A MILANO l’evento STATE OF THE MAP 2018 dal 28 al 30 luglio – L’appuntamento mondiale sulle MAPPE LIBERE, promosso da WIKIMEDIA, OPENSTREETMAP, e dal POLITECNICO DI MILANO (luogo dell’evento) – Una conoscenza dei dati geografici per renderli liberi, gratuiti, partecipati

 

A MILANO RADUNO WIKIPEDIA DELLE MAPPE – Dal 28 luglio. E il Comune di Milano rilascia 60mila numeri civici ‘OPEN DATA’ – (ANSA) – MILANO CAPITALE DELLE MAPPE LIBERE: dal 28 luglio e per due giorni al via STATE OF THE MAP il raduno mondiale organizzato da OPENSTREETMAP, progetto di mappatura libera e collaborativa noto come la Wikipedia delle mappe. L’evento è organizzato in collaborazione con WIKIMEDIA ITALIA ed è patrocinato dal COMUNE DI MILANO che per l’occasione rilascia oltre 60.000 numeri civici come OPEN DATA. Nella due giorni ci saranno OLTRE 400 MAPPATORI DA TUTTO IL MONDO, RICERCATORI, aziende, amministrazioni, istituzioni e associazioni non governative. Saranno spiegate le OPPORTUNITÀ CONNESSE A OPENSTREETMAP E I DIVERSI AMBITI DI APPLICAZIONE E USO DEI DATI GEOGRAFICI APERTI: dai trasporti alla gestione delle misure di soccorso, dalla logistica al turismo. Protagonisti non solo gli appassionati (i ‘mappers’) o ricercatori ma anche dipendenti di grandi aziende hi-tech come Apple, Facebook, Google e Microsoft
da http://www.impresedilinews_it

Da https://www.rivistageomedia.it/:
L’evento STATE OF THE MAP 2018 coinvolgerà oltre 400 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Il più importante appuntamento dedicato alle mappe libere è promosso da Wikimedia Italia, OpenStreetMap Foundation e dal Politecnico di Milano, luogo dove si svolgerà l’evento dal 28 al 30 Luglio 2018.
Grazie al programma di scholarship attivato da OpenStreetMap Foundation sarà inoltre garantita la partecipazione al più importante evento per la comunità OSM a livello globale a un ampio numero di mappers, anche provenienti da Paesi in via di sviluppo.
Il programma della tre giorni si presenta già oggi ricco di workshop e interventi a cura di mappatori, ricercatori e aziende che hanno saputo riconoscere le opportunità connesse a OpenStreetMap. Molto spazio sarà dato anche a uno dei settori in cui OpenStreetMap sta facendo la differenza nel mondo: la mappatura per scopi umanitari (Humanitarian OpenStreetMap Team).
PROGRAMMA Conferenza (https://2018.stateofthemap.org/program/ )
Sito web ufficiale Conferenza (https://2018.stateofthemap.org/ )
Humanitarian OpenStreetMap Team (https://join.osmfoundation.org/state-of-the-map-2018/ )

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“OPEN DATA”, COS’È – (da Wikipedia) I DATI APERTI, comunemente chiamati con il termine inglese OPEN DATA, sono dati liberamente accessibili a tutti le cui eventuali restrizioni sono l’obbligo di citare la fonte o di mantenere la banca dati sempre aperta. L’OPEN DATA si richiama alla più ampia disciplina dell’OPEN GOVERNMENT, cioè una dottrina in base alla quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione; e ha alla base un’etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source, l’open access e l’open content.(…)(Wikipedia)(immagine tratta da http://www.welfarenetwork.it/ )

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COS’È OPENSTREETMAP

OpenStreetMap è un progetto mondiale per la raccolta collaborativa di dati geografici da cui si possono derivare innumerevoli lavori e servizi. I risultati più evidenti sono le mappe online che però rappresentano solo la punta dell’iceberg di quel che si può ottenere da questi dati. La caratteristica fondamentale è che i dati di OpenStreetMap possiedono una licenza libera. (…) Infatti è possibile usare i dati OpenStreetMap liberamente per qualsiasi scopo, anche quelli commerciali, con il solo vincolo di citare il progetto e usare la stessa licenza per eventuali dati derivati. L’altra caratteristica molto importante è che tutti possono contribuire arricchendo o correggendo i dati e, come i progetti simili (Wikipedia e mondo del software libero ad esempio) la comunità è l’elemento fondamentale perché oltre a essere quella che inserisce i dati e arricchisce il progetto, ne controlla anche la qualità.

COSA NON È OPENSTREETMAP

OpenStreetMap non è una raccolta di tracce GPS tra loro slegate. Le tracce GPS sono solo utili per capire come tracciare il reticolo delle strade e per inserire i punti di interesse. OpenStreetMap non è una copia di Google Maps e non è quello il suo scopo, è molto di piu` …

PERCHÉ OPENSTREETMAP

OpenStreetMap come abbiamo detto è un progetto che vuole creare una banca dati geografica libera, uno dei punti di forza è la possibilità di utilizzarla per le più svariate necessità e su dispositivi differenti. I dati sono disponibili in moltissimi formati, possono essere caricati su GPS, navigatori o cellulari per sapere sempre la vostra posizione o per calcolare il percorso più breve per raggiungere una certa località; potete utilizzarli sul vostro sito per segnalare dove si trova la vostra azienda o per mostrare le vostre immagini georiferite; potete stampare mappe cartacee a diverse scale e con diversi stili; possono essere usati come base di videogiochi; esistono in diversi formati vettoriali per essere analizzati con software GIS; per ultimo, ma forse uno dei motivi più importanti, anche se è quello per il quale si spera non debbano mai essere utilizzate, per salvare vite…

openstreetmap: immagine da Foss4g2017 slide

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MILANO CAPITALE DELLE MAPPE LIBERE

da http://www.thatsmilan.it/

20 luglio 2018 – da http://viveremilano.info/eventi/milano-capitale-delle-mappe-libere.html
AL VIA “STATE OF THE MAP”, IL RADUNO GLOBALE DI OPENSTREETMAP
Disponibili e scaricabili dal Geoportale del Comune i dati geografici relativi a oltre 60.000 numeri civici della città. Oltre 400 mappatori di cinquanta nazionalità diverse, ricercatori, aziende, pubbliche amministrazioni, istituzioni e associazioni non governative giungeranno dal 28 al 30 luglio a Milano per partecipare all’edizione 2018 di “State of the Map”, il grande raduno internazionale della comunità OpenStreetMap, progetto di mappatura libera e collaborativa noto anche come la “Wikipedia delle mappe”.
L’evento, che sarà ospitato presso gli spazi del POLITECNICO DI MILANO in PIAZZA LEONARDO DA VINCI, prevede numerose sessioni e workshop (2018.stateofthemap.org/it) in cui saranno illustrate le opportunità connesse a OPENSTREETMAP e i molteplici ambiti di applicazione e utilizzo dei dati geografici aperti: dal settore dei trasporti alla gestione delle misure di soccorso, dalla logistica al turismo, dalla mappatura dell’accessibilità fino ad arrivare al campo dell’innovazione e della ricerca scientifica.

Protagonisti non saranno solo appassionati (i mappers) o ricercatori, ma anche dipendenti di grandi aziende di rilevanza come Apple, Facebook, Google e Microsoft che racconteranno come contribuiscono e usano il patrimonio informatico che il progetto mette e disposizione di tutti.
“OpenStreetMap è, ad oggi, il più grande e aggiornato database globale geospaziale, utilizzato nella stragrande maggioranza delle applicazioni per le quali la contestualizzazione geografica è rilevante – ha dichiarato Maria Antonia Brovelli, professore di Sistemi Informativi Geografici al Politecnico di Milano. – Come Politecnico siamo attivi da anni su questo tema, principalmente sul fronte della validazione, per dimostrare come un dato collaborativo possa essere anche un dato di qualità.
Anche i nostri giovani mappatori (i PoliMappers) partecipano con entusiasmo e competenza a questo progetto, portando il loro prezioso contributo soprattutto nel caso di crisi ambientali e umanitarie”.
“Organizzare la conferenza internazionale di OpenStreetMap in Italia – ha aggiunto Maurizio Napolitano, membro del direttivo di Wikimedia Italia – è anche frutto della scelta della comunità italiana di mappatori che ha voluto farsi riconoscere all’interno di Wikimedia Italia. Contribuire alla creazione e diffusione dei beni comuni è un’opera che richiede un grande lavoro; la parcellizzazione degli sforzi è deleteria, l’unione porta a grandi risultati”.

Città Metropolitana di Milano (da http://www.google.it/ )

In occasione della conferenza stampa di lancio di STATE OF THE MAP, l’assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data Lorenzo Lipparini – che sarà presente all’appuntamento il 30 luglio, alle ore 15, all’interno del panel “OpenStreetMap and future of transport” – ha annunciato un nuovo, importante rilascio disponibile sul Geoportale del Comune di Milano: “Da oggi sono finalmente disponibili e scaricabili i dati geografici relativi ai numeri civici e alle vie (centroidi) della toponomastica milanese. Parliamo di oltre 60.000 civici in diverse proiezioni del sistema geografico e in svariati formati, prodotti e costantemente aggiornati grazie al lavoro dell’Unità SIT centrale e Toponomastica della Direzione Sistemi Informativi. Si tratta di un rilascio importante che mettiamo a disposizione di tutti in versione open e che costituisce un tassello importante anche per quanto riguarda il percorso partecipativo intrapreso da questa Amministrazione: la condivisione di questi dati, infatti, ci consentirà di accrescere il costante e continuo confronto con le community e le associazioni di riferimento, che avranno anche il compito di mantenere il dato aggiornato. Con OpenStreetMap si avvia una collaborazione con Wikimedia Italia che ci porterà, a partire dal mese di settembre, a condividere sempre più esperienze”.
Fino a oggi OpenStreetMap offriva la mappatura di circa 21.000 civici di Milano, poco più di un terzo del totale. Grazie a questo importante rilascio tutti i dati diventeranno accessibili potranno essere utilizzati dai cittadini, dalle aziende di promozione turistica, dagli enti di ricerca e dalle stesse pubbliche amministrazioni.Che cos’è OpenStreetMap?
OPENSTREETMAP, IN BREVE OSM, È UN PROGETTO COLLABORATIVO VOLTO A CREARE UNA BANCA DI DATI GEOGRAFICI aperti che siano utilizzabili per qualsiasi scopo, in primis generare mappe. Il progetto è totalmente ispirato all’enciclopedia libera e ne replica lo spirito collaborativo e di creazione di un bene comune, per questo è noto anche come la “Wikipedia delle mappe”.
Il progetto, NATO NEL 2004 A LONDRA e coordinato dalla OPENSTREETMAP FOUNDATION – fondazione non profit con sede nel Regno Unito – si presenta come la più importante piattaforma di open data geografici al mondo.
OpenStreetMap si fonda principalmente su lavoro svolto da volontari, il cui numero a livello globale è in continua crescita: oltre un milione di utenti è iscritto al sito e ha attivamente contribuito all’arricchimento di questo enorme patrimonio di dati, accessibili gratuitamente da chiunque e riutilizzabili a qualsiasi scopo, anche commerciale.

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COS’È UN MAPPING PARTY

da https://wiki.openstreetmap.org/wiki/IT:Mapping_parties del 17/1/2018
PERCHÈ DOVREI ORGANIZZARE UN MAPPING PARTY?
I mapper più esperti, prima di cominciare, insegnano ai nuovi arrivati come usare i GPS.
OpenStreetMap è un progetto che migliora quanto più esperte sono le persone che vi partecipano, per questo i momenti di condivisione e trasmissione dell’esperienza sono fondamentali. I mapping party sono eventi in cui gli utenti esperti si riuniscono con utenti meno esperti, cittadini e chiunque voglia partecipare, per diffondere lo spirito di condivisione della mappa e ottenere una conoscenza condivisa e ampia del territorio in cui si vive o che si sta visitando.

ESEMPIO DI VOLANTINO BEN ESPLICATIVO DI UN MAPPING PARTY DEL 2017 – da http://www.opengeodataschool.it/

I mapping party possono avere qualsiasi forma: possono essere una passeggiata, una biciclettata, un viaggio in auto quando piove, o anche essere fatti totalmente in ambienti chiusi, se si vogliono mappare zone visibili dalle fotografie satellitari.
COME SI SVOLGE UN MAPPING PARTY
Per sommi capi, un estremo riassunto:
PREPARAZIONE: si contattano persone, gruppi o associazioni che potrebbero essere interessate. In alcuni casi può servire avere UN ‘TEMA’ (mappare le piste ciclabili, ristoranti o negozi, mappare completamente un parco ..) così le persone possono vedere il raggiungimento di uno scopo anziché vedere un generico miglioramento della mappatura. A chi possiede solo uno smartphone si consigliano un paio di App utili a mappare.
MOMENTO INTRODUTTIVO: specialmente se partecipano persone per la prima volta, è utile avere un proiettore e fermarsi almeno 5 minuti a spiegare cos’è OSM, come funziona e perché si dovrebbe aiutare la crescita di una mappa libera. In questa fase può essere utile aiutarsi con slide, immagini, video, ecc. La presentazione deve essere veloce e divertente.
MOMENTO SOCIALE: è utile che tutti si conoscano, al fine di creare una comunità coesa e — soprattutto — al fine di far conoscere persone che mappano lo stesso territorio.
USCITA, MAPPING: dopo aver diviso in gruppi gli utenti, ad ognuno viene distribuita una mappa con la zona da mappare assegnata a quel gruppo; è utile darsi una scadenza e fissare un orario al quale tutti i gruppi devono trovarsi al punto finale stabilito. Ai nuovi arrivati dare compiti di mappatura semplici senza voler far loro mappare tutto il mappabile: poche cose ma chiare.

da http://www.wiki.openstreetmap.org/

POST-ELABORAZIONE DEI DATI: i mapper si ritrovano nella sede di un volontario, di un’associazione, di un’azienda, di un pub o un caffè per accendere i propri PC e disegnare le strade sulla base delle tracce registrate con i ricevitori GPS. Gli utenti esperti insegnano ai nuovi arrivati come usare i programmi per la modifica delle mappe. Se possibile, al termine della giornata lasciare una paginetta con alcuni link alla wiki, alle map feature e a qualche mappa tematica. Se organizzato con un minimo di anticipo e non sapete cosa o come stampare materiale informativo Wikimedia potrebbe spedire un pò di materiale cartaceo.
MOMENTO GASTRONOMICO: i mapping party sono attività conviviali e comunitarie, per questo dopo la fine del party spesso i partecipanti si spostano in un ristorante, caffè o pub per bere un drink, una birra o consumare una cena insieme.
COME ORGANIZZARE UN MAPPING PARTY
La percentuale delle persone che continuano a mappare dopo aver conosciuto OSM ad un mapping party è statisticamente basso, per non vanificare gli sforzi dei volontari che organizzano la giornata diamo qui alcuni CONSIGLI PER FA SÌ CHE QUESTA PERCENTUALE AUMENTI.
Tra i possibili motivi c’è la RELATIVA COMPLESSITÀ DELL’INTERO PROCESSO. In una giornata occorre assimilare molte informazioni di svariato tipo; gli utenti non riescono a prendere confidenza con i vari passaggi e potrebbero aver paura di fare danni.
Per quanto possibile cercare di FAR VEDERE IL RISULTATO DELLA MAPPATURA o almeno una possibile elaborazione dei dati OSM, ad esempio una semplice mappa di umap, in questo modo saranno più invogliati a proseguire nella mappatura.
ASSICURARSI CHE LA ZONA DA MAPPARE (comune, quartiere, parco naturale, ecc) ESISTA ALL’INTERNO DI UNA QUALCHE PAGINA SUL WIKI; se non esiste, crearla.
CREARE UNA PAGINA APPOSITAMENTE PER IL MAPPING PARTY; se c’è già stato un mapping party in quella zona, riutilizzare la vecchia pagina per non crearne una nuova.
Aggiungere il mapping party sia all’elenco degli eventi italiani che in quello internazionale.
Mandare una mail in mailing list italiana; se la zona da mappare si trova al confine con altre nazioni, segnalare l’evento anche nella mailing list estera. Segnalare l’evento anche sui social network, come il gruppo OpenStreetMap Italy su Facebook o Twitter; pubblicare la notizia sul proprio blog, che allo scopo può essere inserito nel planet italiano dei blog di OSM.
Via messaggio personale, avvisare tutti gli utenti del wiki e del portale di OSM che risultano nel comune o nell’area interessata.
Si può fare altrettanto dal www con gli utenti che risultano presenti nei dintorni, con i quali si sono avuti contatti nei precedenti mapping party.
MANDARE UNA MAIL ALLE MAILING LIST DI GRUPPI E ASSOCIAZIONI che si pensa possano essere interessate (LUG della zona, associazioni di ciclisti, attivisti, ecc).
Cercare di dare un seguito alla giornata: terminare la giornata dando già l’appuntamento ad un ulteriore incontro ad una o due settimane di distanza, senza mapping party, in cui rivedere la parte di editing e togliere i dubbi ai nuovi mappatori.
Nei giorni precedenti cercare di far girare informazioni sul tipo di App da installare e sulla necessità di registrarsi come utenti a OSM; sarebbe consigliabile che gli utenti provassero a seguire il tutorial dell’editor ID; questo allo scopo di evitare tempi morti.
Contattare la stampa: risulta molto utile diffondere la notizia sui giornali cittadini, televisioni, ecc; è possibile utilizzare un comunicato stampa già pronto per l’uso – e modificarlo secondo le esigenze, riportato nella pagina Marketing. Se si contattano quotidiani è bene avere un primo contatto diversi giorni prima e il ‘reminder’ il giorno prima dell’evento.
Preparare materiale cartaceo da distribuire durante gli eventi e locandine per pubblicizzarlo
CREARE MATERIALE CARTACEO
È molto importante che durante il mapping party vengano distribuiti VOLANTINI, GUIDE e che lo stesso party venga preventivamente pubblicizzato e segnalato con poster, striscioni, ecc. Nella pagina Marketing sono presenti materiali pronti per l’uso.
STRUMENTI UTILI per i mapping parties:
– Walking Papers. (https://wiki.openstreetmap.org/wiki/IT:Walking_Papers )
– MapCraft. Zonizzazione di Londra per un mapping party. (https://mapcraft.nanodesu.ru/pie/50 )
– Field Papers facilita la raccolta dei dati di campo senza GPS, solo scrivendo note su un foglio di carta. (http://www.fieldpapers.org/ )
– MapCraft è uno strumento per creare una zonizzazione dell’area da mappare, assegnare le zone ai diversi utenti e seguire il progresso della mappatura. (https://wiki.openstreetmap.org/wiki/IT:MapCraft )

VOLANTINO DI UN MAPPING PARTY DI GEOGRAFICAMENTE TENUTO QUALCHE ANNO FA

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…le “città stato”, una riflessione sul possibile “domani”….

La geografia delle nuove città-Stato
LA GEOGRAFIA DELLE NUOVE CITTÀ-STATO

di Danilo Taino, da “LA LETTURA” supplemento domenicale de “il Corriere della Sera”Se non state per leggere questo articolo in spiaggia o in campagna, alzate lo sguardo: siete nel tuorlo dell’uovo. Perché siete in città e — pare — la città oggi è il centro del tutto. Meglio ancora: la «metropoli globale» è l’oggetto di attenzione del momento.
Il fatto urbano e le sue conseguenze sono i campi di studio emergenti più affascinanti e rivoluzionari nelle università e nei centri di ricerca di mezzo mondo. E si capisce perché. È in città che l’economia cresce, che le persone raggiungono alti livelli di istruzione, che la creatività sboccia, che le relazioni sociali fioriscono, che il patrimonio di intelligenza collettiva si accumula. Ed è dalle nuove megalopoli, luoghi di diseguaglianza sociale estrema, che uscirà un mondo forse più giusto.
E possibilmente anche uno dei sistemi politico-statuali del futuro: Nassim Nicholas Taleb — l’inventore della teoria del Cigno nero, l’analista delle conseguenze degli eventi imprevisti — sostiene che nel giro di 25 anni gli Stati Nazione saranno sostituiti da città-Stato. Per alcuni happy few, d’altra parte, è già così.
La cosiddetta «classe dirigente globale» vola di città in città senza curarsi di quale Paese queste facciano parte.
Si tratta di top manager, banchieri, artisti, star dello sport e del cinema, imprenditori e rispettive famiglie che simuovono per business tra Londra e Shanghai, fanno shopping a New York e Parigi, volano a Milano per il Salone del Mobile, fanno tappa a Dubai per un party e l’inaugurazione di una galleria d’arte. Per loro, le metropoli sono centri off-shore, non più legate al Paese e al territorio che le circonda: sono entità urbane che hanno costruito pezzi di se stesse interamente dedicati a questa élite globale dai grandi mezzi finanziari che vive come se non avesse nazionalità. È una classe nuova — o relativamente nuova — che guarda il mondo dall’alto: che arriva in aereo e osserva i canyon urbani dalla cima dei suoi grattacieli.
Uno studio della società di consulenza A.T. Kearney l’ha definita Urban Elite. Per descriverla non risparmia iperboli. «Il mondo — sostiene lo studio del 2010 — non è piatto. Piuttosto, è un panorama di picchi e valli, e le città globali sono i picchi. Spesso si ergono sopra l’hinterland attorno a esse, avendo a che fare più l’una con l’altra che non con i propri concittadini delle valli sottostanti. Dai loro vertici, i cittadini globali parlano tra di loro e fanno business». A.T. Kearney dice che queste città globali non sono necessariamente belle. Anzi.
«Ma — aggiunge — sono affollate da coloro che stanno creando il futuro, rumorose per lo scontro di affari e di idee, frenetiche nella gara per stare avanti. Hanno soldi e potere. Sanno dove il mondo sta andando perché loro sono già lì. Essere una città globale è, in questo senso, una cosa splendida». Taleb prevede che lo sviluppo di queste entità, assieme alla trasformazione parallela che si produrrà nell’hinterland che le circonda, svuoterà di senso lo Stato Nazione, che rimarrà un elemento cosmetico indebolito dai deficit e dalle inconsistenze dei politici e delle burocrazie; creerà Stati negli Stati, o città-Stato, gestiti in modo impeccabile dal punto di vista dei bilanci; addirittura potrà provocare la nascita di nuove valute più stabili, legate a valori reali.
Saranno metropoli in concorrenza l’una con l’altra, aperte, attente alla qualità della vita e hi-tech: per attrarre denaro, competenze, talenti, creatività. Fondate sul concetto lanciato a inizio secolo da Richard Florida (e aggiornato l’anno scorso) delle «tre T» che una città deve mettere in campo per vincere nell’era della globalizzazione: Tecnologia, Talento, Tolleranza. A.T. Kearney ha anche creato, assieme al Chicago Council of Global Affairs e alla rivista «Foreign Policy», una classifica delle 65 città che possono fregiarsi già oggi dello status di «globale». Ai primi cinque posti: New York, Londra, Tokyo, Parigi, Hong Kong. Le capitali storiche del mondo ricco e la loro colonia di maggiore successo. Ma in crescita ci sono metropoli del terzo mondo ormai entrate nel circuito delle Urban Elite: Singapore, Seul, Pechino, Shanghai, Buenos Aires, Mosca, Dubai. (Le italiane tra le 65 sono Roma e Milano).
E nei prossimi decenni molte altre si aggiungeranno: la popolazione del pianeta è ormai per ben oltre la metà urbana e nel 2025 lo sarà per il 60 per cento. La differenza la farà la capacità di attrarre competenze, scienza, cultura, denaro.
Questo è lo strato superiore della torta metropoli, quello brillante e visibile in tv, nei film, sulle copertine delle riviste. Quello che più viene discusso e fotografato nei giornali di architettura. Quello che fa lievitare a livelli paradossali i prezzi di case e uffici, dei grattacieli di Manhattan e dei quartieri «gentrificati» di Parigi.
L’altra parte della città, in un certo senso underground, è quella dei pendolari che vivono ai margini, dei quartieri poveri e — nelle megalopoli del Terzo Mondo — degli slums, i quartieri che bollono della vita di nuovi e meno nuovi inurbati venuti dalle campagne in cerca di futuro. Qui non ci si sposta in elicottero: garantire i trasporti pubblici per città di 20 milioni di abitanti (ce ne sono già una ventina) sarà una grande impresa, nonostante le nuove tecnologie e i programmi di smart-cities in Rete allo studio un po’ ovunque. Qui non si passa dal salotto alla spa: uno dei problemi maggiori sarà rifornire di acqua — sempre più usata e sempre più scarsa — quartieri di milioni di abitanti con infrastrutture improbabili. Qui le scuole sono di rado eccellenti: i bambini di Calcutta e di Lagos dovranno lottare per trovare un insegnante e un banco. Qui ci saranno rivolte e violenza.
Ciò nonostante, anche per la parte di umanità che vivrà nelle bidonville si apriranno opportunità che nelle campagne povere e superstiziose non sarebbero mai sbocciate. Mettersi un tetto sulla testa a Mumbai, anche se di cartone, significa già oggi avere accesso a un mondo di opportunità di lavoro, di educazione, di conoscenze e di rapporti nemmeno immaginabile nell’India rurale. Per non dire dell’apertura culturale e della tolleranza che il passaggio dalla campagna alla città si porta dietro. Per quanto problematica, ineguale e probabilmente fonte di conflitti, anche la fascia underground della città, forse soprattutto quella, sarà il grande motore del mondo. È stato calcolato che il 40 per cento della crescita globale dei prossimi 15 anni verrà da 400 città di dimensioni medio-grandi al momento quasi sconosciute. Già oggi, le cinque città a maggiore crescita sono Beihai (Cina), Ghaziabad (India), Sana’a (Yemen), Surat (India) e Kabul in Afghanistan.
È Il trionfo della città, titolo di un libro dell’economista di Harvard Edward Glaeser. Sottotitolo: «Come la nostra più grande invenzione ci rende più ricchi, più smart, più verdi, più sani e più felici». Il cuore del suo ragionamento è che «le città esaltano le forze dell’umanità»: moltiplicano le interazioni personali, attraggono talenti e creatività, incoraggiano gli spiriti imprenditoriali, favoriscono la mobilità sociale. La densità è miracolosa.
E le interconnessioni sono fondamentali. John Kasarda, professore all’Università della North Carolina, ha proposto l’idea di tante aerotropolis, nuove città che hanno senso di esistere e di crescere perché collegate «con un cordone ombelicale» ai loro aeroporti: per creare un «Internet fisico» di voli, fabbriche, magazzini, servizi per le nuove realtà urbane in collegamento e in competizione tra loro. New Songdo, secondo alcuni il modello di queste aerotropolis, sta sorgendo nella Corea del Sud.
Succede insomma che l’energia che si sprigiona dalle grandi città globali sta diventando uno dei principali filoni di analisi e di intervento non più solo degli architetti, degli urbanisti, degli ingegneri, dei pianificatori. È ormai campo di applicazione privilegiato per economisti e politici.
Paul Romer — economista alla New York University, imprenditore e attivista politico — ha lanciato e in parte messo in pratica un’idea per molti versi collegata alla teoria di Taleb sulle città-Stato. A suo parere, soprattutto nei Paesi emergenti e nel Terzo Mondo, è antieconomico spendere energie per combattere la burocrazia, debellare la corruzione, sperare di introdurre regole di convivenza di tipo occidentale.
Meglio costruire dal nulla città extraterritoriali, non sottoposte alle leggi di quel Paese ma a una tavola di regole (charter) sottoscritte e rispettate da chi ci va ad abitare. Charter cities le ha chiamate: soluzione radicale accusata di essere neocolonialista (Romer risponde che si tratta di una scelta che un Paese può fare o meno, non una costrizione). Il suo tentativo di applicare la teoria a un grande progetto in Honduras ha fatto passi avanti fino a un anno fa, ma poi si è infranto su scogli politici. Ciò nonostante, l’idea di città nuove costruite grazie a progetti e denaro di Paesi avanzati e modellate sulle esigenze del mondo del business sta facendo strada, siano esse aerotropolis o charter cities: Singapore e la Cina stanno sviluppando progetti del genere.
È che nel mondo in cambiamento accelerato le città sono in subbuglio: anche dalla spiaggia le sentirete. (Danilo Taino)

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