STREET ART: Città e Paesi in mano alla fantasia e creatività dei NUOVI ARTISTI URBANI, per riqualificare e TOGLIERE IL DEGRADO A CENTRI E PERIFERIE (ma ogni luogo è “Centro”, non periferia) – Da atto vandalico a espressione di rinnovo urbano – I WRITERS, con maturità artistica, sono passati alla “Street art”

BANKSY: OPERA STREET ART – Street-Art vs Olympics 2012 in London

   Parliamo qui di “Street Art”, un’espressione artistica che prende forma negli spazi pubblici, nelle strade, piazze, sui muri, sulle case diroccate dei centri o delle periferie…. Nelle stazioni e sui treni, vagoni fermi, abbandonati, o quelli che invece al mattino partono, si mettono in movimento…

Brookling street a COPENAGHEN

   Un’arte che negli ultimi decenni (ma la sua origine è ben più lontana…) nasce e si sviluppa nella clandestinità, nell’illegalità… e che adesso forse “le autorità”, il “potere” la vuole fare propria, vuole utilizzarla (chiediamo: è un bene che esca la Street art dalla clandestinità e diventi ufficiale?…forse che no, forse che sì…)

   E’ così che comunque adesso accade sempre di più che vengono predisposti degli spazi espressamente dedicati a questa forma pittorica artistica. E se ancora adesso spesso resta una manifestazione illegale, non autorizzata (si può parlare di atto vandalico…), il confine tra quello che viene considerato come vandalismo e arte rimane molto sottile. L’artista s’impossessa del luogo pubblico….

LA PROTESTA CONTRO BREXIT DI BANKSY – Dal momento in cui è apparsa sulla parete di un edificio nel porto di DOVER, l’ultima opera di BANKSY – un enorme murales che rappresenta un operaio armato di martello e scalpello intento a staccare una delle 12 stelle dalla bandiera dell’Unione Europea – ha generato il solito clamore mediatico e la consueta sequela di polemiche tra chi sostiene che trattasi di un’operazione artistica e chi invece di una sapiente azione di marketing. In qualsiasi modo la si pensi, BANKSY sa sempre come far parlare di sé e ha fatto indiscutibilmente centro ancora una volta. Le foto del suo ultimo lavoro sono rimbalzate in rete in ogni angolo del pianeta. Eppure la ricetta è semplice: messaggi chiari, comprensibili a tutti che appaiono all’improvviso nei posti più disparati; immagini provocatorie al limite del distaccante, ed un anonimato rigoroso che non fa che accrescerne la notorietà. (Mariacristina Ferraioli, 10/5/2017, da http://www.artribune.com/arti-visive/ )

   Dov’è nata la Street art? (se ne parla in alcuni articoli ripresi in vari siti e riportati in questo post)…L’origine può comunque essere fatta risalire agli anni Settanta a New York. L’interesse pubblico per questa “arte di strada” è esploso intorno al 2000, grazie anche agli stencil di Banksy.

disegno che appare in un cavalcavia della STRADA FELTRINA, nel Trevigiano

   Ma nella vera origine, è un’arte antica, forse all’inizio tentativo di rappresentazione della vita e degli avvenimenti, degli accadimenti (pensiamo ai graffiti degli uomini primitivi sulla roccia); oppure di significato religioso. E tracce di graffiti sono state trovate fin dall’epoca classica, senza dimenticare le pitture rupestri che già l’uomo primitivo realizzava sulle pareti delle caverne.

INCISIONE ARTE RUPESTRE IN VAL CAMONICA – GRAFFITI DELLA VAL CAMONICA – La Val Camonica, primo sito Unesco in Italia (1979), è nota in tutto il mondo per l’ampia collezione di petroglifi preistorici (incisioni rupestri) che dimostra come l’uomo e l’ambiente hanno interagito fin dalla Preistoria. Il territorio del sito è distribuito lungo l’intera vallata con oltre 180 località dislocate in 24 comuni. LE INCISIONI FURONO REALIZZATE LUNGO UN ARCO DI TEMPO DI CIRCA 12 MILA ANNI. Quelle dell’ultimo periodo riconducibili all’età del Ferro sono attribuite al popolo dei Camuni ricordato dalle fonti latine. Scoprire e conoscere l’arte rupestre camuna permette di compiere un viaggio unico ed indimenticabile nella preistoria e protostoria europea sino ad arrivare alle soglie del XX secolo. La maggior parte delle incisioni rupestri presenti in val Camonica sono state realizzate con la tecnica della martellita ma VI SONO PRESENTI MOLTE INCISIONI OTTENUTE ATTRAVERSO IL GRAFFITO. Le figure rappresentate si presentano a volte sovrapposte tra loro senza un apparente ordine ma spesso, invece, appaiono in relazione logica tra loro raffigurando nell’insieme un rito religioso oppure una scena di caccia o lotta. GLI IDEOGRAMMI IN VAL CAMONICA NON RAPPRESENTANO L’OGGETTO REALE MA LA SUA “IDEA”. L’arte rupestre in Val Camonica è, ad oggi, visitabile in otto parchi ma il numero di quest’ultimi è destinato a crescere data la ricchezza di testimonianze archeologiche presenti nella vallata. Percorrendo i parchi archeologici della è possibile ammirare GUERRIERI, CACCIATORI, CONTADINI, CARRI ED ARATRI, CAVALLI, BUOI, CERVI, UCCELLI ACQUATICI E CANI, CAPANNE E TORRI MEDIOEVALI

   Nel secolo scorso spesso e forse in modo dominante i graffiti sono stati espressione di protesta politica, di rivolta.

   E comunque il fenomeno del graffiti writing ha iniziato ad assumere una precisa valenza sociale e culturale negli anni ’30 del 900 nelle grandi metropoli americane.

   Ma come non dimenticare le testimonianza sui muri delle celle, per gli internati, per i prigionieri nelle carceri e altri luoghi di detenzione forzata? …disegni rappresentativi della loro sofferenza; e a volte un messaggio per chi li vedrà in un futuro che loro, pittori improvvisati “per necessità”, non ci saranno più.

A COPERTINO (PROVINCIA DI LECCE) LA ‘STREET-ART’ RIQUALIFICA ALCUNI EDIFICI DEL CENTRO STORICO

   Parlavamo dell’importanza nei decenni del secondo dopoguerra dei graffiti come messaggio politico, di protesta, di denuncia….(spesse motivo di querela agli anonimi autori da parte di chi ne era colpito). Ora, di questo, della denuncia politica, o dello scherno, del facile insulto a volte… di tutto questo poco o niente è rimasto.

   La Streeet art ora è meno politica e sempre più ”esistenziale”, fumettistica, di fantasia, estetica. Ma la cosa non è necessariamente negativa.

MURALES GRAFFITI SUL MURO DI BERLINO (DI QUEL CHE RIMANE) – (Un bacio tra il leader degli anni 70 del 900 dell’allora Unione Sovietica Leonid Breznev, e il leader della Germania Est Erik Honecker) Il Muro di Berlino venne abbattuto il 9 novembre del 1989. Ne rimane in piedi soltanto un tratto (circa 1,3 km) che si è trasformata in una vera e propria galleria d’arte en plain air. Si tratta della East Side Gallery costituita da circa 106 murales di artisti di ogni parte del mondo

   E pur rimanendo, il graffitismo, come detto molto spesso azione vandalica, di imbrattamento dei muri con scritte di insulti o dichiarazioni d’amore, o schizzi e disegni “tanto per fare”, per sfogo vandalico…. Pur avendo spesso risvolti commerciali (ci sono sempre più magliette e altro abbigliamento vario con disegni ripresi dagli street artists, anche se c’è quasi sempre un’assenza di copyright sulle loro opere)….Pur essendo diventata molto spesso “ufficiale”, inglobata, gestita, sponsorizzata dalle amministrazione comunali…. pur tutto questo… il fenomeno è allo stesso tempo di interesse artistico, di diffusione del “potenziale artistico” nuovo di giovani generazioni.

MILANO ha deciso di colorare e far parlare con informazioni le palizzate dei cantiere in costruzione della METROPOLITANA Blu. Affidando alcuni spazi proprio agli ARTISTI DI STRADA. Il tentativo di cambiare l’immagine – e non solo – di quegli ospiti ingombranti con cui residenti e commercianti devono convivere. (Alessia Gallione, da “la Repubblica.it ed Milano” del 3/9/2016)

   Ma, ed è quel che interessa sottolineare di più qui, è un’occasione di abbellimento delle città, un recupero dal degrado e abbandono che sempre più luoghi e manufatti edili ci sono nelle nostre città. Grazie a questa pratica anche le periferie, aree dimenticate e abbandonate all’incuria, al deterioramento del tempo…iniziano a (ri)vivere.

   E, dicevamo, sempre più comuni e città ora molto spesso incoraggiano il fenomeno, e questo, se da una parte toglie la patina di illegalità a forme artistiche spesso di grande bellezza e meticolosa e preparata tecnica pittorica, dall’altra l’”ufficializzazione” di questa forma d’arte toglie ad essa elementi che la caratterizzavano (dipinti fatti di nascosto, di notte, e a volte, di denuncia o contro qualcuno….).

A VITTORIO VENETO il 6 e 7 maggio scorso si è tenuta la seconda edizione di “Art in Park”. I giovani arrivati da tutta Italia si sono cimentati col parcheggio multipiano di piazza Medaglie d’Oro per dare vita a un’opera collettiva di riqualificazione dell’area. L’idea è che, per il 2018, l’anno del centenario, di offrire le pareti libere della città al tema della pace, in contrapposizione alla grande guerra, nel ricordo comunque delle sue vittime.

   Però, ribadiamo, vogliamo qui vedere l’aspetto positivo di questa forma artistica, che può essere considerata su due fronti: il primo è l’emergere, il “dare possibilità” a giovani creativi di esprimere le loro potenzialità espressive, anche con disciplina e rigore. L’altro aspetto positivo è quello di dare a ciascuna città (centro o periferia, quartiere urbano o borgo isolato…) una riqualificazione dal degrado in cui è caduto. Pensiamo ad esempio al muro di una casa, o fabbrica abbandonata da decenni, che sopravvive fatiscente, e che diventa la “tela” di pittori, artisti, STREET ARTIST, che ravvivano quel luogo con le loro rappresentazioni.

Via Scarlatti 5 – MILANO. MURAL #05 FOR BART – autore MILLO

   Su tutto poi a noi piace l’idea di una ripresa della “cultura di strada” fatta di presenza nei luoghi (strade, vie, piazze…), che invece ora molto spesso diventano o luoghi vissuti solo quando ci possono essere “momenti organizzati” (il mercatino antiquario nelle piazza, la festa patronale, il concerto… e tutto il resto dell’anno non c’è niente..) oppure perlopiù sono “luoghi di attraversamento” veloce, dal punto “A” al punto “B”, per quelli che (tutti noi) devono andare da un posto all’altro, e “subiscono” la necessità di dover passare per quei posti. Una ripresa di vita di ciascun luogo può essere “aiutata” dalla Street art. (s.m.)

…………………………..

CHE COS’E’ LA STREET ART?

(da https://www.ideanomade.com/ )

   L’origine della parola Street art deriva dai mass media, che hanno portato all’attenzione di un vasto pubblico quella che in precedenza veniva considerata esclusivamente come espressione dell’inquietudine giovanile, piuttosto che una vera e propria forma d’arte.

   La Street Art è un’espressione artistica che prende forma negli spazi pubblici, come ad esempio strade, muri e stazioni. Anche se talvolta vengono predisposti degli spazi espressamente dedicati alla Street Art, più spesso questa forma di manifestazione artistica prende forma attraverso atti illegali.   In effetti, ancora oggi, il confine tra quello che viene considerato come vandalismo e arte rimane molto sottile, tanto che è abbastanza comune ascoltare dibattiti pubblici a riguardo di queste tematiche.

   La Pop Art viene oggi considerata come una vera e propria base teorica della Street Art, anche se le differenze restano marcate.

   Nel primo caso infatti l’artista propone i propri lavori al suo pubblico di riferimento. Il discorso s’inverte completamente nel caso della Street Art, dove l’artista s’impossessa del luogo pubblico, imponendo l’atto comunicativo ed artistico all’osservatore senza un’effettiva possibilità di scelta.

   “La Street Art“ si evolve dalla pop art e dalla graffiti art, ma sviluppa tematiche più profonde. Molti writers, raggiunta una maturità artistica, sono passati alla “street art”.

   La nascita di questo movimento non può essere ricondotta ad una data precisa, in quanto come movimento globale, non si può sapere con esattezza dove o con chi sia iniziato. L’origine può comunque essere fatta risalire agli anni Settanta a New York. L’interesse pubblico per questa “arte di strada” è esploso intorno al 2000, grazie anche agli stencil di Banksy. Da allora sono stati stampati numerosi libri che trattano l’argomento e la Street Art è spesso sfruttata dalle aziende di marketing.

   L’impatto della Street Art e della cultura metropolitana sull’immaginario pubblico è ormai evidente. Sempre più spesso infatti la Street art influenza i prodotti e le campagne pubblicitarie, portando questa “cultura della strada” nel mainstream: in molti negozi si possono trovare magliette con le stampe di Banksy, Thierry Guetta (noto anche con lo pseudonimo Mr. Brainwash), o di altri writers famosi, così come spille, borse e molti altri generi commerciali mentre altri, per esempio Shepard Fairey (nickname Obey) hanno creato, parallelamente alle loro carriere artistiche, veri e propri brand.

   Nella mia città, che sta cambiando sempre di più, si sta passando dall’era industriale all’era del turismo, sempre più STREET ARTIST si lanciano sulla scena, uno fra i tanti è Millo, che ha dipinto i muri degli edifici in Barriera di Milano. (vedi: www.ideanomade.com/blog/b-art_i-muri-di-millo/ )

   Nonostante questo, quasi tutti gli street artist promuovono l’assenza di copyright sulle loro opere, incoraggiandone anzi la copia e la diffusione, fornendo addirittura kit e istruzioni per l’assemblaggio.

…………………….

DAL PARK ALLA CITTÀ: VITTORIO APRE LE PORTE AGLI ARTISTI DEI GRAFFITI

di Francesco Dal Mas, da “la Tribuna di Treviso” del 6/5/2016

VITTORIO VENETO – C’è un nuovo primato a cui punta ad arrivare la città di Vittorio Veneto: diventare la capitale regionale dell’arte di strada, cioè degli artisti della bomboletta.

   «Se Campobasso è il decimo capoluogo mondiale – sorride l’assessore Barbara De Nardi – perché Vittorio Veneto non può ambire al primato veneto, per poi agognare a quello italiano?».

   Ed ecco l’idea: per il 2018, l’anno del centenario, offrire le pareti libere della città al tema della pace, in contrapposizione alla grande guerra, nel ricordo comunque delle sue vittime. Il 6 e 7 maggio si è tenuta la seconda edizione di “Art in Park”. I giovani arrivati da tutta Italia si sono cimentati col parcheggio multipiano di piazza Medaglie d’Oro per dare vita a un’opera collettiva di riqualificazione dell’area. Costi proibitivi per le casse comunali? «Mille euro, per le bombolette», risponde De Nardi, confermando che le prestazioni sono gratuite.

   Molti artisti sono tra i più affermati in Italia. C’è chi dipinge da vent’anni e si porta dietro la figlia di dieci. Un’arte, quindi, tramandata da genitori a figli. Le ragazza si palesano con una rara fantasia. Le loro opere, si badi, resteranno permanenti nel cuore della città. Abbelliranno uno dei suoi luoghi più degradati ed il tutto rispetterà la piena legalità.

   Ci sono Pocket Couds di Imola, La Franz di Roma, Iah di Treviso, Gafuk di Pordenone, Sharhko di Bologna, Boogie di Padova, Andee di Venezia, Camer di Treviso, Equs di Verona, Daker di Gorizia, Orion di Padova, Menta di Treviso, Secse, Diego, Mike 128, Bacon, Skaione, Joex anche loro di Treviso, Casto di Brescia e poi riprende Treviso con Nears, Pog, Sure, Aldo, Eye, Drow, Ass. Intart, Seek. Non è mancata musica dal vivo con artisti rap e pure un’esibizione di ballo hip hop e breakdance. «Stiamo restituendo alla città un’area profondamente degradata – fa notare De Nardi – anche se a breve distanza dal municipio».

   La prima edizione ha visto gli street artist impegnati nel ridipingere interamente il primo piano interrato del parcheggio. «Fino ad oggi le pareti realizzate non sono state oggetto degli imbrattamenti che ricoprono il resto dell’area – sottolinea, soddisfatta, l’assessore – Confortati da questo risultato, abbiamo deciso di procedere. Anche in questa occasione i writer già affermati saranno affiancati dai ragazzi che frequentano al Centro Giovani Criciuma il laboratorio di graffiti dello Spaccatempo. Questo non è solo un intervento artistico e di riqualificazione, è anche un momento di un percorso educativo per i ragazzi, che imparano l’importanza del rispetto delle regole e dei beni collettivi, che capiscono la differenza tra sporcare e creare arte». (Francesco Dal Mas)

………………………

I BAMBINI CI PARLANO SUI GRAFFITI RUPESTRI DEI COMUNI

di Giuseppe Caliceti, da “Il Manifesto” del 11/5/2017

   Vi ho dato delle fotocopie. Mi dite cosa sono? Cosa vedete? «Io vedo che ci sono dei disegni». «Ci sono dei disegni in bianco e nero». «Io vedo degli animali: un maiale, mi sembra, un cavallo». «Ci sono anche dei cavalieri. Hanno una freccia in mano». «Non è una freccia. È una lancia». «Anche delle stradine, ci sono. Delle stradine e delle casine». «A me sembra che questo qui in alto è un recinto e dentro c’è uno stambecco. Anzi, no, forse è una capra». «A me sembra che non sono disegnati benissimo. Perché poi sono in bianco e nero. Non sono a colori». «Per me questa è la coda del cavallo e per me è molto bella».

   «Ci sono delle punte. Dei… Come si chiamano? Delle scale. Dei rastrelli». «A me sembra che questa è una casa perché c’è il tetto». «Non è una casa. E’ una capanna». «Io vedo un fiume». «Io ci vedo anche una pecora, qui. E anche un’oca. E anche un’anatra ». «Secondo me questo è uno stambecco o un capriolo». «Questo è un uomo. Si vede. Con una lancia molto grande. Una lancia grandissima. Io non so neanche come fa a tenerla in mano, così grossa. Per me è grandissima, la lancia. Lui è piccolissimo e la lancia è grandissima». «A me sembra che… Anzi, questo sì, è un cervo. Anzi, sono tanti cervi ». «Qui fanno la caccia al cervo con le lance». «Qui c’è un cervo col suo piccolino». «Non è vero che questi disegni non sono belli, a me piacciono molto. Sono precisi. Sono belli». Secondo voi chi li ha fatti questi disegni? Guardiamo se indovinate…

   «Tu?» No. No. Io no. Provate a indovinare… «Forse dei bambini. Perché un po’ sembrano dei disegni di bambini. Forse della scuola materna .O forse no, perché sono belli, sono difficili, disegnare un cavallo per me è difficile, forse anche delle scuole elementari». «Per me sono stati degli scolari che tu avevi in classe prima di noi, tanti anni fa». «Secondo me può essere stato un pittore. Perché i disegni importanti li fanno i pittori».

   Ma cosa raccontano questi disegni? «Raccontano come si viveva tanto tempo fa, quando non c’erano le automobili ». «Per me raccontano la caccia. Raccontano che andavano a far la caccia al cervo, però non solo con le lance, anche con l’arco, perché io qui vedo disegnato proprio un arco». «Sono bellissimi, per me, questi disegni, perché sono facili. Perché si capiscono bene i disegni». «Raccontano che loro allevavano dei maialini e dopo, quando diventavano grandi, forse li mangiavano».

   Da cosa capite che si tratta di disegni di tanti anni fa? Non di oggi? «Io lo capisco perché le case sono piccole. Non ci sono i grattacieli». «Per me se erano moderni, quegli uomini qui dei disegni, allora per uccidere il cervo usavano un fucile, una pistola, una bomba, invece se usano l’arco e le lance vuol dire che erano uomini un po’ antichi». «Per me questi uomini si vede che sono antichi anche perché si vestono un po’ anticamente, con delle collane, dei cappelli strani». «Per me però dovevano esserci anche delle donne, invece sono quasi tutti uomini. O sono uomini o sono animali». «A me questo sembra un pozzo ». «A me questa sembra una lavatrice. Questo invece sembra un razzo!».

   «Ma no, non è un razzo! E’ un pesce! Un pesce siluro!». «Per me quella non è poi una lavatrice perché per me a quel tempo degli uomini di questo disegno, se non c’erano i fucili, non c’erano neppure le lavatrici o la lavastoviglie». «Le case erano su dei pali». «Questo per me è un cane».

   «Maestro, adesso ci dici se abbiamo indovinato?». Sì. Avete indovinato. Sono disegni primitivi. Di uomini primitivi. Li hanno fatti sulle rocce. SONO GRAFFITI. SONO I GRAFFITI DELLA VAL CAMONICA, una valle vicino a noi.

(Giuseppe Caliceti)

………………………………..

QUANDO STREET ART E RIQUALIFICAZIONE URBANA SI INCONTRANO

scritto il 21 giugno 2016 da LORENA DI MARIA / in Arte e cultura, Articoli

dal sito http://www.italiachecambia.org/

   La STREET ART sta acquisendo un ruolo sempre più attivo all’interno dei programmi di rigenerazione urbana, ed il quartiere BARRIERA DI MILANO a TORINO ne è un chiaro esempio, grazie al progetto realizzato dall’artista MILLO, che attraverso i suoi murales descrive il rapporto tra l’uomo e l’ambiente urbano.

   La progressiva attenzione alle realtà urbane e la maggior volontà delle municipalità di scommettere sul territorio, hanno permesso alla riqualificazione delle periferie ed aree urbane in condizioni marginali di acquisire una maggiore centralità. In tale ottica si riscontra la necessità di rispondere a quelle che sono le problematiche legate a situazioni di emergenza abitativa, sociale ed economica, carenza di spazi di aggregazione e qualità dei servizi.

   È ormai inevitabile notare come da qualche tempo, al termine “costruzione” si è accostato, fino ad assumere la medesima importanza, il termine “riqualificazione”, visto come la possibilità di restituire ai territori la propria identità e ponendo le basi per uno sviluppo urbano futuro.

   In tale ottica si colloca la street art, risultato di una cultura underground che, sulla scia delle principali città europee quali Londra o Berlino, acquisisce una maggiore eco anche sul territorio italiano. La street art si presenta come un forte strumento di comunicazione, si inserisce in una trasmissione diretta tra l’artista e la città, ovvero tra quest’ultima e il cittadino. È anche grazie a questa pratica che le periferie, luoghi apparentemente dimenticati e abbandonati al proprio destino, iniziano a rivivere, a inviare messaggi e raccontare storie, le loro storie.

   La street art, per via della sua forte impronta artistica e comunicativa, ha iniziato ad essere introdotta all’interno di programmi di rigenerazione urbana da parte delle amministrazioni locali, ed un esempio rappresentativo è dato dal QUARTIERE BARRIERA DI MILANO, localizzato nella parte nord del comune di TORINO.

   Ad agire sul territorio è Urban Barriera, il Programma di Sviluppo Urbano che, finanziato dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte e dalla Comunità Europea, si occupa di intervenire sul territorio favorendo forme di trasformazione e sviluppo.

   Recentemente, il Comitato Urban Barriera e la città di Torino hanno promosso B.ART- Arte in Barriera, indetto dalla Fondazione Contrada Torino, che rappresenta un bando internazionale di arte pubblica volto a dare vita ad interventi artistici di rigenerazione nel quartiere, il quale si è focalizzato sulla progettazione di un concept da realizzare su 13 facciate cieche di edifici pubblici.

   Vincitore del bando è il progetto “Habitat” dell’artista pugliese FRANCESCO GIORGINO, in arte MILLO, il quale, concentrandosi sul rapporto tra lo spazio e l’individuo, ha proposto un progetto sotto forma di episodi diversi facenti parte di una stessa storia. Il lavoro si focalizza nel rapporto tra l’uomo e la città tramite l’immagine di un soggetto, presente in ognuna delle sue opere e fuori scala rispetto al contesto in cui si trova, il quale compie azioni diverse ed interagisce con lo spazio che lo circonda.

   Come affermato nel sito ufficiale di B-Art, l’artista si è occupato di “Disegnare sulle pareti delle facciate per creare un habitat che possa permettere a ciascun osservatore di sentirsi parte di quel mondo. Lo spettatore “abita” una serie di immagini in cui il soggetto principale delle opere, perennemente fuori scala all’interno dell’ambiente circostante, tenta di stabilire con esso relazioni differenti. L’essere fuori scala è infatti metafora del nostro habitat e di come luoghi da noi abitati negli anni si siano trasformati e siano ormai, paradossalmente, non più a nostra misura.”

   Affascinata dal progetto in questione, mi sono quindi avventurata alla scoperta di questa nuova realtà urbana, e le impressioni personali sono state totalmente positive. Come tappe di una caccia al tesoro ho ripercorso i diversi palazzi ospitanti le nuove facciate e ho realizzato come i murales si inserissero appieno nell’ambiente circostante, catturando ripetutamente l’attenzione dei passanti.

   Inoltre, una grande potenzialità del progetto è il fatto che il bando sia stato impostato sull’idea della condivisione col territorio, prevedendo forme di partecipazione ed inclusione della cittadinanza alle decisioni, dando ad esempio la possibilità a studenti, insegnanti, residenti o commercianti di fare parte della giuria decisionale, e quindi permettendo al cittadino di vivere più da vicino le trasformazioni dei luoghi in cui abita.

   Tale progetto permette inoltre di riflettere sulla maggiore visibilità che la città di Torino sta progressivamente acquisendo, rivendicando una sua riconoscibilità. E la street art in questo senso è quel passo avanti che supera la pura questione estetica, diventando a tutti gli effetti un vero e proprio mezzo di comunicazione. (Lorena Di Maria)

……………………………

Street art

SIMBOLI DELLA STREET ART

di MARCO VALLARINO, da www.ayon.marcovallarino.it

   Quante volte, passando davanti a un graffito scritto su un muro per la strada ci siamo chiesti chi possa averlo tracciato, quando, come, perché? Le città di tutto il mondo sono piene di messaggi, simboli e disegni dai significati oscuri, dalle forme e dai colori più disparati, e per molti il writing, al di fuori della iniziale clandestinità, è ormai assurto alla condizione di forma d’arte contemporanea, con mostre allestite in prestigiose gallerie per celebrarne i rappresentanti più virtuosi.

   Per tanti resta però il desiderio di conoscere una possibile interpretazione dei graffiti e i murales che si vedono in giro. Il writing è soprattutto un mezzo di comunicazione e, anche se ogni crew o banda sembra avere dei propri riferimenti, non è difficile individuare dei tratti comuni in certe rappresentazioni grafiche, attraverso cui si possono riconoscere veri e propri messaggi, arrivando a creare una sorta di Stele di Rosetta della street art.

   Il simbolo in assoluto più utilizzato e condiviso è il fiore, quasi sempre una margherita o un tulipano, che raffigura la creatività dei writer nell’atto di “sbocciare” sul cemento di muri e palazzi.

   Spesso si trovano pure degli alberi, a volte piuttosto stilizzati, ma che, da una parte, hanno fronde rigogliose che offrono riparo dall’appiattimento e dalla omologazione imposti dalla società e, dall’altra, raffigurano con le loro radici la profondità culturale del writing e il radicamento nei bassifondi della società e nei movimenti underground. L’iniziale clandestinità del fenomeno è richiamata anche dalla immagine quasi fumettistica dei topi che mangiano il formaggio e che, come i writer di notte in giro per la città, fanno qualcosa che non dovrebbero.

   Fumetti, film e cartoni animati sono una delle principali fonti di ispirazione per il writing con almeno due possibili spiegazioni per questa forte complicità. La prima è un richiamo a personaggi e super eroi della fantasia, per affrontare i problemi della dura realtà e sgominare la casta politica e finanziaria ritenuta colpevole della crisi. La seconda è un tentativo di far riemergere l’età dell’oro dell’infanzia – in cui bastava guardare un cartone o leggere un fumetto per essere felici – dalle tonnellate di cemento e acciaio sotto cui è stata seppellita, nel corso di anni di fatiche di studio e lavoro.

   Il desiderio di libertà è espresso attraverso disegni di delfini e pesci generalmente pinnati, che nuotano nel mare di cemento della città e spesso parlano con nuvolette e bolle di graffiti. Le orme di mani e piedi sono altri simboli di libertà e indipendenza, ma anche di pace, perché i writer vanno in giro per la città a mani e piedi “nudi”, cioè disarmati, a differenza delle forze dell’ordine, spesso rappresentate con l’icona della “guardia”, ossia del cane che ringhia mentre sorveglia e difende la città dai colorati assalti di murales e graffiti.

   I writer raffigurano se stessi anche sotto forma di farfalle, per il desiderio di volare liberi e esprimersi dove e come si ritiene più opportuno, a dispetto di regole, divieti e della deterrenza che quasi mai produce risultati concreti. Quasi tutti hanno poi una firma, meglio nota come tag, spesso sviluppata con uno stile particolare, a volte indecifrabile, come il wild style, che oltre a servire come forma di riconoscimento tra le varie bande spesso diventa un disegno a se stante, utilizzato anche in contest creativi e festival di street art.

   Proprio il proliferare negli ultimi anni di eventi ufficiali ha permesso ai writer di uscire alla luce del sole e iniziare una proficua collaborazione, in Italia come all’estero, con le istituzioni per riqualificare, con opportuni progetti e finanziamenti, le aree degradate dei tessuti urbani attraverso la realizzazione di murales. I professionisti dello spray hanno quindi iniziato a scoraggiare l’attività clandestina, perché non più necessaria a esprimere la propria creatività, dopo l’ottenimento di questi spazi concordati.

   In quasi tutti resta però l’orgoglio di essere riusciti a trasformare, con la qualità intrinseca delle loro opere, qualcosa di inizialmente dileggiato e combattuto in una forma d’arte utile alla rinascita degli stessi quartieri in cui magari, solo qualche anno prima, venivano inseguiti dalle forze dell’ordine mentre andavano in giro di notte a tentare di abbellire muri e palazzi con i loro murales.

ORIGINI DELLA STREET ART

   Anche se fino ai primi del Novecento una buona parte della popolazione del cosiddetto mondo civilizzato ha vissuto nell’analfabetismo, tracce di graffiti sono state trovate fin dall’epoca classica, senza dimenticare le pitture rupestri che già l’uomo primitivo realizzava sulle pareti delle caverne.

   Al di là dei casi di protesta politica, il fenomeno del graffiti writing ha iniziato ad assumere una precisa valenza sociale e culturale negli anni 30 nelle grandi metropoli americane. Ai tempi della grande depressione, i lustrascarpe avevano bisogno di marcare il “territorio” scrivendo il proprio nome sul marciapiede, per non perdere il posto di lavoro in mezzo a una concorrenza sempre più agguerrita e numerosa. All’epoca però gli spray non c’erano e spesso neanche pennelli o pennarelli e dunque si ricorreva a pennarelli artigianali fatti con il lucido da scarpe.

   Verso la fine degli anni 60, sempre negli Stati Uniti, nacquero i primi tag consapevoli, realizzati anche con intenti artistici. Nelle realtà depresse dei ghetti, i giovani creativi che, vivendo ai limiti dell’indigenza, avevano poche speranze di emergere dai bassifondi della società, iniziarono a “firmare” gli autobus e i vagoni di treni e metropolitane con testi e disegni sempre più elaborati, per far sì che almeno qualcosa di loro potesse girare liberamente per la città, farsi conoscere e (magari) apprezzare.

   Secondo la ricostruzione dell’epoca, il primo tag a diventar davvero famoso è stato quello di Taki 183, creato da un ragazzino che viveva nella 183ª strada del quartiere di Washington Heights a Manhattan, New York. Si chiamava Demetrius e il nick Taki derivava dalla versione greca del suo nome, Demetraki. Grazie al suo lavoro di corriere, che giornalmente lo “costringeva” a spostarsi a piedi da un capo all’altro della città, riuscì a scrivere così tanti tag da attirare perfino l’attenzione del New York Times, che lo consacrò come ispiratore del fenomeno del graffiti writing, nonostante lo stesso Demetrius abbia confessato di aver creato la sua firma dopo aver saputo di quella di Bruno 204 (che però, non potendo viaggiare così tanto come Taki non poté mai far uscire la sua fama al di fuori del sobborgo in cui viveva). Dopo, ovviamente, ci sono stati Papo 184, Junior 161, Cai 161, Stitch e anche qualche ragazza come Barbara ed Eva 62.

   Col passare degli anni, personaggi come Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, insieme a tanti altri, sono riusciti a portare il writing nelle gallerie d’arte, ma la pratica clandestina di scrivere per le strade, sui muri di case e palazzi, benché stigmatizzata, è rimasto il più diffuso, e spesso più apprezzato, scenario di questa particolare forma di espressione, almeno fino ai recenti tentativi di collaborazione proposti dalle amministrazioni, con l’allestimento di spazi preposti alla street art.

   Intanto, il Brasile ha conosciuto negli anni 80 la curiosa epopea dei Pixadores, ragazzi delle favelas che hanno messo in atto una eclatante protesta contro la povertà dei loro quartieri, scrivendo in maniera acrobatica messaggi in codice sulle facciate delle case nelle zone più ricche della città. Molti di loro morirono durante le acrobazie (si arrampicavano su tetti e pareti senza alcuna protezione), altri subirono feroci repressioni da parte della polizia. L’onda d’urto dei pixadores fu però talmente forte da lasciare testimonianze inequivocabili. Per rendere ancora più dirompente la loro comunicazione, molti ricorsero a rune e simboli barbarici, per attuare un paragone con i barbari che nel 400 d. C. avevano invaso e poi conquistato la ricca e apparentemente invincibile Roma.

   A tutt’oggi la street art – talvolta chiamata spray art aerosol art quando le opere vengono realizzate con le fatidiche bombolette – è considerata per scenari, temi, situazioni e soprattutto obiettivi, una forma di espressione atta a contrastare la spersonalizzazione delle grandi aree metropolitane e conquistare una maggiore padronanza degli spazi urbani, secondo una filosofia perseguita anche da discipline più spericolate come il parkour e il barefooting.

   Alla bomboletta, si sono affiancati molti altri ferri del mestiere, tra cui il famigerato stencil, una maschera normografica che permette di riprodurre particolari forme o figure, resa molto popolare dalle acclamate opere di Banksy. Oltre ai murales vengono realizzate le cosiddette installazioni che spesso sono opere (anche tridimensionali) realizzate “a casa” e poi collocate, in alcuni casi clandestinamente, negli spazi prescelti.

SVILUPPI DELLA STREET ART

   “Non siamo treppisti, siamo artisti!” è il grido di battaglia dei writer, i giovani creativi che in tutto il mondo dipingono opere d’arte sui muri delle città. Inizialmente additati come “teppisti che imbrattano il muri”, questi artisti della strada si sono negli anni evoluti e, uscendo dalla iniziale clandestinità, hanno acquistato un ruolo di primo piano nel campo delle più moderne forme di espressione.

   Molti paludati critici d’arte hanno espresso forti apprezzamenti per l’attività dei writer, incoraggiandone la partecipazione a importanti mostre e manifestazioni all’insegna della creatività urbana. In Italia, per tanti anni ci si è limitati a combattere l’allarme sociale originato dalla attività notturna di bombing dei graffitari, ricorrendo a forme di repressione spesso spettacolari, ma raramente efficaci.

   Da qualche tempo però si è cercato di venire a patti con il desiderio dei writer di esprimere il proprio (ormai) innegabile potenziale artistico. Dopo alcune isolate iniziative di carattere cittadino, nel 2010 il Ministero della Gioventù ha finanziato in otto città d’Italia un ambizioso progetto di riqualificazione delle zone degradate dei tessuti urbani con opere di street art. Murales giganteschi che hanno abbellito, o almeno reso meno sporchi e trascurati, i muri di aree anche piuttosto centrali e frequentate, spesso con immagini a tema, dedicate a situazioni e personaggi particolari.

   Dalle mie parti, nel ponente ligure, l’iniziativa del Ministero si è concretizzata nel 2011 con il progetto Muridamare.org a Imperia. Dalla metà di maggio fino a ottobre inoltrato, l’associazione culturale torinese Il Cerchio & Le Gocce ha portato in città la crew di writer professionisti formata da Mister Fijodor Benzo, Riccardo Corn Lanfranco, Dante Zacler, un gruppo di personaggi di prim’ordine nel panorama della street art che ha realizzato innanzitutto due grossi murales a tema sull’Argine Destro presso l’Eco Imperia, nell’area dell’ex macello, e nel curvone di via Niccolò Berio, sotto salita Gallita.

   La prima opera è stata dedicata, sfruttando la vicinanza con la discarica, all’importanza del riciclaggio e della raccolta differenziata, con una barchetta di carta che naviga in un mare di spazzatura, attraverso un muro lungo trenta metri, verso l’isola dell’ecologia. Il secondo murales invece ha rappresentato Villa Grock (situata proprio in cima a via Niccolò Berio), con il famigerato clown svizzero che letteralmente schizza fuori dal portone della sua bizzarra abitazione.

Street Attitudes. Per tre giorni i maestri della spray art hanno dipinto i seicento metri di muro di via Ballestra, lungo l’argine del fiume, con opere di vario tipo, ricevendo i complimenti degli automobilisti di passaggi e dei tanti fan venuti a vederli lavorare. Il popolare gruppo milanese TMH Crew ha realizzato un murale dedicato alla saga cinematografica dei Pirati della Caraibi, in cui il vascello di Jack Sparrow naviga tra gli squali e lo spettro minaccioso di Davy Jones.

   In molti hanno ritratto animali in svariati costumi ed espressioni, creando evocativi richiami al mondo del fumetto. A settembre infine, Fijodor Benzo insieme al collega Wens di Style Orange ha lavorato gomito a gomito con i ragazzi del Liceo Artistico di Oneglia per riqualificare i muri della zona di Largo Ghiglia con un’altra variopinta serie di murales.

   Nell’estate del 2012, la TMH Crew è tornata in Liguria, nell’ambito di una operazione di promozione del turismo a Laigueglia che ha portato il gruppo di writer a realizzare un gigantesco pannello destinato a fare da logo al blog QuiLaigueglia.it. Un’opera che ritrae una graziosa bagnante che prende il sole su una sdraio in riva al mare, sotto la torretta saracena che caratterizza l’esotico scenario del borgo marinaro del ponente savonese.

OPERE SULLA STREET ART

   A parte il mio libro IL MURO, un romanzo che propone una curiosa caccia al tesoro a base di graffitti (e di cui parlo diffusamente nella pagina omonima), ci sono moltissime altre opere di fiction che trattano di street art, usandola come tema per le storie più disparate. Il film più famoso credo sia Turk 182! di Bob Clark, uscito al cinema nel 1985 (e che forse rappresenta un omaggio al primo leggendario tag di Taki 183). Una vicenda drammatica, in cui l’attore Timothy Hutton veste i panni di Jimmy Linch, scapestrato perdigiorno che per protestare contro il mancato sostegno delle autorità al fratello Terry, rimasto invalido per un incidente sul lavoro, diventa un funambolico writer che con i suoi spettacolari e irriverenti murales darà molto filo da torcere al sindaco Tyler, impegnato in una controversa campagna di rielezione, dopo che uno dei suoi assessori è scappato all’estero con un sacco di soldi. Memorabile lo slogan Zimmerman flew and Tyler knew che il fantomatico Turk 182 arriva a scrivere praticamente dovunque, mentre la folla canta a squarciagola: «Zimmerman è scappato, e Tyler l’ha aiutato!»

   Qualche anno prima negli Stati Uniti era uscito anche Wild Style, film di Charlie Ahearn che propone un romanzo di formazione dagli echi dickensiani, in cui il giovane graffitaro Zoro riesce a emergere dalla povertà del ghetto e a diventare una celebrità grazie al suo talento artistico. Da vedere anche Style Wars, un documentario sulla cultura hip hop dello stesso periodo, che dà grande spazio al graffiti writing e che negli anni è diventato un’opera di riferimento per tutti gli appassionati. È in inglese, ma ci sono i sottotitoli in italiano.

   Molto più recente è Exit through the gift shop, un’altra specie di documentario girato nel 2010 con la collaborazione di Banksy ma dedicato soprattutto alla curiosa epopea di Thierry Guetta, francese trapiantato negli USA che, dopo aver per lungo tempo ripreso i lavori dei più famosi artisti di strada della sua città, come Obey Shepard Fairey e Space Invader, è diventato lui stesso uno street artist assumendo il nome di Mr. Brainwash, con cui ha organizzato la più grossa mostra di street art della storia di Los Angeles.

   In Italia l’opera più famosa in tema di street art è forse il fumetto di Luca Enoch Sprayliz. Partito in sordina nei primi anni 90 con una prima pubblicazione a puntate sulla rivista specializzata L’intrepido ha acquisito col passare del tempo una grande popolarità, che ha permesso sia un prolungamento della serie che diverse ristampe in volume. Protagonista della storia è la giovane Elizabeth, irrequieta studentessa che di notte diventa Sprayliz, eroina dei graffiti vanamente inseguita dalle forze dell’ordine, che anzi finiscono sempre col subire clamorosi sbeffeggiamenti.

   Nel 2007 è invece uscito il film drammatico Scrivilo sui muri di Giancarlo Scarchilli, che con le interpretazioni di Cristiana Capotondi, Primo Reggiani, Ludovico Fremont, Daniele De Angelis, Mattia Braccilarghe racconta di una storia d’amore (anzi, due…) nata dall’incontro della protagonista Sole con una banda di writer. (Marco Vallarino)

………………………….

MILANO, WRITER SU COMMISSIONE: COSÌ I PRIVATI FINANZIANO IL MERCATO DELLA STREET ART

di Claudia Zanella, da “la Repubblica.it” ed Milano” del 19/6/2016

   Fino a pochi anni fa i murales erano fatti di nascosto e illegalmente. Ora a Milano la street art piace e gli artisti lavorano su commissione. Anche se la maggior parte dei progetti arrivano dall’amministrazione pubblica, sono sempre di più i privati che decidono di investire in questo tipo di lavori.

   “Fino a cinque anni fa non ce n’erano” spiega Marco Mantovani, in arte Kayone, che con l’associazione Stradedarts ha organizzato le jam che dal 2011 a oggi hanno portato centinaia di artisti a dipingere cinque chilometri di muro attorno all’area dell’ippodromo di San Siro. Dai musei alle associazioni, passando per piscine, ospedali e basiliche: le richieste arrivano da tutte le parti. E non mancano i condomini privati.

   “Nell’ultimo mese ho già ricevuto tre o quattro telefonate”, spiega Daniele Decia, fondatore della galleria Question Mark, che ha curato diversi interventi. In primavera si sono occupati di quelli su due facciate di ex fabbriche diventate condomini. In entrambi i casi sono stati scelti nomi di fama internazionale come Elian e 1010. Su questi progetti ha lavorato la curatrice freelance Alice Cosmai secondo la quale la richiesta dei privati è “raddoppiata se non triplicata nell’ultimo anno “. Nello stesso periodo Hangar Bicocca ha investito in un piano triennale dedicato alla street art, per dare spazio ad artisti che lavorano in contesti urbani. Ad aprire il progetto sono stati gli Osgemeos, che hanno dipinto sui muri esterni del Cubo un ragazzo arrampicato su un vagone del metrò, un intervento di mille metri quadri. L’investimento su un’opera così grossa, secondo Cosmai, “è un forte segno di riconoscimento verso questa forma d’arte”.

   Nel 2014 la galleria Campari di Sesto aveva promosso un progetto di riqualificazione territoriale che ha coinvolto 11 street artist. Tra questi anche gli Orticanoodles, che alla fine del 2015 hanno dipinto la ciminiera del museo Branca. Secondo Wally degli Orticanoodles, il cambiamento di rotta è avvenuto circa cinque anni fa, quando il Comune ha deciso di affidare agli street artist opere di riqualificazione di sottopassi e posti devastati da tag. Perché “dal “riqualificare” si è poi passati a dare un’identità attraverso l’arte a luoghi che prima non l’avevano”.

   Il prezzo di realizzazione dipende dalla grandezza del muro, dal valore di mercato dell’artista, dai materiali e dai costi di cantiere. Si può passare dai 15 ai 30mila euro per la facciata di un palazzo di cinque piani. Di solito, in base al budget del committente e al tipo di struttura, il curatore propone una rosa di artisti. Si presenta ai condomini una sorta di book di bozzetti, così che possano scegliere lo street artist con lo stile a loro più congeniale. Perché, ricorda Alessandro Gatti, in arte Gattonero, “il committente sceglie l’artista, non l’opera che verrà realizzata “. Così è avvenuto quando insieme ad altri nove, nel 2014, ha dipinto il muro che circonda la basilica di San Lorenzo, tra corso di Porta Ticinese e via Pio IV.

   L’allora parroco, stanco di vedere lo stato di degrado in cui versava la parete, ha chiesto agli artisti di realizzare un murale per impreziosirlo. “Voleva che il tema fosse la storia della città, per il resto ci ha lasciato carta bianca “. Nello stesso periodo, con una donazione della fondazione Cariplo, l’ospedale Gaetano Pini ha chiamato Pao, Ivan e gli Orticanoodles per riqualificare un angolo del quartiere, coinvolgendo anche la diocesi, proprietaria delle pareti su piazza Cardinal Ferrari, per proseguire l’opera. Così i muri coperti di tag si sono trasformati in un altro chilometro quadrato di arte urbana. (Claudia Zanella)

…………………………………..

M4, MILANO COPIA NEW YORK: LE RECINZIONI DEI CANTIERI DIVENTANO GALLERIA DI STREET ART

di Alessia Gallione, da “la Repubblica.it ed Milano” del 3/9/2016

– Nella Grande Mela i murales sulle palizzate dei lavori in corso sono diventati meta turistica. L’obiettivo del Comune è evitare degrado e imbrattamenti, e contenere i disagi dovuti alla costruzione della nuova linea della metropolitana – Le recinzioni dei cantieri della M4 come muri di una galleria d’arte a cielo aperto –

   A Bushwick, il quartiere di BROOKLYN che ormai ha superato Williamsburg nella mappa dei luoghi d’avanguardia dove respirare il futuro, arrivano i turisti per vederli. Basta scendere alla fermata della metropolitana di Jefferson Street e fare pochi passi per entrare in quello che a New York è considerato quasi un museo contemporaneo. Lì, le facciate degli ex edifici industriali sono ricoperti da giganteschi murales che si allargano alle palizzate dei lavori in corso: anche quelle tele da fotografare e visitare.

   A COPENAGHEN, invece, è stato lanciato un progetto ad hoc per la costruzione della nuova linea del metrò che, come a Milano, attraversa il centro e pezzi di città residenziali: si chiama “Cool Construction” ed è servito per trovare idee e writer in grado di trasformare quelle che i tecnici chiamano le “cesate”.    Ed è a questi esempi internazionali che ha guardato Milano. Che ha deciso di colorare e far parlare con informazioni le palizzate dei cantiere della Blu. Affidando alcuni spazi proprio agli artisti di strada. Il tentativo di cambiare l’immagine – e non solo – di quegli ospiti ingombranti con cui residenti e commercianti devono convivere.

   Cesure nei quartieri che per l’assessore ai Lavori pubblici, Marco Granelli, dovranno cambiare volto: da recinzioni invasive in occasioni per “continuare a rendere vivi e vitali” questi luoghi intrappolati. E strapparli anche al possibile degrado o agli imbrattamenti. In principio sono stati i “muri liberi” della giunta Pisapia. Cento spazi, soprattutto ai margini, lungo massicciate della ferrovia, cavalcavia, sottopassi. È lì che è partita la prima chiamata ufficiale ai writer.

   Adesso, si passa ai cantieri per eccellenza, quella della linea 4 del metrò che hanno sollevato proteste e preoccupazioni degli abitanti e dei negozianti. La giunta ha lavorato per ridurre il più possibile l’impatto e i disagi. E ora compie il passo successivo: “Abbiamo affidato a Metropolitana milanese un progetto che riguarda la comunicazione – dice Granelli – per far vivere le recinzioni dei cantieri.

   Alcune verranno utilizzate per indicazioni di servizio e per segnalare, ad esempio, dove si trova un museo o un ospedale. In altri spazi, indicheremo la presenza dei negozi che rimangono nascosti. Ma i tratti dove sarà possibile, quelli dove lo spazio tra i palazzi è più ampio, saranno decorati e abbelliti con immagini e murales che possano creare qualità”.

   Eccole le grandi “tele” che saranno affidate agli artisti. I particolari tecnici devono essere studiati, ma la volontà c’è. Tanto che, a partire dall’autunno, quando anche i cantieri saranno definitivi e non più mobili, si passerà all’azione. “In alcuni casi, anche per ragioni di sicurezza, useremo delle pellicole, che sono più facili da applicare”, spiega ancora Granelli. In altri, però, dal parco Solari ad alcune zone della Cerchia dei Navigli fino ai quartieri più decentrati, sarà arte.

   In realtà, prima di decidere che cosa disegnare, il Comune chiederà l’opinione della città: “Faremo dei workshop con i cittadini, le associazioni e gli stessi artisti per scegliere immagini e rappresentazioni che aiutino a raccontare anche la storia di un luogo e ne rafforzino l’identità”, è l’indicazione dell’assessore. Con un obiettivo: rendere quelle palizzate e il passaggio di operai e camion e ruspe non solo un corpo estraneo che crea disagio. Sognando magari che, chissà, come accade a Copenaghen, spuntino tavoli e sedie sdraio con vista cantiere. O che, come a Bushwick, i turisti scattino foto ricordo. (Alessia Gallione)

……………………………..

A COPERTINO LA ‘STREET-ART’ RIQUALIFICA ALCUNI EDIFICI DEL CENTRO STORICO

4/01/2017, da www.leccenews24.it/

‘Case chiuse’ nasce per ridare valore a luoghi ed edifici del centro storico di Copertino, luoghi accomunati dall’elevata importanza storico-artistica per la comunità cittadina ma chiusi e abbandonati da molto tempo. –

Copertino. Sarebbe un grosso passo in avanti se nel nuovo anno iniziassimo a capire che il Salento non è solo sule, mare e jentu, in quanto ridurre in tre parole un territorio di opportunità e problemi sarebbe alquanto limitativo e semplicistico. La nostra penisola è molto di più: è mafia e barocco, è bellezza e omertà, è entusiasmo, coraggio e degrado.

   E se iniziassimo a slegare l’arcaica concezione che abbiamo di turismo sarebbe già una mezza vittoria: siamo mal abituati e continuiamo a pensare che turismo corrisponda a mare, spiaggia, party e serate in discoteca. No. TURISMO È ANCHE STREET ART con un doppio valore: quello di riqualificare un centro storico. Di questi edifici i nostri centri storici (che aspettano ancora di essere riqualificati) ne sono pieni per questo, a Copertino, a riaccendere l’attenzione verso questo patrimonio, ci provano con la street art.

   Ciò è possibile grazie a “Case Chiuse”, il progetto nato dalla compartecipazione tra l’associazione culturale L’Aura Mente, la Regione Puglia, il Comune di Copertino, ART and ARS GALLERY e Rossocontemporaneo Villani Angelo Raffaele; inoltre rientra nell’ambito di 5 Pointz Italy, il Festival delle Culture metropolitane.

   “Case Chiuse” nasce per ridare valore a luoghi ed edifici del centro storico di Copertino, accomunati dall’elevata importanza storico-artistica per la comunità cittadina ma chiusi e abbandonati da molto tempo. Fino al 15 gennaio 2017 ben otto artisti pugliesi realizzeranno delle loro opere pittoriche su pannelli applicati a porte e finestre degli edifici dimenticati e sono: Massimo Pasca, Noemi De Feo, Frank Lucignolo, Brizzo, Enrica Ciurli, Giuseppe Apollonio, Chiara Rescio e Alef.

   L’Aura Mente, associazione ideatrice e promotrice del progetto, ha pure realizzato una mappa Google dove poter visualizzare tutti i cantieri interessati inoltre, presso la Sala “Civica” di Copertino, ogni settimana dal giovedì alla domenica, dalle 18:00 alle 21:00, ci sarà una mostra collettiva con opere degli artisti coinvolti. (a cura di Mattia Antonio Chetta)

Annunci

One thought on “STREET ART: Città e Paesi in mano alla fantasia e creatività dei NUOVI ARTISTI URBANI, per riqualificare e TOGLIERE IL DEGRADO A CENTRI E PERIFERIE (ma ogni luogo è “Centro”, non periferia) – Da atto vandalico a espressione di rinnovo urbano – I WRITERS, con maturità artistica, sono passati alla “Street art”

  1. G.Gattozzi martedì 23 maggio 2017 / 17:55

    Molto interessante. Segnalo il progetto Draw The Line attivo da anni a Campobasso (CB), per opera di un’associazione che ha portato artisti internazionali a donare la propria opera per riqualificare interi quartieri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...