IL VENETO NEL CAOS TERRITORIALE: Superstrada Pedemontana senza obiettivo, Veneto City e Quadrante di Tessera di cui non si comprende l’utilità, centri commerciali che aprono e chiudono, trasporto pubblico quasi inesistente, sempre più aree di mezza montagna in abbandono… (COSA STA ACCADENDO IN VENETO?)

VENETO NEL CAOS TERRITORIALE (nella mappa l’esempio dei nuovi insediamenti commerciali nell’area PADOVA-VENEZIA – al centro della mappa l’intervento previsto di VENETO CITY) – CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

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VENETO – “Qui dove una volta il paesaggio era segnato dai campanili e oggi svettano ciminiere e capannoni. (…) Dal 2001 al 2006 sono state realizzate case per 788mila persone (la popolazione è aumentata di 248mila abitanti). Dal 2002 si sono costruiti 38 milioni di metri cubi di capannoni. In Veneto la superficie urbanizzata è aumentata del 324% rispetto al 1950. Ben oltre le necessità, come dimostrano migliaia di cartelli ‘vendesi’ appesi a case nuove e mai abitate”. (da “il fatto quotidiano” del 30/12/2011)

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TRASPORTO PUBLICO IN VENETO – dal rapporto della LEGAMBIENTE “PENDOLARIA 2011 – La situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare in Italia”:  Il 2011 verrà ricordato come l’anno dei tagli ai treni pendolari e dell’aumento dei biglietti, con punte di un treno cancellato ogni cinque in Veneto, un meno 13% nelle Marche, -12% in Liguria, -10% in Abruzzo e Campania. (dal rapporto Pendolaria 2011 di Legambiente, scaricabile online )

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   Il Veneto è ora, più che in passato, in un caos territoriale: un’urbanistica diffusa e confusa che anziché fermarsi si diffonde ancor di più (nonostante la crisi). Stanno nascendo centri commerciali a iosa, dappertutto, e i centri storici vedono negozi con serrande chiuse da anni.

   La Superstrada Pedemontana Veneta (nelle province di Vicenza e Treviso), che dovrebbe risolvere i problemi di traffico veicolare di una vasta area, ora non si sa a cosa servirà effettivamente.

   La mezza montagna, tra la pianura disastrata di un “costruito” messo a caso e le località alpine “rinomate”, la mezza montagna dicevamo, è completamente abbandonata a se stessa, spopolata e con vegetazione selvaggia (rovi e robinie) senza alcun progetto presente e futuro.

   Un nuovo megaelettrodotto da 380 Kv segnerà trasversalmente il Veneto da Venezia nord (Scorzè) alla provincia di Treviso (Volpago): dimostrazione reale che l’energia si trasporta da lontano (con perdita della metà, con inquinamento elettromagnetico…) e non la si autoproduce in loco.

   Veneto City, tra Padova e Venezia, grande nuovo centro del commercio e degli affari,  colata di cemento per non si sa quali obiettivi e futuro possa avere. Il Comune di Venezia che approva un’altra cittadella commerciale (il Quadrante di Tessera) e non porta avanti la riconversione ad attività innovative e ambientalmente compatibili a Marghera…..

   Il Veneto, di fatto un’unica area metropolitana (almeno tra le province di Padova, Venezia e Treviso), che non ha un trasporto pubblico idoneo, capace di sostituire l’automobile privata (impensabile non poter disporre quotidianamente dell’auto nella gran parte dei territori veneti).

TOSCANA, non VENETO (foto: LE VERSEGGE DA MONTEPASCALI) «Si è data la priorità al guadagno, al fare presto e male anziché bene e più lentamente. Se la Toscana è la regione più bella, nonostante tutto, è perché qui si è ragionato nel corso dei secoli seguendo valori come la bellezza, la lentezza, l’idea che il paesaggio è anche l’anima di un popolo. La nostra sfida è aiutare chi ci governa a recuperare questi valori perduti» (intervista a SALVATORE SETTIS, dal sito “LA SENTINELLA DELLA MAREMMA”, http://www.marini.biz/articoli_img/stop_consumo_territorio.jpg )

   Emblematico il caso della “Super- strada Pede- montana Veneta”: striscia autostradale di 95 chilometri “est-ovest” nelle province di Treviso e Vicenza, che per ora un provvidenziale ricorso di un nostro amico (Patrizio Zen di Loria, da privato cittadino danneggiato dall’infrastruttura) ha momentaneamente messo in discussione (pur proseguendo i lavori della superstrada, nonostante la bocciatura): il TAR del Lazio ha di fatto negato la legittimazione alla “straordinarietà” nella realizzazione dell’opera, utilizzando la procedura dell’intervento urgente per eventi catastrofici naturali (sul tipo dei terremoti, come fatto dalla Regione già precedentemente con il Passante di Mestre); e inoltre il Tar ha negato la necessità dell’istituzione di un Commissario straordinario ad hoc).

   In ogni caso, nel proseguo della realizzazione della superstrada pedemontana (che è un’autentica autostrada, con 15 caselli, di tipo tradizionale…), nel proseguo della realizzazione (è molto probabile che un intervento governativo sblocchi la sentenza del Tar che abbiamo qui citato), non si capisce bene che funzione dovrà avere quest’opera: con pochissimi caselli (appunto, come detto, una quindicina, un’autostrada “chiusa” a ogni rapporto col traffico locale a breve percorrenza, che è quello largamente predominante…), con necessità di opere di adduzione per un totale di 53 chilometri (cioè altre nuove strade, svincoli, rotatorie, etc…) per raggiungerla, connetterla alla viabilità locale.

   Quando la si è voluta così (gli stessi comitati ora “contro” sono sempre stati favorevoli a un’asse viario di comunicazione nella pedemontana che funzionasse da variante all’intasata attuale arteria “Schiavonesca –Marosticana”, ma che fosse al servizio del territorio, flessibile alle varie esigenze viarie, strada aperta a ogni tipo di traffico), quando la si è voluta di tipo autostradale e rigida, di attraversamento, cioè di scarso utilizzo per il territorio, tutti hanno capito che non era la soluzione giusta per le tante piccole imprese (e i tanti che ci lavoravano) che si interconnettevano tra di loro nei processi di produzione artigianale (persone e furgoni che spostava merci). Questa esigenza trasportistica intensa quotidiana si è tra l’altro (purtroppo) spenta una quindici anni fa con il processo di delocalizzazione (globalizzazione) produttivo industriale e artigianale. Ora non si produce granché nella pedemontana veneta. Anche per questo è da rivedere, da ripensare, i modi e i processi di mobilità in tutta quest’area veneta abitata in modo diffuso, e con una necessità di razionalizzare gli insediamenti sparsi e confusi nei decenni stanziatisi lungo le vecchie arterie viarie.

   Un convegno tenutosi a Montebelluna nell’aprile scorso (nell’ambito delle manifestazione “Festival Città Impresa”, iniziativa indetta in tutto il Veneto da istituti di credito e associazioni del lavoro) si è detto che la superstrada pedemontana che si va ad iniziare (95 chilometri di duro sacrificio territoriale), forse servirà a portare del turismo nelle aree pedemontane trevigiane e vicentine. Cioè finito l’obiettivo di servire il trasporto delle merci (che qui non si producono più) c’è da prospettare che l’opera potrà essere utile a un’incentivazione del turismo. Turismo pendolare, domenicale, che ha la necessità di “velocità” (si parte al mattino, di torna alla sera) e avere a disposizione un strada veloce “aiuta” questo turismo “mordi e fuggi” (testuali considerazioni di quel convegno!). Solo per dire, con l’esempio della Superstrada Pedemontana, della scelleratezza dell’attuale aggressione territoriale in Veneto.

SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA (in rosso il tracciato) - (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

Potremmo continuare (con Veneto City, il Quadrante di Tessera, gli innumerevoli centri commerciali…) a descrivere lo stato confuso e senza alcuna effettiva programmazione che il Veneto, ora come in passato, sta vivendo (lo facciamo con alcuni articoli che seguono in questo post).

   Va pure detto che se (ammesso e non concesso) la dissipazione del territorio poteva essere, nei decenni passati, data da uno sviluppo economico assai elevato (il boom economico veneto degli anni sessanta, settanta e ottanta del secolo scorso…), e la miriade di zone industriali senza programmazione, e l’edilizia diffusa dei paesotti-periferie (edilizia lungo le strade), tutto questo veniva in qualche modo giustificato con un benessere economico assai cresciuto (occupazione, ricchezza…)…  ora l’urbanistica aggressiva dei centri commerciali ed edilizi, delle “nuove città” del terziario, della finanza e del commercio inventate nelle sempre meno aree di campagna, i “divertimentifici domenicali” fatti per accogliere gente, consumatori, in poche ore… tutto questo neanche provoca “benessere”: è solamente un business di gruppi privati, con qualche onere di urbanizzazione e ricchezza pagata a duro prezzo territoriale che possono usufruire i comuni che incentivano queste megaopere nei loro territori di competenza, giustificando che qualcosa arriverà alle sempre più vuote casse comunali, e qualche posto di lavoro potrà esserci per figli di famiglie del posto…. (e due comunetti come Dolo e Pianiga, in tutti e due con una popolazione totale sotto i 30.000 abitanti, approvando “Veneto City”, influenzano tutto il futuro sviluppo, non sviluppo, del Veneto…)

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    Pertanto aggressione territoriale su quel che resta, e pure senza neanche sviluppo economico. Il Veneto che così si limita a pensare di vivere di turismo (Venezia, le località adriatiche, la montagna già meno… il Veneto che resta: un popolo di camerieri al mare e in montagna?). Manco a parlare di rinnovamento e progetto di una nuova agricoltura (se non per abusati ed esausti territori a produzione intensiva, come l’area del prosecco delle colline trevigiane tra Valdobbiadene e Conegliano); ancor meno di produzioni artigiane locali magari di nicchia ma con alto valore qualitativo, produttivo e lavorativo di persone (gli studi di ricerca industriale non esistono quasi più, perché non ci sono i soldi…).

   Veneto in ginocchio e che (sopra)vive perché ha un humus di ricchezze accumulate (per chi ne può fruire); e con un “attacco al territorio” dove resta ancora un bene natura, campagna (esistono luoghi, come Villorba, in provincia di Treviso, dove a poche centinaia di metri di distanza, centri commerciali si son fatti la “guerra”, un’accanita concorrenza, fin che uno ha dovuto chiudere, lasciando desolatamente abbandonati centinaia di migliaia di metri cubi di cemento…).

   Noi crediamo che la “risorsa ambiente” si possa ancora mettere in gioco in Veneto parsimoniosamente e con recuperi, ripristini ambientali virtuosi:

razionalizzare la pianura con “green belt”, cinture boschive tra paese e paese;

eliminare zone industriali in sovrappiù o magari recuperarle a nuove attività (tempo fa in questo blog sostenevamo la produzione energetica di cippato (cioè legno triturato ad uso di combustibile) proveniente dall’utilizzo agricolo dato dalla creazione di boschi planiziali;

– ritornare a fare agricoltura e allevamento nella aree di montagna e mezza montagna, oramai attività lì desuete, con progetti nuovi di agricoltura pulita e con il rispetto della vita animale;

– pensare ai luoghi rivieraschi non solo come turismo ma anche come attività legate al recupero ambientale, alla pesca e alle produzioni ortofrutticole;

– incentivare in ogni area presidi di controllo territoriale, idrogeologico, come sta in modo interessante avvenendo nel Canale di Brenta tra il Bassanese-vicentino e la provincia di Trento (http://www.osservatorio-canaledibrenta.it/ ;

– sviluppare la ricerca su attività innovative artigianali, magari date dalla tradizione veneta industriale dei decenni passati: il tessile della pedemontana, l’occhialeria del Cadore, la calzatura della Riviera del Brenta, le scarpe sportive del Montebellunese, la lavorazione del legno e l’arredamento della Sinistra Piave e di tante altre parti del Veneto, le nanotecnologie della parte orientale della regione, i prodotti di serra che potrebbero interessare il Polesine (al posto di centrali a carbone…).

   Insomma il Veneto che confusamente va ad aggredire quel che resta del suo territorio già pesantemente sfruttato nei decenni scorsi, è un Veneto senza futuro: destinato a consolidare quel declino che sta vivendo da vent’anni. Vorremmo una nuova attenzione e sensibilità al territorio, con una messa in gioco di ogni attività e creatività ecocompatibile cui i veneti sono (erano) capaci. (sm)

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PEDEMONTANA-CHOC: IL TAR ACCOGLIE UN RICORSO E BLOCCA TUTTO

– «Illegittimo lo stato d’emergenza dichiarato dal governo, da annullare gli atti di Vernizzi». Compreso il progetto definitivo. Accolto il ricorso presentato da Loria –

di Giorgio Barbieri, da “la Tribuna di Treviso” del 30/12/2011

TREVISO. Il Tar del Lazio ferma la Pedemontana Veneta accogliendo il ricorso di un trevigiano di Loria. E fioccano le reazioni. Per la Cna di Treviso si tratta “di un’opera strategica che deve essere realizzata in tempi brevi”. Analoga posizione è stata espressa dalla Filca-Cisl. “Accogliamo con forte preoccupazione la notizia del blocco, da parte del Tar del Lazio, della Pedemontana Veneta: per l’edilizia trevigiana è davvero una brutta notizia”, afferma il segretario Francesco Orrù. Esultano invece i radicali. “La sentenza – afferma Elisabetta Zamparutti, deputato e membro della commissione Ambiente e Infrastrutture – ha un’importanza fondamentale per un Paese in cui l’espansione del ricorso alla decretazione d’urgenza ha inferto un colpo gravissimo allo stato di diritto”.

   I giudici amministrativi, con sentenza depositata il 24 dicembre, hanno infatti dichiarato illegittima la dichiarazione dello stato di emergenza nel settore del traffico e della mobilità nel territorio dei comuni di Treviso e Vicenza, firmata dal premier Silvio Berlusconi il 31 luglio 2009, e la successiva ordinanza del 15 agosto con le disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare l’emergenza. Per questo vengono invalidate «non soltanto le proroghe successivamente disposte con riferimento alla delega di poteri nei confronti dell’organismo commissariale, ma anche le determinazioni assunte dal commissario delegato» (Silvano Vernizzi), tra queste il progetto definitivo firmato il 20 settembre scorso. Il Tar del Lazio ha infine condannato la presidenza del Consiglio dei ministri, la Regione Veneto e la Superstrada Pedemontana Veneta srl al pagamento delle spese di lite, 4.000 euro.

   Una cifra ridicola se paragonata a 2.391 milioni di euro, ossia il costo per la realizzazione in project financing dell’infrastruttura che, secondo il progetto definitivo, dovrà collegare Montecchio Maggiore a Spresiano, passando per il distretto industriale di Thiene-Schio, Bassano e a nord di Treviso, incrociando 3 autostrade (l’A4, l’A31 e l’A27). Una lingua d’asfalto lunga 94 chilometri circa, unica superstrada a pedaggio in Italia, inaugurata il 10 novembre scorso a Romano d’Ezzelino con la posa della prima pietra da parte del governatore Luca Zaia.

   Ma è un residente di Loria, paese tra le province di Treviso e Vicenza, a mettere i bastoni tra le ruote al megaprogetto. Assistito dal professor Luigi Garofalo e dall’avvocato Ludovica Bernardi, il 17 novembre 2010 ha presentato ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento del decreto «di approvazione del progetto definitivo della superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta e dei relativi elaborati del progetto». L’uomo, proprietario a Loria di un terreno sul quale aveva realizzato un fabbricato ad uso residenziale, sosteneva che il tracciato della superstrada, così come da progetto definitivo, si sarebbe posizionato a brevissima distanza dalla sua abitazione.

   Punto cardine del ricorso è la contestazione della dichiarazione dello stato emergenziale, che ha permesso al commissario delegato Vernizzi di approvare il progetto definitivo al posto del Cipe. E i giudici del Tar, su questo aspetto, danno giudizi molto chiari: «Negli ultimi anni la decretazione d’urgenza ha indotto un’evidente espansione del concetto stesso di “straordinarietà” dell’intervento (in molti casi atteggiantesi quale “ordinaria” modalità di attuazione dell’azione pubblica), va invece rimarcato come la necessità di riaffermazione dell’ordinario quadro normativo ordinamentale imponga di ricondurre l’impiego di tale strumento in un ambito di effettiva, quanto comprovabile, eccezionalità: sì da scongiurare la praticabilità di surrettizie scorciatoie esclusivamente preordinate a garantire l’inosservanza della legge, laddove quest’ultima venga “sterilizzata” dalla consentita derogabilità alle disposizioni di rango primario. Se, a tale riguardo, non può esimersi il Collegio dal formulare l’auspicio che la competente Pubblica Autorità promani un forte segnale di discontinuità quanto all’uso intensivo – quanto, frequentemente, inappropriato – della decretazione d’urgenza».

   Dunque, secondo il Tar, il ricorso contro la Pedemontana impone di ribadire l’inadeguatezza motivazionale del decreto presidenziale del 31 agosto 2009, e del successivo affidamento in concessione della progettazione, realizzazione e gestione della Pedemontana.

   I giudici amministrativi sostengono anche che «deve affermarsi che la possibilità di deroga alla legislazione vigente si atteggia quale misura estrema, pur nell’ambito di una situazione intrinsecamente emergenziale: con la conseguenza che, affinché l’eccezionale potere di deroga possa considerarsi esercitato nell’ambito dei suddetti limiti, è imprescindibile che l’autorità amministrativa si faccia carico ex ante di individuare le principali norme che, applicabili in via ordinaria, pregiudicherebbero invece l’attuazione degli interventi di emergenza».

   Per questi motivi il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha giudicato illegittimo il decreto sullo stato di emergenza del 2009 firmato da Berlusconi, l’ordinanza sulle disposizioni di protezione civile, invalidando così anche le determinazioni assunte dal commissario delegato. (Giorgio Barbieri)

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Accortisi di una non funzionalità a risolvere il traffico del territorio pedemontano, e non essendoci più la rete di laboratori produttivi artigianali (con il trasferimento all’estero), il TURISMO viene invocato come nuova possibile mission della superstrada pedemontana veneta… (sm)

PEDEMONTANA VENETA. FINOZZI: “IMPORTANTE FARE RETE, LA SUPERSTRADA FAVORIRA’ IL TURISMO”

da http://www.thieneonline.it/ del 13/11/2011

   “Verso la Pedemontana Veneta. Nuova area turistica Regionale” è il tema di un confronto a tutto campo tra gli operatori e gli esponenti del turismo dell’area interessata, che si è tenuto ad Asolo (Treviso) (il 12/11/2011, ndr). Ai lavori è intervenuto l’assessore regionale alle politiche dell’ospitalità, Marino Finozzi. Finozzi ha evidenziato che “Verso la Pedemontana Veneta” è uno dei tre progetti di eccellenza del turismo del Veneto, cofinanziati con fondi statali per dieci milioni di euro complessivi.

   Il progetto intende coinvolgere tutte le realtà esistenti per sviluppare forme di visitazione di questo territorio che trasformino il ‘turismo minore’ in turismo ad alto valore aggiunto. E’ fondamentale in questo senso – ha detto l’assessore – fare rete e impegnarsi in una strategia comune, soprattutto con le amministrazioni locali.   La Regione ha assunto un ruolo di regia e di coordinamento per promuovere le tante ricchezze già presenti in questo territorio. L’area di riferimento comprende 137 Comuni delle province di Verona, Vicenza e Treviso.
E’ un’area che può proporre valenze paesaggistiche, storico – culturali, agroalimentari e produttive di rilievo assoluto. Nella zona interessata, dal Veronese al Trevigiano, sono disseminate centinaia di Ville Venete, produzioni vinicole di primo piano, prodotti Dop e Igp, industrie che fanno di questa fascia una delle zone più produttive d’Italia. Ma sono previsti anche itinerari letterari sulle orme di grandi personalità venete della letteratura, oltre a percorsi accessibili ai diversamente abili e iniziative rivolte ai bambini.
Anche il recente avvio dei lavori della Superstrada Pedemontana Veneta contribuirà a creare per questo territorio nuove opportunità sul piano turistico. “E’ ovvio – ha detto l’assessore – che l’opera avrà un impatto sul territorio ma in positivo favorirà il collegamento tra le tre province venete con una maggiore percorribilità. Il progetto turistico, dal canto suo – ha concluso Finozzi – servirà anche al prolungamento della stagionalità. Le statistiche mostrano infatti che i flussi turistici sono oggi concentrati soprattutto nel periodo estivo. Con la realizzazione di questa progettualità per la Pedemontana Veneta si punta ad incrementarli, con una stagionalità più ampia, del 30% in tre anni”.

il percorso della SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA, con segnate le località dei 15 caselli previsti (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

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Zaia ci mette la firma

OK A VENETO CITY, CENTRO COMMERCIALE DA 715MILA METRI QUADRATI

da “il Fatto Quotidiano” del 30/12/2011

– Il governatore della Regione Veneto dà il via libera al contestato progetto: 11mila firme contro, manifestazioni e picchetti non sono serviti. Grande come 105 campi da calcio, avrà torri alte fino a 80 metri e porterà fino a 40mila persone al giorno in un’area con circa 30mila abitanti –

   Zaia ha firmato. Il Governatore “contadino” ha dato il via libera definitivo a Veneto City, contestatissimo progetto che si mangerà centinaia di ettari di campagna veneta. Chissà, forse Zaia sperava che, firmando tra Natale e Capodanno, la sua scelta passasse inosservata. Così come aveva fatto nei mesi scorsi, sostenendo che la Regione in questa vicenda aveva un ruolo “notarile”, rispetto alle scelte dei comuni. Un’affermazione che da qualcuno è stata definita “alla Ponzio Pilato”, perché il Governatore poteva dire la sua su Veneto City.
Ma la Lega ha sostenuto con ogni mezzo il progetto. A cominciare dal sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, che in consiglio comunale è sbottata: “Per quelli di sotto ci vorrebbe l’olio di ricino”. Una battuta che pare venire dal profondo e rivela l’animo della Lega di oggi: che cerca di reinventarsi come partito di lotta vicino al popolo e al territorio, ma resta salda sulla poltrona e approva a marce forzate contestatissimi progetti. Un partito che non ama i dissensi. Perché i destinatari dell’olio di ricino sono migliaia di veneti che le hanno tentate tutte per bloccare il progetto di Veneto City. Niente anti-politica, anzi, il contrario: un esempio di dissenso acceso, ma democratico e fantasioso. Sempre nelle regole: 11mila firme raccolte, ricorsi in ogni sede, partecipazione al consiglio comunale, manifestazioni sotto il Comune al suono delle vuvuzelas.
Parliamo di un mega centro commerciale-direzionale che occuperà 715mila metri quadrati – l’equivalente di 105 campi di calcio – con un volumetria di 2 milioni di metri cubi. È dal 2008 che tra Venezia e Padova i comitati si battono contro Veneto City. Ma nelle ultime settimane la battaglia è diventata serrata, perché il destino della campagna veneta si gioca in queste ore. Per cambiare definitivamente il paesaggio di Dolo bastavano tre firme: quelle dei Comuni di Dolo (Lega) e Pianiga (Pdl) e quella del Governatore Luca Zaia (Lega). Sono tutte arrivate entro la scadenza del 31 dicembre.
I comitati non hanno una tessera politica. In tanti contavano sul fatto che Zaia e i leghisti in campagna elettorale avevano professato attaccamento al Veneto, alle sue tradizioni, alla terra. Ma quando si è arrivati ai fatti, ecco l’amara sorpresa. Raccontano Adone Doni e Mattia Donadel, portavoci del Cat (Comitati Ambiente e Territorio): “La maggioranza del Comune di Dolo ha convocato sedute straordinarie a raffica, perfino la Vigilia e il giorno di Natale, per votare prima del 31”. E i comitati hanno “assediato” il Comune. Hanno cercato di entrare in consiglio. Ma il 20 dicembre il sindaco emette un’ordinanza: “Visto che nelle ultime sedute si è verificata una massiccia affluenza di pubblico e manifestanti presso la sala consiliare… si ordina di chiudere al pubblico gli uffici comunali”. Racconta Doni: “Sono rimasti solo 40 posti, ma quando abbiamo provato a entrare li abbiamo trovati già occupati da militanti leghisti”. Così sono partiti esposti al Prefetto e alla Procura.
Alla fine il sindaco leghista ha firmato (come quello di Pianiga). Per la gioia dei sostenitori di Veneto City. Ma di che cosa si tratta esattamente? Nei documenti ufficiali si parla di un polo destinato a riunire “i servizi per l’impresa, l’università e il commercio”. Tutto e niente. Le stime parlano di 30-40mila visitatori al giorno e 70mila veicoli. Il progetto prevede torri di 80 metri. E già l’aspetto urbanistico ha attirato critiche, come quelle del prestigioso Giornale dell’Architettura: si parla di “esiti paradossali”, si ricorda “un’affermazione di Zaia alla Ponzio Pilato che «le variazioni urbanistiche passano in Regione a livello notarile se hanno l’ok dei consigli comunali e della Provincia»”, si sottolinea “la necessità di rifondare il rapporto tra uomo e natura nel Veneto”.

   Ma il Giornale dell’Architettura rammenta anche che “l’ultimo passo è stato demandato ai sindaci di due comuni che sommano circa 30.000 abitanti, di fronte a un intervento attorno al quale gravita tutto il Veneto. Le 11.000 firme raccolte dai comitati non hanno inciso sull’iter”. La Difesa del Popolo, giornale della diocesi di Padova, ha dedicato al progetto un’allarmata copertina: “In Riviera la città di cemento a(r)mato”, dove si ricorda che anche “le associazioni di commercianti e agricoltori sono contrarie… ma tutto procede”.
Per capire davvero il progetto bisogna guardare a quello che ci sta dietro. Veneto City ha tanti santi in paradiso, raccoglie i signori dell’impresa del Nord-Est: da Stefanel (attraverso la Finpiave) a imprenditori che amavano definirsi “progressisti” come Benetton (ma ultimamente si sono lanciati in operazioni contestate come Capo Malfatano in Sardegna). Fino alla Mantovani che ha il ‘monopolio’ delle grandi opere in Veneto.
E la politica? Il centrodestra di Giancarlo Galan, che in questi ambienti ha tanti amici, ha sostenuto l’opera. Il centrosinistra all’inizio sembrava, tanto per cambiare, confuso: “Veneto City deve essere un’opportunità, non un pericolo”, disse Antonio Gaspari, allora sindaco di Dolo (Margherita). Davide Zoggia (Pd), all’epoca presidente della Provincia di Venezia, in pubblico diceva: “Veneto City potrebbe essere costruita altrove”. Ma in una lettera riservata definiva il progetto “di sicuro interesse per l’assetto e lo sviluppo economico di Venezia”. Oggi il Pd, all’opposizione, si dichiara contrario. Più netta la posizione di Rifondazione e dell’Idv: “Basta con il consumo del territorio, Veneto City è un’idea delirante”, tagliò corto Paolo Cacciari, ex deputato di Rifondazione.
Per valutare l’impatto di Veneto City bisogna venire qui. Muoversi tra Fiesso d’Artico, Dolo e Mira: “Mi ci perdo anch’io che ci abito da una vita”, racconta Vittorio Pampagnin (ex sindaco di Fiesso, con un passato nel centrosinistra), mentre con l’auto vaga tra bretelle e tangenziali che hanno strozzato interi paesi.

   Siamo nella Riviera del Brenta, la terra dove Tiziano attingeva i colori per i suoi quadri. Nella campagna veneta cara ad Andrea Zanzotto. Qui dove una volta il paesaggio era segnato dai campanili e oggi svettano ciminiere e capannoni. L’era Galan ha lasciato un’eredità pesante: dal 2001 al 2006 sono state realizzate case per 788mila persone (la popolazione è aumentata di 248mila abitanti). Nel 2002 si sono costruiti 38 milioni di metri cubi di capannoni. In Veneto la superficie urbanizzata è aumentata del 324% rispetto al 1950. Ben oltre le necessità, come dimostrano migliaia di cartelli “vendesi” appesi a case nuove e mai abitate.
Adesso arriva Veneto City. L’ultima parola spettava a Zaia (che ha preferito non parlare con il Fatto), quello che amava definirsi il governatore “contadino”. Ma che oggi ha chiarito definitivamente da che parte sta.

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SÌ DI ZAIA A VENETO CITY, SI PREPARANO LE RUSPE

da “la Nuova Venezia” del 30/12/2011

– Il presidente della Regione ha firmato questa mattina l’accordo di programma per la realizzazione del mega polo immobiliare tra Dolo e Pianiga. Ora possono partire i lavori –

DOLO – Si è concluso con la firma del presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, il complesso iter che ha portato a rendere esecutivo l’accordo di programma tra Regione Veneto, Provincia di Venezia, Comuni di Dolo e di Pianiga, e Società «Veneto City» per l’attivazione di un polo terziario che localizza centri direzionali e strutture centrali di grandi imprese.

   La Regione può attuare Accordi di Programma ai sensi dell’articolo 32 della legge regionale 29 novembre 2001, e, più specificatamente, per l’attuazione organica e coordinata di piani e progetti che richiedono per la loro realizzazione l’esercizio congiunto di competenze regionali e di altre amministrazioni pubbliche, anche statali ed eventualmente di soggetti privati.

   Il polo del terziario sorgerà tra Dolo e Pianiga, su un’area di 715 mila metri quadrati. Un mega intervento immobiliare molto contestato e criticato e contro il quale i comitati cittadini hanno già presentato ricorso al Tar. Nelle ultime settimane, con le approvazioni degli accordi nei consigli comunali di Dolo e Pianiga, molte sono state le manifestazioni dei contestatori. Con la firma di Zaia le ruspe della società cominciano a scaldare i motori. I primi cantieri potrebbero vedersi già entro la fine del 2012.

   ”E’ con soddisfazione – commenta l’ad di Veneto City spa, Rinaldo Panzarini – che accogliamo la notizia della firma apposta oggi dal governatore Zaia all’accordo di programma per la realizzazione del futuro polo del terziario in Veneto: il sigillo ad un iter progettuale, burocratico e amministrativo che ci vede impegnati fin dal lontano 2003”. Per Panzarini ”si tratta di un traguardo molto importante raggiunto grazie al costruttivo confronto con gli enti pubblici territoriali coinvolti, che hanno saputo con lungimiranza credere in questo progetto, nella sua concretezza, nel suo sviluppo e nelle sue potenzialita”’. Questo, sottolinea il manager, anche in considerazione ”del peso della crisi, non solo occupazionale, che attanaglia anche la nostra regione”.

   ”Questo accordo di programma – afferma Panzarini – ha subito troppi attacchi, molti assolutamente strumentali: dimostreremo nei fatti la qualità della nostra proposta, gli aspetti innovativi, la sostenibilità ambientale e paesaggistica, la salvaguardia del territorio che sarà messo in sicurezza idraulica, la razionalizzazione della mobilità pubblica e privata, la riqualificazione dei centri storici, creando vere opportunità lavorative per la Riviera e non solo”. Panzarini rende noto che la società passerà ”immediatamente alla fase progettuale, che ci vede impegnati – conclude – a presentare in tempi rapidi il piano urbanistico attuativo”.

VENETO CITY, l'area che subirà l'insediamento (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

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VENEZIA E IL QUADRANTE DI TESSERA (con due video dell’Ecoistituto Alex Langer di Mestre)

QUADRANTE DI TESSERA. LO SHOPPING VILLAGE E LA CITTÀ

da :http://www.terranews.it/.

   Nei pressi dell’aeroporto Marco Polo di Venezia, in un’area di circa 200 ettari di terreni agricoli, due società immobiliari private hanno tirato quattro linee con il righello sulla cartina geografica e ne è scaturita una delle più grandi urbanizzazioni che il Veneto ricordi.
Alcuni hanno paragonato, per estensione, questo intervento immobiliare, al polo industriale di Porto Marghera. Le similitudini però finiscono lì. A Tessera non si prevede infatti l’insediamento di attività industriali ma nemmeno manifatturiere o del terziario avanzato, bensì alcuni classici esempi del paesaggio metropolitano padano: centri commerciali, fitness center, alberghi, edifici con scrivanie vuote ed i cartelli “affittasi” appesi alle finestre e un mare di asfalto abbellito da quattro alberi rachitici che fungerà da parcheggio per 27 mila veicoli.
Inoltre, a differenza di Porto Marghera che portò almeno un sacco di lavoro, “Tessera city” potrebbe sì generare alcuni posti di lavoro in loco (per lo più commessi, camerieri e posteggiatori) ma causare altrove disoccupazione e chiusura di aziende. Il motivo è semplice: Venezia ha raggiunto livelli ineguagliabili di saturazione nella grande distribuzione e nella ricettività alberghiera. Se si aggiunge a questo la crisi finanziaria mondiale, il boom di bed & breakfast spesso abusivi nel centro storico e il trend demografico a saldo zero il quadro è completo.

DUE VIDEO DELL’ECOISTITUTO ALEX LANGER DI MESTRE:

http://www.youtube.com/watch?v=VvJTsnE5De4

http://www.youtube.com/watch?v=0PGTrI9ZtSA&feature=youtu.be

QUADRANTE DI TESSERA – i quadratini in giallo segnano gli AMBITI TERRITORIALI del progetto “Quadrante di tessera” – CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

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VENETO: A BARCON DI VEDELAGO (TREVISO) UN’INTERA CAMPAGNA DI 90 ETTARI SACRIFICATA AI CAPANNONI

da http://www.stopalconsumoditerritorio.it/ del 25/8/2011

   La giunta comunale di Vedelago con delibera del 19 maggio 2010, ma pubblicata solo il 7 marzo 2011, ha deciso di dare mandato al sindaco di avviare un accordo di programma con dei privati che prevede la trasformazione di circa 90 ettari di zona agricola (ben 180 campi trevigiani) in zona agro-industriale e commerciale per permettere l’ampliamento della ditta Colomberotto che si occupa di allevamento e macellazione di bovini, l’insediamento di una nuova cartiera della ditta Roto-Cart S.p.a di Piombino Dese (PD) e la costruzione di un centro di distribuzione delle produzioni agroalimentari.

   Il progetto è stato furbescamente venduto ai cittadini dal sindaco di Vedelago (che lo vuole addirittura far dichiarare “di interesse pubblico”) come un affare per il suo comune perché porterebbe occupazione ed una nuova rete viaria.
L’accordo prevede un nuovo casello della Pedemontana ed una nuova rete viaria, uno stabilimento per la macellazione di bovini; un insediamento di un’attività industriale per la produzione di carta e prodotti di consumo derivati. (da sottolineare che l’attività di macellazione e di produzione di carta viene considerata come una industria insalubre di prima classe), uno stabilimento per la produzione di latte in polvere destinato all’alimentazione del bestiame; uno stabilimento adibito a centro di raccolta per la lavorazione dei cereali destinati all’alimentazione animale; un edificio adibito a centro di ricerca e sviluppo munito di un apposito laboratorio e un centro distribuzione prodotti agroalimentari
Tutti gli stabilimenti, al fine di limitare l’impatto visivo dovuto ad altezze molto elevate, verranno realizzati a diversi metri sotto il piano campagna, con uno scavo ipotetico di alcuni milioni di metri cubi di ghiaia.

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ELETTRODOTTO VENEZIA NORD-VOLPAGO (TREVISO)
DA GENNAIO RIPRENDE LA MOBILITAZIONE

da “la Nuova Venezia” del 19/12/2011

SCORZE’ – L’anno 2012 sarà decisivo per la mobilitazione dei comitati contro l’elettrodotto da 380 mila volt che Terna costruirà tra Venezia e Volpago (nel trevigiano, ndr). Le ultime settimane sono state molto calde sulla questione, dopo che i vertici della società romana sono saliti sino in Veneto per spiegare ai comuni interessati, compresi Scorzè e Martellago, quale sarà il tracciato e come saranno dismesse le vecchie linee.

   Scorzè vuole l’interramento, che Terna non vuole, mentre Martellago chiede di diminuire l’impatto ambientale. In settimana, inoltre, i comuni veneziani e trevigiani attraversati dall’opera, hanno delegato la Regione a seguire la vicenda, mossa che a Terna non è piaciuta. Insomma, la questione è più che mai calda e i comitati non staranno fermi.

   Al contrario. «E’ Terna – spiega Vittorio Pellizzato di Cappella Vive – che doveva mettere in sicurezza le case sotto le linee. Da parte nostra continueremo a invitare i sindaci a valutare il progetto con il criterio della salvaguardia del territorio e dei cittadini, procedendo con la richiesta di interrare i cavi dell’elettrodotto lungo le autostrade A27 e A28».

   Di seguito Pellizzato parla della Regione, che per i sindaci sarà l’unico soggetto a portare avanti la questione elettrodotto con Terna. «Credo che la Regione – continua il portavoce del comitato – si comporterà come sempre ha fatto finora. Non credo che si limiterà unicamente a dare il suo parere al solo ambito tecnico di Valutazione d’impatto ambientale, come sembra che Terna abbia già deciso. Da parte nostra con gennaio riprenderemo a incontrare i cittadini in assemblea per informarli sulle azioni da intraprendere». (Alessandro Ragazzo)

(CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

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TRENI, IL VENETO “NEMICO DEI PENDOLARI”. LEGAMBIENTE: “PIÙ FATTI”

Da http://www.padovaoggi.it/ del 20/12/2011
– Disastroso il bilancio annuale del trasporto ferroviario in VenetoLegambiente: “Più investimenti” – Secondo una ricerca di Legambiente, la Regione è all’ultimo posto nell’investimento sulle infrastrutture e per le ferrovie andrà ancora peggio: meno treni, più ritardi e più disagi. L’associazione chiede maggiori finanziamenti –

DENUNCIA LEGAMBIENTE. Secondo Legambiente il 2011 verrà ricordato dai pendolari come un anno terribile: aumento dei prezzi, treni sempre in ritardo, spesso sporchi, e in quantità sempre minore, quindi stracolmi.
INVESTIMENTI. Stando alle stime dell’associazione, la Regione è all’ultimo posto negli investimenti sulle infrastrutture, specialmente quelle ferroviarie che toccano solo il 7% della spesa totale: il restante 90% è indirizzato al trasporto su strada, ad oggi, però, fortemente penalizzato a causa degli aumenti del carburante.
ESEMPI. I dati riportano di una situazione al limite del vivibile per i pendolari che quest’anno, oltre al danno della maggiorazione dei prezzi, hanno subito la beffa di convogli dimezzati e di biglietterie cancellate (come quelle di Cittadella e Camposampiero). Basti pensare alla trafficatissima tratta Treviso-Padova: dalle 7 alle 10 di mattina sono solo due i treni a disposizione. Oppure alla tratta Montebelluna-Padova dove i treni sono spesso costretti a fermarsi in quanto sovraffollati.
Treni, il Veneto “nemico dei pendolari”. Legambiente: “Più fatti”
RICHIESTE. Legambiente chiede a gran voce al presidente del Veneto Zaia, e all’assessore alla mobilità Chisso, “più fatti”: quindi degli interventi urgenti per migliorare questa situazione, destinata a peggiorare con i tagli della finanziaria-Monti, e offrire anche a chi utilizza i treni un servizio adeguato

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LA BRUTTA SITUAZIONE DEI TRENI LOCALI ITALIANI

da http://qualenergia.it/ del 19/12/2011

– Si tagliano i treni per i pendolari, nonostante la domanda resti alta. Gli investimenti pubblici in infrastrutture vanno quasi tutti in strade ed autostrade e ci ritroviamo con meno treni e di qualità peggiore rispetto al resto d’Europa – Il rapporto “Pendolaria 2011” di Legambiente –

   Si tagliano i treni per i pendolari, nonostante la domanda resti alta. Meno 20% di treni in Veneto, meno 13% nelle Marche, meno 12% in Liguria, meno 10% in Abruzzo e Campania mentre gli utenti dei treni locali negli ultimi due anni sono cresciuti del 7,8%, raggiungendo quota 2 milioni e 830 mila. E la fotografia del trasporto ferroviario locale resa dal dossier “Pendolaria 2011”, pubblicato oggi da Legambiente (e scaricabile qui).

   Il problema sono i soldi: mancano ancora 400 milioni di euro per chiudere i bilanci 2011 e oltre 200 milioni per il 2012 se si vogliono garantire almeno i treni in circolazione. Per il 2013 si prevede di intervenire con un contributo sull’accisa, che però è ancora tutta da chiarire. Intanto aumentano i prezzi dei biglietti: +23,4% in Lombardia, + 25% in Abruzzo, + 20% in Liguria, tanto per citare i più eclatanti.

   Ma, fa notare Legambiente, se il trasporto su ferro continua a subire tagli e riduzioni quello su gomma continua a beneficiare di finanziamenti, sconti e detrazioni. Sull’autotrasporto, dal 2000 ad oggi, sono piovuti 4 miliardi e 400 milioni di Euro. Col governo Monti e il ministro Passera la situazione non cambia e si recupera un miliardo di euro all’anno per l’autotrasporto per rimborsare l’accisa sui carburanti, che sarà dunque pagata da tutti gli automobilisti.

   In tema di investimenti e infrastrutture sottolinea il dossier da oltre dieci anni gli investimenti statali premiano la strada a danno della ferrovia: il 72,1% in questi ultimi dieci anni è andato in strade e autostrade. Ben poca cosa è stato il finanziamento per le reti metropolitane (appena il 15,4% degli stanziamenti per opere infrastrutturali), mentre la situazione più drammatica rimane quella delle ferrovie, con il solo 12,5% degli investimenti totali. In termini assoluti le infrastrutture stradali sfiorano quindi i 60 miliardi di euro, contro i 12,7 ed i 10 di metropolitane e ferrovie.

   Simile la situazione a livello regionale – denuncia Legambiente – con il 61% degli investimenti in infrastrutture delle Regioni andati alle strade. Se in Sicilia si arriva al 99% delle risorse ai cantieri stradali, eccezioni positive sono la Provincia di Bolzano, la Regione Emilia Romagna e la Puglia, che hanno trovato nei propri bilanci risorse per avere più treni in circolazione e per l’acquisto di nuove carrozze, recuperando in parte i tagli del Governo. La palma della Regione “nemica dei pendolari” va al Veneto che nel 2011 ha investito risorse pari allo 0,05% del proprio bilancio e ha tagliato il 20% dei treni.

   A completare il quadro negativo della situazione italiana è il confronto (impietoso) col resto d’Europa. La condizione infrastrutturale italiana è innegabilmente arretrata, ma il punto più critico è rappresentato dalla rete di metropolitane delle città italiane dove, con soli 176 km, il nostro Paese si colloca all’ultimo posto in valore assoluto, aumentando costantemente la distanza rispetto alle altre nazioni europee (fatta 100 la media europea l’Italia rimane ferma a 38,8).

   Lo stesso discorso vale per le ferrovie suburbane che contano in totale 595,7 km di estensione, lontanissimi dai 2.033 km della Germania e dai 1.770 della Gran Bretagna, con evidente e grave disagio per alcuni milioni di cittadini quotidianamente svantaggiati rispetto ai “colleghi” europei.

Dal comunicato Legambiente, qui la versione integrale

rapporto Pendolaria 2011 di Legambiente, scaricabile online

One thought on “IL VENETO NEL CAOS TERRITORIALE: Superstrada Pedemontana senza obiettivo, Veneto City e Quadrante di Tessera di cui non si comprende l’utilità, centri commerciali che aprono e chiudono, trasporto pubblico quasi inesistente, sempre più aree di mezza montagna in abbandono… (COSA STA ACCADENDO IN VENETO?)

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