OLIMPIADI 2020 A ROMA? NO GRAZIE – il Governo rinuncia ad appoggiare (e sostenere finanziariamente) le Olimpiadi romane: per dire che non di sole brutte notizie si vive di questi tempi – La geografia dei grandi e importanti eventi sportivi possibili a chi è in grado (e ha una necessità storica di riconoscimento) di organizzarli

2004: INAUGURAZIONE DELLE OLIMPIADE AD ATENE. “Allora la Grecia viveva nella febbre dei preparativi per uno straordinario evento atletico, «strappato» a Roma e Città del Capo. Doveva dimostrare a tutto il mondo e soprattutto a un'Europa di solito tiepida e denigratoria che anche la Grecia era in grado di fare miracoli. Il TASSO DI CRESCITA superava il 6% (ATTUALMENTE -5,5%) e la DISOCCUPAZIONE era sotto al 10% (OGGI SUPERA IL 20%)... Già un paio d'anni prima, Atene si era trasformata in un gigantesco cantiere. Enormi aziende di costruzione - le stesse oggi in crisi perché si è chiuso il rubinetto dei soldi pubblici - e studi di architetti stranieri, costruivano nuove strade, ponti e stadi, imbiancavano le facciate di vecchi palazzi, riempivano di verde e fiori piazze abbandonate per anni…. 11,2 miliardi di euro, secondo i dati ufficiali, 20 miliardi secondo altre stime, sono costate le Olimpiadi ateniesi. Tre volte di più rispetto ai preventivi. Tutti soldi che hanno aggravato il debito pubblico. Come se non bastasse, le gigantesche costruzioni di lusso che secondo i ministri di allora sarebbero state usate per l'allenamento degli atleti o affittate ad aziende internazionali sono ancora lì, abbandonate e consumate dall'umidità.” (PAVLOS NERANTZIS, da “il Corriere delle Alpi” del 15/2/2012)

   “Lentius, profundius, suavius”, al posto di “citius, altius, fortius”… la famosa nuova parametrazione dei valori olimpici proposta da Alexander Langer circa venticinque anni fa (Langer, fautore di un’ecologia estesa a tutta la natura, ma in primis alla convivenza pacifica e di scambio positivo di conoscenze fra persone di provenienza diversa)… ebbene il significato di ribaltare i moti olimpici (volere al posto di CITIUS, più velocemente, LENTIUS, più lentamente; al posto di ALTIUS, più in alto, PROFUNDIUS, più in profondità; al posto di FORTIUS, più forte, SUAVIUS, più dolcemente)…. tutto questo segna la necessità che i MOTI OLIMPICI, da sempre considerati simbolo della vita, del nostro procedere quasi sempre forsennato nel tempo, si trasformino in un modo di essere, personale e comunitario, più consono al far sì che tutti possano stare bene, che esista un futuro sia per le persone di qualsivoglia parte geografica del mondo, che per la natura (gli animali, le piante, tutto…), che debba esistere (il mondo naturale) in pari dignità con gli esseri umani. Che si vada più piano, guardando più in profondità, e con più dolcezza.

    Per dire che abbiamo molto apprezzato la decisione del presidente del Consiglio Monti di disdire la candidatura italiana, di ROMA, nella proposta di organizzare le Olimpiadi nel 2020. EVENTO STRAORDINARIO non la possibilità di fare le Olimpiadi ma QUESTA DECISIONE: il governo che, pur con tutti i maggiori partiti, di destra, centro, sinistra, favorevoli a che ci si proponga per l’evento olimpico… e invece il “no” secco del “professore”. Per primi gli ecologisti, ma credo non solo loro, ringraziano.

   La politica dei grandi eventi (specie sportivi) per “fare economia”, creare ricchezza, avviare lo sviluppo, si è sempre rilevata perdente, inutile. Un paese (e il questo caso una città, Roma) che ha bisogno di grandi eventi per prospettare un rilancio, un “benessere”, vuol dire che è “alla canna del gas”: nel senso di senza idee, senza prospettive, se non quella di vivere (Roma) delle rendite storiche acquisite, non certo per merito dei contemporanei.

Mario Monti a Strasburgo al Parlamento Europeo il 15/2/2012, in merito alla proposta di Olimpiadi a Roma respinta dal Governo italiano: «…C'è stata molta delusione in Italia, a Roma, ma abbiamo argomentato che in questo momento ogni gesto di rinvio al futuro di possibili oneri di quantificazione incerta non mi sembra in linea con la responsabilità che noi governanti dobbiamo avere - troppo spesso elusa in passato dai governanti di tutti i paesi - di non scaricare oneri sul futuro» (da http://www.lapoliticaitaliana.it/ )

   La bellezza di Roma data dal suo valore architettonico, storico, archeologico (che pochissime città al mondo possono vantare) è un’eredità che da l’impressione di essere vissuta in questi decenni in modo parassitario, senza alcuna spinta propulsiva verso il futuro (Roma artistica, sede papale-vaticana, capitale d’Italia e concentrazione di uffici pubblici statali… tutte cose di attrazione di persone, a prescindere da ogni buona o cattiva amministrazione).

ROMA con la neve, bloccata

Roma che, rispetto ai mirabili progressi delle grandi città-capitali europee (Berlino, Madrid, Parigi, Londra, Barcellona…) non segna alcuna novità di rilievo, architettonico, urbanistico… (ad esempio intasata com’è dal traffico e da una povera mobilità alternativa all’auto: e, per dire, la metropolitana C è ben lungi dal realizzarsi, con costi che esplodono in modo pazzesco…). E le Olimpiadi come prospettiva (assai costosa per tutti noi rispetto a fantomatici introiti e tornaconti) di un nuovo improbabile sviluppo….

   Roma che sarebbe stata ancor di più vittima di aggressioni cementizie, di corruzioni sugli appalti in mano a faccendieri abili a gestire le ondate di denaro che sarebbero arrivate…. Roma che esce da un inverno dove poca neve ha bloccato la città, e in ogni caso sempre così fragile nella sua mobilità intasata e difficile  per chi ci abita.

   Pertanto è una buona notizia che per la prima volta si sia voluto bocciare la “politica dei grandi eventi”. E’ un modo nuovo per pensare allo sviluppo, anche per rivedere meccanismi di gestione e pratica dello sport oramai assai deteriorati. Ma forse può anche essere un segnale interessante di un nuovo modo di intendere la vita. Sul moto di “Lentius, Profundis, Suavius”…  (sm)

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ROMA OLIMPICA DANNO EVITATO

di Oliviero Beha, da “il Fatto Quotidiano” del 15/2/2012

È andata di lusso, ci saremmo bruciati al sacro fuoco di Olimpia, per la verità un po’ sputtanato. Il governo Monti manda un segno di forte discontinuità politica e può aprire adesso un percorso culturale sullo sport che in mezzo secolo non è mai stato neppure accennato.

Cominciamo con il diradare la nebbia delle intenzioni e delle opinioni che hanno trasformato l’ipotetica candidatura di Roma ai Giochi del 2020 in una questione “sportiva” (il virgolettato si spiegherà subito da sè…). Ovverosia era sportivo e amava lo sport e di conseguenza l’Italia e la sua immagine complessiva chi voleva le Olimpiadi, cfr. le lenzuolate di firme di atleti ed ex atleti importanti e di uomini di cultura. Erano anti-sportivi tutti i contrari.

È un po’ l’impostura concettuale che viene usata nei confronti di chi contesta e detesta “questa” politica e quindi viene bollato come Milady ne “I tre moschettieri” dal marchio d’infamia ormai classico dell’anti-politica.  Sostituite le voci e siete a posto. Se invece al posto di questa politica usate il sinonimo di “comitato d’affari”, beh, militare in un comparto di anti-comitati d’affari fa già tutt’altra figura.

Torniamo alle Olimpiadi. Altri immagino si incaricheranno di smontare il carro carnevalesco dei Giochi e delle sue immani spese comparando i costi e i ricavi delle altre città/Stato ospitanti. La sfilza di “default” specifici e allargati è impressionante. Ma qui mi basta legare la decisione politica e opportuna di questo Consiglio dei Ministri all’idea di promozione sportiva che si vorrebbe annessa e connessa ai Giochi, così da sostenerne l’indispensabilità.

Balle. La lente per guardare allo stato delle cose è per forza culturale, senza virgolette. Nel dopoguerra l’Italia della Ricostruzione ha ospitato l’edizione del ’60. Si parlava allora e si è parlato per decenni a seguire di una “egemonia culturale gramsciana” dominante su buona parte del Paese. Questa egemonia culturale non ha prodotto un briciolo di cultura sportiva in un popolo ancora prostrato dalla memoria di un fascismo ginnico.

I Giochi di Roma non hanno prodotto cambiamenti reali nel costume di casa, in questa direzione. E quella era un’Italia giovane e disponibile. Pensate un po’ oggi, nell’Italia delle cricche, con quello che succede attualmente agli amministratori di Roma, con le priorità di un paese a pezzi ancora oggi digiuno di cultura sportiva e nutrito e distratto solo a colpi di spettacolo sportivo, che abbuffata senza vantaggi per la popolazione ha evitato Monti.

Ci ha salvato da un burrone che magari aveva tutt’intorno una pista d’atletica, ma con il buco in mezzo. Lo sport, o quello che si è inteso come tale, e come tale è stato amministrato è stato sempre pretesto per altro, proprio di ciò di cui si decideva ieri chiamandolo “sport”: parola di anti-sportivo…

Quindi è una fortuna che l’inerzia delle cattive abitudini sia stata stoppata dai principi di necessità e di realtà. Ma adesso il governo può e deve rilanciare seminando cultura sportiva con una politica della scuola e dell’attività motoria, avendo magari le Olimpiadi come orizzonte del futuro per un Paese diverso e migliore. Dunque bene così per la cosiddetta “pars destruens”, adesso si attende quella “construens”.

Ora che ci penso forse l’equivoco per eventuali speculazioni edilizie sui Giochi 2020 appena scampati, con buona pace della politica (sportiva e non) che mostrava la solita acquolina in bocca, si annidava lì: “construens” sta per la didattica, non per le cricche dei costruttori. (Oliviero Beha)

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ATENE 2004, DA LÌ COMINCIÒ LA CATASTROFE

di PAVLOS NERANTZIS, da “il Corriere delle Alpi” del 15/2/2012

ATENE – Sorridono amari gli ateniesi leggendo sui giornali che Roma avrebbe voluto le Olimpiadi del 2020. Perché quasi tutti si rendono conto che le radici della crisi economica di oggi risalgono al 2004, alle Olimpiadi di Atene.

   La crisi non è certo da attribuire solo ai Giochi, ma le spese per le opere faraoniche, oltre ai soldi sprecati per l’enorme rete di sicurezza attorno alla capitale, hanno contribuito all’aumento vertiginoso del deficit e del debito. «Abbiamo sbagliato», ammettono ora ministri e parlamentari dei due partiti al potere, Nea Democratia e Pasok.

   Allora la Grecia viveva nella febbre dei preparativi per uno straordinario evento atletico, «strappato» a Roma e Città del Capo. Doveva dimostrare a tutto il mondo e soprattutto a un’Europa di solito tiepida e denigratoria che anche la Grecia era in grado di fare miracoli. Il tasso di crescita superava il 6% (attualmente -5,5%) e la disoccupazione era sotto al 10% (oggi supera il 20%).

   Già un paio d’anni prima, Atene si era trasformata in un gigantesco cantiere. Enormi aziende di costruzione – le stesse oggi in crisi perché si è chiuso il rubinetto dei soldi pubblici – e studi di architetti stranieri, costruivano nuove strade, ponti e stadi, imbiancavano le facciate di vecchi palazzi, riempivano di verde e fiori piazze abbandonate per anni. Non solo.

   Servizi segreti ed esperti di sette paesi (Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Israele, Australia) mettevano a punto il cosiddetto Progetto per la sicurezza delle Olimpiadi. Un piano, cioè, per dotare Atene di un ombrello di protezione da eventuali attacchi terroristici, costato centinaia di milioni allo stato ellenico. Lo stesso «ombrello» è stato usato più tardi, probabilmente dalla Cia, per intercettare comunicazioni telefoniche del premier greco, di ministri, giornalisti, ecc.

   Nessuno o quasi era disposto ad ascoltare le voci isolate, soprattutto delle sinistre e delle Ong ambientaliste, contrarie alle Olimpiadi. Non solo per i danni ambientali causati dai cantieri, ma soprattutto perché il costo dell’evento era sproporzionato all’economia della Grecia, obbligata a nuovi prestiti che avrebbero poi gravato sulle prossime generazioni.

   11,2 miliardi di euro, secondo i dati ufficiali, 20 miliardi secondo altre stime, sono costate le Olimpiadi ateniesi. Tre volte di più rispetto ai preventivi. Tutti soldi che hanno aggravato il debito pubblico. Come se non bastasse, le gigantesche costruzioni di lusso che secondo i ministri di allora sarebbero state usate per l’allenamento degli atleti o affittate ad aziende internazionali sono ancora lì, abbandonate e consumate dall’umidità. Soltanto ora, a un passo da default, l’establishment politico comincia a dire mea culpa. Troppo tardi. (Pavlos Nerantzis)

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La proposta finanziaria dei favorevoli:

PREVENTIVO DI 9,8 MILIARDI, LA META’ SAREBBE TOCCATA ALLO STATO

di Fulvio Bianchi, da “la Repubblica- SCHEDA” del 15/2/2012

– Nella “relazione di compatibilità” anche l`impegno a evitare “opacità” negli appalti. Nel 2020 era prevista la creazione di 29 mila posti di lavoro – Preventivo di 9,8 miliardi, la metà sarebbe toccata allo Stato  –

Non è servita nemmeno la mossa disperata di Alemanno che l`altro giorno aveva annunciato di aver trovato all`estero 400 milioni di fondi privati per finire la costosissima Cittadella dello sport di Tor Vergata.

Niente: la “relazione di compatibilità economica per la valutazione della candidatura di Roma” non ha convinto il premier. Eppure l`aveva redatta una commissione di alto profilo, presieduta dal professor Fortis, coordinata da Franco Carraro e di cui ha fatto parte anche Giulio Napolitano, figlio del Presidente della Repubblica. Nelle 96 pagine era previsto tutto. Anche il consiglio di evitare “il ricorso a procedure extra ordinem, che avrebbero come unico effetto quello di generare opacità”.

I Giochi olimpici sarebbero costati 9,8 miliardi di euro: 4,7 miliardi di spesa pubblica, il resto sarebbe arrivato da privati. Per l`organizzazione si sarebbero spesi 2,5 miliardi; 1,4 per la realizzazione e l`adeguamento degli impianti sportivi; 1,4 per il Villaggio Olimpico, Centro tve Media; 2,8 per infrastrutture urbane e di mobilità di Roma.

Previste entrate erariali per 4,6 miliardi di euro; 2,3 miliardi da sponsor, diritti tv; 1,2 miliardi da valorizzazione industriale. Secondo i calcoli della commissione in pratica sarebbe stata un`Olimpiade (quasi) a costo zero: ma la preoccupazione di Monti è legata proprio a quei 4,7 miliardi di spesa pubblica. Se fossero venute a mancare le risorse private, ecco che lo Stato avrebbe dovuto coprire il disavanzo.

   I vantaggi non solo per Roma sarebbero stati comunque più che significativi: incremento dell`1,4% del Pil, 29.000 nuovi posti di lavoro nel 2020 e 12.000 negli anni antecedenti. Alla città sarebbero rimasti non solo impianti sportivi nuovi (compreso uno stadio Olimpico ecocompatibile) ma anche infrastrutture di cui si avverte la mancanza (tra cui l`ampliamento di Fiumicino).

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LONDRA 2012, GIALLO SULLE SPESE LIEVITATE

da “il Gazzettino” del 15/2/2012

– Si parla di 24 miliardi, il governo smentisce. E ad Atene gli impianti di 8 anni fa sono abbandonati –

LONDRA – Il conto finale dei giochi olimpici di Londra 2012 sarà il decuplo del previsto: dai 2,3 miliardi della proposta iniziale del 2005 ai 24 miliardi sbandierati da una recente inchiesta di Sky News.

   Rispetto alla prima ‘proiezione’ i costi sono veramente lievitati. Il governo nel 2007 ha rivisto l’impatto sui contribuenti portando il cartellino a 9,3 miliardi di sterline – cifra che comprende le infrastrutture del parco olimpico, la sicurezza e la polizia.

   Questa, nel tempo, è diventata la linea del Piave delle autorità britanniche. Tanto che, alla recente presentazione degli alloggi costruiti per gli atleti (una cittadella da 2.818 appartamenti), l’amministratore delegato di London 2012 Paul Deighton ha rigettato ogni allarmismo definendo il budget dei giochi «in grande forma».

   A non esserne tanto sicura è però Amyas Morse, responsabile del National Audit Office. «Il governo è fiducioso che gli stanziamenti siano sufficienti ma la coperta è stretta e c’è il rischio concreto che altro denaro si renda necessario», ha detto il dicembre scorso.

   Ma il vero numero ‘monstre’ arriva da un’indagine di Sky. L’emittente ha calcolato aumenti «certi» di 2,4 miliardi – controlli anti-doping, straordinari degli autisti della metropolitana, programmi legati al percorso della torcia olimpica, progetti di riconversione – più altri 12 miliardi e rotti se si considerano le migliorie al sistema dei trasporti, la ‘fattura’ staccata dai servizi segreti nonché quella dell’anti-terrorismo.  Quindi in tutto quasi 24 miliardi. Il ministero della Cultura, dei Media e dello Sport ha però smentito con forza questi risultati.
I conti li ha già fatti, invece, la Grecia, le cui Olimpiadi di Atene 2004 hanno determinato anche una voragine finanziaria. Otto anni dopo, molti di quegli impianti grandiosi sono abbandonati, nessuno ha i soldi per la manutenzione, nessuna operazione di vendita ha funzionato. E la squadra olimpica per Londra 2012, tradizionalmente la prima a sfilare all’inaugurazione, sarà composta da soli 75 atleti, la metà di quelli di Pechino 2008.

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L`ex velocista, da sempre oppositore dei Giochi

MENNEA RINGRAZIA MONTI “COSI’ SI EVITA UN MASSACRO”

di Giuseppe Toti, da “Il Corriere della Sera” del 15/2/2012

   Dice che non è la sua vittoria. «Ma guardi che io due settimane fa, dissi quelle cose perché conosco bene il fenomeno Olimpiadi; motivai concretamente, dati alla mano, le ragioni della mia totale contrarietà alla candidatura di Roma ai Giochi del 2020. Mica ho parlato a vanvera. Io sono uno studioso delle Olimpiadi, so bene di cosa stiamo discutendo».

   Pietro Paolo Mennea, 60 anni a giugno, barlettano trapiantato nella Capitale, ha fatto la storia dello sport italiano ed è l`ex atleta più odiato dall`establishment. Primatista del mondo nei 200 metri e medaglia d`oro ai Giochi di Mosca nel 1980, ha pronunciato il primo, il più forte e più famoso «no» a Roma 2020. Venti giorni fa, in un`intervista al Corriere della Sera.

   «Io ringrazio Mario Monti e spero lo facciano tutti gli italiani. Il presidente del Consiglio, negando il sostegno alla candidatura, ci ha evitato un onere indefinito, un massacro vero e proprio. E nello stesso tempo ha detto all`Italia, e agli uomini del Cio, due cose fondamentali: la prima è che nel mondo esistono cose ben più importanti e più urgenti di un`Olimpiade; la seconda che questo, malgrado tutto, può ancora essere un Paese serio».

«Troppo alto il rischio che poi a pagare siano i contribuenti», ha detto il premier, motivando il rifiuto: se l`aspettava, non è vero Mennea?

«Monti non poteva cedere, gliel`avrebbero rinfacciato per tutta la vita. Ha subìto pressioni a non finire, neanche avessimo invaso uno Stato straniero. Eppure ha pensato al bene del Paese e dei suoi cittadini, in una fase economicamente così drammatica. Forse pure consapevole che alla fine, come sempre, tutto si sarebbe risolto in un affare privato realizzato con denaro pubblico…».

Dicono pure che sia rimasto impressionato dalle sue parole: ne sa qualcosa?

«Posso dire soltanto di avere conosciuto Monti, dal `99 al 2004, quando lui era Commissario alla concorrenza e io parlamentare. Grande economista, persona corretta».

Questo no del governo potrebbe essere stato condizionato, in qualche modo, anche dal ricordo degli scandali passati e recenti: da Italia `90 di calcio ai Mondiali di nuoto 2009?

«Non lo so. So solo che in questa città, da una parte non c`erano i soldi per acquistare le pale con cui ripulire le strade dalla neve, e dall`altra si parlava di investimenti di decine e decine di miliardi di euro per avere le Olimpiadi nel 2020…».

E il fatto di essersi ritrovato come interlocutori i soliti dirigenti che da più di trent`anni gestiscono lo sport italiano: Pescante, Petrucci, Pagnozzi, Carraro?

«Ma secondo lei, quale credibilità può avere un Paese quando si presenta con le stesse facce davanti a una persona seria come Monti? Ma dove vuoi andare? Io ero ragazzo, cominciavo la mia carriera professionistica e ai vertici c`erano già loro. I professionisti dell`ideale olimpico… Ma dai. Roba da ridere».

Mennea, che effetto le fa sapere che Livio Berruti – medaglia d`oro ai Giochi di Roma del 1960 nei 200 metri e suo «nemico» storico – è d`accordo con lei?

«Sono rimasto molto sorpreso, non me l`aspettavo proprio. Per la prima volta nella nostra vita, la pensiamo allo stesso modo su un argomento. Incredibile. Però mi fa piacere. Un grande piacere».

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ROMA PERDE I GIOCHI VINCE L’ITALIA

di Maurizio Belpietro, da “LIBERO” del 15/2/2012

– Onore a Monti: dice no alle Olimpiadi nella Capitale nel 2020 e ci fa scampare a un disastro. Sarebbe stato un salasso di almeno cinque miliardi di euro –

   Diciamoci la verità: l`abbiamo scampata bella. Ed il merito è tutto suo, di Mario Monti. Se l`Italia non butterà al vento cinque miliardi di euro, 42 milioni dei quali da sganciarsi subito, dobbiamo ringraziare lui, l`uomo in grigio che quando parla sembra un alieno.

   Sarà perché non si entusiasma a seguire le partite di calcio ma solo quando guarda le partite doppie dei bilanci, sta di fatto che il premier ha opposto un secco no alle sollecitazioni venute da tutte le parti politiche, e dunque Roma non sarà candidata ad ospitare le Olimpiadi del 2020.

   Fino all`ultimo abbiamo temuto il peggio. Che le pressioni lo inducessero a recedere; che Gianni Alemanno e gli uomini del Coni lo convincessero; perfino che pensasse di rilanciare l`Italia con un po` di giochi. Ma ora possiamo tirare un respiro di sollievo: il grande spreco non ci sarà.

   Certo, nei panni del sindaco della Capitale, probabilmente avremmo fatto lo stesso. Dal suo punto di vista, per risollevarsi nei sondaggi non c`era nulla di meglio del circo che si allestisce intorno alle Olimpiadi.

   Lavori, assunzioni, spettacolo: per il primo cittadino l`evento sarebbe stato una vera e propria manna dal cielo. Avrebbe potuto inaugurare cantieri e assicurare posti di lavoro. Così avrebbe rilanciato l`immagine della città, all`estero ma anche fra i suoi stessi abitanti, e dunque, indirettamente, anche la sua.

   Per l`Italia e per le sue casse, invece sarebbe stato un disastro. Non diciamo che sarebbe finita come la Grecia, svenatasi per i giochi del 2004 e ora in bancarotta, ma quasi. Di fondi ne sarebbero usciti a fiumi.

   Sulla carta lo Stato avrebbe dovuto garantire impianti e infrastrutture per almeno cinque miliardi di euro e nonostante i preventivi stimassero un disavanzo di poche centinaia di milioni, è assai probabile che a fine Olimpiadi avremmo dovuto pagare un conto salato. Del resto basterebbe guardare i bilanci delle manifestazioni messe in piedi negli ultimi vent`anni nel nostro Paese, a cominciare dai Mondiali di calcio del 1990.

   Doveva funzionare tutto alla perfezione ed essere motivo di orgoglio e invece il giorno del calcio d`inizio solo un`opera su quattro era realmente ultimata. In compenso, al posto degli oltre 3 mila miliardi di lire preventivati se ne spesero quasi il doppio, come documentò il governo in una relazione al Parlamento.

Uno spreco mondiale, che ha ingoiato miliardi.

   Stadi, parcheggi, alberghi: edifici che in poco tempo si dimostrarono vecchi e inutili, come nel caso del Delle Alpi, abbattuto dopo una quindicina d`anni per far posto al nuovo campo della Juventus, o come lo stadio di Bari. Senza contare gli scandali.

   Per il solo parcheggio di Elmas, la Corte dei conti della Sardegna condannò gli ex ministri Bernini e Santuz a risarcire quasi 3 miliardi di lire per danni all`Erario: l`opera sarebbe stata «vistosamente»  sovradimensionata, una struttura multipiano troppo costosa per essere gestita.

   Le cose non sono andate molto diversamente con un altro grande evento come i Giochi invernali di Torino, manifestazione per cui nel 2006 non si badò a spese. Piste di bob, di pattinaggio, impianti d`innevamento: opere costate in tutto quasi 3 miliardi di euro su cui si appuntarono dopo qualche anno gli occhi della Corte dei conti e che in parte nessuno sa più come far funzionare.

   La pista di bob e il trampolino avrebbero dovuto essere dati in affitto ai privati in quanto gli enti locali, non avendo soldi, non sanno come mandarli avanti, ma il deficit ha spaventato chiunque.

   Risultato? Una montagna di soldi persi. Neanche con i Mondiali di nuoto è andata meglio. L`inchiesta della Procura di Roma ha accertato come sono stati
sprecati i quattrini pubblici. Piscine irregolari, altre mai finite, opere concluse fuori tempo massimo, quando la manifestazione era ormai terminata.

   Per tutto ciò, dirigenti del ministero dei Lavori pubblici e imprenditori sono stati rinviati a processo, ma difficilmente lo Stato riavrà indietro i suoi soldi. Con le Olimpiadi nel 2020 a Roma rischiavamo un salasso peggiore dei precedenti. Con l`aggravante che oggi le casse pubbliche sono già prosciugate.

   Potevamo buttare altri fondi al vento mentre il governo è costretto a raschiare il barile e a tassare anche l`aria che respiriamo? La risposta è scontata. Per cui, in questo caso, non ci resta che riconoscere il merito di Mario Monti. Con la sua aria triste non ci terrà allegri, ma con il no alle Olimpiadi non ci fa neanche piangere. (Maurizio Belpietro)

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 Intervista ad Alberto Quadrio Curzio

“LA PRIORITA’ E’ IL SUD NON CERTO LE OLIMPIADI”

di Mariagrazia Gerina, da “L’ UNITA’” del 16/2/2012

– Il professore della Cattolica: «Giusta la scelta del governo di rinunciare. Se ci sono risorse meglio investirle per le infrastrutture del Mezzogiorno» –

   Il rischio che la scelta di rinunciare a presentare la candidatura alle Olimpiadi 2020 appaia un segnale di recessione c`è, ammette Alberto Quadrio Curzio, docente di Economia delle Istituzioni, all`università Cattolica di Milano. E però, disco verde alla scelta del governo: «Le Olimpiadi in questo momento non sono la priorità, se ci sono delle risorse, abbiamo il dovere di investirle nel Mezzogiorno».

Una scelta che fa discutere.

«Io penso che il governo nelle proprie condizioni istituzionali abbia fatto la scelta giusta. Prima di tutto, perché sarebbe andato a prendere impegni che vanno ben oltre il 2013, arrivando fino al 2020».

Decisioni di lungo termine si prendono continuamente.

«Certo e infatti questo ragionamento da solo non è determinante ma concorre alla scelta. Insieme ad altre considerazioni. Il confronto tra costì e benefici, intanto, lasciava aperte molte perplessità, evidenziate dalla stessa analisi economica di sostenibilità condotta in vista della candidatura. I costi a carico della spesa pubblica si avvicinavano ai 5 miliardi, la previsione di incremento di Pil intorno ai 17 miliardi: ma con una distribuzione molto concentrata sulla città di Roma e sul Lazio».

Un argomento con cui Bossi concorderebbe, Alemanno un po` meno.

«Per quanto mi riguarda, il ragionamento è questo: se abbiamo delle risorse da utilizzare, io le userei per fare delle infrastrutture nel Mezzogiorno che ne ha molto bisogno. Ad esclusione del Ponte sullo Stretto che ho sempre ritenuto sbagliato. Come vede io mi distinguo nettamente da Bossi».

Con quali risorse?

«Che le risorse ci siano o no non posso dirlo. Dico che se troviamo delle risorse le Olimpiadi non sono la priorità».

La scelta del governo è un passo indietro rispetto ai Grandi eventi?

«No, l`Italia ha già in cantiere un evento non piccolo che è l`Expo 2015. A maggior ragione aggiungere le Olimpiadi 2020 non sarebbe semplice per il sistema paese».

Per Barcellona però le Olimpiadi furono un volano importante.

«Questo è vero. Però è altrettanto vero che il successo non è una costante in termini di costi-benefici. Le Olimpiadi del 2004 in Grecia non sono l`unico esempio negativo. Anzi, le sole che hanno avuto un buon risultato dal punto di vista finanziario sono state quelle di Atlanta. Oltretutto l`attrattività dell`evento non comporta necessariamente un afflusso di pubblico che fa girare la macchina del turismo. Ci sono i mezzi di comunicazione».

Allora, i paesi che si candidano sbagliano i conti.

«No, assolutamente, una candidatura può avere diverse finalità. Per alcuni paesi può significare il raggiungimento di uno status. È il caso della Cina. Per altri paesi in certi momenti storici il messaggio è più problematico. Per noi che dobbiamo adoperarci per riassettare i conti pubblici e per riaffermare la rilevanza economica del nostro paese, nonché politica, prendere una simile iniziativa che è del tutto rispettabile potrebbe essere interpretato male. Qualcuno potrebbe pensare: l`Italia si dedica ai Giochi quando ha altro a cui badare».

Qualcuno potrebbe anche pensare che sia un segnale di recessione.

«È giusto, la recessione è un brutto male. Per questo il mio ragionamento è articolato. Se abbiamo risorse e io ritengo che dobbiamo adoperarci per trovarle, mettiamole nello sviluppo del Mezzogiorno. Io sono un sostenitore degli Euro Union Bond, forme che consentono di raccogliere capitali finanziari che ci sono in giro per il mondo e usarli per fare investimenti in infrastrutture nel contesto europee, con particolare riferimento alle aree svantaggiate».

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LA CONTABILITÀ DELLE AMBIZIONI

di Sergio Rizzo, da “il Corriere della Sera” del 15/2/2012

   Comprendiamo i musi lunghi delle nostre alte gerarchie sportive: non capita tutti i giorni di arrivare così vicini all’appuntamento della vita (professionale, s’intende) senza riuscire ad afferrarlo. Né ci sorprende il senso di frustrazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno: dopo due weekend di fila sotto la neve e le polemiche sulla gestione dell’emergenza meteorologica, il «No» di Mario Monti alla candidatura della capitale per l’Olimpiade del 2020 è un colpo impossibile da assorbire.
Temiamo tuttavia che abbia ragione l’organizzatrice di Torino 2006, Evelina Christillin. «Da sportiva ero assolutamente a favore di Roma 2020 e avrei sottoscritto l’appello firmato dai 60 campioni, ma sono più comprensibili le ragioni addotte da Monti», è stato il suo commento. Un realismo doloroso e appassionato, che fa il paio con quello di Pietro Mennea: «Mai potrò essere contrario all’Olimpiade. Ma ritengo che organizzare un evento come questo comporterebbe ulteriori sacrifici che potrebbero avere gravi conseguenze sul futuro».
Il futuro, appunto. Quello che il premier afferma di non voler compromettere con un impegno finanziario che «potrebbe gravare in misura imprevedibile sull’Italia». Monti se la sarebbe potuta cavare dicendo che «mancano i soldi». Invece è andato oltre. «Imprevedibile» è una parola che denuncia la fragilità estrema del nostro sistema. Un fattore che nessuno, fra i tifosi di Roma 2020, è sembrato tenere in debito conto.

   Si è arrivati a sostenere che sarebbe stata un’operazione «a costo zero» con le spese coperte da introiti fiscali e incassi dei biglietti. Spese astronomiche già in partenza. Otto miliardi? Dieci? Quanti davvero?
Il partito dei Giochi avrebbe dovuto ricordare che da troppi anni sbagliamo, e per difetto, ogni preventivo. Di soldi e di tempi. Non per colpa dei ragionieri, ma di una macchina impazzita che macina ricorsi al Tar, arbitrati, revisioni prezzi, varianti in corso d’opera, veti di chicchessia: dalle Regioni alle circoscrizioni. Un impasto mostruoso di burocrazia, interessi politici e lobbistici che spesso alimenta la corruzione e ci fa pagare un chilometro di strada il triplo che nel resto d’Europa. E in due decenni non è cambiato proprio nulla.  Anzi.
Per rifare gli stadi di Italia 90 abbiamo speso l’equivalente di un miliardo e 160 milioni di euro attuali, l’84% più di quanto era previsto? Nel 2009 ci siamo superati, arrivando ai mondiali di nuoto senza le piscine. In compenso, però, con una bella dose di inchieste giudiziarie.
Questo è un Paese nel quale da dieci anni si monta e poi si smonta, quindi si rimonta, per poi smontarla di nuovo, la giostra del Ponte sullo Stretto di Messina: incuranti di penali monstre che nel frattempo lo Stato si è impegnato a pagare. Dove i costi della metropolitana C di Roma esplodono in modo così fragoroso che non è possibile immaginare quando e se la vedremo finita.

   E uno sguardo andrebbe rivolto anche all’Expo 2015 di Milano, per cui la Corte dei conti ha eccepito che «la complessità, l’onerosità e la ridondanza delle strutture» decisionali rischia di causare «difficoltà e disfunzioni sul piano operativo».
Conosciamo l’obiezione: i precedenti disastrosi non sono un buon motivo per non fare le cose. Giustissimo. Ma sono un’ottima ragione per andarci con i piedi di piombo. Almeno quando rischiare una montagna di denari pubblici non è proprio necessario. Come adesso. (Sergio Rizzo)

…………………………..

SCELTA DI BUON SENSO APPLAUSI AL PROFESSORE

di Vittorio Feltri, da “IL GIORNALE” del 15/2/2012

   Sospiro di sollievo. L`uomo Monti ha detto no alle Olimpiadi a Roma nel 2020. Una decisione di buon senso. Questo governo, che non abbiamo mancato di criticare, specialmente sulle finte liberalizzazioni, questa volta ci è piaciuto.

   È stato capace di assumere con fermezza una posizione impopolare, ma che pone al riparo i conti traballanti dello Stato da ulteriori scossoni e protegge la capitale da aggressioni cementizie, dal rischio di un`ondata di corruzione, da invasioni barbariche, dall`assalto delle cavallette politiche che tutto divorano lasciandosi dietro il deserto.

   Il premier ha agito nell`interesse del Paese e dei cittadini senza farsi incantare dalle sirene che già assaporavano il profumo dei soldi facili, delle camarille fra gente di partito, delle speculazioni più immonde. L`Italia è ancora con l`acqua alla gola. Il debito pubblico era e rimane un`ossessione.

   Gli italiani hanno accettato con santa rassegnazione un aumento impressionante delle tasse (e presto toccherà loro affrontare le maggiorazioni dell`Iva). Sopportano sacrifici pesanti. Temono di perdere il lavoro.

   Tirano la cinghia nella speranza di risollevarsi. Suvvia, non gli si poteva chiedere anche di finanziare i Giochi olimpici che costano un occhio, comportano la realizzazione di strutture faraoniche (miliardarie) e non garantiscono un ritorno conveniente nemmeno a lungo termine.

   Non ci vuole molto a capire che Mario Monti ha fatto benone a resistere alle insistenze degli ottimisti e dei furboni attratti dal business, di chi se intravede un piatto ricco dice subito “mi ci ficco”. Quando lo Stato è afflitto da mille problemi finanziari, deve comportarsi con serietà, stringere i lacci della borsa e non allargarli solo perché “il 2020 è lontano, quindi affidiamoci allo stellone nazionale che non ci ha mai tradito”.

   Giusto non avventurarsi nell’organizzazione di una manifestazione buona semmai per i Paesi in via di sviluppo, ma piena di insidie per un’Italia in affanno a causa di quarant’anni di gestione pubblica da manicomio.

   In sintesi dove saremmo andati a prendere il denaro per pagare l’ambaradan necessario a ospitare i Giochi? Ancora prestiti? Ma non scherziamo.

   Chi volete che ci accordi un credito, conciati come siamo, per consentirci di fare festa con le Olimpiadi? E ve lo immaginate Monti o un suo degno successore che bussa a soldi qua e là per dimostrare al mondo che l`Italia, malgrado sia ancora con un piede nella fossa, ha talmente fiducia nel futuro e in se stessa da fregarsene di ogni guaio suo e puntare sullo sport allo scopo di volare col lancio del peso, del disco e del martello? Qui l`unico lancio che possiamo permetterci è quello dalla finestra.

   E poi, amici lettori, avete presente cosa è successo alla Grecia dopo aver brillantemente tenuto a battesimo i Giochi che, in teoria, avrebbero dovuto farla decollare? Indubbiamente per decollare è decollata.

Come San Giovanni Battista, il decapitato.

   Di questi tempi le Olimpiadi portano sfiga. Gli sportivoni se lo ficchino in testa, finché ce l`hanno attaccata al collo. Ma poi, scusate tanto, che ha fatto di male la Città Eterna per meritarsi di essere sottoposta allo strazio di un bis del 1960? Andate a verificare le condizioni del villaggio olimpico costruito 52 anni orsono: uno scempio.

   Roma è un amore, checché ne dica chi la dipinge come una mignotta avvezza a ogni porcheria. Cerchiamo di salvarla dai suoi protettori, nel significato peggiore del termine. Lasciamola vivere in pace. Non affoghiamola nel cemento. Si è appena ripresa dalla neve, evitiamo di coprirla di guano atletico.

   A Monti, avendogliene dette di tutti i colori in passato, ci concediamo il lusso di dedicare un applauso senza il pericolo d`essere accusati di piaggeria. Bravo Professore. (Vittorio Feltri)

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One thought on “OLIMPIADI 2020 A ROMA? NO GRAZIE – il Governo rinuncia ad appoggiare (e sostenere finanziariamente) le Olimpiadi romane: per dire che non di sole brutte notizie si vive di questi tempi – La geografia dei grandi e importanti eventi sportivi possibili a chi è in grado (e ha una necessità storica di riconoscimento) di organizzarli

  1. lucapiccin domenica 19 febbraio 2012 / 4:18

    Buona scelta, qualche punto in più per Monti.
    Ma questo post mi fa pensare all’URSS, che nei primi anni di vita si era ritirata dall’olimpismo, per favorire lo sport popolare,non i record olimpici, ma “l’igiene popolare” (oggi si direbbe il benessere, la qualità della vita).
    Con la guerra fredda le cose sono andate diversamente (l’URSS ha “vinto” tutti i giochi olimpici ai quali ha partecipato tranne 1968), e quel che è peggio è che per un Popov che distrugge tutti i record da Barcelona 92 a Sidney 2000, 70 % dei giovani russi non sanno nuotare.
    Lo spirito olimpico, quello che per i greci permetteva di sospendere anche le guerre, fu preda delle ideologie, e oggi, come si vede in questo post, è soverchiato dalle logiche imperanti dei mercati e della finanza pubblica o privata.

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