IL PAPA IN MESSICO (IN AMERICA LATINA per la seconda volta, ma che va in Asia, apre alla Russia…): UN PONTEFICE CHE “COSTRUISCE PONTI”, che rivoluziona l’IDEA MISSIONARIA: non più piantare bandiere di presenza della Chiesa, ma AIUTARE A RISOLVERE I CONFLITTI tra nazioni, ideologie, religioni

MESSICO: LA VEGLIA DELLA COMUNITA INDIGENE PER FRANCESCO - Hanno viaggiato per ore e dormito in strada pur di riuscire ad assistere alla messa che il Pontefice celebrerà nel centro sportivo municipale. Le COMUNITÀ INDIGENE DEL CHIAPAS si sono date appuntamento a SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS, dove FRANCESCO ha incontrato anche dei loro rappresentanti. Lo stato, che si trova nel sud del Messico, è stato teatro della rivolta zapatista contro il governo centrale ed è la porta d'ingresso per i migranti che entrano nel Paese dal Sudamerica (da “la Repubblica.it del 15/2/2016)
MESSICO: LA VEGLIA DELLA COMUNITA INDIGENE PER FRANCESCO – Hanno viaggiato per ore e dormito in strada pur di riuscire ad assistere alla messa che il Pontefice celebrerà nel centro sportivo municipale. Le COMUNITÀ INDIGENE DEL CHIAPAS si sono date appuntamento a SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS, dove FRANCESCO ha incontrato anche dei loro rappresentanti. Lo stato, che si trova nel sud del Messico, è stato teatro della rivolta zapatista contro il governo centrale ed è la porta d’ingresso per i migranti che entrano nel Paese dal Sudamerica (da “la Repubblica.it del 15/2/2016)

   Il papa in America Latina dal 12 al 17 febbraio. In Messico, ma con tappa a Cuba per incontrare (in territorio neutro offerto dal leader cubano Raul) il patriarca Kyril, patriarca della chiesa ortodossa di Mosca e di tutta la Russia: mai incontro era avvenuto così ufficialmente, con la secolare divisione delle due chiese che da sempre non si parlano, e sembra che in un certo senso il papa di Roma abbia anche creato un corridoio di comunicazione e dialogo con la Russia in un momento di grande difficoltà nei rapporti tra questa nazione e il mondo occidentale.

PAPA FRANCESCO IN CHIAPAS CHIEDE PERDONO AGLI INDIOS: “In modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società"… “Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono!"… "Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!"
PAPA FRANCESCO IN CHIAPAS CHIEDE PERDONO AGLI INDIOS: “In modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società”… “Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono!”… “Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!”

   Poi il papa prosegue (ha proseguito) la visita (la seconda volta in America Latina) nel Messico martoriato da assassinii, narcotrafficanti, povertà di intere regioni/stati (come il Chiapas). Pertanto una visita pastorale di Francesco in un paese in fiamme, appunto con una guerra civile tra Stato e narcos costata migliaia di vite umane negli ultimi anni. Con sindaci e giornalisti ammazzati ogni mese.

   E con la visita di Francesco di alcuni dei luoghi più colpiti dalla violenza e dalla povertà, con la messa alla periferia della capitale, la visita ai detenuti, le parole rivolte ai migranti nella città di frontiera di Ciudad Juarez (tristemente nota per il numero di donne ammazzate), l’abbraccio agli indios del Chiapas….

CHIAPAS, STATO SUD-ORIENTALE DEL MEXICO - Gli “Stati Uniti Messicani” sono una “Repubblica federale” costituita da 31 Stati ed un “Distretto Federale” - Nei 73,211 chilometri quadrati dello STATO DEL CHIAPAS (quasi tre volte la regione del Piemonte) si parlano oltre lo SPAGNOLO almeno 13 ALTRE LINGUE INDIGENE (jakalteco, qato’k, mam, akateko, teko, q’anjob’al, chuj, tojolabal, tseltal, lacandon, ch’ol, zoque, tsotsil). Gran parte della sua POPOLAZIONE, CIRCA 5 MILIONI DI PERSONE, appartiene a una delle diverse ETNIE AUTOCTONE; la MAGGIORANZA vive IN POVERTÀ, nonostante le ABBONDANTI RICCHEZZE NATURALI, e AI MARGINI DELLA SOCIETÀ. Lungo i secoli la quotidianità della vita in questa regione messicana è stata accompagnata dallo SFRUTTAMENTO e l’ESCLUSIONE. (…..) Da qualche decennio, IL CHIAPAS È ANCHE DIVENTATO PORTA D’INGRESSO PER MIGLIAIA DI MIGRANTI CENTRO E SUDAMERICANI che cercano di raggiungere gli Stati Uniti con il sogno di migliorare la vita dei suoi cari. E proprio LÌ COMINCIA IL LORO CALVARIO: la lunga traversata del Messico dal confine con il Guatemala al confine statunitense, assediata dai trafficanti di persone e gruppi criminali, è piena di pericoli ed estorsioni. (da “la Stampa.it”)
CHIAPAS, STATO SUD-ORIENTALE DEL MEXICO – Gli “Stati Uniti Messicani” sono una “Repubblica federale” costituita da 31 Stati ed un “Distretto Federale” – Nei 73,211 chilometri quadrati dello STATO DEL CHIAPAS (quasi tre volte la regione del Piemonte) si parlano oltre lo SPAGNOLO almeno 13 ALTRE LINGUE INDIGENE (jakalteco, qato’k, mam, akateko, teko, q’anjob’al, chuj, tojolabal, tseltal, lacandon, ch’ol, zoque, tsotsil). Gran parte della sua POPOLAZIONE, CIRCA 5 MILIONI DI PERSONE, appartiene a una delle diverse ETNIE AUTOCTONE; la MAGGIORANZA vive IN POVERTÀ, nonostante le ABBONDANTI RICCHEZZE NATURALI, e AI MARGINI DELLA SOCIETÀ. Lungo i secoli la quotidianità della vita in questa regione messicana è stata accompagnata dallo SFRUTTAMENTO e l’ESCLUSIONE. (…..) Da qualche decennio, IL CHIAPAS È ANCHE DIVENTATO PORTA D’INGRESSO PER MIGLIAIA DI MIGRANTI CENTRO E SUDAMERICANI che cercano di raggiungere gli Stati Uniti con il sogno di migliorare la vita dei suoi cari. E proprio LÌ COMINCIA IL LORO CALVARIO: la lunga traversata del Messico dal confine con il Guatemala al confine statunitense, assediata dai trafficanti di persone e gruppi criminali, è piena di pericoli ed estorsioni. (da “la Stampa.it”)

   Quel che qui ci preme sottolineare è l’inedito ruolo che la Chiesa di Francesco sta portando avanti in questi tre anni del suo pontificato: dalle iniziative per il disgelo tra Cuba e gli Usa, al portare in Vaticano Peres e Abu Mazen per tentare una mediazione tra israeliani e palestinesi, alle iniziative per il superamento del conflitto interno alla Colombia, ai tentativi di avvicinamento alla Cina e a un accordo di rispetto delle minoranze religiose, fino al sorprendente incontro di adesso con Kyril (con la “ex nemica” chiesa ortodossa di Russia) svoltosi a Cuba il 12 febbraio scorso.

   Pertanto una strategia geopolitica rivolta principalmente all’Asia e all’America Latina (data anche dai suoi viaggi in quei continenti in particolare), e lo sguardo rivolto alla “grande Cina”: l’ultimo vero baluardo che nessun papa è riuscito ad avere un contatto.

MESSICO: LA VEGLIA DELLA COMUNITA INDIGENE PER FRANCESCO
MESSICO: LA VEGLIA DELLA COMUNITA INDIGENE PER FRANCESCO

   Ma quel che appare interessante, in questa azione geopolitica della Chiesa, è un’idea di portare vera pace e incidere positivamente per superare i conflitti tra popoli e nazioni. Cioè un’idea di Chiesa missionaria meno incline a “piantare bandierine” di presenza del mondo cattolico in aree geografiche dove non c’è (o consolidare la presenza dov’è), ma una “missione diversa” della Chiesa (almeno di questo pontificato, di questo papa) che sembra intendere la “missione” come tentativi concreti di costruire ponti di comunicazione tra popoli, nazioni, religioni tra loro in conflitto.

I CARTELLI DEL NARCOTRAFFICO IN MEXICO DIVISI NEI VARI COLORI E ZONE DI DOMINIO _ da www_huffingtonpost_com_ - Il report identifica OTTO GRANDI CARTELLI MESSICANI: SINALOA, Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), Beltrán-Leyva Organization (BLO), LOS ZETAS, Cartello del Golfo (CDG), Cartello di Juárez/La Línea (CDJ), La Familia Michoacana (LFM) e Los Caballeros Templarios (LCT). (vedi l’articolo in questo link: http://www.huffingtonpost.it/fabrizio-lorusso/nuova-mappa-del-narcotraffico-in-messico_b_8083648.html
I CARTELLI DEL NARCOTRAFFICO IN MEXICO DIVISI NEI VARI COLORI E ZONE DI DOMINIO _ da www_huffingtonpost_com_ – Il report identifica OTTO GRANDI CARTELLI MESSICANI: SINALOA, Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), Beltrán-Leyva Organization (BLO), LOS ZETAS, Cartello del Golfo (CDG), Cartello di Juárez/La Línea (CDJ), La Familia Michoacana (LFM) e Los Caballeros Templarios (LCT). (vedi l’articolo in questo link: http://www.huffingtonpost.it/fabrizio-lorusso/nuova-mappa-del-narcotraffico-in-messico_b_8083648.html

   Con l’idea di superare povertà, sottosviluppo… di dare voce agli “ultimi”. E, cosa anche questa notevole, di riconoscere gli errori secolari fatti dalla Chiesa su tanti popoli (come gli indios dell’America Latina, del Chiapas…), i soprusi mai veramente riconosciuti, e la richiesta di perdono, di ristabilire una nuova era di nuovi rapporti in parità con chi ha sofferto e subìto violenze.

CITTA DEL MESSICO 14/2/2016
CITTA DEL MESSICO 14/2/2016

   Insomma, il ruolo di questo papa rivoluziona metodi e modi di essere di una Chiesa a volte in passato troppo preoccupata di consolidare il proprio potere, anziché di essere portatrice di pace e sviluppo. Una svolta notevole, impressionante, imprevedibile (forse…) di questo magnifico papa argentino. (s.m.)

LE AMERICHE CRISTIANE (MAPPA RIPRESA DA LIMES)
LE AMERICHE CRISTIANE (MAPPA RIPRESA DA LIMES)

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LA «CHIESA IN USCITA» VERSO LE PERIFERIE

L’OCCHIO AL SUD DEL MONDO. GEOPOLITICA DI UN PONTEFICE

di Luigi Accattoli, da “il Corriere della Sera” del 13/2/2016

   C’è una geopolitica di papa Bergoglio? Che ci dicono le sue iniziative per il disgelo tra Cuba e gli Usa, per portare in Vaticano Peres e Abu Mazen, per il superamento del conflitto interno alla Colombia, per un accordo con la Cina, per il sorprendente incontro di ieri con Kirill a Cuba? Che idea caviamo dalla geografia dei suoi spostamenti sul pianeta?

   Una prima approssimazione la potrebbe fornire l’insistenza dei suoi viaggi sull’Asia e sull’America Latina: ora è in MESSICO, ha toccato due volte CUBA, è stato in BRASILE, in ECUADOR, in BOLIVIA e in PARAGUAY. In Asia ha visto la COREA DEL SUD, lo SRI LANKA e le FILIPPINE, ha detto che andrebbe «anche domani» in Cina e che all’Asia si deve dedicare con particolare impegno stante la minima presenza cristiana in quel continente.

   Il Papa venuto dall’Argentina guarda alle periferie mondiali, al Sud del mondo in generale e — da gesuita — con prioritaria passione mira alla Cina. In altre parole: IL PAPA DELLA «CHIESA IN USCITA» vorrebbe che l’uscita avesse a meta le popolazioni più vaste e più lontane rispetto al centro romano della cattolicità.

   Con analoga approssimazione si potrebbe dire che Karol Wojtyla, Papa slavo, guardava in primis all’Europa centro-orientale, dov’è riuscito a visitare 9 volte la sua patria e dove — caduto l’impero sovietico — ha potuto vedere in ordine di tempo Cecoslovacchia, Albania, Lituania, Lettonia, Estonia, Croazia, Slovenia, Berlino, Bosnia, Romania, Georgia, Ucraina, Kazakistan, Armenia, Azerbaigian, Bulgaria.

   Il cuore di Benedetto batteva invece per l’Europa centro-occidentale: nei suoi otto anni è tornato tre volte nella sua patria ed è riuscito a vedere — nell’ordine — Polonia, Spagna, Austria, Francia, Repubblica Ceca, Malta, Portogallo, Gran Bretagna, Croazia. Egli — che è stato definito provvisoriamente «l’ultimo Papa europeo» — era preoccupato per la crisi delle Chiese del Vecchio continente e si adoperava, come poteva, a risvegliarle.

   Ma in questi primi tre anni del Pontificato di Francesco c’è di più degli spostamenti sul pianeta per cogliere qualcosa della strategia che lo muove. La sua idea della Chiesa in uscita è UN’IDEA MISSIONARIA A TUTTO CAMPO, che — nell’intenzione — non sottostà a nessuna regola politica o ideologica e mira anzi a sovvertirle, o eluderle, per ottenere l’obiettivo di avvicinamento a ogni umanità.

   Eccolo dunque che prende iniziative apparentemente impossibili, si muove con libertà, non pone condizioni formali o di prestigio. SI PREOCCUPA — per usare il suo linguaggio — di «AVVIARE PROCESSI» più che di acquisire «territori», cioè obiettivi. Stabilisce contatti, propone incontri. Si espone disarmato a ogni strumentalizzazione. È convinto che ostilità ed equivoci alla fine cadranno se il cammino avviato proseguirà. (Luigi Accattoli)

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FRANCESCO IN SUDAMERICA

MESSICO E NUVOLE, I LUOGHI SIMBOLO DEL VIAGGIO DEL PAPA

di Alfredo Somoza, da www.radiopopolare.it, 14/2/2016

GUADALUPE1-MURALES PER IL PAPA (da www_.radiopopolare.it)
GUADALUPE1-MURALES PER IL PAPA (da www_.radiopopolare.it)

   Pochi Paesi al mondo possono vantare un valore simbolico così alto per un Papa. Il Messico è il secondo Paese con più cattolici al mondo,ma anche l’unico Stato americano che non riconosceva il Vaticano fino a pochi anni fa. Dai tempi di Emiliano Zapata e di Pancho Villa, infatti, il giovane Paese “socialisteggiante”, fortemente influenzato dalla massoneria anticlericale e dal ruolo militante che ebbero i cristiani contrari alla rivoluzione, aveva negato il riconoscimento allo Stato Pontificio. Solo nel 1992 riconoscerà la “monarchia assoluta dello Stato della Città del Vaticano”, ma Wojtyla e Ratzinger non riuscirono ad esempio mai a incontrare il Presidente del Paese.

   Papa Francesco sarà invece il primo Papa, forse perché latinoamericano, a varcare il portone del Palacio Presidencial di Città del Messico affrescato con i murales di Diego Rivera inneggianti la rivoluzione e i padri del comunismo. Ma le tappe più significative del viaggio sono altre. Si chiuderanno simbolicamente ad esempio cinque secoli di discriminazione, anche violenta, nei confronti delle lingue degli indigeni. La storia messicana ci ricorda che furono uomini di Chiesa a bruciare sul rogo i manoscritti delle civiltà maya e azteca ai tempi della Conquista, perché considerati “manifestazioni del Maligno”.

   Nel Chiapas, lo Stato meridionale dei maya, nella cattedrale di San Cristobal de las Casas – il primo vescovo americano e difensore dei diritti degli indigeni – verrà celebrata per la prima volta la messa in lingua maya grazie al decreto pontifico appena firmato da Francesco che autorizza l’uso delle lingue autoctone nella liturgia cattolica. Ma il Chiapas è anche teatro dello scontro per la terra e della rivolta zapatista, oltre che il corridoio di ingresso per i disperati che scappando dal inferno centroamericano devono superare quello messicano per tentare di superare la frontiera con gli USA.

   Dall’estremo Sud all’estremo Nord del Messico, l’altra importante tappa del viaggio pastorale sarà Ciudad Juarez. Una città simbolo in senso negativo di ciò che il Mesico è diventato. Capitale del fenomeno della sparizione di donne, crocevia dei traffici illegali di armi e droga, sede di uno dei Cartelli narcos più agguerriti, quello fino a poco tempo fa guidato da Amado Carrillo, il Señor de los Cielos della serie di Netflix. Ciudad Juarez è anche il punto di raduno dei migranti che tentano ogni notte di superare il confine e anche la cartina di tornasole delle promesse mancate del NAFTA, l’Accordo di libero scambio del Nord America.

   Qui sorgono i capannoni delle imprese statunitensi delocalizzate che hanno spostato le lavorazioni in Messico solo per sfruttare manodopera a minor costo e senza diritti. E infine qui c’è il Muro, il famigerato muro di filo spinato e sensori avveniristici che gli Stati Uniti hanno innalzato lungo centinaia di chilometri per dividere i due Paesi. Quello che Donald Trump vorrebbe ancora rendere più alto esigendo che il conto sia pagato dai messicani. Gli incontri ai quali parteciperà Francesco in questa città percorreranno tutti i drammi di quell’umanità delle periferie. Incontrerà i detenuti del carcere cittadino, le associazioni che si battono per i diritti delle donne e infine terrà messa all’ombra del Muro che divide il Nord ricco dal Sud povero.

   La visita pastorale di Francesco avviene in un paese in fiamme, con una guerra civile tra Stato e narcos costata migliaia di vite umane negli ultimi anni. Con sindaci e giornalisti ammazzati ogni mese, ma anche in un Paese dalla grande dignità e storia che offrirà a Francesco l’opportunità di ribadire a una folla gigantesca la sua dottrina di pace e giustizia. Il viaggio in Messico del Papa sarà un altro grande evento mediatico e politico che entrerà anche nella campagna elettorale statunitense. I destinatari dei suoi sermoni saranno i narcotrafficanti, i politici corrotti, l’economia di rapina, i violenti di ogni genere, ma anche e soprattutto la gente umile che da secoli aspetta giustizia. Un’umanità sofferente che in America Latina sta trovando un nuovo portavoce dopo anni e anni di invisibilità e indifferenza. (Alfredo Somoza)

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IL PAPA DI ROMA INCONTRA IL PATRIARCA DI MOSCA E DI TUTTA LA RUSSIA

MAI PIÙ NULLA SARÀ COME PRIMA

di Enzo Bianchi (priore della comunità monastica di Bose), da “la Repubblica” del 13/2/2016

   Tutte le chiese erano certe che in un futuro imprecisato il papa di Roma avrebbe incontrato il patriarca di Mosca e di tutta la Russia, l’unico primate della chiesa ortodossa che aveva sempre dilazionato il faccia a faccia con il papa.

   Questo nonostante cinquant’anni di incontri ecumenici e di viaggi in diverse nazioni. Tutti i patriarchi e i primati delle chiese ortodosse e di quelle orientali avevano scambiato l’abbraccio con il patriarca d’Occidente, ma il patriarca russo no.

   Sono stati cinquant’anni di attesa, nei quali però c’era chi continuava silenziosamente ma caparbiamente a lavorare per questo incontro: organi vaticani, centri ecumenici, vescovi ortodossi non attendevano passivamente quest’ora che diventava anche urgente, per il sorgere del problema di cristiani cattolici, ortodossi e orientali perseguitati e spesso cacciati dal Medio Oriente e per l’ormai incontestabile bisogno di una voce unanime capace di levarsi con autorevolezza nella nuova situazione europea, segnata soprattutto da secolarizzazione e indifferentismo religioso.

   Ed ecco che ieri l’impossibile è avvenuto grazie alla santa risolutezza di papa Francesco, disposto a rinunciare a ogni precondizione e a lasciare che fosse il patriarca Kyril a stabilire i termini dell’incontro: «Io vengo. Tu mi chiami e io vengo, dove vuoi, quando vuoi!». Parole che resteranno indelebili, come segno di una profonda convinzione e di una capacità di umiltà che rinuncia ai riconoscimenti, al protocollo, a quella che si sarebbe detta la “verità cattolica” dell’autorità del papa.

   E così l’incontro è avvenuto in modo inedito: nessuno dei protagonisti ha avuto accanto a sé il suo popolo ad applaudirlo, non c’è stato nessun mega-evento ecclesiale, nessuna liturgia né sfarzose cerimonie. È avvenuto l’essenziale: il faccia a faccia tra Francesco e Kyril, l’abbraccio tanto aspettato, il dialogo di quasi due ore tra fratelli che mai si erano incontrati ed erano divisi da quasi un millennio.

   I temi del dialogo non coincidono pienamente con quelli della dichiarazione congiunta finale, che è un’attestazione della preoccupazione dei due capi di chiesa. Certo, hanno parlato innanzitutto dell’ecumenismo del sangue che è testimonianza, martirio da parte delle loro rispettive chiese; hanno guardato al Medio Oriente attraversato da violenze, terrorismo e guerre che fanno fuggire i cristiani; hanno discusso della testimonianza comune in un mondo non-cristiano.

   Ma hanno parlato anche di altri temi: dell’urgente rappacificazione tra chiese in Ucraina, del rifiuto dell’uniatismo e del proselitismo, dell’accettazione del diritto dei greco-cattolici a esistere e vivere accanto agli ortodossi, dei rapporti tra la chiesa di Roma e l’ortodossia tutta, del dialogo teologico bilaterale che procede con difficoltà…

   La dichiarazione comune potrebbe anche sembrare deludente, ma è un approdo al quale mai era giunta la chiesa ortodossa russa. Ed è significativo che, accanto alla difesa delle esigenze di giustizia, si trovino temi ritenuti decisivi da entrambe le parti, come l’etica familiare e la difesa della vita.

   In ogni caso, ciò che è decisivo è che l’incontro è avvenuto, e ormai nulla sarà più come prima tra le due chiese. Molti riducono questo evento a un fatto di politica ecclesiale e, quando ne scrivono, non riescono a leggerlo in profondità, perché sono solo esperti di diplomazia ecclesiastica; ma in verità — e credo di dirlo conoscendo bene la situazione e le parti in causa — ciò che ha determinato l’incontro e gli dà il significato decisivo è la volontà del ristabilimento della comunione.

   Questa passione e questa santa ossessione ormai la conosciamo bene in Francesco; ma chi conosce Kyril sa che anche lui è convinto di tale cammino, da autentico discepolo del metropolita Nikodim morto tra le braccia di Giovanni Paolo I in Vaticano nel 1978, mentre gli esponeva la reale situazione dei cristiani nell’Urss. Non si dimentichi che Nikodim venne più volte in Occidente, e anche a Bose, per una testimonianza comune sulla pace allora minacciata, e che Kyril, sempre a Bose, ha partecipato agli incontri tra cattolici e ortodossi, sostenendoli in modo risoluto.

   Un lungo cammino quello che si è concluso ieri, del quale non riusciamo ancora a valutare l’importanza e le possibilità aperte per l’avvenire. Kyril ha mostrato di essere quello che conoscevamo di lui: un primate convinto della necessità della sua azione ecumenica per tutte le chiese ortodosse, dell’urgenza di una collaborazione con il patriarcato ecumenico di Costantinopoli e di una riconciliazione con la chiesa cattolica.

   Alcuni non possono leggere questo evento senza pensare a una regia politica di Putin e arrivano a contestare questo incontro, definendo ingenuo il papa. Ma Francesco è un visionario, non vuole che la chiesa viva di tattiche e di strategie, ma crede nella dinamica della storia e nella bontà dell’uomo su cui riposa sempre la chiamata di Dio. Perciò non teme, ma audacemente costruisce ponti anche dove profondo è l’abisso e largo il fiume che separa le due rive. (Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose)

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PAPA FRANCESCO IN CHIAPAS CHIEDE PERDONO A INDIOS: “IL MONDO HA BISOGNO DI VOI”

da www.repubblica.it/ del 15/272016

– All’aeroporto di Tuxtla Gutiérrez centinaia di bambini. Per la messa con le comunità indigene a San Cristobal de Las Casas, migliaia in fila dalla notte. “In modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società”, ha detto Bergoglio. Jose Transito Aguilar, contadino, ha viaggiato sei ore per arrivare: “Lui vuole l’unità, non fa distinzioni tra le persone” –

SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS E’ stato accolto con amore e colori. Papa Francesco in Chiapas, la prima messa l’ha celebrata in rispetto ai popoli indigeni, usando le loro lingue TSELTAL, CH’OL e TZOTZIL. Subito, ha chiesto “PERDONO” PER LE “SISTEMATICHE” INCOMPRENSIONI ED ESCLUSIONI SUBITE E PER LE SPOLIAZIONI DELLE LORO TERRE.

   “Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono!”, ha affermato rivolgendosi alle comunità indigene a San Cristobal de Las Casas. “Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!”, ha aggiunto.    Ad accogliere il Papa alle 10:15 (17:15 in Italia) nel Centro sportivo municipale, centomila persone. La maggior parte era arrivata la notte prima, dormendo fuori, in fila per entrare all’una, quando le porte sono state aperte, ancora al buio.

   Jose Transito Aguilar, contadino di Tojolabal, ha raccontato di aver viaggiato sei ore per raggiungere il luogo della messa: “Il Papa cerca l’unità, l’unione. Non fa distinzioni tra le persone”. Monsignor Arizmendi Esquivel, il vescovo degli indios, lo ha salutato con il poncho sopra la veste talare filettata.

   La gente di qui è consapevole dell’amore del vescovo di Roma “chiamato quasi dalla fine del mondo”, l’applauso e l’entusiasmo verso Francesco, arrivato sul palco con in mano un pastorale intagliato da un indio, è stato incredibile.

   Il Papa ha lodato il loro rapporto con la Terra. “Fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che geme e soffre le doglie del parto”, ha detto Francesco citando la sua enciclica ecologica Laudato sì. “La sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci toccano tutti e ci interpella. Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia. In questo voi avete molto da insegnarci”.

   Perché “i vostri popoli, come hanno riconosciuto i vescovi dell’America Latina, sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come ‘fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano’ (documento di Aparecida, 472)”. Inoltre, “i giovani di oggi, esposti a una cultura che tenta di sopprimere tutte le ricchezze e le caratteristiche culturali inseguendo un mondo omogeneo – ha concluso il Pontefice -, hanno bisogno che non si perda la saggezza dei loro anziani! Il mondo di oggi, preso dal pragmatismo, ha bisogno di reimparare il valore della gratuità!”.

   Durante la “supplica” pronunciata in lingua locale da un rappresentante indio con toni incalzanti e di profonda emozione, quasi piangendo, in tanti hanno ascoltato a capo chino, in ginocchio, con le mani sul viso o sul capo. Il Papa ha ascoltato, a sua volta, in assorto raccoglimento.

   Al termine della messa, Papa Francesco ha approvato l’uso della bibbia e del messale nelle lingue delle comunità indigene del chiapas (tseltal, ch’ol e tsotsil). La decisione è stata accolta da un’ovazione dei fedeli. (…..) Dopo la messa, il Papa è rimasto a pranzo con otto rappresentanti degli indios nella Curia vescovile, prima di andare in visita alla cattedrale, dove è sepolto monsignor Samuel Ruiz Garcia, già vescovo di San Cristobal de Las Casa, morto nel 2011: difensore dei diritti delle popolazioni indigene del Messico e dell’America Latina, si offrì anche come mediatore durante il conflitto in Chiapas tra l’indigenista Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e il governo federale messicano.

   Teatro della rivolta zapatista contro il governo centrale, il Chiapas, peraltro, confina con il Guatemala ed è porta d’ingresso per i migranti che entrano in Messico dal Sud America. Puntano a raggiungere gli Stati Uniti tramite la città di confine settentrionale, Ciudad Juarez, che Francesco visiterà mercoledì, celebrando messa lungo il confine, l’ultimo giorno della sua visita in Messico. (…)

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MESSICO, GLI OMICIDI RIDUCONO LA VITA MEDIA DELLO 0,6%. SOLO IL 2% DEI DELITTI VIENE PUNITO DALLA GIUSTIZIA

di Luana Pollini, da http://www.interris.it/ , 7/1/2016

In Messico non si placa l’ondata di omicidi che, da qualche anno, opprime il Paese. L’alto tasso di delitti nella nazione latina ha ridotto l’aspettativa di vita negli uomini, dai 15 ai 60 anni, dello 0,6% nel primo decennio del XXI secolo. In media, l’aspettativa di vita si è ridotta di 6 mesi, ma in alcune zone si arriva a 3 anni. E’ quanto emerge da uno studio dell’Ucla F. School of P.Health di Los Angeles, che ha esaminato i cambiamenti nell’aspettativa di vita tra il 2000 e il 2005 e tra il 2005 e il 2010, analizzando i dati provenienti dal Mexican National Statistical che comprende le cause di morte divise per età, genere e luogo del decesso.

A Reynosa, nello Stato di Tamaulipas, al confine con gli Usa, la polizia locale è stata sciolta dopo che la metà degli agenti venne uccisa in una strage nel 2013, anno in cui la guerra tra le bande portò a 950 omicidi, cioè 150 ogni 100 mila abitanti: un tasso superiore a quello registrato nel 2012 in Iraq, dove il numero di omicidi fu di 8 ogni 100 mila abitanti. La città è pattugliata dalla polizia federale e dall’esercito con veicoli d’assalto e camion blindati; ma tutto ciò non basta a placare la carneficina. Durante la visita di alcuni cronisti del Mail Online a Reynosa, sono stati commessi quattro omicidi: due delle vittime erano ragazze 18enni che sono state rapite, stuprate e obbligate a ingerire veleno per topi.

Altra statistica tragica proveniente dalla federazione messicana riguarda la giustizia: meno del 2% degli omicidi commessi in Messico lo scorso anno sono stati chiariti o sono stati presi i responsabili. Lo rivela uno studio dell’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (Inegi), che presenta numeri allarmanti: gli omicidi intenzionali nel 2012 sono stati oltre 27.700, ma solo 523 sono stati risolti con un verdetto di colpevolezza contro i suoi autori. Quindi il 98,2% dei casi rimane irrisolto.

Gli stati con il più alto tasso di omicidi dolosi rimasti impuniti nel 2012 sono stati Tlaxcala e Hidalgo, dove non è stato condannato nessun presunto assassino. A registrare più condanne è stato il Distrito Federal, dove sono state inflitte pene detentive a 145 soggetti, mentre rimangono impuniti 634 omicidi. Guerrero, lo stato di Mexico e Chihuahua, con circa 2 mila morti violente, sono le entità in cui si è versato più sangue. Baja California Sur e Yucatán, con meno di quaranta, le più pacifiche. (Luana Pollini)

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L’EX ISOLA «ATEA» AL CENTRO DEI GIOCHI GRAZIE A RAÚL (E AL DOPPIO LEGAME)

di Rocco Cotroneo, da “il Corriere della Sera” del 13/2/2016

   Il paradosso cubano colpisce ancora. Un’isola di medie dimensioni, senza risorse strategiche, con una popolazione (11 milioni) inferiore a quella di tante metropoli, è di nuovo all’attenzione del mondo intero. Come è possibile che uno Stato la cui Costituzione raccomandava l’ateismo fino a vent’anni fa diventi sede privilegiata di un incontro religioso che resterà nella storia?

   Prima Fidel Castro, poi con altrettanta abilità il fratello Raúl, sono sempre riusciti a trovare il modo per rendere l’isola caraibica più importante nella grande geopolitica di quello che realmente sia. E a far dimenticare ogni volta la mancanza di democrazia e lo scarso rispetto dei diritti umani.

   A un anno dal disgelo con gli Stati Uniti, e dopo aver benedetto la pace in Colombia tra governo e guerriglia (ponendo fine a decenni di trattative a vuoto), Rául Castro riesce stavolta, semplicemente «prestando» un aeroporto, a infilarsi in una disputa secolare come la divisione dei cristiani grazie al doppio legame che Cuba ha mantenuto con i due mondi.

Con la Russia, per il passato non troppo remoto dell’asse militar-economico con l’Unione Sovietica, e con il Vaticano grazie al consolidamento dei rapporti nel fondamentale anno 2015, quello che ha visto sia la visita di papa Francesco, sia l’annuncio della pace con gli Stati Uniti e la riapertura delle ambasciate. Per i quali la mediazione vaticana è risultata fondamentale. (Rocco Cotroneo)

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