UN MONDO DI CAVIE? 5G e LA PROLIFERAZIONE DELLE ANTENNE (con effetti a venire) – Paesaggi che cambiano, e rischi (eccessivi) da elettromagnetismo per tutti, “immersi” in onde e antenne – Il NUOVO ORDINE MONDIALE con la guerra del 5G (tra Cina, Usa ed Europa) dimentica i pericoli della salute umana

5G: mini antenne collocate ovunque, persino sui lampioni della luce (foto da https://news.sky.com/ – Da: AAVV “5G, Cellulari, Wi-Fi: un esperimento sulla salute di tutti”: ” Il 5G, una volta a regime, funzionerà prevalentemente con delle antenne phased array (cioè “schiera in fase”) a 24-26 GHz, ovvero con frequenze altissime. Un singolo array potrà contenere, ad esempio, qualcosa come 64 antenne che collaborano insieme per costituire un’emissione direzionale, cioè un potente fascio di radiazioni diretto verso l’utente. Le antenne 5G hanno, in alto, elementi emittenti a 3,5-3,6 GHz e, sotto, l’array appena descritto che terrà il collegamento con l’“INTERNET DELLE COSE”: dal frigorifero che dirà al lattaio di portare il latte perché è finito ad altre applicazioni del genere, fino alle auto che si guidano da sole. Il segnale 5G sarà forte e ubiquo, perché non deve succedere che un’automobile a 80 o 100 km/h non abbia informazioni su dove andare. (…) Questo significa COPRIRE TUTTA L’AREA CITTADINA e anche fuori di essa con un campo elettromagnetico che è molto più alto di quello che abbiamo adesso. Secondo il responsabile dell’ARPA che ha illustrato la situazione nella trasmissione Report di Raitre del 27/11/18, GIÀ SOLO NELLA FASE INIZIALE IL NUMERO DI ANTENNE ATTUALE DOVRÀ TRIPLICARE, PER CUI IN ITALIA SI PASSEREBBE DALLE 60.000 ODIERNE A 180.000 (…..)”

   La rete di diffusione del 5G, il nuovo standard per la comunicazione mobile che permetterà a brevissimo la nascita dell’“INTERNET DELLE COSE” (gli elettrodomestici “intelligenti”, le auto senza autista…), sta procedendo spedito, con pochi che avanzano dubbi sulla sua salubrità sanitaria, sulle persone (noi tutti). E il segnale 5G sarà forte e ubiquo, perché non deve succedere che un’automobile a 80 o 100 km/h non abbia informazioni su dove andare.

   Pertanto ogni territorio urbano (e poi anche non urbano) dovrà ben essere coperto, con un campo elettromagnetico molto più alto di quello di adesso: il numero di antenne attuale dovrà perlomeno triplicare, per cui in Italia si passerebbe dalle 60.000 odierne a 180.000. Antenne, si dice, meno potenti nelle radiazioni, ma diffuse in ogni dove, sempre di più (il paesaggio cambierà, ma se fosse solo quello…).

le varie generazioni di smartphone – da https://www.ilcambiamento.it/ – LA TERZA GENERAZIONE: L’UMTS (acronimo di Universal Mobile Telecommunication System, “sistema universale per la telecomunicazione mobile” in italiano) è un sistema di telefonia mobile di terza generazione per reti basate sullo standard GSM. Ideato, sviluppato e mantenuto dal consorzio 3GPP (Third generation partnership project, “Partnership per il progetto di terza generazione” in italiano), l’UMTS è componente fondamentale degli standard IMT-2000 dell’International Telecommunications Union e concorrente diretto del CDMA2000, standard facente parte della famiglia “rivale” CDMAOne technology.
L’UMTS utilizza la tecnologia W-CDMA (Wideband Code Division Multiple Access), che permette una migliore efficienza spettrale e assicura una banda di trasmissione più ampia: ciò si traduce in maggiore velocità per l’Internet mobile. (da https://www.fastweb.it/ )

   Quel che colpisce, che almeno appare, è la non certezza che questa tecnologia così invasiva dell’ambiente (già adesso il WiFi lo è molto..) sia innocua, non faccia male. Viene molto da pensare che in questi anni vi è la quasi totale “umanità” (noi tutti!) che per pagare il prezzo di un servizio di comunicazione “sempre connessa” con chi ci è caro, e con la conoscenza (?) del mondo (attraverso Internet), è disposto a farsi irradiare; e adesso ancor di più con il 5G, a far da CAVIA a un sistema che già ora molte fonti scientifiche ci dicono che può (può) far male, che vi sono già evidenze epidemiologiche e di laboratorio che mostrano come il danno al DNA e il rischio di tumore al cervello si moltiplicano in modo esponenziale.

Maurizio Martucci, “Manuale di autodifesa per elettrosensibili. Come sopravvivere all’elettrosmog di wi-fi, smartphone e antenne di telefonia. Mentre arrivano il 5G e il wi-fi dallo spazio!“ (Terra Nuova Edizioni, settembre 2018, 10 euro) – “(…) L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare, entro il 2022, a fare in modo che fin dentro le case di almeno l’80% della popolazione nazionale (salirà al 99,4% entro giugno 2023) ci sia la copertura per il 5G. Preoccupa, dunque, come spiega il giornalista MAURIZIO MARTUCCI autore del libro “MANUALE DI AUTODIFESA PER ELETTROSENSIBILI” (TERRA NUOVA EDIZIONI), l’esposizione massiccia della popolazione a livelli di elettrosmog destinati ad aumentare a dismisura, con mini-antenne collocate ovunque, persino sui lampioni della luce. (…)” (da http://www.ilcambiamento.it/, 30/1/2019)

   E il contesto attuale, del 3G, del 4G, non è rassicurante: ci sono casi specifici di persone che si ammalano da questa diffusione abnorme di invisibili onde elettromagnetiche. A partire dal 1995, parallelamente con la crescita di antenne della telefonia mobile, si è assistito per vent’anni a una crescita quasi esponenziale del numero di persone diventate ELETTROSENSIBILI da un giorno all’altro, e che in alcuni Paesi rappresentavano già nel 2005 il 10% della popolazione. Una percentuale significativa di costoro vive una condizione di malattia e sofferenza. Ma, dicevamo, ancora peggio va ai possibili effetti sanitari a lungo termine – tumori al cervello, infertilità maschile, malattie neurodegenerative, etc. – che scienziati e Istituti di ricerca già prospettano, e di cui finora stiamo vedendo solo condizioni ancora non certe e diffuse (e che meriterebbero studi e ricerche approfondite, ufficiali e definitive che mancano).

Nella foto: CINTO EUGANEO (Padova) – Si sperimenta il 5G a Cinto Euganeo ma il sindaco storce il naso e non nasconde i timori. Cinto Euganeo è una delle 120 piccole municipalità italiane scelte per sperimentare il 5G

   E (da noi) manca un ente ufficiale, pubblico, che sia chiaro in questo. Anzi. I maggiori Istituti di ricerca epidemiologica indipendenti sollevano dubbi (come l’Istituto Ramazziini di Bologna) sulla salubrità sanitaria di questa nuova tecnologia 5G, e chiedono di “fare ricerca”, approfondire. Altri istituti “ufficiali” statali, che detengono il potere di dichiarare cosa fa bene e cosa fa male, preferiscono mantenere una posizione di non scelta: dichiarazioni dell’Istituto Superiore di Sanità dicono che “i dati disponibili non fanno ipotizzare particolari problemi per la salute della popolazione, connessi all’introduzione della tecnologia 5G”. I dati disponibili, si dice.

   E’ pur vero che l’Istituto Superiore di Sanità non si limita a questo, Nel Rapporto Istisan “Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche”, motiva il senso di incertezza, dicendo che, se è pur vero che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro include l’esposizione da radiofrequenze nel gruppo dei “possibili cancerogeni”, in fondo la certezza e gli studi su questo non sono ancora chiari: e che poi “Valutazioni successive concordano nel ritenere che le evidenze relative alla possibile associazione tra esposizione a radiofrequenze e rischio di tumori si sono indebolite”; e che le future reti 5G, è vero che “le emittenti aumenteranno, ma avranno potenze medie inferiori a quelle degli impianti attuali e la rapida variazione temporale dei segnali dovuta all’irradiazione indirizzabile verso l’utente comporterà un’ulteriore riduzione dei livelli medi di campo nelle aree circostanti”. In sintesi: c’è sempre un MARGINE DI INCERTEZZA al quale ci si può appellare per precauzione; ma che fa dire al sistema delle comunicazioni, alla politica, “andiamo avanti”.

TRA I “PRO” AL 5G: le emittenti aumenteranno, ma avranno potenze medie inferiori a quelle degli impianti attuali e la rapida variazione temporale dei segnali dovuta all’irradiazione indirizzabile verso l’utente comporterà un’ulteriore riduzione dei livelli medi di campo nelle aree circostanti

   Perché, nell’incertezza, c’è chi dice che ci si deve fermare ed approfondire scientificamente la cosa, e invece chi dice che si può tranquillamente procedere di gran lena (ed è quello che, irresponsabilmente, sta succedendo!). Ribadiamo che si sta parlando di possibili insorgenze di tumori, sterilità, malattie importanti che creano grandi sofferenze! (e si va avanti facendo finta di niente).

“TOGLIETEVELO DALLA TESTA: CELLULARI, TUMORI E TUTTO QUELLO CHE LE LOBBY NON DICONO” libro di RICCARDO STAGLIANÒ – Editore: CHIARELETTERE, Collana: Principioattivo, Anno edizione: 2012, 5 EURO – La domanda è: il nostro compagno più inseparabile (il cellulare) ci sta forse tradendo? Prove ce ne sono, e parecchie (nel 2011 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha inserito il telefonino tra i possibili cancerogeni). I manuali di istruzione dicono di tenerli da 1,5 a 2,5 centimetri dall’orecchio (perché? E soprattutto: chi lo fa davvero?). In molti paesi precise disposizioni sanitarie raccomandano di non farli usare ai bambini….

   L’interesse delle magnifiche sorti economiche, progressive, dell’umanità, possono permettersi allora di fare di noi tutti della cavie, per vedere come va a finire (se fa male, se non fa male). Col beneplacito di noi tutti, che guardiamo con curiosità e partecipazione a queste nuove tecnologie, e che non chiediamo regole ferree e chiare prima che un prodotto sconosciuto (le radiazioni elettromagnetiche delle miriadi di antenne 5G) entri in modo assoluto, preponderante e quotidiano nelle nostra vita (nella nostra pelle) (s.m.)

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Molte persone ormai hanno sentito parlare del cosiddetto “5G” – il nuovo standard per la comunicazione mobile che permetterà a brevissimo la nascita dell’“INTERNET DELLE COSE” – e pensano che sia una semplice evoluzione delle tecnologie precedenti: il 2G, il 3G, il 4G, etc., e che perciò debba essere innocuo. In realtà, si tratta di una tecnologia del tutto diversa, che avrà un impatto notevole per le ragioni che verranno spiegate in questo libro. E non è neppure vero che un telefonino 3G (UMTS) sia meno pericoloso di un 2G (GSM), come molti credono: infatti, nonostante la potenza emessa dal 3G sia minore, vi sono già EVIDENZE EPIDEMIOLOGICHE E DI LABORATORIO che mostrano come il danno al DNA e il rischio di tumore al cervello con l‟UMTS sia maggiore. (…)(da: AAVV “5G, Cellulari, Wi-Fi: un esperimento sulla salute di tutti”)
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AA.VV. – 5G, Cellulari, Wi-Fi. Un esperimento sulla salute di tutti (2019) (1)

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ANTENNE 3G, 4G E 5G: LA VERITÀ SULLE RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE

– Se la nuova rete porterà enormi vantaggi nel mondo delle telecomunicazioni e del lavoro, della rete 5G non sappiamo ancora se le radiazioni saranno cancerogene o meno –

di Flavio Mezzanotte, 14/10/2019, da https://www.tecnoandroid.it/

   Ancora una volta torniamo a parlare del 5G in termini non proprio entusiastici, poiché al netto delle potenzialità di questo nuovo standard di connessione nessun ente ci ha ancora assicurato che non sia pericoloso per la salute. E tutto sommato non c’è da stare tranquilli, visto che in barba all’assenza di studi preliminari sugli effetti delle radiazioni su radiofrequenze a microonde millimetriche ancora sconosciuti, in tutte le principali metropoli italiane si sta sperimentando il 5G.

   Se la nuova rete porterà enormi vantaggi nel mondo delle Telco e del lavoro in generale, alcune associazioni di consumatori e altre di malati oncologici non sono affatto soddisfatti del silenzio dell’Istituto Superiore di Sanità. Per legge, invece, un parere sanitario sul 5G andava espresso e nessuno l’ha fatto.

ANTENNE 3G, 4G E 5G: LA VERITÀ SULLE RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE

   Il pericolo che una tecnologia del genere ci sfugga di mano è molto alto, con il diritto alla salute e all’essere informati sacrificati sull’altare dell’innovazione e del profitto. Nemmeno il Governo M5S-Lega e ora quello giallorosso hanno avuto e hanno il polso della situazione, affidando le proprie informazioni sulla pericolosità della nuova rete alle dichiarazioni dell’Istituto Superiore di Sanità secondo cui “i dati disponibili non fanno ipotizzare particolari problemi per la salute della popolazione connessi all’introduzione della tecnologia 5G”.

   La Comunità Europea invece, tramite il Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER), lascia aperta l’ipotesi per cui il 5G possa avere conseguenze biologiche”. Ma il problema vero, oltre all’assenza di letteratura medico-scientifica che possa ovviare a ogni rischio per la salute, è che il 5G non lo potremo scegliere e verrà imposto sulle nostre teste senza poterci difendere. Detto che il 4G e il 3G avevano un’accertata pericolosità per la salute umana, nonostante alcuni studi non allineati allo status quo dell’Istituto di Sanità, del 5G non si sa ancora nulla. (Flavio Mezzanotte)

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PERICOLO ELETTROSMOG: ECCO I PRIMI 120 COMUNI DOVE SI SPERIMENTA IL 5G

da http://www.ilcambiamento.it/, 30/1/2019

– Sono elencati in una delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni i 120 Comuni italiani che saranno i primi a sperimentare il 5G, la tecnologia di nuova generazione intorno alla quale stanno sorgendo innumerevoli preoccupazioni riguardanti l’esposizione della popolazione all’elettrosmog –

  La delibera numero 231/18/CONS dell’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni ha da tempo reso noti i 120 Comuni d’Italia che per primi dovranno sperimentare a breve l’esposizione della popolazione alle tre bande del 5G.

   Da pag 144 a pagina 147 della delibera che potete TROVARE QUI si può leggere l’elenco completo, al quale potrebbero aggiungersene altri. Le regioni coinvolte sono Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Trentino Alto Adige, Sardegna, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto.

   L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare, entro il 2022, a fare in modo che fin dentro le case di almeno l’80% della popolazione nazionale (salirà al 99,4% entro giugno 2023) ci sia la copertura per il 5G.

   Preoccupa, dunque, come spiega il giornalista Maurizio Martucci autore del libro “MANUALE DI AUTODIFESA PER ELETTROSENSIBILI” (Terra Nuova Edizioni),l’esposizione massiccia della popolazione a livelli di elettrosmog destinati ad aumentare a dismisura, con mini-antenne collocate ovunque, persino sui lampioni della luce.

   «Leggendo la delibera del garante, la domanda viene spontanea: ma allora chi si salverà? si domanda Martucci che da tempo si occupa della questione – Chi potrà sottrarsi al 5G, evitando di essere irradiato? Ciò sarà possibile solo nei Comuni sotto i 5.000 abitanti che, inseriti in una cosiddetta ‘lista libera’, potrebbero nelle more svincolarsi rimanendo “eventualmente scoperti”. Ma sembrerebbe non per molto tempo, perché saranno comunque gli aggiudicatari dell’asta bandita dal Governo a disporre gli aggiornamenti territoriali (cioè a decidere in quale Comune italiano scoperto piazzare di punto in bianco il 5G e in quale no)».

   La portata del problema è comprensibile solo se si conosce fino in fondo la diffusione e la capillarità che avrà il 5G, cioè l’internet delle cose, non solo dei cellulari.

   A Torino si sperimentano i droni che volano sulle teste dei cittadini, i sensori nei cassonetti dell’immondizia per dire ai camion quando svuotarli; ci sono porti dove i sensori sono in ogni container; poi ci sono l’ambulanza smart a Milano, i robot nelle industrie telecomandati col wifi, invece dei cavi, i sensori nei palazzi all’Aquila che al minimo tremolio chiudono i rubinetti del gas e lanciano l’allarme. Ce lo ha spiegato anche Maria Maggiore dalle pagine de Il Fatto Quotidiano e arriveranno le auto senza conducente, i frigoriferi che dicono quando un alimento è scaduto, gli elettrodomestici che si azioneranno a distanza e i campi di grano che diranno al contadino quando devono essere annaffiati.

   Tutto l’ambiente sarà costantemente connesso…

   Il 5G ha quasi l’unanimità dei consensi: politica, istituzioni europee, industria e università applaudono alla trasformazione digitale che, si stima, porterà 900 miliardi di crescita in Europa e 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro. Ma a che prezzo?

   «Il 5G viaggia su frequenze altissime, mai usate finora, fino a 27,5 GHz mentre con il 4G si arriva al massimo a 2,6 GHz, quindi un’energia 11 volte superiore, ma che ha una “durata” di viaggio limitata – ha spiegato Maria Maggiore – Quindi, per poter connettere tra loro fino a un milione di oggetti per chilometro quadrato, bisognerà installare migliaia di piccole antenne, ogni cento metri, che rilanceranno il segnale proveniente da un’antenna base più grande».

   Il mondo accademico è diviso sulla pericolosità delle onde elettromagnetiche sull’uomo, spiega sempre Maggiore. Da una parte ingegneri e fisici riconoscono un effetto termico pericoloso, se per esempio teniamo il cellulare all’orecchio per troppo tempo; dall’altra biologi, oncologi e epidemiologi si battono perché vengano riconosciuti anche gli effetti non-termici, quelli sulle nostre cellule.

   «Un campo elettromagnetico interferisce con il nostro sistema elettrico interno, alterando il funzionamento delle cellule – dice Francesca Orlando dell’Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale – ma purtroppo ingegneri e fisici sono quelli più ascoltati oggi dai politici e dall’industria».   Un’equipe di ricercatori australiani – come riporta la prestigiosa rivista scientifica Lancet in un articolo di dicembre – ha però analizzato 2.266 studi, arrivando alla conclusione che «nel 68% dei casi sono stati dimostrati effetti biologici e sulla salute umana per l’esposizione ai campi elettromagnetici».

   Nel 2018 sono stati pubblicati due studi importanti, durati dieci anni e finanziati con soldi pubblici. Il Dipartimento per la Sanità americano ha finanziato con 25 milioni di dollari il National toxological program (Ntp) dove 7mila topi da laboratorio sono stati sottoposti per tutta la vita a radiazioni corrispondenti all’intensità solo del 2G e 3G.

   Nello stesso tempo, l’Istituto Ramazzini di Bologna ha portato avanti la stessa ricerca, finanziata con contributi di privati cittadini, ma usando frequenze più basse, corrispondenti a 50 Volt/metro (il picco a cui si può arrivare in Italia per rispettare la media giornaliera di 6volt/metro). Entrambi gli studi sono arrivati alle stesse conclusioni. «Come negli Usa, abbiamo constatato un aumento ‘statisticamente rilevante’ del numero dei tumori, rarissimi schwannomi, al cervello e al cuore», spiega Fiorella Belpoggi, direttrice della ricerca all’istituto Ramazzini. «Bisogna agire in fretta, fermare l’avanzata del 5G e informare adeguatamente la popolazione sui rischi», dice l’epidemiologa italiana che ha già lavorato sulle plastiche, sul glifosato e da 40 anni studia i legami tra tumori e ambiente. Belpoggi spera che alla luce di questi due nuovi studi, l’agenzia dell’Oms sui tumori, la Iarc, riveda le sue priorità e metta le onde elettromagnetiche un gradino più su nella pericolosità: da “possibili cancerogene”, come dichiarato nel 2011, a “probabili cancerogene”. Ma la percentuale di topi ammalati è bassa, intorno al 2,4%: quindi c’è chi si domanda perché preoccuparsi? «Se invece di tremila topi ci fossero tre miliardi di persone, quante avrebbero sviluppato un tumore? Abbiamo provato scientificamente il nesso tra radiofrequenze e cancro. In materia di salute umana i numeri non devono avere la meglio. Dovrebbe prevalere il principio di precauzione».

   Intanto i giudici del Tar del Lazio hanno condannato i Ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione a promuovere entro i prossimi sei mesi una campagna d’informazione per denunciare i rischi dell’uso di telefoni cellulari. Inoltre, il Tribunale di Firenze ha disposto l’immediato spegnimento del WiFi in una scuola per proteggere la salute di un minore. Si è trattato di una decisione prudenziale, “inaudita altera parte” come si dice in gergo giuridico. Come ha spiegato l’avvocato Agata Tandoi, difensore della famiglia in questione, si è trattato di un atto preliminare il cui obiettivo è evitare di esporre a immediati pericoli il bambino. In marzo si terrà l’udienza per discutere se lo spegnimento del Wi-Fi sarà temporaneo o definitivo.

   In Italia, intanto, la preoccupazione tra i cittadini sta crescendo e l’Alleanza nazionale STOP 5G (di cui fanno parte Terra Nuova, Oasi Sana, il giornalista Maurizio Martucci, l’Associazione italiana elettrosensibili, la dottoressa Fiorella Belpoggi dell’ Istituto Ramazzini, l’Associazione elettrosmog Volturino, l’Associazione obiettivo sensibile, i comitati Oltre la MCS e No Wi-Fi Days e l’equipe che ha realizzato il docu-film Sensibile) ha organizzato il 2 marzo scorso a Vicovaro (Roma) il primo meeting nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema e chiedere con forza una moratoria.

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IL NUOVO ORDINE MONDIALE CREATO DALLA GUERRA DEL 5G

di Ugo Barbàra, da https://www.agi.it/economia/, 2/10/2019

– La tecnologia cinese per le reti di quinta generazione non è sicura, sostengono gli Usa. Rinunciare a Zte e Huawei costa troppo, dicono gli operatori. E in questo scontro la soluzione migliore potrebbe essere quella appena varata dal governo italiano –

   La guerra del 5G lascerà un mondo di macerie, ma da quelle macerie potrebbe nascere un nuovo ordine tecnologico globale. All’indomani degli incontri che Mike Pompeo ha avuto a Roma e della visita del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al laboratorio di ricerca di Ericsson a Genova, non sfugge agli analisti, agli operatori e ai produttori che sullo sfondo del braccio di ferro tra Huawei e gli Usa si stanno delineando strategie e scelte politico-commerciali che impatteranno in maniera determinante sullo sviluppo di tre grandi aree: Stati Uniti, Europa e Asia.

   Il segretario di Stato americano ha ribadito la preoccupazione di Washington per l’utilizzo di tecnologia cinese (Huawei e Zte su tutti) in infrastrutture strategiche per la sicurezza in un Paese alleato della Nato e Conte ha illustrato le peculiarità del decreto legge per la creazione di UN PERIMETRO DELLA SICUREZZA CIBERNETICA. Ed è questo strumento che – al di là delle uscite estemporanee – è considerato da tutti “l’approccio più razionale”, come sottolineano le fonti che Agi ha ascoltato per analizzare lo scenario.

   “E’ vero che gli ostacoli posti dagli Usa nei confronti dei cinesi possono essere letti come una forma di guerra industriale ed economica” dice Jean Pierre Darnis, consigliere scientifico dell’Istituto affari internazionali, responsabile del programma Tech-Rel e autore del volume ‘GEOPOLITICA DEL DIGITALE’  presentato a novembre 2019, “ma a questa lettura ne va aggiunta una politica e di sicurezza perché i dubbi sulla gestione dei flussi di informazioni non sono stati fugati in modo netto e mantenere la sovranità di queste informazioni offre garanzie di sicurezza, anche in termini di tutela della democrazia”.

   Darnis rileva che se negli Stati Uniti sul tema della sicurezza c’è un approccio bipartisan (è recente la proposta di legge al Congresso per un piano di investimenti da un miliardo di dollari per far piazza pulita di tutte le infrastrutture di telecomunicazioni di Huawei nelle aree rurali), anche l’Europa ha cominciato a parlare con una voce sola. Lo ha fatto poco più di un anno fa sul fronte della privacy con il Gdpr e lo sta facendo da tempo sul fronte tecnologico con il varo del sistema satellitare Galileo che rappresenta una valida alternativa al monopolio del Gps statunitense “ed è il primo caso in cui gli Stati Uniti hanno riconosciuto la Commissione europea come la controparte che li ha costretti a sedere al tavolo del negoziato”.

   “E’ difficile gestire questa partita sapendo che aziende cinesi hanno investito e creato posti di lavoro in Europa” dice Darnis, “ma io un pensiero radicale lo farei anche perché uno sviluppo tecnologico così accelerato come quello di questi anni ha creato problemi di democrazia. Rinunciando alla tecnologia cinese, l’Ue potrebbe varare importanti piani di investimenti per sviluppare quella già a disposizione di aziende europee come Ericsson e Nokia e stimolare l’attività in ricerca e sviluppo dei singoli Paresi così da creare un ecosistema indipendente e andare verso una forma di spartizione tecnologica in tre sfere: americana, europea e cinese”.

   Una ipotesi respinta dagli operatori come un mero esercizio teorico. “In un mondo globale pensare di andare verso realtà autarchiche anche solo in chiave europea è una follia” dice una fonte di un operatore di telefonia mobile che ha chiesto di restare anonima, “una follia che non tiene conto dei monumentali costi che le aziende devono sostenere. Bisogna fornire gli strumenti per affrontare i rischi che vengono non solo dalla Cina, ma da ogni parte. Dovrei fidarmi dell’americana Cisco più che della cinese Huawei o della stessa Ericsson solo perché è europea?”.

   Ma sono ovviamente i costi a preoccupare maggiormente gli operatori. Uno studio recente di EY stima che, tra le spese per le licenze e l’installazione delle reti 5G e di quelle in fibra (una parte delle quali è funzionale al potenziamento dei collegamenti terrestri delle reti mobili), gli operatori dovranno dedicare al 5G entro il 2025 risorse per circa 25 miliardi di euro solo in Italia. Si tratta di una cifra molto significativa considerando che nel frattempo non potranno smettere di estendere, modernizzare e mantenere le reti esistenti, fisse e mobili.

   A fronte di questo sforzo, si prevedono ritorni molto significativi per il sistema-Paese, pari a circa lo 0,3% del PIL all’anno in media per 15 anni a partire dal 2020.

   Ciò significa un impatto positivo tra 5 e 6 miliari di euro l’anno, tenendo conto sia dei maggiori investimenti generati dalle piattaforme, sia dei risparmi conseguenti all’utilizzo. L’impatto positivo previsto è di circa 80 miliardi di incremento del PIL nell’arco di 15 anni. Questo scenario va però letto alla luce dei possibili effetti della restrizione ai fornitori di tecnologie 5G cinesi che, secondo gli operatori, si tradurrebbe in un ritardo compreso tra un anno e un anno e mezzo e una spesa di 4-5 miliardi.

   Secondo i produttori cinesi il motivo per cui Trump ha scatenato questa guerra è l’aver realizzato che se l’Europa andrà avanti si troverà, insieme con l’Asia, in una situazione di vantaggio competitivo rispetto agli Usa. “Quello che è successo” dice una fonte anonima “è che gli americani si sono guardati intorno e hanno scoperto che non ci sono aziende americane che lavorano sul 5G e per questo hanno cominciato a premere sugli alleati, agitando lo spettro della sicurezza”.

   “Le società cinesi”, fa sapere Zte, “si sono già dimostrate affidabili, hanno portato enormi investimenti e creato occupazione. Bloccarle sarebbe uno choc per il mercato del lavoro e per l’economia italiana. Non sarebbe una decisione saggia affrontare il costo complessivo dello stop alla seconda economia più importante del pianeta”.

   Un monito nel quale gli operatori riconoscono le conseguenze innanzitutto economiche di passare a una sorta di ‘monopolio europeo’. “Già ora, per ovvie ragioni, la tecnologia di fornitori europei costa tre volte più di quella cinese” dice un operatore, “se fossero gli unici ammessi sul mercato, potrebbero arrivare a farsi pagare dieci volte tanto”.

   I produttori cinesi sostengono che la loro tecnologia è di 12-18 mesi più avanti di quella europea e che i prezzi accessibili sono una conseguenza di una concorrenza equa, ma secondo Darnis i dubbi sulla sicurezza non sono del tutto fugati. “Se si vanno a vedere le posizioni britanniche e francesi su questo dossier” dice, “c’è una cautela molto forte perché non si possono affatto escludere ingerenze nelle capacità di controllo dei dati e dei flussi di informazioni che possono avere rilevanza commerciale o di sicurezza, anche nazionale”. (Ugo Barbàra)

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AL VIA LA SPERIMENTAZIONE DELLA TECNOLOGIA 5G IN 120 IGNARI PICCOLI COMUNI

da SALVIAMOILPAESAGGIO, 18/3/2019, http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/

(….)

   La notizia è che 120 piccoli comuni d’Italia (oltre ad alcune “smart cities”: Milano, Prato, L’Aquila, Matera e Bari, cui si aggiungono Roma e Torino, dove erano già state avviate altre prove tecniche) saranno i primi sperimentatori dell’esposizione della popolazione alle tre bande della tecnologia 5G, una rete wireless di nuova generazione (ribattezzata “l’internet delle cose“) che renderà possibile le connessioni mobili superveloci: antenne, modem che verranno implementati sugli smartphone, base station che sui tetti diffonderanno il segnale.

   Non è fantascienza ma realtà. E non è solo un fatto di velocità di connessione ma un passo avanti della tecnologia applicata alle comunicazioni che potrebbe permettere di superare le prestazioni dell’attuale ADSL e favorire l’utilizzo di servizi di streaming (video in particolare) soppiantando le connessioni in fibra. Potremo così giocare online senza la necessità di disporre di macchine potenti, essere sempre connessi senza più passare continuamente da Wi-Fi a rete mobile, videosorvegliare, guidare droni o auto senza conducente, leggere i sensori dei cassonetti dell’immondizia per sapere quando svuotarli, telecomandare i robot senza bisogno di cavi, consentire ai medici di curare un paziente anche a distanza, indicare i prodotti scaduti presenti nei nostri frigoriferi, permettere ai nostri orti di richiedere di essere annaffiati e chissà che altro.

TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELL’UOMO

Ma senza rischi?

Secondo il giornalista Maurizio Martucci, autore del libro “MANUALE DI AUTODIFESA PER ELETTROSENSIBILI” (Terra Nuova Edizioni), l’esposizione massiccia della popolazione a livelli di elettrosmog destinati ad aumentare a dismisura, con mini-antenne (ogni 10-12 case nelle aree urbane) collocate ovunque e persino sui lampioni della luce, rappresenta un rischio da non sottovalutare.
   Il 5G viaggerà su frequenze altissime e mai usate finora, fino a 27,5 GHz (mentre con il 4G si arriva al massimo a 2,6 GHz): un’energia 11 volte superiore, ma che ha una “durata” di viaggio limitata. Queste onde vengono infatti facilmente assorbite dal terreno e sono “riflettenti”, non attraversano i palazzi. Per poter connettere tra loro fino a un milione di oggetti per chilometro quadrato, bisognerà installare migliaia di piccole antenne che rilanceranno il segnale proveniente da un’antenna base più grande.
   L’esposizione umana alle onde elettromagnetiche aumenterà così in modo esponenziale e i rischi per la salute aumenteranno altrettanto esponenzialmente, favorendo la possibile alterazione del funzionamento delle cellule: la prestigiosa rivista scientifica Lancet ha presentato uno studio importante che dimostra gli effetti biologici e sulla salute causati dall’esposizione dell’uomo ai campi elettromagnetici con un aumento “statisticamente rilevante” del numero dei tumori, rarissimi schwannomi, al cervello e al cuore.

   Più di 180 scienziati e medici provenienti da 37 paesi hanno da tempo diffuso un appello per avvertire dei potenziali gravi effetti del 5G sulla salute umana e richiesto una moratoria: fermiamo lo sviluppo del 5G finché gli scienziati indipendenti non potranno garantire che 5G e il livello totale di radiazioni causati da RF-EMF (5G insieme a 2G, 3G, 4G e WiFi) non siano dannosi ai cittadini dell’UE, in particolare a neonati, bambini e donne in gravidanza, nonché all’ambiente.
La preoccupazione tra i cittadini sta crescendo e la neonata “Alleanza nazionale STOP 5G” ha organizzato lo scorso 2 marzo a Vicovaro (Roma) il primo meeting nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema e chiedere con forza una moratoria.

   A fronte dei rischi, occorre registrare un’ulteriore situazione particolarmente sorprendente: i 120 comuni selezionati a far da “cavie” non ne sanno nulla. E’ quanto stiamo scoprendo in Piemonte (la Regione con più comuni prescelti), dove diversi nostri aderenti hanno ricevuto da noi la notizia che il loro comune di residenza risulta inserito nella lista degli sperimentatori. Allarmati, sono corsi a chiedere lumi ai loro Sindaci e Tecnici comunali e si sono sentiti rispondere “non ne sappiamo nulla“. Nessuna comunicazione pare essere loro arrivata da AGCOM o dal Ministero dello Sviluppo Economico e questo sembra essere il motivo per cui le amministrazioni non hanno preventivamente discusso con i propri concittadini la convenienza di appartenere al club dei comuni “cavie”.
   Il nostro comitato locale della provincia di Asti non si è accontentato di ricevere risposte “a voce” dai Sindaci e ha anche trasmesso via posta elettronica certificata una richiesta di accesso a tutti gli atti in possesso dei comuni astigiani. Altrettanto ha fatto Italia Nostra, sezione di Alba, nei confronti dei comuni delle Langhe.
LE PRIME RISPOSTE CONFERMANO IL “NON NE SAPPIAMO NULLA“.

Franca Biglio, sindaco di Marsaglia e anche presidente dell’Associazione dei Piccoli Comuni di Italia, assieme ai colleghi primi cittadini di Paroldo e Roascio, ha dichiarato che «le nostre amministrazioni non hanno mai chiesto né di essere inserite nella sperimentazione 5G, né dato alcuna disponibilità in tal senso. Inoltre ad oggi non è pervenuta alcuna comunicazione ufficiale da parte delle autorità competenti e qualora ciò si verificasse, sarà nostra cura e premura acquisire le dovute informazioni tecniche al fine di verificare i pro e i contro a difesa dell’ambiente e dell’imprescindibile tutela della salute dei nostri cittadini. Tale importante decisione verrebbe, in ogni caso, assunta solo ed esclusivamente di concerto con la cittadinanza».

   Questa risposta ci è stata riportata integralmente anche dal comune di Vigliano d’Asti attraverso una formale risposta, verbalmente riassunta anche da tutti gli altri sindaci astigiani.

   Ma ora queste amministrazioni comunali sono informate e hanno fonti scientifiche di riferimento su cui riflettere.

   Possiamo quindi attenderci una loro rapida azione nei confronti delle Autorità competenti per – quanto meno – discutere dell’avvenuto inserimento del loro territorio nell’elenco dei Comuni “sperimentatori” e un conseguente momento di riflessione/decisione con i cittadini?

   E non pensate che sia utile una vostra azione formale nei confronti di tutti i Sindaci dei comuni compresi nell’elenco?

   Se mi avete seguito fino a qui, credo siano opportune ancora due segnalazioni: la prima è – ovviamente – l’elenco dei comuni che dovranno sperimentare il 5G (e tenete in mente che nei prossimi anni tutti i comuni saranno nelle stesse condizioni!) e una serie di articoli/siti di riferimento per approfondire la questione. Trovate tutto a seguire.

   Una raccomandazione finale: non prendetela con leggerezza, perché se “prevenire è meglio che curare“, allora il principio di precauzione deve essere il nostro faro… (da SALVIAMOILPAESAGGIO, 18/3/2019, http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/)

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LA MAPPA DEI COMUNI CHE HANNO DETTO “NO” AL 5G

di Paolo Fiore da https://www.agi.it/economia/, 16/11/2019

– Venti amministrazioni italiane hanno emanato o stanno per emanare un’ordinanza che vieta l’installazione di antenne e la sperimentazione delle nuove reti –

   Alzi la mano chi è contro il 5G. LO HANNO FATTO VENTI COMUNI ITALIANI: tanti sono quelli che hanno emanato o stanno per emanare un’ordinanza che vieta l’installazione di antenne e la sperimentazioni delle nuove reti. Il gruppo si infoltisce e non si ferma ai municipi.

   Tra parlamentari, regionali, provinciali e comunali, ci sono stati 165 atti che hanno chiesto (ma non sempre ottenuto) di bloccare la tecnologia o approfondire i suoi effetti. L’elenco viene aggiornato dall’Alleanza italiana stop 5G, nata con l’obiettivo di una “moratoria nazionale subito in difesa della salute pubblica”.

GLI OBIETTORI DEL 5G

Le ordinanze si ancorano al PRINCIPIO DI PRECAUZIONALE DELL’UNIONE EUROPEA e vietano le sperimentazioni o l’installazione di infrastrutture, nella maggior parte dei casi “in attesa della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall’International Agency for Research on Cancer”. Le venti ordinanze arrivano da piccoli centri e amministrazioni bipartisan.

   Il comune coinvolto più grande è quello di San Lazzaro di Savina, poco più di 30 mila abitanti in provincia di Bologna. A dare lo stop è stata la sindaca neo-renziana Isabella Conti. Cogne è uno dei 120 piccoli centri scelti per sperimentare la tecnologia 5G. Il comune Valdostano ha chiesto la cancellazione dal progetto e il sindaco Franco Allera – dopo aver scritto al presidente della Repubblica – ha promesso un’ordinanza di sospensione (non ancora emanata).

   Ben quattro provvedimenti già approvati arrivano dalla provincia di Padova: Baone, Torreglia, Tribano e Montegrotto Terme. Ci sono poi Prasco e Ricaldone (Alessandria), Caresana e Lozzolo (Vercelli), Camponogara (Venezia), Caneva (Pordenone), Dozza (Bologna), Longare (Vicenza), Marsaglia (Cuneo) e Perloz (Aosta).

   La maggior parte dei provvedimenti anti-5G si concentra nel Nord Italia. Ma quattro ordinanza di sospensione arriva da comuni meridionali: Scanzano Jonico (Matera), Montecorvino Pugliano (Salerno), Castiglione Cosentino e Delia (Caltanissetta).

SE IL PROVVISORIO DIVENTA DEFINITIVO

Anche se l’organizzazione che raccoglie i dati parla di “moratoria”, i comuni avanzano una sospensione precauzionale. Cioè, in sostanza, aspettano che se ne sappia di più. Il panorama indefinito, però, non sminuisce i provvedimenti. Il concetto di “certezza” sulla relazione tra esposizione alle radiofrequenze e danni per la salute è più scivoloso di quanto sembri.

   Lo “Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks” ha chiesto approfondimenti. Il rapporto dell’Istituto superiore di sanità “Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche” ricorda che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro include l’esposizione da radiofrequenze nel gruppo dei “possibili cancerogeni”. Ma, chiarisce, la classificazione si basa su “un’evidenza tutt’altro che conclusiva che l’esposizione possa causare il cancro” e sul “debole supporto” degli studi.

   “Valutazioni successive – continua il rapporto – concordano nel ritenere che le evidenze relative alla possibile associazione tra esposizione a radiofrequenze e rischio di tumori si siano indebolite”. “Per quanto riguarda le future reti 5G – continua il documento – al momento non è possibile prevedere i livelli ambientali di esposizione alle radiofrequenze associati allo sviluppo dell’Internet delle Cose”.

   È vero che “le emittenti aumenteranno, ma avranno potenze medie inferiori a quelle degli impianti attuali e la rapida variazione temporale dei segnali dovuta all’irradiazione indirizzabile verso l’utente comporterà un’ulteriore riduzione dei livelli medi di campo nelle aree circostanti”. In sintesi: c’è sempre un margine di incertezza al quale ci si può appellare per precauzione. Rimandando le installazioni a data da destinarsi.

I PASSAGGI IN TRIBUNALE

Il 5G passa anche dai tribunali. Il Tar ha respinto il ricorso di Iliad, che si era rivolto ai giudici amministrativo per ribaltare la decisione del Comune di Bologna, che aveva rifiutato di concedere all’operatore la possibilità di riconfigurare alcune antenne di telefonia in vista del 5G. Una decisione – si legge nell’ordinanza del Tar – legittima, perché “deve ritenersi prevalente l’interesse pubblico”.

   Dai tribunali amministrativi si potrebbe passare nuovamente. A gennaio, i ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione, sono stati obbligati a produrre – entro sei mesi – una campagna informativa sui rischi connessi all’uso del cellulare. Un caso che potrebbe riproporsi con le frequenze 5G.

l 5G in Parlamento

Al di là di sentenze, studi scientifici e ordinanze, i numeri certificano quanto – con l’avvicinarsi del passaggio dalla sperimentazione alla diffusione – stiano crescendo le preoccupazioni sul 5G. Dietro i venti obiettori che hanno già detto “per ora no”, ci sono altri 145 atti. Lo stop al 5G è arrivato anche a Roma. Ci sono 13 atti parlamentari (quasi tutti interrogazioni, con una mozione e un ordine del giorno).

   A promuoverli è un gruppo molto ristretto di deputati e senatori. Alla Camera, quattro sono firmati dalla ex 5 Stelle (oggi gruppo Misto) Sara Cunial. Uno da Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia e uno da Matteo Dall’Osso, eletto con il Movimento 5 Stelle e passato a Forza Italia. Al Senato, la capogruppo del Misto, eletta con Liberi e Uguali, Loredana De Petris, ha chiesto di individuare “linee guida per la protezione della popolazione dal 5G”.

   Ma a Palazzo Madama i paladini della questione sono soprattutto Andrea de Bertoldi di Fratelli d’Italia e Saverio De Bonis (altro ex 5 Stelle oggi nel gruppo Misto). Hanno prodotto tre atti ciascuno per avere informazioni sul possibile elettrosmog e invocare una maggiore trasparenza. In un’interrogazione, De Bonis afferma che sarebbe in corso l’abbattimento di alberi perché intralcerebbero “la propagazione del segnale” e “il grande business del 5G”. E chiede quindi ai ministri se “sono a conoscenza di quanto stia accadendo”.

COMUNI, PROVINCE, REGIONI

È a livello locale, però, che passa il grosso del traffico. I comuni nei quali è stato dato il via libera a mozioni e delibere che riguardano il 5G sono 63. Si va dalla richiesta di approfondimenti all’organizzazione di convegni.

   Altri 56 atti comunali sono stati presentati ma bocciati. Ci sono poi tre province che si sono mosse: Bolzano e Trento lo hanno fatto con una mozione; Barletta-Andria-Trani inoltrando ai comuni un appello (al momento senza esito) con il quale il Codacons chiedeva di appellarsi al principio di precauzione e vietare le sperimentazioni.

   Dieci, poi, gli atti presentati in sede regionale, tra interrogazioni, mozioni e question time. È vero: non tutti gli atti sono stati approvati. E molti si limitano a proposte senza effetti concreti. Ma sono comunque un segnale. Tanto che l’Anci (l’associazione dei comuni italiani) si sta muovendo per distendere il clima e acquietare gli allarmismi. (Paolo Fiore)

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Campi elettromagnetici

LO STANDARD 5G

da https://www.arpae.it/ (Agenzia ambientale dell´Emilia-Romagna)

   Con l´acronimo 5G si fa riferimento alle tecnologie e agli standard di quinta generazione per la telefonia mobile che supererà l’attuale 4G.
I requisiti minimi per definire le caratteristiche tecniche del 5G sono descritti nel documento “Minimum requirements related to technical performance for IMT-2020 radio interface(s)” (ITU, 2017). ITU è la “International Communication Union” ovvero l’agenzia Onu che stabilisce le politiche internazionali sullo spettro radio.

L’ADOZIONE IN ITALIA
Il Ministero dello Sviluppo economico (Mise) ha recepito il 5G Action Plan della Commissione europea, lanciato il 14 settembre 2016, per promuovere uno sviluppo quanto più possibile armonico tra i diversi Stati di questa tecnologia. L’obiettivo è far sì che il 5G diventi realtà entro il 2020 e abbia una copertura totale entro il 2025.
Nel 2018 il Mise ha stabilito il Piano nazionale di ripartizione delle frequenze e indetto l’asta per l’assegnazione delle frequenze ai gestori, chiusa il 2 ottobre 2018, approvata con la determina di aggiudicazione del 9 ottobre 2018.

BANDE DI FREQUENZA PER IL 5G
Le frequenze di trasmissione del segnale previste per la tecnologia 5G sono: 700 MHz (quella attualmente utilizzate dalle TV), 3600-3800 MHz e 26 GHz. Approfondimento tecnico

LE DIFFERENZE TRA IL 5G E IL 4G
Le nuove frequenze attribuite al 5G per la telecomunicazione mobile si situano nella stessa gamma di quelle per il 4G. Allo stato attuale le onde millimetriche (5G a 26 GHz) non sono utilizzate.

Velocità: la velocità di trasmissione dei dati del 5G è fino a 100 volte superiore di quella del 4G. La velocità potenziale massima di 20 Gbps (Giga bit per secondo) permette di scaricare rapidamente grandi quantità di dati. Es.: il download di un film richiede qualche secondo. La sua velocità sarà direttamente proporzionale al numero di clienti che si connetteranno alla rete.

Consumo energetico: le celle 5G dovranno avere un consumo energetico molto limitato anche quando saranno sotto carico e dovranno essere dotate di una modalità di risparmio energetico quando non saranno utilizzate.

Capacità: il 5G aumenta la capacità di trasmissione dati, il cui traffico raddoppia ogni anno.

Latenza: il 5G ha un tempo di intervallo tra l’invio del segnale e la sua ricezione da 30 a 50 volte inferiore al 4G. Ciò permette di comandare a distanza e in tempo reale dispositivi e apparecchi (veicoli a guida autonoma, operazioni chirurgiche a distanza, gestione del traffico di strade, porti e aeroporti, ecc.) e di monitorare in tempo reale lo stato delle infrastrutture (IoT, Internet of things o Internet delle cose).

Densità: il 5G permette di collegare fino a un milione di oggetti per km2, 100 volte di più che il 4G, senza impattare sulla velocità di connessione. In particolare, quest’ultima caratteristica è quella che dovrebbe consentire lo sviluppo dell’Internet delle cose.  In futuro le reti non saranno più quindi a servizio dei soli dispositivi mobili (quali smartphone o telefoni cellulari), ma anche della comunicazione tra oggetti, come ad esempio la possibilità di “dialogo” con numerosi elettrodomestici di uso comune, o tra dispositivi e sensori di vario tipo (per esempio, la possibilità di un veicolo di colloquiare con la strada).

   Entro la fine del 2024 si stima che il 5G raggiungerà oltre il 40% della popolazione globale e che ci saranno 1,5 miliardi di abbonamenti alla nuova tecnologia. Le reti 5G saranno reti di reti.

PIÙ ANTENNE MA CON POTENZE DI EMISSIONE PIÙ BASSE

Per le caratteristiche peculiari della rete 5G che occorrerà sviluppare, per la tipologia dei servizi e per consentire gli utilizzi precedentemente descritti, tendenzialmente il numero delle antenne aumenterà.

   L´aumento di antenne però comporterà celle di coperture più piccole di quelle attuali, con conseguente diminuzione delle potenze necessarie per fornire i servizi necessari.

I tempi in cui questo avverrà dipenderà dai piani di sviluppo delle reti, dalle aree che dovranno essere coperte, dalla penetrazione nel mercato delle nuove tecnologie e delle loro applicazioni.

L’aumento degli impianti non significherà necessariamente un aumento di emissioni elettromagnetiche. 

È vero che nelle prime fasi di implementazione del 5G le antenne andranno ad aggiungersi agli altri sistemi (2G, 3G, 4G), già presenti, aumentando di fatto le emissioni complessive; tuttavia se il 5G soppianterà in parte o del tutto le altre tecnologie, si avrà una progressiva diminuzione dei livelli di campo elettromagnetico, in quanto, proprio per le caratteristiche sopra illustrate, l´uso di particolari antenne adattative fa sì che le emissioni derivanti dal sistema 5G siano inferiori e ottimizzate nello spazio.
Si avranno celle di copertura di dimensioni più piccole di quelle attualmente utilizzate per la telefonia cellulare, pertanto saranno necessarie potenze di emissione più basse di quelle attuali.

   In ogni caso tutto ciò non potrà mai portare ad una crescita indiscriminata dei livelli di campo elettromagnetico, perché le Arpa verificano sempre che i progetti dei nuovi impianti, o di modifica di quelli esistenti, siano compatibili con i limiti normativi.

LE CARATTERISTICHE DELLE NUOVE ANTENNE 5G
Per soddisfare i requisiti, in particolare dell´incremento di velocità di trasmissione e di capacità, della bassa latenza, e dell’elevata densità di dispositivi simultaneamente connessi, la rete 5G sarà basata su alcuni elementi tecnologici innovativi.

LARGHEZZE DI BANDA DI 100 MHZ E SUPERIORI PER IL TRASFERIMENTO DATI

Si farà ampio utilizzo del beamforming (figura sotto), ossia della tecnologia per direzionare e concentrare il segnale verso la posizione fisica dei dispositivi utenti. Questo nuovo approccio sarà caratterizzato non più da una emissione costante di potenza in tutte le direzioni, ma da una emissione “adattativa” in base al numero di utenze da servire, dalla loro posizione e dal tipo di servizio. Il beamforming si otterrà facendo ricorso ad antenne adattative mMIMO (massive Multiple-Input Multiple-Output) per ottimizzare la possibilità di invio e ricezione simultanea dei dati verso un maggior numero di dispositivi connessi.

   Le antenne adattative dell’Active Antenna System trasmettono le informazioni in modo mirato in direzione dell´utente per assicurargli la migliore velocità e allo stesso tempo ridurre le emissioni nelle altre direzioni. La loro emissione è quindi “adattativa”, in base al numero di utenze da servire, alla loro posizione e al tipo di servizio. Per queste ragioni, spesso ci si riferisce alla tipica antenna 5G col nome di “smart antenna” (antenna intelligente).

I VALORI LIMITE

In Europa la protezione della popolazione dall’esposizione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz è affidata alla Raccomandazione del Consiglio Europeo del 12 luglio 1999 (1999/519/CE). In Italia è garantita dal D.P.C.M. del 2003 e dal D.L 179 del 2012 convertito con legge 221 del 2012 .

 Frequenza  R.E. 1999/519/CE (Europa)  Limite di Esposizione (Italia)  Valore di attenzione (Italia)  Obiettivo di qualità (Italia)
 694 – 790 MHz  36.2 – 38.6 V/m (Mediato su 6 min)  20 V/m (Mediato su 6 min)  6 V/m (Mediato su 24 h)  6 V/m (Mediato su 24 h)
 3.6 – 3.8 GHz  61 V/m (Mediato su 6 min)  40 V/m (Mediato su 6 min)  6 V/m (Mediato su 24 h)  6 V/m (Mediato su 24 h)
 26.5 – 27.5 GHz 61 V/m (Mediato su 2.2 min @ 26 GHz)  40 V/m (Mediato su 6 min)  6 V/m (Mediato su 24 h)  6 V/m (Mediato su 24 h)

   I valori limite adottati dall’Italia sono fra i più restrittivi in Europa. Rispetto al 4G, non sono stati modificati i valori di riferimento normativi per le radiazioni non ionizzanti per le antenne di telecomunicazione mobile, né il limite di esposizione, né i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità fissati dalla normativa vigente.
(…)

da https://www.arpae.it/

………………………….

RIPETITORI TELEFONIA MOBILE, L’ISTITUTO RAMAZZINI COMUNICA GLI ESITI DEL SUO STUDIO

Bologna, 22 marzo 2018 –

   Si è conclusa la ricerca che l’lstituto Ramazzini di Bologna, attraverso il Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni”, ha condotto per studiare l’impatto dell’esposizione umana ai livelli di radiazioni a radiofrequenza (RFR) prodotti da ripetitori e trasmettitori per la telefonia mobile.

   La ricerca è stata finanziata dai soci e dalle socie dell’Istituto Ramazzini, da Arpa, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Carisbo, Inail, Protezione Elaborazioni Industriali (P.E.I.), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Children With Cancer (UK), Environmental Health Trust (USA).

   Il team di ricerca dell’Istituto Ramazzini ha appena pubblicato i risultati dello studio, il più grande mai realizzato su radiazioni a radiofrequenza (RFR), intitolato “Resoconto dei risultati finali riguardanti i tumori del cervello e del cuore in ratti Sprague-Dawley esposti dalla vita prenatale alla morte spontanea a campi elettromagnetici a radiofrequenza, equivalenti alle emissioni ambientali di un ripetitore da 1.8 GHz”: il paper è disponibile online dal 22 marzo 2018 sulla rivista internazionale peer-reviewed Environmental Research, edita da Elsevier.
Nella ricerca pubblicata, l’Istituto Ramazzini ha studiato esposizioni alle radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (USA), e ha riscontrato gli stessi tipi di tumore.
I ricercatori dell’Istituto Ramazzini hanno riscontrato aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi italiani hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’NTP: l’ iperplasia delle cellule di Schwann sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevata.

   Tutti i livelli di esposizione usati in questo studio sono inferiori al limite statunitense FCC per la massima esposizione concessa per la popolazione. In altre parole, se un ripetitore emette questa quantità di radiazioni, è considerato conforme rispetto a tutti i regolamenti e alla legislazione degli Stati Uniti. Nello studio del Ramazzini, 2.448 ratti Sprague-Dawley sono stati esposti a radiazioni GSM da 1.8 GHz (quelle delle antenne della telefonia mobile) per 19 ore al giorno, dalla vita prenatale (cioè durante la gravidanza delle loro madri) fino alla morte spontanea.

   Lo studio comprende dosi ambientali (cioè simili a quelle che ritroviamo nel nostro ambiente di vita e di lavoro) di 5, 25 e 50 V/m: questi livelli sono stati studiati per mimare l’esposizione umana full-body generata da ripetitori, e sono molto più basse rispetto a quelle usate nello studio dell’NTP americano.
“L’intensità delle emissioni utilizzate per lo studio è dell’ordine di grandezza di quella delle esposizioni ambientali più comuni in Italia”, dichiara la Dott.ssa Fiorella Belpoggi, Direttrice dell’Area Ricerca dell’Istituto Ramazzini e leader dello studio.

   Infatti il DPCM 8/07/03, fissa i limiti come segue: 1) i limiti di esposizione, in modo differenziato per tre intervalli di frequenza; per esempio per le frequenze dei dispositivi delle telefonia mobile i limiti di esposizione sono pari a 20 V/m per il campo elettrico; 2) il valore di attenzione di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare per esposizioni in luoghi in cui la permanenza di persone è superiore a 4 ore giornaliere; 3) l’obiettivo di qualità di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare all’aperto in aree e luoghi intensamente frequentati. Questi valori vengono però misurati come media nell’arco di 24 ore, cioè facendo la media fra i rilievi diurni e quelli notturni, portando quindi ad una sottostima delle esposizioni reali durante il giorno, quando il traffico telefonico è più elevato.
Le dosi dell’NTP sono state stabilite per mimare l’esposizione localizzata sui tessuti corporei proveniente da un cellulare posto vicino al corpo, e sono quindi decisamente più elevate di quelle dell’Istituto Ramazzini.  Nonostante queste differenze, entrambi gli studi hanno rilevato aumenti statisticamente significativi nello sviluppo dello stesso tipo di tumori maligni molto rari del cuore nei ratti maschi trattati e del cervello nelle femmine. “Il nostro studio conferma e rafforza i risultati del National Toxicologic Program americano; non può infatti essere dovuta al caso l’osservazione di un aumento dello stesso tipo di tumori, peraltro rari, a migliaia di chilometri di distanza, in ratti dello stesso ceppo trattati con le stesse radiofrequenze. Sulla base dei risultati comuni, riteniamo che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni.”.
“E’ molto importante sottolineare il fatto che studi epidemiologici (cioè studi sulla popolazione) hanno trovato lo stesso tipo di tumori delle cellule di Schwann (cellule di rivestimento dei nervi) nei forti utilizzatori di telefoni cellulari” afferma ancora la Dott.ssa Belpoggi. “Sebbene l’evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza – prosegue – il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze”.

   “Inoltre – continua Belpoggi – i nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale. Semplici misure sugli apparecchi, come un auricolare a molla incorporato nel telefono, oppure segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto affinché l’apparecchio venga tenuto lontano dal corpo, e altre misure tecnologiche che io non so immaginare ma che sicuramente le compagnie conoscono e possono mettere in atto, potrebbero costituire una prima misura urgente per correre ai ripari. Certo non immagino che si possa tornare indietro. La salute pubblica necessita di un’azione tempestiva per ridurre l’esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza piuttosto che di potenza, qualità ed efficienza del segnale radio. Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni”, conclude Belpoggi.

L’ufficio stampa
Vincenzo Branà
338.1350946
comunicazione@ramazzini.it

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