UNIONE EUROPEA: l’istituzione della CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA (dal 9/5/2021 alla primavera 2022) propone INIZIATIVE PARTECIPATE su cambiamenti climatici, questioni economiche e sociali, trasformazione digitale, uscita dalla pandemia – Riuscirà nell’obiettivo di coinvolgere i cittadini europei?

Manifestazione pro Europa a Strasburgo

   In questo momento di pericolo pandemico e di incertezza per la nostra comunità, la CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA (che inizia il 9 maggio 2021) rappresenta l’occasione concreta per proseguire nel percorso già intrapreso con il piano NEXT GENERATION EU e rinsaldare nei cittadini europei il sentimento di appartenenza alla stessa comunità di destino. Questo almeno è l’obiettivo dichiarato.

   Se riuscirà (la Conferenza) nel coinvolgimento (non solo di attenzione dei cittadini, di singole persone, ma con associazioni che partecipano, istituzioni di vario genere, scuole, comuni, regioni, gli stessi stati nazionali…), potrà portare fattivamente a una riforma dei trattati europei (come ad esempio le decisioni nel Consiglio d’Europa non più prese all’unanimità ma a maggioranza qualificata; unanimità che adesso blocca molte iniziative…), e potrà creare le istituzioni che i federalisti chiedono da tempo per combattere con efficacia le crisi e ridare all’Europa il posto che le compete nel mondo.

   Sì, è vero, ci sono state delle incertezze sulla gestione della pandemia (ci riferiamo ai vaccini, indecisioni che forse ora si rimediano)…ciò non toglie che nella stessa crisi pandemica l’Europa come valore comune si è rilanciata, ha dimostrato coraggio politico dell’affrontare la crisi economica e sociale, mettendo in atto un sistema di grandi investimenti specie per i paesi più colpiti. Forme di investimento sul “presente difficile”, anche con un indebitamento futuro necessario, ma anche con una solidarietà tra stati europei di aiuto e protezione a chi ha subìto i maggiori danni dal Covid 19.

   E il NEX GENERATION EU è un piano non da poco!… fino a qualche tempo fa impensabile che l’Unione Europea lo decidesse: un programma da 750 miliardi di euro per il rilancio di un’economia Ue travolta dalla crisi pandemica (con l’Italia già molto indebitata e che ha avuto danni e sofferenze peggiori di altri, che avrà accesso alla quota maggiore di questo piano di aiuti).

   La CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA che si apre il 9 maggio 2021, comunque la si pensi e comunque vada, è un altrettanto tentativo coraggioso di dare connotati democratici all’ “AREA GEOPOLITICA EUROPEA”, che nessun altro al mondo, di continenti e stati, si preoccupa di dare in questa fase di democrazia superata da egemonie autoritarie personali e assolute che controllano i loro paesi (la Russia, la Cina…..un discorso diverso vale per gli USA, e in effetti l’UE “cerca” un modello più o meno simile di “Stati Uniti d’Europa”).

   Per tutto questo vi invitiamo a dare attenzione agli importanti processi europei che ora e con la Conferenza dal 9 maggio si svilupperanno attivamente (dando se possibile contributi di partecipazione nelle istituzioni associative, comunali, scolastiche, del lavoro, ricreative…in ogni comunità che “vuole esserci”) (s.m.)

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Il Primo Ministro portoghese Antonio Costa (nel primo semestre 2021 di turno alla presidenza del Portogallo), il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen

VIA LIBERA ALLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA

di Agnese Lerda, 15/3/2021, da https://www.apiceuropa.com/

   Il 10 marzo scorso il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il Primo Ministro portoghese Antonio Costa e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno firmato la dichiarazione comune sulla conferenza sul futuro dell’Europa, che inizierà i lavori orientativamente il 9 maggio, giornata dell’Europa.

   La conferenza sarà incentrata su temi di alto interesse per i cittadini europei, quali i cambiamenti climatici, le questioni economiche e sociali e la trasformazione digitale, anche alla luce della pandemia di COVID-19. I cittadini saranno liberi di sollevare ulteriori questioni che li riguardano.

   La conferenza sul futuro dell’Europa conferirà ai cittadini un ruolo più incisivo nella definizione delle future politiche e ambizioni europee nel prossimo decennio e oltre, sostenendo la legittimità democratica e il funzionamento del progetto europeo. Una piattaforma digitale multilingue interattiva contribuirà all’organizzazione dei dibattiti online e di persona, quando i progressi nella vaccinazione renderanno nuovamente possibili la partecipazione a dibattiti ed eventi fisici.

   La conferenza sarà posta sotto l’egida del Parlamento europeo, del Consiglio e della presidente della Commissione europea, che svolgeranno le funzioni di presidenza congiunta. La presidenza sarà coadiuvata nei suoi lavori da un comitato esecutivo, composto da tre rappresentanti e quattro osservatori per ciascuna istituzione. Il successo della conferenza sarà misurato in funzione dell’ampiezza della partecipazione civica; saranno organizzati e promossi dibattiti locali, nazionali e transnazionali per garantire il massimo coinvolgimento.

   Almeno ogni sei mesi si terrà una sessione plenaria della conferenza, composta da rappresentanti delle tre istituzioni nonché da rappresentanti dei parlamenti nazionali, dei cittadini e di altre parti interessate.

   A questo proposito i rappresentanti del Comitato economico e sociale europeo sottolineano che la semplice consultazione della società civile non sarà sufficiente a plasmare le decisioni della Conferenza e che la sua partecipazione dovrebbe permettere di dare un contributo più significativo.

   Entro la primavera del 2022 la conferenza dovrebbe giungere a conclusioni per fornire orientamenti sul futuro dell’Europa. (Agnese Lerda)

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PER DECIDERE IL FUTURO DELL’UNIONE EUROPEA NON BASTA UNA CONFERENZA

di Nicoletta Pirozzi, dal quotidiano DOMANI, https://www.editorialedomani.it/, del 9/3/2021

   Il 9 marzo a Bruxelles Ursula von der Leyen, David Sassoli e il premier portoghese António Costa, che detiene la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, hanno firmato la Dichiarazione congiunta che dà finalmente il via alla Conferenza sul futuro dell’Europa. Ai tre verrà affidata la Presidenza della Conferenza, che dovrebbe partire il prossimo 9 maggio, in coincidenza con la Festa dell’Europa e anniversario della Dichiarazione Schuman, che segna simbolicamente l’inizio del processo di integrazione europea.

   La Conferenza è intesa come uno spazio pubblico di dibattito per i cittadini europei, e in particolare per i giovani, sull’Unione del futuro e sulle sue priorità, attraverso una serie di eventi, sia fisici che online su una piattaforma digitale multilingue e interattiva.

   Inizialmente proposta dal presidenze francese Emmanuel Macron e poi presentata ufficialmente dalla Commissione europea, la Conferenza è stata vittima dello scoppio della pandemia in Europa ma anche di una battaglia tra istituzioni che ha visto contrapposti parlamento europeo e Stati membri sul nome del suo presidente.

COMPROMESSO AL RIBASSO

Da qui nasce il compromesso a ribasso raggiunto dalla Presidenza portoghese, che sebbene sia riuscita a portare a termine il compito lasciato in sospeso dalla presidenza tedesca di Angela Merkel, lascia molti dubbi sulla sua realizzazione e sui risultati che riuscirà a produrre.

   In primo luogo riguardo all’efficacia della gestione della Conferenza, affidata ad un Comitato esecutivo formato da 9 membri rappresentanti delle istituzioni coinvolte più fino a 4 membri osservatori, che per di più dovrà decidere consensualmente.

   Anche i tempi dell’esercizio sono quanto mai serrati: dovrebbe infatti concludersi entro la primavera del 2022, sotto Presidenza francese, anche per permettere al suo ispiratore Emmanuel Macron di raccoglierne i frutti in vista delle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno.

   Per quanto riguarda i risultati della Conferenza, saranno raccolti da una plenaria e confluiranno in un rapporto ai presidenti, che dovranno decidere come darvi seguito, ciascuno nella propria sfera di competenza. Ma dato che il Consiglio ha categoricamente escluso che la Conferenza comporti una revisione dei Trattati, che cosa possiamo aspettarci?

   Va premesso che l’idea della Conferenza è nata in un contesto pre-Covid, e di conseguenza i temi da trattare andranno aggiornati sulla base della drammatica esperienza della pandemia ma anche dei passi in avanti fatti in questi mesi dall’Unione europea.

   La dichiarazione congiunta dà alcune indicazioni, dal cambiamento climatico, alla migrazione al ruolo dell’Unione nel mondo, ma anche i meccanismi democratici, la sussidiarietà e la trasparenza. E poi lascia ai cittadini la libertà di sollevare questioni che ritengono rilevanti. Proprio questa libertà dovrà essere interpretata ed esercitata dai cittadini nella maniera più estesa possibile.

EFFETTO COVID

L’emergenza sanitaria ha infatti messo in luce molte lacune del progetto europeo che incidono sulla sua capacità di rispondere ai loro bisogni quotidiani. La sopravvivenza dell’Unione è stata assicurata, anche grazie a misure rivoluzionarie come l’emissione di obbligazioni comuni e la proposta di creazione di risorse proprie europee per finanziare il Next Generation EU. Ma la sua resistenza agli shock che verranno è legata a importanti decisioni e riforme sulle sue competenze, sulle regole decisionali, sulle priorità politiche.

   E’ necessario dare all’Unione maggiori poteri in materia sanitaria e di gestione delle crisi? Dobbiamo superare la regola dell’unanimità per permettere ad una maggioranza di Stati e cittadini di realizzare politiche comuni, dalla migrazione allo Stato di diritto, senza restare ostaggio di veti unilaterali? Cosa serve all’Europa per rimanere un attore rilevante nel mutato scenario internazionale in ambito tecnologico, di difesa, energetico?

   Le istituzioni nazionali dovranno fare la loro parte cercando di arginare le forze populiste ed euroscettiche che inevitabilmente cercheranno di appropriarsi dell’esercizio: dovranno ricordare le conquiste dell’integrazione europea, dal libero scambio all’opportunità di lavorare e studiare in altri paesi, ma anche utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione per uscire dalla crisi con i piani di ripresa e resilienza.

   I decisori politici europei, dal canto loro, dovranno essere pronti anche ad affrontare verità scomode riguardo alle preferenze dei cittadini sulla direzione del progetto europeo.

   Queste preferenze potrebbero propendere per un’Unione federale, oppure rivendicare un rafforzamento del coordinamento intergovernativo, o ancora chiedere un’Unione differenziata che permetta agli Stati membri che lo desiderano di andare avanti nel processo di integrazione in vari settori senza essere bloccati da un consenso non raggiungibile.

   E se dovesse emergere una preferenza più forte per riforme profonde che comportano una revisione dei Trattati europei, queste non dovranno essere ignorate, ma anzi confluire in una vera e propria Convenzione, che trasformerebbe la Conferenza in una fase costituente per un’Europa che è pronta ad affrontare le sfide future con il sostegno dei suoi cittadini. (Nicoletta Pirozzi)

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UNIONE EUROPEA

L’EUROPA AL BIVIO: IL FUTURO DELL’UNIONE DOPO LA PANDEMIA

di Futura D’Aprile, da https://www.linkiesta.it/, 11/1/2021

   (…) È passato un anno da quando la pandemia ha avuto inizio, costringendo cittadini e istituzioni a cambiare i propri modi di vivere e di governare per far fronte a una situazione senza precedenti.

   Le crisi, tuttavia, possono portare a delle trasformazioni che in altri momenti sarebbero state impossibili e il caso europeo lo dimostra.

   L’introduzione del debito comune e il varo di un piano di ripresa europeo – il Next Generation EU – sono la prova di come l’Ue abbia dovuto cambiare sé stessa per continuare a esistere. La pandemia e le azioni intraprese dall’Unione in un periodo di crisi lasciano però aperte molte domande sul futuro dell’Ue: il Next Generation EU porterà a un cambio strutturale dell’Unione? Si arriverà alla creazione di una federazione? E che ruolo avrà nell’epoca post-pandemica l’Ue nella politica internazionale, anche alla luce del cambio di vertice negli Usa?

   A queste domande hanno provato a rispondere esperti e politici europei e internazionali, i cui interventi sono stati raccolti nell’e-book L’Europa al bivio dopo lo shock. Il volume, curato da Simone Disegni, contiene le riflessioni di Marta Dassù, Sergio Fabbrini, Timothy Garton Ash, Bernard Guetta, Shada Islam, André Sapir, Alberto Saravalle, Vivien Schmidt e le interviste al Commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni, al ministro agli Affari europei Enzo Amendola e all’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. 

Gli argomenti trattati vanno dal NextGenerationEU, alla modifica dei Trattati e alla disamina dei problemi interni dell’Unione, fino al ruolo che l’Ue dovrebbe assumere a livello internazionale in un mondo sempre più multipolare. 

I problemi interni
Come scrive Alberto Saravalle, «l’Europa ha dimostrato di esserci quando veramente serve, ma per continuare a esserci (non solo nell’emergenza) deve essere più adeguata al mondo di oggi». Perché ciò sia possibile, sono necessari dei cambiamenti interni all’Unione stessa, da operare sia attraverso il completamento dell’Unione economica monetaria, sia attraverso la revisione dei Trattati e il riposizionamento geopolitico dell’Ue. Il secondo punto, nella sua attuazione, deve coincidere – secondo Saravalle – con un maggior coinvolgimento di tutti gli stakeholders, così da ridurne la distanza dalle istituzioni europee. 

   Ad auspicare una discussione profonda, ideologica dell’Ue sono anche André Sapir – che cita non a caso la tanto attesa Conferenza sul Futuro dell’Europa rimandata al 2021 – e Vivien Schmidt, che invita a ripensare ulteriormente le politiche comuni esistenti e a rendere il Semestre europeo un processo ancora più bottom-up. Così facendo, secondo Schmidt, l’Ue potrà aumentare la propria legittimità, tutt’oggi indebolita dalle conseguenze della crisi economica del 2010. 

   La docente universitaria sottolinea poi l’importanza della «cooperazione produttiva e positiva tra gli attori dell’Ue raggiunta durante la crisi», ma non tutti gli interventi contenuti nell’e-book dipingono lo stesso quadro positivo. Come affermato da Gentiloni – intervistato da Federico Fubini – le divisioni tra gli Stati non sono scomparse ed è bene non illudersi che ciò sia invece avvenuto.

   Ancora più puntuale è l’intervento di Sergio Fabbrini, che parla di una «doppia frattura» messa in luce dalla pandemia: la prima, tra i Paesi del Sud e del Nord, questi ultimi preoccupati da una eccessiva sovra-nazionalizzazione dell’Unione europea; la seconda, relativa ai Paesi dell’Est e al tema dello Stato di diritto.  Mentre la prima frattura, afferma Fabbrini, è «governabile all’interno di un processo di integrazione europea» che riconcili la visione confederale e federale dell’Ue, la seconda è più difficile da sanare e rappresenta una minaccia diretta alla stessa Unione, in quanto ne intacca i valori fondanti. 

   Una domanda resta però senza una risposta definitiva: il Next Generation EU sarà una semplice risposta emergenziale o porterà ad un rafforzamento dei caratteri federali dell’Ue? Molto dipenderà dal suo esito e dai cambiamenti che Stati membri e istituzioni comunitarie saranno in grado di apportare all’Unione. Senza dubbio il momento, come sottolinea in chiusura Amato – intervistato da Simone Disegni – è propizio, più di quanto non lo fu nel 2001. 

Il quadro internazionale
La pandemia ha anche portato a un ripensamento del ruolo dell’Ue nello scacchiere internazionale. Tutti gli interventi riportati nella seconda parte dell’e-book concordano su un punto: l’Ue deve rafforzare la propria autonomia strategica, seppure sempre nel solco dell’Alleanza atlantica.

   Prima di tutto, però, come sottolinea Timothy Garton Ash, l’Unione deve rafforzare la democrazia al suo interno e affrontare il problema dell’Ungheria, «uno Stato membro che non è più una democrazia». Sul piano internazionale, bisognerebbe invece creare un «network post-egemonico di democrazie» che sia in grado di dialogare anche con Russia e Cina, alternando competizione e cooperazione nei rapporti con Paesi più o meno autoritari. 

   Sull’importanza della coesione interna e sul rispetto dei valori democratici insistono anche Marta Dassù e Shada Islam, le quali concordano anche sulla necessità per l’Ue di sviluppare la propria autonomia strategica per agire come un attore geopolitico indipendente. Il rischio, infatti, è che l’Unione resti intrappolata nella contrapposizione Cina- Stati Uniti. Come afferma Dassù, «l’Europa atlantica del futuro dovrà investire di più nella difesa e costruire una politica verso la Cina che non la metta in rotta di collisione con Washington». 

   Affinché l’Ue diventi a tutti gli effetti un attore geopolitico, è però necessario creare una visione comune in politica estera, uno degli ostacoli più difficile da superare. Per far fronte almeno in parte al problema, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva suggerito di passare alla maggioranza qualificata, una proposta condivisa anche dal ministro degli Affari europei Enzo Amendola (intervistato da Francesca Basso), ma che trova diverse resistenze in Europa. 

   La strada che l’Ue dovrà percorrere durante e dopo la pandemia è certamente in salita, ma nonostante ciò, come afferma Bernand Guetta, non è il momento per lasciarsi sopraffare dal pessimismo. (Futura D’Aprile)

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APPELLO del MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO

per la CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA

del MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO – https://www.mfe.it/

   Il 9 maggio 2020, il giorno del 70° anniversario della Dichiarazione Schuman, verrà inaugurata la Conferenza sul futuro dell’Europa. La proposta di indire questa Conferenza è stata avanzata a marzo 2019 dal Presidente francese Macron nel Manifesto Per un rinascimento europeo con il fine di “proporre tutti i cambiamenti necessari al nostro progetto politico, senza tabù, neanche quello della revisione dei trattati”; ed è stata poi fatta propria dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

   Uno degli obiettivi della Conferenza, composta dai rappresentanti del Parlamento europeo e della Commissione europea e da quelli dei governi e dei parlamenti nazionali, è anche quello di coinvolgere i cittadini (insieme alle realtà locali e regionali e alle associazioni del mondo del lavoro) per renderli partecipi al dibattito su quale deve essere il futuro dell’Europa: come l’Unione europea può diventare un attore autorevole nel nuovo contesto internazionale per portare i propri valori e interessi, come può promuovere lo sviluppo tecnologico ed economico, attraverso quali strumenti e interventi può garantire la solidarietà al proprio interno, rafforzando per tutti la protezione sociale, i diritti, le libertà, la partecipazione democratica.

   Mentre il Parlamento europeo intende impegnarsi perché la Conferenza si ponga obiettivi ambiziosi, all’altezza delle richieste che emergono dalla società e delle sfide che incombono sull’Europa, la Commissione europea e soprattutto il Consiglio (ossia i governi nazionali) manifestano per il momento l’orientamento di cercare di sminuire questa processo, di fatto con la volontà di impedire che diventi un’occasione per rimettere in discussione lo status quo europeo. Evidentemente i conservatori avvertono il pericolo che la Conferenza possa crescere e avere la forza di proporre cambiamenti radicali – fino a diventare addirittura un’occasione per aprire una battaglia costituente.

   Questa è invece la nostra sfida e il nostro obiettivo, ed è su questo che siamo determinati ad impegnarci e a focalizzare la nostra campagna, consapevoli che per l’Europa non esiste un piano B in grado di garantirle il futuro rispetto alla creazione di una forte unità politica su basi federali.

   In questi mesi ancora preparatori, in cui il confronto a livello europeo sulle modalità di avvio della Conferenza è ancora aperto, iniziamo a scendere in campo con questo Appello per La nostra Europa federale: sovrana, democratica, solidale che invitiamo tutti a diffondere, a sottoscrivere e a far sottoscrivere.

   La Conferenza è un’occasione irripetibile per far sentire la voce di chi vuole un’Europa davvero capace di agire e di essere vicina ai cittadini, e per questo chiede all’Europa di cambiare, di ritornare all’ideale della Federazione europea che era al centro di quella Dichiarazione Schuman cui la Conferenza idealmente si riallaccia. Non possiamo permetterci di sprecarla.


   L’appello può essere scaricato e stampato cliccando qui.
Le firme e le adesioni raccolte possono essere inviate via mail all’indirizzo email mfe@mfe.it.

   E’ anche possibile firmare on-line: cliccare qui.

(MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO – https://www.mfe.it/)

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