YEMEN: gli USA (tra le ultime mosse di TRUMP) dichiarano i filo-iraniani ribelli HUTHI (all’invadenza saudita) come TERRORISTI, bloccando così aiuti e cibo al Paese più povero del mondo arabo – Per il nuovo presidente BIDEN difficili saranno i negoziati con l’Iran, e la soluzione della crisi umanitaria yemenita

La GUERRA CRUDELE E SANGUINOSA che l’ARABIA SAUDITA sta facendo nello YEMEN (quasi 6 anni di una guerra che ha già causato CENTINAIA DI MIGLIAIA DI VITTIME, tra cui oltre 12 MILA CIVILI), appoggiando la guerra civile ma anche lanciando bombe e missili contro la popolazione, ha come PRIMO OBIETTIVO quello di FAR CADERE I RIBELLI HUTHI; di fatto CONQUISTARE UN PREDOMINIO e un’influenza diretta sullo YEMEN (creando un governo fantoccio), e così INDEBOLIRE IL GRANDE NEMICO IRAN – (FOTO: bombardamenti dell’Arabia Saudita in Yemen, da https://www.controinformazione.info/)

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Trump e il segretario di Stato Mike Pompeo (foto da https://www.ispionline.it/) – “Uno degli ultimi COLPI DI CODA in politica estera DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP è stato appena assestato dal Segretario di Stato americano, MIKE POMPEO, con l’ISCRIZIONE DEGLI HOUTI dello YEMEN sulla LISTA DEI TERRORISTI. A seguito della decisione del Dipartimento di Stato americano, NELLE REGIONI DEL CENTRO NORD DELLO YEMEN dove abita circa il 70% della popolazione NON SI POTRÀ PIÙ IMPORTARE dall’estero, NÉ RICEVERE LE RIMESSE IN DENARO della diaspora, spesso unico sostegno di molte famiglie. Ma A PREOCCUPARE ancor di più gli operatori umanitari è la DISTRIBUZIONE DI AIUTI E MEDICINALI: oggi, quelli che riescono ad arrivare dopo aver superato il blocco aereo e navale saudita vengono distribuiti sul territorio solo coordinandosi con gli Houthi.(…)” (da ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, https://ispo.campaign-view.eu/, 12/1/2021)

USA: LE MINE VAGANTI DI DONALD TRUMP

– Taiwan, Yemen e Cuba: così l’amministrazione Trump riempie il cammino di Biden in politica estera di mine vaganti –

da ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, https://ispo.campaign-view.eu/, 12/1/2021

   Mancano pochi giorni all’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca e l’amministrazione Trump ha annunciato, nel giro di poche ore, che rimetterà Cuba nella lista dei paesi sponsor del terrorismo, rimuoverà le restrizioni autoimposte nei rapporti con Taiwan e inserirà i ribelli Houthi nella lista dei gruppi terroristici. A renderlo noto è stato il segretario di Stato MIKE POMPEO procedendo a passo spedito con quello che in gergo militare si chiama “AVVELENAMENTO DEI POZZI”.

   JOE BIDEN appena insediatosi si troverà così con una serie di dossier scottanti tra le mani. E non solo. La decisione di bollare come terrorista il movimento ANSAR ALLAH, riferimento politico e militare dei ribelli HOUTHI, potrebbe compromettere ogni chance di successo nel difficile negoziato di pace in corso in YEMEN, oltre a rivelarsi fatale per il processo di distribuzione di aiuti e cibo nelle aree controllate dagli insorti. L’avvelenamento dei pozzi, d’altra parte, è una tecnica di guerriglia utilizzata per ostacolare il nemico e impedirgli di avanzare man mano che ci si ritira. Più o meno quello che si fa con i campi minati. Poco importa se ci sarà un numero imprecisato di “vittime collaterali”. (ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, https://ispo.campaign-view.eu/, 12/1/2021)

YEMEN: “VANDALISMO DIPLOMATICO”?

   Quello che per l’amministrazione Trump è l’affondo decisivo all’Iran (sponsor degli insorti yemeniti) e un regalo di addio ai partner sauditi, per le organizzazioni umanitarie è nient’altro che “un atto di vandalismo diplomatico”. Infatti, a seguito della decisione del Dipartimento di Stato americano, nelle regioni del centro nord dello Yemen dove abita circa il 70% della popolazione non si potrà più importare dall’estero, né ricevere le rimesse in denaro della diaspora, spesso unico sostegno di molte famiglie. Ma a preoccupare ancor di più gli operatori umanitari è la distribuzione di aiuti e medicinali: oggi, quelli che riescono ad arrivare dopo aver superato il blocco aereo e navale saudita vengono distribuiti sul territorio solo coordinandosi con gli Houthi. La situazione nel paese, preda di un conflitto che ha già ucciso oltre 112mila persone e della peggiore crisi umanitaria del mondo, è già catastrofica. La malnutrizione e le epidemie come il colera sono diffuse. L’arrivo del Covid-19 sommato ai tagli degli aiuti occidentali nel 2020, inoltre, hanno portato ciò che resta del sistema sanitario yemenita al collasso. Il paradosso è che, secondo gli esperti, le sanzioni otterranno l’effetto opposto, rafforzando la capacita di presa del movimento sulla popolazione civile e compromettendo ogni evoluzione nel processo di pace mediato dall’Onu((ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, https://ispo.campaign-view.eu/, 12/1/2021)

Il nuovo presidente americano JOE BIDEN (foto da “Il Fatto Quotidiano”) – “(…) LA MOSSA DI POMPEO rischia di complicare gli sforzi di BIDEN per RIAPRIRE I CANALI DIPLOMATICI con l’IRAN e rivedere l’alleanza con l’ARABIA SAUDITA, che da anni conduce una sanguinosa offensiva contro il poverissimo Paese yemenita confinante; e potrebbe anche MINARE I TENTATIVI DI RIPORTARE LA PACE IN YEMEN e COMPLICARE GLI SFORZI PER FAR FRONTE ALLA CRISI UMANITARIA che gli operatori del settore definiscono “biblica”.(…)” (Pietro Del Re, da “la Repubblica” del 11/1/2021)

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(Yemen, who controls what, da http://www.documentazione.info/) – LA GUERRA NELLO YEMEN è un altro tassello della delicata partita a scacchi che si sta giocando in MEDIO ORIENTE. I ribelli HUTHI che controllano la capitale San’a sono SCIITI come l’Iran, storici alleati della RUSSIA e del regime di ASSAD in Siria. Si può dire invece che tutto il resto del Medio Oriente, ISIS compreso, sia al contrario SUNNITA. Far cadere i ribelli HUTHI (che dichiarano di essere loro ad aver lanciato il 9/9/2019 i droni contro gli impianti petroliferi dell’Arabia Saudita, ndr) nello Yemen, vorrebbe dire per Stati Uniti e Arabia Saudita INDEBOLIRE L’IRAN, grande nemica di entrambi i paesi.

“YEMEN, HOUTHI NELLA LISTA DEI TERRORISTI”, LA RICHIESTA DI POMPEO AL CONGRESSO

di Pietro Del Re, da “la Repubblica” del 11/1/2021

– Il Segretario di Stato Usa vuole che il Congresso ratifichi la mossa contro i ribelli yemeniti. Ma questo renderò più difficili i negoziati di Biden con Iran e Arabia Saudita, e peggiorerà la gravissima crisi umanitaria nel Paese – 

   Uno degli ultimi colpi di coda in politica estera dell’amministrazione Trump è stato appena assestato dal Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, con l’iscrizione degli Houti sulla lista dei terroristi. Pompeo ha infatti annunciato che il Dipartimento di Stato notificherà al Congresso la sua volontà di designare il movimento yemenita come un’organizzazione terroristica. La misura è largamente simbolica e, a meno che il Congresso non blocchi la decisione, gli Houthi saranno messi nella lista nera il 19 gennaio, il giorno prima dell’insediamento del presidente eletto, Joe Biden, e dunque del passaggio di consegne con l’Amministrazione Trump.

   Ma la mossa di Pompeo rischia di complicare gli sforzi di Biden per riaprire i canali diplomatici con l’Iran e rivedere l’alleanza con l’Arabia Saudita, che da anni conduce una sanguinosa offensiva contro il poverissimo Paese confinante; e potrebbe anche minare i tentativi di riportare la pace in Yemen e complicare gli sforzi per far fronte alla crisi umanitaria che gli operatori del settore definiscono “biblica”. La guerra s’è rivelata un’enorme tragedia per la popolazione yemenita: secondo i dati dell’Onu, i combattimenti hanno provocato quasi 100 mila vittime, oltre 3 milioni di sfollati e una gravissima carestia.

(YEMEN,
carestia e fame; ALLARME ONU, metà della popolazione senza cibo: rischio carestia, foto da http://www.asianews.it/) – “Si restringe sempre più lo spazio necessario a evitare UNA DRAMMATICA CARESTIA NELLO YEMEN, il Paese più povero del mondo arabo, DISTRUTTO DA CINQUE ANNI DI GUERRA, ANCORA IN CORSO. La MALNUTRIZIONE ha raggiunto LIVELLI RECORD, con milioni di persone, si parla di 5 MILIONI, sul totale di 30 milioni di abitanti, che ne verranno TOCCATI NEI PRIMI SEI MESI DEL 2021 (ma ci sono milioni di sfollati e – fonte Onu – in Yemen c’è “la peggiore crisi umanitaria al mondo”, con circa 24 milioni di yemeniti, l’80% della popolazione, che necessitano di assistenza umanitaria; ndr). Nel 2021 gli yemeniti si troveranno ad affrontare una CRISI ALIMENTARE SENZA PRECEDENTI, causata soprattutto dal conflitto e aggravata dal coronavirus, dall’aumento record dei prezzi dei generi alimentari al sud del Paese e dall’embargo nelle importazioni di carburante che ha colpito il nord. A questo, si aggiungono i limiti delle strutture sanitarie e le restrizioni negli spostamenti. (…)” (Francesca Sabatinelli, da https://www.vaticannews.va/it/, 5/12/2020)

   I ribelli Houti che controllano la capitale dello Yemen e buona parte del suo territorio, hanno immediatamente condanno la decisione di Pompeo, dichiarando che risponderanno con i loro mezzi a questa provocazione. “Sono gli americani a essere all’origine del terrorismo, così come lo sono le azioni e la politica di Trump. Ogni loro decisione è condannabile e noi abbiamo il diritto di rispondere”, ha scritto su Twitter un alto responsabile dei ribelli, Mohamed Ali al-Houthi. “Il nostro popolo se ne infischia di come ci considera Trump poiché è egli stesso complice nell’assassinio degli yemeniti”.

   Il capo della diplomazia americana Pompeo ha spiegato che la sua richiesta rientra tra gli sforzi di aumentare “la dissuasione contro le attività nefaste del regime iraniano”, principale sostegno del gruppo dei ribelli yemeniti, e per aiutare la coalizione a guida saudita che li combatte, alleata di Washington. Tre leader Houti sono stati ugualmente iscritti sulla lista nera, tra i quali il loro capo, Abdel Malek al-Houthi. (Pietro Del Re)

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(bombardamenti nello Yemen, foto da http://www.globalist.it/) – Lo YEMEN è insanguinato (dal marzo 2015) da una violenta e crudele GUERRA CIVILE INTERNA, che vede militarmente coinvolta anche, in modo più che diretto, l’ARABIA SAUDITA. Pure l’ITALIA ci ha messo del suo: fornendo BOMBE ALL’ARABIA SAUDITA contro la popolazione yemenita (ne abbiamo parlato in un post del maggio 2019: https://geograficamente.wordpress.com/2019/05/05/bombe-italiane-sui-bambini-dello-yemen-nella-guerra-dimenticata-in-yemen-nel-tragico-scontro-in-medio-oriente-tra-sciiti-e-sunniti-larabia-saudita-sgancia-bombe-prodotte-in-italia-sulla-p/). SOLO IL 22/12/2020 IL PARLAMENTO ITALIANO HA PRESO UNA CHIARA POSIZIONE: una Risoluzione della Commissione Esteri della Camera nella quale vengono date IMPORTANTI E PRECISE INDICAZIONI: 1-si impegna il Governo a “MANTENERE LA SOSPENSIONE della concessione di nuove licenze per bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati a colpire la popolazione civile verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi misura già in essere da metà 2019 ma che scadeva”. 2- REVOCARE LE LICENZE IN ESSERE. 3-Estendere le MISURE SOSPENSIVE a TUTTI I PAESI COINVOLTI attivamente nel conflitto IN YEMEN

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IL MONDO DICE NO ALLA GUERRA ALLO YEMEN

dal sito https://serenoregis.org/, 29/12/2020

   Dal 2015, i bombardamenti e il blocco dello YEMEN guidati dai sauditi hanno ucciso decine di migliaia di persone e devastato il Paese. L’ONU definisce questa LA PIÙ GRANDE CRISI UMANITARIA SULLA TERRA. La metà della popolazione del paese è sull’orlo della CARESTIA, il paese ha la peggiore EPIDEMIA DI COLERA del mondo nella storia moderna e ora lo Yemen ha uno dei peggiori TASSI DI MORTALITÀ PER COVID al mondo: uccide 1 persona su 4 che risulta positiva. La pandemia, insieme al ritiro degli aiuti, sta spingendo più persone letteralmente alla fame.

   Eppure l’ARABIA SAUDITA sta intensificando la sua guerra e rafforzando il suo blocco.

   La guerra è possibile solo perché i paesi occidentali – e in particolare gli Stati Uniti e la Gran Bretagna – continuano ad armare l’Arabia Saudita e fornire supporto militare, politico e logistico alla guerra. Le potenze occidentali sono partecipanti attivi e hanno il potere di fermare la crisi umana più acuta del mondo.

   Il disastro nello Yemen è causato dall’uomo. È causato dalla guerra e dal blocco. Può essere fermato.

Yemen global day of action (tratto da https://serenoregis.org/)

   Persone e organizzazioni provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Francia, Italia e in tutto il mondo si stanno unendo per chiedere la fine della guerra in Yemen ed esprimono la loro solidarietà al popolo dello Yemen.

   CHIEDIAMO che in questo momento i nostri governi intervengano per:

– FERMARE L’AGGRESSIONE straniera sullo Yemen.

– STOP ALLE ARMI e al sostegno bellico per l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

– TOGLIERE IL BLOCCO SULLO YEMEN e aprire tutti i porti terrestri e marittimi.

– RIPRISTINARE ED ESPANDERE GLI AIUTI umanitari per il popolo dello Yemen.

   Chiediamo alle persone di tutto il mondo di protestare contro la guerra IL 25 GENNAIO 2021, pochi giorni dopo l’inaugurazione presidenziale degli Stati Uniti e il giorno prima della Future Investment Initiative “Davos nel deserto” dell’Arabia Saudita.

   Chiediamo agli individui e alle organizzazioni di tutto il mondo di invocare proteste – con maschere e altre precauzioni di sicurezza – nei loro paesi e città quel giorno e chiarire che il MONDO DICE NO ALLA GUERRA ALLO YEMEN.

Aggiungi il nome della tua organizzazione facendo clic qui. Per ulteriori informazioni, contatta national@actioncorps.org.

(ndr: PER VEDERE LE ORGANIZZAZIONI CHE HANNO ADERITO clicca su:

Il mondo dice NO alla guerra allo Yemen, lunedì 25 gennaio 2021 – Centro Studi Sereno Regis

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(San’a, la capitale dello Yemen, foto da Wikipedia) – YEMEN: UN PAESE RICCO DI MINERALI, MA NELLE MANI DI ABU DHABI – Il controllo degli EMIRATI ARABI UNITI (UAE) in YEMEN non si limita ad AEROPORTI, PORTI e IMPIANTI di PRODUZIONe ed esportazione di PETROLIO e GAS, ma si estende altresì ai siti e alle miniere d’oro di HADRAMAWT e delle altre aree meridionali. (….) Parallelamente, lo Yemen continua ad essere un Paese povero, che risente delle conseguenze del perdurante conflitto. In particolare, la guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli HOUTHI hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti Houthi, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.(…)” (da https://sicurezzainternazionale.luiss.it/ 27/2/2020)

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HUTHI TERRORISTI

di Daniele Santoro, da https://www.limesonline.com/ 13/1/2021

   Il segretario di Stato degli Usa Mike Pompeo ha annunciato che Washington intende designare gli huthi dello Yemen – legati all’Iran – come organizzazione terroristica.

   Perché conta: È l’ennesima mossa dell’agonizzante amministrazione Trump – o meglio della sua componente profonda, incarnata proprio dal neoconservatore Pompeo – per stringere il cappio attorno a Turchia e Iran, le due potenze revisioniste del Medio Oriente.

   Negli ultimi due mesi, gli americani sono tornati a indurire notevolmente l’approccio nei confronti di Ankara e Teheran. Pompeo ha minacciato di rovesciare Erdoğan a mezzo stampa e si è poi autoinvitato a Istanbul, da dove ha sfidato senza mezzi termini il presidente turco. Dopodiché, Washington ha comminato nuove sanzioni ad Ankara per l’acquisto degli S-400 russi e ha inviato un sottomarino  classe Ohio equipaggiato con 154 missili Tomahawk e scortato da due navi da guerra nel Golfo Persico. È stato il primo sommergibile americano a incrociare in quelle acque dal 2012. Segnale inequivocabile alla Repubblica Islamica, che ha reagito annunciando di aver ripreso l’arricchimento dell’uranio al 20% e sequestrando una petroliera sudcoreana.

   La mossa sugli huthi risente di tali dinamiche, ma si propone anche di rispondere alle pressanti esigenze di sicurezza nazionale di Israele e Arabia Saudita. Gerusalemme teme concretamente che l’Iran possa avvalersi della crescente potenza militare dei suoi clienti yemeniti per colpire EILAT, sul Golfo d’Aqaba, dove a fine dicembre lo Stato ebraico ha installato Irone Dome e Patriot. Aumentando contestualmente gli attacchi contro obiettivi iraniani in Siria – il più recente a Dayr az-Zawr nella notte tra il 12 e il 13 gennaio. Mentre Teheran continua ad alzare la posta, ventilando di poter colpire Israele anche da Gaza e Libano.

   Dal canto suo, l’Arabia Saudita è ancora sotto shock per gli attacchi alle installazioni Aramco del settembre 2019, che hanno svelato la sua estrema fragilità. Nell’ultimo anno e mezzo gli sciiti dello Yemen hanno continuato a molestare i sauditi con lanci di missili e attacchi di droni. Riyad è incapace di reagire e si ritrova i clienti dell’Iran lungo il confine meridionale.

   Eilat non è un obiettivo casuale. È lo snodo del complesso infrastrutturale energetico tra Arabia Saudita e Israele patrocinato dagli Emirati e degli imponenti progetti industriali e commerciali finanziati da Abu Dhabi e Riyad tra il Canale di Suez e Neom, la nuova città che il principe ereditario Mohammed bin Salman si propone di edificare nell’Arabia Saudita nord-occidentale.

   Dinamiche che svelano la centralità assoluta del Mar Rosso nella competizione tra potenze regionali. Il blocco arabo forgiato a partire dall’asse saudo-emiratino e levigato con gli accordi di Abramo è imperniato proprio sulla dorsale che separa Asia e Africa – come dimostra il sostanzioso investimento geopolitico israelo-emiratino in Sudan.

   Difficilmente la mossa americana smorzerà la minaccia degli huthi, che anzi verranno verosimilmente usati dall’Iran per alzare ulteriormente il prezzo del suo rientro nell’accordo sul nucleare. Circostanza che conferirebbe allo Yemen potenziale sufficiente per evolvere nell’arena privilegiata della prossima resa dei conti regionale. (Daniele Santoro)

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Medio Oriente

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YEMEN: UN PAESE RICCO DI MINERALI, MA NELLE MANI DI ABU DHABI

da https://sicurezzainternazionale.luiss.it/ 27/2/2020

Il controllo degli Emirati Arabi Uniti (UAE) in Yemen non si limita ad aeroporti, porti e impianti di produzione ed esportazione di petrolio e gas, ma si estende altresì ai siti e alle miniere d’oro di Hadramawt e delle altre aree meridionali.

   A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, secondo cui, a detta di fonti locali, nell’ultimo periodo, società emiratine hanno contrabbandato grandi quantità di pietre preziose dal distretto di Hajar fino ad Abu Dhabi. Al contempo, il destino di altri 16 siti minerari yemeniti resta misterioso. Le fonti, in condizioni di anonimato, hanno rivelato che sono diverse le miniere private poste in mani emiratine, in modo diretto o attraverso aziende affiliate, da cui è possibile ricavare grandi quantità d’oro. Pertanto, alcuni analisti hanno parlato di un vero e proprio “saccheggio”, il quale viene reso possibile anche dalla collaborazione con le cosiddette forze della Hadrami Elite, addestrate e sostenute proprio da Abu Dhabi. Il fine iniziale di tale legame, da parte emiratina, era mettere in sicurezza le infrastrutture energetiche di Belhaf, ma successivamente la Hadrami Elite è stata integrata nell’esercito yemenita.

   Parallelamente, lo Yemen continua ad essere un Paese povero, che risente delle conseguenze del perdurante conflitto. In particolare, la guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti Houthi, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah.

   Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

   Il conflitto ha contribuito a deteriorare ulteriormente le condizioni dei 17 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà, su un totale di 30 milioni di abitanti yemeniti. Ciò, come sottolineato dagli esperti di economia del quotidiano arabo, si verifica in un Paese ricco di petrolio, gas, risorse agricole e soprattutto minerarie. A tal proposito, il settore minerario è stato classificato tra i più promettenti per lo Yemen, in quanto si tratta di un Paese che può vantare non solo di grandi quantità ma anche di una grande diversità di minerali. In parte, è stato evidenziato, si tratta di risorse non ancora scoperte e sfruttate, a causa dei costi elevati delle attività estrattive e di produzione e del caos generale in cui versa il Paese.

   In particolare, secondo recenti studi ufficiali, si stima che le riserve di minerali ammontino a circa 100 milioni di tonnellate, distribuite in 24 siti di esplorazione. Inoltre, circa l’80% del territorio yemenita è sede di rocce sedimentarie, fonte di ricchezza e varietà di minerali. La risorsa maggiore è rappresentata dall’oro.  Esperti hanno parlato della presenza di 20 grammi d’oro per tonnellata di roccia, soprattutto nel governatorato di Hajja, nel Nord dello Yemen.

   Ad Hadramawt, poi, vi sarebbero circa 678 mila tonnellate di rocce contenenti 15 grammi d’oro per tonnellata. Tuttavia, secondo quanto riferito anche dal ricercatore e studioso del Center for Studies and Research in Geological Exploration, Tawfiq Salah, in tale regione le operazioni di estrazione e produzione avvengono in modo segreto, e sono gli Emirati ad averne il controllo.

   Secondo i dati pubblicati il 9 ottobre 2019 in un rapporto del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, se il conflitto in Yemen continuerà ancora fino al 2022, il Paese potrebbe divenire il Paese più povero al mondo, con il 79% della popolazione al di sotto della soglia di povertà, ed il 65% in condizioni di povertà estrema. Negli ultimi anni, la guerra civile in Yemen ha già portato a un aumento del tasso di povertà, passando dal 47% del 2014 al 75% del 2019.

(da https://sicurezzainternazionale.luiss.it/)

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Piera Laurenza, interprete di arabo

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LO SCANDALO DELLO YEMEN DOVE SI MUORE DI FAME

di Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano, da https://www.vaticannews.va/it/, 5/12/2020

– Le principali agenzie delle Nazioni Unite lanciano l’ennesimo allarme sulla situazione in cui versa il più povero dei Paesi arabi. La denuncia dell’amministratore apostolico dell’Arabia meridionale Mons. Paul Hinder: si devono aprire corridoi sicuri per gli aiuti –

   Si restringe sempre più lo spazio necessario a evitare una drammatica carestia nello Yemen, il Paese più povero del mondo arabo, distrutto da cinque anni di guerra, ancora in corso. La malnutrizione ha raggiunto livelli record, con milioni di persone, si parla di 5 milioni, che ne verranno toccati nei primi sei mesi del 2021.  Gli yemeniti si troveranno ad affrontare una crisi alimentare senza precedenti, causata soprattutto dal conflitto e aggravata dal coronavirus, dall’aumento record dei prezzi dei generi alimentari al sud del Paese e dall’embargo nelle importazioni di carburante che ha colpito il nord. A questo, si aggiungono i limiti delle strutture sanitarie e le restrizioni negli spostamenti.

L’Onu, il mondo non può voltare le spalle allo Yemen

La “fase di emergenza” di insicurezza alimentare – ipotizzano le agenzie delle Nazioni Unite, Pam, Unicef e Fao – nel tempo coinvolgerà la metà dei 30 milioni di abitanti. “Questi numeri allarmanti devono essere un campanello d’allarme per il mondo, non si possono voltare le spalle ai milioni di famiglie che sono ora in disperato bisogno” è l’appello del direttore esecutivo del Pam, David Beasley, che vede nel 2021 un anno ancora più drammatico per i vulnerabili dello Yemen. “La carestia può ancora essere evitata – avverte Beasley – ma questa opportunità sta scivolando via ogni giorno che passa”.

Verso la carestia, milioni di bambini a rischio fame

Negli ultimi mesi, si è evidenziato un significativo calo degli aiuti umanitari, anziché i 3,4 milioni di dollari chiesti dall’Onu, lo Yemen ne ha ricevuti solo 1,5 miliardi, neanche il 50%. Sono oltre 24 i milioni di persone che dipendono da qualche forma di assistenza umanitaria e la situazione peggiora drasticamente. “Il mondo non può rimanere a guardare mentre lo Yemen scivola nella carestia e milioni di bambini e famiglie vulnerabili soffrono la fame”, spiegano dall’Unicef, la cui direttrice generale, Henrietta Fore, avverte che senza un’azione urgente moriranno ancora più bambini. “E’ uno scandalo”, denuncia a Vatican News, monsignor Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale e amministratore apostolico dell’Arabia settentrionale:

Le notizie sono vere, anche se non tutto il Paese è nella stessa situazione, dipende un po’ dalle regioni e dalle zone di conflitto. Comunque c’è la fame, ci sono le malattie, c’è l’insicurezza, ci sono dei movimenti interni, la migrazione interna, con i problemi conseguenti, c’è la violenza, che rimane, anche se si cerca una strada verso la pace, che però resta ancora troppo lontana, ma almeno per un cessate il fuoco.

Lo Yemen è vicino ai Paesi ricchissimi, ma lo Yemen stesso è un paese poverissimo, reso povero, mantenuto povero, addirittura ora c’è la fame. E’ uno scandalo e non posso che chiedere, anche ai poteri internazionali, di fare tutto per ridurre almeno questa miseria, anche se non sarà possibile risolverla da un giorno all’altro.

Quali sono le crisi in Yemen più urgenti, sulle quali si deve immediatamente intervenire?

Ci vuole da mangiare, si deve sopravvivere, e poi c’è la questione sanitaria. Il problema, però, è come far arrivare l’aiuto alle persone, perché, prima di tutto, si dovrebbero aprire corridoi in sicurezza per far passare gli aiuti che arrivano da fuori, senza di questo è difficile intervenire, i soldi il mondo li ha, e ci sono anche molte agenzie pronte ad aiutare, però il problema principale è come arrivare ai luoghi dove è necessario arrivare, e senza la collaborazione sia delle parti coinvolte nella guerra, sia dei poteri internazionali sarà difficile avere un risultato positivo.

Monsignor Hinder, qual è la speranza dei cristiani yemeniti?

Loro hanno bisogno semplicemente della solidarietà a livello mondiale, ma non vogliono essere trattati separatamente, perché condividono la miseria degli altri, forse anche un po’ di meno, di alcuni yemeniti che veramente si trovano, non c’è altra espressione, nella miseria. Però, certo c’è bisogno di preghiera e c’è bisogno di non dimenticarli, non soltanto nella preghiera ma anche nella nostra solidarietà.

(Francesca Sabatinelli, da https://www.vaticannews.va/it/)

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YEMEN, IL PLAUSO DELLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE AL VOTO FAVOREVOLE DELLA CAMERA PER LO STOP ALLE ARMI VERSO ARABIA SAUDITA ED EMIRATI ARABI

– Un documento sottoscritto da Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo. L’appello al Governo –

22/12/2020, da https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani

   Il Parlamento prolunga lo stop alle armi verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Grande è la soddisfazione della società civile, dopo il voto sulla risoluzione dalla Commissione Esteri della Camera dei deputati relativa allo Yemen e al conflitto che sta devastando il Paese più povero del Medio Oriente da oltre cinque anni.

   I parlamentari italiani chiedono la proroga della sospensione dell’export di alcuni tipi di armamenti verso la coalizione saudita. Ma le organizzazioni della società civile rilanciano e chiedono un coinvolgimento anche dell’Esecutivo: “Ora il Governo – si legge in una nota diffusa – recepisca le indicazioni del Parlamento e lavori per un embargo europeo”. Il pronunciamento a favore del voto di oggi in Commissione Esteri di Montecitorio è stato sottoscritto da Amnesty International ItaliaComitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Movimento dei FocolariOxfam ItaliaRete Italiana Pace e Disarmo

Le indicazioni al governo

La risoluzione è stata votata il 22/12/2020, nell’aula della Commissione Esteri della Camera ed era stata presentata con prima firma dalle deputate Yana Chiara Ehm, del Movimento 5 Stelle e da Lia Quartapelle Procopio, del PD. Nel testo votato dalla maggioranza, oltre a una ricostruzione della situazione attuale e delle precedenti decisioni prese dal Parlamento italiano vengono date IMPORTANTI E PRECISE INDICAZIONI AL GOVERNO: 

– PER PRIMA COSA: si impegna l’Esecutivo a “mantenere la sospensione della concessione di nuove licenze per bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati a colpire la popolazione civile, e della loro componentistica” verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi misura già in essere da metà 2019 (e con scadenza prevista a gennaio 2021) oltre che “a valutare la possibilità di estendere tale sospensione anche ad altre tipologie di armamenti fino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace”.

– REVOCARE LE LICENZE IN ESSERE. Il voto parlamentare di oggi va anche oltre, rispetto alle decisioni del 2019 (prese dalla precedente maggioranza di Governo) chiedendo di “adottare gli atti necessari per revocare le licenze in essere”, che quindi non potranno più essere riattivate una volta terminata la sospensione.

– Nel testo si chiede di valutare infine la POSSIBILITÀ DI ADOTTARE MIRATE MISURE SOSPENSIVE nei confronti di TUTTI I PAESI COINVOLTI ATTIVAMENTE NEL CONFLITTO IN YEMEN e dunque non solo verso i due principali attori del conflitto, come da mesi chiedono le nostre Organizzazioni.

   Si tratta certamente di passi positivi sia perché – come già fatto da altri Paesi prima dell’Italia – si prolunga lo stop all’invio di materiale militari sicuramente utilizzati in passato per colpire la popolazione civile, sia perché viene ora prefigurata la prospettiva di estendere tale blocco.

COMUNICAZIONE Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo

   Le nostre Organizzazioni chiedono ora al Governo di recepire in maniera rapida le indicazioni provenienti dal Parlamento, in modo che la sospensione continui a rimanere effettiva anche dopo la sua prima scadenza senza soluzione di continuità.

   Chiediamo, inoltre, che tutte le valutazioni su ipotesi di ulteriori passi, sia rispetto all’allargamento di tipologie di materiali oggetto di blocco, sia come allargamento dei Paesi oggi destinatari delle armi, siano prese in considerazione rapidamente e soprattutto implementate concretamente appena possibile.

   Chiediamo infine al Governo di farsi protagonista di una iniziativa a livello europeo volta ad un embargo completo su tutti i sistemi d’arma verso gli attori coinvolti nel conflitto e verso i Paesi che commettono violazioni di diritti umani o addirittura crimini di guerra; ricordiamo che lo scorso 17 settembre il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che chiede di “avviare un processo finalizzato ad un embargo dell’UE sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita e altri membri della coalizione a guida saudita”.

   La decisione odierna del Parlamento italiano è molto positiva ma per essere sicuramente efficace nella risoluzione del conflitto in Yemen deve essere a nostro parere propedeutica ad iniziative congiunte di livello internazionale.
Invitiamo inoltre l’Italia a rafforzare il suo sostegno anche finanziario alle iniziative umanitarie di aiuto alla popolazione civile yemenita e alle iniziative diplomatiche per la piena risoluzione del conflitto e l’instaurazione della pace in Yemen.
Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo

OXFAM: “YEMEN, FINALMENTE DALL’ITALIA UN VERO STOP ALL’EXPORT DI ARMI VERSO LE PARTI IN CONFLITTO” Il Governo dia seguito prima possibile al voto espresso oggi in Parlamento. La posizione italiana sia da stimolo alla comunità internazionale per arrivare alla Pace: il popolo yemenita non può più aspettare Roma,

22/12/2020_Oxfam esprime soddisfazione per il voto appena espresso dalla Commissione Esteri della Camera, sulla proroga ed estensione dello stop all’autorizzazione di licenze per l’export di armamenti italiani destinati ad alimentare il conflitto in Yemen.

   Una decisione che arriva dopo quasi 6 anni di una guerra che ha già causato centinaia di migliaia di vittime, tra cui oltre 12 mila civili.

   “Sono state confermate le misure della risoluzione votata nel giugno 2019 verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – e finalmente accolte le nostre richieste di estensione del provvedimento per lo stop verso tutti i paesi membri nella coalizione saudita, autrice di decine di migliaia di raid aerei nel paese anche verso obiettivi civili. Senza limitarsi, questa volta, a bloccare la vendita solamente di bombe d’areo e missili, ma valutando anche altre tipologie di armi prodotte in Italia”.

   Allo stesso tempo Oxfam ritiene cruciale l’invito all’Italia a giocare un ruolo più rilevante nella risoluzione della crisi, attraverso un maggiore impegno sia diplomatico che umanitario, sostenendo inoltre l’apertura di indagini efficaci e indipendenti sulle violazioni e sui crimini commessi in Yemen dalle parti in conflitto.

   “Quello di oggi è un importante passo in avanti del Parlamento italiano verso la difesa del rispetto del diritto internazionale e del diritto umanitario. – conclude Pezzati – È inoltre un segnale decisivo per la comunità internazionale, affinché venga espressa una linea comune, capace di portare ad un cessate il fuoco e alla ripresa del dialogo tra le parti per una soluzione politica del conflitto. La popolazione yemenita, stremata da uno dei conflitti più atroci della storia recente, ne ha urgente bisogno”.

……………………………….

YEMEN, UN PAESE “SOTTO TORTURA” DA 5 ANNI ORMAI PROSSIMO A DIVENTARE IL PIÙ POVERO DEL MONDO

11/10/2019, da https://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/

– Le stime dell’ONU: avverrà entro il 2022”, quando il 79% della popolazione risulterà al di sotto della soglia di povertà. Ad oggi, il conflitto ha provocato oltre 90mila vittime, civili e combattenti –

SANA’A (AsiaNews/Agenzie) – Lo Yemen è “sotto tortura” da anni per un conflitto sanguinoso che ha innescato la più grave crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale. C’è poi la notizia secondo la quale diventerà anche il Paese più povero al mondo, se la guerra dovesse continuare in un prossimo futuro. È quanto emerge da un rapporto elaborato dagli esperti delle Nazioni Unite, secondo cui “se i combattimenti continuano fino a tutto il 2022”, il 79% della popolazione risulterà al di sotto della soglia di povertà. Lo si apprende da Asianews. Il rapporto pubblicato il 9 ottobre 2019 dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) mostra inoltre che, già il 65% degli abitanti del Paese è “classificato come estremamente povero”. A causa della guerra, infatti, la povertà nello Yemen è balzata dal 47% della popolazione nel 2014 al 75%.
L’intervento militare saudita e l’80% della gente da assistere. La nazione araba, già da tempo la più povera di tutta la penisola araba, è sprofondata in un conflitto sanguinoso dopo che i ribelli Houthi, sostenti dall’Iran, hanno conquistato la capitale Sana’a nel 2014. Lo scontro fra governativi filo-sauditi e ribelli è degenerato nel marzo 2015 con l’intervento della coalizione araba guidata da Riyadh. Ad oggi, il conflitto ha fatto registrare oltre 90mila vittime, fra civili e combattenti. Le divisioni a livello locale si sono poi trasformate in una guerra per procura, che ha causato milioni di sfollati e – fonti Onu – innescato “la peggiore crisi umanitaria al mondo”, con circa 24 milioni di yemeniti (l’80% della popolazione) che necessitano di assistenza umanitaria. I bambini soldato sarebbero circa 2500 e la metà delle ragazze si sposa prima dei 15 anni.
Gli spiragli di dialogo. “La guerra – afferma Auke Lootsma, responsabile Yemen per lo Undp – non ha solo innescato la più importante crisi umanitaria al mondo, ma ha pure sprofondato la nazione in un vicolo cieco senza prospettive di sviluppo”. La situazione attuale, aggiunge, minaccia di trasformare la popolazione yemenita “nella più povera al mondo”, una situazione che “una nazione già sofferente non è certo in grado di poter sostenere nel futuro”. Sul fronte diplomatico si muovono ancora spiragli di dialogo fra i ribelli Houthi e il governo riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto da Riyadh. (…)
(…..)
Le ragioni di un conflitto così lungo e spaventoso. Lo Yemen – al di là del racconto quasi esclusivamente “umanitario” che se ne fa, tra i civili uccisi, gli sfollati, gli stupri, il colera… – ha una sua grande rilevanza strategica. Non ci vuole molto a capire la portata cruciale di questo Paese: basta dare uno sguardo alla carta geografica, per capire le ragioni per cui i gruppi jihadisti come Al Qaeda abbiano avuto facile accesso e perché gli USA e l’Arabia Saudita coalizzati siano lì a tutelare i loro enormi interessi. Lo Yemen si trova, infatti, nel punto più estremo della Penisola arabica e sotto i suoi occhi, ogni giorno, passano milioni di tonnellate di petrolio, milioni di tonnellate di merci, e tutto questo nel bel mezzo di una guerra, con un altro “attore” della scena come l’Iran, sempre meno silente, che nello Yemen ha un suo presidio militare rappresentato, appunto, dagli Houti.
Quando la posizione geografica gioca un ruolo ostile. Il destino di un popolo non è mai disgiunto dalla posizione geografica dove ha radicato la sua storia, la sua cultura, la sua economia. Gli yemeniti, dunque, non godono di una situazione geopolitica “amica”. La riconquista del porto di Hudaya, città portuale assediata dalla coalizione USA-Arabia Saudita per essere strappata dalle mani delle forze armate filoiraniane degli Houthi, non ha altro scopo se non quello di riconquistare una postazione di importanza strategica sulle rotte che solcano il Mar Rosso. In particolare, c’è da tener d’occhio lo stretto di Bab el Mandeb, dove tutti i Paesi che si affacciano su quel mare, colossi economici regionali come l’Arabia Saudita e Israele, non possono prescindere dal volume di traffici commerciali che si muovono proprio lì. Un luogo che – se si osserva ancora una volta una carta geografica – altro non è che il cancello d’ingresso del Canale di Suez.

……………………………..

Tutti i post sullo YEMEN di Geograficamente:

Risultati della ricerca per “yemen” – Geograficamente (wordpress.com)

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