Il boom del vino PROSECCO ha portato alla MUTAZIONE DEL PAESAGGIO AGRICOLO nel VENETO (e parte in FRIULI): fenomeno di sviluppo agro-alimentare positivo, se non fosse per la trasformazione agricola in MONOCOLTURA, nell’USO DI PESTICIDI, nell’IMPOVERIMENTO e AVVELENAMENTO della terra

LE SPLENDIDE COLLINE DEL PROSECCO (luogo originario del vitigno) TRA VALDOBBIADENE E CONEGLIANO, nella Marca Trevigiana – LA FORTUNA ECONOMICA PER I TERRITORI DEL PROSECCO è arrivata con il successo mondiale delle bollicine e con l’istituzione, nel 2009, della Doc (denominazione di origine controllata) e delle due Docg (“denominazione di origine controllata e garantita” a Conegliano-Valdobbiadene e Asolo-Montello). L’allora ministro dell’agricoltura Zaia, infatti, creò una Doc che comprende 9 province, tra Veneto e Friuli, e due Docg nelle aree di produzione storica del prosecco. I tre consorzi la pensano allo stesso modo: senza quella mossa il prosecco avrebbero potuto produrlo ovunque nel mondo

   La vendemmia nel Nordest d’Italia del 2018, in particolare del vino prosecco, sarà ricordata come un’annata eccezionale. Grazie alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli, la produzione è stata molto superiore alle attese. Con ogni probabilità anche i nuovi vigneti, messi a dimora in questi ultimi anni, hanno avuto un peso non piccolo nell’aumento della produzione.

“PONTE DI PIAVE. UNA FILA INTERMINABILE DI TRATTORI, CON I RIMORCHI COLMI D’UVA. Una scena mai vista, neanche nelle annate più generose. La vendemmia record di quest’anno porta anche alla scena descritta e circolata ieri mattina in una chat di viticoltori: a Ponte di Piave almeno cinquanta trattori erano in coda in attesa di conferire il proprio prezioso carico alla cantina sociale. Tutta via Verdi e tutta via De Gasperi – quasi un chilometro – occupate su un lato, con la Polizia locale incaricata di gestire il traffico per gran parte della mattinata. Insomma, un caos. (…) (DANIELE FERRAZZA, 19/9/2018, “LA TRIBUNA DI TREVISO”)

   E il prossimo anno sarà ancora “di più” (condizioni climatico-atmosferiche permettendo). Perché altri vigneti già piantumati, in corso di maturazione, ci saranno. Pertanto la produzione, nonostante i limiti posti crescerà ancora. Con una qualità sempre minore, che non interessa (interessa il business).
Oltre 500 milioni di bottiglie di vino Prosecco vendute in tutto il mondo ogni anno, un exploit vitivinicolo inimitabile (per qualsiasi altro prodotto agroalimentare) negli ultimi anni. Tra Vicenza e Treviso si nota un graduale cambiamento nel paesaggio: dalle distese di mais ai filari delle viti.

IL CONSORZIO DELLA DOCG DI CONEGLIANO è saturo, si estende su quasi 8.000 ettari. Nelle 9 PROVINCIE DELLA DOC gli ettari coltivati a glera, riconosciuti dalla denominazione, sono 24.450. Nella Docg di Asolo, dal 2011 al 2017, i nuovi impianti sono aumentati dell’80% circa. Ogni anno l’Unione europea concede un diritto di incremento della superficie vitata nazionale pari all’1% della stessa. I diritti di impianto vengono distribuiti alle regioni, che li concedono attraverso bandi. Ogni Consorzio di tutela adotta regole diverse per l’accettazione di questi nuovi impianti all’interno dell’aree di competenza. PER LE DUE DOCG VALE L’ADESIONE IMMEDIATA: UN NUOVA VITE A GLERA ENTRA AUTOMATICAMENTE NELLA DENOMINAZIONE. NEL CONSORZIO DOC, INVECE, VIGE IL BLOCCO, DAL 2011. «I nuovi ingressi vengono regolati, per tenere in equilibrio domanda e offerta», sottolinea il presidente della Doc Stefano Zanette. FUORI DALLA DENOMINAZIONE CI SONO 7 MILA ETTARI DI GLERA, piantumati dopo il blocco, che potrebbero non diventare mai prosecco. (Marta Gatti, IL MANIFESTO, 12/7/2018)

Sono molti gli interventi negli ultimi decenni di mutazione dei tanti paesaggi nel Nordest d’Italia (Veneto in particolare, ma anche Friuli), rurali, agricoli, naturalistici, ambientali… mutazioni verificatesi e dovute principalmente alla piantumazione di vigneti di Prosecco. E c’è stato l’annuncio, in questo 2018, che nella provincia di Treviso la viticoltura ha superato, per estensione, le colture cerealicole.

   Dal 2007 la viticoltura a prosecco ha aumentato di un terzo la superficie coltivata. Molti (tutti?) dicono (noi con loro) che c’è stata una sicuramente eccessiva diffusione del Prosecco a scapito di altre (seppur ottime) qualità di uva con il conseguente rischio di una monocoltura… (ma il business è business).

CISON DI VALMARINO – La 2^ Marcia STOP PESTICIDI contro la chimica in agricoltura, si è TENUTA il 13 maggio 2018 da Cison a Follina – NO AI VELENI IRRORATI NEI VIGNETI, TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ e SALVAGUARDIA DEL PAESAGGIO sono temi centrali di chi si oppone a quando accade con il boom del Prosecco

   Mutazioni del paesaggio agrario (quel che resta) a volte molto pesanti, e che hanno modificato in maniera sostanziale la conformazione del territorio. Con risvolti paesaggistici che sono sotto agli occhi di tutti e che, con tutta probabilità, influiscono anche sull’assetto idrogeologico.
E’ da notare che la trasformazione avviene anche dove da sempre c’erano vigneti: se prima erano distanziati tra di loro nella “giusta misura” (né troppo stretti né troppo larghi, per l’irradiazione solare, le caratteristiche del terreno…), ora molto spesso sono “fitti, fitti” per avere più vitigni possibili e massima (industriale) produzione: il business è adesso… quanto durerà?…non si sa…. e allora bisogna cercare la produzione industriale al massimo, che sfrutta il momento propizio, e nulla tiene conto della qualità dell’uva che ne esce, e ancor meno del vino prodotto (“aggiustato” poi dai bravi enologi, tecnici-chimici che nella cantine arrivano a creare un vino “normalizzato” da eventuali difetti).

GLERA (da Wikipedia) – La GLERA è un VITIGNO A BACCA BIANCA, componente base del PROSECCO. Ha tralci color nocciola e produce grappoli grandi e lunghi, con acini giallo-dorati. NELLA PRODUZIONE DEL PROSECCO LA GLERA COSTITUISCE ALMENO L’85% DELLE UVE UTILIZZATE. La frazione rimanente può essere rappresentata da VERDISO, PERERA, BIANCHETTA, PINOT e CHARDONNAY

   Pertanto la giusta ragionata impostazione del vigneto (una scelta dei terreni adatti, le condizioni microclimatiche, la corretta disposizioni delle piante nello spazio, l’utilizzo di sostanze che non siano velenose – di quest’ultima cosa ne parliamo dopo -, il sole che riscalda, l’acqua, il lavoro umano, i consigli dell’agronomo), tutta questa ragionata impostazione sembra lasciata in secondo piano…. Ora, ad esempio, la meccanizzazione della raccolta che in parte si sta attuando (togliendo il lavoro umano di raccolta, la vendemmia), che può avere certamente dei pro, porta a un nuovo modo di intendere la viticoltura, col rischio di concepirla esclusivamente sulla base del sistema produttivo industriale.

PROSECCO. IL LAVORO DI MOLTI IMMIGRATI NELLA VENDEMMIA RECORD 2018

Allora, riepilogando, le cose che fanno “portare l’uva in cantina” nelle condizioni ideali per un vino di qualità, questo (domandiamo) sta avvenendo nei vigneti del prosecco di adesso?…Non sembra per niente: pare che la priorità sia quella di “sfruttare il momento favorevole”, appunto il business.
La fortuna economica per i territori del prosecco si vede poco, cioè non si è riversata granché sull’indotto limitato della filiera del vino, che sembra determinare una ricaduta assai ridotta della ricchezza sul territorio. Questa fortuna economica comunque, con il successo mondiale delle bollicine e con l’istituzione, nel 2009, della Doc (denominazione di origine controllata, nelle terre di “espansione” del prosecco) e delle due Docg (“denominazione di origine controllata e garantita” a Conegliano-Valdobbiadene e Asolo-Montello, nelle terre di “origine” del prosecco), questa fortuna ha sicuramente origine da un fatto: l’allora ministro dell’agricoltura Zaia, infatti, creò appunto una Doc che comprende 9 province, tra Veneto e Friuli, e due Docg nelle aree di produzione storica del prosecco. Senza quella mossa il prosecco avrebbero potuto produrlo ovunque nel mondo.

Nel giugno scorso la rivista SALVAGENTE (mensile, leader nei Test di laboratorio, https://ilsalvagente.it/ ) ha dedicato un’analisi assai dettagliata sul PROSECCO, esaminando molte produzioni e il livello di presenza di pesticidi in bottiglia

La mutazione del paesaggio che noi vediamo, che tutti vedono, è in particolare nei luoghi oltre la produzione originaria (Docg) del prosecco; a Valdobbiadene, Conegliano Asolo poco è cambiato nel paesaggio: è in pianura, nel resto del Veneto (e Friuli) che la possibilità di utilizzare il marchio “prosecco” (Doc) ha cambiato la fisionomia dei luoghi agricoli, rurali ma anche urbani: case sparse e diffuse, vigneti negli orti, a volte nei giardini, negli angoli di terreni rimasti liberi lungo le strade…ogni posto è buono per fare prosecco… Appunto li si vede (i vigneti) anche lungo le strade che si percorrono, in pianura e anche verso il mare, case alternate a campi coltivati e, a volte, circondate dalle viti.

Invasione di Prosecco e pesticidi nel Bellunese (da TERRA NUOVA)

E nei vigneti di prosecco si fa uso ancora di troppi fitofarmaci, c’è un massiccio utilizzo di sostanze chimiche. Nel giugno scorso la rivista “Il Salvagente” ha fatto delle analisi in alcune produzione di prosecco, venendo a trovare un uso di pesticidi assai rilevante. Fino a 7 fungicidi differenti sono stati a volte trovati…in nessun caso i residui trovati superavano il “limite massimo di residuo” (Lmr) consentito per ogni sostanza, però c’è un effetto sommatorio che non può essere trascurato, si sommano comunque nell’organismo umano.

Scempio ambientale sul Montello per nuovi vigneti di Prosecco, con sbancamento di una dolina (da http://www.trevisotoday.it/)

Ed è nata così una monocoltura del vino, dove i vigneti hanno superato in superficie i cereali.
Noi crediamo poco che si possa fermare questa “invasione”. Ne usciranno sempre più vini che magari non potranno utilizzare il marchio “prosecco”, ma che troveranno il modo di indentificarsi con questi vino con le bollicine. Sarà forse il “Mercato”, più che le “Autorità politiche” (il “gioco” sembra sfuggito di mano alla Regione Veneto…) a decidere quando dire basta. E’ il classico caso di un’iniziativa economica (agroalimentare) in se positiva che rischia di implodere, di ridurre drasticamente ogni qualità, di portare a prodotti di massa solo scadenti, di impoverire il territorio sfruttandolo troppo e rendendolo sterile…

da rai report

Appoggiare ogni forma di “resistenza” a questo sembra essere il minimo che si può fare: dalle manifestazioni “no pesticidi” che si stanno allargando, a sostenere i coltivatori che cercano di produrre vini “altri” (incentivando vitigni locali di ottime antiche qualità) rispetto al prosecco (come la ricerca e coltivazione di cereali di qualità, sementi di grano antichi finora perduti, il biologico diffuso…). E poi la terra ha bisogno anche di momenti di pausa (maggese), di diversificazioni produttive, di non impoverirsi come sta accadendo. (s.m.)

……………………………

PROSECCO: NORMATIVA, CIFRE E DATI
– 135 QUINTALI PER ETTARO, è la resa massima nelle Dogc di Asolo e di Conegliano-Valdobbiadene
– 180 QUINTALI PER ETTARO, è la resa massima per i produttori di Prosecco Doc, tutta l’uva in più non può essere rivendicata a Prosecco
– 20 PER CENTO, è il surplus di produzione della vendemmia 2018 che non può essere rivendicato a Doc e Docg, e diventa vino bianco frizzante comune
– 2,1 MILIARDI DI EURO, il valore della produzione totale di Prosecco Doc nel 2017; il Conegliano-Valdobbiadene Docg vale complessivamente 492,5 milioni di euro

………………………

UNA RIFLESSIONE PROVVISORIA E APERTA SULLA VENDEMMIA 2018
L’editoriale del direttore DON ALESSIO MAGOGA, da “L’AZIONE”, SETTIMANALE DIOCESANO di Vittorio Veneto – http://www.lazione.it/Editoriale/
20/9/2018
Nei ricordi dei viticoltori trevigiani il 2018 resterà come l’anno della vendemmia più abbondante e generosa che ci sia mai stata. A memoria d’uomo, nei vigneti di pianura, nessuno ricorda che ci sia stata la necessità di ricorrere a giornate di blocco della raccolta, perché la produzione di mosto si è rivelata troppo abbondante rispetto alle capacità di lavorazione e di stoccaggio delle cantine. Una cosa mai accaduta prima, se non vado errando e se la mia memoria non mi inganna. Un certo scalpore hanno fatto anche gli sversamenti di uva o di mosto sul manto stradale, tanto da allarmare alcuni conducenti e, in particolar modo, i motociclisti.
Un po’ di esperienza “sul campo”, ce l’ho anch’io come tanti altri, perché da noi, gente di pianura, è ancora abbastanza diffuso il vigneto – chiamiamolo così – “di famiglia”, la cui origine affonda le sue radici nelle tradizioni familiari ed è accudito dai membri della famiglia. Generalmente si tratta di appezzamenti di terreno medi o piccoli, ai quali si tiene particolarmente perché ricordano i genitori o i nonni, ma anche perché – ammettiamolo – diventano per il nucleo familiare una fonte di reddito non trascurabile. Infatti, con buona pace di tutti, è noto che la coltura della vite è generalmente più redditizia rispetto ad altri tipi di coltivazione (grano, mais, orzo…).
E alcune qualità di uva, come il Prosecco, sono decisamente vantaggiose. Dimensione culturale e convenienza economica si mescolano e si fondono. Non ci si deve stupire, perché è sempre stato così, non solo nella Marca Gioiosa: cultura ed economia possono sovrapporsi e rigenerarsi vicendevolmente in modo virtuoso.
Dalle nostre parti è piuttosto spontaneo associare la fine dell’estate con la vendemmia. E subito affiorano i ricordi di un tempo, quando la vendemmia era un rito collettivo, capace di coinvolgere tutti i membri di una famiglia e anche del vicinato: dagli anziani – gli esperti la cui parola era piena di autorevolezza –, sino ai bambini, che svolgevano le mansioni più semplici, orgogliosi di dare il proprio contributo… Erano coinvolti persino gli animali che facevano compagnia agli umani, intenti al loro lavoro nei campi.
Tutto questo – ne sono convinto – al giorno d’oggi non si è perduto, ma si sono aggiunti nuovi aspetti e nuove criticità, che un tempo nessuno avrebbe immaginato e invece ora mettono a rischio la dimensione squisitamente culturale e propriamente umana che da sempre caratterizza il mondo della viticoltura. Mi riferisco a varie questioni di grande attualità, come l’uso poco oculato dei pesticidi, il sospetto di forme di sfruttamento della manodopera soprattutto per la potatura, l’indotto limitato della filiera del vino che sembra determinare una ricaduta ridotta della ricchezza sul territorio, l’eccessiva diffusione del Prosecco a scapito di altre (seppur ottime) qualità di uva con il conseguente rischio di una monocoltura…
Da un certo punto di vista, pure la meccanizzazione della raccolta, che ha certamente dei pro, rivela anche dei contro, che si riflettono sul modo di intendere la viticoltura, col rischio di concepirla esclusivamente sulla base del sistema produttivo industriale.
La vendemmia del 2018 sarà ricordata – si diceva – come un’annata eccezionale. Grazie alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli, la produzione è stata molto superiore alle attese. Con ogni probabilità anche i nuovi vigneti, messi a dimora in questi ultimi anni, hanno avuto un peso non piccolo nell’aumento della produzione. Tutto questo, come varie voci hanno già preconizzato, non si tradurrà in un abbondante guadagno per gli agricoltori.
L’eccesso di produzione, infatti, ha già creato difficoltà nella fase di raccolta, con la conseguente perdita o svendita di una parte del prodotto, e si paventa anche una certa saturazione del mercato con il rischio di un ribasso dei prezzi del vino. In questi giorni vi è pure chi ha ricordato la necessità di un maggiore controllo in fase di produzione e si è chiesto perché non si sia provveduto a togliere i grappoli in eccesso prima della maturazione.
Nei prossimi mesi vedremo quali saranno gli sviluppi del mercato. In ogni caso, recuperare quell’amore per la terra e quell’attenzione alla qualità, che hanno caratterizzato le generazioni che ci hanno preceduto, è senza dubbio l’operazione culturale – ed anche economica – più urgente e saggia da fare, perché l’agricoltura non diventi preda della speculazione finanziaria, con tutte le conseguenze del caso. Proprio di questi temi si parlerà nell’ambito delle iniziative organizzate della nostra diocesi per la giornata del creato, cui abbiamo dedicato il Primo Piano. (Alessio Magoga)

……………………………….

TRATTORI IN CODA ALLE CANTINE DI PONTE DI PIAVE: QUEST’ANNO RACCOLTA RECORD
di Daniele Ferrazza, 19/9/2018, da “la Tribuna di Treviso”

– Sinistra Piave, lunghe attese per il conferimento delle uve; «Mai visto un anno così generoso, ma occhio ai prezzi» –

PONTE DI PIAVE. Una fila interminabile di trattori, con i rimorchi colmi d’uva. Una scena mai vista, neanche nelle annate più generose. La vendemmia record di quest’anno porta anche alla scena descritta e circolata ieri mattina in una chat di viticoltori: a Ponte di Piave almeno cinquanta trattori erano in coda in attesa di conferire il proprio prezioso carico alla cantina sociale. Tutta via Verdi e tutta via De Gasperi – quasi un chilometro – occupate su un lato, con la Polizia locale incaricata di gestire il traffico per gran parte della mattinata. Insomma, un caos.
Si fregano le mani i grandi produttori del vino più conosciuto al mondo, quel Prosecco che negli ultimi dieci anni ha letteralmente sconvolto il mercato della viticoltura italiana.
Meno entusiasti sono i piccoli produttori, che rischiano di pagare salatissimo quest’eccesso di produzione. Principalmente per una ragione di prezzo, con le uve che rischiano di scendere al di sotto di un euro al chilogrammo. Pochi giorni fa, a San Fior, un’inserzione aveva fatto balzare agli occhi gli effetti perversi di questo mercato, con l’offerta di una partita di quaranta quintali di uva glera al prezzo record (negativo) di sessanta centesimi al chilogrammo. «Non diventerà mai vino prosecco» ha risposto il grande Consorzio del Prosecco Doc, il secondo più grande d’Italia, forte di una produzione conosciuta e richiesta in tutto il mondo.
A rendersi perfettamente conto della situazione anche i produttori in coda davanti alla Cantina di Ponte di Piave: «Non ho ricordi di una vendemmia così abbondante» osservano i più attempati, «Mai vista neanche una coda così». Perplesso è l’agricoltore di Breda di Piave Beniamino Zanchetta: «Male, è troppo troppo troppo. Troppa quantità. Nel troppo ci saranno le solite speculazioni di mercato. Il prezzo sarà più basso del solito. Quando la quantità è troppa si abbassa la qualità».
Nei giorni scorsi, per gestire l’afflusso dei conferitori, diverse cantine sociali hanno dovuto contingentare gli accessi: qualcuno, come la cantina cooperativa di Codognè, ha dovuto addirittura sospendere i conferimenti per alcuni giorni.
Il Sistema Prosecco, dal nome dell’intesa siglata dai tre consorzi che tutelano il prodotto, si articola nella grande Doc che abbraccia nove province (che produce il 75% delle bottiglie immesse sul mercato) e nelle due storiche Docg di Conegliano Valdobbiadene (che realizza il 20%) e di Asolo Montello (5 per cento).
Complessivamente il mondo prosecco significa 550 milioni di bottiglie l’anno. La Doc, altrimenti definita «di pianura» per distinguerla da quella storica Docg di Conegliano e Valdobbiadene, abbraccia nove province: cinque venete (Treviso, Vicenza, Padova, Belluno, Venezia) e quattro friulane (Pordenone, Udine, Trieste, Gorizia).
Gran parte della produzione prende la strada dell’esportazione, grazie al boom esploso negli ultimi vent’anni e alla denominazione registrata nel 2009. Il contributo economico sul Pil del fenomeno prosecco è stimato in 2,5 miliardi di euro.
Il distretto agro industriale legato a questo vino è da tempo ormai monitorato dai principali centri studi economici: si calcola che le imprese coinvolte, da Trieste a Vicenza, siano quasi 14 mila, per una superficie autorizzata pari a 35 mila ettari, due terzi dei quali si trovano in provincia di Treviso.
Un business, stimato ai prezzi al consumo, pari a 2,5 miliardi di euro l’anno che pesa sull’attivo della bilancia commerciale italiana. (Daniele Ferrazza)

……………………………….

BOLLICINE AL PESTICIDA

di Lorenzo Misuraca, da IL SALVAGENTE del giugno 2018 (mensile, leader nei Test di laboratorio contro le Truffe ai consumatori – https://ilsalvagente.it/ )
– Il prosecco è uno dei vini più amati, ma nei suoi vigneti si fa uso ancora di troppi fitofarmaci, come dimostrano le analisi del Salvagente: fino a sette fungicidi nella stessa bottiglia. Un po’ troppi per uno dei gioielli del made in Italy –
Difficile immaginare un exploit più potente nel mondo vitivinicolo come quello del prosecco negli ultimi anni. Una crescita che si è mantenuta a doppia cifra e che sta scalzano il cugino blasonato champagne da molte tavole in Italia e all’estero.
Oltre 500 milioni di bottiglie vendute in tutto il mondo ogni anno, garantiscono un fatturato enorme per il made in Italy, ma possiamo essere altrettanto entusiasti per la qualità delle sostanze utilizzate per produrre le bollicine più famose d’Italia? Siamo partiti da questa domanda per verificare la quantità di residui chimici contenuti in alcuni dei prosecchi più diffusi nei supermercati. Di certo la fascia più venduta al grande pubblico del nostro paese. All’interno abbiamo voluto inserire anche una casa (Giordano) che vende per corrispondenza. Abbiamo così portato in laboratorio dodici prodotti chiedendo agli esperti di rilevare e quantificare la presenza di ben 352 sostanze tra solfiti, erbicidi, diserbanti, fungicidi.
UN COCKTAIL DA BRIVIDI
Ciò che abbiamo scoperto è sorprendente: tutte e dodici le bottiglie presentavano almeno un residuo di pesticida, con una media di sei a testa. Due dati su cui riflettere: anche l’unico prosecco biologico controllato, il Gaggiandre prosecco Doc della Astoria, ha mostrato residui di un pesticida, il folpet, vietato in agricoltura bio. Con ogni probabilità, viste anche le quantità minime rilevate, una contaminazione involontaria.
All’estremo opposto il Mionetto Prosecco Doc Treviso, con ben 7 funcigidi differenti. Fanno bene i cittadini e le centinaia di realtà aderenti alla MARCIA STOP PESTICIDI (tenutasi a Cison di Valmarino, nell’alto Trevigiano, il 13 maggio 2018) a preoccuparsi per il massiccio utilizzo di sostanze chimiche nei vigneti di glera in Veneto e Friuli-Venezia-Giulia.
SOTTO I LIMITI MA NON PER QUESTO “PULITI”
Chiariamolo subito, in nessuno caso i residui trovati superavano il limite massimo di residuo (Lmr) consentito per ogni sostanza, ma questo non è in se un dato sufficiente per passare oltre e tirare avanti tranquilli. Spiega Roberto Pinton, segretario di Assobio: “Cinque, sei, persino sette residui sotto il limite consentito, si sommano comunque nell’organismo umano”.
Dal canto loro i produttori che abbiamo interpellato si difendono affermando che la varietà di pesticidi è necessaria per rendere la pianta più resistente nel tempo, ma Pinton non la pensa così: “Noi del biologico siamo la prova vivente che non è vero. I vigneti coltivati senza pesticidi sono più salutari senza bisogno di questi trattamenti usati solo per semplificare la procedura”. (Lorenzo Misuraca)

……………………………..

COSÌ IL PROSECCO È DIVENTATO L’ORO DEL VENETO

di Marta Gatti, da IL MANIFESTO del 12/7/2018
– Il boom delle esportazioni ha fatto la fortuna delle colline dove si coltiva il celebre vitigno. Ma non tutti sono contenti della monocoltura industriale –
Tra Vicenza e Treviso si nota un graduale cambiamento nel paesaggio: dalle distese di mais ai filari delle viti. I due rappresentanti del Comitato Marcia Stop Pesticidi che incontro a Vittorio Veneto raccontano il paesaggio del poeta Andrea Zanzotto: i gelsi e la campagna veneta, i pesticidi e la distruzione dei campi. E poi il vino che «non è più quello del contadino», adesso fa il giro del mondo. Il boom dei vitigni veneti ha tanti nomi, come Pinot Grigio e Valpolicella, ma ad incarnare successo globale e crescita strepitosa è senza dubbio il Prosecco.
SI CHIAMA GLERA, ed è il vitigno a grappolo bianco, base del prosecco. Da vino da tavola prodotto nell’area collinare di 15 comuni della provincia di Treviso, a spumante che trascina tutto l’export del vino veneto, raggiungendo 540 milioni di bottiglie vendute. Il Doc esporta per il 75% e anche per le due Docg il mercato estero è fondamentale. Il 40% finisce nel Regno Unito, più del 20% negli Stati Uniti, a seguire Germania e Russia.
La fortuna economica per i territori del prosecco è arrivata con il successo mondiale delle bollicine e con l’istituzione, nel 2009, della Doc e delle due Docg (Conegliano-Valdobbiadene e Asolo-Montello). L’allora ministro dell’agricoltura Zaia, infatti, creò una Doc che comprende 9 province, tra Veneto e Friuli, e due Docg nelle aree di produzione storica del prosecco. I tre consorzi la pensano allo stesso modo: senza quella mossa il prosecco avrebbero potuto produrlo ovunque nel mondo.
Matteo Basso, ricercatore presso lo Iuav di Venezia, ha studiato la trasformazione paesaggistica e sociologica delle «colline del prosecco». Nella sua ricerca, realizzata tra il 2016 e il 2017, ha analizzato i cambi di destinazione d’uso dei suoli nell’area tra Valdobbiadene e Conegliano. Già nel 2012 i vigneti occupavano più del 60% della superficie agricola. «La grande espansione, però, è avvenuta nella Doc, ai margini delle Docg», spiega il ricercatore. La maggior parte delle terre occupate oggi dalle vigne erano campi. Il 52% era coltivato a seminativi, al 90% mais, quasi il 42% era prato stabile o pascolo, il 3% era bosco. Nell’area della Doc la tendenza è la stessa: filari di viti anche in pianura, dove prima non c’erano. Dove le estensioni coltivate si riducono, si vedono case alternate a campi coltivati e, a volte, circondate dalle viti.
IL CONSORZIO DELLA DOCG DI CONEGLIANO è saturo, si estende su quasi 8.000 ettari. Nelle 9 provincie della Doc gli ettari coltivati a glera, riconosciuti dalla denominazione, sono 24.450. Nella Docg di Asolo, dal 2011 al 2017, i nuovi impianti sono aumentati dell’80% circa. Ogni anno l’Unione europea concede un diritto di incremento della superficie vitata nazionale pari all’1% della stessa. I diritti di impianto vengono distribuiti alle regioni, che li concedono attraverso bandi. Ogni Consorzio di tutela adotta regole diverse per l’accettazione di questi nuovi impianti all’interno dell’aree di competenza. Per le due Docg vale l’adesione immediata: un nuova vite a glera entra automaticamente nella denominazione. Nel consorzio Doc, invece, vige il blocco, dal 2011. «I nuovi ingressi vengono regolati, per tenere in equilibrio domanda e offerta», sottolinea il presidente della Doc Stefano Zanette. Fuori dalla denominazione ci sono 7 mila ettari di glera, piantumati dopo il blocco, che potrebbero non diventare mai prosecco.
CRESCE LA DOMANDA DI TERRENI AGRICOLI e aumentano i prezzi. «Un terreno agricolo nella Docg di Valdobbiadene vale da 3 a 5 volte più di un terreno edificabile», racconta Matteo Basso. I produttori si allargano verso la Doc, dove i prezzi sono più bassi. Il bellunese è una nuova frontiera, anche a causa del cambiamento climatico. Terreni non vocati sono oggi adatti alla viticoltura. Anche in questo territorio sono nati gruppi di cittadini che hanno partecipato alla Marcia Stop Pesticidi.
«IL PROSECCO È IL NUOVO MATTONE, il nuovo oro», dice Matteo Basso. «Un ettaro di prosecco, tolte le spese, fa guadagnare molto di più di un investimento bancario» spiega Luca Ferraro, vignaiolo del consorzio Asolo-Montello. «È innegabile che ci sia stata una perdita di biodiversità in campo, il prosecco ha dato dei redditi che nessuno di noi prima vedeva», dice. I contadini che hanno scelto di abbandonare il mais, il grano o la soia erano stanchi di non guadagnare nulla. Nella filiera del prosecco i produttori sono l’anello forte, con «un reddito per ettaro di almeno 12-15 mila euro», spiega il presidente della Docg Asolo-Montello Armando Serena.
Secondo Innocente Nardi, presidente della Docg Conegliano-Valdobbiadene, la conformazione dei terreni della collina ha frenato gli speculatori: «Cercano grandi estensioni, meccanizzazione e logiche che permettano delle economie di scala». Il successo del prosecco ha attirato una miriade di soggetti: agricoltori e non. C’è anche chi ha investito e affidato l’intero ciclo produttivo a terzisti. «Abbiamo dato priorità ai giovani», sottolinea il presidente della Doc. Nelle cantine famose sono entrati capitali esteri, come nel caso della Mionetto, acquistata dal gruppo tedesco Henkell.
SE LA FORTUNA DEL PROSECCO DOVESSE FINIRE? Le prospettive di crescita ci sono e si manterranno anche nel prossimo futuro, dicono dal settore. C’è chi punta ad assicurarsi nuovi clienti e chi ad aumentare il valore di mercato. Non tutti i produttori, però, sono tranquilli. Secondo Ivo Nardi, viticoltore bio: «Il rischio di esposizione c’è e la mina più grossa è il mercato inglese, dopo Brexit». Tra i piccoli produttori c’è chi vorrebbe togliere la parola «prosecco» tenendo l’indicazione geografica, ma ciò «comporterebbe una drastica riduzione delle vendite».
Mentre esplodeva il fenomeno prosecco, il malessere del territorio diventava protesta. Il Comitato Marcia Stop Pesticidi è nato nella primavera del 2017 dalla volontà dei gruppi di mamme e delle associazioni ambientaliste, su ispirazione dei movimenti per i diritti civili americani. Nella primavera di quell’anno si è svolta la prima Marcia da Cison all’abbazia di Follina, eletta a simbolo della rinascita agricola del terzo millennio. Sin dalla sua prima edizione la marcia ha ricevuto adesioni al di fuori delle aspettative degli organizzatori, con migliaia di partecipanti.
«L’ALLARME PER L’USO DEI PESTICIDI nasce nell’area ai limiti della Docg, dove comincia la pianura», mi raccontano i due rappresentanti del comitato, «dove le case sono più vicine ai campi». Esiste un fattore percettivo che ha fatto nascere il movimento di protesta con la comparsa delle viti, e non prima: «Il veleno spruzzato si vede, arriva alle narici ed entra in casa», spiegano. Nella campagna sopra Vittorio Veneto, dove abita uno dei due, le vigne non sono arrivate: «Sono fortunato: posso stare in giardino anche nel periodo dei trattamenti».
I pesticidi colpiscono anche altre attività produttive, come racconta Ernesto, un apicoltore bio di Revine: «Nel mese di giugno portiamo le api in montagna: è il periodo delle acacie e dei trattamenti in pianura». Il problema della contaminazione esiste, sottolinea: «C’è chi ha comprato i terreni confinanti ai campi biologici, per paura che diventassero vigneti». Per Ernesto i problemi sono cominciati quando ha comprato 3 mila metri quadrati per mettere le arnie. »Sono arrivati i vigneti nel comune di Tarzo, dall’altro lato del lago, ma le api volano», racconta. «La prima volta che hanno cominciato ad irrorare i pesticidi mi sono trovato impreparato», ricorda. Nel giro di 15 giorni ha subito due avvelenamenti. Nel primo caso le api non sono tornate all’alveare, pochi giorni dopo ha trovato i cadaveri nelle arnie. È riuscito a farsi risarcire il danno per il secondo episodio: «Nel primo caso è difficilissimo da dimostrare, trovi gli alveari spopolati». Il terreno che ha comprato adesso può usarlo solo a metà, prima che inizino i trattamenti.
ANCHE I VIGNAIOLI DELLA FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, si interrogano sull’uso dei pesticidi. Luca Ferraro ha scelto il percorso biologico da quasi otto anni: «Tanti di noi sono in bio e tanti stanno per diventarlo, anche chi è convenzionale ha un’attenzione particolare», sottolinea. «Noi vignaioli siamo i primi a mettere il naso nelle vigne», spiega. Luca ricorda bene cosa voleva dire tornare a casa la sera dalle vigne e dover lavare i vestiti due volte in lavatrice perché la puzza non se ne andava. La prima spinta alla conversione è «personale e familiare», in seguito «la relazione con il consumatore attento».
Il dialogo tra contadini e comitati non sempre è facile. Secondo Luca Ferraro il problema sono coloro che sparano nel mucchio: «Ci chiamano portatori sani di morte, ma non sanno cosa vuol dire lavorare in vigneto». I vignaioli del trevigiano, con il sostegno di alcune associazioni, lavorano ad un protocollo per migliorare. Secondo il rappresentate Fivi in agricoltura non si può cambiare dall’oggi al domani: «Alla prima difficoltà il contadino, pur di salvare la produzione, fa peggio di quanto avrebbe fatto in convenzionale». «La conversione necessita formazione e supporto», aggiunge.
I consorzi, dal canto loro, sono unanimi nel dire che non hanno alcun potere impositivo sui loro membri in materia di prodotti fitosanitari. La capacità impositiva spetta ai comuni, che, almeno per le 15 amministrazioni del Conegliano Valdobbiadene, prevede la messa al bando, a partire dal 2019, dell’erbicida a base di glifosate e di alcuni principi attivi utilizzati sui vigneti.
L’ente sanzionatorio è la polizia locale, spesso poco formata, attivata dalle segnalazioni dei cittadini. Con i due rappresentanti del Comitato Marcia Stop Pesticidi andiamo a verificare che ci siano almeno 50 metri di distanza tra un nuovo vigneto e un campo da calcio. Il controllo sul territorio, infatti, viene affidato ai cittadini che documentano e denunciano.
I CONSORZI DI TUTELA puntano a sistemi di sostenibilità ambientale, economica e sociale come EQUALITAS. A cui si aggiunge l’applicazione della fascetta di stato che identifica la filiera: dall’uva alla bottiglia. Il presidente della Doc aggiunge: «Stiamo lavorando a una modifica del disciplinare, che escluda il glifosate e altri principi attivi». Si tratterà di una misura volontaria, ma se verrà approvata «chi li usa non potrà chiamare prosecco il suo prodotto», sottolinea.
I cittadini in marcia non sono preoccupati solo per la loro salute ma anche per quella del loro territorio. Tutela della biodiversità e salvaguardia del paesaggio sono temi centrali. Nell’aprile 2017 i circoli locali di Legambiente avevano denunciato la scomparsa di siepi e alberature e modifiche agli assetti idrogeologici. A dettare le regole sono, ancora una volta, i comuni. Per impiantare un vigneto bisogna presentare un progetto che «deve tenere conto di aspetti paesaggistici, di deflusso delle acque, di distanza dalle strade e del regolamento di polizia rurale», spiega il ricercatore Iuav Matteo Basso.
Il comune, dunque, è il soggetto che insieme alla Regione dovrebbe regolare la diffusione dei vigneti. Le amministrazioni locali, però, non hanno alcun potere sulla proprietà privata dei cittadini, non possono mettere il veto sull’uso del suolo. Possono mettere dei paletti attraverso il regolamento di polizia rurale, come accaduto a Revine Lago. I comitati cittadini hanno reso lampante da un lato la mancanza di strumenti adatti al governo del territorio, dall’altro una direzione politica non uniforme. L’iniziativa è stata lasciata a singoli comuni, che hanno regolato l’uso dei pesticidi o la distanza delle viti dai luoghi sensibili. E ne affrontano le conseguenze: come è successo a Pieve di Soligo, finito davanti al Tar dopo aver imposto ai nuovi impianti di vite, che prevedono l’uso di pesticidi, 50 metri di distanza dalle aree sensibili.
Il prosecco è diventato simbolo di un sistema produttivo e ha generato la spinta per cambiarlo. Il Comitato Marcia Stop Pesticidi promuove, infatti, un’agricoltura diversificata, stagionale e locale. Vuole creare una rete contadina sostenuta dai Gas e dai cittadini: «Vogliamo sottrarre un po’ di terra per fare cose diverse dal vino». (Marta Gatti)

………………………………..

A TREVISO IL SORPASSO DEL PROSECCO SUL MAIS: GLI ETTARI A VIGNETO SUPERANO I CEREALI
di Daniele Ferrazza, da “la Tribuna di Treviso” del 15/8/2018
– In provincia di Treviso c’è stato il sorpasso del prosecco sul mais: gli ettari a vigneto superano i cereali –
TREVISO. Basta posare lo sguardo sui ritagli delle nostre campagne per intuire il cambiamento in atto. Sorprende, piuttosto, che nessuno si fermi a riflettere su che cosa significhi, nel bene e nel male. Ma il tempo è quello che è, buono per pensieri corti.
Nella provincia di Treviso la viticoltura ha superato, per estensione, le colture cerealicole: 34.700 mila ettari di vigneti, 32 mila di cereali. Dove all’interno di questa categoria troviamo mais, orzo e frumento tenero. L’insieme di queste tre colture non fa la superficie dedicata ai vigneti. È la prima volta che accade nella storia moderna, e Treviso è l’unica provincia del Veneto – e probabilmente d’Italia – dove il fenomeno è così consistente. L’effetto della spinta del vino più famoso al mondo è anche questo, un cambiamento importante nel paesaggio. Come saltare dalla pellagra alle bollicine.
Non è ancora la scomparsa del mais, ma certamente una modifica profonda e duratura nel paesaggio agrario del nostro territorio.
Il dato si riferisce al 2017 e affiora dalle statistiche delle agenzie regionali che si occupano di fotografare le superfici agrarie: Veneto Agricoltura e Avepa.
L’andamento del resto è in atto da tempo: diminuisce il peso del mais, tradizionale coltura che ha accompagnato la crescita del Veneto nel secondo dopoguerra; esplode, soprattutto nell’ultimo decennio, la produzione agricola di uva, sotto la spinta della corsa all’oro giallo, il prosecco.
Il mais – nelle versioni granella e in quella ceroso – è da sempre associato alla zootecnia: usato soprattutto per l’alimentazione animale; nonostante gli ibridi sempre più raffinati, negli ultimi anni ha sofferto dei problemi legati alle aflatossine, che ne hanno minato la resa anche in maniera consistente.
La crisi della zootecnia ha fatto il resto, portando a un crollo nelle superfici coltivate di almeno un terzo. Ne ha tratto vantaggio la soia, coltivata a livello intensivo, che nel 2017 ha definitivamente superato il mais. Se il granturco – da solo – è sceso negli ultimi dieci anni dai 42 mila ettari agli attuali 22 mila, la soia è passata dai 7500 ettari agli attuali 22 mila. Sorpasso dovuto anche alla redditività: una tonnellata di soia vale 390 euro, una di mais 170.
Ma è il dato sulla viticoltura che colpisce di più: dal 2007 ha aumentato di un terzo la superficie coltivata. Oggi, rispetto alla Superficie agricola utile (Sau) trevigiana i vigneti coprono il 27%, i cereali il 25%, la soia intensiva il 17%. La percezione nel paesaggio è diversa nella Destra Piave, dove resistono ancora distese di mais, e nella Sinistra Piave, dove il paesaggio della viticoltura è a perdita d’occhio. (Daniele Ferrazza)

………………………………….

IL CONSORZIO: “SIAMO I PIÙ PULITI, DATECI TEMPO”

da IL SALVAGENTE del giugno 2018 – https://ilsalvagente.it/
– Stefano Zanette, presidente dell’ente che rappresenta i produttori di prosecco Doc, difende gli sforzi fatti dai produttori di bollicine del Nord-est e spiega i ritardi per il bando annunciato di folpet, glifosato e mancozeb –
A fare la parte da leone nel mercato globale tra i tre tipi di prosecco riconosciuti, c’è il consorzio Prosecco Doc che da solo produce oltre 420 milioni di bottiglie l’anno. Al presidente del consorzio, Stefano Zanette, abbiamo chiesto di commentare i risultati delle analisi del Salvagente.
Zanette, 6-7 residui sono tanti. Sono tutte tracce sotto i limiti di legge. Il fatto che ce ne siano sette magari è dovuto al fatto che all’interno di quel vigneto vengono utilizzati con molta variabilità i principi attivi. Non sarebbe meglio usarne uno per tipologia?
Dal punto di vista ambientale, crea meno assuefazione al patogeno e crea anche minor danno all’ambiente e alla salute dell’uomo il fatto che ci siano un numero di pesticidi usato in rotazione per un numero limitato di volte, con dosaggi minimi.
Dosaggi minimi che però si sommano…
Se lei prende un principio attivo e arriva a una soglia di tolleranza, ottiene un prodotto rischioso, ma se in una bottiglia ho semplici tracce, non è che siano sommabili perché sono principi attivi diversi. Su questo esistono pareri scientifici opposti.
In ogni caso, in tutti i lotti sono stati trovati residui di folpet, che avevate promesso di non usare più.
L’impegno che ci siamo posti è quello di andare a escludere il folpet, insieme al mancozeb, e al glifosato dal disciplinare di produzione, e fintanto che non si fa il passaggio al comitato nazionale vini del ministero, che deve dare il via libera, noi lo continuiamo a sconsigliare: però c’è sempre qualcuno che fa fatica ad abbandonare le vecchie abitudini.
Perché folpet, mancozeb e glifosato no, e gli altri sì?
Abbiamo deciso di eliminare queste tre sostanze perché sono quelle che creano più allarme nell’opinione pubblica, per una questione di grande responsabilità sociale. Non siamo mai entrati nel merito di quanto dal punto di vista scientifico facciano bene o male. Per questa scelta, abbiamo ricevuto diverse lettere di protesta.
Vuol dire che ci sono produttori che si sono lamentati per il bando di questi pesticidi?
Non i nostri consorziati che hanno capito la scelta, ma altri produttori, come quelli del vino toscano o del mondo ceralicolo, che ci dicono “ma voi ci mettete in crisi con queste scelte, perché noi non possiamo fare agricoltura se demonizzate queste sostanze”. Ma il nostro è un esempio per il resto del mondo. Certo, il percorso della sostenibilità è lungo, ma ci sono stati già dei grandi miglioramenti, anche per merito delle critiche delle associazioni ambientaliste. C’è stata una crescita culturale da parte dei produttori e delle istituzioni. E ora arrivano 1.200 nuovi ettari per il prosecco. Nel bando per includere nuovi produttori nel disciplinare, abbiamo dato una priorità alle aziende ad indirizzo bio, soprattutto condotte da giovani, e ad altri elementi di sostenibilità del vigneto. È un cammino graduale e che va fatto assieme. Non accettiamo la demonizzazione.

…………………………………

ISDE: “IL PROBLEMA È LA QUANTITÀ DI SOSTANZE”

da IL SALVAGENTE del giugno 2018
“Il problema è sempre il solito, le soglie sono costruite sulla singola molecola, sul singolo principio attivo, con un approccio piuttosto rudimentale rispetto ai problemi di tossicologia in generale”, Celestino Panizza, dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde Italia) commenta così i risultati del test del Salvagente sul prosecco.
Panizza fa riferimento ai “problemi di interazione e della reazione alle basse dosi. Se una sostanza è interferente endocrina o cancerogena, di per sé, il fatto di trovare la molecola al di sotto della limiti massimi, quando è in associazione con altre molecole, non dà garanzia di sicurezza e salubrità”.
Insomma, per l’esperto dell’Isde, avere dei residui, pur bassi, non è come non averli, a differenza di quanto sostiene il presidente del Consorzio Prosecco Doc.
“Chi fa la valutazione di tossicità la fa del singolo composto ma non tiene conto del sinergismo e dell’interazione tra i vari componenti e delle caratteristiche tossicologiche. I composti interferenti endocrini sono poco o per nulla valutati” spiega Panizza, che conclude: “Il problema generale è che si immettono nel mercato sostanze di cui si sa poco, che si valutano con criteri discutibili. Molti pesticidi sono anche sistemici, entrano nella pianta, non basta lavarla per toglierli. È una questione dell’approccio agricolo, bisogna passare al biologico”.

……………………………..

LA GUERRA COMMERCIALE DIETRO IL BOOM

da IL SALVAGENTE del giugno 2018
Un successo internazionale come quello delle bollicine prodotte in Veneto e Friuli non poteva che scatenare conflitti e gelosie. In Inghilterra, per esempio, i media hanno accusato il vino italiano di far male ai denti
Pochi vini nel mondo hanno vissuto un exploit come il prosecco negli ultimi anni. Persino nei locali alla moda di New York e Londra, il vino frizzante italiano ha sostituito lo champagne nel gusto di molti. Un così grande successo ha portato con sé, inevitabilmente, una spietata guerra commerciale che non manca di colpi bassi.
Lo scorso febbraio si è alzata la tensione tra i produttori del prosecco Conegliano Valdobbiadene Docg, dell’area trevigiana, e i produttori vicentini del Doc, attorno ai 1.200 ettari in più che la Regione Veneto ha deciso di concedere alle aziende che producono prosecco. Per partecipare al bando, le aziende che hanno impiantato l’uva glera (con cui si fa appunto il prosecco), devono seguire dei requisiti preferenziali, come la presenza di under 40, la produzione integrata e la certificazione di prodotto. Ma i produttori vicentini hanno protestato perché per motivi burocratici non avevano ancora ottenuto la certificazione di prodotto, pur avendo avviato la produzione integrata. Lo scontro potrebbe tradursi in una valanga di ricorsi al momento dei risultati finali del bando.
Ma non c’è solo il fronte interno nella guerra del prosecco. Come accennavamo, il mercato britannico è uno dei maggiori per le bollicine del Nord-est: il 43% delle esportazioni di prosecco Doc è destinato proprio ai consumatori inglesi, che nel 2017 hanno persino acquistato più bottiglie di quelle vendute in Italia (in Uk, la domanda è cresciuta del 38,6% in un anno).
Questa “invasione” del prosecco ha scatenato la controffensiva nel Regno Unito. Il giornale inglese The Guardian, la scorsa estate, ha riportato il parere di esperti inglesi secondo cui la celebre bollicina veneta fa male ai denti, dopo pochi mesi il Daily Mail, il magazine più letto del Regno Unito, ha chiesto agli scienziati dell’Oral Health Foundation di investigare gli effetti del prosecco sullo smalto dei denti.
Contemporaneamente sono state studiate le conseguenze che altre bevande molto popolari hanno sul nostro sorriso, tra cui la Coca Cola e il sidro. Alla fine, la scelta del Daily Mail è stata quella di titolare “Rotten truth about what prosecco does to your teeth: How the ‘triple whammy’ of acidic bubbles, alcohol and sugar are ruining smiles” (La verità su ciò che fa il prosecco ai tuoi denti: come il ‘triplo smacco’ di bolle acide, alcool e zucchero ti stanno rovinando il sorriso”).
Gli esperti hanno messo a mollo un dente nel liquido scelto per un periodo di due settimane. E nonostante a far più male ai denti siano risultate, come prevedibile, Coca Cola, sidro e energy drink, il giornale inglese non ha trovato di meglio che titolare sul prodotto made in Italy.
Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli, commenta così: “Bisogna sempre vedere la cattiveria dietro queste cose. Il prosecco è un prodotto tipicamente italiano. Chi dice che fa male ai denti, perché è acido, perché è gasato, ha gli zuccheri…praticamente dà la definizione di una qualsiasi bevanda gassata. Il problema è che la multinazionale impedirà di dire che se bevi la sua bevanda ti cadono i denti. Ma se pensi che di cola ne bevi anche un litro a tavola, mentre di prosecco non dovresti certo arrivare a tanto, non è possibile che quest’ultimo abbia degli effetti peggiori sui denti. È una speculazione contro un prodotto, non un ragionamento a difesa dei denti”.

……………………………

DIOCESI DENUNCIA LA “BOLLA” DEL PROSECCO

di Francesco Dal Mas, 22/9/2018, da “la Tribuna di Treviso”
– L’editoriale del settimanale L’Azione contro la poca sostenibilità del prodotto, accuse a pesticidi ed eccessiva produzione –
L’agricoltura rispetta sempre la sostenibilità? Per la risposta della Diocesi di Vittorio Veneto, che dedica al settore primario “Le Giornate del creato”, la prossima settimana, la risposta è evidente. Ed è un no. Si rischia la bolla, come per il Prosecco. Bolla tanto temuta per i prossimi anni, ma che ha anticipato i sintomi in questa vendemmia, col 30% in più di uve.
A lanciare l’allarme è don Alessio Magoga, direttore del settimanale diocesano L’Azione nell’editoriale di questa settimana. Tra le criticità di chi si affida alla coltivazione della vite, il sacerdote si dice preoccupato per «l’uso poco oculato dei pesticidi, il sospetto di forme di sfruttamento della manodopera soprattutto per la potatura, l’indotto limitato della filiera del vino che sembra determinare una ricaduta ridotta della ricchezza sul territorio, l’eccessiva diffusione del Prosecco a scapito di altre (seppur ottime) qualità di uva con il conseguente rischio di una monocoltura».
Aspetti, questi ed altri, che incidono sulla sostenibilità. «Da un certo punto di vista, pure la meccanizzazione della raccolta, che ha certamente dei pro, rivela anche dei contro, che si riflettono sul modo di intendere la viticoltura, col rischio di concepirla esclusivamente sulla base del sistema produttivo industriale». La vendemmia in corso sarà ricordata come un’annata eccezionale, con produzioni superiori alle attese. «Con ogni probabilità anche i nuovi vigneti, messi a dimora in questi ultimi anni, hanno avuto un peso non piccolo nell’aumento della produzione. Tutto questo come varie voci hanno già preconizzato, non si tradurrà – afferma don Magoga, mettendo il dito nella piaga -, in un abbondante guadagno per gli agricoltori».
L’eccesso di produzione, infatti, ha già creato difficoltà nella fase di raccolta, con la conseguente perdita o svendita di una parte del prodotto, e si paventa anche una certa saturazione del mercato con il rischio di un ribasso dei prezzi del vino. «Vi è pure chi ha ricordato la necessità di un maggiore controllo in fase di produzione e si è chiesto perché non si sia provveduto a togliere i grappoli in eccesso prima della maturazione. Nei prossimi mesi vedremo quali saranno gli sviluppi del mercato». Dopo la cruda analisi, il sacerdote invita i produttori a leggere l’enciclica “Laudato Si” di Papa Francesco, in modo – afferma – di recuperare quell’amore per la terra e quell’attenzione alla qualità, che hanno caratterizzato le generazioni che ci hanno preceduto. Si tratta di evitare che l’agricoltura diventi preda della speculazione finanziaria – citiamo don Magoga -, con tutte le conseguenze del caso.
È il rischio che corre soprattutto la coltivazione del Prosecco. «Coltivare l’alleanza con la terra», è il tema della molteplicità di riflessioni che la Chiesa vittoriese si è data per i prossimi giorni. Intrigante, ad esempio, l’interrogativo della tavola rotonda in programma venerdì 28, alle 20.30 nell’auditorium comunale Battistella Moccia di Pieve di Soligo, terra del Beato Toniolo che se oggi fosse vivo molto probabilmente condividerebbe l’analisi di Magoga: “Colline del Prosecco: terra di inclusione sociale?”.
Interessante sarà ascoltare l’introduzione del vescovo Corrado Pizziolo che ripetutamente si è espresso sul delicato problema della custodia del creato, anziché dell’asservimento, arrivando a raccomandare la massima sobrietà, anzi, consigliando l’astensione dall’uso di sostanze chimiche, come peraltro si fa nelle coltivazioni della diocesi stessa. (Francesco Dal Mas)

………………………….

VENDEMMIA, C’È TROPPA UVA: A TREVISO È IN SVENDITA SU SUBITO.IT

di Niccolò Budoia e Diego Bortolotto, da “la Tribuna” del 13/9/2018
– Un’azienda di San Fior punta sugli sconti per non lasciare i grappoli a marcire. La cantina sociale di Codognè ha bloccato i conferimenti per quattro giorni –
SAN FIOR. L’eccezionalità di questa vendemmia è ormai cosa nota. I vigneti pendono sotto il peso dei grappoli d’uva e gli agricoltori cercano in tutti i modi di piazzare quanto più prodotto possibile, con le cantine sociali che li bloccano sul cancello perché troppo piene di mosto. Dopo aver conferito la quota è ancora tanta l’uva che rimane appesa sulle vigne d’oro della Marca, quelle del Pinot e del Prosecco.
VENDITA IN INTERNET. E allora ecco che un coltivatore di San Fior ha avuto un’idea geniale: l’altro ieri ha creato un annuncio sul subito.it per piazzare 25-30 quintali di uva Prosecco Doc, alla modica cifra di 0,60 euro al chilo. In tutto, farebbero 1800 euro per estrarre circa 20 ettolitri di vino, 1500 bottiglie.
L’UVA RISCHIA DI MARCIRE. Allora chiamiamo quella che sul web si firma Lucia (forse in realtà un familiare dell’agricoltore). Risponde una voce maschile. L’uva da cui estrarre lo spumante con cui il Veneto ha ormai stracciato lo Champagne e sommerso tutto il mondo è ancora sulle piante, pronta per essere vendemmiata e portata a qualche cantina privata che abbia bisogno di una trentina di quintali d’uva: «La lasciamo al massimo qualche altro giorno sulle viti, altrimenti poi l’uva marcisce. Poi non è che vada buttata via: o riusciamo a piazzarla oppure la vendemmiamo e ci facciamo un po’ di vino da tenerci in casa», spiega il coltivatore. Le cantine sono sature, ormai. Nemmeno quelle private accettano più uva, dopo che colossi come le sociali di Ponte di Piave, Oderzo e Fontanelle hanno imposto un rallentamento degli arrivi se non proprio la chiusura per qualche giorno. Tutta l’uva in eccedenza è stata piazzata, com’è sempre successo in passato.
L’ABBONDANZA? UN DISASTRO. Ma quest’anno c’è un salto quantomeno tecnologico, che spiega meglio di tante parole come i viticoltori abbiano vissuto come un disastro l’eccezionale raccolto di quest’anno, che in alcuni casi ha avuto perfino conseguenze nefaste sul grado alcolico che l’uva è riuscita a sprigionare. Il mercato è tanto saturo da costringere gli uomini e le donne del settore a non basarsi più solamente sulla fittissima rete di conoscenze che si riescono a sviluppare nelle associazioni locali che si impegnano a tutelare gli agricoltori.
CODOGNÈ HA DETTO STOP. Da ieri, e fino a domenica, c’è lo stop del conferimento dell’uva nella cantina di Codognè. Gli agricoltori potranno ripresentarsi da lunedì prossimo. Diversi viticoltori sono rimasti sorpresi, perché era accaduto la sospensione per uno o due giorni, ma non per quattro consecutivi. La vendemmia del Prosecco a Codognè e per i soci della cantina dovrà perciò essere sospesa durante questo fine settimana. «Tutti i viticoltori mi confermano che questa annata è molto buona sia per quantità che qualità – spiega
il sindaco Roberto Bet – molti vendemmiano con le macchine e in poco tempo riescono a raccogliere e quindi conferire diversi quintali ed è comprensibile che la gestione di grossi quantitativi possa diventare problematica. La cantina è comunque strutturata e non ci saranno problemi». (Niccolò Budoia e Diego Bortolotto)

…………………………….

VENETO
PROSECCO, OLTRE MILLE NUOVI ETTARI. ED È GUERRA FRA VICENZA E TREVISO
di Mauro Pigozzo da “il Corriere del Veneto” del febbraio 2018 https://www.corriere.it/
– Il bando della Regione, non ancora chiuso, è già a rischio ricorsi dei viticoltori. La corsa è tra il gruppo storico delle cantine trevigiane e quello nuovo delle vicentine che vogliono entrare nel business –
Da un lato il mercato, che chiede sempre più bollicine. Dall’altro i produttori, che sono lieti di lavorare di più e piantare tutta la Glera che il mondo può bersi. In mezzo, il Consorzio della Doc che deve gestire gli ampliamenti attraverso bandi e regole di distribuzione dei nuovi ettari, graduatorie che vengono definite dall’Avepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura. È questo il mix di attori che gestisce la corsa al Prosecco tra il gruppo storico delle cantine trevigiane e quello nuovo delle vicentine che vogliono entrare nel business.
IL CASUS BELLI DELLA LOTTA IN CORSO È L’ ULTIMO BANDO, quello che amplia di 1.200 ettari l’area produttiva. Dentro c’ è un parametro che premia le aziende che hanno la certificazione prevista dal Sqnpi, il Sistema qualità nazionale produzione integrata. Uno standard composto di due elementi: la produzione integrata e la certificazione di prodotto. Un gruppo di prosecchisti vicentini, almeno venti aziende ma molte si stanno aggregando, contesta la decisione della Regione di dare tre punti alle aziende che hanno entrambi i «bollini», sostenendo invece che quella di produzione integrata sia sufficiente, perché di fatto li fa iscrivere nella banca dati nazionale delle aziende «Sqnpi». Gli animi si sono accesi una quindicina di giorni fa, quando dalla Regione è partita una lettera che chiariva l’interpretazione del punto contestato. Le aziende ribelli, molte delle quali iscritte a Coldiretti Vicenza, hanno già messo le mani avanti, chiedendo ai propri avvocati di allegare alla documentazione un parere legale secondo cui i famosi tre punti per la sostenibilità dovrebbero essere dati anche a chi ha il bollino solo per la produzione integrata e non ancora sul prodotto.
LA NOTIZIA ARRIVA IN UN MOMENTO CHIAVE PER IL BANDO. Infatti, proprio venerdì è stato pubblicato sul Bur della Regione la decisione di estendere i termini per presentare le candidature al 28 febbraio, ossia una ventina di giorni in più rispetto al previsto. Il motivo è collegato ad un ritardo dell’Inps, incaricato di inviare la documentazione relativa a tutte le aziende che avevano fatto richiesta degli ettari aggiuntivi. Mancavano però alcuni dati trevigiani, necessari a identificare gli imprenditori agricoli professionali e i coltivatori diretti, e dunque per elaborare il materiale i tecnici dell’ Avepa hanno chiesto più giorni. Si tratta di verifiche formali per entrare in graduatoria. Questo doppio fronte di incertezza ha scatenato molte polemiche tra i produttori. E c’ è già chi è pronto ad impugnare il decreto di Avepa, quello delle graduatorie. Ovviamente le aziende attendono prima le classifiche, perché molte potrebbero ottenere gli ettari aggiuntivi anche senza vedersi riconosciuti i tre punti contestati. Un bubbone, dunque, che potrebbe esplodere ai primi di marzo. Ricordiamo che ancora lo scorso anno la Regione Veneto aveva accolto la richiesta del Consorzio di tutela del Prosecco Doc di incrementare la superficie dei vigneti.
LA DECISIONE DI ESTENDERE LA SUPERFICIE iscritta nello Schedario viticolo interessava l’intero areale della superficie vocata a Prosecco ed era ripartita in modo proporzionale tra Veneto (978 ettari) e Friuli Venezia Giulia (222 ettari). L’incremento, concordato con le associazioni dei produttori, doveva spostare, nel 2019, a 24.450 ettari il limite complessivo delle superfici del vigneto a Glera. «La Regione, per parte sua – aveva spiegato allora l’assessore veneto all’ Agricoltura Giusppe Pan – ha stabilito le regole di concessione degli ampliamenti. Ammesse all’assegnazione di ulteriori appezzamenti, nella misura massima di tre ettari per azienda, le aziende agricole esistenti da almeno due anni o costituite da imprenditori under 40 che abbiano già impiantato la Glera o che procedano a sovrainnesti, estirpi o reimpianti nell’ area della Doc».
E la Regione aveva inserito proprio la postilla contestata: «Nelle nuove assegnazioni verranno riconosciuti criteri di priorità alle aziende che adottano metodi di coltura biologici o che aderiscono al Sistema qualità nazionale di produzione integrata». Linea voluta anche dal Consorzio della Doc del presidente Stefano Zanette che ha posto al centro del proprio mandato l’ecosostenibilità delle bollicine. (Mauro Pigozzo)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...