POVEGLIA, isola (in abbandono) di VENEZIA venduta dal Demanio all’asta (ad un prezzo assai basso) – Dall’altra l’avvenuta istituzione da parte del Consiglio Comunale del PARCO DELLA LAGUNA NORD – La questione GRANDI NAVI a San Marco – CONTRADDIZIONI E DINAMISMO della città di Venezia che, in Laguna e in Terraferma, coagula iniziative ambientali, interessi speculativi, degrado e valorizzazioni

L'Isola di POVEGLIA - Poveglia è una piccola isola (di soli sette ettari) posta a sud della laguna di VENEZIA a breve distanza dalla bocca di porto di Malamocco
L’Isola di POVEGLIA – Poveglia è una piccola isola (di soli sette ettari) posta a sud della laguna di VENEZIA a breve distanza dalla bocca di porto di Malamocco

   Nello scorso mese di novembre avevamo dedicato uno di questi post all’Isola in Laguna veneziana di SAN BIAGIO che è stata comprata da un imprenditore vicentino di successo internazionale nella costruzione di parchi giochi (Alberto Zamperla, vedi il nostro post: https://geograficamente.wordpress.com/?s=isola+san+biagio ) per farvi una specie di “Disneyland veneziano”, per attrarre turisti su giochi e divertimenti, con percorsi virtuali sulla storia e l’epopea della Repubblica veneta. Progetto ora in corso di approvazione tra polemiche, dubbi, ripensamenti, perplessità pubbliche.

   Ora dobbiamo parlare di quel che accade a POVEGLIA, isola (in abbandono) di proprietà del Demanio (cioè statale, di tutti, come le spiagge…), Demanio che, alla ricerca di soldi, ha deciso di metterla all’asta: due i concorrenti, un imprenditore veneziano (Luigi Brugnaro, patron della Reyer basket, presidente dell’Umana Holding e già presidente di Confindustria Venezia) e un comitato di cittadini raccoltisi nell’associazione “Poveglia per tutti”, costituitosi affinché l’isola non diventasse un mero luogo privato, chiuso ai cittadini, magari sede di un albergo di lusso, fuori da ogni rotta di fruibilità pubblica. L’asta comunque ha riguardato non la proprietà ma l’USUFRUTTO per 99 anni. La ha spuntata, l’asta, l’imprenditore privato, al modico prezzo di 513mila euro (“Poveglia per tutti”, con quote di sottoscrizione di 99 euro a persona, è riuscita a raccogliere 420mila euro, cioè hanno aderito sulle 4000 persone o associazioni).

DOV'E' POVEGLIA IN LAGUNA
DOV’E’ POVEGLIA IN LAGUNA

   POVEGLIA È UN ISOLOTTO DI SETTE ETTARI posto a sud della laguna di Venezia a breve distanza dalla bocca di porto di Malamocco. Nei secoli scorsi lì c’era una Pieve con mille persone. Ora è rimasto solo un bellissimo campanile. Nei primi anni ’70 è stato chiuso l’ospedale geriatrico, costruito lì per l’aria buona. Luogo di gite domenicali dei veneziani doc rimasti nella città che con barchini andavano a passeggiare, fare la grigliata, passare qualche ora; oppure per decenni un pezzo dell’isola era usata da centinaia di famiglie che andavano là a coltivare un orto. Per la verità con sempre meno presenza, e il degrado dei pochi edifici (undici), e dei campi e sentieri invasi d’erba e rovi, del tutto non curati da anni, a Poveglia è massimo. Tant’è che non è tanto il costo sostenuto dall’imprenditore Brugnaro per acquistare l’isola che conta, bensì quanto costerà recuperare l’isola a uno stato dignitoso (si parla di milioni di euro).

   “Poveglia per tutti”, persa l’asta seppur per poco (meno di centomila euro) mantiene la volontà di “controllore” dell’isola: affinché siano rispettate le regole indicate nell’asta (come ad esempio la fruizione almeno 3 giorni la settimana di tutti), e così resti l’isola, seppur privata, un patrimonio collettivo.

   Il fatto che l’isola sia andata a un imprenditore veneziano (Brugnaro) che ha subito dichiarato di non voler chiudere l’isola ai veneziani, di non volerla trasformare in un resort esclusivo così da togliere completamente l’isola alla città (anche se un albergo è probabile e legittimo che ci sarà, del resto è un’operazione economica…) tutto questo almeno sembra un fatto positivo.

   Eliminerà si spera (l’imprenditore Brugnaro) il degrado attuale all’isola; ne farà un’attività economica, ma si dovrà muovere a norma delle prescrizioni architettoniche, ambientali, conservative molto chiare che impongono di non voler stravolgere l’aspetto originario dell’isola e degli edifici (ora in abbandono) che vi sono…

L'abbandono e il degrado a POVEGLIA
L’abbandono e il degrado a POVEGLIA

   Restauri e prescrizioni conservative che non impediranno di fare un albergo o cose simili, ma mantenendo all’esterno le strutture architettoniche originarie degli edifici esistenti, e all’interno cercando di conservare l’esistente, visto che la Soprintendenza (e il Demanio che ha indetto l’asta) chiede che, un giorno, possano essere recuperabili le antiche origini (ma questa prescrizione ci pare assai improbabile da realizzare). E, come dicevamo, “obbligatoria” è la fruizione pubblica, con l’accesso al bene con cadenza non inferiore a tre giornate settimanali, comprese le festività.

   Tante sono le isole abbandonate, in degrado, della Laguna veneziana (San Biagio, di cui accennavamo all’inizio, era, è, una discarica…). E ci si accorge di loro solo quando vengono alla cronaca per essere vendute e utilizzate da imprenditori privati (che perlomeno dovranno farsi carico del recupero). E fino adesso il silenzio dell’abbandono è stato più assordante delle proteste della possibile perdita di un bene pubblico rilevante ma dimenticato.

   Ma questa vicenda, dell’ISOLA DI POVEGLIA, va sottolineata per l’intervento “organizzato” di un notevole gruppo di cittadini (almeno quelli aderenti con la quota minima di partecipazione di 99 euro): è una strada assai interessante da percorrere. L’acquisto di beni ambientali e architettonici da parte di associazioni o di privati, che hanno come volontà prima quella di mantenerne l’uso pubblico, o ripristinarli dal degrado, è cosa nuova e interessante.

   E’ un dato di fatto che già da tempo lo stato sempre meno è in grado di “controllare” e gestire i suoi bene demaniali. E accade che anche proprietari di luoghi di grande valore li lascino decadere del tutto (o perché se ne sono andati a vivere lontani, o per motivi economici, per disinteresse…). Da qui l’intervento virtuoso di associazioni, privati, che recuperano o mantengono un bene ambientale o architettonico.

   I boschi comprati da persone riunitisi in associazione, i terrazzamenti “adottati” per il loro recupero dal degrado (è il caso di Valstagna, nella Val Brenta nel vicentino, cui aderisce anche la nostra associazione “Geograficamente”), gli orti urbani creati da singoli e famiglie che curano pezzi di terra sennò in abbandono… di aree agricole comprate in collette collettive sennò sottoposte a operazioni speculative…. Contratti d’uso, di comodato con prescrizioni specifiche (al recupero, alla conservazione…), ma anche case abbandonate, sfitte, soggette a occupazioni di famiglie senza casa….con l’amministrazione comunale possibile mediatrice tra proprietari e occupanti…

Sono tutti esempi di grande interesse ambientale, di sollevazione da una cultura del declino, e il recupero della coscienza ecologica, storica, del proprio essere nell’ambiente in cui viviamo.

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   Accenniamo qui, nella parte finale di questo post, alla grave QUESTIONE DELLE GRANDI NAVI da togliere al passaggio nel Bacino di San Marco (l’attuale situazione è descritta assai bene nella carta che qui sotto vi proponiamo). Pare che la soluzione che si prospetta sia la costruzione di un apposito canale nella parte centrale della Laguna, dal Porto di Marghera alla “Marittima” di Venezia, il cosiddetto CANALE CONTORTA – S. ANGELO, soluzione che a noi appare un ulteriore forte disequilibrio ambientale della delicata laguna veneziana. Pensiamo che il “fermare” le grandi navi nell’area dell’attuale PORTO COMMERCIALE DI MARGHERA è soluzione possibile…. Avviando verso la ”Marittima” imbarcazioni di medie piccole dimensioni di trasporto turistico che non arrecano danno ambientale… senza scavare nuovi impattanti canali…

Ecco il nuovo canale CONTORTA (tratteggiato in giallo) da scavare per le Grandi Navi, avversato dai comitati ambiebtalisti in difesa di Venezia
Ecco il nuovo canale CONTORTA (punteggiato in ocra) da scavare per le Grandi Navi, avversato dai comitati ambiebtalisti in difesa di Venezia (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

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   Nelle stesso ore che vedevano l’asta vinta dall’imprenditore privato per POVEGLIA il Consiglio Comunale di Venezia, dopo vent’anni di difficoltà e lotte (specie con le lobbies della caccia) riusciva a costituite il PARCO DELLA LAGUNA NORD. Oltre 16 mila ettari di barene e velme, canali e isole dove l’uomo tra mille insidie e difficoltà è riuscito a vivere e lavorare per secoli. È questo il contesto, il luogo, del Parco della Laguna Nord.

(in questo link potete vedere i territori del “Parco Laguna Nord”:

http://www.parcolagunavenezia.it/territorio).

Un’opportunità al cambiamento nel rapporto tra turismo spesso troppo invadente, interessi di cacciatori, scarsa difesa degli eco equilibri lagunari.

   Manca ancora il “Piano Ambientale”, che stabilirà come, in che modo vivrà questo parco. Ma entro tre mesi la giunta comunale dovrà proporre le LINEE GUIDA del PIANO AMBIENTALE, che verrà successivamente approvato dal consiglio comunale dando così pienamente vita (e gestione) al parco. Una buona notizia per il “sistema lagunare”, luogo tra i più belli al mondo. (s.m.)

Circa una quarantina sono le isole che si trovano nell'intera laguna di Venezia e più della metà si trova nella parte settentrionale di essa: sono classificabili in isole maggiori, quelle appunto più grandi e stabilmente abitate da un numero di persone più o meno elevato che sono Burano, Sant'Erasmo, Torcello (e naturalmente Murano, che è l'isola più popolosa il cui perimetro però non rientra nella conterminazione del costituendo Parco) e isole minori, alcune delle quali già recuperate e riutilizzate (es. La Certosa, Il Lazzaretto Nuovo, etc.), altre in via di recupero dopo l'abbandono successivo alla guerra mondiale (es. San Giacomo in Palude), altre ancora in degrado e tendenti a scomparire (es. Madonna del Monte, Sant'Arian), una destinata da sempre a eremo francescano; ma tutte, proprio tutte, di proprietà pubblica o privata, servite o non servite dai collegamenti di trasporto pubblico o privato, meritevoli di una visita e di una approfondita conoscenza. (da http://www.parcolagunavenezia.it/isole)
Circa una quarantina sono le isole che si trovano nell’intera laguna di Venezia e più della metà si trova nella parte settentrionale di essa: sono classificabili in isole maggiori, quelle appunto più grandi e stabilmente abitate da un numero di persone più o meno elevato che sono Burano, Sant’Erasmo, Torcello (e naturalmente Murano, che è l’isola più popolosa il cui perimetro però non rientra nella conterminazione del costituendo Parco) e isole minori, alcune delle quali già recuperate e riutilizzate (es. La Certosa, Il Lazzaretto Nuovo, etc.), altre in via di recupero dopo l’abbandono successivo alla guerra mondiale (es. San Giacomo in Palude), altre ancora in degrado e tendenti a scomparire (es. Madonna del Monte, Sant’Arian), una destinata da sempre a eremo francescano; ma tutte, proprio tutte, di proprietà pubblica o privata, servite o non servite dai collegamenti di trasporto pubblico o privato, meritevoli di una visita e di una approfondita conoscenza. (da http://www.parcolagunavenezia.it/isole) (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

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VENEZIA, L’ISOLA DI POVEGLIA VENDUTA A IMPRENDITORE.. SCONFITTI I CITTADINI

di Alice D’Este, da “il Fatto Quotidiano” del 13/5/2014

– Luigi Brugnaro, patron della Reyer di basket, presidente dell’Umana Holding e già presidente di Confindustria Venezia, se l’è aggiudicata per 513 mila euro. L’associazione ‘Poveglia per tutti’ ha partecipato all’asta ma ha fatto un’offerta più bassa e ha perso –

   Il prezzo per la sola superficie – se il risultato dell’asta rimarrà confermato dopo i 30 giorni possibili per la valutazione dell’offerta da parte della “commissione di congruità” del demanio – è molto simile a quello di un appartamento di un centinaio di metri quadri a Venezia. Solo che con la chiusura definitiva dell’asta con 513mila euro Luigi Brugnaro, il patron della Reyer di basket e presidente dell’Umana Holding che è stato anche presidente di Confindustria Venezia, si è portato a casa l’intera isola di Poveglia.

   O meglio la proprietà della superficie per la durata di 99 anni del compendio che si trova nella laguna sud di Venezia costituito da tre isole molto vicine e a breve distanza dalla bocca di porto di Malamocco.

   Gli “sfidanti” (unici), hanno perso. L’associazione Poveglia per tutti e la volontà di non vedere sparire un’altra isola, dalle rotte della fruibilità ha fatto un’offerta più bassa e l’isola è andata al patron della Reyer. “Non è una questione di soldi, ma di dignità nostra ritrovata, trasparenza, partecipazione, progetti condivisi, non di videopoker bancario – dicono però dall’associazione – da una parte ci sono imprenditori privati, dall’altra i veneziani e la loro battaglia, aspettiamo la valutazione di congruità”.

   Il prezzo spuntato da Brugnaro è effettivamente ‘stracciato’. Da aggiungere al costo della superficie ci sarebbero però anche circa 20 milioni di euro che saranno necessari per rimettere a nuovo l’isola, ora abbandonata. Queste, secondo lo stesso Brugnaro, le prime stime messe a punto dai tecnici insieme ai tecnici del demanio. “L’ho fatto per Venezia e veneziani, per scongiurare il rischio che qualche investitore esterno comprasse un bene inestimabile della città – ha detto Brugnaro ad asta conclusa – proporremo dei progetti che tengano conto delle esigenze dei cittadini. Non ci sarà alcuna speculazione edilizia, non ci sarà alcun albergo a cinque stelle. Quello che faremo su quell’isola, finora abbandonata, sarà a norma delle prescrizioni che ci sono state date e ovviamente sarà concertato con il Comune e con il sindaco Giorgio Orsoni“.

   Quando parla di “prescrizioni” l’imprenditore si riferisce ad un documento che porta in calce la firma del direttore regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali (Mibac) Ugo Soragni in cui si specificano le condizioni entro le quali l’alienazione del bene è autorizzata. E non sono poche, specie in materia di restauri.

   Con un ma. “La conservazione del bene sarà assicurata mediante provvedimenti restaurativi e manutentivi con particolare riferimento alle caratteristiche architettoniche, decorative e testimoniali, sia di carattere ecclesiastico che militare, ai profili lagunari del recinto murario, nonché alle aree archeologiche”.

Questo tanto per restare in tema di restauri. Poi c’è la parte che riguarda le costruzioni. “Per le parti distrutte sarà possibile la ricostruzione entro le antiche volumetrie storiche documentate – dice il documento – non saranno consentite suddivisioni o frammentazioni degli spazi, interni o esterni che non siano di norma reversibili e non rispettino adeguatamente l’articolazione storica degli edifici”. Tradotto con una battuta: le tanto temute stanze d’albergo si potranno fare, a patto che i muri divisori siano di cartongesso.

   “Non si può dire che questa condizione sia preclusiva per la realizzazione di una struttura alberghiera – dice infatti Ugo Soragni, direttore regionale del Mibac – certo non sarà possibile suddividere l’immobile in via definitiva. Dopodiché le condizioni in cui attualmente versava l’isola possono essere definite particolarmente rassicuranti? I vincoli che abbiamo messo sono particolarmente stretti e disciplinano non solo la sua conservazione ma anche l’uso”.

   Nello stesso documento si citano infatti le modalità di fruzione pubblica, che prevedono l’accesso al bene con cadenza non inferiore a tre giornate settimanali, comprese le festività. Con particolare attenzione alle aree artistiche archeologiche e al perimetro dell’isola con punti di sosta e belvedere. Una magra consolazione questa però per chi in città avrebbe voluto ricominciare ad usare l’isola con un progetto ‘per tutti’.

   E a far tremare i polsi ai veneziani c’è anche un precedente. Quello della Scuola grande della misericordia. Il contratto di concessione firmato nel 2009 dal Comune di Venezia vede come partner privato dell’operazione proprio Umana s.p.a, dello stesso Luigi Brugnaro. II partner privato si era impegnato a realizzare opere di ristrutturazione per circa 8 milioni di euro. Solo che anche lì, a detta dell’assessore ai lavori pubblici del Comune di Venezia Alessandro Maggioni ad oggi, non risulta partito nessun intervento. (Alice D’Este)

Uno scorcio dell'isola di POVEGLIA
Uno scorcio dell’isola di POVEGLIA

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LA GRANDE COLLETTA DEI VENEZIANI PER L’ISOLA DEI TESORI

di Jenner Meletti, da “la Repubblica” del 13/5/2014

– Alle 17.35 la Costa Fascinosa occupa il canale della Giudecca davanti alla Palanca (bar, osteria e soprattutto quartier generale dell’associazione “Poveglia per tutti”) e oscura come in un’eclissi totale la Salute e il campanile di San Marco. «Ecco, questa è la Venezia che non vogliamo…- All’asta per l’oasi si sfidano Davide e Golia.  Un comitato si è autotassato per battere l’offerta di una ricca società anonima: “Quel pezzo di paradiso è di tutti, non permetteremo che diventi un albergo per pochi” –

VENEZIA – Alle 17.35 la Costa Fascinosa occupa il canale della Giudecca davanti alla Palanca (bar, osteria e soprattutto quartier generale dell’associazione “Poveglia per tutti”) e oscura come in un’eclissi totale la Salute e il campanile di San Marco. “Ecco, questa è la Venezia che non vogliamo più”. È nata in questa osteria, a marzo, la prima protesta che forse riuscirà a cambiare la città di San Marco. “Non vogliamo – dicono Andrea Barina e Lorenzo Pesola, fra le guide dell’associazione – che un’isola che è sempre stata “nostra” diventi proprietà privata, aperta a pochi ricchi e chiusa a tutti gli altri. Con la nostra protesta abbiamo toccato un nervo scoperto. I veneziani sono saturi di un certo tipo di turismo e non vogliono più una città assuefatta e rassegnata”.

   Si deciderà oggi – forse – il destino di un’isola bellissima, famosa “per la fertilità della terra e la salubrità dell’aria”. C’è infatti la seconda puntata di un’asta assurda, che potrebbe mettere nelle mani di Mister 513 (così viene chiamato l’ignoto imprenditore che dopo la prima asta risulta in testa con un’offerta di 513 mila euro) un vero gioiello: sette ettari di terreno ed edifici storici, sia pure cadenti, con un volume di 42 mila metri cubi.

Poveglia
Poveglia

   Con mezzo milione di euro, nel centro storico veneziano, compri un appartamento di 60 metri quadri. Con la stessa cifra puoi diventare padrone di mezzo ettaro di vigneto nel Barolo o mezzo ettaro di meleto in Alto Adige.

   “Ci sentiamo dentro a un assurdo paradosso: dovremmo svenarci per poter comprare un bene demaniale, cioè statale, cioè nostro”. L’asta si riaprirà alle 11. “Finora abbiamo raccolto 400 mila euro e nella notte ci potrebbero essere sorprese. Ma abbiamo un forte dubbio: anche se superassimo i 513 mila euro, sarebbe giusto rilanciare?

   Mister 513 potrebbe farlo a sua volta, diventando così padrone di Poveglia. Se non c’è rilancio, il demanio potrebbe ritenere incongrua l’offerta e fermare tutto. Potrebbero intervenire le istituzioni, Comune in testa. Finalmente si potrebbe discutere di Venezia e del suo futuro, smettendo di vendere a pezzi e bocconi un patrimonio costruito nei secoli”.

   Tanti dubbi in testa, una sola certezza. “Anche se perdiamo l’asta, non sarà la fine ma un nuovo inizio. I veneziani, quelli nati qui e quelli che lo sono diventati, adesso vogliono contare davvero”. Non a caso la protesta è nata alla Giovecca. “Siamo l’unico pezzo di città – raccontano Barina e Pesola – dove gli abitanti sono in aumento. Qui cerchiamo di vivere in modo normale e il canale della Giovecca è il nostro “Mar Rosso” che ci divide e ci protegge dal turismo delle comitive e del mordi e fuggi. Ci siamo ribellati perché Poveglia è davvero nel nostro Dna”.

   Nella luce del tramonto l’isola mette in mostra tutti i suoi colori. “Nei primi anni ’70 è stato chiuso l’ospedale geriatrico, costruito lì per l’aria buona e nel 1978 se n’è andato anche l’ultimo custode. L’isola è diventata il nostro fuori porta. Ci sono decine di barchini, il sabato e alla domenica. Si va a fare la grigliata, si va a passeggiare con i bambini nei sentieri ormai nascosti dalla selva. Per decenni un pezzo dell’isola ha sfamato centinaia di famiglie che andavano là a coltivare un orto. Per questo, quando sulla Nuova Venezia abbiamo letto che il nostro posto era in vendita, ci siamo organizzati. Novantanove euro a testa, per partecipare all’asta. Soldi sono arrivati anche da mezzo mondo. Gli iscritti a Poveglia per tutti sono 3.500 e solo la metà sono veneziani”.

   Troppe isole, fino ad oggi, sono diventati l’isola che non c’è. “Se parti in barca da San Marco e vai verso Poveglia, trovi San Clemente, isola ex manicomio. Nel 2003 è stato costruito un mega hotel di lusso, fallito due anni fa. A Sacca Sessola (ex sanatorio) si sta costruendo un resort di lusso che però ancora non riesce ad essere inaugurato. Le Grazie sono state comprate nel 2007 per costruire anche qui appartamenti per ricchi. Altri 60 appartamenti sono previsti a Santo Spirito ma i lavori sono fermi a metà. Fra fallimenti e difficoltà una sola cosa è sicura: in tutte queste isole c’è il divieto di accesso. Non sono più isole veneziane”.

Poveglia non deve diventare un’altra isola proibita. “Abbiamo messo al lavoro architetti e ingegneri e soprattutto abbiamo raccolto le idee dei cittadini. Se l’isola diventerà nostra cioè di tutti, potremo fare subito un restauro del verde. Torneranno gli orti. Ci sarà posto  –  queste alcune proposte già ricevute –  per una scuola di vela tradizionale, per una piccola cantieristica, per congressi… L’isola dovrà tornare alla vita. Nei secoli scorsi lì c’era una Pieve con mille persone. Ora è rimasto solo il campanile, fra l’altro bellissimo. Siamo veneziani, e non siamo certo contrari al turismo di chi ha soldi. Ma non è possibile che un solo ricco compri un’isola al prezzo di un piccolo appartamento. E poi chiuda i cancelli in faccia a un’intera comunità”. (Jenner Meletti)

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http://www.povegliapertutti.org/

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VENEZIA: COMITATO ‘POVEGLIA PER TUTTI’, VIGILEREMO SU USO PUBBLICO ISOLA

13/5/2014 da http://www.liberoquotidiano.it/

Venezia, 13 mag. (Adnkronos) – “La nostra battaglia continua. Vigileremo sull’uso pubblico dell’isola, che qualsiasi piano di riqualificazione deve garantire”. Non hanno dubbio Giancarlo Ghigi e Sandro Caparelli portavoce del comitato ‘Poveglia per tutti’.

   “Siamo comunque felici dell’esito dell’asta perché pensavamo e continuamo a pensare che la sfida per Poveglia non si vince con il denaro ma con le idee: in un mese abbiamo raccolto l’interesse di 14 mila persone, con 4 mila iscritti non solo veneziani e dal resto d’Italia, ma anche dall’estero – spiegano – abbiamo raccolto 420 mila euro e l’interesse continua ancor oggi. Abbiamo la forza di rappresentare un veneziano su 30 – sottolineano i portavoce del Comitato ‘Poveglia per tutti’ – e questo non puo’ essere disconosciuto”.

veduta dell'isola di Poveglia
veduta dell’isola di Poveglia

   E, sulla disponibilità dichiarata dal vincitore dell’asta l’imprenditore Luigi Brugnaro al confronto aperto con tutti, dal Comitato ribattono: “Se veramente era così, perché Brugnaro non si è mai fatto avanti in questi giorni? Ne aveva tutte le possibilità?”.

   E rilanciano: “Non pensiamo sia possibile che il Demanio svenda un’isola come Poveglia, grande sette ettari per soli 513 mila euro, il prezzo di un medio appartamento a Venezia”.

Poveglia, 2 maggio 2014. (Marco Di Lauro, The New York Times/Contrasto).

Island Fixer-Upper, Near the Madding Crowd

Jim Yardley, The New York Times, Stati Uniti

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AIUTATECI A SALVARE L’ISOLA DI POVEGLIA

da A.A.M. (agricoltura, alimentazione, medicina)TERRANUOVA del 6/5/2014 (http://www.aamterranuova.it/ )

– Lo Stato vuole fare cassa e nei folli “saldi di fine stagione” mette anche un’isola di proprietà del demanio che verrebbe così venduta ai privati all’asta. Si tratta di Poveglia, nella laguna veneta. Ma i veneziani non ci stanno e hanno lanciato una sottoscrizione popolare per salvare l’isola dalla cementificazione sicura. Terra Nuova ha sottoscritto una quota – 

   L’isola di Poveglia si trova nella laguna veneta e viene messa all’asta dal demanio. «Potevamo semplicemente assistere all’ennesima svendita di un’isola a qualche albergatore internazionale oppure potevamo tentare almeno una sortita, un progetto» dicono i cittadini che si sono riuniti nel gruppo “Poveglia per tutti” e che hanno lanciato una sorta di “acquisto collettivo e comunitario” per sottrarre Poveglia all’esecuzione della condanna voluta dallo Stato.

scorcio su Poveglia
scorcio su Poveglia

   «Vogliamo prendere in concessione Poveglia per 99 anni. Vogliamo che rimanga pubblica, aperta, ad uso di tutti». Per farlo hanno lanciato un’idea: associarsi con 99 euro a quota, denaro che verrà offerto all’apertura dell’asta per aggiudicarsi l’isola. «Se la nostra offerta al demanio sarà la migliore, la comunità dei sottoscrittori, riunita nell’associazione ‘Poveglia’, gestirà democraticamente, a fini pubblici, l’isola. Perciò ci siamo dati dei paletti, un progetto di massima». Terra Nuova ha già sottoscritto una quota e si schiera: Poveglia rimanga di tutti e per tutti.

Quattro i punti fondanti, la carta  costituzionale di questo progetto. Ecco cosa spiegano i promotori:

1. La parte verde dell’isola sarà dedicata a parco pubblico liberamente accessibile e gratuito, e ad orti urbani.

2. La parte edificata dell’isola, che può produrre utili -le cui caratteristiche e limiti etici decideremo insieme, in coerenza con questi punti fondanti- servirà a ripagare i costi di gestione della parte pubblica.

3. La gestione dell’isola sarà no-profit ed eco-sostenibile. Tutti gli utili saranno quindi reinvestiti sull’isola stessa.

4. Qualora dovessimo vincere l’asta,la quota sottoscritta darà diritto a partecipare equamente alle decisioni sulle sorti di Poveglia ma non è, e non sarà da intendersi in futuro, come forma di partecipazione agli utili, né quota azionaria, né fonte di privilegio alcuno per nessun associato. Oggi perciò ti chiediamo 19 euro per una tessera di iscrizione all’associazione (che andrà a ripagare le spese di registrazione della stessa, del conto corrente, di partecipazione al bando di concessione, ecc) ed una quota di sottoscrizione straordinaria di almeno 80 euro. Qualora, ahinoi, non dovessimo vincere l’asta, al momento del rientro del deposito cauzionale la quota di sottoscrizione straordinaria verrà restituita ai soci”.

   I rischi di una vendita a privati speculatori sono altissimi. Poveglia potrebbe diventare l’ennesimo albergo a cinque stelle, accessibile solo a danarosi clienti come avvenuto già nella vicina isola di San Clemente, alle Grazie e all’atollo di Sacca Sessola.

   Ne hanno parlato il Times, il New York Times, il Guardian, lo Spiegel, la tv francese e tanti altri. In Italia però ne hanno parlato in pochissimi. Terra Nuova informa e agisce. L’associazione “Poveglia per tutti” ha già raccolto alcune migliaia di sottoscrizioni e anche donazioni.

   Sono arrivate anche adesioni da parte di turisti stranieri e di personalità della cultura, come lo scrittore Giancarlo De Cataldo e l’esperto di storia veneziana e di misteri Alberto Toso. E tra i misteri regna sovrano il disinteresse dello Stato per un luogo che ha un’importante storia alle spalle. L’ottagono fortificato che protegge l’isola risale al 1380 ed è il più antico dei cinque presenti in Laguna.

   E’ arrivata anche l’adesione del sindaco, Giorgio Orsoni. Il Comune di Venezia ha certificato, dopo aver incontrato l’associazione, l’intenzione di sostenere apertamente “Poveglia per tutti”. Il direttore generale del patrimonio immobiliare dello Stato, Stefano Maranga, ha detto solo: “Bella iniziativa. La valuteremo con tutte le altre”. I manager di Stato si sono affrettati a precisare che “non sarà valutato un progetto d’uso. Solo la migliore offerta: gara telematica senza base d’asta”.

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NASCE IL PARCO DELLA LAGUNA NORD: FONDI E SGRAVI FISCALI NELLA CAMARGUE VENEZIANA

di Gloria Bertasi, da “il Corriere del Veneto” del 14/5/2014

– E’ arrivato il sì del Consiglio comunale tra le contestazioni delle associazioni dei cacciatori e la soddisfazione degli ambientalisti –

VENEZIA – Il Consiglio comunale di Venezia ha approvato lunedì notte l’istituzione del Parco della Laguna Nord. «Era atteso da vent’anni – ha commentato l’assessore comunale all’ambiente, Gianfranco Bettin – Si tratta di un atto storico, si apre una stagione nuova per la laguna»- «L’ostruzionismo di una parte delle opposizioni spalleggiate dal gruppo di cacciatori più oltranzista – ha aggiunto – è stato così sconfitto. Entro tre mesi la giunta comunale proporrà al consiglio le linee guida del piano ambientale, che verrà successivamente approvato dando così pienamente vita al parco».

parco laguna nord
parco laguna nord

   L’istituzione del Parco della Laguna Nord, secondo Bettin, riporta al centro dell’attenzione le isole della laguna, l’arcipelago che ha meglio conservato i caratteri tradizionali della civiltà lagunare e che soffre da anni una condizione difficile. «Il Parco – ha spiegato – deve essere lo strumento per tutelare questi caratteri e rigenerarne la vitalità, garantendo MIGLIORI OPPORTUNITÀ PER LE COMUNITÀ RESIDENTI, migliore MOBILITÀ E POSSIBILITÀ DI RESIDENZA, sostegno alle attività sia tipiche (in primis AGRICOLTURA e PESCA TRADIZIONALI) sia nuove (come le FORME INTELLIGENTI E LEGGERE DI TURISMO, alternative al modello di massa che stravolge il centro storico), in un quadro di rigorosa tutela ambientale».

VEDI I TERRITORI DEL PARCO LAGUNA NORD:

http://www.parcolagunavenezia.it/territorio

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IL PARCO ARCHEOLOGICO DELLA LAGUNA NORD

da Archeovenezia (http://www.archeove.com/ )

Cavallino-Treporti, la Laguna nord di Venezia verso le isole di Burano e Torcello dalla stradina per Lio Piccolo (da www.magicoveneto.it)
Cavallino-Treporti, la Laguna nord di Venezia verso le isole di Burano e Torcello dalla stradina per Lio Piccolo (da http://www.magicoveneto.it)

   La Laguna di Venezia, come è noto, costituisce un’area di grande interesse non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche da quello storico-archeologico. In essa ambiente ed archeologia si intrecciano costituendo il “luogo” di indagine e di collaborazione per molteplici discipline: non solo nell’ambito della storia e delle scienze naturali, ma anche dell’organizzazione e pianificazione delle risorse all’interno della gestione del territorio.

   Per la sua vastità (55.000 ettari di estensione, tra terre emerse e fondali) la Laguna, secondo le indicazioni della Soprintendenza Archeologica del Veneto, è stata ripartita in TRE GRANDI SUB-AREE: il Parco Archeologico della LAGUNA NORD, il Parco Archeologico della LAGUNA CENTRALE o di Malamocco e il Parco Archeologico della LAGUNA SUD o di Chioggia.

   IL PARCO ARCHEOLOGICO DELLA LAGUNA NORD COSTITUISCE UNA AREA VASTA, ad elevata concentrazione di siti che documentano una stratigrafia particolarmente significativa per la storia delle origini di Venezia, e COMPRENDE IL TERRITORIO LAGUNARE IMMEDIATAMENTE AD EST DI ALTINO fino ad includere le ISOLE DI TORCELLO, SANT’ARIANO (corrispondente all’abitato medievale di COSTANZIACO), l’ISOLA DE LA CURA, SANTA CRISTINA, SAN LORENZO di AMMIANA, SANT’ANDREA e SANTA MARIA di GAIA.

   Potrebbe essere inclusa anche l’isola di SAN FRANCESCO del DESERTO, sede di importanti scavi. Questa parte di laguna racchiude le testimonianze di UN SISTEMA TERRITORIALE GIÀ PRESENTE IN EPOCA ANTICA, con il CENTRO DI RIFERIMENTO rappresentato da ALTINO, città paleoveneta e romana, importante nodo commerciale della X Regio, punto di collegamento tra vie marittime alto-adriatiche ed endolagunari, e l’interno del territorio.

Laguna nord, Venezia
Laguna nord, Venezia

   Con il disgregarsi della Venetia et Istria romana nel VI secolo, un lungo processo formativo portò poi nell’Alto Medioevo allo sviluppo della sede ducale di Torcello, articolata in molte isole e insediamenti oggi scomparsi, prima dell’accentramento dell’antico territorio verso Rivo Alto, odierna Venezia.

IL PAESAGGIO LAGUNARE

   Tra i canali e i ghebi che intersecano con fitta orditura la laguna a nord di Burano e Torcello, il paesaggio che si presenta oggi appare estremamente piatto, privo di forti contrasti e dominato da vaste distese d’acqua salmastra. La peculiarità più rilevante è che, rispetto al livello medio del mare, l’altezza delle isole, delle motte e delle superfici barenicole “si misura con la scala dei centimetri mai dei metri” (E. Canal).    Fatta eccezione per gli insediamenti di Burano, Mazzorbo, Torcello, ANCHE LA PRESENZA STABILE DELL’UOMO È ORMAI PRATICAMENTE SCOMPARSA. Restano solo sporadici edifici, ruderi di manufatti rurali o casoni da pesca, muta testimonianza delle ultime attività legate al settore primario: dall’orticoltura e dall’allevamento del pesce nelle isole della Cura e di S. Cristina, ai casoni e villaggi su palafitte.

   Il regime idrico della zona, un tempo densamente abitata, va considerato in termini ben diversi da quelli attuali, caratterizzato da carichi d’acqua ben maggiori e da FENOMENI DI INTERRAMENTO per nulla paragonabili a quelli attuali.

   Infatti, pur essendo LA LAGUNA NORD quella parte di laguna che MEGLIO SI AVVICINA ALL’ASPETTO ANTICO, importanti trasformazioni – sia naturali che antropiche – hanno comunque influito sulla morfologia attuale, basti pensare alle diversioni dei FIUMI IMMISSARI QUALI MARZENEGO, DESE, SILE, PIAVE. Tutti i siti archeologici esplorati si trovano al di sotto del livello di medio mare. Le quote dei diversi strati antropizzati evidenziano l’esistenza di rilevanti differenze nei livelli delle acque marine nel corso dei secoli, con una articolata dinamica di innalzamenti e abbassamenti. (…..)

BURANO, nel Parco Laguna Nord
BURANO, nel Parco Laguna Nord

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TUTELE E VINCOLI DI PROTEZIONE DELLA LAGUNA DI VENEZIA

da http://www.comune.venezia.it/

   La laguna di Venezia è uno degli ecosistemi lagunari più estesi (550 Kmq di superficie) e più importanti d’Europa e dell’intero bacino Mediterraneo, un’area umida naturale con un immenso patrimonio biologico, faunistico e floristico e con alcune specie animali e vegetali rare o minacciate d’estinzione.

   Ma non solo questo. Forse in nessun altro luogo nel nostro Paese si trovano condensati in modo così eloquente eccellenze archeologiche, architettoniche, naturalistiche e della cultura tradizionale, come nella Laguna di Venezia. E più che altrove qui si percepisce la fragilità e la complessità dell’insieme.

   Essa è IL RISULTATO DELLA COMBINAZIONE TRA FATTORI NATURALI E FATTORI ANTROPICI che storicamente hanno determinato l’assetto attuale; NATURA E CULTURA IN UNA COMBINAZIONE INSCINDIBILE e molto spesso virtuosa.

   La conservazione della natura nel particolare contesto della laguna veneta deve allora passare attraverso il MANTENIMENTO DELLE ATTIVITÀ UMANE, così come l’obiettivo della sopravvivenza delle comunità lagunari non può prescindere dall’impegno per l’ARRESTO DEI PROCESSI DI DEGRADO AMBIENTALE ed il RECUPERO DELL’EQUILIBRIO dinamico DELL’ECOSISTEMA LAGUNARE. (…..)

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GRANDI NAVI, DUE MISSIVE A RENZI DA CATEGORIE ECONOMICHE E COMITATI

di Sofia De Marchi, da VENEZIE POST del 16/5/2014 (www.veneziepost.it/ )

   Per la prima volta hanno firmato una richiesta unitaria, hanno messo da parte le piccole differenze di pensiero per chiedere tutti la stessa cosa: che venga trovata una soluzione e che sia fatto in fretta. A firmare la lettera indirizzata al premier Matteo Renzi sono stati proprio tutti: Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia, Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Venezia, Gabriele Zuppati, presidente Cna Venezia, Marco Semenzato, presidente Confartigianato Venezia, Jacopo Giraldo, presidente Coldiretti Venezia, Giulio Rocca, presidente Confagricoltura Venezia , Paolo Quaggio, presidente Cia, Angelo Grasso, presidente Confcooperative, Adriano Rizzi, presidente Lega coop Veneto, Francesco Mattiazzo, presidente Confesercenti Venezia, ma anche i sindacati (Gerardo Colamarco per la Uil, Lino Gottardello per la Cisl, Roberto Montagner per la Cgil).    grandi navi a venezia

   «Per prima cosa vorremmo chiarire in maniera definitiva un principio su cui i rappresentanti delle categorie sono tutti concordi – scrivono i firmatari – le grandi navi non devono passare dal Bacino di San Marco. Il passaggio è stato il motivo scatenante di questa controversia ma una volta eliminata questa causa originaria la discussione deve concentrarsi sulla migliore via alternativa per continuare a far arrivare le navi in stazione Marittima».    Su questo non rimane più alcun dubbio. Perché se nel comparto crocieristico lavorano oltre 4200 persone solo nella filiera diretta (il 4,1% degli occupati nel Comune di Venezia) ci sono anche altre centinaia di imprese e di lavoratori di altri comparti importanti per Venezia. E (anche) per loro va trovata una soluzione.   

   «Siamo convinti che non possa essere messa in discussione la centralità della Marittima – scrivono i firmatari – che ha visto proprio in questi giorni il completamento della sua struttura frutto di decenni di investimenti. Ci si pone quindi il problema del “come” arrivare alla marittima, e siamo convinti che per non penalizzare lo sviluppo del porto commerciale le possibilità si restringano a due, il canale Contorta Sant’Angelo e il retro Giudecca».

   L’ipotesi porto commerciale è esclusa per una ragione tecnica, che ha spiegato durante l’incontro Antonio Cappiello, segretario provinciale Filt Cgil Venezia: «La ricollocazione a Marghera è impossibile. L’arrivo delle crociere lì provocherebbe una diminuzione del 33% dei traffici del porto commerciale. Il passaggio è stretto, le navi hanno precise scadenze da rispettare per le normative sulla sicurezza. Non c’è possibilità di fare altrimenti».

   Costa ha spiegato che il canale Malamocco-Marghera «può essere dedicato al traffico crociere solo fino poco più a sud di Fusina: la commistione tra traffici passeggeri e traffici merci sul tratto di canale Malamocco Marghera a Nord di Fusina e fino al bacino di evoluzione 1, rischia di metterli in crisi entrambi».   

   «Ora come non mai – scrivono i firmatari – tempi certi e rapidità nelle decisioni sono elementi chiave per la competitività dei territori e per dialogare con i grandi investitori esteri che decidono sulla base di certezze e credibilità».

   «Non possiamo continuare a parlare di rinascita di Porto Marghera se contemporaneamente non investiamo in questo senso – ha detto Costa – noi vogliamo guardare con speranza al futuro. È per questo che, in un mondo di imprese che stenta a riprendersi, noi andiamo avanti per garantire che il porto possa svilupparsi e le industrie in banchina a Marghera possano fare altrettanto, anche nell’assetto post Mose – ha proseguito -. È per questo, per guardare più all’immediato, che il 31 maggio ci sarà l’arrivo della prima nave nella terza sezione del porto di Venezia, a Fusina. Il terminal che dovrà attirare a Venezia importanti traffici dei traghetti e che, per restare nei temi di oggi, consentirà di spostare in maniera ordinata quasi 500 toccate che prima interessavano il canale della Giudecca e San Marco. Ora però è il momento di decidere».

   E con l’occasione ha rilanciato la sottolineatura «ambientale» dell’ipotesi Contorta Sant’Angelo che ha «una enorme potenzialità ambientale. La laguna centrale perde 700 milioni di tonnellate di sedimenti all’anno, per effetto del passaggio delle navi, dei venti e dei dragaggi spesso illegali dei pescatori di molluschi. Se non si interviene la laguna centrale è destinata a sparire ulteriormente fino a diventare sempre più un braccio di mare. Oggi invece possiamo intervenire e la ri-calibratura del canale Contorta Sant’Angelo può essere l’occasione per farlo».   

   Prima di lui una voce unanime. «Ci siamo schierati in maniera unanime e coesa per segnalare il nostro disagio – ha detto Zoppas -lo abbiamo fatto perché la voce del mondo produttivo e del lavoro, fino a quel momento, non era stata minimamente considerata». «Ora è il momento di guardare alle soluzioni vere» ha detto Renato Chisso, assessore alla mobilità della Regione Veneto, «Le nostre sono idee ora tocca ai fatti» ha fatto eco il senatore Ncd Mario Dalla Tor.

   «Abbiamo scritto a tutti – ha concluso Costa- ora non ci sono più dubbi su quello che desidera il territorio. Le prospettive della crocieristica vanno definite, ne va dell’occupazione e del futuro della città».

  

   E mentre le categorie difendevano l’escavo di un nuovo passaggio, a poca distanza si presentava un ‘libro bianco’ di una cinquantina di pagine e una nuova lettera al presidente del consiglio per dire NO al passaggio delle grandi navi in laguna a alle soluzioni ‘alternative’ che prevedano nuovi canali.

   E’ l’iniziativa dell’Associazione ‘Ambiente Venezia’ e del Comitato ‘No Grandi navi Laguna bene Comune’, presentato oggi in vista del prossimi appuntamenti relativi al transito dei ‘giganti del mare’ davanti al bacino San Marco e alla manifestazione prevista dalle associazioni nei primi giorni di giugno, in concomitanza con l’apertura della Biennale di Architettura.

   Nella nuova missiva al premier, c’è una diffida al governo a scegliere progetti che prevedano l’escavo di nuovi o vecchi canali in laguna. Se ciò dovesse avvenire, sarà inoltrata alla Commissione della Comunità Europea una richiesta di avvio di procedura di infrazione a carico della Repubblica Italiana in violazione delle direttive sulle acque del 2000. (Sofia De Marchi)

………..

NO GRANDI NAVI IN LAGUNA

(da http://salviamovenezia.wordpress.com/ – 13/5/2014)

– Dopo l’intervento di Paolo Costa, presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, apparso sul Gazzettino del 12 maggio scorso (“Crociere e Venezia, equilibrio possibile grazie al Mose”) in cui taccia di antiscientismo e populismo demagogico il movimento in lotta contro il gigantismo navale in laguna, registriamo la risposta di Silvio Testa, autore del libro “E le chiamano navi” e componente del movimento No Grandi Navi – Laguna Bene Comune. –

   “Quando si crede al lupo che si traveste da agnello, allora si è perduti. Per questo bisogna diffidare delle suadenti parole del presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, che favoleggia una laguna da Mulino Bianco spiegando al colto e all’inclita che grazie al Mose alle bocche di porto e – udite udite – grazie allo scavo del canale Contorta Sant’Angelo, sarà possibile ricostruire la morfologia del bacino centrale che egli stesso riconosce ridotto a un braccio di mare.

   Costa non dice per quale ragione la laguna sia ridotta così, forse sarà colpa di un destino cinico e baro, ma allora glielo ricordiamo: a distruggere la laguna è stato il Canale dei Petroli con le circa 4 mila navi che vi passano ogni anno, e il Contorta ne sarà la replica. Salvo, naturalmente, arginarli entrambi, per confinare all’interno di un alveo chiuso gli effetti erosivi provocati dallo spostamento di migliaia e migliaia di tonnellate d’acqua innescato dal dislocamento delle navi.

   Il presidente dell’Autorità Portuale non parla di argini, ma parla di velme e di barene, come se una volta tagliato un albero si potesse dire al falegname sotto casa di ricostruirne un altro. Le velme e le barene sono frutto della Natura e se sono scomparse è per colpa dell’intervento dell’uomo che sì, è vero, ha sempre operato in laguna, ma per preservarla e per difenderla mirando al suo equilibrio, non per distruggerla. Ciò fino alla Modernità, poi sono arrivati i Costa e quelli come lui, che danno ragione a chi dice che per certi ingegneri il fiume più bello è un tubo.

   Chiamiamo, allora, le cose con il loro nome: le velme e le barene di Costa sono argini, isole artificiali, palizzate, burghe riempite di fanghi (inquinati, inquinati) e di sassi, se non addirittura dighe di pietrame come quella lunga 8 chilometri e larga 26 metri che l’Autorità Portuale ha per l’appunto proposto chissà perché per confinare il Canale dei Petroli tra San Leonardo e Fusina. Con le finte barene del Contorta si tratterebbe, sia chiaro, della divisione della laguna in due bacini idraulici separati.

   A sentire Costa, viene in mente una mitica barzelletta di Walter Chiari che raccontava di un cliente e di un sarto che non voleva ammettere i propri errori. Per far star bene un vestito sbagliato sul malcapitato, il sarto lo convinceva a modificare in continuazione la sua postura (le spalle, la schiena, le gambe etc), finendo per trasformare il cliente in uno sciancato al quale, però, il vestito cadeva a pennello! Meglio, allora, una laguna “sciancata”, come vorrebbe il sarto Costa, o una laguna sana e con un bel vestito tagliato bene?

  Nella seconda ipotesi, le navi incompatibili devono restare fuori dalla laguna, conservando la Marittima come terminal per le navi compatibili e come snodo logistico per la nuova portualità.

(Silvio Testa – Autore del libro “E le chiamano navi”, componente del Comitato NO Grandi Navi)

Bacino di San Marco, manifestazione contro le “grandi navi” (2013)
Bacino di San Marco, manifestazione contro le “grandi navi” (2013)
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