L’abolizione del NUCLEARE in Italia si realizza solo se il REFERENDUM sarà valido – e la politica energetica dei prossimi anni deciderà il modo di vita delle persone e di sviluppo nelle scelte di ciascun Paese (l’esempio importante della Germania)

Volata finale per raggiungere l’obiettivo del quorum del 50+1 per cento al prossimo 12- 13 giugno. Le iniziative per richiamare i cittadini alle urne si moltiplicano giorno dopo giorno. Ma l’esito (del quorum) rimane incerto

   La Germania decide di “uscire dal nucleare” entro il 2022. L’Italia decide se entrarci o meno con l’esito del Referendum. Cioè se il quorum del 50 e uno per cento sarà raggiunto… Come dire: con il fallimento del referendum (e quello nucleare, politicamente, in prospettiva futura, a nostro avviso è il più importante, non ha pari con gli altri…), con il fallimento del referendum sarà tutto come prima in questi due anni di scelta italica di tornare, faticosamente e costosamente, all’energia atomica…

   Un motivo per recarsi alle urne, per non far fallire la “speranza” di un nuovo modo di rapportarsi allo strategico tema della produzione energetica e, di conseguenza, di che modello di vita e di sviluppo vogliamo avere….

   Un modello accentrato fatto di megacentrali, magari militarizzate per la paura di attentati, e con il rovello di dove “nascondere” le scorie radioattive da lasciare in triste eredità alle generazioni future dei prossimi millenni?…. Oppure un modello di sviluppo e produzione di energia in modo diffuso? …sfruttando ogni possibilità offerta dai corsi d’acqua (dighe di medie dimensioni non pericolose e impattanti, e in primis i cosiddetti “salti” di ciascun corso d’acqua, grande e piccolo, naturale o artificiale di cui è ricchissima ogni regione per la conformazione geomorfologica fatta di montagne e pianure…); dal sole, dal vento (noi pensiamo che le pale eoliche non rovinano per niente il paesaggio); dalle biomasse (anche con il ritorno dopo secoli a costruire boschi planiziali nelle nostre campagne abbandonate); da possibili nuove tecnologie virtuose come l’idrogeno e ogni ricerca tecnologica su sviluppi energetici non inquinanti e non pericolosi…. Fermo restando che il costo di sviluppo delle energie rinnovabili finora è stato veramente eccessivo per le casse statali, e si dovranno incentivare forme imprenditoriali o di consumo privato capaci poi di autosostenersi e/o fare profitto senza più l’aiuto pubblico…

Fukushima

   Dall’utilizzo pure di importazioni non inquinanti (come il gas) nell’ambito di interscambi equi con altri popoli e paesi…. (in ogni caso le importazioni di gas sono sempre “politicamente pericolose” e potrebbero essere viste in una prima fase in funzione di non diventare mai del tutto indispensabili ed essere eventualmente sostituite dalle “rinnovabili”)…

   E, non ultima innovazione nel modo di vita comunitaria, un razionale utilizzo del consumo energetico che eviti sprechi inutili di risorse, come ora accade: pensiamo ai grandi elettrodotti di trasporto a lunga distanza che adesso arrivano a perdere nell’ambiente quasi la metà dell’energia trasportata… ma anche gli sprechi inutili di illuminazione in luoghi pubblici e privati, gli utilizzi massici e ingiustificati di energia nell’industria chimica…..

   Insomma quel che vogliamo dire è che il rifiuto del nucleare richiede anche un processo virtuoso, organizzativo, scientifico, ma anche “etico”, di impegno di tutti…. pertanto faticoso, ma anche interessante, creativo, di come immaginare concretamente una società che sia allo stesso tempo avanzata e sempre più innovativa, e A BASSO CONSUMO ENERGETICO. Disponibile a ripensarsi e, magari, a fare qualche sacrificio necessario (qualche impianto in meno di aria condizionata in casa, se non ci son persone malate e anziane, sarebbe auspicabile… si può vivere bene, forse meglio, lo stesso…

   Al 12-13 giugno l’ “ardua sentenza” sul prossimo futuro energetico (invitandovi a convincere persone ad andare a votare…).

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Cosa dicono i sondaggisti

“AL 50% IL QUORUM NON SI RAGGIUNGERA'”

di Tommaso Montesano, da “LIBERO – EDIZIONE MILANO” del 3/6/2011

   «Ci sono cinquanta, sessanta probabilità su cento che il quorum sia raggiunto». Nicola
Piepoli
avverte chi punta sull`astensionismo: stavolta la possibilità che il referendum tagli il traguardo della validità ci sono. Ma l`effetto trascinamentoderivante dal recente voto amministrativo, precisa, non c`entra. «L`elemento  dominante, quello che potrebbe spingere i cittadini alle urne», spiega il sondaggista, «non è rappresentato dalla voglia di dare una spallata a Silvio Berlusconi, quanto dalla presenza del quesito sul nucleare».

   Se la Corte di Cassazione non avesse riammesso la scheda sull`atomo, i referendari avrebbero fatto bene a rassegnarsi. «Il quorum sarebbe stato irraggiungibile», sostiene Piepoli. La decisione del Palazzaccio ha cambiato le carte in tavola: «È il nucleare che determina le fortune o meno del referendum. Basti pensare che se si fosse votato quindici giorni dopo l`incidente alla centrale giapponese di Fukushima, l`affluenza avrebbe superato il 60%». Insomma, per Piepoli non ci sarà nessun “effetto Berlusconi”, stavolta al negativo, sul voto: «Al momento è probabile, ma non certo, che il quorum sia raggiunto».

   Dipenderà, però, anche dall`andamento della partecipazione al referendum nel corso della prima giornata. Se domenica mattina, ad esempio, l`affluenza fosse sotto la media delle precedenti consultazioni, prevarrebbe la tendenza a disertare le urne. Un`affluenza in crescita da subito, viceversa, scatenerebbe un effetto trascinamento».

   Luigi Crespi si mostra più dubbioso di Piepoli: «Il raggiungimento del quorum non è impossibile, ma è tutt`altro che certo». Il numero uno di Crespi ricerche fa i conti: «Escludendo un 40% di elettori che si dichiara sicuro di non votare, il restante 60% è così diviso: un 30% si dice certo di recarsi alle urne, l’altro 30% dichiara che probabilmente lo farà». Saranno questi ultimi, spiega Crespi, a decidere la partita: «I prossimi giorni saranno decisivi. Molto dipenderà dalla piega che prenderà la campagna elettorale». E qui entra in ballo il ruolo di Berlusconi. «Antonio Di Pietro sta indovinando la campagna elettorale. Nel senso che la strada maestra per incrementare la partecipazione al voto è quella di deberlusconizzare i quesiti».

   L`opposto di quanto sostenuto da Pier Luigi Bersani, leader del Partito democratico, che chiede di votare per dare una nuova spallata al Cavaliere. Cresi ribadisce: «Sul merito del referendum, soprattutto sul nucleare e sull`acqua, molti elettori del centrodestra hanno una posizione diversa rispetto ai loro partiti. Per questo consiglio ai fautori del Si di concentrarsi sugli argomenti dal punto di vista tecnico». Eppure la libertà di coscienza dietro la quale si è trincerato il Popolo della libertà non lo convince: «Mi sembra un tentativo patetico di non pagare il conto di un`eventuale raggiungimento del quorum. È un errore di comunicazione che sottende la paura della sconfitta».

   Crespi, tuttavia, sull`esito della consultazione si mostra scettico: «Sulla base dell`affluenza nei referendum precedenti, al momento stimo intorno al 45% la possibile partecipazione al voto, perché di solito solo la metà di quanti dicono che probabilmente voteranno alla fine si reca al seggio. Raggiungere il quorum resta complicato».

   Cauto anche Renato Mannheimer, presidente di Ispo: «È vero che l`introduzione del quesito sul nucleare accresce la possibilità di raggiungere il quorum, ma negli ultimi referendum questo non è avvenuto. E l`esperienza qualcosa insegna». (Tommaso Montesano)

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I PARTITI IL FRONTE DEL SÌ – Partito democratico, Italia dei valori, Sinistra ecologia e libertà, Radicali sono schierati per quattro Sì ad altrettanti quesiti: uno sul nucleare, due sull`acqua e uno sul legittimo impedimento a comparire in udienza.

I FINIANI “Futuro e Libertà” ufficialmente lascia libertà di coscienza ai suoi elettori. Gianfranco Fini, però, si è pubblicamente esposto per la partecipazione al voto. E ieri italo Bocchino, vicepresidente di Fli, ha annunciato un no (sull`acqua) e tre astensioni.

I DUBBI UDC – A marzo, Pier Ferdinando Casini si era schierato contro i questi su acqua e nucleare. Più sfumata la posizione sul legittimo impedimento, anche se la tendenza è quella di confermare il No. Agli elettori, in ogni caso, è arrivato l`invito a recarsi alle urne.

LA MAGGIORANZA – Il Popolo della Libertà ha fatto sapere che lascerà libertà di coscienza ai propri elettori. L`obiettivo neanche troppo nascosto, però, è di far fallire la consultazione. Incerta la LEGA: nelle scorse settimane Umberto Bossi ha definito «attraente» il quesito sull`acqua. «La Lega è sempre sensibile ai temi che interessano il territorio», ha detto ieri l`europarlamentare Mario Borghezio. La Destra di Francesco Storace si smarca: tre Sì su nucleare e acqua, rifiuto della scheda sul legittimo impedimento.

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Domande & Risposte – 12 E 13 GIUGNO – di Raffaello Masci, da “la Stampa” del 2/6/2011

COSA PREVEDONO I REFERENDUM?

La Cassazione ha confermato che il 12 e 13 giugno si terrà anche il referendum sul nucleare, che sembrava dovesse essere sospeso. Che cosa è accaduto di preciso?
Dopo i fatti di Fukushima il governo aveva sospeso, attraverso il decreto Omnibus, il programma nucleare italiano, e questo, secondo alcuni, avrebbe fatto automaticamente decadere le norme sul nucleare di cui il referendum chiedeva l’abrogazione. Ieri la Cassazione ha invece accolto, a maggioranza, l’istanza del Pd di trasferire i quesiti referendari sul nucleare alle nuove norme contenute nel decreto Omnibus. La richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà, dunque, alle nuove norme del decreto (art. 5, commi 1 e 8).
C’è dunque un referendum sul nucleare. Ma ce ne sono anche altri?
Sì. Il 12 e 13 giugno gli italiani sono chiamati a pronunciarsi su quattro quesiti espressi da altrettante schede elettorali, che riguardano tre temi: l’acqua pubblica (due quesiti), il legittimo impedimento (un altro quesito) e – appunto – il nucleare.
Che cosa si chiede con il referendum sull’acqua pubblica?
Tutto nasce da due norme (legge 152 del 2006 e legge 133 del 2008) che, sostanzialmente, dicevano che pur restando l’acqua un bene dello Stato, se ne affidava la gestione a soggetti privati o a società miste pubblico-privato. I referendari chiedono che sull’acqua nessuno debba guadagnarci e quindi che debbano restare in mano pubblica sia la proprietà che la gestione.
Come bisogna votare su questo argomento?
Essendo due le leggi coinvolte, due sono anche i referendum sull’acqua, e due sono anche le schede da votare: una rossa e una gialla. I referendum sono abrogativi, quindi chi vuole che resti in vigore la legge sull’acqua gestita dai privati deve votare «No»: no all’abrogazione delle due norme. Chi, invece, vuole che l’acqua torni ad essere pubblica e che nessuno debba guadagnarci, deve votare «Sì»: si all’abrogazione delle due norme.
Cosa chiede il referendum sul nucleare?
Scheda di colore grigio. Originariamente il quesito proponeva l’abrogazione del piano nazionale sul nucleare. Poi il governo ha sospeso il programma e questo si pensava che facesse saltare automaticamente il referendum. Ma poiché il governo ha solo rimandato ma non annullato i suoi progetti sul nucleare, la questione resta.
Si voterà quindi anche sul nucleare?
Assolutamente sì. Chi non vuole il nucleare deve votare «Sì». Chi invece è favorevole a questo tipo di energia deve votare «No».
Cosa prevede il quarto quesito, quello sul legittimo impedimento?
La legge numero 51/2010 stabilisce che il presidente del Consiglio e i ministri possano godere di un «legittimo impedimento»: cioè, se chiamati a comparire davanti a un tribunale, possano rifiutarsi di farlo qualora questo impatti con altri impegni istituzionali. Poiché i referendari considerano questa una norma «ad personam», fatta, cioè, per alleggerire il presidente del Consiglio Berlusconi dalla pressione dei vari processi che lo riguardano, chiedono di abrogare questa legge.
Quindi come si vota sul legittimo impedimento?

Chi vuole che il presidente del Consiglio e i ministri debbano essere processati come tutti i cittadini, deve votare «Sì»: sì all’abrogazione della legge 51. Se, invece, si ritiene che queste alte personalità meritino un trattamento di favore, e che la legge debba rimanere così com’è, debbono votare «No»: no all’abrogazione.
Chi ha proposto questi referendum?
I referendum sul legittimo impedimento e sull’energia nucleare sono stati promossi entrambi dall’Italia dei Valori. I quesiti sui servizi idrici derivano invece da un’iniziativa civica promossa dal «Forum Italiano dei movimenti per l’acqua».
Come si sono schierati i partiti italiani?
La maggioranza di governo (Pdl e Lega) darà libertà di scelta. Tutto il centrosinistra e tutte le associazioni ambientaliste sono, invece, per il «Sì»: quattro sì. Il Fli ha dato libertà di voto. L’Udc ha opinioni diverse sulle singole materie ma ha invitato tutti ad andare a votare.
Il referendum sarà comunque valido?
No. Sarà valido solo se andrà a votare la metà più uno degli aventi diritto. Altrimenti fallirà. Chi tiene, quindi, a temi come l’acqua per tutti o l’energia nucleare, è bene che faccia sentire la sua voce e vada a votare. (RAFFAELLO MASCI)

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ENERGIA, LE “RINNOVABILI” HANNO GIÀ VINTO LA PARTITA

– Comunque vada, nucleare più lontano – e per il gas ci sono rischi politici –

di Roberto Giovannini, da “la Stampa” del 3/6/2011

   Silvio Berlusconi promise la prima pietra delle centrali nucleari entro il 2013. Comunque vada il referendum, questo è un obiettivo assolutamente irraggiungibile. Se – come dicono i sondaggi in mano ai partiti e alle società elettriche – il quorum verrà raggiunto con la stravittoria dei «sì», il discorso dell’elettricità da atomo nel nostro Paese sarà chiuso per molti anni.

   Anche se per chi studia le tecnologie nucleari resterà aperta la strada dell’Enel, che possiede e gestisce diverse centrali nucleari in Paesi europei come Spagna e Slovacchia. Ma allora, come faremo a produrre l’energia che ci serve?
   Il governo Berlusconi ipotizzava per il 2050 un mix energetico suddiviso in quattro fette: 25% dal nucleare, 25% dalle rinnovabili, 25% dal gas, 25% dal carbone. Ma Fukushima ha ucciso il «Rinascimento nucleare».

   L’Enel adesso suggerisce una «torta» in cui le fette sono solo tre: 33% dalle rinnovabili, 33% dal gas, 33% da quello che chiamano «carbone pulito». Ogni «fetta» ha le sue controindicazioni: le rinnovabili producono energia costosa, che ha bisogno di ingenti incentivi; il gas è sottoposto a forti rischi politici, visto che viene dai Paesi arabi o dalla Russia. E il carbone anche se si possono ridurre moltissimo le emissioni inquinanti «classiche», diossido di zolfo, ossido di azoto, micropolveri – è molto pericoloso per l’ambiente. Una grande centrale a carbone produce 15 milioni di tonnellate l’anno di Co2, il gas serra che genera il riscaldamento globale. Per adesso, le tecnologie di cattura dell’anidride carbonica sono solo sperimentali. E per le emissioni in eccesso i Paesi sono sottoposti a grosse multe.
Tuttavia le soluzioni per risolvere l’enigma dell’energia ci sono. Alberto Clò, già ministro dell’Industria, grande esperto di energia, si autodefinisce «nuclearista non pentito», anche se ha bocciato il programma del governo come sbagliato e irrealistico. «Guardiamo le cose come stanno – spiega -: il nucleare avrebbe dato un contributo significativo solo dal 2030. E in Italia né oggi, né in futuro – ci sono pericoli di squilibrio tra la domanda e l’offerta di elettricità. Non si prevede un forte aumento della richiesta di elettricità – spiega il professor Clò – e la nostra capacità produttiva è assolutamente idonea.
Tra il 1998 e oggi la potenza elettrica installata è aumentata di oltre 30 GW, la domanda è rimasta sostanzialmente stabile, e spesso c’è anche eccesso di produzione. Un rischio c’è solo in caso di un non prevedibile boom dell’economia italiana».

   In effetti la potenza installata – cioè la capacità di generare elettricità in un dato istante – è di circa 105 GW, contro un picco massimo di potenza richiesta di circa 56 GW (nell’estate del 2007). Già oggi, di rado i 15-20 GW di potenza installata di fonti rinnovabili vengono usati, e diverse centrali a gas operano a metà regime, 3000 ore l’anno contro le 6000 potenziali.
Il guaio, spiega Clò, è che ragionevolmente non sarà possibile in futuro avere bollette più basse. Soprattutto se si continuerà a sovraincentivare le fonti rinnovabili, come solare fotovoltaico ed eolico, e se si dovranno rispettare gli obiettivi europei, che impongono di raggiungere nel 2020 una produzione elettrica da rinnovabili pari al 20%. «Secondo l’Autorità per l’energia dice – i nuovi incentivi scaricheranno sulle tariffe elettriche 100 miliardi di costi aggiuntivi. La verità è che le rinnovabili sono molto costose. Si può scegliere di farlo in nome dell’ambiente, ma sicuramente pagheremo un prezzo: saremo meno competitivi, ed è probabile che le produzioni si delocalizzeranno verso Paesi dove l’energia costa meno».
Energia pulita ma costosa? Non è d’accordo Sergio Ulgiati, fisico all’università Parthenope e membro del Comitato scientifico del Wwf. «Senza nucleare spiega – siamo e saremo per un po’ dipendenti dal gas naturale, anche se sicuramente l’Enel e soci premeranno per le centrali a carbone». Ulgiati concorda con Clò: non ci sarà un problema di offerta elettrica.

   Per questo gli ambientalisti propongono una «solarizzazione» della produzione di elettricità, in cui progressivamente vento e sole e biomassa sostituiscano le centrali che bruciano fossili, ovvero carbone, olio e gas. Per Ulgiati «in pochi anni il costo di installazione del fotovoltaico è passato da 5000 a 2500 euro per chilowattora di picco. Gli incentivi all’installazione permettono di recuperare le spese in 7-8 anni anziché in 12».

   E gli incentivi? «Possono essere migliorati, riducendoli gradualmente. Ma ora servono per diffondere una tecnologia che può sostituire carbone e gas». Le bollette però saranno più care. «L’energia elettrica da fonti fossili sembra conveniente. Ma nelle tariffe non si considerano i costi esterni, messi a carico della società: l’inquinamento dell’aria, le emissioni di Co2 e il rischio per il clima, le oscillazioni dei prezzi delle materie prime, le tensioni internazionali, le guerre per il petrolio. Non stanno nelle bollette, ma li paghiamo eccome». (Roberto Giovannini)

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CASSAZIONE: SI A REFERENDUM SU NUCLEARE

da http://www.forumnucleare.it/

   La Corte di Cassazione ha confermato lo svolgimento della consultazione referendaria sul nucleare. In particolare, è stata accolta l’istanza presentata dall’Italia dei Valori che ha chiesto di trasferire il quesito, riformulandolo, sulle disposizioni introdotte dalla conversione in legge del decreto legge Omnibus (la Legge 26/5/2011 n. 75). L’abrogazione sarà richiesta per il comma 1 e 8 dell’articolo 5.

   Nello specifico, il comma 1 precisa che l’abrogazione disposta è stata introdotta “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”.

   Il comma 8 dello stesso articolo interviene sulle nuove modalità di adozione della Strategia Energetica nazionale. La conversione in legge del dl Omnibus ha disposto, infatti, l’abrogazione dell’articolo 7 della legge 133/2008 che definiva tale Strategia, prevedendo al suo interno anche la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare, nonché la promozione della ricerca sul nucleare di quarta generazione o da fusione”.

   La nuova misura voluta dal Governo chiede che entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione, il Consiglio dei Ministri adotti una Strategia energetica nazionale, d’accordo con i Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, sentita la Conferenza Unificata e acquisito il parere delle Commissioni parlamentari.
La Strategia energetica nazionale dovrà individuare le priorità e le misure necessarie a garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree di approvvigionamento, nonché il miglioramento della competitività del sistema energetico del Paese.

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IL DIETROFRONT DI BERLINO

MERKEL: ADDIO AL NUCLEARE

di Alessandro Alviani, da “La Stampa” del 31/5/2011

– La Germania torna al piano Schróder, i reattori saranno fermati entro il 2022 –

BERLINO – Déjà vu a Berlino. Per la seconda volta in undici anni la Germania ha deciso ieri di spegnere tutte le sue centrali nucleari entro il 2022. La «svolta», annunciata da Angela Merkel, ricopia quasi alla lettera l`obiettivo che era stato fissato nel 2000 dal suo predecessore Gerhard Schróder e che era stato annullato dalla cancelliera appena sette mesi fa, quando il suo governo aveva prolungato la vita dei reattori fino al 2036.

   Da allora è cambiato il quadro politico, con la Cdu che ha perso voti in quasi tutte le regionali tenutesi quest`anno. Ed è cambiato il tono della discussione: l`incidente di Fukushima ha modificato l`atteggiamento della cancelliera verso l`atomo e ha reso concreti rischi che pochi ritenevano pensabili. in un Paese all`avanguardia.

   L`ondata anti-nucleare in Germania è cresciuta. E Merkel ha scelto di cavalcarla. La Repubblica federale torna così ad essere la prima grande nazione industrializzata che si incammina sulla strada verso un futuro senza atomo.

   E si propone come modello per gli altri Paesi. Lo dice a chiare lettere la cancelliera quando, rivolta agli Stati che pensano di abbandonare il nucleare o non vogliono tornare a usarlo, spiega: «crediamo di poter mostrare loro che crescita, posti di lavoro, prosperità economica e un approvigionamento energetico basato sulle rinnovabili possono andare insieme».

   La Germania, che dispone di 17 reattori e copre con l`atomo il 22% del suo fabbisogno energetico, dirà addio al nucleare in tre fasi. Anzitutto le sette centrali che erano state spente per tre mesi a seguito della moratoria decisa dopo Fukushima non verranno più riaccese, come non verrà riacceso il reattore di Krummel, fermo per una serie dì problemi tecnici.

   Una di centrale potrebbe essere però mantenuta in «stand-by» fino al 2013 e riattivata in caso di bisogno. Altre sei centrali saranno staccate dalla rete entro il 2021. Le restanti tre, le più moderne, resteranno a disposizione fino al 2022 come riserva di sicurezza. Già oggi, a causa della moratoria o di lavori di manutenzione, la maggior parte dei reattori tedeschi sono fermi.

   Al tempo stesso Berlino vuole investire di più nelle energie pulite, specie nell`eolico offshore. L`obiettivo è raddoppiare entro il 2020 dall`attuale 17 al 35% la quota delle rinnovabili nel mix energetico nazionale.

   Sono previsti inoltre interventi per potenziare l`infrastruttura di rete. La maggioranza sollecita poi il completamento entro il 2013 delle nuove centrali a combustibile fossile con una capacità di dieci gigawatt già in costruzione e chiede di realizzare entro il 2020 ulteriori centrali – non è chiaro se fossili o rinnovabili con una capacità di altri dieci gigawatt. Resta, in ogni caso, l`impegno a ridurre le emissioni di Co2 dei 40% entro il 2020. L`addio al nucleare, ha notato Merkel, rappresenta «una chance enorme» per il Paese, che può trasformarsi nel «pioniere» del passaggio all`era delle rinnovabili e può ricavare dalla svolta «ottime chance per l`export».

   Non a caso a Francoforte ieri volavano i titoli delle società eoliche e fotovoltaiche, mentre frenavano quelli dei gestori di centrali nucleari. Critiche alla decisione del governo sono arrivate sia dalla Bdi (la Confindustria tedesca), che parla di scelta affrettata, sia dalle associazioni ambientaliste, che definiscono invece l`abbandono troppo lento, sia dai Verdi, che temono per il futuro un`ennesima retromarcia.

   Merkel ha lasciato però capire che la scelta stavolta è irreversibile. Anche perché, con l`addio al nucleare, cade ormai l`ultimo grande ostacolo sulla strada di un`eventuale alleanza futura della sua Cdu con i Verdi. (Alessandro Alviani)

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Domande & Risposte – L’ADDIO TEDESCO di Luigi Grassia, da “la Stampa” del 31/5/2011

CHE COSA CAMBIA PER IL NUCLEARE?

La Germania ha deciso di chiudere tutte le centrali nucleari. È un fatto così importante?
Sì, perché Berlino è fra i pesi massimi dell’atomo mondiale, e la sua decisione oltre a poter influenzare l’opinione pubblica internazionale cambia il conto economico dell’industria nucleare (per le economie e diseconomie di scala del settore) anche negli altri Paesi.
Quante sono le centrali atomiche nel mondo?
Al momento sono in attività 442 reattori con una potenza installata di 374,914 GigaWatt (ogni GigaWatt è pari un miliardo di Watt e come indicazione di massima può bastare per i bisogni di 350mila famiglie). La distribuzione delle centrali per Paese è molto variegata e così la quota di generazione elettrica riconducibile all’atomo. Nel mondo tale quota è del 13,5% ma si sale al 21,1% nei trenta Paesi dell’Ocse (cioè i più industrializzati di matrice economica occidentale) e al 27,8% nell’Unione europea. In particolare nell’Ue il nucleare è la seconda fonte di generazione: 937 TeraWattora contro i 944 TWh del carbone (ogni TeraWattora è uguale a mille GigaWattora).
Quella nucleare è un’industria in ascesa o in declino?
Singole decisioni come quella tedesca possono cambiare il quadro di giorno in giorno, e da ieri si può dire che il futuro del mondo sarà un po’ meno nucleare. Ma nel complesso il settore è in forte crescita nel pianeta. Al momento risultano in costruzione 65 reattori nucleari con una potenza installata di 62,862 GigaWatt: ben 27 di questi impianti stanno sorgendo in Cina con la sua enorme fame di energia, seguono la Russia con 11 reattori, la Corea del Sud con 5, l’India con 5, il Giappone con 2, Taiwan con 2, l’Ucraina con 2, la Bulgaria con 2, la Slovacchia con 2, e poi, con un reattore ciascuno, Argentina, Brasile, Finlandia, Francia, Iran, Pakistan e Usa. Ovviamente resta da verificare quali ulteriori ripercussioni avrà la recente catastrofe del reattore di Fukushima, dopo la defezione nucleare tedesca.
In Italia a che punto siamo?
Il Paese ha abbandonato l’atomo dopo il disastro di Cernobyl e il referendum «no grazie» del 1987. Di recente il governo Berlusconi aveva avviato un programma per tornare a costruire un certo numero di centrali nucleari, ma l’incidente in Giappone, proprio in vista del referendum anti-atomo del 12 e 13 giugno, ha indotto il centrodestra a fare retromarcia, per evitare una quasi certa sconfitta nelle urne. Ma più che un azzeramento è un rinvio. Mercoledì la Cassazione deciderà se le ultime decisioni del governo bastano a cancellare il referendum o se si dovrà votare comunque, cosa che (è probabile) cancellerebbe definitivamente l’atomo italiano.
Che argomenti ci sono a favore del ritorno dell’Italia all’energia nucleare?
I sostenitori dell’atomo dicono che diversificare le fonti di generazione elettrica è indispensabile alla stabilità e all’economicità del sistema. Propugnano un mix fra nucleare, carbone «pulito» ed energie rinnovabili, anche per ottemperare ai tagli (molto severi) delle emissioni di anidride carbonica a cui abbiamo accettato di sottoporci in sede internazionale. Ancora i sostenitori fanno notare che la Francia, con più di 50 centrali nucleari, realizzerà obiettivi analoghi facilmente e senza sacrificare la crescita economica, anche perché l’atomo le permette di produrre elettricità a costi bassi (e infatti l’Italia importa energia dalla Francia). Infine i filo-nucleari dicono che i reattori sono sicuri, e che i pochi incidenti avvengono soltanto in impianti vecchi, non del tipo che costruirebbe adesso l’Italia.
E invece che cosa si può dire contro l’atomo?
Chi teme questa energia fa notare che le reiterate promesse di sicurezza assoluta sono state ripetutamente disattese dagli incidenti, inoltre non è stato risolto il problema di dove mettere le scorie nucleari (che durano per migliaia di anni). Viene contestato anche il calcolo economico: le spese di smantellamento di una centrale atomica alla fine del suo ciclo operativo, si dice, mangerebbero i veri o presunti risparmi ottenuti prima. Alcuni di coloro che non sono pregiudizialmente ostili all’atomo osservano che sarebbe meglio aspettare qualche anno e costruire centrali nucleari con tecnologie nuove, più garantite e che non producono scorie.
Quali sono le tecnologie nucleari oggi disponibili?
Per le centrali italiane sono in lizza le centrali Epr, co-prodotte dalle francesi Areva, Alstom e Edf e dall’italiana Enel, e l’Esbwr dell’americana General Electric. Ma nel mondo ci sono altri grandi produttori.
E le tecnologie futuribili?
Per esempio Ansaldo è capofila di un progetto pan-europeo di impianti di terza generazione raffreddati a piombo fuso; inoltre ha un ruolo nel programma mondiale per lo studio della quarta generazione e nel «nuovo nucleare» a fissione di Carlo Rubbia. (Luigi Grassia)

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L’EUROPA E LA SCELTA DELLA GERMANIA DI USCIRE COMPLETAMENTE DAL NUCLEARE

MANCA UNA POLITICA EUROPEA

di Marco Zatterin, da “La Stampa” del 31/5/2011

   C’è chi storce il naso e sostiene che «ora la Germania porta la sua agenda nazionale in Europa», chi teme conseguenze disastrose per la lotta all`effetto serra provocate da un aumento massiccio del ricorso al carbone, chi afferma l`esatto contrario prevedendo, «grazie a Berlino, una corsa verso fonti più alternative e rinnovabili», e chi – infine ricorda che si tratta di un piano decennale e, dunque, «in dieci anni può succedere di tutto».

   Certo è che la scelta (politica) verde di Frau Merkel non sarà scevra da conseguenze per un`Europa che orienta la politica energetica con una mano sola. Sul nucleare, i Trattati hanno scelto la piena neutralità, demandando agli stati la decisione sulle risorse. Atomo, pala o acqua, per Bruxelles in teoria pari sono. A patto, ed è questa la vera attribuzione di cui si è dotata l`Unione, che ci siano i requisiti di sicurezza e il rispetto dell`ambiente.

   Niente da dire sulle centrali, insomma, purché siano garantite. L`Europa ha voluto lasciare alle capitali molte questioni di rilevanza strategica e bene ha fatto: non sarebbe concepibile che fosse un club di capi di stato e di governo a dire che un paese deve usare o meno il nucleare. Avrebbe però dovuto essere più efficace nello stabilire il terreno di gioco continentale.

   Troppe volte le differenze e l`attenzione a questa o quella lobby hanno dimezzato i risultati. Il sistema delle quote di Co2 è un pasticcio, come sdentati rischiano d`essere i controlli di sicurezza sugli impianti, decisi dopo la quasi catastrofe nipponica. L`Ue è la casa degli accordi bilaterali che aggirano le divergenze senza epilogo, priva persino d`una rete comune. Ha obiettivi ambientali ambiziosi e decisi all`unanimità che nessuno vuole pagare. Ha più di una centrale vecchia, fra molte di ultima generazione, che va tonificata.

   Il dietrofront della Germania può avvertire della necessità d`una ripartenza, qualcosa che lasci le opzioni di fondo ai governi nazionali, ma armonizzi e renda compatibile tutto ciò che è possibile, con serietà e impegno vero. Ci vuole che l`unione faccia la forza perché serve energia sicura e a buon mercato. Che faccia la forza e non sia solo una ragione per dividersi, come se si potesse essere sicuri che il clic che illumina una stanza o accende la tv sia scontato per l`eternità. (Marco Zatterin)

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GERMANIA

LA RICETTA: PER IL 2050 SOLO FONTI RINNOVABILI

di Roberto Giovannini, da “la Stampa” del 31/5/2011

   Come farà la Germania a rimpiazzare quel 22 per cento di fabbisogno di elettricità – ben 133 TWh su 603 complessivi, il doppio dell`Italia – assicurato oggi dal nucleare? Non sarà semplice, certo.

   Ma non sarà neanche un salto nel buio: i tedeschi sono gente organizzata, metodica, abituata a calcolare costi tempi e modi. E come spiega un rapporto di un Agenzia del Ministero dell`Ambiente, diffuso nel luglio del 2010, la Germania è convinta di riuscire a produrre entro il 2050 il 100 per cento della sua elettricità esclusivamente attraverso fonti rinnovabili. II 100%. Riuscendo, contemporaneamente, a ridurre dell`80-85% le emissioni di C02 e gas serra rispetto al 1990. Diventando, infine, una potenza planetaria nella realizzazione e nello sfruttamento delle tecnologie più innovative nel campo della produzione di energia pulita.

   Il rapporto della Umwelt Bundesamt (l`agenzia federale dell`Ambiente) spiega che dal punto di vista della fattibilità tecnica ed economica l`obiettivo di assicurare con le rinnovabili il 100% del fabbisogno elettrico è già oggi perseguibile, con le tecnologie esistenti. Il problema, chiarisce Jochen Flasbarth, il presidente della UBA, è la volontà politica per attuare i cambiamenti sociali, culturali e tecnologici indispensabili Che non sarebbero di poco conto: servirebbe un fortissimo risparmio energetico, ad esempio attraverso l`isolamento termico di tutti gli edifici.

   Bisogna sviluppare metodi per adattare la domanda di imprese e cittadini alla fluttuazione della produzione elettrica di vento e solare. E soprattutto avvicinare i luoghi dove l`elettricità è prodotta e quelli dove viene consumata. Con una rete elettrica capace di assicurare prestiti e compensazioni tra territori in caso di necessità, creando appositi sistemi in grado di «conservare» energia per scaricarla quando e dove serve.

   Sulla fattibilità teorica di questa operazione – che ora ha come obiettivo intermedio un target 2020 del 40% per le rinnovabili – non ci sono molti dubbi, neanche da parte degli osservatori più scettici. Già oggi il 17% dell`elettricità deriva da eolico, biomasse e biogas, idroelettrico e solare fotovoltaico, superando la quota del gas naturale. Prendendo in esame un giorno soltanto, il 7 febbraio 2010, eolico e solare fotovoltaico da soli hanno garantito da un massimo del 32% del fabbisogno nazionale a mezzanotte (ovviamente solo l`eolico…) a un minimo del 18% alle ore 13. Sempre nel 2010 in Germania sono stati investiti in fonti rinnovabili 26 miliardi di euro (+25%), con il raddoppio della potenza installata.

   I problemi pratici però non sono di poco conto: da quelli paesistici – le pale eoliche non sono certamente popolari, ma oggi anche le centrali atomiche non piacciono a nessuno – a quelli tecnico-industriali ricordati in precedenza. Come la necessità di riprogettare in modo «intelligente» una rete elettrica concepita per fonti energetiche stabili e non fluttuanti. Una rete ideata per pochi, grandissimi, produttori elettrici. In grado di spartirsi un mercato sicuro a prezzi garantiti.

   E c`è il problema del costo. Il 26 dicembre scorso grazie a dei venti fortissimi le pale eoliche hanno prodotto energia a costo zero, ma di norma non è così. Tanto è vero che grazie agli incentivi pagati dall`Erario per favorire lo sviluppo delle rinnovabili i prezzi dell`elettricità in Germania sono in media alti, e superiori del 60% rispetto al 2000.

   Costi che secondo i governi che si sono succeduti però «valgono la candela», se l`obiettivo è quello di sviluppare una tecnologia e costruire un`industria che diventerà un altro fiore all`occhiello dell`export tedesco nel mondo. Secondo uno studio di A.T. Kerney, entro cinque anni il costo del kilowattora di solare fotovoltaico passerà da 24 a 12 centesimi, diventando più conveniente di quello prodotto col metano. (Roberto Giovannini)

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GIAPPONE

QUELLE MAMME DI FUKUSHIMA CHE MISURANO LE RADIAZIONI

– Contatori Geiger alla mano, 200 donne controllano la contaminazione e accusano: “Basta bugie, vogliamo la verità per salvare i nostri figli” –

di Daniele Mastrogiacomo, da “la Repubblica” del 1/6/2011

FUKUSHIMA – Di cosa ha paura? “Delle radiazioni. Uccideranno i miei figli”. È appena passato il tecnico, dice che il livello delle radiazioni rientra nella norma. “Passa una volta alla settimana. Noi le registriamo tutti i giorni. Ci sono picchi spaventosi”.

Cosa farà? “Manderò via i miei figli. Io resterò qui a lottare”. Shiori Yokoyama ci trascina in casa, apre un cassetto, tira fuori uno strumento che sembra un cronometro a mano. Lo impugna, ci guida ancora all’esterno, afferra il contatore Geiger, lo abbassa verso il terreno, osserva i valori che si alzano, si abbassano, tornano ad alzarsi fino a lanciare un sibilo costante.

“Ecco, guardi, segna 2,4 microsievert l’ora”, spiega. “Arrivano a 36 al giorno, cioè 13.140 l’anno, ossia 13 millisievert l’anno. Ci sono posti dove si
raggiunge i 220 l’anno: è più alto di quello della centrale”. Qui si è sotto i 20 millisiervert l’anno fissati dal governo, facciamo notare. “E cosa significa: morire più tardi? Gli standard internazionali parlano di 1 millisievert l’anno. Solo dopo l’incidente alla centrale lo hanno alzato a 20. E adesso, da due settimane, lo hanno esteso ai bambini. È assurdo, questo ci fa paura. Ci sentiamo ingannate, non sappiamo quale sia la verità. Chi mente e chi nasconde. Vengono quasi tutti i giorni: medici, esperti, persino il governatore della Prefettura ci ha fatto visita. Arrivano, ci rassicurano, dicono che va tutto bene, ci invitano a mangiare latte e verdura. Dobbiamo solo aspettare che passi. Ma noi abbiamo urgenza di capire. I miei figli non possono morire”.

   Questa donna di 38 anni abbraccia i suoi quattro figli che ci guardano con l’aria smarrita. Il più grande ha 11 anni, il più piccolo 10 mesi. Abitano qui da sempre, assieme al padre che fa il medico. Dopo il grave incidente a Fukushima Daiichi, Shiori Yokoyama si è messa a studiare e adesso è una vera esperta di radiazioni e isotopi.

   Un giorno si è resa conto che qualcosa non andava. Allora ne ha parlato con le altre mamme del suo quartiere e insieme hanno deciso di organizzarsi. Oggi sono in duecento e dall’inizio del mese, ogni domenica, formano una lunga catena umana che assedia il palazzo della Prefettura. Il governo lascia fare, qualche volta accoglie una delegazione, altre le allontana. Ma loro, queste mamme esasperate, geishe trasformate da Fukushima in guerriere ecologiche, resistono: lottano per far sopravvivere i loro figli. Guidano un movimento che si allarga e rischia di contagiare altre città e altri villaggi della Prefettura.

Da metà mese, un team di Greenpeace international è sbarcato in Giappone e scandaglia tutto il perimetro dell’area evacuata con monitor e rilevatori di radiazioni. Svolge una contro inchiesta e dai dati che ha messo sulla Rete si scopre che le mamme guerriere hanno ragione. Basta guardare la mappa punteggiata da ampi cerchi rossi, gialli, arancioni e azzurri per rendersi conto che il governo e la Tepco, la società che gestisce Fukushima Daiichi, nascondono la verità.

   Trenta chilometri più a nord, nel villaggio di Nishigo, c’è la casa di Atsuko Morinaga, 51 anni, mamma di un bambino di 11. Lo ha portato via. “Ad Akuba, nella prefettura di Nagano”, precisa. “Mi manca ma sono serena. Lì è al sicuro. L’ho affidato ad un volontario che ha messo a disposizione la sua fattoria per accogliere i bambini fatti fuggire delle madri preoccupate. Ce ne sono tanti, so che sta bene. Non so quando tornerà. Per me è diverso: non ho un posto dove andare, devo cercare lavoro, devo mantenermi e lo Stato non mi aiuta”.

   Anche Atsuko, come Shiori, fa parte del movimento per la verità su Fukushima. “Ho capito subito – racconta – che le autorità mentivano. Ci sono troppi interessi in ballo. Dopo le nostre proteste hanno iniziato a fare delle misurazioni nelle scuole. C’è il problema del terreno nello spazio giochi esterno. Per loro non c’era nulla di strano. Noi, con i nostri strumenti, abbiamo trovato dei picchi preoccupanti proprio sulla terra dove c’è lo scivolo dei bambini. Adesso dicono che lo rivolteranno, ma non basta: è solo un modo per tenere tranquilla la popolazione”.

   Chi è costretto a restare segue un rito quotidiano. I bambini indossano sempre mascherina e cappello e ogni volta che tornano a casa le mamme li passano al contatore Geiger. Sotto le scarpe, sulla testa, lungo tutti i vestiti. “Proprio ieri – ci svela mamma Atsuko – c’era stato un controllo nella scuola di mio figlio.  Risultava un livello di 0,74 microsievert l’ora nell’ambiente. Con le altre mamme siamo andate nel cortile interno e la radiazione era di 5,9 microsievert l’ora. Questi sono dati. Vuol dire che ci raccontano bugie. Non ci fidiamo più”.

   Chi può ha lasciato la regione. Chi resta, lotta. “Ho sentito che ci sono state nuove fughe radioattive con l’acqua di raffreddamento della centrale”, commenta Atsuko mentre si prepara a raggiungere Tokyo. “La gente comincia a capire. È in gioco il futuro di tutti. Il futuro del Giappone”. (Daniele Mastrogiacomo)

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