A COSA SERVE LA GEOGRAFIA?

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GEOGRAFIA

 

Rispondo alla toccante lettera di Laura. Non volendo sfoggiare conoscenze teoriche o citare autori, preferisco oggi fare come lei e in modo più umile mettere al centro l’esperienza vissuta.

Le questione centrale che da’ il titolo al suo intervento (“ma è una materia che si studia ancora?”) non puo’ (non deve) lasciarci indifferenti. Rispondere è un atto dovuto, un dovere morale, una responsabilità ontologica, se non una forma di umana solidarietà. Rinunciare o ignorare il suo appello significherebbe ammettere l’inferitorità del nostro sapere rispetto a valori e conoscenze dominanti. Il silenzio davanti al grido di una come noi, di una di noi, sarebbe come un voto a favore dell’inutilità del sapere geografico.

Una sciocchezza del genere è evidentemente inaccettabile, intellettualmente insostenibile. Peggio : il semplice fatto che qualcuno abbia posto una tale domanda è rivelatore dello stato comatoso in cui si trova la cultura italiana, pertanto basata su una ricchezza storica accumulata nel corso del lungo periodo, ed anche materializzata spazialmente nella forma di un giacimento patrimoniale di valore probabilmente inestimabile. Quasi come se la mancanza di una chiave di lettura geografica si traduce in un’incapacità a leggere questo deposito patrimoniale, i valori territoriali o paesaggisitici e finalmente quel senso del luogo che dovrebbe guidarci ogni qualvolta intraprendiamo un progetto, qualunque sia la scala di realizzazione. Da cui la negazione finale e fatale dell’homo geographicus, che poi non è altro che la negazione del rapporto uomo/natura o natura/uomo.

Ed è proprio questo rapporto che mi ha spinto ad iscrivermi al corso di laurea in geografia dei processi territoriali all’università di Padova. Correva l’anno 2004-2005. Io venivo da un anno in falegnameria dopo aver abbandonato gli studi sociologici in quel di Trento. Fu durante il bellissimo corso di epistemologia della geografia tenuto dall’indimenticato Prof. Mauro Varotto, che scoprii le difficoltà che avrei dovuto affrontare, ovvero la presenza di una lobby di architetti che aveva da tempo preso in mano (in Italia) le tematiche geografiche, in particolare quelle di applicazione pratica come la pianificazione. D’altronde, molti di noi, non hanno avuto altra scelta che iscriversi allo IUAV di Venezia per proseguire gli studi oltre la laurea triennale ; l’alternativa era di andare via, lasciare la regione.Io ho scelto quest’ultima strada, complice la fortuna di aver ottenuto la borsa Erasmus per l’isola de La Réunion. Come Laura infatti, è stato un viaggio in un’isola lontana che mi ha fatto capire dell’utilità della Geografia; si potrebbe dire che questo viaggio per noi è stato come un’utopia che diventa realtà.

La Réunion nell'oceano Indiano.

Al ritorno in patria, supero gli ultimi quattro esami con il massimo punteggio e senza troppi sacrifici, ottenendo persino la lode in ecologia. Neanche il tempo di ottenere il diploma, un venerdi di settembre, e il lunedi successivo sono già occupato! A quattro anni di distanza questa è pura fantascienza… In realtà, un’agenzia fotografica a 9 km da casa mi aveva accolto per svolgere un lavoro di foto editing, ovvero verificare la corrispondenza tra la didascalia e le immagini dei cataloghi che svariati reporter fornivano per poi essere pubblicati su riviste e siti web di diversi paesi. Questo fu possibile grazie a un annuncio posto al dipartimento Morandini, in cui si cercava qualcuno con competenze in geografia del paesaggio… Complice il fresco ritorno da un viaggio esotico e il relativo gusto per l’avventura, in un contesto di relativo benessere (ancora non si parlava di crisi), decisi dopo sole tre settimane di rimettere a data ulteriore la vita in ufficio, preferendo sbarcare il lunario coi lavori campestri durante i periodi vuoti.

Dopo due anni di avventura in terra transalpina (uno di vacanza-studio in famiglia e l’altro di lavoro in seguito a disguidi burocratici) approdo finalemente al master di Geografia a Montpellier : tra le otto opzioni disponibili è la ricerca che suscita il mio interesse. Mai scelta fu più riuscita : il mio lavoro sul ruolo di Slow Food nella valorizzazione dei prodotti tipici e le dinamiche territoriali in Francia e in Italia mi ha permesso infatti di ottenere nel dicembre 2010 il premio Louis Malassis per i giovani ricercatori, rimesso dal Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici del Mediterraneo.

Nel 2010-2011, io e la mia compagna di sempre, decidiamo di tornare sull’isola dove lei era nata e dove io ero sbarcato quattro anni prima. Contrariamente all’anno precedente, il corso di “Genio Urbano e Ambiente” non è stato all’altezza delle aspettative, malgrado il carattere multidisciplinare e uno stage al CIRAD, centro di ricerca in agronomia e sviluppo con cui ancor oggi collaboro saltuariamente. In effetti, vivere su un’isola come la Réunion puo’ sembrare idilliaco, e per certi versi lo è veramente… Ma non più che in qualunque altro luogo del pianeta, perché abitare significa prendersi cura del nostro ambiente di vita… E queste sono tematiche che interessano senz’altro i geografi, ma anche e soprattuto tutti gli esseri umani.

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La Réunion è un'isola francese di 2500 km² situata a circa 800 km a sud-est di Madagascar e a 200 km ad ovest di Mauritius, nell'arcipelago delle Mascaregne. Di origine vulcanica, l’isola presenta un rilievo molto forte, che la arricchisce di paesaggi e microclimi estremamente diversi, ma che spinge al tempo stesso una popolazione di 800 000 abitanti a porsi interrogativi importanti sull'avvenire.

Oggi io continuo a lottare quotidianamente per vivere, cosi come lotto per ottenere una borsa di dottorato, senza troppo mercanteggiare gli argomenti che voglio difendere, cosa che mi espone a rischi innumerevoli. Nessuno puo’ dirmi quale sarà l’esito di queste lotte, ma il sapere che possiedo e che ho attivamente ricercato e affinato con il tempo, costituisce il bagaglio più importante che mi porto dietro. Questo sapere geografico (ma non solo) trova applicazione quotidiana, perché quel rapporto di cui parlavo sopra è una sorgente di riflessione per chiunque, anche per coloro che non consultano enciclopedie o cartografie. Noi geografi siamo allora in posizione privilegiata, benché in un contesto storico che spinge a svilire il rapporto tra l’uomo e la terra, cosi come tutte le altre dimensioni del vivere, ad una tuttaltro che nobile compravendita. Non è dunque la sola Geografia ad essere minacciata. La crisi che viviamo non è unicamente finanziaria o economica, è anche crisi ambientale, identitaria, legata al collasso della catena dei significati di fronte allo svolazzare folle delle immagini nelle geografie reticolari della comunicazione globale. La nostra reazione a questo imbarbarimento, a questa perdita di civiltà, ha tutto da guadagnare se associata alla Geografia, in quanto sapere capace di incitare al ragionamento e al voler riappropiarsi di questo rapporto che si vorrebbe cancellare attualmente. 

In quanto geografo, concludo allora affermando che : sappiano i nostri nemici che non si potranno ancora a lungo trattare in separata sede l’Umanità e la Natura. La presa di coscienza che l’Umanità è essa stessa parte della Natura è già in atto. In quanto geografo non posso che lavorare quotidianamente per favorire questo nobile processo.

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3 thoughts on “A COSA SERVE LA GEOGRAFIA?

  1. onorina gardella lunedì 9 luglio 2012 / 14:06

    ma qual’è il senso di questa foto arida? grazie infinite Gardella Onorina insegnante di georgrafia

    • lucapiccin martedì 10 luglio 2012 / 12:25

      Il senso di questa foto è quello che ciascuno vuole metterci, dato che ciascuno ha una sua propria percezione delle immagini.
      Per me, questa foto non ha la pretesa di rissumere l’oggetto della Geografia, e ammetto che sarei potuto essere più modesto con la didascalia. Mi ha pero’ colpito molto perché essa esprime senza dubbio una certa “geograficità”. Essa va guardata in riferimento a quel che è scritto in seguito…
      Per chi scrive, questa immagine rappresenta un paesaggio, o meglio una porzione di esso, che esprime un contrasto stridente, tra il verde della vigna che scompare e il grigio del cemento che dilaga. Spingendoci un po’ più lontano si puo arrivare a vederci il contrasto tra un processo di deterritorializzazione in corso (la scomparsa del paesaggio rurale) e una complementare territorializzazione fatta di città che si diffonde, con il suo corollario di infrastrutture (qui il muro che fa da orizzonte grigio e chiuso).
      L’immagine puo anche essere letta come una “parafrasi visuale” di alcune famose canzoni popolari : “il ragazzo della via Gluck” o “un albero di trenta piani”.
      Una terza ed ultima lettura che posso farne è quella di un’opera d’arte (una foto) dal contenuto poetico.

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