Geolibri – GIUNGLA SULL’ASFALTO di Daniele Fazio – le “erbacce”, le PIANTE SPONTANEE che ci circondano nella QUOTIDIANITÀ URBANA, come esempio raro di biodiversità vegetale nei tanti “SPAZI INDECISI” delle nostre città

Artemisia annua - Tra specie tanto interessanti, l’artemisia annuale (Artemisia annua) si distingue per la cattiva fama che l’accompagna quale infestante e pianta allergogena. E’ infatti una erbacea invasiva in grado di raggiungere i due metri di altezza. Attente indagini scientifiche hanno individuato le ragioni della sua grande diffusione: una produzione media di circa centoventimila semi a pianta con massimi di ottocentomila; una elevata germinabilità; la capacità dei semi di germinare con temperature comprese tra 5 °C e 30 °C e in un periodo che va dalla primavera all’autunno; una bassa richiesta di nutrienti che, se presenti, incrementano il numero di fiori per pianta. Molti la ritengono quindi un’ospite fastidiosa da sradicare: niente di più sbagliato. Come molte piante considerate inutili, invasive se non addirittura dannose, l’artemisia annua si rivela importantissima per la salute umana: è infatti divenuta recentemente di grande interesse sanitario in quanto contiene l’artemisina, sostanza in grado di curare la malaria (che colpisce milioni di persone nei paesi a rischio) in modo più efficace ed economico rispetto ad altre sostanze. L’organizzazione Medici Senza Frontiere ha lanciato un appello per la coltivazione su larga scala di questa “erbaccia”. (da http://www.giunglasullasfalto.it/ )

   Il libro di Daniele Fazio (agronomo torinese) che raccoglie fotografie da lui stesso fatte (con grande qualità di immagine) sulla flora spontanea che c’è nelle nostre città (ma in tutti i diffusi ambiti urbani, tra cemento e asfalto…), è innanzitutto un piccolo “investimento di sapere” per chi lo compra; anche nel rapporto “prezzo – contenuti – illustrazioni” (15 euro per le più di duecento belle foto – inserite nelle 170 pagine di spiegazioni e contenuti –  di piante, erbe, fiori “selvatici” di città). Parliamo del libro illustrato “GIUNGLA SULL’ASFALTO – la flora spontanea delle nostre città” di Daniele Fazio, BLU Edizioni, collana Diogene, 2008, 15 euro.

   E questo libro, questa analitica ricerca di piante, fiori, erbe che nascono e si sviluppano spontaneamente nei nostri ambiti di vita quotidiana (ricerca diremmo “certosina”, fatta da un agronomo con grande capacità professionale fotografica, e con particolare cura e amore del lavoro scientifico che si sta facendo), ci fa ancora una volta apparire (noi) come “esseri superficiali”, “animali” indifferenti che non si accorgono di quel che accade e ci circonda nei contesti urbani della nostra vita di sempre.

Al pari degli ecosistemi naturali anche gli ambiti urbani sono complessi organismi biologici dotati di diverse funzionalità e regolati dai cicli di aria, acqua e suolo. Nelle nostre città, oltre all'uomo e agli animali, vivono e si moltiplicano una moltitudine di piante. Anche se i mass media continuano a proporre servizi strabilianti su ecosistemi naturali spesso di paesi esotici, negli ultimi anni si è andato intensificando, a livello scientifico, lo studio degli ecosistemi urbani; il futuro dell'uomo sembra infatti sempre più legato alle megalopoli. Imparare a conoscere le piante spontanee in ambiente urbano non è solo una stravaganza da studiosi, perché la città è l'ecosistema in cui vive un sempre maggior numero di persone, che ci condiziona ogni giorno e ci accompagna nel corso della nostra vita.

   Quel che scopriamo allora dalla lettura delle osservazioni, note e immagini di Daniele Fazio è che “al pari degli ecosistemi naturali, anche gli ambiti urbani sono ecosistemi”. E che nelle nostre città, oltre all’uomo, vive e si moltiplica un grande assortimento di piante e animali in costante rapporto reciproco con atmosfera, suolo, acqua. E se ci capita (assai spesso) di vedere, “guardare” in televisione, la sera, bellissimi documentari su fantastiche vegetazioni di paesi esotici, ci capita quasi mai di accorgerci che alcune di quelle specie vegetali che vediamo in tv sono al di là della nostra porta di casa, nel nostro piccolo giardino, o tra marciapiede e strada appena fuori. E dobbiamo ricordarci di estirparle perché selvatiche, magari viste come infestanti (a volte lo sono), e in particolare, “fuori ordine” nei parametri nostri “mentali” del giardino di casa o degli spazi pubblici condivisi nel nostro quartiere.

   Piante spontanee di città che possono pure essere la causa (insieme e inquinanti, polveri etc.) del diffondersi di particolari allergie prima sconosciute. E Daniele Fazio, nel suo libro, cerca di individuare quali sono i “mezzi di trasporto”, di arrivo delle piante spontanee, piante molte volte provenienti da paesi lontanissimi esotici. Ne spiega tre di questi mezzi di trasporto. Il più diffuso è quello di affidare i propri semi al vento (con un trasporto anche a distanze assai considerevoli). Poi altre specie, anziché al vento, si affidano agli animali, uomo compreso, per trasportare lontano i propri semi (la gita in montagna o altri luoghi lontani e il togliere all’arrivo da scarpe e vestiti miriadi di semi…). I cibi che mangiamo e i resti, i semi espulsi con le deiezioni. Ma anche il “trasporto via acqua”: pensiamo ad esempio ai corsi d’acqua in grado di trasportare dalle zone montane sino alla pianura piante che si adattano al nuovo ambiente.

buddleja davidii

   Per questo, nella sua ricerca scientifica (ma di assoluta comprensibilità anche per il neofita), Daniele Fazio arriva a dire che, proprio dai tanti censimenti svolti in ambiti urbani, la ricchezza di specie, sia vegetali che animali, è presente in modo maggiore nei contesti urbani rispetto alle aree rurali e, in alcuni casi anche delle aree naturalistiche “protette”.

   Importante (eclatante) è quest’ultima possibilità: che in città vivano “liberamente” specie vegetali “disprezzate” di valore “raro” superiore magari a quelle che si trovano in orti botanici o parchi. E niente da dire per la possibile “inferiorità” delle aree agricole: in quest’ultime, dice Fazio, “l’uomo, oltre a cercare di determinare le condizioni ecologiche (umidità del substrato, fertilità…), controlla direttamente lo sviluppo della flora infestante con la pratica del diserbo o con altre pratiche agronomiche idonee”. Mentre in città il tentativo di limitare la diffusione delle piante è occasionale in quanto o è connesso all’utilizzo dei diversi ambienti (per esempio con il calpestìo) oppure a interventi mirati di manutenzione, non essendo possibile irrorare vie e palazzi con diserbanti (ma se si potesse, diciamo noi, qualcuno lo farebbe…).

   Se in questi ultimi anni la popolazione mondiale delle aree urbane ha superato quella stanziata in aree rurali, è pur vero che ancora con difficoltà riusciamo a capire che il contesto cittadino ha dentro di sè un proprio ecosistema vegetale (e animale) cui dobbiamo rapportarci con coscienza ed equilibrio (molto spesso preferiamo solo andare a passare qualche scampolo di fine settimana in montagna o in altri luoghi “ameni” per far finta di confrontarci solo allora con “la natura”).

   La presa di coscienza di questa flora spontanea “cittadina” diventa pertanto un tassello di una nostra equilibrata presa di coscienza del paesaggio urbano vissuto ogni giorno, con tutte le sue “brutte” problematiche (tanto cemento, inquinamento da traffico, polveri sottili, fossi tombinati, disordine urbanistico, nuovi edifici mostruosi, architetture fatiscenti, mancanza di piste cilopedonali…), ma anche con alcune peculiarità interessanti da osservare, da “vivere” (interventi architettonici ben riusciti, restauri positivi, verde e giardini…) e da notare: come appunto quella flora spontanea che non ci accorgiamo del suo rilevante valore naturalistico e forse dovremmo “gestire” con maggiore cura e attenzione.

…………………………..

Da http://www.giunglasullasfalto.it/website/index.php :
GIUNGLA SULL’ASFALTO è un progetto di Seacoop che intende sviluppare la conoscenza della flora spontanea in ambito urbano (cioè delle specie vegetali che colonizzano naturalmente i diversi ambienti cittadini, ad esclusione quindi delle piante introdotte volontariamente dall’uomo) e offrire spunti di riflessione sul tema.

   Normalmente liquidate con l’epiteto di “erbacce” vengono combattute con accanimento quasi a voler eliminare ogni traccia di vera naturalità dalle nostre città.

   Il progetto non ha come finalità la riabilitazione o la denigrazione delle piante spontanee presenti in città ma solo di conoscenza e riflessione, nella consapevolezza che non esistono in assoluto specie vegetali belle o brutte, utili o dannose. L’ ”infestante” e l’ “erbaccia” sono infatti prodotti umani che nascono nel momento in cui l’uomo raccoglitore diviene coltivatore e poi, più avanti nel tempo, giardiniere.

   Il progetto ha preso l’avvio dalla costituzione di un’ampia documentazione fotografica di piante spontanee, riprese prima a Torino e poi in molti altri luoghi sia in Italia sia all’estero; questa prima fase si è accompagnata ad un accurato studio scientifico sulla flora urbica.

  Il materiale raccolto è stato l’occasione per la pubblicazione di un libro “Giungla sull’asfalto. La flora spontanea delle nostre città” Blu Edizioni, 2008 da cui è stata tratta nel 2008 una mostra allestita presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (giugno-novembre 2008).

   A queste attività se ne aggiungeranno altre, già in programmazione, che verranno puntualmente segnalate sul sito.

ideatore e coordinatore del progetto: Daniele Fazio, agronomo socio AIAPP fotografo

…………………………………

   “Ci chiamano erbacce. Non ci arrocchiamo stupidamente a difesa del nostro territorio temendo lo straniero.

   Siamo cittadine del mondo; molte di noi sono cosmopolite ed apolidi. Ci piace infatti viaggiare, conoscere nuovi luoghi, esplorare nuovi orizzonti; veniamo dall’America, dall’Asia, dall’Europa, dall’Africa, dall’Australia.  Ci incontriamo, stiamo insieme, non abbiamo pregiudizi.

   Non siamo consumiste, ci accontentiamo di poco, non amiamo il superfluo. una crepa su un manufatto, poca acqua, a volte solo della rugiada, poca terra povera che altre specie disdegnano. Siamo individui di malaffare, “piante da marciapiede”.

   Non siamo disciplinate, non stiamo in file o in gruppi ordinati; dicono che portiamo disordine e degrado su strade e marciapiedi invasi da rifiuti, cartacce, escrementi. ma il degrado siamo noi o sono l’asfalto ed il cemento?

   Viviamo alla giornata. Fiere della nostra libertà non siamo disposte a sottometterci e ad essere accudite, rischiando la vita quotidianamente. Siamo brutte, dicono. Molte di noi in realtà fanno bella mostra di sè in parchi e giardini, ma guai a sfuggire dagli spazi assegnati. E le altre? la bellezza va ricercata, non è l’apparire ostentato e volgare.

   Dicono che siamo dannose, da sradicare, perché impediamo ad altre specie di crescere e sopravvivere.  forse a volte è vero, è la lotta per la sopravvivenza, ma a ben vedere se si dovessero sradicare le specie dannose sulla terra non ci sarebbero più uomini.

   A volte produciamo pollini che preoccupano molto e che invadono l’aria satura di gas, micropolveri e veleni. Siamo inutili, dicono, ma forniamo a volte cibo a volte principi medicinali, a volte fibre tessili, a volte sostanze aromatiche, a volte cibo e rifugio per animali e contribuiamo a depurare l’aria. Siamo erbacce” .

………………………..

Gli aspetti negativi e i rischi per la vegetazione autoctona

LA LUNGA MARCIA DELLE PIANTE ESOTICHE

(tratto da “la Stampa” del 2/7/2009 – di Alessandro Mondo)

   Sono arrivate dopo viaggi “clandestini” a bordo delle navi, dei treni, o dei camion. Trasmigrano nell’intestino dei volatili e si depositano al suolo con le loro deiezioni. Talora sono state importate dall’uomo, spesso con funzione ornamentale per parchi e giardini: lo stesso che poi ne ha perso il controllo. Vengono classificate con termini che ricordano i protagonisti dei videogiochi più cruenti: “Invader”, “Endurer”, “Resister”, “Avoider”.

   Sono le piante esotiche che da tempo, con un’accelerazione negli ultimi anni, contendono il terreno alla biodiversità della nostra flora e in qualche caso aumentano la sfilza delle reazioni allergiche (…). Non c’è luogo che, specie nelle aree più soggette alla pressione dell’uomo, sia risparmiata dall’intraprendenza delle nuove specie. Arrivano prevalentemente dagli Stati Uniti (il 37,2% secondo una classifica nazionale) e dall’Asia (24,3). In misura minore dal resto dell’Europa (8,5%), dai Paesi dell’area mediterranea (4,6), dall’Africa (3,2). Un 3,5% è di “origine incerta”. Alcune hanno fatto capolino più o meno spontanemante nei secoli scorsi: è il caso della “robinia”, della “quercia rossa”, del “ciliegio tardivo” e dell’ “ailanto”. Altre, come la “Solanum carolinense” originaria del Nord America, si sono affacciate negli ultimi anni. La gran parte, dopo un periodo di colonizzazione al rallentatore, esplodono di botto recuperando in pochi anni il tempo perduto. In Italia se ne contano 990, e di queste 214 risultano invasive.

   Piante, arbusti o rampicanti poco importa. Le livree colorate dei fiori e le foglioline gentili non devono ingannare. In questa partita non ci sono superstiti: impossibile la convivenza con la flora autoctona; difficile, se non impossibile, la prevenzione. Gli obiettivi a rischio sono almeno due: le colture agricole (mais, soia, fagiolo) e quelle extra-agricole. L’abbandono dei boschi, come la scarsa manutenzione lungo le strade o le aste fluviali, determinano l’habitat ideale in cui gli intrusi mettono radici. La “tropicalizzazione” del clima, confacente a molte specie, fa il resto. La risposta passa attraverso la prevenzione e il controllo, laddove la colonizzazione è già avvenuta. (…) (Alessandro Mondo, “la Stampa”)

…………………………….

catharanthus roseus (pervinca del Madagascar) - Le piante spontanee in città possono essere ignorate, come fa la maggior parte delle persone, o possono essere studiate in quanto entità botaniche di grande interesse naturalistico oppure analizzate per il ruolo che assumono nell’ecosistema urbano e sulla sfera antropica, ma possono anche essere oggetto di una inconsueta e suggestiva esperienza estetica che si può concretizzare con la fotografia o la semplice osservazione. Un ulteriore stimolo può essere la ricerca della flora urbica nell'arte ed in modo particolare nella letteratura; come avviene nelle strade delle nostre città, dove la presenza di piante spontanee passa inosservata, così all'interno di romanzi e racconti possono passare inosservate le citazioni di una flora la cui descrizione è utilizzata dagli autori per sottolineare atmosfere e sentimenti

……………………….

RELATIVISMO BOTANICO-CULTURALE

Banali e cattive infestanti si trasformano in piante utili all’uomo, piante utili all’uomo si trasformano in banali e cattive infestanti. Tempi, luoghi e circostanze modificano la nostra percezione e valutazione delle diverse specie vegetali. Spesso infatti non è la specie ma il luogo in cui nasce (“il fuori posto”) a suscitare un atteggiamento di indifferenza oppure di ostilità da parte di molte persone. La natura, sempre più ricercata dagli abitanti della aree urbane, viene paradossalmente eliminata dalla città, proprio come fa lo spazzino (personaggio di un noto racconto di Italo Calvino) antipatico a Marcovaldo «forse per via di quegli occhiali che scrutavano l’asfalto delle strade in cerca di ogni traccia naturale da cancellare a colpi di scopa».

Ailanthus altissima   Alcea rosea   Antirrhinum majus Artemisia annua   Buddleja davidii Capparis spinosa   Cichorium intybus   Papaver rhoeas   Parthenocissus quinquefolia Parthenocissus tricuspidata   Petunia x hybrida   Phytolacca americana  Portulaca oleracea  Robinia pseudoacacia   Sonchus oleraceus   Urtica dioica  Viola tricolor  

……………………………..

ficus carica

…………….

ERBA MATTA / LE PIANTE SPONTANEE ALLA RICONQUISTA DI MILANO

di Simone Mosca, da “il Corriere della Sera”, edizione di Milano, del 21/9/2008  

   Non usa molto fermarsi ad osservare i ruderi artificiali del tramonto industriale trasformarsi con calma in serre spontanee. O le crepe divenire negli anni, da rughe di pietra infeconde, vasi improvvisati di qualche pianta. Chi se ne accorge vede erba cattiva, ha già una sentenza facile da pronunciare: tutta una questione di degrado.

   Gli occhi di Marianna Merisi, 29 anni, devono proprio essere diversi. Per un anno, con feroce spirito tassonomico, hanno scandagliato Milano. Marianna, in bicicletta, ha inventariato tutte le specie di flora selvatica che avevano vinto le sterilità dell’asfalto portando così a termine con lode la tesi in Architettura del Paesaggio.

   Argomento: le piante pioniere. Una definizione precisa: sono le piante che per prime aggrediscono gli habitat inospitali. Come Milano. Spesso fragilissime, a volte invulnerabili a qualunque tentativo di potatura, il loro ruolo in natura non è competere con le specie domestiche. Anzi, nella maggior parte dei casi si occupano di accrescere la fertilità dei terreni per permetterne l’arrivo.

   La loro peculiarità, cioè il loro vantaggio biologico, è la capacità di mutare a ritmo vertiginoso nel tentativo di adattarsi all’impervio e all’imprevisto. A volte sono la traccia di invasioni esotiche antiche e moderne, altre sono il frutto bastardo di qualche polline fuggito da un giardino. Quasi sempre capita siano bellissime.  Come la convolvulus arvensis, o vilucchio, che si arrampica con i suoi fiori rosa solo in senso antiorario.

   Sanno essere anche buone, c’è l’ esempio del topinambur, un fiore giallo che decora un tubero squisito detto anche patata del Canadà, perfetto nelle diete ipocaloriche. Solo nel giardino abbandonato tra viale Crispi 5 e viale Pasubio 8 – che per ironia sta di fianco alle curatissime serre e ai vivai di Ingegnoli – Marianna ha classificato 49 pioniere, arrivando a costruire un considerevole erbario.

   «E lungo tutta via dei Missaglia – racconta – a maggio si assiste ad uno spettacolo unico». E’ il momento della fioritura del Verbascum Thapsus,
indistruttibile erbacea, e il guardrail di Missaglia per un’estate esplode di giallo.

   Antonio Perazzi, che con il suo studio milanese di progettazione del paesaggio dal ’98 si è specializzato nell’uso delle pioniere nei giardini anticipando quella che oggi pare una moda, ha reclutato velocemente la giovane laureata trovando in lei l’allieva ideale. «Il suo lavoro su Milano – spiega – è stato possibile proprio perché in qualche modo Milano non può che essere la città delle pioniere. Per almeno tre ragioni: il clima più caldo, per cui di rado si va sotto lo zero, la presenza di una falda acquifera alta che bagna il suolo a basse profondità e la continua alternanza tra cantieri e aree dimesse».

   Un santuario delle pioniere non per caso è quello che si cela dietro la facciata dell’ ex-Manifattura Tabacchi in viale Fulvio Testi. Eppure sono tutte giungle destinate a sparire. Per le Manifatture è già pronto il colossale progetto di riqualificazione di Pirelli Real Estate, mentre il giardino tra Pasubio e Crispi potrebbe sopravvivere solo se la Feltrinelli, che sposterà qui la sua Fondazione, e Herzog & de Meuron, cui è stato commissionato lo studio, fossero d’accordo. «è normale che non si tratti di giardini permanenti, sono destinati al nomadismo per vocazione – conclude Perazzi – ma mi chiedo: perché Milano non investe sulla diversità dei giardini effimeri, facendone dei luoghi
pubblici a tempo?
La loro manutenzione, al contrario di quella dei parchi per cani, non costa nulla».

   Scommettere paga. A Parigi, nel quartiere Saint Denis, l’artista e apicoltore Olivier Darné, ha ottenuto dal comune il via libera per un allevamento di quattro milioni di api. Era saltato fuori che, grazie alla biodiversità delle pioniere, le api di città producevano un miele squisito e privo di agenti tossici e a un ritmo di cinque volte più rapido rispetto alle cugine di campagna. – (Simone Mosca)

………………………..

antirrhinum majus (bocca di leone)

……………

(LE FOTO RIPORTATE IN QUESTO POST SONO PREVALENTEMENTE RIPRESE DAL LIBRO DI DANIELE FAZIO)

………………

LA CONOSCENZA DEL TEMA DELLA FLORA SPONTANEA IN AMBITO URBANO LA ABBIAMO APPRESA DA UN INCONTRO “LIMNO” A CONEGLIANO VENETO:

LIMNO Festival domestico – Via del Lavoro 4, Conegliano Veneto – 9 e 10 luglio 2011
Due giorni di incontri con autori e professionisti sui temi della natura in contesto urbano, del giardino, dell’acqua e del Terzo Paesaggio. Sabato 9 e domenica 10 luglio Limno, progetto nato un anno fa all’interno del festival internazionale di cortometraggi Lago Film Fest e presentato alla Fondazione Claudio Buziol di Venezia, riemerge in una forma inedita.
Soira Bazzo, Saul Marcadent e Filippo Santarossa, curatori del progetto, hanno invitato il pubblico in un appartamento privato a Conegliano Veneto, per partecipare a sei appuntamenti, distribuiti nel fine settimana, con figure autorevoli nell’ambito dello studio del paesaggio. Anche in questa occasione, ambiti disciplinari eterogenei s’incontrano, nel tentativo di far dialogare arte e scienza.
Sono intervenuti in videoconferenza:
Daniele Fazio, agronomo e fondatore di Giungla sull’asfalto
Atelier delle verdure, collettivo di architetti paesaggisti
Libreria della Natura, libreria di Milano specializzata in testi naturalistici
Giambattista Zaccariotto, architetto impegnato nello studio dell’acqua nella città diffusa
Anna Santomauro, curatrice del progetto Green Days
Ettore Favini, artista visivo attento ad esplorare il rapporto uomo-natura
Per consultare il programma completo: www.limno.info

   Limno indaga i temi della natura attraverso l’incontro, il ripensamento di luoghi e il video. Nel 2010 ha posto l’attenzione sull’acqua, mettendo a punto un laboratorio, Vivaio, e una selezione di documentari e cortometraggi nell’ambito di Lago Film Fest, Festival internazionale di cinema che si svolge attorno ai Laghi di Revine in provincia di Treviso. Il laboratorio ha dato la possibilità a un gruppo di studenti, con percorsi eterogenei, di interpretare i luoghi del festival confrontandosi con autori e professionisti chiamati ad avviare una riflessione sul rapporto natura-cultura da angolazioni diverse. In linea con il progetto stesso, Vivaio ha messo in comunicazione ambiti disciplinari in apparenza lontani – biologia, filosofia, architettura del paesaggio, arte contemporanea – e tentato di mostrare la vicinanza e l’organicità tra sapere scientifico e ricerca artistica.
Nella stessa ottica, la selezione filmica, nata da una ricerca sul web, ha privilegiato un equilibrio tra contenuto ed accuratezza formale. Proiezioni e incontri si sono svolti all’interno di una cantina privata di una casa contadina, riordinata per essere aperta al pubblico. La scelta di inserirsi in spazi la cui funzione viene ribaltata, è un aspetto centrale di Limno che, attraverso interventi minimi, a volte solo spostamenti di sguardo, cerca di adeguare sedimenti e usi primari dei luoghi a nuove necessità.
Nel 2011 i curatori del progetto hanno approfondito i temi del giardino, del paesaggio e della natura in contesto urbano. Lo studio si è concretizzato in una due giorni di incontri in forma di videoconferenza con persone che hanno trasformato il proprio rapporto con l’ambiente in una passione o in un lavoro. Il Festival domestico, che si è svolto in un appartamento privato a Conegliano Veneto, è stato allo stesso tempo un modo nuovo di vivere la casa – lo spazio privato per antonomasia, diventato pubblico per due giorni – e l’occasione di far emergere uno sguardo più preciso sulla natura. La familiarità del contesto ha consentito di parlare con toni chiari e modi immediati a chi ha interesse per queste tematiche, approfondendo in maniera misurata una materia complessa ma leggera.
Nei giorni precedenti all’evento l’area attorno all’appartamento è stata esplorata, conducendo un lavoro di identificazione ed etichettatura della
vegetazione spontanea. L’attività è avvenuta in collaborazione con un agronomo, un geografo e una fotografa professionista.

Contatti LIMNO

welcome[at]limno.info – +39 340 54 383 34 –

Limno è a cura di Soira Bazzo, Saul Marcadent, Filippo Santarossa – BLOG

……………………

ficus microcarca
Annunci

2 thoughts on “Geolibri – GIUNGLA SULL’ASFALTO di Daniele Fazio – le “erbacce”, le PIANTE SPONTANEE che ci circondano nella QUOTIDIANITÀ URBANA, come esempio raro di biodiversità vegetale nei tanti “SPAZI INDECISI” delle nostre città

  1. Agata domenica 24 luglio 2011 / 13:55

    Mi credete se vi dico che c’è chi ha visto anche dei bellissimi fiori crescere tra le “fessure dei marciapiedi”?
    Basta saperli osservare/notare?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...