SUPERBONUS EDILIZIO: occasione da non perdere per RIQUALIFICARE LE CITTÀ, i quartieri, i vetusti condomini – La possibilità gratuita del miglioramento delle abitazioni, nel consumo energetico, antisismiche, con facciate gradevoli, porterebbe a NUOVI PAESAGGI URBANI (e un’EDILIZIA per migliorare l’esistente)

PAESAGGI URBANI: RECUPERARE LA BELLEZZA PERDUTA (DOVE NON C’È PIÙ) (immagine da http://www.Ilsole24ore.it/)

   Nelle difficoltà economiche che sicuramente saremo costretti a vivere nei prossimi mesi, anni (in senso generale, come comunità…), vi sono provvedimenti governativi che possono aiutare a un ritorno, almeno in certi settori, di uno sviluppo economico (e occupazione), e che sono importanti. Se poi questi interventi di incentivazione al lavoro e al benessere si connettono anche a un’economia nuova, green (come si usa dire adesso), cioè interventi che sono ecologici, di minor spreco di risorse energetiche, e di rinnovo dei PAESAGGI URBANI ora quasi sempre degradati, vetusti (periferie e città diffuse con vecchi condomini, brutti fuori, e dove si vive male dentro).

RIQUALIFICARE LE FACCIATE IN DEGRADO DELLE ABITAZIONI (foto da http://www.ilcommercioedile.it/)

   Ebbene questa condizione di rinnovo del paesaggio urbano (nel senso dell’aspetto esteriore, ma anche dei contenuti energetici di risparmio (e di sicurezza antisismica), questo può essere rappresentato dalla nuova possibilità di detrarre questi interventi di migliorìa dalle tasse: e se una persona “non ha capienza”, cioè ha un reddito che non paga imposte, oppure se vuole o non può pagare niente subito senza detrarlo in 5 anni, ebbene vi è la possibilità di “cedere” questo credito di imposta (all’impresa costruttrice, alle banche…), e praticamente mettere in atto un intervento di riqualificazione energetica ed edilizia senza tirare fuori un soldo.

nella foto: RICCARDO FRACCARO, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, principale autore del provvedimento di legge sul SUPERBONUS EDILIZIO ED ENERGETICO – «Agevoliamo – dice Fraccaro in una intervista al Sole 24 Ore – gli interventi strutturali compresi nel sismabonus e nell’ecobonus, così da incentivare i progetti più importanti, ma in più chi avvierà questi lavori beneficerà del superbonus anche per il fotovoltaico, gli accumulatori, l’isolamento delle pareti, gli impianti di riscaldamento a pavimento, gli infissi, e tutti gli altri interventi di riqualificazione energetica. L’OBIETTIVO – continua Fraccaro – è CONSENTIRE ALLE FAMIGLIE DI MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA ALL’INTERNO DELL’ABITAZIONE E LA PRESTAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI, con un beneficio anche sulle bollette. Vogliamo mettere un pannello solare sulle case di tutti gli italiani, renderle più confortevoli, più sicure, più antisismiche e più ecosostenibili. MA PUNTIAMO ANCHE A MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLE PERIFERIE URBANE TRAMITE INTERVENTI SULLE CASE POPOLARI e a creare una filiera produttiva di edilizia orientata alla sostenibilità». (da “il sole 24ore” del 27/5/2020)

   Un volano, se funzionerà, assai efficace e storicamente mai a questi livelli per il settore edilizio (e tutto il mondo economico annesso ad esso): settore, quello dell’edilizia, che spesso è stato visto (a ragione) negativamente per aver partecipato alla costruzione, creazione, di “cose” assai brutte, di degrado speculativo; e che adesso si troverà impegnato in qualcosa di assolutamente nuovo, di conservazione migliorativa e di sviluppo ecologico, rivolto a quello che sembra apparire come una prospettiva (quella green, verde) che una volta era argomento appannaggio di pochi ambientalisti, ma adesso (per fortuna) sembra fatta propria da tutti, in primis il mondo economico (almeno speriamo).

Schema del funzionamento della POMPA DI CALORE (da http://www.larepubblica.it/)

   Pertanto, come dicevamo questo provvedimento di incentivazione fiscale ai lavori di riqualificazione degli edifici, per l’edilizia privata promette così di aprire opportunità enormi di investimenti green e anche di favorire la trasformazione del settore edile in chiave di sostenibilità energetica e ambientale.

Lavori su condomini (foto da https://www.progedil90.it/)

   Gli interventi di isolamento termico sull’involucro dell’edificio; la sostituzione delle caldaie a gasolio con impianti a pompe di calore o con caldaie a condensazione; e gli interventi di prevenzione antisismica: questi sono i tre tipi di intervento previsti e che saranno “premiati” con un supercredito di imposta del 110%. Però essi saranno pure trainanti (all’interno di questa agevolazione al 110%) di altri investimenti minori o diversi come quelli compresi oggi nell’ecobonus (cioè nella riqualificazione energetica al 65% che si è avuta negli ultimi anni, ma che ha avuto un modesto successo); o quella per il RIFACIMENTO DELLE FACCIATE ESTERNE che di fatto non era ancora iniziata (e potrà anch’essa essere “trainata” dalle misure principali al 110%, praticamente senza pagare niente.

I SEGRETI DEI LAVORI PER UNA CASA ANTISIMICA (immagine da https://www.ingenio-web.it/)

   Poi, nell’onda dell’entusiasmo iniziale (cui in queste righe ci lasciamo volutamente andare) si dovrà fare i conti con dei problemi applicativi (cioè le misure applicative che serviranno); e dei controlli da fare perché in molti con il malaffare si butteranno; e poi è da capire se la reazione di imprese e banche che dovranno acquistare i “crediti di imposta” dai privati lo faranno, collaboreranno, ne troveranno convenienza a farlo. E, infine, se lo Stato (che vedrà meno evasione fiscale per le imprese edilizie che non potranno fare i lavori in nero), se lo Stato potrà reggere al peso finanziario di questo provvedimento.

Case in pietra da rendere antisismiche (foto da http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti)

   Qui a noi adesso interessa mettere in luce la possibilità che questa iniziativa potrà migliorare i PAESAGGI URBANI ora degradati (pensiamo solo al rifacimento delle facciate dei condomini e case vetuste); potrà MIGLIORARE LE CITTÀ rendendole meno inquinanti (con la sostituzione degli impianti di riscaldamento obsoleti), causa maggiore anche del traffico delle polveri sottili).

Creare un’EDILIZIA SOCIALE, oltre ogni degrado (immagine tratta da http://www.gdc.ancitel.it/)

   Che si potrà migliorare la QUALITÀ DELLE PERIFERIE URBANE tramite interventi su tutto quel novero di abitazioni assai brutte che vediamo lungo le nostre strade, spesso in condizioni di abbandono, poi sulle case popolari…E creare così una filiera produttiva di edilizia orientata alla sostenibilità.

Ristrutturare casa (foto da http://www.ristrutturare-casa.org/)

   Vien da pensare, da fare un paragone (solo auspicabile per ora) di questo SUPERBONUS AL 110%, con quanto accaduto a partire dalla fine degli anni ’40 del secolo scorso con il progetto edilizio denominato “INA CASA”. In quel frangente l’interesse principale più che edilizio era dato dal “creare lavoro” (il ministro di allora, che lo avviò, Amintore Fanfani, era ministro del lavoro); e che poi si è rivelato uno dei più riusciti ed efficaci interventi edilizi e architettonici del ‘900 in tutto il nostro Paese (quelle case, quei condomini, hanno caratterizzato l’architettura dell’abitare di massa positivamente fino ai nostri giorni, e sono abitazioni spesso ancora efficienti e gradevoli…).

Funzionamento della CALDAIA A CONDENSAZIONE (dal sito http://www.portaleenergia.com/)

   Auspichiamo che con il SUPERBONUS di adesso possa accadere qualcosa di simile, e ci sia una grande azione di manutenzione di città e periferie; con un miglioramento dei PAESAGGI URBANI che appartengono alla nostra quotidianità, ai nostri territori. E ci sia effettivamente quella svolta GREEN in edilizia e nella nostra vita di tutti i giorni. (s.m.)

BURANO _ Venezia

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SUPERBONUS DEL 110% PER I LAVORI IN CASA: COME OTTENERLO DA LUGLIO

di Giorgio Santilli, da “il sole 24ore” del 27/5/2020

– Pronta la norma del governo che premia caldaie a condensazione, pompe di calore, pannelli solari, isolamento termico, prevenzione antisismica –

   Gli interventi di isolamento termico sull’involucro dell’edificio, la sostituzione delle caldaie a gasolio con impianti a pompe di calore o con caldaie a condensazione e gli interventi di prevenzione antisismica: sono i tre tipi di intervento che il decreto maggio in arrivo premierà con un supercredito di imposta del 110%.

Non solo: questi interventi potranno trainare dentro l’agevolazione più pesante che sia mai stata fatta dal fisco nel settore edilizio altri investimenti minori o diversi come quelli compresi oggi nell’ecobonus o quelli per il rifacimento delle facciate esterne.

   Una logica da pacchetto integrato che punta a premiare uno spettro ampio e “pesante” di interventi ma introduce anche interventi ecosostenibili innovativi come la messa in opera di pannelli fotovoltaici o la realizzazione nei condomini di colonnine per la ricarica delle batterie delle auto elettriche.

ECOBONUS AL 110% DA LUGLIO
Il governo ha intenzione di introdurre il superbonus nel decreto maggio che dovrebbe arrivare fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima, con la partenza operativa per il superbonus già dal luglio 2020 e fino al dicembre 2021, in modo da sfruttare così in pieno anche le deroghe al patto di stabilità concesse dalla commissione Ue (per ora fino al dicembre 2020 ma suscettibili di probabile estensione al 2021). Alla norma – che può diventare un vero bazooka per gli interventi edilizi privati – ha lavorato il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Riccardo Fraccaro, e il testo è ormai definitivo, almeno nell’impianto fondamentale.

VIA LIBERA ALLA CESSIONE DEL CREDITO DI IMPOSTA PER CONDOMINI E FAMIGLIE
Ma non è solo nel superbonus la novità che il governo prepara con il decreto maggio per i bonus casa. La novità più importante è la possibilità data a condomìni e famiglie di incassare subito il credito di imposta maturato evitando di pagare l’anticipo per i lavori svolti.

   È infatti ammessa sempre la cessione del credito di imposta «ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari» banche o anche alle imprese e ai fornitori che realizzeranno i lavori con una formula nuova che prevede «un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito di imposta, con facoltà di successiva cessione del credito». Anche in questo caso, quindi, l’impresa potrà applicare lo sconto sulla fattura e poi cedere il credito di imposta a una banca o ad altro intermediario finanziario.

   Questo meccanismo varrà anche per tutti gli altri crediti di imposta al 50 e al 65 per cento per interventi di ristrutturazioni semplici e per interventi di risparmio energetico minori, come il cambiamento degli infissi. Resta la possibilità per le famiglie di incassare il credito di imposta nei cinque anni successivi all’intervento presentandolo in dichiarazione di redditi o in compensazione.

   E sul fronte degli adeguamenti antisismici un’ulteriore novità arriva dalla norma, che il governo sta però ancora valutando e che consentirebbe una detrazione non più del 19% ma del 90% della spesa sostenuta per acquistare una polizza anticalamità sulla casa se contemporaneamente si sarà fatto un intervento antisismico per cui il credito di imposta del 110% sarà ceduta alla stessa compagnia assicurativa. Un pacchetto integrato che potrebbe aiutare il decollo effettivo del SISMABONUS rimasto finora poco utilizzato.

FRACCARO: «OBIETTIVO MIGLIORARE PRESTAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI»
Il bazooka messo a punto per l’edilizia privata promette così di aprire opportunità enormi di investimenti green e anche di favorire la trasformazione del settore edile in chiave di sostenibilità energetica e ambientale.

   «Agevoliamo – dice Fraccaro in una intervista al Sole 24 Ore – gli interventi strutturali compresi nel sismabonus e nell’ecobonus, così da incentivare i progetti più importanti, ma in più chi avvierà questi lavori beneficerà del superbonus anche per il fotovoltaico, gli accumulatori, l’isolamento delle pareti, gli impianti di riscaldamento a pavimento, gli infissi, e tutti gli altri interventi di riqualificazione energetica. L’obiettivo – continua Fraccaro – è consentire alle famiglie di migliorare la qualità della vita all’interno dell’abitazione e la prestazione energetica degli edifici, con un beneficio anche sulle bollette. Vogliamo mettere un pannello solare sulle case di tutti gli italiani, renderle più confortevoli, più sicure, più antisismiche e più ecosostenibili. Ma puntiamo anche a migliorare la qualità delle periferie urbane tramite interventi sulle case popolari e a creare una filiera produttiva di edilizia orientata alla sostenibilità».

OGNI ANNO ATTIVATI LAVORI PER 29 MILIARDI AGEVOLATI DAI BONUS EDILIZI
D’altra parte, il governo “colpisce” proprio nel filone di business edilizio dominante da anni, quello della riqualificazione abitativa, che ha salvato un ampio pezzo del settore delle costruzioni in crisi. Basti ricordare che ogni anno vengono attivati – secondo le stime di Cresme e Ance – lavori per circa 29 miliardi agevolati dai bonus edilizi. E che dalla nascita, avvenuta nel 1998 dal governo Prodi, sono state oltre 20 milioni le domande presentate. Raramente il fisco ha avuto così successo presso i cittadini.

   I numeri del Cresme dicono però che l’investimento per il risparmio energetico (ecobonus) vale circa un ottavo di quelli (agevolati con un credito di imposta del 50%) in manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni semplici (cioè non energetiche). Non è mai riuscito a superare la dimensione micro, con ricorso diffuso agli incentivi per i soli infissi. Nel 2019 è stato stimato un investimento di 25,7 miliardi (rispondenti a 1,4 milioni di domande presentate) per il recupero semplice e di 3,2 miliardi (rispondenti a 349mila domande) per la riqualificazione energetica. (Giorgio Santilli)

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 SUPERBONUS 110%, I 3 MACRO-INTERVENTI AGEVOLATI

– Sono definiti come lavori “trainanti” e sono condizione necessaria per un’altra serie di interventi più leggeri. Ma quali condizioni dovranno rispettare? Ecco tutti i dettagli –

11 maggio 2020

   Il Superbonus sarà applicabile a tutte le spese previste dall’ecobonus, a condizione che nel pacchetto totale degli interventi ci sia almeno uno degli interventi indicati al primo comma dell’articolo stilato da Fraccaro (destinato a entrare nel decreto legge maggio).

   Si parla di 3 di questi interventi indicati nel primo comma, e sono interventi definiti  “trainanti”. Quali condizioni dovranno rispettare? Vediamo in dettaglio tutte le informazioni. (da Il Sole 24 Ore).

Superbonus 110%, i 3 macro-interventi agevolati

INTERVENTO 1 – Cappotto termico

Il primo intervento (coincidente con lettera a all’interno del documento di Fraccaro) è quello di «isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio». Il cosiddetto cappotto termico. L’unica condizione posta dalla norma è che l’intervento abbia «un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo». Il limite economico agevolabile di questo singolo intervento è pari a 60 mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari dell’edificio».

INTERVENTO 2 – Impianti termici e pompa di calore

Il secondo intervento (lettera b) è la «sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati a pompa di calore per il riscaldamento, il raffrescamento e la fornitura di acqua calda sanitaria». Questo intervento arriva a un tetto di 30 mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari se abbinato «all’installazione di impianti fotovoltaici o impianti di microcogenerazione». In questo caso si parla di «interventi sulle parti comuni degli edifici, o su singoli edifici».

INTERVENTO 3 – Sostituzione caldaia senza combinazione con fotovoltaico

Il terzo tipo di intervento (lettera c) agisce sempre sugli impianti di riscaldamento ma non c’è l’abbinamento con i pannelli solari. Si tratta di «interventi per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti alimentati a gasolio con impianti a pompa di calore o caldaie a condensazione». La condizione è che la nuova caldaia abbia una «efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione, del 18 febbraio 2013». In questo caso la detrazione è calcolata su un ammontare complessivo delle spese «non superiore a euro 10.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio».

   L’installazione dei pannelli solari in abbinata all’intervento lettera b) (intervento 2) è dunque la condizione per far salire a 30 mila euro la spesa massima per unità immobiliare. Quindi il decreto favorisce il fotovoltaico, abbinato anche agli altri due interventi trainanti, con una detrazione al 110% «fino ad un ammontare complessivo delle stesse spese non superiore a euro 48.000 e comunque nel limite di spesa di euro 2.400 per ogni kWh di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico».

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Economia ecologica | Energia

LE ASSOCIAZIONI DI SETTORE: «UN ESEMPIO IN EUROPA PER FAVORIRE UNA RIPRESA VERDE»

da GREENREPORT.IT, 28/5/2020, http://www.greenreport.it/news/

– Il superbonus al 110% piace in Europa e il Governo punta ad estenderlo al 2022 – Fraccaro: «Sarebbe importante riuscire a estenderlo al 2022 per utilizzarlo anche per l’abbattimento e la ricostruzione. Se lavoriamo tutti bene a novembre, con la legge di bilancio, potremo aver dimostrato che questa impostazione keynesiana orientata alla sostenibilità è la strada da percorrere» –

   Per risollevare il comparto edilizio e indirizzarlo al contempo su binari più sostenibili, il decreto Rilancio ha introdotto il superbonus al 110%: una detrazione fiscale legata alle spese – sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 – per importanti interventi di riqualificazione energetica e antisismica, che sarà possibile vedersi ripagati in 5 anni (in alternativa il beneficio fiscale potrà essere direttamente ceduto ad altri soggetti, banche comprese). Una proposta che sta riscuotendo consensi non solo all’interno dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ma anche tra le altre associazioni europee del settore immobiliare e delle costruzioni.

   «Le nostre associazioni – affermano dall’International union of property owners (Uipi), dall’European construction industry federation (Fiec) e dall’European builders confederation (Ebc) – sostengono pienamente il programma, sperando che in Parlamento il provvedimento venga migliorato per aumentarne i benefici e l’efficacia. Ciò richiederebbe in particolare l’inclusione nel programma di tutti i tipi di abitazione, la semplificazione delle condizioni per il trasferimento del credito alle società di ristrutturazione e l’estensione dei tempi del programma per tener conto del lungo processo decisionale nei condomini e il rinvio della procedura di autorizzazione. Con circa 7 miliardi di euro di investimenti fino al 2023 dovrebbe promuovere una crescita sostenibile, migliorare l’efficienza energetica e ridurre le emissioni di CO2. Nonostante gli ingenti investimenti pubblici iniziali richiesti, il costo del regime dovrebbe essere compensato da un aumento del gettito fiscale derivante dalle attività commerciali e dalla creazione di posti di lavoro».

   Per questo le associazioni europee ritengono che il superbonus al 110% varato in Italia possa essere di esempio anche al resto del continente: «Riteniamo che il superbonus possa rappresentare un esempio in Europa come strumento utile per favorire una ripresa verde nel settore dell’edilizia e delle costruzioni, stabilendo incentivi per le famiglie e le imprese. Nel contesto del Green Deal, gli Stati membri dovrebbero promuovere gli incentivi fiscali considerati dal nostro settore come uno dei modi più efficaci per incoraggiare le decisioni di ristrutturazione».

   Nel frattempo, il webinarSuperbonus al 110%: case verdi e sicure per città sostenibili” che ha visto la partecipazione del sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri Riccardo Fraccaro – primo promotore della misura – ha aperto ieri le porte a una finestra temporale più ampia per poter usufruire della detrazione fiscale: «Sarebbe importante riuscire a estenderlo al 2022 – ha dichiarato il sottosegretario – per utilizzarlo anche per l’abbattimento e la ricostruzione. Se lavoriamo tutti bene a novembre, con la legge di bilancio, potremo aver dimostrato che questa impostazione keynesiana orientata alla sostenibilità è la strada da percorrere».

   «Dopo tre anni di tentativi a metà, finalmente il Governo ha creduto in una sfida che come Ance portiamo avanti da tempo – osserva il presidente Ance Gabriele Buiae ha potenziato sia gli incentivi che gli strumenti di cessione del credito. Ora sfruttiamoli al meglio per avviare quel grande piano di manutenzione

degli immobili privati che è da anni ai nastri di partenza». (GREENREPORT.IT, 28/5/2020, http://www.greenreport.it/news/)

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L’EDILIZIA SOCIALE COME VETTORE DELLA RINASCITA URBANA

Edilizia 6/11/2019, di almda Il giornale dei comuni http://www.gdc.ancitel.it/

– Nella Manovra 2020 il programma innovativo nazionale –

   Previsto dall’articolo 53 del Disegno di legge di bilancio 2020, al vaglio del Senato, il programma innovativo nazionale per la rinascita urbana mira a porre l’edilizia sociale al centro delle proposte di rigenerazione di tessuti e ambiti urbani particolarmente degradati in un’ottica di sostenibilità e senza consumo di nuovo suolo, secondo i principi e gli indirizzi adottati dall’Ue. In particolare, la relazione illustrativa del provvedimento spiega che la norma persegue, nel contempo, le finalità di riduzione del fabbisogno abitativo di edilizia sociale, con attenzione a quella pubblica, del miglioramento del livello della qualità della vita degli abitanti, in un’ottica di innovazione, soprattutto per quanto attiene allo sviluppo di pratiche e di modelli per la gestione dei patrimoni e di welfare urbano, promuovendo, in tale ottica, un programma per la QUALITÀ DELL’ABITARE.

Le specifiche finalità da esso perseguite sono:

– RIQUALIFICARE IL PATRIMONIO destinato all’edilizia residenziale sociale, con attenzione a quello a totale carico dello Stato e incrementarne la disponibilità, guardando anche agli aspetti gestionali;

– RIGENERARE IN MANIERA STRUTTURALE e duratura il tessuto socio – economico;

– INCREMENTARE L’ACCESSIBILITÀ materiale e immateriale sia degli edifici che degli spazi e dei servizi, la sicurezza dei luoghi e la rifunzionalizzazione di spazi e immobili pubblici non utilizzati;

– migliorare la coesione sociale e la qualità della vita dei cittadini.

   Tale Programma, inoltre, rappresenta un’opportunità di scambio di prassi, di progetti e di misure, per i soggetti partecipanti, considerate le varie specificità delle Regioni e dei Comuni ed è rivolto alle città metropolitane, alle città capoluogo di provincia, alla città di Aosta e alle città medie con più di 60.000 abitanti, in quanto luoghi caratterizzati da fenomeni di marginalità, con carenza di adeguata infrastrutturazione, di alloggi sociali, in riferimento alle categorie più disagiate, con scarsa presenza di servizi.

   La norma prevede che, con decreto del Mit, di concerto con il Mef e con il Mibact, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data della sua entrata in vigore, siano disciplinati i termini, i contenuti, le modalità di presentazione delle proposte, corredate dal relativo cronoprogramma di attuazione, che i suindicati enti dovranno trasmettere allo stesso Mit, ferma restando, per gli interventi di edilizia residenziale sociale, la coerenza con la programmazione regionale.

   Con il medesimo decreto, inoltre, dovrà essere definita l’entità massima del contributo riconoscibile, nonché i tempi e le relative modalità di erogazione, assicurando il finanziamento di almeno una proposta per ciascuna Regione di appartenenza del soggetto proponente e la coerenza dell’utilizzo delle risorse anche con gli indirizzi di cui alla delibera CIPE del 22 dicembre 2017 n. 127  (in GU 14 aprile 2018 n. 87). Ai fini della valutazione delle proposte, istituisce presso il Mit, un’Alta Commissione e ne individua i componenti. La norma dispone, infine, che in relazione agli interventi del Programma ammessi al finanziamento, i Comuni possano prevedere l’esclusione del pagamento del contributo di costruzione di cui all’articolo 16 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

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“SENZA CITTÀ NON C’È DEMOCRAZIA, CULTURA, TRASFORMAZIONE ECONOMICA”

Intervista di Carmelo Caruso a FRANCESCO DAL CO, da “il Foglio” del 2/5/2020

   E’ contro la fuga in campagna, anzi, contro la dispersione e la “banalissima retorica” di questo tempo (“Un’altra infezione diversa, ma pericolosa quanto il virus”). Ed è contro le case riprogettate a misura epidemica, stanze per la quarantena, kit di sopravvivenza: “E quale sarebbe il modello? Rebibbia o San Vittore?”.

   FRANCESCO DAL CO, che è “l’incurabile” dell’architettura e non solo perché abita e insegna a Venezia (“Circondato dai miei trentamila libri, inferocito, ma docilmente, contro quei nobili che hanno scelto marxianamente di non lavorare e di lasciare decadere i loro bellissimi palazzi”), pensa che la città non è l’istituzione al tramonto che raccontano gli architetti. Sui giornali annunciano infatti la partenza per il borgo, il ritorno allo stato di natura: “Sognano il giardino di Rousseau. Nulla è più antimoderno che questa fantasia”.

   Direttore di CASABELLA – che è più di una rivista di architettura e poco meno di un romanzo –, maestro di maniere, Dal Co dice che quando è a Venezia gli manca Milano e che quando è a Milano ritorna poi a Venezia: “Tre giorni a Milano e il resto a Venezia. Spero presto di poterci rientrare”.

Passeggia e rilegge.

Ma i giornali li legge?

“Li leggo e mi sono anche dotato di una televisione, strumento che mi tormenta e che mi travolge con il suo fiume insopportabile di parole che accompagnano questa catastrofe”.

Ad accompagnarci fuori dalle città c’è tutto un pensiero e un movimento che ragiona sui benefici non della ripartenza, ma del trasloco. Si compongono odi all’albero d’ulivo, al carrubo, aria buona e smart working.

E’ pronto a tutto questo?

“Anche io, che insegno all’università, sto facendo ricorso al web. Sono anche io in modalità smart working, ma non capisco tutte queste lodi. Se il lavoro era alienazione, lavorare connessi non è altro che un aumento dell’alienazione. Sembriamo turaccioli di bottiglia che galleggiano nella corrente”.

E dunque, per Dal Co, che come tutti usa la tecnologia ma senza arrendersi all’esistenza via cavo, impensabile sarebbe vivere online o la scuola telematica e non perché non sia efficace, ma perché si tratta dell’edificio dove “la classe” è soprattutto relazione fra “classi” (sociali).

“Sono nato in una famiglia borghese e ricordo che mia madre, ogni mattina, mi porgeva due panini. Uno per me e l’altro per il compagno più povero. Questo per dire che a scuola si conoscono le differenze sociali. Inoltre si dimentica che le famiglie vivono in spazi ristretti e che molti non hanno neppure i pc. Sento dire: si condivide. Ma cosa è questo condividere se non un condividere nel vuoto?”.

Le città potrebbero svuotarsi e non solo per la paura del virus che, avvertono, può continuare ad attaccare, ma per le difficoltà di movimento, le restrizioni che inevitabilmente ci saranno. La rivista Casabella prima di Dal Co è stata diretta, tra i tanti, da Ernesto Nathan Rogers, Franco Albini, Alessandro Mendini, Tomás Maldonado, Vittorio Gregotti, tutti uomini che hanno avuto l’ambizione di avvicinare la periferia ma mai di staccare definitivamente la città dalla campagna.

“Senza città non c’è democrazia, cultura, trasformazione economica, abbiamo bisogno delle città. Basterebbe leggere qualche libro di Max Weber per ricordare che il resto è solo nostalgia”, spiega Dal Co che tra le qualità coltiva l’armonia, sostanza che gli permette di stare appartato e di sorridere quando ascolta (e siamo ancora alla retorica) il grido “Venezia sta morendo per i troppi turisti”, che in questi giorni si è però capovolto in “Venezia muore perché non ci sono più turisti”.

Insomma, con Venezia che facciamo?

E qui Dal Co prende dalla sua libreria il testo di Michel Butor la “Descrizione di San Marco” e uno speciale passaggio di spensierata e provvidenziale folla che sempre si vuole perseguitare e castigare: “Tavolini, orchestrine, negozi e tutte quelle frasi e quelle lingue, per Butor, sono come le creste che un pittore usa per rappresentare un mare agitato”. E’ convinto che non è vero che si “muoia di turismo” e tantomeno nella sua Venezia che i residenti volevano già salvare con la quarantena prima della quarantena (“Dateci il numero chiuso!”) e che oggi vorrebbero invece spalancare (lo ha chiesto il sindaco Luigi Brugnaro) perché malata di solitudine. Lo sostiene da residente e aggiunge che Venezia è anche un problema più vasto, di democrazia: “Che diritto ho – io che ho il privilegio di abitare a Venezia – di impedire a un curioso di venire a vedere questo impossibile costruito sull’impossibile?”.

   E infatti, per Dal Co – e parliamo sempre di uomini e città e lo facciamo ancora con l’aiuto di Butor – “mentre tanti altri monumenti antichi sono così profondamente snaturati dal turista che, quando vi si avventa, sembrano essere profanati, la basilica di San Marco, al contrario, con la città che la circonda, non ha nulla da temere da questa fauna e dalla nostra stessa frivolezza; lei, la basilica, è nata, è sorta sotto il costante sguardo del visitatore, i suoi artisti hanno lavorato in mezzo alle conversazioni di marinai e mercanti…”.

   Come spiegare allora questa onda che invoca la vita nei campi, dimenticando che la campagna è stata la ferocia de “Il podere” di Federigo Tozzi, come spiegare la crisi dell’idea di urbanità? Secondo Dal Co non è altro che un tentativo di rimozione, quasi freudiano: “Una reazione a quello che non si comprende. Ci si rifugia nella natura che è l’immutabile così come nella famiglia che tutti dimenticano è il luogo dove avvengono più delitti”.

   E lo sussurra sempre senza enfasi ma con una naturalezza che le parole scritte tradiscono. Il tono di Dal Co, malgrado la forza dei suoi ragionamenti, è quello di chi è risolto e non ammonisce ma allarga, un po’ come la sua contro-proposta di non lasciare le città e di passare al sostantivo MANUTENZIONE AL POSTO DI DISPERSIONE: “Scuole, carceri, opere pubbliche. Una grande azione di manutenzione anziché la fuga in campagna che, come scriveva Friedrich Schiller, non è che un tentativo frustrato. Aspirare alla lontananza è solo un modo per cercare di possedere il presente”. (Intervista di Carmelo Caruso a FRANCESCO DAL CO, da “il Foglio” del 2/5/2020)

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EDILIZIA EFFICIENTE, IL SUPERBONUS 110% ITALIANO VS L’ESEMPIO BRITANNICO

di Edoardo Zanchini e Gabriele Nanni, da https://www.qualenergia.it/ 21/5/2020

– L’esperienza normativa di Inghilterra e Galles dimostra che ci sono politiche più efficaci per portare il patrimonio edilizio almeno alla classe energetica “E”, con minori costi e risultati migliori e certificati. Un’analisi di Zanchini e Nanni di Legambiente. –

Si fa un gran parlare di salti di classe energetica in questi giorni, dopo la presentazione del nuovo Ecobonus con incentivo al 110% nel cosiddetto “Decreto bilancio”.

Per ottenerlo, specifica il testo, occorre realizzare almeno un salto di due classi e a quel punto si può beneficiare di un incentivo che copre anche tutte le spese, con intervento delle banche ad anticipare e permettere alle famiglie di beneficiare di lavori gratis.

Poiché larga parte del patrimonio edilizio italiano è in Classe G, l’obiettivo minimo è di arrivare in classe E, con la spesa massima ad alloggio di 90mila euro (60mila per isolamento delle pareti e 30mila per la sostituzione degli impianti).

Mai il nostro Paese aveva messo in campo un incentivo di questa portata con obiettivi energetici precisi, per cui vale la pena chiedersi: come stanno facendo negli altri Paesi europei?

Ad esempio, in Inghilterra e Galles dal 1° aprile 2018 non si possono stipulare nuovi contratti di affitto per alloggi o negozi che non siano almeno in Classe E. Da aprile 2020 questo obbligo vale anche per i contratti in essere, che quindi devono prevedere interventi di efficienza energetica pena sanzioni economiche.

   Non esistono incentivi statali a fondo perduto, ma obblighi e prestiti a tassi agevolati per realizzare gli interventi.

La normativa introdotta nel 2018 (Minimum Energy Efficiency Standard – MEES) prevede l’obbligo di realizzare interventi per portare l’alloggio almeno in classe E, con un tetto massimo di spesa di 3.500 sterline (3.900 € circa), attraverso lavori di efficientamento come la coibentazione delle pareti o l’installazione di tecnologie efficienti.

In ogni caso, anche se non si dovesse riuscire a raggiungere la classe E, i proprietari sono obbligati ad investire fino a 3.500 sterline per ottenere il miglior risultato possibile in termini di risparmio energetico. La ragione sta nel fatto che se la casa è molto degradata o difficile da riqualificare, esiste un obbligo di realizzare almeno il miglior intervento possibile.

COME SI PROMUOVONO GLI INTERVENTI?

Se con investimenti fino a 3.500 sterline non si riesce a raggiungere la classe E, si può richiedere l’intervento di una ESCo (energy service company), ossia di un’impresa che fornisce tutti i servizi tecnici e finanziari necessari per realizzare un intervento di efficienza energetica, che può aiutare a realizzare i migliori interventi possibili – anche con salto di più classi – e accedere a prestiti statali, del Green Deal Finance Plan o del Comune/Contea.

Le autorità locali, Comuni e Contee, possono agevolare prestiti e garanzie a condizione che il prestito venga ripagato entro 5 anni e che si provveda a rimborsare il saldo dovuto sul prestito se si vende la proprietà. Vi sono opportunità per i locatari di interagire con gli inquilini per stipulare contratti di locazione “green” in cui la gestione ambientale e i costi della proprietà, come i miglioramenti dell’efficienza energetica e le bollette, sono condivisi a vantaggio di entrambe le parti.

Il Green deal finance plan mette a disposizione finanziamenti a tasso agevolato, ma in più suggerisce azioni con costi e risparmi annuali possibili quali: isolamento del tetto, isolamento esterno e/o interno delle pareti, isolamento dei pavimenti, isolamento del boiler per l’acqua calda, verifica e contenimento dei riscontri d’aria, lampade a basso consumo, sistemi di riscaldamento ad accumulo ad alta ritenzione di calore e cilindro a doppia immersione, pannelli solari termici, sostituzione di infissi a doppio vetro, pannelli fotovoltaici con 2,5 kWp.

CHI CONTROLLA E QUALI SONO LE SANZIONI?

Comuni e Contee sono l’autorità di controllo di riferimento. Gli ispettori incaricati possono verificare gli attestati online, perchè pubblicati e liberamente accessibili a tutti, e successivamente implementare la verifica con ispezioni sul luogo. La multa per l’affitto di proprietà in violazione del Regolamento MEES variano tra 2.000 e 5.000 sterline (2.230-5.580 €) e la pubblicazione sul registro nazionale degli immobili di un avviso nel quale si specificano le azioni richieste per porre rimedio alla violazione e il periodo all’interno del quale deve essere fatto.

Nel caso il proprietario abbia registrato informazioni false o fuorvianti sul registro nazionale degli immobili (ad esempio nel caso venga richiesta l’esenzione dallo schema fornendo documentazione falsa) l’autorità locale può imporre ulteriori sanzioni.

CENTRALE È LA TRASPARENZA DELLE INFORMAZIONI

Per ogni abitazione esiste un certificato con tutte le informazioni che si scarica da un sito internet e che deve essere consegnato all’affittuario.

Basta inserire il codice postale e il riferimento al complesso residenziale o zona urbana, e trovi l’elenco delle proprietà e dei certificati per gli alloggi in affitto. I certificati sono molto semplici e intuitivi (soprattutto rispetto a quelli italiani) con indicazioni di quanto puoi migliorare le prestazioni sia energetiche che di consumi idrici, con dettagli di ogni singolo aspetto (illuminazione, riscaldamento, impianti, ecc.).

In Gran Bretagna è stata definita una chiara traiettoria di miglioramento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio, con una tempistica che permette ai proprietari degli immobili di prepararsi per tempo.

Tra due anni sarà obbligatoria per tutte le locazioni come minimo la classe D con l’obiettivo di arrivare alla classe C entro il 2030. Per tutti gli altri immobili l’obiettivo è di arrivare ad un patrimonio edilizio almeno in classe C entro il 2035.

I COSTI PER PORTARE LE ABITAZIONI IN CLASSE E?

Le analisi ufficiali pubblicate sugli interventi realizzati nel Regno Unito hanno evidenziato come il costo medio per migliorare la prestazione energetica e portarla dalle classi G o F alla E è di 1.200 sterline complessivamente (circa 1.340 €).

   Non sono previste risorse pubbliche a fondo perduto perché è stata fatta un’analisi dei costi medi necessari agli investimenti. Poiché è basso, si è valutato che un proprietario che affitta un immobile è in grado di realizzare gli interventi; inoltre va considerata anche la riduzione della spesa energetica a beneficio dell’inquilino.

Sono invece previsti fondi per prestiti a tassi vantaggiosi in modo da incentivare interventi di efficienza che si possono ripagare proprio con la riduzione dei consumi energetici.

LE DIFFERENZE TRA IL MODELLO ITALIANO E QUELLO INGLESE?

Innanzitutto, Inghilterra e Galles (ma anche Scozia, dove è stata rinviata la scadenza da aprile ad ottobre causa Covid-19) hanno una strategia per migliorare le prestazioni energetiche del patrimonio edilizio, a differenza dell’Italia che non ha fissato obiettivi e scadenze.

Inoltre, hanno realizzato un’analisi dei costi necessari al miglioramento dell’efficienza energetica delle abitazioni, perché l’obiettivo è di ridurre i consumi con la minore spesa possibile.

In Italia invece vengono incentivati interventi e tecnologie a prescindere da un’analisi del rapporto costi benefici, e tutti quelli che rientrano in determinate categorie vi beneficiano (ad esempio, se realizzi il cappotto su una sola parete dell’edificio ottieni che lo Stato ti paga il 110% della spesa per tutti gli altri interventi che fai).

La differenza più evidente è però nell’ammontare delle risorse pubbliche investite per muovere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

In Inghilterra e Galles, come detto, neanche una sterlina di risorse pubbliche viene data a fondo perduto, ma si lavora su obblighi a costi accessibili, meccanismi di mercato e prestiti (da restituire).

In Italia sono solo risorse pubbliche a muovere gli investimenti, con il nuovo Ecobonus che copre tutte le spese (e anche un 10% per la cessione del credito alle banche) fino a 90mila euro ad alloggio.

Infine, da noi non sono previsti meccanismi di accesso al credito a tassi vantaggiosi per realizzare gli investimenti e neanche un ruolo delle ESCo. Perché lo Stato paga tutto l’intervento e, incredibilmente, non considera nel conto neanche la riduzione dei consumi energetici prodotta dall’intervento.

   L’approccio non potrebbe essere più differente e purtroppo i risultati per ora dicono che gli investimenti nel Regno Unito stanno procedendo più velocemente, il mercato si sta muovendo in questa direzione e con risultati migliori in termini di efficienza energetica a vantaggio delle famiglie.

È evidente che in una fase così difficile per l’economia gli investimenti in edilizia sono strategici per l’economia e la creazione di lavoro.

   Il primo problema è che questi investimenti dovrebbero puntare a ridurre i consumi energetici delle famiglie, come purtroppo con il meccanismo italiano non avviene. Per chiarezza, è giusto prevedere risorse pubbliche per accelerare interventi di efficienza energetica, ma il principio dovrebbe essere quello fissato dalle Direttive europee, e quindi di legare gli incentivi alle prestazioni raggiunte. In modo da portare il patrimonio edilizio verso la classe più alta possibile e di aiutare di più chi vive in condizioni di povertà energetica.

   Il secondo problema è che le risorse pubbliche sono limitate, in particolare in un Paese che nel 2020 supererà il 155% di debito pubblico rispetto al PIL.

Se il nostro Paese deciderà di investire 90mila euro ad alloggio (magari di una persona benestante che ha riqualificato il suo appartamento pochi anni fa e ora può rifarlo gratis) dovrà rinunciare ad altri interventi perché arrivati a queste cifre (senza paragoni al mondo) neanche l’emersione del nero riesce a recuperare risorse per le casse pubbliche.

Ad esempio, dovrà rinunciare, probabilmente, a quelli su scuole e ospedali dove, altro paradosso, neanche lì riusciamo a prendere spunto dal modello inglese che coinvolge operatori privati in meccanismi virtuosi di risparmio energetico che ripagano gli investimenti.

Speriamo che con Brexit la distanza dall’Inghilterra non diventi ancora più grande. (Edoardo Zanchini e Gabriele Nanni, da https://www.qualenergia.it/ 21/5/2020)

……………………………………

IL SUPERBONUS 110% E QUEI DETTAGLI CHE RISCHIANO DI AZZOPPARLO

di Lorenzo Vallecchi, 15/5/2020, da QUALENERGIA.IT, https://www.qualenergia.it/

– I criteri ambientali minimi attualmente sospesi, lo scoglio delle banche, il problema delle due classi energetiche: ecco perché senza alcune correzioni, la nuova super detrazione fiscale prevista del DL Rilancio potrebbe essere poco efficace. –

   Il Decreto Rilancio, per quanto riguarda le misure di sostegno alle rinnovabili e all’efficienza energetica, è giustamente ambizioso sulla carta, volto come è a realizzare interventi di ampio respiro, coerentemente fra l’altro con le priorità contenute nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).

Ma è una macchina che potrebbe ingolfarsi prima ancora di partire, a causa delle prevedibilissime complicazioni burocratiche da risolvere entro una finestra temporale ristretta e di vecchie chiavi inglesi regolamentari dimenticate nel motore, che rischiano di gripparlo alla prima accensione, se non saranno tolte durante la ratifica parlamentare.

   Chiariremo più in là di quale dimenticanza si tratti.

   Vediamo intanto perché il poco tempo a disposizione per mettere a punto la complicata macchina bancaria, fiscale e amministrativa potrebbe rendere impossibile o molto difficile sprigionare a terra la forza propulsiva delle misure pur buone contenute nella norma.

   I dettagli del provvedimento, lungo oltre 450 pagine e varato dopo settimane di difficili negoziati, sono scaricabili dal link in fondo all’articolo, ma, in estrema sintesi, ricordiamo che il Decreto Rilancio porta al 110% in cinque anni le detrazioni fiscali sui lavori di riqualificazione energetica degli edifici, come descritto in dettaglio in questo articolo, estendendo tale possibilità anche alle classiche ristrutturazioni, come indicato dall’art. 128, comma 4 del Decreto Rilancio.

   Tali lavori possono essere eseguiti sia sui condomìni che sulle singole unità abitative adibite a prima casa – nei 18 mesi dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021 – a condizione che si realizzino interventi sostanziali e si migliori la prestazione energetica dell’immobile di due classi, o se non possibile tecnicamente si raggiunga comunque la classe energetica più alta possibile, anche tramite l’installazione di impianti fotovoltaici, per l’accumulo elettrico e a pompa di calore.

MISURE AMBIZIOSE

   L’ambiziosità del provvedimento consiste nel fatto che mira a fortificare il ventre molle del vetusto parco immobiliare italiano, cioè quella maggioranza di edifici colabrodo dal punto di vista delle prestazioni termiche e dei consumi elettrici, migliorando i quali l’Italia farebbe un grosso passo avanti dal punto di vista dell’efficienza energetica e della riduzione delle emissioni nocive.

   Legare la super-detrazione al miglioramento di due classi energetiche va proprio in questa direzione: salire di una classe in un Attestato di Prestazione Energetica (APE) certificata da un tecnico abilitato vuol dire grosso modo dimezzare la propria impronta energetica, e salire di un’altra classe ancora vuol dire dimezzare una seconda volta quei consumi.

   Migliorare di due classi è un obiettivo realisticamente raggiungibile solo per gli immobili più malmessi, che sono appunto quelli che hanno più bisogno di migliorie.

Bene quindi se si mira a tappare le fonti maggiori di sprechi energetici: una norma del genere imprimerebbe infatti un’accelerazione alla decarbonizzazione, peraltro necessaria se vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati per il 2030 e 2050.

   Secondo Roberto Calabresi, certificatore energetico e collaboratore del Kyoto Club, interventi capaci di migliorare le prestazioni di un paio di classi energetiche per una villetta o un appartamento, anche se non facilissimi, potrebbero essere un sistema di ventilazione meccanica controllata, oppure di ventilazione con dei recuperatori di calore – semplici aspiratori d’aria con recuperatori di calore al loro interno.

Migliorata l’efficienza termica di un’abitazione con interventi “sulla ventilazione, che aiuta molto,” la seconda voce che consentirebbe un salto di qualità alle prestazioni energetiche è sicuramente l’installazione di un sistema a energie rinnovabili, come impianti fotovoltaici e solari termici, ha detto Calabresi a QualEnergia.it.

   Se poi la casa ha una classe energetica molto bassa, tipo classe G, “magari già semplicemente cambiando la caldaia oppure adottando i sistemi di regolazione del calore per stanza invece che per tutto l’appartamento, quindi mettendo sui termosifoni le valvole termostatiche, insieme ad una caldaia più efficiente, si può arrivare ad un buon salto di efficienza,” ha aggiunto.

   Fin qui, dunque, le misure di merito del Decreto Rilancio in materia di energia sembrano poggiare su basi metodologiche solide e condivisibili.

APPLICAZIONE PROBLEMATICA

Secondo Cecilia Hugony, Amministratore Delegato di Teicos Group, impresa di costruzioni specializzata in interventi di riqualificazione energetica, il fatto che una maggioranza di italiani viva in edifici condominiali pone però delle notevoli complessità.

   Fare “due salti di classi su un appartamento in un condominio in cui non sono padrone del mio tetto e della mia facciata è estremamente difficile. Cambiando tutti gli infissi forse si può fare il salto di una classe, ma se sono attaccato ad un impianto [di riscaldamento] centralizzato, senz’altro, muovendomi da solo sul mio appartamento non riesco a ottenere questo incentivo, dai casi che ho studiato io; comunque resta estremamente complicato”, ha spiegato Hugony a QualEnergia.it.

   “Non credo che intervenendo solamente sul lato impianto si possano ottenere due salti di classe”, ha detto. La soluzione, quindi, sarebbe coinvolgere l’intero condominio per interventi sull’involucro dell’edificio, che per fare un salto di due classi energetiche dovrebbero riguardare superfici vicine al 50% dell’edificio, più che al 25% – la soglia prevista dalla norma – riguardando magari anche le coperture o i solai, puntualizza Cecilia Hugony.

   Ammettendo anche che i condomìni italiani riescano a mettere rapidamente da parte le loro tradizionali litigiosità e ad accordarsi su opere di ampio respiro di efficientamento energetico dell’edificio-impianto nel suo insieme, le misure architettate dal governo rischiano comunque di andare a sbattere contro le procedure previste per la loro applicazione.

   Secondo Hugony, un punto debole è l’estensione del beneficio fiscale del 110% e della relativa cessione del credito anche agli interventi che non ricadono nel perimetro tipico degli ecobonus, come i casi di ristrutturazione classica. “Riteniamo che questo sia deleterio da ogni punto di vista,” ha detto Hugony.

   La cessione del credito, nelle intenzioni, dovrebbero consentire al privato a corto di liquidità o fiscalmente incapiente di riconoscere direttamente o indirettamente il proprio vantaggio fiscale, pari al 110% della spesa sostenuta, alla ditta installatrice, o al fornitore o alla banca, sotto forma di credito sulle loro imposte.

   L’impresa è comunque chiamata, direttamente o indirettamente, ad anticipare l’intera spesa per gli interventi, pagando di tasca propria o facendosela finanziare, di fatto, almeno finora, dai fornitori oppure, da adesso in poi, anche dalla propria banca, cedendo il credito direttamente a lei.

   Ma qualsiasi finanziamento si basa sul merito creditizio dell’impresa. Quando la cessione del credito si riferiva solo alla versione ristretta dell’Ecobonus, l’impresa doveva farsi finanziare una percentuale ridotta del fatturato, un 20% in media, cosa che, pur con qualche difficoltà, generalmente, riusciva a fare.

   “Ora, se tutto va in cessione, la richiesta di supporto finanziario crescerebbe di gran lunga ad oltre la metà del fatturato, se non addirittura sul 100%, rendendo insostenibile la situazione”, ha osservato l’amministratore delegato di Teicos Group, secondo cui questa criticità rischia di mettere in pericolo l’intero sistema dell’offerta.

   Come già successo per la questione dello sconto in fattura, “il mercato delle ristrutturazioni rimarrebbe solo nelle mani delle grandi utility, che però non sono né pronte né interessate a quest’attività. Di conseguenza avremo un blocco di molti mesi del mercato”, ha detto la manager.

   Anche la cessione del credito direttamente alle banche pone dei problemi.

   “L’iniziativa è lodevole ma bisogna essere concreti: quanto tempo ci metteranno le banche ad attrezzarsi: otto mesi? Un anno? Lesineranno il prodotto alle imprese di costruzioni lamentando il merito creditizio, come hanno fatto finora con i prestiti ponte per la cessione del credito”, teme Hugony, che ha sottolineato come la misura durerà solo 18 mesi.

Stesso discorso per le procedure di eventuale cessione dello sconto in fattura alle banche. Quanto tempo ci vorrà per metterla a punto, si è chiesta Hugony.

   Il rischio è che di fronte a una crescita potenziale della domanda anche forte, l’offerta delle aziende non sia in grado di assorbirla, da parte delle società medio-piccole a causa di problemi di capitalizzazione e accesso al credito, da parte delle aziende più grandi, poiché non fanno questo tipo di interventi polverizzati sul territorio.

   Hugony ha fatto notare che la cessione alle banche è già possibile da tre anni per gli incapienti, ma che nessuna banca ha mai attivato il prodotto e l’Agenzia delle Entrate non ha mai pubblicato la circolare per renderla operativa.

DIMENTICANZE PERICOLOSE

Tornando alle “chiavi inglesi” dimenticate negli ingranaggi della norma e che rischiano di gripparne il motore, per la concessione della detrazione del 110%, il decreto prevede l’obbligo di usare materiali che rispettino dei “criteri ambientali minimi”.

   Peccato che il 5 maggio scorso, l’Agenzia Nazionale Anticorruzione (ANAC) abbia, di fatto, sospeso l’applicazione di tali criteri ambientali minimi (per la precisione si sospende l’attività per l’adozione delle relative Linee Guida relative agli appalti pubblici, ndr), in attesa di una loro revisione ad opera del Ministero dell’Ambiente.

   È chiaro quindi che l’inserimento nella norma di un criterio al momento inapplicabile ponga un serio ostacolo agli interventi, se non sarà eliminato o corretto durante l’approvazione parlamentare del decreto.

CONCLUSIONI

Come spesso succede in Italia, per valutare la reale efficacia di questo provvedimento nelle sue parti riguardanti l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, bisognerà quindi stare attenti soprattutto alle misure applicative. Cosa fare quindi?

   Secondo Hugony, “benissimo la norma, ma progettiamo come fare andare avanti i cantieri finché questa norma non sia realmente utilizzabile e applicabile, per esempio, senza ampliare gli interventi cedibili, senza modificare i passaggi burocratici per la cessione del credito, in modo tale da evitare un nuovo blocco in attesa di chiarimenti e interpelli.” (Lorenzo Vallecchi, da QUALENERGIA.IT – https://www.qualenergia.it/)

La sintesi delle misure sul Superbonus e il testo della norma  

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