EMIGRARE (e non solo da sud a nord) – I GIOVANI DEL MONDO (anche quello ricco) INCOMINCIANO A MUOVERSI nel grande villaggio globale, con le sue uniformità, ma anche con le sue differenze da imparare e conoscere

“Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole […]. – Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perchè là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra”. (Genesi) –   Qui sopra l’immagine è tratta dal depliant del convegno di Milano «Ricomporre Babele: educare al cosmopolitismo» (dal 7 al 9 aprile). Lo promuove la Fondazione Intercultura (www.intercultura.it), che da decenni organizza gli scambi giovanili internazionali permettendo ai ragazzi di frequentare un anno scolastico in un altro Paese.

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   L’emigrazione dei giovani verso altri paesi riguarda sì in particolare i paesi poveri. I giovani più capaci, istruiti, intraprendenti, di quei paesi (e anche molto spesso quei giovani che sono una spina nel fianco di opprimenti regimi, che sono ben contenti di toglierseli di torno) cercano il “nord del mondo”, se ne vanno dal loro paese per cercare di vivere più pienamente la propria vita.

   Ma non è solo un fenomeno dei “paesi del sud” verso il nord. Anche da noi, dai primi anni del 2000, si sta verificando un fenomeno di cui si parla poco, niente. Ragazzi di vent’anni o poco più che decidono di andare a lavorare, a vivere, lontano, in Australia, nell’America del Nord (Canada e USA), e in parte anche nel nord Europa.

   E non si tratta di “ricercatori universitari”, o di studenti dell’ “Erasmus” (che fanno esperienze all’estero limitate a pochi mesi e ben protette e garantite). No, si tratta di giovani spesso che provengono da situazioni, in casa loro, di disoccupazione o, più concretamente, di grande precariato. Adesso più che mai percentuali massiccie di ragazzi nel nostro paese, i più fortunati trovano sì lavoro, ma che lavoro!… Cioè occupazioni di grande precariato: a tempo limitato in categoria di apprendistato, sottopagati (e di “formazione lavoro” se ne fa ben poca nell’apprendistato, come invece sarebbe obbligatorio…). Contratti interinali, a progetto, a termine…. Insomma condizioni di vita lavorativa precaria che di più non si può. In questo contesto alcuni scelgono di andarsene: se vita e lavoro precario dev’essere meglio fare questo in un luogo lontano e da scoprire (l’Australia, l’America del Nord…) piuttosto che nella noia quotidiana fuori delle porte di casa o poco più in là…

LUTTO NEL MEDITERRANEO – Gli occhi sono atterriti, i volti mesti e provati. Non bastano le coperte termiche e la cura degli operatori umanitari a dare sollievo ai 50 SUPERSTITI DEL NAUFRAGIO avvenuto a 39 miglia da Lampedusa in cui circa 220 PERSONE SONO STATE INGHIOTTITE DALLE ONDE. Tra questi almeno 50 DONNE E 6 BAMBINI. Gli uomini della Guardia Costiera sopraggiunti a soccorrerli, a causa delle condizioni del mare, non sono riusciti a trasferirli nelle motovedette e la BARCA IN POCO TEMPO SI È CAPOVOLTA. Tutti sono stati scaraventati in acqua e ognuno ha cercato un appiglio, un pezzo di legno, una valigia, qualcosa di galleggiante a cui aggrapparsi per resistere alla forza del mare. Dopo aver visto la morte in faccia i 50 sopravvissuti sono ancora sotto shock e non hanno la forza di parlare. Alcuni di loro in pochi minuti hanno VISTO DILEGUARSI GLI AFFETTI PIÙ CARI: una figlia di due anni, un fratello, una moglie incinta. Erano salpati tre giorni prima da Sabrata, località libica tra Tripoli e Zwara, in circa 270 di varia nazionalità: somali, ivoriani, eritrei, nigeriani, ganesi. Volevano lasciare l’insicurezza e la paura in Libia. Alcuni di loro abitavano a Tripoli da qualche anno ma la loro vita già difficile, con lo scoppio della violenza era DIVENTATA UN INCUBO poiché essendo africani venivano associati ai MERCENARI reclutati dal regime e questo li ha esposti a violenze e abusi da parte della gente inferocita. Hanno deciso di partire dalla Libia per arrivare in un posto sicuro e invece hanno TROVATO LA MORTE IN MARE. Un Mediterraneo pieno di navi commerciali e militari. Ma come è possibile che nessuno si sia accorto di una carretta stracolma di gente. Eppure si sa che una barca sovraccarica di persone, con il mare grosso È COMUNQUE A RISCHIO, specialmente quando imbarca acqua come in questo caso. Ore prima, quando le onde cominciavano a farsi grandi, i rifugiati avevano anche chiamato i parenti per LANCIARE L’ALLARME, consapevoli del pericolo. Ma neanche questo è servito. “I CADAVERI GALLEGGIANO A GRUPPI sullo specchio d’acqua e questo consente di paragonarne le dimensioni. Purtroppo ci sono anche DEI BAMBINI”, ha affermato il pilota dell’elicottero delle Guardia di Finanza rientrando da una perlustrazione. Lutto nel Mediterraneo. (di LAURA BOLDRINI, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – UNHCR - da “la Repubblica.it” del 7/4/2011)

   E pertanto questi giovani, nella loro precarietà e spesso scarsa qualificazione lavorativa, si mettono in gioco in un paese dove bisogna imparare la lingua, conoscere usi, abitudini, regole. Esperienze di vita importanti e nuove, che dimostrano (come accade con i giovani tunisini, nordafricani) che la “voglia”, la necessità di andare oltre il proprio luogo, è sì data dalla ricerca del benessere, ma forse (ancor di più) dall’innato desiderio di avventura, di dare senso alla propria vita, sviluppando nuove conoscenze ed esperienze.

   Ma, si badi, non è fenomeno nuovo. Quando nel 1872 a Schio (nella pedemontana vicentina) Alessandro Rossi è l’artefice della più grande industria tessile italiana, e centinaia di lavoratori trovano una collocazione di vita nella sua fabbrica (con un contorno sociale originale e positivo al lavoro di fabbrica, cioè villaggi operai, asili e strutture per il tempo libero), ebbene si verifica il fenomeno di una consistente emigrazione di famiglie scledensi (abitanti a Schio) verso l’America Latina (Brasile, Venezuela…), probabilmente desiderose di “cercare l’avventura” ed il successo economico rispetto alla “normalità” (con sicurezza del posto seppur a salari bassi) offerta dalla fabbrica LaneRossi, opificio esistente a poche centinaia di metri dalla loro casa….

   E’ così probabile che i giovani africani in cerca di una collocazione “altra” nel mondo rispetto alla misera banalità di un paese nativo, nel quale peraltro non si muore di fame, sia una necessità condivisa da molti giovani a prescindere dalla loro provenienza geografica. Fenomeno da analizzare, studiare, capire.

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CLASSIFICA DELLE MEGA-REGIONI GLOBALI VERSO DOVE EMIGRARE

di Aldo Mancaraglia, dal blog http://www.italiansinfuga.com/about/ (4/8/2010)

   A chi sta contemplando di emigrare all’estero voglio proporre il concetto di “mega-regione“, creato dall’economista Richard Florida e da i suoi collaboratori, nel tentativo di spiegare le dinamiche economiche e sociali della vita nel nuovo millennio.

   Thomas Friedman sostiene che “il mondo è piatto”, consentendo a tutti coloro che hanno accesso a Internet di interagire nell’economia globale sfruttando le proprie potenzialità senza la tirannia della distanza. Florida sostiene che questo è vero solo fino a un certo punto. Gli esseri umani tendono a concentrarsi in città dove esiste una maggiore interazione tra le persone che consente a tutti di essere più produttivi.

   Negli ultimi 20-30 anni vi è stato lo sviluppo di quelle che Florida definisce “mega-regioni“. Il più libero movimento di persone e di capitale consente di valicare confini nazionali con più facilità rendendo l’identità di una nazione meno importante che in passato.

   Florida ed i suoi collaboratori hanno identificato 40 mega regioni presenti sul territorio globale che spesso valicano confini nazionali. Esse hanno un’economia intorno ai 100 miliardi di dollari minimo, un livello che le pone al di sopra della 40ª più grande nazione in termini di PIL.

   La mega regione in pratica svolge la funzione che una volta veniva svolto dalla città ma semplicemente su scala molto maggiore. Questo concetto può avere molta importanza nella decisione di dove emigrare all’estero perché non si tratta più di emigrare negli Stati Uniti bensì di emigrare nel corridoio che va da Washington a Boston, ad esempio.

   Ovviamente questo “consiglio” non vale per tutti in quanto le motivazioni per l’emigrazione sono infinite e le destinazioni che possono rendere felice l’emigrazione all’estero sono anche loro innumerevoli. Per chi però ha intenzione di trasferirsi dove possono esserci maggiori opportunità di lavoro, accompagnata da una maggiore dinamicità della vita di tutti giorni, concentrarsi sulle mega regioni può essere un buon punto di partenza.

   L’esempio già citato di mega regione è quello del corridoio che include Boston, New York e Washington e conta più di 50 milioni di persone (18% della popolazione degli Stati Uniti). L’economia di questa mega regione la rende più grande di tutte le economie nazionali del mondo fatta eccezione per gli Stati Uniti ed il Giappone.

   Per chiarire il concetto con un esempio più vicino agli Italiani, la mega regione che va da Roma a Milano e Torino incluse è stata identificata come il terzo conglomerato più largo in Europa ed il settimo a livello mondiale.

Ovviamente noi che conosciamo bene la geografia di questa regione avremmo da ridire sui criteri usati per definire un territorio così diverso come uno solo. Ma quali sono queste mega-regioni? Ecco la classifica!

Greater Tokyo  –  Bos-Wash (Boston-New York-Washington)  –  Chi-Pitts (Chicago – Pittsburgh)  –  Am-Brus-Twerp (Amsterdam-Bruxelles-Antwerp)  –  Osaka-Nagoya  –  Lon-Leed-Chester (Londra-Leeds-Manchester)  –  Rom-Mil-Tur (Roma-Milano-Torino)  –  Char-lanta (Charlotte-Atlanta)  –  So-Cal (California del Sud)  –  Frank-Gart (Francoforte-Stoccarda)  –  Barc-Lyon (Barcellona-Lione)  –  Tor-Buff-Chester –(Toronto-Buffalo-Rochester)  –  Seoul-San (Seul-Busan)  –  Nor Cal (California del Nord)  –  So-Flo (Florida del Sud)  –  Fuku-kyushu (in Giappone)  –  Parigi  –  Dal-Austin (Dallas-Austin)  –  Hou-Orleans (Houston-New Orleans)  –  Mexico City (Città del Messico)  –  Cascadia (Portland-Seattle-Vancouver)  –  Rio-Paulo (Rio de Janeiro – San Paolo)  –  Hong-Zen (Hong Kong-Shenzen)  –  Sapporo  –  Vienna-pest (Vienna-Budapest)  –  Tel Aviv-Amman-Beirut  –  Prague (Praga)  –  Buenos Aires  –  Denver-Boulder  –  Phoenix-Tucson  –  Shanghai  –  Taipei  –  Lisbon (Lisbona)  –  Beijing (Pechino)  –  Delhi-Lahore  –  Glas-burgh (Glasgow-Edinburgh)  –  Berlin  –  Singapore  –  Madrid  –  Bangkok

   (Chi sono – ALDO MENCARAGLIA – Sono cresciuto in Italia (Borgo San Dalmazzo, provincia di Cuneo). Volendo vedere cosa c’era al di là delle Alpi, andai a studiare all’estero laureandomi all’Università di Brighton in Inghilterra e al Politecnico di Torino.    Visto che l’Inghilterra mi piaceva molto, emigrai definitivamente nel 1993 e lavorai per aziende multinazionali come Ferrero UK e Tesco. Dopo una parentesi in China e Taiwan, mi sono trasferito in Australia dove sono residente a Melbourne dal 2002.

   Con questo blog voglio condividere la mia esperienza e aiutare chi vuole imparare l’Inglese, studiare, lavorare e magari emigrare all’estero. Che siate principianti e non sappiate da dove cominciare o che siate già avviati ma abbiate bisogno di consigli, italiansinfuga.com è per voi. Non è stato facile ma io ci sono riuscito quindi ce la potete fare anche voi! http://www.italiansinfuga.com/about/

Consiglio i seguenti siti:

Australia 2005: diario di un viaggio

One Way to Sweden

INewYork

Cambiamondo

Explobot

Fabrizio Buratto

Forum Board Australia

Se Continua Così Lascio

Italia Australia Network

La vita di Zara e Francesco in Brasile

Le avventure di una cowgirl

Pastenepal

Prontofrancesca.it

Repubblica degli stagisti

Scappo in Giappone

Three of us

Vita da StRagista

                                Aldo Mencaraglia

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IL SOGNO DEL “MODULO C3”. IN FILA PER ANDARE IN FRANCIA

di Marco Imarisio e Nazareno Dinoi, da “Il Corriere della Sera” del 6/4/2011

– A Manduria la Cgil distribuisce volantini: «Tornate nell`accampamento e fate domanda» – In un container l`ufficio per ottenere il lasciapassare –

MANDURIA (Taranto) – Tutte queste vite disposte in fila indiana potrebbero essere raccontate con le solite due righe, lacrimose oppure asciutte. Chokri, Amer, Walid, Aiman, giovani e stanchi, con le mani che stropicciano di continuo i grandi occhi neri. Sono scappati da posti senza niente, hanno lavorato mesi per pagarsi il passaggio clandestino, l`hanno sognato e poi intrapreso.

   E adesso sono qui davanti a un gabbiotto prefabbricato con la sigla della Polizia di Stato. La continuazione del loro viaggio dipende da quel che succede nella mezz`ora che devono trascorrere in questa specie di container di plastica ai bordi della tendopoli di Manduria, reso bollente dal sole.

   Uno alla volta. Quando sono dentro, devono raccontare la loro storia, dare generalità che non possono essere verificate, fare richiesta di permesso umanitario temporaneo, motivandolo con la necessità di essere protetti dal governo del proprio Paese. La coda è lunga un centinaio di metri.

   La ricompensa per un`attesa che dura almeno tre ore si chiama C3, la sigla del modulo che avvia la pratica per accedere allo status di rifugiato. Il lasciapassare per la Francia, il Belgio, per un`altra tappa del viaggio.  «Grazie Italia, siete un grande Paese».

   Cholcri è a una decina di metri dal traguardo, e non sta più nella pelle. «State dimostrando che da voi esiste la libertà». Il segreto della calma apparente del centro d`accoglienza di contrada Pajoni è dentro quella casetta. A nulla serve il fossato in via di costruzione intorno al campo, lo schieramento di Polizia, il permesso agli ospiti di entrare e uscire senza alcun problema, a piacimento.

   Sarebbe tutto inutile se non ci fosse il miraggio di quel pezzo di carta, a poco varrebbe anche la draconiana ordinanza del prefetto di Taranto, che vieta qualunque forma di manifestazione, picchetto, presidio e accesso degli estranei intorno all`area. «Gli agenti e i mediatori culturali ci dicono che avremo quel documento» dice Chokri esibendosi in un sospiro di desiderio.

   Le proteste finiscono inseguendo questo miraggio. Le notizie della nostra politica, come il possibilismo della Lega sul rilascio dei permessi temporanei, filtrano nella coda per bocca dei tunisini che parlano italiano, e sono la miglior panacea possibile per una situazione che fino a due giorni fa era una specie di delirio a cielo aperto. I divieti della prefettura riguardano anche la diffusione di volantini, ma in qualche modo quasi tutti i migranti sono in possesso del vademecum diffuso dalla Cgil, stampato in arabo e francese.

   «Se sei uscito dal campo con le tende è utile che tu sappia: se torni ed esprimi la volontà di chiedere asilo potrai automaticamente accedere alla procedura…». Il consiglio per prepararsi all`intervista con l`agente che li attende nella casetta è di non arrivare impreparati.

   Meglio scrivere la propria storia personale su un foglio, «nella lingua che preferisci». Le istruzioni per l`uso sono condite con alcuni moniti. «Se decidi di non tornare al campo sappi che al momento non esiste alcuna possibilità di stare in Italia per motivi di lavoro».

   Tutto porta verso la coda davanti alla casetta di plastica, il vero punto di equilibrio della tendopoli. Le tensioni restano fuori, ai bordi della strada, dove i migranti passeggiano guardando la consueta sfilata di politici e sindacalisti italiani che contestano il prefetto. Viene respinta ai cancelli anche Betty Williams, premio Nobel per la pace nel 1976, che non la prende bene. «Questa gente scappa da una tirannia – ha commentato l`attivista irlandese – ed è arrivata in un`altra tirannia.

   È una situazione assurda». Il sindaco di Manduria invece non protesta più. Paolo Tommasino, dimissionario dal giorno del primo invio di 1.700 immigrati, ha ritrovato il sorriso. Ieri gli ha telefonato Silvio Berlusconi, chiedendo scusa per il disturbo e promettendo che quota 1.500 non verrà più superata. I prefetti di tutte le provincie pugliesi hanno intanto deliberato un tetto massimo di 4.000 unità da accogliere in Puglia. I migranti verranno ospitati anche negli immobili séquestrati in questi anni alla criminalità organizzata.

   La parvenza d`ordine alla tendopoli si increspa solo verso le otto di sera. Dai cancelli arrivano urla e imprecazioni. La delegazione Cgíl e i ragazzi delle organizzazioni umanitarie cercano di interpretare le ragioni di quella nuova dimostrazione di malcontento. Vista l`ora, qualcuno ipotizza che sia per la qualità scadente del cibo. Altri si dicono convinti che sia in programma un nuovo sciopero della notte, con gli immigrati che scelgono di dormire all`addiaccio nei campi. Chokri, in libera uscita dopo aver fatto la sua trafila nella casetta di plastica, rassicura tutti.

   Niente di irreparabile. Sono finiti i moduli C3, l`ufficio ha chiuso con un quarto d`ora di anticipo. (Marco Imarisio – ha collaborato Nazareno Dinoi)

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Lampedusa, sbarcati in mille

LA RIVOLTA DEI RAGAZZINI

di Alfio Sciacca, da “il Corriere della Sera” del 6/4/2011

Due navi cambiano rotta, approdate a Civitavecchia

LAMPEDUSA— In mattinata piccoli gruppi di tunisini hanno ripreso a girare per le strade dell’isola mentre nel pomeriggio almeno trenta minori sono riusciti a forzare i controlli scappando dal centro di accoglienza.

   Sono arrivati fino al molo gridando «libertà» e lasciandosi andare a gesti di autolesionismo. Scintille di rivolta in una Lampedusa che aveva appena assaporato, dopo settimane di caos, la sua prima giornata di normalità. La dimostrazione che basta poco per tornare all’emergenza, anche perché gli sbarchi non accennano a rallentare.

   All’alba si contavano già 843 nuovi arrivati, in serata è arrivato un’altro barcone con quasi 250 immigrati che si sono aggiunti agli oltre 800 già sull’isola. Per un totale che significa il centro di accoglienza nuovamente al collasso con le maglie dei controlli che si allentano e gli immigrati che riescono a scappare.

   In queste condizioni basta poco per accendere gli animi, come nel caso dei trenta minori in rivolta. Secondo le forze dell’ordine sono gli stessi che alcuni giorni fa avevano devastato la Casa della fraternità. Protestano perché non vengono ancora trasferiti e, dopo essersi procurati ferite alle braccia e al petto, hanno accettato di rientrare solo con l’assicurazione che oggi partiranno tutti per Porto Empedocle.

   Sono invece proseguiti anche ieri i trasferimenti degli adulti: non con la nave Flaminia, che è rimasta al largo, ma con aerei e il traghetto di linea. La contabilità tra arrivi e partenze è in continuo aggiornamento e a fine giornata restano 1.060 adulti e 215 minori che non si sa quando e soprattutto dove verranno trasferiti.

  «In questi giorni — spiega il questore Girolamo Di Fazio — abbiamo fatto partire da Lampedusa ottomila persone» . Il problema vero è dove destinarli. Il grosso fino ad ora è andato nelle regioni del Sud. Anche ieri a Trapani è arrivata la nave Excelsior con 700 immigrati che saranno ospitati nella tendopoli di Kinisia.

   Grande caos invece per i trasferimenti da Roma in su. La nave Catania, con 450 persone, era diretta a Livorno, ma in serata ha fatto scalo a Civitavecchia dove sono scesi parte dei migranti. Duecento arriveranno oggi in Toscana e si aggiungono ai 300 sbarcati due giorni fa. Infine la nave Clodia, con 1.040 persone, dopo aver cambiato diverse volte destinazioni (prima Taranto poi Napoli) è approdata a Civitavecchia, dove 640 degli immigrati saranno ospitati («in via provvisoria» è stato sottolineato) nella caserma dell’esercito «De Carolis» .

   Altri 200 dovrebbero proseguire verso Livorno e 200 in pullman andranno a Campobasso. Ma se questo è vero la quota destinata alla Toscana dovrebbe sforare rispetto ai 500 per cui aveva dato disponibilità. Restrizioni nell’accoglienza che non tengono conto di quel che potrebbe accadere di qui a poco. Una prima avvisaglia si è avuta ieri con l’arrivo a Lampedusa di un barcone partito dalla Libia. A bordo questa volta c’erano somali, eritrei, nigeriani e persino pachistani. (Alfio Sciacca)

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Tendenze

COSÌ SI DIVENTA CITTADINI DEL MONDO

Cresce il numero di teenager italiani che partono per “un corso accelerato di vita” all’estero

di EGLE SANTOLINI da “la Stampa” del 6/4/2011

   Si è aperto a Milano il convegno «Ricomporre Babele: educare al cosmopolitismo». Lo promuove la Fondazione Intercultura (www.intercultura.it), che da decenni organizza gli scambi giovanili internazionali permettendo ai ragazzi di frequentare un anno scolastico in un altro Paese.

   In un momento in cui, come ricorda il segretario generale della Fondazione Roberto Ruffino, «gli avvenimenti sociali, politici ed economici, fino agli sviluppi di queste ultime settimane in Nordafrica e in Giappone, ci fanno comprendere l’impossibilità di vivere nei confini politici e culturali del proprio Stato-Nazione», il rinnovamento può cominciare proprio dall’esperienza quotidiana di un teenager che fa «un corso accelerato di vita», costruendosi con un po’ di coraggio una rete sociale tutta nuova a migliaia di chilometri da casa.
   Marco Balich, il produttore televisivo responsabile delle cerimonie di inaugurazione e di chiusura dell’Olimpiade invernale di Torino, nel remoto 1979 è stato uno dei ragazzi di Intercultura: «A Chicago, e per i Giochi il “Tribune” mi dedicò una pagina, come figlio adottivo della città».

   Imporrebbe «per legge» quest’esperienza a tutti, e il perché lo spiega con una metafora botanica: «Una pianticina sana si avvantaggia se è trapiantata in un terreno diverso: gode dei benefici dell’ambiente nuovo ed evita le malattie locali. Un diciassettenne è in un momento perfetto per provarci, perché ha radici già definite ma non troppo solide. Io ero arrivato in America con in mente la disco music, Al Pacino e Robert De Niro. Allora non c’erano né Skype né Internet, gli italiani erano visti un po’ come dei trogloditi, ti facevano vedere che loro avevano la lavatrice. All’inizio smaniavo per omologarmi, poi ho scoperto che quello che tendevo a disprezzare delle mie radici era tutt’altro che male, poi ho armonizzato i due atteggiamenti». Un perfetto esercizio per diventare cosmopolita, dunque.
   Al convegno partecipano, tra gli altri, Giancarlo Bosetti, Francesco Cavalli Sforza, Ramin Jahanbegloo , John R. Lupien, Saskia Sassen , Gianni Vattimo e Salvatore Veca. La giornata di sabato è aperta al pubblico (per informazioni: www.ricomporrebabele.org).
DETTAGLI PRATICI…
I programmi – Le iniziative di Intercultura consentono agli studenti delle scuole superiori di frequentare un periodo di scuola in un altro Paese, vivendo con una famiglia del luogo.
Il prossimo bando – Sarà disponibile da metà luglio. Sarà rivolto indicativamente agli studenti nati tra il 1994 e il 1997. Le iscrizioni alle selezioni apriranno il primo settembre 2011 e i programmi riguarderanno l’anno scolastico 2012-13.
La selezione – Si tratta di circa 1.500 posti in oltre 50 Paesi in tutto il mondo e di 1000 borse di studio totali o parziali per coprire le spese. Si viene selezionati in base al profitto degli ultimi tre anni. Seguono una prova d’ammissione, un colloquio individuale e un incontro a casa dello studente con i genitori.
Il riconoscimento – L’intero anno scolastico all’estero viene riconosciuto dalla scuola italiana secondo le normative vigenti: il reinserimento all’anno successivo avviene, cioè, previa valutazione del Consiglio di classe che può disporre eventuali prove o corsi di recupero.
… E  PSICOLOGICI
Le difficoltà linguistiche – Sono il primo scoglio, però i ragazzi che ci sono passati raccomandano di buttarsi: all’inizio sarete sgrammaticati, ma è l’unico modo per imparare. E non vergognatevi di farvi ripetere le frasi: i vostri interlocutori sanno che siete stranieri.
La nostalgia – Gli esperti di Intercultura evidenziano una tipica curva emotiva: si parte gasati, si ha un immediato choc culturale, ci si rasserena quando è evidente che si riesce a stare a galla, poi arriva una fase di down che in genere culmina col Natale. Non bisogna lasciarsi abbattere: passa anche quella, e in genere poi non si vuole più partire.
L’integrazione – E’ fondamentale partecipare a gruppi sportivi, alle attività comunitarie, a corsi musicali e culturali.
L’autonomia – Non eccedere con social network, skype e telefonate a casa: cercare la soluzione a eventuali problemi cercando il confronto con le persone del posto. Così si attiva un meccanismo di crescita, autostima e autonomia. E si sviluppano anche le competenze interculturali: insomma, insegna a diventare cittadini del mondo.

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circolare di Parigi ai prefetti per limitare l’impatto dei clandestini

FRANCIA-ITALIA, È SCONTRO SUI MIGRANTI

(da “il Corriere della Sera.it del 7/4/2011)

Il ministro dell’Interno Guéant: rifiuteremo l’ondata di immigrazione dall’Italia

PARIGI – L’emergenza immigrazione riaccende ancora una volta lo scontro tra Francia e Italia. Dopo che in Italia il ministro dell’Interno Maroni aveva parlato della possibilità di un permesso di soggiorno temporaneo per i migranti che intendevano lasciare l’Italia diretti verso un altro Paese Ue ecco che da Parigi arrivava la replica del ministro dell’Interno transalpino Claude Gueant.

   Parigi, spiega Guéant non vuole «subire un’ondata di immigrazione» tunisina dall’Italia, Paese in cui rispedirà i candidati al soggiorno in Francia che non soddisfino le condizioni di identità e di risorse richieste. Per circolare «all’interno dello spazio Schengen – ha spiegato il Guéant – non basta avere un’autorizzazione di soggiorno in uno degli stati membri ma sono necessari documenti di identità e, soprattutto, una giustificazione di risorse».

   Proprio per questo il ministro dell’Interno ha emanato una circolare destinata a tutti i prefetti che chiarisce la condotta da tenere quando gli immigrati si presenteranno con il loro documento provvisorio rilasciato dall’Italia. L’obiettivo è evitare che il permesso temporaneo sia giudicato sufficiente per restare sul territorio francese. Una scelta che ha generato il disappunto di Maroni che ha parlato di «atteggiamento ostile» della Francia. Ma vediamo ora le cinque condizioni che devono essere soddisfatte perché un immigrato entrato in Europa da Lampedusa possa rimanere in Francia.

LE CINQUE CONDIZIONI – «I cittadini di Paesi terzi in possesso di un documento di soggiorno rilasciato da uno Stato membro non possono essere considerati in situazione regolare, a meno che non soddisfino le cinque condizioni seguenti, da verificare in questo ordine: 1) Essere minuti di un documento di viaggio in corso di validità (passaporto) riconosciuto dalla Francia 2) Essere in possesso di un documento di soggiorno in corso di validità 3) Poter dimostrare di avere risorse economiche sufficienti (62 euro al giorno a persona, 31 euro se dispongono già di un alloggio) 4) Non costituire una minaccia per l’ordine pubblico 5) Non essere entrati in Francia da più di tre mesi.

L’OBIETTIVO – Il governo francese spera così di continuare nell’opera di respingimento dei tunisini giunti alla frontiera con l’Italia, e di fermare il più possibile l’afflusso in Francia, che resta la meta principale di chi cerca di sbarcare in Italia. Secondo le cifre ufficiali, sui 2500 clandestini controllati in Francia, soprattutto nella zona vicino al confine con Ventimiglia, dall’inizio dell’emergenza, circa la metà sono stati rinviati in Italia. (Stefano Montefiori)

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