ARTICO IN FIAMME: la geografia apocalittica di un mondo succube del surriscaldamento globale – SIBERIA (Russia), ALASKA (Usa), GROENLANDIA (Danimarca) colpiti dagli incendi estivi in terre glaciali: è un mondo che muta anche nella geopolitica dei cambiamenti climatici (c’è volontà di un nuovo sviluppo?)

(Il Polo Nord brucia. foto: Emergenza incendi in Svezia) – 100 È IL NUMERO DEGLI INCENDI CHE, da giugno fino ad oggi, STANNO LETTERALMENTE DISTRUGGENDO ETTARI DI BOSCHI NELLE AREE INTORNO AL CIRCOLO POLARE. Un dato preoccupante che emerge dalla combustione è l’emissione di CO2 nell’aria. Si stima che nei primi 14 giorni di luglio, gli incendi nel CIRCOLO POLARE hanno già rilasciato circa trentuno megatoni di CO2. In particolare, è stato stimato che l’incendio di Chuckegg Creek ad Alberta si sia propagato per 300.000 ettari. Il pericolo più grande, se gli incendi continueranno a produrre CO2, potrebbe essere quello che le emissioni si propaghino su gran parte dei continenti, almeno quelli dell’emisfero settentrionale.

   Un’estate 2019 fatta di grandi e diffusi incendi che stanno devastando vaste aree della SIBERIA e dell’ALASKA, oltre il CIRCOLO POLARE ARTICO. Coinvolta anche, in misura minore, la GROENLANDIA. Sono almeno cento i roghi di durata e intensità significativa che si sono verificati a nord del circolo polare artico a partire da giugno (2019). Il troppo caldo fa crescere, nei terreni asciutti, più arbusti, che poi, una volta seccati, bruciano facilmente (ad esempio se vengono colpiti da un fulmine) (e qualcuno ipotizza anche qualche seppur sporadico intervento umano, cioè piromani in azione). Il caldo asciuga terreni che normalmente sono ricchi di acqua e che per questo finora erano immuni dalle fiamme.

Il CIRCOLO POLARE ARTICO attraversa i seguenti Paesi, da est a ovest: RUSSIA, FINLANDIA, SVEZIA, NORVEGIA, ISLANDA (Grimsey), GROENLANDIA (Danimarca), CANADA, USA (Alaska)

   Il RISCALDAMENTO GLOBALE sta creando le condizioni per il proliferare delle fiamme e LE FIAMME STESSE LO ALIMENTANO scaricando nell’atmosfera milioni di tonnellate di CO2; riscaldando ancora di più l’Artico, in un circolo vizioso
E poi con lo scongelamento della parte superficiale del terreno permanentemente ghiacciato (il famoso PERMAFROST), si potrebbero rilasciare nell’atmosfera enormi quantità di carbonio e di metano. E, in caso di incendi, il fenomeno diventa esplosivo: una vera e propria bomba ecologica. E, tra le cause degli incendi in Siberia, ci possono essere i depositi naturali di TORBA (che sono resti vegetali sprofondati e impregnati d’acqua, che con le nuove alte temperature si seccano e si incendiano).

(Copernicus foto) -ARTICO IN FIAMME: AUMENTANO LE CONCENTRAZIONI DI ANIDRIDE CARBONICA IN ATMOSFERA – Gli ultimi dati sugli incendi in ALASKA, rilasciati dagli scienziati del team COPERNICUS EUROPA sono eloquenti. Le IMMAGINI SATELLITARI senza precedenti inquadrano l’ARTICO e gli incendi che stanno coinvolgendo ALASKA, GROENLANDIA e la SIBERIA. Secondo gli scienziati, gli incendi estivi non sono insoliti nell’artico ma, una entità simile in questa stagione è maggiore di qualsiasi altro episodio da qui a 16 anni. (31/07/2019, da https://www.iconanews.it/)

   Pertanto apocalittici accadimenti con questi enormi incendi sulla linea del Circolo Polare Artico, che stanno sta innescando una spirale distruttiva alla quale l’uomo non ha mai assistito….

(foto incendio in SVEZIA)- Sono più di 50 gli incendi divampati in Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia (foto da http://www.lifegate.it/)

   Non sembriamo rendercene conto, ma stiamo sprofondando verso un nuovo mondo, una nuova realtà fatta di situazioni cui la nostra vita (e in particolare quella delle future prossime immediate generazioni) cambierà i suoi parametri, i paradigmi della quotidianità fin qui vissuta. Più caldo, più terre aride, più anidride carbonica, meno ossigeno….(ci sarà per ciascuno una tessera annonaria dell’ossigeno da consumare?…e magari i ricchi compreranno quote dai più poveri??…).

(Gli incendi che stanno divorando la Siberia visti dall’alto nella Repubblica di Sakha -Yakutia-) – Gli studiosi temono anche che, vista l’estensione verso nord delle fiamme, NON SI TRATTI SOLO DI INCENDI BOSCHIVI MA ANCHE DI INCENDI DI TORBA (combustibile fossile derivato da parziale carbonizzazione di detriti e depositi vegetali in acqua). La preoccupazione è data dal fatto che, mentre un incendio boschivo artico dura in media poche ore o al massimo pochi giorni, gli incendi di torba possono durare per settimane siccome bruciano in profondità nel terreno. La torba immagazzina anche grandi quantità di carbonio quindi grandi quantità di anidride carbonica vengono rilasciate nell’atmosfera. Nel dettaglio, Mark Parrington – scienziato senior del servizio di monitoraggio dell’atmosfera COPERNICUS EUROPA – sostiene che gli incendi nell’Artico hanno già rilasciato circa 100 megatoni, 100 milioni di tonnellate di anidride carbonica da giugno (2019), un totale che si avvicina alle emissioni di anidride carbonica dei combustibili fossili del 2017 dell’intero Belgio. (31/07/2019, da https://www.iconanews.it/)

   Il riscaldamento globale e quel che sta mutando nella vita della nostra biosfera, non è più “opzione” e “idea sballata” di ecologisti e benpensanti…cioè di ristrette minoranze spesso viste con sufficienza, senza crederci troppo….. ma (l’aumento della temperatura) muterà la nostra vita radicalmente.

(foto: Tundra nella Penisola del Tajmyr,Siberia settentrionale) – La TUNDRA è un bioma (porzione di biosfera terrestre specifica, ndr) propria delle regioni subpolari, e occupa zone dell’emisfero dove la temperatura media annuale è inferiore allo zero. Il suo LIMITE SETTENTRIONALE sono i GHIACCI POLARI PERENNI, mentre A SUD essa si arresta alle prime FORMAZIONI FORESTALI della TAIGA. (da Wikipedia)

   Basterò dotarci di impianti di aria condizionata (nelle nostre case e automobili? …prigionieri di questi artifici…), a loro volta impianti inquinatissimi… oppure dobbiamo pensare e scegliere qualcosa di più vero e serio?

mappa del CIRCOLO POLARE ARTICO (da Wikipedia)

   E se muterà ancora di più la nostra vita, non è il caso di farne “necessità – virtù”, cioè di cogliere l’occasione (negativa) per cambiare considerevolmente la propria quotidianità?? (difficile a credersi, però…)

GROENLANDIA: un fiume formato dall’acqua dello scioglimento glaciale nell’ovest della Groenlandia, il primo agosto. (Caspar Haarløv, Into the Ice via AP)da http://www.ilpost.it/)

   Ora la “autorità” politiche nazionali, extranazionali, chi conta veramente, cercherà di porre dei rimedi (auto “ecologiche”, meno uso di carbone e petrolio, e più di risorse energetiche rinnovabili…), ma temiamo che essi saranno rimedi non sufficienti, non adeguati e unici per un’inversione di tendenza: il ritorno a situazioni ecologiche, climatiche della biosfera a secoli precedenti, richiederanno (richiederebbero) ancora molti secoli e già da ora misure più drastiche (difficilmente individuabili e praticabili): e non sappiamo se c’è voglia di impegnarci per un cambiamento a lunga scadenza, oltre la nostra esistenza. Speriamo su questo di essere smentiti…Vedremo. (s.m.)

LE CONSEGUENZE DELLO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI – Passaggio a nord est attraverso lo stretto di Bering fra la Russia e l’Alaska (passa a sud del Polo Nord). DAL WALL STREET JOURNAL – È PARTITA LA “GARA POLARE”, la “febbre bianca” o come in molti lo definiscono il secondo allunaggio

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MAR GLACIALE ARTICO – (….) “SOTTO LO STRATO DI GHIACCIO C’È METANO IN FORMA GASSOSA LEGATO AL PROGRESSIVO SCIOGLIMENTO DEL PERMAFROST (il permafrost è il terreno tipico delle regioni dell’estremo Nordeuropa con un suolo perennemente ghiacciato), con la conseguente liberazione di riserve di idrati di metano e clatrati, e l’esposizione di antico materiale organico alla decomposizione dei batteri. È solo una delle componenti della cosiddetta «AMPLIFICAZIONE ARTICA», il fenomeno per cui A FRONTE DI UN CAMBIAMENTO CLIMATICO EFFETTIVO (ad esempio un aumento dei gas serra) I POLI SONO LE REGIONI TERRESTRI CHE TENDONO A RISCALDARSI DI PIÙ (nel caso dell’Artide, a velocità addirittura doppia rispetto al resto del pianeta). Ciò avviene soprattutto a causa della DIMINUZIONE DELL’EFFETTO ALBEDO: IL GHIACCIO RESPINGE FINO AL 70% DELL’ENERGIA SOLARE, L’ACQUA DI MARE SOLO IL 6%. La drastica riduzione di ghiaccio polare avvenuta dagli anni Settanta a oggi (da 8 milioni di chilometri quadrati a 3,4), ha fatto calare la capacità di rifrazione della Terra di diverse misure. Se questa rotta non viene invertita (e le possibilità che ciò avvenga, considerando la situazione degli accordi internazionali, non sono molte) PRESTO LA CALOTTA POLARE ARTICA SI RIDURRÀ SENSIBILMENTE, LIBERANDO NUOVI TERRENI, RISORSE E ROTTE NAVALI. Parliamo di UN NUOVO CONTINENTE — distribuito sui territori di SIBERIA, NORVEGIA, ALASKA, CANADA e, soprattutto, GROENLANDIA — che sta letteralmente emergendo dai ghiacci; un continente estremamente ricco, peraltro, tanto che secondo alcune stime in questa zona sarebbe custodito il 25% delle riserve mondiali di combustibili fossili. Naturalmente, c’è già chi si sta attrezzando per lucrarci sopra” (….) (Fabio Deotto, da “La Lettura”, “il Corriere della Sera” del 21/1/2018)

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INCENDI «SENZA PRECEDENTI» IN SIBERIA E ALASKA, A NORD DEL CIRCOLO POLARE ARTICO

di Chiara Severgnini, da “il Corriere della Sera” del 30/7/2019

– Alcuni roghi sono così estesi da coprire una superficie pari a quella di 100mila campi da calcio. Secondo una stima prudente, la quantità di anidride carbonica che hanno immesso nell’atmosfera è pari a quella prodotta dalla Svezia in un anno –

La Siberia è una vasta regione della Russia che copre quasi tutta l’Asia settentrionale e comprende una grande parte della steppa eurasiatica.

   È da oltre un mese, ormai, che gli incendi stanno devastando vaste aree della SIBERIA e dell’ALASKA, oltre il CIRCOLO POLARE ARTICO. Coinvolta anche, in misura minore, la GROENLANDIA. SONO ALMENO CENTO, secondo il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams, https://atmosphere.copernicus.eu/), I ROGHI di durata e intensità significativa che si sono verificati A NORD DEL CIRCOLO POLARE ARTICO a partire da giugno.

L’ALASKA è uno Stato federato degli Stati Uniti d’America. Situato nella estremità nordoccidentale del continente nordamericano, confina a est con il Canada ed è bagnato a nord dal Mar Glaciale Artico e a sud dall’Oceano Pacifico; a ovest lo Stretto di Bering lo separa dalla Siberia.

   Le foreste di questi territori sono da sempre interessate da incendi, ma questa volta il fenomeno è «senza precedenti». A definirlo così sono sia il Cams (che dipende dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine) sia l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm). Gli incendi di quest’anno, oltre ad essere iniziati UN MESE PRIMA DEL SOLITO, sono STRAORDINARI sia per la loro DURATA, sia per la loro ESTENSIONE TERRITORIALE. E stanno immettendo nell’atmosfera QUANTITÀ ENORMI DI ANIDRIDE CARBONICA: secondo l’Omm, nel solo mese di giugno questi roghi hanno prodotto la stessa quantità di CO2 emessa in un anno dalla Svezia. E non è che una stima parziale, che alcuni scienziati ritengono già superata.

LE CAUSE

Le aree più coinvolte sono Alaska e Siberia, dove alcuni roghi — secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale — sono stati così estesi da coprire una superficie pari a quella di 100mila campi da calcio. Sia nello Stato americano, sia nella regione settentrionale della Russia quest’anno sono state registrate temperature insolitamente alte, che contribuiscono a rendere gli incendi più probabili e più estesi, perché fanno crescere più arbusti che poi, una volta seccati, bruciano facilmente, ad esempio se vengono colpiti da un fulmine. Il caldo, inoltre, asciuga terreni che normalmente sono ricchi di acqua e per questo immuni alle fiamme. È il caso, ad esempio, dei depositi naturali di torba, che già nel 2010, in alcune regioni nord-orientali della Russia, hanno alimentato un incendio durato settimane che costrinse le autorità a dichiarare lo stato di emergenza. Oppure del devastante incendio della tundra artica che ha interessato l’Alaska nel 2007, che ridusse in cenere un’area di oltre 1000 kmq: poco meno dell’estensione dell’intera provincia di Imperia.

I ROGHI VISIBILI DALLO SPAZIO

Gli incendi di quest’anno sono così estesi da essere visibili dallo spazio. Alcune immagini satellitari della Nasa mostrano i roghi siberiani che si sono scatenati nelle regioni di IRKUTSK, KRASNOYARSK e BURYATIA, e che si ritiene siano stati causati dai fulmini.

L’AVVERTIMENTO DEGLI SCIENZIATI

Il fenomeno non è nuovo, ma è molto peggiorato, complice il cambiamento climatico che, secondo l’Omm, «amplifica il rischio» che incendi simili si verifichino per via delle «temperature in aumento» e degli «slittamenti nell’andamento delle precipitazioni». È da anni che ricercatori e scienziati spiegano i rischi dell’innalzamento delle temperature nelle aree subpolari, quelle della tundra: uno studio di Nature del 2011 spiegava, ad esempio, che con lo scongelamento della parte superficiale del terreno permanentemente ghiacciato — il permafrost — si potrebbero rilasciare nell’atmosfera enormi quantità di carbonio e di metano. E, in caso di incendi, il fenomeno diventa esplosivo: una vera e propria bomba ecologica. (Chiara Severgnini)

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RISCALDAMENTO GLOBALE: LA MINACCIA ORA SONO I ROGHI NELLA TUNDRAda “Corriere.it”

– Dopo 10 mila anni tornano gli incendi oltre il circolo polare artico – In Alaska nel 2007 rilasciata una quantità di carbonio pari a quella immagazzinata in 50 anni –

   Nel luglio 2007 il più grande incendio della TUNDRA ARTICA che si ricordi ha rilasciato nell’atmosfera una QUANTITÀ DI CARBONIO pari a quella immagazzinata nei 50 anni precedenti dal permafrost dall’intera tundra. Il rogo avvenne nella zona del fiume Anaktuvuk della catena dei monti Brooks nel nord dell’Alaska, come ricordano in un articolo sulla rivista Nature scienziati dall’Università dell’Alaska di Fairbanks e della Florida. L’incendio dell’Anaktuvuk ridusse in cenere un’area di 1.039 chilometri quadrati (pari a una media provincia italiana) e 2,3 milioni di tonnellate di carbonio finirono nell’atmosfera.

PERMAFROST – Il riscaldamento globale sta facendo finora sentire i maggiori effetti alle latitudini più settentrionali del pianeta. A parte il noto – ma ancora poco studiato nei dettagli – fenomeno dello scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia e della riduzione della superficie coperta dalla banchisa nell’oceano Artico, ciò che preoccupa maggiormente è quanto sta avvenendo sulla terraferma in SIBERIA, ALASKA e CANADA. In particolare lo scioglimento del permafrost. Il permafrost è la parte superficiale del terreno permanentemente ghiacciato, duro come una roccia. Uno dei problemi è che il suolo, sgelando, diventa molle e fangoso e le abitazioni costruite sopra diventano instabili. Ma questo è un fenomeno secondario. Quello che preoccupa i climatologi è che il permafrost della tundra ha immagazzinato per millenni sotto forma ghiacciata enormi quantità di carbonio e di metano, che ora con il disgelo vengono rilasciati nell’atmosfera. Il metano in particolare è un potente gas serra, decine di volte più pericoloso dell’anidride carbonica. Con il riscaldamento, oltre al rilascio di questi gas, aumenta in modo considerevole il pericolo di incendi come quello del 2007.

UN FULMINE – In realtà si conosce poco dell’effetto degli incendi sul fragile ecosistema della tundra e sul rilascio di carbonio. Ma le estati artiche stanno diventando più lunghe e soprattutto più secche, esponendo il permafrost altamente infiammabile a minacce sconosciute da secoli. «Se piccoli incendi avvengono ogni 80-150 anni, la tundra ha il tempo di rigenerarsi», spiega Sydonia Bret-Harte, co-autrice dello studio. «Ma se ora avvengono con maggiore frequenza, diciamo ogni dieci anni, l’ambiente non ha il tempo per recuperare». Il rogo dell’Anaktuvuk venne innescato da un fulmine. «Normalmente ci si aspetta che un incendio scoppiato in un terreno umido come il permafrost in via di disgelo si spenga rapidamente», prosegue la studiosa dell’Università dell’Alaska. «Invece l’estate 2007 fu particolarmente secca, l’incendio non si spense e proseguì sotto traccia per settimane in una zona selvaggia dove era impossibile intervenire, finché in settembre forti venti estesero le fiamme». Il fumo era visibile fino a 24 chilometri di distanza da un campo dove erano situati gli studiosi.

DIECIMILA ANNI – «Incendi di queste proporzioni sono assenti da 10 mila anni nella tundra artica», ricorda Michelle Mack, che studia gli ecosistemi all’Università della Florida. La differenza di un incendio nella tundra rispetto al rogo in una foresta alle nostre latitudini è che nella foresta le fiamme bruciano gli alberi e le foglie cadute, mentre nella tundra, oltre a ridurre in cenere muschi e licheni che ricoprono il suolo, brucia il suolo stesso, il permafrost, distruggendo almeno il 30% di materiale organico che contiene. Considerando la vasta estensione della tundra – basta osservare una carta geografica per vedere che un’ampia percentuale delle terre emerse si trova alle alte latitudini e il permafrost ricopre tra il 20 e il 25% dell’intero emisfero settentrionale – lo studio pubblicato su Nature per la prima volta mette in guardia dalla bomba ecologica rappresentata dagli incendi della tundra, che possono condizionare l’emissione di gas serra e, anzi, secondo gli scienziati diventarne il fattore più importante. Ben più delle emissioni dei Paesi industrializzati e di quelli in via di sviluppo che tutti vogliono contenere.

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BRUCIA LA SIBERIA: E’ UN DISASTRO SENZA PRECEDENTI. FUMO DEGLI INCENDI VISIBILE DALLO SPAZIO

26 luglio 2019, da http://www.meteolive.it/news/In-primo-piano/

   È un vero e proprio disastro quello in atto in Siberia, dove gli incendi iniziano a diventare totalmente ingestibili e stanno mettendo a dura prova le terre del circolo polare artico. Già vi parlammo alcuni giorni fa della situazione critica tra Alaska e Canada, ma ora la situazione sta davvero degenerando.

Le foreste del circolo polare artico siberiano stanno andando in fumo: tra le cause delle decine di roghi si pensa a dei fulmini, ma in realtà è facile ipotizzare che la causa di tutto questo è l’uomo (in particolar modo i piromani). Le dimensioni degli incendi sono diventate talmente enormi che sono ben visibili dallo spazio e immortalati senza sforzi dai satelliti (immagine in alto). Tutto il cuore della Russia è invaso da fumo grigiastro (si distingue chiaramente dalle nubi nell’immagine satellitare, le quali appaiono ben più bianche).

SIBERIA K.O. – Gli incendi stanno letteralmente devastando le regioni di Irkutsk, Krasnoyarsk e Buriazia, nonché in Yakutia. È un vero e proprio disastro ecologico senza precedenti. Le alte temperature e il clima piuttosto secco delle settimane, oltre che la presenza dei forti venti, ha accelerato rapidamente il processo di combustione che alla sua origine ha quasi sempre un innesco antropico (dettato dai piromani o persone menefreghiste della natura). In minima parte la causa d’innesco può essere attribuita ai fulmini.

FUMO NELLE CITTA’ E AEROPORTI – La visibilità è bassissima in diverse città siberiane e l’aria ormai è diventata densa e irrespirabile. Tante persone fanno fatica ad uscire di casa. Voli e atterraggi sospesi in alcuni aeroporti siberiani a causa della visibilità praticamente nulla a causa del fumo.

IMMISSIONI DI C02 NELL’ARIA – Tutti gli incendi siberiani (si contano decine e decine di fronti) hanno liberato in atmosfera circa 100 megatoni di C02: si tratta di una quantità pari all’anidride carbonica immessa in atmosfera da una nazione come il Belgio nel corso di un anno.

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SIBERIA IN FIAMME: ROGHI MAI COSÌ DISTRUTTIVI PER SUOLO E CLIMA

di Matteo Marini, 31/7/2019, da “la Repubblica”

– Brucia un’area grande quanto il Belgio, scaricando in atmosfera milioni di tonnellate di gas serra. Un circolo vizioso alimentato dal riscaldamento globale e che ne aggrava gli effetti, lì dove una bomba climatica è pronta a esplodere –

QUELLO che sta accadendo sulla linea del Circolo polare artico sta innescando una spirale distruttiva alla quale l’uomo non ha mai assistito. Non in tempi storici. Gli incendi, soprattutto in Siberia, ma anche (seppur in misura minore) in Canada, Groenlandia e Alaska, imperversano da almeno due mesi. Nelle zone più settentrionali e più remote della Russia basta un fulmine ad accendere roghi che non vengono contenuti e da settimane devastano vastissimi territori, alimentati dal vento e dalle alte temperature.
Il riscaldamento globale sta creando le condizioni per il proliferare delle fiamme e le fiamme stesse lo alimentano scaricando nell’atmosfera milioni di tonnellate di CO2, riscaldando ancora di più l’Artico, in un circolo vizioso che alimenta il climate change. Tutto questo sta accadendo in una zona che nasconde una bomba climatica a orologeria pronta a esplodere.
Anche nelle regioni solitamente più fredde della Russia, le temperature massime sono arrivate fino a 30 gradi centigradi. La stima al 30 luglio segnala più di 3,2 milioni di ettari preda delle fiamme, soprattutto nella Jacuzia, la vasta regione russa nella Siberia nordorientale, e a Krasnoyarsk e Irkutsk. Una superficie paragonabile al Belgio. E in meno di due mesi gli incendi che contornano il Circolo Polare artico hanno emesso anidride carbonica (il gas serra “per eccellenza”) per 100 milioni di tonnellate, proprio come il Belgio in tutto il 2017. Lo testimoniano anche le immagini dei satelliti della costellazione europea Copernicus Sentinel diffuse dall’Agenzia spaziale europea.

SPEGNERE LE FIAMME NON CONVIENE

La prima difficoltà che stanno avendo le autorità russe è la distanza degli incendi, spesso a migliaia di chilometri dalle principali città, aspetto che rende ‘antieconomico’ raggiungerli per spegnerli. Così vengono solamente monitorati. Per stessa ammissione del governo, non è conveniente ancora spostare personale in massa, perché le fiamme non minacciano centri abitati. Il fumo però viaggia veloce, spinto dalle correnti, così anche il sole nelle città è velato dalle nubi grigie che arrivano da lontano. Come a KRASNOYARSK, la terza città più grande della Siberia, dove gli abitanti comincino a respirarle.
Anche per questo, secondo quanto riporta il sito del governo russo, è stato dichiarato lo stato di emergenza in almeno cinque regioni: “La situazione più difficile è nella regione di Irkutsk, nel territorio di Krasnoyarsk, nella Repubblica di Sakha (Yakutia) e in Buriazia” ha dichiarato DMITRY NIKOLAEVICH KOBYLKIN, ministro delle Risorse naturali e dell’ambiente della Federazione Russa. Per far fronte alla situazione, sono stati inviati aeroplani, elicotteri e paracadutato personale per tentare di contenere le fiamme. Uno sforzo che finora non sembra dare risultati.
L’intervento del governo è al centro delle polemiche sui social network, dopo che lo stesso Kobylkin ha dichiarato che “gli incendi sono fenomeni naturali comuni e combatterli è senza senso; a nessuno viene in mente di affondare un iceberg per rendere più tiepida la temperatura in inverno”. Online gli hashtag #SalvateLaSiberia e #LaSiberiaBrucia sono diventati gli slogan della protesta.

LA SPIRALE DEL CLIMATE CHANGE

Ma quello degli incendi al Circolo polare non è solo un problema regionale ma sta alimentando la crisi climatica globale. Secondo la World meteorological organization (Wmo) le foreste boreali stanno bruciando a un ritmo mai visto da 10.000 anni a questa parte. Le fiamme si spingono sempre più a nord, ingoiando anche gli ettari di tundra, vegetazione bassa, resa sempre più secca dal global warming e dalla siccità. In queste regioni il clima da anni è destabilizzato, il vortice polare è debole e le incursioni di aria calda fanno innalzare le temperature anche 10 o 20 gradi in più rispetto alla media.

   Secondo Greenpeace Russia, quest’anno sono andati in fumo 12 milioni di ettari in queste regioni e riducendo la capacità della foresta di assorbire l’anidride carbonica. “E c’è l’ulteriore problema della fuliggine che cade sul ghiaccio o sulla neve favorendone lo scioglimento perché, scurendo la superficie, ne riduce la riflettività e intrappola più calore”, ha spiegato l’Organizzazione meteorologica mondiale all’Afp.

   È il meccanismo associato al global warming che più preoccupa, perché si autoalimenta: “Il Polo Nord è una delle regioni più sensibili del globo – sottolinea GIANMARIA SANNINO, responsabile del Laboratorio di modellistica climatica dell’Enea – qui la differenza sostanziale è il calore. La temperatura più alta fa sciogliere più ghiaccio rispetto agli anni precedenti. Ghiaccio che non fa in tempo a essere sostituito da quello nuovo durante l’inverno. E libera vaste zone di oceano che, essendo più scuro, assorbe più calore dai raggi solari rispetto alla superficie bianca, che invece lo riflette verso lo spazio”. Questo processo aumenta anche la temperatura del mare, che scioglie più ghiaccio. E si ricomincia.

I GAS SERRA NEL PERMAFROST

Le regioni attorno al Circolo polare artico sono considerate, da molti climatologi, una bomba a orologeria. Anche il permafrost (letteralmente: gelo permanente), il terreno ghiacciato caratteristico di queste latitudini, si sta sciogliendo a causa dell’aumento delle temperature e, ora, anche degli incendi senza precedenti. Intrappolati nel permafrost ci sono miliardi di tonnellate di gas serra (come il metano) che potrebbero essere liberati e scaldare ancora di più il pianeta. Secondo uno studio del Cnr pubblicato nel 2016, questo ‘gigante dormiente’ nasconde 1.400-1.700 miliardi di tonnellate di carbonio equivalente che potrebbero riversarsi in atmosfera nel corso dei prossimi due secoli sotto forma di CO2 o metano. Per fare un confronto, ogni anno le emissioni dell’uomo si aggirano attorno ai dieci miliardi di tonnellate di carbonio equivalente. E come se questo non bastasse, si teme che dal permafrost che si scioglie, accanto a carcasse di mammuth e tigri dai denti a sciabola, si risveglino antichi virus risalenti all’era glaciale. (Matteo Marini)

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IN GROENLANDIA FA MOLTO PIÙ CALDO DEL SOLITO

2/8/2019, da IL POST.IT https://www.ilpost.it/

– È stato il luglio più caldo dal 2012, e soltanto mercoledì si sono riversati in mare oltre 10 miliardi di tonnellate d’acqua –

   Secondo le stime di diversi climatologi che studiano il circolo polare artico, mercoledì 31 luglio è stato il giorno in cui si è verificato il maggior scioglimento dei ghiacci che ricoprono la Groenlandia almeno dal 2012.  La “ondata di calore” che aveva interessato l’Europa la scorsa settimana si è spostata verso nord, e ha provocato un innalzamento anomalo – seppur non inedito – delle temperature in Groenlandia.

   Quasi il 60 per cento della calotta glaciale groenlandese ha registrato almeno un millimetro di scioglimento superficiale, secondo l’Istituto Meteorologico Danese, con il risultato che si sono riversati in mare circa 10 miliardi di tonnellate di acqua soltanto dallo scioglimento superficiale dei ghiacci. Contando anche giovedì, altro giorno molto più caldo del solito, l’acqua basterebbe a ricoprire l’intera Germania per 7 centimetri di altezza. La differenza di temperatura rispetto alle medie stagionali, in certe zone della Groenlandia, è stata di oltre 13 gradi °C, con picchi di oltre 23 gradi sopra lo zero.

   Nel suo momento peggiore, l’ondata di calore del luglio del 2012 arrivò a provocare lo scioglimento superficiale del 97 per cento dei ghiacci della Groenlandia. Alla fine del mese la calotta aveva perso 250 miliardi di tonnellate di acqua, abbastanza da innalzare il livello delle acque del pianeta di oltre mezzo millimetro. Si stima che nel luglio di quest’anno ci si sia avvicinati molto a quel record, e che forse lo si sia addirittura superato. In alcune zone della Groenlandia, ha detto il climatologo polare Jason Box, la velocità dello scioglimento dei ghiacci di questo luglio è stata 1,2 volte superiore a quella dello stesso mese nel 2012. Su Twitter sono circolati video che mostrano i fiumi alimentati dall’acqua dei ghiacci groenlandesi ben oltre i normali livelli.

   È la seconda grande ondata di calore a interessare la Groenlandia quest’estate dopo quella di fine giugno, durante la quale era stata scattata una foto circolata molto online che mostrava dei cani da slitta attraversare una distesa di ghiaccio ricoperta da uno strato d’acqua. Le alte temperature sono arrivate dopo un inverno e una primavera particolarmente miti e secchi, che hanno favorito lo scioglimento dei ghiacci. La foto era stata subito accostata al riscaldamento globale, un fenomeno acclarato senza dubbi dalla scienza e che secondo molti e autorevoli studi avrà e sta già avendo conseguenze devastanti per il pianeta. Nel caso specifico di quella immagine dei cani, come aveva spiegato il Post, andava usata qualche cautela in più: un’immagine analoga era infatti già stata scattata nel 1984.

   Come aveva spiegato Heide Jørgensen, è normale vedere l’acqua che ricopre la banchisa: i ghiacci della Groenlandia, infatti, si sciolgono in estate e gelano nuovamente in inverno, in un processo che fino agli anni Ottanta sostanzialmente si equilibrava annualmente. Fino a pochi decenni fa, lo scioglimento riguardava principalmente le parti periferiche della calotta, e la neve che cadeva nei mesi invernali – e che è stata invece scarsa lo scorso inverno – aiutava a riflettere la luce solare mantenendo la temperatura del ghiaccio sottostante.

   Così come per la foto dei cani, bisognerebbe interpretare con una certa cautela i dati relativi all’ultimo mese in Groenlandia. La climatologia suggerisce che da una sola stagione non si possono derivare conclusioni certe sul ruolo del riscaldamento globale per particolari fenomeni. Ma sappiamo che tra le moltissime e certe conseguenze già in atto per il cambiamento climatico c’è anche l’aumento delle temperature in Groenlandia avvenuto negli ultimi anni, con la conseguenza di un maggiore scioglimento dei ghiacci e di un innalzamento del livello del mare stimato in oltre 7 centimetri tra il 1993 e oggi. Secondo un nuovo studio pubblicato a gennaio, il ritmo dello scioglimento dei ghiacci è sestuplicato dal 1979 a oggi.

Anche se le recenti anomalie nelle temperature vanno confrontate e messe in relazione ad altre serie storiche simili, le analisi e le ricerche condotte finora ci dicono che il riscaldamento globale rende fino a cinque volte più probabili le “ondate di calore” e soprattutto che ne aumenta la durata. Nella serie storica della temperatura media globale, il 2018 è stato uno degli anni più caldi mai registrati, aggiungendosi all’elenco crescente di anni più caldi che comprende quasi tutte le annate più recenti dell’ultimo decennio. Su scala globale, quello scorso è stato il giugno più caldo mai registrato.

   Xavier Fettweis, climatologo dell’università di Liegi che si occupa dello scioglimento dei ghiacci in Groenlandia, ha spiegato al National Geographic che «questa non è un’estate calda in mezzo a molte estati fresche. Questo tipo di anomalia si è ripetuta quest’anno dopo che si era già verificata nel 2016, 2012, 2011, 2009, 2008 e così via».

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DEVASTANTI INCENDI SUL CIRCOLO POLARE ARTICO; IMPONENTE FUSIONE DEI GHIACCI IN GROENLANDIA

di Andrea Vuolo https://www.3bmeteo.com/, 30 luglio 2019

– Le temperature estreme sul Circolare Polare Artico favoriscono la propagazione degli incendi e la fusione dei ghiacci. –

   Dalla Siberia all’Alaska, dal Canada alla Scandinavia: centinaia di incendi stanno interessando e devastando il territorio del Circolo Polare Artico: in molte zone i Vigili del Fuoco hanno addirittura alzato bandiera bianca. Gli incendi potrebbero essere causati dai fulmini dei temporali dei giorni scorsi e favoriti dalle estreme temperature raggiunte nelle ultime settimane in tutto il Circolo Polare Artico. Le nubi di fumo degli incendi, che tra l’altro stanno rilasciando enormi quantità di biossido di carbonio nell’atmosfera (aumentando ulteriormente la temperatura dell’aria), sono così vaste e alte che possono essere viste anche dai satelliti meteorologici nello spazio. Al momento ci sono oltre cento incendi attivi tra Russia, Penisola scandinava, Groenlandia e Alaska, ma fortunatamente la maggior parte delle zone colpite si trovano lontane dai centri abitati. Solo a giugno gli incendi hanno rilasciato circa 50 Megatonnellate di CO2, ovvero l’equivalente delle emissioni di tutta la Svezia in un anno.

GROENLANDIA: CALDO ANOMALO IN ARRIVO, FUSIONE DEI GHIACCI ACCELERATA – Occhi puntati sulla Groenlandia dove le temperature stanno risultando superiori alle medie del periodo anche di oltre 6/7°C. Il promontorio anticiclonico che verso la fine della scorsa settimana ha portato un’eccezionale ondata di caldo su mezza Europa (localmente anche di portata storica), ha ormai raggiunto le estreme latitudini settentrionali europee portandosi fin sulla Groenlandia, pilotando masse d’aria decisamente calde per queste aree, causando dunque un’anomalia termica davvero notevole. Una pessima notizia per il ghiaccio superficiale che probabilmente risentirà di questa imponente avvezione di aria calda con una rapida ed estesa fusione giornaliera dei ghiacci. Le simulazioni modellistiche mostrano infatti un evento di fusione molto esteso sul territorio groenlandese. Si ripresenta infatti il tipo di circolazione che quest’anno è una caratteristica prevalente, ovvero caratterizzata dall’indice NAO negativo. A tale situazione andrà invece contrapponendosi una circolazione depressionaria a carattere freddo sulla Russia, dove le temperature risulteranno decisamente basse, segnatamente sul comparto settentrionale.

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FEBBRE BIANCA

 “GLI INCENDI IN ALASKA E SIBERIA SONO SOLO L’INIZIO: I MUTAMENTI DELL’ARTICO CAMBIERANNO IL MONDO”

da https://www.linkiesta.it/, 30/7/2019

– “Rispetto alla colonizzazione di queste aree, non è difficile immaginare delle crisi e dei conflitti, delle contese (che già esistono). Soprattutto a fronte di una gestione di questi territori quasi da far west, in quanto, in primis, mappati solo per il 15 per cento – L’attore più attivo, nonostante ciò, è la Cina. Questa sta adottando delle manovre che neanche in Africa: quello delle materie prime in cambio di infrastrutture è una manovra quasi passata – Non voglio fare la Cassandra, ma da tutto questo, in un mare che non ha mai conosciuto la guerra, potrebbero sortire uno scenario con dei conflitti”,  Marzio Mian –

PARLA MARZIO MIAN, ESPERTO DELLA REGIONE ARTICA, tra nuove tratte, ecosistemi in pericolo e shock geopolitici: “Tutta la regione è soggetta a una trasformazione travolgente. Quello che fa più impressione è lo scioglimento del permafrost, che potrebbe far saltare davvero qualsiasi immaginario”.

   La strada si accorcia, purtroppo, però, non per tutti. Il surriscaldamento globale scioglie i ghiacci dell’Artico dando vita a un nuovo mare, nuove rotte e inediti scenari. È PARTITA LA “GARA POLARE”, la “febbre bianca” o come in molti lo definiscono il secondo allunaggio. Tra loro c’è anche MARZIO MIAN, GIORNALISTA, FONDATORE DELLA SOCIETÀ NO PROFIT THE ARCTIC TIMES PROJECT e autore del libro, edito in Germania, Spagna, Sud America e Italia, ARTICO. LA BATTAGLIA PER IL GRANDE NORD (Neri Pozza, 2017)Dal punto di vista politico ed economico è chiaro che quando tu hai un nuovo mondo, come fu l’America ai tempi di Colombo, con un nuovo mare e nuovi spazi, l’interesse è enorme. Rispetto alla colonizzazione di queste aree, non è difficile immaginare delle crisi e dei conflitti, delle contese (che già esisto)”.

   Russia e Cina su tutti, poi Usa e infine Europa, utero in affitto di questo embrione bellico. Le grandi potenze si muovono sulle ombre della colonizzazione, attratte dalle risorse petrolifere, l’apertura di nuove vie commerciali, flussi di pesca sconosciuti e tanta spazio climaticamente vivibile da occupare. Senza pensar troppo all’ambiente.Tutta la regione artica nel suo insieme è soggetta a una trasformazione travolgente da ogni punto di vista. Sapevamo che il riscaldamento dell’oceano Artico è doppio rispetto al resto del pianeta, però è chiaro che quella che viene definitiva una spirale irreversibile ha assunto un’accelerazione che gli scienziati stessi non riescono a seguire e a interpretare”.

Temperature mai viste e incendi devastanti stanno distruggendo Alaska e Siberia. Cosa sta realmente succedendo?
Non solo in Alaska e in Siberia, tutta la regione artica nel suo insieme è soggetta a una trasformazione travolgente da ogni punto di vista. Sapevamo che il riscaldamento dell’Oceano Artico è doppio rispetto al resto del pianeta, però è chiaro che quella che viene definitiva una spirale irreversibile ha assunto un’accelerazione che gli scienziati stessi non riescono a seguire e a interpretare rispetto ai propri canoni di studio, in quanto sovvertiti. Mi occupo di artico sul campo da 10-12 anni ormai, e ho assistito a vari fasi nelle quali, comunque, è sempre stato difficile fare previsioni.

Quindi è solo l’inizio?
Assolutamente. Quello che fa più impressione è lo scioglimento del permafrost di cui la regione artica è composta in gran parte. Questo potrebbe far saltare davvero qualsiasi immaginario, creando migrazioni climatiche e deportazioni di intere popolazioni.

Il cambiamento di questo ecosistema come si traduce per il resto del mondo?
È chiaro che l’Artico è l’aria condizionata del pianeta. Nel momento in cui viene a mancare, saltano dinamiche millenarie e si alterano i sistemi metereologici, per cui abbiamo queste ondate di calore, queste precipitazioni mai viste, questa tropicalizzazione dei territori. Tutto ciò, per i prossimi anni, si presta a una lettura facile: nel momento in cui il pianeta sarà sovrappopolato, con sempre più necessita di risorse, come il combustibile fossile, il Grande Nord del mondo, poco popolato, che detiene il 40% delle riserve fossili del pianeta, progressivamente sempre più abitabile dal punto di vista climatico, sarà di conseguenza il nostro destino. Già avviene questo, senza usare il futuro: la progettazione di nuovi aeroporti, nuove città, nuovi porti e le previsioni delle grandi banche e dei grandi fondi in vista di una secondo “allunaggio”.

Andiamo incontro alla scoperta di un nuovo pianeta?
Dal punto di vista politico ed economico è chiaro che quando tu hai un nuovo mondo, come fu l’America ai tempi di Colombo, con un nuovo mare e nuovi spazi, l’interesse è enorme. Rispetto alla colonizzazione di queste aree, non è difficile immaginare delle crisi e dei conflitti, delle contese (che già esisto). Soprattutto a fronte di una gestione di questi territori quasi da far west, in quanto, in primis, mappati solo per il 15 per cento.

In termini politici, l’apertura di queste nuove tratte rischia di offuscare il crocevia Europa?
Assolutamente sì. L’Europa, che già ha un ruolo infinitamente marginale rispetto a quello della Cina, che non è un Paese artico ma lo è di fatto sotto molti punti di vista, mercantile, economico, diplomatico – per Pechino l’Artico è una priorità -, nonostante l’affaccio con la Scandinavia e in particolare con la Groenlandia, attraverso al Danimarca, sotto un punto di vista di studio scientifico e di progetti, è esclusa dal gioco. Per fare un esempio, la connessione tra Kirkenes e l’Europa è già in mano alla Cina: la ferrovia che verrà costruita a breve tra la città norvegese e quella finlandese di Rovaniemi, per il traporto merci e di container dall’artico verso il Centro Europa, è finanziata dalla Cina. Il tunnel tra la Finlandia e l’Estonia, era un progetto europeo adesso di Pechino. In altre parole, l’Europa sarà tagliata fuori dal commercio nella sua stessa pancia: praticamente le merci partiranno da Shanghai e arriveranno nel Vecchio Continente senza che questo tocchi palla.

Siamo di fronte a un’egemonia cinese…
Come se non bastasse, l’Europa non ha voce in capitolo su una regione fondamentale nello scacchiere, ovvero la Groenlandia. I legami tra il governo inuit e quello cinese allarmano l’Europa: ma quest’ultima è completamente in ritardo, non avendo avviato alcuna trattativa simile. Gli unici che si stanno dando da fare sotto l’aspetto geopolitico sono gli Stati Uniti.

Nel risiko planetario, quale potenza è in vantaggio?
La potenza geografica storica è la Russia. Pian piano ha spostato negli anni il suo baricentro geopolitico sempre più a nord, collocando risorse militari che adesso formano arsenali pazzeschi. La Russia, tuttavia, potrebbe cercare un’alleanza (anche se al momento è più prigioniera) con la Cina, in quanto costretta a rivolgersi a Pechino per un prestito a fronte delle salate sanzioni Ue. Gli Stati Uniti non sono mai stati una potenza artica, non ci hanno mai creduto nonostante l’Alaska: con Trump e Pompeo, però, c’è stato un risveglio muscolare, con minacce e accuse rivolte alla Cina e promesse di azioni perentorie. L’attore più attivo, nonostante ciò, è la Cina. Questa sta adottando delle manovre che neanche in Africa: quello delle materie prime in cambio di infrastrutture è una manovra quasi passata. In Groenlandia, nonostante l’Europa per un giuoco di forze non abbia mai interferito con gli affari di Pechino, su un territorio che per il 90% è ancora del Regno di Danimarca la Cina si muove liberamente, senza trovare ostacoli e portando a termine i suoi interessi. Lanciando perfino provocazioni, con l’invito al governo inuit di stabilire sul territorio cinese un’ambasciata permanente. Se provocazione si può chiamare: in quanto l’Europa è ferma e gli Stati Uniti non riescono a decidersi.

Questa febbre “bianca”, in particolare per quella che saranno le nuove prospettive di pesca, avrà bisogno di leggi e regolamenti. A che punto siamo?
Sono stato recentemente con la Guardia costiera norvegese e parlando con il comandante il quadro che è emerso è a dir poco spaventoso. Quello della pesca è per loro il secondo petrolio. Il merluzzo per esempio si sta spostando verso acque ignote: non si conosce la sua destinazione e se vada incontro a un suicidio. Nondimeno, loro stessi hanno notificato come perfino il pesce sia origine di conflitti: esso si sposta determinando impoverimento o arricchimenti.
L’altra cosa è il turismo. C’è questo boom delle navi da crociera a latitudini incredibile: il comandante ha ricordato quando in un giorno, attorno alle isole Svalbard, c’erano ben 19 navi, una con a bordo 9mila passeggeri. Alcune situazioni sono anche per loro nuove: i fondali spesso sulle carte sono segnalati di 50 o 100 metri, quando in realtà sono profondi 20. Cosa potrebbero fare in caso di incidente? Assolutamente nulla, tra tempi di percorrenza e temperature letali delle acque. A fronte di una corsa inarrestabile, il legislatore fatica a stare al passo e, pertanto, è una situazione da far west. Tutti gli accordi sono diventati anacronistici, la stessa legge del mare è superata, non tenendo conto delle nuove acque.

Come cambieranno le fattezze mondiali a margine di una battaglia per il Grande Nord?
L’uomo è uguale a se stesso: coglie le opportunità che gli si presentano, a volte forzando le situazioni. L’homo sapiens non ha fatto altro che occupare nuovi territori, e con un’occasione del genere, unica nella storia dell’umanità, con una fetta di mondo tutta da occupare, l’umanità non si farà scappare l’affare. La tecnologia sta investendo in questo nuovo mondo, le assicurazioni della navi spacca ghiaccio investono nel futuro: in quanto unica regione al mondo dove i verbi si declinano al futuro. Non capita da nessuna altra parte. Non voglio fare la Cassandra, ma da tutto questo, in un mare che non ha mai conosciuto la guerra, potrebbero sortire uno scenario con dei conflitti. (da https://www.linkiesta.it/, 30/7/2019)

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CONTINUANO GLI INCENDI CHE STANNO DEVASTANDO LE FORESTE DELL’ARTICO

di Tatiana Maselli, 26 Luglio 2019, da https://www.greenme.it/

– Disastro ambientale senza precedenti nell’Artico: i pompieri non riescono più a domare gli incendi in Alaska e Siberia –

   Continuano gli incendi che stanno devastando le foreste dell’Artico dalla Groenlandia, alla Siberia e all’Alaska, e gli acri andati in fumo hanno superato i 2 milioni dopo l’espansione delle fiamme avvenuta nelle ultime ore.

Gli incendi sono stati probabilmente accesi da fulmini e ora hanno raggiunto dimensioni enormi. Dalle immagini satellitari diffuse nelle scorse ore è chiara l’entità del disastro: i più grandi incendi si trovano in Siberia, nelle regioni di Irkutsk, Krasnoyarsk e Buriazia, nonché in Yakutia, con conseguenze catastrofiche sull’ecologia.

   Le alte temperature, le nubi basse, i forti venti e la scarsa visibilità rendono quasi impossibile per i pompieri combattere le fiamme. Per cercare di domare gli incendi sono arrivati sul posto anche squadre di vigili del fuoco dagli Stati Uniti, ma non è bastato.

   La visibilità è praticamente nulla e anche gli aeroporti di diverse città hanno sospeso partenze e atterraggi dei voli locali a causa del fumo e del maltempo. Inoltre molti incendi stanno interessando aree difficili da raggiungere e questo complica ulteriormente il lavoro dei pompieri.  Gli incendi sembrano ormai inarrestabili.

   Per il momento le fiamme non stanno minacciando i centri abitati, ma la popolazione è comunque raggiunta dal fumo, che si è diffuso nella maggior parte della Siberia, e dal pericoloso inquinamento atmosferico provocato dagli incendi.

   Gli incendi hanno infatti emesso nell’atmosfera circa 100 milioni di tonnellate di CO2, una cifra enorme, pari alla quantità di anidride carbonica prodotta in un intero anno da una nazione grande quanto il Belgio. La quantità di gas serra è destinata ad aumentare, poiché le fiamme stanno ardendo in terreni di torba, che rappresentano un deposito di carbonio. Questo, oltre ad aumentare la CO2 nell’aria, rende anche più difficile spegnere gli incendi, che nella torba bruciano più in profondità nel terreno e possono durare settimane o addirittura mesi, anziché poche ore o giorni come per la maggior parte degli incendi boschivi.

Non è raro che durante i mesi estivi si sviluppino incendi in queste zone, ma erano almeno 10mila anni che le fiamme non divampavano a questa velocità.

   Le temperature straordinariamente elevate registrate tra giugno e luglio hanno portato a roghi senza precedenti che stanno distruggendo la flora e la fauna e immettendo enormi quantità di gas serra che contribuiranno ad aumentare ulteriormente il riscaldamento globale.

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Vedi anche:

https://geograficamente.wordpress.com/2019/02/02/la-fine-dei-ghiacciai-ghiacciai-che-spariscono-questo-fenomeno-mette-in-crisi-lecosistema-in-cui-viviamo-ma-cambia-anche-la-geopolitica-mondiale-con-nuove-rotte-e-nuovi-spostamenti-delle/

https://geograficamente.wordpress.com/2018/01/26/nuovo-eldorado-artico-sara-guerra-nellartico-con-lo-scioglimento-dei-ghiacciai-si-sono-aperte-nuove-rotte-geografiche-e-grandi-giacimenti-minerari-petrolio-gas-cause-di-un/

https://geograficamente.wordpress.com/2019/07/20/i-cambiamenti-climatici-rimedi-non-solo-tecnici-o-di-politica-globale-le-pur-importanti-conferenze-sul-clima-ma-una-riconversione-ecologica-del-modo-di-vivere-il-pianeta-le-citt/

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