VENEZIA E LE ALTRE: come CONTENERE LE MASSE sempre più consistenti DI TURISTI che tolgono respiro e vita alle CITTÀ D’ARTE? – E ripensare le nostre città, fatte di un continuum urbanistico sempre più allargato e diffuso: come cogliere le OPPORTUNITÀ DELLE possibili CITTÀ del futuro prossimo venturo?

LORENZO QUINN, autore della SCULTURA-INSTALLAZIONE “SUPPORT” (SOSTENERE), ci racconta come è riuscito a far parlare di CAMBIAMENTI CLIMATICI alla BIENNALE con UN PAIO DI MANI GIGANTI CHE EMERGONO DAL CANAL GRANDE di Venezia. Sono LE MANI DI UN BAMBINO, bianche e alte nove metri che emergono come un mostro marino e sorreggono l’ALBERGO CA’ SAGREDO – o forse cercano di rovesciarlo. Questa scultura ha reso lo scultore italiano Lorenzo Quinn noto al mondo, grazie a questo messaggio forte sui cambiamenti climatici: il potere di sostenere o distruggere il patrimonio globale che tutti noi condividiamo è nelle nostre mani. (Mara Budgen, 21/7/2017, da http://www.lifegate.it/)

   Il solito scandalo di giovani turisti che fanno il bagno in Canal Grande (con trampolino il ponte di Calatrava), e l’articolo del New York Times che descrive i problemi di Venezia con il suo turismo insostenibile, tutto questo fa riprendere la problematica del vero e proprio (pur pacifico) assalto alle città d’arte (ma non solo, ci sono anche le coste marine assai intasate, i luoghi di villeggiatura montani famosi, come nelle Dolomiti…) che accade particolarmente in estate (ma ora c’è un’ “estensione” pure nelle altre stagioni).

L’articolo del NEW YORK TIMES sui TURISTI A VENEZIA (da http://www.veneziatoday.it/ del 3/8/2017) – Con grande risalto e in prima pagina, il NEW YORK TIMES il 2 agosto ha dato voce alle preoccupazioni dei veneziani e del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e riconosce che Venezia, quotidianamente presa d’assalto da orde di turisti, rischia di diventare “LA DISNEYLAND DEL MARE” (o meglio, della laguna). “La musica di sottofondo della città ora sono LE ROTELLE DELLE VALIGIE CHE SCALANO I GRADINI delle passerelle mentre falange di turisti marciano lungo i canali”, scrive JASON HOROWITZ  (https://www.nytimes.com/2017/08/02/world/europe/venice-italy-tourist-invasion.html )

   Si chiede da varie parti (politiche, economiche, dei residenti oberati da troppa gente…) un turismo più responsabile, meno “di massa”, di più qualità (che porti soldi, sia chiaro!, ma che non crei problemi di vivibilità). E’ abbastanza automatico che vien da pensar male: cioè è da chiedersi cosa le nostre città offrono a quelle masse di turisti maleducati e inconsapevoli. Quasi sempre i servizi che si danno sono di puro sfruttamento (pensiamo alla ristorazione ad esempio: di bassissima qualità e a prezzi assurdi, da denuncia).

“MI NO VADO VIA”, VENEZIA IN PIAZZA CONTRO I TURISTI. LA PROTESTA DEI RESIDENTI INVADE LA LAGUNA – Nel mirino finiscono il transito delle grandi navi a San Marco e il turismo mordi e fuggi – (2/07/2017, da http://www.huffingtonpost.it/) – I veneziani, per un paio d’ore, sono riusciti a ‘sfrattare’ i turisti con un corteo voluto da una serie di comitati cittadini sotto lo slogan ‘MI NO VADO VIA’ riferito ALL’ESODO DEI RESIDENTI dalla città lagunare divenuta poco vivibile. Il corteo è stato aperto dallo striscione ‘VENEZIA È IL MIO FUTURO’, è stato accompagnato da cartelli che toccavano i più svariati temi caldi per la sopravvivenza in città come i PREZZI DELLE CASE, la MANCANZA DI NEGOZI ESSENZIALI sostituiti da botteghe di paccottiglia, il TRANSITO DELLE GRANDI NAVI da crociera a San Marco, e soprattutto L’INSOSTENIBILE PRESENZA DEL TURISMO MORDI E FUGGI

   Le soluzioni sono ridicole e impossibili: mettere il numero chiuso alle città d’arte, far pagare per entrare, alzare ancora di più i prezzi per provocare una naturale selezione, vietare tutto il possibile in modo da disincentivare chi spenderà poco a venire (i ricchi no, devono venire, per carità…), mettere le piazze “a numero chiuso”, su “prenotazione”, come pare si voglia fare nei prossimi mesi a Venezia.

Alle 6 di mattina del 23 luglio sei ragazzi belgi si sono tuffati nel Canal Grande dal ponte di Calatrava

   Già il fatto di far pagare i pullman per entrare nelle aree urbane delle città d’arte (Firenze, Venezia…), con prezzi molto alti, forse ha limitato le masse di turisti, specie quelli che arrivano per stare solo una giornata (“mordi e fuggi”) (ma che c’è di male andare a vedere una città senza doversi fermare la notte, se i soldi che si hanno sono pochi?). Ma quasi sempre le corriere si fermano, fanno sosta, fuori dalle città, dove non si paga, spesso lontano, costringendo i turisti a prendere il treno… (insomma, è solo un aggravio che si fa pagare ai meno ricchi – con incentivo della casse comunali – ma il risultato non cambia…).

VENEZIA – LE 12 BUONE PRATICHE PER IL VISITATORE RESPONSABILE costituiscono una sorta di vademecum di consigli e raccomandazioni per diventare viaggiatori più consapevoli e rispettosi dell’ambiente, del paesaggio, delle bellezze artistiche e delle tradizioni di Venezia.
1. Scopri i tesori nascosti di Venezia nei LUOGHI MENO FREQUENTATI per apprezzarne l’eccezionale bellezza.
2. Esplora le ISOLE DELLA LAGUNA e la VENEZIA DI TERRAFERMA, partecipa agli eventi diffusi in tutta la Città Metropolitana.
3. Assaggia i PRODOTTI LOCALI e i PIATTI TIPICI della cucina veneziana.
4. Visita le BOTTEGHE ARTIGIANE degli antichi mestieri ancora oggi esistenti a Venezia. Scegli solo PRODOTTI ORIGINALI e non acquistare merci da venditori abusivi.
5. Prenota visite con guide e accompagnatori turistici abilitati, capaci di trasmetterti la storia millenaria di Venezia.
6. Cammina A DESTRA, non sostare sui ponti, NON CONDURRE CICLI neanche a mano.
7. I monumenti, gli scalini di chiese, ponti, pozzi, le rive non sono aree pic-nic. Approfitta dei GIARDINI PUBBLICI per il ristoro, consulta la mappa.
8. L’area di Piazza San Marco è un SITO MONUMENTALE, non è consentito sostare al di fuori degli spazi previsti per consumare cibi o bevande.
9. Venezia è una CITTÀ D’ARTE: non è consentito il bivacco o il campeggio, né circolare a torso nudo, tuffarsi e nuotare. PER LE SPIAGGE, VISITA LIDO E PELLESTRINA.
10. RISPETTA L’AMBIENTE E I BENI D’ARTE: non abbandonare rifiuti, non imbrattare con scritte, disegni o lucchetti, non dar da mangiare ai colombi.
11. Se alloggi in appartamento, fai la RACCOLTA DIFFERENZIATA.
12. Pianifica il tuo viaggio e scegli di visitare Venezia quando è MENO AFFOLLATA.
http://events.veneziaunica.it/it

   Premesso che bene fanno le città comunque a stabilire regole di buona creanza, magari anche arrivando a sanzionare chi esagera, crediamo che sia difficile risolvere il problema del turismo di massa così, ma qualche tentativo va bene sia fatto… (ma, riteniamo, che fra una decina d’anni si parlerà ancora della stessa cosa, con masse di turisti ancora più consistenti…).

   La cognizione di una mobilità “prossima ventura” sempre maggiore, è comunque recepita ed è nell’aria: capiamo che di giorno in giorno tutti si sposteranno di più, non solo da sud a nord del pianeta, ma anche da est e ovest, anche localmente (a volte per veri motivi di necessità come sta accadendo da una trentina d’anni: andare all’università come pendolare quotidiano anche a più di 50 chilometri da casa, il lavoro che si trova lontano da casa, ma non tanto da trasferirsi…).

   E’ così il PENDOLARISMO DIFFUSO, e la mobilità come necessità non solo per vivere economicamente o per motivo di studio (cose che fin qui niente hanno a che vedere col turismo). Ma anche per voglia di conoscere il mondo, spostarsi da casa anche per pochi giorni o poche ore… questo crea una connessione costate di CITTÀ VIRTUALI (assai poco virtuali peraltro!) che si vengono a creare nella vita di ciascun individuo. Ben diverse (spesso totalmente diverse) dal Comune che rilascia la carta di identità.

L’AREA METROPOLITANA DI VENEZIA è una zona che comprende una vasta parte della Regione Veneto (…) ben oltre i confini di quella che sta diventando la Città Metropolitana di Venezia (…) I principali parametri utilizzati per individuarla (come la DENSITÀ DI POPOLAZIONE, la CRESCITA DEMOGRAFICA, il PENDOLARISMO e l’INTERDIPENDENZA) spostano il limiti di questa conurbazione ben oltre quelli delineati dall’attuale quadro socio-amministrativo (…) E’ un territorio che lega tra loro le AREE PROVINCIALI DI PADOVA, TREVISO e VENEZIA (…) comprende 243 comuni e quest’area ospita 2.657.076 abitanti (dati ISTAT al 1° gennaio 2013) costituendo il 54,4% della popolazione residente nella regione Veneto (…) (da http://www.veneziacittametropolitana.it/)

   E’ su questo fronte che proviamo qui un’analisi (abbandonando, per parlare delle “nuove città”, negli ultimi articoli qui proposti le disavventure di Venezia e del turismo di massa…) per dire essenzialmente DUE COSE sugli “spostamenti di persone” e la possibile crisi di “città invase”.

Nel Veneto i modelli di “NUOVA METROPOLI” da considerare sono identificabili in almeno TRE “CITTÀ” DIVERSE. La prima è la città formata da VENEZIA E PADOVA e dal territorio compreso tra le due; la seconda la città di VERONA da leggere anche nelle strette relazioni con il territorio lombardo. (….) Diverse le tematiche da affrontare in relazione alla CITTÀ ESTESA che si innerva a partire dai NODI DI VICENZA, TREVISO E COMPRENDE I COMUNI A NORD DEI DUE CAPOLUOGHI tra i quali, di fatto storicamente e geograficamente, si è ormai creata una completa continuità urbana, in relazione alla residenzialità, ai servizi e alla produzione. Questo ambito può essere considerato come un’unica area metropolitana, derivante dalla sintesi di nuclei urbani…(…) (da INU, Istituto nazionale di Urbanistica, http://www.inuveneto.it/)

   LA PRIMA è che bisogna finalmente ripensare gli assetti istituzionali attuali delle città e dei comuni, concretizzando la creazione di AREE METROPOLITANE (ben oltre e non solo, secondo noi, quelle poche previste ora istituzionalmente); ACCORPANDO I MEDI E PICCOLI COMUNI creando NUOVE CITTÀ autorevoli e competitive in quelle che sono le loro caratteristiche, le loro specialità, i servizi che offrono… E, non ultima, RIVEDENDO LE REGIONI ATTUALI, obsolete e costose, pensando a SISTEMI MACROREGIONALI che creino maggiore forza e attratività. Interessante, su questa linea, è l’articolo che qui vi proponiamo “Rilanciare l’area metropolitana” di Giancarlo Corò e Riccardo Dalla Torre, da “La Nuova Venezia”.

   IL SECONDO ELEMENTO che poi trattiamo in merito a “NUOVE CITTÀ” è il fatto che “LA INTERCONNESSIONE GLOBALE” DI UOMINI, IDEE, TECNOLOGIE, che sta già avvenendo, è possibile che automaticamente, senza volontà di alcuno, ci porti a vivere in UNA CITTÀ UNICA GLOBALE (leggete per questo l’interessante articolo su “Nuova Babilonia, la città fluida dei nomadi digitali” di Carlo Ratti, Daniele Belleri, dal quotidiano “La Stampa” che in questo post, assieme a tutti gli altri vi proponiamo). E dovremmo tenerne conto di questo automatismo, adattando servizi, necessità, modi di convivenza per non solo subire questo fenomeno. (s.m.)

CONSTANT NIEUWENHUYS (1920 – 2005), noto come CONSTANT, con un modellino della sua NEW BABYLON, la città estesa su una rete di piattaforme sopraelevate sull’Europa, dove ognuno avrebbe potuto riconfigurare sia il luogo di residenza sia lo spazio domestico (da LA STAMPA)

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I TUFFI DAL PONTE DI VENEZIA E LE CITTÀ D’ARTE TENTATE DAL TURISMO A PORTE CHIUSE

di Elena Stancanelli, da “la Repubblica” del 24/7/2017

– C’è chi impone divieti e chi cerca soluzioni perché i nostri centri storici siano tutelati, ma non deserti –

   Un romanzo qualsiasi, uno scrittore qualsiasi, la scena di alcuni ragazzi che all’alba si tuffano dal ponte di Calatrava a Venezia. Ottima per quando ci faranno un film, metaforica ed evocativa. Invece succede davvero, è successo la mattina del 23 luglio (i 6 tuffatori, belgi, sono stati identificati e saranno destinatari di «punizioni esemplari»).   E allora ci sbrighiamo a gridare che è uno schifo, non c’è più rispetto di niente, non più limiti alla stupidità e all’orrore del turismo maleducato. Fiumi d’indignazione, la stessa che travolge chi fa il bagno nella fontana di Trevi. Anche se la scena di Mastroianni e Anita Ekberg che fanno il bagno in quella fontana ci sembra magnifica e piena di poesia. E lo è, infatti. Come il finale di Roma di Fellini, col circo di moto rombanti che attraversa la città, gira intorno a piazza Navona, al Colosseo… Chi lo sopporterebbe se accadesse davvero?

   Ci sono regole che l’immaginazione ha il diritto e il dovere di ignorare. Ci sono pericoli che riguardano i corpi delle persone, il bios, dai quali sono immuni i personaggi di cui ci innamoriamo nei film o nei libri. Senza dubbio i nostri comportamenti reali devono tener conto di chi ci sta intorno, dei danni che possiamo fare, e persino della nostra salute. Compito della vita è produrre sopravvivenza, dell’arte mettere poesia nel mondo. D’accordo.

   Ma le nostre città cosa offrono a quelle masse di turisti maleducati e inconsapevoli (senza i quali, detto incidentalmente, il Paese affonderebbe)? File per vedere monumenti che in foto si apprezzerebbero di più, cibo di qualità repellente a prezzi da codice penale, ordalìe di bevute coatte capaci di stendere un bisonte, un generale disprezzo e mezzi di trasporto di leggendaria inefficacia. Cose che non somigliano neanche lontanamente alla bellezza che s’immagina di venire a cercare in Italia. Qual è la soluzione?

   Potremmo mettere il numero chiuso alle città, alzare ancora i prezzi per provocare una naturale selezione, vietare di bere dalle 9 di mattina, chiudere i ponti dai quali ci si potrebbe buttare. Possiamo restringere le possibilità, come in quel racconto di Cortazar in cui gli abitanti di una casa finiscono a dormire in un angolo, abbandonando stanza dopo stanza. Possiamo creare per i turisti corridoi esperienziali, percorrendo i quali, in rigorosa fila indiana, potranno fare solo quello che noi giudichiamo giusto e non pericoloso: la foto col gladiatore, il gelato da 20 euro, l’acquisto della gondola in madreperla, del grembiule con la foto del David coi genitali di marmo in corrispondenza di quelli di chi li indossa. Se vietiamo tutto, come tendono a fare le amministrazioni incapaci, eviteremo qualsiasi rischio. Potremmo addirittura chiedere alle odiate masse di turisti di mandarci direttamente i soldi che avrebbero speso qui e spedire loro quelle gondole e quei grembiuli, diminuendo l’impatto ambientale.

   Oppure potremmo finalmente riflettere su questa follia e trovare soluzioni, immaginare, avere pensieri di raggio un po’ più lungo. Rischiare. Smettere di pensare in termini d’invasione, quando persone diverse da noi vengono nel nostro Paese, per qualsiasi ragione. Creare quella dinamica tra realtà e immaginazione, tra libertà e rispetto, tra le nostre idiosincrasie e la voglia di vita di chi è arrivato fino a Firenze, Venezia, Roma per amore e fame di esperienza. Fino a trovare un punto nel quale le nostre città siano in salvo ma non mummificate e in balìa dei predoni del commercio demente. Come? Magari andando a vedere come fanno gli altri, fuori dall’Italia. Studiando, mi si passi il termine. (Elena Stancanelli)

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«UNA DISNEYLAND SUL MARE»

di Manuela Pivato, da “La Nuova Venezia” del 4/8/2017

– Un articolo in prima pagina sul New York Times scatena la reazione di categorie e associazioni – La città: «Stop alle accuse» –

VENEZIA – Non bastavano i nudi, i tuffi e quello scivolare tutto estivo verso l’abbandono – egualmente veloce – di abiti, educazione e vago senso del pudore. Nella desolazione agostana s’infila con pillole di veleno anche la stampa straniera che, puntando il dito contro Venezia, fa indignare i pochi veneziani rimasti che si sono appena ripresi dall’abbraccio nature di due uomini sul pontile dell’hotel Europa & Regina.

   Dopo i consigli di “The Guardian” sull’opportunità di infilare in valigia una mascherina anti-smog, nel caso di una vacanza a Venezia; dopo l’avvertimento dell’ “Economist” sulla «rovina di Venezia che è la sua bellezza» indicando nella separazione l’ultima possibilità di sopravvivenza; dopo che anche “Panorama” ha dedicato nell’ultimo numero un lungo articolo sul turismo insostenibile ricordando come in laguna i proventi legati al turismo siano «cinque volte superiore ai costi», quindi più forti di tutto; anche il “New York Times” s’è appassionato dei molti e gravi mali della città elencandoli in un ampio servizio che s’è fatto subito notare.

   «Venezia invasa dai troppi turisti rischia di diventare una Disneyland sul mare» intitola il NYT ricordando come gli abitanti della città si sentano «inondati dai 20 milioni di turisti ogni anno» al punto che «i negozi hanno dovuto mettere le insegne alle vetrine per indicare Piazza San Marco o Ponte Rialto, in modo che le persone smettano di chiedere loro dove andare».

   E via contro le grandi navi – «uno spettacolo inaccettabile» – che nascondono gli edifici della città come «un’eclissi che copre il sole». Dopo la realtà, il giudizio: «Ma le navi portano denaro e Venezia, che non ha più il potere commerciale di un tempo, ha bisogno di quegli euro».

   La difesa non si è fatta attendere. «Un’operazione tristanzuola di marketing per vendere copie, sulla pelle della città, invece di contribuire al suo bene – commenta il presidente dell’Ava, Vittorio Bonacini – il giornale avrebbe dovuto intervistare anche gli operatori economici e i soggetti politico-istituzionali per poter dare un quadro corretto».

   Nel dibattito del giorno più caldo dell’estate, prende posizione anche l’ex presidente dell’Associazione Piazza San Marco, Alberto Nardi che individua nel pendolarismo e nell’abusivismo le due piaghe più gravi. «Si spara sulla città, sulla Croce Rossa, con attacchi pretestuosi – fa notare Nardi – Dire che non ci sono problemi sarebbe sbagliato ma generalizzare al massimo sarebbe un errore». A fare del male, secondo Nardi, «ci sono anche quei veneziani che remano contro, parlano, parlano ma non propongono cosa che noi come associazione facciamo da anni».

   Tutto quest’interesse da parte della stampa straniera ha stupito, in negativo, molti veneziani, tra cui Matteo Secchi di www.Venessia.com che rispedisce le critiche al mittente. «È giusto parlare di Venezia ma guai a fare dell’inutile allarmismo – dice Secchi – per parlare di Venezia bisogna avere la dovuta conoscenza della città, a volte pare che chi scrive sia convinto che in Piazza San Marco ci si arrivi in auto: più banalmente bisogna avere cognizione di causa».

   L’affondo ha infastidito anche il direttore per l’Italia della Associazione internazionale dell’industria crocieristica Clia, Francesco Galietti: «Dispiace che una testata autorevole rappresenti Venezia in modo così negativo e fuorviante, danneggiando gravemente quella leva economica fondamentale per il Paese che il turismo». (Manuela Pivato)

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“MI NO VADO VIA”, VENEZIA IN PIAZZA CONTRO I TURISTI. LA PROTESTA DEI RESIDENTI INVADE LA LAGUNA

– Nel mirino finiscono il transito delle grandi navi a San Marco e il turismo mordi e fuggi –

2/07/2017, da www.huffingtonpost.it/

   I veneziani, per un paio d’ore, sono riusciti a ‘sfrattare’ i turisti con un corteo voluto da una serie di comitati cittadini sotto lo slogan ‘Mi no vado via’ (Io non vado via) riferito all’esodo dei residenti dalla città lagunare divenuta poco vivibile.

   Il corteo è stato aperto dallo striscione ‘Venezia è il mio futuro’, è stato accompagnato da cartelli che toccavano i più svariati temi caldi per la sopravvivenza in città come i prezzi delle case, la mancanza di negozi essenziali sostituiti da botteghe di paccottiglia, il transito delle grandi navi da crociera a San Marco, e soprattutto l’insostenibile presenza del turismo mordi e fuggi.

   In oltre un migliaio – secondo gli organizzatori – sono partiti dall’Arsenale per poi snodarsi proprio in quei luoghi dove il turismo di massa tende a rendere la vita difficile in città. Uomini, donne e bambini hanno sfilato sotto il sole “per chiedere politiche e misure per garantire la residenzialità in centro storico” è stato detto mettendo nel mirino le amministrazioni pubbliche che per anni “non hanno fatto nulla” ma anche l’Unesco che ha cominciato ad interessarsi delle politiche per la città, nonostante sia un patrimonio mondiale, solo da pochi mesi.

   Non è la prima manifestazione del genere, nel recente passato ne è stata fatta una dei ‘passeggini’ per ricordare che il calo degli abitanti incide anche sulla nascita di bambini e quella delle ‘valige’, per evitare di utilizzarle per andare altrove.

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PIANETA VENEZIA. NEGOZI, VISITATORI, CROCIERISTI, STANZE IN AFFITTO. TUTTI I NUMERI DI UNA CITTÀ CHE STA CAMBIANDO (PER OGNI RESIDENTE CI SONO 4 TURISTI AL GIORNO)

di Elena Tebano, da “il Corriere della Sera” del 11/7/2017

   Nel centro storico di Venezia sono sempre meno i negozi a uso dei residenti: solo 437 sui 2.968 ancora in funzione. Molti di più sono quelli che servono i turisti, 1.278, a cui se ne aggiungono 956 che hanno un’utenza mista, come rileva una ricerca del Laboratorio di analisi urbana e territoriale dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

   D’altronde se ne sono andati anche i residenti: nei sei sestieri della città nel 1961 abitavano 137.150 persone, a dicembre scorso solo 54.705. I turisti, si stima, nei giorni di punta arrivano invece a essere tre-quattro volte tanti. Giocoforza che cambino anche i negozi della zona.    «Abbiamo visto che gli esercizi commerciali cambiano velocemente destinazione – spiega Laura Fregolent, professoressa dell’Iuav che ha diretto lo studio – e quindi succede spesso per esempio che un panificio tradizionale chiuda e riapra come posto di ristorazione veloce» (i forni infatti sono rimasti in tutto 31, dopo che tra il 2011 e il 2015 dieci hanno chiuso).

   È una tendenza comune ad altre città turistiche: «A Venezia però è accelerata – spiega il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon —. Gli affitti commerciali ormai non sono più compatibili con quelli del negozietto sotto casa». A Campo San Bartolomeo si spendono 5.100 euro al metro quadro all’anno, secondo quanto ha rilevato la Federazione Moda Italia di Confcommercio. Ma c’è anche chi, come la soprintendente Renata Codello, fa notare che prima era peggio: «Quindici anni fa non si trovava un supermercato, adesso sì». Dalla ricerca Iuav emerge che i piccoli supermercati in città sono 29.    Sono le tensioni entro cui si muove questa città unica al mondo – anche se ne esistono almeno 100 repliche, di cui 32 negli Usa (lo calcolano Barbara Colli e Giuseppe Saccà in Conosci Venezia?, uscito l’anno scorso per le edizioni Clichy).

   Apparentemente immutabile da secoli eppure in costante evoluzione: fosse solo che vive del rapporto con il mare che la circonda. «Ogni giorno 400 dei 600 milioni di metri cubi d’acqua contenuti nella Laguna – ricorda Giuseppe Saccà – vengono scambiati con il Mare Adriatico». Di acqua è fatto anche il 61,97% del «territorio» comunale, mentre la città si estende su 124 isole e conta 438 ponti, di cui 90 privati («che diventano 455 – puntualizza sempre Saccà – se si includono i nove di Murano e gli otto di Burano»).

   I turisti si concentrano soprattutto nella sua unica piazza (San Marco, gli altri sono campi o campielli) o ammirano i 180 palazzi o edifici monumentali del Canal Grande, il più recente dei quali, un ampliamento di un monastero cinquecentesco, è stato ultimato due anni fa. Spesso si concedono un giro sulle sue 433 gondole da nolo, spinte da 600 gondolieri che si alternano al remo. Più di rado si spingono fino alla Calle Varisco, nel sestiere Nord di Cannaregio, che con i suoi 53 centimetri è la più stretta di Venezia. Ma con la loro pressione enorme cambiano continuamente il tessuto della città. Oggi le case svuotate di residenti diventano sempre più spesso strutture ricettive: sono 7.150 in città solo quelle prenotabili su Airbnb. In totale fanno 27.648 posti letto, affittati in media a 190,5 euro al giorno per gli appartamenti, 90 euro per le stanze private, 47 per quelle condivise, secondo i calcoli del professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia Jan Van Der Borg. Lo stesso che ha cercato di valutare, per conto del Comune, quanti sono davvero i turisti che visitano la città. Gli ultimi dati ufficiali (relativi al 2015), contano 4.495.857 arrivi all’anno e 10.182.829 presenze, di cui rispettivamente 2.776.668 e 6.814.317 nella città storica. Solo i crocieristi sono stati 1.582.481.

   Ma sono dati che rilevano solo chi ha passato almeno una notte nel Comune. Van Der Borg stima che con quelli mordi e fuggi si arrivi a 28 milioni l’anno, mentre la città può sostenerne solo 14 milioni.    «Gestire bene il turismo è essenziale per la sopravvivenza della città – dice Van Der Borg —. Non con il numero chiuso, sbagliato e irrealistico. Ma con un sistema di incentivi che distribuisca i flussi di visitatori e li renda compatibili con le esigenze della collettività».

   Con l’aumento del turismo globale è una questione decisiva: «Non si può pensare di moltiplicare all’infinito i numeri – concorda Marco Michielli, presidente di Confturismo Veneto —. La prima cosa da fare è capire precisamente qual è il carico di persone che la città può sopportare, quanta gente entra e come. Poi dobbiamo metterci a tavolino e trovare un modo per contingentarla. E per far rientrare i veneziani, con le loro attività, a Venezia: la città dovrebbe avere almeno 80 mila abitanti». (Elena Tebano)

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TRASPORTI

BIGLIETTO METROPOLITANO, IL DEBUTTO A VENEZIA

– Vale 24 ore e si può usare su vaporetti, bus Actv e mezzi Atvo. Due le tariffe: 20 euro per i residenti e 28 per i turisti –

di Mitia Chiarin, da “la Nuova Venezia” del 21/6/2017

VENEZIA. Ha debuttato (dal 21 giugno scorso, ndr) il nuovo biglietto unico “Venezia Metropolitana 24”, il nuovo ticket di viaggio del trasporto pubblico che rappresenta un primo passo verso il biglietto unico, di cui a Venezia si parla da vent’anni almeno. Il ticket di viaggio entra nel circuito di Actv, l’azienda di trasporto veneziana, e di Atvo, quella del Veneto orientale, da oggi ed è destinato ai quasi 900 mila residenti della città metropolitana (i 44 Comuni della vecchia provincia) oltre che ai residenti del Comune di Mogliano Veneto.

Valido 24 ore. Ma diventa utile anche per i non residenti che possono sfruttare la possibilità di un biglietto unico della validità di 24 ore per spostarsi tra Mestre, Venezia, l’area metropolitana e le spiagge del Veneto orientale. Consente di viaggiare liberamente per 24 ore dalla prima validazione su tutta la rete di trasporto pubblico servita da Actv e Atvo (esclusi viaggi con origine e destinazione gli aeroporti Marco Polo di Venezia e Antonio Canova di Treviso) utilizzando sia vaporetti e autobus.

Da oggi in vendita. Il biglietto è stato già stampato e da oggi è disponibile presso biglietterie, concessionari di vendita mentre le biglietterie automatiche che sono state installate in piazzale Cialdini, piazzale Roma, stazione ferroviaria fungono da punto di ritiro. Si può acquistare anche online attraverso il sito di Veneziaunica (dove è già a disposizione di residenti e non) e con l’app di Actv (gruppo Avm).

I costi. Costa 28 euro per i non residenti e sarà offerto al prezzo speciale di 20 euro per i quasi 900 mila residenti compresi tra i 44 Comuni della Città metropolitana di Venezia e il comune di Mogliano Veneto.

Bambini gratis. I bambini fino al compimento dei 12 anni accompagnati viaggeranno gratis. Una famiglia con due figli di 8 e 10 anni potrà risparmiare il costo dei ticket per i figli perché si può scegliere, da residenti o non residenti, l’opzione con uno o due figli under 12 anni e il prezzo rimane invariato e quindi se una famiglia di turisti parte da Eraclea per andare a visitare villa Pisani a Stra utilizzando i mezzi pubblici potrà farlo ad un prezzo conveniente per un nucleo di quattro persone, risparmiando il 50% e con una validità di 24 ore che copre andata e ritorno.

Altre condizioni di viaggio. Nella pagina di “VeneziaUnica” che fornisce tutte le informazioni sui ticket per il trasporto pubblico a Venezia si legge che con il biglietto metropolitano oltre alle linee per i due aeroporti di Venezia e Treviso sono escluse le linee 16, 19, 21 e Casinò, le linee Alilaguna. Mentre per i bus Atvo, sono esclusi sono i collegamenti con i due aeroporti controllati da Save. Nel prezzo del biglietto è compreso il trasporto di un bagaglio. Attenzione alle dimensioni: nel sito si precisa che «la cui somma delle tre dimensioni non superi i 150 centimetri», quindi meglio armarsi di metro per evitare sorprese inattese.

Ticket turistici. Per i turisti restano anche disponibili le altre offerte, in alcuni casi più economiche ma dipende ovviamente dalle necessità personali. Per esempio i biglietti a tempo, con validità da uno a sette giorni hanno un costo che va da un minimo di 20 euro ad un massimo di 60 per sette giorni ma sono validi esclusivamente sulla linea automobilistica e di navigazione di Actv.

Verso il biglietto unico. Il nuovo biglietto per autobus, pullman, tram e mezzi acquei sarà uno strumento di supporto alla valorizzazione dei circuiti di visita ed escursione della città metropolitana di Venezia, area in cui, come hanno già evidenziato il presidente di Atvo Fabio Turchetto e quello di Actv Luca Scalabrin la percezione è di una mobilità che fa crescere un territorio come l’hinterland della Città metropolitana che punta a richiamare turisti. Un primo passo in attesa del biglietto unico del trasporto, che è nei progetti di Luigi Brugnaro. Il Comune mira ad un servizio da allargare «coinvolgendo le Ferrovie dello Stato, SFMR, la Regione». E per il sindaco, passa anche per aree «per lasciare le biciclette custodite, ricaricare quelle elettriche oppure per poterne affittare, promuovendo una mobilità lenta e sicura». (Mitia Chiarin)

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L’esempio per Padova

CONSIGLI PER COSTRUIRE LA “FELI-CITTÀ”

di Daniele Marini, 18/11/2016 (liberamente tratto da “Il Mattino di Padova”

   Le prospettive di una città, in un’economia e una società sempre più interdipendenti, sono direttamente proporzionali alla capacità di progettarsi come UN SISTEMA TERRITORIALE INTELLIGENTE. Il futuro si gioca nella competizione fra aree in grado di affermarsi per le loro specializzazioni, per la capacità di identificarsi ed essere identificate quali depositarie di un brand particolare e unico, per l’attitudine a integrarsi nelle reti di relazioni economiche e sociali più ampie, per la possibilità di attrarre risorse, competenze e professionalità necessarie al proprio sviluppo. (….)

   Si tratta di individuare i fattori strategici lungo i quali delineare una progettualità di medio-lungo termine che sia coerente e, soprattutto, condivisa. Realizzare ciò non significa ripartire da zero. Ma una nuova progettazione è possibile offendo al capitale (economico, culturale, sociale, artistico…) accumulato una nuova declinazione e innestando le necessarie innovazioni.

   Riprendendo uno studio realizzato alcuni anni fa, in comparazione con quello della fine degli anni ’90 del secolo scorso realizzato dal CIR del compianto Ruggero Menato, è possibile individuare alcune direttrici lungo le quali proiettare (lo sviluppo di Padova, ndr, si parla di Padova), accomunate da “4 C” di assoluto pregio:

1) C come Cultura (rappresentata dal ruolo dell’istruzione superiore e dell’università, dall’offerta culturale in generale);

2) C come Cura (le sfere dell’ambito medico-sanitario e, nello stesso tempo, anche la dimensione simbolica e religiosa della cura di sé, oltre a quella del turismo);

3) C come Coesione (simboleggia la presenza molteplice del mondo associativo e volontario);

4) C come Crocevia (poli logisitici e della distribuzione, infrastrutture, commistione fra industria sviluppata e servizi avanzati, ma anche come luogo di incontro fra culture, di scambi internazionali).

   Quattro caratteristiche che sommano aspetti materiali e immateriali, fattori strutturali e simbolici. Che possono definire Padova come una “feli-città”. LA COSTRUZIONE DI UNA “CITTÀ FELICE” È IL TEMA-CHIAVE DEL FUTURO. È il tema della QUALITÀ DELLA VITA che costituisce un fattore essenziale per la competitività e l’attrattività di un’area. Padova e le città della sua provincia dispongono, sotto questo profilo, di un patrimonio di assoluto rilievo nazionale e internazionale.

   Tuttavia, la storia e la collocazione geografica privilegiata non rappresentano più di per sé fattori competitivi e di attrazione se non sono inseriti nei PROCESSI DI TRASFORMAZIONE ECONOMICA E SIMBOLICA A LIVELLO INTERNAZIONALE. In questo senso, vi sono alcuni rischi da evitare.

   Il primo è che le classi dirigenti locali non abbiano la percezione dell’urgenza di cambiamento per fronteggiare la situazione attuale e a venire. Come se Padova vivesse con ritmo più tipico di un “nobile in decadenza”, che si attribuisce un ruolo e una posizione – in virtù del suo passato – oggi sempre meno riconosciuto.

   Il secondo è di chiudersi in uno “splendido isolamento”, scarsamente collegata ai progetti espressi dagli altri territori.

   Il terzo rinvia al tema di una “rappresentanza degli interessi debole”, incapace di trovare una sintesi al proprio interno e, quindi, inadeguata nel realizzare un’azione di lobby utile al territorio, a rappresentarlo all’esterno. Padova ha in seno molte risorse per realizzare un progetto sul suo futuro in grado di aumentare la propria competitività, di calamitare risorse elevate, di realizzare un sistema territoriale intelligente. Di pensarsi come una “feli-città”, in cui identificarsi e farsi identificare: affermandolo come brand riconosciuto.

   Lo sviluppo di un territorio non si manifesta solo con la crescita economica o il grado di esportazioni, ma anche con la capacità di creare un ambiente vivibile, funzionale e coeso: appunto, felice. (Daniele Marini)

………………………

NUOVA BABILONIA, LA CITTÀ FLUIDA DEI NOMADI DIGITALI

di Carlo Ratti, Daniele Belleri, da “La Stampa” del 19/9/2017

– Dall’UTOPIA DI CONSTANT, concepita ad Alba 60 anni fa, alla SENSEABLE CITY aperta alla condivisione, in cui ognuno è libero di muoversi e decidere dove vivere –

   La meno conosciuta delle rivoluzioni urbane del XX secolo iniziava esattamente sessant’anni fa, per caso, in un campo nomadi alla periferia di Alba, nelle Langhe. È qui che Constant Nieuwenhuys, l’artista olandese per tutti noto come Constant, passeggiando su un appezzamento di terreno di proprietà dell’amico pittore Pinot Gallizio, ebbe un’intuizione che avrebbe cambiato il nostro modo di guardare alle città, al loro funzionamento e alla loro bellezza. In quelle settimane, su quel terreno ai bordi del fiume Tanaro era ospitato un gruppo di Sinti. Avvicinandosi alla comunità, e osservandone i ritmi, Constant intravide la possibilità di un’architettura nuova, al cui interno immaginare un’esistenza condotta in movimento perpetuo.

   In altre parole, quel giorno d’autunno del 1956, ad Alba, era stato piantato il primo seme di New Babylon (la Nuova Babilonia): l’utopia urbana e artistica su cui Constant avrebbe lavorato nei vent’anni successivi. Nei tanti disegni e modellini oggi conservati al Gemeentemuseum dell’Aia, New Babylon si presenta come un insediamento esteso all’infinito: una rete di enormi piattaforme sopraelevate che attraversano l’intera Europa. Una via di mezzo tra una grande autostrada abitata e un intreccio di scale, vele e impalcature. In questo «campo per nomadi su scala planetaria» ogni individuo avrebbe potuto condurre un’esistenza fluida, libero di riconfigurare sia il suo luogo di residenza, sia il suo spazio domestico, sia la sua attitudine al lavoro. New Babylon sarebbe stata abitata da un uomo nuovo – chiamato Homo ludens riprendendo la definizione dello storico olandese Johan Huizinga – la cui vita flessibile avrebbe abbattuto ogni distinzione tra lavoro e arte.

L’architettura dinamica

A sessant’anni di distanza, il lavoro di Constant appare oggi più che mai attuale: capace di anticipare in modo straordinario alcuni paradigmi che definiscono la vita del XXI secolo, quali la mobilità a basso costo o l’ibridazione tra lavoro e tempo libero. Fino all’idea – fondamentale – che la città si possa rappresentare come una trama di flussi. A partire dalla New Babylon, dire «architettura dinamica» non è più un ossimoro.

   In quegli stessi anni il sociologo francese Paul-Henry Chombart de Lauwe aveva realizzato, con gran fatica, una mappa di tutti i movimenti di una studentessa a Parigi durante un intero anno. La povera ragazza, tracciata nel suo peregrinare ricorrente tra casa borghese nel XVI Arrondissement, scuola a Sciences Po e lezioni di piano, era poi diventata un facile sberleffo del Sessantotto. Oggi, grazie al Gps e servizi come la Location History di Google, quella mappa è disponibile in potenza per ciascuno di noi.

   Insomma, NELL’EPOCA DIGITALE I FLUSSI CI CIRCONDANO. E proprio a partire da una loro analisi possiamo capire meglio la nostra città, odierna Babilonia. Come Constant aveva intuito, i flussi sono oggi uno dei soggetti di indagine più importanti per il futuro dell’architettura: proprio per questo li ritroviamo al centro di molti progetti su cui abbiamo lavorato negli ultimi anni, sia al Senseable City Lab del Mit, sia presso lo studio Carlo Ratti Associati. Uno dei nostri obiettivi è proprio quello di capire come riprogettare lo spazio a partire dalle scie di dati che la quotidianità lascia dietro di sé, in proporzioni crescenti.

Il mondo di Homo ludens

Ad esempio nell’estate 2006, con il progetto «Real Time Rome», abbiamo usato I DATI DALLA RETE CELLULARE di Roma per interpretare la mobilità locale. Erano le ore della finale dei campionati mondiali di calcio: quella sera, con meraviglia, abbiamo iniziato a vedere milioni di persone palpitare e muoversi in sincrono. Era la prima volta che informazioni di questo tipo – Big Data alla scala urbana – venivano usate per leggere la città. Il disegno della metropoli in festa sembrava dare forma a un unico cuore pulsante – richiamando quell’idea, cara a Jorge Luis Borges, che le strade della città «sono le viscere dell’anima mia».

   Constant sognava che ogni stanza dell’Homo ludens potesse essere rimodulata e riconfigurata – secondo un ventaglio di luci, pareti mobili o scale. Anche questo è per noi un campo di ricerca, che parte sempre dal flusso dei dati per dargli forma costruita. L’idea che l’architettura possa diventare come una terza pelle, sincronizzandosi con le nostre esigenze, ci sta guidando nei progetti di nuovi ambienti di lavoro a Singapore come a Torino.

   Quale nome dare a questa nuova metropoli progettata a partire dai flussi? La definizione che più ci piace è SENSEABLE CITY: una città che sente i dati, e che è allo stesso tempo una città sensibile, vicina all’uomo e al suo bisogno di bellezza. Si tratta di un ambiente aperto, portato alla condivisione, in cui ognuno è libero di muoversi e decidere dove vivere. Una città che deve non poco alla Nuova Babilonia.

   Sempre più forte, in rete, assistiamo al crescere di una nuova generazione creativa – di programmatori, makers, scrittori – che si ribattezzano «NOMADI DIGITALI». Questi ragazzi, forse senza saperlo, stanno a loro volta dando nuova linfa proprio alle idee di Constant. Lavorando e allo stesso tempo svagandosi: una settimana in un co-working su una spiaggia della Tailandia, un giorno in un caffè a Città del Messico, un mese in una stanza di AirBnB in un villaggio norvegese. Provando, insomma, a realizzare le speranze dell’Homo ludens. Non soltanto nelle grandi metropoli, ma anche nelle discrete periferie del mondo – un po’ come accadde ai margini di Alba, quel giorno d’autunno del 1956. (Carlo Ratti, Daniele Belleri – Una versione più ampia dell’articolo che pubblichiamo in questa pagina si può trovare sul numero di «Wired Italia» di settembre 2016 –

http://www.carloratti.com/wp-content/uploads/2016/09/095.pdf )

……………………….

IL VENETO CENTRALE CITTÀ METROPOLITANA E VENEZIA CITTÀ STATO

di Mario Liccardo (Presidente de LA SPECOLA DELLE IDEE), da “il Corriere del Veneto” (Venezia e Mestre) del 4/9/2015

   Grazie al Corriere del Veneto sta crescendo il dibattito sul riassetto del Territorio veneto. Credo peraltro che non sia un problema solo del Veneto, ma nazionale: le Regioni come secondo livello di organizzazione politico-amministrativa dopo lo Stato, appaiono in effetti sempre meno rispondenti alle esigenze del nostro Paese; e non solo per colpa degli scandali, delle inefficienze e degli sprechi.

   la realtà concreta – economica, sociale ed infrastrutturale – che impone la necessità di un RIPENSAMENTO DELLA ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE, bypassando anche le ipotesi teoriche costruite a tavolino. Così partendo dai dati di fatto e restando a Padova ed al suo hinterland, è del tutto evidente l’INADEGUATEZZA dell’attuale frazionamento IN TANTI PICCOLI COMUNI attorno al principale a «rappresentare» la realtà economico-sociale di un territorio che di fatto è un unicum che conta circa 400.000 abitanti. Per cui effettivamente la Grande Padova può costituire il primo anello di un’organizzazione, lato sensu metropolitana e funzionale alla messa in rete di una serie di servizi.

   Ma se si vuole ragionare in termini di competitività nazionale ed internazionale, quel primo livello di accorpamento o di «rete» non può bastare; e perciò do ragione a Variati quando afferma che bisogna pensare ad un territorio organizzato per Aree Vaste.

   A patto però di non pensare a queste Aree come semplice sommatoria di provincie. Perché, se si dice che il vecchio modello è finito, bisogna avere il coraggio di accorpare e disaccorpare; e perciò forse non è vero che tutta Vicenza gravita su Verona (ma una buon parte semmai verso Treviso e Padova) e sicuramente non vedo la parte preponderante di Rovigo aggregata a Verona-Vicenza, dato che buona parte del Polesine gravita semmai su Padova e Chioggia verso nord e Ferrara verso sud. Ne deriva che probabilmente, quale punto d’arrivo finale bisognerà pensare anche ad un terzo livello dimensionale che scardinerà definitivamente quello regionale, per proiettarsi in ambito interregionale, avendo come scala di riferimento le grandi aree metropolitane europee

   Sarà comunque un work in progress lungo, perché le difficoltà da abbattere sono tantissime: da quelle psicologiche a quelle corporative (che passano attraverso alleanze occulte accomunate dall’intenzione di mantenere lo status quo, per difendere posizioni personali di potere); e fino a quelle (concettualmente «provinciali») di chi si illude (o si accontenta) di diventare metropolitano semplicemente esercitando l’autorità del più forte sui Comuni viciniori.

   Non aiuta, peraltro, ad un dibattito sereno e «realistico » la nascita delle Città Metropolitane – e di quella di Venezia in particolare – nell’accezione varata dal Parlamento già molti anni fa e poi oggetto di ripetute (quanto mi pare sterili) variazioni sul tema.

   Venezia è un unicum da tutti i punti di vista, e quando più sopra facevo cenno ad ipotesi teoriche costruite a tavolino, avevo proprio ben presente come esemplare la Città Metropolitana di Venezia, che per la particolarità del suo territorio – e delle sue acque – non si presta assolutamente alla declinazione formulata ex lege e pensata per ben altre realtà.

   La Venezia insulare, patrimonio dell’umanità è una città che tutti amiamo visceralmente, ma è cosa ben diversa dalla Venezia di terraferma: quella è un’opera d’arte inimitabile, questa (che potremmo chiamare Veneto Centrale) – con Treviso, Padova, parte di Vicenza e dell’alto rodigino – è un’ area con una sua omogeneità e con funzioni economico-sociali e dotazioni infrastrutturali effettivamente di tipo metropolitano.

   Ma personalmente (e non solo: è un tema che la Specola delle Idee ha indicato come strategico da tempo) sono convinto che per un cambio di passo del nostro territorio sulla partita della competitività, bisognerebbe isolare il tema di Venezia insulare dal resto del Veneto; e perciò l’unica ricetta – per quanto oggi possa apparire utopistica – credo sarebbe di farne una città-stato (come San Marino o Montecarlo), con un regime fiscale idoneo ad attirare risorse da tutto il mondo per la sua salvezza fisica, il suo restauro, il consolidamento della sua caratura internazionale.

   Ed allora sì, il Veneto Centrale potrebbe decollare nella sua dimensione metropolitana, senza le ambiguità, i ritardi, le contraddizioni che la presenza di Venezia Centro Storico porta con sé.

   E che la Città Metropolitana di Venezia come ad oggi strutturata evidenzierà inesorabilmente. (Mario Liccardo)

(Un parere diverso, che noi, di Geograficamente, condividiamo totalmente):

RILANCIARE L’AREA METROPOLITANA

di Giancarlo Corò e Riccardo Dalla Torre, da “La Nuova Venezia” del 3/1/2017

   Mai come ora il Veneto avrebbe bisogno di un progetto metropolitano per rendere più efficiente il territorio e tornare a essere attrattivo per il capitale umano qualificato, le imprese più innovative, gli investitori esteri. Eppure, nonostante un dibattito che dura da 25 anni, il fallimento di tale progetto è sotto gli occhi di tutti.

   Lo conferma, paradossalmente, anche l’istituzione della Città metropolitana di Venezia, entrata subito in conflitto politico con la Regione e incapace di esprimere un disegno di sviluppo all’altezza delle sfide economiche, sociali e ambientali che il Veneto ha oggi di fronte.

   L’esigenza di organizzare uno spazio metropolitano regionale sembra accantonata da una classe politica che preferisce rincorrere le emergenze invece che attrezzarsi per gestire i problemi dello sviluppo. Eppure non mancano TEMI PER I QUALI SOLO LA SCALA METROPOLITANA PUÒ PORTARE A SOLUZIONI EFFICACI E SOSTENIBILI.

   IL PRIMO È QUELLO DELLA MOBILITÀ URBANA. Una regia metropolitana è fondamentale per realizzare un moderno sistema di trasporto collettivo su ferro e gomma, integrato alla mobilità privata e a servizi innovativi di tariffazione. Tale sistema dovrebbe assicurare accettabili condizioni di accessibilità ai principali nodi della città diffusa – centri urbani e commerciali, stazioni TAV, aeroporti – riducendo i costi di congestione e inquinamento.

   Del resto, l’emergenza smog che si ripete nella pianura veneta, trasformandola in uno dei luoghi più inquinati d’Europa, non si può certo affrontare a livello di singolo comune. Ciò nonostante, il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR), che risale agli anni ’80, rimane un progetto in larga parte incompiuto, privo di adeguate risorse e, diversamente da quanto accade nelle regioni europee più avanzate, mai davvero entrato nelle priorità dell’agenda politica veneta.

   UN SECONDO TEMA È LA NECESSITÀ DI LIMITARE IL CONSUMO DI SUOLO, partendo dal recupero delle aree industriali disperse sul territorio. Il sotto-utilizzo di tanti capannoni è l’esito non solo della lunga crisi, ma anche del cambiamento nella domanda di spazi produttivi causato delle trasformazioni economiche e tecnologiche.

   Il recupero di queste aree richiede di agire su più piani. Innanzitutto nel RIDISEGNO URBANISTICO E FUNZIONALE, sviluppando nuovi spazi residenziali e produttivi di qualità, ma anche attività educative, culturali e ricreative che possono crescere anche fuori dalla sfera pubblica. In secondo luogo serve UNA GESTIONE FINANZIARIA E IMMOBILIARE INTELLIGENTE, dove pubblico e privato dovrebbero collaborare nel rilevare gli edifici dismessi, trasformarli in ambienti interessanti per il mercato, in taluni casi riducendo i volumi esistenti per fare spazio al verde e valorizzare così i nuovi progetti.

   Serve infine un’iniziativa coordinata per attrarre gli investimenti nazionali ed esteri su queste aree, operazione il cui successo dipende dalla visibilità e dalla qualità metropolitana del progetto complessivo. Per operazioni come queste, NELL’AREA METROPOLITANA DELLA RUHR, GRANDE COME IL VENETO, SONO STATI INVESTITI NELL’ARCO DI DUE DECENNI OLTRE 4 MILIARDI DI FONDI EUROPEI!

   UN TERZO TEMA È L’ECONOMIA TURISTICA. Se Venezia non riesce a sviluppare un progetto di accoglienza in grado di gestire i flussi in continuo aumento, dovrebbero allora attivarsi Padova, Treviso e gli altri centri dell’area metropolitana. Per ridurre i costi e massimizzare i benefici derivanti dall’elevata attrattività turistica del capoluogo lagunare serve una GESTIONE DELLE DESTINAZIONI che coinvolga il sistema ricettivo e le località turistiche di un’area più vasta.

   Certo, parlare di area metropolitana non scalda il cuore dei cittadini. Tuttavia, se vogliamo organizzare un sistema moderno di trasporti, affrontare l’emergenza ambientale, riqualificare le aree industriali dismesse, gestire in modo più intelligente i flussi turistici, allora, come hanno fatto da tempo le regioni europee più competitive, dovremo convincerci dell’importanza di SUPERARE TANTO I CAMPANILISMI MUNICIPALI QUANTO I TIMORI REGIONALI, decidendo di adottare anche in Veneto un insieme di PROGETTI DI SCALA METROPOLITANA.

   Possiamo anche continuare a trascurare questi temi. Non lamentiamoci, allora, se continueremo a perdere posizioni nella graduatorie internazionali di competitività e nella capacità attrattiva del territorio. (Giancarlo Corò e Riccardo Dalla Torre)

https://books.google.it/books?id=qfzwDQAAQBAJ&pg=PT132&lpg=PT132&dq=rilanciare+l’area+metropolitana+giancarlo+cor%C3%B2&source=bl&ots=fPqbI0m72g&sig=xflerQ6b4_wvUccyE299Lt3u-Qk&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjFjMrh6MXVAhWF1hQKHY-cDe0Q6AEILTAA#v=onepage&q=rilanciare%20l’area%20metropolitana%20giancarlo%20cor%C3%B2&f=false 

 

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