“OCCUPY GEZY PARKI” (quale miglior prova, i giovani in strada per difendere un parco, per volere la Turchia nell’Unione Europea?) – La Turchia si “modernizza” e A ISTANBUL SI ABBATTERANNO 600 ALBERI PER UN CENTRO COMMERCIALE (ma non è che Istanbul, per i residenti e i turisti, è bella perché diversa, e i parchi sono ovunque un valore?)

1 giu. (TMNews) - Giorni di proteste in TURCHIA, dopo la giornata di guerriglia urbana vissuta ieri nel centro di ISTANBUL, dove scontri fra manifestanti e polizia hanno provocato decine di feriti, alcuni dei quali con fratture multiple. I manifestanti, che si oppongono alla demolizione del centralissimo GEZI PARKI, sono stati colpiti con lacrimogeni e getti di idrante, e nuovamente stamattina la polizia ha sparato i gas lacrimogeni quando CENTINAIA DI MANIFESTANTI HANNO SFILATO SUL PRIMO PONTE SUL BOSFORO. Anche ad Ankara, la capitale turca, i manifestanti hanno provato a raggiungere il Parlamento
1 giu. (TMNews) – Giorni di proteste in TURCHIA, dopo la giornata di guerriglia urbana vissuta ieri nel centro di ISTANBUL, dove scontri fra manifestanti e polizia hanno provocato decine di feriti, alcuni dei quali con fratture multiple. I manifestanti, che si oppongono alla demolizione del centralissimo GEZI PARKI, sono stati colpiti con lacrimogeni e getti di idrante, e nuovamente stamattina la polizia ha sparato i gas lacrimogeni quando CENTINAIA DI MANIFESTANTI HANNO SFILATO SUL PRIMO PONTE SUL BOSFORO. Anche ad Ankara, la capitale turca, i manifestanti hanno provato a raggiungere il Parlamento

   Tutte le grandi capitali, le più belle città, sembrano avere il desiderio, la necessità di omologarsi, apparire uguali tra di loro, per attrarre il turismo di massa, e non si capisce perché, o forse sì: il turista vuole essere sempre a casa, in qualsiasi posto vada. Se andate a Sarajevo è uguale: una città (ri)costruita in modi adatti ad accontentare la massa di turisti… Ma dappertutto, in ogni grande storica città, è uguale, e ciascuno che qui legge avrà esperienze simili.

"OCCUPY GEZI PARK", I GIORNI DELLA PROTESTA A ISTANBUL, da www_scoprireistanbul_com
“OCCUPY GEZI PARK”, I GIORNI DELLA PROTESTA A ISTANBUL, da www_scoprireistanbul_com

   Almeno un centinaio di persone sono (finora) rimaste ferite negli scontri tra manifestanti e polizia a ISTANBUL, durante le manifestazioni contro la demolizione del PARCO GEZI, protesta che va avanti da lunedì 27 maggio. Il leader turco Erdogan ha previsto che al posto dell’attuale piazza e del parco venga costruito un grande centro commerciale, ed è prevista anche una ricostituzione di caserme ottomane e una moschea. Ed è solo uno dei progetti faraonici che Erdogan ha varato per la “sua” città (ne è stato il sindaco), di cui vuole fare una delle più belle metropoli del mondo (ma non lo è già?). Nel giro di pochi anni Istanbul distruggerà e ricostruirà un terzo delle sue case, avrà l’aeroporto “più grande del mondo”, una nuova “enorme” moschea, con i minareti più alti del pianeta, un nuovo “canale di Panama” che sdoppierà il Bosforo, un terzo ponte fra Asia e Europa. Con una pioggia di miliardi che naturalmente fa gola a tanti (vedi l’articolo de “il Messaggero” in questo post).

   E’ interessante che la Turchia, ponte tra Europa, Asia, Medio-Oriente, in fase di impressionante accelerazione economica (un PIL al 10% mentre i paesi europei che non la vogliono nella UE sono in negativo…), il governo, il potere turco incontri l’opposizione in piazza, nelle strade, dei giovani contro un centro commerciale che farà abbattere 600 alberi.

GEZI PARKI
GEZI PARKI

   Una inedita, diversa, “prima- vera araba” che interessa in questi giorni un paese così impor- tante, strategicamente, nella geografia della sua collocazione, e nell’essere islamista nel governo e nella popolazione ma fortemente rivolto all’Occidente, all’Europa: pensiamo, per fare un esempio banale (ma non tanto) allo sport, le squadre di calcio e basket turche che giocano (e spesso vincono) nei tornei europei; ma anche la cultura, le magnifiche produzioni cinematografiche che da lì vengono (uno dei più bei film degli ultimi anni, premiato l’anno scorso a Cannes, “c’era una volta in Anatolia” viene dalla Turchia, e adesso nelle sale c’è Kuf, Muffa, del regista turco Alì Aydin); il “sentire comune” turco con gli europei, i tanti turchi in Germania…). Ebbene un paese così strategico, di cui l’Europa avrebbe più che mai bisogno come ponte verso il Medio Oriente e tutta l’Asia, e “diversità” riconosciuta nell’espressione religiosa (accanto alla cristianità l’Europa dovrà prima o poi riconoscere un islamismo come religiosità positiva profonda e moderata), ora ancor di più, nelle contraddizioni europee, la Turchia vive la “cementificazione” e la distruzione urbanistica della sua più affascinate città: e nasce la protesta popolare (giovanile, in particolare). Un innesto laico, ambientalista, di conservazione positiva dell’esistente, in una tradizione tendenzialmente poco disponibile a confrontarsi con chi non è d’accordo, a vivere la democrazia (pur essendo Erdogan, il presidente simbolo del paese, eletto democraticamente). Pertanto la notizia di giovani che protestano per la distruzione di un parco nella loro capitale, appare una cosa buona e non trascurabile. sm

…………………………….

TURCHIA: ISTANBUL, MANGANELLI SULLA DEMOCRAZIA. REPRESSA LA MANIFESTAZIONE A TAKSIM

Posted 31 maggio 2013 in Turchia, di Lorenzo Mazzoni, Ozke & Can, dal blog SCOPRIRE ISTANBUL www.scoprireistanbul.com/ )

DA ISTANBUL – Istanbul ne ha senza dubbio bisogno di un nuovo centro commerciale in pieno centro, in una zona, Taksim, assolutamente priva di luoghi dedicati allo shopping, alle mode, agli articoli di marca. Un fantastico nuovo luogo per l’acquisto e lo “struscio” che istanbulioti e turisti aspettano con ansia, contenuto in una caserma ottomana, ricostruita per l’occasione con le identiche fattezze che aveva la Topçu Kışlası, edificata a Taksim nel 1780 in stravagante stile russo-indiano. Peccato che per costruire questo ennesimo, inutile luogo di non-aggregazione sociale, la municipalità abbia deciso di cancellare dalla faccia della terra il Gezi Parkı, l’unica zona verde dei paraggi, contribuendo così a fare la città ancora un po’ più cementificata. Ma, in fondo, cosa ce ne facciamo degli alberi quando possiamo andare a fare shopping?

UN EPISODIO TRA GLI SCONTRI CON LA POLIZIA, da www_scoprireistanbul_com
UN EPISODIO TRA GLI SCONTRI CON LA POLIZIA, da www_scoprireistanbul_com

   Nonostante il progetto sia già stato approvato da chi di dovere, il permesso per l’abbattimento degli alberi non è ancora arrivato, ma, abusivamente (paradosso imbarazzante dato che si tratta di chi dovrebbe gestire la città) due giorni fa gli operai hanno iniziato a radere al suolo. E da due giorni nuclei di cittadini, comitati, personalità politiche, dello spettacolo e della cultura si ritrovano nel parco per contestare questa decisione folle. Tende piantate, concerti improvvisati, discorsi, balli, una quasi spensierata atmosfera di festa, pacifica e civile. Non la pensa così però la municipalità. Scontri con la polizia, più esatto dire polizia che usa idranti, lacrimogeni e manganelli contro manifestanti inermi, sia il primo giorno di occupazione, sia durante l’alba del terzo giorno. Alle cinque poliziotti in divisa e poliziotti in borghese sono arrivati nella zona occupata e hanno sgomberato il campo, caricato le persone che vi risiedevano, utilizzato metodi da controguerriglia manco si fosse trattato delle frange più estreme delle manifestazioni del Primo Maggio o degli ultras del Beşiktaş. Un bello spettacolo.

   Dopo l’imbarazzante figura fatta dalle forze dell’ordine il Primo Maggio, con la città bloccata che ha causato il doppio degli scontri di quanti ce ne sarebbero stati tenendo un profilo più “sereno”, la gestione della sicurezza e del controllo sociale al Gezi Parkı è l’ennesima prova che le parole serietà e democrazia non hanno molto valore tra i governanti. Tra l’altro, guardando questo inutile progetto ci si può rendere conto che gli alberi abbattuti sono tutti in una zona che non faceva parte del progetto iniziale, tutto per impedire a nuovi manifestanti di raccogliersi nell’area.

   Il tema del verde a Istanbul meriterebbe sicuramente maggiore attenzione, un altro progetto che ha fatto molto discutere è quello di Mecidiyeköy, una zona di per sé già molto cementificata senza nessuno spazio verde. Al posto dello stadio Ali Sami Yen del Galatasaray che è stato demolito, in molti avrebbero preferito un parco, invece ci saranno altri 3 grattacieli. Sempre in tema di stadi, anche quello del Beşiktaş verrà prossimamente ricostruito, ed anche in questo caso si andrà ad intaccare una parte del Parco di Maçka, l’unico vero parco che può vantare il centro moderno di Istanbul.

   Noi ieri sera eravamo al parco a manifestare perché ci opponiamo a questo modo di intendere la città ed al contrario vorremmo veramente un equivalente del Central Park di New York ad Istanbul. Non più di un mese fa il Ministro Eroğlu ha detto che ad Istanbul in futuro verranno aperti non uno ma addirittura due Central Park, ma vedendo i progetti ci si accorge che i parchi saranno praticamente fuori dalla città, ben oltre la periferia. Forse bisognerebbe spiegare meglio al Ministro il concetto di “central” oppure dargli qualche ripetizione di inglese.

   Bisognerebbe anche capire il motivo per il quale vengono costruiti shopping center alla velocità di una catena di montaggio, e perché ad esempio a New York City il numero di shopping malls è di circa 15, a Tokyo 25, a Parigi 8 e a Berlino 3, mentre a Istanbul sono 86 ed altri 40 sono in cantiere.

   Chi si interroga su questi numeri scende in piazza a dimostrare il suo dissenso, e così, fra lacrimogeni e manganellate, la protesta va avanti. La battaglia sta diventando anche politica: sempre più parlamentari stanno appoggiando la lotta e lo stesso presidente del CHP Kemal Kiliçdaroğlu ha dichiarato che andrà a dare la sua solidarietà ai manifestanti. Ma l’esito finale è scontato. (Lorenzo Mazzoni, Ozke & Can)

Per seguire gli eventi su twitter: #geziparkiicintaksime #occupygezi #DirenGeziParkı

………………………………

ISTANBUL, LA BATTAGLIA DEL PARCO CHE SPAVENTA IL GOVERNO TURCO

di Monica Ricci Sargentini, da “Il Corriere della Sera” del 1/6/2013

– In modo forse più lampante di quanto successo nelle primavere arabe, e meno elitario dei casi occidentali, una rivendicazione globale di spazio pubblico urbano e sociale –
   «Occupy Gezi Park». Il sit-in contro la distruzione del parco di Piazza Taksim, luogo simbolo della Turchia laica, si sta trasformando in una battaglia per la libertà contro il crescente autoritarismo del governo Erdogan. Da lunedì scorso migliaia di cittadini occupano l’area verde, una delle poche nel centro di Istanbul, per impedire alle ruspe di tirar giù i 600 alberi e far posto, tra l’altro, a un grande centro commerciale. E sono due giorni che la polizia interviene all’alba, molto duramente, usando gas lacrimogeni, cannoni d’acqua e spray urticanti. Ieri sono stati più di cento i feriti, alcuni in modo grave, ma la protesta non accenna a spegnersi. «Il popolo non sarà sottomesso» è il titolo del grande poster che raffigura Erdogan nelle vesti di un sultano ottomano.
La buona notizia è che, per ora, le ruspe si fermeranno: ieri una Corte di Istanbul, esaminando un ricorso, ha ordinato la sospensione temporanea del contestato progetto che prevede, tra l’altro, il rifacimento di antiche caserme ottomane. Il premier, però, non sembra intenzionato a cedere: «Fate quello che volete — ha detto — ma noi abbiamo preso la nostra decisione».
La prima vittoria dei contestatori, tuttavia, accende ancor di più il tam tam sui social network attraverso gli hashtag #occupygezipark o #DirenGeziParki (Resisti Parco Gezi), che chiamano i cittadini alla protesta. Succede ad Ankara dove i manifestanti hanno urlato «Dovunque resistenza» in solidarietà con Piazza Taksim e sono stati dispersi dalla polizia. Cortei di dimensioni più piccole si sono tenuti anche in una decina di altre città.
Da Amnesty International a Reporters sans Frontières diventano sempre più diffuse le critiche delle Ong alle forze dell’ordine per un uso eccessivo della forza. Ieri il bilancio degli scontri è stato particolarmente pesante. I gas lacrimogeni hanno invaso la metropolitana e sono entrati nei finestrini delle auto in transito sulla piazza. Diversi attivisti sono rimasti a terra incoscienti per le inalazioni. «Ci state uccidendo», hanno urlato i contestatori tirando pietre agli agenti. «Questo non è stato un intervento ma un attacco» ha detto il deputato del principale partito di opposizione (Chp) Ilhan Cihaner. Tra i feriti più gravi un giornalista, una turista egiziana e Sirri Sureyya Onder, un deputato del partito curdo Bdp che in questi giorni si era piazzato da solo davanti alle ruspe in movimento. Sessanta le persone arrestate. Il ministro dell’Interno turco, Muammer Guler, ha assicurato che le autorità indagheranno sulle denunce nei confronti della polizia.
La rivolta, dunque, si fa sempre più simile a quelle della stagione degli indignados di Madrid, Londra o New York. Ieri Kemal Kiliçdaroglu, il leader del Chp, ha chiesto ai suoi deputati di presidiare il parco. A sostegno della piazza si sono schierati artisti, intellettuali, professori universitari e anche i tifosi delle squadre di calcio più importanti della città. E molti proprietari di note catene di abbigliamento, come Herry o Silk&Cachemere, hanno fatto sapere che non affitteranno uno spazio nel nuovo centro commerciale.
La cementificazione di Istanbul diventa così il simbolo dell’arroganza del potere. La recente crociata contro l’alcol, i numerosi giornalisti in carcere per reati d’opinione e la condanna al carcere di chi denigra i valori della religione musulmana fa crescere i timori di una svolta autoritaria. Per tutti vale il richiamo del presidente della Corte Costituzionale Hasim Kiliç: «Proteggere i diritti degli altri è una virtù. Anche quando non siamo d’accordo con loro. Altrimenti si ha una distorsione della democrazia». (Monica Ricci Sargentini)

VIOLENTI SCONTRI NEL CENTRO DI ISTANBUL PER "OCCUPY GEZI PARKI"
VIOLENTI SCONTRI NEL CENTRO DI ISTANBUL PER “OCCUPY GEZI PARKI”

……………………………….

ISTANBUL: DA BATTAGLIA PER L’AMBIENTE A BATTAGLIA PER LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

di Paolo Pinzuti, da “Il Fatto Quotidiano” del  1/6/2013

   Gran parte delle testate giornalistiche italiane stanno presentando gli scontri in corso a Istanbul come una battaglia tra la popolazione e le forze dell’ordine per salvare i 600 alberi del parco Gezi che, secondo i piani del governo di Erdogan, avrebbero dovuto lasciare il posto a un centro commerciale e a lotti abitativi di alto valore commerciale proprio nel cuore della megalopoli turca.

   Per quanto sia estremamente romantico pensare ad un risveglio ambientalista del popolo turco, una simile lettura rischia di rivelarsi di sconcertante superficialità e di tralasciare i numerosi elementi che stanno alimentando la seconda giornata di scontri sul Bosforo.

   Dopo quattro giorni di pacifica occupazione da parte della popolazione del parco situato nel centro storico di Istanbul, la polizia è intervenuta ieri armata di cannoni spara acqua, spray al pepe e lacrimogeni per allontanare i manifestanti e consentire l’ingresso alle macchine movimento terra che avrebbero avuto il compito di sventrare il Gezi park.

   Il feroce intervento della polizia, ripreso coi telefonini da parte dei manifestanti, ha presto fatto il giro della rete attraverso i principali social media e ha scatenato un’ondata di indignazione prima da parte della popolazione urbana di Istanbul e poi delle altre città dell’Anatolia. Maggiore l’impegno profuso dalla polizia per disperdere i manifestanti, maggiore è stato il numero di persone che scendeva in piazza per protestare e opporsi allo smantellamento del parco.

   La decisione di distruggere il parco Gezi è la classica goccia che fa traboccare il vaso e che arriva dopo anni di crescente insoddisfazione di buona parte della popolazione nei confronti del governo guidato dall’AKP, il Partito filo islamico per la Giustizia e lo Sviluppo, capeggiato dal premier Recep Tayyip Erdogan, al potere dal 2002.

   Gli ambientalisti non perdonano al governo un’idea di sviluppo economico basato sulla cementificazione e sullo smantellamento del patrimonio naturalistico: si pensi in particolare al progetto per la costruzione del terzo ponte sul Bosforo che prevede l’abbattimento di oltre un milione di alberi nelle colline intorno a Istanbul per risolvere il problema del traffico in città.

   I kemalisti non perdonano al governo l’abbandono dell’idea della Turchia come stato laico, così come voluto dal fondatore della repubblica turca, Mustafa Kemal Ataturk: hanno fatto molto discutere nel corso degli ultimi anni alcune misure che permettono un riavvicinano della religione agli organismi statali, quali l’ammissione dei simboli religiosi (in particolare il velo per le donne) all’interno degli uffici pubblici, la destinazione di ingenti somme di denari pubblici per la costruzione di moschee e il costante tentativo di inibire l’uso dell’alcool da parte della popolazione (pochi giorni fa è stato fatto divieto di vendere bevande alcoliche negli orari notturni).

   I nazionalisti non perdonano a Erdogan la rimozione dei vertici dell’esercito (considerato da più parti come l’organismo con il compito de facto di tutelare l’integrità dello stato) e la sostituzione con figure su posizioni filo islamiche.

   Ma soprattutto quello che non viene perdonato al governo è la linea oscurantista portata avanti sui principali canali di informazione: mentre su Facebook e Twitter ieri l’unico argomento di discussione erano gli scontri di piazza Taksim, tutte le televisioni turche continuavano la normale programmazione evitando accuratamente di parlare del Gezi Park. Nel corso dei telegiornali di ieri sera, l’unica fugace apparizione del premier Erdogan ha riguardato la sua ferma condanna al fumo in occasione della giornata mondiale alla lotta al tabagismo, tutto questo mentre il centro di Istanbul era ricoperto (ironia della sorte) da una densa coltre di fumo generata dai lacrimogeni sparati dalla polizia anche dagli elicotteri sui manifestanti.

   La Turchia è uno dei paesi al mondo con il più alto tasso di penetrazione dei social media e proprio le evidenti contraddizioni tra le notizie riportate su Facebook e Twitter da una parte e il silenzio da parte degli organi di stampa tradizionale dall’altra hanno alla fine creato una miscela esplosiva che ha portato allo svilupparsi di manifestazioni contro il governo in pressoché ogni città del paese. In città come Smirne e Ankara, i cittadini scesi pacificamente in piazza sono stati oggetto di lanci di lacrimogeni e cannoni spara acqua da parte della polizia. Manifestazioni antigovernative hanno avuto luogo anche a Konya, città tradizionalmente ultraconservatrice e roccaforte dell’AKP. A Istanbul le proteste sono invece riuscite a unire anche le tifose tradizionalmente divise del Galatasaray e del Fenerbahçe per opporsi alle violenze della polizia. Intanto nella notte autobus carichi di manifestanti sono partiti da tutte le città del paese per confluire sul Bosforo.

   Quella che era nata come una pacifica protesta ambientalista ha con il tempo assunto la forma di un’accesa battaglia per la libertà di stampa e di opinione proprio in un paese che si colloca al primo posto nel mondo per numero di giornalisti imprigionati (76), spesso accusati di essere sostenitori dei gruppi terroristici curdi, alcune volte di vilipendio alla religione o agli organi dello stato, altre volte ancora senza alcun capo di imputazione preciso.

   Proprio la paura che regna sovrana tra i giornalisti dall’altra parte del Mediterraneo fa sì che le informazioni si susseguono in modo discontinuo e quindi spesso inattendibili: si parla di almeno due morti e centina di feriti e arrestati, l’hotel Hilton di Istanbul è stato trasformato in una sorta di pronto soccorso di emergenza per assistenza sanitaria ai manifestanti feriti e sembra che la polizia abbia fatto ricorso a proiettili di gomma e a lacrimogeni sparati sui manifestanti dagli elicotteri in volo sulla città.

   Paradossalmente proprio Erdogan che si era eretto a paladino dei rivoltosi in tutti gli episodi della primavera araba, si ritrova adesso ad essere contestato dai proprio concittadini in quella che in molti hanno già definito primavera turca. In ogni caso, il susseguirsi di tweet che utilizzano l’hashtag #occupygezi dimostrano una rabbia crescente che difficilmente si esaurirà nella giornata di oggi e il premier turco annuncia a mezzo twitter che il muro contro muro è già iniziato: “se l’opposizione riunirà centomila persone, noi ne riuniremo un milione”. (Paolo Pinzuti)

ALTRI EPISODI DI SCONTRI DI QUESTI GIORNI A ISTANBUL
ALTRI EPISODI DI SCONTRI DI QUESTI GIORNI A ISTANBUL

………………………………..

ISTANBUL, DILAGA LA RIVOLTA PER GEZI PARK: LACRIMOGENI SUI MANIFESTANTI DAGLI ELICOTTERI

– Due giorni di protesta contro l’abbattimento di 600 alberi nel cuore della metropoli turca per costruire un centro commerciale –

da “Il Messaggero.it” del 1/6/2013

   Proseguono i violenti scontri nel centro di Istanbul fra i reparti antisommossa che hanno lanciato, secondo alcuni testimoni, anche lacrimogeni dagli elicotteri e migliaia di manifestanti contro la distruzione di Gezi Park. I dimostranti sono riusciti a entrare in piazza Taksim e lanciano sassi contro i blindati della polizia. Gli scontri proseguono da ieri, senza tregua durante la notte, tra la polizia e i manifestanti che si oppongono ad un’opera di urbanizzazione – con l’abbattimento degli alberi di Gezi Park – nel centro di Istanbul. Epicentro delle proteste è stata, ancora una volta, Piazza Taksim, nel cuore della metropoli turca.
   L’appello di Ozpetek. Anche il regista turco Ferzan Ozpetek, come molti altri intellettuali e artisti di Istanbul, appoggia i manifestanti di Gezi Park, aderendo a un appello ai media internazionali «perchè il resto del mondo sia messo a conoscenza di quello che sta accadendo e dello stato di polizia creato dal partito Akp del premier Recep ayyip Erdogan». «I media turchi, afferma l’appello, controllati direttamente dal governo, o economicamente o politicamente legati al governo, si rifiutano di parlare degli incidenti» e «le agenzie di stampa bloccano il regolare flusso delle informazioni».
   Era iniziata come una protesta di cittadini contra la distruzione di un parco, il Gezi Park di Taksim, e dei suoi 600 alberi, nel cuore di Istanbul. Ma il movimento si fa ogni giorno di più simile alle rivolte della stagione degli indignados di Madrid, Londra o New York. Da lunedì ogni notte, prima centinaia di giovani, ora migliaia, si accampano nel parco, per impedire la mattina ai bulldozer di sradicare gli alberi dell’ultimo polmone verde del cuore europeo della megalopoli del Bosforo, al posto del quale deve essere costruito un mega centro commerciale. All’alba ogni giorno i reparti anti-sommossa della polizia prendono d’assalto il parco, usando lacrimogeni, spray urticanti, cannoni ad acqua.
   Ieri i feriti sono stati un centinaio, per il crollo di una antica scalinata presa d’assalto dai giovani in fuga. Sono stati arrestati in 63, ha detto il governatore. È stato ferito anche il deputato curdo Sirri Sureya Onder, uno dei simboli della protesta, colpito sembra da un barattolo di lacrimogeni. «Non sta bene», ha riferito il collega Ertugrul Kurcku. Il parlamentare è stato nei giorni scorsi uno dei protagonisti della rivolta. Si è piazzato da solo davanti alle ruspe in movimento, mentre i giovani fuggivano incalzati dagli agenti, per bloccarle.
   Gli scontri a Gezi Park occupano ora le prime pagine della stampa turca. La rivolta contro i piani di trasformazione di Taksim – storico luogo simbolo della manifestazioni della sinistra laica turca – e contro l’inarrestabile cementificazione di Istanbul, governata dal partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan, si sta trasformando in una protesta contro lo stesso capo del governo e il suo stile autoritario.
   Il movimento è appoggio di molti artisti e intellettuali turchi. Il leader del Chp, il principale partito di opposizione, Kemal Kilicdaroglu, ha chiesto ai suoi deputati di presidiare il parco in difesa dei manifestanti. Lo stesso Kilicdaroglu – in uno scontro sempre più violento con Erdogan a un anno dalle politiche e presidenziali – ieri è andato a Gezi Park per solidarietà con i giovani. La polizia ha risposto con un uso maggiore della forza. Gli agenti hanno bruciato le tende dei ragazzi dopo averli buttati fuori dal parco.
   Erdogan, fedele alla linea del pugno di ferro con gli oppositori, ha annunciato ai manifestanti che la distruzione del parco non si fermerà, «qualunque cosa facciate». Il premier ha previsto che al posto dell’attuale piazza e del parco venga costruito oltre al centro commerciale, una ricostituzione di caserme ottomane e una moschea. Ed è solo uno dei progetti faraonici che Erdogan – ex sindaco di Istanbul – ha varato per la “sua” città, di cui vuole fare una delle capitali del mondo. Nel giro di pochi anni Istanbul distruggerà e ricostruirà un terzo delle sue case, avrà l’aeroporto “più grande del mondo”, una nuova “enorme” moschea, con i minareti più alti del pianeta, un nuovo “canale di Panama” che sdoppierà il Bosforo, un terzo ponte fra Asia e Europa. Con una pioggia di miliardi che naturalmente fa gola a tanti.Turkey Protest

Advertisements

2 thoughts on ““OCCUPY GEZY PARKI” (quale miglior prova, i giovani in strada per difendere un parco, per volere la Turchia nell’Unione Europea?) – La Turchia si “modernizza” e A ISTANBUL SI ABBATTERANNO 600 ALBERI PER UN CENTRO COMMERCIALE (ma non è che Istanbul, per i residenti e i turisti, è bella perché diversa, e i parchi sono ovunque un valore?)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...