CAMMINARE, DOVUNQUE (da soli, in pochi, in iniziative collettive…) come RISCOPERTA DEI TERRITORI, come metodo personale di coscienza individuale DEI LUOGHI – Un approccio geografico al “camminare”, nell’epoca dell’aspirazione al ritorno a modi di vita più lenti, dolci e profondi

CAMMINARE (NEL DESERTO AMERICANO, TEXANO) - Nelle prime immagini del film Paris-Texas, di Win Wenders, un uomo percorreva le strade polverose del deserto texano alla ricerca del luogo dove era stato concepito. Il luogo era un piccolo paese sperduto del Texas dal nome insolito per quei luoghi: Paris, come la capitale francese. Perduta la certezza di sé, il protagonista cercava il luogo del proprio concepimento per calmare l’angoscia divorante di poter essere venuto dal nulla: aveva perduto non solo la propria nascita ma addirittura la sicurezza del suo avvenuto concepimento (di Giancarlo Zanon, dal sito www.igiornielenotti.it/)
CAMMINARE (NEL DESERTO AMERICANO, TEXANO) – Nelle prime immagini del film Paris-Texas, di Win Wenders, un uomo percorreva le strade polverose del deserto texano alla ricerca del luogo dove era stato concepito. Il luogo era un piccolo paese sperduto del Texas dal nome insolito per quei luoghi: Paris, come la capitale francese. Perduta la certezza di sé, il protagonista cercava il luogo del proprio concepimento per calmare l’angoscia divorante di poter essere venuto dal nulla: aveva perduto non solo la propria nascita ma addirittura la sicurezza del suo avvenuto concepimento (di Giancarlo Zanon, dal sito http://www.igiornielenotti.it/)

   Non si dirà e non si esporrà in questo post del bene alla salute (psichica e fisica) che può fare il “camminare” (altri ne hanno la competenza), ma di come la possibilità di usare questo modo di “mobilità dolce”, ragionata e nuova (incredibilmente nuova, per tutti noi nati nell’epoca della mobilità veloce rappresentata in primis dall’automobile…), ebbene questo può essere un elemento interessante per un approccio geografico individuale nell’osservazione dei luoghi, dei paesaggi, di quel che ci sta attorno, nel micro e nel macro, e che quasi sempre superficialmente osserviamo passandoci veloci (un puro e semplice attraversamento) trasportati da mezzi meccanici motorizzati.

   La ripresa di antichi sentieri di cammino, non necessariamente famosi, ma di per sé sempre storici e tradizionali, funzionali in tempi passati agli spostamenti a piedi (o su carro trainato da animali, a cavallo, a dorso di mulo…), questa ripresa del “camminare” può permettere di ritrovare un approccio di osservazione di quel che ci sta attorno, di bellezze naturali o date dall’azione umana, piccole o grandi, del paesaggio, di cose belle finalmente viste, scoperte (osservate con la necessaria calma e con occhi diversi); di possibili bruttezze architettoniche o inquinamenti ambientali e paesaggistici che al passaggio veloce attraverso di essi ci erano sempre sfuggiti.

   Questo rappresenta una democrazia auto-conoscitiva, una formazione civile di conoscenza dei luoghi del proprio vissuto (quotidiano o straordinario). E questo attraverso la tecnica, la filosofia, la modalità del CAMMINARE. Nuovi modi di guardare al mondo, di misurare con meno angoscia il tempo (ritrovare il tempo); di osservare là dove non si aveva mai osservato.

da www.retecamminifrancigeni.eu
da http://www.retecamminifrancigeni.eu

   Diamo in questo post notizia di un’iniziativa coraggiosa per tentare un approccio cultural-politico alla necessità di “tornare di più” a camminare, attraverso una manifestazione che si svolge il 5 maggio in undici regioni d’Italia con un senso, uno scopo comune, unica: la “GIORNATA DEI CAMMINI FRANCHIGENI” (leggete i dettagli di seguito in questo post).

   Nel trovare modi, individuali o collettivi, di visitare a piedi le montagne (lo si fa abbastanza in Italia in alcune zone particolarmente prestigiose, come le Dolomiti, e non solo), ma anche litorali e aree lagunari, pianure, colline, città storiche dove si può camminare in lungo e in largo…. In tutti questi modi è ovvio che va privilegiata l’autorganizzazione personale o collettiva (di un individuo o piccoli gruppi, associativi e non, che decidono di andare “in quel posto specifico”), più interessante certo di iniziative di massa guidate da altri cui si partecipa e basta (ma anche questo va molto bene…)…

Migliaia di bambini che camminano su grandi alberi di cartone occupano l'esedra di Sala Borsa: li hanno disegnati i bimbi di tutta Bologna, accompagnandoli ad altrettanti messaggi inviati al Sindaco, per ricordare a tutti che "Siamo Nati per Camminare". Fa bene alla salute, si risparmia energia, si vive in modo diverso la città. (da “la Repubblica” del 29/4/2013)
Migliaia di bambini che camminano su grandi alberi di cartone occupano l’esedra di Sala Borsa: li hanno disegnati i bimbi di tutta Bologna, accompagnandoli ad altrettanti messaggi inviati al Sindaco, per ricordare a tutti che “Siamo Nati per Camminare”. Fa bene alla salute, si risparmia energia, si vive in modo diverso la città. (da “la Repubblica” del 29/4/2013)

…Però qui ci interessa mettere in rilievo che “il camminare” permette veramente di essere attori critici importanti su quel che accade nei territori percorsi (più o meno lentamente) con le nostre gambe. Se un luogo è dato da tre elementi (1-le caratteristiche naturalistiche e geomorfologiche; 2-l’artificio umano che lì vi troviamo, dato da qualsiasi cosa che è frutto dell’azione dell’uomo; e infine, 3-ogni accadimento storico ci possa essere stato nel posto dove ci troviamo a passare), ebbene, questi tre elementi solo camminando è possibile, se si vuole, metterli assieme, farsi un’idea, un apprezzamento, una “giusta misura”. Assieme, d’accordo, a tutto il resto: l’esercizio fisico necessario, la riflessione e meditazione che il camminare aiuta a esplicarsi in noi, etc.

   Un mondo che incomincia di più a camminare, forse è su una buona strada (…sentiero…) per ridare il senso a tutto, con senso critico positivo, e serenità individuale e collettiva. (sm)

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Viaggi Itinerari vicini – Muoversi lentamente – Vecchi sentieri, villaggi minerari, abbazie… Il 5 maggio è dedicato ai percorsi sulle orme degli antichi viandanti –

L’ITALIA PASSO DOPO PASSO

– Cultura & solidarietà: All’Aquila visita guidata con storici e archeologi nelle viscere della città ferita dal sisma. Le offerte raccolte finanzieranno la ricostruzione della Basilica di Collemaggio –

LA GIORNATA DEI CAMMINI FRANCIGENI – UNDICI (E PIÙ) ITINERARI, RIGOROSAMENTE A PIEDI

   Un corpo a corpo con il territorio. Conoscerne l’alfabeto, sentirne le asprezze, avvertirne l’odore segreto. Perché camminare è anche questo: la paziente, lenta, faticosa anamnesi di un luogo, umile e nuda, senza la difesa di corpi meccanici come le automobili o le biciclette.

   E chissà che la Giornata dei Cammini Francigeni, il 5 maggio prossimo, domenica, non sia anche un tentativo di ricucire questo Paese lacerato.

   Passo dopo passo, confine dopo confine, ci si metterà in marcia in diverse parti d’Italia, unendo le differenze dal Trentino alla Sicilia. Ogni regione con il proprio percorso, più o meno esteso, e con le proprie iniziative, non solo sulla strada madre dei pellegrini medievali, come il nome dell’iniziativa farebbe pensare.

   «Sono oltre 24 le associazioni regionali che hanno aderito, proponendo tragitti diversi», dice Ambra Garancini, presidente della Rete dei Cammini, «motore» del progetto giunto alla quinta edizione. Perché lo sforzo dell’incedere a piedi riduce lo spazio delle parole e quindi della dialettica, della politica, delle barriere religiose.

da www.retecamminifrancigeni.eu/
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   Marciò Gandhi, ma anche Mao Tse-tung; l’anno scorso hanno camminato i minatori in Spagna, e nel 1961 Aldo Capitini battezzò la prima Marcia della Pace Perugia-Assisi. Ecco perché a maggio ci saranno anche altre iniziative, come il Festival della Viandanza, nel Senese, e, all’inizio dell’estate, l’associazione Stella d’Italia punterà dritta (a piedi) verso Strasburgo, in una singolare riflessione podistica sull’Europa, le sue crisi e le sue origini italiane.

   Ma intanto, in vista di domenica prossima, da Nord a Sud si preparano zaini e scarponi. Tutte le informazioni, regione per regione, sono sul sito www.retecamminifrancigeni.eu .

I CAMMINI DEL NORD, TRA FEDE E POLITICA

Il tratto della Francigena piemontese svelerà un pezzo di storia: si può scegliere il «sant’Eusebio Vercelli-Oropa» (partenza alle 9 dalla basilica di Sant’Andrea), quello che i pellegrini vercellesi percorrevano per andare a Roma, o i tragitti sui colli Moncenisio e Monginevro. L’asse Santhià-Vercelli era strategico anche per l’esenzione dei pedaggi sui valichi, in favore delle consociazioni religiose.

   Non solo. Via Romea Canavesana organizza un viaggio sulle orme dei templari di Isana, ma ci sono anche i progetti delle associazioni «Semi di Serra» (semidiserra.altervista.org, che propone un lentissimo giro tra le chiuse longobarde) e «La compagnia dell’asinello» (con un trekking someggiato, ossia accompagnato da asini, tra i boschi di castagni in Val di Susa; informazioni su www.lacompagniadellasinello.it ).

   Sconfinando in Lombardia, la Francigena raggiunge un’altra importante arteria. L’alta Lomellina, il tratto pavese, l’abbazia di Belgioioso. Quando, nel 990, il vescovo di Canterbury Sigeric tracciò la mappa della Francigena fino a Roma, non aveva in mente solo preghiere: nelle sue intenzioni il cammino dei pellegrini avrebbe dovuto anche rivitalizzare il territorio attraversato. «È quello che ci auguriamo oggi», sostiene Garancini che, con l’associazione Iubilantes, in Lombardia, organizza il Cammino di san Pietro Martire, da Cantù (ritrovo alle 8.45) fino al Santuario di Seveso, in quella strada dove il predicatore contro l’eresia catara cadde vittima di un agguato notturno.

   Se ci si sposta in Trentino si attraversa un tratto montano rilevante della «via italiana verso Compostela» e ci si aggancia al cammino di Santiago. La marcia da Flavon a Vigo di Ton è infatti il programma dell’associazione Santiago Anaunia (www.santiagoanaunia.it ), ovvero un altro sguardo sulla Val di Non, attraverso antichi rifugi gestiti dai Templari, eremi arroccati sulle montagne, piccole chiese nascoste dove gli ex voto testimoniano il radicato culto nei confronti di san Giacomo.

   Poi si scende in Emilia Romagna e, nuovamente, la fede si riallaccia alla storia in una trasfigurazione laica: la via dei monasteri regi di Valtolla (percorso proposto dalla Transitum Padi, da Castell’Arquato a Case Bonini) era la «scorciatoia» che i Longobardi consolidarono per arrivare velocemente in Lunigiana, evitando carestie e guerre.

AL CENTRO, NEL CUORE MISTICO DELL’ITALIA

Sulla Montagnola senese fino alle terre della Lunigiana, luoghi intessuti di leggende. Luni, antico porto d’imbarco verso Santiago, poi Massa. C’è il torrente Aulella: secondo la leggenda, al borgo di Regnano è sepolto un tesoro destinato a chi saprà resistere più a lungo al sonno.

   Da queste parti, intorno al XII secolo, passò l’abate islandese Nikulas di Munkathvera, protagonista di uno dei pellegrinaggi più lunghi della storia, dall’Islanda a Roma. Più semplicemente, per il tragitto che da Monteriggioni, nel Senese, arriva a Strove, proposto dall’associazione Walden (www.waldenviaggiapiedi.it ) bastano uno zaino ampio, scarponi «rodati» e alti alla caviglia e un abbigliamento a strati.

da www.narrantierranti.blogspot.it
da http://www.narrantierranti.blogspot.it

   Un tempo il pellegrino portava con sé una bisaccia (sacchetto di pelle animale), il bastone da viaggio, un cappello a larghe tese, e la pellegrina, mantello corto. «Oggi qualcuno si porta il Gps e un tablet per scrivere sui blog», scherza Alberto Conte, direttore di ItinerAria, che organizza il Festival della Viandanza da Radicofani a Monteriggioni dal 27 al 31 maggio.

   Poi, Assisi. Dritti al cuore e all’etimologia della Francigena (via Francesca) dove Monica Cardarelli e Francesco Gallo spostano l’asse sulla donna che fu vicina al «santo dei poveri» e tracciano il sentiero di Chiara, un percorso sentimentale, perché composto di pochi chilometri ma da percorrere in mezza giornata, dal Duomo alla basilica di Santa Chiara, con lentezza e un rispetto tutto laico per la donna che seppe tradurre le sue visioni mistiche in poesia (si può leggere La visione dello specchio, edito da Adelphi).

   Chi vive in Abruzzo invece vada all’Aquila: in una passeggiata nelle viscere della città ferita dal sisma, ci sarà una visita guidata con storici e archeologi (informazioni via email: snastro@gmail.com ). Le offerte raccolte dalla Giornata dei Cammini, andranno a finanziare la ricostruzione della Basilica di Collemaggio.

IL SUD E LE ISOLE, ARCIPELAGO DI STORIE

Le rotte del Sud lambiscono storie lontane, dove la religione si intreccia con l’avventura, la tentazione levantina della fuga verso Oriente. Il cammino di Leuca, in Salento (da Brindisi a Santa Maria di Leuca, dal 30 aprile al 5 maggio, informazioni su www.trekkingsalento.com ) era il terminale delle vie Francigene del sud. Oggi è una marcia attraverso geografie barocche e casali.

   Nel sentiero dell’associazione del Gemellaggio Lallio – Schongeising e Gruppo Archeologico Terra d’Otranto, c’è anche un tratto dell’Itinerarium burdigalense, uno dei più antichi, scritto nel 333-334 da un anonimo pellegrino durante il viaggio da Burdigala, Bordeaux, fino a Gerusalemme, con un ritorno attraverso Otranto (email: info@terradotranto.org ). Ci sono anche le strutture di accoglienza durante il tragitto, molte delle quali ricalcano quelle originali. Potevano essere locande, o disadorne chiese di campagna (tra l’Abruzzo e la Lucania, per esempio, offrivano riposo ai viandanti o ai pastori durante la transumanza).

   La Calabria propone un percorso attraverso i santuari mariani del Pollino (da Civita a Cerchiara di Calabria, informazioni via email: episarra@tiscali.it ).

   Quindi, la Sicilia. Avamposto della dominazione araba, nel Duomo di Monreale si trova un mosaico che raffigura Gesù vestito da pellegrino. A Palermo Itimed organizza una camminata dalla chiesa di Santa Cristina La Vetere al Capo (dalle 15.30) alla chiesa di San Nicolò all’Alberghiera, attraverso iconografie popolari come vestigia di antichi mercati rionali, luoghi di culto e palazzi storici.

   Infine, tornando ai mari occidentali, la Sardegna. Qui si cammina tra terre carsiche e villaggi rurali, non lontano dalle miniere di Iglesias. L’associazione Pozzo Sella Onlus guiderà i viandanti nei pressi dei paesi Corongiu e Tanì, in una grotta lungo un sentiero scavato nel travertino. «Qui – afferma Giampiero Pinna, l’organizzatore- hanno trovato sepoltura decine di uomini i cui resti scheletrici avrebbero bisogno di una sistemazione adeguata, come si conviene a un sito storico-archeologico».

   Ecco allora che proprio nella terra del Sulcis e dei suoi drammi sociali, la marcia riacquista quel valore laico e umano che nei secoli ha contrassegnato le idee, segnando il passo di battaglie civili o convinzioni filosofiche. «La cosa importante – conclude Garancini, che insieme ad altri presenterà la Giornata il 2 maggio, nella sede del Touring Club – è che la riscoperta del territorio ridiventi amore, cura, vitalità economico-sociale». (Roberta Scorranese)

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PROMUOVERE LA MOBILITÀ DOLCE

da http://www.retecamminifrancigeni.eu/

   Tutelare e valorizzare il “paesaggio” delle vie storiche di pellegrinaggio significa anche adoperarsi perché esse diventino, nella pratica di gestione del territorio e nella percezione dei cittadini, luoghi che qualifichino positivamente tale paesaggio: luoghi di benessere, di tutela della qualità della vita;

luoghi dove  camminare, pedalare, muoversi senza mezzi motorizzati sia piacevole e sicuro. Le vie di pellegrinaggio sono i luoghi della mobilità dolce, sono la sfida per uno sviluppo sostenibile.

Potrebbe nascere proprio da loro, da queste importanti “greenway” il “paesaggio sostenibile” di cui si sente sempre più la necessità.

   Promuovere i cammini di pellegrinaggio vuol dire dunque promuovere la mobilità dolce e lo sviluppo sostenibile di un territorio, tutelare la bellezza e peculiarità dei luoghi e la salute di chi li percorre. Vuol dire fare delle vie di pellegrinaggio non il veicolo di operazioni meramente turistiche, ma il luogo deputato alla tutela e alla riscoperta sostenibile del paesaggio italiano.

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LE CITTÀ E IL PEDONE

(da Wikipedia)

   In Europa il 30% dei tragitti effettuati in automobile copre distanze inferiori ai 3 km. Questa distanza, soprattutto in ambito urbano, potrebbe essere percorsa in breve tempo in bicicletta oppure a piedi.

   Prima dell’avvento dell’automobile, le città venivano costruite in modo tale da massimizzare gli spostamenti, per cui la densità degli edifici era tale che in poco spazio si trovavano tutti i principali servizi e il cittadino poteva raggiungerli a piedi.

   L’automobile ha condizionato l’urbanistica moderna che si è indirizzata verso modelli insediativi basati su sistemi di mobilità “veloci” in grado di coprire ampi spazi, privilegiando lo sviluppo esteso della città. A livello territoriale questa pianificazione ha prodotto lo sprawling, cioè la diffusione del costruito nel territorio correlato al cosiddetto consumo di suolo.

   In città l’uso delle auto ha prodotto nuove forme di degrado: inquinamento acustico e dell’aria, incidenti e diminuzione della vivibilità degli spazi urbani, sottraendo ai pedoni gli spazi pubblici che costituivano luoghi d’incontro e di socializzazione.

   Alcune città del Nord Europa, spinte da una cultura ecologica e da politiche basate sul concetto di eco-comunity, già dagli anni ’70 avevano iniziato a ripensare all’organizzazione dello spazio, con l’allontanamento del traffico privato dal centro città (Stoccolma, Edimburgo, Oslo, Londra, Copenaghen, Amsterdam). Questi interventi hanno consentito un miglioramento del comfort urbano.

   Questo fenomeno, basato sulla riqualificazione degli spazi urbani e sull’incentivazione dei modi di spostamenti ecologici, si afferma con lentezza in Italia.

AZIONI PER LA MOBILITÀ PEDONALE IN AMBITO URBANO

Le politiche che promuovono la mobilità pedonale sono finalizzate a:

– valorizzare i luoghi d’incontro (piazze, aree verdi) connettendoli fra loro e rendendoli facilmente raggiungibili;

– promuovere lo sviluppo culturale e il miglioramento ecologico della città.

– aumentare gli scambi tra i quartieri.

   Le soluzioni tecniche fanno riferimento a due diversi approcci:

– la netta separazione dei flussi;

– la coesistenza dei flussi.

   In Italia è generalmente prevalso il primo approccio con la realizzazione delle isole pedonali in alcune parti di città (generalmente nei centri storici); tale soluzione ha però riproposto un nuovo tipo di zonizzazione che ha snaturato il carattere continuo della città, accentuando la cesura tra parti vecchie e nuove.

   L’approccio del secondo tipo, noto anche come moderazione del traffico, prevede la realizzazione di zone 30 km/h in cui i guidatori sono esortati a ridurre la velocità e a prestare attenzione al fatto che pedoni e ciclisti sono parte degli elementi naturali della strada.

   L’isola ambientale definita dalle zone 30 km/h favorisce la vivibilità a scala di quartiere grazie alla presenza di servizi, attrezzature, aspetti paesaggistici ed architettonici che soddisfano maggiormente le esigenze quotidiane degli abitanti.

   Gli interventi per la mobilità pedonale rientrano nelle seguenti tipologie:

– riduzione del traffico automobilistico e realizzazione di autorimesse per liberare lo spazio stradale dalle automobili;

– rendere confortevoli gli spostamenti a piedi con l’arredo urbano (verde, panchine, pavimentazioni);

– realizzazione di una rete di percorsi pedonali con adeguate caratteristiche: privi di barriere architettoniche, confortevoli, continui nelle intersezioni stradali(per dare precedenza ai pedoni), protetti per garantire condizioni di sicurezza rispetto agli automezzi.

PEDIPLAN

Prende il nome di Pediplan lo strumento di pianificazione della rete dei percorsi pedonali che comprende il programma degli interventi di manutenzione e miglioramento dei percorsi stessi, con azioni di messa in sicurezza delle intersezioni o di eliminazione delle barriere architettoniche. (da Wikipedia)

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IL PIEDIBUS

   Il Piedibus è l’esempio più semplice e più tipico di mobilità sostenibile: naturale e non artificiale. È un mezzo di trasporto speciale, ma nello stesso tempo anche il più semplice che si possa immaginare: il sistema più sano, sicuro, divertente e soprattutto ecologico per andare e tornare da scuola. Piedibus ha la stessa funzione di uno scuolabus, perché è formato da un gruppo di bambini “passeggeri” e da due o più adulti “autisti” e “controllori”, con la differenza che tutti si muovono a piedi.
Il progetto rappresenta un passo concreto nella direzione di un minore impatto ambientale e in generale contribuisce al benessere dei cittadini, anche diffondendo tra i bambini sane abitudini di vita e stimolandoli a fare movimento. L’iniziativa è inoltre un’occasione per insegnare ai più piccoli a circolare autonomamente nei loro quartieri e rendendoli più sicuri di sé, sfruttando il tragitto casa-scuola come momento di socializzazione e divertimento. (da “la Stampa”)

PIEDIBUS
PIEDIBUS

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PROPOSTE

SENTIERO DEGLI DEI, DA BOLOGNA A FIRENZE CON WU MING 2

Dal sito www.compagniadeicammini.it/

CAMMINO SPECIALE, CAMMINO D’AUTORE

Prossimo viaggio con Wu Ming 2: dal 6 al 11 settembre 2013

   Oggi, se qualcuno ci parla della “Bologna-Firenze”, ci viene in mente un’autostrada e forse anche il suo raddoppio, la cosiddetta Variante di Valico. Prima del 1960, però, per andare a motore da una città all’altra si usava la statale della Futa, teatro di sorpassi e incidenti in quasi tutte le edizioni della Mille Miglia. Clemente Biondetti la vinse quattro volte e il bassorilievo che lo ricorda è proprio lì, al passo della Futa, sul muraglione costruito dal Granduca Leopoldo, per riparare i viandanti dalla tormenta. Poco più a sud, in mezzo alla faggeta, le lastre di arenaria di un’antica strada romana hanno lo stesso colore della vela di pietra che spicca in cima alla montagna, nel cimitero militare germanico più grande d’Italia.

Con la TAV da Bologna a Firenze a 120 km all’ora in 37 minuti. Con Wu Ming 2 a piedi da piazza Maggiore a piazza della Signoria a 5 km all’ora in 5 giorni. Il secondo volume della collana diretta da Erico Brizzi e Marcello Fini. Con un inserto fotografico, mappe, informazioni utili per camminare sulle tracce di Wu Ming 2 (EDICICLO editore € 17,50 pag. 208)
Con la TAV da Bologna a Firenze a 120 km all’ora in 37 minuti. Con Wu Ming 2 a piedi da piazza Maggiore a piazza della Signoria a 5 km all’ora in 5 giorni. Il secondo volume della collana diretta da Erico Brizzi e Marcello Fini. Con un inserto fotografico, mappe, informazioni utili per camminare sulle tracce di Wu Ming 2 (EDICICLO editore € 17,50 pag. 208)

   Oggi, di fronte alla stazione di Bologna, c’è una grande aiuola, con il bordo di basalto nero. Al centro, un praticello male in arnese, due cespugli, qualche bandiera al vento. Fino a qualche mese fa, spuntava da quell’erba il monolito di Trenitalia, eretto per celebrare l’inaugurazione della TAV, la linea ferroviaria ad Alta Velocità che va in trentacinque minuti da Bologna e Firenze. Nel 1937, in quello stesso punto, venne eretta una fontana monumentale, dedicata ai 99 minatori caduti sul lavoro, mentre aprivano le gallerie della ferrovia Direttissima. Anche il passaggio della TAV ha mietuto vittime – uomini, sorgenti, fiumi, animali, boschi, luoghi – ma di esse non c’era alcuna traccia, sulla stele celebrativa. La fontana monumentale fascista venne distrutta in un bombardamento alleato del 1943. L’Appennino tra Bologna e Firenze viene distrutto quasi ogni giorno in nome di un progresso che si dichiara “naturale”, “l’unico possibile”.

   Per fortuna, è un territorio abituato alla Resistenza, e ancora non si è lasciato conquistare. La Via degli Dei è un percorso a piedi che va da Piazza Maggiore (Bologna) a Piazza della Signoria (Firenze) in cinque giorni di cammino. In alcuni punti ricalca l’antica via romani Flaminia Militare, in altri segue semplici tracce, in altri ancora l’asfalto della viabilità secondaria. Ovunque offre storie, incontri, paesaggi di grande armonia e qualche testimonianza scomoda di inutili scempi ambientali. È un tragitto selvatico, ruspante, che si può leggere come un libro ad ogni passo, un raccolta di racconti scritti dall’Uomo e dalla Natura, nel loro indistricabile, millenario rapporto. Per tutti quelli che hanno preso l’Alta Velocità almeno una volta, e sono rimasti delusi da quell’esperienza di teletrasporto al buio. Per chi ha visto questi paesaggi dal finestrino di un’auto, e li ricorda con quella strana nostalgia, che prende spesso quando si viaggia troppo in fretta. Per chi ancora non è salito sulla TAV, e immagina cosa ci si perde, a guadagnare tempo. Per chi l’Appennino lo conosce già, e sa che lassù c’è sempre qualche nuova storia da scoprire e raccontare.
Wu Ming 2

Programma

Ven 7 Settembre: ritrovo a Bologna, Stazione FS ore 8 – Inizio trekking, da Bologna a Badolo 23 km – dislivello 580 m. in salita, 220 m in discesa (bed&breakfast)
Sab 8 Settembre: da Badolo a Madonna dei Fornelli – 23 km – dislivello 900 m in salita, 420 m in discesa (albergo)
Dom 9 Settembre: da Madonna dei Fornelli a Traversa – 17 km – dislivello 560 m in salita, 530 m in discesa (albergo)
Lun 10 Settembre: da Traversa a S.Piero a Sieve – 22 km – dislivello 300 m in salita, 910 m in discesa (b&b)
Mar 11 Settembre: da S.Piero a Sieve a Fiesole – 20 km – dislivello 955 m in salita, 950 m in discesa (albergo)
Mer 12 Settembre: da Fiesole a Firenze – 10 km – dislivello 200 m in discesa – Arrivo alla Stazione FS

Altre informazioni utili

PARTENZA: venerdì 7 settembre, alle ore 8 alla stazione ferroviaria di Bologna
RIENTRO: mercoledì 12 settembre, da Firenze stazione ferroviaria alle ore 13 circa

Cosa portare: scarponcini da trekking e abbigliamento da escursionismo, borraccia (una scheda dettagliata di cosa mettere nello zaino vi sarà inviata al momento dell’iscrizione)
Notti: si dorme in alberghi, b&b, locande, le camere sono a 2-3 letti

CAMMINI D’AUTORE: è una linea di viaggi nuova, in cui scrittori (ma anche pittori, musicisti, e altri artisti) camminano accompagnando piccoli gruppi su percorsi a loro noti e per loro significativi. “Cammini d’autore” significa essere accompagnati alla scoperta di un territorio da chi ne ha conoscenza diretta, e da chi vi ha tratto ispirazione per la propria arte – territorio raccontato o dipinto, fotografato o in altro modo trasfigurato. Significa anche essere accompagnati dall’autore nella propria arte, essere introdotti ai segreti delle diverse tecniche espressive. Un laboratorio in cammino. Gli autori non sono guide, aspettatevi da loro un rapporto diverso, sono interpreti del viaggio.

GUIDA: questo viaggio NON ha una guida. È un viaggio speciale e voi che lo avete scelto, lo sapete. È importante precisare il ruolo dell’autore che accompagna il gruppo. Giovanni (in arte Wu Ming 2) è uno scrittore, non una guida. Quindi non avrà il ruolo classico di essere al servizio delle esigenze pratiche del gruppo, che ognuno dovrà gestire con indipendenza e responsabilità, ma avrà un ruolo più intellettuale e creativo. Per qualsiasi comunicazione o richiesta di informazioni precedenti al viaggio fate dunque riferimento alla segreteria della Compagnia dei Cammini.

N.B.: Consigliamo di lasciare a casa il telefono cellulare. Offriamo ai partecipanti ai viaggi il lusso di essere irreperibili per alcuni giorni. Nella nostra quotidianità infatti è impossibile esserlo, e il viaggio invece ci può regalare un momento solo per noi, nel nostro qui e ora. Se avete la necessità di avere il telefono cellulare con voi sappiate che però durante i Cammini della Compagnia si può tenerlo acceso solo alla sera dopo ogni tappa e al mattino prima di partire. Mai durante il cammino, comprese le soste. Se volete lasciare a casa il telefono, sempre incontreremo quelli pubblici. Il Cammino è un cammino di gruppo e del qui e ora, il cellulare, l’I-pod e oggetti simili non permettono di godere a pieno dell’esperienza di cammino che come Compagnia dei Cammini proponiamo.

INFORMAZIONI: tel. 0439 026029   |  info@cammini.eu

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PROPOSTE

LUNGO LE FERROVIE DIMENTICATE, A PIEDI O IN BICI

da http://viaggi.virgilio.it/reportage/europa/italia/

   Due secoli fa, in tutta Italia, furono costruiti chilometri e chilometri di linee ferroviarie. Furono solcate colline, bucate montagne, tagliate intere pianure.

Un gran numero di quelle linee non furono mai percorse da alcun treno. Altre furono attive per un periodo di tempo limitato e altre ancora lo furono per più anni. Il nostro territorio è stato segnato profondamente e il reticolo ferroviario dimenticato è diventato un itinerario turistico che viene ricordato ogni anno in occasione della Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, giunta quest’anno alla sesta edizione e che si celebra il 3 marzo.

Ogni regione ha almeno un tratto di ferrovia dimenticato che è stato recuperato e trasformato in itinerario turistico.

Ecco i più belli.

VALLE D’AOSTA – FERROVIA AOSTA – PRE’ SAINT DIDIER
La linea si snoda lungo la Valdigne tra Aosta e Pre’ Saint Didier, collegate in 50 minuti, fermando in 10 stazioni.

LIGURIA – L’EX FERROVIA DEL PONENTE LIGURE
Un percorso di 36 chilometri sulla ciclopista che tocca San Lorenzo al Mare, Sanremo e Ospedaletti. Si percorre anche la nuova pista ciclabile lungo il Torrente Argentina che porta al borgo medioevale di Taggia.

LOMBARDIA – TRENOBLU 2013
La regione Lombardia offre numerose escursioni. Tra queste, una camminata su sentiero sterrato di circa 6 km della ferrovia Palazzolo sull’Oglio Paratico Sarnico, adatto ad adulti e ragazzi. Oppure un itinerario in bicicletta lungo la linea dismessa Saronno – Seregno.

VENETO – IL TRENINO DI MONTAGNA: LA CREMALIERA
Un’escursione a piedi che segue il vecchio tracciato della “Vaca Mora” dell’Altopiano di Asiago. Il percorso si snoda a partire dai resti del ponte sull’Astico per 12 km circa fino ad arrivare a Campiello, attraversando la Val Canaglia, compiendo curve e passando vecchie gallerie.

FRIULI VENEZIA GIULIA – TRATTA UDINE – MAJANO
Una gita in bicicletta per circa 35 km su ciclopiste e strade secondarie senza traffico tra Pagnacco e Colloredo di Monte Albano.

EMILIA ROMAGNA – VIAGGIO SULLA PORRETTANA
Un’escursione in parte in treno e in parte con un percorso di trekking nella zona dove furono maggiori le opere di ingegneria civile che fanno della linea Ferroviaria della Porrettana un vero patrimonio da non dimenticare. Il viaggio che dura circa un’ora risale la valle del Reno toccando diversi punti storici e paesaggistici di notevole interesse, dalla Rupe di Sasso Marconi, alla cittadina di Marzabotto, l’antica Misa Etrusca fino a Porretta Terme.

TOSCANA – ALLA RICERCA DEL TRENO PERDUTO
Anche la Toscana offre molti itinerari lungo i tratti di ferrovie dimenticati. Il tratto ‘perduto’ va da Saline di Volterra a Volterra, 9 km di escursione a piedi lungo il tracciato della vecchia ferrovia. Originale è l’itinerario lungo l’ex Ferrovia Marmifera che tocca Carrara, Colonnata e Fantiscritti con un percorso in bicicletta di circa 30km, nello scenario delle cave di marmo e con il conforto della buona cucina a base del famoso lardo.

MARCHE – DA FERMO A PORTO S. GIORGIO
Un itinerario ecologico, culturale e gastronomico a piedi sulle tracce della vecchia linea ferroviaria Adriatico-Appennino (57 km), che collegava la montagna e la collina alla costa. Il percorso, di circa 11 km, adatto a tutte le età, si snoda dal centro storico di Fermo fino al mare Adriatico.

UMBRIA – LA FERROVIA “SVIZZERA”
L’itinerario si snoda lungo l’ex ferrovia Spoleto – Norcia, chiusa nel 1968, che metteva in collegamento la trasversale Roma – Ancona con la Valnerina, superando i contrafforti appenninici con vertiginosi tratti elicoidali e arditi ponti e gallerie. La ferrovia proseguiva per la stazione di Serravalle, nella Gola del Corno, e permetteva ai pellegrini di raggiungere il Santuario di Cascia. Terminava nella piana di Norcia con una stazione unita alla sovrastante cittadina da uno splendido viale alberato.

LAZIO – CAMMINA FRANCIGENA
Anche nel Lazio gli itinerari non mancano. La ferrovia per il tratto che va da Viterbo a Orte costeggia la Via Francigena, il percorso che parte da Canterbury, in Gran Bretagna, arriva a Roma, un cammino su cui sono passati milioni di pellegrini. Da provare anche la vecchia ferrovia Roma – Fiuggi a scartamento ridotto. Inaugurata nel 1916 fu dismessa nel 1984. E’ stata trasformata in una bellissima pista ciclabile fruibile anche agli escursionisti.

MOLISE – IN TRENO SULLA TRANSIBERIANA D’ITALIA
Un treno turistico percorre la ferrovia da Sulmona a Isernia su quel tratto chiamato ‘Transiberiana d’Italia’.

CAMPANIA – IL TRENO HA FISCHIATO
Dopo 25 anni di sospensione riprende il via il treno nel Vallo di Diano che eprcorre la tratta Sicignano degli Alburni – Lagonegro.

PUGLIA – I FILARI DI UN TRENO DI VINO
Ciclo-escursione nel territorio del Comune di Conversano, tra stazioni, binari, filari di vigna e cantine per descrivere la nascita delle ferrovie nel sud est d’Italia con visita alle cantine ed illustrazione storica, architettonica ed ambientale dei luoghi del territorio e della produzione del vino.

BASILICATA – A PIEDI E IN BICI
Nel territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, l’itinerario è lungo la tratta che comprende Lagonegro, Castrovillari e Spezzano Albanese, a pochi chilometri dalla splendida costa tirrenica di Maratea, dal Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e dal Parco Nazionale del Pollino.

CALABRIA – IN BICI E CON LE CIASPOLE
Escursione in bicicletta e con le ciaspole lungo la ex ferrovia Cosenza – San Giovanni in Fiore. E’ prevista anche la visita al Piccolo Museo della Stazione di San Nicola.

SICILIA – IL BINARIO 1
Una entusiasmante escursione di 30 km sulla mountain bike nel vecchio tracciato ferrato Bivona Contuberna che collegava il paese montano con Lercara Friddi. La linea, dismessa nel 1959, è caratterizzata da vecchie stazioni, caselli, ponti e una galleria attraversabile.

SARDEGNA – SA BIA DE SA MENA
Ovvero la via della Miniera. Un cammino lungo la via pedonale percorsa nell’Ottocento dai Minatori e Cernitrici, fra l’abitato di Guspini e il cantiere di Picca Linna. Ritorno lungo la ferrovia mineraria abbandonata che trasportava il minerale da Montevecchio alla fonderia di San Gavino.

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LA VIA FRANCIGENA DI SIDERICO

dal sito www.camminideuropa.eu/

– L’itinerario europeo percorso dall’Arcivescovo di Canterbury di ritorno da Roma –

   La Via Francigena ha rappresentato nel corso dei secoli, fin dall’alto medioevo, l’itinerario seguito dai pellegrini dell’Europa del centro-nord, per raggiungere Roma, sede del Papato e cuore della Cristianità.

   Quella che oggi si conosce come Via Francigena è l’itinerario di 1.800 km. (80 tappe) percorso in 79 giorni dall’Arcivescovo Sigerico nell’anno 990 per ritornare a Canterbury da Roma dopo l’investitura del Pallio Arcivescovile da parte del Papa Giovanni XV.

   Sigerico, su invito del Pontefice, annotò tutte le tappe, una per giorno, che lo riportavano in Gran Bretagna attraverso l’Europa. Il suo diario è quindi la più autentica testimonianza del tracciato della Via Francigena da Roma fino al canale della Manica di quell’epoca.

   L’appellativo “Francigena” non indicava solo un tracciato devozionale ad esclusivo uso dei pellegrini, ma una via percorsa da mercanti, eserciti, uomini politici e di cultura, creando così un canale primario di comunicazione e di scambio e permettendo tutte quelle interrelazioni che portarono alla sostanziale unità della cultura Europea tra X e XIII Secolo.

CAMMINI FRANCHIGENI
CAMMINI FRANCHIGENI

   Con gli uomini e le merci la Via Francigena portò le idee, le innovazioni tecniche e ideologiche, favorendo il confronto e le integrazioni delle varie correnti culturali.

   La via di Sigerico diventa così un’occasione per la conoscenza dell’identità culturale europea nei suoi aspetti storici, artistici e religiosi oltre che una vera opportunità di valorizzazione territoriale dei luoghi attraversati.

   Lungo questo percorso esistevano numerose tappe per il ristoro dello Spirito e del corpo, per questo all’interno del territorio è possibile ancora oggi, incontrare una serie di testimonianze romaniche che ci portano a rivivere le suggestioni del tempo.

   E’ in ogni caso intuibile, che non si può parlare di Via Francigena come di un tracciato ben definito, ma di un insieme di strade e sentieri. Il cammino del pellegrino non era quindi un itinerario singolo, bensì una rete di strade e sentieri utilizzati secondo le stagioni, gli eventi politici e dall’Ordine Religioso di appartenenza degli stessi viandanti che incontravano spesso paludi, acquitrini, tratti di bosco impenetrabili, condizioni atmosferiche avverse, animali pericolosi, banditismo. Questi imprevisti costringevano spesso i pellegrini a cercare percorsi più agevoli e sicuri, creando così innumerevoli varianti locali, fermo restando l’itinerario di base.

   Il percorso ufficiale, fedele a quello narrato dall’Arcivescono nei suoi Diari, è articolato in 79 tappe e da Canterbury, attraversando la Francia e la Svizzera, entra in Italia per giungere a Roma. Ha una lunghezza di 1.800 Km e, nel tratto italiano, attraversa sette regioni – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria , Toscana, Lazio – e 140 Comuni, per un totale di 44 tappe. La Via Francigena inglese si snoda lungo un breve tratto (27 Km circa), che va da Canterbury a Dover, che coincide con la North Downs Way. Dopo aver attraversato lo Stretto della Manica, il pellegrino approda in Francia, precisamente nel Nord-Pas-de-Calais. Le altre regioni francesi interessate dal percorso sono: la Champagne-Ardenne, la Picardie et la Franche-Comté. Lasciata alle spalle la Francia, la Via Francigena attraversa la Svizzera nei cantoni di Vaud e Valais.

LA VIA FRANCIGENA IN ITALIA

Fra i numerosi percorsi “romei” che da varie parti d’Europa e d’Italia raggiungevano la capitale della cristianità, uno dei più anticamente documentati è l’itinerario detto “Via Francigena” o via “francesca”, via, cioè, proveniente dalla Francia.

   La sua origine risale all’età longobarda: quando infatti i Longobardi nel sec. VI stabilirono il proprio dominio sull’Italia settentrionale e centro-meridionale, creando un regno con capitale Pavia, si trovarono costretti, per raggiungere i propri ducati al di là dell’Appennino, a cercare un percorso sicuro, lontano dagli itinerari romagnoli e liguri, di origine romana e certamente più comodi ma ormai controllati dai bizantini, i loro nemici irriducibili.

   Diedero così impulso al percorso di Monte Bardone (Mons Langobardorum), fra Fornovo, Berceto e Pontremoli, corrispondente grosso modo all’attuale passo della Cisa, attraverso cui raggiungere l’antico scalo marittimo di Luni, alla foce del Magra, e la Tuscia. Quando poi ai Longobardi subentrarono i Franchi, il percorso venne ampliato e consolidato in direzione della Francia (da cui il nome di “francigena”, attestato per la prima volta, non a caso, in documenti di questo periodo) e in direzione di Roma e del papato, che in Carlo Magno e nei Franchi aveva trovato preziosi alleati.

   Probabilmente fu allora che, con il consolidarsi dei traffici in direzione nord-sud, prese deciso impulso anche il pellegrinaggio verso i luoghi sacri della Città Eterna. Va sempre ricordato, però, che non si trattava propriamente di “una” strada ma di un'”area-strada”, di un insieme di percorsi usati in tempi diversi e forse con funzione diversa, a seconda dei tipi di traffico e delle vicende politiche, topografiche e climatiche delle varie zone.

   Non una sola Francigena, dunque, ma “tante” Francigene, confluenti tra di loro in alcuni punti nodali.

I più frequentati valichi “francigeni” attraverso le Alpi erano il Monginevro e il Moncenisio, confluenti, nel versante italiano, nel nodo viario di Susa. Altri punti di accesso erano il Grande e il Piccolo S. Bernardo, il cui sbocco sul versante italiano è la valle d’Aosta. Fra tutti questi valichi, uno dei più frequentati dai pellegrini fu certamente quello del Moncenisio, il cui percorso di accesso all’Italia è segnato dall’antichissima abbazia di Novalesa e dalla Sacra di S. Michele, sorta nelle vicinanze del luogo che vide l’esercito di Carlo Magno aggirare a sorpresa lo sbarramento posto dall’esercito di Adelchi, figlio di Desiderio, ultimo re longobardo, di manzoniana memoria.

   Altre tappe fondamentali furono Pavia, ex capitale longobarda, Piacenza, nodo viario importantissimo, Fidenza, punto di snodo fra i percorsi di pianura e il valico di Monte Bardone, e sul tratto appenninico, le città di Fornovo e di Berceto. Al di là degli Appennini, il percorso toccava Pontremoli e Luni. La decadenza del porto di Luni, avvenuta a partire dal sec. VIII, portò allo sviluppo di Sarzana, di Massa e Pietrasanta, che, collocate lungo l’antica direttrice della via consolare Aurelia, divennero punti fondamentali del transito francigeno.

   Dopo Pietrasanta, lasciata la zona costiera, insicura a causa delle incursioni piratesche, il percorso più frequentato toccava Camaiore, Lucca, Altopascio, splendido esempio di centro di assistenza ed ospitalità tra i meglio organizzati dell’Europa medioevale.
Dopo Altopascio, il tracciato della Francigena toccava la Val d’Elsa e Siena.

   Da lì si innestava sulla Cassia romana, toccando Acquapendente, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Capranica, Sutri, Monterosi. Alla Storta, nei pressi di Roma, i pellegrini preferivano lasciare la Cassia, che attraversava zone malsane e pericolose, per seguire l’antica Via Triumphalis ed arrivavano al Vaticano dal monte Mario, detto Mons Gaudii (“monte della gioia”).
L’accesso al piazzale della basilica di S. Pietro avveniva dal lato destro, dalla via del Pellegrino e dalla Porta Sancti Pellegrini lungo un tratto di strada che, non a caso, venne a lungo chiamato Ruga Francisca, “strada dei francesi”.

   Sulla Francigena, come sul Cammino di Santiago, si è fatta la comune civiltà europea.
Per queste ragioni nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto alla Via Francigena la dignità di “Itinerario Culturale Europeo”, al pari del Cammino di Santiago diretto alla tomba dell’apostolo Giacomo, difensore della cristianità.

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MAPPA GENERALE DEI CAMMINI D’EUROPA www.camminideuropa.eu/default.asp?s=153
MAPPA GENERALE DEI CAMMINI D’EUROPA http://www.camminideuropa.eu/default.asp?s=153

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“CAMMINARE” DI HENRY DAVID THOREAU

di Marina Raccanelli, dal sito www.viadellebelledonne.wordpress.com/

   Henry David Thoreau nacque nel 1817 a Concord, città del Massachusset: stato americano che le persone della mia età ricordano per una canzone dei Bee Gees, sorella della più famosa S.Francisco, inno alla pace contro la guerra nel Vietnam.

   L’accostamento non è casuale: Thoreau, allievo del filosofo trascendentalista e teologo Ralph Waldo Emerson, autore del saggio “Nature”, volle non solo aderire teoricamente alle idee ecologiste e pacifiste del suo maestro, propagarle e svilupparle con scritti e conferenze, ma anche metterle in pratica. Il congenito pragmatismo americano divenne in lui voglia di azione, irrequietudine mentale e fisica portate alle massime conseguenze. Così, per opporsi alla guerra degli Stati Uniti contro il Messico, inventò la “disobbedienza civile”, e finì per breve tempo in prigione per essersi rifiutato di pagare le tasse.

HENRY DAVID THOREAU - "Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino"
HENRY DAVID THOREAU – “Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino”

   Nel 1845, costruì con le sue mani una capanna di legno in una località isolata presso il lago Walden, e lì rimase per ben due anni in isolamento totale, per sperimentare le importanti evoluzioni psico-fisiche cui porta il contatto con la natura selvaggia, e poter poi dimostrare all’umanità la sferzata di energia e idealismo che ne conseguono. A questo scopo, scrisse “Walden, ovvero la vita nei boschi”, che pubblicò con grande successo nel 1854.

   Ma non basta: vivere in mezzo agli alberi e alle paludi va bene, ma bisogna, anche e soprattutto, camminare. Ogni giorno, dalla sua capanna nei boschi, Thoreau si dirigeva nel folto camminando ogni volta in una direzione diversa per almeno quattro ore, e riteneva una giornata persa quella in cui non l’avesse fatto. Da questa sua esperienza nacque una serie di conferenze e poi un libro, pubblicato poco prima di morire, nel 1862, “Walking, or the Wild”; una traduzione in italiano, attuata da Maria Antonietta Prina, è stata recentemente proposta a cura di Massimo Jevolella nella collana “Saggezze”, nell’ambito degli Oscar Mondadori.

   Attenzione, però: nella teoria e nella pratica di Thoreau, camminare non significa mettere passivamente un passo dietro l’altro. Non è neppure una semplice pratica salutistica, sebbene siano da prendere in considerazione le sue benefiche conseguenze sul corpo e sul’inquietudine nervosa.

   Il vero “camminatore” deve sapersi staccare completamente dai suoi banali pensieri quotidiani; quindi, attua dentro di sè una sorta di tabula rasa che gli permettere di entrare in sintonia con le piante, i minerali, gli animali intorno a lui, con la natura tutta nel suo essere incontaminata e selvaggia, in grado quindi di collegare l’individuo con la parte vera di se stesso.

   “Nel corso della mia vita ho incontrato non più di una o due persone che comprendessero l’arte del Camminare, ossia di fare passeggiate, che avessero il genio, per così dire, del vagabondare, termine splendidamente tratto da “genti oziose che nel Medioevo percorrevano il paese chiedendo l’elemosina con il pretesto di recarsi à la Sainte Terre”, sin quando i bambini cominciarono a gridare: “Ecco là un Sainte Terre!”, un Vagabondo, un Terra Santa. …Perché ogni vagabondaggio è una sorta di crociata, predicata dal San Pietro l’Eremita che è in noi, per indurci a uscire e riconquistare la Terra Santa dalle mani degli infedeli.”(1)

   Le parole di Thoreau si fanno ispirate, quasi profetiche: camminatori si nasce, non si diventa; ci vuole un genio particolare per intendere che cosa sia questa attività in apparenza banale, ma che comporta profonde trasformazioni interiori se compiuta con lo spirito giusto. Anche un viaggio relativamente breve diviene un cammino decisivo per l’uomo che lo fa in perfetta consapevolezza, in modo simile alla meditazione attuata passeggiando dei monaci buddisti.

   “È vero, siamo dei crociati miserabili, e lo sono anche quei camminatori che, ai nostri giorni, non affrontano imprese tenaci e di lunga durata. Le nostre spedizioni non sono altro che gite, e ci ritroviamo, la sera, accanto al vecchio focolare da cui siamo partiti. Per metà del cammino non facciamo che ritornare sui nostri passi. Dovremmo avanzare, anche sul percorso più breve, con imperituro spirito d’avventura, come se non dovessimo mai far ritorno, preparati a rimandare, come reliquie, i nostri cuori imbalsamati nei loro desolati regni. Se sei pronto a lasciare il padre e la madre, e il fratello e la sorella, e la moglie e il figlio e gli amici, e a non rivederli mai più; se hai pagato i tuoi debiti, e fatto testamento; se hai sistemato i tuoi affari, e se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino.”

   Parole estreme, queste: derivano da quel vangelo tutt’altro che edulcorato, che imponeva ai convertiti di tagliare i ponti con il mondo, rifiutando ogni compromesso in nome dell’unico, vero amore per Cristo. Parole come spade, linfa ardente per i martiri, non discorsi atti a giustificare troppo tiepidi convertiti. Ma la religione di Thoreau, con tutti i suoi influssi linguistici di diretta ascendenza biblica, è la religione dell’uomo in quanto essere razionale in profonda comunione con la natura; inoltre, l’umanità deve vivere non staticamente bensì in perpetuo progresso, e la fase iniziale di questa evoluzione si può attuare solo con un movimento che coinvolga totalmente gli individui. Quindi, come hanno fatto gli antichi Ebrei, bisogna mettersi in cammino.CAMMINARE DI HENRY DAVID THOREAU

   Naturalmente, camminare in un parco artificiale, in un orto o in un giardino, è qualcosa che Thoreau non concepisce neppure; bisogna avere intorno a sè alberi non piantati dall’uomo, e la strada che si fa non può essere una strada che conduce ad una località precisa. Le strade costruite per trasportare merci e condurre esseri umani in mezzo ai propri simili, le strade del profitto e del commercio, non sono adeguate alle sue esigenze di purificazione; solo alcune strade deserte e abbandonate, che si perdono nelle foreste e non adempiono più alla loro funzione originaria, non guastano il fascino intatto della natura e possono essere percorse con profitto.

   “La vita è stato selvaggio. Quel che è più vivo è più selvaggio, e quel che non è ancora soggetto all’uomo lo rinvigorisce. È come se colui che si è spinto avanti incessantemente, senza mai cercare riposo dalle proprie fatiche, crescendo saldo e chiedendo molto, si fosse trovato sempre in paesi sconosciuti, in luoghi selvaggi, circondato dal materiale grezzo della vita. Come se si fosse inerpicato sui rami degli alberi nella foresta primitiva.”

   Da buon americano, Thoreau si entusiasma per le bellezze della sua terra, arrivando a dire che perfino la Luna è più grande che in Europa; in questo volumetto umorale ed estroso, accanto alle osservazioni personali, alle sue esperienze ed alle esortazioni palpitanti verso il prossimo, che si ostina a vivere chiuso fra quattro mura, con le gambe accavallate, lo scrittore traccia una singolare storia della civiltà, che, a suo vedere, nei millenni e nei secoli si è propagata da oriente ad occidente, per giungere lì dove lui vive, e dove cammina volgendosi sempre a ovest, quasi attratto da un’irresistibile calamita. Il progresso dell’umanità, il suo futuro, non tecnologico ma morale ed artistico, nasceranno nell’ovest dell’America: ci sarà una nuova mitologia, forte, viva e libera dagli schemi della civiltà come, secondo il suo sentire, l’Iliade, l’Amleto, le Scritture, gli antichi miti greci.

   “Camminare” si chiude con la visione di un tramonto favoloso, che illumina con una luce fulgida e purissima una terra selvaggiamente bella e serena, dove non è visibile traccia di esseri umani civilizzati:

“Così vagabondiamo verso la Terra Santa, finchè un giorno il sole splenderà più luminoso di quanto non abbia mai fatto, e illuminerà le nostre menti e i nostri cuori, e rischiarerà l’intera nostra vita con una grande luce che ci ridesterà, calda, serena e dorata come un raggio autunnale sulla riva di un fiume”. (4)

   Le metafore bibliche sono, come sempre in questo autore, evidenti (la luce, il sole, il fiume), e lo distanziano in parte dalla nostra sensibilità di europei del ventunesimo secolo; allo stesso modo, leggendolo avvertiamo l’influsso del “buon selvaggio”, tanto caro al vecchio Rousseau. Eppure, non possiamo disconoscere a Thoreau un’intuizione che, partendo da quella reazione alla Rivoluzione industriale, così diffusa in Inghilterra e non solo, arriva fino ad alcuni aspetti dell’ecologismo contemporaneo.

   Egli esorta gli uomini del suo tempo a bruciare steccati, per poter liberamente camminare nella terra di Dio che è di tutti, ma non appartiene a nessuno; li chiama a gioire delle cose vere ed incontaminate, e così facendo prepara la strada ad un nuovo sentire la natura, a un desiderio di genuinità, oggi diffusissimo e che periodicamente si è rinnovato, aumentando fino a diffondersi a livello mondiale.

Difficile dimenticare, poi, che Thoreau è stato l’antesignano per alcune modalità di protesta in seguito largamente diffuse, come soprattutto la disobbedienza civile; il mio pensiero corre anche, forse per semplice analogia, ad alcune modalità nelle manifestazioni, attuate con cartelli e passeggiate circolari, tipiche degli Stati Uniti.

   Prima di lui, per millenni gli uomini avevano camminato, nelle loro peregrinazioni preistoriche e in grandiosi esodi storici. Alcuni di questi si verificano ancora oggi, purtroppo.

   I Peripatetici e Rousseau meditavano camminando; un contemporaneo di Thoreau, Søren Kierkegaard, non riusciva a pensare creativamente se non durante le sue passeggiate a piedi. Dopo Thoreau, “camminare” è stata la passione di alcuni grandi scrittori, tra i quali Stevenson, Rimbaud, Hesse, Kerouac e Chatwin; fra gli italiani, Tiziano Terzani, Enrico Brizzi e Mauro Corona.

   Del resto, il nostro sommo poeta Dante Alighieri aveva iniziato la “Divina Commedia” con un endecasillabo dal pregnante significato simbolico: “Nel mezzo del cammin di nostra vita”, e la quasi totalità della sua opera si svolge con lo scrittore-protagonista che percorre i tre mondi dell’aldilà “camminando” accanto alle sue guide. (Marina Racanelli)

H.D. Thoreau, Camminare, Milano, Arnoldo Mondadori, 2009

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ESEMPI DI RISCOPERTA

L’ESPERIENZA DELLA RISCOPERTA DELLE STRADE ANTICHE DI CAMMINO AD ASIAGO

«…andiamo per le strade e i sentieri che gli itinerari ci indicano; scopriremo il nostro territorio; nuovo e singolare, inaspettato, dove storia e paesaggio, natura e lavoro degli uomini saranno nostri compagni in maniera insolita ed emozionante…» – Mario Rigoni Stern

Da:

https://geograficamente.wordpress.com/2011/11/16/riscoprire-in-ogni-luogo-i-percorsi-di-un-tempo-ora-abbandonati-la-proposta-di-una-rete-di-mobilita-dolce-per-laltopiano-dei-7-comuni-connessioni-fisiche-simboliche-del-territorio-in-cu/

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PROPOSTE

VIAGGIANDO A PIEDI PER L’EUROPA E INCONTRANDO ALTRI VIANDANTI

da http://www.retecamminifrancigeni.eu/  

I CAMMINI storici, culla del nostro domani: lo dice SERGIO VALZANIA, testimonial della GIORNATA:

   “Viaggiando a piedi per l’Europa e incontrando altri viandanti, credo di aver capito che i cammini sono infrastrutture di importanza decisiva per il futuro. Intendo dire che si tratta del luogo privilegiato per l’elaborazione del pensiero in base al quale si formerà il nostro domani. E’ lì infatti che una componente numerosa e qualificata della popolazione del continente, i giovani più curiosi e motivati insieme agli adulti che si impegnano a dare senso pieno al loro tempo libero, sviluppa una critica non teorica ai modelli di consumo e di vita oggi prevalenti nella nostra società. I viandanti realizzano una ricerca della felicità accorta e puntuale, una riflessione pratica sul vivere e conquistano quotidianamente e con fatica un benessere che riavvicina il corpo e la mente in modo nuovo, sconosciuto e all’inizio sorprendente. Dispiace che l’Italia sia un po’ indietro nelle attrezzature, peraltro essenziali, necessarie a questa pratica.”

   Domenica 5 maggio 2013: tutta l’Italia in cammino, nello stesso giorno, lungo antichi percorsi di fede e cultura, per riuscire a cogliere meglio l’identità dei luoghi, per tutelarli, per scoprire il nostro Paese con occhi diversi, più attenti e consapevoli: è la quinta Giornata Nazionale dei Cammini Francigeni promossa e organizzata dalla nostra “rete” di Associazioni impegnate nella tutela e valorizzazione di quell’immenso patrimonio ambientale e culturale che sono i Cammini storici e i Cammini di pellegrinaggio.

Che cosa fa la  GIORNATA?

NON si occupa solo di Via FRANCIGENA ma di ogni possibile cammino storico italiano, promuovendo a tutto campo l’approccio lento al nostro territorio e la sua riscoperta sostenibile.

– Anche quest’anno avrà un preciso impegno di solidarietà e di tutela: sarà infatti occasione per rinnovare la solidarietà con L’Aquila e il suo territorio, grazie anche alla sinergia con  la manifestazione “L’Aquila 5 maggio. Storici dell’arte  e ricostruzione civile” incontro di tutti gli storici dell’arte nel capoluogo abruzzese , per dire basta alla dimenticanza e all’abbandono. E proprio ad un monumento aquilano, la preziosa Basilica di S. Maria di Collemaggio saranno donate le offerte raccolte in occasione della GIORNATA, che auspichiamo generose.

– In più, si svolge quest’anno in sinergia con la RETE PER LA MOBILITA’ NUOVA, la grande manifestazione del 4 maggio 2013 per ripensare il nostro sistema dei trasporti  tenendo conto dei bisogni delle persone e della salvaguardia del territorio.

– La GIORNATA, insomma, mette ancora una volta in evidenza la fragilità del nostro bellissimo territorio e la necessità di promuovervi una nuova mobilità, lenta e comunque “sostenibile”.

  Che cosa  è la GIORNATA?

– la GIORNATA NAZIONALE DEI CAMMINI, FRANCIGENI e NON SOLO, è l’  “Evento delle Associazioni” e del Terzo Settore dei Cammini.

– la GIORNATA NAZIONALE DEI CAMMINI E’ L’EVENTO DI TUTTI: DI TUTTI COLORO CHE VOGLIONO PROPORRE IL CAMMINO COME FATTORE DI SCOPERTA E SVILUPPO DEL NOSTRO TERRITORIO.   LA GIORNATA E’ OCCASIONE PER FARE “MASSA CRITICA” SUI CAMMINI.  

PER QUESTO, alla GIORNATA sono INVITATI AD ADERIRE, non solo come utenti/pellegrini/camminanti, ma anche come ORGANIZZATORI DI EVENTI, TUTTI COLORO CHE VEDONO NEL CAMMINO UN FATTORE DI CRESCITA DEL NOSTRO TERRITORIO.

Partecipate, organizzate, e seguite il crescere degli eventi su questo sito nelle pagine dedicate.

ADERIRE come organizzatori alla GIORNATA E’ FACILISSIMO: basta compilare l’apposito form  in questo sito dove il vs. evento sarà pubblicato in tempi rapidi.

ADERIRE COME “UTENTI” è ancora più facile: andate alla pagina della GIORNATA e scegliete il vs evento, contattando gli organizzatori. 

Infine, mandateci il vs video o il vs slide show della GIORNATA: lo pubblicheremo su apposito canale Youtube
Lo presenteremo, insieme agli  altri video o ad una loro selezione, il 25 settembre a Roma presso la prestigiosa sede della  Associazione CIVITA
ente collaboratore della GIORNATA. Sarà un evento della nuova edizione del Festival della Via Francigena.

Partecipate/organizzate, per  scoprire e far scoprire il piacere di muoversi a piedi sui molti bellissimi “Cammini d’Italia”, che devono diventare una nuova risorsa di sviluppo sostenibile del territorio. Diventerete in tal modo voi stessi i promotori del vs territorio.

La GIORNATA E I SUOI EVENTI verranno presentati ufficialmente alla stampa e al pubblico giovedì  2 maggio  2013 alle ore 11.00 a Milano, Corso Italia, 10, sede storica del benemerito Touring Club Italiano, anche quest’anno ente patrocinante e collaboratore. 

Condurrà l’incontro Roberta Scorranese, giornalista del CORSERA.

La Rete dei Cammini INVITA TUTTI ALLA PRESENTAZIONE E RINGRAZIA TUTTI COLORO CHE PARTECIPERANNO, SOSTERRANNO, OSPITERANNO, PROMUOVERANNO la GIORNATA NAZIONALE DEI CAMMINI FRANCIGENI

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One thought on “CAMMINARE, DOVUNQUE (da soli, in pochi, in iniziative collettive…) come RISCOPERTA DEI TERRITORI, come metodo personale di coscienza individuale DEI LUOGHI – Un approccio geografico al “camminare”, nell’epoca dell’aspirazione al ritorno a modi di vita più lenti, dolci e profondi

  1. trasloco-ufficio lunedì 13 maggio 2013 / 15:39

    Grazie all’autore del post, hai detto delle cose davvero giuste. Spero di vedere presto altri post del genere, intanto mi salvo il blog trai preferiti.

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