IL CASO DELL’ORSO M49 IN TRENTINO: catturato, perché considerato (finora a torto) pericoloso, riesce con grande capacità a fuggire e riconquistare la libertà – E’ possibile (ri)dare spazi e vita ad animali selvatici? …in territori che sono anche “loro”?…rivedendo la MUTAZIONE TURISTICA di quei luoghi da noi perseguita?

(foto di M49 in fuga, da www-ildolomiti.it/) – SETTEMBRE 2019: L’ORSO M49 SCAPPA DI NUOVO: ADESSO È NEL LAGORAI, FRA FIEMME E VALSUGANA – L’orso M49, fuggito dal recinto del CASTELLER (un’area faunistica in provincia di TRENTO), dopo la cattura in VAL RENDENA, ha lasciato la zona di passo OCLINI-LAVAZÉ e si è spostato sul LAGORAI, a cavallo fra FIEMME e VALSUGANA. La conferma verrebbe dall’esame delle tracce su una predazione (una manza), avvenuta domenica 4 settembre nel LAGORAI meridionale, a sud del passo MANGHEN, nella zona del LAGO DELLE BUSE (…) (da “L’ADIGE.IT” del 5/9/2019 (www.ladige.it/news/)

   L’operazione di cattura dell’orso chiamato M49 (cattura avvenuta in Trentino l’8 luglio scorso in Val Renden, e poi trasferito nell’area faunistica del Casteller e messo in una gabbia, dove è riuscito a fuggire), cattura secondo l’autorità perché ritenuto pericoloso (specifichiamo: non ha mai attaccato nessuno, ma ci sono delle predazione, animali da allevamento e qualche alveare…), e poi la sua immediata coraggiosa fuga (superando una recinzione elettrificata…), questa improvvida cattura ha fatto sì che, da un ambiente meno antropico e più adatto come la parte ovest dell’Adige (infatti i plantigradi si trovano solo sulla destra orografica dell’Adige perché il fiume, l’autostrada e la ferrovia sono barriere praticamente invalicabili), M49 si sia immediatamente ritrovato (con la immotivata cattura e la sua coraggiosa fuga, che ha anche politicamente messo in difficoltà la giunta trentina), M49 si è suo malgrado ritrovato, dicevamo, nel territorio più densamente popolato del Trentino. Ora (a settembre 2019), pare che M49 si trovi, si sia stabilmente collocato, nella catena del Lagorai, una zona scarsamente antropizzata e quindi più adatta perché l’orso possa viverci. Ma le ricerche per la cattura continuano.

PROVINCIA DI TRENTO, MAPPA – In Trentino vivono tra i 60 e gli 80 esemplari di orsi bruni, che nella maggior parte dei casi conducono una vita appartata

   Viene da chiedersi: il ripopolamento (un po’ voluto e un po’ accaduto naturalmente, con la migrazione di alcuni orsi dai boschi/foreste della Slovenia), questa cosa la accettiamo o no? …in fondo i boschi di montagna sono anche (e storicamente, specificatamente) territorio “loro” (degli animali selvatici, di orsi, lupi…) e pare un loro diritto naturale, legale, di poterci stare.

Settembre 2019: Papillon/M49 ha raggiunto il Lagorai (un luogo poco antropizzato)

    Il problema è che il bellissimo Trentino (e Alto Adige Sud Tirolo) è diventato zona assai antropizzata, e molto turistica… e la convivenza con gli orsi o i lupi o qualsivoglia altro animale selvatico, suscita paura per il turismo locale oltreché per gli allevamenti che lì ci sono….

Il ministro Costa e la t shirt per l’orso M49 “Nessuno tocchi Papillon“ – “Nessuna istruttoria fin qui elaborata dagli uffici, in collaborazione con Ispra, ha mai valutato il tema dell’uccisione dell’esemplare – ha spiegato il MINISTRO DELL’AMBIENTE, SERGIO COSTA – Il fatto che sia scappato dall’area attrezzata per ospitarlo, non può giustificare un intervento che ne provochi la morte…. “Le inefficienze mostrate nella cattura, che non mi vedono e mai mi hanno visto concorde, – ha concluso il Ministro Costa – reclamano professionalità e attenzione massima. Cosa che invece fin qui non è stata mostrata. E adesso si parla di abbattimento? Assurdo e paradossale”. (…) (da https://www.sempionenews.it/,15/7/2019)

   Le soluzioni possono essere tre. La prima, di un rifiuto di questa nuova presenza, che peraltro, pare, attiri turismo e maggiore interesse per zone che spesso sono troppo “perfette” nella loro bellezza da cartolina (per qualcuno il Trentino e l’Alto Adige / Sud Tirolo tendono ad essere innaturali, una Disneyland con sentieri ben puliti e con l’esibizione di fiori copiosi alle finestre sui davanzali delle case nei borghi….).

la cattura e la fuga di M49 ha suscitato vasta eco mediatica (non solo In Trentino, ma a livello nazionale e anche fuori d’Italia)

   Oppure, seconda ipotesi (la nostra), provare a portare avanti una convivenza con l’orso (gli orsi, i lupi…) in libertà, che, sì, potrà fare qualche danno (alle coltivazioni, agli allevamenti, che dovranno prendere alcune precauzioni nella mobilità degli animali che prima non avevano necessità…), ma in fondo (l’orso, ma anche il lupo) è animale che non attacca l’uomo, e nei boschi montani c’è posto per questi animali che sono tanto padroni (e forse di più) quanto noi di quei luoghi.

CASA SANTEL, DOVE SI CONVIVE CON L’ORSO: ”FACCIAMO BEARWATCHING PROMUOVENDO UN MODELLO DI TURISMO ECOLOGICO E SOSTENIBILE” – (…) La gestione dei grandi carnivori è argomento molto dibattuto, che da sempre divide la popolazione fra “favorevoli alla reintroduzione” e “contrari alla presenza dei plantigradi”. C’è però CHI HA DECISO DI APPROCCIARSI ALLA QUESTIONE CON UN METODO DIVERSO e assolutamente nuovo PER IL TRENTINO, dimostrando che non solo LA CONVIVENZA TRA UOMINI E ORSI È POSSIBILE ma che può portare benefici ad entrambi. E’ CASA SANTEL (sull’altopiano della Paganella), struttura di proprietà del Comune di TERRE D’ADIGE e presa in gestione, tramite un bando, dall’Associazione culturale TURISMO SCOLASTICO IN TRENTINO assieme alla società ALBATROS. (vedi l’articolo in questo post) (Tiziano Grottolo – 9 settembre 2019, da https://www.ildolomiti.it/)

   La terza ipotesi potrebbe essere di una suddivisione territoriale: aree nelle quali ogni presenza antropica, umana, non ci sia, venga esclusa, e possano stabilirsi di più animali selvatici, come l’orso. E’ quanto di fatto accade (il Lagorai dove ora è M49 è zona con pochissima presenza umana…).

La preseza dell’orso in Trentino (da ANSA)

  Una cosa è certa: la presenza di lupi e orsi sta dando un segnale nuovo e positivo per un recupero di una natura “vera” alla quale dobbiamo confrontarci: una natura meno “di plastica” (apparente, come la vogliamo) di quella che usiamo vivere da qualche decennio. Un segno dei tempi della crescita della crisi ambientale? E della reazione del mondo animale che rivendica la sua presenza e la legittimità di poter vivere anche loro il territorio? Un approccio diverso anche al mondo “della carne”, degli animali visti come cibo per gli umani? (di cui abbiamo assai poco bisogno, e pare un’abitudine alimentare dell’epoca del benessere arrivato e della “fine della fame”?).

il supporto WWF alle iniziative per la tutela dell’orso (e del lupo) (da http://www.ildolomiti.it/)

   Se poi consideriamo la valenza ecologica, va detto che l’orso e il lupo sono specie ecologicamente rilevanti anche nel mantenere gli equilibri ecologici: rappresentano i maggiori “grandi predatori” presenti sulla penisola italiana (nel ruolo ad esempio di contenere le popolazioni dei grandi erbivori, come i cervidi, ma anche cinghiali ect.). Cionondimeno il ritorno di lupi ed orsi fa discutere legittimamente, considerando le necessità e i bisogni dei pastori (che possono subire perdite all’interno del gregge), per gli allevatori in malghe, baite, rifugi con i loro animali, e certo per l’incolumità di escursionisti occasionali.

Trentino – carta fisica

   La vicenda del coraggio dell’orso M49, che con la sua avventurosa e intelligente fuga dai recinti della forestale trentina (recinti pure dotati di corrente elettrica!), ha suscitato una reazione di simpatia e condivisione per quell’orso (cioè “siamo dalla sua parte”), che possa vivere in libertà; e una riflessione nostra che ci faccia abituare a vivere un rapporto più vero, sano e rispettoso verso quella che chiamiamo natura, e il mondo degli animali (selvatici come l’orso e il lupo, ma anche gli animali “domestici”, “da allevamento”). (s.m.)

M49 (foto da La Repubblica)

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L’ORSO M49 È SCAPPATO IN CERCA DELLA LIBERTÀ, E IO STO CON LUI

di Ferdinando Camon, da “Il Corriere delle Alpi”, 16/7/2019

– Come già facciamo con i mari, noi vogliamo che i boschi siano nostri come i nostri giardini. È un arbitrio –

   Sto con l’orso. È scappato dalla cella di sbarre in cui lo tenevano, e questo era nel suo istinto, dunque nel suo diritto. Adesso lo vogliono uccidere, e questo non è legale, se l’orso era una specie protetta prima lo è anche adesso.

   Siamo stati noi a importare gli orsi dalla Slovenia, per ri-naturalizzare i boschi del Trentino e del Bellunese: buona idea, una Natura con animali selvatici, dove l’uomo deve stare in guardia, è più naturale di una Natura completamente umanizzata, dove l’uomo è padrone assoluto.

   L’orso M49 è scappato? Il suo scopo era scappare, c’è riuscito, ha un quoziente d’intelligenza alto. I suoi guardiani l’avevano messo in una cella che ritenevano insuperabile? Hanno un quoziente d’intelligenza basso, si son fatti fregare. Non hanno diritto di vendicarsi uccidendo il mancato prigioniero.

   L’orso per scappare ha pagato un prezzo altissimo. Perché c’era un primo sbarramento attraversato dalla corrente elettrica, e l’animale ha sopportato le scosse pur di raggiungere la libertà.

   Certo l’ha protetto il fitto pelo, impedendo che la corrente toccasse la pelle. Ma dev’essere stata una protezione a macchie, perché sulla rete son rimasti tanti ciuffi di pelo.

   M49 ama la libertà.

   È rimasto chiuso in prigione soltanto un paio d’ore. Ha subito cercato di scavare un tunnel sotto la rete, come si fa a Hollywood, ma ha cambiato idea quando ha trovato il cemento armato. La rete da scavalcare era alta quattro metri. Lui ce l’ha fatta. Non sappiamo in quanti tentativi. La libertà se l’è guadagnata. Non vedo perché meriti la morte.

   Definirlo “problematico” perché vuol essere libero è un non-senso. Hanno definito “problematica” l’orsa Daniza perché aveva aggredito un cercatore di funghi, e anche quella è stata una definizione arbitraria.  Daniza era appena diventata madre di due orsacchiotti, e quel cercatore di funghi li aveva scoperti e li stava guardando, lei gli è sopraggiunta alle spalle e lo ha graffiato con i suoi unghioni.

   Ha fatto quel che avrebbe fatto ogni madre, di qualunque specie animale. Non meritava di morire.

   E qui siamo al cuore del problema: ripopolando di orsi i boschi del Trentino e del Bellunese gli uomini speravano che gli orsi si umanizzassero, diventassero un po’ come noi, avessero paura di noi e ci rispettassero. Fossero semi-orsi.

   Ma son rimasti orsi, mangiano gli animali delle nostre stalle, si considerano padroni dei boschi. Invece di spartire il mondo, come dovremmo, e come già facciamo con i mari, noi vogliamo che i boschi siano nostri come i nostri giardini. È un arbitrio. Sto con l’orso. (Ferdinando Camon)

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L’ORSO M49 SCAPPA DI NUOVO: ADESSO È NEL LAGORAI, FRA FIEMME E VALSUGANA

 da “L’ADIGE.IT” del 5/9/2019 (www.ladige.it/news/)    L’orso M49, fuggito dal recinto del CASTELLER dopo la cattura in VAL RENDENA, ha lasciato la zona di passo OCLINI-LAVAZÉ e si è spostato sul LAGORAI, a cavallo fra FIEMME e VALSUGANA. La conferma verrebbe dall’esame delle tracce su una predazione (una manza), avvenuta domenica 4 settembre nel Lagorai meridionale, a sud del passo Manghen, nella zona del Lago delle Buse: squadre di Forestali con esperti del Servizio Fauna della Provincia, hanno effettuato un sopralluogo e prelevato campioni e fotografie. L’orso ha infatti lasciato in zona i suoi escrementi.

   Del fatto è a conoscenza anche il consigliere dei 5 Stelle Filippo Degasperi che torna a chiedere la revoca dell’ordinanza di cattura dell’animale.

   Scrive Degasperi: «Fonti autorevoli e aggiornate segnalano che, dopo che grazie alla brillante operazione voluta dal presidente Fugatti (presidente della Provincia di Trento, ndr) si era trovato catapultato nel territorio più densamente popolato del Trentino, M49 si è ora stabilmente collocato nella catena del Lagorai. Come noto si tratta di una zona scarsamente antropizzata e quindi più adatta alla convivenza con l’orso.

Considerato anche che entro un paio di mesi M49 si ritirerà in letargo, ritengo sia opportuno ritirare l’ordinanza di cattura e dedicare tempo e risorse (in particolare quelle del Corpo Forestale) a tutela del bestiame ancora presente sugli alpeggi anziché dissiparle nella caccia ai fantasmi.

   Da qui a Primavera, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, ci sarà tutto il tempo necessario per affrontare la questione fuori da isterismi e propaganda». Il Ministro dell’Ambiente è il pentastellato Costa, che è stato riconfermato nell’incarico anche nel governo Conte bis.

   Sul caso interviene anche la Lega Salvini: «In merito alle dichiarazioni del Consigliere Degasperi, tengo a fare due piccole osservazioni: innanzitutto l’affermazione secondo cui M49 si trovi stabilmente nella catena del Lagorai è pura congettura, dato che l’animale si sta muovendo soprattutto in altre località quali per esempio la catena del Latemar, sul Corno Bianco e sul Corno Nero. Mi pare inoltre evidente e chiaro che M49 non è per natura un plantigrado che tende a star stabile in un territorio, ma a muoversi per cercare prede, solitamente animali d’allevamento, con i conseguenti problemi agli agricoltori e alla popolazione residente. Si tratta di un orso che si è reso protagonista ad oggi dell’80 per cento dei danni causati dai grandi carnivori nella nostra provincia e l’ordinanza che ha previsto la sua cattura è stata frutto di un’attenta valutazione da parte della Giunta. Infine tengo a sottolineare che il letargo dell’orso non lo tranquillizzerà, ma sarà solo piuttosto un procrastinare del problema» ha scritto il Consigliere provinciale Gianluca Cavada.

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L’ORSO M49 RIPORTA ALL’ATTENZIONE LA CONVIVENZA DELL’UOMO CON GLI ALTRI ANIMALI

da https://www.sempionenews.it/,15/7/2019 

– La recente fuga dell’orso M49 ha mobilitato istituzioni, enti ed associazioni evidenziando la necessità di una corretta convivenza con gli altri animali –

   In questi giorni stanno facendo discutere le vicende che riguardanti M49, l’orso più “ricercato” del Trentino. L’esemplare, colpito da un’ordinanza di cattura firmata dalla Provincia di Trento, era stato catturato nella notte tra domenica e lunedì (8 luglio 2019, ndr) in VAL RENDENA per essere trasferito nell’area faunistica del CASTELLER. Poi di nuovo la fuga. La notizia è stata resa pubblica dallo stesso governatore del Trentino Maurizio Fugatti.

Se M49 si avvicinerà alle zone abitate, i forestali hanno l’autorizzazione ad abbatterlo – ha affermato Fugatti – Il fatto che l’orso sia riuscito a scavalcare una recinzione elettrificata con sette fili a 7.000 volt, certificata dal ministero e da Ispra, dimostra il fatto come questo esemplare fosse pericoloso e ci fosse un problema di sicurezza pubblica tale da giustificare l’ordinanza di cattura, scelta non appoggiata dal Ministero“.

   A tal proposito, l’associazione WWF si è espressa valutando negativamente la scelta di togliere il radiocollare (azione che renderà più difficile l’individuazione dell’esemplare) e dichiarando che la vicenda è “una dimostrazione della pessima gestione delle operazioni“. Infatti, la nota associazione ambientalista spiega che un recinto elettrificato solido e con potenza adeguata possa rappresentare una barriera ottimale per gli orsi.

   Quindi, la ricerca del plantigrado prosegue a cura del Corpo forestale con l’ausilio di squadre dotate di cani per la ricerca di orsi. Tuttavia, dalla Direzione Generale del Ministero dell’Ambiente è giunta agli uffici della Provincia di Trento la diffida affinché non si dia l’ordine di abbattimento di M49.

   “Nessuna istruttoria fin qui elaborata dagli uffici, in collaborazione con Ispra, ha mai valutato il tema dell’uccisione dell’esemplare – ha spiegato il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa – Il fatto che sia scappato dall’area attrezzata per ospitarlo, non può giustificare un intervento che ne provochi la morte.

   “Le inefficienze mostrate nella cattura, che non mi vedono e mai mi hanno visto concorde, – ha concluso il Ministro Costa – reclamano professionalità e attenzione massima. Cosa che invece fin qui non è stata mostrata. E adesso si parla di abbattimento? Assurdo e paradossale“.

   Anche il Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente ha avviato delle iniziative in merito, coinvolgendo anche i mezzi a disposizione sui Social Media. Il Movimento commenta su Facebook la difficile convivenza tra uomo, orsi e lupi. Diverse sono le variabili chiamate in causa che gli enti valutano per gestire la questione: dal turismo all’allevamento, dalla ricerca scientifica ai voti politici.

   Il noto zoologo LUIGI BOITANI (docente di Zoologia all’Università La Sapienza di Roma) si è espresso in merito al ripopolamento degli orsi in Trentino, affermando che è stata un’operazione ben fatta e coraggiosa. “I problemi che si sono avuti con gli umani e le loro attività sono stati marginali – ha commentato Boitani su K49 – Sessanta cani avrebbero dato molti più problemi. Se un orso dà uno schiaffo a una persona che si è avvicinata troppo, non è uno sbaglio di chi ha fatto il ripopolamento: è un episodio di normale coesistenza fra umani e animali selvatici“.

   “Un maschio di orso grosso, maturo e vivace, che è sempre vissuto in libertà, se viene messo in un recinto, il minimo che può fare è scappare – prosegue Boitani -. Il recinto elettrificato dà la scossa all’animale, ma è solo una scossa per allontanarlo. Se l’animale vuole davvero scappare, non viene fermato dall’elettricità“.

   Inoltre, secondo Boitani, esiste una differenza comportamentale tra le popolazioni di orsi abruzzesi da quelle del Trentino, formate da esemplari provenienti dalla Slovenia. Infatti, quelli presenti in Abruzzo – secondo lo zoologo – sono meno aggressivi in quanto sono stati sistematicamente abbattuti gli esemplari più confidenti con l’uomo, mentre sono rimasti quelli geneticamente più timorosi. Al contrario, gli orsi provenienti dalla Slovenia hanno meno paura dell’uomo e quindi sono maggiori le possibilità di interazione. Tuttavia, la maggior parte delle aggressioni sono dovute a comportamenti imprudenti da parte delle persone: a tal proposito è fondamentale l’informazione.

   Anni di ricerca scientifica, tutela e salvaguardia ambientale hanno permesso in Italia di evitare l’estinzione di specie quali il lupo e l’orso. Queste due specie sono ecologicamente rilevanti poiché rappresentano i maggiori “grandi predatori” presenti sulla penisola italiana e quindi è evidente come il loro ruolo di “top predators” sia basilare per mantenere gli equilibri ecologici, come ad esempio contenere le popolazioni dei grandi erbivori.

   A tal proposito e esemplificativo il caso di Yellowstone per quanto riguarda i lupi. In gran parte del Nord America il lupo era stato cacciato fino a farlo scomparire da quasi tutto il territorio nazionale.   Successivamente sono stati avviati progetti di reintroduzione a partire dal Parco di Yellowstone (i quali si sono conclusi con successo). Infatti, il ritorno del grande predatore ha permesso di contenere le popolazioni di cervidi, le quali stavano aumentando a dismisura (in mancanza di predatori naturali) provocando danni alla vegetazione.

   Non solo: con il riequilibrio dei ruoli ecologici, ne ha risentito positivamente tutto il Parco e anche le altre specie che vi dimorano, innescando una vera e propria ricaduta a cascata. Con il miglioramento dello stato vegetativo, è migliorata anche la condizione dei castori, la cui attività ha permesso di diversificare i corsi fluviali ottimizzando anche gli habitat acquatici e le specie ad essi collegati.

   Tuttavia nonostante le evidenze scientifiche dell’importanza della presenza di carnivori e “grandi predatori” all’interno di un ambiente sano, il ritorno di lupi ed orsi fa discutere per via delle interazioni uomo-predatore.  Senza dimenticare l’importanza di tenere conto delle necessità e dei bisogni dei pastori (che possono subire perdite all’interno del gregge) o dell’incolumità di escursionisti e cittadini, diventa importante non demonizzare i grandi predatori ma piuttosto comprenderli ed incentivare azioni di prevenzione, coscienti che l’uomo deve imparare a convivere con le altre specie (oltre che con i propri simili).

   L’Istituto Oikos – che, tra le altre cose, si occupa della gestione della fauna selvatica – scrive sul proprio sito: “Orso e lupo stanno tornando a popolare le zone montuose della Lombardia. La loro presenza è di grande importanza sotto il profilo ambientale e culturale, ma può essere causa di conflitti: le ampie esigenze spaziali delle due specie, nonché la ridotta estensione delle aree protette italiane, rendono infatti inevitabile la loro coesistenza con le attività dell’uomo“. Di seguito, riporta l’iniziativa di Regione Lombardia che lavora per gestire il fenomeno e favorire una pacifica coesistenza. Si tratta di un sondaggio online finalizzato per capire quanto siano informati i cittadini e le cittadine e, di conseguenza, migliorare le strategie di informazione e di gestione. (la Redazione, da https://www.sempionenews.it/)

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CASA SANTEL, DOVE SI CONVIVE CON L’ORSO: ”FACCIAMO BEARWATCHING PROMUOVENDO UN MODELLO DI TURISMO ECOLOGICO E SOSTENIBILE”

di Tiziano Grottolo – 9 settembre 2019, da https://www.ildolomiti.it/

– I gruppi che prendono in gestione la baita sull’Altopiano della Paganella devono sottoscrivere un “Patto con la natura”. Il gestore Alessandro Marsilli: “Qui proponiamo attività in equilibrio con il ritmo della natura, per convivere con l’orso bastano pochi accorgimenti” –

TERRE D’ADIGE. In questi mesi il tema dei grandi carnivori che popolano le montagne trentine è stato monopolizzato dalla vicenda di M49-Papillon, l’orso che ha beffato le due province autonome e che ora pare essersi messo in salvo nel Lagorai.

   Questa vicenda in particolare, e la gestione dei grandi carnivori più in generale, sono argomenti molto dibattuti che da sempre dividono la popolazione fra “favorevoli alla reintroduzione” e “contrari alla presenza dei plantigradi”.

   C’è però chi ha deciso di approcciarsi alla questione con un metodo diverso e assolutamente nuovo per il Trentino, dimostrando che non solo la convivenza tra uomini e orsi è possibile ma che può portare benefici ad entrambi.

   Stiamo parlando di Casa Santel struttura di proprietà del Comune di Terre d’Adige e presa in gestione, tramite un bando, dall’Associazione culturale Turismo scolastico in Trentino assieme alla società Albatros.

   L’edificio, che sorge sull’altopiano della Paganella in località Santel, è un esempio di architettura sostenibile con tutte le comodità di un’abitazione privata, ma al tempo stesso in grado di conservare il fascino della baita di montagna. Inoltre, cosa non da poco considerata la posizione a quota 1125 metri è facilmente accessibile e totalmente sbarrierata.

   “La nostra offerta turistica è diversa – spiega Alessandro Marsilli titolare di Albatros – offriamo un’esperienza a diretto contatto con la natura, lontana dal turismo di massa, ci rivolgiamo in particolare ai gruppi di persone in questo modo non facciamo concorrenza alle altre strutture ricettive della zona”.

   La casa infatti può accogliere un massimo di 42 persone e viene concessa a famiglie, gruppi di amici, associazioni, scuole che possono anche richiederla in autogestione e partecipare alle attività che fanno parte delle proposte dedicate di Casa Santel.

   Fra queste vi sono escursioni giornaliere, diurne e notturne, che coinvolgono accompagnatori di media montagna certificati ma soprattutto naturalisti e faunisti professionisti che guidano gli ospiti lungo i sentieri. “Le attività più richieste – continua il gestore di Casa Santel – sono le uscite notturne dove mettiamo a disposizione anche le nostre strumentazioni tecniche come visori notturni, fototrappole, richiami e rilevatori di pipistrelli”.

   Durante le escursioni non è raro imbattersi nella fauna locale, come allocchi, civette e poiane, ma anche scoiattoli, tassi, faine e ricci. E poi c’è lui l’animale che ormai è diventato un simbolo del Trentino, l’orso bruno.

   In tutto il Trentino vivono tra i 60 e gli 80 esemplari che nella maggior parte dei casi conducono una vita appartata anche se non è più così raro incrociarli e riuscire a fotografarli, l’approccio di Casa Santel però è sempre responsabile, qui non c’è spazio per la foga di dover avvistare a tutti i costi l’orso: “La sua presenza è percepita come naturale – sottolinea Marsilli – i visitatori non temono questi animali e li rispettano”.

   Questo infatti è il primo posto in provincia dove si pratica il bearwatching e si insegna ai turisti a convivere con grandi carnivori creando un rapporto assolutamente non conflittuale.

   Una proposta diversa dunque che si avvale anche della collaborazione del Wwf trentino che per i gestori di casa Santel ha elaborato dei pannelli informativi e tovagliette, “Il nostro è un metodo scientifico che passa per una corretta informazione. Siamo a disposizione di tutte quelle realtà interessate ad azioni di questo tipo, a titolo gratuito”.

   Intorno alla struttura e ai sentieri (ma anche stampate sulle tovagliette dei pasti) sono state affisse le “regole d’oro” per convivere con i plantigradi, come: non abbandonare i rifiuti, tenere i cani al guinzaglio e la propria presenza durante le camminate.

   “Il lupo ancora non c’è ma credo non tarderà ad arrivare per ora comunque ci accontentiamo dell’orso – scherza Marsilli – ad ogni modo promuoviamo un turismo ecologico e sostenibile, in equilibrio con il ritmo della natura e chiediamo ai nostri ospiti di sottoscrivere un patto con la natura”.

   Tutto questo si traduce in un maggiore consapevolezza che di riflesso non mette in pericolo i plantigradi che abitano queste montagne: “Con le nostre attività – afferma Marsilli – facciamo formazione e informazione sui grandi carnivori in maniera coerente e chiara perché oltre che gestori di una fantastica struttura siamo anche naturalisti professionisti e faunisti da oltre 30 anni e perché secondo noi la convivenza è possibile”. (Tiziano Grottolo)

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FUGA DI M49, TRA COMPLOTTI E COSPIRAZIONI LA VERITÀ È CHE NON SI POTEVA FARE UNA FIGURA PEGGIORE

di Luca Pianesi – 17/7/2019 da https://www.ildolomiti.it/

Proviamo a smontare un po’ di dubbi e perplessità sull’incredibile vicenda che riguarda la fuga dell’orso scappato nella notte tra domenica e lunedì (del 7-8 luglio 2019, ndr) dal recinto del Casteller superando recinti elettrificati e dandosi alla macchia senza radiocollare. Ieri, poi, è spuntata una foto di lui in Marzola dove non ci sono mai stati né orsi né lupi ma la realtà è spesso più incredibile della fantasia soprattutto se alla base c’è una figuraccia tanto grande

TRENTO. Lo hanno fatto scappare apposta per poterlo uccidere? Come ha fatto a resistere alle scosse dei recinti elettrificati forse era saltata la corrente? Se non era stato anestetizzato come hanno fatto a togliergli il radiocollare? Guarda caso spunta una foto dell’orso scattata da una fototrappola sulla Marzola dove non ci sono mai stati né orsi né lupi com’è possibile? Sono tante le domande che si rincorrono intorno all’incredibile vicenda della fuga dell’orso M49 dal centro di ”massima sicurezza” del Casteller. Domande che alimentano complotti e teorie cospirazioniste tutte tese a ribadire che la Provincia, in un modo o nell’altro, avrebbe inscenato tutto o almeno qualcosa.

   La vicenda ha i contorni dell’assurdo, lo ammettiamo. Anche noi siamo rimasti sbalorditi per quanto accaduto. Nessuno avrebbe mai potuto neanche solo immaginare uno scenario del genere: Fugatti e la sua giunta per mesi martellano l’opinione pubblica spiegando che il vero problema sono i grandi carnivori, gridano ”al lupo al lupo” e ”prenderemo M49” (il tutto a fronte di danni risarcibili in 170.000 euro nel 2018 e di 222 predazioni, compresi gli alveari: insomma il nulla per una comunità di 500.000 abitanti); portano in piazza 1.500 persone con Coldiretti per avere la spinta popolare per centrare il primo grande obiettivo della loro amministrazione a dieci mesi dall’elezione; sfidano il governo italiano, il ministro Costa, gli animalisti, gli esperti e i ”professoroni” che diffidano la Provincia di agire in questo modo per un orso che non ha mai aggredito l’uomo. E poi..

   Lo catturano, hanno finalmente il loro trofeo che gli serviva, lo portano al Casteller e se lo  fanno scappare (da un luogo dal quale niente e nessuno era mai fuggito prima), senza il radiocollare (che gli hanno tolto loro stessi) lasciandolo libero di scorrazzare in una zona molto più antropizzata di quella dove viveva lui, in un’area del Trentino dove l’orso praticamente non era mai riuscito ad arrivare prima (i plantigradi si trovano solo sulla destra orografica dell’Adige perché il fiume, l’autostrada e la ferrovia sono barriere praticamente invalicabili).

   Insomma non poteva succedere niente di peggio a Fugatti e la sua giunta. A volerla pensare in grande ci sarebbe mancato solo che M49 trovasse una pistola carica nel bosco e riuscisse ad armarsi tipo Rambo nascondendosi tra gli alberi ma siamo oltre l’assurdo e quanto accaduto è già sufficiente per smontare qualsiasi ipotesi di complotto o piano diabolico. Qui di diabolico non c’è nulla. La figuraccia internazionale è oltre ogni limite. Il ministro Costa, inoltre, ha immediatamente diffidato la Provincia dall’abbattere l’orso, quindi in ogni caso non si è raggiunta la condivisione dell’idea che sarebbe un orso da uccidere. Anzi il ministero è ancora contrario all’operato della Pat, molto più contrario di prima (”Le inefficienze mostrate nella cattura, che non mi vedono e mai mi hanno visto concorde, reclamano professionalità e attenzione massima. Cosa che invece fin qui non è stata mostrata”).

   L’idea che l’abbiano fatto scappare per dimostrare che è pericoloso e per sparargli, insomma, non regge. Lo stesso Fugatti si è dovuto rimangiare le prime dichiarazioni rilasciate alla stampa, ”se si avvicina alle case l’ordine è di abbatterlo a vista’‘, per andare incontro al ministro e tornare al vecchio ”abbattimento solo se c’è pericolo per l’incolumità umana” che è cosa molto diversa.

Questione recinti elettrificati: qualcuno ci ha detto che in quei giorni c’erano stati dei cali di tensione della corrente, abbiamo verificato con Dolomiti Energia e c’è stato confermato che la corrente nella zona c’era. E lo dimostra il fatto che prima abbia provato a scavare sotto il recinto senza riuscirci. Come ha fatto allora a resistere alle scosse? Lo abbiamo spiegato ieri: il vero, enorme, errore è stato non sedarlo al momento della cattura. M49 è stato preso alle 22.30 sui monti della val di San Valentina di Porte di Rendena ed è stato chiuso, da sveglio e in piena salute, nella trappola tubo. Bloccato al buio, spaventato, è stato caricato su un carrello e trasportato fino al Casteller di Trento. Le operazioni durano fino alle 3 del mattino (QUI IL VIDEO DELL’ARRIVO DELL’ORSO). In queste ore l’orso viaggia nella trappola tubo, tra curve, salite e discese, luci di fanali e suoni di altri veicoli. La paura lo deve aver caricato talmente tanto di adrenalina da permettergli di riuscire nell’impresa che poi ha effettivamente compiuto.

   Sulla questione ecco la posizione dell’associazione nazionale medici veterinari: ”Per le operazioni di cattura di M49, precipitose e fallimentari, non si sono avvalsi di medici veterinari specializzati in operazioni di recupero di plantigradi e per questo non sono riusciti. ”L’animale era in salute e la valutazione è stata di non fargli l’anestesia”, ha detto il Presidente della Provincia di Trento, così rivelando la mancata applicazione di un protocollo veterinario di cattura che avrebbe tutelato l’orso e portato a buon fine le operazioni di messa in sicurezza dell’animale e del territorio. I Medici Veterinari specializzati nella cattura e nel trasferimento protetto di plantigradi seguono un protocollo collaudato in decine di azioni di recupero di orsi nei Paesi dell’Est Europa, in grado di garantire il massimo controllo degli animali durante tutte le fasi e contemporaneamente il loro benessere pre e post recupero”.

L’Anmvi (Associazione Nazionale Medici In Italia) conclude spiegando che: ”Qualunque spiegazione si vorrà dare sulle dinamiche dell’accaduto, la valutazione dei Medici Veterinari esperti in plantigradi è di un clamoroso insuccesso tecnico”.

Questione radiocollare: l’orso era sveglio è vero ma i radiocollari si sganciano semplicemente spingendo un bottone di un telecomando. Sono fatti apposta per non andare a toccare necessariamente l’animale per completare questa procedura (può capitare, per esempio, che vengano messi ad esemplari anche di altri animali giovani i cui colli crescono e quindi senza andare a ricatturarli solo per liberarli dal radiocollare si fa saltare la chiusura da distanza). Quindi è credibile che gli sia stato tolto appena fatto entrare nel recinto. E’ credibile, ancora una volta, perché questa è la peggiore delle ipotesi realizzabili. Fugatti e la giunta non avrebbero avuto alcun motivo di mentire, anche in questo caso. Oggi, per esempio, è emerso che M49 si è diretto sulla Marzola dove è stato fototrappolato. Fugatti ieri dichiarava che erano sulle sue tracce e che stando ai cani sarebbe stato diretto verso la Vigolana. Altra figuraccia con annessi meme e battute che già circolano (qui sotto una dove è stato photoshoppato un titolo dell’Adige e messo a confronto con uno dei nostri).

Infine arriviamo proprio alla fototrappola che ha immortalato il plantigrado in fuga alle 9.29 sulla Marzola il 16/7/2019. Le ombre combaciano con l’orario e di fototrappole, in realtà, ce ne sono molte sulla montagna Est della città che da anni fa i conti con i danni causati dai cinghiali, sempre più numerosi anche in Trentino. Tra l’altro, anche in questo caso non ci sarebbe stato nessun interesse politico a ribaltare la teoria del giorno prima (quella che l’orso sarebbe andato sulla Vigolana). La vicenda, insomma, pur incredibile e difficile da ”digerire” per menti umane, logiche e razionali, pare assolutamente vera. Nell’orso è prevalso quello che si chiama istinto di sopravvivenza. Per la politica provinciale invece va a referto l’ennesimo clamoroso insuccesso e adesso comunque vada a finire sarà un fallimento.

Se Fugatti e la sua giunta dovessero prenderlo vivo che faranno, lo riporteranno al Casteller da dove è già scappato trasformandosi in un mezzo eroe nazionale? Se invece dovessero ucciderlo come potranno sperare di sfuggire a cause salatissime con lo Stato, e non solo, per come è stata gestita la vicenda della cattura (con la mancata anestesia) e la fase successiva (la fuga)? Per non parlare dell’uccisione di un animale protetto ad ogni livello che mai aveva aggredito l’uomo? La vicenda è davvero intricata talmente tanto da non sembrare vera e quindi, a maggior ragione, non può esserlo. (Luca Pianesi)

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IL MINISTRO COSTA E LA T-SHIRT PER L’ORSO M49: «NESSUNO TOCCHI PAPILLON»

di Alessandro Sala da https://www.corriere.it/animali/, 25/7/2019

– Il titolare dell’Ambiente ribattezza il plantigrado in fuga come il detenuto in fuga del film interpretato da Steve Mc Queen. «Non va abbattuto, c’è una soluzione». Scartata l’ipotesi Abruzzo: «Metterebbe a rischio la popolazione autoctona di orsi marsicani» –

   L’orso M49 è ormai diventato Papillon, come Steve McQueen nel film che racconta la vita di Herni Cherriere, il francese detenuto da innocente in un carcere della Guyana Francese da cui ha provato innumerevoli volte a fuggire. E a celebrarne il nuovo nome è stato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, indossando una maglietta che raffigura l’orso trentino in fuga, donatagli dal giornalista Marco Gisotti. Costa l’ha indossata ieri a margine di un evento ad Assisi e oggi ha rilanciato pubblicando una foto di se stesso con la t-shirt in un post su Facebook in cui ha ribadito l’impegno del ministero contro l’uccisione del plantigrado, considerato pericolo dalla provincia di Trento. «Stiamo arrivando ad una soluzione definitiva che mai e poi mai possa comprendere l’abbattimento — ha annunciato Costa —. Nessuno deve ammazzare l’orso Papillon!. Non ha senso».

SCARTATA L’OPZIONE ABRUZZO

Costa, nel suo intervento, ha spiegato che pur non sapendo dove si trovi l’animale — che era stato catturato e rinchiuso nell’area della Forestale del Casteller, a Trento, da cui era però riuscito a fuggire, malgrado la recinzione elettrificata — ci sono speranze che sia ancora vivo dopo due avvistamenti registrai nella mattinata. Il ministro non spiega quale sia la soluzione a cui sta lavorando, ma ha colto l’occasione per ringraziare la Regione Abruzzo che si era proposta di ospitare il plantigrado una volta catturato. Opzione, questa, impossibile essendo l’orso trentino molto diverso da quello marsicano che popola le aree montuose del Parco nazionale dell’Abruzzo, Lazio e Molise. Una diversità che potrebbe mettere a rischio il marsicano, una specie autoctona italiana, di cui sopravvivono solamente una cinquantina di esemplari e che per questo è fortemente a rischio estinzione. Per questo, spiega Costa, pur apprezzando la generosità degli abruzzesi, quella strada non è praticabile.

LA DIFFIDA DEGLI ANIMALISTI

Intanto un pool composto dalle principali associazioni ambientaliste e animaliste italiane — Enpa, Lac, Lav, Lipu, Lndc e Wwf Italia — ha annunciato una diffida formale al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, affinché revochi l’ordinanza del 22 luglio che prevedeva la possibilità di abbattere l’orso M49. «La fuga dal recinto in cui doveva essere custodito — si legge nel documento — non costituisce affatto una prova della sua pericolosità, come invece viene asserito nell’ordinanza del 22 luglio». Le associazioni fanno notare che in ogni caso prima di un eventuale abbattimento occorrerebbe il parere dell’Ispra e del ministero dell’Ambiente, che tuttavia si è sempre detto contrario, come ribadito oggi dallo stesso ministro Costa. «La fauna selvatica — evidenziano le associazioni — è patrimonio indisponibile dello Stato e l’orso è specie particolarmente protetta. L’arbitraria uccisione anche di un solo animale può quindi configurare il reato di furto venatorio nonché di uccisione di animale senza necessità ai sensi dell’art. 544-bis del Codice penale».

LA RICHIESTA DI «GRAZIA» A MATTARELLA

La Lav aveva anche chiesto formalmente al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la «grazia» per M49. «Il nostro atto potrà apparire irrituale e simbolico, ma non lo è e non vuole esserlo — ha detto il presidente dell’associazione, Gianluca Felicetti —. Il nostro appello ha tutte le caratteristiche formali e istituzionali di una richiesta di grazia alla presidenza della Repubblica perché in esso c’è il senso autentico del nostro agire: tutelare i diritti degli animali e dare loro voce. M49 è in grado di esprimere chiaramente il suo bisogno di libertà, cosa che ha fatto fuggendo dalla prigione di Casteller: ma non è evidentemente in grado di rappresentare autonomamente i suoi diritti. Questo non vuol dire che non ne abbia. Ecco perché Lav intende rappresentarlo davanti al Capo dello Stato».

I NUOVI AVVISTAMENTI

L’orso sarebbe stato avvistato da un escursionista nella zona della Marzola, la stessa montagna dove il plantigrado era stato immortalato da una fototrappola all’indomani della fuga dal Casteller. Che si tratti di M49 è un’ipotesi giudicata verosimile dalla Provincia di Trento, non essendo segnalata la presenza di altri orsi in quest’area del Trentino. Alla vista della persona, che correttamente si è fermata ed ha cominciato a retrocedere, il plantigrado ha continuato per la sua strada. Nella serata di ieri orme di orso sono state rilevate dal personale forestale tra i comuni di Pergine e di Bosentino, poco sopra il lago di Caldonazzo quindi sempre nella zona della Marzola ma non è stato possibile stabilire con certezza a quando risalissero. (Alessandro Sala)

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ULTIME DELL’ORSO M49, TRA DANNI AL BESTIAME E SILENZI

di Stefano Ardito, 28/8/2019, da https://www.montagna.tv/

   L’odissea di M49 continua. L’orso considerato pericoloso dalla Provincia di Trento è ricomparso il 15 agosto al confine tra l’Alto Adige e il Trentino. Poi è stato segnalato più volte, da videotrappole piazzate nei boschi e da un escursionista che se lo è trovato davanti.

   Studiando i suoi spostamenti su una mappa, l’impressione è che l’animale stia cercando di tornare a “casa”, in Val Rendena, ai piedi delle Dolomiti di Brenta, dov’è nato e dove ha vissuto fino a luglio. Ma il suo non sarà un viaggio facile. Tra M49 e la Val Rendena c’è la valle dell’Adige, dove il fiume, la ferrovia, l’autostrada e i paesi creano una barriera difficile da superare.

   L’orso che conosciamo con la sigla M49, uno dei 60 plantigradi che vivono sui monti del Trentino, si è segnalato nel 2017 per la sua capacità di fare danni ad allevamenti, caseifici e alveari. Quest’anno Maurizio Fugatti, presidente da qualche mese della Provincia di Trento ed esponente della Lega, ha emesso un’ordinanza di cattura che è stata contestata dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. 

   Nella notte tra il 13 e il 14 luglio l’orso è stato catturato con una trappola in Val Rendena. Trasferito nei recinti del Castellèr, a qualche chilometro da Trento, è evaso nella notte successiva sfondando una prima recinzione e superando con un balzo una barriera elettrificata alta più di due metri. Da allora, per tre settimane, M49 ha vissuto senza causare problemi nei boschi della Marzola, alle porte del capoluogo. I forestali del Trentino lo hanno tenuto d’occhio a distanza, ma non hanno tentato di catturarlo. Poi l’orso si è rimesso in moto.

   Dopo essere stato segnalato presso Giovo, a nord di Trento, ha traversato più volte il confine tra le due Province autonome tra la Val di Fiemme e il Passo di Lavazè. E’ stato avvistato nel canyon del Bletterbach, in Alto Adige, poi ha abbattuto un vitello nei pressi di Malga Ora. Nella notte tra il 18 e il 19 agosto, i forestali del Trentino lo hanno allontanato da un allevamento sparando dei protettili di gomma. Il 22 l’orso si è rifatto vivo, saccheggiando un alveare in territorio di Varena, in Val di Fiemme. Il 25 ha ucciso un puledro presso il Passo Oclini, in territorio altoatesino.

   Il 20, dopo che l’animale era stato segnalato per la prima volta in Alto Adige, anche la Provincia di Bolzano ha emesso un’ordinanza che prevede la cattura di M49. Arnold Schuler, assessore provinciale all’Agricoltura e Foreste, ha spiegato che “l’ordinanza si basa sul PACOBACE, il protocollo per la gestione dell’orso sulle Alpi. Se l’orso diventerà pericoloso per l’uomo, è previsto il suo abbattimento”.

   Nei giorni seguenti, come aveva già fatto con il Trentino e con Maurizio Fugatti, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha invitato la Provincia di Bolzano, e il suo presidente Arno Kompatscher a non uccidere M49.  L’Ente Nazionale Protezione Animali ha minacciato denunce in caso di “catture pretestuose o di uso dei fucili. “Sta solo vivendo la sua vita, lasciamolo libero” ha aggiunto Isabella Pratesi del WWF.

   Nei giorni scorsi, le Province di Trento e Bolzano hanno avviato una collaborazione, e si sono impegnate a “comunicare in tempo reale le informazioni sull’orso alle amministrazioni comunali e alla stampa”. Finora, però, le uniche notizie arrivano da Paolo Scarian e Cristina Canal, due appassionati di Panchià in Val di Fiemme che seguono da anni il ritorno dei grandi carnivori sulle Dolomiti. Il gruppo Facebook “Fiemme e Fassa: il ritorno del lupo”, da loro coordinato, è la fonte migliore per trovare notizie e immagini.  “Nei giorni scorsi, più volte, abbiamo visitato per primi i luoghi dov’era stato segnalato l’orso, e indicato ai forestali i suoi escrementi e le sue impronte” spiega Paolo Scarian. “Non sono nemmeno sicuro che si tratti di M49, nella zona in passato era stata segnalata un’orsa. Aspettiamo l’analisi del DNA da parte della Forestale provinciale”.

   L’orso, intanto, sembra essersi stabilizzato tra il Passo di Lavazè, il Passo degli Oclini e il Bletterbach. La zona è vasta, le possibili fonti di cibo sono molte, i forestali delle due Province autonome sembrano in attesa. Ma di cosa?

   Finora, a quel che ci risulta, i recinti trentini del Castellèr non sono stati potenziati per impedire una nuova fuga di M49. Se non si pensa di catturarlo di nuovo, però, l’unica ipotesi resta l’abbattimento. Forse (ma saremmo felici di sbagliarci) si attende la fine della stagione turistica estiva, e quindi del rischio di un boicottaggio del turismo in Trentino. Oppure, a Trento e a Bolzano, si attende la fine della crisi di governo. Con un Ministro per l’Ambiente diverso da Sergio Costa, togliere di mezzo l’orso in fuga sarebbe un po’ più semplice. (Stefano Ardito)

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USA: IL RITORNO DEGLI ORSI NERI

Le comunità del Nord America stanno assistendo a un ritorno degli orsi neri. Con zampe agili e capacità di superare gli ostacoli dell’uomo, gli orsi neri riescono a trovare molte più calorie in un cestino dell’immondizia che in un intero giorno di caccia nella natura selvaggia. Vedi qui il video:

http://natgeotv.nationalgeographic.it/it/animali-invasione-urbana/video/il-ritorno-degli-orsi-neri

 

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