La proposta di MONETE LOCALI (ad integrazione dell’EURO, moneta europea nostra insostituibile) – VALUTE COMPLEMENTARI come nuovo valore ai LUOGHI, alle COMUNITA’ – MONETA LOCALE che rinsalda i legami tra gli abitanti, combatte l’esclusione sociale, promuove atteggiamenti ecologici, incentiva i consumi rispettosi dell’ambiente e dei diritti sociali

SARDEX.NET, circuito di credito commerciale che si basa su un innovativo mezzo di pagamento: LA MONETA COMPLEMENTARE LOCALE - Foto ripresa dal sito www.brogi.info/
SARDEX.NET, circuito di credito commerciale messo in atto in SARDEGNA, che si basa su un innovativo mezzo di pagamento: LA MONETA COMPLEMENTARE LOCALE – Foto ripresa dal sito www.brogi.info/ – CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

    Ci sono circa 5000 monete locali nel mondo. Già da molto tempo varie regioni in Francia, Austria e soprattutto in Germania stanno sperimentando, in alcuni casi con grande successo, le valute locali. In Giappone, ora senza una significativa crescita economica (cioè la crescita del PIL), da circa quindici anni sono nate decine di valute locali di diverse tipologie. Il paese è perfino considerato un laboratorio sperimentale per le valute complementari

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   Qualcuno meno giovane ricorda quando, in Italia, (a metà degli anni ’70 del secolo scorso), per sopperire a una atavica mancanza di monete di piccolo taglio (spiccioli: cento lire, cinquanta, venti…), le banche (con l’approvazione della Banca d’Italia) incominciarono ad emettere dei piccoli assegni circolari: specie di tagliandi che servivano a sopperire alla mancanza di moneta quando ad esempio un bar, un negozio di alimentari doveva dare il resto al cliente… Ne è sorto un (piccolo) esempio concreto di come una comunità (in questo caso nazionale) si inventa, “dal basso”, per necessità, una moneta, qualcosa da poter essere scambiato, riconoscibile nel suo valore, e che facilita i commerci, gli scambi, l’erogazione di piccoli servizi.

I MINI ASSEGNI DELLA META’ DEGLI ANNI ’70 - A metà degli anni '70 l'idea nacque da un'esigenza manifestata dalle associazioni dei commercianti, che fecero pressione sulle banche perché, vista la grave carenza di spiccioli, dare il resto era diventato un incubo. In quel periodo si usava di tutto, dalle caramelle alle penne, dai francobolli ai gettoni. Così le Banche iniziaro a emettere ASSEGNI CIRCOLARI di 100 lire, cinquanta, etc… moneta informale
I MINI ASSEGNI DELLA META’ DEGLI ANNI ’70 – A metà degli anni ’70 l’idea nacque da un’esigenza manifestata dalle associazioni dei commercianti, che fecero pressione sulle banche perché, vista la grave carenza di spiccioli, dare il resto era diventato un incubo. In quel periodo si usava di tutto, dalle caramelle alle penne, dai francobolli ai gettoni. Così le Banche iniziaro a emettere ASSEGNI CIRCOLARI di 100 lire, cinquanta, etc… moneta informale

   Se la diffusione di altri tipi di scambi monetari si è poi in seguito avuta con moneta fittizia, virtuale, “contabile” di addebito e accredito con le CARTE DI CREDITO, i BANCOMAT e tutti i più sofisticati corrispettivi monetari che la comunicazione via internet ha creato…. c’è ragione di credere che questi nuovi strumenti non siano sufficienti a quelli che sono i piccoli scambi di beni e servizi quotidiani, a forme di rivitalizzazione economica locale, al riconoscimento e sostegno a chi non ha soldi da parte…. e che c’è la necessità di “altro”: qualcosa che una comunità riconosca come “moneta di scambio” collettiva locale, identificabile in un proprio luogo geografico di dimensione fisiche date dalla vita quotidiana degli individui (dove si abita, si va a scuola, si porta a giocare i propri figli, si incontrano parenti e amici…).

   Se pertanto l’EURO è diventata una moneta di unione strepitosa (a nostro avviso) di un LUOGO GEOGRAFICO EUROPEO (e di contrattazione “forte” con altre monete globali come il dollaro statunitense, lo yen giapponese, lo yuan cinese…) (questa importanza della nostra attuale moneta, l’euro, ci pone in positiva competizione con le altre monete forti mondiali… al di là delle critiche che si riproducono in questa fase di crisi economica…), se tornare a monete nazionali al posto dell’Euro non ha senso, è impossibile (sarebbe una catastrofe), sta però nascendo sempre più la sensazione che manchino delle monete locali in grado di valorizzare al meglio beni e servizi che una comunità, delle comunità, possono avere al loro interno, e che non possano passare per una valutazione “standard” rappresentata da un valore unico globale, o europeo, dell’euro, o del dollaro…

   E se il famigerato PATTO DI STABILITA’ impedisce alle Amministrazioni Comunali di spendere oltre una certa soglia storica rigidamente determinata; se ovviamente la BANCA EUROPA non può emettere carta-moneta in euro a go-go per dare soldi a consumatori in crisi di liquidità finanziaria (e rivitalizzare il commercio, le produzioni…) a pena l’inflazione, la moneta locale emessa nell’ambito degli scambi di una certa comunità cittadina, può diventare un volano di sviluppo e messa in moto di un sistema che langue.

BUONI PASTO, esempio di “VALUTA COMPLEMENTARE”. MONETE “INVENTATE”, non ci sono cadute addosso di punto in bianco ma, ancor oggi, ne utilizziamo diverse senza averne coscienza, come accade con i BUONI PASTO dati dalle ditte ai propri lavoratori, o da Enti Benefici a persone bisognose
BUONI PASTO, esempio di “VALUTA COMPLEMENTARE”. MONETE “INVENTATE”, non ci sono cadute addosso di punto in bianco ma, ancor oggi, ne utilizziamo diverse senza averne coscienza, come accade con i BUONI PASTO dati dalle ditte ai propri lavoratori, o da Enti Benefici a persone bisognose

   Se la vogliamo mettere in modo anche troppo semplice, pensiamo ad esempio alla possibilità di poter mettere nel “gioco di scambio commerciale” quel che una persona sa fare, è specialista (un idraulico che risolve piccoli e medi problemi di rotture e manutenzioni della rete idrica domestica; un insegnante di matematica che da ripetizioni…) e magari chi commercia in beni (di ogni possibile genere, alimentare, energetico, di abbigliamento, etc…) o servizi (contabili, informatici, di baby sitting, etc.), e appunto si possono creare ed estendere tra tutti questi soggetti, presenti in un luogo fisico compatibile, una virtuosa RETE DI SCAMBIO.

   Questo porta a vedere con favore la necessità di forme monetarie alternative locali a quella che è la moneta ufficiale e al suo valore di scambio standard (il solo BARATTO di beni e servizi, come spesso si parla, appare difficile e negativo, senza una vera estensione pratica della “rete”, e una moneta di scambio da utilizzarsi da tutti incentiverebbe gli “affari” locali). Resta comunque da ribadire che le valute locali, le monete locali, sono soltanto valute complementari alla valuta ufficiale, all’EURO, in cui crediamo sul suo miglioramento e sulla sua efficacia al fine della creazione degli Stati Uniti d’Europa.

   Allora, CHE SIGNIFICATO GEOGRAFICO ASSUME LA DIFFUSIONE DELLE MONETE LOCALI? Semplificando due sono gli elementi di notevole efficacia: 1) la rimessa in gioco degli scambi all’interno di più o meno delimitate comunità, ora in forte difficoltà perché non al passo con i meccanismi globali (dalla diffusione di centri commerciali ai danni di piccoli attività locali, al prezzo del petrolio imposto, dell’energia, dei beni alimentari, di tante cose fuori dal nostro controllo…); 2) la rivalutazione dei LUOGHI come MICROCOSMI di valore, che sanno essere autosufficienti in alcuni beni essenziali (a chilometro zero: il cibo e l’agricoltura locale, l’energia dal legno reperito vicino a casa, i modi ”sapienti” degli artigiani dei distretti locali, etc.), e sanno culturalmente esprimere ancora una propria autorevolezza e dignità nel mostrare dinamiche interne virtuose (pur non rinunciando certo ad aprirsi al mondo). E tutto questo una moneta locale agevolerebbe un processo positivo di uscita da situazioni di blocco, di crisi.

   Come ben si dice nel primo articolo che riportiamo di questo post (riferito all’ESPERIENZA BELGA in varie sue regioni e città) la moneta locale aiuta a: 1) creare dei legami tra gli abitanti del quartiere, 2) combattere l’esclusione sociale, 3) promuovere atteggiamenti ecologici, 4) reindirizzare il commercio verso consumi rispettosi dell’ambiente e dei diritti sociali all’interno dell’economia locale.

   E proprio in questo senso la moneta locale potrebbe avere come protagoniste le stesse amministrazioni pubbliche, le CITTA’ (di almeno 50-60.000 abitanti, come noi auspichiamo si trasformino la miriade di piccole amministrazioni comunali che adesso ci sono…): un’emissione di MONETA LOCALE A PROGETTO (“soldi” che l’Amministrazione dà a cittadini che decidono di fare lavori straordinari di pulizia ambientale, di costruzione di una pista ciclabile, di doposcuola per i bambini…ogni cosa possibile che il Comune non avrebbe la disponibilità in bilancio di fare, e che cittadini qualificati nella cosa e disponibile farebbero…); e appunto questi cittadini impegnati in lavori pubblici straordinari sarebbero compensati nella moneta locale che a loro volta potrebbero spendere per servizi urbani di cui necessitano (ad esempio la concessione in affitto di un terreno pubblico per fare un orto, o l’abbonamento all’autobus…), oppure utilizzando la moneta locale con cinema, negozi, bar della città che “accolgono” ben volentieri la moneta alternativa (in questo senso un modello che si va diffondendo è l’utilizzo di “buoni pasto” rilasciati dal datore di lavoro per appunto luoghi di ristorazione o l’acquisto di generi alimentari…).

   Ribadendo, come prima detto, noi pensiamo che dobbiamo credere più che mai nell’euro e nel comune progetto europeo. E non solo, si potrebbe dire: nel senso che qualcuno auspica, che certi conflitti internazionali, rendite di posizione, speculazioni valutarie finanziarie, cesserebbero se nel mondo esistesse una “MONETA GLOBALE”, che va oltre l’euro, il dollaro…. La non competizione a puri fini speculativi, finanziari, farebbe riprendere il vero senso delle cose, dei valori e del benessere generale per tutti nel pianeta (un tassello a un governo mondiale per la pace e lo sviluppo di tutti). Pertanto MONETA LOCALE e MONETA GLOBALE appaiono interessanti e utili a un incremento economico virtuoso e giusto. (sm)

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IL BELGIO E LE MONETE LOCALI

MONETE LOCALI: QUANDO L’EURO NON BASTA PIÙ

dal sito http://www.pressenza.com/it/ del 24/5/2013

   Ropis, Eco-Iris, Epis o Valeureux: le valute locali si moltiplicano da noi. Un modo originale e solidale per rivitalizzare l’economia locale e coltivare relazioni sociali.

   E se invece di pagare il pane, il mazzo di fiori o il biglietto dell’autobus in euro, li pagassimo in Toreke, Ropi, Eco-Iris, Epis, o Valeureux? Questi nomi divertenti evocano alcune delle valute locali che fioriscono in Belgio. Ma come funzionano? Perché mettere in circolazione altre valute al fianco dell’euro? E possono combattere la povertà?

   Chiamata anche complementare, comunitaria, regionale o a volte sociale, una moneta locale convive con una moneta ufficiale, l’euro, e mira a incoraggiare il commercio locale, a consentire uno scambio economico che non avrebbe avuto luogo senza di essa, a mettere in collegamento bisogni insoddisfatti in valuta ufficiale e le risorse o le competenze sotto-utilizzate dal sistema monetario classico (1).

COSTRUIRE PONTI

A Gand, il Toreke (2) nasce in una delle zone più povere delle Fiandre, il Rabot-Blaisantvest. Il suo obiettivo: riabilitare, aprire e sviluppare quest’area grazie al progetto Bruggen naar Rabot (Ponti verso il Rabot). Finanziato dalla città di Gand e da diversi partner, il progetto comprende in particolare la costruzione di una pista ciclabile, di edifici passivi, di una casa della gioventù e l’inizio di un programma di educazione ambientale per mezzo di un grande giardino comunitario (orticoltura e piccolo allevamento di pollame e di conigli), tante realizzazioni che rispondono ai desideri degli abitanti del quartiere.

TOREKE, moneta locale belga, (immagine tratta dal sito www.pressenza.com/)
TOREKE, moneta locale belga, (immagine tratta dal sito http://www.pressenza.com/)

   Il Toreke è stato introdotto nell’ottobre 2010. Dal 2011, ogni giardiniere paga 150 Torekes (l’equivalente di 15 €) per l’affitto annuale di un appezzamento di giardino comunitario. I residenti ottengono i Toreke partecipando alle attività di abbellimento del quartiere e di tutela ambientale, come la pulizia di parchi e zone di gioco, fiori sui balconi, passaggio all’energia elettrica verde, posizionamento sulle loro cassette postali di adesivi anti-pubblicità massiva, ecc. Possono anche ottenerne prendendo parte a un’attività sportiva nella zona, al prestito e alla gestione delle apparecchiature da barbecue del quartiere, diventando padrino o madrina del campo di bocce, ecc.

   Una “giornata di lavoro collettivo” viene organizzata ad intervalli regolari: tra ottobre 2010 e marzo 2011, più di 200 residenti del quartiere hanno preso parte ai 10 giorni di lavoro.

   Oltre che nel giardino della Comunità, i Toreke possono essere spesi in negozi partner (bio), cinema (3) o nei trasporti pubblici in comune. Nel settembre 2011, erano già stati scambiati 40 340 Toreke tra 371 abitanti, ossia poco più di 100 € per partecipante (4).

   Gli obiettivi di questa valuta locale, lo si capisce chiaramente sono: creare dei legami tra gli abitanti del quartiere, combattere l’esclusione sociale, promuovere atteggiamenti ecologici, reindirizzare il commercio verso consumi rispettosi dell’ambiente e dei diritti sociali all’interno dell’economia locale. Inizialmente, il progetto Toreke doveva terminare nel 2012, insieme alle sovvenzioni pubbliche che lo finanziavano. Nel marzo 2013, il progetto è ancora in funzione, almeno fino a giugno. Si attende una decisione politica per sapere se la città di Gand vuole continuare l’esperienza anche in seguito.

PROMUOVERE L’ECONOMIA LOCALE

Nell’ottobre 2011, nella regione di Mons-Borinage, è stato lanciato il Ropi. Riunisce oggi una decina abbondante di commercianti e qualche decina di utenti, insieme ad alcuni insegnanti e studenti di una scuola secondaria di Tecniche Sociali (infermieristica) di Mons che hanno lanciato il progetto.

   Questa moneta, promossa da un gruppo di cittadini volontari che formano il gruppo locale Réseau de Financement Alternatif [Rete di finanziamento alternativo], chiamato FINANC’éthique Mons, ha tre obiettivi: “ri-localizzare l’economia; mettere il cittadino al centro dei dibattiti e dei processi decisionali; offrire un’alternativa alla moneta dominante, basata sul reddito da capitale e generatrice di disuguaglianze sociali”(5).

   Tra i partner e i negozi dove sono accettati i Ropi troviamo tre caffè, una libreria, un caseificio, un macellaio, alcune organizzazioni non profit e un paio di ristoranti (6). Un Ropi vale 1 € e solo i commercianti partner possono operare la conversione in euro con l’applicazione di una commissione del 5%.

la MINUTO, esempio di moneta di scambio locale belga
la MINUTO, esempio di moneta di scambio locale belga

   Nella regione di Braine-le-Comte, la Minuto (7) è entrata in circolazione ad aprile 2013. La Minuto è un mezzo di pagamento complementare all’euro, il cui valore è basato sui prezzi di mercato correnti o sulla durata della prestazione. Una Minuto (MTO) equivale a 1 euro o a 1 minuto di prestazione, qualunque questa sia. I pagamenti avvengono tramite PC Banking, SMS e assegni in carta libera. Obiettivo della Minuto è sviluppare una rete di scambio di beni e servizi tra gli utenti (aziende o individui) e quindi rendere più dinamico il tessuto economico locale.

   “La mancanza di denaro o di bilancio in euro può impedire una prestazione o una vendita, ostacolando il pur desiderato incontro tra domanda e offerta. La Minuto permette di aggirare questa situazione, purtroppo troppo frequente, offrendo ai suoi utenti un mezzo di pagamento complementare accettato all’interno di una rete di aderenti. Gli utenti possono così produrre, acquistare, fornire, affittare e vendere parte o tutti i loro servizi in Minuto” (8). La valuta è stata inizialmente lanciata a Braine-le-Comte, ma i cittadini che sono all’origine del progetto non ne hanno fissato limiti geografici. Questo sistema è una miscela di Système d’échange local (SEL, sistema di scambi commerciali locale) – si veda sotto – e valuta garantita.

INCORAGGIARE COMPORTAMENTI ECOCOMPATIBILI

A Bruxelles, l’Eco-Iris (9) è stato voluto dal ministro dell’ambiente della regione di Bruxelles, ma concepito in partnerariato con gli abitanti di due quartieri pilota (10). Lo scopo di questa valuta locale è quello di suscitare comportamenti rispettosi dell’ambiente e dinamizzare il tessuto economico locale sostenendo in particolare le piccole imprese. Come con il Toreke di Gand, ai cittadini che realizzano azioni benefiche per l’ambiente e il loro quartieri vengono assegnati degli Eco-Iris.

   Questi Eco-Iris (1 Eco-Iris vale 10 centesimi) possono essere utilizzati nel quartiere per ottenere beni e servizi nel settore dell’economia verde e sociale, per andare a teatro, in biblioteca o al cinema, per pagare l’elettricità verde o mezzi di trasporto comunitari. I partner del sistema sono piccoli commercianti, associazioni di quartiere, centri culturali, dove la valuta locale è accettata in pagamento. Negozi e servizi possono riutilizzare la valuta all’interno della rete, o cambiarla contro euro, con il 5% di commissione (11).

ANCHE IN CAMPAGNA

Ma la valuta complementare non è un fenomeno esclusivamente urbano. Le prove: nel 2012, l’Epi(12) [lett. Spiga] germoglia nella Lorena belga, nei dintorni di Virton. Un gruppo di cittadini, riuniti in associazione e aderenti al Réseau Financement Alternatif (rete di finanziamento alternativo), lancia questa moneta per “tutti coloro che vogliono promuovere l’economia locale, etica e sostenibile “ (13).

   Obiettivi: promuovere un’economia rispettosa della natura e della vita. riprendere il controllo della moneta per rimodellare le relazioni economiche e sociali locali generando solidarietà tra le persone; promuovere una più equa distribuzione della ricchezza. Gli Epi possono già essere spesi in alcuni esercizi commerciali di 24 località (tra cui 3 nel nord della Francia) e presso alcune bancarelle di 6 mercati (14). Infine, cinque associazioni accettano di pagare (almeno in parte) i loro dipendenti in Epi.

IL VALEUREUX IN GESTAZIONE

Un poco più a nord, il Valeureux di Liegi è in gestazione. Dovrebbe apparire nei portafogli alla fine del 2013 o all’inizio del 2014. Un gruppo di cittadini associati a Liège en transition(15) e al Réseau Financement Alternatif sta sviluppando la futura moneta della “Cité ardente”, come è anche conosciuta.

   Ha quattro ordini di obiettivi: economico, sociale, ambientale e partecipativo. Il Valeureux, che sarà una carta moneta garantita della stessa natura dell’Epi, intende promuovere l’economia locale, filiere corte e attitudini ecologiche; creerà legami sociali; inviterà ognuno a riappropriarsi del danaro dandogli un significato e dei valori etici; sarà gestito in maniera partecipativa; permetterà alle persone vulnerabili economicamente di partecipare più facilmente agli scambi economici locali. Il gruppo non fa mistero di una delle sue principali motivazioni: gratificarsi riportando il controllo dell’economia e del suo strumento emblematico nelle mani dei cittadini.

UNA STORIA VECCHIA 

Dopo questo piccolo tour del Belgio attraverso le valute locali (tour non esaustivo), osserviamo più da vicino il fenomeno. Sottolineiamo, fin da subito, che l’idea non è nuova: in Europa sono esistite moltissime monete locali fin dal Medioevo. Senza soluzione di continuità, tra Carlo Magno e Napoleone, le monete di rame battute da autorità locali, città, vescovi e monasteri, hanno svolto un ruolo importante nel commercio locale, accanto alle monete d’oro e d’argento emesse da re e signori. Recenti ricerche mostrano anche che queste valute locali avrebbero avuto un impatto positivo sull’economia e la vita sociale dell’Europa medievale. Se sono scomparse, non sarebbe a causa di un’eventuale inefficienza ma sotto i colpi delle politiche di centralizzazione di Stati sempre più potenti (16).

   Non soltanto le valute complementari non ci sono cadute addosso di punto in bianco ma, ancor oggi, ne utilizziamo diverse senza averne coscienza, anche se, a dirla tutta, non si tratta propriamente di valute “locali„.

   Ad esempio, i buoni pasto e le carte fedeltà che offrono sconti sono valute complementari. I punti miglia (17) offerti dalle compagnie aeree per fidelizzare i propri clienti, ecco un altro esempio di valuta complementare, detta “commerciale”. Tanto più che, appena pochi anni dopo il lancio di questo sistema, oltre la metà dei punti guadagnati prendendo l’aereo viene speso per cene al ristorante, notti in albergo, per noleggiare auto, pagare il taxi o comprare mazzi di fiori.

   Meno conosciuti e su un piano del tutto diverso: i SEL, sigla che sta per (18), “Systèmes d’Echange Locaux”, (Sistemi di scambi commerciali locali), che da alcuni anni si vanno moltiplicando da noi, ma che sono sempre esistiti un po’ dovunque nel mondo. Rappresentano, a loro volta, sistemi di valuta complementare. Infatti, contabilizzando gli scambi attraverso unità spesso basate sul tempo, questi sistemi consentono la circolazione di merci e servizi tra tutti gli individui in un gruppo o una comunità che vogliono scambiare competenze, know-how e prodotti senza passare attraverso la valuta ufficiale. A differenza delle carte fedeltà utilizzate principalmente per aumentare i profitti del business, i SEL vengono solitamente classificati all’interno dell’economia sociale e di solidarietà.

LE MONETE COMPLEMENTARI IN TUTTE LE LORO FORME

Si distinguono quattro tipi di valute locali. Ci sono le monete “commerciali”, come i punti fedeltà nei supermercati o i punti miglia di cui abbiamo appena parlato. Ci sono monete “dedicate” il cui uso è molto specifico e che hanno un obiettivo molto preciso, come ad esempio i buoni pasto, destinati all’alimentazione o i ticket Fureai Kippu, che costituiscono un sistema di valuta complementare esclusivamente destinata a servizi e cura per gli anziani in Giappone.

   Ci sono anche valute locali “garantite”, che circolano sotto forma di biglietti e a volte monete in un territorio delimitato, il cui obiettivo è sviluppare l’economia di una regione o di una rete. Queste monete hanno un valore legato al valore della valuta ufficiale e, come abbiamo visto, possono essere utilizzate all’interno degli esercizi convenzionati.

   Infine, ci sono le “monete-tempo” che hanno come scopo primario quello di creare un legame tramite lo scambio di competenze o di saperi. Queste valute costituiscono appunto il SEL, “Sistema locale di Exchange”, o i RERS (19), “Réseaux d’Échanges Réciproques de Savoirs” (Reti di scambio reciproco di saperi) (20).

   Talvolta le valute vengono classificate in base all’emittente. Si parlerà quindi di valuta “civica” quando è un gruppo di cittadini a creare e gestire la moneta. Qui ci concentriamo in particolare sulle valute locali garantite.

   Ci sono circa 5000 monete locali nel mondo. Già da molto tempo varie regioni in Francia, Austria e soprattutto in Germania stanno sperimentando, in alcuni casi con grande successo, le valute locali. In Giappone, ora senza una significativa crescita economica (cioè la crescita del PIL), da circa quindici anni sono nate decine di valute locali di diverse tipologie. Il paese è perfino considerato un laboratorio sperimentale per le valute complementari.

Vari studi già dimostrano l’efficacia delle valute locali e alcune di queste sono ben lungi dall’essere solo aneddotica: il Chiemgauer, per esempio, in Baviera (regione di Prien), rappresentava, alla fine del 2011, circa 500.000 € di investimenti in attività utili, commerciali o non commerciali (21).

PERCHÉ CREARE UNA VALUTA LOCALE?

Contrariamente a ciò che si crede spesso, una valuta non è uno strumento di scambio neutrale! Come si crea? Quale istituzione la gestisce? La sua emissione deve necessariamente essere in quantità limitate? Possiamo accumularla? C’è un tasso di interesse? Tutto questo influenza la natura degli scambi, il periodo durante il quale il danaro sarà investito, le relazioni tra le persone che lo usano e il rapporto con la moneta stessa.

   Naturalmente, le grandi valute nazionali o internazionali, come l’euro, sono necessarie per gli scambi economici nazionali e internazionali, per pagare e riscuotere le imposte, per fare grandi acquisti (una casa per esempio) o per il risparmio.. Detto questo, la gente rimane spesso sorpresa nell’apprendere come viene creato l’euro: sono le banche private, sotto l’egida delle banche centrali, che creano denaro tramite la concessione di prestiti e la sottoscrizione di debiti (22).

   Eppure, una moneta come l’euro è uno strumento importante per tutti e non è un bene privato. L’importanza delle banche private nell’emissione di una valuta come l’euro rappresenta un problema dal punto di vista della legittimità democratica. Mettere in circolazione uno strumento complementare all’euro, trasparente e democratico, frutto di una gestione civica e partecipativa, ecco una delle più importanti motivazioni della maggior parte dei gruppi di cittadini che creano una valuta locale.

   Le principali valute ufficiali sono ora al servizio di un’economia finanziarizzata, dove una minoranza accumula ricchezze mentre la maggioranza si impoverisce. Un’economia dove regna la speculazione, l’evasione fiscale… Queste valute, ormai, non sono che pochissimo al servizio dell’economia reale. Sfuggono in gran parte al controllo democratico.

   Questi problemi legati all’economia odierna sono strutturali. Così, per i fautori di una valuta complementare, la regolamentazione è insufficiente perché il sistema economico non è strutturalmente sostenibile e perché l’esclusività monetaria indebolisce le nostre società. Inoltre, le valute locali complementari possono contribuire a correggere gli effetti perversi delle valute ufficiali.

   Nel sistema monetario classico, nella stragrande maggioranza dei casi per ottenere degli euro bisogna avere un lavoro: è essenzialmente la vita professionale che permette di partecipare agli scambi economici. Tuttavia, le cifre della disoccupazione lo attestano: sempre più cittadini sono esclusi permanentemente dalla vita lavorativa. Una moneta locale, al contrario, consente a tutti di partecipare agli scambi economici, indipendentemente dal reddito in valuta ufficiale.

   D’altra parte, l’euro da solo non è adatto alla potenziale diversità delle pratiche economiche. Bernard Lietaer lo dimostra statisticamente, così come le esperienze di altri paesi come il Giappone, la Svizzera o la Germania lo dimostrano nella pratica: l’uso di valute diversificate moltiplica i rapporti umani e facilita opzioni economiche e scelte di vita diverse.

   Bernard Lietaer spiega che in Giappone, ad esempio, gli anziani preferiscono essere assistiti da persone che accettano i ticket Fureai Kippu (23), perché il rapporto tra l’anziano e la/il badante è trasformato da questo sistema (24). Egli spiega inoltre come studi condotti all’interno di reti di scambio tedesche hanno mostrato che, tra amici, si  accettava di essere pagati in valuta locale per l’aiuto dato, mentre un pagamento in euro sarebbe stato rifiutato (25).

   Inoltre, come abbiamo già sottolineato, le valute complementari permettono di valorizzare risorse e competenze sotto-utilizzate dall’euro. Una valuta locale, costruita su misura in funzione del contesto socio-economico regionale, è più atta ad attenuare le deficienze economiche regionali e ad attivare i circuiti economici locali.

   Così, introdurre una valuta locale non indebolisce affatto la capacità dei centri economici, e riduce le differenze tra regioni economicamente avvantaggiate e quelle svantaggiate (26).

   Da un punto di vista strettamente economico, le valute complementari permetterebbero anche di correggere le diseguaglianze generate dalle valute ufficiali. In effetti, quando si impone il monopolio di una valuta nazionale o internazionale (atte a creare mercati globali, stimolare la concorrenza e accumulare il capitale) si osserva un aumento della disparità dei redditi, un deterioramento del capitale sociale dei più deboli ed un aumento della speculazione a breve termine. È molto difficile correggere queste derive nell’ambito del sistema monetario stesso.

   Una valuta complementare, invece, fondata su principi radicalmente diversi (niente interessi, organizzazione locale e gestione democratica, nessun’accumulazione della valuta, valorizzazione del capitale sociale inteso come società), potrebbe contribuirvi. Se l’euro permette il risparmio necessario, la valuta locale favorisce gli scambi, soprattutto quando funziona con un sistema “fondente„ (27), cioè che perde valore nel tempo. La valuta locale permette inoltre anche a chi non ha abbastanza euro di partecipare maggiormente agli scambi economici locali.

   Infine, l’emissione di moneta attraverso la sottoscrizione di debiti (prestiti concessi dalle banche) costringe alla “crescita”. “Quando una banca presta 300, bisogna rendergliene 600″ La crescita è necessaria per creare i 300 (28) supplementari”. Poco importa la natura di questa crescita. Poco importa che questa “crescita„ crei ricchezza (favorendo l’agro-ecologia contadina ad esempio) o che ne distrugga (sviluppando l’industria delle bibite ad esempio). Le valute locali, perciò, sono spesso messe in circolazione dai cittadini ansiosi di preservare l’ambiente e consapevoli dei limiti dell’ideologia della ‘crescita’. Per loro, una moneta locale promuove la capacità delle nostre società di superare le crisi e andare oltre l’attuale sistema economico.

VALUTE LOCALI CONTRO LA POVERTÀ?

La fioritura e la diversità delle valute locali nel mondo e in Belgio è impressionante. Questo denaro, che dà spazio ad altre risorse rispetto all’euro, può essere un strumento nella lotta contro la povertà?

   Nel Belgio francofono, sono spesso gruppi locali della rete di finanziamento alternativo (29) a portare avanti questi progetti. In tutti i casi, i promotori intendono creare uno strumento capace di contribuire alle trasformazioni strutturali di un modello socio-economico paralizzato dalle crisi.

   Innanzitutto, occorre sottolineare che le valute locali in Belgio sono abbastanza recenti. Occorrerà dunque aspettare ancora prima di poterne valutare correttamente l’impatto. Tuttavia, possiamo già trarre una serie di lezioni.

   Lo abbiamo visto, la maggior parte dei progetti è motivata da un desiderio di ri-localizzare l’economia, favorire gli scambi di prossimità, valorizzare le competenze dimenticate dall’economia dominante e preservare l’ambiente. È quindi evidente che l’emersione delle valute locali dimostra come l’attuale organizzazione economica delle nostre società non corrisponda né alle realtà socio-economiche locali, né ai bisogni e alle aspirazioni di una parte significativa della popolazione, né alle sfide sociali, culturali e soprattutto ambientali che affronta l’umanità. In questo senso, le valute locali hanno il merito di sfidare il mondo politico ed economico sulla forma che dovrebbe assumere un’economia sostenibile e stabile capace di preservare l’ambiente, in grado di soddisfare le necessità locali e fondamentali, e capace di nutrire e mantenere i tessuti sociali e culturali regionali.

   Il lancio di una valuta locale, inoltre, rappresenta anche una sfida al legame tra democrazia ed economia. Nel momento in cui ci troviamo di fronte alle grandi banche da salvare, ai deficit di bilancio, alla crisi dell’euro, alla speculazione e alla dominazione degli investitori stranieri e delle multinazionali, che non hanno altro obiettivo che il profitto, il tema della riappropriazione dell’economia e della moneta si pone legittimamente. E poiché il mondo politico sembra pietrificato dinanzi alle numerose contraddizioni (ad esempio, austerità e rilancio, crescita e lotta contro la distruzione dell’ambiente) numerosi cittadini lasciano parlare la propria creatività ed inventano i propri strumenti. Tutto ciò nel rispetto della legalità, cosa che non è sempre ovvia.

   Naturalmente, queste iniziative vanno nel senso di una migliore ripartizione delle ricchezze e di maggiori legami sociali. Ma se le valute locali possono contribuire ad un cambiamento della società, non è certo che possano lottare efficacemente contro la povertà.

   In primo luogo perché spesso i promotori dei progetti privilegiano gli obiettivi economici e ambientali. Ciò deriva certamente dal fatto che i gruppi all’origine di queste valute non contano molte persone economicamente deboli. In secondo luogo, le valute locali non costituiscono un rientro di denaro abbastanza importante da poter cambiare una situazione economica individuale. Non bisogna dimenticarlo, le valute locali sono soltanto valute complementari alla valuta ufficiale.

   Ciò detto, un vantaggio non trascurabile di una valuta locale come l’Eco-Iris o il Toreke è rappresentato dalla sua indipendenza dalla ripartizione disuguale del potere d’acquisto in euro, aprendo così prospettive a persone dai redditi molto bassi, come le famiglie straniere, dando vita a una dinamica di cooperazione, favorendo l’iniziativa civica per tutti e creando legami sociali.

   Così, il Toreke, legato ai giardini collettivi, può “diventare fattore d’inserimento sociale, o professionale, permettendo al contempo di realizzare economie sull’acquisto di alcuni prodotti alimentari„ (30). Il grande vantaggio delle valute locali sarebbe dunque da cercare soprattutto dal punto di vista del loro contributo alla lotta contro l’isolamento e l’emarginazione sociale (che aggravano la povertà).

   Per quanto riguarda le valute che assumono la forma di SEL (sistema di scambio locale), la stessa conclusione sembra emergere. Il disoccupato e il dipendente vi partecipano senza che ciò influenzi la loro relazione, né il loro contributo al sistema. Essi partecipano al SEL alla pari. Ma il SEL resta un fenomeno limitato alle persone e ai circoli più sensibili alle questioni sociali e politiche, e per lo più in zone urbane (31), e non costituisce un buono mezzo per aumentare i redditi dei più poveri.

   È molto raro che un SEL proponga beni costosi come alloggio, trasporti o energia. D’altra parte, se il SEL non risolve i problemi della povertà, permette di creare legami sociali e compensare una certa povertà materiale e un basso livello di inserimento professionale con una ricchezza relazionale, culturale o associativa, e permette di sviluppare competenze, svolgere qualche attività e ottenere benefici materiali. Il SEL costituisce dunque una rete di solidarietà e interrompe l’esclusione sociale. I primi SEL nati in Francia, formati in gran parte da disoccupati, ne sono un buon esempio (32).

   Per le monete che rientrano nel SEL, come anche per le altre valute locali, la sfida è spesso quella di riuscire ad avvicinarsi ad un pubblico svantaggiato, che può ricevere grandi benefici da questo strumento, pur mantenendo uno spirito di democrazia, uguaglianza e convivialità. In altre parole, senza cadere nel paternalismo.

   Le valute locali non sono certo monete che riempiono i conti in banca. La ricchezza che creano non è individuale ma collettiva. Se sono poco efficaci nella lotta contro la povertà monetaria (non è il loro obiettivo), il loro approccio sistemico e partecipe rimette l’essere umano al centro del discorso, nutre le relazioni sociali e valorizza la complementarità delle competenze. Un buono inizio per fare arretrare l’esclusione sociale, terreno fertile per la crescita della povertà. (dal sito http://www.pressenza.com/it/ del 24/5/2013)

(1) Cfr. i libri e i documenti di Bernard Lietaer sulle valute regionali.

(2) Vedi : www.torekes.be

(3) MALCHAIR Laure, « Recréer du lien social autour d’un jardin ? L’expérience
du Toreke en milieu précarisé »
, Documento d’analisi e di riflessione del Centre Avec, settembre 2011, pp.6-8
(4) ROLAND Laurence, 
« T’as pas un Toreke ? », Financité, septembre 2011
(5) Vedi la 
charte du Ropi
(6) Vedi : 
http://financethiquemons.agora.eu.org/spip.php?article77 
(7) 
www.minuto.be
(8) Vedere sul sito della Minuto : 
http://www.minuto.be/node/95
(9) Vedi: 
www.ecoiris.be
(10) Forest (Wiels) et Schaerbeek (Helmet-Colignon)
(11) MOHSSIN EL GHABRI, Pour une (bio)diversité monétaire, in Etopia, revue d’écologie politique, N°11, 2012, pp. 154-155
(12) Vedi: 
www.enepisdubonsens.eu 
(13) Vedi la 
charte de l’Épi
(14) Il mercato agricolo di Avioth, il merato agricolo di Chassepierre, quelli di Florenville, di Han, di Orgeo, e di Virton
(15) Vedi: 
www.liegeentransition.be Legggere anche: « Cultures en transition : changer, maintenant et ensemble », Vivre Ensemble 2011
(16) BERNARD LIETAER eMARGRIT KENNEDY, Monnaies régionales. De nouvelles voies vers une prospérité durable (Nuovi percorsi per una prosperità sostenibile), ed.. Charles Leopold Mayer, 2008, pp. 55-57.
(17) La parola miglio indica un’unità di lunghezza anglo-americana utilizzata equivalente a circa 1.609 metri su terra o 1.852 metri su mare e in aria.
(18) Vedi: 
www.sel-lets.be
(19) Vedi: 
www.rers.be
(20) Vedi l’articolo di Bernard Lietaer, 
Les monnaies sociales locales complémentaires, pubblicato da éconosoc.be, febbraio 2012
(21) idem
(22) MOHSSIN EL GHABRI, Pour une (bio)diversité monétaire (Per una bio-diversità monetaria), in Etopia, revue d’écologie politique, N°11, 2012, p. 150
(23) Valuta complementare esclusivamente per servizi e cura per persone anziane
(24) BERNARD LIETAER e MARGRIT KENNEDY, Monnaies régionales. De nouvelles voies vers une prospérité durable (Nuovi percorsi per una prosperità sostenibile), ed. Charles Leopold Mayer, 2008, pp. 34
(25) Idem.
(26) Idem, p. 212.
(27) L’obiettivo di una moneta “fondente” è quello di stimolare la circolazione della moneta e quindi lo scambio di beni, servizi, competenze, e creare maggiori legami sociali. Generalmente, una moneta fondente perde valore alla fine di ogni trimestre, semestralmente o annualmente. È necessario allora acquistare un timbro da apporre sul biglietto per restituirgli il suo valore nominale. Le valute locali fondenti sono dunque impossibili da accumulare ai fini del risparmio.
(28) LIETAER Bernard, 
« Créer des monnaies par millions », in Le Monde, agosto 2009
(29) Vedi : 
www.financite.be
(30) MALCHAIR Laure, 
« Recréer du lien social autour d’un jardin ? L’expérience du Toreke en milieu précarisé », Documento d’analisi e di riflessione del Centre Avec, settembre 2011, p8 8
(31) DIDIER Julien, 
« Système d’échange local (SEL) : une monnaie pour les bobos ? », (Una moneta per curare la bua?) Financité, dicembre 2010
(32) DIDIER Julien, 
« Système d’échange local (SEL) : un autre monde est-il possible ? », Réseau de Financement Alternatif (Rete di finanziamento alternativo), dicembre 2010

Fonte:http://www.vivre-ensemble.be/?Monnaies-locales-quand-l-euro-ne

Traduzione dal francese di Giuseppina Vecchia

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MONETA GLOBALE E MONETE LOCALI

di TONINO PERNA, da “IL MANIFESTO” del 12/8/2011

Dietro il caos finanziario di questi anni ci sono i grandi fondi speculativi che colpiscono l’euro per salvare il dollaro. La battaglia per un nuovo ordine monetario è avviata. Perché non pensare a monete locali da affiancare all’euro?

   Perché la speculazione finanziaria si è accanita nei confronti dei paesi del sud Europa? Perché non ha attaccato il Giappone, per esempio, che ha un debito pubblico pari a due volte il Pil? Oppure il più grande debito pubblico del mondo, quello a stelle e strisce? E ancora: se è vero che grandi banche Usa posseggono titoli di Stato dei Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna), quale interesse hanno a vedere fallire questi Stati? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in mezzo al panico finanziario che sta buttando nell’angoscia, anticamera della disperazione, decine di milioni di cittadini europei.

   Dobbiamo ricordare che pochi e potenti hedge fund (fondi speculativi) – quelli di Soros, Paulson, ecc – controllano un flusso di denaro impressionante e indirizzano la grande speculazione quanto i piccoli risparmiatori. Come avviene in politica, così nel mondo nella finanza sono pochi opinion leader che determinano le scelte della maggioranza (dei votanti quanto degli investitori/speculatori).

   Ora, si dà il caso che proprio i grandi fondi speculativi hanno i loro asset in dollari e che abbiano avuto un terrore infernale quando nell’autunno 2008 il dollaro stava crollando, soprattutto rispetto all’euro. Oggi, questi signori come Soros, spesso impegnati nella beneficenza o nel finanziamento di movimenti per la democrazia e i diritti umani, hanno un forte interesse a vedere una riduzione del valore dell’euro rispetto al dollaro.

   In questo senso si può dire che hanno un interesse nazionale (statunitense) in un’era in cui il capitale non ha patria né colore politico. D’altra parte, esiste anche la prima potenza al mondo per dotazione di capitali sovrani – la Cina – che teme fortemente una improvvisa caduta del dollaro, dato che detiene una parte consistente dei titoli di Stato americani e che gli Usa costituiscono ancora un mercato rilevante per le loro esportazioni.

   In breve: il sistema monetario internazionale, fondato sul dollar standard, cioè su una valuta nazionale diventata moneta di riserva internazionale, è entrato irreversibilmente in crisi, ma non è chiaro come e quando verrà sostituito. Per la verità esiste già un progetto abbastanza definito che è sostenuto dai Bric (Brasile, Russia, India e Cina) che punta a una nuova moneta di riserva internazionale, il cui valore verrebbe dato dalla media ponderata delle valute più forti.

   Insomma, una sorta di Ecu degli anni ’90, una moneta virtuale che serva come unità di conto per gli scambi internazionali. Ovviamente gli Stati Uniti sono assolutamente contrari e si batteranno fino in fondo per evitare di perdere il “signoraggio del dollaro”, cioè il privilegio di emettere cartamoneta a volontà, e quindi permettersi di farsi finanziare – come hanno fatto dalla metà degli anni ’70 a oggi – il disavanzo della bilancia commerciale dal resto del mondo. Secondo alcune stime, per riportare in pareggio la bilancia commerciale Usa il popolo nordamericano dovrebbe ridurre i propri consumi del 30-35% e svalutare di almeno altrettanto il dollaro. Quale presidente o governo Usa potrà accettare questa “decrescita infelice”?

   Pertanto, assisteremo per diversi anni al braccio di ferro tra il governo Usa e le altre potenze economiche mondiali prima che si arrivi a un accordo per un nuovo ordine monetario internazionale fondato su una moneta “globale” che non appartiene a nessuno stato o confederazione di stati.

   Il consolidamento o lo sfaldarsi dell’area euro potrà accelerare o frenare questo processo, essendo la seconda valuta forte al mondo in questo momento, fino a quando il governo cinese non abbandonerà il controllo politico sulle quotazioni dello yuan renminbi. Proprio la Cina ha in mano le carte giuste per vincere la partita e decidere tempi e modalità di questa transizione, attraverso una riduzione progressiva degli investimenti in titoli di stato a stelle e strisce, una riduzione dell’export diretto in nordamerica ed un aumento dei consumi interni. Come è nello stile dei governi cinesi, il colpo finale al dollaro sarà assestato solo quando arriverà il momento giusto per farlo, ma preparando fin da ora l’alternativa.

   La fine del dollar standard non è un incidente di percorso o un mutamento tecnico nella sfera monetaria, ma segna materialmente la fine dell’egemonia Usa sul mondo. Anche la via della “guerra permanente” che finora ha mantenuto artificialmente in vita il dollaro non è più praticabile, sia per i costi insostenibili, sia per l’accumularsi di insuccessi clamorosi (dall’Iraq all’Afghanistan e alla Libia).

   Il nuovo ordine monetario internazionale che si profila all’orizzonte rappresenta la traduzione simbolica dei nuovi rapporti di forza esistenti nell’economia capitalistica globalizzata, e in qualche modo rappresenta anche un riequilibrio di poteri tra occidente e resto del mondo. Inoltre, con la fine del dollar standard verrà bloccata la continua immissione di liquidità nel sistema finanziario mondiale, causa prima delle “fluttuazioni giganti” , delle crisi ricorrenti e della speculazione sui prezzi dei beni primari che tanti danni sta producendo alle popolazioni più povere, a partire da quelle del sud del mondo.

   Certo, non basterà a ridurre drasticamente la massa finanziaria che incombe sull’economia reale, stimata come pari a 8-10 volte la ricchezza materiale mondiale, ma è comunque un primo passo. Altri e più consistenti bisognerà farne in direzione di un obiettivo prioritario per il nostro tempo: disarmare la finanza. Il che significa riprendere in mano la questione dell’uso e del ruolo del denaro, riportare questo strumento alla sua utilità originale di unità di conto e intermediario negli scambi.

   Infatti, per garantirsi che questa fase di “transizione monetaria” non si concluda soltanto con una nuova, sia pure auspicabile, moneta di riserva internazionale, bisogna riprendere con forza il tema della sovranità monetaria, a partire dal livello locale. Accanto alla moneta globale e alle monete che governano le mesoregioni in cui andrà ad articolarsi l’economia mondiale, occorre scommettere seriamente sull’uso – già sperimentato da tempo – di monete locali complementari.

   Vale a dire: per bilanciare il peso e l’egemonia della moneta globale abbiamo bisogno di migliaia di monete locali complementari, a circolazione territorialmente determinata, sotto il controllo dell’ente locale. Questo strumento permetterà, nelle aree più deboli e con enti locali più indebitati, di poter continuare a mantenere in vita servizi essenziali e parti vitali dell’economia locale.

   Non si tratta né di utopie neoproudhoniane, né di ritorni ad impossibili regimi autarchici. Si tratta di ridurre la distanza abissale tra il governo del denaro e la vita e i bisogni dei cittadini e dei lavoratori.

   Per capirci: immaginate se le città della Grecia, i cui bilanci comunali sono ormai ridotte al collasso, potessero usare – accanto all’euro – monete locali complementari per i bisogni essenziali della popolazione, sicuramente il peso dell’iniqua manovra finanziaria governativa sarebbe più sopportabile.

   È una questione di vitale importanza che riprenderemo in altra occasione. In questa sede vogliamo solo affermare che la sovranità monetaria, insieme a quella alimentare ed energetica, costituisce uno dei pilastri su cui edificare una «democrazia reale» che oggi esiste solo nei nostri sogni. (Tonino Perna)

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L’ESPERIENZA PRATICA DEL SARDEX

SARDEX.NET: IL BARATTO DEL NUOVO MILLENNIO

di Maddalena Brunetti, 29/5/2013, dal sito www.sardiniainnovation.it/

   Il baratto del nuovo millennio si fa con la moneta elettronica. Superare la crisi economica, fare acquisti senza euro, riuscire ad ampliare la propria quota di mercato e ottenere crediti a tasso zero. Non una missione impossibile ma l’opportunità offerta da Sardex.net, circuito di credito commerciale che si basa su un innovativo mezzo di pagamento: la moneta complementare locale.SARDEX_NET

   Conio che permette alle imprese di comprare e vendere senza spendere euro. Chi si associa ha la possibilità di scambiarsi prodotti che il mercato non riuscirebbe ad assorbire. I pagamenti vengono effettuati in crediti sardex. Un sistema che può affiancarsi a quello tradizionale dando ossigeno a chi non ha liquidità in cassa. In questo modo si evitano anche i costi che derivano dall’invenduto.

   Altri vantaggi: le aziende sono incentivate a fare affari tra loro incrementando il mercato locale, hanno a disposizione un portale on-line dove “mettere in vetrina” la propria attività più un conto e una carta in crediti commerciali e, infine, possono avvalersi dell’aiuto di un broker.

SARDEX: COS’È E COME FUNZIONA

Non esistono banconote sardex, perché si tratta di una moneta riconosciuta solo dalle imprese che si associano al circuito. Un sardex vale un euro, e su questo valore si effettuano le transazioni. I crediti però non sono convertibili in denaro corrente ma solo in prodotti. Quindi se si accumula un attivo di mille sardex non si può pretendere di cambiarli in euro. Si possono solo fare acquisti in prodotti dallo stesso valore.

Un po’ come il baratto? “Non esattamente – precisa Gabriele Littera, 26 anni, presidente del cda e responsabile marketing – Faccio un esempio: con il baratto un produttore di uova non potrebbe ottenere un cavallo dal valore di duemila euro solo scambiando la sua merce. Quante uova ci vorrebbero? Altra differenza fondamentale è la multilateralità, che non è prevista dal baratto”.

   Quindi l’ipotetico produttore di uova potrebbe acquistare un cavallo andando a meno duemila sardex, un passivo che compenserebbe cedendo uova per duemila euro a più imprese che ne hanno bisogno. Così come il proprietario degli animali spenderebbe i suoi duemila Sardex di attivo, acquistando qualsiasi altra cosa. Inoltre questo tipo di scambio prevede la multitemporalità: è possibile riscuotere il proprio credito o estinguere il proprio debito in una fase successiva a quella della vendita. Tutte le operazioni fatte tramite il circuito Sardex.net sono fatturabili ed entrano nelle voci di bilancio.

E Bankitalia che dice? “Non entra nella partita perché sono le imprese a farsi credito tra loro”. Sardex è supportato legalmente dai contratti di affiliazione e dal regolamento interno firmati e approvati da ciascuna impresa associata. La base legale è quella regolata dal Codice civile, articolo 1552.
Tra i clienti L’Unione Sarda.

Sardex nasce nel 2009 ma comincia a muovere i primi passi nel gennaio 2010. “L’inizio non è stato facile, era necessario che le aziende iniziassero a fare affari tra loro per mettere in moto il meccanismo”, racconta Littera. Dopo 13 mesi dalla nascita, Sardex vanta quasi 300 imprese iscritte (tra cui nomi importanti come il gruppo L’unione Sarda). Il fatturato è stato di circa 150mila euro, a dicembre il circuito ha registrato un valore di 110mila euro in operazioni. Ma c’è anche business. Gli euro entrano in tre occasioni: con la quota d’iscrizione, con quella annuale e con la commissione sulle transazioni.

   “Quello che ci interessa davvero non è tanto guadagnare molto, quanto correggere le storture dell’economia reale”, sottolinea il presidente di Sardex, che ha già cinque dipendenti a tempo indeterminato e cinque da stabilizzare. Ci si può associare al circuito solo se si opera in Sardegna. Sono escluse le farmaceutiche, le finanziarie e le rivendite di armi. “L’allargamento è sempre un momento delicato”, aggiunge Littera. Il gruppo Sardex deve valutare se il circuito ha necessità delle richieste e delle offerte fatte dall’azienda. Il sistema deve rimanere in equilibrio, altrimenti se ne perdono i vantaggi. Una delle operazioni fondamentali è quella del monitoraggio costante dei dati sulle transazioni.

QUATTRO AMICI CHE VOLEVANO CAMBIARE IL MONDO

Il progetto Sardex.net nasce dall’inventiva di quattro amici appassionati di economia. “Avevamo previsto l’arrivo della crisi e abbiamo cercato una soluzione. Perché in questi casi non vengono meno le merci o la forza lavoro, manca il denaro”, racconta il presidente.

   I quattro soci fondatori Gabriele Littera (laurea in marketing a Teramo), Giuseppe Littera (laurea in Lingue a Leeds), Carlo Mancosu (diploma, responsabile area broker) e Franco Contu (diploma, responsabile commerciale) si sono messi alla ricerca dei diversi modi escogitati per superare le crisi economiche.

   Analizzando quella del ‘29 hanno trovato l’ispirazione. “Ci siamo rifatti al modello del circuito svizzero Wir”, spiega Littera. Wir è un circuito economico nato nel 1934. A idearlo furono 16 imprenditori elvetici che si trovarono con molte merci ma poco denaro. Decisero quindi di aprire conti in compensazione. “Loro segnavano debiti e crediti su un registro, noi lo facciamo su Internet”, dice Littera. Il circuito Wir esiste e funziona ancora: oggi conta circa 70mila aderenti.
I soci Sardex.net guardano lontano. Tra i loro obiettivi c’è quello di allargare il circuito ai servizi: telecomunicazioni, gas e carburanti.

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PER CAPIRE FACILMENTE IL MECCANISMO DI “SARDEX” GUARDA QUESTO LINK:

http://www.sardex.net/come-funziona/#up

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USA, BOOM DELLE MONETE LOCALI CON CUI NON SI SPECULA

di Alessandro Montesi, dal sito LINKIESTA (www.linkiesta.it/ ) (19/2/2012)

– Negli Usa si diffondono sempre di più nuove monete locali. Lo scopo è creare un mezzo di scambio alternativo al dollaro con cui fornire accesso al credito e promuovere lo sviluppo sociale. Ma qual è la storia della moneta? Perché vengono create monete alternative? Dalla sua nascita alla fine della convertibilità oro-dollaro, un viaggio nella storia del denaro, di cui Keynes ha detto: «Ha importanza solo per quello che può procurare» –

   Gli americani credono ancora nel dollaro? A giudicare da quello che sta succedendo all’interno del loro sistema monetario, sembrerebbe di no. Nonostante il forte orgoglio patriottico made in Usa, intorno al dollaro si stanno verificando novità di non poco conto.

   Preoccupati per il destino della propria moneta – anche a seguito alla sua svalutazione dopo l’introduzione dell’euro – alcuni stati americani hanno deciso di sfidare la Federal Reserve, la banca centrale Usa, proponendo l’introduzione di monete locali. Una “rivoluzione monetaria” che attraversa tutti gli States, partendo dal Minnesota e Georgia, passando per Iowa Tennessee, South Carolina per arrivare in Indiana, Utah nell’estremo Nordest di Washington State.

CITTA AMERICANE CHE UTILIZZANO MONETE LOCALI

Perché si stanno diffondendo monete alternative al dollaro? Per rispondere, occorre ripensare il concetto di moneta, come istituzione, funzione e soprattutto come fonte di valore. La moneta è una merce, dato che è scambiabile nei mercati valutari. Rappresenta tutte le altre merci, essendo usata per acquistare altri beni e può essere conservata indefinitamente e all’infinito senza costi, cioè senza perdere la sua capacità di scambio nel tempo (tutti i beni normali, ad esempio frutta e verdura, sono soggetti a deterioramento).

   Un’altra caratteristica della moneta è quella di poter essere sottratta dal mercato: risparmiare moneta in periodi di crisi, può convenire rispetto a investimenti poco sicuri, nei mercati azionari o immobiliari. La moneta emessa da ogni Banca centrale, cioè la moneta che ha corso legale, riveste tre funzioni: unità di conto (come misura di valore, cioè il prezzo), riserva di valore (appunto perché se accantonata-risparmiata, accresce il valore di risorse del suo possessore) e mezzo di scambio.

E la stessa storia della moneta coincide con la storia dell’uomo. Un possibile racconto potrebbe partire da due testi di Aristotele (384 a.C. – 322 a.C.), l’Etica e la Politica. Se nell’Etica la nascita della moneta come misura di valore coincide con la creazione della comunità, è nella Politica che la moneta diventa mezzo di scambio.

   Nasce insomma il commercio tra comunità diverse. Manca la terza funzione che ha la moneta oggi, l’essere riserva di valore, cioè una possibile fonte di risparmio. Infatti, essendo le monete coniate con metalli preziosi, ad avere valore non erano le monete stesse ma il materiale con cui erano coniate (oro, argento, bronzo).

Dall’Impero romano passando al Medioevo per arrivare alle grandi monarchie tra ‘800 e ‘900, si può ritenere che la moneta sia stata sempre res principis: spettava, infatti, all’autorità sovrana (il re o lo stato) e non al mercato come accade oggi, definire le caratteristiche legali dei prezzi e il loro valore. La contraffazione delle monete era ritenuto un reato di lesa maestà, dato che ritraevano sovrani e re. Per secoli, fino all’istituzione del primo gold standard (regime aureo) 1717 da parte di Isacc Newton – che fissò la parità della sterlina inglese all’oro – la moneta è stata sempre associata ad un valore metallico.

   La novità storica del gold standard, rispetto all’antico regime monetario, risiede nella possibilità di pagare i debiti non più in monete (coniate con metalli diversi) ma con una quantità d’oro equivalente al debito, secondo la parità prefissata. Come scrive il professor Luca Fantacci nel libro La moneta, storia di un’istituzione mancata «dalle prime coniazioni auree del re Creso nel VI a.C. fino alla sospensione della convertibilità del dollaro da parte del presidente Nixon nel 1971, l’oro è stata moneta».

Il 1971 rappresenta un punto di svolta nella storia della moneta. Il 25 agosto, il presidente Richard Nixon, minacciato dalle richieste degli ex-alleati di convertire i dollari accumulati durante la fase di ricostruzione europea, spezza il “sacro legame” tra metallo e moneta. Le casse americane infatti non avevano abbastanza oro da coprire tutte le richieste di conversione.

   In quel momento nacque la moneta com’è intesa oggi, cioè con la caratteristica di riserva di valore. Questa, con le sue tre funzioni, fu denominata Fiat money. Letteralmente significa “lascia che sia fatto”, permette al mercato e non allo stato di attribuire il valore alla moneta senza un sottostante reale che in passato era appunto rappresentato dall’oro. Insomma venne creata la moneta-merce non convertibile, puramente e solamente cartacea, senza alcun sottostante. Con quest’atto, ciò che era la moneta per eccellenza cioè l’oro, perde la sua caratteristica principale: quella di pagare i debiti.

Le monete locali americane che nascono oggi hanno l’intento di ricreare un valore reale sottostante alla moneta cartacea. Infatti, la moneta locale è un accordo per usare un altro mezzo di scambio o unità di conto (ma non riserva di valore) alternativo rispetto al dollaro. Lo scopo è collegare l’accesso al credito con le risorse inutilizzate. Insomma associare un valore reale alla moneta cartacea, promuovere lo sviluppo economico-sociale e costruire un capitale sociale all’interno della comunità. La moneta comunitaria non può essere accumulata o risparmiata, dato che ciò che viene accumulato è oro, argento, cibo (food stamp) o persino tempo (come alla banca del tempo presente anche qui in Italia).

   Tutto questo accade anche se la costituzione americana, con l’articolo 18, vieta ai singoli stati di emettere o stampare le proprie monete, ma permette la possibilità di creare «monete complementari metalliche di argento e oro come legal tender, come mezzo di pagamento per i debiti».

Una ricerca del professor Ed Collom del dipartimento di sociologia dell’università Southern Maine (Portland, Maine) ha cercato di individuare cosa favorisca l’introduzione delle monete locali. Nascono e si trovano nella città “più giovani”, dove l’età è in media di trentatré anni e dove si verificano alti indici di povertà e la presenza di famiglie povere.

   Non solo, le monete locali vivono e si diffondono dove è alta diffusione di lavori autonomi e si registrano alti tassi di disoccupazione. La grande diffusione delle monete locali e i suo relativi vantaggi sono confermati dalla grande diffusione che hanno raggiunto. Oltre queste monete ve ne sono 65 dichiarate non ufficialmente attive.

La moneta locale più diffusa si chiama Ithaca hours. È una banconota cartacea collegata al valore del dollaro: al valore di un’ora corrispondono 10 dollari. La risorsa scambiata con questa moneta è il tempo dei residenti della comunità.

   Creata da Paul Glover nel 1991, la moneta ha raggiunto una grande diffusione, scambiata da una comunità di migliaia di persone, tra cui 400 imprenditori per un giro d’affari di 105mila dollari. Quella che ha creato invece più problemi agli Usa è stata il Liberty Dollar.

   Coniato in oro e argento, è stato eliminato a seguito ad un’operazione del Fbi (qui il documento che ne attesta l’irregolarità). Questa moneta complementare, creata da Bernand von Nothaus nel1998, aveva un sottostante di metallo che ne garantiva il valore: 10$ erano scambiati per esempio con un’oncia di argento mentre 500$ corrispondeva a un’oncia d’oro. Secondo il suo fondatore, il liberty dollar che aveva raggiunto, nella comunità dove era adottato, un giro d’affari maggiore del 50% rispetto ai dollari. È stato bandito dalle autorità dato che rischiava di minacciare il funzionamento della moneta nazionale.

La grande distinzione tra moneta merce (la fiat money, la moneta che noi utilizziamo quotidianamente), e la moneta non merce (cioè le monete locali) sta nell’estinzione del debito. Con un regime di parità aurea, una banca centrale che vuole emettere moneta e che si indebita verso il circuito interbancario è poi costretta a ripagare il debito con una quantità d’oro prefissata (la moneta quindi coincide con un debito ripagato in oro).

   In un sistema di fiat money, come quello di oggi, se la banca centrale vuole emettere monete (espansione monetaria) comprando titoli, non deve accantonare niente e basta che stampi semplicemente i “bigliettoni verdi”. Sarà sempre debito che verrà ripagato con l’emissione di un altro debito, cioè moneta che a scadenza sarà pagato con l’emissione di altra moneta che sarà ripagata con l’acquisto di altri titoli e quindi l’emissione di moneta… Insomma, una moneta che rappresenta un indebitamento infinito che non sarà mai effettivamente ripagato dalle banche centrali.

Ma la storia della moneta post 1971 è anche la storia delle sue crisi. Tra il 1973 e il 1975 c’è stata la secondary crisis collegata allo shock petrolifero, seguita dal lunedì nero del ‘87 quando la borsa di New York perse il 23%, fino a quella argentina tra il ‘99 e il 2000.

   Dopo l’Argentina, ci sono stati i “sei anni di grande pace” alla crisi dei mutui subprime che ha portato alle crisi (e alle recessioni) prima di Irlanda, poi di Grecia e Portogallo, Spagna e Italia, fino a colpire l’intera eurozona. Prima della creazione della moneta merce, tra il XIV secolo e il XIX secolo, sono intercorse un decina di gravi crisi economiche: la crisi del 1375 che porto alla bancarotta la grande famiglia banchiera di Firenze dei Bardi, quella che porto allo scoppio della bolla dei tulipani in Olanda (1637), la depressione post-napoleonica a metà del ’800 e la prima grande depressione tra il (1873-76).

Quindi sembra che la moneta attuale non abbia funzionato molto bene. È difficile pensare che dei fogli di carta così facilmente riproducibili (diversamente dall’oro che è prezioso proprio perché raro) abbiano un cosi alto valore.

   La moneta non va risparmiata, ma essendo nata come mezzo di scambio va scambiata, come cercano di fare le persone che coniano e utilizzano monete locali. D’altra parte, J.M. Keynes l’aveva ben presente: «Il denaro ha importanza solo per quello che può procurare». (Alessandro Montesi)

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GRECIA, MONETE LOCALI CONTRO LA CRISI

di Alessandra Drago, dal sito STAMPA LIBERA (www.stampalibera.com/ )

Volos , Grecia – La prima volta che ha comprato uova, latte e marmellata in un mercato all’aperto utilizzando non l’euro, ma una moneta di scambio informale, Theodoros Mavridis, un elettricista disoccupato, era entusiasta.

MERCATO - dal sito www.stampalibera.com/
MERCATO – dal sito http://www.stampalibera.com/

   “Mi sentivo liberato, mi sentivo libero per la prima volta”, ha detto Mavridis in una recente intervista in un caffè di questa città portuale della Grecia centrale. “Io istintivamente ho messo la mano in tasca, ma non ce n’era bisogno.”

   Mr. Mavridis è il co-fondatore di una rete sempre più ampia qui a Volos che utilizza la cosiddetta Unità Locale Alternativa, o TEM in greco, per scambiare beni e servizi – corsi di lingua, baby-sitting, supporto informatico, pasti cucinati in casa – e per avere sconti da alcune aziende locali.
In parte moneta alternativa, in parte baratto, in parte mercato a cielo aperto, il network di Volos è cresciuto in modo esponenziale nell’ultimo anno, da 50 a 400 membri. Si tratta di uno dei numerosi gruppi che saltano fuori in tutto il paese, man mano che i Greci, spremuti dai tagli salariali, aumenti delle tasse e crescenti timori sul fatto se continueranno a utilizzare l’euro, cercano modi creativi per far fronte a uno scenario economico in cambiamento radicale.
“Da quando c’è la crisi c’è stato un boom di questi networks in tutta la Grecia”, ha detto George Stathakis, professore di economia politica dell’Università di Creta. Nonostante il forte settore pubblico in Grecia che impiega uno su cinque lavoratori, ha aggiunto, i servizi sociali del Paese spesso non sono all’altezza di aiutare le persone nel bisogno. “Ci sono così così tante enormi lacune che devono essere compensate da nuovi tipi di networks”.
Anche il governo ne sta prendendo atto. La scorsa settimana, il Parlamento ha approvato una legge promossa dal Ministero del Lavoro per favorire la creazione di “forme alternative di imprenditorialità e sviluppo locale”, compresi i networks basati sullo scambio di beni e servizi. La legge per la prima volta riempie in una zona grigia normativa, dando a questi gruppi lo status di no-profit.
Qui a Volos, i fondatori del gruppo sono convinti di lavorare in parallelo con l’economia regolare, ispirati più da un bisogno di solidarietà nei momenti difficili che da una spinta politica per l’uscita della Grecia dall’eurozona e il ritorno alla dracma.
“Non siamo rivoluzionari o evasori fiscali”, ha detto Maria Houpis, un’insegnante in pensione e una dei sei co-fondatori del gruppo. “Noi accettiamo le cose come stanno.”
“Eppure – ha aggiunto – se la Grecia avrà una svolta verso il peggio e alla fine esce dall’euro, reti come questa sono pronte a entrare nella breccia. In uno scenario immaginario – e sottolineo immaginario – saremmo pronti per questo.”

   Il concetto del gruppo è semplice. Le persone si iscrivono online e accedono a un database che è una specie di lista per soli membri. Una unità di TEM è uguale in valore a un euro, e può essere utilizzata per scambiare beni e servizi. I membri iniziano i loro conti da zero, e accumulano credito offrendo beni e servizi. Si possono prendere in prestito fino a 300 TEM, ma si è tenuti a rimborsare il prestito entro un determinato periodo di tempo.

   I soci ricevono anche dei libretti di vouchers della moneta alternativa se stessa, che assomigliano a buoni regalo e sono stampati con un sigillo speciale che rende difficile la contraffazione. Questi buoni possono essere utilizzati come assegni. Diversi uomini d’affari a Volos, tra cui un veterinario, un ottico e una sarta, accettano la moneta alternativa in cambio di uno sconto sul prezzo in euro.
Una rapida occhiata al database mostra persone che offrono lezioni di chitarra e di inglese, servizi di contabilità, assistenza tecnica per i computer, sconti presso parrucchieri e l’uso dei giardini privati per le feste. C’è un sistema di valutazioni per cui le persone possono descrivere le loro esperienze, al fine di mantenere un trasparente controllo di qualità.
(La rete utilizza software open-source ed è ospitata su un server olandese, cyclos.org, che offre bassi costi di hosting.)

   Il gruppo tiene anche un mercato mensile all’aperto che è un incrocio tra una vendita di oggetti usati e un mercato contadino, dove il Sig. Mavridis ha usato il suo credito in TEM per comprare uova, latte e marmellata. I beni in questione provenivano da allevatori locali coinvolti nel progetto.

   “Siamo ancora all’inizio” ha dichiarato Mavridis, che l’anno scorso ha perso il suo lavoro da elettricista in una fabbrica. “Nei prossimi mesi, il gruppo spera di avere uno spazio in un ufficio dove le persone senza computer potranno collegarsi alla rete più facilmente.”

   Per la signora Houpis, la rete ha una dimensione psicologica. “La cosa più emozionante che si prova quando si inizia è questo senso di collaborazione”, ha detto. “Hai molto di più di quanto dice il tuo conto in banca. Hai la tua mente e le tue mani. ”

   Mentre si affaccendava sul suo tavolo da cucito nel suo piccolo negozio nel centro di Volos, Angeliki Ioanniti, 63 anni, ha detto che accetta sconti per lavori di sartoria ai membri della rete, e scambia anche lavori di cucito per aiuto con il computer. “Essere in una piccola città aiuta, perché c’è fiducia”, ha detto. In cambio di euro e moneta alternativa, vende anche olio d’oliva, olive e sapone al profumo di bergamotto fatto in casa da sua figlia, che vive nella campagna fuori Volos.

   Nel negozio di ottica della sua famiglia, Klita Dimitriadis, 64 anni, offre sconti ai clienti che utilizzano moneta alternativa, ma ha detto che la rete non ha veramente ancora preso piede o portato molti affari. “E’ utile, ma ancora non funziona molto, perché tutti stanno facendo sconti”, ha detto.

   In una e-mail, il sindaco di Volos, Panos Skotiniotis, ha detto che la città segue la rete della moneta alternativa con interesse ed è generalmente di sostegno alle iniziative di sviluppo locale. Ha aggiunto che la città sta guardando anche ad altri modi di gestire la situazione economica, per esempio mettendo a disposizione del suolo pubblico per una fattoria urbana comunale dove i cittadini possano coltivare prodotti per uso proprio o da vendere.

   Dopo anni di consumismo sfrenato e di credito facile, queste iniziative nascenti parlano del nuovo clima in Grecia, dove l’austerità imposta ha portato la gente a unirsi – non solo per protestare in massa, ma anche per aiutarsi l’un l’altro.

   Iniziative simili stanno spuntando dappertutto in Grecia. A Patrasso, nel Peloponneso, nel 2009 è stato fondato un network chiamato Ovolos, dal nome di un’antica moneta Greca, e comprende una moneta locale di scambio, un sistema di baratto e una cosiddetta banca del tempo, in cui i membri si scambiano servizi come cure mediche e corsi di lingua. Il gruppo ha circa 100 transazioni alla settimana, e volontari per monitorare i servizi illegali, ha detto Nikos Bogonikolos, il presidente e socio fondatore.

   La Grecia ha avuto per lungo tempo altre reti di scambio, in particolare tra i contadini. Dal 1995, un gruppo chiamato Peliti ha raccolto, conservato e distribuito gratis semi delle varietà locali ai coltivatori, e dal 2002 opera come rete di scambio in tutto il paese.

   Al di là degli scambi, vengono fuori anche altri segni di collaborazione. Quando gli autobus e i dipendenti della metropolitana di Atene sono scesi in sciopero due settimane fa, gli Ateniesi hanno inondato Twitter alla ricerca di carpools, utilizzando un account fondato nel 2009 per aumentare la consapevolezza sui problemi del trasporto ad Atene. La diffusione di questa pratica ha fatto notizia, come un segno di qualcosa di impensabile prima che la crisi colpisse.

   Con l’aumento della disoccupazione sopra il 16 per cento e l’economia che continua a diminuire, molti Greci si preparano al peggio. “Le cose andranno molto male l’anno prossimo”, ha dichiarato Stathakis, il professore di economia politica.

   Christos Papaioannou, 37 anni, che gestisce il sito Web per la rete a Volos, ha dichiarato: “Siamo in un territorio inesplorato”, e spera che il gruppo si espanda. “Ci saranno un sacco di cambiamenti. Forse è l’inizio del futuro. “ (Alessandra Drago)

……………………………………….

MONETE LOCALI

dal sito UTOPIE/onlus  http://www.utopie.it/

   Il denaro come misura che rappresenta risorse finite, è in contrasto con un sistema monetario basato su uno schema di crescita esponenziale. L’impatto della crescente pressione sulla società e sull’ambiente produce una rapporto diretto con la necessità di “crescita” spinta da un sistema monetario basato sul debito.

   All’interno di questo sistema monetario fondato sul debito e sull’interesse, il ciclo degli affari definibile come “boom and bust” (espansione e frenata) è inevitabile. Una percentuale di inflazione costantemente al livello del 3% erode il valore del denaro di chiunque – produttori, commercianti, professionisti, lavoratori salariati, pensionati, etc.

   Un ingrediente importante per un economia ricca, sostenibile e giusta è costituito dal denaro libero da interessi a qualsiasi livello – internazionale, nazionale e locale. Una convinzione che sta alla base dello sviluppo, a livello mondiale, di migliaia di differenti monete locali (community currencies) durante gli ultimi 20 anni.

   In una cultura dove i mezzi di scambio sono dominati da monete nazionali e sovra-nazionali, moltissima gente non riesce ad apprezzare la forza intrinseca delle monete progettate per usi locali e regionali. Nel fronteggiare la crescente incapacità dell’attuale sistema monetario nel soddisfare le necessità della gente e dell’ambiente, l’introduzione di sistemi di monete di portata globale permetterà alla gente di scegliere quello maggiormente adatto alla natura del commercio che interessa intraprendere.

   Tra i vantaggi offerti dalle monete locali c’è l’abbondante disponibilità di valuta che, contrariamente alle valute nazionali, tenute artificialmente scarse per massimizzare i profitti delle banche, è sempre sufficiente per tutti i tipi di commercio.

   Con abbondanza di moneta locale nei loro portafogli – sia elettronica che reale – i consumatori possono veramente scegliere di acquistare localmente. Un secondo vantaggio è quello di offrire alla gente la proprietà della loro valuta: banconote create per una specifica comunità la identificano con l’indicazione del relativo territorio di appartenenza.

   Terzo, con moneta abbondante e libera da interessi progettata per gli scambi locali, i dettaglianti possono scegliere fornitori locali massimizzando così la reciproca fiducia e riducendo i costi di trasporto inutili.

   Le monete locali creeranno anche incentivi per la sostituzione dell’import proveniente da altre regioni. Un quarto vantaggio è che i produttori e le industrie primarie, liberate dal pagamento degli interessi sulla loro stessa valuta, possono perciò scegliere di prendere decisioni commerciali di più lungo respiro. Questo favorirebbe, per esempio, la produzione di cibo naturale e la manifattura di beni più durevoli.

   Altrettanto importante, in un’era dove la crescente automazione e le nuove tecnologie stanno creando sotto-occupazione e disoccupazione di massa, una moneta locale abbondante farà crescere le opportunità di occupazione, aiutando ad arrestare la marea di crescente disagio sociale.

   Il livello dell’impatto positivo delle monete locali sull’ambiente e sulla società è profondo. Nello stesso tempo, lo sviluppo delle “economie senza denaro” forniscono la “zattera di salvataggio” economica nel caso in cui il sistema di finanza globale collassi come accaduto in Sud America. I vantaggi derivanti dal passaggio a moneta senza interessi e la creazione di sistemi monetari locali diversi e ben progettati, fluiranno verso l’alto dai livelli locali verso quelli regionali, nazionali e quindi sovra-nazionali, diminuendo così la forbice tra i ricchi e poveri.

I benefici generali delle valute complementari sono:
* accresciuto volume di moneta nell’area locale;
* accresciuta liquidità nell’area locale;
* accresciuto accesso ai mercati locali;
* accresciuta possibilità di sostituzione dell’import con fornitori locali;
* accresciute possibilità di occupazione;
* accresciuta importanza delle attività tradizionalmente sottovalutate;
* scoraggiamento delle attività distruttive per l’ambiente;
* accresciuto supporto per lo sviluppo di piccole imprese;
* accresciuta forza e intensità delle relazioni sociali;
* espressione di una tendenza economica opposta all’attuale “boom and bust”.

dal sito www.democraziakmzero.org/
dal sito http://www.democraziakmzero.org/

One thought on “La proposta di MONETE LOCALI (ad integrazione dell’EURO, moneta europea nostra insostituibile) – VALUTE COMPLEMENTARI come nuovo valore ai LUOGHI, alle COMUNITA’ – MONETA LOCALE che rinsalda i legami tra gli abitanti, combatte l’esclusione sociale, promuove atteggiamenti ecologici, incentiva i consumi rispettosi dell’ambiente e dei diritti sociali

  1. Agata domenica 21 luglio 2013 / 9:13

    “MONETA GLOBALE”? WHY NOT?… 🙂

    E mi chiedo anche:
    E il “SISTEMA DI RIFERIMENTO GLOBALE” cosa vi fa pensare?

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