E’ possibile che la STAGIONE NUCLEARE, in Italia, sia chiusa prima di essersi riaperta? Il GIAPPONE che sopporta la catastrofe in questi giorni e settimane, mostra come il “potere della tecnologia umana” sia fragile e pericoloso da assumere a progetto di sviluppo presente e futuro

(per ingrandire cliccate sull’immagine) FUKUSHIMA - COME SMANTELLARE LA CENTRALE - Sergio Ulgiati, fisico all`Università Parthenope di Napoli e membro del Comitato Scientifico del Wwf dice che «se i sistemi sono danneggiati smantellare la centrale sarà forse impossibile, e troppo pericoloso per chi dovrà farlo, qualunque protezione si adotti». L`unica strategia possibile, sostiene lo scienziato, è «continuare a ridurre la temperatura raffreddando a lungo il reattore, che per molti mesi continuerà a generare calore». Un passaggio obbligato nonostante in questa fase i reattori rilasceranno ancora nell`ambiente radioattività. Alla fine, si dovrà costruire un «sarcofago» che come a Cernobyl chiuderà in una scatola di cemento il reattore. Ma bisogna attendere. «Perché in ogni caso le barre, là sotto, produrranno a lungo calore - conclude Ulgiati - che dopo un certo arco di tempo potrebbero produrre microfessurazioni nel sarcofago». COME A CERNOBYL. Realizzare il «sarcofago» è costoso e complicato: si può fare adoperando lo stesso tipo di cemento adottato per le fondazioni in mare o nei fiumi, iniettato con speciali pompe. Un bel monumento, sarebbe, alla follia (da “la Stampa” del 22/3/2011)

   L’andarsene e il ritornarsene della paura… della centrale e del suo paranoico equilibrio (salterà tutto? È già saltato, le fuoriuscite radioattive son ben peggiori di quel che si dicono?… La caratteristica del sistema energia nucleare, è che “ci dobbiamo fidare” o “non ci fidiamo” a prescindere… in ogni caso non abbiamo capacità di riscontro che quel che ci dicono sia vero (solo forse qualcuno di noi ne capisce qualcosa, perché ha studiato come funziona… ma pure quel “qualcuno” non possiede certo le informazioni che vorrebbe sul problema che una centrale ha…). Una tecnologia (quella nucleare) pertanto non “complessa”, ma “complicata”, cui dobbiamo fidarci (o non fidarci) cecamente di qualcun altro…

   Il governo ha decretato una moratoria di un anno: cioè tutto fermo l’iter per il rientro nel nucleare del “sistema Italia” (sì, perché trattasi di “sistema”: ci son ditte che hanno iniziato a mettersi in gioco sul settore, finanziamenti che devono – dovevano? – arrivare… e forse il freno al fotovoltaico con l’ultimo decreto del governo andava in questa direzione, cioè di dirottare le – sicuramente eccessive – risorse e bonus della produzione solare ed eolica verso la scelta nucleare…  E moratoria significa di fatto: “aspettiamo che passi “il Giappone”, e che non si arrivi al quorum nel referendum del 12 giugno (giugno è ancora lontano, e forse nella memoria collettiva ci si dimentica….).

MERKEL: «PRIMA LA GERMANIA LASCIA L’ENERGIA NUCLEARE MEGLIO E’» - Stanziati miliardi di euro per usare le fonti rinnovabili - La «catastrofe di apocalittiche dimensioni» ha irrimediabilmente segnato l'inizio di una nuova era - FRANCOFORTE - «Più presto la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà». Lo ha detto la cancelliera Angela Merkel, a Francoforte. La Germania è l'unica tra le maggiori nazioni del mondo ad essere determinata ad abbandonare l'energia nucleare per i rischi correlati a questa tecnologia. La maggiore economia europea sta stanziando miliardi di euro per usare le fonti rinnovabili in modo da soddisfare i suoi bisogni. Era programmato che la transizione avvenisse per gradi nei prossimi 25 anni, ma il disastro alla centrale di Fukushima ha accelerato il processo. NUOVA ERA - Il cancelliere Angela Merkel ha detto che la «catastrofe di apocalittiche dimensioni» ha irrimediabilmente segnato l'inizio di una nuova era. La decisione di Berlino di spegnere temporaneamente 7 dei suoi 17 reattori per controlli di sicurezza fornisce un'idea di cosa cambierà per un Paese industrializzato quando, rinunciando al nucleare, si perde un quarto dell'energia a propria disposizione. (da “il Corriere della Sera.it” del 23/3/2011)

   Tante parentesi e tanti puntini nel nostro discorso, per dire che della catastrofe nucleare che il Giappone sta vivendo per la classe politica rappresenta solo un intoppo (e non da poco). E chissà quel che ci dicono (dal Giappone) se è proprio vero (nell’altalena di notizie rassicuranti ed altre di “pericolo catastrofico” e di conseguenze già avvenure). Da esperienza storiche del passato (Three Miles Island  in America, ma soprattutto Cernobyl….) la situazione, “dopo”, si è rivelata ben peggiore di quella descritta dalle autorità nei primi giorni, nelle prime settimane (e ora la nube radioattiva di Fukushima arriva in Europa, in Italia… ma il nostro ministro della salute dice che è innocua…e ci risiamo…torna il rovello se fidarsi veramente, o non fidarsi per niente….).

   L’altro contesto che stupisce, ci è incomprensibile, è la vita in Giappone, in primis mettiamo quella della megalopoli Tokyo: un giorno si dice che la città è ripresa al massimo nella sua vita di sempre (qualche luce in meno per risparmiare nel contesto energetico fragile di adesso); un altro giorno si parla di una città che molti se ne vanno, che i negozi son vuoti, che la gente tra l’altro non si fida certo a comprare verdure e pesce per paura della contaminazione… Questo può essere, nel senso di Tokyo intesa come megalopoli (ma fatta di persone “che hanno paura”, anche se  giapponesi sembrano non dimostrala questa paura, ma noi, come Barbara Spinelli nell’articolo che qui sotto vi proponiamo, sottolinea la paura della catastrofe avvenuta che c’è negli occhi dei giapponesi).

   Pensiamo cioè che l’ “animale urbano” (Tokyo, la megalopoli) che viene a connotare una grande – grandissima – città, appunto una conurbazione di più di 12 milioni di abitanti, sia fatto di cadute (più o meno momentanee) e del rialzarsi, per camminare, correre come sempre… e poi cadere di nuovo (per lo shock di quel che è accaduto, per le ferite che non sono certe rimarginate) e così via in un convulso cuore tachicardico che a volte è all’infarto, altre batte piano e bene….

…. Insomma sembra proprio che “l’animale Tokyo”, ferito dai terremoti (ne è previsto un altro a breve..) non se ne preoccupi granché, del terremoto, è abituato e attrezzato alla cosa (ne verranno altri e la gente cercherà che non ci siano danni, ai propri figli, a sé stessi, agli oggetti domestici…); ma quest’animale urbano mostra “paura vera” al pericolo nucleare, a dover sopportare la ferita nucleare: un terrore superiore ad ogni difesa psicologica.

   Non osiamo neanche immaginare cosa accadrebbe se tutto questo (di una catastrofe atomica) succedesse da noi.

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IL DOVERE DELLA PAURA

di Barbara Spinelli, da “la Repubblica” del 16/3/2011

   Ci sono momenti così, nella storia degli uomini: dove si reagisce con l’emozione oltre che con la razionalità, perché l’emozione sveglia, incita a stare all’erta. Già in Eschilo, la passione e il patire sono fonti d’apprendimento.  È il caso del Giappone da quando lo tsunami s’è aggiunto al terremoto e non solo ha spazzato case, vite, villaggi, ma ha causato l’esplosione di quattro reattori nucleari a Fukushima.

   All’orrore spuntato dal sottosuolo e dal mare s’aggiunge ora una pioggia radioattiva che spinge chi abita presso le centrali a fuggire o barricarsi in casa. Ci sono momenti in cui si apre una fessura nel mondo, e non solo in quello fisico ma in quello mentale, sicché occorre ricorrere ai più diversi espedienti: all’intelligenza razionale, alla discussione pubblica, ma anche alla paura, questa passione giudicata troppo triste per servire da rimedio.

   Non a caso, quando sollecita la responsabilità per il futuro della terra, il filosofo Hans Jonas parla di paura euristica: non la paura che paralizza l’azione o è usata dai dittatori, ma quella che cerca di capire, di scoprire (questo significa euristica ). Che è generatrice di curiosità, prevede il male con apprensione, fa domande, sprona a rettificare quanto pensato e fatto sinora.

   Jonas evoca addirittura il dovere della paura: «Diventa necessario il “fiuto” di un’euristica della paura che non si limiti a scoprire e raffigurare il nuovo oggetto, ma renda noto il particolare interesse etico che ne risulta»( Il principio di responsabilità, Einaudi ’90).

   Alla luce del principio di responsabilità appaiono completamente inani i governi – come l’italiano, il francese – che screditano questa paura, e in tal modo negano la gravità del momento e l’urgenza di correggere i piani nucleari.

   Obama e Angela Merkel dicono ben altro: «Non si può fare come se nulla fosse». Non così il ministro dell’energia Eric Besson, o il ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani. Per Besson nulla cambia, neanche le centrali invecchiate come quelle giapponesi: nella conferenza stampa di sabato ha evitato il termine «catastrofe», preferendo il meno allarmante «incidente grave». Stesso atteggiamento in Romani, che ha invitato l’altro ieri a «non farsi prendere dalla paura», senza sapere di che parlava. Non sono i soli: anche i governanti giapponesi hanno a lungo minimizzato, prendendo per buone le assicurazioni dei gestori delle centrali (Tepco, Tokyo Electric Power Corporation). La stessa Tepco che più volte è stata indagata (specie nel 2002-3) per il non rispetto delle norme anti-sismiche.

   Apocalisse è vocabolo che s’espande come un virus, dall’inizio del cataclisma. Ma apocalisse è altra cosa, ha legami con la religione: è rivelazione di un piano divino, è l’omega che si ricongiunge all’alfa, è il cerchio terrestre che chiudendosi si schiude all’oltrevita. I colpiti sono innocenti, ma per qualche motivo Dio vuole che la storia terrestre s’esaurisca così, stroncando il libero arbitrio d’ognuno. Per questo conviene dismettere questa parola molto scabrosa, che sigilla gli occhi a quel che accade qui, ora; in terra, in mare. Eventi simili non sono la fine del mondo, pur preludendo forse a essa. Sono piuttosto la fine di un mondo: di certezze, di assiomi cocciutamente coltivati.

   In Giappone, per vie misteriose, suscitano ricordi funesti, che hanno radici profondissime nella sua cultura recente. Il collasso delle centrali nucleari rimanda al trauma mai sopito di Hiroshima e Nagasaki, quando Washington diede a Tokyo questa lezione di inaudita violenza. La terra che ti squassa, la solitudine dell’uomo in tanto scompiglio, la natura maligna, la morte nucleare che incombe: nelle teste nipponiche è incubo magari dissimulato ma è sempre lì, in agguato. Lo dicono i volti che ci fissano in queste ore: impietriti, più che impassibili. Lo vediamo nei corpi che d’un tratto s’immobilizzano, come morissero in piedi.

   Non è vero che i giapponesi hanno paure più calme, controllate delle nostre. Il loro urlo non è quello di Munch ma è pur sempre urlo. Sappiamo dalla Bibbia quanto possa esser afono l’agnello, e il grido del Giappone è colmo di interrogativi atterriti: perché le autorità hanno permesso che centrali vecchie quarant’anni sopravvivessero? Perché non hanno previsto che anche dal mare poteva venire il mostro? Perché sono così evasive? Perché proprio Tokyo, che ha già vissuto la sventura e se la porta dentro come assillo, s’è fidata della tecnologia, non è corsa in tempo ai ripari?

   Ci sono grandi disastri che hanno quest’effetto: di sconvolgere non solo le vite ma vasti castelli di teorie filosofiche ritenute sicure. L’Europa ha conosciuto ore analoghe: accadde nel terremoto di Lisbona, l’1 novembre 1755, e tutte le teorie si scardinarono. Anche quella fu fenditura d’un mondo: fondato sull’euforia tecnologica, sull’ottimismo, religioso o no.

   La modernità iniziava, e già inciampava. Ventidue anni prima, Alexander Pope aveva scritto un poema intitolato Saggio sull’Uomo. Il verso ricorrente era: «What ever is, is right»: tutto quel che esiste è bene. Ma ecco che si apre la crepa di Lisbona, sulla liscia pelle del pensare positivo. Voltaire, Kleist, Kant sono turbati e scoprono che non è più possibile consolarsi con Pope e le teodicee di Leibniz. Non è più possibile dire a se stessi, come Pangloss nel Candide di Voltaire: avanziamo «nel migliore dei mondi possibili».

   Cadde anche l’illusione, cara alle chiese, sul dolore salvifico: non esiste una felix culpa, ma un male che ti prende di sorpresa, ingiusto. In presenza del disastro o del crimine sono più opportuni la sapienza di Kleist, le ricerche di Kant sulle origini dei terremoti (Kant è il primo a scoprire la «rabbia del mare»), lo sguardo di Voltaire: «Elementi, animali, umani, tutto è in guerra. Occorre confessarlo: il male è sulla terra». Ansioso di conforto,  

   Rousseau scrisse incongruenze, in una lettera a Voltaire del 1756: «Non sempre una morte prematura è un male reale (…). Di tanti uomini schiacciati sotto le rovine di Lisbona, parecchi senza dubbio hanno evitato disgrazie più grandi, e (…) non è detto che uno solo di quegli sventurati abbia sofferto più che se, seguendo il corso naturale delle cose, avesse dovuto attendere in lunghe angosce la morte che lo ha colto invece di sorpresa».

   Ma anch’egli pone domande che solo l’emozione accende: non è stata edificata male Lisbona, con le sue case alte 6-7 piani? Non è l’uomo il colpevole, più della natura? Candide soffre il terremoto e conclude: «Bisogna coltivare (meglio) il proprio giardino», dunque la terra, perché questo tocca all’uomo. All’uomo descritto da Kant dopo il 1755: «legno storto», «mai più grande dell’uomo».

   Il Giappone non ha alle spalle i settecenteschi ottimismi europei. Dopo Hiroshima si è risollevato con non poche rimozioni, ma con traumi indelebili. Cinema e letteratura narrano questi traumi, e una paura niente affatto calma. Su queste ramificazioni del pessimismo s’è rovesciato lo tsunami, e Jonas aiuta più di Voltaire.

   I giapponesi sapevano già che «il male è sulla terra», e quel che può soccorrerli è la paura che scoperchia, che scopre. La stessa paura che affiora da decenni, sotto forma di fantasmi, nel suo cinema, nella sua letteratura. In questi giorni guardi la tv, e sembra di vedere la città su cui s’abbatte l’indicibile cataclisma raccontato nel film Kairo, di Kiyoshi Kurosawa: strade e autobus vuoti, fughe verso il nulla, e in cielo, a distanza ravvicinata, un immenso aereo-avvoltoio (nell’Apocalisse griderebbe: «guai! guai!») che vola verso lo schianto.

   Rivedere Kairo fa capire lo squasso mentale nipponico e anche il nostro. Il Giappone ha dietro di sè un’epoca che è stata chiamata Decennio perduto, fra il 1991 e il 2000, e s’è poi prolungata in Decenni perduti. Il film di Kurosawa risale a quegli anni (2001) e non è cinema dell’orrore ma – all’ombra dello tsunami – visione iperrealistica.

   Kairo vuol dire circuito: ma è un cerchio senza alfa e omega. Il fenomeno narrato da Kurosawa è quello di intere generazioni che si barricano in casa fino a divenire ombre davanti ai computer (le statistiche parlano di almeno un milione di drop-out). Il fenomeno si chiama Hikikomori: è un ritrarsi, confinarsi nella solitudine. Nasce da insicurezze esasperate dalla crisi, dal futuro amputato. Sulle pareti delle case, nel film, si stagliano informi ombre color carbone. Gridano «Aiutami!», nel momento in cui i giovani morenti lasciano in eredità quest’effigie di sè.

   È la silhouette annerita dell’uomo accanto alla scala che apparve impressa su un muro di Hiroshima nel ’45. L’incubo si stende sull’uomo, spaventandolo incessantemente. Viene da lontano, va lontano. Solo spaventandoci unisce il passato al presente; e ci tiene svegli, forse. (Barbara Spinelli)

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GIAPPONE, LE RADIAZIONI ORA ARRIVANO DAL MARE

di Roberto Giovannini, da “la Stampa” del 23/3/2011

– Alti livelli di contaminazione, le autorità insistono: non c`è pericolo –

   Si fa sempre più grave il bilancio delle vittime del terremoto e dello tsunami che ha colpito il Giappone dei Nord, purtroppo continua ad aumentare anche la contaminazione rilasciata nell`ambiente dalla centrale di Fukushima 1.

  Non è cambiata di molto la situazione per quanto riguarda l`acqua di rubinetto e i prodotti agricoli; sono invece stati individuati livelli davvero elevati nell`acqua dello specchio di mare immediatamente davanti al sito nucleare, ancora non pienamente sotto controllo.

   Il governo e la Tepco a quanto pare – lamenta formalmente la Aiea, l`agenzia Onu per l`energia atomica – non stanno dando tutte le informazioni necessarie ad apprezzare la situazione, ma intanto le autorità hanno deciso di ampliare da 10 a 20 chilometri l`area intorno alla centrale che è necessario evacuare. Per ora sono già 177.500 i residenti che hanno dovuto abbandonare la zona.

   L`area in cui invece è consigliato ai residenti di restare chiusi in casa è di 30 chilometri. Al momento il bilancio del sisma è giunto a 9.199 morti confermati e 13.876 dispersi. Dispersi che, con ampia probabilità, verranno presto o tardi inseriti nella tragica colonna delle vittime di questa spaventosa tragedia, che secondo stime prudenziali costerà al Giappone 250 miliardi di dollari.

   Sarà il disastro naturale più costoso dì sempre. Ieri la Sony ha dovuto fermare la produzione in altri cinque stabilimenti. Ma a parte il bilancio economico, è il bilancio umano quello più triste. 350.000 persone hanno perso la casa, 263.000 sono gli sfollati più o meno dignitosamente collocati nei centri di assistenza, ancora 2,4 milioni di persone non hanno accesso all`acqua corrente, 221.000 abitazioni non hanno energia elettrica.

   E le perduranti carenze di carburante e di energia elettrica, il freddo e la pioggia gelata che colpisce il Giappone settentrionale certo non aiutano gli sforzi dei soccorritori. Il mare davanti alla centrale di Fukushima 1 desta più di una preoccupazione.

   In campioni di acqua marina sono stati trovati valori di iodio radioattivo ben 127 volte superiori ai limiti di sicurezza stabiliti; il cesio risulta 25 volte maggiore dei livelli consentiti. Un portavoce della Tepco dice che bisognerebbe bere quest`acqua per un anno per accumulare un livello di contaminazione dannoso, eppure sono rassicurazioni che non tranquillizzano, pensando agli effetti sulla catena animale (e alimentare) marina.

   La contaminazione sembra potersi spiegare non solo con le ricadute dei rilasci di vapore dai reattori danneggiati, ma anche e soprattutto con il rifluire in mare dell`acqua salata utilizzata massicciamente per cercare di raffreddare le barre di combustibile nucleare. Acqua che evidentemente non è stata contenuta e decontaminata, come era stato garantito. A Namie, una città della prefettura di Fukushima, l`Aiea ha rilevato radiazioni 1600 volte superiori ai livelli naturali.

   L`opera di messa sotto controllo della centrale continua, con alterni successi, anche se la tendenza sembra quella giusta. Ieri a un certo punto si è rilevata una forte crescita della temperatura del reattore 1, 390 gradi contro i 300 per cui è stato progettato. Ma è stato praticamente completato il lavoro di collegamento degli impianti alla rete elettrica.

   Nella sala di controllo del reattore 2 è stata riattivata anche l`illuminazione, primo dei (molti) passi da percorrere per poterci mandare qualcuno a lavorare. E` continuato l`«innaffiamento» dei vessel con potenti getti di acqua.

   Ieri a Tokyo si è nettamente avvertita una nuova scossa di assestamento: la cosa non ha turbato la popolazione. La capitale pare decisamente tornata alla normalità, eccettuata la ridotta illuminazione stradale per ridurre i consumi elettrici. Anche a Shibuya gli schermi giganti di solito sempre accesi sono rimasti spenti. Invece, il ministro dell`Industria Banri Kaieda ha dovuto chiedere scusa per aver accennato a pressioni e addirittura a punizioni nei confronti dei pompieri di Tokyo che non avevano molta intenzione di andare sotto i reattori semidistrutti a lavorare con i loro mezzi. (Roberto Giovannini)

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ARRIVA LA NUBE IN ITALIA. MA E’ INNOCUA

di Antonio Castro, da”LIBERO” del 23/3/2011

– Contagiati dalla paura – Il ministro Fazio smentisce qualunque rischio – Intanto il governo conferma: un anno di stop sull`atomo

   Ci mancava solo l`arrivo della nube atomica giapponese sui cieli italiani (ventilata e già smentita dal ministro della Salute Ferruccio Fazio) a complicare il ritorno al nucleare dell`Italia.

   L`incidente alla centrale nucleare giapponese di Fukoshima mette nel congelatore il Piano atomico del governo «almeno per un anno». A confermare l`intenzione del governo di «riflettere bene» prima di proseguire è il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, che ha anticipato che oggi al Consiglio dei ministri il governo proporrà una moratoria di un anno per l`individuazione dei siti dove (eventualmente) dovrebbero trovare casa le nuove centrali.

   Uno stop al Piano energetico che di fatto fa saltare il calendario governativo. Entro il 2013 l`esecutivo aveva in programma la posa della prima pietra. Ora il disastro congela la pratica. Anche perché per il 13 giugno è previsto una tornata referendaria e tra i quesiti ce ne è anche uno che punta proprio a bloccare la ripresa dell`atomo in Italia.

   Dal punto di vista procedurale oggi da Palazzo Chigi dovrebbe arrivare «una dichiarazione di moratoria di un anno». Insomma, l`iter sulla individuazione dei siti e la localizzazione delle centrali sarà bloccato. Si fermeranno così «le decisioni e la attivazione di procedure di ricerca di siti delle centrali», ha spiegato il ministro. E quindi anche le procedure per l`insediamento dell`Autorità per la sicurezza, che ha già avuto una gestazione di nomine piuttosto lunga e travagliata.

   Ma c`è una parte del decreto legislativo sul nucleare che neppure il governo, né l`onda emotiva giapponese può fermare e congelare. E questo per un preciso mandato europeo. Andrà avanti la sofferta individuazione del sito nazionale per il deposito delle scorie come richiesto da un obbligo dell`Unione europea. Attualmente buona parte delle scorie nucleari italiane (quelle relative allo smantellamento dei quattro vecchi siti) è stata inviata in Francia per la vitrificazione e lo stoccaggio a medio periodo. Una spedizione onerosa (oltre 250 milioni di euro il costo) che però prevede la riconsegna all`Italia nei prossimi anni.

   Proprio per questo motivo il nostro Paese deve necessariamente dotarsi di un deposito dove stoccare i rifiuti degli anni Ottanta che prima o poi ci verranno restituiti e che oggi “dormono” in un deposito francese. Ma l`ospitalità d`Oltralpe – oltre che a pagamento – prevede già una data di rientro. Entro il 2025 le 235 tonnellate che sono state spedite con treni speciali in Francia per il trattamento di vitrificazione dovranno fare rientro.

   Infatti scadrà proprio fra 14 anni il contratto di stoccaggio. E quindi l`Italia – come intimato più volte da Bruxelles – dovrà per tempo individuare e realizzare un deposito adatto per questo materiale. Già nel 2003 a Scanzano Jonica, in provincia di Matera, gli abitanti fecero vere e proprie barricate contro la realizzazione di un sito di stoccaggio individuato dal terzo governo Berlusconi e l`esecutivo dovette cedere alla protesta popolare.

   La precisazione di Romani che l`iter procedurale per individuare un sito di stoccaggio porta quindi in eredità già molte polemiche e altrettanti problemi. «La nostra volontà», ha chiarito Romani, «è di portare al Consiglio dei ministri quella parte del correttivo che riguarda il deposito nazionale per lo stoccaggio delle scorie perché si tratta di un grande tema di sicurezza». E anche perché l`Europa ce lo impone.

   Come se non bastasse nella seconda parte del 2011 l`Europa dovrà decidere i criteri degli “stress test” sulle 143 centrali funzionanti nei Paesi dell`Unione.

   Ovviamente, poi, c`è un problema di opportunità politica. Tra maggio e giugno si terranno importanti elezioni amministrative per capoluoghi di regione come Milano, Torino e Napoli. Nemmeno un mese dopo si tornerà a votare per i referendum. E tra i quesiti dei promotori c`è proprio lo stop del ritorno al nucleare.

   Comprensibile quindi che la scelta di un anno di moratoria serva a raffreddare gli animi nella speranza che nei prossimi mesi l`incidente giapponese passi in secondo piano e punta quindi a mettersi al riparo da brutte sorprese elettorali.

   A questo punto l`esecutivo potrebbe non presentare più il decreto legislativo sui siti nella sua versione corretta, che tiene conto dei rilievi della Corte costituzionale sulla necessità di un parere delle Regioni anche se non vincolante, decreto già esaminato dal Parlamento, lasciando cadere la delega il cui esercizio scadeva proprio oggi. Resterebbe però in vigore lo schema originario del dlgs 31 del 2010 nelle sue parti non corrette. (Antonio Castro)

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La proposta approvata dal Consiglio dei ministri

«MORATORIA DI UN ANNO SUL NUCLEARE»

– Il ministro Romani: slittano le decisioni e la ricerca dei siti. I referendari: «Un trucco per confondere gli elettori» –

MILANO – Come annunciato, il Consiglio dei ministri ha approvato una moratoria di dodici mesi sul programma nucleare. Martedì il ministro Romani aveva anticipato: «Al Consiglio dei ministri di mercoledì faremo una dichiarazione di moratoria per un anno per quanto riguarda le decisioni e l’attivazione della ricerca dei siti per le centrali nucleari». Gianfranco Fini l’aveva definita una «scelta saggia e opportuna». La commissione Attività produttive del Senato doveva votare il parere sul decreto legislativo sull’individuazione dei siti per i nuovi impianti nucleari. Entro la metà di giugno deve tenersi il referendum sull’abrogazione del decreto sul nucleare e i sondaggi continuano a segnalare che la maggioranza degli italiani è contraria al ritorno all’energia atomica, in particolare dopo la crisi nucleare in Giappone.

SAGLIA – La politica in campo energetico non «deve assumere decisioni sull’onda delle suggestioni, ma sull’onda delle certezze che la tecnologia può dare», ha sostenuto il sottosegretario alle Attività produttive Stefano Saglia, nel corso di un convegno a Ravenna.

«UN RAGGIRO» – «Non può esserci moratoria che tenga e che possa fermare il referendum», aveva commentato Antonio Di Pietro. «O il governo cancella la norma che consente la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano o la mantiene. Ma la moratoria di un anno è un chiaro raggiro che serve a scavalcare il referendum. L’unico vero scopo del governo è quello di fermare il temuto verdetto dei cittadini. L’Italia dei valori, promotrice del quesito referendario, andrà avanti con la sua battaglia contro quest’energia obsoleta, dannosa per la salute e per il territorio che riempie solo le tasche delle solite lobby economiche». Sulla stessa lunghezza d’onda i Verdi: «Ogni giorno il governo escogita un trucchetto da baro per sabotare il referendum e impedire ai cittadini di esprimersi democraticamente sul nucleare: adesso è il turno della moratoria, notizia diffusa ad arte per creare confusione», dice il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli. «La moratoria di un anno di cui si parla, però, non farà decadere il referendum abrogativo, perché il quesito può decadere solo in presenza di un decreto abrogativo rispetto al provvedimento con cui si reintroduce il nucleare in Italia».

GOVERNO CHE NON DECIDE – «La moratoria è una non decisione e noi invece abbiamo bisogno di un governo che decida», dice Ignazio Marino, senatore del Pd. «Si può ammettere di avere sbagliato nelle valutazioni e nella scelte. Si può cambiare idea e dichiarare che il piano per il nucleare non sarà realizzato, ma archiviato mentre gli investimenti saranno fatti nelle energie rinnovabili. Tuttavia, dal governo arrivano solo balbettii e frasi scomposte». Negativo, da posizioni differenti, anche il giudizio dell’Udc: «Il governo è alla continua rincorsa di facili consensi che non arrivano più», aveva detto il responsabile Enti locali dell’Udc, Mauro Libè. «Prima abbiamo assistito al pasticcio sul sostegno alle rinnovabili, dove un provvedimento ha buttato nell’incertezza un intero comparto. Ora è arrivata la moratoria sul nucleare, che di fatto sospende ogni iniziativa, se mai ce ne fossero. A questo punto il governo deve spiegare in tempi rapidi come intende affrontare il fabbisogno energetico del Paese».

PROTOCOLLO PER LA DISMISSIONE stato intanto sottoscritto tra i - È prefetti di Alessandria, Caserta, Latina, Matera, Piacenza, Roma e Vercelli (le province che ospitano impianti per la produzione di energia nucleare) e la Sogin, società di Stato che cura lo smantellamento degli impianti nucleari italiani e la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi, un protocollo triennale di legalità per prevenire ogni possibile infiltrazione della criminalità in materia di appalti per lavori, servizi e forniture per gli impianti nucleari italiani oggi in dismissione. (Redazione online CORRIERE DELLA SERA.ITultima modifica: 23 marzo 2011)

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NAPOLITANO INDICA LA VIA: “INVESTIRE IN RINNOVABILI”

di Marcella Ciarnelli, da “l’Unità” del 23/3/2011

– Il Capo dello Stato: «Ci sia un costruttivo confronto tra scienziati e mondo produttivo» – È possibile apportare correttivi al decreto sulle rinnovabili anche se già in vigore –

   Trovare fonti alternative di energia è una necessità con cui l`Italia si trova a fare i conti, più di altri interrogandosi in modo discontinuo su cosa sarebbe meglio fare per risolvere il problema.

   Nel giorno in cui il mondo ha celebrato la Giornata dell`Acqua il presidente della Repubblica, in un messaggio inviato ai Lincei che hanno organizzato un convegno su «Acqua ed energia» ha confermato «la necessità di sviluppare, anche attraverso un costruttivo confronto e una rinnovata collaborazione tra la comunità scientifica e il mondo produttivo, nuovi indirizzi di ricerca sui futuri scenari dell`uso delle ricerche idriche e delle nuovo fonti alternative e rinnovabili».

   Se guardare solo al passato non può rappresentare una soluzione auspicabile, nei confronti del futuro bisogna porsi individuando «nuovi modelli e strumenti capaci di coniugare lo sviluppo economico con la rigorosa salvaguardia del pianeta e dei suoi equilibri ambientali» argomento quanto mai attuale davanti al disastro nucleare in Giappone che sta coinvolgendo il mondo intero.

IL DECRETO

E` questo un argomento su cui il presidente Napolitano ha mostrato ad ogni occasione grande attenzione e sensibilità. La firma del decreto sulle energie rinnovabili, di soli pochi giorni fa, il Capo dello Stato l`ha accompagnata con una lettera al presidente del Consiglio nella quale invitava a valutare l`opportunità di «adottare correttivi al decreto» peraltro «tardivo» rispetto alla necessità di reperire la direttiva europea, anche dopo l`entrata in vigore di esso.

   La sua posizione il presidente l`aveva fatta conoscere, attraverso il segretario generale del Quirinale, Donato Marra, anche alle principali associazione di categoria del settore delle rinnovabili, molto allarmate davanti alla stesura finale del decreto. Confermando quanto sia necessario, se si vuole davvero trovare soluzioni efficaci in materia di energia , rafforzare gli investimenti nel settore.

   Definendo, in presenza delle ridotte possibilità di investimento, i finanziamenti per incentivare tutte le fonti di energia rinnovabile, comprese quelle alternative e concorrenti in una logica di mercato rispetto al solare fotovoltaico.

   Con i rilievi al decreto, approvato all`inizio del mese di marzo, e che ha provocato molte polemiche, toccherà al governo misurarsi. L`esecutivo ne dovrà tenere conto per apportare quei «correttivi» che per Napolitano sono sempre possibili. Per ora ha annunciato tavoli tecnici per trovare soluzioni e dare risposte all`insoddisfazione generalizzata. Sulla possibile incostituzionalità sarà la Corte Costituzionale a doversi esprimere. (…..) (Marcella Ciarnelli)

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IL GOVERNO TIRA IL FRENO SUL NUCLEARE “PRENDIAMOCI UN ANNO DI PAUSA”

di Roberto Bagnoli, da “Il Corriere della Sera” del 23/3/2011

– Secondo un sondaggio il 68 per cento degli italiani ora sarebbe contrario alle centrali – Il Consiglio dei ministri oggi vota la moratoria – Fini: scelta saggia –

ROMA – La sindrome giapponese innescata sul rischio referendum ha trasformato l`idea di una «pausa di riflessione» sul nucleare annunciata l`altro giorno dal ministro Paolo Romani in una «moratoria di un anno».   La deciderà oggi il Consiglio dei ministri che dovrebbe però escludere dal provvedimento le procedure per individuare il sito sullo stoccaggio delle scorie nucleari.

   Lo ha annunciato lo stesso responsabile del dicastero dello Sviluppo economico precisando che questa esclusione è motivata da «ragioni di sicurezza». La tecnicalità con la quale il governo annuncerà la moratoria è collegata al primo punto dell`ordine del giorno che prevede «modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 31/2010 sulla localizzazione, realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare etc.».

   Un capitolo questo che ha già visto emergere forti problemi di tenuta della maggioranza. La Commissione Affari costituzionali del Senato non è infatti riuscita a esprimere un parere: la votazione finale si è chiusa con un pareggio di 9 a 9.

   La decisione della moratoria di un anno è stata presa con la regia del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta in tandem con Romani e il ministro dell`Ambiente Stefania Prestigiacomo, che già nei giorni scorsi aveva espresso anche in modo colorito il rischio politico di infilarsi nell`avventura referendaria con le drammatiche immagini del disastro giapponese ancora fresche.

   Secondo un sondaggio effettuato dall`osservatorio giornalistico Mediawatch (su un campione di 1.030 italiani) il 17% dei cittadini avrebbe cambiato idea dopo lo choc dello tsunami portando a quota 68 la percentuale dei contrari al ritorno del nucleare in Italia.

   Il presidente della Camera e leader dei futuristi Gianfranco Fini ha definito la mossa del governo sulla moratoria una «scelta saggia e opportuna» e ha concluso: «Riflettiamo bene prima di procedere con l`energia atomica».

   È critica l`opposizione che, pur ritenendo «doverosa la moratoria», accusa il governo di «voler prendere tempo per salvare se stesso, spinto questa volta dalla preoccupazione che i cittadini possano far sentire la propria voce nel referendum del 12 giugno». Così Stella Bianchi, della segreteria nazionale Pd e responsabile Ambiente. Il Comitato associazioni contro il nucleare e Legambiente giudicano la moratoria «un escamotage per non perdere le amministrative e il referendum, una presa in giro, il governo vuol chiudere la bocca agli italiani».

   La decisione dell`esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, secondo fonti di Palazzo Chigi, ha ragioni politiche che si fondano sulla necessità di non radicalizzare lo scontro sul referendum. In primo luogo perché, in caso di bocciatura, la parola fine sarebbe scritta per sempre sul futuro del nucleare in Italia.

   Ma la preoccupazione riguarda anche gli altri referendum collegati, quelli sul legittimo impedimento e sulla privatizzazione dell`acqua, il cui quorum sarebbe quasi certamente raggiunto nel caso di una forte propaganda alla partecipazione sull`onda della paura e dell`emotività.

   Anche l`ex ministro Claudio Scajola, padrino del ritorno del nucleare e molto critico nei giorni scorsi sul ripensamento del governo, ieri ha cambiato idea spiegando che questo è «il momento della responsabilità: di fronte alle notizie che giungono dal Giappone la prudenza è doverosa». (Roberto Bagnoli)

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Giappone – Arriva il Pentagono

LA TRAGEDIA INVISIBILE E’ GIA’ AVVENUTA?

di Marco Pedersini, da “il FOGLIO” del 18/3/2011

   La sensazione spettrale a Fukushima è che quello che avrebbe potuto succedere sia già successo. Il primo a manifestare questa paura è stato Gregory Jaczko, presidente dell’agenzia che regola il settore dell’energia nucleare negli Stati Uniti: “Raccomandiamo di evacuare un’area molto più ampia di quella indicata dalle autorità giapponesi”. Jaczko crede “che non ci sia più acqua nei reattori, che le piscine di raffreddamento del terzo reattore perdano liquido e che il livello delle radiazioni sia estremamente alto”.

   Dal secondo, dal terzo e dal quarto reattore salgono colonne di vapore, il liquido di raffreddamento sta evaporando. Lo si vede anche in un video girato da un elicottero della Tepco, in cui le strutture della centrale, passate in rassegna, appaiono cataste di macerie, devastate dalle esplosioni e dagli incendi.

   A preoccupare maggiormente, però, è quello che non si vede. L’azione combinata degli elicotteri e dei mezzi via terra non è riuscita ad abbassare la temperatura del reattore. I militari hanno detto che l’acqua è penetrata nelle strutture, ma non si può dire se abbia raggiunto l’obiettivo sperato. Anche la società che gestisce l’impianto, la Tepco, è stata prudente sull’efficacia del rimedio, visto che la radioattività è comunque salita dopo le operazioni.

   Poco prima delle dieci del mattino locali, due elicotteri CH-47 Chinook delle Forze armate giapponesi avevano iniziato a scaricare acqua marina sul terzo reattore della centrale di Fukushima. Quattro voli, e poi se ne sono andati. In serata, i getti di sei autopompe hanno provato a continuare l’azione di raffreddamento iniziata in volo, ma dopo 40 minuti hanno dovuto lasciare, a causa delle radiazioni eccessive. “Abbiamo deciso di farlo perché riteniamo che oggi sia il limite massimo di tempo”, ha detto da Tokyo il ministro della Difesa, Toshimi Kitazawa.
   “Non hanno altra soluzione, devono abbassare la temperatura per tenere a bada la pressione all’interno del contenitore”, spiega al Foglio il professor  Giovanni Ricco, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare: “Da quello che sappiamo, il reattore dovrebbe essersi spento subito dopo il sisma, come da protocollo. Non sta più avvenendo fissione, ma resta il  combustibile nucleare. E’ come se, una volta spento il fuoco, restasse la brace, che continua a riscaldare. Quindi bisogna raffreddare sia il nocciolo, per evitare la fusione, sia l’esterno della struttura, per evitare che l’idrogeno che si è formato (per una reazione chimica tra l’acqua e le barre di zirconio, che contengono l’uranio) la faccia scoppiare”.

   Non ci sono ipotesi di scuola, perché “nei precedenti incidenti nucleari gli impianti sono sempre stati riforniti d’acqua”. Nel corso della giornata, la Tepco è riuscita ad allacciare l’impianto alla rete elettrica esterna, ma non è chiaro se è già possibile alimentare la centrale. L’operatore giapponese dice di aver bisogno di altro tempo, ma è possibile che già da oggi sia in grado di rimettere in funzione le pompe danneggiate dal maremoto, partendo da quelle del secondo reattore. “Se riusciremo a far funzionare la connessione avremo modo di pompare l’acqua dal mare ai reattori”, dicono da Tepco. In attesa di azioni più incisive, elicotteri e  autopompe continueranno a scaricare acqua dall’esterno, anche oggi.
   Il Pentagono ha mandato una squadra di nove persone sul posto, per valutare con che forze l’esercito americano possa aiutare a gestire l’emergenza. Nel frattempo, il governo giapponese ha avvertito che l’area di Tokyo subirà dei blackout se non si ridurranno i consumi, che ieri hanno sfiorato la disponibilità massima offerta dalla rete elettrica. Per questo ha ridotto il numero dei treni in servizio e ha chiesto a negozi e uffici di ridurre al minimo le attività.

   Le aree più colpite faticano ancora a essere raggiunte dai rifornimenti di acqua, cibo e carburante. I consumi vanno razionati, ma i giapponesi devono vedersela con il freddo e la neve, anche se le previsioni lasciano intravedere un progressivo innalzamento delle temperature. Nel nord del paese, 850 mila abitazioni non hanno accesso all’energia elettrica, mentre le temperature restano prossime allo zero. Una scossa di 5.8 gradi Richter ha colpito la costa orientale, mentre le autorità aggiornavano i dati ufficiali: a una settimana dal sisma, la somma di vittime e dispersi supera le 15 mila persone. (Marco Pedersini)

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FUMO DAI REATTORI, TORNA LA PAURA

di Roberto Giovannini, da “la Stampa” del 22/3/2011

– Giappone, angoscia atomica –  In aumento i valori di radioattività in cibo e acqua – Le autorità: siamo sotto la soglia del pericolo –

TOKYO – E` stato quasi un brusco risveglio vedere salire il fumo da quei due reattori. Anche lunedì il lavoro per mettere progressivamente sotto controllo il sito di Fukushima 1 sembrava dare i suoi frutti; ma un brusco aumento della pressione nel reattore 3 e poi le preoccupanti fumate – una bianca di vapore (contaminato) e una più scura – hanno fatto compiere un passo indietro alla complessa operazione che mira a raffreddare via «innaffiamento» le barre di combustibile nucleare e a riavviare l`alimentazione elettrica delle strutture danneggiate. Si è dovuto sospendere tutto, e allontanare il personale finché il fumo non è cessato: il rischio di una nuova esplosione è troppo alto.

   Oggi riprenderà il lavoro sui due versanti, sperando che non ci siano altre brutte sorprese. Ma intanto i radionuclidi rilasciati nell`ambiente dalla centrale di cui si è perso il controllo fanno sempre più paura. Si sono rilevati alti livelli di contaminazione nel mare che fronteggia la centrale e peggiorano i valori di isotopi radioattivi trovati nelle verdure, nel latte e nell`acqua di rubinetto delle prefetture più vicine al sito, che peraltro fornivano a Tokyo il 60% del fabbisogno.

   Tanto che ieri il governo ha dovuto bloccare l`uscita da quattro province – Fukushima, Ibaraki, Tochigi e Gunma – degli spinaci e di un`altra pianta a foglia larga. Fukushima non potrà esportare più nemmeno il suo latte. Il portavoce dell`Esecutivo Yukio Edano ha spiegato che i valori rilevati sono superiori a quelli di legge, ma «non dannosi per le persone».

   Gli agricoltori avranno una «adeguata compensazione», che quasi sicuramente dovrà sborsare la Tepco, la compagnia elettrica che possiede Fukushima 1. Adesso si comincerà a testare anche il pesce. E la stessa acqua di rubinetto ha qualcosa che non va: è stato trovato cesio e iodio radioattivo (in valori modesti) in ben nove prefetture, Tokyo compresa.

   Adesso Fukushima è a quota 23 becquerel di iodio per chilo (il limite è 300), Tokyo a 2,9. Tutti dati in aumento. Nella capitale ieri pioveva, e secondo il governo in certe aree la pioggia ha scaricato a terra molti radionuclidi sparsi nell`aria, facendo ticchettare (sempre sotto i livelli pericolosi) i contatori Geiger.

   A Tokyo i valori della radioattività rilevata tra domenica e lunedì sono raddoppiati (sempre restando molto sotto i limiti). E sarà un caso, ma le autorità hanno deciso in tutto il Paese di alzare da 6000 a 100.000 Cpm il livello di radiazione per cui una persona è tenuta a subire una procedura obbligatoria di decontaminazione. Troppa gente da trattare, ora.

   Non dimentichiamoci che a parte l`emergenza nucleare, il Giappone è alle prese con il disastro provocato dal terremoto e dallo tsunami. Con il passare dei giorni, il bilancio si fa sempre più pesante: accertati sono 8450 morti, mentre ben 12.931 sono i dispersi. Con metodo e pazienza, i soccorritori cercheranno e lavoreranno prima di far passare i secondi nella colonna dei primi. Gli aiuti alle popolazioni cominciano ad arrivare, ma affermare che le cose vanno bene non sarebbe dire la verità.

   Su a Fukushima 1, a 240 chilometri da Tokyo, i tecnici della Tepeo sono riusciti a collegare alla rete elettrica tutti e sei i reattori. Sappiamo che un conto è collegarli, un altro vedere se funzionano tutti i sistemi, cui esplosioni e tonnellate di acqua di mare certo non hanno fatto bene. Purtroppo nel pomeriggio precedente si è registrato un aumento di pressione, e poi si sono avvistate le fumate.

   Certamente, almeno per adesso, il vento ha molto aiutato a limitare i danni dei rilasci radioattivi, disperdendoli sul mare. Mercoledì, però, secondo le previsioni meteo il vento dovrebbe girare in direzione Sud e SudOvest. Verso la regione del Kanto, verso Tokyo. (Roberto Giovannini)

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SEPPELLIRE FUKUSHIMA POTREBBE NON BASTARE

da “la Stampa” del 22/3/2011

– Gli esperti: fase di decontaminazione lunga e incerta –

   Domenica i responsabili della Tepco, la società che gestisce la centrale di Fukushima 1, hanno detto quello che tutti ragionevolmente già avevano capito: in ogni caso il sito nucleare non tornerà in funzione. A parte i due reattori sempre tranquilli, il 5 e il 6, il resto dell`impianto sembra essere stato bombardato dai missili Tomahawk che hanno colpito la Libia.

   Il problema – sempre che si continui pian piano ad allentare lo stato di emergenza – è che farne di tutte quelle tonnellate di cemento, acciaio, cavi (contaminati per giunta) e di combustibile atomico che bisognerà gestire per 25 mila anni.

   Un conto è fare quello che si chiama il «decommissioning» di una centrale spenta con tutti i crismi, ovvero trattare tutti i materiali nel modo giusto fino a ripristinare un «green field», un prato verde dove una volta c`erano i reattori. Un altro è lavorare con la malridotta Fukushima 1.

   Non è una questione immediata, dicono gli esperti, ma ci vorranno mesi prima di poter fare un piano per mettere in sicurezza la centrale. Una strada è quella di un ordinato «decommissioning». Come spiega l`ingegner Giuseppe Nucci, amministratore delegato della Sogin (la società pubblica che svolge questo lavoro per gli 8 siti nucleari italiani), si deve partire dal presupposto che i reattori alla fine siano solo parzialmente danneggiati.

   «Vi sono esempi già nel mondo – dice Nucci – in cui reattori che hanno subito incidenti anche gravi sono stati smantellati: come il reattore di Bohunice A in Slovacchia e quelli di Three Mile Island». Il primo passaggio è la rimozione dal «vessel» del combustibile danneggiato. Il secondo, «una dettagliata caratterizzazione radiologica dell`intero impianto», per capire i livelli di contaminazione.

   Il terzo, «la decontaminazione delle parti cui devono accedere gli operatori», usando attrezzature comandate a distanza e robotizzate per ridurre al minimo le dosi agli operatori. Il quarto, «la demolizione degli edifici meno contaminati, fino ad arrivare al contenitore vero e proprio». Il quinto, «lo smaltimento definitivo del combustibile danneggiato, che potrà essere conservato in contenitori di acciaio molto spessi fino a quando li si potrà trattare in modo definitivo», ovvero seppelliti al sicuro come le scorie.

   Sulla carta, dice il numero uno di Sogin (che se chiamata, parteciperebbe all`operazione di ripulitura di Fukushima 1), si può recuperare l`area dove sta la centrale. Meno ottimista è Sergio Ulgiati, fisico all`Università Parthenope di Napoli e membro del Comitato Scientifico del Wwf. «Se i sistemi sono danneggiati afferma – smantellare la centrale sarà forse impossibile, e troppo pericoloso per chi dovrà farlo, qualunque protezione si adotti».

   L`unica strategia possibile, sostiene lo scienziato, è «continuare a ridurre la temperatura raffreddando a lungo il reattore, che per molti mesi continuerà a generare calore». Un passaggio obbligato nonostante in questa fase i reattori rilasceranno ancora nell`ambiente radioattività. Alla fine, si dovrà costruire un «sarcofago» che come a Cernobyl chiuderà in una scatola di cemento il reattore. Ma bisogna attendere.

   «Perché in ogni caso le barre, là sotto, produrranno a lungo calore – conclude Ulgiati che dopo un certo arco di tempo potrebbero produrre microfessurazioni nel sarcofago». Come a Cernobyl. Realizzare il «sarcofago» è costoso e complicato: si può fare adoperando lo stesso tipo di cemento adottato per le fondazioni in mare o nei fiumi, iniettato con speciali pompe. Un bel monumento, sarebbe, alla follia umana. [R. Gio.l [.]

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INTERVISTA AL NUNZIO ALBERTO BOTTARI

«LA FORZA DEI GIAPPONESI E’ COMMOVENTE»

di Stefano Vecchia, da “AVVENIRE” del 22/3/2011

   «Sono passate quasi due settimane e credo che stiamo scoprendo poco a poco le dimensioni di quanto è successo e in parte sta succedendo. Non possiamo che restare ammirati dalla reazione dei giapponesi e, allo stesso tempo, cercare di capire le dinamiche di quanto sta succedendo e di informarne in modo più bilanciato». A undici giorni dalla catastrofe, le parole del nunzio apostolico in Giappone, l’arcivescovo Alberto Bottari de Castello, sono soprattutto di speranza e di comprensione della situazione del Paese.
Eccellenza, qual è la sua percezione della situazione?
Ero in nunziatura a Tokyo e ho vissuto la scossa, terribile, che ci ha gettati nell’ansia. Poi, visto che Tokyo è uscita relativamente indenne dal sisma, il pensiero è andato subito allo tsunami che è risultato devastante. Infine, è emerso ben presto il problema delle centrali e delle fughe di radioattività. Tutto questo ci ha coinvolto, ma non ci ha impedito di reagire con la necessaria lucidità.
E qual è stata la risposta dei giapponesi all’emergenza?
Il Paese ha risposto con la sua proverbiale capacità di organizzazione. Ovviamente, nel contesto di un evento che ha superato ogni aspettativa, ogni previsione. Tenendo anche conto che ai gravi problemi già presenti si aggiunge l’attesa per un altro forte sisma, previsto ma non ancora verificatosi. Occorre guardare con speranza al futuro, ma anche essere realisti. Manca l’elettricità, i treni sono ridotti e le comunicazioni stradali difficili. I rapporti che ci arrivano dalle zone colpite parlano di situazioni dolorose di sopravvissuti morti di freddo e di stenti. Siamo davanti a una realtà che non ha uguali e perfino il Giappone sta scoprendo i propri limiti.
Come reagisce il Paese?
Il Giappone vuole fare le cose con tempi e modi certi ma questo ora sta risultando impossibile. Commuove e provoca ammirazione l’atteggiamento della popolazione, di quanti stanno soffrendo pesantemente. Per loro, il messaggi del Santo Padre, che è stato diffuso ovunque, è stato di consolazione. Sono circa 200mila gli sfollati che stanno raggiungendo Tokyo dalle aree di evacuazione e questo per impegno del governo ma anche nostro, della Chiesa locale e universale. Davanti a una situazione di una gravità mai vista prima che non ha piegato i giapponesi, si fatica a restare indifferenti davanti ai titoli e ai testi sensazionalistici di tanti nostri giornali che pretendono di spiegare la realtà senza comprenderla correttamente.
In che modo la Chiesa può essere vicina al popolo giapponese data la situazione?
La Chiesa sta facendo quello che le è possibile. Sono in contatto con i vescovi locali e il presidente della Conferenza episcopale. So quanto è stata pronta la partecipazione al dramma, alle raccolte e ai soccorsi. Ora è stato attivato un centro di coordinamento della Chiesa giapponese e della Caritas a Sendai. Il 24 ci sarà, a Tokyo un incontro dei vescovi per stabilire in concreto le linee d’intervento. Anche spiritualmente occorre far sentire la forza della solidarietà e lo sguardo verso l’altro in maniera più profonda. Non insegnare ma essere vicini, dato che l’insegnamento del cuore è fondamentale nel contesto giapponese. Ci si domanda tante volte che cosa possa convincere alle conversioni che vediamo. Ebbene, molti sono stati convertiti da un gesto di carità e di amore. (Stefano Vecchia)

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L`AMMISSIONE CHOC DEL GESTORE DELLA CENTRALE

“FALSIFICATI I RAPPORTI DI SICUREZZA A FUKUSHIMA”

di Manila Alfano, da “IL GIORNALE” del 22/3/2011

– Il disastro nucleare in Giappone si poteva evitare. Per anni all`impianto non è stata fatta la manutenzione –  Dieci giorni prima del terremoto l`Aiea aveva ordinato di mettersi in regola. La scadenza era il 2 giugno –

   La verità arriva a freddo e fa ancora più male. Si scopre dodici giorni dopo, e non è nemmeno più rabbia o indignazione. È molto di più. La vedi negli occhi della gente terrorizzata, che corre a farsi i test, che dà ai figli pastiglie di iodio contro il cancro alla tiroide. Oggi si sa: il disastro nucleare di Fukushima poteva essere evitato. Bastavano i controlli di routine, le carte in regola e ora, quella maledetta centrale avrebbe retto.

   Non ci sarebbero stati quei reattori impazziti, né l`incubo fusione. E soprattutto ora, là, non ci sarebbero quei 180 martiri corsi a spegnere gli incendi. Alla fine la Tepco, l`agenzia responsabile della centrale nucleare, ha ammesso: «Abbiamo falsificato i rapporti sulla sicurezza degli impianti». Per il Giappone è lo choc più grande. La verità detta così suona come il peggiore dei tradimenti. Arriva e delude quel senso di lealtà e di dovere che il popolo giapponese si porta nel cuore.

   Una ferita enorme, un disastro nucleare pari solo a quello di Chernobyl, che fa scivolare il Paese in un incubo contaminazione che si attacca sui cibi, sulla gente. È preoccupata l`Ue che ora nel consiglio straordinario dice che i «controlli si faranno in base a standard molto elevati». Anche il mare è sporco di iodio radioattivo.

   Un Paese in ginocchio e distrutto, che all`economia costerà 235 miliardi di dollari, il 4 per cento del Pil del Paese. Eppure sulla Tepco c`erano già stati diversi problemi in passato. Nel 2002 la compagnia elettrica dovette fermare temporaneamente i suoi 17 reattori nucleari, tra cui quelli di Fukushima, per aver falsificato i rapporti. Era solo l`inizio.

   Questa volta è il 28 febbraio, appena due settimane prima del terremoto, quando la Tepco fa partire un rapporto all`Agenzia per la sicurezza nucleare. Qualcosa non funziona. Il governo aveva chiesto assicurazioni dalla società per assicurarsi che le pratiche per la sicurezza erano state applicate. Anche l`Agenzia per la sicurezza vuole vederci chiaro e chiede spiegazioni. Mancano verifiche importanti ad alcune parti degli impianti nucleari e alcune valvole da cambiare non vengono sostituite.

   A rileggere l`informativa vengono i brividi: all`appello delle ispezioni mancano ben 33 pezzi dei 6 reattori non controllati, tra cui un motore e un generatore di energia del reattore numero 1. La compagnia aveva assicurato d`aver verificato i pezzi e i reattori. Ma non era vero.

   All`appello manca anche una valvola di controllo della temperatura che non è stata ispezionata per 11 anni, ma i tecnici dichiaravano il contrario. Poi l`ammissione della Tepco al governo. L`ordine alla Tepco era stato quello di correggere la sua condotta e di preparare un nuovo piano di manutenzione entro il 2 giugno. 

   Nessuno però stava prevedendo il terremoto che si è abbattuto dieci giorni dopo sul Paese. La catastrofe dell` 11 marzo ha provocato l`arresto dei sei reattori della centrale Fukushima, interrompendo l`alimentazione elettrica, ha messo in panne i generatori diesel d`emergenza e ha bloccato i sistemi di raffreddamento dei reattori.

   Da questo, sono seguiti una serie di incidenti a catena. «Non è possibile dire in quale misure le mancanze constatate sulla manutenzione e il controllo degli impianti abbia influenzato l`escalation di problemi partiti dal sisma», dice ora l`agenzia. Arriveranno le inchieste, le verifiche. Ma ora sono solo parole vuote. (Manila Alfano)

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NUCLEARE: TERREMOTI, GUASTI ED ERRORI UMANI. IMPOSSIBILE GARANTIRE LA SICUREZZA

di Maurizio Ricci, da “la Repubblica” del 13/3/2011

– Da Cernobyl a oggi, la tecnologia migliora ma i rischi restano
   Quanto sono sicuri gli impianti nucleari? Alla domanda si può rispondere in due modi: con una analisi tecnica o con un semplice test psicologico.

Prendiamo il test. Vi dicono che una raffineria è esplosa a 40 chilometri da casa. Estendete un addolorato pensiero alle decine di vittime della palla di fuoco e tornate ad occuparvi dei vostri affari. Vi dicono, invece, che è esplosa una centrale nucleare dall´altra parte del mondo, in Giappone. Vi affrettate a chiudere le finestre e tagliate latte e verdura dalla spesa.

   Ci sono 400 centrali nucleari nel mondo e il numero di incidenti riportati è basso. Ma, per quanto improbabile, il rischio, come si è visto in Giappone, c´è. E, se l´improbabile incidente si verifica, le conseguenze sono enormi: potenzialmente, ogni incidente nucleare è un disastro mondiale, che mette a repentaglio qualsiasi essere vivente e i cui effetti si protraggono – come a Cernobyl – per decenni.

   Più un reattore è nuovo e moderno, più è sicuro, assicurano i tecnici. In realtà, i progressi sul campo della sicurezza riguardano soprattutto l´introduzione di un interruttore automatico, che interrompe la fissione, quando si creano situazioni di pericolo. Neanche questo, peraltro, è acquisito: i lavori di costruzione delle centrali di Olkiluoto e Flamanville (dove funzioneranno reattori identici a quelli previsti per l´Italia) sono stati bloccati dalle autorità di vigilanza, proprio per dubbi sull´efficienza del software che costituisce l´interruttore.

   In ogni caso, il problema giapponese, a Fukushima, non riguarda il reattore e il suo spegnimento. Non conta che si tratti di reattori ad acqua leggera, anziché pressurizzata (come quelli che importeremo dalla Francia) né che il reattore giapponese sia vecchio di 40 anni. Il reattore si è disciplinatamente fermato. Il problema è che, poi, però, bisogna subito raffreddarlo. Il dramma giapponese è qui. E´ un problema di tubi, pompe, rubinetti. Vecchie tecnologie con una forte componente umana.

   Nell´incidente di Fukushima c´è un inquietante concatenarsi di casualità, banali e niente affatto remote. Il terremoto ha interrotto l´elettricità, bisogna pompare acqua per raffreddare le barre. Ma il motore diesel della pompa di emergenza si inceppa. Nel frattempo, le barre di uranio continuano a riscaldarsi, avvicinandosi pericolosamente al livello di oltre 500 gradi, quando rischiano di cominciare a fondersi e colare verso il basso. E la temperatura fa esplodere (probabilmente) uno dei tubi che portano l´acqua, facendo crollare il tetto dell´edificio. 

   Che cosa è esploso, esattamente? «Se esplode il contenitore del reattore – spiega Paddy Regan, un fisico nucleare inglese – è fondamentalmente quello che è accaduto a Cernobyl e il rilascio di radioattività è enorme».  Se invece il danno è limitato alla struttura esterna, «finché il contenitore interno d´acciaio rimane intatto – dice Robin Grimes, professore all´Imperial College di Londra – il grosso delle radiazioni verrà contenuto».

   Ma c´è una terza, angosciante, possibilità, finora mai avvenuta: che il terremoto o l´esplosione abbiano danneggiato il pavimento del contenitore del reattore e che il combustibile fuso si propaghi nel terreno, dove diventerebbe impossibile contenerlo e recuperarlo. Più che Cernobyl, dunque, Fukushima ricorderebbe Three Mile Island (zero vittime).

   Ma l´incidente mette in luce quanto eventi esterni e incontrollabili possano risultare determinanti. In una visita alla centrale di Olkiluoto, in Finlandia, il direttore dei lavori, Martin Landtman, disse che il reattore sarà protetto da un doppio guscio di cemento (contro attacchi aerei tipo 11 settembre) e da una vasca d´acciaio per evitare che, in caso di fusione, il combustibile finisca nel terreno. «Naturalmente – aggiunse – ci prepariamo agli eventi che possiamo prevedere». Ma la natura offre spesso eventi imprevedibili.

   La vecchia centrale di Trino Vercellese, ad esempio, è sulla riva del Po, sette metri sopra il livello normale dell´acqua. Non c´è mai stata nel Po, una piena superiore a sette metri. Se, però, ce ne fosse una di otto metri, l´acqua potrebbe penetrare nella centrale e portare via con sè le scorie radioattive. (…) (Maurizio Ricci)

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PRESTIGIACOMO: STOP O PERDIAMO LE ELEZIONI

di Maria Rosaria Tomasello, da “Il Mattino di Padova” del 18/3/2011

   Più che le dichiarazioni ufficiali, sono le parole pronunciate da Stefania Prestigiacomo mentre crede di essere al riparo dai microfoni a spiegare perché, dopo giorni passati a difendere la scelta nucleare, il governo muove in retromarcia: «È finita: non possiamo mica rischiare le elezioni. Non facciamo cazzate» dice senza mezzi termini la titolare dell’Ambiente al ministro dell’Economia Giulio Tremonti e al sottosegretario Paolo Bonaiuti in un «fuorionda» raccolto dai giornalisti in un corridoio di Montecitorio.

   «Bisogna uscirne, ma in modo soft. Ora non dobbiamo fare niente: si decide fra un mese» fa, mentre al gruppo si unisce il titolare dello Sviluppo Paolo Romani. Sono le 18. Il governo fiuta l’aria e cambia strategia. Troppo rischioso difendere la politica dell’atomo davanti al dramma del Giappone, che sta rendendo irrequieto il Paese e cambiando le agende in tutta Europa, mentre anche il presidente americano Barack Obama annuncia una «revisione completa» degli impianti.
   Un passo indietro lo aveva già fatto al mattino lo stesso Romani, a Borgo Sabotino (Latina) per l’inaugurazione del nuovo elettrodotto di Terna tra Sardegna e Lazio: «Quello che è successo in Giappone un momento di riflessione lo deve dare. Non si possono fare scelte non condivise con chi vede installata nel proprio territorio una centrale» dice, anche se giudica «fuori tempo e inappropriato parlare di stop definitivo»: adesso, ribadisce, «c’è solo il tema della sicurezza». Di questo si parlerà lunedì prossimo, a Bruxelles, con i ministri dell’Energia dell’Unione.

   Ma anche Umberto Bossi intanto prende le distanze: «È il territorio che decide: il Veneto non lo vuole» dice il leader della Lega. Nelle Regioni, a nord come a sud, l’emozione rafforza il fronte del no e anche Silvio Berlusconi non vuole accelerazioni. Lo dice in serata durante l’ufficio di presidenza del Pdl: cerchiamo di non alimentare polemiche perché l’argomento potrebbe essere usato in modo strumentale in campagna elettorale alle amministrative, meglio allinearsi a quanto deciderà l’Europa.

   Frena Umberto Veronesi, oncologo, presidente dell’Agenzia per il nucleare: «Rimango convinto che il mondo non possa farne a meno, ma quanto accaduto impone una pausa di riflessione profonda: vorrei riesaminare i piani di sviluppo in Italia e in Europa». Di una pausa necessaria «per imparare dagli errori» parla anche Chicco Testa, presidente del Forum nucleare.
   Dal centrosinistra, l’Idv accoglie il dietrofront dell’esecutivo invitando i cittadini a votare contro le nuove centrali con il referendum di giugno: «Più che fermarsi a riflettere, bisogna dare la parola agli italiani» dice Antonio Di Pietro, che lancerà la campagna referendaria domani, a Roma, con una manifestazione in piazza Navona.

   Per Ermete Realacci, Pd, il governo mente quando dice che il nucleare non si farà contro il volere dei territori: «La maggioranza ha appena approvato una legge che autorizza l’esatto contrario» afferma. «Speriamo che non sia una inutile melina» commentano ancora dal Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, mentre per Franco Bruno e Claudio Molinari, Api, «la stagione nucleare sembra chiusa prima di essersi riaperta» anche a causa dei costi da sostenere per garantire i maggiori standard di sicurezza indispensabili dopo la tragedia giapponese. A non credere a Romani è il verde Angelo Bonelli: la pausa, dice, «è solo un inganno, per far calmare le acque prima di proseguire con un programma folle». – (Maria Rosa Tomasello)

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