrerai a far parte della nuova rete scientifica.PROGRAMMA OSSERVATIVO VOLONTARIO – Non è un passatempo ma, al contrario, un vero e proprio programma osservativo allargato alla popolazione, lanciato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia –INGV-, che si propone di costituire una comunità di migliaia di cittadini italiani volontari, pronti a trasmettere la loro consulenza online, al verificarsi di scosse sismiche”) (per vedere l’intero articolo vai su questo blog all’articolo del 6 aprile scorso).

Insomma, case veramente antisismiche innanzitutto, ma anche forme di osservazione mirata preventiva non dovremmo escluderle… (s.m.)

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BOATI IN FADALTO, PARLA L’ESPERTO: «ANALOGIE CON L’AQUILA»

da “Il Corriere delle Alpi” del 10/2/2011

– Giampaolo Giuliani fu l’unico a prevedere il sisma dell’Abruzzo –

FADALTO. Analogie tra i boati in Fadalto e quanto accaduto a L’Aquila nel 2009 purtroppo ci sono eccome. Sentirlo dire da Giampaolo Giuliani, ricercatore sismologo aquilano, fa rabbrividire. Se non altro perché fu lui ad aver previsto il terremoto in Abruzzo e a ricevere un avviso di garanzia per procurato allarme. Ieri il rumore dell’«orco», così è stato battezzato lo strano suono di questi ultimi mesi, è stato avvertito da alcuni anche sul Nevegal, anche se le apparecchiature non hanno rilevato alcuna anomalia. C’è da chiedersi se stia davvero succedendo qualcosa o se stia dilagando la psicosi.
Cosa pensa dei boati che da ottobre la popolazione avverte in Fadalto?
«Non conosco il vostro territorio», dice l’esperto, «ma il fenomeno è molto simile a quello che si verifica in una parte del nostro. La popolazione sente solo boati circoscritti nella zona della valle Aterno, che non sono seguiti dal tremore classico».
La rete di rilevamento sismico non sempre registra eventi di piccola intensità, perché?
«Può accadere perché non sempre i macchinari sono tutti accesi, oppure perché le scosse sono molto, molto lievi. Le microscosse strumentali difficilmente sono avvertibili dalla popolazione, ciò significa che l’onda sismica, una volta salita in superficie, si è già attenuata. Potrebbe essere questo che accade anche in Fadalto».
Possono le microscosse essere l’indicatore di un sisma più grande?
«Può essere. In questo particolare momento dobbiamo seguire il percorso della faglia principale quella Balcanica che attraverso le Alpi entra in Italia e scende verso l’Appennino. Nonostante gli scienziati italiani dicano che la situazione è nella norma, secondo i nostri dati, l’attività è sismogenetica con piccoli rilasci di energia che possono portare anche a forti terremoti. L’altro ieri si è verificato un sisma del 4º grado tra Bosnia e Croazia. L’energia prodotta dalla faglia principale va a scaricarsi lungo quelle più piccole».

Come si può prevedere l’arrivo di un forte terremoto?
«E’ preceduto da una serie di microscosse (e di boati, ndr) che aumentano di intensità e di frequenza. Quando la curva di innalzamento dell’energia ha un picco verso l’alto in tempi molto brevi (ad esempio L’Aquila passò dai 2.4 fino al 4.2 della scala Richter in 4 mesi), allora l’evento è prevedibile. Prima del sisma più importante da noi, in 36 giorni abbiamo avuto 270 scosse, l’80% delle quali avvertite dalla popolazione nel raggio di 25 km. Nei 12 anni precedenti al 2009, gli abitanti avevano percepito solo un 3.2».
Come si misura il grado massimo dell’evento sismico e qual è il suo raggio d’azione?
«Dipende dalla lunghezza delle faglie, si può arrivare anche all’ottavo della scala Richter se la faglia supera i 100 chilometri, se invece la faglia è come la nostra, intorno ai 25 km, non si supera il 6º-7º grado. Nel nostro caso il sisma è stato del 6.3 e a 100 km di distanza si è percepito come 3.5. Fino a 50 km di raggio, le cittadine possono avere danno».
I terremoti hanno un andamento ciclico?
«Dopo un silenzio sismico di dieci anni, può svilupparsi in quel territorio un nuovo terremoto fino all’intensità massima prevista per quella zona. Anche se in questo momento la situazione è pressoché tranquilla, ma non è detto che lo sia nei prossimi 30/60 giorni».
Cosa consiglia alla popolazione?
«Di stare in guardia. Nel momento in cui si muovono le suppellettili dentro casa, bisogna uscire all’esterno ed aspettare che la situazione si calmi. E possibilmente tenere vicino alla porta un kit di sicurezza: una coperta, una bottiglia d’acqua e un cuscino».
Quali sono le abitazioni più sicure?
«Quelle costruite in cemento armato, a meno che non abbiano più di 25 anni e siano alte 3 o 4 piani. Ferro e cemento armato in oltre vent’anni subiscono un degrado che non garantisce la sicurezza. La speranza è che le amministrazioni si organizzino e non attendano che il forte evento si verifichi». Osservate il comportamento dei vostri animali: sono ottime sentinelle del pericolo.

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MAURO CORONA: «I BOATI SUL FADALTO DI ORIGINE UMANA, FORSE SONO GLI AMERICANI»

L’artista sui fenomeni fra Treviso e Belluno: «La spiegazione potrebbe stare in gallerie sotterranee che partono da Aviano»

di Gigi Bignotti, da “il Gazzettino.it” del 2/2/2011

TREVISO – Allora Mauro Corona, cosa sono questi boati in Fadalto e poi in Alpago? L’uomo della montagna – lo scrittore-scultore 60enne che vive a Erto sotto il monte Toc – ha un’esitazione, sospira, ma poi è il solito fiume in piena. «Sto seguendo questa vicenda anche se di persona non li ho ancora sentiti. Nella mia vita, comunque, ho una lunga esperienza di boati quassù fra le montagne. Ne ho sentiti decine di volte, anche di recente qui sopra in Val Zemola».
E che idea si è fatto?
«Guardate, dovrei sentirli, anche per pochi istanti, per capire meglio, comunque, da quello che leggo, non dovrebbe essere la terra che trema… Io quindi dico alla gente di stare tranquilla».
Nulla a che fare con movimenti tellurici?
«No, non è neppure un micro-terremoto perchè in quel caso ci sarebbero movimenti sussultori, nelle case si vedrebbero ondeggiare i lampadari, insomma tutti i segnali di un sisma».
E invece…?
«Invece si tratta soltanto di boati, a quanto mi ha detto anche un amico che li ha sentiti. Quindi potrebbero essere gli echi di qualche esplosione sotterranea, lavori insomma, scavi oppure esercitazioni militari».
Intende degli americani?
«Sì, certo, e chi se no? Più volte mi ricordo di averle sentite quassù quelle esplosioni. Poi ho scoperto che ad Aviano o nella zona era state compiute esercitazioni con esplosivi. I boati non erano altro che le volate ovvero il rumore che si trasmetteva tra le gallerie sotterranee».
Ma potrebbe essere arrivato fino nel Vittoriese?
«Certo, teoricamente se trova le gallerie in cui incanalarsi può arrivare anche molto lontano e a distanza di tempo trasmettendosi da una volta all’altra…»
Anche di alcune ore?
«Sì, possono trascorrere ore fra la prima esplosione e la sua eco. Appunto come succede spesso in Val Zemola proprio per qualche esercitazione dei militari americani, ma non è detto che siano loro. Ci possono essere scavi anche di aziende private che usando la dinamite provocano questi boati».
Lei è esperto di queste operazioni sotterranee?
«Nonostante quanto dice qualcuno dei mei detrattori che mi vede fare il pagliaccio in tv (ma ormai tutto quanto uno vuol fare deve dirlo in tv, altrimenti è come se non fosse accaduto), io da giovane ho lavorato in miniera, ho fatto scavi e gallerie, insomma mi sono sporcato le mani…».
Quindi conosce la montagna anche dal di dentro?
«Sì, l’ho vissuta dal di dentro, l’ho ascoltata e la conosco a fondo, anche se ad esempio quel “Tirocinio” (il giornalista Trocino, ndr, che è appena uscito con un libro dissacrante) mi sbeffeggia inserendomi fra le “popstar della cultura”. Avesse letto lui tutti i classici che io conosco a memoria».
Per finire: questi boati sono “colpa” dell’uomo?
«Purtroppo credo di sì, all’uomo non bastano mai le opere che già ha realizzato, continua ad alterare la natura, vuole continuamente modificarla e assogettarla. Questi segnali sono gli effetti collaterali con cui ormai dobbiamo tristemente convivere, ma ripeto, in questo caso, non c’è nulla di cui allarmarsi».

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3 thoughts on “Lo strano caso dei MICRO-TERREMOTI in Fadalto (tra Vittorio Veneto -Treviso- e Farra d’Alpago –Belluno-); tra timori seri per effetti disastrosi, e la constatazione che non si possono capire (e controllare) tutti i fenomeni del territorio, dell’ambiente

  1. LUCA martedì 15 febbraio 2011 / 14:13

    Viva Mauro Corona, moderno tribuno della plebe !

    Comunque, sarà perché oggi sono distante dal luogo dei fatti, ma io sono molto più impressionato dall’autostrada (all’ombra della quale ho vissuto) che da questi fenomeni ! E alla fin fine è proprio dell’uomo che bisogna stare attenti…

  2. alida Riccato mercoledì 23 febbraio 2011 / 20:06

    Sono molto colpita da quanto letto , e sono perplessa perchè le principali fonti di informazione non ne fanno parola, spero ardentemente che quanto letto non sia poi in realtà così preoccupante .
    Siate gentili di informarmi costantemente su altre novità e se anche qui a Mestre
    dobbiamo tenere pronta la valigia vicina alla porta.
    grazie per avermi dato la possibilità di dire il mio pensiero.

  3. Silvia De Luca lunedì 28 febbraio 2011 / 20:10

    Sono preoccupatissima! Vorrei tanto sapere precisamente di che scala sarà (se ci sarà) il terremoto… la mia famiglia è molto preoccupata.

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