L’AREA PADANO-VENETA È SEMPRE PIÙ INQUINATA: nell’ACQUA (da pesticidi, da PFAS…) e in GRANDI OPERE (MOSE, Superstrada Pedemontana Veneta…) che non trovano una loro realizzazione eco-compatibile, e risultano dirompenti – Il tutto nonostante buone intenzioni declamate ma non concrete

PFAS – Area ROSSA: area di massima esposizione sanitaria – Area ARANCIO: area captazioni autonome – Area GIALLO CHIARO: area di attenzione – Area VERDE: area di approfondimento – Area OMBREGGIATA: Plume di contaminazione

I 30 COMUNI DEL VENETO PIU’ INQUINATI DA PFAS

COMUNI del Veneto nell’AREA ROSSA A (dove è maggiore la concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche in tutta la matrice acqua -oltre che nell’acqua potabile, anche nelle acque superficiali e sotterranee-): ALONTE, ASIGLIANO VENETO, BRENDOLA, LONIGO, NOVENTA VICENTINA, ORGIANO, POJANA MAGGIORE, SAREGO (Vicenza); COLOGNA VENETA, ROVEREDO DI GUÀ, ZIMELLA (Verona); MONTAGNANA (Padova).
COMUNI del Veneto nell’AREA ROSSA B (dove la contaminazione delle acque superficiali e sotterranee è minore): AGUGLIARO e VAL LIONA (Vicenza); ALBAREDO D’ADIGE, ARCOLE, BEVILACQUA, BONAVIGO, BOSCHI SANT’ANNA, LEGNAGO, MINERBE, PRESSANA, TERRAZZO e VERONELLA (Verona); BORGO VENETO, CASALE DI SCODOSIA, LOZZO ATESTINO, MEGLIADINO SAN VITALE, MERLARA e URBANA (Padova).

La contaminazione riguarda un’area abitata da oltre 350 mila persone compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova.
Gli abitanti delle aree maggiormente contaminate, sottoposti ad esami clinici, hanno scoperto di avere valori di PFOA nel sangue (un tipo di PFAS) 40 volte superiori rispetto a popolazioni italiane che vivono in aree non inquinate. Livelli molto alti di PFAS possono essere associati a forti rischi per la salute, tra cui complicazioni in gravidanza, alcune forme tumorali, alti livelli di colesterolo e problemi alla tiroide.
Migliaia di persone, di associazioni e di gruppi di abitanti della zona contaminata si sono mobilitati scendendo in piazza e firmando la petizione di Greenpeace per chiedere alla Regione Veneto di agire in tutela della loro salute.
Spinta da questa grande mobilitazione a Ottobre 2017 la Regione Veneto ha compiuto un primo passo concreto: l’abbassamento drastico dei limiti di PFAS e il potenziamento dei sistemi di abbattimento di questi inquinanti.
Grazie a questo provvedimento, l’acqua potabile di 21 comuni è tornata priva di PFAS.
Una soluzione ancora provvisoria, ma una prima vittoria per la popolazione.

(immagine tratta da: http://www.studio3a.net) – Da ventuno a trenta. Si allarga, e non di poco, il perimetro di massima emergenza per la contaminazione da Pfas. Fino a ieri erano 21 i Comuni veneti inseriti nella cosiddetta Area Rossa dal “Piano di sorveglianza sulla popolazione esposta a sostanze perfluoroalchiliche (Pfas)” varato nel 2016. Un’attesa delibera di giunta approvata ieri mattina ha esteso i confini a 30 Comuni. Non solo: il monitoraggio sanitario è stato esteso anche ad un’ampia fascia pediatrica.

……………………….

4 CASI DI “VENETO IN CRISI AMBIENTALE” (il nostro punto di vista)

   Un’indagine dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) rivela la quantità di prodotti chimici e pesticidi presenti nelle acque italiane: secondo le ultime rilevazioni quasi il 64% delle acque di fiumi e laghi sono contaminate. E l’AREA GEOGRAFICA con i livelli più alti di contaminazione acquifera è quella della pianura padano-veneta. Circa il 70% delle acque superficiali risulta inquinato in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.
Tante, troppe, le cause di tale situazione di precarietà. Inquinamento da pesticidi e, in Veneto, anche (non solo) inquinamento da PFAS.
Dei PFAS (“perfluoro-alchilici”) ne abbiamo parlato più volte in questo blog geografico (https://geograficamente.wordpress.com/?s=pfas). E’ una situazione incredibile e grave: la contaminazione (delle falde acquifere, degli acquedotti) riguarda un’area abitata da oltre 350 mila persone compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova. I Pfas sono dei composti chimici utilizzati in molti settori industriali, soprattutto per la produzione di materiali resistenti ai grassi e all’acqua, in particolare per impermeabilizzare tessuti e altri materiali (moltissimi prodotti di largo consumo nostro quotidiano contengono Pfas: ad esempio il rivestimento anti-aderente delle padelle, ma anche il “Goretex”, che serve a certi indumenti sportivi per essere impermeabili all’acqua ma non all’aria). I Pfas sono usati, fra l’altro, per la produzione di pesticidi e insetticidi, detersivi, pelli, tessuti impermeabili, contenitori per alimenti (sacchetti per patatine, ecc.), con rischio che possano contaminare i cibi che “proteggono”….
E gli abitanti delle aree maggiormente contaminate da PFAS, sottoposti ad esami clinici, hanno scoperto di avere valori di PFOA nel sangue (un tipo di PFAS) 40 volte superiori rispetto a popolazioni italiane che vivono in aree non inquinate. Livelli molto alti di PFAS possono essere associati a forti rischi per la salute, tra cui complicazioni in gravidanza, alcune forme tumorali, alti livelli di colesterolo e problemi alla tiroide.
La Regione ha cercato di porre rimedio a questo inquinamento di diffuso (specie con il potenziamento dei filtri alle centrali idriche del Basso Veneto, che ha dato dei risultati con l’abbassamento dell’inquinamento), ma la situazione rimane ancora pericolosa. Anzi: la stessa Regione Veneto ha deciso di allargare, e non di poco, il perimetro di massima emergenza per la contaminazione da Pfas. Infatti fino al 20 maggio scorso erano 21 i Comuni veneti inseriti nella cosiddetta Area Rossa dal “Piano di sorveglianza sulla popolazione esposta a sostanze perfluoroalchiliche (Pfas)” varato nel 2016. Con una delibera di giunta del 21 maggio 2018 la Regione Veneto ha esteso i confini di pericolosità a 30 Comuni.

(immagine da “rapporto ISPRA SULL AMBIENTE 2018”) – Un’indagine dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) rivela la quantità di prodotti chimici e pesticidi presenti nelle acque italiane: secondo le ultime rilevazioni quasi il 64% delle acque di fiumi e laghi sono contaminate.

 

………………
Una situazione di precarietà che si vive anche nel grande sviluppo della VITICOLTURA in questi anni (specie quella del PROSECCO NELL’AREA TREVIGIANA pedemontana tra Valdobbiadene e Conegliano, ma i confini si sono ben oltre allargati, allargati…) dove, alle promesse di convertire produzioni vitivinicole (sostenute dall’uso della chimica) in produzioni meno inquinanti (biologiche…), a queste promesse persiste invece, nel grandissimo business planetario del momento, un trend a produrre il più possibile, ad allargare in modo abnorme le aree di produzione, a far diventare un grande ed esteso territorio agricolo in una monocoltura di produzione del vino (prosecco, anche estirpando vigneti di uva pregiatissima e storica ma ora molto meno redditizia).

LE COLLINE DEI PESTICIDI

Il business agroalimentare viene pertanto pagato dalla terra: da colture che non ruotano, non si diversificano; dall’inaridimento futuro possibile e dal disequilibrio ambientale quando alla terra si manca del rispetto dovuto.

Il “Paesaggio del Prosecco”, nell’Alto Trevigiano, tra Conegliano e Valdobbiadene

………….…..
E’ quel che accade poi in situazioni e GRANDI OPERE VENETE verso la bassa pianura e la laguna-mare: per tutte IL MOSE (sigla che sta per: MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), le cosiddette paratoie mobili che dovrebbero “salvare” Venezia da alte maree straordinarie: ma che stanno creando notevoli problemi già nella costruzione (iniziata nel 2003) (pur nei 6 miliardi di euro spesi o da finir di spendere!).

MOSE COME FUNZIONA (da Avvenire.it)

Opera (il MOSE) anche travolta dagli scandali di corruzione; dove le alternative che il Comune aveva indicato per fermare l’acqua alta dei momenti straordinari non sono neanche state prese in considerazione; e che ha già da adesso (che non è ancora entrata in funzione) modificato la morfologia lagunare (l’equilibrio della laguna) con gli scavi dei fondali alle bocche di porto: uno sprofondamento lagunare sotto il peso di milioni di tonnellate di cemento e ferro.
Vien da pensare se in questo penoso susseguirsi di tentativi di costruzione, di finire quest’opera (con problematiche sempre più ardue) non ci possa essere qualche politico, amministratore, qualcuno che ha il potere di farlo, che abbia il coraggio di dire “basta”; di sospendere questo Mose così fallimentare nella sua realizzazione, così impattante nel (im)possibile futuro funzionamento…. Avere il coraggio di fermare il tutto, pur dopo tutti i miliardi fin qui spesi…
………………….
Nell’indebitamento regionale, presente e futuro, rientra anche la SPV, SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA, dove la Regione si troverà a garantire un introito di costruzione e gestione alla Ditta concessionaria per i prossimi 39 anni (dopo aver già messo 300milioni di euro, e lo Stato 600 milioni); con prospettive di traffico assai poco credibili: è un’opera poco funzionale ai 95 chilometri di territorio attraversato… con pochi accessi, e rischia di avere un traffico assai limitato, come già sta accadendo in Lombardia con la BreBeMi e la Pedemontana lombarda. Un costo ambientale stratosferico (95 chilometri di territorio “coinvolto”) per risultati di sollievo dal traffico cui pochi credono ci saranno.

I LAVORI SULLA SPV

………..….
Negli articoli che vi proponiamo qui di seguito proviamo ad accennare a questi quattro argomenti (PFAS, VIGNETI, MOSE, SUPERSTRADA PEDEMONTANA) per ribadire che “non va bene”, e che c’è la necessità “reale” di un cambiamento di rotta; verso una RICONVERSIONE ECOLOGICA che sicuramente scontenterà alcuni, ma che potrà ridare il valore che meritano luoghi, terre, una volta bellissime, ma ora in crisi e con prospettive di un futuro mediocre. (s.m.)

………………………………..

PFAS, L’AREA A RISCHIO SI ALLARGA: PIÙ CONTROLLI SUI BAMBINI

di Nicola Cesaro, da “Il Mattino di Padova” del 22/5/2018
– La Regione interviene: monitorati altri 9 comuni, di cui 6 padovani. In totale sono 30 Analisi anche per i bimbi di 9 e 10 anni, potenziati i filtri della centrale di Lonigo –
PADOVA. Da ventuno a trenta. Si allarga, e non di poco, il perimetro di massima emergenza per la contaminazione da Pfas. Fino a ieri erano 21 i Comuni veneti inseriti nella cosiddetta Area Rossa dal “Piano di sorveglianza sulla popolazione esposta a sostanze perfluoroalchiliche (Pfas)” varato nel 2016. Un’attesa delibera di giunta approvata ieri mattina ha esteso i confini a 30 Comuni. Non solo: il monitoraggio sanitario è stato esteso anche ad un’ampia fascia pediatrica.
La nuova area rossa. L’Area Rossa è l’area di maggior impatto sanitario, nella quale la popolazione, prima dell’apposizione dei filtri anti-Pfas, è stata maggiormente esposta a questi inquinanti, principalmente attraverso l’acqua potabile ma anche attraverso una contaminazione ambientale di fondo, confermata in primis dai risultati dello studio di biomonitoraggio effettuato con l’Istituto superiore di sanità. In tale Area è stato possibile differenziare un’Area Rossa dove è maggiore la concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche in tutta la matrice acqua (oltre che nell’acqua potabile, anche nelle acque superficiali e sotterranee), denominata AREA ROSSA A, ed un’Area Rossa dove la contaminazione delle acque superficiali e sotterranee è minore, chiamata AREA ROSSA B. Chi vive in queste aree – o perlomeno un’ampia fetta di popolazione – ha diritto ad essere sottoposto a test medici per verificare la presenza di Pfas nel sangue e, in caso di concentrazioni oltre la norma, ad essere preso in carico come paziente dagli organismi medici di riferimento.
Utilizzando un metodo più preciso basato, sulla identificazione della rete idrica di distribuzione, la Regione ha inserito NOVE NUOVI COMUNI in questa fascia di emergenza: ORGIANO (Vicenza) per la A, mentre per la B sono stati inseriti i territori comunali di AGUGLIARO e VAL LIONA (Vicenza), BORGO VENETO, CASALE DI SCODOSIA, LOZZO ATESTINO, MEGLIADINO SAN VITALE, MERLARA e URBANA (Padova). Tutti i Comuni padovani, eccetto Urbana, vedono tuttavia interessata una frazione minima del territorio. Questi Comuni si sommano dunque ad ALONTE, ASIGLIANO VENETO, BRENDOLA, LONIGO, NOVENTA VICENTINA, POJANA MAGGIORE, SAREGO (Vicenza), COLOGNA VENETA, ROVEREDO DI GUÀ, ZIMELLA (Verona) e MONTAGNANA (Padova) per la A, e ALBAREDO D’ADIGE, ARCOLE, BEVILACQUA, BONAVIGO, BOSCHI SANT’ANNA, LEGNAGO, MINERBE, TERRAZZO e VERONELLA (Verona) per la B.
Sono poi stati anche ridefiniti i confini di estensione dell’AREA ARANCIONE (12 Comuni) e dell’AREA GIALLA (45 Comuni): nella prima, in particolare, attraverso la ricostruzione aggiornata del plume di inquinamento si è aggiunta una ulteriore fascia perimetrale cautelativa di 500 metri di ampiezza. I nuovi Comuni o parti di Comuni inseriti nell’Area Rossa verranno ricompresi nel “PIANO DI SORVEGLIANZA SANITARIA sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche”.
Controlli ai bambini. La delibera ha riaggiornato, perfezionandola, anche la procedura organizzativa di invito per tutti i cittadini che devono essere sottoposti ad analisi mediche (ad oggi il 49,8% degli invitati ha aderito). Non solo: nel documento viene specificato che, con il 2018, il piano di sorveglianza sanitaria sarà esteso anche alla popolazione pediatrica residente nell’area di massima esposizione: saranno invitati attivamente i bambini di 9 e 10 anni (coorti 2009-2008). Ad oggi la fascia di età da cui partiva lo screening era quella dai 15 anni (coorte 2003).
Nell’arco di cinque anni si raggiungerà il saldo delle coorti coprendo tutti i nati dal 2014, anno di piena funzionalità dei filtri a carboni attivi che di fatto ha significativamente abbattuto le sostanze Pfas presenti nelle acque potabili. Se nell’ambito del biomonitoraggio si dovesse mantenere elevata la concentrazione di Pfas nel plasma dei soggetti testati, la chiamata attiva continuerà a regime con la coorte dei nati del 2015. Obiettivi principali, oltre al monitoraggio, sono la prevenzione e individuazione precoce delle alterazioni endocrino-metaboliche potenzialmente associate all’esposizione a Pfas.
Filtri potenziati. In attesa degli interventi radicali che garantiranno nuove fonti di approvvigionamento ai territori esposti ai Pfas, continuano i lavori di potenziamento dei filtri alle centrali idriche del Basso Veneto. Ieri mattina l’assessore generale all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, ha visitato la centrale idrica di Madonna di Lonigo in occasione della chiusura del cantiere aperto quattro mesi fa. I lavori hanno permesso il potenziamento dell’impianto, gestito dalla società consortile Acque Veronesi e destinato a garantire la risorsa idrica a 100 mila abitanti tra le province di Verona, Vicenza e Padova. L’intervento di potenziamento del trattamento di potabilizzazione (spesa di 1,8 milioni di euro) ha l’obiettivo di abbattere la concentrazione delle sostanze Pfas presenti nelle falde acquifere di Almisano. (Nicola Cesaro)

……………………………

…………………

VENETO, IL DOSSIER LEGAMBIENTE CONTRO LE COLLINE DEL PROSECCO CANDIDATE ALL’UNESCO: “PRIMA REGOLE SULL’USO DI PESTICIDI”
di Giuseppe Pietrobelli, da “Il Fatto Quotidiano” del 14/10/2017
– Gli ambientalisti trevigiani formalizzano il loro appello con un dossier presentato agli ispettori dell’Icomos, l’organismo consultivo dell’Unesco, incaricato di valutare la candidatura delle colline dell’Altamarca trevigiana: “Denunciamo la corsa al vigneto da parte di speculatori e chiediamo la messa al bando degli erbicidi a base di glifosato, cancerogeni ed interferenti endocrini” –
Prima di bere un ottimo bicchiere di prosecco, vino del boom italiano nel mondo, pensateci. Per realizzarlo vengono usati pesticidi e sostanze tossiche. E per stare al passo con le richieste del mercato (l’obiettivo dei produttori è quello di arrivare a mezzo miliardo di bottiglie) si stanno sbancando colline e si stanno strappando terreni al bosco. Con un danno molto grave all’ambiente che si è candidato al riconoscimento di patrimonio dell’Unesco. È questo l’appello che gli ambientalisti trevigiani lanciano da tempo e che ora è stato formalizzato con un dossier presentato agli ispettori dell’Icomos, l’organismo consultivo dell’Unesco, incaricato di valutare la candidatura delle colline dell’Altamarca trevigiana.
L’incontro è avvenuto alcuni giorni fa a Conegliano, nella sede della scuola enologica “Cerletti”, praticamente la capitale del prosecco. A sostenere la posizione critica sono cinque circoli di Legambiente della provincia di Treviso (oltre al capoluogo, anche Piavenire di Maserada sul Piave, Sernaglia della Battaglia, Valle del Soligo e il Vittoriese di Vittorio Veneto). La denuncia riguarda un vasto territorio veneto. “Non si tratta solo della zona di produzione storica del prosecco, la Docg delle colline di Conegliano e Valdobbiadene. Tutto attorno, nelle nove province di Veneto e Friuli-Venezia Giulia della Doc Prosecco, la superficie vitata è aumentata di altri 3.000 ettari, passando così dagli attuali 20.250 a 23.250 ettari. Per capirne la dimensione, bisogna considerare che la seconda Doc italiana, quella del Chianti, famoso in tutto il mondo, arriva a poco più di 14.000 ettari”, si legge nel dossier (“Le colline dei pesticidi”), che riprende un articolo pubblicato da La Nuova Ecologia, rivista di Legambiente.
L’avvertimento all’Unesco, prosegue: “Basandosi sulla previsione di un aumento medio del 15% del consumo globale di vini spumanti nei prossimi tre anni, il Centro interdipartimentale per la viticoltura dell’università di Padova e Nomisma hanno valutato che questi 3.000 ettari in più saranno necessari per soddisfare la domanda, mantenendo in equilibrio il mercato. Si arriverà così, nel 2019, a produrre oltre mezzo miliardo di bottiglie. L’unico vino italiano per cui si registra un aumento nelle vendite è proprio il prosecco, con una crescita del 30% negli Stati Uniti e nel Regno Unito”.
Ma l’altra faccia della medaglia è l’impatto sull’ambiente. “I vigneti di glera, il vitigno da cui si ricava il prosecco, vengono piantati dove storicamente non ci sono mai stati, anche in aree paludose o esposte a nord, non vocate per clima e composizione del terreno: questo implica un utilizzo ancora maggiore di fitofarmaci. I trattamenti, poi, si fanno in momenti diversi, perché ciascun viticoltore decide in autonomia quando farli, quindi ogni anno è un’irrorazione continua fra primavera ed estate”. Insomma, una specie di deregulation. “Il vero problema è la diffusione della monocoltura. Si pianta ovunque: in mezzo alle case, vicino ai corsi d’acqua”, spiegano Marcello De Noni di Legambiente Sernaglia e Nicola Tonin di Legambiente Valle del Soligo. (Giuseppe Pietrobelli)

……………………….

COLLINE PROSECCO, UNESCO: “NON SONO UNICHE AL MONDO”

da http://www.vvox.it/ , 11/5/2018
Prima doccia fredda per la candidatura a patrimonio dell’umanità delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Come ha sottolineato ieri una nota della Regione Veneto, ieri l’Unesco ha pubblicato il primo esito della valutazione sul dossier presentato da Palazzo Balbi. «L’esito non è positivo non certo per motivi ambientali, ma perché l’organo tecnico di valutazione ritiene che il territorio veneto non sia unico nel suo genere», comunica Amerigo Restucci, del comitato promotore della candidatura. Secondo l’organo internazionale, a compromettere il riconoscimento sarebbe l’avanzare smodato delle vigne che avrebbe cambiato la fisionomia originaria del territorio e la sua storia non rendendo il metodo produttivo ricollegabile ai vecchi metodi tradizionali del 18esimo secolo.
«La valutazione espressa, pur concludendosi per il momento con un giudizio negativo, evidenzia i tanti pregi del territorio candidato», tenta di indorare la pillola Restucci ricordando che la decisione presa ieri da Icomos, braccio dell’Unesco, costituisce una prima raccomandazione tecnica lungi dall’essere definitiva. «La valutazione conclusiva – ricorda Restucci – è affidata al comitato del patrimonio che è un organo politico eletto dagli Stati membri della Convenzione del 1972 e che può accogliere, modificare o integrare la raccomandazione tecnica».

…………………………..

Festa tra i vigneti di fine anno scolastico a Conegliano

BIMBI TRA I VIGNETI A CONEGLIANO: «SCELTA IRRESPONSABILE, RISCHIO PESTICIDI»
di Diego Bortolotto, 22/5/2018, da “la Tribuna di Treviso”
– Conegliano. “Marconi in marcia”, la passeggiata ha coinvolto 600 tra scolari e genitori Per Padovan «i piccoli sono stati esposti al rischio di irrorazioni di pesticidi» –
CONEGLIANO. Oltre seicento bambini e genitori domenica hanno camminato sulle colline di Conegliano per una grande festa di fine anno scolastico della scuola elementare Marconi. Il Comune di Conegliano e la polizia locale, insieme al gruppo alpini di Collalbrigo e tante aziende e negozi, hanno sostenuto la terza edizione di “Marconi in marcia”, organizzata dal Comitato genitori della scuola primaria. Si è registrato un record di partecipazione e per i piccoli è stata una giornata da incorniciare. Il rancio preparato dagli alpini, i laboratori, la passeggiata all’aria aperta in mezzo alla natura, senza auto e senza traffico con strada chiuse. È stato realizzato anche il “Piano di sicurezza”, come previsto dalle indicazioni prefettizie.
Ma al gruppo che vuole promuovere un referendum per abolire l’uso dei fitofarmaci sul Prosecco, non è piaciuta l’iniziativa tra i vigneti. «Genitori irresponsabili», ha scritto sui social network il Comitato Colli puri Collalbrigo. «Come si fa, in questa stagione di continue irrorazioni chimiche, a organizzare una “Marcia dei bambini” in mezzo ai vigneti?». Nessuno tra i 600 partecipanti si è lamentato, per tutti è stata una giornata divertente, ma il comitato “anti pesticidi” è stato di diverso avviso.
«Stavano trattando un vigneto coi pesticidi chimici di sintesi lungo via del poggio – racconta Fabio Padovan, ex parlamentare, leader del comitato Colli puri – quando dei bambini, ignari e che non hanno colpe, vengono tranquillamente fatti transitare sulle strade attaccate ai vigneti. Se non irresponsabili, quei genitori sono stati almeno superficiali». Nel giro di poche ore il discorso ha fatto il giro dei social con decine di condivisioni e il Comitato Colli puri Collabrigo è andato all’attacco anche del Comune.
«Certamente ha pesato l’atteggiamento colpevole delle autorità comunali di Conegliano – sostiene Padovan – che non hanno mai voluto, nonostante le nostre richieste, esporre i cartelli di pericolo e di divieto di transito nella stagione dei trattamenti chimici, così come invece ha fatto l’amministrazione di Vidor».
In realtà da anni il regolamento intercomunale di polizia rurale, applicato in tutto il territorio della Docg (denominazione di origine controllata garantita, ndr), stabilisce che vadano posizionati cartelli per segnalare le aree in cui sono eseguiti trattamenti. Spetta però ai viticoltori posizionare la segnaletica. La passeggiata ecologica della scuola Marconi è partita dalla sede di via Toniolo vicino all’ospedale, per salire nell’area collinare e poi ritornare a scuola, dove c’è stato il pranzo, poi giochi e attività con il ludobus. Ad ogni bambino è stato consegnato un kit omaggio, regalato dalle aziende che hanno sostenuto l’iniziativa.
Molte note attività produttive della zona, alimentari e non, hanno dato il loro sostegno. Mai i genitori avrebbero pensato che attorno alla loro manifestazione si potessero creare polemiche. In questi giorni il Comitato Colli Puri Collalbrigo inoltre ha scritto a tutti i parlamentari per sollecitare interventi per abolire i fitofarmaci. Tra le prime risposte sono arrivate quelle dei neodeputati del Movimento 5 Stelle. «Lo sviluppo sostenibile anche agricolo, vede il Movimento sempre in prima linea – ha risposto al comitato la deputata pentastellata Francesca Flati – sono quindi sicura che i colleghi che si occupano dell’argomento faranno le giuste riflessioni». (Diego Bortolotto)

…………………………..

USL E VIGILI IN PATTUGLIA CONTRO I DISERBANTI

di Andrea De Polo, da “la Tribuna di Treviso” del 29/4/2018
TREVISO – Polizia municipale tra i vigneti, assieme ai tecnici dell’Usl 2, per verificare il rispetto delle ordinanze contro gli erbicidi chimici, e controllare il patentino per acquistare i fitofarmaci. Sarà multato (con sanzioni fino a 500 euro) chi esagera con i diserbanti: la differenza rispetto a prima, quando era difficile per i sindaci far rispettare le leggi, è che ora ci saranno ogni giorno quattro uomini dedicati ai controlli.
La “promessa” dell’azienda sanitaria e dei consorzi del Prosecco è diventata realtà a tempo di record: dal 2 maggio, martedì, a Conegliano scenderà in campo la task force per il monitoraggio ambientale. Se l’esperimento avrà esito positivo, i controlli saranno poi estesi a tutti i 15 Comuni della Docg Prosecco.
Nemico pubblico numero uno il GLIFOSATE, diserbante vendutissimo (ottimo rapporto prezzo-efficacia) già vietato in cinque Comuni (Conegliano, San Pietro di Feletto, Colle Umberto, Vittorio Veneto e Tarzo) e off-limits dal primo gennaio 2019 anche in tutti gli altri della Docg Prosecco, a causa della sua pericolosità per la salute dell’uomo.
Nelle colline di Conegliano e Valdobbiadene – ma, nelle scorse settimane, anche in qualche coltivazione di asparago della Sinistra Piave – le strisce arancioni, simbolo dell’erba dissecata con la chimica, hanno iniziato a fare capolino con l’inizio della primavera.
I controlli a Conegliano
La Città del Cima, e in particolare le colline di Collalbrigo, Ogliano, Costa, sarà quindi il primo palcoscenico su cui si muoverà la task force anti diserbanti. Non a caso proprio a Conegliano, nel 2017, tracce di Glifosate erano state rinvenute in un pozzo dell’acquedotto pubblico.
Dal 2 maggio pertanto cambia tutto. A Conegliano una pattuglia della polizia locale per ogni turno (quindi quattro uomini ogni giorno) controllerà il rispetto del Regolamento di pulizia rurale intercomunale assieme agli ispettori dell’Usl 2. «Andremo a monitorare il rispetto delle norme previste in tema di erbicidi» spiega il comandante dei vigili di Conegliano, Claudio Mallamace, «i controlli potranno riguardare, per esempio, il rispetto della distanza dai luoghi sensibili, il divieto di utilizzo delle sostanze proibite, l’acquisto e l’utilizzo di fitofarmaci solo da parte di persone in possesso del patentino. Gli accertamenti verranno fatti, oltre che nell’ambito dei nostri normali servizi di monitoraggio del territorio, anche a seguito di segnalazioni da parte dei cittadini».
Ieri l’Usl 2 e il comando dei vigili hanno lanciato un appello proprio ai residenti di Conegliano, affinché contattino il comando di polizia locale allo 0438 413413 in caso di presunte infrazioni. E visto con quanta TENSIONE sia vissuto, in zona, il confronto FRA AGRICOLTORI E RESIDENTI, c’è da scommettere che il telefono del centralino squillerà con una certa costanza.
«Le multe andranno dai 50 ai 500 euro» continua Mallamace, «il dirigente potrà erogare sanzioni maggiori nel caso per esempio di recidiva o di infrazioni particolarmente gravi». Controlli in tutta la Marca. Plaudono all’iniziativa le associazioni ambientaliste, anche se con qualche distinguo: Wwf Terre del Piave, per esempio, con il portavoce Gilberto Carlotto ha più volte sottolineato come, accanto al Glifosate, ci siano altri prodotti con analoghi effetti deleteri sull’ambiente e la salute dell’uomo.
Di fatto però è una rivoluzione, anche perché per la prima volta remano tutti dalla stessa parte azienda sanitaria, consorzi di tutela, amministrazioni comunali. «Stiamo proseguendo un percorso virtuoso, avviato in controtendenza rispetto a quanto deciso a livello europeo e per primi a livello nazionale, iniziato con la messa al bando del Glifosate» commenta Francesco Benazzi, direttore generale dell’Usl 2, «l’avvio di un’attività sistematica di monitoraggio ambientale ci consentirà di dare ulteriori sicurezze alla popolazione nell’ambito del corretto utilizzo dei fitofarmaci».
All’orizzonte c’è anche l’imminente decisione dell’Unesco circa la candidatura a Patrimonio dell’Umanità. Troppo tardi per far cambiare idea ai commissari che si esprimeranno in estate, ma in tempo per un’eventuale riproposizione della candidatura tra un anno in caso di bocciatura.
«L’attivazione di questa task force è stata condivisa con tutti i sindaci della Docg oltre che con l’azienda sanitaria» spiega Fabio Chies, sindaco di Conegliano, «è un ulteriore passo in avanti sulla strada della sostenibilità nella produzione agricola e vitivinicola in particolare. Vogliamo perseguire l’obiettivo di giungere a una volontà comune e condivisa di una crescita sostenibile, che coniughi sviluppo e tutela della salute e che ci permetta di vedere riconosciuto il nostro territorio come patrimonio Unesco».
Conegliano sarà, appunto, un esperimento. L’Usl ha già annunciato che se i controlli funzioneranno saranno estesi, a stretto giro, a tutti gli altri 14 Comuni della Docg Prosecco. Ed eventualmente a tutte le altre amministrazioni di Marca, perché l’abuso di prodotti chimici in agricoltura non è un problema che riguarda soltanto il Prosecco. (Andrea De Polo)

……………………..

L’ISPRA RIVELA: ACQUE ITALIANE INQUINATE OLTRE I LIMITI AMBIENTALI

di Alessandro Conte, da IN A BOTTLE https://www.inabottle.it/it/news/ispra-acque-inquinate-oltre-limiti 11/5/2018
– Secondo le ultime rilevazioni quasi il 64% delle acque di fiumi e laghi sono contaminate da prodotti chimici e pesticidi –
MILANO – Un’indagine dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) rivela la quantità di prodotti chimici e pesticidi presenti nelle acque italiane: secondo le ultime rilevazioni quasi il 64% delle acque di fiumi e laghi sono contaminate. Dai dati emerge un aumento preoccupante delle tracce di pesticidi rilevate: +7% rispetto ai rilevamenti del 2012. Nelle acque superficiali l’aumento si attesta intorno al 20%; +10% invece in quelle sotterranee.
Le zone più a rischio di inquinamento delle acque
La regione con i livelli più alti di contaminazione acquifera è quella della pianura padano-veneta. Nelle cinque regioni dell’area (dove si concentra il 60% dei punti predisposti ai rilevamenti) i livelli di contaminazione superano sensibilmente la media nazionale. Circa il 70% delle acque superficiali è inquinato in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna; si arriva a punte vicine al 90 e al 95% in Toscana e Umbria. Per quanto riguarda le rilevazioni di sostanze nocive nelle acque sotterranee, il primato di “regione più inquinata” spetta alla Sicilia con il 76% dei punti di rilevamento, seguono il Friuli, 68,6% e Lombardia con il 50% dei punti.
Limiti di inquinamento superati
L’Ispra ha rilevato, nelle falde acquifere nazionali, tracce di 224 sostanze diverse, “un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012)”, precisa l’Istituto, che rivela una maggiore efficacia delle indagini svolte. Nello specifico, tra le sostanze rinvenute primeggiano gli erbicidi, come negli anni passati, mentre è in aumento la presenza di fungicidi e insetticidi. L’allarme lanciato dall’Istituto indica che il 21,3% delle acque superficiali è inquinato oltre i limiti di qualità ambientale; limite superato anche nel 6,9% delle acque sotterranee.

……………………………….

……………………………….

RIFIUTI TOSSICI

TROVATI A MIRA (VENEZIA): IL GIALLO DEI RIFIUTI DI SIGONELLA

di Enrico Ferro, da “la Repubblica” del 18/5/2018
– Bloccato da tre giorni a Mira, tra Padova e Venezia, un carico con venti tonnellate proveniente dalla base americana per presunte irregolarità nel trasporto e nei documenti di viaggio. L’azienda: “Non capiamo le motivazioni”. –
MIRA. Ormai da tre giorni un carico con venti tonnellate di rifiuti è fermo e sotto sequestro a Mira, nella provincia di Venezia. Il materiale contenuto nei 150 fusti riconduce alla marina militare americana, a una base in Virginia e alla nave USS Porter che gli Stati Uniti hanno impiegato diverse volte in operazioni di guerra in Medio Oriente. Il normale controllo stradale da parte di una pattuglia della polizia municipale si è trasformato in un’inchiesta della procura veneziana su presunte irregolarità nel trasporto e nei documenti di viaggio.
Il tir della ditta Zuccaro Trasporti di Catania è stato fermato alle 8.30 di mercoledì mattina sulla statale Romea. Era diretto al Centro Risorse di Motta di Livenza, azienda leader nella gestione dei rifiuti industriali. «Si tratta di vernici, resine, piccole parti di liquidi chimici di scarto provenienti da una base militare americana», ha spiegato Giuseppe Carraro, amministratore delegato del Centro Risorse, al quotidiano La Nuova di Venezia e Mestre. «Si tratta di rifiuti che abbiamo già ricevuto in quanto lavoriamo anche con altre basi militari. Sono rimasto molto stupito dalla notizia in quanto, per esperienza, le basi sono molto pignole nella documentazione e nella spedizione dei rifiuti. Abbiamo già lavorato con la ditta appaltatrice e quindi so come operano. Non abbiamo mai lavorato invece con questa ditta di trasporti».
I rifiuti di questo genere arrivano al Centro Risorse, vengono lavorati e trasformati in combustibili, per il successivo invio ad impianti in diversi Paesi europei, tra cui Austria, Germania, Francia e Polonia.
Quelli trovati nel tir a Mira sono tutti rifiuti provenienti dalla manutenzione delle navi e degli aerei dell’esercito americano che fanno base in Sicilia, a Sigonella e Ragusa.
Lo conferma al quotidiano veneziano Vincenzo Giuffrida, responsabile tecnico della FG Recycling System, l’azienda catanese che ha l’appalto per la raccolta dei rifiuti speciali provenienti dalle basi militari americane: “Siamo autorizzati a raccogliere e stoccare quel genere di rifiuti e a inviarli ad aziende che poi trattano gli stessi per lo smaltimento. Lavoriamo nel mondo dei rifiuti dal 1974. Non abbiamo ancora capito con precisione i motivi del sequestro. Di certo i formulari di accompagnamento sono corretti e corrispondono a quanto è contenuto nei fusti. Si tratta di bombolette spray usate che contenevano varie sostanze, stracci sporchi di colore e solventi, fanghi provenienti da pozzetti di ispezione delle basi, resti di colore e altre sostanze usate per la manutenzione ordinaria di navi”.
Visto il tipo di carico sul posto è stato richiesto l’intervento del nucleo batteriologico dei vigili del fuoco. Ora si attendono gli sviluppi dell’indagine della polizia locale di Mira e le decisioni del giudice.

GLI SCARTI IN PARTE TOSSICO NOCIVI FERMI ORA A MIRA VENEZIA

……………………………

………………..

MOSE, IL PROVVEDITORE OPERE PUBBLICHE RIVELA I VERI COSTI PER IL FUNZIONAMENTO: “SERVIRANNO 80 MILIONI ALL’ANNO”
di Giuseppe Pietrobelli, 11/1/2018, da IL FATTO QUOTIDIANO
– Il responsabile del ministero dei Trasporti di fronte alla commissione consiliare di Venezia ha parlato ufficialmente dei fondi che serviranno per tenere in vita la struttura, se mai sarà terminata. E ha ammesso: “Difficile arrivare a fine 2018 con i lavori terminati” –
Ammesso che venga ultimato, il Mose che deve salvare Venezia dalle acque alte costerà 80 milioni di euro all’anno per restare in attività e per essere mantenuto in buono stato di funzionamento. Finalmente qualcuno ha dichiarato apertamente quale sarà il vero costo del Mose, che ilfattoquotidiano.it aveva già anticipato più di un anno fa.
Non bastano i 5 miliardi di costo complessivo per un’opera idraulica che non ha precedenti e che tante polemiche e discussioni ha suscitato negli ultimi vent’anni. Ci sarà anche un costo corrente piuttosto oneroso da pagare. La conferma viene dal provveditore alle opere pubbliche del Triveneto, Roberto Linetti, che ha anche annunciato come sarà difficile rispettare la scadenza di fine 2018 per completare l’opera e consentire che inizi la fase di avviamento.
“Non sarà facile arrivare a fine 2018 con i lavori terminati” ha detto parlando alla commissione consiliare di Venezia. Nel frattempo si sono incontrati a Roma il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone, e il prefetto di Roma, Paola Basilone. Non avrebbero discusso tanto dell’ipotesi di concludere il commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, quanto dei non facili rapporti tra il Provveditorato e il Consorzio, nonché della mancanza di liquidità nelle case del Consorzio stesso.
Quando sarà ultimato e dopo la fase di collaudo che durerà un paio di anni, il Mose andrà affidato a un “gestore istituzionale”, una struttura che dovrà comunque impiegare circa un centinaio di persone, in una linea di continuità con il passato e quindi con lo staff che in questi anni si è occupato della realizzazione dell’opera. Linetti ha dichiarato: “Le persone che si sono occupate di questi temi al Provveditorato alle Opere Pubbliche, al Consorzio Venezia Nuova e a Thetis non possono essere mandate via”. Ha quindi spiegato quali saranno i costi di manutenzione.
“Secondo noi, a regime, la gestione del Mose costerà circa 80 milioni di euro l’anno, che non sono molti per un’opera di questa importanza e complessità in un’area come quella di Venezia, considerando che tra i 20 e i 30 milioni di euro saranno solo i costi delle utenze per il funzionamento del sistema, e tra i 15 e i 20 milioni di euro i costi annui del personale”.
La struttura richiederà l’impiego di “almeno un centinaio di persone”. A queste cifre vanno aggiunti “tra i 30 e i 40 milioni per la manutenzione vera e propria, che deve comprendere però anche gli interventi sull’ambiente lagunare, che a regime costeranno circa 15 milioni all’anno e che non potranno essere svolti che dal ‘cervello’ istituzionale che governerà il Mose”. (Giuseppe Pietrobelli)

………………………..

………………………

PEDEMONTANA, I DUBBI DELLA CORTE DEI CONTI: «TANTE CRITICITÀ PESANO SULL’OPERA»
La relazione sul controllo, avviato nel 2015: «Il ricorso al partenariato pubblico-privato è apparso problematico»
di Redazione online Corriere del Veneto del 4/4/2018
ROMA «Il controllo sulla realizzazione della superstrada Pedemontana veneta, avviato nel 2015, ha rilevato numerose criticità. Ciò ha determinato una situazione di incertezza che non ha consentito un’efficiente programmazione dell’azione amministrativa». Lo afferma la Corte dei Conti, in una deliberazione sulla ridefinizione del rapporto concessorio della superstrada Pedemontana Veneta. «Problematico è apparso il ricorso al partenariato pubblico-privato e criticità sono state riscontrate nell’applicazione della normativa europea in materia di concessioni», sottolinea la Magistratura contabile, spiegando che «le difficoltà riscontrate hanno comportato anche riflessi sulla realizzazione di strutture viarie connesse all’esecuzione dell’opera principale, per la quale restano insoluti taluni aspetti legati al finanziamento della medesima».
Tutto questo, conclude la Corte dei Conti, «ha comportato un recente rafforzamento dell’attività di controllo sui lavori in corso, anche attraverso una più leale collaborazione fra gli organi competenti».
I rilievi
«Il ricorso al partenariato pubblico-privato per la realizzazione dell’opera non solo non ha prodotto i vantaggi ritenuti suoi propri, ma ha reso, per lungo periodo, precaria e incerta la fattibilità della stessa», sottolinea la Magistratura contabile, spiegando che «la travagliata vicenda che ha permesso il closing finanziario è stata infatti resa possibile solo con il decisivo intervento di organismi pubblici, attraverso un nuovo assetto della concessione e un nuovo piano economico-finanziario».
«A fronte di un costo dell’opera inferiore a tre miliardi, con il nuovo assetto convenzionale faticosamente raggiunto la Regione Veneto dichiara che l’esborso nei confronti del privato sarà pari a oltre dodici miliardi; tale risultato è valutato, tuttavia, positivamente – evidenzia la Corte dei Conti – rispetto alle più sfavorevoli condizioni che la finanza pubblica avrebbe dovuto sopportare in vigenza delle precedenti clausole convenzionali».
«La realizzabilità di molte strutture viarie funzionalmente connesse alla realizzazione dell’opera rimane ancora condizionata alla possibilità di ulteriori finanziamenti», fa notare ancora la Corte dei Conti.

…………………………….

CORTE DEI CONTI SULLA SPV

16/2/2018 da http://wwwcovepa.blogspot.com/
La Corte dei Conti ha presentato la relazione finale che anticipa nelle sue parti principali. Nelle 40 pagine che alleghiamo rimangono tutti i profili di criticità del il procuratore Mezzera aveva sottolineato nelle precedenti relazioni. Dopo due interventi pubblici e la cassazione del commissario straordinario è ora il turno di Zaia, De Berti e della macchinetta regionale a subire gli strali del massimo organo di controllo.     Il Presidente d’Auria nell’invitare alla riunione non manca di chiedere ulteriori integrazioni alla relazione cosa che non mancheremo di fare dopo che la corte ha acquisito il mattone più importante quello della relazione del Presidente Cantone dell’ANAC a cui va il plauso e il rispetto del CoVePA per l’azione intrapresa e portata a termine con pesanti censure anche alla gestione Zaia dell’opera. Fatto questo espresso anche personalmente dalla nostra presidente nel recente incontro a Roma il 21 dicembre scorso assieme al sen. Cappelletti del M5S.
Siamo di fronte a una ulteriore bocciatura della Pedemontana Veneta, che, sebbene la Corte accetti e dichiari l’impossibilità di fermarla, ne decreta una ulteriore pesante censura nel complesso, ma soprattutto negli ultimi comportamenti messi in atto dall’amministrazione Zaia per salvare la PedeVeneta. Il Dottor Mezzera si concentra sulla ridefinizione del rapporto concessorio della Pedemontana Veneta criticandolo a fondo: oltre a mettere in luce criticità pesanti ancora persistenti sul progetto, sul sistema dei costi, sulla convenzione, sui ritardati finanziamenti privati e sui mancati controlli, punta l’indice su una serie di questioni fondamentali ancora aperte quali il terzo atto aggiuntivo alla convenzione, le nuove stime di traffico, lo slittamento del cronoprogramma l’inefficienza del partenariato pubblico-privato, il ritardato closing finanziario, le problematiche delle opere complementari, le disfunzioni delle procedure espropriative, la questione ambientale, il mancato coordinamento con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, La carenza dei controlli amministrativo-contabili.
Vale la pena di sottolineare tre aspetti su cui occorre richiamare l’intervento della Corte dei Conti: L’AUMENTO STRATOSFERICO DEL CONTRIBUTO PUBBLICO con rischio devastante per il bilancio derivante da flussi di traffico da rifare, IL FALLIMENTO DEL PROGETTO DI FINANZA e LE ASSENZE DELLE REGOLARI COPERTURE ECONOMICHE SULLE OPERE DI VIABILITÀ COMPLEMENTARE e sulle autorizzazioni ambientali che ci fanno dire che SPV e fuori regola rispetto alla destinazione d’uso per cui è nata e rispetto alle norme ambientali ed europee.

La Corte dei Conti certifica il contributo pubblico a 8,2 mld di €, con un potenziale debito per la Regione Veneto certificando in 914 mln di € il contributo pubblico in conto capitale e 7,3 mld di € in conto esercizio, suddiviso in 39 rate da 154 mln di €. La copertura di tutto ciò sarebbe fornita secondo la Regione Veneto dai pedaggi del nuovo studio del traffico che regge il nuovo piano economico finanziario di Zaia che copriranno totalmente i flussi economici della concessione di SPV. Qui casca l’asino però, poiché sembra che la Corte non assuma questi flussi per buoni sostenendo che «gli importi sono quantificati in via di larga massima, al netto delle imposte e degli aggiornamenti da inflazione, e legati a dati assunti in via previsionale; la regione è chiamata nei trentanove anni a erogare circa 12,1 miliardi di canone e 300 milioni di contributo, ma ritiene di introitare oltre 12,7 miliardi di pedaggi». Critica pesantemente gli assunti sul piano del traffico di nuova redazione da parte di Area engineering in quanto non oggettivi e falsati da elementi soggettivi.
La relazione sottolinea la necessità espressa anche da ANAC, di rifare le analisi del traffico poiché «non appare condivisibile l’orientamento adottato dalla medesima di individuare tra tutti i dati di input utilizzati una velocità di esercizio di 130 km/h, essendo la Pedemontana stessa una strada di tipo B, ai sensi del d.m.5 novembre 2001, con limite divelocità a 110km/h ed essendo stata utilizzata una velocità di progetto compresa tra 70/120 km/h; in via cautelativa, non si ritiene giustificabile l’incremento della velocità di progetto solo in “ragione di una potenziale e auspicabile riclassificazione dell’asta in esame a categoria A e per simulare con maggior verosimiglianza i comportamenti di guida effettivi”; sarebbe ammettere che il limite di velocità imposto dalla tipologia strutturale della strada debba essere sempre superato. Anche l’incremento dei volumi di traffico di circa il 12-15 per cento, attribuita al solo effetto del traffic-calming, indotto da un ipotetico trasferimento del traffico dalla rete ordinaria alla nuova superstrada, non appare essere adeguatamente supportato dai necessari provvedimenti utili a implementare il fenomeno considerato. È auspicabile, quindi, in via cautelativa e in assenza di idonei chiarimenti e/o giustificazioni, un riesame della stima sui volumi di traffico da effettuarsi anche alla luce di parametri più oggettivi”».
Da questo punto di vista ritornano alla ribalta i pesanti conti messi nero su bianco da Cassa Depoisti e Prestitti con lo studio di Righetti e Monte. Quelle analisi dimezzavano i flussi disponibili per la Pedemontana Veneta e soprattutto le fonti di denaro con cui coprire il canone di disponibilità che la Regione Veneto si è impegnata a pagare. Inserendo i dati di CDP nel piano di Zaia noi sosteniamo che il buco potrebbe essere del 50%: vale a dire che in 39 anni secondo i conti dello studio Righetti e Monte il bilancio di Regione Veneto dovrebbe fare fronte al 50% del canone di disponibilità, vale a dire almeno 3,7 mld di € cioè con oltre 100 mln di € l’anno.

………………………………

……………………………….

Ciafani, neo-presidente di Legambiente: «Clima e suolo tra le priorità ambientali su cui il Parlamento e il prossimo Governo dovranno lavorare»
AMBIENTE, NEL NUOVO RAPPORTO ISPRA LA RADIOGRAFIA DI UN’ITALIA FRAGILE
Altro che “dematerializzazione”: appena il Pil è tornato a crescere sono saliti sia i rifiuti prodotti sia le emissioni di gas climalteranti
[20 marzo 2018]
di Luca Aterini, da http://www.greenreport.it/
Hanno visto il 20 marzo la luce, presentati a Montecitorio, due documenti essenziali per tracciare lo stato di salute dell’ambiente italiano: la XV edizione dell’Annuario dei dati ambientali redatto dall’Ispra – che si snoda attraverso 311 indicatori per un totale di 140.000 dati aggiornati – e la I edizione del Rapporto ambiente sviluppato dal Sistema nazionale per la protezione dell’Ambiente (Snpa), che fornisce un quadro aggiornato della situazione ambientale nel Paese affrontando temi che vanno dall’agricoltura ai trasporti, dal turismo all’industria, dagli agenti chimici alle valutazioni ambientali.
Dall’unione dei due documenti si ottiene la radiografia di un ambiente fragile, il nostro, dove a parziali progressi continuano ad accompagnarsi criticità ormai storiche e sforzi inadeguati per raggiungere un modello di sviluppo finalmente sostenibile.
Tra le criticità storiche spicca come ogni anno quella relativo al CONSUMO DI SUOLO: nel corso del 2016 sono circa 30 gli ettari consumati ogni secondo, per un totale di 5mila ettari coperti artificialmente. Così, complessivamente «in Italia – spiega l’Ispra – sono oggi irreversibilmente persi circa 23.000 km2 di suolo: il fenomeno continua a crescere, seppur con un sensibile rallentamento nella velocità di trasformazione».
E a poco sono valsi gli appelli arrivati dalle associazioni ambientaliste al premier Gentiloni e ai ministri competenti per l’approvazione, prima che l’ultima legislatura finisse, dell’annoso disegno di legge contro il consumo di suolo.
Ma oltre alla cementificazione ci sono altre minacce al territorio italiano, che l’Annuario non perde di vista. La presenza dei Siti di interesse nazionale (Sin), ad esempio, per i quali non sono neanche state completate le fasi di caratterizzazione (ferme al 65%) e soprattutto dove «il procedimento di bonifica risulta concluso in modeste porzioni»; senza dimenticare che i siti da bonificare registrati nelle anagrafi regionali sono altri 22.000, con procedimenti di bonifica conclusi per neanche la metà dei casi (10.000).
Tra i progressi parziali spiccano quelli conquistati in fatto di inquinamento atmosferico, definito come «uno dei maggiori fattori ambientali di rischio per la salute umana e per gli ecosistemi». Le emissioni italiane dei principali inquinanti atmosferici dal 1990 al 2015 sono in calo, del 28% per il Pm2,5 e del 62% per il Nox, con anche i livelli atmosferici di Pm10, Pm2,5 e No2 a mostrare «un andamento decrescente». Nonostante questo, però, il raggiungimento degli obiettivi definiti dalla Commissione Ue «appare lontano», a proposito di sforzi inadeguati.
Inadeguatezza che si ritrova purtroppo ancor più marcata guardando ai cambiamenti climatici quanto all’economia circolare.
Se è vero che complessivamente le emissioni di gas serra italiane sono diminuite del 16,7% nel periodo 1990-2015 – soprattutto grazie all’impegno di industria manifatturiera (-38,9%) ed energetica (-25,1%), non certo del settore civile (+3,3%) e di quello dei trasporti (+2,6%) –, è anche vero che già dai primi barlumi di ripresa del Pil nel 2015 «si osserva un incremento delle emissioni rispetto all’anno precedente (+2,3%) quale segno di una ripresa economica che si riflette sulle emissioni di gas a effetto serra». Non che i cambiamenti climatici non ci riguardino, anzi, visto che «l’aumento della temperatura media registrato in Italia negli ultimi 30 anni è stato quasi sempre superiore a quello medio globale».
La verità è che il Paese ancora sembra lontano dal raggiungere uno stabile disaccoppiamento tra crescita economica e emissione di gas climalteranti: se cresce il Pil crescono anche i gas serra, e nel frattempo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici non è ancora stato approvato.
Il mancato disaccoppiamento emerge anche da un’altra dimensione utile a misurare la sostenibilità dell’economia e della società italiana, ovvero la produzione di rifiuti: «Tra il 2015 e il 2016 la crescita della produzione dei rifiuti urbani (+2%) è in linea con l’andamento degli indicatori soci-economici facendo, pertanto, riscontrare una sostanziale assenza di disaccoppiamento», nota l’Ispra.
Altro che “dematerializzazione” dell’economia: nel 2016 abbiamo prodotto 30,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, in aumento del +2% rispetto all’anno precedente, ovvero più della spesa per consumi finali delle famiglie (+1,5%) e più del Pil (+1,7% a valori correnti, +0,9% a valori concatenati). Una differenza che si fa ancora più marcata guardando la produzione di rifiuti speciali, salita a 132,4 milioni di tonnellate nel 2015 (+2,4%).
L’economia circolare italiana potrà salvarci da questa spirale? Ancora non possiamo saperlo: il governo uscente ha pubblicato il “documento di inquadramento e di posizionamento strategico” Verso un modello di economia circolare per l’Italia, ma la messa in pratica non è stata evidentemente ritenuta urgente.
«Il prossimo Governo – è stato spiegato – avrà il compito di elaborare il Piano di azione». Vedremo.
Intanto il neo-presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, commenta così il rapporto: «Dai dati del Rapporto Ispra emergono chiaramente due tra le priorità ambientali su cui il Paese e il prossimo Governo dovranno lavorare: la lotta ai cambiamenti climatici e lo stop consumo di suolo. I cambiamenti climatici in corso stanno già causando danni al territorio e alla salute dei cittadini, e a soffrirne di più sono soprattutto le grandi città, indietro nelle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici; senza contare che nella Penisola resta un problema irrisolto, il consumo di suolo. Per questo è fondamentale definire norme e regole efficaci, azioni e strategie concrete non più rimandabili che mettano al centro le politiche climatiche, la lotta all’inquinamento, ma anche la rigenerazione urbana, la riqualificazione edilizia e la tutela del suolo. Nella scorsa legislatura non si è riusciti ad approvare il ddl sul consumo di suolo, mentre ancora aspettiamo il piano nazionale di adattamento e non si vedono politiche coerenti, anche sotto il punto di vista economico, rispetto alle soluzioni prospettate dalla Strategia energetica nazionale da poco approvata. Ci auguriamo che il prossimo Parlamento e Governo portino a compimento questo risultato mettendo le politiche ambientali al centro della loro agenda. Siamo convinti che l’ambiente rappresenti una grande opportunità per scommettere sul futuro, per rendere più competitiva l’economia, creare nuovi posto di lavoro ma anche per spingere l’innovazione e la ricerca e abbattere le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali cresciute nella Penisola». (Luca Aterini)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...