Le NAVI DEI VELENI del commercio globale che si incendiano o naufragano, e distruggono mari e coste incontaminate, ed economie di sussistenza (la pesca, il turismo) – Il CASO dello SRI LANKA avvelenato da plastica e acidi – Come impedire il trasporto nei mari di carburanti, prodotti chimici e ogni merce pericolosa?

IL DISASTRO DELLA NAVE “MV X-PRESS PEARL”: il paradiso dello SRI LANKA AVVELENATO DA PLASTICA E ACIDI. Le squadre di pulizia raccolgono tonnellate di plastica bruciata, pesci e tartarughe marine avvelenati dall’acido nitrico lungo le spiagge del paese, colpito dalle più grave catastrofe ecologica della sua storia. Il danno potrebbe essere accresciuto dalla fuoriuscita del carburante – (la costa devastata, foto da https://www.corriere.it/pianeta2020/)

   Una nave è in questo momento al centro delle cronache internazionali. Si tratta della portacontainer MV X-Press Pearl, battente bandiera di Singapore, che ha preso fuoco alcuni giorni fa al largo dello Sri Lanka, è affondata con la prua in un mare di venti metri di profondità, e ci sono pesantissime ripercussioni a livello ambientale.

   Perché è una portacontainer carica di prodotti chimici, e sta compromettendo (ha già compromesso?) l’integrità delle coste dello Sri Lanka, rivelandosi uno dei peggiori disastri ecologici marini che l’isola abbia conosciuto. È l’ultimo di una serie infinita di incidenti collegati con queste grandi navi che nei decenni scorsi hanno inquinato (nell’incendiarsi, nell’affondare, nella perdita di carburanti e sostanze chimiche…) i mari di mezzo mondo.

A distanza di alcune settimane dall’incidente che nel Canale di Suez ha coinvolto la portacontainer Ever Given – fortunatamente senza vittime né danni ambientali di rilievo – e a meno di un anno dal disastro petrolifero causato alle Mauritius dal naufragio della Wakashio, una nuova nave è in questo momento al centro delle cronache internazionali. Si tratta della PORTACONTAINER MV X-PRESS PEARL, battente bandiera di Singapore, che ha preso fuoco alcuni giorni fa al largo dello SRI LANKA, con pesantissime ripercussioni a livello ambientale.  La nave era ferma a quasi dieci miglia nautiche a nord-ovest di COLOMBO, la città più grande e popolosa dello Stato asiatico, in attesa di entrare nel porto, quando a bordo è scoppiato un incendio andato avanti per giorni. L’INCENDIO sarebbe stato CAUSATO DA SOSTANZE CHIMICHE trasportate sulla nave battente bandiera di Singapore. La nave trasportava 1.486 container, comprese 25 tonnellate di ACIDO NITRICO e altri prodotti chimici. (foto: la nave che affonda, da www.corriere.it/pianeta2020/)

   Ora, che pare che ancor di più la sostenibilità ambientale sia diventata un’urgenza, ci si chiede se non bisogna fare qualcosa perché incidenti come questi, distruggano mari bellissimi, coste incontaminate, e le diffuse piccole attività (di pesca o di turismo) che paesi poveri (com’è lo Sri Lanka) possano dare da vivere a una buona parte della popolazione.

   Così che il mondo si sta ponendo il problema della sostenibilità nei sistemi di produzione e consumo, ma le leggi dell’economia prevalgono su quelle dell’ambiente: evidentemente vale ancora la pena di correre il rischio. E poi la maggior parte di prodotti che queste navi portano, li usiamo tutti noi, e più o meno consapevolmente, ne siamo edotti (siamo corresponsabili).

Mappa dello SRI LANKA (una volta si chiamava CEYLON). La nave è affondata a 9,5 miglia nautiche, cioè 18 chilometri, da KEPUNGODA, città situata tra la capitale COLOMBO e NEGOMBO (mappa di SRI LANKA CEYLON da https://3bonline.wordpress.com/)

   Da giorni le squadre di soccorso stanno tentando di ripulire le spiagge finora incontaminate, ora piene di miliardi di micro-palline di plastica, polietilene, con la chimica dell’acido nitrico che si è in parte già riversata in mare, e con il pericolo che dalla nave fuoriesca tutto il carburante che non è ancora bruciato (evidentemente inquinando l’aria di quei luoghi, per giorni e giorni).

Disastro Sri Lanka (foto da https://www.vaticannews.va/it/mondo/)

   Sarà, almeno per lungo tempo, la fine del turismo (post covid) in quelle coste dello Sri Lanka (la nave è affondata a 9,5 miglia nautiche, cioè 18 chilometri, da Kepungoda, città situata tra la capitale Colombo e Negombo). Già ora, secondo i maggiori esperti, i danni all’ecosistema marino sono incalcolabili. La pesca è sospesa in un raggio di 80 chilometri attorno alla nave e, come dicevamo. è a rischio la fragile economia della zona.

   Al momento dell’incendio la nave trasportava 1.486 container (per dire la grandezza di queste navi!), di cui la maggior parte è stata incenerita. Ottantuno container contenevano merci pericolose, incluse 25 tonnellate di acido nitrico, cosmetici e altre sostanze chimiche. Almeno il contenuto di uno dei container con l’acido nitrico si è già riversato in mare. Il restante carico era costituito da prodotti alimentari, veicoli, parti di veicoli e prodotti automobilistici, forniture di costruzione e di produzione e materie prime, granuli di polietilene e altre merci.

(La nave che affonda, foto da https://tg24.sky.it/) – AL SUO INTERNO 278 TONNELLATE DI OLIO COMBUSTIBILE, 50 TONNELLATE DI GASOLIO e 20 CONTENITORI PIENI DI OLIO LUBRIFICANTE. Nei 1.486 container a bordo, 81 dei quali classificati come “carico tossico”, ci sono anche: – lingotti di piombo, – 25 tonnellate di acido nitrico, – altri prodotti chimici e cosmetici.  Secondo l’ANSA una parte del carico è finito in mare, preoccupano LE TONNELLATE DI MICROGRANULI DI PLASTICA DA IMBALLAGGIO contenute in altri 28 container che hanno sommerso le coste dell’area oltre a disperdersi in acqua.   A rischio di sversamento in mare anche gli OLTRE 350 TONNELLATE DI CARBURANTE contenuti nei serbatoi dell’imbarcazione, aggiunge WWF che parla del “più grave disastro ambientale nella storia dello Sri Lanka”, e di “una catastrofe per la vita marina dell’Oceano Indiano”. (Antonio Mazzucca, da https://www.insic.it/)

La prima perdita di acido nitrico era avvenuta molto tempo prima, già l’11 maggio scorso, e la nave era nelle coste del Qatar, ma le è stato negato l’approdo perché le autorità portuali si ritenevano incompetenti a risolvere il problema. Pertanto questo aggrava il fatto: ci vorrebbero autorità internazionali e mezzi adatti a soccorrere navi con questi tipi di difficoltà, anziché aspettare che la cosa diventi così grave. Infatti l’acido nitrico perduto in mare sembra essere anche la causa dell’incendio che ha devastato la porta container e tutto quello che c’era (e c’è ancora) a bordo.

Il luogo dell’incendio-naufragio (Sri-Lanka-mappa da https://www.remocontro.it/)

   Esiste qualche regola internazionale per il trasporto delle merci pericolose. Ma casi come questi accaduti fanno pensare che ci si può fidare poco di queste regole, ed esistono condizioni per dire che merci pericolose non possono, non devono, viaggiare per i mari. Il fatto poi è anche che quando parliamo di merci pericolose non intendiamo solo sostanze chimiche: ma ci sono prodotti di nostro uso quotidiano che sono a tutti gli effetti “pericolosi”: come quelli contenenti batterie al litio, tra cui cellulari e i computer portatili.

Un granchio nelle palline di poliuretano fuoriuscite dalla porta-containers

   Noi speriamo che l’inquinamento delle coste dello Sri Lanka non sia irreversibile, che si possa migliorare e ripristinare: fatto è che migliaia di pesci, tartarughe, animali incolpevoli sono morti e inquinati da questa distruzione (granchi tartarughe soffocati da miliardi di micro-palline di plastica); che la flora di quei mari e quelle coste difficilmente tornerà come prima. Per dire che ancora una volta appare evidente che il nostro sistema di sviluppo globale non va bene; e che dovremmo rivedere anche tutto il commercio globale e il trasporto delle merci, anche se ci costerà nella nostra vita quotidiana. (s.m.)

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DISASTRO SRI LANKA, PER QUANTO LE LEGGI DELL’ECONOMIA PREVARRANNO SULL’AMBIENTE?

di Ferdinando Boero, vicepresidente di Marevivo (associazione ambientalista), 3/6/2021, da https://www.huffingtonpost.it/

   Il naufragio della MV X-Press Pearl, una portacontainer carica di prodotti chimici, sta compromettendo l’integrità delle coste dello Sri Lanka, rivelandosi uno dei peggiori disastri ecologici marini che l’isola abbia conosciuto. È l’ultimo di una serie infinita di incidenti collegati ai nomi delle navi, dalla Amoco-Cadiz in Bretagna, all’Exxon-Valdez in Alaska, per non parlare della Haven, a Genova.

   La lista è lunghissima. Poi ci sono gli incidenti alle piattaforme, Come la Deepwater Horizon, in Florida. Le navi che solcano gli oceani di tutto il mondo sono alla base del commercio globalizzato e sono migliaia, come anche le piattaforme estrattive. Le misure di sicurezza nella costruzione delle navi e delle piattaforme sono sempre più rigide ma, nonostante questo, gli incidenti non accennano a diminuire.

   Ogni volta l’attenzione del mondo si rivolge all’evento, ci mostra lo scempio delle coste, la vita marina aggredita dai rifiuti del progresso.

   Il mondo si sta ponendo il problema della sostenibilità nei sistemi di produzione e consumo, ma le leggi dell’economia prevalgono su quelle dell’ambiente: evidentemente vale ancora la pena di correre il rischio. Le assicurazioni pagano i danni, pare che le aziende “si possano permettere” di causare i disastri ambientali causati alle loro attività.

   L’uso di materiali altamente inquinanti, dal petrolio a prodotti chimici usati per le produzioni, a prodotti di scarto da smaltire, ci mostra quanto sia pericoloso il nostro stile di vita. Ma presto dimentichiamo. Chi ricorda la Cavtat, la nave dei veleni affondata al largo di Otranto? Ogni incidente cancella la memoria dei precedenti, e ogni volta ci indigniamo, come se fosse il primo. Fotocopiando i commenti agli eventi precedenti.

   Noi di Marevivo da sempre denunciamo questi “effetti collaterali” del cosiddetto sviluppo. Se il prezzo da pagare per l’attuale stile di vita compromette la vita stessa, forse è il caso di ripensare a come abbiamo progettato i nostri sistemi di produzione e consumo.

   L’innovazione tecnologica sarà cruciale nel disegnare la sostenibilità ambientale del futuro. Abbiamo tollerato per troppo tempo le conseguenze del progresso, come è avvenuto per decenni a Taranto. Non si tratta di casi isolati, ma di un modo di produrre che compromette l’ambiente e la salute.

   Non auspichiamo il ritorno alle navi di legno, che trasportavano anfore e statue, come quelle che, dai loro naufragi, ci restituiscono le tracce di navigazioni del passato. Come fecero i galeoni spagnoli che tornavano in patria con i loro tesori, dopo aver depredato le civiltà precolombiane.

   Gli archeologi del futuro troveranno veleni nelle navi affondate in questo momento storico. Magari anche scorie nucleari.

   Pare si voglia risolvere la crisi del Covid con un Nuovo Patto Verde, con la Transizione Ecologica. Dalle crisi nasce innovazione, si cambiano i paradigmi.

   Ci commuoviamo per le immagini di devastazione in Sri Lanka, ma le emozioni del momento devono innescare richieste di cambio di rotta. Abbiamo davvero bisogno di tutti questi veleni? Forse ora non ci sono alternative al loro uso, ma è plausibile auspicare lo sviluppo di nuovi modi di produrre, di consumare, di trasportare. La scienza dei materiali ci deve spingere in nuovi territori, dove le soluzioni non possono creare problemi più grandi dei problemi che dovrebbero risolvere.

   La scienza e la tecnologia devono essere indirizzate in questa direzione, e non possono ignorare l’ecologia ma devono, invece, essere concepite su basi ecologiche.

   Non è chiedere troppo, se si auspica un progresso che ci liberi dai veleni.

(Ferdinando Boero, vicepresidente di Marevivo, 3/6/2021, da https://www.huffingtonpost.it/)

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SRI LANKA, INCUBO MAREA NERA: ‘DISASTRO AMBIENTALE’

Semiaffondato il cargo dopo 13 giorni alla deriva tra le fiamme

di Eloisa Gallinaro, 4 giugno 2021, da https://www.ansa.it/

COLOMBO – Lo Sri Lanka si prepara a fronteggiare la marea nera che potrebbe fuoriuscire da un momento all’altro dalla nave cargo devastata per 13 giorni da un incendio al largo delle coste della capitale Colombo e che rischia di provocare un disastro ambientale senza precedenti in un’isola conosciuta come un paradiso naturalistico.

   Falliti a causa del maltempo i tentativi di salire a bordo da parte dei soccorritori per valutare la situazione e sondare le possibilità di rimetterla a galla e spostarla più lontano, la MV X-Press Pearl si è adagiata sul fondo dalla parte di poppa a 21 metri di profondità e viene sorvegliata a vista da elicotteri e mezzi navali.

   A bordo ci sono 278 tonnellate di olio combustibile, 50 tonnellate di gasolio e 20 contenitori pieni di olio lubrificante.

   Sul posto anche un’imbarcazione della guardia costiera indiana con attrezzature adatte a contenere l’eventuale fuoriuscita di carburante. L’India aveva già partecipato alle operazioni per domare le fiamme che avevano iniziato a propagarsi lo scorso 20 maggio.

   Una parziale rassicurazione è arrivata dal comandante dell’Autorità portuale dello Sri Lanka, Nirmal Silva: “Guardando il modo in cui la nave è bruciata, l’opinione degli esperti è che il petrolio a bordo potrebbe essersi esaurito, ma ci stiamo preparando per lo scenario peggiore”, ha detto Silva, precisando tuttavia che non sono state osservate perdite di petrolio nelle ultime 36 ore. E non è ancora chiara l’origine delle macchie avvistate nei pressi delle spiagge di Negombo, a circa 40 chilometri da Colombo.

   Ma non è solo il petrolio a minacciare il delicatissimo ecosistema marino. Nei 1.486 container a bordo, 81 dei quali classificati come ‘carico tossico’, ci sono anche lingotti di piombo, 25 tonnellate di acido nitrico, altri prodotti chimici e cosmetici. Molti sono precipitati in mare e il mix che ne potrebbe derivare, sostengono gruppi ambientalisti, sarebbe micidiale. Senza contare le tonnellate di microgranuli di plastica da imballaggio contenute in altri 28 container e che hanno sommerso le coste dell’area oltre a disperdersi in acqua.

   Da giorni le squadre di soccorso stanno tentando di ripulire le spiagge finora incontaminate, anche per non compromettere la ripresa del turismo post covid. Già ora “i danni all’ecosistema marino sono incalcolabili”, secondo Hemantha Withanage, direttore esecutivo del Center for Environmental Justice dello Sri Lanka.

   La pesca è sospesa in un raggio di 80 chilometri attorno alla nave ed è a rischio la fragile economia della zona. “Il divieto colpisce 4.300 famiglie del mio villaggio”, ha detto all’Afp Denzil Fernando, capo del sindacato regionale dei pescatori. “La maggior parte delle persone – ha spiegato – vive con un pasto al giorno. Quanto tempo possiamo andare avanti così? O il governo ci permette di pescare o ci deve dare un risarcimento”.

   Nel Paese monta la rabbia anche per il permesso accordato alla MV X-Press Pearl di dirigersi verso il porto di Colombo mentre era già nota la perdita di acido nitrico che poi ha provocato l’incendio e dopo essere stata respinta da India e Qatar. E di risarcimenti ha cominciato a parlare anche il governo che – riporta la Bbc – ha avviato un’indagine penale sul disastro. “Calcoleremo i costi dall’inizio dell’incidente e chiederemo un risarcimento”, ha annunciato in conferenza stampa il ministro dei Porti Rohitha Abeygunewardene riferendosi a Singapore, dove la nave è stata immatricolata.

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L’INCIDENTE AL LARGO DI NEBÌGOMBO

di Andrea Federica de Cesco, 3 giu 2021, da https://www.corriere.it/pianeta2020/21

– Sri Lanka, la nave dei veleni sta affondando: «Un disastro ambientale» –

   Lo Sri Lanka sta affrontando uno dei peggiori disastri ambientali della sua storia. Una nave cargo che trasportava sostanze chimiche pericolose il 21 maggio ha preso fuoco mentre era ancorata al largo della costa occidentale del Paese.
   La portacontainer X-Press Pearl, che batte la bandiera di Singapore, si trovava a 9,5 miglia nautiche (18 chilometri) da Kepungoda, città situata tra la capitale Colombo e Negombo. L’incendio è stato spento soltanto 12 giorni dopo, martedì primo giugno, grazie al lavoro congiunto della marina cingalese e di quella indiana. Nel frattempo tonnellate di granuli di materie plastiche hanno inondato i litorali e zone strategiche per la pesca.

   Dopo 12 giorni di incendio, il probabile affondamento rappresenta «il peggiore scenario». Si temono fuoriuscite di carburante, mentre la costa è già invasa dalle microplastiche trasportate dalla portacontainer. Il 21 maggio le fiamme a bordo, estinte solo ieri. Centinaia di squadre per ripulire le spiagge.

   La causa dell’incidente forse legata ad una perdita di acido nitrico, di cui l’equipaggio era a conoscenza dall’11 maggio.

   Mercoledì 2 giugno una squadra di soccorso ha provato a trascinare il relitto più lontano dalla costa per limitare i danni. Ma le operazioni sono state complicate dal mare mosso e dai venti monsonici e X-Press Feeders, l’azienda proprietaria della nave, ha annunciato che i tentativi sono falliti.
   Ora la portacontainer, un gigante con una lunghezza di 186 metri, sta affondando. La poppa ha già toccato il fondale marino, a una profondità di 21 metri.
   Centinaia di tonnellate di olio combustibile potrebbero fuoriuscire dai serbatoi di carburante (in totale la nave ne trasportava 348 tonnellate) e disperdersi nel mare. La fauna e la flora marine rischierebbero così di venire devastate.

«Il peggiore scenario per i nostri ecosistemi»

L’affondamento rappresenta «il peggiore scenario ambientale», ha riferito alla Bbc la dottoressa Ajantha Perera, attivista ambientalista cingalese: un disastro per gli ecosistemi di una vasta area al largo dello Sri Lanka. «Con tutte le merci pericolose, l’acido nitrico e il carburante nella nave, affondando la nave distruggerà l’intero fondale marino».
   Il tratto costiero vicino alla città di Negombo — sede di alcune delle spiagge fino a qualche giorno fa più incontaminate del Paese — già da giorni è alle prese con l’inquinamento causato dal carburante e dai detriti.  «Non si sono ancora verificate perdite di petrolio dalla nave, ma ci sono accordi per affrontare una possibile fuoriuscita, lo scenario peggiore», aggiunge la dottoressa Perera.

Un «colpo mortale» per l’industria ittica

L’Agenzia per la protezione marina dello Sri Lanka ha detto che si sta attrezzando per bloccare e disperdere il carburante qualora avvenisse una perdita. Sono già state messe in atto misure di emergenza per proteggere la laguna di Negombo e le aree circostanti ed è stata sospesa tutta la pesca da Panadura a Negombo.
   Joshua Anthony, a capo del sindacato regionale della pesca, ha avvertito che l’affondamento potrebbe essere «un colpo mortale» per l’industria ittica locale. «Non possiamo andare in mare, il che significa che non possiamo guadagnarci da vivere».

La cronaca del devastante incidente

La X-Press Pearl, costruita solo pochi mesi fa, in precedenza aveva affrontato le consuete operazioni di scarico e carico merci prima nel porto di Hamad, in Qatar, e poi in quello di Hazira, in India. Era partita da Hazira il 15 maggio per arrivare a Colombo nella notte del 19 maggio.
   Il 20 maggio l’equipaggio aveva segnalato la presenza di fumo a bordo e il 21 è esploso un incendio sul ponte della nave. Il 23 maggio 12 membri dell’equipaggio sono stati fatti evacuare per fare spazio ad altrettanti vigili del fuoco.
   Il 25 maggio, quando la situazione è peggiorata, sono stati evacuati anche gli altri 13 membri dell’equipaggio e i 12 pompieri. Due membri dell’equipaggio sono rimasti feriti durante le operazioni di evacuazione e uno è risultato positivo al Covid-19.

Un terribile carico tra prodotti chimici e plastiche

Al momento dell’incendio la nave trasportava 1.486 container, di cui la maggior parte è stata incenerita. Ottantuno container contenevano merci pericolose, incluse 25 tonnellate di acido nitrico, cosmetici e altre sostanze chimiche. Almeno il contenuto di uno dei container con l’acido nitrico si è già riversato in mare. Il restante carico era costituito da prodotti alimentari, veicoli, parti di veicoli e prodotti automobilistici, forniture di costruzione e di produzione e materie prime, granuli di polietilene e altre merci.

La prima perdita di acido nitrico

I funzionari dello Sri Lanka credono che l’incendio sia stato causato da una perdita di acido nitrico di cui l’equipaggio era a conoscenza dall’11 maggio. X-Press Feeders ha detto che le informazioni secondo cui alla nave è stato negato rifugio in Qatar e in India dopo la scoperta di una perdita di acido sono errate. «È stato chiesto sia al porto di Hamad sia a quello di Hazira di scaricare un container che perdeva acido nitrico, ma non c’erano a disposizione strutture specializzate che potessero occuparsi del problema», ha chiarito l’azienda. In ogni caso, i funzionari hanno presentato una denuncia alla polizia contro il capitano della X-Press Pear, che martedì primo giugno insieme all’ingegnere della nave è stato interrogato dalle autorità per oltre 14 ore. Un tribunale ha emesso un ordine che impedisce al capitano, all’ingegnere capo e all’ingegnere aggiuntivo di lasciare il Paese. (Andrea Federica de Cesco)

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COME VA CON LA NAVE BRUCIATA E AFFONDATA IN SRI LANKA

da IL POST.IT del 5/6/2021 (www.ilpost.it/)

– Ai danni ambientali dovuti a microplastiche e sostanze pericolose potrebbe aggiungersi una grossa perdita di carburante –

   Quello che è stato definito uno dei peggiori disastri ambientali della storia dello Sri Lanka potrebbe avere ripercussioni ancora maggiori rispetto alle previsioni iniziali: la nave carica di materiali pericolosi che dal 20 maggio bruciava poco lontano dalle coste occidentali del paese, è affondata. E ora si teme che possa riversare in mare le grandi quantità di carburante nel suo serbatoio.

   La nave, che si chiamava MV X-Press Pearl, è bruciata per tredici giorni ancorata una ventina di chilometri a nord della capitale Colombo, riversando in mare e verso le spiagge acido nitrico, idrossido di sodio e altri componenti chimici pericolosi, oltre al contenuto di 28 container di materiali grezzi utilizzati per la produzione di buste di plastica. Per evitare un ulteriore inquinamento delle acque e delle zone costiere, si era provato a trascinare la nave al largo, ma non è stato possibile: mercoledì la poppa si è incagliata sul fondale e la nave ha iniziato ad affondare.

   Venerdì la X-Press Feeders, la società armatrice della nave, ha annunciato che alcune squadre di esperti internazionali sono andate in Sri Lanka per studiare come arginare le possibili perdite di carburante insieme alla Marina e all’Autorità di protezione ambientale marina (MEPA) del paese. Finora, tuttavia, le condizioni meteorologiche hanno reso difficili i tentativi dei sommozzatori della Marina di controllare la situazione, ha detto il portavoce Indika de Silva all’Agence France-Presse. Silva ha detto anche che è possibile che il carburante sia tutto bruciato nell’incendio.

   Nel frattempo in via precauzionale la MEPA ha gettato in mare, attorno al relitto, delle sostanze che si usano in caso di perdite di petrolio per separarlo in piccole gocce che si possono disperdere in mare più facilmente. Ha anche portato nei pressi della nave delle macchine che fanno la stessa cosa in modo meccanico. Inoltre è stata mobilitata una nave della Guarda costiera indiana attrezzata a intervenire in casi di questo tipo: dovrebbe essere in grado di evitare che l’eventuale carburante in acqua raggiunga le spiagge.

   Le navi mercantili come la X-Press Feeders usano olio combustibile denso, un carburante nero e vischioso prodotto usando i residui della raffinazione del petrolio, ciò che rimane dopo aver ottenuto carburanti trasparenti come la benzina e il gasolio. È uno dei carburanti più economici e al tempo stesso più inquinanti che esistano.

   I prodotti chimici dispersi in seguito all’incendio hanno contaminato l’acqua del mare e causato danni agli animali, principalmente pesci e coralli, e alle mangrovie delle zone lagunari, che potrebbero impiegare decenni per riprendersi. I materiali plastici sono stati spesso ingoiati dai pesci e si sono depositati lungo le coste delle località occidentali del paese, da Kalutara a Negombo, dove da giorni gli operatori della guardia costiera stanno lavorando con diversi bulldozer per rimuovere i detriti. Se dovesse esserci una diffusione di carburante, i danni per gli animali marini – in particolare gli uccelli – sarebbero ancora maggiori.

   La pesca è stata vietata nel raggio di 50 miglia nautiche dal luogo dell’incidente e le autorità hanno avvisato le persone del luogo di non toccare i materiali depositati sulle spiagge senza le adeguate protezioni, perché potrebbero essere altamente tossici. Secondo gli esperti ci vorranno settimane se non addirittura mesi per ripulire completamente le spiagge dai detriti trascinati a riva dalle correnti.

   Prima che scoppiasse l’incendio la MV X-Press Pearl era diretta a Colombo e proveniva dall’India. Secondo le indagini delle autorità dello Sri Lanka, l’incendio potrebbe essere stato causato da una perdita di acido nitrico di cui l’equipaggio era a conoscenza già da nove giorni prima della diffusione delle fiamme. La polizia ha interrogato tre membri dell’equipaggio – due russi e uno indiano – e ha sequestrato i loro passaporti.

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