La MARMOLADA e gli altri ghiacciai – LA SAGGIA VECCHIAIA DEI GHIACCIAI DOLOMITICI che si sciolgono all’inquinamento, alle piste da sci e al cambiamento climatico – lasciamoli morire se così si è voluto (che senso ha RICOPRIRE CON TELI PROTETTIVI ANTI “CALDO” ESTIVO UN GHIACCIAIO?)

MARMOLADA (foto del 2010 FERRARESE VAROTTO) – SITUAZIONE DEL GHIACCIAIO OCCIDENTALE DELLA MARMOLADA (FINE AGOSTO 2012) – “…La persistenza di temperature mediamente oltre i valori normali, associata alla pressoché totale mancanza di apprezzabili accumuli nevosi estivi e alla scarsità di precipitazioni nevose nell’ultima stagione autunno-invernale, sta comportando una fase prolungata di notevole ablazione dei ghiacciai, con rapida fusione della residua neve stagionale. L’andamento della stagione conferma un trend generale di aumento delle temperature e conseguente riduzione delle superfici dei ghiacciai dolomitici.” Tratto da: CENTRO VALANGHE DI ARABBA http://www.arpa.veneto.it/upload_arabba/dolomiti_clima/DolomitiClima.pdf

   Tra il 1497 e 1498 Leonardo dipinse (su commissione del duca di Milano Ludovico il Moro) “l’Ultima Cena” (nel refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Milano appunto). Opera mirabile, bellissima, ma con tanti problemi di mantenimento, di degrado “veloce”, progressivo, fin dall’inizio: la tempera “sbagliata”, l’umidità delle cucine del refettorio, altri fattori negativi, hanno fatto sì che nei secoli ci sia stata una corsa angosciosa a mantenere in vita quell’opera d’arte dalla sua auto-scomparsa (l’ultimo restauro è andato avanti, con tecnologie iper-moderne, dal 1977 per un ventennio). Ma non c’è niente da fare: il degrado poco a poco si riprenderà l’opera, fatta (volutamente o meno da Leonardo?) per durare un arco di vita del dipinto “breve”, non per sempre. Perché, noi pensiamo, stare ad accanirsi per mantenerla in vita se l’opera è in un contesto di degrado perenne (e forse era nell’intenzione di Leonardo che non durasse nei secoli)?

LEONARDO DA VINCI: “L’ULTIMA CENA” (1497-1498), Milano, Refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Cosa c’entra tutto questo con i GHIACCIAI alpini, dolomitici, e con uno tra i più simbolici e rappresentativi come la MARMOLADA?  Quasi niente; ma da il senso di quel che vorremmo qui dire. Cioè: CHE SENSO HA MANTENERE IN VITA UN GHIACCIAIO RICOPRENDOLO DI TELI “ANTI-CALDO” PER TUTTA L’ESTATE, se esso è destinato quanto prima a scomparire?

   Se gli eventi climatici (causati dall’uomo, dall’urbanizzazione, dall’inquinamento atmosferico) degli ultimi decenni hanno elevato la temperatura ambientale anche in montagna, con meno precipitazioni, inverni brevi e meno freddi e con scarsità di neve, ed estati lunghe e troppo calde, questo ha man mano fatto declinare la vita dell’ “AMBIENTE GHIACCIAIO”. Se poi si aggiunge lo sfruttamento turistico con lo sci d’estate praticato per decenni… E ora si vorrebbe correre al riparo con interventi artificiali: un telo-coperta estiva per proteggere la Marmolada (ed eventualmente altri ghiacciai “turistici”) dal troppo sole, dall’eccessivo scioglimento…

DINO BUZZATTI in vetta alla MARMOLADA (foto G.M.), tratta dal libro “La Marmolada” di Alberto CANTON e Mauro VAROTTO, Cierre Edizioni, Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova

   Qualche tempo fa in questo blog, cercando di trovare una sintesi descrittiva consona, scientifica e poetica, della bellezza dei ghiacciai, abbiamo detto che il ghiacciaio è “un paesaggio in movimento”. Movimento breve, nel tempo, percepibile solo col passare delle stagioni. Nei ghiacciai più grandi (che assumono, dall’alto in basso, caratteristiche a forma di lingua, scendendo a valle…) la parte più alta è quella dove prevale nel corso dell’anno “l’alimentazione” rispetto allo scioglimento (i tecnici infatti lo chiamano “bacino di alimentazione” o circo glaciale), mentre la parte più bassa è quella nella quale prevale lo “scioglimento” rispetto all’alimentazione (viene chiamata “bacino di ablazione”, cioè dove il ghiaccio si scioglie). Linea immaginaria di divisione, tra i due bacini, sta, appunto, il “limite delle nevi”, cioè la linea di equilibrio (dove la somma algebrica, per capirci, tra alimentazione e scioglimento è zero, si equivale).

   Ma i ghiacciai alpini, e in particolare quelli dolomitici, non sono a “forma di lingua” e non sono di grandi dimensioni; sono più compatti, senza “lingua” di discesa nella valle (o assai ridotta), e per questo vengono chiamati “ghiacciai di circo” (e la Marmolada è un “ghiacciaio di circo”, di “pendio”).

TELI SALVA-GHIACCO SUL GHIACCIAIO “PRESENA” (sud del Passo Tonale, in Trentino) – I TELI «SALVA GHIACCIAIO» ANCHE SULLA MARMOLADA? COME FUNZIONANO: Sono TELI GEOTESSILI che riflettono la metà dell’energia ricevuta dall’atmosfera. Vengono forniti in rotoli lunghi 70 metri e larghi 5, con uno spessore di 3.8 millimetri. Vanno POSATI NEL MESE DI GIUGNO, saldati l’uno con l’altro, e RIMOSSI A SETTEMBRE prima dell’arrivo della prima neve. (…) I RISULTATI – Sul PRESENA (ndr: è un ghiacciaio a un’altitudine minore della Marmolada, tra i 2.700 ed i 3.000 m, e si trova a sud del passo del Tonale, in Trentino).. sul Presena in media lo spessore di neve salvato è stato di 1,4 metri per un totale complessivo di 280 mila metri cubi di neve che, in condizioni normali andrebbero completamente persi. Ma in realtà alla base del ghiacciaio il livello di neve sotto i teli è risultato fino a 4 metri più alto rispetto alle aree vicine, rimaste scoperte. (…) (Cristina Marrone, da “il Corriere della Sera.it” del 19/10/2011)

   L’inesorabile ridimensionamento dei ghiacciai, la sua possibilità di “benessere” e sopravvivenza, è basata su due elementi: le PRECIPITAZIONI e la TEMPERATURA. Entrambi questi fenomeni ora sono negativi per i ghiacciai: diminuiscono le precipitazioni nevose invernali e la temperatura media si sta alzando (specie in estate). Sulla Marmolada, per esempio, diversi parti del ghiacciaio sono ormai totalmente fuse (e il suo colore generale, visto dal basso, è grigio, non più bianco: significa che non c’è neve residua da dover sciogliere, e resta il solo ghiaccio nel suo colore trasparente, appunto grigio).

   CHE SENSO HA RICOPRIRE DI TELI DI PROTEZIONE dal caldo estivo il ghiacciaio della Marmolada?  Se il trend dello sviluppo antropico (turistico, d’innalzamento generale delle temperature dovuto all’urbanizzazione, di inquinamento atmosferico…) porta a far cessare questo tipo di paesaggio, o si decide una linea generale e autorevole di revisione del contesto climatico negativo (che magari darà frutti positivi solo fra cent’anni e più…); o si ha il coraggio di lasciar perder la posa dei teli estivi per salvare qualcosa del ghiacciaio che inesorabilmente sta scomparendo.

   Tempo fa, partendo proprio dalla situazione in Marmolada, l’associazione ambientalista Mountain Wilderness ha fatto delle proposte interessanti sulla riqualificazione della montagna (che qui di seguito in questo post vi riproponiamo), partendo proprio nello specifico dal “luogo Marmolada”. E pare che una certa disponibilità stia nascendo fra le strutture turistico-economiche di quell’ambiente: da pochi mesi è stata firmata una intesa tra gli ambientalisti di Mountain Wilderness e la società impiantistica “Marmolada s.r.l.” che gestisce gli impianti di risalita da Malga Ciapèla a Punta Rocca.

   E’ un’intesa che può essere opinabile (da un punto di vista ambientale), a nostro parere, dove si accetta sci, gallerie stradali, nuova mobilità con incentivazione della presenza turistica (pur per il nobile progetto di fare economia turistica “di montagna” dodici mesi l’anno); però il fatto che parti contrapposte incomincino positivamente a dialogare, magari a “metà strada”, ci pare utile (in questo post qui di seguito troverete anche un articolo che parla di questo accordo del marzo scorso).

   Per dire che anche il mondo economico si sta accorgendo che le linee finora attuate dello sviluppo (di sfruttamento totale dell’ambiente) non possono andar più bene, e ci vuole una radicale e sincera trasformazione ambientalista. Per questo, noi diciamo: lasciamo perdere i teli protettivi estivi sulla Marmolada e in ogni altro ghiacciaio. E concentriamoci sugli interventi veri e nuovi da fare per dare un senso di vera qualificazione e di rispetto alle nostre montagne. (s.m.)

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MARMOLADA

Lite per la coperta sul ghiacciaio – L’Unesco: non decidiamo noi

LA MARMOLADA SI SCIOGLIE: RIMPALLI TRA BELLUNO, TRENTO E FONDAZIONE. LA REGIONE FAVOREVOLE AI TELI PROTETTIVI: «PRONTI A FARE LA NOSTRA PARTE»

di Bruno Colombo, da “il Corriere del Veneto” del 25/8/2012

BELLUNO — Soltanto a sentirne parlare sembra di tornar piccini, quando con una lucina tra le coperte si ammirava come per magia l’ennesima trovata di Archimede, il genio tuttofare. Chiamato a risolvere il problema dei rifiuti a Topolinia, inventa in quattro e quattr’otto una navicella, spedisce tutto ben impacchettato e compresso dritto nello spazio – pianeta Kasson, sottogalassia Etto -, e riceve l’ennesima chiave della città. Già, perché dal fumetto alla realtà, piacerebbe senz’altro al grande Walt Disney anche la più recente e quanto mai vera storia del ghiacciaio della Marmolada. Al confine tra Trento e Belluno, Veneto e Trentino Alto Adige, improvvisamente l’unico modo per impedire che si sciolga come un qualsiasi polaretto al sole sembra essere una enorme coperta bianca.

La MARMOLADA (foto tratta dal libro “La Marmolada”, a cura di Alberto Canton e Mauro Varotto – Cierre Edizioni – Dipartimento di GEOGRAFIA dell’Università di Padova

   Dovrebbe andare a ricoprire tutto il ghiaccio che ancora resta lassù, fino a più di 3 mila metri, preser- vandolo grazie a uno speciale telo bianco in geotessuto in grado di rifrangere il 50% in più di luce solare. Troppi gli 8.4 gradi di media, i 14.7 di massima e troppo alte persino le minime – si stenta persino a definirle tali -, tutti valori rilevati in una recente ricerca sulla Marmolada di Thierry Robert Luciani, tra i più esperti previsori del Centro Arpav di Arabba.

   Troppo veloce la fusione del ghiaccio, che retrocede ogni anno a vista d’occhio lasciando sempre più spazio a speroni e interi costoni di roccia. Troppa, infine, la burocrazia che ha investito l’intera vicenda, con Belluno che la copertona la vorrebbe subito e chiede i permessi ai vicini, Trento che non da risposta e tira in ballo l’Unesco, quest’ultima che si è riunita ieri ma sulla questione preferisce non proferire una parola soltanto: la disputa riguarda province e tutt’al più regioni, la Fondazione non può imporre vincoli non avendo competenze né urbanistiche né ambientali.

   Eppure, polemiche e litigi a parte, la copertona serve, lo dimostrano recenti, simili esperimenti condotti in Svizzera o, senza andar troppo lontani, sul più vicino ghiacciaio del Presena, in Trentino, fronte Lombardo.

   Qui dal 2008 è iniziata senza indugi la distesa di 70mila metri quadri dello stesso trapuntone ipotizzato per la Marmolada, e i risultati sono più che tangibili: «Abbiamo ridotto la rifrazione della luce solare del 50% su una superficie pari a 150 campi da calcio – spiega Alberto Trenti, capo della protezione civile trentina -. Davvero un bel vantaggio».

   E risultati alla mano, è la stessa regione Veneto, dunque, a rilanciare sul progetto. «Si tratta di un palliativo, ma è senz’altro l’ipotesi più pratica, veloce e percorribile – spiega Marino Finozzi, assessore regionale al turismo -. Se il prossimo inverno porterà una buona quantità di neve, la parte veneta della Marmolada avrebbe già a disposizione i teli geotessili per la prossima primavera. Nei prossimi giornicercherò di portare avanti la questione, i rapporti tra Veneto e Trentino sono buoni e troveremo senz’altro una formula condivisa per mantenere viva quest’area».

   Nel frattempo, i fatti restano in mano dell’esperto Luciani. «Da quando nel 1991 abbiamo installato una stazione di rilevamento a quota 3.256 metri in cima al ghiacciaio – spiega il previsore Arpav -, gli scorsi mesi di giugno e luglio hanno fatto registrare le medie più alte in assoluto. La stessa stazione, costruita su metri e metri di neve e ghiaccio, si ritrova ora sopra uno sperone di roccia nuda, che assorbe radiazioni dirette solari, restituendole sotto forma di calore sensibile che va a modificare l’intero microclima ». Avanti di questo passo, dunque, l’unica alternativa al copertone è solo Archimede. (Bruno Colombo)

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OLTRE IL GHIACCIAIO:

LE LINEE GUIDA DELLA PROPOSTA DI MOUNTAIN WILDERNESS PER LA MARMOLADA

dal sito http://www.mountainwilderness.it/

(….) Di seguito elenchiamo alcuni passaggi generali qualificanti della possibile rinascita della Marmolada:

1-     La costruzione di una Alta Via della grande guerra. Partendo dalla Marmolada, dal Museo già esistente, si possono raggiungere verso oriente i luoghi del Cadore (Lagazuoi, Tofane, Tre Cime, i Cadini) e verso Occidente la catena di Bocche per inoltrarsi poi nella cresta del Logorai.

2-     Accanto al potenziamento del Museo della Guerra si potrebbe costruire un percorso di alta attrattività spirituale ed intellettuale: la poesia e la memoria della sofferenza, la poesia come ancella di pace grazie ai grandi poeti della guerra. Affiancare al museo della guerra un valore aggiunto: un museo letterario.

3-      La valorizzazione dell’intero gruppo, con il recupero attento dei sentieri che partono da Alba verso il Contrin e Fedaia, da Passo San Pellegrino, da Val dei Monzoni, da Ciapela verso Fedaia, nell’area del Padon.

4-     La possibilità di offrire la lettura ampia delle pagine eroiche dell’alpinismo. Ma anche dei passaggi della semplicità, dell’incontro con la montagna senza dover affrontare difficoltà riservate solo ad una élite.

5-     La possibilità di offrire la lettura della fauna selvatica presente: quindi i rapaci, gli stambecchi ed i camosci, le marmotte. Ma non solo, affidare uno studio dell’intera zona che permetta una rivisitazione, un aggiornamento dell’intera fauna presente, anche quella considerata minore.

6-     La possibilità della lettura e della conoscenza della flora alpina che caratterizza la Marmolada. Ovviamente troveremo specie molto diverse nella montagna calcarea da quelle presenti nelle zone vulcaniche o magmatiche. Anche in questo caso è opportuno ricorrere ad uno studio di dettaglio coinvolgendo professionisti di alto prestigio.

7-     L’accessibilità dell’intera fascia del lago. Vanno trovati i modi di rendere accessibile il circuito del lago. In estate quale area di svago per ciclisti. In inverno per riportare agibile un anetto del fondo.

8-     La possibilità di visitare almeno in parte la tecnologia idroelettrica presente attorno al bacino, nella montagna, nelle centrali che hanno vita grazie alla risorsa idrica della montagna, quindi la proposta di attrezzare un percorso della tecnologia idroelettrica.

9-     I percorsi della geologia; possibili specialmente nelle zone più delicate: Ciampac, Jumela, Greppo, Val san Nicolò, ma non solo. Percorsi che vanno studiati e sostenuti da uno studio di professionisti del settore.

10-  La questione ladina: va messa in evidenza in quanto siamo nella cerniera che lega i ladini delle tre province dolomitiche, un lavoro che può sommare le energie del museo ladino di Fasha e quello dell’alto agordino.

11-  La qualità del lavoro: gli alberghi, gli esercizi pubblici, potrebbero individuare un marchio specifico della Marmolada, un marchio di qualità. La qualità non va valutata solo nell’aspetto strutturale o nei servizi proposti, ma deve trovare analoga risposta qualitativa anche nel rispetto dei diritti dei lavoratori.

Queste le linee guida della proposta di Mountain Wilderness.

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MARMOLADA, PATTO DI FERRO PER IL RILANCIO

– Storica intesa tra gli ambientalisti di Mountain Wilderness e la società impiantistica di Vascellari –

di Raffaele Scottini, da “il Corriere delle Alpi” del 31/3/2012

ROCCA PIETORE. La stretta di mano di ieri (30 marzo 2012, ndr) è cosa rara, se non unica in Italia. L’associazione ambientalista Mountain Wilderness e la società Marmolada, gestrice degli impianti di risalita che da malga Ciapèla portano a Punto Rocca, hanno definito un accordo di programma ricco di sollecitazioni e linee di indirizzo con il quale spingere un progetto di rilancio attorno alla regina delle Dolomiti.

LA CORNICE DELLA SFIDA. La cosa che non può aspettare è il miglioramento dell’accessibilità, mentre il capitolo più complesso ma anche più affascinante da affrontare è il turismo, perché in Marmolada ci sono tante, troppe nicchie di qualità ancora non pienamente valorizzate per far diventare la montagna una risorsa dodici mesi l’anno per la popolazione che ci vive, potenziando l’attività estiva adesso in sofferenza a fianco di quella invernale. Alla politica – veneta e trentina – si chiede di intervenire entro cinque anni verso il decollo del “distretto culturale della Marmolada”.

   Un progetto di crescita basato sulla qualità, sul risparmio energetico, sui principi di tutela ambientale e paesaggistica della Convenzione delle Alpi e del recepimento dei contenuti che hanno portato le Dolomiti a diventare patrimonio naturale dell’umanità riconosciuto dall’Unesco. Così viene definito il percorso che avrà bisogno di essere condiviso dalle popolazioni locali.

UNITI PER COSTRUIRE SVILUPPO. Dopo lo stop all’eliturismo sul massiccio, arriva una nuova puntata strategica nella sfida sostenuta dal mondo imprenditoriale turistico che si apre al confronto con l’associazionismo ambientalista. Mw e società impiantistica, che ieri a Pedavena hanno ufficializzato l’accordo, provengono da anni di severo confronto, anche aspro non solo nei toni, e ora dall’unione delle parti più distanti nasce un nuovo modello di sviluppo in Marmolada.

   «Il punto di partenza del lavoro», spiega il presidente della società Marmolada, Mario Vascellari, «è la presa di coscienza da parte di tutte e due le realtà che si erano combattute anche aspramente in passato, di avere l’obiettivo comune della qualità, che dagli ambientalisti nasce da ragionamenti più ideali e nobili, mentre da parte dell’imprenditore viene da un’idea di sviluppo e gestione della propria attività. L’imprenditore comunque non può vendere un servizio se non offre qualità ambientale».

   Gli fa eco il portavoce di Mountain Wilderness Luigi Casanova: «Eravamo consapevoli che lo scontro non portava a migliorare la situazione ambientale né quella socio-economica di chi vive attorno al gruppo Marmolada», dice. «Lo dimostrano i fatti: la zona di Fedaia trentina è quasi abbandonata e anche da parte veneta la questione sociale evidenzia criticità come l’abbandono della montagna, la fuga dei giovani e poche prospettive di occupazione. Quanto si propone di innovativo è innanzitutto il metodo».

GETTARSI NELLA MISCHIA. L’accordo inviato alle istituzioni è strutturato su passaggi programmatici precisi, a partire dalla definizione dell’area che non si limita al ghiacciaio ma è molto più ampia. Punto principale è la mobilità, ritenuta la criticità più importante da risolvere.

   Qui, «bisognerà potenziare e prolungare determinate gallerie, intervenire sulla viabilità specialmente da parte trentina ma qualcosa va fatto anche nel versante bellunese, ragionare in termini di navette pubbliche, investire nella ferrovia, migliorare i mezzi di collegamento con gli aeroporti». C’è il patrimonio edilizio, da riqualificare sotto l’aspetto dell’efficienza energetica, su un’offerta di posti letto basata principalmente nelle strutture alberghiere e affittacamere.

   Poi tocca allo sci: «Si sono concordati metodi di lavoro tendenti al massimo risparmio della superficie glaciale e a minimizzare i consumi di energia, di carburanti e di movimento neve. In più si dovrà ricercare la soluzione meno impattante per collegare aree sciabili con il rifacimento della bidonvia, dismettendo la seggiovia che porta a Sass del Mul e riqualificando l’area di Serauta».

   Per il turismo gli interventi proposti vanno dall’integrazione con il sistema delle aree protette alla messa in rete di quattro postazioni museali della Grande guerra, all’apertura di un circuito attorno al lago Fedaia (ciclistico in estate e fruibile in inverno), fino alla riscoperta dell’arrampicata dolce e delle ricchezze naturali. Fondamentale anche il tema della formazione e dei servizi, insieme ad agricoltura e artigianato. (Raffaele Scottini)

ECCO IL TESTO DELL’ACCORDO:

http://www.mountainwilderness.it/pdf/Progetto_Marmolada_MW.pdf

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siti da consultare:

http://www.arpa.veneto.it/csvdi/w_csvdi/ghiacciai.htm

http://www.mtsn.tn.it/pubblicazioni/8/57b/naturaalpina_57_02_2.pdf

https://geograficamente.wordpress.com/2009/07/31/i-ghiacciai-alpini-che-stanno-sparendo-un-altro-paesaggio-che-se-ne-va-ma-qualcosa-possiamo-fare/

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SCHEDA

Il Territorio MARMOLADA (da http://www.mountainwilderness.it/ )
   La Marmolada è una montagna compresa nel territorio dolomitico, al confine tra le province di Trento e Belluno.
Il suo gruppo montuoso comprende sette sottogruppi, in un’area racchiusa tra la Valle del Cordevole (a nord e a est, dal Pordoi ad Arabba e al lago d’Alleghe fino a Cencenighe), la Valle del Biois (a sud, fino al passo di San Pellegrino) e la Valle di Fassa percorsa dal torrente Avisio.
Il Sottogruppo Centrale, posto tra il Passo Fedaia a nord e il Passo Ombretta a sud, è formato dai due colossi della Marmolada (3343 m, la maggiore elevazione delle Dolomiti) e del Vernel, separati dalla Forcella Marmolada.
Sul versante settentrionale della Marmolada vi è il ghiacciaio più esteso di tutte le Alpi Orientali.

I fattori che rendono possibile il persistere dei ghiacci sono la quota media delle cime e l’esposizione a nord, con un limite delle nevi permanenti intorno ai 2900 m; nel fronte centrale del ghiacciaio si riscontra il limite più basso, circa 2500 m. nel 1980, oggi intorno ai 2600 m.
Pur essendo per questi motivi denominata “Regina delle Dolomiti”, ha una costituzione geologica completamente diversa dalle montagne del comprensorio: mentre la dolomia è formata da carbonato doppio di calcio e magnesio, la Marmolada è costituita da carbonato di calcio, calcare bianco e compatto privo di stratificazioni, che essendo più solubile della roccia dolomitica conferisce una forma più arrotondata ai rilievi.
Una morfologia del tutto unica, un’immensa bastionata a sud paradiso dei rocciatori ed un più morbido grembo glaciale a nord, intensamente sfruttato dal comprensorio sciistico.

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CALDO IN QUOTA, I GHIACCIAI SONO A RISCHIO

– L’allarme del Centro valanghe di Arabba. Sopra i 3300 metri in questi 20 giorni la temperatura media è stata di 10 gradi –

di Paola Dall’Anese, da “il Corriere delle Alpi” del 21/8/2012

BELLUNO. Le temperature eccessivamente elevate di questa estate stanno portando ad una rapida fusione della neve sui ghiacciai e ad una ancora più veloce riduzione delle loro superfici. Sono anche questi gli effetti preoccupanti del caldo africano che da oltre un mese sta attanagliando il Bellunese con temperature mai registrate prima soprattutto in quota.

   Infatti, se nelle valli è abbastanza normale che la colonnina di mercurio in queste settimana arrivi a toccare i 32-34 gradi, non lo è altrettanto oltre i 3300 metri, come nel caso della Marmolada dove, in questi primi 20 giorni di agosto, la temperatura media non è mai scesa sotto lo zero. Anzi si è stabilizzata su +10 gradi centigradi.

   Insomma, preoccupa il futuro delle riserve di neve, soprattutto dopo un inverno totalmente privo come quello appena concluso. L’allarme viene direttamente dal Centro valanghe di Arabba dell’Arpa Veneto. Come si legge nel bollettino bimensile che viene redatto dall’Arpav, «il manto nevoso è assente sulla montagna veneta. Sulle Dolomiti e Prealpi la temperatura media del periodo 15 giugno-15 agosto 2012 è stata la terza più elevata (riferimento 1993-2002), inferiore soltanto alle estati 2003 e 1994».

   A questo si aggiungono le scarse precipitazioni che hanno ovunque aggravato il deficit delle piogge: per l’intero territorio veneto si è passati dai -212 millimetri di fine luglio agli attuali -254 mm pari a un -27% di precipitazione.

   Insomma, l’acqua inizia a scarseggiare anche in montagna e quelle piccole riserve idriche rappresentate dai ghiacciai si stanno letteralmente sciogliendo sotto il sole.

   Per quanto riguarda i serbatoi idrici le cose non vanno meglio, anche se il fenomeno si osserva a macchia di leopardo. Infatti, se a fine periodo il volume complessivo del Piave risulta di 124 millimetri cubi, oltre il 70% del volume massimo invasabile cioè in buona salute, così come il lago di Santa Croce e il lago di Pieve di Cadore, lo stesso non si può dire per il Mis che è sceso al 35% del volume invasabile.

   Volume in ulteriore calo anche se più contenuto a fine periodo, sul serbatoio del Corlo con valori al 15 agosto, ben sotto la media (-41%), solo al 44% del volume invasabile, secondo valore più basso dopo il 2003. La stessa portata media del Piave è ovunque sotto la media. Resta molto al di sotto della media, quella del Sonna di Feltre (-53% il 15 agosto).

(vedi http://www.arpa.veneto.it/upload_arabba/dolomiti_clima/DolomitiClima.pdf )

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IL CLIMA CHE CAMBIA. L’osservatorio dell’Arpav sulla Marmolada (-52%), sulla Fradusta (-89%) e su altri 25 siti-campione delle Dolomiti
LUCIFERO BRUCIA I GHIACCIAI DEL VENETO

– Nel 2012 è scesa poca neve e in quota le temperature estive sono 2 gradi sopra la media In 30 anni superficie calata: -27% –

di PIERO ERLE, da “il Giornale di Vicenza” del 24/8/2012

   Le ferite più gravi le sta facendo alla salute delle persone, specie le più anziane, agli animali e all’agricoltura. Ma “Lucifero”, com’è stata battezzata l’ultima ondata di calore che ha colpito il Veneto e l’Italia, sta diabolicamente dando una nuova mazzata anche a uno dei patrimoni più tipici delle nostre montagne: i ghiacciai grandi e piccoli delle Dolomiti.

POCA NEVE E TANTO CALDO. «Le temperature elevate della seconda decade di agosto 2012 – spiega Anselmo Cagnati, dirigente tecnico al Centro di Arabba dell’Arpav – hanno ulteriormente evidenziato lo stato di sofferenza dei ghiacciai».

   I guai sono dovuti a due fattori: è scesa poca neve durante tutto l’inverno, e le temperature di quest’estate sono particolarmente alte. «Per quanto riguarda le precipitazioni di neve – spiega Cagnati – il deficit è stato forte nel periodo da ottobre 2011 a marzo 2012. Alle quote elevate, dove si trovano i ghiacciai, il deficit è stato valutato intorno al 35% rispetto alla media degli ultimi 20 anni. Ed è stato solo parzialmente compensato dalla maggiore nevosità del mese di aprile rispetto alla media (+30%)».

MARMOLADA BOLLENTE. Da giugno ad agosto, viceversa, le temperature estive «alle quote comprese fra i 1600 e 2500 metri, sono risultate superiori mediamente di 2 gradi rispetto alla media degli ultimi 20 anni, anche se inferiori di circa 1,5 gradi rispetto alla media del 2003 che fu un’estate eccezionalmente calda». In questo contesto generale fa però eccezione niente meno che la Marmolada: nei tre mesi estivi (fino a martedì scorso) a quota 3200 la temperatura dei tre mesi estivi è stata di 4 gradi superiore alla media ventennale, e addirittura superiore di 1-2 gradi a quella del 2003: per la regina delle Dolomiti (3343 metri) questa è quindi l’estate più calda degli ultimi 20 anni.

150 ANNI DI SCIOGLIMENTO. Come ricorda spesso Cagnati, per tutti i ghiacciai alpini la svolta è iniziata circa nel 1850, con la fine della “Piccola Era Glaciale”: da allora «la riduzione della superficie coperta da ghiacciai è del 55%». Ma le cose sono andate peggio proprio per i ghiacciai delle Dolomiti, che hanno piccole dimensioni e quindi «rispondono in modo molto rapido ai cambiamenti climatici». Ebbene, su 27 ghiacciai-campione delle Dolomiti tenuti d’occhio rispetto ai 75 oggi esistenti «la superficie glacializzata si è ridotta del 48,8% in 100 anni (dal 1910 al 2009)».

L’ACCELERATA DEGLI ANNI ’80. In particolare, a partire dalla metà degli anni ’80, c’è stato «un significativo cambiamento del clima a livello regionale – aumento delle temperature e diminuzione delle precipitazioni invernali – che ha portato ad un radicale cambiamento, in senso negativo dal punto di vista glaciologico». Lo spiegano bene le cifre: in 70 anni c’era stato un calo “solo” del 27% della superficie ghiacciata, tenendo anche conto che nei vent’anni dal 1965 al 1985 si era invece registrato un modesto aumento dei ghiacciai stessi (i più grandi avevano registrato un’espansione delle lingue di ghiaccio e quindi un aumento del loro fronte). Invece nei successivi soli 27 anni, e cioè dal 1982 al 2009, «la perdita è stata di un ulteriore 30%».

IL RECORD DEL FRADUSTA. Cagnati sottolinea in particolare la diminuzione di estensione dei due maggiori ghiacciai dolomitici: la Marmolada (-52%), che è il più esteso delle Dolomiti, e la Fradusta, sulle Pale di San Martino, che era il secondo più esteso. «Ebbene – spiega il dirigente Arpav – si vede come la diminuzione di superficie sia maggiore rispetto ai 27 “campioni”. In particolare la Fradusta ha visto drasticamente ridotta la sua superficie: -89.38%». Le misurazioni compiute dall’Arpav dal 1999 hanno confermato «come le masse glaciali si siano sempre più ridotte».

   Morale: «il trend di riduzione recente «potrebbe far ipotizzare, nell’arco di poche decine di anni, la scomparsa del glacialismo su tutto il territorio montano della regione». Nel 2009 i ghiacciai (tutti del bacino del Piave, eccetto il Cristallo che alimenta l’Adige) mettevano insieme 656 ettari, dei quali 160 sono della Marmolada. I ghiacciai veneti sono 48 in tutto (329 ettari). I più estesi sono il Ghiacciaio superiore dell’Antelao (26,5 ettari) e il Ghiacciaio del Cristallo (24,4). (Piero Erle)

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DAL 1910 RIDUZIONI ANCHE DEL 92%

da “il Mattino di Padova” del 22/8/2012

BELLUNO – A vedere i dati delle rilevazioni Arpav degli anni scorsi sui ghiacciai, si capisce come la situazione nelle Dolomiti bellunesi sia più drammatica di quanto gli stessi esperti non vogliano ammettere. Le rilevazioni fotografiche e non solo dei ghiacciai sono state realizzate in diversi archi temporali a cominciare dal 1910 per finire nel 2009.

   Cinque rilevazioni in 99 anni che hanno registrato un pericoloso arretramento delle superfici dei ghiacciai. Su 75 ghiacciai presenti sulle Dolomiti, l’Arpa ha preso in considerazioni per i suoi studi 27 superfici campione di cui fanno parte i ghiacciai più grandi vale a dire Antelao, Civetta, Cristallo, Marmarole, Marmolada, Pale di san Martino, Pelmo, Popera, Sella, Sorapiss e Tofane.

   Nel corso degli anni questi ghiacciai si sono ridotti, in alcuni in modo davvero allarmante. Infatti, dal 1910 al 2009 la superficie in ettari dei ghiacciai è passata da 420 per la Marmolada a 196, mentre il Sella è passato da 14 ettari a 1.

   Pesante la flessione anche per il ghiacciaio delle Pale di san Martino la cui estensione si è ridotta da 121 ettari a 34.4. Se poi si guardano le percentuali di variazioni, le cifre sono eccezionalmente drammatiche. Il ghiacciaio del Sella si è ridotto dal 1910 al 2009, del 92.8%, di cui l’88.5% soltanto dal 1980. L’area delle Pale di san Martino che si è ritirata del 71.6% (-53.8% soltanto negli ultimi 30 anni), Non va meglio per il ghiacciaio della Marmolada ridotto del 53.3% (-37.3% dal 1980 al 2009), ed infine riduzione del 48.3% dell’area del ghiacciaio del Civetta.

   «Numerosi studi», fanno sapere dall’Arpa, «hanno messo in evidenza la particolare sensibilità dei piccoli ghiacciai alle variazioni climatiche. Gli apparati che hanno dimensioni fino ad un massimo di circa 200 ettari come il ghiacciaio principale della Marmolada sono in fase di drammatico regresso». Dopo la rilevazione del 2009, l’Agenzia regionale per l’ambiente non ha più attivato piani di questo tipo, anche perché molto costosi. Ma sta partecipando ad un progetto Interreg denominato “3PClim”, dove i partner sono l’Arpa veneto, la provincia di Bolzano e il servizio meteorologico austriaco del Tirolo.

   L’obiettivo è quello di realizzare un catasto unificato dei ghiacciai tra le tre regioni grazie alla comparazione dei dati a livello interregionali. Partito nel 2011, attualmente il progetto è al livello di raccolta dati. (p.d.a.)

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MARMOLADA, IL GHIACCIAIO CHE SI SCIOGLIE FA LITIGARE BELLUNO E TRENTO

da “il Corriere delle Alpi” del 25/8/2012

– Sulla Marmolada non ci sono i teli di protezione contro il caldo, il presidente delle funivie e gli ambientalisti contro la Provincia autonoma. La replica: «Rispettiamo la legge» –
   Coprire o non coprire il ghiacciaio della Marmolada? Questo è il dilemma che sta dividendo i bellunesi e i trentini.

   Di copertura con teli bianchi della Marmolada se ne parla da diverso tempo, ma nell’ottobre scorso sembrava ormai che la soluzione fosse vicina. Infatti, dopo l’esperienza fatta dalla Provincia di Trento sul ghiacciaio del Presena quattro anni fa, che pare abbia dato dei buoni frutti, Funivie Marmolada spa presieduta da Mario Vascellari ha inoltrato la richiesta di autorizzazione alla Provincia Autonoma anche per la Marmolada. Ma ad oggi, secondo quanto riferisce Vascellari, non c’è stata risposta.
E intanto il ghiacciaio si sta pericolosamente e inesorabilmente riducendo. «I trentini vogliono che il ghiacciaio si sciolga», dichiara critico Mario Vascellari che aggiunge: «Abbiamo chiesto più volte alla Provincia trentina di avere l’autorizzazione a mettere i teli anche da noi, ma ci hanno risposto che non c’è ancora una delibera della giunta. Eppure quei teli bianchi li hanno messi sul Presena, ma esistono anche in Austria, in Alto Adige. Sembra invece, che gli unici che non possiamo metterli siamo noi».

   Vascellari sottolinea come questo diniego da parte della politica trentina sia incomprensibile. «Ci siamo offerti di pagare noi i teli, almeno per poter fare una prova in via sperimentale su una piccola area. Ma senza permesso questo non ci è possibile». A confermare la versione di Vascellari è Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness Italia. «Siamo di fronte a un’omissione di attenzione della provincia di Trento molto grave. Un concordato, infatti, con la commissione glaciologica e la Provincia di Trento prevedeva i teli anche sulla Marmolada. Poi tra Mountain Wilderness e Marmolada spa è stato siglato un accordo per rilanciare la montagna tra cui rientrava anche la protezione del ghiacciaio tramite dei teloni. Abbiamo quindi chiesto un incontro con l’assesore all’urbanistica, Mauro Gilmozzi, ma nessun incontro è stato mai fissato. Ogni mese che passa perdiamo un’opportunità importante per il rilancio della Marmolada e dalla montagna. Mi risulta che ovunque nelle Alpi si ponga attenzione a chi chiede aiuto, soltanto in Italia non c’è questo atteggiamento».

   Versione totalmente diversa quella fornita dalla Provincia di Trento. L’assessore Gilmozzi chiamato in causa, assicura di «non aver mai trattato questo argomento per la Marmolada. So che abbiamo fatto questa operazione per il Presena, ma di teloni sulla Marmolada non so nulla».
Dagli uffici dei dipartimenti trentini al turismo e alle foreste e montagna fanno sapere, invece, che «è noto come sulla Marmolada ci sia la stessa esigenza che sul Presena, ma la nostra legge urbanistica ci impedisce di agire, senza prima aver fatto rientrare questo intervento in un piano ben preciso. E a questo piano stiamo lavorando. Una volta pronto, però, dovrà essere presentato alla Regione Veneto».

   Sulla vicenda interviene anche il dipartimento trentino della Protezione civile che promette il proprio supporto logistico e di consulenza, vista l’esperienza sul Presena. «Di certo non possiamo mettere noi i soldi. Ma siamo disposti a mettere a disposizione dei richiedenti il nostro know how, le competenze acquisite». Insomma, pare che seppur con tempi lunghi, la pratica potrà avere un seguito positivo. La speranza è che si faccia in fretta, la natura si sa non aspetta. (da “il Corriere delle Alpi” del 25/8/2012)

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A BREVE MONTAGNE ALPINE SENZA GHIACCIAI

pubblicato il 18 giu 2012 da Marina (su http://www.ecoblog.it/ )

   La sentenza secca arriva dal Forum Greenaccord il IX Forum dell’Informazione cattolica per la Salvaguardia del Creato che si è tenuto nei giorni scorsi a Trento, dove Carlo Baroni, presidente del Comitato Glaciologico Italiano ha detto:

   Fare del facile allarmismo non è utile né opportuno. Ma è un dato di fatto che, con questi ritmi e senza interventi, fra qualche anno arriveremo a doverci confrontare con una realtà in cui ci saranno le montagne ma senza ghiacciai.

   La causa è nota: i cambiamenti climatici. Ma molte delle azioni che si dovrebbero fare restano incompiute. Il punto, secondo Baroni è che manca sia adeguata conoscenza e controllo del fenomeno, sia interventi a tutela del patrimonio ghiacciai.

   Infatti prosegue e elenca i casi: Ghiacciaio di Rocciamelone, della Bessanese, della Ciamarella, del Teleccio, della Valsavarenche, dei Forni, Pizzo Ferrè, di Fellaria. Il ghiacciaio della Lobbia si è ridotto del 42% in estensione e del 65% in volume. Quello della Presanella sull’Adamello ha perso i 2/3 della sua grandezza. È vero che i ghiacciai alpini rappresentano solo lo 0,02% del peso totale di tutti i ghiacciai terrestri. Ma il loro ruolo sugli ecosistemi fluviali italiani e per la fornitura di acqua nei mesi estivi è cruciale per il nostro Paese.

   Secondo lo scienziato sono oramai 24 anni che la tutela dei ghiacciai è affidata agli enti locali senza che vi sia un progetto nazionale e unitario per la loro tutela. Lo strumento da cui ripartire resta la Convenzione delle Alpi che sostiene la responsabilità condivisa tra vari paesi sullo stato di salute delle Alpi e dei loro ghiacciai.

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TELI SULLA MARMOLADA, DECIDA TRENTO
da “il Corriere delle Alpi” del 26/8/2012

– La Fondazione Dolomiti Unesco non ha alcuna competenza in materia. Tocca alla Provincia autonoma deliberare –
BELLUNO. La decisione di provvedere a ricoprire il ghiacciaio della Marmolada con i teli protettivi per rallentare il suo ritiro è tutta in capo alla Provincia autonoma di Trento.
La Fondazione Dolomiti Unesco, il cui consiglio di amministrazione si è riunito ieri a Belluno, non ha nemmeno discusso il problema, visto che da statuto all’organo non competono funzioni amministrative, né ambientali, né urbanistiche. Tutto questo resta in capo ai singoli enti locali.
Quindi, se qualcuno pensava di scaricare la responsabilità di questo mancato intervento sul ghiacciaio della Marmolada, dopo le ripetute richieste avanzate da parte di Mountain Wilderness e di Funivie Marmolada Spa, sulla Fondazione, ha sbagliato mira.
Ma la Fondazione Unesco sulla vicenda preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione, evitando così semplici polemiche e contrapposizioni, anche se fa capire che la conservazione di un bene ambientale deve coinvolgere tutti i soggetti interessati, ogni singolo ente locale.
Il problema, quindi, non esiste, perché soltanto la Provincia di Trento, come era risaputo e come in questi giorni andavano dicendo sia Mountain Wilderness sia Marmolada spa, è deputata a decidere. Resta valido l’appello quindi di Luigi Casanova e di Mario Vascellari alla Provincia trentina di velocizzare la delibera sull’argomento.
Infatti, l’associazione ambientalista e la società funiviaria si attendono che entro la fine dell’anno si possa avere un progetto pronto da presentare alla Regione Veneto e agli organi competenti per partire quindi, dal prossimo anno, con questa sperimentazione.
Il telo per la conservazione del ghiacciaio o meglio della neve fresca caduta, dovrà essere lungo una settantina di metri per 120 metri di sviluppo. Il costo dovrebbe essere di alcune decine di migliaia di euro, costo che sarà pagato dalla società funiviaria.
Per preservare la bellezza della cima della montagna più importante delle Dolomiti, nell’accordo tra Moutain Wilderness e Marmolada spa si parlava anche di pompare l’acqua dal lago di Fedaia in vetta per produrre neve artificiale.
Intanto ieri pomeriggio, il consiglio direttivo della Fondazione Unesco ha chiesto di modificare lo statuto per prevedere la partecipazione all’interno del consiglio di amministrazione anche delle Regioni, «visto che il futuro delle province a statuto normale è più che mai incerto», precisa l’assessore veneto, Marino Finozzi.
Inoltre, si è discusso del nuovo regolamento per reclutare il nuovo direttore della Fondazione.

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IL TURISMO DI ADESSO:

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DAL SITO http://www.tripadvisor.it/  :

18/3/2012

“DISCESA CON GLI SCI DA PUNTA ROCCA A MALGA CIAPELA”

il 16 di marzo ho deciso assieme ad amici di salire in Marmolada e scendere con gli sci lungo il tracciato del ”Gigantissimo ”
La giornata era splendida. Cielo azzurro visibilità totale
Temperatura a 3250 mt 2 gradi ; almeno 1 volta nella vita occorre salire fino in cima e scendere con gli sci
La neve a mezzogiorno era compatta nella parte alta fino a Fedaia
La discesa è abbastanza semplice
Si scende da 3250 fino a 1486 di Malga Ciapela in 12 km sugli sci
L’unica nota negativa è stata purtoppo la neve molle da lago Fedaia a Malga Ciapela; in questo caso il tratto va fatto piano e soprattutto attenzione a non lasciarci un ginocchio causa gli enormi cumuli di neve molle che ti tocca saltare qua è la cercando di evitare di finirci dentro con gli sci
Consiglio da effettuare questa discesa nel periodo di febbraio , con giornate di bel tempo e temperatura piu bassa

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“FANTASTICA NATURA!”

 Recensito il 8 gennaio 2012

La giornata prometteva bene, ma un vento forte ha portato un nuvolone sulla montagna. Il 6 gennaio la funivia non ha funzionato, causa troppo vento, ma il 7, il giorno della nostra visita, si è potuto arrivare con la funivia fino al punto più alto raggiungibile grazie alla “forza” dell’uomo, che ha costruito questo complesso.
E giusto lassù, sulla terrazza panoramica, avvolti da un forte vento, il panorama non è stato possibile goderlo al meglio.
Circondati da sciatori con tutti i loro “armamenti”, siamo saliti sulle cabine della funivia, constatando purtroppo il fatto che la pavimentazione delle stesse è alquanto scivolosa, ma la discesa è stata più tranquilla, solo pochi e si è potuto godere una vista spettacolare.
Ci saranno altri modi per salire, sicuramente, ma questo è il più comodo!
A Punta Rocca si sta lavorando per rendere il luogo confortevole secondo i canoni del turista…anche per chi con disabilità non può “permetterselo”.
Visita a ingresso gratuito il museo della Grande Guerra. Impressionante! Vedere i cimeli che sono stati ritrovati dopo anni di nascondimento sotto il ghiaccio, strumenti e attrezzi che sono serviti a uomini che hanno fatto la storia, con dolore e con la morte.

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“LA VETTA DELLE DOLOMITI”

Recensito il 11 novembre 2011

Partenza da Malga Ciapela con la funivia che si compone di 3 tratti (sconsigliato a chi soffre di vertigini!) e che arriva fino alla vetta più alta, Punta Penia, a 3.343 m, proprio sul ghiacciaio, che purtroppo negli ultimi anni è molto arretrato, ma non per questo meno spettacolare.
Qui vi è una grotta scavata dagli alpini e dedicata alla Madonna della neve.
Per mangiare c’è il rifugio Serauta a 2950 m nel secondo tratto della funivia, un posto molto carino e accogliente dove gustare un buona polenta con funghi!
Qui si trova anche il museo della Grande Guerra, molto istruttivo.
Consigli: vestirsi a strati e scarpe da montagna!

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“LA MARMOLADA È SEMPRE LA MARMOLADA”

Recensito il 17 agosto 2011

Raggiunto il Passo Fedaia (m. 2074) potete optare per la salita lungo il sentiero n. 606 oppure con la bidonvia che in circa 15 minuti vi porterà al Rifugio Fiacconi (m. 2626).
Da qui la vista sul ghiacciaio è stupenda, anche se nel corso degli anni si è ritirato è sempre magnifico.
Avendo dei figli non ci siamo cimentati in nulla di particolarmente difficile se non cercare fossili (mio figlio ne ha trovato uno) e resti della Prima Guerra Mondiale resi frequenti, appunto, grazie al ritiro del ghiacciaio.
Consigliato anche per famiglie.

DAL SITO http://www.tripadvisor.it/

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MARMOLADA: NON SOLO GHIACCIAIO – foto tratta dal libro “La Marmolada” a cura di Alberto Canton e Mauro Varotto – Cierre ed. – Dipartimento di GEOGRAFIA dell’Università di Padova
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