BRENNERO: TORNERA’ IL CONFINE? Uno stop all’Europa della libera circolazione e una mortificazione per il progetto di REGIONE EUROPEA TRANSFRONTALIERA – l’AUSTRIA ripristina le frontiere sud, e il TRATTATO DI SCHENGEN di libera circolazione sembra finire in una disunita Europa di stati nazionali

AL BRENNERO, LA STORIA È DI CASA. NEL 1921, il Re e la Regina d’Italia, dopo l’accordo di Saint Germain, apposero IL FAMOSO CIPPO DI CONFINE, con la scritta “Fin qui, Madre Roma, si sente la tua voce”. Successivamente, MUSSOLINI FECE COSTRUIRE LO SBARRAMENTO BRENNERO, con una serie di Bunker per “proteggere” il confine da invasioni da nord, ma poco dopo, NEL 1940 E PROPRIO A BRENNERO, si svolse lo storico INCONTRO HITLER-MUSSOLINI che sancì pubblicamente la nefasta alleanza per la seconda guerra mondiale. Si deve aspettare il 1995 per assistere finalmente ad UN EVENTO STRAORDINARIO e positivo, con la RIMOZIONE DELLA SBARRA DI CONFINE IN BASE AGLI ACCORDI DI SCHENGEN (presenti, tra gli altri, Giorgio Napolitano e Luis Durnwalder). Da quel momento, Brennero ha cercato di diventare “normale” e ultimamente è più conosciuto per il grande Outlet che per altro. Ma IN QUESTI GIORNI, la Storia – quella brutta – è di nuovo in agguato: L’AUSTRIA PENSA DI SOSPENDERE GLI ACCORDI DI SCHENGEN, RIPRISTINANDO I CONTROLLI AL BRENNERO per vigilare sui flussi di profughi e di eventuali clandestini. UNO STOP ALL’EUROPA DELLA LIBERA CIRCOLAZIONE E UNA MORTIFICAZIONE PER IL PROGETTO DI REGIONE EUROPEA TRANSFRONTALIERA. No, il Brennero non deve diventare una tappa verso l’affossamento del sogno europeo. Che la Storia, questa volta, lo risparmi. (www.albertostenico.it - 8/2/2016)
AL BRENNERO, LA STORIA È DI CASA. NEL 1921, il Re e la Regina d’Italia, dopo l’accordo di Saint Germain, apposero IL FAMOSO CIPPO DI CONFINE, con la scritta “Fin qui, Madre Roma, si sente la tua voce”. Successivamente, MUSSOLINI FECE COSTRUIRE LO SBARRAMENTO BRENNERO, con una serie di Bunker per “proteggere” il confine da invasioni da nord, ma poco dopo, NEL 1940 E PROPRIO A BRENNERO, si svolse lo storico INCONTRO HITLER-MUSSOLINI che sancì pubblicamente la nefasta alleanza per la seconda guerra mondiale. Si deve aspettare il 1995 per assistere finalmente ad UN EVENTO STRAORDINARIO e positivo, con la RIMOZIONE DELLA SBARRA DI CONFINE IN BASE AGLI ACCORDI DI SCHENGEN (presenti, tra gli altri, Giorgio Napolitano e Luis Durnwalder). Da quel momento, Brennero ha cercato di diventare “normale” e ultimamente è più conosciuto per il grande Outlet che per altro. Ma IN QUESTI GIORNI, la Storia – quella brutta – è di nuovo in agguato: L’AUSTRIA PENSA DI SOSPENDERE GLI ACCORDI DI SCHENGEN, RIPRISTINANDO I CONTROLLI AL BRENNERO per vigilare sui flussi di profughi e di eventuali clandestini. UNO STOP ALL’EUROPA DELLA LIBERA CIRCOLAZIONE E UNA MORTIFICAZIONE PER IL PROGETTO DI REGIONE EUROPEA TRANSFRONTALIERA. No, il Brennero non deve diventare una tappa verso l’affossamento del sogno europeo. Che la Storia, questa volta, lo risparmi. (www.albertostenico.it – 8/2/2016)

   Il Brennero, il passo, il passaggio in Austria, torna come prima. Cioè bisognerà esibire i documenti, fare la coda. Saranno previste una corsia dedicata ai controlli su persone e cose con annessa una recinzione al fine di coordinare nel migliore dei modi la registrazione dei migranti..…per noi occidentali è chiaro che il passaggio sarà facilitato, a uno sguardo capiranno che siamo italiani, ci lasceranno passare subito (immaginiamo)…. E questo è ancora più brutto, se si vuole: i tratti occidentali, “italici”, permettono il lasciapassare che ad altri (appartenenti a quella che Einstein chiamava “l’unica razza umana”) sono proibiti.

la MAPPA DELL'AUSTRIA diffusa dall'agenzia di stampa Apa, con l'indicazione dei VALICHI DI CONFINE SUL FRONTE MERIDIONALE, DOVE SARANNO RIPRISTINATI I CONTROLLI DI POLIZIA, come prima che entrasse in vigore il trattato di Schengen (tratta da IL MESSAGGERO VENETO del 17/2/2016) - Nelle prossime settimane LA POLIZIA AUSTRIACA TORNERÀ A PRESIDIARE DODICI VALICHI DI FRONTIERA. La mappa dei NUOVI VARCHI PRESIDIATI DALLA POLIZIA si estende lungo TUTTO IL CONFINE SUD DELL’AUSTRIA: sono quelli di NICKELSDORF e di HEILIGENKREUZ al confine con l’UNGHERIA (dove, peraltro, non c’è più alcun passaggio di profughi, da quando lo scorso anno il governo di Budapest decise di sigillare a sua volta la frontiera con la Serbia); IN STIRIA troviamo, oltre al valico principale di SPIELFELD, quelli meno frequentati di BAD RADKERSBURG a est e di LANGEGG a ovest; al confine TRA CARINZIA E SLOVENIA i valichi presi in considerazione sono quelli di LAVAMÜND, di BLEIBURG e delle CARAVANCHE (il più importante in questa zona, per la presenza del tunnel autostradale). - SUL FRONTE ITALIANO, oltre al valico di TARVISIO (che sul versante austriaco si chiama THÖRL-MAGLERN, dal nome della località a ridosso del confine), i controlli saranno ripristinati a SILLIAN (lungo la direttrice tra Lienz, nel Tirolo orientale, e San Candido, in val Pusteria), al PASSO DEL BRENNERO (sia sulla strada statale che sull’autostrada) e al PASSO RESIA. (Marco di Blas, da “IL MESSAGGERO VENETO” del 17/2/2016)
la MAPPA DELL’AUSTRIA diffusa dall’agenzia di stampa Apa, con l’indicazione dei VALICHI DI CONFINE SUL FRONTE MERIDIONALE, DOVE SARANNO RIPRISTINATI I CONTROLLI DI POLIZIA, come prima che entrasse in vigore il trattato di Schengen (tratta da IL MESSAGGERO VENETO del 17/2/2016) – Nelle prossime settimane LA POLIZIA AUSTRIACA TORNERÀ A PRESIDIARE DODICI VALICHI DI FRONTIERA. La mappa dei NUOVI VARCHI PRESIDIATI DALLA POLIZIA si estende lungo TUTTO IL CONFINE SUD DELL’AUSTRIA: sono quelli di NICKELSDORF e di HEILIGENKREUZ al confine con l’UNGHERIA (dove, peraltro, non c’è più alcun passaggio di profughi, da quando lo scorso anno il governo di Budapest decise di sigillare a sua volta la frontiera con la Serbia); IN STIRIA troviamo, oltre al valico principale di SPIELFELD, quelli meno frequentati di BAD RADKERSBURG a est e di LANGEGG a ovest; al confine TRA CARINZIA E SLOVENIA i valichi presi in considerazione sono quelli di LAVAMÜND, di BLEIBURG e delle CARAVANCHE (il più importante in questa zona, per la presenza del tunnel autostradale). – SUL FRONTE ITALIANO, oltre al valico di TARVISIO (che sul versante austriaco si chiama THÖRL-MAGLERN, dal nome della località a ridosso del confine), i controlli saranno ripristinati a SILLIAN (lungo la direttrice tra Lienz, nel Tirolo orientale, e San Candido, in val Pusteria), al PASSO DEL BRENNERO (sia sulla strada statale che sull’autostrada) e al PASSO RESIA. (Marco di Blas, da “IL MESSAGGERO VENETO” del 17/2/2016)

   E questa cosa, il ritorno del “confine” tra un territorio e l’altro, Italia e Austria, è comunque un notevole passo indietro, molto brutto per l’Europa. L’Austria teme che, sia dal sud d’Italia che dalla rotta balcanica, arrivino in un giorno, alla loro “frontiera sud” profughi, immigrati nel numero superiore a 80 che loro hanno deciso di poterne accogliere. Decisione legittima, ma del tutto avulsa a una politica europea comune, una forzatura nazionalista che lascerà un segno indelebile sulla storia europea (ammesso che ci sia un proseguo). Forzature nazionaliste già proprie di Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca…

   Tornare a parlare di CONFINE significa parlare di qualcosa di “statico”, immobile, rigido (tipico dei cosiddetti “stati nazionali” inventati in Europa e che si sono combattuti nel novecento crudelmente…. un orpello del passato…..) (di per se il termine “FRONTIERA” è ben diverso rispetto a “confine”: la frontiera è qualcosa che cambia, si sposta in avanti, è una scommessa umana a cambiare, migliorare, scoprire territori, un’avventura…. Bauman dice che “l’Europa è un’avventura”….si è accettata l’avventura dei confini che spariscono… la frontiera invece che si inoltra, per progetti di pace e sviluppo, oltre l’Europa stessa…).

LA TRATTA DEL BRENNERO È IL PASSO PIÙ INTENSAMENTE TRAFFICATO DI TUTTO L'ARCO ALPINO. Il volume di merci che passa per il Brennero rappresenta il 30% di tutto il traffico nord-sud nell'arco alpino. La quantità di merci trasportata mediamente in questi ultimi anni è attorno a 42 mln tonnellate nette l’anno, di cui 70% su gomma e ca. il 30% su rotaia. Per il passo del Brennero transitano ogni anno ca. 2 milioni di mezzi pesanti. Circa 240 treni al giorno viaggiano sulla linea esistente, la metà dei quali sono treni merci
LA TRATTA DEL BRENNERO È IL PASSO PIÙ INTENSAMENTE TRAFFICATO DI TUTTO L’ARCO ALPINO. Il volume di merci che passa per il Brennero rappresenta il 30% di tutto il traffico nord-sud nell’arco alpino. La quantità di merci trasportata mediamente in questi ultimi anni è attorno a 42 mln tonnellate nette l’anno, di cui 70% su gomma e ca. il 30% su rotaia. Per il passo del Brennero transitano ogni anno ca. 2 milioni di mezzi pesanti. Circa 240 treni al giorno viaggiano sulla linea esistente, la metà dei quali sono treni merci

   E allora, fino ad adesso, dal 1995 con il trattato di Schenghen, al Brennero, in macchina, quando incominciano le strisce gialle, significa che siamo arrivati in Austria… tutto lì, si prosegue, il confine di stato non esiste (non esisteva!) più. Nemmeno un rallentamento. Tutto è Europa.

   Il Sud e il Nord Tirolo godono finalmente della “continuità territoriale” rivendicata per quasi un secolo dalle popolazioni locali («Euregio»: la macroregione europea che corrisponde al vecchio Tirolo e va da Trento ai confini dell’Austria con la Germania). Questa continuità territoriale, che sembra oggi la normalità, rischia di interrompersi bruscamente da inizio primavera con l’installazione delle sbarre e i controlli della polizia di confine (!!) austriaca.

“…Herbert Dorfmann, di Bressanone, eurodeputato della Sudtiroler Volkspartei: «L’Euroregione è un obiettivo mio e del mio partito». La cartina Euregio non è infatti soltanto il pezzo di carta che stupisce i funzionari neofiti, qui è sogno politico e rivendicazione storica: «Dunque — commenta Dorfmann — «non può essere solo piste ciclabili e guide enogastronomiche. Quando l’Austria dice “Noi non lasciamo entrare tutti” esercita una pressione sulla Grecia, ma è illusorio ipotizzare di fermare al Brennero chi ha già fatto migliaia di chilometri rischiando la vita»….” (Pietro Colaprico, da “la Repubblica” del 14/2/2016)
“…Herbert Dorfmann, di Bressanone, eurodeputato della Sudtiroler Volkspartei: «L’Euroregione è un obiettivo mio e del mio partito». La cartina Euregio non è infatti soltanto il pezzo di carta che stupisce i funzionari neofiti, qui è sogno politico e rivendicazione storica: «Dunque — commenta Dorfmann — «non può essere solo piste ciclabili e guide enogastronomiche. Quando l’Austria dice “Noi non lasciamo entrare tutti” esercita una pressione sulla Grecia, ma è illusorio ipotizzare di fermare al Brennero chi ha già fatto migliaia di chilometri rischiando la vita»….” (Pietro Colaprico, da “la Repubblica” del 14/2/2016)

   Sì, l’Austria dice di “doverlo fare” per vigilare sui flussi di profughi e di eventuali clandestini. Il Cancelliere austriaco Faymann ha fissato in 80 il tetto alle domande di asilo che accetterà ogni giorno mentre farà transitare sul suo territorio non più di 3.200 migranti (sempre al giorno) che vogliono chiedere protezione in un altro Paese.

   Ma molti dicono che NON E’ VERO (ripristinare le sbarre ai confini meridionali del Brennero e altri 11 valichi). L’immigrazione c’entra solo marginalmente con questa decisione, perché al Brennero la situazione oggi è molto più tranquilla di un anno fa. CON LA CHIUSURA DEL BRENNERO E DI ALTRI DODICI VALICHI DI FRONTIERA IL GOVERNO DI VIENNA INTENDE ARGINARE LA CRESCITA COSTANTE DELLA DESTRA XENOFOBA del Partito liberale in vista delle elezioni presidenziali che si terranno tra pochi mesi.

rotta dei Balcani dei migranti
rotta dei Balcani dei migranti

   La cosa (del ritorno delle sbarre al Brennero) è di per se grave (simbolicamente per il destino dell’Europa, ma non solo simbolicamente) anche perché la tratta del Brennero è il passo più intensamente trafficato di tutto l’arco alpino. Per oltre mezzo secolo Austria e Alto Adige hanno fatto di tutto per rendere INVISIBILE quella frontiera che il governatore del land del Tirolo, Günther Platter, definisce “di alto valore simbolico”. Come dicevamo, da anni Tirolo, Alto Adige e Trentino formano una regione europea con una stretta collaborazione transfrontaliera in molti settori.

   E tutto si fa, e si pensa, per rendere quel valico facilmente superabile… fin troppo, secondo noi. Cioè, si è inventata una galleria di 55 chilometri (ora in costruzione) che ci lascia molto perplessi (55 chilometri di galleria…), per il costo, per la funzionalità, perché forse non ha senso buttare così tante risorse in un’operazione così mastodontica.

   La futura GALLERIA DEL BRENNERO (ora in costruzione) è destinata esclusivamente al trasporto ferroviario. Il tunnel prevede due gallerie principali a singolo binario collegate tra loro ogni 333 metri tramite cunicoli trasversali di collegamento. La galleria, come dicevamo, ha una lunghezza di 55 km. Il progetto prevede che si parta da FORTEZZA, piccola stazione TRA BRUNICO E VIPITENO, si passi per Mules e poi, scava scava, si arrivi a INNSBRUCK (cioè nel capoluogo del Tirolo austriaco).

La futura GALLERIA DEL BRENNERO (ora in costruzione) è GALLERIA DESTINATA ESCLUSIVAMENTE AL TRASPORTO FERROVIARIO. Il tunnel prevede due gallerie principali a singolo binario collegate tra loro ogni 333 m tramite cunicoli trasversali di collegamento. LA GALLERIA HA UNA LUNGHEZZA DI 55 KM. Il progetto prevede che SI PARTA DA FORTEZZA, piccola stazione TRA BRUNICO E VIPITENO, si passi per Mules e poi, scava scava, SI ARRIVI A INNSBRUCK. Una volta giunti nel capoluogo del Tirolo austriaco, i treni potranno scegliere se andare dritto, entrando in città, oppure svoltare a destra, imboccando una seconda galleria di nove chilometri che già c’è e che si fonderà con il nuovo tunnel, dando vita a un unico colosso di 64 CHILOMETRI, il più grande del mondo. Serviranno, per completare l’opera, non solo il grande buco di 55 chilometri, ma un reticolo di gallerie di oltre 230 chilometri, contando un traforo per senso di marcia, cunicoli di sicurezza e collegamenti d’accesso vari. A FINANZIARE L’ENORME CANTIERE, CHE COSTERÀ 8,85 MILIARDI DI EURO SOLO PER QUEL CHE RIGUARDA LA REALIZZAZIONE DEL TUNNEL PRINCIPALE, sono UNIONE EUROPEA, ITALIA e AUSTRIA, in parti più o meno uguali. Dovrebbe essere completata entro il 2025
La futura GALLERIA DEL BRENNERO (ora in costruzione) è GALLERIA DESTINATA ESCLUSIVAMENTE AL TRASPORTO FERROVIARIO. Il tunnel prevede due gallerie principali a singolo binario collegate tra loro ogni 333 m tramite cunicoli trasversali di collegamento. LA GALLERIA HA UNA LUNGHEZZA DI 55 KM. Il progetto prevede che SI PARTA DA FORTEZZA, piccola stazione TRA BRUNICO E VIPITENO, si passi per Mules e poi, scava scava, SI ARRIVI A INNSBRUCK. Una volta giunti nel capoluogo del Tirolo austriaco, i treni potranno scegliere se andare dritto, entrando in città, oppure svoltare a destra, imboccando una seconda galleria di nove chilometri che già c’è e che si fonderà con il nuovo tunnel, dando vita a un unico colosso di 64 CHILOMETRI, il più grande del mondo. Serviranno, per completare l’opera, non solo il grande buco di 55 chilometri, ma un reticolo di gallerie di oltre 230 chilometri, contando un traforo per senso di marcia, cunicoli di sicurezza e collegamenti d’accesso vari. A FINANZIARE L’ENORME CANTIERE, CHE COSTERÀ 8,85 MILIARDI DI EURO SOLO PER QUEL CHE RIGUARDA LA REALIZZAZIONE DEL TUNNEL PRINCIPALE, sono UNIONE EUROPEA, ITALIA e AUSTRIA, in parti più o meno uguali. Dovrebbe essere completata entro il 2025

   E su questo post vogliamo un po’ parlare di questo progetto (in fase di realizzazione) di galleria sotto il Brennero, per chiederci un po’ meglio cosa accadrà se si ripristinano confini fra uno stato e l’altro europeo (ed emblematico che tra i più arrabbiati siano gli autonomisti del TIROLO, che sono “di qua e di là”, tra Austria e Italia…).

   Su tutto sta l’incapacità dell’Europa di darsi una politica seria e unitaria sull’immigrazione (e così le spinte xenofobe dei partiti nazionali condizionano le decisione dei vari Stati). La politica dell’Ue sulle migrazioni è ora fatta di criminalizzazione dei migranti, poi abbiamo visto militarizzazione delle frontiere, e infine cercare di “portare fuori da se” i controlli pagando a stati che non appartengono all’Unione, dalla Libia alla Turchia, enormi quantità di soldi per fare la guardia alla frontiera dell’Europa.

   Ma in questo post ci concentriamo sull’Austria e quel che accadrà ai suoi valichi di confine della parte sud, in primis il Brennero, che “ci appartiene” per quel che riguarda la nostra storia, cultura e conoscenza individuale (quando andiamo in Nord Europa), e com’era finalmente diventato “confine invisibile”, inesistente, in un’unica entità geografica europea. (s.m.)

Ferrovia del Brennero e il progetto galleria
Ferrovia del Brennero e il progetto galleria

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L’AUSTRIA BLINDA IL BRENNERO E GLI ALTRI VALICHI DI FRONTIERA

di Gerhard Mumelter, giornalista austriaco

17/2/2016, da INTERNAZIONALE www.internazionale.it/

   “Addio lago di Garda!”, la Frankfurter Allgemeine Zeitung apriva così pochi giorni fa, riferendosi alla decisione dell’Austria di reintrodurre i controlli sul confine del Brennero. “D’ora in poi per evitare ingorghi inutili sarà meglio dimenticare i fine settimana sul lago di Garda”, ha commentato l’importante quotidiano tedesco.

   Ma la decisione del governo di Vienna di BLINDARE IL BRENNERO è grave anche per altri motivi e segna di fatto la fine dell’Unione europea. Perché il passo innevato tra l’Austria e l’Italia NON È UN CONFINE QUALSIASI. Per oltre mezzo secolo Austria e Alto Adige hanno fatto di tutto per rendere invisibile quella frontiera che il governatore del land del Tirolo, Günther Platter, definisce “di alto valore simbolico”.

   Da anni Tirolo, Alto Adige e Trentino formano una regione europea con una stretta collaborazione transfrontaliera in molti settori. La decisione del governo è stata comunicata ai tre governatori locali dalla ministra dell’interno Johanna Mikl-Leitner, esponente dell’ala dura del partito popolare.

   In realtà l’immigrazione c’entra solo marginalmente con questa decisione, perché al Brennero la situazione oggi è molto più tranquilla di un anno fa. Dall’inizio dell’anno l’Austria ha registrato sul confine poco più di cento migranti, mentre in Italia sono entrati 280 profughi provenienti da Austria e Germania – in parte irregolari e quindi respinti. Con la chiusura del Brennero e di altri dodici valichi di frontiera il governo di Vienna intende arginare la crescita costante della destra xenofoba del Partito liberale in vista delle elezioni presidenziali che si terranno tra pochi mesi.

   La decisione di costruire barriere sul Brennero spazza via anni di proclami europei e disegna il quadro desolante di un’Europa in cui paesi fanno a gara per proteggersi al meglio dai migranti in fuga dalla Siria e da altri paesi in guerra.

   In Austria il governo ha inventato una definizione tecnologica per descrivere la costruzione di barriere metalliche contro i profughi: Grenzmanagement (gestione del confine).

L’era di Schengen sembrava il sogno di un’Europa unita e senza confini

Sono passati quasi vent’anni da quando i ministri dell’interno Giorgio Napolitano e Karl Schlögl davanti alle telecamere hanno rimosso la recinzione che segnava il confine. E l’era di Schengen sembrava il sogno di un’Europa unita e senza confini.

   Ora si torna indietro. I governatori del Tirolo, del Trentino e dell’Alto Adige devono accontentarsi di chiedere a Vienna “controlli di carattere straordinario, transitorio e limitato sul piano temporale”. Protestano le associazioni economiche, che temono di subire i danni provocati dalle lunghe file di mezzi che si creeranno sull’autostrada del Brennero, dove passano 10 milioni di veicoli e 40 milioni di tonnellate di merci ogni anno. I controlli scrupolosi sulla frontiera austrotedesca hanno già aumentato di mezz’ora il tempo di percorrenza medio stimato per il tratto di strada che va da Innsbruck a Monaco.

   Il noto politologo ed esperto di Unione europea Sergio Fabbrini definisce la decisione austriaca come “vergognosa e irresponsabile”. “L’Austria sta vanificando l’essenza dell’Europa in nome di un becero nazionalismo”.

   NAZIONALISMO, che condivide anche con l’UNGHERIA, la SLOVACCHIA, la POLONIA e la REPUBBLICA CECA in un fronte contrario alla cancelliera tedesca Angela Merkel, percepita come una nemica comune. E l’Austria si affretta a comunicare che da subito accetterà “un massimo di ottanta richieste d’asilo al giorno”. È l’Europa che si scava la fossa con le proprie mani. (Gerhard Mumelter)

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L’AUSTRIA BLINDA 12 VALICHI LUNGO L’INTERO FRONTE MERIDIONALE

di Marco di Blas, da “Il Messaggero Veneto” del 17/2/2016

   Questa volta non sono soltanto voci o illazioni, questa volta la notizia è ufficiale: l’Austria mette nel cassetto il trattato di Schengen e ripristina i controlli ai valichi di frontiera lungo tutto il suo fronte meridionale, DAL BURGENLAND AL TIROLO OCCIDENTALE. L’annuncio è stato dato martedì 16 febbraio dalla ministra degli Interni Johanna Mikl-Leitner e dal suo collega della Difesa Hans Peter Doskozil, nel corso di un’ispezione effettuata insieme al VALICO DI SPIELFELD, TRA LA STIRIA E LA SLOVENIA, che nei mesi scorsi era stato (e lo sarà anche in futuro) la PRINCIPALE PORTA D’INGRESSO DEI PROFUGHI IN AUSTRIA.

   Nelle prossime settimane LA POLIZIA TORNERÀ A PRESIDIARE DODICI VALICHI DI FRONTIERA, tra cui anche quello di TARVISIO. Chi vorrà andare in Carinzia, in auto o in treno, dovrà prepararsi a esibire il passaporto o la carta di identità, come ai vecchi tempi, e dovrà rassegnarsi alle code, a cui ormai si era disabituato.

   Andare in Austria per turismo o per lavoro richiederà più tempo, perché nel programmare il viaggio si dovrà mettere in conto anche l’incognita delle attese in prossimità della frontiera. NE RISENTIRÀ MOLTO SOPRATTUTTO IL TRAFFICO DELLE MERCI, perché tempi più lunghi significano costi maggiori, ritardi nelle consegne, necessità per le aziende di aumentare lo stoccaggio nei magazzini.

   La Wirtschaftskammer (la Camera dell’economia di Vienna) ha stimato un maggior onere annuo di due miliardi di euro. Il calcolo si limita alle sole aziende austriache, ma è evidente che ne saranno colpite anche quelle italiane.

   La mappa dei NUOVI VARCHI PRESIDIATI DALLA POLIZIA si estende lungo TUTTO IL CONFINE SUD DELL’AUSTRIA: sono quelli di NICKELSDORF e di HEILIGENKREUZ al confine con l’UNGHERIA (dove, peraltro, non c’è più alcun passaggio di profughi, da quando lo scorso anno il governo di Budapest decise di sigillare a sua volta la frontiera con la Serbia); IN STIRIA troviamo, oltre al valico principale di SPIELFELD, quelli meno frequentati di BAD RADKERSBURG a est e di LANGEGG a ovest; al confine TRA CARINZIA E SLOVENIA i valichi presi in considerazione sono quelli di LAVAMÜND, di BLEIBURG e delle CARAVANCHE (il più importante in questa zona, per la presenza del tunnel autostradale).

   SUL FRONTE ITALIANO, oltre al valico di TARVISIO (che sul versante austriaco si chiama THÖRL-MAGLERN, dal nome della località a ridosso del confine), i controlli saranno ripristinati a SILLIAN (lungo la direttrice tra Lienz, nel Tirolo orientale, e San Candido, in val Pusteria), al PASSO DEL BRENNERO (sia sulla strada statale che sull’autostrada) e al passo Resia.

   Non si sa ancora quando le misure annunciate ieri diventeranno operative, ma si presume che l’allestimento delle strutture necessarie sarà avviato immediatamente. “Se saranno necessarie nuove recinzioni – ha dichiarato la ministra Mikl-Leitner, quasi a voler ribadire la fermezza dei suoi propositi – saranno costruite nuove recinzioni”. L’obiettivo è di impedire che il confine sia attraversato da una marea incontrollata di migranti. A questo scopo la ministra ha indicato quattro linee di azione: la vigilanza classica nelle aree confinarie, il controllo dei veicoli e dei passeggeri (anche sui treni) ai valichi, il rapido impiego di forze di polizia per impedire “anche con l’uso della forza” il passaggio di persone o gruppi, infine controlli “adeguati alle circostanze” nell’hinterland.

   La reintroduzione dei controlli alle frontiere non implica automaticamente che i profughi in arrivo lungo la rotta balcanica saranno respinti, come ha fatto l’Ungheria. L’obiettivo è di limitarne il numero entro il tetto massimo indicato nei giorni scorsi per il 2016 di 35.700 unità (lo scorso anno i profughi entrati in Austria erano stati oltre 700.000, di cui 90.000 avevano chiesto asilo). Si era parlato anche di un tetto giornaliero da non superare, che per il momento però non è stato ancora stabilito, anche perché attualmente il flusso è piuttosto contenuto: intorno alle 1.200 persone al giorno a Spielfeld e circa altrettante al valico delle Caravanche.

   Il piano della Mikl-Leitner sarà messo alla prova quando, com’è probabile, aumenterà il numero dei profughi che chiederanno di entrare in Austria e sarà necessario ricorrere alla forza per fermarli. Chi verrà respinto tenterà di passare ugualmente, aggirando la recinzione. Si renderà necessaria, di conseguenza, una capillare e onerosa vigilanza dell’intera frontiera. Già ieri è stato deciso il raddoppio da 200 a 400 del numero dei poliziotti in servizio a Spielfeld. Un analogo rafforzamento avverrà anche per gli uomini dell’esercito, che passeranno dagli attuali 250 a 400, mentre altri 200 si terranno pronti a intervenire in caso di necessità.

   Complessivamente il contingente militare impegnato nella sorveglianza ai confini sarà portato da 1.000 a 1.600 uomini e questa volta, date le scarse risorse delle forze armate austriache, saranno impiegati anche soldati di leva, a cui sarà proposto di prolungare volontariamente la durata della ferma. (Marco di Blas)

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EUREGIO TEME PER IL FUTURO DEL BRENNERO

di Mariano Maugeri, da “Il Sole 24ore” del 16/2/2016

   I toni sono distaccati, quasi freddi, ma le risposte alle domande dei giornalisti tradiscono un’apprensione che a queste latitudini si riserva solo a questioni capitali. L’Euregio, l’alleanza tra Alto Adige, la provincia autonoma di Trento e il Tirolo austriaco attraversa uno dei momenti più drammatici dalla sua fondazione.

   Il Landeshauptmann Arno Kompatscher, il capitano del Tirolo Günther Platter e il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, hanno convocato una riunione d’urgenza a Bolzano per illustrare lo scenario che sta per materializzarsi. Il rischio, ormai paventato a più riprese, è che l’ormai imminente chiusura del Brennero da parte degli austriaci possa generare effetti catastrofici sul Tirolo.

   La parola che più temono i tre governatori è “collo di bottiglia”. E per dare sostanza ai loro timori annunciano che sulla sponda settentrionale dell’Africa ci sono 150mila migranti pronti a raggiungere l’Italia. Duemila di loro al giorno potrebbero rimanere incastrati in quella che diventerebbe la terra di nessuno. I tre governatori ripetono che Schengen è un simbolo al quale l’Europa non deve rinunciare.

   Il Brennero, «il confine invisibile», come lo chiama Kompatscher, è un simbolo al cubo. Il leader altoatesino evoca gli spettri del XX secolo, il secondo conflitto mondiale, le guerre fratricide. «Per nessun motivo dobbiamo tornare indietro», dicono i tre governatori, che si preparano a esercitare pressioni fortissime nei confronti del governo austriaco e di quello italiano: «Coopereremo in tutto e per tutto e ci presenteremo sempre insieme agli incontri con i ministri degli Interni e degli Esteri di Austria e Italia». Dichiarazioni dietro le quali si cela un forte disappunto nei confronti del cancelliere austriaco.

   Qualcuno arriva a mettere in discussione la Schutzfunktion, uno dei capisaldi del modello altoatesino. L’Alto Adige ha sempre rivendicato la tutela del governo austriaco e l’inviolabilità del suo statuto, sancito da un accordo di politica internazionale, la famosa INTESA DE GASPERI-GRUBER.

   Il messaggio implicito è chiaro: l’Austria, invece di proteggerci, ci espone all’assalto dei migranti. Altro che Schutzfunktion. Kompatscher, forse per far capire che stavolta fa sul serio, si lascia scappare che è pronto a requisire la caserma Schenoni di Bressanone e, nel caso in cui gli appelli alla ragione non sortissero effetti, si prepara ad allestire una grande tendopoli in tandem con Trento. A star peggio dei suoi omologhi è il capitano del Tirolo che deve decidere se strappare con l’Austria o allentare gli accordi vincolanti con l’Euregio.

   Platter non sembra nutrire dubbi. E dà forma ai suoi fantasmi senza attaccare di petto Vienna: «L’Europa ci ha abbandonati. Mai e poi mai consentiremo che il Tirolo si trasformi in una nuova Spiefeld, il valico di frontiera tra Slovenia e Austria». Il Tirolo la sua parte la già sta facendo: Kufstein, la città attraversata dall’Inn ai confini con la Baviera, è un campo profughi a cielo aperto. «Bisogna riscrivere il Trattato di Dublino», incalzano i tre governatori. E invitano con enfasi Bruxelles a varare una politica di accoglienza che prima di tutta trasferisca mezzi e risorse sui confini meridionali dell’Unione, Italia in primis.

   Ma è proprio l’Italia a svicolare sui centri di identificazione, gli hotspot, che obbligherebbe il Paese in cui il migrante approda a trattenerlo e gestirlo. Gli incontri fra il ministro degli Interni Angelino Alfano e Kompatscher si susseguono frenetici, ma per ora i risultati non si vedono, a parte un pattugliamento capillare del Brennero, versante italiano, con esercito (operazione strade sicure), Guardia di Finanza e Polizia.

   Agli antipodi le necessità del cancelliere austriaco Werner Faymann, impegnato a contrastare l’ascesa della destra xenofoba nell’approssimarsi delle elezioni politiche della prossima primavera.

   BRENNERO COME SPIEFELD: a Vienna sono pronti ad alzare reti metalliche di cinque metri lungo le quali incanalare i migranti.

   Nessuno spiega che il Brennero ha una formazione orografica radicalmente diversa da quella al confine tra Slovenia e Austria. Dice Roberto Defant, dell’associazione Volontarius che assiste i migranti alla stazione ferroviaria di Bolzano e al passo del Brennero: «Il valico si attraversa in automobile o in treno. Non ci sono alternative. A meno di non incamminarsi lungo la ferrovia e l’autostrada ed essere quindi immediatamente individuabili, come accadde il 7 e l’8 giugno del 2015, quando la Germania pretese la chiusura del confine italo-austriaco in occasione del G8 in Baviera».

   Conferma Luca Critelli, il delegato sudtirolese alla task force voluta dai tre governatori per gestire l’emergenza profughi: «Il Brennero è in quota e non ha tratti spianati, tranne quelli attraversati da treni e automobili». Defant, che fino a sei mesi fa rifocillava 200 migranti al giorno (ora sono meno di cinquanta) in procinto di raggiungere l’Austria, fa una valutazione pragmatica: «La storia insegna che i profughi trovano sempre la strada per aggirare le barriere che i vari Paesi gli frappongono». Nel caso in questione le possibilità sono due: scalare il valico o cancellarlo per sempre dalla rotta dei migranti. (Mariano Maugeri)

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TIROLO

BRENNERO: “QUEL MURO AUSTRIACO DIVIDE LA NOSTRA STORIA”

di Piero Colaprico, da “la Repubblica” del 14/2/2016

– “Questa doveva essere area di collegamento europeo” – I poliziotti: “Barriere inutili” –

BOLZANO. Ai poliziotti che arrivano a Bolzano dal Sud, i colleghi mostrano una cartina per far comprendere subito «il clima»: i confini d’Italia quasi non si vedono, invece da Rovereto a Innsbruck, dipinto di giallo, si apre un grande territorio, chiamato «EUREGIO»: la MACROREGIONE EUROPEA che corrisponde al vecchio Tirolo e va da Trento ai confini dell’Austria con la Germania. Questa karte, o in italiano, questa «cartina interregionale» che riporta confini irreali dal punto di vista della geografia attuale, si trova regolarmente negli uffici pubblici.

   Eppure, oggi, come già è successo mesi fa a SPIELFELD, al CONFINE CON LA SLOVENIA, l’Austria immagina anche con l’Italia il ritorno se non del filo spinato, sicuramente di container e blocchi stradali e ferroviari, e di autostrada ridotta a una sola corsia — questa l’ipotesi della polizia tirolese, ventilata l’altro ieri — in modo da facilitare i controlli a vista dei migranti e dei profughi.

   A Bolzano si sono incontrati — a testimoniare la preoccupazione generale — GUNTHER PLATTER, presidente del Tirolo, ARNO KOMPATSCHER, presidente della provincia di Bolzano, e UGO ROSSI, della provincia di Trento. Nell’attesa della politica, vista da vicino la situazione appare molto più frastagliata di quello che viene detto.

   Innanzitutto, migranti e profughi non usano l’auto o il bus, ma il treno. E quale treno? La pattuglie trilaterali — poliziotto italiano, austriaco, tedesco — lavorano da tempo, ma — confida un agente — «noi siamo sui treni internazionali, giusto? Sul Roma- Monaco, diciamo. Qui però anche i treni regionali sono internazionali, e questi convogli regionali non è che siano molto controllati. Ma quante “trilaterali” ci vorrebbero?». Non solo: «Se c’è da presidiare un varco, noi ci muoviamo in cento, in divisa, con la macchina che sulla fiancata ha come da Statuto la scritta bilingue, polizia/ polizei, giusto? Peccato che chi vuole passare fa molto in fretta ad avere le informazioni giuste e prova a passare dove il valico è sguarnito».

   Fuori dalla stazione ferroviaria del Brennero, a due minuti a piedi, c’è una casa gialla a tre piani. La curano i giovani e non giovani di Volontarius, associazione con contributi pubblici. Andrea Tremolada, 35 anni, racconta: «Nel 2014 i dati della questura dicevano che tra Italia e Austria erano passate 4mila persone, nel 2015 ci siamo stati anche noi, e ne abbiamo contate 27.311».

   Sette volte di più? Possibile? «Esatto. Nella casa gialla del servizio di assistenza umanitaria in questo periodo abbiamo circa 50 persone al giorno, magari sono state sorprese sui treni di notte, e fatte scendere. Ma abbiamo anche un flusso inverso, ci sono pachistani e afgani che tornano indietro, circa una ventina al giorno, succede da quando a Colonia ci sono state le aggressioni alle donne nella notte di Capodanno Sinceramente, non credo che un divieto, per giunta da parte di un solo Stato, possa fermare un fenomeno epocale come la migrazione».

   Come spiega Herbert Dorfmann, di Bressanone, eurodeputato della Sudtiroler Volkspartei: «L’Euroregione è un obiettivo mio e del mio partito». La cartina Euregio non è infatti soltanto il pezzo di carta che stupisce i funzionari neofiti, qui è sogno politico e rivendicazione storica: «Dunque — commenta Dorfmann — «non può essere solo piste ciclabili e guide enogastronomiche. Quando l’Austria dice “Noi non lasciamo entrare tutti” esercita una pressione sulla Grecia, ma è illusorio ipotizzare di fermare al Brennero chi ha già fatto migliaia di chilometri rischiando la vita».

   Come lui, Stefan Pan, presidente al secondo mandato di Assoimprenditori Alto Adige, rilancia: «Euregio è una perfetta giuntura, che collega lo “stivale” italiano all’Europa del Nord, e come giuntura non può e non deve essere immobilizzata di nuovo da steccati».

   Quando però si ascoltano al mercato di Bolzano le persone semplici, si entra in un altro territorio mentale. Rosi e Dina, una di lingua italiana l’altra di lingua tedesca, vendono insieme speck e formaggi al mercato e hanno la stessa idea: «Se l’Austria chiude vuol dire che non ce la fa più. Perché noi lavoriamo, paghiamo e non ci rimane niente». Mario, concorrente, lingua tedesca: «Ora chiudono, poi la situazione si calma, e riaprono. Per noi? Non è un problema». Stephanie, cameriera in birreria: «Per i sudtirolesi come me non c’è sempre bisogno di andare in Nord Tirolo, qui c’è tutto, e se c’è da fare coda, la faremo, i documenti li abbiamo».

   Sono forse anche questi i discorsi che hanno accelerato la decisione austriaca? A fine aprile si vota alle presidenziali, e per alcune regionali tirolesi (ma non Innsbruck): gli slogan anti-immigrato hanno presa su una parte dell’elettorato, si sa. E quanto la mano dura non dispiaccia da queste parti, lo rivela una copertina che Tageszeitung ha dedicato un anno fa al questore Lucio Carluccio. Titolo « Der Sheriff », commento: «Lo spietato». Aveva espulso alcuni albanesi per risse al bar e la cittadinanza non aveva apprezzato: di più. (Piero Colaprico)

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L’AUSTRIA CHIUDE TARVISIO, BRENNERO E RESIA CONTRO L’INGRESSO DI MIGRANTI DALL’ITALIA

da EUNEWS http://www.eunews.it/ del 16/272016

– Vienna è pronta a mettere presidi a 12 valichi meridionali. Il cancelliere Faymann: “La sicurezza va aumentata massicciamente” –

Bruxelles – Presidi ai 12 valichi meridionali del Paese con Italia e Slovenia, controlli per limitare i flussi di migranti a Tarvisio, Brennero e Resia. Dopo le indiscrezioni di stampa arriva la conferma ufficiale del governo austriaco sul piano che prevede la costruzione di barriere alla frontiera con il nostro Paese.

   L’intervento ai valichi con l’Italia, secondo quanto spiegato dal ministro degli Interni, Johanna Mikl Leitner, e dal ministro della Difesa, Hans Peter Doskozil prevede diversi tipi di controllo. Sarà messo in atto un presidio classico delle frontiere, con punti di osservazione e attenzione rivolta al traffico dei veicoli, dei treni e delle persone, ha spiegato Vienna. Degli appositi nuclei di intervento saranno poi impiegati per impedire l’intrusione di gruppi di persone che dovessero fare uso della forza.

   “La sicurezza dei confini meridionali dell’Austria va massicciamente aumentata. Non è un compito facile, ma necessario”, ha sottolineato al termine del Consiglio dei Ministri tenutosi a Vienna, il cancelliere austriaco, Werner Faymann. L’incremento dei controlli alle frontiere, ha specificato, dovrebbe scattare in primavera.

   “In virtù della particolare storia legata al confine del Brennero la cooperazione sarà molto intensa ma resta chiaro che, se necessarie da parte del management, saranno installate anche recinzioni”, ha spiegato il ministro degli Interni austriaco incontrando i tre presidenti dell’Euregio, la ‘regione’ che parte dal Trentino ed arriva al Tirolo passando per l’Alto Adige.

   Nell’incontro con i governatori Ugo Rossi (Trentino), Arno Kompatscher (Alto Adige) e Guenther Platter (Tirolo), il ministro Mikl-Leitner ha sottolineato che il sistema di controllo già esistente a Spielfeld tra Austria ed Ungheria “dovrà essere esteso anche ad altri valichi”.

   Al Brennero sono previste una corsia dedicata ai controlli su persone e cose con annessa una recinzione al fine di coordinare nel migliore dei modi la registrazione dei migranti. Il governatore altoatesino Kompatscher, nel mostrare comprensione per le misure che adotterà l’Austria, ha affermato che la reintroduzione dei controlli alle frontiere è “sgradevole ma necessaria come misura temporanea in una situazione di crisi”.

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QUOTE PROFUGHI E ASILO L’EUROPA SI SPACCA VIENNA: “80 AL GIORNO”

di Alberto D’Argenio, da “la Repubblica” del 18/2/2016

(…..) Sebbene il Cancelliere austriaco Faymann sia in linea con Renzi e Merkel sulla europeizzazione della crisi, HA FISSATO IN 80 IL TETTO ALLE DOMANDE DI ASILO CHE ACCETTERÀ OGNI GIORNO mentre farà transitare sul suo territorio NON PIÙ DI 3.200 MIGRANTI (SEMPRE AL GIORNO) CHE VOGLIONO CHIEDERE PROTEZIONE IN UN ALTRO PAESE. L’Austria sta anche pianificando controlli e barriere ai confini meridionali, compresi quelli con l’Italia. Faymann ha pronosticato che la Merkel seguirà il suo esempio sulle quote.

   Dal canto suo la Cancelliera di fronte al Bundestag ha auspicato che i leader europei trovino una «posizione comune» sui migranti. La Merkel – che avrebbe dovuto presiedere un pre-vertice con il premier turco saltato dopo l’attentato di Ankara – ha trovato il sostegno di Juncker, da mesi schierato con lei e Renzi per una soluzione Ue alla crisi. «La storia – ha affermato – ha dato ragione a Kohl sulla riunificazione e darà ragione anche alla Merkel» sulla scelta di aprire le porte ai rifugiati.

    Juncker ha incontrato Tsipras compiacendosi dei passi avanti di Atene nella gestione dei suoi confini e ha sottolineato i progressi registrati nel controllo dei flussi anche se «ci vorrà tempo perché tutte le misure abbiano effetto».

   Tuttavia Juncker sa che il clima non è maturo per la proposta decisiva, quella su Dublino. (….) Ma il tempo stringe e se a maggio la Grecia non avrà tappato le falle ai confini, Schengen verrà chiusa per due anni lasciando Atene al suo destino. Con l’Italia che potrebbe diventare il nuovo hub dei migranti e rischierebbe a sua volta l’invasione. E a poco servirebbero le nuove regole su Dublino.

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A SPIELFELD I PROFUGHI FINISCONO IN GABBIA

di Davide Pasquali, da IL MESSAGGERO VENETO – Udine, del 23/2/2016

– Ecco il campo in Austria che verrà replicato al Brennero e a Tarvisio. Ogni giorno da 600 a 800 migranti in entrata, con picchi di 1300 –

   «In media arrivano da 600 a 800 profughi. Ogni giorno. Dal 20 gennaio, ossia da quando siamo entrati a regime, abbiamo toccato punte di oltre 1300 migranti. Solo oggi e in un’altra occasione non è arrivato nessuno. Non sappiamo bene perché. Probabilmente è colpa delle mareggiate nell’Egeo: per qualche giorno non riescono ad attraversare il mare e quindi, di riflesso, qui c’è qualche giorno di vuoto».

   Lo raccontano i poliziotti impegnati in Stiria nel management dei confini tra Slovenia e Austria. Un modello di gestione dei migranti in procinto di essere riprodotto su un’altra dozzina di valichi di confine, compresi Prato alla Drava e i passi del Brennero, di Resia e di Tarvisio. Con il massimo appoggio da parte della popolazione austriaca.

   Nonostante le critiche dell’Ue e dell’Italia e le rimostranze dei cugini sudtirolesi. Un sistema di logistica dell’emergenza decisamente asettico, burocratico, ferreo. E proprio le reti e i recinti metallici ne sono il simbolo tangibile. Una sorta di gabbia. Per esseri umani.

   ll clima in Austria. Nevica e piove a dirotto in tutta l’Austria. Chissà i profughi dove se ne staranno rintanati. Scavallato il confine pusterese di Prato Drava, si scende nel Tirolo orientale, a Lienz. E già si capisce tutto. Nei bar, il titolone di apertura della Osttiroler Bote parla non solo chiaro, bensì chiarissimo: “Erneut Kontrolle an Grenze zu Südtirol”.

   Ritornano i controlli al confine coll’Alto Adige. Non si tratta di un’ipotesi: il governo sta lavorando per stringere le maglie su almeno dodici valichi ai confini meridionali. Mica a parole, si organizza tutto. Scientificamente. Il Nord Tirolo ha già messo le mani avanti: loro sono sotto organico; Carinzia e Stiria stanno facendo i conti di quanto personale occorrerà.

   Alla radio austriaca, tutto il giorno, tutti i giorni, è un susseguirsi di surreali bollettini del traffico: code di mezz’ora lì, di tre quarti d’ora là, di un’ora qui, di due ore là. Colpa dei controlli di confine istituiti dalla Germania per arginare l’invasione di migranti. Anche in tv non si parla d’altro. L’Ue chiede di ripensarci, gli austriaci non ci pensano nemmeno.

   Passata anche la Carinzia, si giunge in Stiria. A Graz, il quotidiano Krone ha commissionato un sondaggio: il tetto massimo di ottanta istanze di asilo accolte al giorno, nonostante le critiche della Ue, è il segnale giusto? Su oltre 10 mila lettori, il 96,1% ha risposto che sì, non ci si deve mica fermare. Al termine del vertice europeo, il ministro degli interni, Johanna Mikl Leitner, non guarda in faccia a nessuno e al tg della sera chiarisce: forse 80 sono troppi. Probabile che si riveda pure il tetto massimo di 3.200 transiti al giorno, dal territorio austriaco verso altri paesi dell’Ue.

PROFUGHI SVANITI. Dopo cinquecento chilometri di viaggio, si resta un poco di stucco: i profughi, quest’oggi, non ci sono. Siamo qualche decina di chilometri a sud di Graz, in direzione della celebre località sciistica slovena di Maribor, l’antica Marburgo.

   Decine e decine di furgoni VW della Polizia austriaca vanno e vengono. Un cartello giallo annuncia la dogana. Un altro: confine aperto dalle 6 alle 22. Si tratta del confine sulla strada statale, ché in autostrada, se si sono acquistate le due vignette, l’austriaca e la slovena, si passa avanti e indietro sulle ventiquattro ore, senza stop e con pochissimi controlli.

   Siamo a Spielfeld, l’ultimo paesino prima del confine con la ex Jugoslavia. Colline, campi coltivati, boschi. Numerose le troupe televisive; cameraman e giornaliste ciondolano nel piazzale. Senza profughi in zona, niente immagini interessanti. Ma – per capire – oggi è il giorno giusto, perché il campo profughi è deserto e la polizia confinaria acconsente a una visita guidata. Nel cuore del sistema di management dei profughi.

NESSUN FILO SPINATO. A priori, senza aver visto di persona, verrebbe da pensare: hanno eretto reti alte fino a quattro metri; sarà per impedire ai profughi il passaggio oltreconfine. Collina da una parte, collina dall’altra parte, nel tratto in mezzo ci staranno i reticolati.

   Vero niente: il confine è aperto, si passa a piedi o in auto o con i mezzi pesanti sulla strada statale; in automobile o coi Tir sull’autostrada. Nell’area posta in mezzo fra le due arterie, parallele, stanno i campi per i profughi. Che, per la precisione, son due. Uno sta in Slovenia, l’altro in Austria. Enormi tende di colore bianco, per intendersi quelle tipiche da Oktoberfest. Negli spiazzi, decine e decine di gabinetti chimici.

   E container per alloggiare polizia, presidi sanitari, cucine. Tutto attorno, per lo meno sul lato austriaco, mezzi militari, furgoni della polizia, astiosi pastori tedeschi al guinzaglio con museruola. Oggi è una giornata assolutamente di relax, ma solo a Spielfeld, in terra austriaca, sono in servizio qualcosa come cento e trenta uomini.

COME FUNZIONA. Un’altra aspettativa delusa riguarda l’arrivo dei profughi. Non rispecchia le tante, troppe immagini televisive diffuse negli ultimi anni.Niente orde barbariche sparpagliate, anarchiche, ingestibili. Come spiegano i poliziotti, ad accompagnare al confine i profughi sono direttamente le forze dell’ordine slovene, con le quali l’Austria collabora fattivamente. Il governo di Vienna ha deciso che i migranti debbano transitare esclusivamente dal valico di Spielfeld.

   Dovesse arrivarne qualcuno in qualcuno degli altri numerosi valichi tra Slovenia e Austria, verrebbe semplicemente rimandato indietro. L’arrivo avviene in genere in treno. Uomini, donne, bambini, tutti assieme. Vengono accolti nel Temporary accomodation center di Šentilj, la tendopoli in territorio sloveno. Il giorno successivo vengono accompagnati in un ulteriore tendone, posto proprio sul confine, e vengono invitati a percorrere una sorta di corridoione. Reti alte fino a quattro metri, a destra e a sinistra. Loro in mezzo. Finché giungono a una cancellata: il confine con l’Austria.

DI GABBIA IN GABBIA. La possente cancellata metallica, con sopra una tettoia per difendere dalla pioggia, viene aperta a singhiozzo. Entrano piccoli gruppi, ponendo attenzione a far passare assieme i membri delle varie famiglie. Per disciplinare l’entrata, nel primo tendone è stato creato un percorso a mo’ di labirinto, costruito con delle paratie metalliche alte quasi due metri.

   Un passaggio largo un metro, si passa uno alla volta. Al termine del tortuoso percorso, dietro un paravento, si apre una sorta di stanzone. Alle pareti sono affissi dei disegni: per farsi capire, l’unica era ritrarre un uomo che poggia a terra la borsa e allarga le braccia. Qui si effettuano le perquisizioni. Alle persone e ai loro bagagli. In ogni postazione, un tavolo per appoggiare i borsoni; su un lato di ciascun tavolo, un fasciatoio. Terminata la perquisizione, si prosegue.

   Una serie di tavolini alti, di quelli da aperitivo in piedi. Sopra stanno vari oggetti. Primo fra tutti un foglio, dove il migrante, con l’aiuto degli interpreti, dichiara le proprie generalità, se possiede o meno un documento, se originale o contraffatto, se lo ha smarrito e via discorrendo. Accanto, delle fotocopie: cartine dell’Iraq, dell’Afghanistan.

   Ci sono disegnate le varie regioni. Soprattutto, con precisione, le aree attualmente considerate zone di guerra e quelle che invece non lo sono. Si interroga il migrante. Non con tutti ci si riesce a capire. E allora, sui fogli si disegnano missili, carrarmati. C’è la guerra, lì da voi?

ASILO, IL LIMITE DI 80 AL GIORNO. Se il sedicente profugo da aree in guerra si rivela tale, ed è fra i primi ottanta a presentarsi nel tal giorno, si avviano le pratiche per richiedere asilo direttamente in Austria, naturalmente se questa è la volontà del singolo richiedente. Per ora, Vienna considera come richiedenti asilo esclusivamente i migranti cosiddetti SIA, ovvero provenienti da Siria, Iraq o Afghanistan, paesi oggi in stato di guerra. Altrimenti, se il sedicente profugo non si rivela tale, ciao.

   Alla persona verrà solo concesso il permesso di transitare attraverso l’Austria per andarsene oltre: Germania, Danimarca eccetera. In questo caso, il limite giornaliero è stato stabilito in 3.200 passaggi, anche se il governo austriaco ha già fatto capire che il tetto potrebbe essere ridimensionato. Nel caso in cui si raggiunga quota ottanta richiedenti asilo, i restanti dovranno attendere, in Slovenia, il giorno successivo. Idem se si superano i 3.200 transiti.

CONTAINER E DISPLAY. Tutte le formalità vengono espletate dentro una fila di container, al termine dei quali sta un enorme tendone. Niente sedie, panchine o altro. Il pavimento è di terra battuta, o meglio di fango. Chiudende metalliche separano i flussi. Sopra la testa, un display a led indica quanti minuti c’è da attendere per mangiare, farsi curare, prendere il bus che porterà a destinazione: campo profughi austriaco o confine con la Germania. All’esterno del tendone, una fila infinita di gabinetti. Sul davanti, scritta in arabo e inglese. Per chi non capisce, ecco un disegno.

   Controlli piuttosto blandi. Verso la Slovenia, per chi profugo non è, va via liscia. Entrando invece in Austria, sia che si transiti sulla statale, sia che si passi sull’autostrada, si sono reintrodotti i controlli, ma davvero blandi. Si giunge a passo d’uomo davanti ai poliziotti che subito fanno cenno di proseguire. Non viene fermato quasi nessuno. Insomma, i timori altoatesini per le eventuali code al Brennero parrebbero ingiustificati. (Davide Pasquali)

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IL DILEMMA ETICO DELL’EUROPA SULL’IMMIGRAZIONE

di KENAN MALIK, THE GUARDIAN, Regno Unito (articolo tratto da INTERNAZIONALE www.internazionale.it/ del 4/2/2016)

   L’Europa affronta una crisi legata all’arrivo dei migranti, ma non la crisi che immaginiamo. Il continente, infatti, si trova di fronte a un dilemma: da un lato, qualunque politica sulle migrazioni che voglia essere morale e praticabile non godrà, per il momento, di un mandato democratico; dall’altro, qualsiasi politica che abbia sostegno popolare sarà probabilmente immorale e impraticabile .

   Il dilemma non dipende dal fatto che i popoli europei sono particolarmente inclini a politiche immorali o impraticabili, ma dal modo in cui, negli ultimi trent’anni, la questione dell’immigrazione è stata presentata dai politici di tutti gli schieramenti: come una necessità e come un problema con il quale fare necessariamente i conti.

   Gli stessi politici, però, non esitano a definire razzista e irrazionale l’atteggiamento delle persone di fronte agli immigrati. Quando nel 2010 il laburista Gordon Brown definì la pensionata Gillian Duffy una “donna intollerante” perché aveva espresso delle preoccupazioni sui migranti provenienti dall’Europa orientale, espresse il disprezzo dell’élite politica nei confronti delle persone comuni e dei loro timori nei riguardi dell’immigrazione.

   Molte delle politiche messe in atto nell’ultimo anno trasmettono la sensazione di un continente in guerra

Un insieme di bisogni e desideri contraddittori è quindi sfociato in una serie incoerente e inapplicabile di politiche, paradossalmente esacerbate dalle norme sulla libera circolazione all’interno dell’Unione europea (Ue).

   L’area Schengen, il gruppo di paesi dell’Ue che hanno abolito il passaporto e altri controlli lungo le loro frontiere comuni, è stata istituita nel 1985. Oggi comprende 22 dei 28 membri dell’Ue, e altri quattro sono in attesa di poterci entrare. Solo due paesi, Regno Unito e Irlanda, non ne fanno parte.

   Il sogno della libera circolazione nell’Ue ha generato allo stesso tempo una vera paranoia al suo interno. In cambio dell’area Schengen, infatti, è stata creata una fortezza Europa, una cittadella protetta dall’immigrazione da un sistema di sorveglianza ad alta tecnologia, fatto di satelliti e droni, e da recinzioni e navi da guerra. Un giornalista del settimanale tedesco Der Spiegel in visita alla sala operativa di Frontex, l’agenzia di controllo delle frontiere esterne dell’Ue, ha osservato che sembrava di parlare con persone che si trovano lì a “difendere l’Europa contro un nemico”.

   Molte delle politiche messe in atto nell’ultimo anno trasmettono la sensazione di un continente in guerra. A giugno, un vertice di emergenza dell’Ue è sfociato in un piano in dieci punti che comprendeva l’uso della forza militare “per catturare e distruggere” le barche usate per trasportare illegalmente i migranti.

   Poco dopo, l’Ungheria e altri paesi dell’Europa orientale hanno cominciato a erigere barriere di filo spinato. La Germania, l’Austria, la Francia, la Svezia e la Danimarca hanno sospeso le norme di Schengen e hanno reintrodotto controlli alle frontiere interne. A novembre l’Ue ha siglato un accordo con la Turchia, promettendo al paese 3,3 miliardi di dollari in cambio di maggiori controlli alle frontiere. A gennaio la Danimarca ha approvato una legge che permette le confisca di oggetti di valore ai richiedenti asilo come forma di risarcimento per il loro mantenimento.

   Nonostante la sensazione di essere di fronte a una crisi senza precedenti, in realtà né la crisi in sé, né l’incoerente risposta dell’Ue rappresentano una vera novità.

   Da più di un quarto di secolo le persone cercano di entrare in Europa rischiando la vita. Fino al 1991, la Spagna aveva una frontiera aperta con il Nordafrica, da dove i migranti partivano per compiere lavori stagionali e dove tornavano una volta finito. Nel 1986 una Spagna solo di recente democratizzata entrava nell’Ue. In quanto membro dell’Unione, ha dovuto tra le altre cose chiudere i confini con il Nordafrica. Quattro anni dopo, è stata ammessa nel gruppo di Schengen.

   La chiusura delle frontiere spagnole non ha fermato i lavoratori migranti, che hanno cominciato a usare piccole imbarcazioni per attraversare il Mediterraneo e raggiungere la Spagna. Il 19 maggio del 1991 sono arrivati a riva i primi cadaveri di migranti clandestini. Da allora si stima che più di ventimila persone siano morte nel Mediterraneo nel tentativo di entrare in Europa.

   La Spagna ha due avamposti in Marocco, CEUTA e MELILLA. Dopo l’ingresso nell’area Schengen, il paese ha costruito un bastione da trenta milioni di euro per sigillare le sue enclave separandole dal resto dell’Africa. L’Ue ha cominciato a pagare le autorità marocchine per rastrellare e imprigionare qualsiasi potenziale migrante, spesso con enorme brutalità.

   L’approccio spagnolo ha offerto il modello per le successive politiche dell’Ue sulle migrazioni: una strategia tripartita fatta di criminalizzazione dei migranti, militarizzazione delle frontiere ed esternalizzazione dei controlli pagando a stati che non appartengono all’Unione, dalla Libia alla Turchia, enormi quantità di soldi per fare la guardia alla frontiera dell’Europa.

   Ancora una volta i migranti hanno cercato tragitti diversi, spesso più pericolosi. È per questo che tantissimi di loro stanno viaggiando attraverso la Grecia e i Balcani.

   Rispetto a quanto accade in altre aree del pianeta, non si può certo dire che i profughi stiano ‘inondando’ l’Europa

   Per quanto i numeri siano alti, è bene contestualizzare le cifre relative ai migranti che arrivano in Europa: nel 2015 sono stati un milione, tra profughi e migranti, cioè poco più dello 0,1 per cento della popolazione europea. Ci sono già 1,3 milioni di rifugiati siriani in Libano, il 20 per cento della popolazione del paese. In proporzione, è come se l’Europa ospitasse 150 milioni di profughi. La Turchia, il paese sul quale l’Ue vorrebbe scaricare migranti e profughi, ospita già due milioni di rifugiati.

   Rispetto a quanto accade in altre aree del pianeta, non si può certo dire che i profughi stiano “inondando” l’Europa. A sopportarne il peso maggiore sono alcuni dei paesi più poveri del mondo, e questo è l’aspetto più deprecabile delle politiche dell’Ue, perché sembrano poggiare sull’idea che solo i paesi poveri dovrebbero avere a che fare con migranti e profughi.

   Il SECONDO FATTORE da tenere in considerazione nell’attuale crisi migratoria è il CONTESTO POLITICO. La divisione tra socialdemocratici e conservatori, emersa dopo la secondo guerra mondiale, in Europa non esiste più. La sfera politica si è ristretta per lasciare spazio a una forma di gestione tecnocratica piuttosto che di trasformazione sociale. Una delle tante conseguenze è la crisi della rappresentanza, la crescente sensazione delle persone di non contare niente davanti a istituzioni politiche sempre più lontane e corrotte.

Ostilità e panico

L’immigrazione non ha avuto alcun ruolo nel determinare i cambiamenti che hanno causato la frustrazione di così tante persone. Non è responsabile dell’indebolimento del movimento dei lavoratori, né della trasformazione dei partiti socialdemocratici o dell’imposizione di politiche di austerità.

   Tuttavia, l’immigrazione è diventata una specie di capro espiatorio per questi cambiamenti. Nel frattempo, l’Ue è diventata il simbolo della distanza tra le persone comuni e la classe politica. Il tutto è sfociato in una crescente ostilità nei confronti dei migranti e nel panico diffuso tra chi deve prendere decisioni politiche.

   ALLORA COSA BISOGNA FARE? È possibile conciliare l’adozione di politiche etiche e praticabili sulle migrazioni con le aspirazioni democratiche dell’opinione pubblica europea? Tanti sembrano voler fare a meno di un mandato democratico, altri sembrano disposti a rinunciare a una politica giusta e praticabile.

L’opinione prevalente è che l’Europa abbia bisogno di controlli più rigidi, di recinti più alti, di più pattugliamenti militari. Anche se queste misure sembrano popolari e chi le promuove si dichiara “realista”, non si tratta solo di un approccio immorale, ma anche poco praticabile.

   La storia degli ultimi 25 anni ci dice che a prescindere da quanto si rafforzi la fortezza Europa, recinti e navi da guerra non fermeranno i migranti. Né controlli più rigidi modificheranno la percezione del problema tra l’opinione pubblica.

   Trasformare ancora di più l’Europa in una fortezza non contribuirà ad attenuare il senso di frustrazione così diffuso. Gli “idealisti”, d’altro canto, cercano di promuovere politiche sull’immigrazione più etiche, ma sembrano disposti a fare a meno della volontà democratica per applicarle. Questo approccio non è più attuabile o più etico di quello realistico. Nessuna politica a cui l’opinione pubblica è ostile potrà mai funzionare.

Politiche migratorie più liberali possono essere attuate solo con il consenso dell’opinione pubblica

Come ha scoperto la cancelliera tedesca Angela Merkel, favorire una politica liberale sulle migrazioni senza prima conquistare il sostegno dell’opinione pubblica può essere disastroso. Ad agosto la Germania ha sospeso unilateralmente il regolamento di Dublino, la normativa europea in base alla quale i migranti devono fare richiesta di asilo nel primo paese dell’Ue in cui arrivano.

   Merkel non si è sforzata però di convincere la Germania del valore di questo nuovo orientamento politico. Il contraccolpo è stato fortissimo e dall’oggi al domani è stata costretta a tornare sui suoi passi e a reintrodurre i controlli alle frontiere. Tutto ciò ha determinato una maggiore ostilità nei confronti dei migranti e della stessa Merkel.

   Nelle politiche sull’immigrazione non ci sono soluzioni rapide che consentono di tenere assieme le istanze dell’etica, dell’attuabilità e della democraticità. La crisi dei migranti va avanti da tanto tempo e, a prescindere dalle misure che saranno prese, non si risolverà nel giro di uno o due anni. Il problema di fondo non è tanto politico, ma di ATTEGGIAMENTO e PERCEZIONI.

   Politiche migratorie più accoglienti possono essere attuate solo con il CONSENSO DELL’OPINIONE PUBBLICA, non a dispetto della sua opposizione. Conquistare questo consenso non è impossibile, non c’è nessuna legge secondo cui le persone debbano necessariamente essere ostili all’immigrazione. Ampi settori dell’opinione pubblica sono diventati ostili perché hanno finito per associare l’immigrazione con cambiamenti inaccettabili.

   Ecco perché, paradossalmente, il dibattito sull’immigrazione non può essere vinto solo parlando di immigrazione, né la crisi dei migranti può essere risolta solo mettendo in atto politiche sulle migrazioni. Le paure attuali sono espressione di una più ampia sensazione di non avere voce e peso nella sfera politica. Finché non sarà affrontato questo problema, l’arrivo dei migranti sui lidi europei continuerà a essere considerato come una crisi. (KENAN MALIK, traduzione di Giusy Muzzopappa – Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian)

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L’analisi

ATTENZIONE AGLI SCENARI DA INCUBO PER L’UNIONE

di Vittorio Emanuele Parsi, da “il Sole 24ore” del 19/2/2016

   Il dibattito sull’assoluta necessità di “salvare” Schengen ricorda, nei toni, le richieste dei passeggeri del ponte di prima classe che, mentre la nave inclinata di 15 gradi imbarca acqua e cerca disperatamente di raggiungere un porto dove provvedere alle necessarie, urgenti e massicce riparazioni, chiedono, tra l’attonito e l’accorato: «e il nostro gin tonic….dove dono finiti i nostri cocktail?».

   L’idea che qualunque allentamento temporaneo o sospensione concordata della validità dell’accordo di Schengen debba preludere alla fine dell’Unione pare francamente eccessiva. Bisognerebbe infatti sottolineare come l’accordo di libera circolazione delle persone fosse innanzitutto volto a consentire la costruzione di quel mercato unico in cui, dopo le merci e il capitale, anche il lavoro potesse muoversi senza vincoli eccessivi.

   Nella fattispecie, si voleva consentire ai cittadini (e ai residenti) dell’Unione di viaggiare e stabilirsi nei diversi Paesi firmatari, per seguire le opportunità di lavoro e le necessita del capitale. La premessa, evidentemente, era che i confini interni all’Unione potevano essere attraversati con ulteriore facilità (ma non certo aboliti) perché quelli esterni erano sufficientemente saldi. Ciò che oggi sta mettendo in difficoltà Schengen è il radicale mutamento delle circostanze, con il suo impatto devastante sulle strutture dell’Unione.

   Non prendere atto delle condizioni eccezionali che l’Europa sta attraversando, o non trarne le dolorose e dovute conseguenze, rischia di aggiungere solo confusione a un dibattito che richiederebbe invece nervi saldi e onestà intellettuale. Evidentemente qui non è in gioco l’abolizione di Schengen, che nessuno invoca, ma la presa d’atto che è inverosimile lasciare muovere liberamente per il continente centinaia di migliaia di persone in fuga da guerra e miseria applicando loro regole concepite per la circolazione di un fattore di produzione (il lavoro).

   Così facendo si finisce col portare acqua a tutti quelli che, travolti dagli eventi e a corto di risposte di qualunque tipo, il Trattato lo aboliscono nei fatti, unilateralmente: costruendo muri e ostruzioni o inventandosi tetti giornalieri di accoglienza, neanche che i migranti fossero turisti giapponesi in visita al Cenacolo vinciano…

   La verità è che l’incapacità di realizzare hotspot, identificazioni efficaci e ricollocazioni (tutte cose già più volte pattuite e mai davvero realizzate) fa spostare il clamore verso un obiettivo (la salvaguardia formale degli accordi di Schengen) che verrà sicuramente centrato semplicemente perché nessuno lo vuole mettere davvero in discussione.

   Del resto, che le parole vengano spesso impiegate nel tentativo di coprire scomode verità non è prassi di cui l’Italia abbia l’esclusiva: basti pensare agli sforzi della cancelliera Merkel affinché la Turchia del sultano Erdogan si riprenda indietro quei profughi siriani che solo qualche mese fa ella stessa aveva sostenuto di volere accogliere a braccia aperte e senza limiti: che volete, anche in Germania di tanto in tanto si vota. Valutare l’ipotesi di una sospensione concordata e regolamentata di Schengen sarebbe sempre meglio del caos attuale e consentirebbe di prendere atto che l’ Unione è stata costruita per rispondere a sfide ben diverse da quelle odierne e con tecniche che, allora, parevano le migliori disponibili, ma che oggi forse non lo sono più.

   Così com’è, infatti, la Ue, o si trasforma in un aeroplano, cioè cambia natura, oppure sarà sorpassata dai tempi e finirà a invecchiare in qualche hangar. Sempre che nel frattempo non faccia la fine dell’Hindenburg…

   Ecco perché le riforme che occorre mettere in cantiere rapidamente, e le nuove prassi che da subito bisogna attuare, sono ben più radicali di quelle invocate da chi contrappone “crescita ad austerità” (gli stessi che un anno fa lasciarono la Grecia da sola a implorare il medesimo cambiamento) e soprattutto richiedono che gli stracci cessino di volare e la polvere smetta di essere sollevata.

   Altrimenti nel corso dei prossimi mesi potremmo trovarci a dover fronteggiare, contemporaneamente, la Brexit (dall’Unione) e la Grexit (dall’euro): uno scenario da incubo. Ma soprattutto una situazione ingestibile con questa Unione, così fragile e divisa al suo interno dagli opportunismi dei governi nazionali, ovviamente travestiti da sincere preoccupazioni per il futuro del progetto europeo: i soli in grado di cambiare radicalmente le cose, i soli che non lo stanno facendo. (Vittorio Emanuele Parsi)

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TRAFFICO ATTRAVERSO IL BRENNERO

da www.brennerbahn.eu/it/ (sito della “Comunità d‘Azione ferrovia del Brennero”)

Traffico nelle Alpi

La tratta del Brennero è il passo più intensamente trafficato di tutto l’arco alpino. Il volume di merci che passa per il Brennero rappresenta il 30% di tutto il traffico nord-sud nell’arco alpino. Nel 2013, la quantità di merci trasportata era attorno a 42 mln tonnellate nette, di cui 70% su gomma e ca. il 30% su rotaia. Per il passo del Brennero sono transitati ca. 2 milioni di mezzi pesanti. Circa 240 treni al giorno viaggiano sulla linea esistente, la metà dei quali sono treni merci.

Ferrovia del Brennero

La linea ferroviaria esistente tra Bolzano e Innsbruck è stata realizzata tra il 1864 e il 1867 da ca. 10.000 operai. Per poter superare i notevoli dislivelli è stato necessario allungare il percorso, realizzando gallerie strette a St. Jodok e Fleres. Nonostante i notevoli lavori di ripristino sulla rampa sud eseguiti negli anni Novanta e sulla rampa nord nel 2012, le pendenze esistenti sul passo del Brennero, alto 1370 m, causano difficoltà notevoli al giorno d’oggi per il traffico passeggeri e soprattutto per il trasporto di merci.

Dimensione politica trans-regionale

La premessa necessaria per lo spostamento modale da strada a rotaia del traffico lungo il corridoio del Brennero è una dimensione politica trans-regionale. Le singole regioni possono e devono introdurre misure sul traffico a tutela della salute e l’Unione Europea deve fare in modo che tal misure non abbiano effetti discriminanti. L’aspetto fondamentale è che la salute della popolazione debba venire prima della libertà di movimento delle merci e che il diritto comunitario non possa essere preposto al diritto nazionale. Si tenta pertanto a livello europeo di ottenere uno spostamento su vettori di trasporto più compatibili con l’ambiente soprattutto su tratti più lunghi come il corridoio del Brennero.

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LA GALLERIA DI BASE DEL BRENNERO

da http://www.bbt-se.com/it/ (NDR: impresa costruttrice)

   La futura Galleria di Base del Brennero si svilupperà ad una quota di 794m s.l.m. sotto il valico del Brennero, che con un’altitudine di 1.371m è il valico più basso dell’arco alpino. L’opera che stiamo realizzando è una GALLERIA DESTINATA ESCLUSIVAMENTE AL TRASPORTO FERROVIARIO. La configurazione del tunnel prevede due gallerie principali a singolo binario collegate tra loro ogni 333 m tramite cunicoli trasversali di collegamento.    LA GALLERIA HA UNA LUNGHEZZA DI 55 KM e, in prossimità di Innsbruck, sarà collegata in sotterraneo all’esistente circonvallazione, raggiungendo quindi complessivamente una lunghezza di 64 km.

   Tra le due gallerie principali, ad una quota di circa 12 metri più bassa è prevista, preliminarmente alla realizzazione delle due gallerie ferroviarie, la costruzione di un cunicolo esplorativo, la cui funzione principale è quella di caratterizzare in modo ottimale l’ammasso roccioso al fine di procedere alle fasi successive di progettazione e realizzazione dell’Opera in maniera aderente alle reali condizioni geologiche, riducendo drasticamente l’area di rischio di costruzione sia in termini di tempo che di costi. La posizione prescelta ne consente inoltre lo svolgimento di importanti funzioni logistiche durante la costruzione delle gallerie principali, per il trasporto dei materiali di scavo e per l’approvvigionamento dei materiali di costruzione e, in fase di esercizio, per il drenaggio delle acque intercettate dall’Opera.

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BRENNERO, L’ALTRA TAV CHE NON FA RUMORE

di Luciana Grosso, da L’ESPRESSO del 17/7/2014

– In Italia non si sta scavando solo il tunnel della Val di Susa, spesso al centro delle attenzioni per le proteste. Tra l’Austria e il nostro Paese è infatti in costruzione un altro traforo, con poche contestazioni da parte dei cittadini. Ecco perché –

(….) LA GALLERIA DEL BRENNERO

Il progetto prevede che si parta da Fortezza, piccola stazione tra Brunico e Vipiteno, si passi per Mules e poi, scava scava, si arrivi a Innsbruck. Una volta giunti nel capoluogo del Tirolo austriaco, i treni potranno scegliere se andare dritto, entrando in città, oppure svoltare a destra, imboccando una seconda galleria di nove chilometri che già c’è e che si fonderà con il nuovo tunnel, dando vita a un unico colosso di 64 chilometri, il più grande del mondo. Tempo di percorrenza previsto da Fortezza a Innsbruck: meno di venti minuti, un terzo del tragitto attuale. Perché tutto questo sia possibile, però, occorre prima completare l’opera. Che significa non solo fare un grande buco, ma dare vita a un reticolo di gallerie di oltre 230 chilometri, contando un traforo per senso di marcia, cunicoli di sicurezza e collegamenti d’accesso vari.

ALL’ITALIA COSTERÀ PIÙ DELL’AUSTRIA

A finanziare l’enorme cantiere, che costerà 8,85 miliardi di euro solo per quel che riguarda la realizzazione del tunnel principale, sono Unione Europea, Italia e Austria, che metteranno mano al portafogli in parti simili. Bruxelles sosterrà una percentuale del progetto che va dal 30 al 40 per cento, mentre i governi dei due Paesi interessati si divideranno il resto. A gestire i lavori è la BBT, una società interamente pubblica divisa a metà tra Austria e Italia: in un caso il referente unico è la ÖBB (Österreichische Bundesbahnen, leggasi le ferrovie austriache), nell’altro invece è la TFB (Tunnel Ferroviario del Brennero Holding), a sua volta partecipata dalla Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) e da tre province, Bolzano, Trento e Verona. «L’Ue partecipa sia alla realizzazione dei lavori veri e propri, in una quota pari al 30 per cento, sia alla spesa relativa agli studi e alle opere propedeutiche, dove il contributo sale al 50 per cento», spiegano alla BBT. A oggi l’Unione ha assegnato al progetto della galleria di base finanziamenti complessivi per 518,6 milioni, da spendere entro il 2015. Ora si aspettano ulteriori bandi per la tranche dell’opera che verrà realizzata nei cinque anni successivi.

   Se si allarga lo sguardo all’intera linea, Austria e Italia devono però affrontare un impegno di entità ben diversa tra loro. Mentre Vienna ha finora messo sul piatto 1,7 miliardi, al governo di Roma tocca un onere più pesante, perché dal 2025 in poi – ossia da quando la nuova linea Tav sarà operativa – anche i binari tra Fortezza e Verona dovranno essere in grado di accogliere i moderni treni ad alta velocità. Ragion per cui il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) lo scorso 18 febbraio ha dato il via libera ad un impegno complessivo di spesa di 4,8 miliardi di euro. A queste cifre vanno aggiunti i soldi promessi dalla società che gestisce l’autostrada A22 del Brennero, che ha iniziato a accantonare risorse per la nuova linea veloce fin dal 1998, e che oggi può mettere sul tavolo un fondo da 550 milioni. Quattrini che ancora non sono stati versati alla BBT perché legati al rinnovo della concessione autostradale. Un aspetto non secondario della questione, come si vedrà più avanti. Se l’operazione andasse a buon fine, dunque, si avrebbe l’inedita situazione di un’autostrada che finanzia la costruzione di una ferrovia destinata – almeno sulla carta – a toglierle traffico e guadagni. «Non deve sorprendere il fatto che la A22 finanzi un’opera sua diretta concorrente», spiega Walter Pardatscher, amministratore delegato della Modena-Brennero, secondo il quale «la decisione si spiega in primo luogo con il fatto che siamo per l’85 per cento un ente pubblico partecipato dalle province toccate dalla nuova Tav, e in secondo luogo con il fatto che la nostra infrastruttura è praticamente satura e non potrà tollerare, di qui a un prossimo futuro, il verosimile aumento di traffico».

IMPREGILO PIGLIATUTTO

I lavori per il tunnel, sotto l’egida della società italo-austriaca, stanno procedendo dunque a spron battuto. Tra cunicoli di accesso e le prime tratte della galleria, a oggi sono stati scavati circa circa 30 chilometri, il 13 per cento del totale. I tecnici si stanno occupando al momento del punto più delicato dell’intera costruzione, l’attraversamento sotterraneo del fiume Isarco. L’appalto relativo a questo scavo è finora il più consistente fra quelli assegnati sul territorio italiano, con una base d’asta pari a 360 milioni. Se lo è aggiudicato con un’offerta da 300 milioni la Salini-Impregilo, un’impresa che in raggruppamento con l’austriaca Strabag ha già ottenuto il principale lotto oltre-frontiera, da Tulfes a Pfons, per un valore di 380 milioni di euro e 38 chilometri di gallerie. Da questi enormi cantieri, però, non si ode un fiato. Niente rumore, perché si lavora dentro le montagne, e poche proteste, come mostrato dallo sparuto presidio organizzato nel giorno della visita di Renzi, impegnato più a scattare selfie con gli operai che a rispondere alle critiche dei contrari. Sul perché il dissenso attorno all’opera sia così contenuto si può discutere molto o molto poco: il lavoro di BBT per far digerire l’opera alle comunità locali è certosino. Periodicamente la società organizza visite guidate per turisti e scolaresche ai cantieri.

   Oltre a questo, è stato approvato un piano di compensazioni da circa 50 milioni, che finanzieranno infrastrutture locali e opere accessorie, dal nuovo campo da calcio di Fortezza alle barriere anti-rumore alle opere di mitigazione: «Prima di iniziare a scavare», spiegano alla BBT, «abbiamo incontrato cittadini e amministratori, ascoltandone richieste e perplessità. E dove possibile ci siamo mossi per limitare l’impatto ambientale, tutelando il patrimonio idrico, paesaggistico e faunistico. Per le aree più sensibili, l’impatto sull’ambiente viene costantemente monitorato da specifici addetti». Anche il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, ha dato il placet: «È la ferrovia stessa a essere un’opera compensativa, perché una volta completata ci libererà dal traffico che ci soffoca e danneggia la nostra valle», spiega a “l’Espresso”.

DOVE ANDRANNO I CAMIONISTI

Eppure, a dispetto della compattezza dei favorevoli, critici e contrari non mancano neppure qui. La loro protesta è più silenziosa dei colleghi della Val di Susa, ma le argomentazioni sono non meno polemiche. Riccardo Dello Sbarba, esponente dei Verdi al consiglio provinciale di Bolzano, prova a spiegare cosa ha reso così potabile l’opera ai cittadini delle valli: «La BBT, occorre dargliene atto, ha mostrato capacità d’ascolto o addirittura di accoglienza verso alcune richieste portate dal territorio, così da contenere ogni forma di malcontento. In secondo luogo, a differenza che in Val di Susa, qui il traffico c’è davvero ed è fitto, continuo, rumoroso e inquinante: un problema vero che nessuno nega, ma che purtroppo non sarà nemmeno scalfito dalla creazione del tunnel». Ecco dunque la prima, e più corposa ragione dei No BBT: la galleria non serve. «È vero che il valico del Brennero», dice Dello Sbarba «è il più trafficato dell’arco alpino, nessuno lo nega. Ma tutto il via vai è, almeno per un terzo, costituito da traffico deviato: visto che i pedaggi autostradali costano meno in Italia che in Austria, molti camion preferiscono passare dall’Alto Adige piuttosto che fare tragitti più diretti. Se davvero si volessero ridurre i camion, subito e non nel 2025, sarebbe sufficiente equiparare le tariffe, e i tir non avrebbero più nessuna convenienza a passare dal Brennero». L’esponente ambientalista ne fa un problema anche di prospettiva: «Questa distorsione resterà anche quando l’opera sarà completata: perché le merci dovrebbero passare su rotaia se costa meno andare su gomma? A tunnel fatto la cosa non cambierà: non lo diciamo noi, ma uno studio dell’università di Innsbruck, reso pubblico dal deputato Cinque Stelle Riccardo Fraccaro: una volta terminata, la galleria riuscirà a assorbire solo il previsto aumento del traffico, ma il livello di oggi resterà intatto».

   Oltre a questo aspetto, c’è un’altra nota dolente: i costi effettivi dell’opera. Lo spiega Carlo Campedelli, portavoce dei No BBT: «Se il tunnel da solo non potrà influire sulla riduzione del traffico, potrebbero cadere le basi del progetto, spingendo Bruxelles a sfilarsi dalla partita e lasciando Italia e Austria con il cerino in mano. In secondo luogo, secondo le stime della Corte dei Conti austriaca, il tunnel potrebbe costare 24 miliardi, invece dei circa 9 messi a preventivo, che significa circa 400 milioni al chilometro. Se così fosse, diventeremmo titolari dell’opera ferroviaria più costosa e meno utile del mondo, rischiando di non avere più la montagna, ma i camion ancora in giro». Se i contrari avessero ragione, dunque, la soluzione potrebbe passare da una vera rivoluzione delle tariffe, che davvero svuoti l’A22 del traffico merci, dirottandolo il più possibile sui treni. Una questione caldissima, proprio ora che la società autostradale sta ridiscutendo con il ministro Lupi concessione e tariffe. E può contare su un’arma di pressione non da poco: i 550 milioni di euro accantonati per realizzare gli scavi.

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