Afghanistan.. 30 anni tra papaveri e kalashnikov – Filippo Rustichelli

1988 : Ritirata Sovietica dall’Afghanistan

Stan, nelle lingue del ceppo uralo-altaico, significa regione e infatti esistono nel variegato universo delle repubbliche centroasiatiche l’impervio Tagikistan,  l’ Uzbekistan del cotone,  il desertico Turkmenistan, il montuoso Kirghizistan, il noto Kazakistan per i suoi immensi pozzi di petrolio del Caspio. E poi esistono il Pakistan di Karachi, Islamabad , Peshawar e Lahore , il Belucistan ( area meridionale del Pakistan, luogo segreto dei terroristi di Al-Qaeda e l’Afghanistan. In questa densa miriade di regioni, popoli e culture,  l’Afghanistan rimane il territorio dell’area centro asiatica più colpito da guerre fratricide, conflitti interetnici, lotte instestine tra popoli, in un contesto geografico e naturalistico di estrema bellezza. In questo montuoso paese, che negli anni ’60 era il paradiso dei figli dei fiori, la capitale Kabul, viveva un’atmosfera calda e carica di profumi, della coltivazione del papavero e dell’oppio. Purtroppo quasi 30 anni di guerra civile han reso il paese dei papaveri in un territorio ostile, dove il profumo dei datteri è stato sostituito da quello delle mandorle amare( per le autobombe)  e della cordite. Come mai questo cambiamento?

Kabul negli anni’60: le ragazze vestono all’occidentale
agricoltura e papaveri

All’origine di questa radicale trasformazione, non si può non considerare solo la storia recente del territorio, ma bisogna analizzare anche le cause: la dominazione sovietica (1979-1988), la monarchia, il periodo delle dittature di Amin e Taraki, l’epoca di Babrak Karmal, il regime di Najibullah e la comparsa dei Talebani. Come si capisce, l’Afghanistan è un crogiuolo di etnie, di popoli e paesaggi, ma anche di fasi storiche altalenanti e di personaggi come la tigre del Panshir, il colonnello Massud, elevato dall’Occidente a unico paladino anti-talebano, oppure il crudele Gulbuddin Hekmatyar, che ai tempi dell’Università, imbevuto delle teorie islamiche, si vantava di usare la carta vetrata sulle ragazze che non volevano mettere il velo. L’universo non potrebbe essere più complesso, anzi il microcosmo afghano è in realtà come un grande albero della vita con migliaia di ramificazioni storiche, culturali, sociali. Impossibile tracciare un profilo diretto da tutti i lati in un solo articolo. E’ meglio considerare alcuni aspetti : partendo da quello storico, perché l’Afghanistan era una monarchia in primis. Negli anni’60 godeva di un certo sviluppo sociale, le persone si vestivano all’occidentale, così come il vicino Iran. Ettore Mo nel suo Kabul, ha illustrato bene  i rapporti causa effetto che hanno determinato la situazione attuale. Il passaggio dalla monarchia, alla repubblica di Karzai è stato irto di ostacoli e pagato col sangue.  E pensare che negli anni del dopoguerra (  tra gli anni’50 e ’60 ) il paese gode di un discreto livello culturale e sociale. Nonostante le asperità del Roh (come gli afghani e i pashtun definisco il loro paese, ossia Montuoso), il territorio afghano è sempre stato abitato, fin dalla dinastia dei Ghaznavidi e le lunghe contese tra Turchi, Russi e Persiani. Dopo la fase del protettorato britannico, tesa a contrastare l’avanzata russa nella regione, l’Afghanistan conosce un periodo di discreto sviluppo economico, grazie anche a patti bilaterali con Urss e Stati Uniti. L’Urss per aumentare la sua crescente influenza nella regione, finanzia la costruzione di dighe e ponti, col fine ultimo di utilizzare il paese per il suoi petroleodotti.

Traffico a Kabul, capitale dell’Afghanistan

Negli anni’60 sotto il governo di Daud Khan vennero costruite nuove strade, fu abolito il velo alle donne e il paese faceva parte dei paesi non allineati, che non appartenevano a nessuno dei blocchi bipolari esistenti allora. La monarchia di Zahir Shah che regnava dopo la fine del protettorato britannico, però non riuscì nell’intento di modernizzare il paese e nel 1973 Daud operò un colpo di stato, costringendo i reali a scappare all’estero. Il re che era in Italia a curarsi, rinunciò al trono. La nuova repubblica dal 1973 al 1979 vide un’aumento della presenza sovietica nel paese: prima di tutto in termini di sostentamento energetico, poi di presenza di consiglieri militari e infine di invasione.

Le guerre intestine tra i generali Daud, Taraki e Afizullah Amin, videro soccombere il primo nel ’73, anno della crisi petrolifera, il secondo che  fu trucidato dal terzo con un’azione militare coi blindati e carri armati che sparavano sul parlamento. Il regime di Amin conobbe un periodo di devastazione e di sterminio degli oppositori. Vennero abolite le garanzie e i diritti alla popolazione rurale. Si voleva creare un’economia pianificata in Afghanistan. L’Urss in un primo momento attendista, man mano portò sotto la propria orbita il paese, fino all’invasione del 1979. I mujaheddin della Tigre del Panshir, il colonnello Massud, impegnarono assieme a capi di altre tribù, i sovietici con colpi di mano fino al 1988, anno della ritirata dall’Amu Darja, fiume di confine tra Urss e Afghanistan prima del conflitto. I russi avevano conquistato le pianure e le città come Kandahar ed Herat, ma nelle montagne la popolazione ribelle sosteneva i mujaheddin. Scoppiò la jihad, la guerra santa, dei pashtun contro i carri armati sovietici,  con 8 offensive sovietiche, che alla fine non portarono a nulla. Se gli Usa ebbero il Vietnam, la Russia ebbe l’Afghanistan come punto debole. Quello che fu la fine per gli americani, ossia le foreste dei vietcong, in Afghanistan furono le montagne, impervie e piene di nascondigli. Con il sostegno degli Americani ai mujaheddin ( i famosi missili Stinger), la guerra afghano sovietica vide una massa di rifugiati scappare dal paese e acquisire nel contempo una dimensione internazionale. Sotto la spinta dell’opinione pubblica internazionale e senza risultati, l’Urss nel 1988, a fronte di enormi perdite si vide costretta al ritiro delle proprie forze. Gli strascichi dell’invasione russa portano ferite visibili a tutt’oggi. visibili nelle gambe maciullate dei ragazzi che pestano le mine anti uomo. Emergency di Gino Strada infatti si è subito impegnata nella realizzazione di protesi ed è impegnata con Amnesty International e Medici senza Frontiere sul territorio.  I regimi di Babrak Karmal e Najibullah, che erano parte del partito comunista afghano, no riuscirono nell’intento di rendere il paese dipendente da Mosca, anche perché nel frattempo la situazione era cambiata grazie alla glasnost di Gorbaciov ( il disgelo). Con il ritiro dei russi terminava ” la dottrina della sovranità limitata brezneviana”.

Herat
Mappa del territorio

Negli anni che seguirono fino al 2001, la corrente sovietica man mano scemò e ricompare negli anni’90 il fenomeno talebano e la repubblica islamica. Emerge nella neonata repubblica islamica la presenza dei talebani, ossia studenti islamici rifugiatisi in Pakistan, durante l’invasione sovietica . Imbevuti di idee anacronistiche e conservatrici, saliti al potere nel 1996, i Talib ( studenti in cerca di giustzia )fanno precipitare il paese nella devastazione. Burqa, chador, lapidazione, distruzione dei Monumenti di Buddha, estremizzazione della cultura islamica al massimo grado, la sharia, furono gli elementi cardine su cui si è fondata l’amministrazione talebana. Nomi come Hekmatyar, Dostum e Massud, nell’ambito dell’etnia pashtun e in contrasto con la minaccia talebana, all’indomani della fine della repubblica democratica iniziano a bombardare le città e a suddividere il paese in più aree dominate da questi signori della guerra. L’Afghanistan conosce un periodo terribile: funestato da 20 anni di guerra civile, diventa il terreno ideale per i terroristi di Al-Qaeda, con lo sceicco Osama Bin Laden, che benedice l’attacco alle Due Torri, l’11 settembre 2001.

Talebani
Coltivazione del papavero

 

Questa è la data della rinascita afghana. La morte di Massud, la fuga di Hekmatyar in Iran, le operazioni americane nel Golfo, l’invasione americana del paese, la fuga dei Talebani, la fuga di Bin Laden…. e il paese dei papaveri non è più il paese dei Kalashnikov, anche se la coltura e  il commercio dell’oppio non sono mai venuti meno. Il film ” Il cacciatore di aquiloni ” tratto dal romanzo di Khaled Houssein, evidenzia bene la realtà afghana dagli anni ’60 a oggi. Dal 2001 al 2014, si può dire che il paese sotto la guida di Karzai, ha conosciuto conseguenze positive e negative. I Talebani si sono ritirati da Kabul e Kandahar, ma gli strascichi della guerra rimangono.

Kabul
Herat
La suddivisione Isaf dell’Afghanistan.. Herat in mano alle forze italiane.

Oggi il paese vive una nuova epoca, in cui le donne lavorano, mentre prima erano soggiogate alla legge coranica, ma le prospettive non sono rosee. L’Italia ha fatto molto nella provincia di Herat, città di cultura e legata all’Iran, e lascerà il contingente ISAF a dicembre 2014. La missione americana ha pagato un elevato tributo economico e umano. Il paese sotto comando occidentale ha cercato di liberarsi dal pesante fardello bellico, costruendo strade, ponti, riorganizzando un esercito. Proprio in questi giorni un terremoto ha sconvolto il paese, ma la speranza delle prossime elezioni presidenziali induce a pensare  a un’amministrazione meno corrotta, dove le donne torneranno a lavorare anche nell’amministrazione e che gli aquiloni torneranno a volare, per dare una nuova speranza a un paese così martoriato.

 

 

 

 

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