LEGGE ANTI SPRECO APPROVATA: CIBO e FARMACI non vanno buttati – La società dei consumi che genera spreco di alimenti, è causa di inquinamento da rifiuti, ma anche di POVERTÀ LATENTI, “INVISIBILI” – Come dare risposte concrete contro lo spreco, e con gesti di solidarietà a chi manca del cibo necessario

In Europa a finire nella spazzatura sono tra i 22 e i 75 milioni di tonnellate di beni alimentari all'anno, tra i 55 e i 190 kg a persona. Gli alimenti più sprecati sono VERDURA, FRUTTA e CEREALI, in parte perché sono velocemente deperibili, e in parte perché hanno un costo generalmente inferiore rispetto ad esempio alla carne, quindi vengono acquistati in quantità abbondanti e sono gettati via più a cuor leggero
In Europa a finire nella spazzatura sono tra i 22 e i 75 milioni di tonnellate di beni alimentari all’anno, tra i 55 e i 190 kg a persona. Gli alimenti più sprecati sono VERDURA, FRUTTA e CEREALI, in parte perché sono velocemente deperibili, e in parte perché hanno un costo generalmente inferiore rispetto ad esempio alla carne, quindi vengono acquistati in quantità abbondanti e sono gettati via più a cuor leggero

   E’ stata approvata il 17 marzo scorso alla Camera dei Deputati la cosiddetta LEGGE ANTISPRECHI nel settore alimentare dal titolo “Norme per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale“, un testo unificato la cui prima firmataria è l’onorevole Gadda del Pd. Ora dovrà avere l’approvazione definitiva del Senato, ma tutti dicono che non ci saranno problemi.

Dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50% ma solo di recente, complice la crisi economica globale, la questione è trattata come un vero problema. II 40% del cibo prodotto negli Stati Uniti finisce in discarica. In Gran Bretagna si buttano tra i rifiuti 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente consumabile, per un costo annuale di 10 miliardi di sterline. In Svezia, mediamente ogni famiglia getta via il 25% del cibo acquistato. La situazione non è molto diversa in Italia
Dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50% ma solo di recente, complice la crisi economica globale, la questione è trattata come un vero problema. II 40% del cibo prodotto negli Stati Uniti finisce in discarica. In Gran Bretagna si buttano tra i rifiuti 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente consumabile, per un costo annuale di 10 miliardi di sterline. In Svezia, mediamente ogni famiglia getta via il 25% del cibo acquistato. La situazione non è molto diversa in Italia

   Per i molti che si sono confrontati in questi anni con la necessità di “rimettere in gioco” alimenti che stavano per scadere, o rischiavano in ogni caso di non essere consumati (tra l’altro divenendo rifiuti pure difficili da smaltire); per tutti quelli che stanno aiutando e hanno aiutato famiglie e persone in difficoltà con alimenti che molto spesso la grande distribuzione (supermercati…) hanno mostrato spesso con sensibilità di mettere a disposizione (o associazioni volontaristiche che, sul modello “banco alimentare” in certe giornate fuori dai supermercati hanno chiesto ai consumatori-acquirenti di contribuire alla raccolta di alimenti)… per tutti questi che sono, direttamente (gestori della catena produttiva e commerciale di alimenti, ristoratori…) o indirettamente (come volontari) coinvolti, la legge antispreco approvata il 17 marzo è un buon viatico a “lavorare meglio” per diminuire gli sprechi di cibo e per aiutare chi ne ha bisogno.

l'onorevole MARIA CHIARA GADDA prima firmataria del provvedimento di LEGGE CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE approvata il 17 marzo scorso alla Camera dei Deputati
l’onorevole MARIA CHIARA GADDA prima firmataria del provvedimento di LEGGE CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE approvata il 17 marzo scorso alla Camera dei Deputati

   In Italia attualmente vengano sprecate 5,1 milioni di tonnellate di cibo all’anno che possono essere invece recuperate (almeno in parte). E, come dicevamo, ci sono oggi diverse iniziative di recupero promosse dai supermercati e da associazioni (come la “Onlus Banco Alimentare”, vicina al movimento cattolico Comunione e Liberazione, che ha contribuito alla stesura della proposta di legge ora approvata; o come, forse la più nota, l’organizzazione LAST MINUTE MARKET che fa capo al preside di Agraria dell’Università di Bologna Andrea Segrè).

SPRECHI ALIMENTARI NEL MONDO
SPRECHI ALIMENTARI NEL MONDO

   E’ stata per prima la Francia (in Europa) a normare la lotta allo spreco alimentare (e al sostegno per chi è economicamente in difficoltà e non può procurarsi cibo a sufficienza). Nel maggio del 2015 in Francia è stata approvata una legge sugli sprechi alimentari basata sulla penalizzazione: cioè i rivenditori con una superficie di oltre 400 metri quadrati sono obbligati a stipulare accordi con le associazioni benefiche, altrimenti rischiano multe fino a 75 mila euro e fino a due anni di carcere.

spreco alimentare IN ITALIA (da www.ideegreen.it) -In Italia vengono sprecate 5,1 milioni di tonnellate di cibo che potrebbero essere invece recuperate almeno in parte
spreco alimentare IN ITALIA (da http://www.ideegreen.it) -In Italia vengono sprecate 5,1 milioni di tonnellate di cibo che potrebbero essere invece recuperate almeno in parte

   La proposta di legge italiana punta invece sugli incentivi, sulla semplificazione burocratica e sulla creazione di un sistema che oltre le singole iniziative risolva il problema, ma di fatto non prevede nessun obbligo. Rispetto a quella francese, la legge ora approvata in Italia è una legge più “volontaristica” (la Francia è paese più “statalista”, e che impone regole da rispettare a pena sanzioni, come questa contro lo spreco… tipo ai supermercati…). Chissà se un metodo “più francese” (sanzionatorio) avrebbe agevolato l’antispreco di cibo, forse sì… Ma, dall’altra, va detto, la legge italiana è più interessante di quella francese perché AGGIUNGE ANCHE I FARMACI, i medicinali, nella legge anti spreco: cosa non da poco, anche se si prevede la stesura e approvazione di un decreto attuativo, che non fa entrare subito in attuazione la disposizione sui farmaci.

Con la nuova legge via libera anche in Italia alla DOGGY BAG, il contenitore di cui i ristoranti potranno dotarsi per permettere al cliente di portare via quanto non consumato
Con la nuova legge via libera anche in Italia alla DOGGY BAG, il contenitore di cui i ristoranti potranno dotarsi per permettere al cliente di portare via quanto non consumato

   Il tema dello spreco alimentare è tout court, riguarda tutti, produttori, distributori, ristoratori, ma anche (e più che mai) i consumatori: questi ultimi, tutti noi, siamo i “produttori” del 43 per cento degli sprechi stessi. Pertanto l’approvazione di questa legge, che toglie burocrazia al recupero e reimpiego di alimenti (e farmaci) è un buon passo in avanti verso metodi e pratiche più virtuose nel nostro rapporto con i consumi quotidiani (e con la possibilità di “fare solidarietà”, aiutare i molti che adesso sono quotidianamente in difficoltà). (s.m.)

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LEGGE ANTI SPRECO, LA CAMERA APPROVA

di Gabriella Meroni, da http://www.vita.it/, 17 marzo 2016

– Approvata senza neppure un voto contrario una nuova normativa che semplifica le procedure di donazione e distribuzione agli indigenti delle eccedenze alimentari, ma non solo. Viene normata anche la raccolta di farmaci, incoraggiata la doggy bag e previsti sgravi fiscali per incentivare i virtuosi. Esultano le associazioni –

   E’ stata approvata il 17 marzo scorso alla Camera la LEGGE ANTISPRECHI nel settore alimentare dal titolo “Norme per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale”, un testo unificato la cui prima firmataria è l’onorevole Gadda del Pd.

   La legge, che raccoglie in sé i contributi di diversi gruppi politici e attorno alla quale si è raggiunta una sintesi significativa, è stata licenziata dalla Commissione Affari Sociali a inizio marzo, e ha raccolto i pareri favorevoli delle Commissioni Affari Costituzionali, Giustizia, Finanze, Cultura, Ambiente, Attività produttive, Lavoro, Agricoltura e Politiche Ue. Un viatico importante per la votazione finale, che infatti ha visto ben 276 voti a favore, 106 astenuti e zero voti contrari.

Gli obiettivi

Ma ecco che cosa prevede l’articolato definitivo della legge. Innanzitutto, l’obiettivo È RIDURRE GLI SPRECHI PER CIASCUNA DELLE FASI DI PRODUZIONE, TRASFORMAZIONE, DISTRIBUZIONE E SOMMINISTRAZIONE di prodotti alimentari, farmaceutici e di altri prodotti, favorendo il recupero e la donazione di tutte le eccedenze a fini di solidarietà sociale e promuovendo il riuso e il riciclo. Un obiettivo che la legge raggiunge rendendo più fluido, agevolando anche con nuove risorse e semplificando il sistema che ha come principali protagonisti Onlus, grande distribuzione, organizzazioni agricole, imprese.

   L’idea di fondo è che le ECCEDENZE ALIMENTARI (per esempio gli ALIMENTI INVENDUTI PER CARENZA DI DOMANDA o ritirati dalla vendita perché rimanenze di attività promozionali) e gli ALIMENTI RECUPERATI (PRODOTTI ALIMENTARI SCARTATI DALLA CATENA AGROALIMENTARE PER MOTIVI COMMERCIALI O ESTETICI O PERCHÉ PROSSIMI ALLA DATA DI SCADENZA, nel rispetto rigoroso delle misure di conservazione) non sono rifiuti, ma CIBO “BUONO” che può essere utilizzato per chi ne ha bisogno. Le norme favoriscono anche il RECUPERO E la “DONAZIONE” DEI PRODOTTI FARMACEUTICI (sempre nel rigoroso rispetto delle misure di conservazione e validità) e la ricerca sul confezionamento dei prodotti alimentari per limitare gli sprechi e ridurre le eccedenze e i rifiuti.

Non solo onlus

Il testo stabilisce innanzitutto che «GLI OPERATORI DEL SETTORE ALIMENTARE POSSONO CEDERE GRATUITAMENTE LE ECCEDENZE ALIMENTARI A SOGGETTI CESSIONARI i quali possono ritirarle direttamente o incaricandone altro soggetto cessionario» e obbligando le organizzazioni che ritirano le eccedenze a destinarle a favore di persone indigenti.

   Altra disposizione importante è quella che prevede la possibilità di cedere le eccedenze alimentari anche «oltre il termine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione». Inoltre, gli alimenti prodotti della panificazione invenduti o eccedenti, che non hanno bisogno di essere conservati in frigo, possono essere ceduti entro le 24 ore successive alla produzione anche da parte di supermercati, hotel o ristoranti.

   Ovviamente spetta alle organizzazioni che ritirano il cibo rispettare le corrette regole di conservazione che garantiscono igiene e sicurezza, e devono inoltre selezionarli per assicurarsi che arrivino agli indigenti in condizioni idonee al consumo.

   Per quanto riguarda i soggetti che possono ritirare e distribuire le eccedenze, la legge aggiunge alle onlus anche tutti gli enti privati non profit che «promuovono e realizzano attività d’interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità». Sempre per quanto riguarda lo spreco di cibo, VIA LIBERA ANCHE IN ITALIA ALLA DOGGY BAG, IL CONTENITORE DI CUI I RISTORANTI POTRANNO DOTARSI PER PERMETTERE AL CLIENTE DI PORTARE VIA QUANTO NON CONSUMATO.

Fondi e sgravi fiscali

Sul versante economico, il testo stanzia risorse specifiche (3 milioni di euro per il 2016, e almeno altri 2 milioni per il 2017 e il 2018, articoli 10 e 11) e insiste sugli incentivi e sulla semplificazione burocratica. Per esempio, CHI DONA (inclusi i soggetti della grande distribuzione) non solo potrà fare una dichiarazione consuntiva a fine mese – attualmente va fatta 5 giorni prima della cessione – ma AVRÀ AGEVOLAZIONI FISCALI e POTRÀ OTTENERE UNO SCONTO SULLA TASSA DEI RIFIUTI PROPORZIONALE ALLA QUANTITÀ DI CIBO DONATO (articoli 14 e 16). Per un quantitativo donato inferiore ai 15mila euro è poi possibile non effettuare dichiarazioni.

   La legge amplia anche le categorie dei prodotti che possono essere cedute agli indigenti, includendo anche I PRODOTTI FARMACEUTICI. Le associazioni di volontariato potranno anche recuperare i prodotti che rimangono a terra durante la raccolta, sempre a sostegno degli indigenti. E’ prevista inoltre la POSSIBILITÀ (articolo 6) DI DISTRIBUIRE BENI ALIMENTARI CONFISCATI che oggi esiste già ma è a discrezione dei magistrati.

   Il provvedimento rifinanzia con 2 milioni di euro il Fondo già esistente per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti (che opera da un paio di anni, con risorse inferiori, mettendo insieme grande distribuzione, industria, enti caritativi e organizzazioni agricole) e istituisce presso il Ministero dell’agricoltura un nuovo Fondo con dotazione di 3 milioni di euro dal 2016 al 2018 (un milione per ogni anno) per FINANZIARE PROGETTI INNOVATIVI SULLA RIDUZIONE DEGLI SPRECHI, con particolare attenzione alla produzione di imballaggi riutilizzabili o riciclabili (il cosiddetto packaging intelligente antispreco articolo 10). Un altro milione di euro all’anno a partire dal 2017 viene destinato al Fondo del Ministero dell’ambiente sulla riduzione dei rifiuti alimentari.

Un impegno rispettato

«Questo è un testo che ha visto una convergenza sostanziale da parte di tutti i gruppi politici», osserva l’onorevole Mario Marazziti, presidente della Commissione Affari Sociali. «La relatrice onorevole Gadda ha svolto un ampio lavoro di ascolto e la Commissione ha lavorato bene. Non dimentichiamo che questa è una materia che attiene le competenze di tre ministeri, Agricoltura, Ambiente e Salute, e contiene anche una parte fiscale molto dettagliata».

   Nel corso dell’iter, durato meno di un anno, sottolinea Marazziti, si è puntato ad affrontare TRE ASPETTI: quello della SEMPLIFICAZIONE, quello della SICUREZZA ALIMENTARE e quello FISCALE. «Si è inteso favorire tutte quelle organizzazioni che contribuiscono a ridurre lo spreco, come il mondo delle aziende, della grande distribuzione e della ristorazione, e i soggetti che raccolgono e distribuiscono il cibo agli indigenti», spiega ancora il presidente.

   «Molta attenzione è stata poi posta alla sicurezza alimentare, in modo da garantire che ai poveri arrivi cibo “buono”, e infine si è chiarito che LE DONAZIONI SONO ATTI LIBERALI, e non scorciatoie per mettere in atto qualsivoglia pratica di evasione fiscale». Il tutto nell’ambito di un processo condiviso che ha visto le associazioni attive nel settore del recupero delle eccedenze trasformarsi in interlocutori privilegiati del legislatore e del governo: «Un governo che ha voluto dare un segnale preciso e no simbolico della propria volontà di avviare una concreta azione contro lo spreco: prova ne sia«, conclude Mario Marazziti, «lo stanziamento di 2 milioni in più per il Fondo per gli indigenti e la creazione di altri due fondi, uno per l’innovazione e uno per la prevenzione». (Gabriella Meroni)

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PER SAPERNE DI PIU’:

(….) In Italia vengono sprecate 5,1 milioni di tonnellate di cibo che potrebbero essere invece recuperate almeno in parte. In Italia ci sono oggi diverse iniziative di recupero promosse dai supermercati e da associazioni, come per esempio la Onlus Banco Alimentare (vicina al movimento cattolico Comunione e Liberazione, che ha contribuito alla stesura della proposta di legge ora approvata) o Last Minute Market. Nel maggio del 2015 la Francia ha approvato una legge sugli sprechi alimentari basata sulla penalizzazione: i rivenditori con una superficie di oltre 400 metri quadrati sono obbligati a stipulare accordi con le associazioni benefiche, altrimenti rischiano multe fino a 75 mila euro e fino a due anni di carcere.

   La proposta di legge italiana punta invece sugli incentivi, sulla semplificazione burocratica e sulla creazione di un sistema che oltre le singole iniziative risolva il problema, ma di fatto non prevede nessun obbligo.

   Il testo di legge unificato si intitola “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi”: è composto da 18 articoli. All’articolo 1 si spiegano nello specifico le finalità: favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari, dei prodotti farmaceutici e di altri prodotti (abbigliamento, per esempio) a fini di solidarietà sociale, ridurre la produzione di rifiuti e promuovere il riuso e il riciclo, contribuire ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni sulle materie oggetto della legge.

   Per “ECCEDENZE ALIMENTARI” si intendono quei prodotti alimentari, agricoli e agro-alimentari che mantengono i requisiti di igiene e sicurezza del prodotto, ma che sono rimasti invenduti, che sono stati ritirati dalla vendita, che sono rimanenze di attività promozionali, che stanno per scadere, che non sono idonei alla vendita per alterazioni dell’imballaggio, ma che comunque si sono ben conservati. Per “SPRECO ALIMENTARE” si intendono i prodotti alimentari scartati dalla catena e che, mancando un uso alternativo, sono destinati a essere smaltiti.

   Attualmente le imprese, i RISTORANTI e i SUPERMERCATI che vogliono donare le eccedenze devono presentare una dichiarazione cinque giorni prima. CON LA NUOVA LEGGE BASTERÀ INVECE UNA DICHIARAZIONE DI RIEPILOGO A FINE MESE, che garantisca la tracciabilità di quello che si è dato: dal documento di trasporto e dagli scontrini potrà essere scaricata l’IVA e la legge prevede un possibile SCONTO SULLA TASSA DEI RIFIUTI proporzionale alla quantità di cibo donato. Gli operatori del settore alimentare potranno cedere gratuitamente le eccedenze, se vorranno farlo, alle associazioni di volontariato, che le ritireranno direttamente e le destineranno «a favore di persone indigenti». L’articolo 16 del testo unificato allarga la platea degli operatori che potranno ritirare le eccedenze, prima riservata solo alle ONLUS.

   LE DONAZIONI SERVIRANNO INNANZITUTTO PER IL CONSUMO DELLE PERSONE, MA QUELLE NON IDONEE POTRANNO ESSERE CEDUTE PER IL CONSUMO DEGLI ANIMALI. Le cessioni – e questa è un’altra novità che prima non era disciplinata con chiarezza – saranno consentite anche oltre il termine minimo di conservazione (il “consumarsi preferibilmente entro il”) purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione. Le eccedenze alimentari potranno essere ulteriormente trasformate e le associazioni potranno anche fare degli ACCORDI CON GLI IMPRENDITORI AGRICOLI per recuperare i PRODOTTI CHE RIMANGONO A TERRA durante la raccolta.

   La nuova proposta prevede anche lo STANZIAMENTO DI FONDI: quello legato al cosiddetto “Tavolo indigenti” (che lavora con le associazioni, le industrie, la grande distribuzione e le organizzazioni agricole per acquistare derrate alimentari) sarà incrementato con 2 milioni di euro per il 2016. Poi è prevista l’istituzione di due nuovi fondi, ciascuno da 1 milione di euro: il primo dipenderà dal ministero dell’Agricoltura e servirà a finanziare ricerca e sviluppo nel campo delle confezioni, il secondo dipenderà invece dal ministero dell’Ambiente e promuoverà nei ristoranti l’uso di contenitori per portarsi a casa gli avanzi.

   La legge dice anche che le regioni «possono stipulare accordi o protocolli d’intesa per promuovere comportamenti responsabili e pratiche virtuose volti a ridurre lo spreco di cibo e per DOTARE GLI OPERATORI DELLA RISTORAZIONE DI CONTENITORI RIUTILIZZABILI, realizzati in materiale riciclabile, idonei a consentire ai clienti l’asporto dei propri avanzi di cibo».

   LA LEGGE INTERVIENE INFINE SUI CONSUMATORI. Gli sprechi alimentari riguardano infatti non soltanto i produttori, i distributori e i ristoratori, ma anche i consumatori CHE PRODUCONO IL 43 PER CENTO DEGLI SPRECHI STESSI. Per questo la proposta chiede una vasta sensibilizzazione sul tema in modo da rendere più consapevoli del problema tutte le parti in causa. La RAI e la radio dovranno assicurare un adeguato numero di ore dedicate all’argomento. (da “Il Post.it” del 14/3/2016)

testo unificato delle proposte di legge

LEGGE ANTI SPRECO _ DOSSIER PER L ESAME IN PARLAMENTO

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SPRECO ALIMENTARE, È ALLARME NEI PAESI UE: 60 MILIONI DI TONNELLATE NELLA PATTUMIERA

da www.italiaatavola.net/, 13/8/2015,

– I cittadini europei buttano nella spazzatura 60 milioni di tonnellate di cibo, ovvero 123 kg a testa, ogni anno. Gli alimenti più sprecati sono verdura, frutta e cereali, noti per essere più velocemente deperibili –

   Ogni anno i cittadini dell’Unione europea buttano nella pattumiera 60 milioni di tonnellate di cibo, 123 kg a testa, e l’80% di questi sprechi, pari a 97 kg pro capite, sarebbe evitabile con una serie di accorgimenti e buone pratiche. Lo annuncia l’Ansa nel riportare i risultati di uno studio del “Joint Research Centre” della Commissione europea pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters.

   I ricercatori hanno preso in esame i dati di 6 Paesi Ue – Regno Unito, Germania, Olanda, Danimarca, Finlandia e Romania – per cercare di quantificare lo spreco di cibo. Stando ai dati, a finire nella spazzatura sono tra i 22 e i 75 milioni di tonnellate di beni alimentari all’anno, tra i 55 e i 190 kg a persona. Gli alimenti più sprecati sono VERDURA, FRUTTA e CEREALI, in parte perché sono velocemente deperibili, e in parte perché hanno un costo generalmente inferiore rispetto ad esempio alla carne, quindi vengono acquistati in quantità abbondanti e sono gettati via più a cuor leggero.

   Rispetto ai prodotti agricoli, tuttavia, la carne, seppur sprecata in minore quantità, rappresenta uno spreco maggiore in termini di risorse naturali. Gli esperti hanno analizzato l’acqua necessaria per produrre il cibo: gli alimenti buttati equivalgono a uno spreco pro capite di 27 litri all’anno di “acqua blu”, cioè quella di laghi, fiumi e falde acquifere usata per l’irrigazione, e di 294 litri di “acqua verde”, ossia piovana.

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SPRECO ALIMENTARE IN ITALIA E NEL MONDO

di Anna De Simone, da http://www.ideegreen.it/

– Spreco alimentare in Italia e spreco alimentare nel mondo: statistiche, raccolta dati e informazioni sulla criticità degli sprechi alimentari. –

lo spreco di cibo nel mondo, infografica (da il corriere della sera 9
lo spreco di cibo nel mondo, infografica (da il corriere della sera 9

   Lo spreco alimentare non è solo una questione di cibo. Per arrivare sulle nostre tavole, gli alimenti di cui ogni giorno ci nutriamo, hanno visto l’investimento di numerose risorse naturali con un altrettanto importante impatto ambientale.

    Con il cibo sprecato vengono, infatti, gettate via risorse come acqua, fertilizzanti, suolo, combustibili fossili e fonti energetiche di ogni tipo; per non parlare dello spreco economico e dello spreco in termini di risorse umane. Gran parte del fabbisogno idrico mondiale è legato proprio alla produzione di cibo e lo spreco alimentare è sinonimo di spreco d’acqua.

SPRECO ALIMENTARE NEL MONDO

Dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50% ma solo di recente, complice la crisi economica globale, la questione è trattata come un vero problema.

   II 40% del cibo prodotto negli Stati Uniti finisce in discarica. In Gran Bretagna si buttano tra i rifiuti 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente consumabile, per un costo annuale di 10 miliardi di sterline. In Svezia, mediamente ogni famiglia getta via il 25% del cibo acquistato. La situazione non è molto diversa in Italia e per approfondimento vi rimandiamo al paragrafo successivo.

   Lo spreco alimentare nel mondo è una realtà drammatiche che vede finire nella pattumiera miliardi di tonnellate di cibo. Attenzione! Miliardi e non milioni! Stando all’analisi realizzata dalla FAO, gli sprechi alimentari nel mondo ammontano a più di 1,3 miliardi di tonnellate all’anno, pari a circa un terzo della produzione totale. Insomma, su 3,9 miliardi di tonnellate di alimenti prodotti, 1,3 finiscono nella spazzatura. La FAO non è l’unica ad aver indagato su quello che è lo spreco alimentare nel mondo; stando a un’altra ricerca (Smil, 2010), solo il 43% dell’equivalente calorico dei prodotti coltivati a scopo alimentare a livello globale viene consumato dall’uomo.

Lo spreco alimentare nel mondo vede tre punti critici:

FOOD LOSSES Si riferisce alle perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, durante la coltivazione o l’allevamento, la raccolta e il trattamento della materia prima.

FOOD WASTE Vale a dire gli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, distribuzione e le produzioni in eccedenza (prodotto invenduto).

SPRECHI DOMESTICI Ossia gli alimenti acquistati ma che non finiscono sulla tavola dei consumatori perché lasciati scadere nel frigo o nella dispensa.

SPRECO ALIMENTARE IN ITALIA

Lo spreco alimentare in Italia è altrettanto preoccupante. Nel nostro paese, nel giro di un anno, si spreca tanto cibo quanto potrebbe soddisfare il fabbisogno alimentare di tre quarti della popolazione italiana. Un anno di spreco alimentare in Italia sfamerebbe ben 44.472.924 abitanti, avete capito bene, quasi 44 milioni e mezzo di persone. Non c’è da meravigliarsi, allora, nell’apprendere che gli sprechi alimentari nel mondo potrebbero arrivare a sfamare l’intera Africa! Per approfondimento: gli sprechi alimentari potrebbero sfamare l’Africa – Fonte: FAO.

   Lo spreco alimentare in Italia è stato per troppo tempo sottostimato, le prime documentazioni sullo spreco di cibo in Italia sono relativamente recenti; è stata la crisi economica globale a puntare la lente d’ingrandimento sugli sprechi alimentari cercando di ottimizzare al meglio l’impiego di risorse su tutti i fronti.

   Come premesso, spreco alimentare è sinonimo di spreco di risorse, in primis quella idrica; altro punto critico dato che è ormai risaputo, le risorse idriche del pianeta sono destinate a finire.

   Stando a una ricerca scientifica dell’Università di Napoli, nel 2012, lo spreco alimentare in Italia ha toccato i 1.226 milioni di metri cubi d’acqua impiegata per la produzione del cibo che è poi stato gettato via senza essere consumato. Uno spreco idrico incredibile se si pensa che la stessa quantità di acqua avrebbe potuto soddisfare il fabbisogno idrico annuo di 19 milioni di italiani. Dei 1.226 milioni di metri cubi d’acqua sprecati, 706 milioni di metri cubi sono stati sprecati dai consumatori (in modo indiretto, sempre mediante gli sprechi alimentari), mentre i restanti 520 milioni di metri cubi sono stati sprecati durante la filiera produttiva, ancora prima di arrivare nelle case dei consumatori.

   Lo spreco alimentare inquina anche in Italia. Sul fronte delle emissioni, sono 24,5 i milioni di tonnellate di biossido di carbonio sprigionati inutilmente in atmosfera per produrre beni alimentari destinati alla pattumiera. Il 20% di questi gas serra è legato al settore trasporti, di queste, 14,3 milioni di tonnellate di CO2 sono associate al cibo sprecato dai consumatori e 10,2 milioni di tonnellate sono legate alle perdite lungo la filiera alimentare.

   Per approfondire il tema dello spreco alimentare in Italia vi segnalo il IL LIBRO NERO DELLO SPRECO IN ITALIA: IL CIBO” proposto su Amazon al prezzo di 10,20 € con spedizione gratuita.

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GIORNATA CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE

5/2/2016, da http://altrimondinews.it/

IN ITALIA OGNI FAMIGLIA GETTA VIA QUASI 28 EURO DI CIBO AL MESE

   Istituita nel 2014, dal MINISTERO DELL’AMBIENTE e l’associazione LAST MINUTE MARKET, il 5 FEBBRAIO è la GIORNATA NAZIONALE DI PREVENZIONE DELLO SPRECO ALIMENTARE. Un tema poco discusso che, invece, meriterebbe una lunga riflessione.

   Stando ai dati presentati da Waste Watcher, l’OSSERVATORIO NAZIONALE SULLO SPRECO DI CIBO DI LAST MINUTE MARKET, in Italia, ogni famiglia getta via quasi 28 euro di cibo al mese, per un peso complessivo di oltre due chili e mezzo di alimenti buttati tra i rifiuti, al valore di quasi 8,5 miliardi di euro all’anno.

   Mentre il valore economico dello spreco alimentare su scala globale vale 1.000 miliardi di dollari, una somma di denaro mostruosa che quasi triplica se consideriamo i costi legati all’acqua e all’impatto ambientale, arrivando a superare i 2.600 miliardi di dollari annui.

   Il rapporto Waste Watcher, inoltre, dedica ampio spazio a un argomento direttamente collegato allo spreco, ovvero quello relativo agli imballaggi. Il packaging dei prodotti alimentari deve essere al centro della lotta al cibo sprecato.

   Qualcosa però in Europa si sta muovendo. L’Unione Europea, che ha fatto rientrare nel 2012 lo spreco alimentare in una Risoluzione Parlamentare, si è imposta di dimezzarlo nel vecchio continente entro il 2025, che per questo motivo è stato proclamato Anno Europeo contro lo Spreco Alimentare.

   Intanto, a Roma, l’associazione Last Minute Market ha presentato una nuova campagna europea “SPRECO ZERO: Un anno contro lo spreco”. Obiettivo: sensibilizzare e modificare la cultura dei consumatori, e far cambiare i comportamenti delle imprese che producono e distribuiscono. Portando gli imballaggi in prima linea nella lotta alla dispersione degli alimenti.

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SPRECO DI CIBO

da http://foodrightnow.it/

   La FAO calcola che ogni anno si sprechino 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano. Il solo spreco di cibo in Italia ha un valore economico che si aggira intorno ai 13 miliardi di euro all’anno.

   È possibile distinguere tra due tipologie di spreco di cibo.

Food losses: ossia le perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, principalmente in fase di semina, coltivazione, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione agricola.

Food waste: ossia gli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, la distribuzione e il consumo finale.

   Lo spreco alimentare è un fenomeno che pone interrogativi sugli squilibri di consumo nel mondo e sulla disparità sociale tra chi spreca e chi non ha da mangiare. La FAO indica che sono 222 milioni le tonnellate di cibo buttato nei Paesi industrializzati, una cifra pari alla produzione alimentare dell’Africa Subsahariana (circa 230 milioni di tonnellate).

   A livello europeo si sprecano in media 180 kg di cibo pro-capite all’anno; il 42% di questo spreco avviene a livello domestico. Il Paese con maggiore spreco pro-capite è l’Olanda con i suoi 579 kg pro-capite all’anno; quello che spreca meno è la Grecia (44 kg pro-capite all’anno).

   L’Italia si trova all’incirca a metà strada tra questi due Paesi, con 149 kg di cibo sprecato annualmente per persona. È interessante notare come la crisi economica abbia ridotto lo spreco di cibo del 57%; per risparmiare, gli italiani hanno iniziato a programmare meglio le proprie spese ed i propri consumi, riducendo le quantità acquistate, riutilizzando gli avanzi e prestando maggior attenzione alle scadenze.

   Le perdite e gli sprechi di cibo avvengono a diversi livelli del percorso dalla produzione al consumo finale.

   Possono verificarsi a livello di produzione e raccolto, a causa di intemperie, di malattie o infestazioni, o a causa di difetti nel sistema di coltivazione o trasporto.

   Può verificarsi invece durante la trasformazione dei prodotti, che produce gli scarti della produzione alimentare.

   Gli scarti possono anche avvenire nella fase di distribuzione all’ingrosso, dove il cibo resta invenduto perché non corrisponde ai canoni estetici dei compratori.

   La ristorazione e il consumo domestico, in ultimo, creano scarti alimentari a causa delle porzioni eccessive, della mancata consumazione degli alimenti entro la data di scadenza e di difficoltà ad interpretare l’etichetta e le indicazioni relative alla consumazione (Fonte SlowFood).

   Mentre per i Paesi in via di sviluppo c’è molta strada da fare per ridurre le perdite nella prima parte della filiera alimentare nei Paesi sviluppati i maggiori problemi sono nella fase di consumazione (ristorazione e consumo domestico).

   Ci sono però delle PICCOLE AZIONI QUOTIDIANE che noi –  cittadini e consumatori – possiamo mettere in atto per contribuire a ridurre il proprio spreco alimentare e di conseguenza la propria impronta ecologica come:

– fare la lista della spesa e comprare solo quanto necessario;

– comprare se possibile da produttori locali;

– scegliere prodotti di stagione;

– usare meno trasformati e più ingredienti;

– imparare a cucinare con quello che c’è, usando avanzi e scarti

– non servire porzioni eccessive!

   Per approfondire il tema dello spreco di cibo si veda la scheda Spreco di cibo

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COME RIDURRE GLI SPRECHI ALIMENTARI

di Anna De Simone, da http://www.ideegreen.it/

   Quando parliamo di sprechi alimentari entriamo in contatto con una realtà sconcertante che vede gli italiani come un popolo di spreconi: ogni anno gettiamo nella pattumiera 7,65 miliardi di euro in cibo non consumato. Questi sono i dati diffusi in occasione della Giornata contro lo spreco alimentare e quelle che seguono sono indicazioni che vi faranno capire come ridurre gli sprechi alimentari.

COME RIDURRE LO SPRECO ALIMENTARE, GLI SCARTI

Lo spreco di cibo interessa tutti gli alimenti, inoltre vi sorprenderà sapere quante cose buone si possono preparare con quelli che voi chiamate “scarti”. Con del pane raffermo si possono preparare i passatelli, con del pane duro si fanno le “freselle napolatane” oppure delle deliziose bruschette al forno. Con gli scarti vegetali si prepara brodo o concentrati… insomma, in cucina non c’è spazio per gli sprechi e anche l’olio di frittura si può recuperare. Per capire bene come muovervi, leggete le nostre guide:

Come riciclare gli scarti in cucina

Come riciclare il pane raffermo

Come riutilizzare le foglie esterne del carciofo

Come riciclare le bucce di patata

Come produrre meno rifiuti alimentari

Come ridurre lo spreco alimentare, la spesa

   Per eliminare gli sprechi alimentari in modo totale, bisogna giocare d’anticipo: cercate di fare una spesa più consapevole e razionale! Non lasciatevi ingannare dal classico Tre Per Due se poi non riuscite a finire in tempo ciò che già avete in frigo!

   Prima di andare a fare la spesa, controllate credenza e frigorifero (comprese date di scadenza degli alimenti) e scrivetevi una lista razionale di ciò che occorre in casa e attenetevi alla lista ricordando che ogni variazione o aggiunta potrebbe portare come esito un dispendio economico inutile e uno spreco di cibo. Quando aggiungete un alimento al vostro carrello, controllate la data di scadenza.

COME RIDURRE LO SPRECO ALIMENTARE, GLI ALLEATI

Chi intende eliminare gli sprechi in cucina può trovare utili alcuni dispositivi salva-cibo. Vediamoli insieme:

FRULLATORE, CENTRIFUGA O ESTRATTORE Questi tre aggeggi vi consentono di ottenere frullati, centrifugati o succhi di frutta da servire in tavola, consumare come spuntino o colazione. Quando la verdura e la frutta sono ormai troppo mature, allontanate l’idea della pattumiera e preparate qualcosa di buono da bere consumandola tutta! Per approfondimenti: Estrattore o centrifuga? – Estrattore di succo freddo (l’articolo mette a confronto Estrattore, centrifuga e frullatore)

CONTENITORI A CHIUSURA ERMETICA I contenitori di vetro possono allungare la vita di molti alimenti. Se aprite del cibo in scatola (passate, funghi, fagioli…) non conservateli in frigo nella loro confezione originale ma riponeteli in contenitori di vetro a chiusura ermetica così da aumentarne la vita di quel poco che basta per consumare.

ESSICCATORI  Ci aiuta a conservare frutta e verdura in modo molto pratico. Se non avete un essiccatore ma vi piace l’idea di avere funghi secchi, peperoncini secchi e tanta frutta secca fatta in casa, potete valutare di comprarlo. Ormai, sul mercato, si trovano essiccatori a buon prezzo, per farvi un’idea, date un’occhiata agli Essiccatori in offerta su Amazon.

MACCHINE PER IL SOTTOVUOTO Un altro buon sistema per allungare la vita del nostro cibo e ridurre gli sprechi alimentari consiste nella conservazione sottovuoto. Gli alimenti sottovuoto arrivano a durare fino a 5 volte più a lungo rispetto ai metodi di conservazione tradizionali. Anche in questo, il mercato offre macchine per il sottovuoto da prezzi accessibili, date un’occhiata alle Macchine per sottovuoto in offerta su Amazon. (pubblicato da Anna De Simone)

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SPRECO DI CIBO NEL MONDO: LA COLPA È DELLE ETICHETTE

di Stefania Aoi, da “la Repubblica” del 10/9/2’14

– Per la rivista americana FuturFood 2050 ogni anno nel mondo si buttano 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, per l’incapacità di leggere le scadenze. E nella sola Australia un milione di bambini patiscono la fame –

   Tra un terzo e la metà del cibo prodotto ogni anno a livello globale va a finire nella pattumiera. La colpa è delle etichette, che spesso poco chiare, creano confusione tra i consumatori. A ricordarlo è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Nella sua Newsletter riporta i dati pubblicati sull’Australian Institute of Food Safety e quindi le stime di FutureFood 2050, la rivista dell’Institute of Food Technologists(Ift) di Chicago.

   Secondo gli americani, gettiamo via 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, che potrebbero nutrire più di un miliardo e 25 milioni di persone. Solo negli Stati Uniti si spreca il 31% del cibo, per un valore di 162 miliardi di dollari.

     FutureFood gira il coltello nella piaga e spiega come spesso il cibo venga buttato a causa di una cattiva informazione. Un prodotto su quattro (25%) va nel cassonetto perché ha superato il SELL BY DATE, che è solo la data entro cui il produttore è tenuto a venderlo. Ciò significa che è ancora commestibile. Una persona su dieci è poi convinta che sia pericoloso mangiare un alimento che ha superato il “CONSUMARSI PREFERIBILMENTE” (o Best before). Mentre COSÌ NON È: entro questa data il prodotto conserva la sua qualità ideale, ma si può mangiare anche dopo. Il 37% del cibo viene invece buttato perché ha oltrepassato la data di scadenza vera e propria.

     Il problema è sentito soprattutto oltre i confini della Ue. Secondo la rivista americana sarebbe necessario sviluppare UN SISTEMA DI ETICHETTATTURA PIÙ CHIARO.

   Lo spreco di cibo è una vergogna mondiale. Soprattutto alla luce di dati come quelli di OzHarvest. L’organizzazione che raccoglie il cibo prima che venga buttato – per poi nutrire chi ne ha bisogno – denuncia che SOLO IN AUSTRALIA (NON UN PAESE TRA I PIÙ POVERI AL MONDO) OGNI ANNO OLTRE UN MILIONE DI BAMBINI, tutti i giorni, VA A SCUOLA SENZA POTER FARE COLAZIONE O A LETTO SENZA CENA.

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In vista della legge anti-spreco

PARLA PIETRO PARISI: «IL CIBO È SACRO!»

15/3/2016, da www.italiaatavola.net/

– Il cuoco-contadino del ristorante “Era Ora”, da anni propone una cucina anti-spreco, composta da piatti creativi come il Wasabi di friariello, concretizzati grazie a una ricerca che solo negli ultimi anni viene valorizzata –

   Una prospettiva anti-spreco per quanto riguarda il settore alimentare è sempre più un bisogno per l’Europa, capeggiata dall’ormai già approvata legge francese volta alla riduzione degli sprechi di cibo nella Gdo. Ideale, si può dire, circolante nel Vecchio Continente grazie ai sei mesi di Expo a Milano; ideale ora che torna nel suo Stato-epicentro: una proposta di legge arriva anche in Italia. Non poche le parole che si sprecano intorno all’argomento che tiene gli occhi di esperti e non solo puntati alla decisione del governo; alcune le dichiarazioni più rilevanti, prima tra tutte quella del cuoco-contadino Pietro Parisi

   Pietro Parisi, cuoco-contadino a Palma Campania (Na), alle falde del Vesuvio, da sempre ambasciatore di questo tipo di cucina non solo nel suo ristorante ma anche in una televisione, precisamente nella trasmissione Mi Manda Rai3. Il suo pensiero, così attuale oggi giorno, in realtà è risultato di una mentalità tipica e tradizionale del suo territorio e della sua famiglia. «La mia è una cucina – spiega Pietro Parisi – che valorizza il territorio e la sostanza vera degli alimenti. Io vengo da una famiglia contadina, con una tradizione per la quale il cibo è sacro, importante, da non sprecare in quanto dono di Dio; è così che sono cresciuto, imparando a non sprecare mai. E questo mio pensiero, questa mia formazione ideologica io la porto nel mio ristorante, utilizzando per i miei piatti ogni ingrediente e ogni sua parte, a partire ad esempio dalle bucce di melanzana».

   E proprio il cuoco-contadino, da più di dieci anni favorevole ad un provvedimento che solo oggi passa tra le Poltrone romane, commenta la proposta di legge, realizzazione di un’idea sempre più necessaria, sempre più voluta. «Questa legge è importante – conferma soddisfatto lo chef – perché valorizza coloro che ogni giorno lavorano mossi da questa filosofia, ma che sono sempre stati poco considerati. Oggi, con queste iniziative, il nostro pensiero viene messo in risalto, e così la nostra cucina e la nostra professionalità nel lottare contro gli sprechi attraverso il nostro mestiere».

   «Siamo contenti – continua Parisi – perché oltre che alla nostra professionalità, anche alla nostra attività di ricerca viene data la giusta visibilità. E non è qualcosa di scontato, molte persone non si chiedono cosa stia dietro alle nostre ricette anti-spreco. Molte persone non se lo chiedono perché sono troppo abituate alle cucine stellate, dove tutto è “bello e buono”… ma così è troppo facile! Anche le parti meno nobili di ciò che viene cucinato devono essere considerate. Io personalmente do la stessa importanza ad un filetto che alla lingua. Questo mio pensiero con questa legge ottiene un’importante vittoria».

   Sapere che oltre un terzo della produzione di cibo nel mondo viene sprecato, che 60 milioni di tonnellate di alimentari vengono gettate ogni anno nell’Unione Europea, non può che porre sotto una luce positiva l’impegno che ogni giorno Pietro Parisi mette nel suo lavoro, nel realizzare piatti che davvero vadano verso una riqualificazione, una rivalorizzazione del cibo, come il suo Wasabi di friariello. «Il wasabi – spiega Parisi – rientra nella concezione di una cucina orientale che sta prendendo sempre più piede nel nostro Paese. Io lo preparo utilizzando i gambi di friariello, che ogni giorno vengono sprecati in molti ristoranti. Ecco, io ne ho fatto una salsa, è una salsa che ha provato ed ha apprezzato addirittura il presidente della Repubblica, è una salsa che fa da sfondo ad una pizza buonissima che in questo momento è molto quotata nel mio ristorante».

   E le soddisfazioni non arrivano infatti solo dalle poltrone parlamentari, quanto anche dalle sedie più comode ed “umili” del suo ristorante Era Ora in Campania, dove clienti, consumatori, amici, colleghi anche, superate le titubanze iniziali, cominciano a capire, e a complimentarsi con lo stesso Pietro per il lavoro che fa, che per troppo tempo non è stato gratificato a dovere. «Nel 2005 – racconta il cuoco-contadino – quando ho cominciato a trasformare questa mia filosofia in vera e propria cucina, molte persone, abituate allo stile dei ristoranti stellati, mi giudicavano, con la puzza sotto il naso. Oggi invece clienti e colleghi mi scrivono, mi contattano, esprimendo apprezzamenti sul mio stile e la mia filosofia tra i fornelli».

   Non rimane allora che affidarci alla cucina di cuochi come Pietro Parisi, sperando questa tendenza divenga una vera e propria regola. La strada è stata lunga, partendo dalla richiesta di una legge da parte di Fipe fino alla Francia che ci fa da spartiacque, ma ora ci siamo, l’anti-spreco diventa legge anche in Italia, e cuochi del calibro di Pietro Parisi ricevono meritatamente la gratificazione per una ristorazione che è riuscita a mescolare etica, sostenibilità e gusto.

FRANCE-ECONOMY-MARKET-RUNGIS

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