VENEZIA malata di troppo TURISMO: che è anche l’unica fonte di reddito – E la sua FRAGILITA’ AMBIENTALE ancora una volta è messa a dura prova da un nuovo progetto: LO SCAVO DEL CANALE CONTORTA – Gli storici problemi di una città che solo il suo splendore la fa resistere ad ogni definitivo declino

MANIFESTAZIONE A VENEZIA DOMENICA 21 SETTEMBRE – CONTRO LE GRANDI NAVI E IL PROGETTO DI SCAVO DEL CANALE CONTORTA – Monta la protesta internazionale contro lo scavo in laguna veneziana del CANALE CONTORTA per far arrivare le grandi navi alla stazione Marittima. Manifesti in Canal Grande e appello ai comitati privati affinché intervengano presso l’Unesco. Per fermare «l’ennesima grande opera dannosa per la laguna». E manifestazione confermata per DOMENICA 21 SETTEMBRE. SI PARTE (IN BARCA) DA PUNTA DELLA DOGANA INTORNO A MEZZOGIORNO. - «Occorre un momento di confronto tra i vari progetti», ha detto l’urbanista CARLO GIACOMINI, «perché c’è il rischio che la Valutazione di Impatto ambientale sia fatta solo su un unico progetto, quello del Porto». In queste ore al ministero è stato protocollato anche IL PROGETTO ALTERNATIVO presentato da Cesare De Piccoli e dalla società di tecnologìe marine genovese DUFERCO sul nuovo TERMINAL PER I PASSEGGERI IN BOCCA DI PORTO DI LIDO, davanti all’isola artificiale costruita per il Mose. (da “la Nuova venezia del 16/9/2014) - (foto del bacino di San Marco e Venezia)
MANIFESTAZIONE A VENEZIA DOMENICA 21 SETTEMBRE – CONTRO LE GRANDI NAVI E IL PROGETTO DI SCAVO DEL CANALE CONTORTA – Monta la protesta internazionale contro lo scavo in laguna veneziana del CANALE CONTORTA per far arrivare le grandi navi alla stazione Marittima. Manifesti in Canal Grande e appello ai comitati privati affinché intervengano presso l’Unesco. Per fermare «l’ennesima grande opera dannosa per la laguna». E manifestazione confermata per DOMENICA 21 SETTEMBRE. SI PARTE (IN BARCA) DA PUNTA DELLA DOGANA INTORNO A MEZZOGIORNO. – «Occorre un momento di confronto tra i vari progetti», ha detto l’urbanista CARLO GIACOMINI, «perché c’è il rischio che la Valutazione di Impatto ambientale sia fatta solo su un unico progetto, quello del Porto». In queste ore al ministero è stato protocollato anche IL PROGETTO ALTERNATIVO presentato da Cesare De Piccoli e dalla società di tecnologìe marine genovese DUFERCO sul nuovo TERMINAL PER I PASSEGGERI IN BOCCA DI PORTO DI LIDO, davanti all’isola artificiale costruita per il Mose. (da “la Nuova venezia del 16/9/2014) – (foto del bacino di San Marco e Venezia)

  In un numero de “l’Espresso” dello scorso agosto il settimanale si concentrava su tre città europee che (tra le tante bellissime che ci sono in Europa)), vale la pena di capire quale sia la loro vitalità, il loro essere “inclusive” per chi va a viverci, cioè che ci si sente bene subito, come essere a casa. E questa tre città testate erano Venezia, Barcellona e Parigi.

   Città sicuramente con caratteristiche urbane, storiche, architettoniche, molto diverse tra loro: ma quel che appariva, almeno a un medio lettore, era che la seconda e la terza, oltre ai fasti del passato, stanno vivendo trasformazioni strutturali (sulla mobilità in particolare) che le stanno rendendo ancora più interessanti di quel che già sono (pensiamo solo al sistema metropolitano parigino).

   E invece Venezia pare non abbia un suo progetto definito di quel che vuole essere nel presente e nel futuro. Quel che si intravede chiaramente (e vi invitiamo a leggere il bellissimo primo articolo che proponiamo proprio ripreso dall’Espresso, di Roberto Di Caro), quel che si intravede è lo spopolamento progressivo della città dei dogi, non solo dei suoi abitanti (che vanno a vivere in terraferma, in particolare a Mestre), ma anche delle sue attività “altre” dal turismo: assicurative, finanziarie, artigianali, manifatturiere perfino di vetri artistici o chincaglierie veneziane che ora vengono dalla Cina (e vendute molto spesso a Venezia da cinesi con acquirenti altri cinesi, che sono una parte turistica sempre più rilevante…)… E l’essere Venezia sempre più una città esclusivamente turistica: un turismo che, pur unica preziosa fonte economica di vita, la sta “risucchiando” sul nulla urbano, sta perdendo caratteristica di città viva.

TURISTI SUL PONTE DI RIALTO - “Oggi i turisti sul ponte che fotografano i turisti in gondola che fotografano i turisti sul ponte sono l’immagine accartocciata e avvitata su se stessa di un luogo che, a furia di modellarsi sul turismo mentre tutto il resto sbiadiva e si ritraeva, in questo gioco di specchi finisce per scivolare nella caricatura delle sue caricature…” (da “Bed and Breakfast Venezia”, di Roberto De Caro “l’Espresso” 8/8/2014)
TURISTI SUL PONTE DI RIALTO – “Oggi i turisti sul ponte che fotografano i turisti in gondola che fotografano i turisti sul ponte sono l’immagine accartocciata e avvitata su se stessa di un luogo che, a furia di modellarsi sul turismo mentre tutto il resto sbiadiva e si ritraeva, in questo gioco di specchi finisce per scivolare nella caricatura delle sue caricature…” (da “Bed and Breakfast Venezia”, di Roberto De Caro “l’Espresso” 8/8/2014)

   Ma è da domandarsi: se Venezia vive di turismo possiamo almeno dire che è una città “inclusiva” dei forestieri che vengono a visitarla (che uno si sente a casa..)? Certo che no, per niente: il turista quasi sempre si trova in una città carissima, che lo sfrutta, dove si mangia male, e l’unica consolazione è ammirarne l’unicità di bellezza.

   E su tutto Venezia città fragile affronta i maggiori temi di difesa e conservazione, con grandi opere, grandi interventi che la mettono ancor di più in pericolo: una volta è stato il famigerato canale dei petroli per le petroliere verso Porto Marghera, adesso si sta completando il Mose, megaopera che chiuderà ancor di più la laguna nelle sue bocche di porto, e (ed è questo che parliamo in questo post) si sta approvando lo scavo di un nuovo canale (Contorta Sant’Angelo).

Ecco il nuovo canale CONTORTA (punteggiato in ocra) da scavare per le Grandi Navi, avversato dai comitati ambientalisti in difesa di Venezia (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA) - GRANDI NAVI:DEPOSITATO PROGETTO CONTORTA - ANSA - 16 Set 2014 - L'Autorità Portuale di Venezia ha depositato presso il Ministero dell'Ambiente l'istanza per l'AVVIO della procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del PROGETTO PRELIMINARE per l'ESCAVO del CANALE CONTORTA SANT'ANGELO, alternativa al passaggio delle grandi navi davanti S. Marco a Venezia. Il progetto consiste nell'adeguamento della via acquea di accesso alla Stazione Marittima di Venezia e nella riqualificazione delle aree limitrofe al Canale Contorta Sant'Angelo
Ecco il nuovo canale CONTORTA (punteggiato in ocra) da scavare per le Grandi Navi, avversato dai comitati ambientalisti in difesa di Venezia (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA) – GRANDI NAVI:DEPOSITATO PROGETTO CONTORTA – ANSA – 16 Set 2014 – L’Autorità Portuale di Venezia ha depositato presso il Ministero dell’Ambiente l’istanza per l’AVVIO della procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del PROGETTO PRELIMINARE per l’ESCAVO del CANALE CONTORTA SANT’ANGELO, alternativa al passaggio delle grandi navi davanti S. Marco a Venezia. Il progetto consiste nell’adeguamento della via acquea di accesso alla Stazione Marittima di Venezia e nella riqualificazione delle aree limitrofe al Canale Contorta Sant’Angelo

   Per risolvere il passaggio delle grandi navi da crociera nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, c’è appunto il progetto (approvato dal governo l’8 agosto scorso, ma solo adesso è stato proposto alla valutazione di stato ambientale, VIA…) di realizzare in laguna un nuovo canale artificiale sul tracciato del Contorta Sant’Angelo che, diramandosi poco prima di Fusina dal Canale dei Petroli e toccando le isole di Sant’Angelo della Polvere e San Giorgio in Alga, porta verso la Giudecca e di qui alla Stazione Marittima. Lo scavo di un nuovo canale è avversato da molti (non solo dagli ambientalisti), ed è considerata un’ulteriore ferita irreversibile al fragile equilibrio lagunare veneziano.

   Varie proposte ci sono state per risolvere il problema senza dover fare (scavare) un altro canale assai impattante. Proposte in particolare che prospettano la sosta delle grandi navi fuori laguna: come quella di un porto off shore in Adriatico. Poi quella di fermare le navi a Porto Marghera…..

E’ solo in queste settimane che è stato ufficializzato un progetto alternativo al Contorta, presentandolo alla VIA: si chiama “VENICE CRUISE 2.0″ della Duferco sviluppo srl di Genova, e proposto dall’ex vice ministro ai trasporti De Piccoli. In questo progetto alternativo si ipotizza di creare una struttura galleggiante fuori dalla bocca di porto del Lido, esterna anche alle paratoie del Mose, che permetta lì di “parcheggiare” le grandi navi, con trasbordo dei passeggeri in laguna con mezzi appropriati leggeri.

   Che succederà? Questa nuova battaglia per Venezia, per una sua trasformazione virtuosa si connette ancora una volta al turismo e alle masse di persone che, legittimamente, vogliono visitare questa incredibile straordinaria città. Pertanto sarà dalle scelte (politiche, strategiche) di come gestire il turismo nei prossimi mesi e anni (anche con le scelte strutturali di rifiuto di nuovi disastri ambientali come il Contorta si prospetta), sarà anche da queste scelte che Venezia potrà iniziare ad uscire dalla “monocoltura turistica” cui si trova adesso. (s.m.)

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BED & BREAKFAST VENEZIA

di Roberto Di Caro, da “l’Espresso” del 8/8/2014

   Qui abitò George Sand nell’estate del 1834, evocò l’anima di Venezia nelle “Lettres d’un voyageur”… Minelli bed & breakfast, leggi sotto la targa di marmo, in piccolo sulla porta. Suoni, nell’androne libri e quadri, al primo piano una stamperia d’eccellenza, al secondo una signora moldava alla reception. Tre stanze, bello spazio, mobili primo Novecento, quattro persone 160 euro a notte, 180 il week end: “Ma l’ostello alla Giudecca costa 35 euro a testa in cameroni”, conteggia il proprietario. Giovanni Bianchi. Gondolieri il nonno, il padre e lui stesso agli inizi, poi una fabbrica di vetri a Murano fino a 12 anni fa quando ancora aveva un senso e dava lauti guadagni.

   Bianchi te lo spiega in quattro parole come mai aprire un bed & breakfast sia diventato lo sport cittadino: “E’ l’unica possibilità di dare un minimo di remunerazione al capitale immobiliare. Ha idea di quanto costa mantenere e restaurare una casa qui in centro, dove non solo devi giustamente rispettare vincoli di stile e materiali ma anche trasportare tutto in barca e poi su carretti a spalle?   Non ammortizzi 100 mila euro di lavori a mille euro al mese d’affitto. E poi, affittare a chi, vista la decennale morìa dei ceti a reddito medio?   Può piacere o no ma qua il patrimonio immobiliare lo ha salvato il turismo. Straniero, certo. Se devo elencare cinque nostri clienti tipo le dico: un australiano, un indonesiano, un cinese, un brasiliano, uno statunitense…”.

   Risultato: per un alloggio dove abitare in centro non c’è più né la domanda (costa comunque troppo, più di quanto si può permettere un impiegato o un insegnante) né l’offerta (rende troppo poco, molto meno di quanto s’incassa a bed & breakfast, prima legge regionale nel ’99, una seconda l’anno scorso che ha liberalizzato e sburocratizzato).

   Così, nonostante tutte le passate politiche delle giunte di sinistra per mantenere residenza popolare con grandi ristrutturazioni e affitti agevolati alla Giudecca e alle spalle della Stazione, il numero di abitanti continua ad assottigliarsi con l’ineluttabilità della sabbia nella clessidra: erano 163 mila nel 1931, 111 nel ’70, 78 nel ’90, 66 al giro millennio, oggi sono rimasti appena 54 mila.

   Via verso Mestre o Padova o altrove il ceto medio, le sedi del Gazzettino e delle Generali, di multinazionali e studi professionali; falcidiati gli artigiani dall’invasione di paccottiglia veneziana made in China; scomparsi i “frutariòl”  e decimato il piccolo commercio rivolto ai residenti al punto che in tutta la Strada Nuova per trovare un fornaio devi arrivare fin quasi alla Ferrovia.

   Il turismo ha cannibalizzato tutto diventando, nel contempo, l’unica vera fonte di sostentamento: l’anno scorso il fatturato degli alberghi è cresciuto del 2,9 per cento, e a cascata persino l’occupazione nel settore. Venezia rischia di morire di ciò che la fa vivere.

   Ma di questa Venezia, quale anima potrebbe mai evocare oggi George Sand o chi per lei?   E’ uno straordinario museo, certo, mille anni fra palazzi, chiese, ponti, calli e campielli, e un potente motore di cultura con la Biennale che a giudizio pressoché unanime spopola in architettura, danza, cinema, arte.

   E un albergo diffuso: in rete schedano 2.236 strutture, Lido escluso, dalla camera per 19 euro a notte all’hotel per sceicchi. Complice il fatto che non vedi in giro un vigile urbano, è diventata anche uno spazio franco dove a Pasquetta in piazza San Marco una famiglia consuma indisturbata il suo pic-nic con tavolino e cestino da campeggio, a fine luglio una coppia si esibisce in outdoor sex sul ponte degli Scalzi, foto virale in Rete, e un  demente free climber rimasto ignoto nonostante le telecamere di controllo si arrampica su colonne, statue e decori di Palazzo Ducale.

   E’ tante cose, Venezia, fantastiche e miserrime, geniali e straccione. L’unica cosa che è sempre meno, e forse neppure più, è una città.

   Venezia “è talmente narcisista”, scriveva Josif Brodskij ancora nel 1989 in “Fondamenta degli Incurabili”, che persino gli specchi delle camere d’albergo, “resi opachi dall’aver visto tanta gente, ti restituiscono non la tua identità ma la tua anonimità”.

   Oggi i turisti sul ponte che fotografano i turisti in gondola che fotografano i turisti sul ponte sono l’immagine accartocciata e avvitata su se stessa di un luogo che, a furia di modellarsi sul turismo mentre tutto il resto sbiadiva e si ritraeva, in questo gioco di specchi finisce per scivolare nella caricatura delle sue caricature, quelle dei parchi di divertimento con il finto campanile di San Marco o della dozzina di Venice negli States con le finte gondole: qua sono vere, ma non servono più a muoversi fra un museo e una festa, come un tempo signori e dame e letterati, tutti in coda invece, euro 80 una corsa standard, come sulle giostre.

   Venezia non sai più cos’è, e “El Pais”, giusto ora che scriviamo, la racconta ridotta a un parco a tema in cui “dei cinesi vendono ad altri cinesi maschere veneziane fabbricate in Cina”: sintesi anche troppo brutale, titolo “Morte a Venezia” che fa il verso a Thomas Mann.

   E tuttavia… Come mai, nonostante e fatta la tara alle orde di gruppi in fila indiana, ai vaporetti sovraffollati e pure malconci perché i soldi per il Mose c’erano sempre ma per la manutenzione no, al  Casinò che è indebitato per 140 milioni, versando al Comune un quarto appena dei 106 milioni di cinque anni fa, ai giornalai che alle 4 del pomeriggio hanno già impacchettato le rese dei quotidiani perché anche loro campano di ninnoli e mascherine cinesi, come mai tu foresto che arrivi a Venezia per la prima o la centesima volta ti ritrovi a pensare quant’è bella, unica, fragile, languida, mutevole e, sì, persino vuota?

   Intanto, il parco a tema a una certa ora chiude, il grosso della gente se ne va, come l’esercito di ambulanti di borse finte. E qualcosa ritrovi della Venezia prima sepolta sotto la marea dei visitatori mordi e fuggi, quelli che persino dal Tirolo o da Fiume in Croazia partono la mattina alle 5 col pranzo al sacco e la bottiglietta d’acqua di scorta e là rientrano alle 22.

   Dei 24 milioni di turisti l’anno, solo 10 sono le presenze, 2 su 5, cioè quelli che restano, in media due o tre notti. Dati da prendere con le molle: i 24 milioni sono una stima, chi dice 20 chi 30. E i 10 milioni non tengono conto di una legione di illegali: a metà luglio per la prima volta il Comune ha sequestrato un intero albergo gestito da coreani, 13 camere in centro, completamente abusivo.

   Questione di tempi e orari, se vuoi veder riemergere quel che resta della città. Ma anche di spazi. Tolti infatti quei due chilometri quadrati dove tutti finiscono come in un imbuto, Venezia è davvero sempre più vuota: di abitanti, di interventi di ripristino, di case adatte così come sono a essere abitate.

   Se, per dire, da San Marco scendi per Riva degli Schiavoni verso l’Arsenale e a Sant’Elena fino all’isola di San Pietro di Castello dov’era il Patriarca ai tempi dei Dogi che non lo volevano tra i piedi, ti si rarefà la  Venezia dei turisti, incroci i vecchi che giocano a carte in osteria, i negozietti per i residenti, un’architettura minore ma duecentesca, il chiostro, il palazzo vescovile riattato ad abitazioni. Il guaio è che è una Venezia residuale, dove vive sempre meno gente, e quasi tutta sopra i settanta e gli ottanta: l’età media è paurosamente alta, più che in qualsiasi altra parte d’Italia.

   Se questo è il quadro, infinite sono le questioni aperte, e infatti in Laguna se ne dibatte fino all’esaurimento da decenni, tra interventi realizzati, altri duramente contestati, molti lasciati a mezzo, i più mancati e basta. Con l’Unesco che a giugno minaccia di declassare la Laguna nella lista nera dei beni dell’umanità in pericolo se il governo italiano non fornirà entro febbraio una relazione credibile sul suo stato di conservazione e, un anno dopo, la lista degli interventi. Primo fra tutti quelli sulle grandi navi, le città galleggianti che cinque o sei al giorno solcano il Canale della Giudecca: in barba a un provvedimento del governo Monti, bocciato dal Tar, e agli appelli da mezzo mondo per allontanarle definitivamente, l’ultimo il mese scorso lanciato da Michael Douglas, Susan Sarandon, Michael Caine, Cate Blanchet e una lunga lista di star di Hollywood.

   Con chi prendersela? E come rimediare? Non c’è veneziano che non abbia il suo rimpianto o rimostranza per ciò che si poteva fare e non s’è fatto. Senti Paolo Costa, ex sindaco tra una giunta Cacciari e l’altra, da sei anni presidente dell’Autorità portuale di Venezia, e lamenta che “se avessimo attuato una rivoluzione dei trasporti e garantito accessibilità al centro storico con una metropolitana sublagunare dall’aeroporto a Fondamenta nuove fino al Lido, che era stata quasi progettata, Venezia sarebbe un fantastico centro di elevati servizi finanziari e professionali, avremmo ancora una vita urbana vera, non soffocheremmo di un turismo incolto. Io ci ho provato, e sono stato sconfitto”.

   Forse ha ragione Claudio Scarpa, direttore dell’Associazione Albergatori: “Tutti sbraitano ‘salviamo Venezia!’ ma appena possono la affossano. Lo sa che ancora si trascina la procedura d’infrazione dell’Unione europea per sgravi fiscali del 1994-’96 alle imprese veneziane, considerati indebiti aiuti di Stato? Dimostrammo che qua tutto costa il 30 per cento in più, merci, affitti, trasporti, manutenzione. L’Ue abbozzò e lasciò decidere allo Stato italiano. Ma pochi mesi dopo l’Inps mandò le sue cartelle esattoriali alle imprese veneziane, esigendo la riscossione! Il contenzioso è ancora aperto”.

   Vai allora a trovare Edoardo Salzano, per molti anni Pianificazione territoriale all’Iuav di Architettura, anche ex presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica. Lui saprebbe benissimo cosa fare: “Bloccare il Mose, non perché hanno rubato ma perché non funzionerà, e costerà al contribuente cifre da capogiro in manutenzione. Razionare e programmare l’offerta turistica, con benefit a chi prenota in anticipo e si ferma almeno due o tre giorni. E per gli approdi, un porto offshore, fuori laguna“.

   Fantasia? “Macché, non è affatto complicato, volendo in tre anni lo costruisci, ci sono tre progetti, uno ha passato la valutazione di impatto ambientale”, ti risponde Francesco Pedrini, ingegnere, società A4Smart, che con quattro atenei e Jan van der Borg, Economia dei trasporti a Ca’ Foscari, sta lanciando un ambizioso programma di rilevazione puntuale e costante dei flussi turistici per gestirli al meglio con la massima flessibilità; “Comunque, sentenziò nel 1983 l’economista parigino Rémy Proud’homme chiamato dall’Ocse, meglio morire di turismo che d’inedia”.

   C’è però un equivoco. Senti dire: un tempo artigiani e operai, adesso solo un popolo di camerieri! “Stupidaggini”, attacca Giuseppe Bortolussi, a capo della Cgia di Mestre. A parte il fatto che un cameriere veneziano lo devi cercare col lanternino, “un turismo culturale ben organizzato, recupero del patrimonio, ripristino dei cento teatri dei palazzi storici, ospitalità ad artisti in bassa stagione come un tempo facevano vari albergatori, consentirebbe di creare centinaia dilaboratori e piccole aziende di artigianato, scenografia, allestimenti, assicurazione, Web. E di ricreare un ceto medio avanzato che si può permettere di vivere in una città cara come questa”.

   Torniamo dove siamo partiti col nostro giro. A tre minuti dalla casa di George Sand c’è il gotico Palazzo Fortuny. Era casa e atelier del geniale Mariano, pittore, inventore, disegnatore di moda, illuminotecnico, fotografo, incisore, brevettatore di macchine per plissettare la seta. “Conserviamo certo”, racconta Daniela Ferretti direttore della casa-museo e responsabile organizzativa delle mostre degli undici musei civici. “Ma nello spirito di Fortuny compiamo grandi incursioni nel contemporaneo, siamo un luogo aperto alle arti, prepariamo ora la mostra sulla straordinaria, pazza marchesa Casati tra simbolismo e futurismo, ma anche la giapponese Ritsue Mishima che fa vetri a Murano o la norvegese Anne Karin Furunes che ha lavorato sui volti femminili del nostro archivio fotografico. Siamo un laboratorio, un piccolo seme che comincia a dar frutti: non tutte le mostre devono per forza fare centomila visitatori”.

   Quando vedi il cartella del museo, devi fare pochi metri in un sotoportego. In faccia, l’ingresso di un bed & breakfast. (Roberto Di Caro)

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GRANDI NAVI, UN CORTEO DI BARCHE FINO AL CONTORTA

di Alberto Vitucci, da “la Nuova Venezia” del 16/9/2014

– Domenica (21 settembre, ndr) manifestazione in laguna nel luogo dove si dovrebbe scavare il canale A San Leonardo nuova assemblea dei comitati: appello alle società delle crociere –

VENEZIA. Un appello alle società delle crociere. Affinché «riflettano anche sui danni di immagine che potranno subire insistendo con le grandi navi in laguna». Una grande manifestazione per domenica prossima, con un corteo acqueo dalla Punta della Dogana fino al canale Contorta a cui dovrebbero partecipare anche le associazioni, le scuole e le società remiere. Ricorsi e sollecitazioni ai partiti perché dicano cosa pensano del problema prima della campagna elettorale. Comitati al contrattacco in vista dell’«autunno caldo» sul fronte delle crociere.

   Nuova affollata assemblea ieri sera a San Leonardo in cui si è fatto il punto della situazione e delle prossime iniziative. C’è in pista il progetto del canale Contorta, lo scavo fino a dieci metri della via d’acqua che oggi collega il canale dei Petroli alla Marittima per far passare le navi da Malamocco e non più dal Lido e da San Marco. Ennesima grande opera che molti contrastano, anche per i danni che potrebbe portare all’equilibrio lagunare. «È vietata dalle leggi in vigore», ha ricordato il senatore del Pd Felice Casson, che ha raccolto in senato 40 firme di senatori sotto una mozione che chiede al governo di rispettare quanto già deciso. «Confronto trasparente di tutti i progetti alternativi», è stato ribadito.

   Invece per il momento ad andare avanti è soltanto il progetto messo a punto dal Porto. «Renzi finora ha saputo solo sciogliere il Magistrato alle Acque e mandare avanti il nuovo grande canale», si è detto ieri. «Canale che porterà danni come li ha portati il canale dei Petroli», ha ricordato lo studioso di laguna Lino Pavan.

   «Chiediamo a tutti i candidati cosa intendono fare sul fronte delle grandi navi», ha detto Stefano Boato. «Occorre un momento di confronto tra i vari progetti», ha detto l’urbanista Carlo Giacomini, «perché c’è il rischio che la Valutazione di Impatto ambientale sia fatta solo su un unico progetto, quello del Porto». I queste ore al ministero è stato protocollato anche il progetto alternativo presentato da Cesare De Piccoli e dalla società di tecnologìe marine genovese Duferco sul nuovo terminal per i passeggeri in bocca di porto di Lido, davanti all’isola artificiale costruita per il Mose.

   Intanto monta la protesta internazionale. Manifesti in Canal Grande e appello ai comitati privati affinché intervengano presso l’Unesco. Per fermare «l’ennesima grande opera dannosa per la laguna». E manifestazione confermata per domenica prossima. Si parte (in barca) da Punta della Dogana intorno a mezzogiorno. (Alberto Vitucci)

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– L’8 agosto 2014 il Governo (con la sua struttura interministeriale denominata “Comitatone”) ha optato per il Canale Contorta-Sant’Angelo il cui progetto dovrà essere sottoposto alla normativa VIA entro 90 giorni e confrontato con i soli progetti che abbiano raggiunto un adeguato livello di avanzamento.

altro progetto: venice cruise 2.0, cioè: spostamento in bocca di lido, davanti all’isola artificiale già costruita per il mose, del nuovo terminal delle crociere per grandi navi

– Grandi navi, sarà una gara a due, in commissione nazionale di valutazione di impatto ambientale. Uno dei contendenti è il progetto di “Adeguamento della via acquea di accesso alla Stazione Marittima di Venezia”, cioè lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo di autorità portuale.

– L’altro pretendente è il terminal “Venice Cruise 2.0″ della Duferco sviluppo srl e dalla Dp Consulting, dove Dp sta per Cesare De Piccoli, che ipotizza una struttura galleggiante fuori dalla bocca di porto del Lido, esterna anche alle paratoie del Mose. Nel sito del Ministero dell’Ambiente il progetto del Porto è già inquadrato nella Legge obiettivo, il Venice Cruise invece è ancora alla fase del controllo dei documenti. Il primo seguirà una procedura di valutazione più snella dell’iter ordinario, con 30 giorni per presentare le osservazioni, scadenza il 17 ottobre. Il senatore Felice Casson parla però di «forzatura per eludere il confronto pubblico, con uno scavo in violazione delle leggi speciali di tutela della laguna».

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il Venice Cruise 2.0 di De Piccoli-Duferco

TERMINAL IN BOCCA DI LIDO PROGETTO DEPOSITATO IERI

di Alberto Vitucci, da “la Nuova Venezia” del 17/9/2014

– Un altro progetto in campo come «alternativa» alle grandi navi. È stato presentato ieri mattina alla commissione Via del ministero per l’Ambiente il «Venice Cruise 2.0» –

   Un altro progetto in campo come «alternativa» alle grandi navi. È stato presentato ieri mattina alla commissione Via del ministero per l’Ambiente il «Venice Cruise 2.0», ideato da Cesare De Piccoli e dalla società internazionale di tecnologìe marine con sede a Genova Duferco.

   Si tratta dell’ipotesi di SPOSTAMENTO IN BOCCA DI LIDO, DAVANTI ALL’ISOLA ARTIFICIALE GIÀ COSTRUITA PER IL MOSE, DEL NUOVO TERMINAL DELLE CROCIERE PER GRANDI NAVI. Moduli rimovibili che possono ospitare fino a sette navi, realizzabile in due anni con 128 MILIONI DI SPESA, MENO DEL CONTORTA.

   «E senza stravolgere la laguna, creando nuovi posti di lavoro», dicono i progettisti. «Ci auguriamo che questo passo possa rappresentare l’avvio di un confronto chiaro e trasparente sul tema», dice De Piccoli. Si tratterà ora di vedere come il ministero, che ha inviato proprio ieri per l’esame degli enti il progetto Contorta, procederà con il nuovo elaborato – un progetto di massima a tutti gli effetti – nel rispetto di quanto stabilito dal Senato. Che cioè tutti i progetti devono essere esaminati con pari dignità.

   A questo punto gli elaborati che hanno la dignità tecnica di un progetto di massima sono senza’altro IL CONTORTA e IL VENICE CRUISE 2.0 di De Piccoli-Duferco. Ipotesi di alternative riguardano anche LA NUOVA TANGENZIALE RETRO GIUDECCA – finanziata dalla Vtp e sostenuta dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti – e poi gli altri del TERMINAL AL LIDO (Fabbri, Boato-Vittadini-Giacomini, Claut per il Movimento Cinquestelle).

   Dopo l’uscita di scena del sindaco Orsoni ha perso terreno anche l’IPOTESI di MARGHERA, che prevedeva la sistemazione delle banchine in zona Industriale e lo scavo del canale Vittorio Emanuele per far arrivare da Marghera le navi fino all’attuale Marittima. Ma in questo momento i progetti ufficialmente in pista sono due. Il Contorta e il Lido.

   Solo il secondo, ricorda De Piccoli, ha ricevuto un «sì» di massima dalla commissione Via in prima battuta. Il Contorta, anche se in parte diverso, era stato bocciato.(Alberto Vitucci)

NAVI FUORI DALLA LAGUNA SALVANDO LA MARITTIMA

di Alberto Vitucci, da “la Nuova Venezia” del 11/4/2014

Forse è la quadratura del cerchio che potrebbe consentire di intravedere, finalmente, una soluzione possibile per l’emergenza grandi navi.

Non è un caso che ieri mattina, nell’aula Tommaseo dell’Ateneo veneto strapiena di gente per la presentazione del progetto del nuovo terminal crociere al Lido, ci fosse in prima fila ad ascoltare il presidente del Porto Paolo Costa.

L’idea di Cesare De Piccoli è diventata un vero progetto.

i punti nodali per portar fuori le grandi navi da Venezia
i punti nodali per portar fuori le grandi navi da Venezia (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

«Nei prossimi giorni lo illustreremo ai ministri», dice soddisfatto l’ex viceministro.

Ieri a spiegare con slide e grafici l’alternativa c’erano con lui i proponenti del gruppo Duferco Engineering [impresa che fa capo a Duferco Italia Holding, società guidata dall’imprenditore Antonio Gozzi, presidente anche di Federacciai. La Duferco Italia Holding è un’azienda bresciana leader nel campo della produzione e del commercio di materie prime siderurgiche con oltre 800 addetti e un fatturato annuo pari a 700 milioni], società genovese da 4 miliardi di fatturato specializzata in costruzioni marittime e porti con il suo presidente Enzo Palmisano, insieme a una folta pattuglia di consulenti e specialisti.

Lo studio di ingegneria genovese Ballerini, lo studio di architettura di Giuseppe Cristinelli, docente Iuav che ha curato l’inserimento paesaggistico, l’Ipros ingegneria di Padova, Ad Geo sistemi per l’ambiente, esperti in geologia.

L’idea è quella di fermare le grandi navi al di sopra di certe dimensioni nel nuovo terminal, realizzato con moli galleggianti e removibili davanti all’isola artificiale del Mose, sul lato Punta Sabbioni a 220 metri dalla diga nord, con cui il terminal sarebbe collegato per l’emergenza.

Qui potrebbero ormeggiare fino a cinque grandi navi, che sarebbero alimentate da terra riducendo i fumi mentre i passeggeri e le merci sarebbero accolti in Marittima e poi trasportati via acqua al Lido. (Alberto Vitucci)

il progetto di nuovo terminal crociere VENICE CRUISE 2.0
il progetto di nuovo terminal crociere VENICE CRUISE 2.0

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(per approfondire il tema vedi il sito:

http://vasonlus.it/?p=5454

e anche:

http://www.massimobray.it/il-governo-rispetti-gli-impegni-presi-sulle-grandi-navi-a-venezia/ )

firma la petizione:

http://www.change.org/p/matteo-renzi-fermate-lo-scavo-del-maxi-canale-contorta-prima-che-sia-troppo-tardi

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LE CROCIERE SPINGONO IL CONTORTA: «SI FACCIA, SOLUZIONE PIÙ OVVIA»

da “Il Corriere del Veneto”, 18/9/2014, ediz. di Venezia e Mestre

– Ambientalisti da Zappalorto. Protezione per Sant’Angelo. 148 milioni di euro è il costo del canale Contorta secondo il progetto: 42 per lo scavo, 71 per velme e barene, il resto per sottoservizi e altro. – VENEZIA – La sfida alla commissione Via è iniziata martedì, con il DEPOSITO DI ENTRAMBI I PROGETTI: sia quello del CANALE CONTORTA SANT’ANGELO, che quello del VENIS CRUISE 2.0, ovvero la nuova stazione marittima alla bocca di porto di Lido.

   E questa mattina Cesare De Piccoli, proponente della seconda ipotesi (sviluppata dalla Duferco Engineering), porterà le carte anche alla direzione Ambiente della Regione Veneto. Ma se sul campo di sono due possibili soluzioni (Marghera è invece definitivamente tramontata anche a causa delle vicende giudiziarie del suo principale sostenitore, l’ex sindaco Giorgio Orsoni), pare abbastanza evidente quale sia la posizione delle compagnie, in questi giorni riunite a Barcellona per il Seatrade Med, uno degli appuntamenti clou del settore: dove, ovviamente, non si poteva non parlare del «caso Venezia».

   «Il canale Contorta Sant’Angelo è la soluzione più ovvia», ha detto il vicepresidente di Clia Europe, il boss della divisione britannica del gruppo Carnival, David Dingle, non prima di aver espresso l’auspicio che la valutazione d’impatto ambientale venga eseguita velocemente.

   «Noi vogliamo certezze», ha aggiunto. E anche il presidente Pierfrancesco Vago, ad di Msc, non ha nascosto la sua fiducia per il tragitto avviato: «Vediamo la luce in fondo al tunnel – ha detto – noi sosteniamo pienamente la necessità di destinazioni protette e soluzioni sostenibili».

   Vago ha anche ironizzato sul modo tutto «nostrano» di trattare queste questioni. «Non è facile – ha aggiunto – perché c’è molta emozione. Noi abbiamo bisogno di essere pragmatici, ma gli italiani a volte sono emotivi». Parole che hanno decisamente soddisfatto l’ad di Vtp Roberto Perrocchio, presente nel parterre.

Tutto questo mentre a pochi passi De Piccoli presentava il suo progetto (di cui però non si è parlato nella sessione inaugurale a differenza del Contorta), che costerebbe 128 milioni di euro. Il nuovo canale invece è stimato 148 milioni, di cui 42 per l’opera vera e propria di scavo e 71 per nuove barene e velme, il resto per sottoservizi e altre voci. Tra le pieghe del piano economico ci sono anche un milione e 800 mila euro per creare una conterminazione che difenda l’isola di Sant’Angelo.

   L’argomento resta comunque caldo, come dimostra il fat- Progetti depositati Sono stati portati alla commissione Via il progetto del Cortorta e il terminal al Lido di De Piccoli to che ieri mattina una delegazione del progetto «2020VE» – composta da Beppe Caccia (In Comune), Federico Camporese (Sel) e Luana Zanella (Verdi) – ha incontrato il commissario Vittorio Zappalorto proprio per discutere di navi.

   Nel mirino c’è soprattutto LA SCELTA DEL PERCORSO «SEMPLIFICATO» per la presentazione del progetto da parte dell’Autorità portuale, che prevede 30 giorni per le osservazioni. Troppo pochi, come aveva già denunciato l’ex vice-sindaco Sandro Simionato e come hanno ribadito ieri i tre delegati.

   «Abbiamo denunciato il ruolo di quei poteri forti (Consorzio Venezia Nuova, Porto e Aeroporto) che operano sul territorio cittadino imponendo le proprie scelte fuori da ogni legittimazione democratica», hanno detto, chiedendo una valutazione sulle ipotesi da parte di soggetti terzi. Ieri inoltre è intervenuto nel dibattito anche l’ingegner Ferdinando De Simone, che ha spiegato di aver presentato al governatore Luca Zaia un progetto che prevede l’interramento del canale dei petroli, un terminal offshore per tutti i tipi di navi e il trasporto di merci e passeggeri con un tunnel ferroviario.

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GRANDI NAVI, POLEMICHE SULLA PROCEDURA DEL CONTORTA

da Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 19 settembre 2014

– SALVAGUARDIA E LAGUNA. “Giallo” sull’inserimento nella Legge obiettivo dello scavo del canale. – L’ALTRO PROGETTO. Cesare De Piccoli e il porto al Lido: «Non sarà una gara ad armi pari». VENEZIA – Grandi navi, sarà una gara a due, in commissione nazionale di valutazione di impatto ambientale. Uno dei contendenti è il progetto di “Adeguamento della via acquea di accesso alla Stazione Marittima di Venezia”, cioè lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo di autorità portuale.

   L’altro pretendente è il terminal “Venice Cruise 2.0″ della Duferco sviluppo srl e dalla Dp Consulting, dove Dp sta per Cesare De Piccoli, che ipotizza una struttura galleggiante fuori dalla bocca di porto del Lido, esterna anche alle paratoie del Mose.

   Nel sito del Ministero dell’Ambiente il progetto del Porto è già inquadrato nella Legge obiettivo, il Venice Cruise invece è ancora alla fase del controllo dei documenti. Il primo seguirà una procedura di valutazione più snella dell’iter ordinario, con 30 giorni per presentare le osservazioni, scadenza il 17 ottobre.

   Il senatore Felice Casson parla però di «forzatura per eludere il confronto pubblico, con uno scavo in violazione delle leggi speciali di tutela della laguna». Caustico anche l’ex viceministro Cesare De Piccoli. «Non sarà una gara ad armi pari – protesta l’ex parlamentare – perchè il mio progetto, pagato con fondi privati e non pubblici, che pur si presenta come innovativo e di lungo periodo, sarà probabilmente sottoposto a valutazione secondo la procedura ordinaria».

   E qui entrano in gioco le interpretazioni e i successivi chiarimenti. Il Cipe, il 1 agosto scorso, aveva licenziato un piano triennale delle opere giudicate strategiche su istanza della Regione Veneto in cui si fa riferimento non tanto al canale Contorta nello specifico, ma a “interventi per la sicurezza nei traffici delle grandi navi nella laguna di Venezia”.

   Solo la settimana successiva, l’8 agosto, il Comitatone aveva scelto il Contorta. Un’etichetta, quella degli “interventi per la sicurezza dei traffici”, frutto di un’accesa discussione nella conferenza unificata Stato Regione nell’aprile scorso, quando il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi, incalzato dal sindaco Giorgio Orsoni, aveva escluso che il progetto del Contorta fosse stato inserito in Legge obiettivo. E Orsoni confortato anche dalla posizione dell’assessore regionale Roberto Ciambetti, aveva chiesto di mettere a verbale che la dizione “canale Contorta” fosse stralciata o riformulata in modo da non far riferimento a quell’opera.

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“VENEZIA CAPITALE D’EUROPA”

di Giorgia Pradolin, da “il Gazzettino” del 15/9/2014

– La proposta di PHILIPPE DAVERIO: «Gli italiani non troveranno mai i soldi per questa città: serve la Ue. Da qui si guarda al Mediterraneo» –

   Venezia come terza capitale europea, sede di un parlamento che inizia a guardare al Mediterraneo tornando alla culla della sua diplomazia. La Serenissima ha tutte le carte in regola per sfidare il suo mero sfruttamento turistico candidandosi a capitale europea tra Bruxelles e Strasburgo: da un destino segnato dal decadimento a punto strategico, politico e diplomatico nella panoramica mondiale.

   A lanciare la provocazione è il critico d’arte e presentatore televisivo Philippe Daverio, da oggi alle redini del Grande museo del Duomo di Milano come nuovo direttore artistico (la nomina sarà ufficializzata proprio il 15 settembre, nell’ambito delle attività programmate in vista di Expo 2015). E ieri a Venezia, durante la presentazione del suo ultimo libro “Guardar lontano Veder vicino” nella cornice dell’Abbazia di San Gregorio a  lla Salute, Daverio si è lasciato andare dapprima ad alcune risposte spiritose al pubblico, seguite da alcune riflessioni terminate in una sfida lanciata come un sasso che spera d’esser raccolto.

 «Tra un po’ dovrete eleggere un nuovo sindaco – ha detto Daverio ai veneziani – l’ultimo lo avete perso in acqua. Può capitare, sapete, in una città come Venezia, ma allora perché non cogliere oggi l’occasione per proporsi, dopo Strasburgo e Bruxelles, come terza capitale europea?».

   È nello stile del critico, mai banalmente divulgativo, affrontare i fenomeni complessi secondo un metodo d’indagine che è ormai il suo marchio di fabbrica, il “metodo Daverio” a cui si ispira anche la sua ultima opera: guardare da lontano e accostarsi per vedere da vicino. E ieri, dalle opere d’arte e dagli artisti del Rinascimento, l’analisi si è trasferita alla città di Venezia. Venezia deve essere salvata?

   «Venezia non deve essere salvata ma “ridestinata”, perché i luoghi senza destino non possono essere salvati. La città ha tutte le carte in regola per essere la nuova capitale europea del Mediterraneo». Con l’arrivo dei parlamentari europei in laguna.

   «Certo, per strapparla al suo “turisdromo” occorre dare alla Serenissima un futuro che abbia la consistenza del suo passato. I parlamentari guadagnerebbero la buona cucina italiana (ride…) e noi riconquisteremmo ciò che Venezia aveva per prima secoli addietro ma oggi ha perduto».

   Venezia non è riuscita a diventare capitale europea della cultura anche per le problematiche strutturali con cui deve fare i conti ogni giorno, e quelle problematiche continuano ad esser presenti.    «Diciamocelo, per il restauro e per la ridestinazione ciclopica di cui necessita la città, gli italiani non troveranno mai i soldi. Questo è certo purtroppo. L’Italia, però, ha un credito storico con l’Europa e sarebbe ora di iniziare a bussare e farsi sentire partendo proprio da Venezia».

Quale credito?

   «Diciamo che da sempre il nostro Paese offre “10” all’Europa, per fare un esempio, ma riceve indietro “8”, al contrario di altri paesi come la Germania che danno “10” e vedono tornare “23”. Il motivo di tale abisso è dovuto a un indebolimento della nostra classe politica e dalla povertà di proposte e progetti europei».

   Quindi, la laguna tra Bruxelles e Strasburgo sede di un ulteriore parlamento europeo?

   «No, sarebbe la prima capitale europea che guarda al Mediterraneo e riporterebbe l’attenzione a questa parte d’Europa, dando alla città una nuova freschezza e vivacità diplomatica con cui tornerebbe a vivere e respirare». (Giorgia Pradolin)

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