TERREMOTO ANCHE NELL’ALPAGO (dopo le ripetute miniscosse sismiche) – Penisola italica in sommovimento sismico: LE RICERCHE CHE CI SONO E NON SI RIVELANO (è un bene o un male?) – PORTARE PIU’ PREFABBRICATI POSSIBILI NEL FERRARESE (zona indicata ancora più a rischio)

Panoramica sull’ALPAGO – Un terremoto di magnitudo 4.5, con epicentro in Alpago, fra le province di Belluno e Pordenone, è stato registrato dai sismografi la notte del 9/6, alle 4.04

   La Val Padana a rischio terremoto (e la pedemontana veneto-friulana con essa) è una cosa che si sapeva (si sa) fin da quando, nel secondo dopoguerra (una sessantina di anni fa), si “cercava il petrolio e il gas” (in particolare quest’ultimo). Da parte dell’Eni. E molti pensano che nei cassetti dell’Eni ci siano studi sul sottosuolo dell’Adriatico, dell’area di costa e di parti significative della Val Padana appunto, che sarebbero utili per capire meglio quel che sta accadendo nel sottosuolo dell’Italia centro-nord orientale e di quale sia effettivamente il vero pericolo.

   L’allarme poi che è stato lanciato il 9 giugno dalla Commissione “Grandi Rischi” (studiosi che fanno capo alla Protezione Civile) dove si dice che il pericolo di altri forti terremoti può esserci in particolare sulla zona del ferrarese; che “è stata fatta un’analisi complessiva su tre segmenti della faglia. Due si sono spezzati, il terzo no. Dunque si ritiene probabile che si possa spezzare anche il terzo”. Allarme che ha trovato critiche molto forti: ma noi pensiamo che è pur vero che viene a rendere ancora più sofferta la vita delle popolazioni in quell’area già colpite dalle varie scosse di terremoto succedutesi con il 20 e 29 maggio (le due più “dure”); ma è anche vero che se la Commissione avesse taciuto sulla probabilità, sul rischio di un’altra forte scossa, se poi appunto accade che un’altra grande scossa ci sia (speriamo proprio di no!) allora si sarebbe criticato la Commissione Grandi Rischi per “averlo saputo” ma non averlo detto. E invece quell’area ferrarese dovrebbe vedere subito l’installazione di tanti prefabbricati in legno per tutte quelle persone con abitazioni lesionate o a rischio di un’eventuale futura scossa (impensabile dover vivere tutta l’estate in tenda!).

un esempio di casa prefabbricata in legno – dal sito http://www.edil-legno

Vero anche che poi l’apparato scientifico sui terremoti, pur (ci pare) volenteroso, di fatto niente riesce a prevedere. Il capo della Protezione Civile Gabrielli (cui dipende la Commissione Grandi Rischi) ha detto infatti che: “la situazione è assolutamente imprevedibile e che può verificarsi in tutte le altre zone sismiche d’Italia”. E comunque la Commissione dice che “Nelle zone colpite dal terremoto del 20 e 29 maggio si sta registrando un calo della sismicità ma se questa dovesse riacutizzarsi, c’è la probabilità che ciò avvenga più ad est e dunque nella zona del ferrarese”.

   Da questo, dopo L’EPISODIO DELLA SCOSSA CHE C’E’ STATA TRA VENETO E FRIULI (in Alpago, tra le province di Belluno e Pordenone), si “intuisce” che siamo disarmati di fronte all’eventualità di terremoti, di scosse. Ma si capisce che, se si vuole, STUDI E RICERCHE PIU’ ACCURATE (del sottosuolo e dei fenomeni, dei sommovimenti che stanno avvenendo) SI POSSONO FARE.

   E che la prevenzione è necessaria: RENDENDO TUTTE LE ABITAZIONI in una situazione di DIFESA ANTISISMICA. E CHE IN AREE DOVE IL FENOMENO SISMICO appare ancora in corso, che altre forti scosse ci possono essere, TUTTA LA POPOLAZIONE A RISCHIO dovrebbe essere OSPITATA IN PREFABBRICATI. Ecco: la nostra proposta è prima di tutto di PORTARE NEL FERRARESE, INSTALLARE, PIU’ PREFABBRICATI IN LEGNO POSSSIBILI. Fin che non si arriva a una normalizzazione e a una ricostruzione di abitazioni sicure. (sm)

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TERREMOTO DI MAGNITUDO 4.5 NELLA NOTTE FRA BELLUNO E PORDENONE: PAURA A NORDEST

da “il Gazzettino” del 9/6/2012 – Avvertito in varie province, gente in strada. Preceduto da un boato, l’epicentro fra Claut e Chies d’Alpago

VENEZIA – Un terremoto di magnitudo 4.5, con epicentro in Alpago, fra le province di Belluno e Pordenone, è stato registrato dai sismografi la notte del 9/6, alle 4.04. Si tratta del terremoto più forte registrato a Nordest dopo quello che nel luglio del 2011 aveva colpito la provincia di Rovigo (4.7), più intenso di quello (4.2) che il 29 ottobre 2011 aveva provocato danni ad alcuni edifici civili e chiese fra Verona e Trento.
   Il sisma è stato preceduto da un boato e l’epicentro esatto è stato, secondo i dati dell‘Ingv, in comune di Claut (Pordenone), in corrispondenza della freccia verde, vicino al territorio di Chies d’Alpago (Belluno) a una profondità di 7.1 chilometri. La Protezione civile si è subito attivata per accertare se ci siano stati danni.
   Controlli anche da parte di vigili del fuoco e dell’Enel (in zona ci sono diversi bacini idrici e centrali) che non hanno segnalato danni di rilievo. «C’è qualche cornicione con alcune crepe, qualche copertura da verificare e qualche camino che può cadere – dice Loredana Barattin, sindaco di Chies – ma nella sostanza di danni non si può parlare. Un po’ più critici alcuni rari, vecchi edifici alle pendici del monte Teverone».

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INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)(http://cnt.rm.ingv.it/)

Un terremoto di magnitudo(Ml) 4.5 è avvenuto alle ore 04:04:56 italiane del giorno 09/Giu/2012 (02:04:56 09/Giu/2012 – UTC).
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Prealpi_venete.
I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Event-ID

7223201240

Magnitudo(Ml)

4.5

Data-Ora

09/06/2012 alle 04:04:56 (italiane)
09/06/2012 alle 02:04:56 (UTC)

Coordinate

46.209°N, 12.444°E

Profondità

7.1 km

Distretto sismico

Prealpi_venete
Comuni entro i 10KmCHIES D’ALPAGO (BL)
PIEVE D’ALPAGO (BL)
TAMBRE (BL)
CIMOLAIS (PN)
CLAUT (PN)
ERTO E CASSO (PN)
Comuni tra 10 e 20kmCASTELLAVAZZO (BL)
FARRA D’ALPAGO (BL)
LONGARONE (BL)
OSPITALE DI CADORE (BL)
PONTE NELLE ALPI (BL)
PUOS D’ALPAGO (BL)
SOVERZENE (BL)
ANDREIS (PN)
BARCIS (PN)
BUDOIA (PN)
POLCENIGO (PN)

Maggiori informazioni sismiche

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IL PRECEDENTE CHE FA PENSARE (ARTICOLO DEL 15 novembre 2011):

SPIEGATO IL MISTERO DEI BOATI DELL’ALPAGO: SAREBBERO PICCOLI TERREMOTI

di Pamela Calufetti, 15/11/2012, da http://www.montagna.tv/

FARRA D’ALPAGO, Belluno — Niente a che vedere con acqua o mitologici draghi. Il fenomeno dei boati che caratterizza la zona delle Prealpi Bellunesi dell’Alpago dipenderebbe da microsismi, ovvero piccoli terremoti. Lo afferma il Centro di Ricerche Sismologiche di Udine sulla base di uno studio durato 7 mesi.

   Ci sono voluti 7 mesi di ricerche e la registrazione di più di 500 eventi per capire la vera origine dei misteriosi boati dell’Alpago: microsismi, cioè scosse di terremoto che hanno un entità talmente lieve da essere registrate solo dai sismografi.

   Ed è proprio questo che ha compiuto il Centro di Ricerche Sismologiche di Udine. Ha sistemato varie stazioni di rilevamento in punti strategici, ovvero in zone adatte a catturare i movimenti tellurici. Inoltre ha monitorato la zona e controllato che al microsisma corrispondesse l’evento acustico.

   Il Crs ha verificato il collegamento e ha inoltre affermato che gli eventi non si generano in un unico punto, ma esistono varie sorgenti distribuite in un’area che va dalla Sella di Fadalto al Lago Morto. Le cause di questi microsismi sono ancora in fase di studio. Le ipotesi più probabili al momento sarebbero due: si tratterebbe o di microfratture delle rocce o di “colpi d’ariete”, degli sbalzi di pressione che avvengono nel sottosuolo e provocano rumori e vibrazioni particolarmente forti.

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TERREMOTO IN VENETO, L’ESPERTO: «LA TERRA TREMERÀ ANCORA»

– Dopo il sisma nel Bellunese di magnitudo 4.5, parlano i sismologi: fenomeno distinto da quello dell’Emilia. Ma fa parte dell’aumentato rischio in Val Padana –

da “IL MATTINO DI PADOVA” DEL 10/6/2012

CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

«L’Alpago, il Cansiglio, Vittorio Veneto e dintorni costituiscono l’area più pericolosa del Veneto dal punto di vista sismico. Il terremoto, dunque, rientra nella normale attività tellurica della zona. Non spaventiamoci, però, se ci sarà uno sciame. È normale che avvenga».

   Pierluigi Bragato mette le mani avanti. È il sismologo del Crs-Ogs di Udine che quotidianamente studia la “fascia rossa”, classificata di seconda categoria, che dalle montagne tra Chies d’Alpago, Barcis e Claut, in Valcellina, scende attraverso l’altopiano del Cansiglio, da una parte fino alla Pedemontana trevigiana e, dall’altra, lungo la Val Belluna. È il territorio segnato da due disastrosi eventi, nel 1873 e nel 1936, il primo di 6.3 gradi di magnitudo, il secondo di 5.9. Mai, dopo di allora, vennero raggiunte punte così alte. Nel 1996 ci si fermò a 4.3 gradi.

   L’anno scorso, la Val Lapisina, sopra Vittorio Veneto, fu colpita da strani boati, che provenivano dal sottosuolo, provocati dall’acqua abbondante che picchiava contro le rocce delle lunghe grotte carsiche. In quel caso non mancarono botti frequentissimi, ma tutti intorno a un grado, al massimo a 2.

   «Questa scossa, tra il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia non è direttamente collegata alla stessa struttura sismica dell’Emilia, ma sembra far parte di quella ripresa attività in Val Padana che già segniamo da gennaio», precisa il presidente della Commissione Grandi rischi, Luciano Maiani, confermando che «da mesi stiamo tenendo questa regione sotto la lente di ingrandimento».

   Anche Bragato parla di fenomeni distinti, autonomi, ancorché originati nella stessa placca adriatica, che scende dalle Alpi e risale verso gli Appennini.

   «Non si tratta, comunque, della stessa faglia», precisa Paolo Messina, direttore dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr di Roma. La placca Adriatica costituisce la punta più settentrionale di quella Africana, che comprende la costa orientale dell’Italia e l’Adriatico. La placca africana spinge verso Nord, contro quella Eurasiatica, e in questo movimento l’Adriatica scende sotto le Alpi. Bragato spiega che anche questo terremoto è di tipo compressivo.

   L’energia accumulata costringe una delle due placche (in questo caso quella Africana) a piegarsi, inclinandosi verso il basso, e ad infilarsi sotto l’Eurasiatica. Questo movimento generale può generare terremoti che fra loro sono indipendenti.

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TUTTA L’ITALIA TREMA: CENTO TERREMOTI IN UN SOLO GIORNO, DA FINE MAGGIO SONO MILLE

– In aumento dalle Alpi alla Calabria, al Gargano e al Belice – le rilevazioni oltre il secondo grado della scala Richter –

di GIOVANNI CAPRARA, da “il Corriere della Sera” del 10/6/2012

   La Penisola continua a tremare, un po’ dovunque e come sempre. Nel Bellunese ieri un sisma di 4.5 gradi della scala Richter ha destato solo paura e niente danni. Poche le repliche e di basso valore. «Come Ravenna nei giorni scorsi anche questo – nota Franco Mele dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Ingv – non si può collegare con l’area emiliana, pur avendo alla base la stessa causa scatenante, cioè la compressione esercitata verso Nord della placca africana che ha la sua lingua superiore nell’Adriatico».

   Nel Bellunese si ricordano un paio di sismi del passato di analoga intensità. Nel 1936 (5.9 Richter) con epicentro nell’Altopiano del Cansiglio ad una ventina di chilometri dal punto attuale. I danni furono rilevanti nell’Alpago, quasi il 70% delle case diventarono inabitabili. Ancora più grave doveva essere stato quello del 1873 (magnitudo 6.3) il quale oltre a distruggere le case provocava pure delle vittime.

   PIÙ AL NORD – «Solo nelle ultime 24 ore – ricorda Mele – abbiamo registrato un centinaio di terremoti, tenendo conto anche di quelli più deboli». Oltre la metà degli eventi si è manifestata nella Pianura Padana emiliana e lombarda che rimane sempre il focolaio più acceso.

   Tuttavia negli ultimi 2-3 giorni scosse oltre il secondo grado della scala Richter si sono fatte sentire un po’ dovunque, da Nord a Sud, con qualche epicentro più frequente di altri: tra questi c’è l’area calabra del Pollino intorno a Castrovillari. Qui dal 1708 al 1988 si sono verificati sei terremoti con una magnitudo intorno a cinque gradi. «Nella zona c’è una faglia – spiega Mele – che spesso fa emergere lunghe sequenze di relativa intensità». Parte della Calabria è priva di grandi terremoti storici e questo «gap sismico», come lo chiamano gli specialisti, inquieta e si infittiscono gli studi dedicati alla regione. I processi stanno accumulando energia, prima o poi la scaricherà?
L’elenco delle ultime località interessate è lungo. Dalla tristemente nota Valle del Belice alla Sila, dal Golfo di Noto, ad Ascoli Piceno, dal Sannio al Gran Sasso alle Isole Lipari e poi la costa abruzzese e calabra. «Dopo il terremoto dell’Aquila abbiamo ulteriormente intensificato la rete delle stazioni di rilevamento aggiungendone sugli Appennini e nell’Alta Val Tiberina – precisa Mele -. Complessivamente a livello nazionale arriviamo a cogliere 12 mila terremoti all’anno anche se quelli superiori ai due gradi della scala Richter sono soltanto circa seicento. Quest’anno saranno sicuramente di più».

   IL RUOLO DEI COMUNI – La cognizione del rischio in Val Padana si è individuata diventando via via più consistente, a partire dagli anni Quaranta quando iniziarono le indagini per cercare i giacimenti di gas e petrolio. Ne uscirono profili del sottosuolo preziosi per capirne la natura ed anche il potenziale pericolo.

   «Furono ricerche importanti di cui conosciamo però soltanto una parte dei risultati – ricorda Mele – perché molte sono rimaste segrete e ancora chiuse nei cassetti dell’Eni».

   Una continuazione utile la aggiunsero negli anni Ottanta altri ricercatori dell’Ingv, come Gianluca Valensize. «Negli ultimi giorni si è richiamata più volte la necessità di aggiornare la mappa nazionale del pericolo sismico – conclude Franco Mele -, ma si dimentica che questa costituisce solo un riferimento di base avvalorato anche dai recenti sismi, e che poi sono le amministrazioni locali ad avere il compito di integrarla nei dettagli». (Giovanni Caprara)

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L’EMERGENZA

FINALE-FERRARA, LA FAGLIA DEL TERRORE: “A CASA NOSTRA NON VOGLIAMO TORNARE”

di JENNER MELETTI, da “la Repubblica” del 10/6/2012

– Dopo l’allarme della Protezione civile, viaggio nei paesi fantasma della Bassa. Il sismologo Boschi contro la “Grandi Rischi”: spieghi cosa fare o era meglio tacere. Lo sciame non si ferma: anche ieri la terra ha tremato, aumentando l’ansia della popolazione –

SANT’AGOSTINO – Ecco, ci mancava il crollo. Dal quarto voltone della facciata del municipio, in agonia da venti giorni, alle 14 e 54 minuti cadono altri quintali di pietre. La polvere si solleva in una piazza quasi vuota. C’erano almeno cento persone, fino a ieri, a guardare morire il Comune. Oggi sono in quattro, appoggiati alle biciclette, pronti alla fuga. “È come il gioco con i bastoncini dello shangai. Se ne fai cadere uno, perdi tutto. Se cade il municipio, la scossa fa crollare il campanile che cade sulla chiesa, e questa precipita sulla piazza e sui bar…”. Meglio andare via, in questo giorno diverso. Ci sono frasi in testa che ormai tutti sanno a memoria. “È significativa la probabilità che si attivi il segmento tra Finale e Ferrara… ci possono essere eventi paragonabili ai maggiori registrati nella sequenza”. Sì, dicono che può arrivare un’altra grande scossa e qui siamo a mezza strada fra Finale e la città degli Estensi. Oggi si riesce a “vedere” la paura. Tante strade deserte, piazze vuote come nei film western anni ’70 prima dei duelli. C’è chi maledice l’allarme lanciato dalla Commissione Grandi Rischi. Ma qualcuno ringrazia. “Meglio essere informati”, dice Cinzio Bregoli, che a Finale ha perso un palazzo del ‘600. “Vado subito a dormire a Riccione”.
FINALE EMILIA
Trenta chilometri in tutto, la linea quasi retta che percorre la faglia della paura. Ma intorno ci sono altri paesi che tremano, come Sant’Agostino, San Carlo, Buonacompra, Bondeno, Pilastrello… Non ha dormito molto, Fernando Ferioli, sindaco di Finale Emilia. “Il telefono a ricominciato a squillare alle 5 di stamattina. “Cosa dobbiamo fare, dobbiamo scappare via?”. Ci mancava anche la scossa del 2,9 arrivata alle quattro del mattino. Questo allarme, dal punto di vista della comunicazione, è stato una cavolata bestiale. Se dici che dopo alcune scosse ne possono arrivare altre, dici una banalità. Se invece precisi che il sisma può picchiare in un punto preciso, compreso fra la nostra città e Ferrara, crei un panico che non serve a nessuno”. Mille domande a Fernando Ferioli e a tutti gli altri sindaci in prima linea. “Si vede che gli scienziati hanno “visto” qualcosa nel profondo della terra e non hanno il coraggio di dirlo apertamente. Sindaco, cosa c’è oggi sotto i nostri piedi?”.
Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, dice che la Commissione Grandi Rischi o annuncia subito le misure da prendere per questo pericolo o ammette di avere sbagliato a dare l’allarme. “Hanno messo me e gli altri primi cittadini – dice il sindaco di Finale – in una situazione impossibile. C’è gente che piange, mentre mi chiede che fare. Io da una parte cerco di rassicurare, dicendo che l’allarme nasce da una ricerca statistica e non da analisi scientifica. Ma quando mi chiedono: “Tu escludi che ci possano essere altre scosse?”, non posso certo rispondere che sicuramente non ci saranno. E si torna a zero. Cosa faccio, dopo il comunicato? Faccio sfollare tutta la popolazione per tre giorni o per tre anni? Oppure, per tenere conto della statistica, per mille anni?”.
Attorno al bar Fly i giovani del paese hanno messo le loro tende, e anche un cartello per chi volesse rubare qualcosa. “Avviso ai ladri. Non si fanno prigionieri”. Si trovano ogni sera attorno a un’unica tavolata (“Prepariamo noi, con le nostre mani e i nostri soldi”) per parlare delle cose da fare, ascoltare musica, non sentirsi “sfollati” a casa propria. “Molti di quelli che erano tornati in paese – dice Fernando Ferioli – sono andati via subito. Finale oggi è un paese fantasma. Certo, al sabato, tanti partono per andare a trovare i bimbi o i genitori anziani che hanno mandato al mare o dai parenti lontani, ma ho paura che lunedì non ritornino. Mi sembra di sentire le loro mogli. “Torni proprio a Finale, ma hai sentito che cosa ha detto la televisione”? Dovevano mandare più verificatori, altro che provocare il panico. Più uomini e più mezzi per potere dire a migliaia di cittadini: abbiamo controllato la vostra casa. È sana e robusta. Potrà resistere a mille scosse”. Angelo Masi, dirigente di un’azienda pubblica, è uno di quelli che si dà da fare per evitare il terrore. “Dico che la Commissione si è auto tutelata, dopo il mancato allarme per L’Aquila. A dire la verità spero davvero che sia così, ma questo lo tengo per me”.
CASUMARO
Sulla strada per Casumaro un grande striscione annuncia “Casette di legno. Pronta consegna”. “Dopo ogni scossa – raccontano Barbara, Marco e Massimiliano Gilli, della falegnameria omonima – c’è il delirio. In venti giorni sono arrivati almeno 700 clienti. All’inizio hanno chiesto le casette più semplici ed economiche, usate per il riparo degli attrezzi. Ci puoi mettere a dormire tre-cinque persone con una spesa di 2.500- 3.000 euro. È solo un riparo, senza bagno, senza nulla. Adesso, soprattutto dopo questo allarme, arriva chi chiede una vera casa di legno, con bagno, elettricità e tutto. Hanno capito che purtroppo ci vorranno mesi e mesi, almeno per alcuni, per tornare a casa propria”.
RENO CENTESE
Le mietitrebbia stanno già lavorando nei campi d’orzo. Sembrano tutte uguali, le strade del terremoto, con vista sulle case coloniche e i fienili crollati. A Reno Centese si protesta contro il campanile, che minaccia di cadere su abitazioni e negozi e anche sul deposito di gas che alimenta il paese. Gli abitanti vogliono abbatterlo, la Sovrintendenza dice no. A Casumaro il Time cafè è aperto, ma tutti stanno ai tavoli fuori o sull’uscio. “Io sono uno dei pochi – racconta Cesare Falzoni – a dormire in casa, anche per stare assieme a mia madre anziana. Ma quando entri non ti senti al sicuro. È come aspettarsi una persona nascosta, pronta a tagliarti la gola. Molti miei amici sono andati al mare. Resisti, resisti, poi la corazza si rompe”. Alle 15.25 un’altra scossa, magnitudo 3,4.
BUONACOMPRA
Era piena di vita, Buonacompra. La polisportiva gestiva la cucina, centinaia di persone stavano nel piazzale, accanto al loro parroco di 95 anni, a guardare la chiesa crollata. Oggi non c’è nessuno. Due operai sono lassù sul campanile e lo stanno spezzando pietra dopo pietra. Sono legati a una gru e la piattaforma per i rottami è appesa a un’altra gru. Forse qualcuno tornerà. Un cartello annuncia le “Sante Comunioni, domenica ore 9”. Arriva un anziano che resta in auto. “Quando hanno cominciato a tirare giù il campanile, sono andati via tutti. È uno spettacolo troppo triste”.
FERRARA
Finisce a Ferrara, la strada della faglia. Qui tutto sembra normale. Non ci sono tende nei giardini delle mura, né altri accampamenti. “Stiamo verificando – dice il sindaco Tiziano Tagliani – i danni alle case e ai monumenti. Abbiamo avuto 6.500 segnalazioni, fra edifici pubblici e privati. Il palazzo Diamanti è chiuso, come il Castello. Sì, sono in ufficio, come annunciato, nel palazzo storico quasi tutto agibile. Le cose da fare non mancano”. Sembrano lontani, i terremotati di San Carlo. I clown nella tendopoli della Prociv Arci cercano di fare ridere i bambini. “Abbiamo chiesto altre tende, arriveranno domani”. Nella piazza una voragine a fianco della chiesa mostra ancora il fango uscito dalle terra. Luigi Alpi, classe 1937, seduto con due amici sotto un tiglio, racconta che “qui è come in guerra”. “Anzi, per certi aspetti è peggio. Io ero bimbo e sapevo che quando si vedeva il ricognitore Pippo, che con i suoi bengala illuminava la notte, dopo pochi minuti sarebbero arrivati i bombardieri. Scappavamo nelle campagne. Per il terremoto non c’è nessun Pippo. Quando senti il boato e la scossa, la “bomba”, purtroppo, è già arrivata”. (Jenner Meletti)

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I TECNICI: DALL’ALLARME ALL’IMBARAZZO

di Alessandro Farruggia, da QUOTIDIANO.NET http://m.quotidiano.net/
10 giugno 2012 – QUANDO ieri mattina alle 4.04 i sismografi dell’Ingv hanno registrato una scossa di magnitudo 4.5 nel Nord — epicentro nel Bellunese — in parecchi hanno pensato che l’allarme lanciato l’altroieri dalla Commissione Grandi Rischi forse un qualche fondamento l’aveva.

   Ma dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno frenato. «L’evento nelle prealpi venete non è in stretta relazione con quelli in Emilia — han detto — pur se risponde alla stessa dinamica generale di movimento della placca adriatica verso Nord». Niente legame diretto di causa-effetto.

   E comunque nella comunità scientifica c’è chi dubita assai dell’opportunità dell’allarme. Ad esempio Enzo Boschi, lo storico ex presidente dell’Ingv, che in tema ha una certa esperienza visto che ha fatto parte della Commissione Grandi Rischi dal 1983 al 2011, parla senza peli sulla lingua: «Noi non abbiamo mai fatto una cosa del genere. Delle due l’una: o c’è un pericolo imminente, e non so su che basi si potrebbe dirlo, e allora bisogna evacuare anche Ferrara. Oppure non c’è niente di specifico, e allora è inutile dire bischerate tirando a indovinare, perché così si fanno solo allarmismi».

   «Sia chiaro — continua Boschi — nessuno è in grado di escludere che lì ci sarà un terremoto, ma questo vale per mezza Italia. E allora che facciamo, le evacuazioni di massa? Che senso ha parlare di scossa entro alcuni mesi o alcuni anni? La gente la vede come una presa per i fondelli».
DA PARTE SUA il presidente della Commissione Grandi Rischi, il fisico Luciano Maiani, getta acqua sul fuoco. «Nessuna previsione. Nessun allarmismo. La sezione sismologia ha fatto una serie di audizioni dei massimi esperti, dopodiché abbiamo tirato le somme e detto che nel caso di una ripresa dell’attività sismica nell’area interessata è significativa la probabilità che si attivi il segmento di faglie tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori sismi registrati nei giorni scorsi. Naturalmente parliamo di un rischio nell’arco di mesi se non di anni».

   «Abbiamo fatto una relazione — prosegue Maiani — ed è stata la Protezione Civile a coinvolgere il governo, che ci ha convocato e ha deciso, credo giustamente, di rendere pubblico il tutto. La guardia non va abbassata. Siamo stati interpretati male. Il nostro obiettivo era di mettere in sicurezza gli edifici. E comunque noi non vogliamo causare danni, ma cercare di prevenirli. I terremoti non si possono prevedere».

   La sezione sismica della Commissione Grandi Rischi è composta da undici docenti universitari o esperti del settore — Stefano Aversa, Giuseppina Lavecchia, Gaetano Manfredi, Luciano Marchetti, Claudio Modena, Francesco Mulargia, Rui Pinho, Silvio Seno, Aldo Zollo e Roberto Vinci — ed è presieduta del professor Domenico Giardini. Che resta piu che convinto della necessita di fare valutazioni di rischio e non tenerle in un cassetto. «Noi — dice Giardini — non lanciamo allarmi, formuliamo delle raccomandazioni. Il documento è stato approvato in una riunione il 5 giugno, quindi il giorno prima della scossa in Romagna, e ha avuto il completo consenso degli 11 membri della sezione sismica. Dopodiché ha avuto un ulteriore vaglio giovedì 7 in una riunione con il governo, il presidente della regione Emilia Romagna e il direttore della Protezione Civile. E se lo riterremo necessario lo faremo ancora ».

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CATENE ALLE PARETI E CHECK UP DELLE CREPE: ECCO IL PIANO PER SALVARE LE CASE A RISCHIO

di ELENA DUSI, da “la Repubblica” del 10/6/2012

– “Ridurre la vulnerabilità del patrimonio edilizio”, come chiede la Commissione Grandi Rischi, non è pensabile nel bel mezzo di un’emergenza. Nei paesi colpiti dal sisma è molto più urgente proseguire con la messa in sicurezza degli edifici pericolanti. Ed è questo che i tecnici sul campo continuano a fare, per nulla distratti dall’allarme di venerdì del governo. – «Sapevamo anche prima quali sono i rischi che corriamo. Dopo una scossa possono ripetersene altre ed è in questa prospettiva che valutiamo se dare o meno l’agibilità delle case. Il nostro lavoro non è cambiato dopo il documento della Commissione. Semmai, notiamo più ansia tra la popolazione» spiega Alberto Borghesi, architetto del Servizio geologico sismico dell’Emilia Romagna. – E c’è un aspetto che gli ingegneri sismici puntualizzano all’indomani dell’allarme del governo. Il comunicato della Grandi Rischi sottolineava infatti che “i valori dello scuotimento del terreno sono compatibili con i valori della mappa di pericolosità sismica”. – Ma Alessandro Martelli e Paolo Clemente, esperti di ingegneria antisismica dell’Enea, fanno presente che le normative per costruire in Emilia Romagna prevedono uno scuotimento orizzontale massimo del terreno pari a 0,15 volte la forza di gravità. – «A Mirandola e dintorni – fanno presente i due ingegneri – lo scuotimento ha raggiunto un valore di 0,3». Cioè il doppio. «Sarebbe ora di fare prevenzione in maniera seria, non di lanciare allarmi quando ormai siamo in mezzo a uno sciame sismico» chiede Martelli. –

GLI INTERVENTI

“MA PER CAPANNONI E CHIESE CI VORRANNO TEMPI LUNGHI”

COSA fare ora? Il governo venerdì ha lanciato l’allarme: tra Finale e Ferrara potrebbero verificarsi nuovi forti sismi. «Mettere catene in ferro sulle pareti è una misura semplice ma efficace» dice Alberto Borghesi del Servizio sismico dell’Emilia Romagna. «Basta fare due fori con un trapano e fissare una barra sulle pareti per evitare che si aprano». Massimo Forni, l’ingegnere dell’Enea che fa parte del Comitato Operativo della Protezione Civile a Bologna, invita a tenersi alla larga da chiese e capannoni. «Questi edifici si sono rivelati molto vulnerabili. E, soprattutto per le chiese, rimediare in tempi brevi sarà difficile. Per le abitazioni, la popolazione dovrebbe fidarsi dei tecnici. Ho passato una serata a convincere gli abitanti di due caseggiati di Cento che il crollo dei comignoli e le crepe nelle strutture non portanti non sono pericolosi. Ma l’annuncio del governo ha fatto crescere la paura»

L’INFORMAZIONE

“IL PRIMO NEMICO È IL PANICO BISOGNA PREPARARE LA GENTE”

Mancanza di informazione e di “cultura sismica” hanno causato molti dei danni. «All’ospedale di Cento — spiega Massimo Forni, ingegnere dell’Enea — il 90% dei feriti si era fatto male scappando. Avevano urtato, erano scivolati o si erano gettati dalla finestra». Ma a chi si trova in un terremoto si consiglia di non scappare se l’uscita non è vicina. E a fare attenzione a quell’area vicina alla porta in cui tegole, vasi o cornicioni possono precipitare.

   «Quando non c’è conoscenza, è il panico a vincere» sostiene Forni. «Trasformiamo questa grande paura in cultura della prevenzione» chiede Alessandro Martelli, ingegnere antisismico e direttore del centro Enea di Bologna. «In Emilia Romagna non c’è memoria storica dei terremoti » spiega Alberto Borghesi del Servizio geologico regionale. «Ora che abbiamo scoperto il problema anche da noi, non facciamoci più cogliere impreparati».

LE VERIFICHE

SQUADRE DI TRE SUPER TECNICI PER CONCEDERE L’AGIBILITÀ

Valutare l’agibilità delle case è un lavoro rischioso, soprattutto se si annunciano nuovi forti terremoti. All’interno della Basilica di Assisi fu proprio una scossa di assestamento più violenta delle precedenti a uccidere due tecnici della Soprintendenza e due frati. Oggi a Cento Maurizio Indirli, ingegnere dell’Enea, dirige una squadra incaricata della valutazione dell’agibilità delle case. «Il nostro sopralluogo può richiedere poche ore o una giornata, come per il grattacielo di Cento. Prima di arrischiarci a entrare facciamo una perlustrazione esterna. Già così riusciamo a capire se ci sono lesioni alle strutture portanti. Se i danni sono limitati a tramezzi o tamponature possiamo anche entrare con i proprietari. Alla fine della perlustrazione compiliamo una scheda con la valutazione. Se necessario chiediamo interventi di puntellamento di travi o archi, transennature o bonifica di cornicioni e comignoli».

LA PROGETTAZIONE

“SISMA DI VIOLENZA INATTESA: GLI INGEGNERI NE TENGANO CONTO”

E ORA adeguiamo le norme al rischio reale, chiedono tecnici e ingegneri. La Commissione grandi rischi ha chiesto edifici più robusti e “azioni mirate alla vulnerabilità del rischio sismico». Ma fino al 2003 l’ipotesi di un terremoto non era nemmeno contemplata per l’Emilia Romagna. «E oggi va meglio fino a un certo punto » spiega Paolo Clemente, ingegnere antisismico dell’Enea. «Si stima che un terremoto come quello accaduto in Emilia Romagna si verifichi ogni 2mila anni. Ma a noi ingegneri non viene chiesto di progettare edifici in vista di accadimenti così rari, perché costerebbe troppo. Il risultato è che lo scuotimento del terreno ha superato di molto quello previsto dalle normative. E a crollare non sono state solo le case, ma anche il sistema produttivo di una regione. Allora, è arrivato il momento di decidere se non convenga investire di più in prevenzione». (ELENA DUSI)

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SEQUENZA SISMICA, I CHIARIMENTI DEL DIPARTIMENTO DI PROTEZIONE CIVILE DOPO LA NOTA DELLA COMMISSIONE GRANDI RISCHI

10/6/012: dal sito http://www.bologna2000.com/

   Il Dipartimento nazionale della Protezione civile ha pubblicato oggi sul proprio sito alcune risposte alle domande più frequenti arrivate al Contact Center – che resta aperto anche questo fine settimana – sulla sismicità dell’area della pianura padana, sulla sua possibile evoluzione e sul rischio associato, in relazione anche al comunicato di sintesi prodotto dalla Commissione Grandi rischi.

Ci sarà un nuovo terremoto nella provincia di Ferrara?

Lo stato attuale delle conoscenze non consente di stabilire quante scosse e di quale intensità potranno ancora interessare la stessa area. Si ricorda che forti terremoti sono comunemente accompagnati da altre scosse, ma ogni previsione che indichi con precisione data, ora e luogo, e magnitudo di futuri eventi è priva di ogni fondamento.

   Nelle zone interessate dagli eventi maggiori del 20 e 29 maggio, la sismicità, nella fase attuale, sta lentamente decrescendo, cioè le scosse di assestamento stanno diminuendo in numero e dimensione, ma non è possibile stabilire con certezza quale sarà l’evoluzione dei fenomeni.

   La Commissione Grandi Rischi, settore rischio sismico, in un documento presentato al Dipartimento della protezione civile e al Governo, ha nuovamente ribadito che i terremoti non possono essere previsti.

   La Commissione ha dichiarato anche che nel caso si riacutizzasse l’attività sismica nell’area già interessata dalla sequenza in corso , essa si concentrerebbe con maggiore probabilità nel settore orientale, nella zona compresa tra Finale Emilia e Ferrara, anche con eventi di magnitudo paragonabili a quelli del 20 e 29 maggio.

   Questa interpretazione fa riferimento al fatto che rispetto alla struttura, lunga 45 chilometri, da cui sta avendo origine l’attività sismica in corso, l’evento del 20, di magnitudo 5.9, ha coinvolto la parte centrale, tra Finale Emilia e San Felice sul Panaro, e l’evento del 29, di magnitudo 5.8, è stato causato dalla rottura del settore occidentale, da San Felice al Panaro verso Mirandola. La porzione orientale, da Finale Emilia verso Ferrara, ha registrato invece ad oggi eventi con magnitudo fino a 5.1.

   Infine, con riferimento alla possibilità di prevedere terremoti, si ricorda che gran parte del territorio nazionale è caratterizzato da pericolosità sismica e che quindi non si può escludere che in qualsiasi momento possano verificarsi terremoti anche di forte intensità in altre aree del Paese.

Cosa vuol dire “significativa probabilità”?

Questa espressione è riferita al documento presentato dalla Commissione Grandi Rischi relativo all’attività sismica in corso in Emilia. In tale specifico contesto la Commissione valuta che, allo stato attuale delle conoscenze, se l’attività sismica – che nella fase attuale sta lentamente decrescendo – dovesse intensificarsi nelle zone già colpite dal terremoto, e la struttura da cui sta avendo origine la sequenza in corso dovesse nuovamente causare forti terremoti, ciò accadrebbe con maggiore probabilità nel settore orientale rispetto ai settori centrale e occidentale.

   L’ipotetico terremoto sarebbe paragonabile ai maggiori eventi registrati nelle settimane scorse (magnitudo di 5.9 del 20 maggio e magnitudo 5.8 del 29 maggio). Questa magnitudo è del resto in linea con quanto previsto dalla classificazione sismica attualmente vigente che ha assegnato a queste zone una magnitudo di massimo 6.2. Anche i valori dello scuotimento del terreno registrati nelle ultime settimane sono compatibili con quanto previsto dalla classificazione sismica. A tutt’oggi non ci sono pertanto elementi per concludere che la sequenza sismica emiliana si tratti di un evento non contemplato al di fuori della normativa vigente.

Che cosa devo fare? Devo lasciare la mia casa?

Per prendere questa decisione è necessario che lei sappia come è stata costruita la sua casa. Se è stata progettata e realizzata con criteri antisismici o se sono stati fatti interventi per renderla più resistente, può ritenere che la sua abitazione sia sicura.

Se invece non conosce come è stata progettata e realizzata la sua, se la sua abitazione ha già subito danneggiamenti in conseguenza dell’attività in corso, se non si sente al sicuro le consigliamo di rivolgersi ad un tecnico di fiducia o al suo Comune per chiedere una verifica. Se necessario, se non trova ospitalità da parenti o amici, si provvederà a offrirle una sistemazione alloggiativa alternativa.

A chi devo richiedere la verifica della mia casa e chi la realizza?

Può rivolgersi ad un tecnico di sua fiducia. Oppure può rivolgersi al suo Comune. La protezione civile in queste ore sta valutando le modalità con cui fornire supporto ai tecnici comunali e ai Vigili del Fuoco.

Lavoro in un’azienda in provincia di Ferrara. A chi posso chiedere se la struttura in cui lavoro è sicura?

Per avere informazioni sulla sicurezza dell’edificio in cui lavora, deve rivolgersi al responsabile della sicurezza della sua azienda che è a conoscenza delle caratteristiche strutturali dell’edificio. Nella maggior parte dei casi il responsabile della sicurezza coincide con il datore di lavoro. È infatti responsabilità del titolare dell’attività produttiva richiedere la verifica di agibilità della struttura a squadre di tecnici specializzati, nel caso in cui le strutture presentino crepe o lievi danneggiamenti.

Mio figlio ha gli esami di maturità in una scuola in provincia di Ferrara. Chi mi assicura che la struttura è sicura?

Sulle scuole sono in fase di completamento i sopralluoghi specifici. Qualora non fossero giudicate sicure, gli esami saranno spostati in altre strutture.

   Si ricorda che sul sito del Dipartimento nazionale (http://www.protezionecivile.gov.it ) può essere visitata la sezione “Cosa fare” per le norme di comportamento da adottare prima, durante e dopo un evento sismico, reperibili anche sull’home-page del sito della Provincia di Reggio Emilia (http://www.provincia.re.it ).

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Terremoto del 9/6 tra Veneto e Friuli

CORONA: «ABBIAMO AVUTO IL VAJONT. DI CHE COSA DOVREMMO AVERE PAURA?»

dall’Ansa del 9/6/2012

– Lo scrittore non era in casa: «Mi hanno svegliato le bambine tutte trafelate. E’ la terra che ci dice di fare attenzione…» –

   «È la terra che si sta “stiracchiando”, ci dice di fare attenzione. Vediamola così, poeticamente». È il commento dello scrittore-scultore Mauro Corona, alla scossa di terremoto percepita tra Veneto e Friuli e anche a Erto (Pordenone), dove abita.

   Corona oggi non è a casa, «ma mi hanno svegliato le “bambine”, le mie figlie – ha raccontato all’Ansa – tutte trafelate. Io non ho paura. Non voglio evocare l’incubo del Maya, i tecnici e i geologi si arrogano l’illusione di sapere cosa c’è nel “cervello” della terra. Ma si capisce che lei ci sta mandando chiari segnali che ne ha le “palle” piene».

   Quanto alla paura tra i propri compaesani, Corona ha negato che ce ne possa essere stata: «La gente di Erto – ha spiegato – ha avuto un terremoto artificiale, quello del Vajont, quando tremò la terra con il crollo del monte, quindi di cosa dovrebbe aver paura?».

   Infine, sulle misure di prevenzione, lo scrittore è netto: «Dobbiamo smettere di fare salotti, di sentire baggianate in Tv. Mettere in sicurezza tutta l’Italia. Adesso gli architetti scoprono che si può fare le case con il legno. Ecco, facciamo tutto antisismico, costruiamo tutto in funzione di quel che potrebbe accadere, non dividiamo in zone più o meno sismiche, perché la terra – ha ribadito – ci sta mandando messaggi chiari». (Ansa)

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One thought on “TERREMOTO ANCHE NELL’ALPAGO (dopo le ripetute miniscosse sismiche) – Penisola italica in sommovimento sismico: LE RICERCHE CHE CI SONO E NON SI RIVELANO (è un bene o un male?) – PORTARE PIU’ PREFABBRICATI POSSIBILI NEL FERRARESE (zona indicata ancora più a rischio)

  1. Agata domenica 10 giugno 2012 / 17:10

    Mi viene da chiedere (“previsioni o non previsioni”?):
    “Ogni male viene per nuocere”?

    Abbiamo il coraggio di “strigere la mano” a questi fenomeni?

    Ne parliamo anche a http://www.meetingrimini.org?

    ad maiora,
    Agata

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