ANNO 2016: SMOG, INQUINAMENTO ATMOSFERICO: le METROPOLI, le CITTÀ, le AREE URBANE scoppiano (e pure le CITTÀ DIFFUSE come il Nordest) – SOLUZIONI NECESSARIE oltre l’emergenza richiedono nuove tecnologie, nuovi carburanti, nuovi stili di vita. Si vorrà fare?

giornata di blocco totale del traffico a Milano
giornata di blocco totale del traffico a Milano

L’INQUINAMENTO DA PARTICOLATO

Particolato, particolato sospeso, pulviscolo atmosferico, polveri sottili, polveri totali sospese (PTS), sono termini che identificano comunemente l’insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi).

Il particolato è l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre (cioè da miliardesimi di metro a mezzo millimetro).

Il GRANDE SMOG è stata una catastrofe ambientale che colpì LONDRA nel DICEMBRE 1952. Una coltre di smog, nebbia densa e maleodorante, avvolse Londra a partire dal 5 dicembre 1952 e durò fino al 9 dicembre 1952. Causò la morte di 12 000 persone, a cui si devono aggiungere anche 100 000 malati. Il termine smog significa smoke (fumo) e fog (nebbia). La situazione (a Londra e altrove) è migliorata grazie al superamento del riscaldamento a carbone e l'introduzione delle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle auto.
Il GRANDE SMOG è stata una catastrofe ambientale che colpì LONDRA nel DICEMBRE 1952.
Una coltre di smog, nebbia densa e maleodorante, avvolse Londra a partire dal 5 dicembre 1952 e durò fino al 9 dicembre 1952. Causò la morte di 12 000 persone, a cui si devono aggiungere anche 100 000 malati. Il termine smog significa smoke (fumo) e fog (nebbia). La situazione (a Londra e altrove) è migliorata grazie al superamento del riscaldamento a carbone e l’introduzione delle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle auto.

LE POLVERI FINI (PM10 e PM2,5)

Vengono definite PM10 le particelle di polvere con un diametro aerodinamico inferiore a 10 micrometri mentre con PM2,5 si identificano le particelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri. La polvere è una miscela fisico-chimica complessa, composta sia da componenti primarie, emesse direttamente dalla fonte, sia da componenti secondarie formatesi successivamente. Le fonti possono essere di origine naturale o antropica (ad es. fuliggine, processi di combustione, fonti naturali ed altro). La sua composizione risulta pertanto molto varia (metalli pesanti, solfati, nitrati, ammonio, carbonio organico, idrocarburi aromatici policiclici, diossine/furani).

FORMAZIONE

– durante i processi di produzione industriali e artigianali

– durante i processi di combustione (impianti termici e motori)

– in seguito a processi meccanici (abrasione, risollevamento)

– mediante processi chimico-fisici (da altri inquinanti atmosferici)

FONTI PRINCIPALI

– traffico motorizzato

– riscaldamento

PROCESSI PRODUTTIVI

– agricoltura e selvicoltura

CARATTERISTICHE

– particelle solide e liquide di dimensioni e composizione variabili.

RIPERCUSSIONI

– affezioni delle vie respiratorie e del sistema cardiocircolatorio

– aumento della mortalità e del rischio di cancro

– contaminazione del suolo, delle piante e, attraverso la catena alimentare, anche dell’uomo a causa dei metalli pesanti, delle diossine e dei furani contenuti in tali polveri

Da recenti studi emergono indicazioni riguardanti la pericolosità delle particelle ultrafini (PM1). A tal riguardo è necessario segnalare come le emissioni di particolato dai veicoli a motore (in particolare dai motori diesel) sia quasi esclusivamente composta da particelle ultrafini. Per tale ragione è importante che i veicoli diesel siano dotati di un filtro antiparticolato. (da www.provincia.bz.it/ )

QUALITA DELL ARIA VENERDI 1 GENNAIO 2016 (da www.ilmeteo.it )
QUALITA DELL ARIA VENERDI 1 GENNAIO 2016 (da http://www.ilmeteo.it )

vedi le previsioni giornaliere di http://www.ilmeteo.it/aria/

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   Che dire dell’inquinamento atmosferico, argomento dei periodi di siccità (“non pioggia”) e poco vento, presente più che mai in tutta la Pianura Padana (di maggior “ristagno” dell’aria e bassa pressione)?

   Se ne parla quando accade, ci si dimentica alla prima pioggia (peraltro acida, sicuramente molto inquinata). Vogliamo in questo post proporre riflessioni (articoli) dove faticosamente si individuano soluzioni (o forse “non soluzioni”); dove si capisce che il miglioramento per alcuni può essere SOLO TECNOLOGICO (i riscaldamenti delle abitazioni e i bus entrambi a metano), e per altri richiede un cambio di MODO DI VITA che è però difficile far passare, accettare.

Il rapporto 2015 dell’Agenzia europea dell’ambiente pubblicato il 29/12 dal Corriere della Sera mostra in queste quattro cartine il record negativo dell’Italia, in particolare della Pianura Padana: il nostro Paese è maglia nera per sforamento dei limiti giornalieri di Pm10, Pm2,5, ozono e ossido di azoto. Secondo il dossier, nel 2013 i limiti giornalieri fissati dal’Ue per il Pm10 sono stati superati in 22 Paesi su 28 e quelli per il Pm2,5 da 7 Stati. Per ozono e ossido di azoto i limiti sono stati superati, rispettivamente, in 18 e 19 Paesi.
Il rapporto 2015 dell’Agenzia europea dell’ambiente pubblicato il 29/12 dal Corriere della Sera mostra in queste quattro cartine il record negativo dell’Italia, in particolare della Pianura Padana: il nostro Paese è maglia nera per sforamento dei limiti giornalieri di Pm10, Pm2,5, ozono e ossido di azoto. Secondo il dossier, nel 2013 i limiti giornalieri fissati dal’Ue per il Pm10 sono stati superati in 22 Paesi su 28 e quelli per il Pm2,5 da 7 Stati. Per ozono e ossido di azoto i limiti sono stati superati, rispettivamente, in 18 e 19 Paesi.

   Fino a che non verrà veramente somatizzata (nelle coscienze individuali e collettive) che il disastro ambientale porta a così tante morti (le varie ipotesi, dei vari istituti di ricerca, non vanno mai sotto le 35mila morti all’anno in Italia provocate dall’inquinamento atmosferico…); fino a che ad esse (persone vere, in carne e ossa, “uccise” dai gas inquinanti) si aggiungeranno danni irreversibili alla flora e fauna (le piante, i boschi, le foreste, e poi gli animali, domestici e non), fino a che non avverrà una presa di coscienza “vera”, è probabile che qualche provvedimento ridicolo (la circolazione a targhe alterne, con permessi straordinari di manica larga…) sarà la panacea a mettere in pace la propria coscienza (individuale e collettiva).

da “la Repubblica” del 31/12/2015

   Eppure qualcosa si muove: sulla riqualificazione energetica delle case, sul minor inquinamento delle automobili…. E poi, stavolta, il governo (assieme agli enti locali che poi sono loro a operare) ha deciso qualcosa di pratico. Cioè ha stabilito un PIANO PER FRONTEGGIARE L’EMERGENZA SMOG. Si parte da QUATTRO MISURE, che scatteranno dopo sette giorni di sforamento dei tetti di polveri sottili: 1-abbassamento dei limiti di velocità di 20 km orari nelle aree urbane e nelle autostrade vicine ai centri abitati, 2-abbattimento di due gradi della temperatura degli edifici, 3-mezzi pubblici scontati, grazie a un fondo da 12 milioni di euro, e 4-limitazione dell’utilizzo di biomasse per i caloriferi.

Concentrazione nella UE di Pm2,5
Concentrazione nella UE di Pm2,5

   Ma temiamo non possa bastare, nella crescita generale globale che permette nel mondo a sempre più centinaia di milioni di persone di avere la propria (pur piccola) automobile (un diritto inoppugnabile, se ce l’abbiamo noi, perché non tutti?…), che permette ancor più giustamente di riscaldarsi dalle intemperie dell’inverno, di produrre beni e servizi che richiedono forme energetiche spesso molto inquinanti (carbone, petrolio…).

PECHINO: INQUINAMENTO RECORD. Nel mondo le megalopoli con l’aria più inquinata risultano PECHINO, BANGKOK e CITTÀ DEL MESSICO. Ma considerando anche le città più piccole, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i luoghi del pianeta con l’aria più inquinata sono AHWAZ (Iran), ULAN BATOR (Mongolia), SANADAJ (Iran), LUDHIANA (India) e QUETTA (Pakistan). TUTTE CITTÀ ASIATICHE, alcune delle quali quasi sconosciute. Le sostanze più pericolose sembrano essere le polveri sottili: PM 10 e PM 2,5, ma anche gli OSSIDI DI AZOTO. (da http://scienzamateria.blog.tiscali.it/)
PECHINO: INQUINAMENTO RECORD. Nel mondo le megalopoli con l’aria più inquinata risultano PECHINO, BANGKOK e CITTÀ DEL MESSICO. Ma considerando anche le città più piccole, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i luoghi del pianeta con l’aria più inquinata sono AHWAZ (Iran), ULAN BATOR (Mongolia), SANADAJ (Iran), LUDHIANA (India) e QUETTA (Pakistan). TUTTE CITTÀ ASIATICHE, alcune delle quali quasi sconosciute. Le sostanze più pericolose sembrano essere le polveri sottili: PM 10 e PM 2,5, ma anche gli OSSIDI DI AZOTO. (da http://scienzamateria.blog.tiscali.it/)

   Così il riconoscimento che il problema non è solo locale, ma globale, porta a trovare soluzioni e ipotesi di coinvolgimento in tutte le aree geografiche del mondo: e il pur flebile tentativo di accordo internazionale raggiunto a metà dicembre a Parigi (nella Conferenza sul clima denominata Cop21) andrebbe in questa direzione.

   E a livello nazionale in questi giorni si è notato qualcosa di interessante, nuovo, circa il modo di “pensare” il problema: cioè che non basta che qualche città o comune adotti più di altri misure ferree di limitazione delle fonti inquinanti, e magari altri ignorino ogni misura. Si è capito (forse) che bisogna “lavorare, agire, per aree geografiche geomorfologicamente omogenee, consistenti, oltre i sempre meno importanti confini comunali” (ad esempio tra tutte le aree urbane che si riconoscono nell’unicum geografico della Pianura Padana) (o il bacino laziale della Grande Roma, o l’area napoletana, palermitana, etc.).

   Vien da sperare che il periodo storico (di crisi sociale, economica, culturale…) sia buono per delle scelte innovative, anche difficili: se non ora, quando? (s.m.)

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IL RACCONTO

LA RIMOZIONE DEL CIELO

di Michele Serra, da “la Repubblica” del 28/12/2015

   La Milano felix dell’ultimo paio d’anni, ordinata, sicura di sé, lustra di Expo e con il suo skyline nuovo fiammante, soccombe come ogni altra città alla mefitica nube di polveri che la avvolge.

   Nuovi grattacieli, in pieno giorno, immergono le loro vette in un cielo opaco, che le ingoia e le cancella. Osservati dal piano stradale, è come assistere a un tuffo al contrario; un tuffo nel mare ignoto che ci sovrasta. Non è più lo smog nerastro e unto che massacrava i colletti delle camicie negli anni Sessanta e Settanta, quando il carbone delle caldaie e i fumi delle fabbriche spalmavano sulla città una patina buia, catramosa.

   È una moltitudine subdola di particele che l’assenza di vento aggrega in una specie di aerosol permanente, che solo il vento e la pioggia possono lavare via. Con metafora non scientifica, ma credo efficace, potremmo dire che lo smog è passato da uno stadio primitivo, basico, da rivoluzione industriale, a una più raffinata formula postmoderna.

   Meno visibile (se non dopo una lunga siccità) ma non per questo meno perniciosa. Non c’è certezza dei morti effettivi, caso per caso, città per città; ma che di particolato ci si ammali e si muoia, sì. Secondo l’Oms (dati del 2008 ) circa due milioni di umani ogni anno, nel mondo, muoiono a causa di quello che si respira nelle città dove abitano.

   Questa certezza del male che riscaldarci, nutrirci, produrre cose provoca all’ambiente e dunque a noi stessi, come è inevitabile che sia genera fatalismi e isterismi in pari misura. Si va dal tipico “non possiamo farci niente, e comunque la vita media è in aumento in tutto il mondo sviluppato”, all’altrettanto tipico “è una vergogna, governo assassino”. Al netto di queste due inutili eppure frequentatissime parti in commedia, quello che davvero colpisce in emergenze come questa, e come in tutte le cosiddette emergenze legate al clima, è che siano appunto considerate emergenze e trattate da emergenze; mentre sono problemi strutturali del pianeta Terra, del suo modello di sviluppo e di vita.

   Strutturali e dunque quotidiani. Ogni picco che arriva sulle prime pagine dei giornali e sul tavolo dei ministri è sorretto da un ampio contrafforte che si estende, giorno per giorno, lungo i decenni: è quel contrafforte – la “normalità” dello sviluppo e della nostra maniera di vivere – l’evidente matrice di ogni allarme, di ogni provvedimento drastico o pseudo tale, di ogni blocco del traffico.

   Il sospetto è che l’artificialità delle nostre vite quotidiane (che raggiunge, nelle città, il suo culmine) produca una vera e propria “rimozione del cielo”, che lasciamo scrutare a meteorologi poi interpellati, quando abbiamo paura o disagio, come auspici. Perché viviamo, letteralmente, “al riparo”, condizionati in estate, riscaldati in inverno, sempre più ignari della volta celeste che invece, e nonostante noi, ci avvolge, ci fa respirare, raccoglie le nostre deiezioni e si surriscalda.

Mi è capitato parecchie volte, in periodi di prolungata siccità come questo, da quel pendolare città-campagna che sono, di scoprire che amici milanesi non avevano alcuna idea che i fiumi erano in secca e i campi inariditi; fino a che — l’emergenza, appunto — qualche telegiornale decideva che le immagini del Po che sprofonda nel suo limo (o all’opposto preme sugli argini) sono abbastanza suggestive da essere mandate in onda. A Milano non ci sono neanche gli storni, come a Roma; e pochissimi rapaci (non ne ho mai visto uno ), a differenza di Roma che ne è piena. Non si guarda quasi mai il cielo, a Milano, lo si considera dimenticabile anche esteticamente, a dispetto del fin troppo ripetuto passo manzoniano sul cielo di Lombardia “così bello quando è bello”.

   Ma è il cielo di Lombardia, appunto, che di Milano è molto più vasta e varia, e ha i laghi, i monti, le risaie, i pioppeti, i campi, per altro anche loro in questi giorni oppressi da nebbie grevi e quasi mai pulite. Milano guarda il suo cielo solo quando diventa una specie di enorme palla giallastra, fotografata e filmata da ogni finestra con quel misto di ansia e di sorpresa che è tipico di chi non sa bene cosa fare. Consolarsi dicendo che Pechino sta peggio è ridicolo e anche piuttosto offensivo, sia per Pechino che per Milano. (Per non parlare di Frosinone, star a sorpresa delle polveri sottili nazionali ).

   Peggio, nella realtà, sta il mondo nel suo insieme, che di summit in summit tenta di mettere una pezza a fenomeni di smisurata inerzia, abitudini indiscusse, pubbliche e private, l’abuso pigro e scellerato dell’automobile, l’intervento politico solo quando la situazione è catastrofica e dunque si può reggere meglio il mugugno di chi non crede agli allarmi e crede solo ai propri porci comodi.

   Ci vorrebbe il classico salto culturale (in avanti, non indietro, forti di tecnologia e scienza) verso la natura, i boschi, i fiumi, i campi coltivati e quelli incolti, sopra i quali portare lo sguardo al cielo, cercare di avvertire il tempo atmosferico così come di misurare con passo meno corto e sguardo meno avido il tempo cronologico, cogliere le anomalie, riconoscere le stagioni, è un’attività del tutto naturale.

   In questo senso i cittadini sono dei veri e propri deprivati. Nelle società urbanizzate non si vede e non si sente più il cielo. Si è in ostaggio dell’allarmismo mediatico (quegli “al lupo! al lupo!” che al lupo non ti fanno credere più), si è più indifesi di fronte a una natura estranea e sconosciuta, o misconosciuta. E conoscendola meno, la si offende più facilmente. (Michele Serra)

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SMOG, GIÙ VELOCITÀ E RISCALDAMENTI

di Gi.L., da “il Sole 24ore” del 31/12/2015

– Piano anti-smog: auto più lente in città e riscaldamento abbassato di due gradi – Limiti di velocità ridotti di 20 chilometri all’ora nelle aree urbane, sconti sui mezzi pubblici. – Sono le misure di emergenza decise nel vertice tra governo, sindaci e governatori, da applicare se i limiti sono superati per sette giorni. – Nasce il coordinamento per le emergenze. – Tolleranza di 7 giorni, poi i sindaci decidono. – Nelle città di Milano e Roma, i blocchi non fanno scendere il Pm10 – Maroni: risorse insufficienti, sarebbero serviti «tre zeri in più» –

ROMA – Arriva il piano per fronteggiare l’emergenza smog. Si parte da QUATTRO MISURE, che scatteranno dopo sette giorni di sforamento dei tetti di polveri sottili: abbassamento dei limiti di velocità di 20 km orari nelle aree urbane e nelle autostrade vicine ai centri abitati, abbattimento di due gradi della temperatura degli edifici, mezzi pubblici scontati, grazie a un fondo da 12 milioni di euro, e limitazione dell’utilizzo di biomasse per i caloriferi.

   E’ il risultato più importante arrivato dalla riunione di ieri (30 dicembre, ndr), durante la quale i rappresentanti del Governo, guidati dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, hanno incontrato Regioni e Comuni. L’obiettivo era mettere a punto una cassetta di strumenti da utilizzare per fronteggiare il problema dell’inquinamento dell’aria.

   Così, oltre agli interventi di breve periodo, si è discusso di alcune misure strutturali. Nasce un Comitato centrale, coordinato dal Governo, che avrà il compito di accelerare la spesa delle risorse che già ci sono: 405 milioni di competenza del ministero dell’Ambiente, più i diversi rivoli presenti in legge di Stabilità, che portano il conto a circa un miliardo. Anche se sui fondi disponibili parte la polemica. Per il governatore lombardo, Roberto Maroni sarebbero serviti «tre zeri in più».

   II PIANO DEL GOVERNO, contenuto in un protocollo firmato anche da Anci e Conferenza delle Regioni, SI DIVIDE IN DUE PARTI: la prima è dedicata all’EMERGENZA, la seconda alla PROGRAMMAZIONE. Nel breve periodo scatteranno strumenti che i sindaci avranno iI potere di avviare dopo una settimana di sforamenti. Per il medio periodo (tre anni), invece, la novità più importante è la creazione di un COMITATO DI COORDINAMENTO AMBIENTALE, presieduto da Galletti, che metterà insieme i presidenti delle Regioni e i sindaci delle Città metropolitane. Il tavolo si occuperà degli interventi da realizzare.

   I fronti aperti sono diversi. Dal lato del ministero dell’Ambiente ci sono 405 MILIONI DI RISORSE PROGRAMMATE E DISPONIBILI: serviranno per la MOBILITÀ SOSTENIBILE (35 milioni), per le RETI DI RICARICA ELETTRICA (50 milioni), per l’EFFICIENZA ENERGETICA NELLE SCUOLE E NEI CONDOMINI (250 milioni), per la RIQUALIFICAZIONE DEGLI EDIFICI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CENTRALE (70 milioni).

   A corredo di questa dotazione ci sono le misure approvate con la legge di Stabilità, come la proroga per gli ecobonus del 65%, il nuovo sistema di detrazioni per i condomini, gli acquisti centralizzati di mezzi pubblici, gli incentivi al trasporto merci, le risorse per le piste ciclabili.

   II lavoro, comunque, non si ferma qui. Il Comitato ambientale, infatti, sarà chiamato a preparare altre misure nei prossimi mesi. II protocollo individua alcuni punti prioritari: tra questi spiccano l’abbattimento delle emissioni degli impianti di riscaldamento, il miglioramento del parco mezzi del Tpl e gli sgravi per la rottamazione dei veicoli. Tutto questo mentre l’emergenza non si placa.

A Milano, dove ieri è stato completato il terzo giorno di blocco del traffico, il Pm10 è ancora in aumento e supera in tutte le centraline i valori di guardia. A Roma, dove è in corso lo stop solo per i veicoli più inquinanti, restano gli sforamenti in dieci centraline su tredici. E questa situazione, stando alle previsioni meteo, dovrebbe proseguire ancora per qualche giorno.

   Tornando al piano, gli altri azionisti del protocollo, Anci e Regioni, sottolineano gli aspetti positivi, ma anche quello che resta da fare. Per il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino «finora non avevamo le linee guida di cui da questo momento disponiamo e che dovrebbero facilitare l’adozione di linee d’azione omogenee». Anche se per Pierfrancesco Maran, assessore all’Ambiente del Comune di Milano e responsabile Ambiente dell’Anci, «resta lampante la necessità di individuare ulteriori risorse». Una necessità sottolineata anche dal governatore lombardo, Roberto Maroni per il quale «le risorse previste sono fortemente insufficienti», dal momento che «servono tre zeri in più, sono necessari due miliardi». Questi fondi extra, per il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, dovranno andare alla rottamazione: «Abbiamo chiesto – dice- che si studi la possibilità di istituire un fondo straordinario per la rottamazione dei mezzi pubblici e privati più inquinanti». Gi.l.

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INTERVENTI PIÙ RADICALI: IL BUON SENSO NON BASTA

di Gian Antonio Stella, da “il Corriere della Sera” del 31/12/2015

   Un euro a testa. Scarso. A dividere i 12 milioni stanziati dal governo per spingere la gente a usare i mezzi pubblici tra gli italiani che vivono in città asfissiate dallo smog, vien fuori un’elemosina. Grazie. Ma dove sono, i provvedimenti strutturali? Il calcolo, anzi mancando ancora quelli finali del 2015, è fatto sui dati 2014. Quando i capoluoghi soffocati da un inquinamento fuorilegge furono 33 con 10 milioni di residenti più qualche milione di pendolari.

   E il 2014 fu un anno buono. Il 2015 uscito è peggio. Capiamoci: il «decalogo» varato dal vertice di sindaci e governatori col ministro dell’Ambiente Galletti (a proposito: perché mancavano quelli dei Trasporti e dello Sviluppo economico?) è pieno di buon senso. La riduzione della velocità per sollevare meno polveri dal selciato, l’abbassamento di due gradi dei termosifoni e anche l’aiutino sui ticket per metro e bus vanno bene.

   Ma l’invito ai sindaci a prendere provvedimenti «dopo sette giorni consecutivi» di aria irrespirabile con la premurosa precisazione che il decalogo «non ha valore giuridico» (traduzione: coi cittadini vedetevela voi) non rivela piena consapevolezza della gravità del momento. Così i lamenti contro la siccità e gli annunci sulla «mobilità sostenibile casa-scuola, casa-lavoro, car e bike sharing» e i «250 milioni per l’efficienza energetica in scuole, strutture sportive e condomini» e tutto il resto per un totale di 405 milioni: 6,7 euro a italiano. Se una commissione del Senato parigino ha denunciato danni dall’inquinamento per cento miliardi l’anno in Francia (e noi siamo messi peggio!) come possono essere spacciate per strutturali misure di volenterosa vaghezza come quelle del 30 dicembre?

   Dice molto, ad esempio, l’annuncio di «incentivi alla rottamazione delle auto più inquinanti». Evviva. Ma la rottamazione dei bus da terzo mondo? I silenzi sul trasporto pubblico?    La Circumvesuviana nel 2010 trasportava 40 milioni di passeggeri, oggi 19. Con un taglio enorme delle corse, guasti continui, luridume e vandalismi: possiamo rinfacciare ai napoletani di usare, malvolentieri, la macchina loro?

   E lo stesso vale, spiega l’ultimo dossier Pendolaria di Legambiente (il cui decalogo è più duro e comprende come sui rifiuti obiettivi obbligatori, proprio per sottrarre sindaci ai ricatti della cattiva politica) per tutti i trasporti locali. Sfrecciano, le Freccerosse. Ma i treni vecchi, con più di vent’anni, sono il 44,9%. Con punte del 64% in Puglia, 66% in Umbria, 77% in Lombardia (Maroni denunciava ieri che ai finanziamenti «occorrerebbe aggiungere tre zeri»), 78% in Campania e 85% in Abruzzo. Con tagli alle ferrovie locali, negli ultimi cinque anni, del 15% in Campania, 19% in Basilicata, 26% in Calabria. E paralleli rincari dei biglietti del 25% in Umbria e in Abruzzo (con quei treni!) o addirittura del 47% in Piemonte.

   E sempre lì torniamo: è così che si aiutano i cittadini a non usar la macchina? Per non dire del trasporto merci quasi tutto su gomma: decenni di polemiche, decenni di rinvii, decenni di ciacole.

   Tema: ma se neppure in giornate di emergenza come queste vengono presi provvedimenti radicali possiamo poi sperare che arrivino dopo che il primo acquazzone si porterà via un po’ di smog e di pensieri? (Gian Antonio Stella)

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SMOG KILLER / L’ALLARME DELLA SCIENZA ITALIANA: INQUINAMENTO ATMOSFERICO RISCHIO PER LA POPOLAZIONE

da http://www.ilmeteo.it/ del 29/12/2015

– La recente alta pressione ha fatto alzare il livello di inquinamento. –

   E’ recentemente salito in maniera vorticosa il livello di inquinamento: la causa principale è da attribuirsi alla cappa di alta pressione che ha contraddistinto gli ultimi due mesi. Le città maggiormente colpite sono Milano e Roma, quelle maggiormente colpite dal traffico veicolare. La situazione è fortunatamente inferiore a quella vissuta recentemente a Pechino, ma comunque drammatica. E’ notizia dell’ultima ora l’istituzione di una riunione di coordinamento degli interventi contro lo smog nelle città italiane: la riunione avverrà mercoledì 30 dicembre.

LA STORIA – E’ passato poco più di un secolo quando Henry Antoine des Voeux (1834-1909) coniò il termine Smog, sintesi delle due parole inglesi Smoke e Fog. Nel 1952 a Londra ci fu un’ondata di Smog che causò ben 4.000 vittime in meno di due settimane. Questo episodio fu decisivo perchè diede inizio ad una nuova disciplina: l’epidemiologia ambientale, che arrivò a condurre alcuni studi evidenziando come l’inquinamento atmosferico fosse un fattore di rischio certo per malattie cardiorespiratorie, tumori al polmone, asma, rinite allergica e altri sintomi respiratori. Oltre ad aumentare un assenteismo scolastico e lavorativo, determina anche enormi costi socioeconomici.

RISOLUZIONE DEI PROBLEMI – Il problema attuale è capire se esistano misure efficaci per ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici. Molto efficace è stata la chiusura dei centri urbani per circa due settimane al traffico privato oltre alla riduzione dei livelli cronici di Diossido di Azoto e delle polveri sottili e ultrasottili. Un altro elemento che ha avuto la sua efficacia è stato il bando all’uso del carbone per il riscaldamento, come avvenne a Dublino nel 1990. Lo stato della California ha dimostrato che, con politiche adeguate di controllo delle emissioni, tra il 1994 ed il 2011 è stato possibile ottenere sostanziose riduzioni tra il 15 e il 54% delle emissioni di ossidi di azoto e delle polveri sottili, a fronte di un incremento del 38% del traffico veicolare e del 30% della popolazione. Per abbattere i fattori di rischio evitabili, tra cui appunto l’inquinamento atmosferico, saranno importanti le cooperazioni tra Oms (organizzazione mondiale della sanità,ndr),governi, istituzioni di ricerca, società scientifiche ed associazioni di pazienti. Oltre a questo, giocherà un ruolo fondamentale l’investimento di fondi nel supporto della ricerca scientifica nel campo delle relazioni tra ambiente e salute. In questo campo l’Italia è già all’avanguardia e ricco di competenze adeguate.

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AUTO: GLI INQUINANTI PRIMARI

(da http://www.gruppoacquistoauto.it/ )

Partiamo con l’elencare tutti gli inquinanti primari (ovvero quegli inquinanti che vengono emessi direttamente in atmosfera tali e quali, cioè che non subiscono altre modifiche una volta emessi) degli ICE, sia ad accensione comandata (ciclo Otto) che – e soprattutto – ad accensione per compressione (Diesel).

(Fonte: Università degli studi di Padova, Facoltà di Ingegneria, Dipartimento di tecnica e gestione dei sistemi industriali – Corso di laurea triennale in Ingegneria Gestionale – Tesi di laurea di primo livello: “EMISSIONE DI GAS INQUINANTI DA VEICOLI CON MOTORE A COMBUSTIONE INTERNA E USO DI CONVERTITORI CATALITICI PER Il LORO ABBATTIMENTO”. Relatore : Prof. Mirto Mozzon, Correlatore: Prof. Rino A. Michelin, Laureando: Emanuele Miotello – A. A. 2011/2012.)

Questa è la lista completa:

monossido di carbonio (CO)

idrocarburi incombusti (HC)

ossidi di azoto (NOx)

ossidi di zolfo (SOx)

anidride carbonica (CO2)

particolato carbonioso (PM: Particulate Matter)

È chiaro che la quantità di elementi di scarico inquinanti e quindi la loro concentrazione in atmosfera, è strettamente collegata alle condizioni di funzionamento del motore. Un motore in fase di accelerazione produrrà una maggiore quantità di inquinanti rispetto allo stesso motore in condizione di decelerazione.

Analizziamo ora nel dettaglio ciascun inquinante e i suoi effetti sulla salute umana e sull’ambiente (in blu).

» Monossido di Carbonio (CO)

È prodotto in tutti i processi che comportano reazioni incomplete di combustione di sostanze contenenti carbonio (es. carburanti) ossia dall’ossidazione parziale del carbonio.

Il monossido di carbonio (incolore, inodore, insapore) è tossico e molto insidioso perché legandosi saldamente allo ione del ferro nell’emoglobina del sangue forma un complesso molto stabile. La formazione di questo fa sì che l’emoglobina sia stabilizzata nella forma di carbossiemoglobina (COHb) che, per le sue proprietà, rilascia più difficilmente ossigeno ai tessuti.

L’intossicazione da monossido di carbonio conduce ad uno stato di incoscienza (il cervello riceve via via meno ossigeno) e quindi alla morte per asfissia. Gli effetti sono più rilevanti sui bambini perché il monossido di carbonio tende a stratificarsi al suolo venendo così più facilmente in contatto con le vie respiratorie dei piccoli.

» Idrocarburi Incombusti (HC)

Gli idrocarburi incombusti sono composti chimici derivanti da una combustione incompleta di molecole contenenti carbonio e idrogeno. I gas di scarico dei motori a combustione interna contengono un’ampia varietà di idrocarburi incombusti (Paraffine, Olefine, Acetilenici ed Aromatici). La composizione del combustibile può influenzare significativamente la composizione e l’entità delle emissioni di HC.

Gli idrocarburi incombusti dalla tossicità più elevata appartengono in maggioranza alla famiglia degli aromatici come il benzene, una sostanza che viene assorbita nel sangue tramite la respirazione e che, come confermano studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha proprietà cancerogene, favorendo l’insorgere della leucemia.

Altri tipi di aromatici, i policiclici o IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) hanno a loro volta proprietà cancerogene. Tra questi il più tossico, dannoso anche a concentrazioni modeste, risulta il benzopirene, molto diffuso e presente anche nel fumo delle sigarette.

» Ossidi di Azoto (NOx) 

NOx è una sigla generica che identifica tutti gli ossidi di azoto e le loro miscele. Nei MCI il monossido di azoto (NO) è il componente predominante (ca. 90%), l’altro componente rilevante è il biossido di azoto (NO2) il quale si forma a partire da NO, attraverso processi che avvengono prevalentemente dopo lo scarico dei gas combusti in atmosfera (processi fotolitici). L’NOx si forma a partire dall’azoto presente in atmosfera in presenza di elevate temperature e di una grossa quantità di ossigeno, quindi specialmente nei motori a combustione interna. Va precisato che in caso di combustione ideale, i prodotti della stessa non prevedono la presenza di ossidi di azoto, visto che quest’ultimo (N2) è inerte a temperature contenute. Pertanto, proprio a causa delle elevate temperature raggiunte durante le fasi intermedie della combustione le molecole di azoto (N2) si dissociano in azoto atomico che risulta invece estremamente reattivo a contatto con ossigeno portando alla formazione di NO. Il successivo drastico abbassamento di temperatura, riscontrabile nella fase terminale della combustione nei motori, congela la reazione sopra descritta impedendo la riassociazione dell’azoto e dell’ossigeno, scaricando quindi a valle il sottoprodotto NO.

Gli ossidi di azoto sono considerati sostanze inquinanti dell’atmosfera e la loro emissione produce nell’uomo affezioni dell’apparato respiratorio aggravando le condizioni dei malati d’asma.

L’esposizione per 15 minuti a concentrazioni di NOx maggiori di 5 ppm determina tosse persistente e irritazione delle mucose delle vie aeree.

» Ossidi di zolfo (SOx) Con il termine ossidi di zolfo (SOx) vengono indicate principalmente le seguenti sostanze chimiche: diossido di zolfo e triossido di zolfo. Il diossido di zolfo (SO2) noto anche come anidride solforosa, è un gas incolore dal tipico odore empireumatico (odore tipico dello zucchero bruciato) molto solubile in acqua e, se liquefatto, può corrodere materie plastiche.

Il biossido ed il triossido di zolfo sono i principali inquinanti atmosferici a base di zolfo. La principale fonte di inquinamento è costituita dalla combustione di combustibili fossili (carbone e derivati del petrolio) in cui lo zolfo è presente come impurezza.

Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell’apparato sensoriale.

È inoltre accertata una sinergia dannosa in caso di esposizione combinata con il particolato, infatti esso è in grado di trasportare il biossido di zolfo nelle parti più profonde del polmone, aumentando di conseguenza il danno anche in presenza di concentrazioni più ridotte di anidride solforosa. Inoltre tale sinergia produce ozono.

» Anidride Carbonica (CO2) L’anidride carbonica (nota anche come biossido di carbonio o diossido di carbonio) è un ossido acido (anidride) formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. E’ fra i principali prodotti della combustione dei composti che contengono carbonio (in particolare combustibili fossili). Circa il 97% della produzione planetaria di CO2 è derivante da fonti naturali (vegetazione, oceani…) il restante 3% è di origine antropogenica. I trasporti stradali contribuiscono per circa il 10% al totale prodotto dalle attività umane.

Le emissioni di CO2 sono il principale fattore che contribuisce all’effetto serra riducendo il calore disperso per irraggiamento dal pianeta.

Il clima della Terra è destinato a cambiare perché le attività umane stanno alterando la composizione chimica dell’atmosfera. Le enormi emissioni antropogeniche di gas serra stanno causando un aumento della temperatura terrestre determinando, di conseguenza, dei profondi mutamenti a carico del clima sia a livello planetario che locale.

Prima della Rivoluzione Industriale, l’uomo rilasciava ben pochi gas in atmosfera, ma ora la crescita della popolazione, l’utilizzo dei combustibili fossili e la deforestazione contribuiscono non poco al cambiamento nella composizione atmosferica.

Il Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) nel suo Rapporto del 2007 ritiene che la temperatura media del pianeta sia aumentata di circa 0,76°C dalla fine del XIX° secolo. Inoltre, sulla base delle tendenze attuali di emissione dei gas serra, vi è la stima di un ulteriore aumento della temperatura media terrestre tra 1,1 e 6,4°C nel corso di questo XXI° secolo.

Il conseguente cambiamento climatico comporterà delle implicazioni estremamente significative a carico della salute dell’uomo e dell’integrità dell’ambiente. Il clima infatti influenza fortemente l’agricoltura, la disponibilità delle acque, la biodiversità, la richiesta dell’energia (ad esempio per il riscaldamento o il raffreddamento) e la stessa economia.

» Particolato (PM)

Con i termini “particolato”, “polveri sottili”, “polveri totali sospese (PTS)”, si indicano l’insieme di particelle solide e liquide generate nel processo di combustione e portate in sospensione nell’aria dai gas di scarico. Nei motori ad accensione comandata si possono individuare tre classi di particolato: piombo, solfato, organico. Il piombo derivante da composti metallo-organici, veniva utilizzato come additivo nelle benzine e oggi è vietato nella maggior parte delle normative. Il solfato derivante dallo zolfo contenuto nel combustibile è tutt’oggi assai limitato nelle benzine commerciali.

Il particolato organico, costituito prevalentemente da particelle carboniose che hanno assorbito sulla loro superficie idrocarburi di vario tipo riguarda soprattutto i motori Diesel in quanto nei motori ad accensione comandata regolati correttamente, il particolato totale allo scarico non costituisce un problema molto significativo (meno di 10 mg/Km). La struttura base del particolato emesso dai motori Diesel consiste in particelle primarie (diametro medio 10÷60 nm) aggregate a migliaia in agglomerati di diverse dimensioni chiamati “particelle”. Il particolato carbonioso si forma attraverso processi estremamente complessi e in parte ancora sconosciuti, la maggior parte deriva dalla combustione incompleta degli idrocarburi del combustibile.

In base agli studi più recenti si può affermare che il particolato carbonioso (spesso viene indicato anche con i nomi comuni di “fuliggine” o “nerofumo”) può essere considerato dannoso sia per l’ambiente che per la salute umana. In quanto sottoprodotto di praticamente quasi tutti processi di combustione, esso è un componente “abituale” dell’atmosfera, in particolare delle zone a maggiore urbanizzazione.

Tali particelle, inoltre, costituiscono lo “scheletro” attorno al quale si coagula e si forma lo smog delle aree urbane; è da considerare inoltre che la dimensione tipica di tale particolato (dell’ordine del micron) lo pone al di sotto della “soglia di inalabilità”, convenzionalmente posta a 10 µm (PM10), rivelandole così anche come causa di disturbi degli apparati cardiovascolare e respiratorio.

Tale particolato, infine, contiene, nella propria struttura un gran numero di composti organici (come ad esempio i PAH fortemente indiziati di contenere agenti cancerogeni), ed è stata ormai evidenziata in molte ricerche una stretta relazione tra inquinamento ambientale da particolato carbonioso e morti per cancro.

(Fonte: Wikipedia – Particolato carbonioso)

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INTERVISTA A JEREMY RIFKIN*

RIFKIN: LE SOLUZIONI IN MANO ALLE REGIONI

di Anna Guaita, da “il Messaggero” del 30/12/2015

NEW YORK – «Mettere un cerotto può sanare la ferita al momento, ma se il corpo è malato, ci vuole ben altro». Per Jeremy Rifkin curare l’inquinamento che ci soffoca ricorrendo alle targhe alterne è come usare un cerotto: «Dobbiamo piuttosto parlare di progetti da realizzare in due, cinque, quarant’anni».

   Il noto economista-sociologo, i cui libri sul futuro del lavoro, sull’ambiente e sulla terza rivoluzione industriale hanno fatto scuola, parla al Messaggero dal suo ufficio di Washington alla “Foundation on Economic Trends”. Rifkin è noto in Italia, dove è stato consulente di primi ministri, governatori ed enti. Ed è quindi con conoscenza di causa che cerca subito di mandare un messaggio: «Roma! Roma! Roma! Siete sempre fissati su quel che deve fare il governo. Oggi devono essere le regioni a muoversi. Hanno il know how, dovrebbero già essere all’avanguardia in Europa!».

Dove abbiamo sbagliato?

«Avete avuto le idee, ma sono gli altri che le stanno portando avanti. Quando ho lavorato con il premier Renzi, ho visto che era un giovane con una visione coraggiosa, deciso ad abbracciare la terza rivoluzione industriale. Non posso dirvi io come gestire la politica, ma vedo che non c’è stata quella mobilitazione di tutti i partiti politici, come invece è avvenuto in Germania o in Francia. Posso dirvi che quella visione ora è adottata da varie regioni nel nord. La prima è stata una vecchia regione mineraria francese, il Nord-Pas-de-Calais, e il successo lì è già tale che viene imitato in Lussemburgo e in Olanda, e il Belgio si prepara a farlo anch’esso. E dov’è l’Italia, la prima che ha avuto l’idea di un nuovo modello di economia?».

Lei ha scritto un best seller su questa Terza Rivoluzione Industriale, che dovrebbe assicurarci lavoro e sicurezza e allo stesso tempo salvarci dai disastri ecologici della seconda. Ci può spiegare come mai pensa che sia arrivato il suo momento?

«Perché si possa avere una rivoluzione industriale ci vogliono tre pilastri: nuovi metodi di comunicazione, nuove fonti di energia, nuovi modi di trasporto. Oggi non possiamo più basarci sui pilastri della Seconda Rivoluzione, perché abbiamo saturato il mondo di inquinamento. Ma abbiamo il necessario per creare una nuova infrastruttura economica che salverà l’ecosistema terrestre: abbiamo l’internet, il nuovo metodo di comunicazione che oramai usiamo tutti da 20 anni, abbiamo energie rinnovabili come il solare e l’eolico, abbiamo nuovi metodi di trasporto che sono meno inquinanti ma anche sociali, grazie al crescente modello di car sharing. I pilastri per la costruzione della terza rivoluzione industriale ci sono tutti e sono oramai maturi».

Forse mancano i fondi per le riforme?

«È vero, prima mancavano. Ma la Banca Europea per gli Investimenti ha abbracciato le nuove priorità. Se le regioni italiane andassero con progetti realizzabili e sostenibili, otterrebbero i fondi necessari a lanciare queste riforme. Il governo di Roma può intervenire garantendo degli incentivi, ma sono le regioni che dovrebbero muoversi».

In cosa consistono queste riforme, come si manifesta la nuova rivoluzione industriale?

«Con una infrastruttura intelligente che razionalizzi la produzione di beni e servizi, e con l’energia a costo quasi zero, con un piano di riconvertimenti e ricostruzioni che daranno lavoro a migliaia di giovani, come già succede a Nord- Pas-de-Calais. Basti qui un piccolo esempio: riconvertire le costruzioni, ogni palazzo, ogni casa, in modo che ognuno diventi una micro-centrale energetica in grado di produrre più energia di quella che consuma. Ogni palazzo immagazzina energia. Si crea poi un “internet dell’energia”, perché il surplus venga venduto altrove, in tutta l’Europa. Invito i leader italiani a visitare Nord-Pas-de-Calais, dove è cominciata la transizione verso il nuovo modello di sviluppo economico della Terza Rivoluzione Industriale. Ma li invito a visitare anche Rotterdam, e il Lussemburgo. Venite a vedere quello che facciamo. E poi fatelo anche voi: potete davvero essere i leader in questa rivoluzione». (Anna Guaita)

*(JEREMY RIFKIN ha scritto 20 libri. Consigliere Onu, esperto di cambiamenti climatici. Autore di oltre venti libri sull’impatto dei cambiamenti scientifici-tecnologici sull’economia, Jeremy Rifkin è presidente della “TIR ConsultingGroup”, che include società di energia rinnovabile, aziende elettriche, società edili, architetti, società dei trasporti e tecnologiche. È fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends, dedicata a valutare l’impatto culturale, economico, sociale delle nuove tecnologie. È consigliere sul clima e l’energia sia delle Nazioni Unite che dell’Unione Europea, e ora anche della Cina per i quali ha redatto un “master plan” sullo sviluppo dell’economia sostenibile della Terza Rivoluzione Industriale. Settant’anni, sposato, Rifkin è stato definito “un profeta sociale ed etico”. Insegna amministrazione aziendale alla Wharton School dell’Università della Pennsylania.)

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COS’È IL PROGETTO VIIAS

VIIAS – metodi per la Valutazione Integrata dell’Impatto Ambientale e Sanitario dell’inquinamento atmosferico è un progetto di durata biennale coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale, Lazio. Nel progetto sono coinvolte le regioni Emilia Romagna, Lazio, Marche Piemonte e Toscana. (http://www.viias.it/ )

«MA LE MICROPOLVERI SONO IL VERO KILLER»

di Alessandro Farruggia, da QN Quotidiani Nazionali del 29/12/2015

   Dottor Francesco Forastiere, coordinatore del progetto Viias, quanti sono i morti per smog in Italia?

«Abbiamo stimato per le Pm 2.5, le polveri ultrasottili, circa 21.524 morti anticipate, alle quali si aggiungono 11.992 decessi anticipati per l’Nox e 1.858 per l’ozono. In totale fanno 35.375 decessi all’anno».

Perché i vostri dati e quelli dell’Agenzia europea per l’ambiente differiscono in maniera significativa?

«Il metodo di calcolo e le stime sono identici, c’è un’unica differenza che fa sì che noi siamo stati più conservativi: la nostra stima prevede decessi solo sopra i livelli annuali raccomandati dall’Oms. Cioè, per le polveri sottili, sopra i 10 microgrammi per metro cubo. Loro stimano decessi anticipati anche al di sotto. E così il loro totale supera le 84mila unità. Al di là di questo, la sostanza è che l’impatto è sicuramente rilevante».

Cosa significa Pm 2.5 e Pm10? E quali sono più pericolose?

«Il numero si riferisce al diametro delle particelle, espresso in micron. Più sono fini, più sono dannose, perché hanno una più elevata penetrabilità nell’apparato respiratorio. Entrambi le entità sono regolate dalla legge in termini di concentrazioni annuali, sulla base dei valori guida dell’Oms. Nelle misurazioni giornaliere, il conto delle Pm10 contiene anche quello delle Pm 2.5, ma su base annuale i due parametri vengono differenziati. Grossomodo in aree urbane il 60-70% del particolato è composto da Pm 2.5».

Il vostro studio indica che le concentrazioni sono scese dal 2005 al 2010. Siamo diventati più virtuosi?

«In parte sì. Il calo è attribuibile a due fattori: da un lato il miglioramento della qualità dei motori e della combustione nelle attività produttive, che ha portato a una riduzione delle emissioni da queste fonti, dall’altro alla crisi economica. In altre parole, è vero che c’è stata una riduzione, ma sarebbe stata molto meno accentuata se non ci fosse stata una crisi. Il che significa che, se come tutti speriamo la crisi finisce, rischiamo di avere al 2020 emissioni di nuovo in crescita».

Nell’inquinamento da polveri sottili, quanto pesa il traffico e quanto il riscaldamento?

Dipende. In aeree urbane come Milano il traffico può arrivare a pesare il 50%, altrove meno. Per quanto riguarda il riscaldamento io distinguerei: gli impianti a metano danno un contributo pressoché inesistente, mentre è alto per impianti a gasolio, a pellet o comunque a biomassa».

Alcune città hanno vietato i fuochi artificiali. Ha un senso?

«Aumentano di qualche punto percentuale, 8-10%, le polveri sottili. Ma solo il giorno in cui sono usati e, al massimo, i giorni immediatamente successivi. Non è quello il punto, il punto sono gli interventi strutturali. È cambiare le modalità di trasporto, ad esempio. Serve un piano nazionale per la qualità dell’aria, e serve adesso».

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«COSÌ SI DECIDE LA SOGLIA DEL RISCHIO»

da “la Stampa” del 27/12/2015

– domande al dottor CECINATO, direttore di ricerca presso l’Istituto di Inquinamento dell’Aria del CNR –

Dottor Cecinato, che conseguenze hanno queste polveri per la salute?

«Molti studi hanno ormai dimostrato che vivere in un ambiente con elevate dosi di Pm, le polveri “sottili” o “fini”, fa aumentare il rischio di sviluppare tumori, specie ai polmoni. Per fare un esempio, un aumento di 10 microgrammi per metro cubo nell’aria di Pm 10 causa un aumento di circa 11% di questo rischio».

E’ tanto o poco?

«Sembra poco, ma sui grandi numeri produce effetti misurabili e non piccoli».

Perché si definisce «accettabile» un’aria con 50 mg/mc di Pm 10?

«È una valutazione puramente statistica: si bilancia in qualche modo il rischio di morte con la necessità di viaggiare e produrre. Non è che sotto 50 mg/mc l’aria sia salubre, e sopra sia mortale. È un termine di riferimento, indica un rischio di morte per 1 persona su 100mila esposte».

Ci sono altri effetti pericolosi delle polveri sottili?

«Alcuni studi conducono a mostrare una relazione con l’insorgere a breve di malattie respiratorie, tosse, ipersensibilizzazioni. E anche infarto». [R G ]

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SE L’ARIA PULITA È UN BUON AFFARE

di Mario Tozzi, da “la Stampa” del 28/12/2015

   Ne abbiamo viste tante di «emergenze» e siamo ormai così disillusi che è difficile essere ottimisti per quello che riguarda il futuro ambientale del nostro pianeta. Non tanto per la Terra, quanto per il benessere dell’umanità messo in pericolo da un cambiamento climatico globale e così accelerato da avere ben pochi confronti con il passato.

   Però, a fine di questo 2015, forse è possibile individuare qualche controtendenza che potrebbe farci guardare al futuro con maggiori speranze. Sempre a patto che i sapiens riconoscano i propri limiti e non dimentichino quello che imparano quando devono fronteggiare le emergenze, momento in cui spesso danno il meglio di sé.

   Certo, è difficile vedere una controtendenza nel micidiale inquinamento atmosferico che mette fuori combattimento una megalopoli come Pechino e condanna a provvedimenti palliativi città come Milano e Roma (nessuna alternativa al blocco totale del traffico, solo che servirebbero due mesi, non due giorni).

   Però, per la prima volta, sono le stesse case automobilistiche e i petrolieri a condividere le preoccupazioni ambientali accelerando sulla ricerca tecnologica e «addolcendo» i carburanti. E dalla conferenza sul clima di Parigi sono emersi alcuni fatti oggettivamente positivi, come un obiettivo comune condiviso da 196 paesi, uno scadenzario più preciso e oltre mille città che si sono impegnate a decarbonizzarsi totalmente.

   E poi altri segnali, come la crescita esponenziale del contributo delle energie rinnovabili al fabbisogno elettrico di Paesi come l’Italia (circa il 30%, con punte anche oltre il 50%, con buona pace di chi pensava che con il Sole non ci si potessero nemmeno cuocere le uova). E la Gran Bretagna che si impegna ad abbandonare il carbone entro il 2025: un fatto di enorme portata simbolica, visto che proprio lì, a metà del XIX secolo, e proprio sul carbone, è iniziata l’alterazione antropica dell’atmosfera e del clima.

   Tutto questo si tradurrà e già si traduce in un circolo economico virtuoso in cui si traggono profitti dalle riconversioni ecologiche. E si sa che non c’è nulla come il profitto per cambiare anche l’animo dei sapiens. Si è capito che il clima è la nostra casa comune e che le persone non sono più disposte a morire soffocate.

   Un cambiamento culturale fondamentale: non ci sarà nessun profitto economico su un pianeta distrutto e con un’atmosfera surriscaldata oltre i 2°C. Finalmente si prende atto che, se gli ecosistemi sono compromessi, non è possibile alcuno sviluppo, perché non è possibile alcuna economia.

   Nella sua enciclica ambientale Francesco lo aveva sottolineato con forza, facendo proprie le considerazioni degli scienziati: i comportamenti attuali dell’uomo, e soprattutto alcune sue attività produttive, ledono in modo permanente il diritto delle generazioni future di abitare un pianeta in salute che dispensi risorse e felicità per tutti. Il Papa ha giustamente parlato di cambiamento di sistema produttivo senza più alcun ritardo: parole che nessun uomo politico di statura mondiale ha mai avuto il coraggio di pronunciare. Ma che molti oggi stanno iniziando a condividere. (Mario Tozzi)

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LO SCENARIO

NIENTE ALLARMISMI MA CONTRO LE POLVERI SERVONO PIÙ METANO E AUTO ELETTRICHE

di Umberto Veronesi, da “la Repubblica” del 28/12/2015

   Il fatto che l’emergenza smog si ripresenti immancabilmente ogni inverno da molti anni ci dovrebbe far pensare che non si tratta affatto di un’emergenza, ma di un problema strutturale, che va affrontato con calma e sistematicità, e soprattutto con misure radicali. In altre parole l’inquinamento va combattuto prioritariamente quando non c’è, piuttosto che affannosamente quando c’è, applicando la regola.

   Invece quando la concentrazione di polveri sottili nell’aria supera il limite e diventa dannosa per la salute, le amministrazioni fanno a gara per prendere provvedimenti d’urgenza, come dovessero arginare un fenomeno improvviso e sconosciuto. Quando poi le condizioni climatiche riportano la situazione appena al di sotto della soglia, la questione viene accantonata e la discussione sull’eliminazione delle cause dell’inquinamento, che potrebbe evitare la sicura prossima emergenza dell’inverno che verrà, viene abbandonata.

   Eppure le cause sono note e il problema risolvibile. Secondo me tre misure potrebbero ridurre drasticamente e in modo permanente le polveri sottili nell’aria: la completa metanizzazione del riscaldamento domestico, il controllo più stretto sulle emissioni degli scarichi delle auto e la diffusione delle auto elettriche o ibride.

   Va detto che, mentre sui primi due punti non vedo grandi criticità, il maggior uso delle auto elettriche si scontra con lo spinoso problema dell’approvvigionamento di energia. Un’alternativa ai combustibili fossili, con tutti i problemi anche politici che comportano, non può al momento venire dalle fonti cosiddette rinnovabili, come ad esempio il sole. La soluzione ideale sarebbe l’utilizzo di energia nucleare producibile oggi con moderne piccole centrali sotterranee. Ma il dibattito sul nucleare in Italia è addirittura tabu.

   E allora mentre aspettiamo da politici e amministratori un approccio profondo e incisivo al problema smog che possiamo fare noi cittadini? Seguiamo i consigli degli esperti, con il nostro buon senso, ma soprattutto non facciamoci prendere dal panico. Le statistiche vanno sempre lette con attenzione. Quando l’Oms parla di aumento di mortalità legata all’inquinamento parla di “morti premature”, che è un termine ambiguo su cui sono scettici molti scienziati.

   Dunque quando si diffondono messaggi alla popolazione, il termine può essere azzardato. I fatti reali sono che la vita media continua ad allungarsi nel nostro Paese e che il tumore del polmone, così come le malattie cardiovascolari riconducibili in qualche misura anche all’aria che respiriamo, è in diminuzione perché la gente smette di fumare.

   Dunque bisogna andare molto cauti prima di affermare che lo smog è come un bombardamento per le citta, con aumenti di mortalità superiori al 10% in un anno. Quando lo smog è occasionale, come nelle nostre citta, è sicuramente dannoso per la salute, ma la mortalità che determina si osserva nel lungo periodo e non è così facile da stabilire con precisione.

   Va ricordato che il termine smog significa smoke (fumo) e fog (nebbia) ed è nato per descrivere la situazione che si era prodotta a Londra nel 1952, in cui si contavano veramente i morti. Dagli anni ’60 a oggi ovunque in occidente la situazione è migliorata grazie al superamento del riscaldamento a carbone e l’introduzione delle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle auto.

   Certo bisogna fare di più e meglio, sfruttando le possibilità tecnologiche che la scienza ha offerto negli ultimi 50 anni. Non sono contrario alla limitazione del traffico urbano, ma dobbiamo prendere atto che è una misura che non incide e soprattutto non basta. Lo stop alle auto non diventi un alibi per non risolvere il problema smog alle radici. (Umberto Veronesi)

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LE PAZZIE DELL’ANNO PIÙ CALDO. NON DIMENTICHIAMO QUESTA LEZIONE

di Luca Mercalli, da “la Stampa” del 27/12/2015

   Un tiepido Natale chiude un 2015 che conquista a livello globale il primo posto nella classifica degli anni più caldi della storia della meteorologia, ovvero dal 1850, inizio delle serie strumentali continue e confrontabili

   Lo comunica l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, aggiungendo che in Europa si tratta invece del secondo caso, appena inferiore al 2014, ma in Italia sarà probabilmente il primo, lo sapremo tra pochi giorni quando i dati definitivi saranno disponibili.

   E’ l’effetto della combinazione tra il riscaldamento globale che prosegue la sua lenta ma inesorabile avanzata e un intenso fenomeno di El Nino, l’anomalo aumento periodico della temperatura superficiale del Pacifico meridionale.

   Così quest’anno abbiamo avuto il superamento della soglia psicologica di un grado tondo al di sopra della media globale di riferimento, e se si pensa che la conferenza sul clima chiusasi a Parigi a inizio dicembre ha sancito in circa due gradi la crescita da non superare entro il 2100, si capisce quanto sia un obiettivo difficile da perseguire, visto che un grado l’abbiamo già «consumato».

   Giardini fioriti a New York, con termometro a 21 gradi, sull’Artico ottocentomila chilometri quadrati di banchisa polare in meno rispetto alla media, Alpi senza innevamento, gerani e nasturzi ancora in fiore sui balconi delle città del Nord Italia, attanagliate però dallo smog accumulatosi in settimane di aria stagnante, un mal comune con l’atmosfera mefitica di Pechino.

   In un mondo dove il clima si modifica incalzato dalle emissioni del complesso energetico fossile gli eventi estremi, soprattutto quelli termici, si fanno via via più frequenti, la variabilità aumenta, alternando situazioni di segno opposto che mettono sotto stress l’agricoltura, il turismo, la produzione energetica, i trasporti.

   Alle piogge interminabili dell’estate italiana 2014 sono seguiti quest’anno i calori tropicali del luglio più caldo degli ultimi due secoli e poi una siccità su novembre-dicembre che seppure non ancora da record rientra nel novero di quelle più insistenti.

   L’anticiclone subtropicale bloccato sull’Europa meridionale ha polverizzato molti primati di tepore invernale. Nei primi giorni del 2016 sembra perdere colpi e lasciare il passo a una colata d’aria fredda in arrivo dai Balcani, ma è troppo presto per i dettagli e soprattutto per individuare l’arrivo di eventuali attesissime precipitazioni nevose, un fatto è che alla prima pioggia tutto tornerà come prima, queste giornate difficili verranno presto dimenticate fino alla prossima emergenza meteorologica.

   Bisognerebbe invece assumere questi avvertimenti come serio indirizzo di programmazione politica a lungo termine: c’è smog? A quando la diffusione incentivata delle auto elettriche e del telelavoro? Fa troppo caldo? A quando una visione di società libera dall’energia fossile, come Danimarca e Austria stanno perseguendo? Le alluvioni ci tormentano? E dov’è la manutenzione del territorio, lo stop alla cementificazione, la formazione popolare alla protezione civile? Il clima ti parla, ascoltalo… (Luca Mercalli)

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