Il caso della possibile CEMENTIFICAZIONE di ASOLO (storica splendida cittadina di 9.000 abitanti della pedemontana trevigiana) – La necessità di TOGLIERE IL POTERE URBANISTICO AI PICCOLI COMUNI (il perché del voler chiedere l’ISTITUZIONE DI CITTA’ e il superamento dei medio-piccoli Comuni)

il centro storico di ASOLO dall'alto (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)
il centro storico di ASOLO dall’alto (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

   E’ abbastanza ovvio che l’offerta di un’edilizia di medio valore con prezzi magari abbordabili, nei prossimi anni di crisi latente che permarrà (almeno nell’ambito della compravendita di case), possa avere una domanda maggiore in luoghi pregiati (tra natura e storia, come è Asolo) rispetto ad altri centri più anonimi. E questo può accadere, accade, in qualsiasi altra parte d’Italia.

   E pertanto l’ampliamento della edificabilità ad Asolo (splendida cittadina sorta in epoca romana, chiamata Acelum, capitale della lana prodotta dalla pastorizia diffusa nella pedemontana veneta per le esigenze di “vestiario” di tutto l’impero), con il nuovo piano di assetto territoriale (PAT) che rischia di essere adottato dal Consiglio comunale in questi giorni, e che prevede addirittura la possibilità di ben ulteriori 285 mila metri cubi di nuova edificazione residenziale (valutabili in più di settecento abitazioni di 400 metri cubi ciascuna; oppure più di mille appartamenti di 90 metri quadrati), è cosa del tutto anomala e inspiegabile (almeno a chi non crede si possa ragionare in termini di profitto speculativo edilizio). E in più anche è prevista, in questo nuovo PAT, una ulteriore zona industriale, con un’estensione di trenta ettari (sei campi trevigiani), giusto ai piedi della collina che ospita la Rocca, emblema storico questa (di guardia e di difesa) della cittadina. Con la possibilità di costruire ben 720 mila metri cubi di nuovi capannoni: un ampio “cono visuale” dalla pianura sulla collina di Asolo (e all’inverso) perduto per sempre.Asolo-Map02

   Questa dei nuovi capannoni è spiegata dall’assessore all’urbanistica come la necessità di un ampliamento chiesto da una grossa ditta di abbigliamento che sennò se ne andrebbe dal comune asolano (magari per spostarsi nel comune limitrofo, cosa tragica!): pertanto per salvaguardare l’occupazione “in Asolo” non si sta molto a guardare questioni di paesaggio e conservazione di esso (scelte alternative, con l’azione intermediatrice e sostegno dell’Amministrazione Comunale, di verifica di disponibilità nei numerosi capannoni vuoti o in affitto o vendita, parrebbe cosa semplice, fattibile, accettabile dalla Ditta interessata all’ampliamento…).

   Sta di fatto che il rischio di mutazione urbana (urbanistica) di Asolo esiste veramente, è cosa seria. Non che Asolo non sia antropologicamente, culturalmente, per chi ci vive, mutata (come tutti i piccoli pregevoli centri italici) in questi ultimi decenni. La vita locale “autoctona” si è assai spenta. La perdita di identità c’è già stata: la Asolo di adesso non è la Asolo di vent’anni fa. Non ci sono più tante famiglie di allora (parliamo del centro storico e quartieri limitrofi), non ci sono più i personaggi più o meno famosi, ma sempre noti nel contesto del centro del paese (perché son morti, ma non sono neanche stati “sostituiti” da altri): dal politico di fama, all’oste, il ristoratore, il gestore di pompe funebri, il pensionato magari simpaticamente avinazzato, cioè figure che fanno e caratterizzano un paese: ora sono drasticamente ridotti anche i bar di un tempo e le vecchie osterie-trattorie, sostituite da bar paninoteche, club privati di musica, cose rivolte al consumo giovanile oppure dei turisti di mezza giornata festiva …

   Ed è messa in discussione anche una parte della bellezza di quella che il Carducci chiamava “la città dai tanti cento orizzonti”: uno sguardo sui “cento orizzonti” fa vedere che alcuni di essi, quelli rivolti verso la pianura veneta, mostrano una “confusione metropolitana” di case sparse (la Los Angeles veneta…) fatta di edificazione scomposta dove ciascun comune ha deciso da se….. e la situazione non è del tutto buona neanche sugli orizzonti a nord dove ci sono le colline, appunto chiamate asolane, protette dal massiccio del Grappa, dove si intravede un’edificazione a case sparse in un paesaggio naturale che, nonostante tutto, sembra ancora resistere…

scorcio del centro di ASOLO (cliccare sull'immagine per ingrandirla)
scorcio del centro di ASOLO (cliccare sull’immagine per ingrandirla)

   Comunque, tornando al tema dell’ ”aggressione cementizia” del nuovo PAT di questi giorni e settimane, è “tutto un già visto, già sentito”, in tanti altri luoghi d’Italia: la stessa Asolo ha subìto un tentativo di allargamento edilizio massiccio con il piano regolatore di quarant’anni fa (nel 1972); anche in quell’occasione ci fu una mobilitazione nazionale, come sta avvenendo, e si sta auspicabilmente allargando, anche adesso.

   Non sappiamo, in questo momento che scriviamo, se alla fine il Consiglio Comunale della cittadina asolana troverà la maggioranza necessaria per adottare, approvare, questo piano urbanistico. Speriamo proprio di no (e ne sarà merito di chi si sta dando fattivamente da fare per mobilitare più opposizioni possibili).

   Sta di fatto che un “piccolo consiglio comunale”, anzi una risicata e superata maggioranza presente in Consiglio comunale (come sta accadendo ad Asolo) può decidere, per i secoli futuri, l’aspetto paesaggistico di luoghi che sono entrati autorevolmente in una storia millenaria, e che adesso possono perdere la loro bellezza, il valore attrattivo che ha portato tante persone a visitarli ed apprezzarli, magari andandoci a vivere, o condividendo momenti di permanenza serena nella bellezza architettonica e nel loro vissuto storico che ben si percepisce. E qui vengono in mente le splendide città medievali e rinascimentali italiane, e i piccoli centri altrettanto attraenti nella loro bellezza, che ancora faticosamente resistono, tra abbandono e speculazione edilizia entrambi fenomeni incombenti.

ASOLO - la fontana del CENTRO
ASOLO – la fontana del CENTRO

   Pertanto il caso di Asolo, e del pericolo di invasione cementizia (non che non si sia esagerato nel “costruire” in questi decenni!; tante porcherie ci sono già…), il caso di Asolo non è un’eccezione in Italia: è uno dei tanti casi (bene che qui magari qualcuno si sta accorgendo e denunci quel che sta succedendo).

   A noi interessa sottolineare questa anomalia italica che prevede che la pianificazione urbanistica, l’edilizia, il fare e il non fare edilizio, sia in mano a ben 8.100 soggetti diversi, cioè ai Comuni: un’autentica follia che spiega bene il degrado attuale. E da tempo insistiamo, in questo blog, che la presenza di “autorità autonome”, gli enti locali comunali, con sovranità molto elevata, prevalente, sul proprio territorio di competenza, esige che si rivedano i confini di queste realtà: che si allarghino gli orizzonti, dati da una mutazione nella mobilità delle persone, nelle aree di riferimento locale rispetto a centinaia di anni fa quando son sorti gli attuali confini comunali, e che si possa ragionare con realtà urbane di almeno 50-60.000 abitanti, e non con la miriade di piccoli comuni attuali (ben 8.092 sono i comuni in Italia…).

   Tutti, molti, ne parlano e condividono la necessità di CITTA’ al posto dei comuni: realtà più autorevoli e competenti nel proprio territorio, con mezzi e personale tecnicamente migliore… e cose come quelle che stanno accadendo ad Asolo, dove una giunta e forse solo un assessore all’urbanistica e un sindaco (una sindaca nel caso specifico) decidono (sollecitati all’esterno non si sa da chi…) i destini del paesaggio di un luogo “patrimonio di tutti”, se Asolo fosse inserita in una realtà urbana più estesa e democratica, ciò non sarebbe accaduto, non si sarebbe neanche iniziato (non saremo qui a parlarne e sperare che tutto sia rivisto, che si torni alla ragionevolezza). (sm)

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AD ASOLO LE INDUSTRIE CHIUDONO MA SI PROGETTANO CAPANNONI

di GIAN ANTONIO STELLA, da “il Corriere della Sera” del 9/4/2013

   “A chi appartiene Asolo?”. Cominciava così, anni fa, un grande reportage di Sergio Saviane. A tutti i cittadini del mondo che amano la bellezza, è la risposta. Per questo l’aggressione cementizia contro uno dei borghi più belli del pianeta va fermata: non è coi capannoni tra le ville palladiane che si esce dalla crisi.

   Fosse ancora vivo, Indro Montanelli che nel ’72 scatenò l’iradiddio contro lo scellerato piano regolatore della cittadina trevisana, incenerirebbe gli autori del nuovo Pat, il piano di assetto territoriale. Piano che, in cambio del versamento nelle casse comunali d’un milione scarso di euro (a rate) concede a un pugno di immobiliaristi di tirar su oltre un milione di metri cubi di cemento, in larga parte capannoni.

   Cosa sia Asolo è presto detto. Un gioiello urbanistico adagiato sulle colline caro al Giorgione, dominato da un’antichissima Rocca e dal castello che ospitò la regina di Cipro Caterina Cornaro e la sua corte rinascimentale. Un borgo che ha preso il cuore di mitiche attrici come Eleonora Duse (che sospirava sul “bello è tranquillo paesetto di merletti e di poesia” e riposa nel cimitero di Sant’Anna), poeti come Robert Browning (che scrisse “Asolando”) e la moglie Elizabeth Barrett, esploratrici eccentriche come Freya Stark, amica di Churchill, Gandhi e della Regina Madre, architetti come Carlo Scarpa che sulla colata di cemento degli anni Settanta tuonò: “Mi batterò con la mitraglia”.

   Amatissima dai nobili veneziani, Asolo ospita 29 ville venete una più bella dell’altra. Da villa Contarini a Ca’ Zen, dalla Malombra a villa Falier, dove durante un banchetto un “fanciulletto” parente di un tagliapietra scolpì in un pane di burro un leone di San Marco e l’opera impressionò a tal punto gli ospiti che vollero conoscere l’ “artigianello”: era Antonio Canova.

   C’è tutto, ad Asolo. L’intera nostra storia dalle fortificazioni romaniche alla violenza di Ezzelino, da Gli Asolani di Pietro Bembo al fascino delle culture che si sovrappongono: “Ogni edificio pubblico ha un suo garbo”, scrisse Paolo Monelli, “e i palazzotti dei patrizi si intonano alle modeste case vicine, Medioevo e Seicento, Rinascimento e Settecento si alternano senza urto”. Dedicò due intere terze pagine sul Corriere, il grande giornalista, alla guerra contro il piano regolatore di Asolo del 1972. E con lui scese in campo Montanelli, chiedendo “perché il tecnico e l’operaio di Sesto San Giovanni dovrebbero scomodarsi a venire fino ad Asolo per ritrovarvi le stesse colate di cemento, lo stesso frastuono, gli stessi puzzi, la stessa nuvolaglia di gas?”. Nel nome di Asolo il pioniere dell’ecologia Franz Weber convocò gli amanti dell’arte a Parigi esordendo con una frustata: “Era bella, un tempo, l’Italia…”.

   Quarant’anni dopo, miracolosamente scampato agli scempi più osceni grazie a quella campagna, il paese trevigiano adorato da quelle donne straordinarie corre oggi, dicevamo, nuovi rischi. Ed è uno strano destino che li corra con un sindaco donna, la giovane e bella Loredana Baldisser, che guida una giunta leghista bollata da Vittorio Sgarbi come “barbarica”.

   Nei guai finanziari come quasi tutti i Comuni italiani, la giunta del Carroccio ha accettato mesi fa la richiesta della Srl “Agribox” (spuntata dal nulla con un capitale minimo e l’ “attività prevalente: coltivazione di cereali, legumi da gramella e semi oleosi”) di trasformare 57 mila metri quadri di un grande terreno agricolo lungo la strada che porta verso Bassano del Grappa, a ridosso dell’area vincolata, davanti a villa Rinaldi Barbini, in un nuova area industriale in cambio di un versamento al Comune di 960 mila euro dei quali 300 mila entro il 31 dicembre 2012 per consentirgli di chiudere il bilancio senza violare il patto di Stabilità.

   Ma è solo l’inizio. La settimana scorsa, con un blitz, la giunta presenta un nuovo piano. Tutto moltiplicato. Tra la zona collinare e la pianura è previsto il via libera a 285 mila metri cubi di nuovi insediamenti residenziali (l’equivalente di settecento villette da 400 metri cubi l’una o un migliaio di appartamenti) e una nuova area industriale di 30 ettari tolti all’agricoltura. Un’enormità. I capannoni esistenti occupano già 62 ettari, uno su cinque porta il cartello “affittasi” o “vendesi” e quell’aumento del 50% appare senza senso.

   Sono già 1.077, stando ai dati regionali, le aree industriali nella provincia di Treviso: 14 a Comune. Tanto che lo stesso governatore leghista Luca Zaia ha riconosciuto: “Nel Veneto si è costruito troppo, non possiamo continuare così. E’ necessario fermarsi”. Di più: “Quanti capannoni dismessi vanno all’asta e le aste deserte? Che destino avranno queste cubature? Se fossi un sindaco vincolerei ogni nuova concessione a un preciso piano industriale: vuoi costruire un nuovo capannone? Spiegami per farci cosa, per quanto tempo, con quante persone. E’ vero, la terra è tua. Ma l’ambiente è un patrimonio della comunità”.

   Stando all’anagrafe, spiega l’urbanista Tiziano Tempesta, non solo gli abitanti di Asolo sono in calo dal 2010 ma “il trend demografico è in flessione dal 2003”. Eppure se i residenti dal 2002 al 2010 sono cresciuti del 17% (in larga parte stranieri), le case lo sono del 32%. Che senso c’è, oggi, con molti immigrati che se ne vanno, prevederne 1.900 in più? Fatto sta che nonostante sia quel gioiello che è, il paese tra zone produttive, residenziali, servizi, ha oggi il 18,4% del territorio “artificializzato”. Una percentuale del 4% più alta di quella già altissima del resto del Veneto. Assurdo.

   “E’ un saccheggio deciso da un manipolo di persone senza storia e senza scrupoli di coscienza”, accusa Daniele Ferrazza, già sindaco di una lista civica vicina al centrosinistra. “Sono pazzi – accusa Gino Gregoris, già candidato sindaco di una lista vicina al Pdl – e sono sempre più isolati”. Vittoriosi grazie alla spaccatura degli avversari, i leghisti conquistarono il Comune con appena il 36% dei voti. Ma via via hanno perso per strada non solo elettori (alle ultime Politiche il Carroccio è crollato al 17% dal 42% del 2008) ma vari consiglieri col risultato che oggi il consiglio è spaccato: 9 contro 8. Votano domani (oggi, mercoledì, ndr).

   La prospettiva di campi e vigneti davanti alla villa Rinaldi Barbini, una vista meravigliosa che potrebbe essere stravolta dai capannoni, è appesa a un voto. (Gian Antonio Stella)

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APPELLO per salvare la “perla” veneta, campiello veneziano in terraferma

PIETA’ PER ASOLO, MINACCIATA DA UNA COLATA DI CEMENTO

di Daniele Ferrazza, Giornalista, ex sindaco di Asolo (4 aprile 2013)

– Il nuovo Piano urbanistico prevede 700 villette in collina e una zona industriale sotto la rocca –

Rivolgo questo appello a tutti coloro che amano Asolo e il suo paesaggio, che conoscono il suo centro storico – straordinario campiello veneziano in terraferma -, a tutti coloro che apprezzano queste colline e la campagna circostante, a tutti coloro che considerano questa città il proprio personale “posto delle fragole”.

   Naturalmente, e prima di tutti, ai novemila cittadini di questo Comune considerato tra i Borghi più belli d’Italia. Sono stato Assessore alla Cultura e al Turismo tra il 1999 e il 2004 e Sindaco tra il 2004 al 2009. Per l’amore che provo per questa parte d’Italia non intendo lasciare nulla di intentato per difenderla dall’aggressione e dal saccheggio di un manipolo di persone, senza storia e senza scrupoli di coscienza.

   In queste settimane si sta consumando, nel più assoluto silenzio, la scelta del nuovo Piano di Assetto del Territorio, in pratica il nuovo strumento urbanistico la cui valenza si estende ai prossimi vent’anni. Nessuna pubblica assemblea, nessuna forma di pubblicità, nessun tipo di partecipazione è stato attivato. Il nuovo Piano di Assetto del Territorio prevede la possibilità, tra la zona collinare e la pianura, di realizzare ben 285 mila metri cubi di nuova edificazione residenziale, in pratica più di settecento villette (di 400 metri cubi ciascuna) o più di mille appartamenti (di 90 metri quadrati).

   Un’assurdità, considerando che il precedente Piano regolatore generale, approvato nel 1998, prevedeva già nuovi insediamenti per 150 mila metri cubi, mai richiesti dal mercato e quindi mai realizzati. Parte di queste costruzioni potranno essere realizzate in campagna e in collina grazie al sistema della “Edificazione diffusa”, un criterio che, facendo leva sul pretesto della “casa del figlio”, consente di costruire nuove abitazioni in un contesto di case sparse in zona agricola. Altro che riduzione dello sprawl.

   Non solo. Nonostante il Comune di Asolo disponga già, in tre aree diverse (quale programmazione!), di 62 ettari di zone industriali e artigianali, il nuovo Pat ne introduce una nuova con un’estensione di trenta ettari, giusto ai piedi della collina che ospita la Rocca. Vi è prevista la possibilità di costruire ben 720 mila metri cubi di nuovi capannoni.

   Complessivamente, dunque, il nuovo Pat rovescia sulla campagna e sulle colline asolane poco più di un milione di nuovi metri cubi di cemento, tra edilizia residenziale e insediamenti industriali. Come se coprissimo di villette e condomini lo spazio di ventisette piazze San Marco a Venezia!
Ne abbiamo veramente bisogno? E’ questo lo sviluppo che intendiamo? E’ questa la vocazione di un territorio come quello di Asolo? Basta guardarci attorno: siamo circondati da un paesaggio devastato di case e capannoni senza soluzione di continuità. Una buona parte di questi volumi sono sottoutilizzati o addirittura abbandonati e non trovano domanda sul mercato.

   Il futuro di Asolo non è nella direzione di un generico e incoerente ulteriore sviluppo edilizio, ma di un piano strategico che valorizzi la storia, la cultura, l’ambiente, il paesaggio, le produzioni agricole di qualità, le attività produttive ad alto valore aggiunto e il terziario avanzato. Nel nuovo Pat non vi è cenno alcuno al futuro del centro storico: né alla sua valorizzazione né al sistema dell’accessibilità e dei parcheggi.

   A compiere questo autentico delitto è un’Amministrazione comunale, espressione del partito della Lega Nord, eletta nel 2009 con il 36% dei voti e che ha successivamente perduto per strada tre dei suoi dodici consiglieri. A meno di dodici mesi dalla scadenza del proprio mandato.

   Noi pensiamo che la scelta del nuovo Piano di Assetto del Territorio di Asolo debba essere lucida, trasparente, frutto di un’elaborazione alta e partecipata: alla discussione vi devono contribuire i cittadini, le associazioni, gli urbanisti, le università di tutta Italia. Soprattutto, deve essere un cantiere sempre aperto alle nuove idee, ai molti giovani che portano un approccio originale, ai contributi che possono venire dalle migliori intelligenze che il territorio sa esprimere.

Aiutaci a fermare questa scelta. Condividi questo appello, “In difesa di Asolo”, con i tuoi contatti e la tua rete di relazioni. Grazie di cuore!

Daniele Ferrazza – Asolo, 4 aprile 2013 (per firmare la petizione:

http://www.activism.com/it_IT/petizione/in-difesa-di-asolo-2013/43198 )

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“SENZA PAT SOLO LICENZIAMENTI”

di Mauro Favaro, da “il Gazzettino” del 9/4/2013

– L’assessore Dussin difende le esigenze di lavoro della Fashion Box ma la minoranza accusa la Giunta: «Scempio per il territorio» –

   «È urgente: bisogna adottare il nuovo Piano di assetto del territorio senza perdere tempo per evitare che un’azienda come la Fashion Box possa decidere di spostarsi altrove. Da parte nostra sarebbe scellerato rinunciare a un’opportunità del genere e, così facendo, perdere centinaia di posti di lavoro». Questo il bivio tratteggiato da Federico Dussin, vicesindaco leghista di Asolo con delega all’urbanistica, finito nella bufera per aver confezionato un Pat che secondo molti altri non è che una colata di cemento ai piedi della Rocca. Lui non ci sta e rilancia. Mettendo su un piatto della bilancia la prevista nuova zona industriale da 300 mila metri quadrati, che almeno per metà potrebbe essere ricoperta di capannoni alti 10 metri, senza contare altri 285 mila metri cubi di nuova edificabilità residenziale, ma facendo pesare sull’altro lo spettro della disoccupazione legata a un’eventuale addio dell’azienda a cui fa capo la Replay.
«Sappiamo che si è già guardata attorno – continua – e abbiamo deciso di far presto per dargli la possibilità di concentrare le attività in un unico sito». Anche se, a quanto sembra, in affitto da altre imprese già pronte a costruire.

Come mai non lo si è spiegato ai cittadini con riunioni pubbliche prima del via libera all’adozione del piano, che dovrebbe arrivare nel consiglio di domani (per chi legge oggi, mercoledì 10 aprile, ndr)?

«Perchè si sarebbero persi mesi – spiega Dussin – comunque dopo tutti verranno informati con delle lettere anche sulla possibilità di presentare osservazioni. Va ricordato, però, che il Pat è solo la previsione dello sviluppo in 10 anni, che verrà poi fattivamente regolata con i piani degli interventi».
Ma le opposizioni non sono affatto dello stesso avviso e, dopo essere scese in piazza, sono pronte a dar battaglia in aula.

«Chiederò il rinvio del consiglio perché abbiamo avuto solo 6 giorni di tempo per studiare un piano da 1.200 pagine – annuncia Gino Gregoris, capogruppo di Progetto asolano – troverei assurdo che una maggioranza così risicata si assumesse la responsabilità di adottare un piano urbanistico del genere. Spero che qualche consigliere abbia uno scrupolo di coscienza».

   Scrupolo che potrebbe far cadere il tutto. Perché la differenza tra maggioranza e opposizione, dopo le fuoriuscite dal centrodestra, è di un solo voto. E, stando alle indiscrezioni, più di qualcuno della squadra della Baldisser starebbe già vacillando e potrebbe non dare il proprio assenso nel consiglio di domani, che si annuncia più che mai rovente. Ad accogliere i consiglieri, infatti, fuori dal municipio ci sarà una folla di attivisti del Movimento 5 Stelle.

   «Non c’è stato il tempo di informare i cittadini della cementificazione selvaggia – spiegano – il gruppo Colli asolani sta cercando di rinviare la seduta. L’appuntamento, per coloro che sono contrari al nuovo Pat è per mercoledì alle 20 davanti al Comune».

   E in più ci saranno anche tanti firmatari della petizione “In difesa di Asolo” lanciata sul web dalle opposizioni e raccolta da Spi-Cgil.

   «È una battaglia che riguarda tutti» conclude Paolino Barbiero, segretario del sindacato che ha messo a disposizione le proprie sedi per siglare la sottoscrizione e “per bloccare questo inconcepibile sfruttamento del territorio, parteciperemo anche noi al consiglio comunale”.

   La serata, insomma, sarà calda e affollata. (Mauro Favaro)

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LA BELLEZZA DI ASOLO E IL DIO DEL CEMENTO

di Daniele Ceschin, da “la Tribuna di Treviso” del 9/4/2013

   La latina Acelum viene nominata nella «Naturalis historia» di Plinio il Vecchio (I secolo d.C.); Pietro Bembo vi ambientò «Gli Asolani», un dialogo sull’amore immaginato alla corte di Caterina Cornaro; Robert Browning, in “Asolando“, la descrisse come una città “splendida di magnifiche architetture, perfette in ogni aspetto”; Giosuè Carducci la definì la «città dai cento orizzonti». Ma il luogo di soggiorno di Eleonora Duse, Gian Francesco Malipiero e Freya Stark, oltre che di molti altri personaggi, nei prossimi anni rischia di possederne uno solo di «orizzonte»: quello grigio del cemento.

   Il paesaggio di uno dei borghi più belli d’Italia, e quindi del mondo, è minacciato dall’arrivo di oltre un milione di metri cubi di nuove costruzioni: villette, appartamenti, capannoni.

   Il Pat che verrà adottato tra qualche giorno dal Consiglio comunale consentirà una devastazione senza precedenti del suo territorio. Peraltro senza che vi sia stata, come prevede la legge, una discussione pubblica con la comunità, che sarà messa di fronte al fatto compiuto: le osservazioni dei cittadini non cambieranno la filosofia del Pat.

   Nella relazione tecnica la parola «bellezza» compare una sola volta, mentre il concetto di paesaggio viene richiamato con un significato prevalentemente tecnico. A chi giova questo cemento? E soprattutto a cosa serve, se solo si scrutano le previsioni dell’andamento demografico ed economico per i prossimi anni e il numero spaventosi di edifici vuoti e abbandonati, anche di recente costruzione, disseminati in tutta la pedemontana veneta?

   C’è da chiedersi se gli attuali amministratori di Asolo conoscano l’importanza del territorio che stanno governando e del gioiello che stanno custodendo pro tempore. Anche una città è un prodotto da vendere.

   Asolo, non da oggi, è un brand della cultura e del turismo spendibile a livello internazionale. È questo il suo valore aggiunto. Un Veneto che oggi è la prima regione d’Italia per flussi turistici, non può permettersi che la barbarie del cemento uccida il paesaggio dei colli asolani. Non è un dibattito nuovo. Già all’inizio degli anni Settanta, ai tempi dell’approvazione del primo Piano Regolatore, Asolo trovò validi difensori contro il cemento che minacciava la sua bellezza: Diego Valeri, Giuseppe Mazzotti, Carlo Scarpa, Neri Pozza, Indro Montanelli, Manlio Brusatin, Bruno Zevi.

   Ma oggi i paladini dell’ambiente non vanno più di moda, anzi vengono criminalizzati come nemici del progresso da coloro che, in perfetta malafede, pensano che le risorse della terra siano illimitate e che si possa continuare a consumare suolo all’infinito. Serve che l’intelligenza riprenda possesso delle menti degli amministratori locali.

   L’altro giorno Domenico Finiguerra, il sindaco che è stato il promotore del movimento nazionale «Stop al Consumo di Territorio» e del «Censimento del Cemento» (cioè delle case, dei locali commerciali, dei capannoni vuoti o abbandonati che potrebbero essere riqualificati e utilizzati), ha scritto: «Non sarebbe ora che tutti noi, cittadine e cittadini, animatori di comitati, ambientalisti, paesaggisti, urbanisti illuminati, blogger di inchiesta, amministratori anomali, costruttori di comunità, agricoltori rivoluzionari, custodi di semi, consumatori consapevoli, difensori del territorio, dell’ambiente, dei beni comuni, della bellezza, della storia, non sarebbe ora che tutti noi, ci si riunisca e ci si riconosca»?

   Ad Asolo i consiglieri di minoranza si sono mobilitati e stanno girando diversi appelli in rete. Non basta. Nei prossimi giorni serve uno sforzo collettivo per impedire che un paesaggio unico venga abbruttito, annerito, violentato.

   Salvare Asolo da questo scempio compiuto in nome e per conto del dio cemento, significa conservare un pezzo della nostra anima, una delle ultime cartoline della provincia di Treviso nel mondo. È «grillismo»? No, è politica. E in questo caso è legittima difesa, quasi una polizza sulla bellezza. (Daniele Ceschin)

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ASOLO (TREVISO), LA CEMENTIFICAZIONE E UN PIANO URBANO CHE DIVIDE
di Silvia Madiotto, da IL CORRIERE DEL VENETO del 5/4/2013

   La Rocca domina Asolo dal Duecento: la costruirono i Carraresi per controllare il loro vasto territorio e quel borgo che oggi è considerato – a ragione – una delle perle del Veneto. Un campiello veneziano in terraferma, immerso nel verde della Marca, che svetta sulle rocce.

   Ma è a valle che oggi si discute di tutela e cementificazione: ai piedi dei colli, infatti, la giunta comunale leghista ha tracciato un Pat che consente la realizzazione di 285 mila metri cubi di edilizia residenziale.  L’opposizione, guidata dall’ex sindaco Daniele Ferrazza, ha lanciato un appello in rete per salvare il territorio. «In pratica il nuovo Pat prevede la possibilità di costruire, tra la zona collinare e la pianura, settecento villette o mille appartamenti – denuncia -. Un’assurdità, considerando che il Prg prevedeva già nuovi insediamenti per 150 mila metri cubi, mai richiesti dal mercato e quindi mai realizzati. Inoltre si introduce una nuova area industriale di trenta ettari ai piedi della collina della Rocca, con 720 mila metri cubi di nuovi capannoni». A conti fatti, un milione di metri cubi di cemento: «Ne abbiamo veramente bisogno? E’ questo lo sviluppo che intendiamo?».

   Asolo, «la perla dei cento orizzonti», oltre al un prezioso patrimonio architettonico e paesaggistico, ha tre volti simbolo che ne hanno segnato la storia: Caterina Cornaro, regina di Cipro e Venezia; Eleonora Duse, la divina del teatro; e Freya Stark, viaggiatrice ed esploratrice inglese, che scelse Asolo come dimora. Fu proprio lei a scrivere negli anni ’70 «In defence of Asolo», un appello nel quale pose, per prima, il tema della cementificazione dalla quale salvare le colline attorno al borgo.

   Mercoledì prossimo (i tempi sono strettissimi, perché il Pat è passato in giunta due giorni fa) il Consiglio comunale voterà l’adozione del piano di assetto territoriale, che contiene le linee guida per i prossimi dieci anni di sviluppo.

   «La nostra volontà è di salvaguardare il territorio ed evitare il consumo dispersivo di suolo libero per andare incontro alla attuali sfavorevoli condizioni economiche delle famiglie – spiega il vicesindaco e assessore all’urbanistica Federico Dussin -. Si è deciso di privilegiare, ove possibile, il recupero del patrimonio edilizio esistente, indirizzando lo sviluppo al completamento dei nuclei abitativi con lotti inedificati o di possibilità di ampliamento. Le aree agricole sono state tutelate, così come i colli e il borgo. Ma la previsione del Pat non equivale alla realizzazione delle zone di espansione».
Tuttavia, associazioni asolane, intellettuali e ambientalisti sono già scesi a fianco delle opposizioni. Vittorio Zaglia, volto storico di Italia Nostra ed ex presidente commenta: «Come cittadini siamo delusi, è un Pat poco produttivo che di fatto consente di costruire in modo folle in una zona di riduzione demografica che invece ha una forte necessità di vocazione turistica. Più si costruisce più si disperdono l’identità di Asolo, il suo turismo e la sua cultura». (Silvia Madiotto)

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