Jorge Mario BERGOGLIO, FRANCESCO PRIMO, il primo PAPA SUDAMERICANO, ARGENTINO, “SCELTO NELLA FINE GEOGRAFICA DEL MONDO” – la Chiesa si avvicina di più ai poveri della TERRA – Sul resto (fine del celibato dei preti, nuova morale sessuale prematrimoniale, apertura ai gay…) continuerà la linea conservatrice – La Chiesa recupererà la credibilità compromessa dagli scandali finanziari e sessuali?

Il nuovo pontefice è stato eletto alle 19.06 al quinto scrutinio di mercoledì 13 marzo 2013; uno scrutinio in più di quanti ne servirono per eleggere Benedetto XVI. Nato il 17 dicembre del 1936, di origini piemontesi, È IL PRIMO PAPA GESUITA. In Argentina Bergoglio è sempre stato ritenuto un conservatore anche se non ha mai approvato l'eccessiva rigidità della Chiesa soprattutto in materia di sessualità e la sua autoreferenzialità. Contestò l'apertura dei gesuiti alla Teologia della Liberazione, negli anni '70 e questa posizione forse gli è valsa l'accusa di connivenza con il regime dei generali, anche se peraltro non ci sono mai state prove né indizi della sua vicinanza alla dittatura. (da “il Manifesto.it” del 13/3/2013)
JORGE MARIO BERGOGLIO IL GIORNO PRIMA DI ENTRARE IN CONCLAVE – Il nuovo pontefice è stato eletto alle 19.06 al quinto scrutinio di mercoledì 13 marzo 2013; uno scrutinio in più di quanti ne servirono per eleggere Benedetto XVI. Nato il 17 dicembre del 1936, di origini piemontesi, È IL PRIMO PAPA GESUITA. In Argentina Bergoglio è sempre stato ritenuto un conservatore anche se non ha mai approvato l’eccessiva rigidità della Chiesa soprattutto in materia di sessualità e la sua autoreferenzialità. Contestò l’apertura dei gesuiti alla Teologia della Liberazione, negli anni ’70 e questa posizione forse gli è valsa l’accusa di connivenza con il regime dei generali, anche se peraltro non ci sono mai state prove né indizi della sua vicinanza alla dittatura. (da “il Manifesto.it” del 13/3/2013)

Come sempre storicamente accade, la linea della Chiesa è di continuità, cioè non può cambiare se i cardinali che eleggono il nuovo papa sono perlopiù stati nominati dal papa uscente. Ancor di più questa volta che il papa precedente è vivente, dimissionario, e inevitabilmente influente sulla nomina del suo successore. I veri nodi del rapporto della Chiesa con i nuovi mondi con cui si confronta con grande vigore (le Americhe e una buona parte dell’Africa) sono quelli della nuova morale sessuale: dei modi di vita che vogliono che uomini e donne (specialmente quest’ultime) vivano in una parità, a prescindere dalla consacrazione o meno dei loro rapporti coniugali.

Altresì, il problema più scottante, e che è quasi sicuro papa Bergoglio non affronterà, viene ad essere quello del CELIBATO DEI PRETI, istituzione che viene ad inficiare una diffusione più serena della presenza dei “pastori della chiesa” nelle comunità a cui essi sono preposti. In sostanza, concretamente, sempre meno preti si rischia che ci saranno, e la Chiesa dovrà sopperire suo malgrado trovando formule per salvare l’apparenza (l’allargamento del diaconato ad esempio, in sostituzione e integrazione dei preti che mancano).INDIPENDENT COPERTINA

Non parliamo poi dei rapporti sessuali prematrimoniali, e del “mondo gay” che si esprime (o quasi) finalmente alla luce del sole, sollevando la necessità che sentimenti affettivi di coppia possano appartenere anche a persone dello stesso sesso.

Quello che invece appare la grande novità, che ci sarà sicuramente nel papato di Francesco Primo (nome assai significativo scelto!) (…ed è emblematico che nella storia della Chiesa nessun papa se la sia sentita di rifarsi al santo più famoso, simbolo del rispetto e attenzione ai più poveri…), la novità sarà appunto data dall’origine geografica di papa Bergoglio: lui è il primo papa sudamericano; e questo significa che anche il confine europeo sancito con papa Woytila e papa Ratzinger viene finalmente superato. Ed ora la Chiesa, anche con il suo “massimo pastore” assume una veste globale. E questo pare un bene.Argentina-map

C’è poi il fondamentale capitolo del rapporto con l’ISLAM e la altre religioni mondiali, della capacità o meno di un ruolo di “creazione di ponti” che il nuovo papa dovrebbe assumere per far dialogare civiltà apparentemente diverse (ma i bisogni e i diritti “desiderati” dalle persone sono sostanzialmente gli stessi in ogni luogo del pianeta…).

Un’ombra sul nuovo papa è l’atteggiamento tiepido che sembra lui abbia avuto nel periodo della dittatura argentina nei confronti dei militari (del generale Videla) al potere (dal 1976 al 1981) (ne diamo conto in due articoli ripresi qui di seguito in questo post). Ma è materia controversa e non pensiamo che inficerà l’azione e il valore del nuovo pontefice.

Là dove non riesce alla politica, cioè la creazione di un GOVERNO MONDIALE che guidi l’economia (un benessere per tutti) e la pace fra i popoli (la garanzia di superare le guerre), questo governo mondiale sembra invece riuscire alla Chiesa, “inoltratasi” con il suo massimo esponente che è stato “trovato” VERSO LA FINE DEL MONDO, come ha (strepitosamente) detto il nuovo papa, pensando appunto alla collocazione geografica dell’Argentina così “lontana da tutto”, terra di confine meridionale del mondo.

Pertanto qualcosa cambierà con questa “Chiesa globale” anche nella nomina del suo “capo”. Sta da capire se basterà a far sì che essa riesca ad aiutare nel migliore modo possibile il (ri)sollevarsi del mondo dalla crisi generale, partendo dai più poveri (e questo papa sembra in questo senso una buona premessa). Ci sarà poi una maggiore attenzione all’America Latina (continente in questi anni dimenticato, ai margini); e anche questa è una buona cosa. Per il resto è da vedere. (s.m.)

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il personaggio

BERGOGLIO, IL PAPA GESUITA CHE VIAGGIA IN METROPOLITANA

– Non ha né autista né macchine blu – I suoi preti prediletti sono quelli che lavorano nelle «villas miserias», le baraccopoli della capitale argentina –

di Andrea Tornielli, da “la Stampa.it” della sera del 13/3/2013

CITTà DEL VATICANO – Il nuovo Papa, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, gesuita, 76 anni era stato il cardinale più votato dopo Ratzinger già all’ultimo conclave. Bergoglio è stato un porporato anomalo. Ha sempre rifiutato incarichi nella Curia romana, e in Vaticano è sempre venuto soltanto quando era proprio indispensabile. Fra i vizi degli uomini di Chiesa quello che meno sopporta è la «mondanità spirituale»: carrierismo ecclesiastico travestito da ricercatezza per le forme clericali.

   Nato a Buenos Aires, la città di cui diventerà arcivescovo, il 17 dicembre 1936, da una famiglia di origini piemontesi, si è diplomato come tecnico chimico, quindi è entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e quindi in Argentina ha conseguito la laurea in filosofia e successivamente in teologia. Ha fatto il professore e il rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia e al contempo parroco del Patriarca San José, nella diocesi di San Miguel.

"CAMINITO", UNA DELLE  BARACCOPOLI di BUENOS AIRES (le VILLA MISERAS). Per il fin qui cardinale Bergoglio i suoi preti prediletti sono quelli che lavorano nelle «villas miserias», le baraccopoli della capitale argentina (foto tratta da www_travelbaila_it)
“CAMINITO”, UNA DELLE BARACCOPOLI di BUENOS AIRES (le VILLA MISERAS). Per il fin qui cardinale Bergoglio i suoi preti prediletti sono quelli che lavorano nelle «villas miserias», le baraccopoli della capitale argentina (foto tratta da www_travelbaila_it)

  Nel 1986 ha completato in Germania la sua tesi di dottorato, quindi i superiori lo hanno destinato alla chiesa dei gesuiti di Cordoba come direttore spirituale e confessore. Nel 1992 Giovanni Paolo II l’ha nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires, nel 1997 è diventato coadiutore e un anno dopo è succeduto al cardinale Antonio Quarracino, per sei anni, fino al 2011 è stato presidente della Conferenza episcopale argentina.

   Non ha né autista né macchine blu. A Buenos Aires usa la metropolitana. Anche a Roma si muove a piedi o con i mezzi pubblici. Chi lo conosce lo considera un vero uomo di Dio: la prima cosa che ti chiede, sempre, è di pregare per lui. Il nuovo Papa, nelle congregazioni pre-conclave aveva parlato di un cristianesimo della misericordia e della letizia. I suoi preti prediletti sono quelli che lavorano nelle «villas miserias», le baraccopoli della capitale argentina. Senza scantonamenti dottrinali, cerca ogni soluzione possibile per far sentire a casa loro, nella comunità cristiana, anche i più lontani. La Chiesa, ripete, deve mostrare il volto della misericordia di Dio. (Andrea Tornielli)

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BERGOGLIO, LUCI E OMBRE SUL NUOVO PAPA. MA OBAMA: «UN PALADINO DEI PIÙ POVERI»

Da “il Corriere.it” del 13/3/2013

– In un libro le accuse di collusione con la dittatura argentina.  E sui matrimoni gay: «Si tenta di annientare il piano di Dio» –

MILANO – L’argentino Bergoglio prese i voti a 32 anni, circa dieci anni dopo avere perso un polmone a causa di una malattia respiratoria. Dal 1973 al 1979, condusse per quattro anni la comunità gesuita locale. Un periodo che coincide con gli anni sanguinosi della dittatura militare argentina, durante i quali circa 30.000 persone furono rapite e uccise: vengono da qui i sospetti e i dubbi sul suo ruolo in un periodo così turbolento nella storia dell’Argentina.

   L’episodio più noto, citato da chi lo accusa, è quello relativo al rapimento di due gesuiti, Orlando Yorio e Francisco Jalics, da parte del governo militare: i due furono segretamente messi carcere per il loro impegno nei quartieri poveri. Secondo il libro «L’ isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina», edito in Italia da Fandango, scritto dal giornalista argentino Horacio Verbitsky, fu proprio Bergoglio a ritirare la protezione sui sacerdoti, dopo che i due si rifiutarono di interrompere le loro visite nelle baraccopoli della città: una scelta che condusse alla loro cattura e alla loro reclusione, che si protrasse per cinque mesi.

in PIAZZA SAN PIETRO al momento dell'elezione
in PIAZZA SAN PIETRO al momento dell’elezione

VICINO AI POTERI MILITARI – Il lavoro di Verbitsky si basa sulle dichiarazioni di Orlando Yorio, uno dei due gesuiti rapiti, rese poco prima della sua morte, avvenuta per cause naturali nel 2000. «La storia lo condanna», ha detto Fortunato Mallimacci, ex preside della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Buonos Aires. Bergoglio «si è sempre opposto a tutte le innovazioni all’interno della Chiesa e, soprattutto, durante gli anni della dittatura, ha dimostrato di essere molto vicino al governo militare».

DIFENSORI – Chi lo difende afferma che queste accuse non hanno alcun fondamento. Al contrario, dicono i suoi difensori, durante il governo dei militari Bergoglio avrebbe aiutato molti dissidenti a fuggire.

CONTRO I GAY – In Vaticano, in molti si aspettano che questo uomo dall’aspetto tranquillo guiderà ora la Chiesa con un pugno di ferro e una forte coscienza sociale. Nel 2010, sfidò il governo argentino quando nel Paese venne approvato il disegno di legge sui matrimoni gay. «Cerchiamo di non essere naive», scrisse Bergoglio in una lettera alcuni giorni prima che il disegno di legge venisse approvato dal Congresso. «Questa non è una semplice lotta politica, è un tentativo di annientare il piano di Dio».
GLI AUGURI DI OBAMA – «Un caloroso augurio» è stato rivolto al nuovo Papa dal presidente americano Barack Obama, che in una nota l’ha definito «un paladino dei più poveri e vulnerabili tra noi». «Come primo Papa proveniente dalle Americhe», ha sottolineato Obama, la sua elezione «è un tributo alla forza e alla vitalità di una regione che sta sempre più modellando il mondo e, insieme a milioni di ispanici americani, negli Stati Uniti condividiamo la gioia per questo giorno storico» (da “il Corriere.it”)

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Argentino, era il vescovo di Buenos Aires

ELETTO IL PRIMO PAPA GESUITA DELLA STORIA

da “il Corriere.it” del 13/3/2013

– Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, 76 anni ha deciso di chiamarsi Francesco, il primo di questo nome –

   Il nuovo Papa è l’argentino Jorge Mario Bergoglio, gesuita, vescovo di Buenos Aires, 76 anni. Ha deciso di chiamarsi Francesco. E’ la prima volta nella storia che un Papa sceglie di chiamarsi così. E’ da oltre 1300 anni che il Papa non era extraeuropeo. Bergoglio è il primo Papa della Storia proveniente dalla Compagnia di Gesù. Viene allineato tra i «progressisti».

CHI E’– Timido, schivo, di poche parole, molto attento ai poveri, Jorge Mario Bergoglio è, come detto, il primo Papa gesuita della Storia. In realtà, secondo molte fonti, quello che fino ad oggi era l’arcivescovo di Buenos Aires, aveva già rischiato seriamente di essere eletto nel Conclave del 2005, dove ha certamente avuto un notevole numero di preferenze.

   Per alcune ricostruzioni il porporato però si mostrò così atterrito dall’idea del peso che gli sarebbe caduto addosso da convincere i più a lasciar perdere: il cardinale argentino, di origini piemontesi, secondo il diario di un cardinale elettore, spaventato dal confronto con il cardinale decano, scongiurò addirittura i suoi sostenitori a non votarlo.COPERTINA LA NACION

   Secondo altri, invece, non avrebbe avuto una reale possibilità di ascendere al soglio di Pietro: in quell’occasione, infatti, i cardinali che temevano la candidatura Ratzinger avevano fatto blocco sull’argentino, nel tentativo di impedire che si raggiungesse la maggioranza minima per l’elezione, in modo da obbligare tutti alla ricerca di candidati diversi, come era già avvenuto. Resta il fatto che quel Conclave risulta oggi la «prova generale» di questo, se l’unico che seriamente attirò voti oltre a Ratzinger si ritrova ad essere il suo successore.

   E Bergoglio è sempre stato restio ad accettare ruoli curiali. Oppositore del lusso e degli sprechi (ha vissuto in un modesto appartamentino e per spostarsi usa i mezzi pubblici) quando fu ordinato cardinale nel 2001, obbligò i suoi compatrioti che avevano organizzato raccolte fondi per presenziare alla cerimonia di Roma, a restare in Argentina e a donare i soldi ai poveri.

   Vive dall’età di 22 anni con un polmone solo. Un’altra curiosità che lo riguarda è relativa alla sua giovinezza. Per mantenersi agli studi fece il buttafuori in un locale. E’ tifoso del San Lorenzo, una delle tante squadre di calcio della capitale argentina. Da giovane racconta nel libro-intervista «Il gesuita», scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin nel 2010, di aver avuto una fidanzata. «Era del gruppo di amici con i quali andavamo a ballare. Poi ho scoperto la vocazione religiosa» dice Bergoglio.

TRASCINATORE – Nel suo Paese è un trascinatore di folle e una figura di riferimento nella Chiesa sudamericana. È sempre stato ritenuto un conservatore ma, nonostante questo, non ha mai approvato l’eccessiva rigidità della Chiesa soprattutto in materia di sessualità e la sua autoreferenzialità.

   Contestò l’apertura dei gesuiti alla Teologia della Liberazione, negli anni ’70 e questa posizione forse gli è valsa l’accusa ingiusta di connivenza con il regime dei generali, anche se peraltro non ci sono mai state prove nè indizi della sua vicinanza alla dittatura. Ed anzi nell’anno santo del 2000 fece «indossare» all’intera Chiesa argentina le vesti della pubblica penitenza, per le colpe commesse negli anni della dittatura. Un mea culpa che dette più fiducia nell’istituzione ecclesiale.

   Arcivescovo di Buenos Aires, ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di ordinario del proprio rito, Bergoglio è professore di letteratura e psicologia. Nato a Buenos Aires il 17 dicembre del 1936, ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, ma poi ha scelto il sacerdozio ed è entrato nel seminario di Villa Devoto.

   L’11 marzo 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, ha conseguito la laurea in filosofia. È stato ordinato sacerdote nel dicembre ’69. Maestro di novizi a Villa Barillari, San Miguel, nel ’73 è stato eletto Provinciale dell’Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni.

   Autore dei libri «Meditaciones para religiosos» del 1982, «Reflexiones sobre la vida apostolica» del 1986 e «Reflexiones de esperanza» del 1992. Giovanni Paolo II lo nominò vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires nel maggio del ’92. Il 27 giugno dello stesso anno ricevette nella cattedrale di Buenos Aires l’ordinazione episcopale dalle mani del cardinale Antonio Quarracino, del nunzio apostolico monsignor Ubaldo Calabresi e del vescovo di Mercedes-Lujan, monsignor Emilio Ognenovich. (da “il Corriere.it”)

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Jorge Bergoglio, Papa Francesco, la dittatura argentina

TUTTE LE CONTROVERSIE CHE RIGUARDANO IL NUOVO PAPA

dal sito http://www.polisblog.it/ 13/3/2013

   La figura di Jorge Bergoglio, Papa Francesco, è quantomeno controversa, e così è ovvio che, dopo l’elezione, si cerchi di trovare un po’ di chiarezza nelle nebbie della storia. Argentino, gesuita, in attività ecclesiastica già durante la dittatura militare (un ampio riassunto viene offerto dalla versione spagnola di Wikipedia, per contestualizzare storicamente i fatti di cui parleremo) del 1976.

   Nel 2005, quando si aprì il Conclave che portò all’elezione di Benedetto XVI, Adnkronos batté la notizia del fatto che Bergoglio era stato denunciato per presunta complicità nel sequestro di due missionari gesuiti.

   I fatti si sarebbero svolti il 23 maggio del 1976. Adnkronos spiegava:

«La denuncia e’ stata presentata dall’avvocato e portavoce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani in Argentina, Marcelo Parilli, che ha chiesto al giudice Norberto Oyarbide di indagare sul ruolo di Bergoglio nella sparizione dei due religiosi a opera della marina militare».

   Nel libro di Horacio Verbitsky (giornalista d’inchiesta argentino) L’isola del silenzio, pubblicato in Italia da Fandango, si denunciano appunto questi fatti, con un’ampia esposizione che riguarda anche le complicità della Chiesa cattolica nei confronti della dittatura di Videla.

   Bergoglio arrivò “secondo” nel Conclave del 2005. Nel 2006, Don Vitaliano scriveva un pezzo dal titolo Il lato oscuro del Cardinal Bergoglio, citando proprio il libro di Verbitsky:

«Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente».

   Parte della documentazione raccolta da Verbitsky si trova riportata da Peacereporter.

   E ancora.

   Sul sito Nunca Mas (Mai più, dedicato all’informazione sui Desaparecidos in Argentina, proprio durante la dittatura militare) si legge:

«Nel 1986 Emilio Mignone nel suo libro Chiesa e Dittatura , descrive Bergoglio come esempio della “sinistra complicità ecclesiastica con i militari che si incaricarono di compiere lo sporco compito di lavare il cortile interno della Chiesa con la accondiscendenza dei prelati.”.

   Ma cosa era successo, nel 1976? Ancora da Nunca Mas, che attinge a piene mani dal lavoro di Verbitsky:

«Nel 1976 furono sequestrati i gesuiti Luis Dourrón, Enrique Rastellini e Francisco Jalics. Erano stati ammoniti dal loro superiore Jorge Bergoglio ad abbandonare le favelas in cui operavano e di fronte ad un loro netto rifiuto fu lo stesso Bergoglio a dare il semaforo verde ai militari per il loro sequestro. Furono poi liberati e dovettero nascondersi fino alla fine della dittatura aiutati da altri sacerdoti e vescovi che si distinsero nella loro difesa per i diritti umani come Miguel Hesayne e Jorge Novak. Secondo la testimonianza di un gesuita ex-detenuto desaparecido, Orlando Yorio, Bergoglio, in qualità di superiore gesuita, aveva relazioni costanti con il dittatore Emilio Masera che lo informò di come Yorio fosse un comandante della guerriglia. Ciò bastò a Bergoglio per disinteressarsi completamente della sorte del gesuita la cui grande colpa era quella di lavorare con i poveri in un umile quartiere di Buenos Aires. Yorio fu sequestrato e rimase desaparecido per cinque mesi.

Bergoglio rappresenta quello che nella politica argentina si conosce come conservatore – popolare: conservatore estremo in materia dogmatica ma con una marcata sensibilità verso le fasce povere»

   Veniamo ai giorni nostri, per recuperare fonti più recenti.

   Se non si trovano, nelle dichiarazioni di Bergoglio, condanne alla dittatura di Videla, la AP divulga proprio oggi un’ampia agenzia di stampa che contiene un riferimento alla vicenda dei due gesuiti rapiti e a tutte le controversie che riguardano Papa Francesco.

   In essa si racconta, tanto per cominciare, che Jorge Bergoglio, il nuovo Papa, ha un suo biografo ufficiale. Si tratta di Sergio Rubin, che ne ha raccontato il basso profilo: una delle caratteristiche che ha sempre accompagnato l’attività ecclesiastica di Bergoglio. Secondo Rubin, l’attuale Pontefice ha sempre rifiutato di rispondere alle accuse che riceveva, anche se non rispondevano al vero. E il biografo sottolinea:

«Quando i vescovi si incontrano, [Jorge Bergoglio] ha sempre voglia di sedersi nelle ultime file: questo senso di umiltà è molto ben visto a Roma».

   E infatti. Ma la ricostruzione prosegue. Secondo l’avvocato per i diritti umani Myriam Bregman, per due volte Bergoglio non si è presentato a processo e quando ha testimoniato le sue risposte sono state evasive.  Ci sono i due preti gesuiti che appartenevano alla teologia della liberazione – ritenuta ostile da sempre, dalla Santa Sede –, di cui abbiamo già parlato, Yorio e Jalics (il primo accusa esplicitamente, il secondo si ritira in reclusione in un monastero tedesco): Bergoglio, dice il solito biografo ufficiale, avrebbe agito per farli liberare, come poteva, sottotraccia. Ma i dettagli di questa operazione non sarebbero mai stati rivelati.

   L’unica fonte è il libro-intervista di Rubin, in cui Bergoglio afferma di aver regolarmente nascosto persone che avevano bisogno di aiuto per sfuggie alla dittatura. Tutto in segreto, mentre nelle strate regnava il terrore: un atteggiamento che per Rubin sarebbe semplicemente pragmatico. E nella riluttanza a spiegare la sua posizione, Rubin legge l’umiltà di Bergoglio.

   Eppure, la Bregman contesta tutto, soprattutto la posizione degli ecclesiastici:

«La dittatura non poteva operare in questo modo senza il loro sostegno»

   Poi c’è l’accusa che riguarda una famiglia che aveva perso cinque parenti, tutti e cinque «desaparecidos»: fra di loro c’era anche una giovane donna, al quinto mese di gravidanza. Rapita e poi uccisa nel 1977. La famiglia De la Cuadra si era rivolta ai Gesuiti a Roma, che avevano chiesto a Bergoglio di intervenire.  Bergoglio, a sua volta, aveva nominato un monsignore. Passarono i mesi. E alla fine arrivò solamente una nota da un colonnello che rivelava che la giovane donna aveva dato alla luce una bambina, che era stata assegnata in adozione a una famiglia «troppo importante». La storia finì lì. E ci sono le prove, scritte.

   Nonostante questo, Bergoglio sostiene di non aver mai saputo che venissero rapiti bambini finché la dittatura non terminò. Insomma, Bergoglio sarebbe stato non solo estraneo, ma addirittura del tutto all’oscuro del fenomeno dei Desaparecidos.

   Una versione francamente poco credibile: risulta davvero difficile immaginare un alto prelato totalmente all’oscuro di quello che, in Argentina, era tragicamente sotto gli occhi di tutti. (dal sito http://www.polisblog.it/   13/3/2013)

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LA BIOGRAFIA

GESUITA, FIGLIO DI EMIGRANTI PIEMONTESI. ERA ARCIVESCOVO DI BUENOS AIRES​

di Luigi Geninazzi e Filippo Rizzi, da “AVVENIRE.IT” del 13/3/2013

   Per il nuovo Pontefice Jorge Mario Bergoglio sarà difficile soprattutto lasciare la sua diocesi di elezione Buenos Aires quella che lui ama chiamare l’«Esposa» retta per quasi 15 anni e vivere tra le mura della città leonina.
Un distacco che significherà per il Papa italo-argentino lasciare i luoghi a lui più cari i preti e i poveri dei barrios di Buenos Aires visitati tante volte e raggiunti a bordo di un autobus o in metropolitana e proseguire lungo il cammino tracciato dal suo predecessore Benedetto XVI.

Piazza San Petro al momento dell'annuncio
Piazza San Petro al momento dell’annuncio

Famoso per la sua austerità e per la sua reticenza a concedere interviste proprio nei giorni che hanno preceduto il conclave Bergoglio, – come aveva evidenziato il quotidiano di Buenos Aires Clarin aveva sottolineato del suo predecessore «il coraggio di spazzare la sporcizia dentro la Chiesa».
E proprio su questo fronte il nuovo Pontefice oltre a portare la ventata di novità del primo latino-americano sul Soglio di Pietro metterà al centro le stesse preoccupazioni e la medesima tensione pastorale che hanno animato e contraddistinto lo stile di Joseph Ratzinger.
Un filo rosso la piemontesità, lo stile austero e la comune appartenenza all’Ordine di Sant’Ignazio lega idealmente Jorge Mario Bergoglio e Carlo Maria Martini: entrambi furono elettori di Benedetto XVI nel 2005.
E toccante fu il ricordo di Bergoglio sul confratello biblista nel giorno della sua morte il 31 agosto del 2012: «Il cardinale Martini era un uomo che sapeva ascoltare ed ha rappresentato una grande intuizione di Giovanni Paolo II. E ha saputo ascoltare la complessità dell’arcidiocesi diventando il primo catechista».
Figlio di emigranti piemontesi, quattro fratelli, Bergoglio è nato a Buenos Aires il 17 dicembre del 1936. Il padre Mario era un funzionario delle ferrovie, la madre, Regina Sivori, una casalinga con sangue piemontese e genovese. Jorge viene descritto come un ragazzo semplice e schivo, studia da perito chimico, ha un lavoro e una fidanzata.
A 22 anni la svolta religiosa: l’11 marzo del 1956 entra nel noviziato dei gesuiti a di Villa Devoto, si laurea in filosofia al Collegio Massimo San José de San Miguel e pochi giorni prima del suo trentatreesimo compleanno, nel 1969, viene ordinato sacerdote. Nel 1973 viene eletto provinciale della Compagnia di Gesù, un incarico che eserciterà per sei anni.
Si tratta di un periodo molto turbolento per l’Argentina che sprofonda nel vortice della repressione e della violenza. Ed anche per la Chiesa, tentata dall’opzione rivoluzionaria, sono anni di grandi convulsioni e di drammatiche spaccature. Il giovane provinciale dei gesuiti si mostrò aperto al dialogo ma fermo nelle sue decisioni. «Se non ci fosse stato Bergoglio a capo della congregazione, le difficoltà sarebbero state molto più grandi» ha dichiarato, alcuni anni fa al quotidiano La Nacion l’ex ministro per il culto Angel Miguel Centeno.
Nel 1979 padre Bergoglio partecipa al vertice della Celam (Consiglio episcopale latino-americano) Puebla ed è fra coloro che si oppongono decisamente alla teologia della liberazione, sostenendo la necessità che il continente latino-americano faccia i conti con la propria tradizione culturale e religiosa. È la caratteristica fondamentale di Bergoglio: grande attenzione ai poveri ed agli emarginati insieme con una rigorosa ortodossia dottrinale. A quei tempi non era facile sostenere una simile posizione in America Latina. L’ex provinciale gesuita si ritira nello studio. Viene nominato rettore del Collegio Massimo e delle facoltà di filosofia e teologia. Poi va in Germania a completare il proprio dottorato. Tornato in Argentina sente forte il richiamo per l’attività pastorale che eserciterà in una parrocchia di Cordoba.
Nel 1992 il cardinale Antonio Quarracino, primate d’Argentina, lo vuole al suo fianco come vescovo ausiliare e poi coadiutore. E dopo la sua morte, avvenuta nel 1998, Bergoglio diventa arcivescovo di Buenos Aires. Nel 2001 viene creato cardinale da Giovanni Paolo II. Per sei anni (due mandati) ha guidato la conferenza episcopale argentina (2005-2011). Solo il 22 febbraio scorso Benedetto XVI lo aveva nominato il cardinale argentino membro della Pontificia Commissione per l’America Latina.
Bergoglio fin dall’inizio del suo ministero episcopale ha scelto uno stile di vita semplice ed austero, quasi monacale. Abita in un piccolo appartamento, va in giro con la tonaca nera come un semplice prete e usa sempre autobus e metrò. È abituato ad alzarsi alle 4 e 30 di mattina, e dopo la messa e le preghiere si dedica a rispondere personalmente alle lettere dei suoi fedeli. Di lui dicono che «parla poco ma sa ascoltare molto». Autore di vari libri che trattano soprattutto di pastorale sociale, ha una grande capacità d’improvvisare discorsi ed omelie, cogliendo d’istinto gli umori di chi gli sta intorno.

copertina o globo

   Uomo di grande cultura è un appassionato lettore di Borges e Dostojevski, Dante e Manzoni ama la musica classica ed il tango. Senza dimenticare la sua passione per la poesia di Hölderline le note di Beethoven. Tra i suoi film preferiti lo ha confessato lui stesso, alcuni anni fa c’è Il Pranzo di Babette. (Della figura di Bergoglio rimase affascinato lo stesso Roberto Benigni durante una sua visita in Argentina nel 2009 ndr.)
Amatissimo nel suo Paese in un libro-intervista autobiografico, divenuto un bestseller uscito nel 2010 Il Gesuita scritto da Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin il futuro Papa aveva spiegato le sfide che attendevano la Chiesa moderna:«L’opzione fondamentale è scendere per le strade e cercare la gente: questa è la nostra missione. Il rischio che corriamo oggi è quella di una Chiesa autoreferenziale: simile al caso di molte persone che diventano persone paranoiche e autistiche, capaci di parlare solo a loro stesse».
E, da buon sudamericano, stravede per il calcio tifando per la squadra del San Lorenzo di Almagro da cui ha avuto in regalo una maglietta con gli autografi dei giocatori. Aperto al contatto con la gente, in tutti questi anni Jorge Bergoglio ha conquistato la stima e l’affetto dei porteni, soprattutto dei più poveri che se lo ritrovano particolarmente vicino quando, a partire dal 2001, l’Argentina precipita nella catastrofe economica. Ha saputo ridare credibilità e prestigio sociale alla Chiesa, mantenendo una distanza critica nei confronti del potere politico di qualsiasi colore. Qualche anno fa in Vaticano pensarono di affidargli un importante dicastero. Ma lui si schermì: «Per carità, se mi chiudete in Curia io muoio».
Eletto ora 265 successore di San Pietro porterà tra le mura dei Sacri Palazzi il suo stile di vescovo e di predicatore capace, come aveva già annunciato solo nei giorni scorsi durante le congregazioni generali del pre-conclave, di guardare a una Chiesa che si fa prossima alle persone là dove esse vivono portando ovunque «l’annuncio gioioso dell’amore e della misericordia di Dio». ​​(Luigi Geninazzi e Filippo Rizzi)

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PRIMA DELLE ELEZIONI _ LE ASPETTATIVE

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“E SE FOSSE ELETTO IL PAPA SBAGLIATO?”

di Enzo Bianchi, da “la Repubblica” del 13/3/1013 (NDR: prima dell’elezione di papa Bergoglio Francesco I)
Con la messa Pro eligendo Pontifice è iniziato il processo di discernimento e di elezione del nuovo vescovo di Roma. Il cardinale decano Sodano ha donato ai cardinali e alla chiesa tutta un’omelia che ha voluto essere un commento alle letture bibliche previste e non ha tenuto una “orazione” che delineasse, magari in modo velato, il profilo di un candidato. Nessuna indicazione, se non quelle che scaturiscono dal vangelo che addita al povero pescatore di Galilea una sola condizione per essere pastore della chiesa: amare Cristo al di sopra di tutte le altre cose e, di conseguenza, amare la chiesa che gli è affidata con saldezza e misericordia. Questo è ciò che ogni autentico cattolico può chiedere al Signore, insieme all’invocazione allo Spirito perché renda docili le menti dei cardinali.
Non si dica che il nuovo papa sarà automaticamente colui che lo Spirito santo vuole: sarà chi i cardinali hanno voluto che fosse e, quindi, sarà secondo la volontà dello Spirito santo se questi vi avranno obbedito. Lo Spirito santo – se viene ascoltato – può agire solo attraverso gli elettori, ma questi restano liberi di fargli obbedienza o di resistergli. La storia del papato e di tutte le autorità della chiesa dovrebbe ricordarcelo e ci dovrebbe trattenere dallo stabilire un nesso incondizionato tra il nuovo papa designato e la volontà dello Spirito santo. Se questa è la lettura che un cattolico fa del processo di elezione papale, una volta che il papa è eletto legittimamente, il cattolico farà obbedienza, accogliendolo come vescovo di Roma e quindi come successore di Pietro: nella chiesa l’appartenenza è ordinata e dev’essere leale, sincera, pronta.
In questi giorni tanti si sono lanciati nell’indicare nomi di “papabili”, si fanno previsioni su qualcuno di loro come quasi certamente eletto, si delineano “cordate” curiali o antagoniste, si elencano i cardinali classificandoli tra conservatori e progressisti… È un “già visto” che, vorrei dire, annoia molto e non appare interessante, soprattutto quando si vedono tentativi di “eleggere” il papa in un consesso altro dal conclave. In questi giorni ho scritto che il conclave dovrebbe essere un evento ecclesiale, non nel senso che fuori “si fa il tifo” per l’uno o per l’altro, ma nel senso che tutta la chiesa dovrebbe vivere queste ore con consapevolezza, con partecipazione e nella preghiera.
Ci sono molte attese nella chiesa: attese autentiche, verificate sul vangelo, non dettate da desideri o da interessi personali o di appartenenze. Non si deve cadere in una logica mondana che costituisce il primo passo verso quell’intrigo e quella strategia più o meno sensibile alla corruzione che viene rimproverata in questi giorni agli organi centrali della chiesa.
Attese legittime sono che il nuovo papa sappia essere il papa di tutti, mai facendo sentire ad alcuni di essere nella chiesa figli “bastardi”. I fedeli, ma anche i vescovi, sono stanchi di divisioni, di conflittualità, di “sequestri” del papa da parte di alcune componenti… il servizio di comunione è diventato quasi impossibile nelle chiese locali e non perché ci siano pastori inadeguati, ma perché vi sono persone che creano condizioni insostenibili. C’è anche attesa per un volto misericordioso che, saldo nella fede, coerente con la grande tradizione cattolica, faccia sentire alle donne e agli uomini di questa nostra postmodernità che la chiesa sa ascoltarli e nutre simpatia per le loro culture e società, che la chiesa vuole accompagnarli in questo duro mestiere del vivere che compete a ciascuno tra loro e a tutti insieme nella convivenza. C’è attesa di “dialogo” convinto innanzitutto con le altre chiese cristiane, in vista di una comunione e non di “sante alleanze” che inevitabilmente risultano “contro” altri. Occorre non esercitare il ministero di condanna ma preferire, come chiedeva papa Giovanni, la “medicina della misericordia”.
Poi verranno le urgenze che gli stessi cardinali hanno individuato: la riforma del funzionamento della curia e un esercizio effettivo della sinodalità episcopale, perché il papa possa meglio esercitare il suo servizio unico e primaziale alla chiesa; il tentativo di ripensare il posto della donna nella chiesa e nelle diverse diaconie che la chiesa esercita; l’osare audacemente una evangelizzazione umile, povera, convinta, cercando di trovare ispirazione nello stile e nei mezzi con cui Gesù e la chiesa primitiva hanno evangelizzato.
Quanta attesa in chi è cattolico non militante ma discepolo del Signore! La differenza nell’attesa sta proprio qui. Quando viene chiesto: “E se fosse il papa ‘sbagliato’, il papa che non ci si augurava per la chiesa?”. Il cristiano cattolico autentico continuerà nella chiesa ad adempiere il suo impegno come il Signore gli ha chiesto, a confessare lealmente la sua appartenenza alla chiesa cattolica, a pregare anche per il nuovo papa che resta il “fondamento visibile della comunione”.

   È già successo tante volte: qualcuno soffrirà per parole e gesti del nuovo pontefice? Non sempre li capirà e a volte non li condividerà, giudicando in coscienza diversamente? Non è chiesto al cattolico di negare a se stesso uno spirito critico, né gli è chiesto di adulare o di fingere di gradire certe parole o azioni. Gli è chiesto di interrogare sempre la propria coscienza, di confrontarla con il vangelo, canone primo e ultimo della vita cristiana; gli è chiesto anche di ascoltare il magistero, perché anche la coscienza individuale non può pensarsi isolata dalla chiesa; e resterà fedele alla comunione cattolica, esprimendo davanti al Signore, come sempre fa in ogni eucaristia, la propria comunione con “il nostro papa N.”.
Sì, anche la vita nella chiesa è un duro “mestiere del vivere” perché la comunione è sempre a caro prezzo e nella chiesa è normale soffrire, sperando e attendendo di rallegrarsi. La chiesa, infatti, non è ancora il regno di Dio: ne è il segno. (Enzo Bianchi)

(Enzo Bianchi e fondatore e attuale priore della Comunità monastica di Bose, una comunità religiosa formata da monaci di entrambi i sessi provenienti da chiese cristiane diverse)

2 thoughts on “Jorge Mario BERGOGLIO, FRANCESCO PRIMO, il primo PAPA SUDAMERICANO, ARGENTINO, “SCELTO NELLA FINE GEOGRAFICA DEL MONDO” – la Chiesa si avvicina di più ai poveri della TERRA – Sul resto (fine del celibato dei preti, nuova morale sessuale prematrimoniale, apertura ai gay…) continuerà la linea conservatrice – La Chiesa recupererà la credibilità compromessa dagli scandali finanziari e sessuali?

  1. giovanni spinicchia giovedì 14 marzo 2013 / 19:54

    Un Papa, che dovrà essere voce della povera gente, si,ma soprattutto,voce di evangelizzazione dei governi che guidano una nazione, le cui responsabilità morali di giustizia e competenza per la soluzione dei valori umani, non dovrà più venire meno,ma essere uniti e concordi per onorare le attese dell’Unione Europea.Ho si evangelizza la politica, o saremo costretti a navigare nelle sofferenze.

  2. Gabriella Camu martedì 19 marzo 2013 / 13:46

    un papa argentino bello congratulazioni certo per noi italianici voleva prorio un papa europeo

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