VENETO CITY, una nuova città del commercio e degli affari (quale commercio? quali affari?) – il NORDEST CONFUSO che cerca il suo futuro sviluppo nello sfruttamento territoriale di quel che resta del suo ambiente

Il progetto di VENETO CITY prevede la costruzione di un grande "centro del terziario avanzato", con centri commerciali per la grande distribuzione e relativi parcheggi, nella zona tra Dolo e Pianiga (sulla riviera del Brenta, tra Padova e Venezia) (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

   Veneto City diventerà la più  grande operazione immobiliare di tutto il Nord-Est, con 1,8 milioni di metri cubi di “costruito”.  Una delle più grandi operazioni edilizie mai pensate in Italia, su un’area di oltre 50 campi da calcio, nei comuni di Dolo, Pianiga e Mirano, a metà strada tra Padova e Mestre, in Riviera del Brenta. Il progetto, approvato dalle amministrazioni comunali di Dolo e Pianiga, ha suscitato forti opposizioni sia da parte dei piccoli commercianti sia da parte degli ambientalisti, che vedono sparire una delle poche zone rimaste ancora verdi.

   I contrari a questo progetto sono molti e definiscono il tutto come errore di ieri, problema di oggi, catastrofe di domani. I promotori dicono che Veneto City si propone come luogo di incontro per lo sviluppo e il coordinamento di diversi progetti rivolti a promuovere nel mercato interno e, soprattutto, nei mercati esteri, le più significative produzioni del Veneto.

   Fatto sta che a giugno 2011 è stato siglato l’accordo tra Regione Veneto, Provincia di Venezia, Comuni di Dolo e Pianiga e società Veneto City; e l’inizio dei lavori è previsto nel secondo semestre del 2012, a distanza di 15 anni dalla fondazione della società Veneto City.

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(in memoria)

 “Che cosa si capisce della vita dopo novant’anni? Niente. Per dire parole che valgano la pena bisognerebbe almeno averne novecento di anni…” ANDREA ZANZOTTO, dall’intervista concessa al TGR Veneto il 10 ottobre scorso in occasione del suo novantesimo compleanno – In omaggio riconoscente ad ANDREA ZANZOTTO (scomparso il 18 ottobre), poeta universale dal linguaggio innovativo, esplorativo, che dimostra la forza della tradizione dei luoghi antichi (per lui era la sua pedemontana trevigiana), luoghi capaci, se conservati (e lui ne ha fatto una battaglia di vita, la difesa dei paesaggi) di produrre speranza e innovazione per il futuro di chi verrà – “Da questa artificiosa terra-carne  /  esili acuminati sensi  /  e sussulti e silenzi,  /  da questa bava di vicende  /  – soli che urtarono fili di ciglia  /  ariste appena sfrangiate pei colli –  /  da questo lungo attimo  /  inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,  /  da tutto questo che non fu primavera non luglio non autunno ma solo egro spiraglio /  ma solo psiche,  /  da tutto questo che non è nulla  /  ed è tutto ciò ch’io sono:  /  tale la verità geme a se stessa,  /  si vuole pomo che gonfia ed infradicia. Chiarore acido che tessi  /  i bruciori d’inferno  /  degli atomi e il conato  /  torbido d’alghe e vermi,  /  chiarore-uovo  /  che nel morente muco fai parole  /  e amori” – (ANDREA ZANZOTTO, “Esistere psichicamente”, tratta da “Vocativo”,1957)

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(tornando a VENETO CITY):

   C’è chi dice che è una pazzia, che non se ne farà nulla. Noi pensiamo che, alla fine, qualcosa si farà. Ma è un altro il punto che qui vogliamo trattare. Cioè siamo alle solite: due comuni piccoli, Dolo e Pianiga, che prevedono ai loro confini mega aree industriali e a servizi: due milioni e mezzo di terra agricola che cambia destinazione d’uso, diventa edificabile. Adesso, nel pieno dell’espansione e nuova costruzione di centri commerciali dappertutto, se ne inventano altri, che fanno concorrenza ai primi,  alla fine qualcuno dovrà pure chiudere (nella “libera concorrenza” tra centri commerciali), lasciando cemento e distruzione.

   I sindaci di Dolo (15.000 abitanti circa) e Pianiga (12.000 residenti) dicono che questo porterà sviluppo ai loro comuni e anche a quelli limitrofi. E’ la politica veneta (ma niente è diverso nelle altre parti d’Italia) che lascia nelle mani dei 581 comuni della regione le scelte urbanistiche che ciascuno di essi comuni può fare (e poi in Regione, nei vari piani territoriali, l’approvazione verrà…).

   Comuni alla canna del gas per sempre meno soldi a disposizione per le troppe spese ed esigenze di amministrazione, che si affidano a qualsiasi potere finanziario ed economico possa loro proporre progetti in grado di risollevarsi da situazioni precarie, utilizzando appunto la “risorsa territorio” che essi “possiedono”: territorio che diventa una “risorsa” preziosa di investimento, di sopravvivenza.

   Per questo noi riteniamo superata la stagione (durata troppo) dei tanti comuni che possono decidere destini ambientali e territoriali) di luoghi che, pur collocati nei loro “confini”, non appartengono solo a loro, e alle loro esigenze finanziarie. Una ridefinizione delle istituzioni comunali (pur preservando più che mai tradizioni e servizi pur migliori) è quanto mai urgente. Per non essere, con VENETO CITY (un progetto che sconvolgerà ancora di più quel che è ora l’assetto urbanistico veneto), e con gli altri vari progetti in itinere sparsi un po’ dovunque, per non essere in balìa delle troppo piccole, diffuse, poco responsabili e poco credibili amministrazioni comunali.

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IL MOSTRO DI VENETO CITY

di Sebastiano Canetta ed Ernesto Milanesi, da “IL MANIFESTO” del 14/9/2011

DOLO (VENEZIA) – Adesso si chiama Veneto Green City. Sarà la megalopoli del commercio tra Padova e Venezia. Oltre 715 mila metri quadri di uffici, negozi, bar, ristoranti e alberghi spalmati in quel che resta della Riviera del Brenta. Un’operazione immobiliare da 2 miliardi di euro, cantierata dal re del “ciclo integrato” dell’immobiliarismo e dal banchiere di fiducia dei “giri giusti”, con il placet degli enti locali.    «Una valida alternativa alla caotica distribuzione di capannoni» secondo i progettisti. L’ennesima applicazione del «sistema» che permette agli “imprenditori” di incassare milioni senza rischiare un centesimo devastando il territorio. Lo ribadiscono i 12 mila cittadini che hanno firmato l’appello al referendum dei Cat, i comitati ambiente territorio a cavallo fra le province di Venezia e Padova.
Antonio Draghi denuncia l’accordo di programma siglato il 29 giugno tra i privati e i Comuni di Dolo e Pianiga: «Il mostro di Veneto City è una speculazione edilizia di dimensioni gigantesche. Probabilmente la più grande d’Italia. È fondata sulla massima esaltazione della rendita fondiaria. In estrema sintesi: si cambia la destinazione d’uso di un’area di 2,5 milioni di metri quadri da agricola a edificabile. Zero rischio di impresa. Basta l’indice urbanistico ad ottenere i crediti in banca.

   E così, società con appena 10-30 mila euro di capitale ottengono la complicità dei Comuni che mirano a incassare qualche centinaia di milioni in oneri di urbanizzazione. Ma dov’è la pubblica utilità? L’accordo di programma parla di urgenza e indifferibilità per questo progetto assurdo. In cosa consistono, se non nell’interesse dei privati?».
Alla festa di Ferragosto organizzata dalla coop La Ragnatela a Scaltenigo, i Cat hanno preannunciato un “autunno caldo” per l’ingegner Luigi Endrizzi e il suo “spallone finanziario” Rinaldo Panzarini. Sono rispettivamente presidente e direttore di Veneto City Spa, società che ha concepito l’operazione fin dal 2001 (insieme agli altri membri del CdA Giuseppe Stefanel, Fabio Biasuzzi e ad altri investitori minori come Olindo Andrighetti).

   Endrizzi ha già trasformato il quadrante di Padova Est in un concentrato di ipermercati intorno alla filiale Ikea. Panzarini, invece, vanta un solido curriculum ai vertici degli istituti di credito non solo nella regione. Già direttore della Popolare di Lecco, vicedirettore centrale della Deutsche Bank e direttore di Cariveneto, è anche l’amministratore delegato di Est Capital, società di gestione del risparmio che sta cambiando la skyline del Lido di Venezia.
«Veneto City è figlia del Passante di Mestre, definito da Paolo Feltrin la nuova cinta muraria della megalopoli veneta. I primi 400 mila metri quadri di terreno sono stati acquisiti da Endrizzi nel 1998. Un anno dopo il Comune di Dolo prevedeva capannoni alti tre piani.

   La Provincia di Venezia, all’epoca governata dal centrosinistra con Davide Zoggia presidente, non ha battuto ciglio. Finché con il Piano territoriale regionale di coordinamento è arrivato il via libera all’operazione. Secondo il dirigente Silvano Vernizzi, non occorre nemmeno la valutazione ambientale strategica. E fioccano gli accordi di programma con Dolo e Pianga, amministrati rispet  tivamente da una giunta Pdl-Lega e da una coalizione civica ispirata dal Pdl» ricorda Adone Doni dei Cat.
La battaglia popolare, scattata fin dal 2007, è culminata nella scorsa primavera in una grande manifestazione con migliaia di persone in piazza. I comitati hanno depositato 10.500 osservazioni all’accordo, in modo da intasare gli uffici tecnici di due municipi. Ostruzionismo utile a far “grippare” il motore, tutt’altro che green, di Veneto City sul versante amministrativo.

   Intanto, comincia a pesare la volontà popolare che pretende una consultazione popolare: come per l’acqua e il nucleare, sono in gioco i beni comuni di ambiente e territorio. L’efficientissimo staff di “consulenti” arruolato dai comitati sta limando anche una raffica di ricorsi legali, mentre sul fronte dell’informazione si prepara una vera e propria offensiva mediatica.
Sulla carta, gli escavatori di Endrizzi e Panzarini dovrebbero costruire le fondamenta entro il 2012. Il cantiere, salvo intoppi, durerà dagli 8 ai 10 anni. Dal punto di vista amministrativo l’iter è più che avviato: con la pubblicazione dell’accordo scatteranno i termini regolamentari per la presentazione di osservazioni e controdeduzioni. Poi sarà la volta dei Piani urbanistici attuativi, ovvero del semaforo verde definitivo.
Per i Comuni l’affare si traduce in 1,8 milioni di euro (Dolo) e 1,2 milioni (Pianiga) sotto forma di opere di compensazione tutt’altro che definite. Si aggiungono ai 50 milioni di euro «pronto cassa» incamerati dai permessi di costruzione, e alla promessa di 7 mila posti di lavoro da parte dei costruttori. «Un progetto decisivo per il Veneto» sintetizza l’ingegner Endrizzi. «Innovativo a livello nazionale, perché risolve il rischio idraulico di tutta la zona, riqualifica l’area e sistema la viabilità» aggiunge il socio Panzarini. Visione ampiamente condivisa dalla sindaca leghista di Dolo, Maddalena Gottardo, e dal primo cittadino di Pianiga Massimo Calzavara del Pdl. «L’alternativa sarebbero stati i capannoni previsti dal piano regolatore di dieci anni fa. Sono serena: ho scelto il male minore» spiega la sindaca.
Il più ottimista è l’architetto Mario Cucinella che ha firmato (con Studio Land) la “città diffusa” in versione commerciale. «In questa zona strategica per le infrastrutture, il progetto parte dal concept di paesaggio come matrice. Le funzioni comprenderanno fra l’altro una grande parte di terziario, dedicato principalmente business to business per riunire i produttori locali. Strutture alberghiere, un polo culturale con auditorium e museo, un edificio universitario e anche strutture sanitarie specializzate.

    La costruzione inizierà con la semplice attrezzatura di un parco, poi si svilupperà e si rinforzerà nel tempo seguendo la morfologia del territorio. Le torri verranno collocate in prossimità della stazione ferroviaria metropolitana, appositamente costruita. Infine si edificheranno i singoli lotti, caratterizzati dalla presenza di molteplici funzioni».
Un quadro inquietante per i Cat che restano immuni da qualunque marketing. «I presidenti di Regione e Provincia, i sindaci di Dolo e Pianiga, così come tutti i consiglieri che hanno dato loro il mandato all’operazione, si assumono una responsabilità gravissima: approvarla senza la valutazione ambientale strategica, sulla base di un rapporto inconsistente e con i pareri contrari di Asl e Arpav, significa mettere a repentaglio la salute e la sicurezza di migliaia di persone.

   È vergognoso il disprezzo degli enti per la democrazia. E indecente che si approvi un accordo di questa portata in tutta fretta senza nemmeno informare i cittadini, convocando consigli comunali farsa a orari impossibili ed evitando in tutti i modi il confronto. Tutto per accontentare i privati, pressati dalle banche. Ma la partita non si chiude qui…». (Sebastiano Canetta)

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VENETO CITY CHE PARTE

di Julian W. Adda, da Il Giornale dell’Architettura numero 97, settembre 2011 (http://www.ilgiornaledellarchitettura.com/ )

   Una decina d’anni dopo la costituzione della società Veneto City spa, il grande sogno di Luigi Endrizzi [ingegnere padovano con all’attivo decine di piani urbanistici, residenziali e produttivi, tra cui spicca quello di Padova Est], si sta concretizzando.

   La firma dell’accordo di programma tra Regione, Provincia, amministrazioni di Dolo e Pianiga e la società Veneto City spa [di cui Endrizzi è presidente, mentre Rinaldo Panzarini, già direttore della Cassa di Risparmio del Veneto, ora anche nel consiglio di Est Capital, ne è l’amministratore delegato], chiude i tre giorni di fine giugno che hanno arroventato l’aria già afosa della riviera. Lunedì 27 un’assemblea pubblica a Dolo in cui i CAT hanno messo in evidenza ciò che non viene detto; martedì 28 i consigli comunali di Dolo e Pianiga, per la ratifica del sì all’accordo di programma; mercoledì 29 per la sua firma.

   Diviso in due fasi, la prima, che copre i prossimi dieci anni, prevede la realizzazione di 500mila mq di superficie [divisi, con una certa elasticità, in 70mila metri quadri di commerciale, tra i 200 e i 300mila di direzionale, 50mila di ricettivo, e tra i 150 e 300mila di servizi, per 7.000 posti di lavoro] su di un’area territoriale di 750mila metri quadri. Valore stimato dell’operazione, sui 2 miliardi di euro; alle amministrazioni interessate andranno i contributi di costruzione – stima sui 50 milioni – e i futuri proventi dell’ICI [sui 3 milioni], ripartiti all’80 per cento per il comune di Dolo e il 20 per cento per quello di Pianiga.  L’area in questione è agricola ma comunque destinata, come ricorda Endrizzi, dalla pianificazione esistente a divenire industriale, e per questo la proposta di Veneto City viene motivata come una valida alternativa all’ennesima distribuzione di capannoni.

   Primi passaggi di questa fase, la raccolta delle osservazioni e delle controdeduzioni; e a seguire la redazione dei PUA [Piani Urbanistici Attuativi]. Se questa prima fase riguarda un’area agricola, la seconda fase concerne l’attuale area industriale del comune di Dolo, che nel progetto si trasformerà in 600mila mq ad uso terziario. Sottolineato che la Regione, pur connotando Veneto City di rilevanza strategica nello sviluppo regionale, ha bocciato l’idea del polo fieristico nell’area, contenuto nella proposta iniziale, la versione verde di Mario Cucinella e Andreas Kipar, presentata lo scorso inverno, non cambia poi molto la sostanza delle cose. Si prosegue nella logica del consumo del territorio; e la cornice nella quale viene presentata la Veneto Green City [un progetto per un modello di sviluppo per tutta la fascia compresa da Padova a Mestre, delimitata dai tracciati paralleli dell’autostrada A4 e della ferrovia, per una lunghezza di 28,5 km e 800 m di larghezza] non contribuisce a rasserenare gli animi.

   Perché nonostante le parole, nessuno si fida più: il parere negativo della Commissione di Salvaguardia a Veneto City è stato cancellato dal presidente della Regione, e la commissione regionale VAS ha escluso che il progetto di Veneto City debba essere sottoposto alla valutazione. E già ci si chiede se arriverà prima il groviglio stradale della connessione con la nuova Romea commerciale, proprio in corrispondenza dello snodo tra A4 e Passante di Mestre, sulla punta orientale di Veneto City, o gli alberi previsti da Cucinella e Kipar che dovrebbero occupare gli spazi di campagna, in attesa dei nuovi edifici; peraltro con un paradossale effetto di museificazione del paesaggio, ridisegnando e sovrapponendo campagna a campagna (filari di alberi, corsi d’acqua) all’interno di una città fittizia, che per programma nega la mixitè funzionale tipica della vera città. (Julian W. Adda)

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manifestazione per fermare il progetto di Veneto City del 26 settembre scorso

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CEMENTO, CEMENTO, CEMENTO: VIA LIBERA A VENETO CITY

di Francesco Furlan, da “la Nuova Venezia” del 30/6/2011

– Firmato l’accordo con gli enti locali, nella seconda metà del 2012 primi cantieri in una vastsisima area di 715 mila metri quadrati nei territori di Dolo e Pianiga. I comitati del no: un atto irresponsabile. Annunciati ricorsi al Tar e all’Ue –

MESTRE. Veneto City, allacciate le cinture: si parte. Con l’accordo siglato ieri tra Regione, Provincia, Comuni di Dolo e Pianiga e società Veneto City parte il conto alla rovescia per passare dalle carte ai fatti: ruspe accese – è la previsione – nel secondo semestre 2012.
La firma arrivata ieri in calce a trenta paginette e un bel malloppo di allegati è il punto d’arrivo di un percorso che negli ultimi mesi ha subìto una forte accelerata, anche dribblando passaggi delicati come la Valutazione ambientale strategica, e allo stesso tempo è un punto di partenza. Luigi Endrizzi e Rinaldo Panzarini, rispettivamente presidente e amministratore di Veneto City (società fondata nel 1997) stimano 8-10 anni per completare questa prima fase dell’intervento.
Da oggi parte l’iter per la pubblicazione dell’accordo, le osservazioni e le cotrodeduzioni. Poi sarà la volta dei cosiddetti Pua (Piani urbanistici attuativi), gli strumenti urbanistici che, nel dettaglio, permetteranno di avviare i lavori.
Il progetto. Nella sua prima fase, l’oggetto dell’accordo di ieri, Veneto City si svilupperà su un’area di 715 mila metri quadrati – qualcosa come 105 campi da calcio – con uffici, negozi (con quote per grande distribuzione, piccole botteghe, bar e ristoranti), spazi per le imprese, laboratori, strutture ricettive e altro. Un intervento stimato in 2 miliardi di euro.
Non c’è il polo fieristico, immaginato in un primo momento, perché bocciato dalla Regione. Il primo stralcio partirà con la costruzione della stazione della metropolitana di superficie, perno e porta d’accesso all’area, con la previsione di costruire poi un people mover che collegherà le varie aree della City. L’intervento riguarderà anche bacini per circa 100 mila metricubi la raccolta dell’acqua e garantire la sicurezza idraulica.
L’altezza degli edifici – da definire nel dettaglio – sarà intorno ai 4-5 piani, con l’ipotesi di una costruire una sola torre (o forse due) la cui altezza potrà variare tra i 60 e 90 metri. L’accordo prevede anche che ai Comuni di Dolo e Pianiga verranno corrisposti 1,8 e 1,2 milioni di euro, per opere di compensazione che dovranno essere decise in futuro. Senza contare i soldi che i due Comuni incasseranno per i permessi di costruire (50 milioni di euro) e l’Ici.
La seconda fase del progetto riguarderà interventi di riqualificazione su un’area di quasi 600 mila metri quadrati, che dovranno però essere definiti con un secondo accordo.
I firmatari. “E’ un progetto che non è stato capito – commenta Endrizzi, che per primo ebbe l’intuizione di Veneto City – ma che porterà sviluppo e occupazione all’area. Siamo convinti che sia un progetto decisivo per il Veneto”.
Panzarini elenca 4 punti: “E’ un progetto innovativo a livello nazionale, che risolve il rischio idraulico di tutta la zona, riqualifica l’area come è accaduto in altre città dove sono stati realizzati progetti simili, come a Bruxelles, e che sistema la viabilità”. Sono gli stessi punti che sottolineano gli amministratori locali, i sindaci di Dolo (Maddalena Gottardo della Lega) e Pianiga (Massimo Calzavara del Pdl) e il vicepresidente della Provincia, Mario Dalla Tor.
Per i tre, quasi parlassero ad una voce sola, “l’alternativa sarebbero stati i capannoni”. Perché, spiega la Gottardo, “quella era la destinazione prevista dal Piano regolatore generale di 10 anni fa”.
“Ho scelto il male minore, sono serena – aggiunge – perché il progetto è stato migliorato. E’ da un anno che ci lavoriamo, questo accordo ci soddisfa”. Per Dalla Tor “Veneto City è il terzo polo, quello dedicato ai servizi, dell’entroterra veneziano, con Marghera (per l’industria) e il quadrante di Tessera, che sarà dedicato allo sport”. (Francesco Furlan)

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schema di Veneto City

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VENETO CITY, UN’OPERAZIONE CONTRO I VENETI

di Omar Monestier, Direttore de “il Mattino di Padova”, articolo del 13/9/2011

   Parte in forma concentrica (e forse un po’ tardiva) la lotta a Veneto city, la più importante speculazione urbanistica che il Veneto abbia mai subito. Pare che stavolta siano tutti d’accordo. Tutti contro Veneto city. Cortei diversi, una sola destinazione.
In testa ci sono i commercianti e gli agricoltori. Ognuno difende una fetta di interessi, legittimi. Chi non ha difeso gli interessi dei veneti è stato chi ha permesso l’intera operazione: amministrazioni comunali interessate dall’opera e, soprattutto, la Regione.

   Che cosa ce ne faremo di una immensa serie di cubi di cemento adesso che il mercato immobiliare si è impantanato? E cosa faremo delle area dismesse nelle nostre zone industruiali? Veneto city ci viene presentata come un’opera di modernità. Ma coloro che ne beneficeranno (e ne hanno già beneficiato, in maniera scoperta o occulta) sono cosa diversa da quel che serve ai Veneti. La Lega, ora al potere, lo sa? E tutti i dubbi su quell’area miracolosamente passata di mano, trasformata e poi servita dal mitico passante non interessano proprio a nessuno?
Non è un progetto per i Veneti. E’ un affare per pochi (se mai arriverà in porto). E’ contro i Veneti.
E quando vedo il rendeering i miei occhi non si riempiono di gioia ma si colmano di lagrime. Non penso al Veneto bucolico fatto di distese vergini di prati e boschi ma sono certo che non possiamo continuare a distruggere così il nostro territorio. (Omar Monestier)

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VENETO CITY, POLEMICHE DI FUOCO

da “la Nuova Venezia” del 24/9/2011

PIANIGA. E’ scontro fra comitati, associazioni di categoria e sindaci su Veneto City. Per i comitati il progetto manca di pubblica utilità: “E’ solo un grosso favore fatto ai privati, cioè ai proponenti del progetto, che distruggerà il commercio e il territorio della Riviera”. (…)
I sindaci di Dolo (Maddalena Gottardo) e Pianiga (Massimo Calzavara) credono che il progetto possa rappresentare un volano per lo sviluppo del territorio. Il confronto è andato in scena giovedì sera, al teatro civico di Pianiga. Un incontro al quale hanno partecipato più di trecento persone. La tesi di comitati, Confesercenti e agricoltori è chiara.
“Veneto City – ha detto Valter Ceoldo dei comitati per la tutela del Graticolato Romano – ha una percentuale di utilità pubblica che è di fatto del 16%, di fronte ad una richiesta normativa del 60%. Già per questo, il progetto andrebbe affossato”.
Confesercenti con il presidente Maurizio Franceschi invece ha puntato sul fatto che questa operazione non porterà benefici per gli esercenti e nemmeno posti di lavoro. “Ad ogni posto guadagnato – ha detto Franceschi – se ne perderanno tre nella piccola distribuzione nel comprensorio o in provincia”.
Per Mattia Donadel dei comitati Cat, i sindaci di Dolo e Pianiga, potevano evitare questo scempio, che sarà un problema anche dal punto di vista dell’assetto idraulico. Dopo l’assemblea di giovedì sera ieri mattina i sindaci di Dolo e Pianiga hanno voluto dire la loro in un incontro convocato in municipio a Pianiga, contestando dati su volumetrie e parcheggi presentati la sera prima in un volantino, durante l’assemblea.

   Ovviamente non sono mancate poi le prese di posizione politiche. “Cogliendo questa occasione di sviluppo – ha detto il sindaco di Dolo Maddalena Gottardo – abbiamo fornito un grande beneficio al territorio. E’ un progetto che sarà realizzato in 10 anni, e che porterà sviluppo e occupazione pure ai comuni limitrofi“.

   I sindaci poi hanno sottolineato come si è limitata la dimensione commerciale del progetto. “Che quell’area fosse interamente edificabile – hanno detto Calzavara e Gottardo – lo si sapeva dal 1997, cioè dall’epoca della giunta di Dolo guidata dal sindaco Claudio Bertolin. L’area era al 100% destinabile a zona commerciale, ora lo è al massimo solo il 14%. C’è da chiedersi perché a quel tempo non partirono le proteste visto che già si intravedeva Veneto City”. Gottardo e Calzavara si dicono sereni: “I cittadini e i comitati e gli enti locali limitrofi hanno diritto a protestare e a presentare le loro osservazioni. Le valuteremo tutte con estrema serietà”. (…)

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RIDEFINIRE L’ INTERESSE GENERALE NEL GOVERNO DEL TERRITORIO

– L’affare ” Veneto city ” non è un affare per il contesto territoriale di Dolo, Padova e Venezia, la cui vocazione non può soggiacere agli interessi degli immobiliaristi che con l’esca del lavoro, dello sviluppo vogliono convincere gli amministratori ad avallare una sproporzionata bolla edilizia, fuori dalle regole e lontano dai bisogni –

di STEFANO BOATO, docente di Pianificazione del Territorio all’ Iuav

   La proposta di un enorme nuovo insediamento in aree agricole in località Arino (comune di Dolo) pomposamente denominato dai proponenti “Veneto City” riassume in modo emblematico le caratteristiche della deriva che in questi anni sta prendendo l’attività di pianificazione e di progettazione urbanistica, il governo pubblico del territorio. Nella prassi si sta perdendo l’obbiettivo principale: la realizzazione dell’interesse generale, del bene delle comunità, la qualità e la razionalità nell’organizzazione del territorio.

   Ecco i caratteri di questo modo di fare i piani.

1) L’operatore immobiliare privato acquisisce un ambito agricolo e poi chiede all’amministrazione pubblica di modificare i piani vigenti e dichiararlo terreno da urbanizzare (decuplicando e incamerandone il valore fondiario).

2) L’operatore immobiliare chiede di urbanizzare nuove aree prima che siano utilizzate le aree dismesse o già urbanizzate o già previste (nuovo spreco e urbanizzazione di suolo in contrasto con tutte le dichiarazioni della Regione, della Provincia e delle norme del precedente Piano Territoriale Provinciale).

3) L’operatore immobiliare chiede di cambiare la destinazione d’uso di aree destinate dal piano vigente ad attività produttive (con localizzazione valutata per questa funzione) a nuove attività commerciali e direzionali (con conseguenze sulla localizzazione, sui valori e sul funzionamento di tutte le attività simili collocate nel più ampio contesto territoriale).

4) L’operatore immobiliare chiede alle amministrazioni pubbliche di allocare nel suo ambito funzioni e uffici pubblici per favorire e potenziare l’avvio dell’operazione.

5) L’operatore immobiliare chiede di spostare una stazione (oltre a tutto appena riqualificata) del servizio ferroviario e metropolitano regionale ai centri urbani attuali.

6) L’operatore immobiliare chiede di edificare volumi edilizi con densità folli (superiori a quelle anni ’60 di Corso del Popolo a Mestre o del quartiere Cita a Marghera), densità invivibili che possono essere tollerate solo per capannoni industriali con particolari esigenze produttive: l’unica soluzione è andare sempre più alti con conseguente incomunicabilità sociale, di funzioni e di spazi pubblici.

   In questa discussione su “Veneto City” talora si perde il senno: qualcuno ha calcolato l’ “interesse pubblico” ritenendolo positivo, un altro propone di “valorizzare al massimo lo sforzo imprenditoriale con una grande convention di Enti Pubblici…per offrire alle giovani coppie una possibilità di non emigrare”, un altro vuole “capire gli obbiettivi dell’operatore immobiliare”, altri propongono di “compensare economicamente gli oneri di urbanizzazione e l’ICI tra più comuni nell’ambito di un Piano Intercomunale”.

   Come si vede si stanno perdendo i criteri stessi della pianificazione per l’interesse generale, i criteri base per determinare le norme all’interno delle quali può e deve agire liberamente l’imprenditore.

   A parte il giudizio sul caso specifico che dovrebbe essere ovvio, in una situazione sempre più equivoca chi ha responsabilità pubbliche si faccia carico di riaffermare e ridefinire i criteri, i parametri e le procedure in base ai quali nel governo pubblico del territorio si deve identificare lo “interesse generale”.

   L’ente pubblico deve comunque verificare la opportunità di urbanizzare ulteriori aree e la loro eventuale localizzazione con la preventiva partecipazione dell’intera popolazione e la valutazione comparata delle alternative possibili (condizioni ormai obbligatorie anche per legge). Gli operatori privati (con procedure concorrenziali e trasparenti) si facciano comunque carico dei completi oneri che attualmente in gran parte scaricano sulla collettività.

   In ogni caso occorre garantire (in rapporto alle specificità dei luoghi) sia la vivibilità e la qualità sociale, spaziale e progettuale degli insediamenti creando relazioni integrate, sia la tutela attiva e la fruizione compatibile dei beni ambientali paesaggistici e storico-culturali (Stefano Boato)

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CENTRI COMMERCIALI, LE NUOVE (E TRISTI) CITTÀ VENETE

di Rudy Bortoluzzi, da “la Tribuna di Treviso” del 6 gennaio 2011

   Le code dei trevigiani al centro commerciale «Iper Conè» di queste settimane, con il vicino centro di Conegliano semideserto, è un dato che credo vada oltre la cronaca locale. Segna la definitiva trasformazione del centro commerciale in piazza, città, posto non solo di commercio, ma anche di incontro.
Non ha più senso chiamarli «non luoghi». Non sono spazi artificiali dove non si depositano memoria e identità. Sono, soprattutto per i giovani, ma ormai pure per le famiglie e gli anziani, i nuovi luoghi della vita, che stanno sostituendo quelli – appunto il centro storico, la piazza, il paese; ma anche la chiesa, il cinema, il teatro, lo stadio – dove i nostri padri per secoli si sono conosciuti, parlati, amati, magari azzuffati.
Ma non solo semplici iper mercati. Non solo nel mitico Nordest. Non è un caso che, da Fidenza a Valmontone, da Noventa di Piave a Mantova, i centri commerciali che fanno i migliori affari si chiamino outIet. Non a caso, sono costruiti come paesi finti, magari come borghi medievali posticci, con le mura, le porte, le fontane e le botteghe, dove portare il cane a passeggio, i bambini a giocare, e la moglie (o il marito) a prendere con 99 euro il maglione di cachemire che fino a qualche giorno fa in centro ne costava il quadruplo. Misteri del commercio.
Outlet, che in inglese vuol dire tutt’altra cosa, credo possa essere parola-chiave dell’Italia di oggi. Non indica solo il centro commerciale divenuto città nuova. È metafora della svendita. Simboleggia la mercificazione dei valori. Può significare il degrado dei rapporti umani, un tempo in cui tutto può essere comprato e venduto, con la rapidità di chi considera la conversazione una perdita di tempo e la cortesia un segno di debolezza.
Non è detto però che questa profonda trasformazione sia negativa. Certo coincide con una perdita. La piazza è un tratto distintivo della nostra civiltà occidentale: non esiste nella cultura araba, dove la città prende forma attorno al commercio e i suq sono centro commerciale ante-litteram; né in quella americana, dove i «mall» sono da sempre passatempo preferito e primo luogo di aggregazione.
Ma serve davvero a poco rimpiangere il buon tempo andato; anche se va tenuto a mente che i denari spesi nel negozietto sotto casa restano all’interno della comunità anziché finire alle multinazionali. Né è utile ripeterci che le città italiane sono le più belle del mondo; il che è vero, ma dovrebbe essere uno sprone più che una consolazione. Serve di più, rendere i centri storici «competitivi» con i centri commerciali: sicuri, facili da raggiungere, attraenti anche il tardo pomeriggio e la sera, grazie a quelle ricchezze – l’arte, la musica, il teatro, financo la preghiera – che nelle nostre città si forgiano da secoli, e che gli outlet (in quello di Serravalle nel milanese suonano cantautori e jazzisti, in quello a Roma Est la domenica si celebra pure la messa!) possono al più riprodurre.
Per fortuna i segnali di vita non mancano. Conegliano per settimane è stata piena di giovani e famiglie nell’occasione della mostra del Cima. Susegana con la mostra della piccola e media editoria porta migliaia di persone a scoprire le suggestioni del Castello di San Salvatore. Da Venezia a Treviso fino al piccolo comune di provincia la politica locale inizia a discutere su come salvare le botteghe, che oltre a dare un servizio presidiano il territorio. I consumatori indicano di puntare sulla qualità e la specificità dei prodotti. I rappresentanti dei commercianti pensano a saldi più frequenti, non solo a ogni fine stagione. E magari riusciremo anche a risolvere il giallo del maglione di cachemire che ieri costava 400 euro e oggi all’outlet solo 99 euro. (Rudy Bortoluzzi, assessore al comune di Susegana, vicino a Conegliano, nel trevigiano)

……………….

per saperne di più:

http://www.salvarelariviera.org/Veneto_City.htm

un nostro post del 2009:

https://geograficamente.wordpress.com/2008/12/26/veneto-city-la-dove-cera-lerba/

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5 thoughts on “VENETO CITY, una nuova città del commercio e degli affari (quale commercio? quali affari?) – il NORDEST CONFUSO che cerca il suo futuro sviluppo nello sfruttamento territoriale di quel che resta del suo ambiente

  1. lucapiccin sabato 22 ottobre 2011 / 11:25

    Il giallo del maglione è presto spiegato, basterebbe come divevo in un commento precedente, che noi ci chiedessimo che cosa c’è dietro i beni (e servizi) che noi compriamo, che si tratti di un maglione o di un hamburgher o di qualsiasi altra cosa…
    Dunque dopo aver letto qui :
    http://www.chicagotribune.com/chi-china-cashmere-htmlstory,0,7007933.htmlstory
    capiremo perché il maglione di cashmere costa quattro volte meno…
    Ma ancora una volta, quel che importa è la differenza tre PREZZO e VALORE. E questo vale anche per la TERRA, oggetto del post.

  2. lucapiccin domenica 23 ottobre 2011 / 7:57

    “Ci sono esempi clamorosi: Il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione è cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, non ha imparato nulla dall’alluvione che l’ha colpito a fine novembre. Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l’equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri”

    Tratto da : http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=302

  3. giovanni sabato 4 febbraio 2012 / 20:14

    ciao se questa opera faraonica sara fatta con buonsenso e rispettando tutti parametri di sicurezza,bun gusto,senza infiltrazioni malavitose ,ma soprattuto che la grande opera sia portata atermine con tempi programmati e rispettati penso sara una opera che il tempo.i nostri figli e nipoti ci diranno grazzie xun lavoro che dara lavoro amolti giovani. penso che sia ora di finirla di pensare solo al nostro orticello . ai nostri politici e alle alte cariche delle forze dell ordine dico controllate controllate giovanni

    • lucapiccin lunedì 6 febbraio 2012 / 7:16

      Io penso che sarebbe ora di pensare (non solo) al nostro orticello.

  4. lucapiccin domenica 4 marzo 2012 / 14:55

    Per rendere omaggio a Zanzotto : la sua voce :

    [audio src="http://www.iger.org/wp-content/uploads/2011/10/Zanzotto_Paesaggio1.mp3" /]

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