La CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA in corso vuole rilanciare un’Unione Europea unita e federalista, in tutti i luoghi d’Europa (aiutando pace e sviluppo del pianeta) – Dal Next Generation, alla difesa, al fisco, alla fine del diritto di veto: le riforme necessarie per un’Ue vicina ai cittadini e capace di agire

(nell’immagine qui sopra, la composizione dell’ASSEMBLEA PLENARIA della “Conferenza sul futuro dell’Europa” iniziata il 9 maggio 2021 e si concluderà nella primavera 2022) – Campagna MFE (Movimento Federalista Europeo) per la CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA: “dal Next Generation al potere fiscale europeo e al superamento del diritto di veto: le riforme necessarie per un’Ue vicina ai cittadini e capace di agire”

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  La CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA (che è iniziata il 9 maggio 2021, giornata dell’Europa e anniversario della Dichiarazione Schuman, e si concluderà nella primavera del 2022) rappresenta l’occasione concreta per proseguire nel percorso già intrapreso con il piano NEXT GENERATION EU e rinsaldare nei cittadini europei il sentimento di appartenenza alla stessa comunità di destino. Questo almeno è l’obiettivo dichiarato.

   Parlando di cose assai concrete (i cambiamenti climatici, le questioni economiche e sociali e la trasformazione digitale, anche alla luce della pandemia che stiamo ancora vivendo) si vuole (ri)lanciare il ruolo politico dell’Europa, dell’Unione Europea, cercando di coinvolgere quella che viene chiamata la società civile: nel caso europeo in particolare associazioni culturali, sociali, sportive etc. ma anche amministrazioni locali, e il più possibile singoli cittadini.

I 27 PAESI DELL’UNIONE EUROPEA

   Riuscirà a far questo (la Conferenza)? È molto difficile, perché l’Europa ancora manca di un’unità culturale che però nei fatti esiste (dai progetti Erasmus degli studenti, ad adesso il NextGenerationEu, un piano di aiuti finanziari colossale a beneficio dei paesi più colpiti dalla pandemia come l’Italia, alla politica unitaria svolta in questi mesi sui vaccini….). Ma ancora esistono difficoltà assai evidenti per condividere ad esempio informazioni e notizie rilevanti che ci sono “nell’Europa” (l’informazione dei telegiornali è assai poco “europea” e molto “nazionale”…); e può capitare che un genitore che ha un figlio che studia o lavora a Berlino o Parigi, possa dire che ha il figlio che è “all’estero” (l’Europa è “Estero”??).

Il 25 marzo 2017 Roma è stata la capitale d’Europa. OLTRE 10.000 PERSONE, in occasione della celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma (in particolare l’istituzione della CEE Comunità Economica Europea che istituiva la prima forma di unità europea) HANNO PARTECIPATO alla manifestazione ed ALLA “MARCH FOR EUROPE” organizzata dal MFE (Movimento Federalista Europeo) ed altre associazioni europeiste, per sottolineare la NECESSITÀ DI ACCELERARE IL PROCESSO D’INTEGRAZIONE EUROPEA. (foto da https://futuromolise.com/)

   Insomma la difficoltà a sentirsi sempre più europei e meno legati a fatti nazionalistici è ancora evidente. Ciò non toglie che geograficamente si possa (debba) vivere con equilibrio, serenamente e coinvolti, le varie dimensioni territoriali della nostra vita quotidiana: e il sentirsi della propria città o paese di provenienza, della regione, della nazione, va al pari passo con il sentirsi “cittadini europei”.

   Su questo ci soccorre, ci aiuta, lo spirito federalista, dell’idea che ogni contesto e decisione va vissuta nella sua giusta dimensione, ed è positivo vivere certi episodi locali appartenenti al proprio luogo, e così a scalare e allargare la propria dimensione (regionale, nazionale, appunto europea…), fino ad arrivare a fatti globali che ci fanno sentire “cittadini del mondo”.

Il GRUPPO SPINELLI (gruppo trasversale ai partiti tra i deputati del Parlamento Europeo) punta a formare “una maggioranza trasversale, europeista e federalista nella PLENARIA della CONFERENZA, aperta a tutte le forze politiche che condividono il nostro comune obiettivo di un rilancio del progetto europeo” dice l’eurodeputato BRANDO BENIFEI (nella FOTO) presidente del Gruppo Spinelli. E poi l’affondo contro uno dei grandi limiti dell’Unione: IL DIRITTO DI VETO. “Dobbiamo porvi fine”, ha affermato il presidente del Gruppo, in quanto esso “impedisce all’Ue di prendere le decisioni necessarie”. “Dobbiamo rafforzare i poteri della Commissione e del Parlamento europeo, dobbiamo costruire una vera unione fiscale: 80 anni dopo il Manifesto di Ventotene, è il momento di essere coraggiosi”, ha concluso Benifei

   Sul contesto di conquista sempre più sicura di una “cittadinanza europea” ci sono possibilità ed esempi che si possono realizzare nelle emergenze (come adesso è accaduto con la pandemia, i vaccini, l’aiuto finanziario ai paesi più colpiti…); ma potrebbe realizzarsi anche per episodi di altro tipo. Come, in politica, è stato proposto dal Movimento Federalista Europeo (MFE) la creazione di veri partiti e movimenti politici europei, e con vere campagne elettorali europee che prevedano una circoscrizione elettorale pan europea con liste transnazionali guidate dai candidati alla presidenza della Commissione europea.

PER UN ITALIA EUROPEA, manifestazione a Firenze del MFE Movimento Federalista Europeo

   Ma, altro esempio riferito al momento storico attuale, pensiamo alle OLIMPIADI, e alla reale possibilità che si realizzasse la creazione di una SQUADRA SPORTIVA EUROPEA in tutte le discipline, che si confrontasse con altre potenze mondiali, o con aggregazioni di paesi che in questa occasione potrebbe anche loro accelerare un percorso di unità (pensiamo all’Unione Africana, un continente di 1 miliardo di persone che dovrebbe forse di più perseguire la propria autonomia dalle dipendenze esterne e sviluppare un benessere generale).

Ursula von der Leyen, attuale presedente della Commissione Europea (foto da Wikipedia)

   Pertanto, tornando a “noi europei”, la Conferenza sul futuro dell’Europa che è in corso e che si concluderà con delle decisioni nella primavera del 2022, forse deve trovare nelle prossime settimane e mesi la “spinta giusta” per coinvolgere più soggetti possibili.

   La Conferenza è posta sotto l’egida del Parlamento europeo, del Consiglio e della presidente della Commissione europea, che svolgono le funzioni di presidenza congiunta. La presidenza è coadiuvata nei suoi lavori da un comitato esecutivo. Il successo della conferenza sarà misurato in funzione dell’ampiezza della partecipazione civica: vengono organizzati e promossi dibattiti locali, nazionali e transnazionali per garantire il massimo coinvolgimento. Ma effettivamente, finora, la stragrande maggioranza dei cittadini europei ignora che esista una iniziativa di questo tipo.

La DICHIARAZIONE SCHUMAN, rilasciata dall’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman (nella FOTO) il 9 maggio 1950, proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, i cui membri avrebbero messo in comune le produzioni di carbone e acciaio. La CECA (paesi fondatori: Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) è stata la prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che si chiama oggi “Unione europea” (foto di Robert Schuman ripresa da https://www.difesapopolo.it/)

   Se riuscirà (la Conferenza) nel coinvolgimento (non solo di attenzione dei cittadini, di singole persone, ma con associazioni che partecipano, istituzioni di vario genere, scuole, comuni, regioni, gli stessi stati nazionali…), potrà portare fattivamente a chiedere una riforma dei trattati europei (come ad esempio le decisioni nel Consiglio d’Europa non più prese all’unanimità ma a maggioranza qualificata; unanimità che adesso blocca molte iniziative…), e potrà creare le istituzioni che i federalisti chiedono da tempo per combattere con efficacia le crisi e ridare all’Europa il posto (di pace e sviluppo) che le compete nel mondo. (s.m.)

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APPELLO DELLA UEF (Unione Europea dei Federalisti) e del GRUPPO SPINELLI AL PARLAMENTO EUROPEO – La Conferenza sul futuro dell’Europa: la parola è ai cittadini, per costruire il futuro del nostro continente

LA NOSTRA EUROPA FEDERALE, SOVRANA E DEMOCRATICA

Appello dell’Unione Europea dei Federalisti e del Gruppo Spinelli al Parlamento Europeo.

   Nei momenti storici di grande cambiamento, se le comunità vogliono governare i nuovi processi ed evitare di cadere in un declino irreversibile, devono saper adattare le loro istituzioni. L’Unione europea, dopo la fine della guerra fredda, ha adattato le sue istituzioni con un primo passo cruciale creando l’unione monetaria; ma non è stata in grado di concordare una vera politica fiscale e sociale per l’euro. Più tardi, con il Trattato di Lisbona, ha rafforzato il ruolo legislativo del Parlamento europeo, ma anche in questo caso non è riuscita a creare una vera unione economica e politica per completare l’euro.

   Come conseguenza, l’Unione europea si è trovata priva degli strumenti adeguati per reagire efficacemente alle sfide e alle crisi dell’inizio del XXI secolo: il crollo finanziario del 2008, i flussi migratori del 2015-2016, l’ascesa del nazional-populismo, fino al referendum sulla Brexit nel 2016. Questo ha determinato anche il rafforzamento del ruolo dei governi nazionali – inclusa un’eccessiva concentrazione di potere in seno al Consiglio europeo, bloccato da veti nazionali incrociati – e l’incapacità cronica di sviluppare una politica estera comune in grado di promuovere gli interessi strategici comuni dell’Europa.

   Oggi, tuttavia, stiamo vivendo una storia diversa. Di fronte a una crisi sanitaria senza precedenti e al crollo delle sue economie, l’Europa ha reagito unita, mostrando una nuova volontà politica e indicando la via da seguire per il futuro dell’integrazione europea: ha posto le fondamenta per un’Europa della Salute con una strategia comune di vaccinazione senza precedenti, e ha dato vita ad un piano di ripresa finanziato da un debito comune che dovrà essere ripagato da tasse europee sui giganti digitali e finanziari e sulle emissioni inquinanti. Si tratta di un piano federale che deve diventare permanente perché fa compiere un grande salto all’Unione europea verso la creazione di un’Unione finanziaria e fiscale capace di affermare la sovranità europea sia all’interno che all’esterno.

   In questa prospettiva, come cittadini europei, noi ora aspettiamo con grande speranza l’inizio della CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA. Sarà il modo migliore per riunire cittadini, rappresentanti della società civile, ONG, sindacati, rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, per discutere e decidere come procedere per adattare le nostre istituzioni e completare la costruzione della nostra Europa federale: avendo chiaramente in mente che le decisioni fondamentali sul debito comune e sulla tassazione non possono rimanere indefinitamente nelle sole mani dei governi nazionali, ma devono essere prese in modo efficace, trasparente e democratico.

   Noi oggi abbiamo bisogno e vogliamo un’Unione politica forte e legittimata, dotata delle necessarie risorse finanziarie e in grado di affrontare le grandi sfide transnazionali del nostro tempo, per agire con efficacia su un’ampia gamma di politiche, che vanno dal cambiamento climatico, alle crescenti disuguaglianze sociali, alla salute e alla migrazione, fino agli affari esteri e alla difesa. Per questo chiediamo anche di rafforzare la democrazia a livello europeo, con veri partiti e movimenti politici europei e con vere campagne elettorali europee che prevedano una circoscrizione elettorale pan europea con liste transnazionali guidate dai candidati alla presidenza della Commissione europea.

   Noi ci battiamo per un’Unione che, allo stesso tempo, sia una comunità di destino e di valori e un modello per il mondo che nasce: per mostrare come vivere in pace, per costruire la solidarietà transnazionale e sociale e per rendere vincolante la protezione dei diritti umani, lo stato di diritto e le libertà fondamentali.

Crediamo fermamente che il nostro futuro sia in un’Europa democratica e sovrana. Il tempo per realizzarla è ora: ora o mai più. Non sprechiamo questa opportunità.

Primi firmatari:

Sandro GoziPresidente dell’Unione dei Federalisti Europei (UEF) e Parlamentare europeo (Renew Europe)

Brando Benifei, Presidente del Gruppo Spinelli e Parlamentare europeo (Socialisti & Democratici, S&D)

Eva Maydell, Presidente del Movimento Europeo Internazionale (EMI) e Parlamentare europea (Partito popolare europeo, PPE)

Esteban González PonsVice-presidente del Gruppo del Partito popolare europeo (PPE) al Parlamento europeo

Danuta Hübnergià Commissaria europea, portavoce per il gruppo del PPE nella Commissione Affari costituzionali al Parlamento europeo

Domènec Ruiz DevesaVicepresidente dell’UEF e portavoce per il gruppo S&D nella Commissione Affari costituzionali al Parlamento europeo

Gabriele BischoffVicepresidente di Europa-Union Deutschland (EUD), Vicepresidente della  Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo

Pascal Durandportavoce per il Gruppo Renew Europe nella Commissione Affari costituzionali al Parlamento europeo

Daniel FreundParlamentare europeo del Gruppo Verdi / Alleanza libera europea, membro dell’Executive Board della Conferenza sul futuro dell’Europa

Damian Boeselagerportavoce per il Gruppo Verdi / Alleanza libera europea nella Commissione Affari costituzionali al Parlamento europeo

Dimitrios Papadimoulis, Vicepresidente del Parlamento europeo, Gruppo della Sinistra GUE /NGL

Fabio Massimo Castaldo, Vicepresidente del Parlamento europeo, Movimento 5 Stelle

L’Unione dei Federalisti Europei (UEF) e il Gruppo Spinelli al Parlamento europeo lanciano l’Appello per chiamare a raccolta le forze che in­tendono battersi per costruire un’Europa sovrana e democratica.
Primi firmatari dell’Appello, con l’UEF, gli esponenti del Gruppo Spinelli al Parlamento europeo delle principali famiglie politiche (Gruppo del Partito Popolare Europeo PPE, Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici S&D, Renew Europe e Verdi / Alleanza Libera Europea, Gruppo della Sinistra GUE /NGL).

Elenco delle adesioni pubblicato sul sito dell’UEF

L’appello è stato pubblicato in Italia da La StampaIl MessaggeroIl Secolo XIXTRM Network.

Sostieni gli obiettivi dell’appello sulla piattaforma digitale della Conferenza sul futuro dell’Europa

Diffondi l’appello (presentazione Sway con le informazioni e la possibilità di firmarlo)

L’MFE promuove l’appello nell’ambito della sua campagna “La nostra Europa federale, sovrana e democratica.

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LE OPPORTUNITÀ, ASPETTATIVE E INCERTEZZE DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA

di Erika Frontini e Lorenzo Repetti (ricercatori del Centro Studi Internazionali – CSI)

da LINKIESTA, 14/7/2021, https://www.linkiesta.it/

– L’iniziativa presieduta congiuntamente da Commissione, Consiglio e Parlamento europeo e rivolta a tutti i cittadini europei, ha l’obiettivo di affrontare i temi fondamentali per i prossimi anni. Al momento però la partecipazione è esigua e i dubbi sulla possibilità di un dialogo proficuo con i Paesi scettici nei confronti dell’Ue rendono il percorso in salita – I prossimi 24 mesi saranno determinanti per il futuro dell’Unione, singoli Stati membri e cittadini, con nuove sfide, appuntamenti, scadenze, nuovi inizi e cambiamenti a livello internazionale. L’associazione Erasmo ha scelto di concentrare la propria attenzione su questo arco temporale, per analizzare gli eventi in programma in partenariato con Linkiesta, Spinelli Group, Re-Generation, Fondazione Antonio Megalizzi, Cultura Italiae, Comunita di Connessioni, Italiacamp, GaragErasmus e A2A. –

   Dopo 71 anni dalla Dichiarazione Schuman, è giunto il momento di ripensare il futuro dell’Europa dando la parola ai suoi cittadini. O almeno questo è l’obiettivo che si pone la CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA, un’iniziativa presieduta congiuntamente da Commissione, Consiglio e Parlamento europeo, ma che ha origine da un’idea abbozzata dal Presidente francese Macron in una tribuna pubblicata sulle più importanti testate del continente poco prima delle elezioni europee del 2019.

   Per circa un anno, i cittadini europei saranno chiamati a esprimere le proprie proposte riguardo alle sfide che l’UE si trova ad affrontare, dai cambiamenti climatici alla trasformazione digitale, passando per la necessità di sviluppare un sistema economico al servizio delle persone e quella di rafforzare le fondamenta democratiche dell’Unione stessa. Questa partecipazione dal basso avverrà principalmente tramite una piattaforma digitale dotata di traduzione automatica multilingue, attiva già dal 19 aprile.
   Ciascun cittadino può registrarsi e condividere idee riguardo a uno dei nove argomenti proposti, oppure “sollevare ulteriori questioni”, come previsto dalla Dichiarazione comune firmata dai Presidenti delle tre istituzioni lo scorso marzo. La piattaforma consente inoltre una certa interattività, dato che gli utenti hanno la possibilità di commentare e sottoscrivere le idee pubblicate. Una sezione specifica raccoglie poi tutti gli eventi organizzati nell’ambito della Conferenza in ogni parte dell’Unione. In aggiunta, è prevista la convocazione di quattro panel di 200 cittadini ciascuno – la cui composizione dovrà essere rappresentativa della popolazione europea – i quali dibatteranno sulle riflessioni emerse dalla piattaforma per ricavarne raccomandazioni concrete.
   Quindi, gli input provenienti dai cittadini confluiranno in una sessione plenaria che si riunirà almeno ogni sei mesi. La plenaria si occuperà, – insieme a un comitato esecutivo composto dai rappresentanti di Commissione, Consiglio e Parlamento – di produrre la relazione finale, attesa per la primavera 2022. 

Dando un’occhiata ai capitoli più recenti della storia d’Europa, appare evidente come la Conferenza costituisca un tentativo inedito di dar voce ai cittadini. Molto è cambiato dalle prime fasi del processo di integrazione, in cui l’UE si accontentava di essere un progetto elitario fondato sul “consenso permissivo”. Al contrario, negli ultimi decenni, si è assistito a un aumento dell’interesse verso l’UE, la quale trova uno spazio crescente nei dibattiti nazionali, anche se non sempre in chiave positiva.
   Anzi, a causa di informazioni e percezioni imperfette riguardo al loro operato, le istituzioni europee finiscono spesso per diventare il capro espiatorio per tutto ciò che non va nel verso giusto. In tal senso, la Conferenza potrebbe essere una buona opportunità per avvicinare i cittadini alle istituzioni, nella misura in cui l’iniziativa riuscirà a diffondere un’immagine dell’Unione più comprensibile, superando sfiducia e pregiudizi.

   La volontà, più volte sottolineata da varie personalità politiche e istituzionali europee, di dare più spazio alle opinioni dei cittadini rappresenta quindi un significativo passo avanti. Tuttavia, restano dubbi sull’effettiva capacità della Conferenza di attrarre una vasta partecipazione. La piattaforma digitale costituisce sicuramente uno strumento innovativo, che, a differenza delle elezioni per il Parlamento europeo e dei referendum – i due canali principali attraverso i quali i cittadini possono incidere sul processo politico europeo – permette una maggiore articolazione delle proposte. Allo stesso tempo, la piattaforma risulta più accessibile dell’iniziativa dei cittadini europei, uno strumento che consente ad almeno un milione di cittadini di invitare la Commissione a proporre atti legislativi, ma che prevede un iter piuttosto lungo e criteri non facili da soddisfare.
   Sarà tutto ciò sufficiente a spronare alla partecipazione quei cittadini che percepiscono l’UE come una realtà distante dalle loro vite e sono, pertanto, poco propensi a farsi coinvolgere? Al momento, la piattaforma conta meno di 15 mila partecipanti, un numero esiguo se rapportato agli oltre 446 milioni di cittadini europei. Quale sarà, invece, l’approccio di coloro che hanno posizioni scettiche – se non apertamente ostili – nei confronti dell’Unione? Saranno disposti a utilizzare i canali aperti dalla Conferenza per far valere la propria visione continuando al contempo a disconoscere la legittimità di una democrazia europea certo imperfetta ma in apparente espansione?
   Se ciò si verificasse, la Conferenza rischierebbe di finire paralizzata dall’incapacità di mettere insieme opinioni contrastanti. Allo stesso tempo, non si può escludere che, per evitare che questo esperimento di democrazia partecipativa si riveli controproducente, le voci più fuori dal coro saranno messe al margine. A tal proposito, vale la pena ricordare il ruolo di “filtro” che Commissione, Consiglio e Parlamento saranno chiamati a svolgere durante i lavori e al termine della Conferenza.

   A prescindere da tutto ciò, affinché la fiducia degli europei verso le istituzioni si rinsaldi, è necessario che a questo esercizio di ascolto seguano misure concrete. Nondimeno, su questo aspetto aleggia l’incertezza, poiché non c’è accordo su quale dovrà essere il risultato definitivo della Conferenza. La Dichiarazione congiunta si limita ad affermare che “le tre istituzioni esamineranno rapidamente come dare un seguito efficace” alla relazione finale. Pertanto, la strada su cui procedere è ancora da definire.
   Il Consiglio ha escluso una riforma dei Trattati, ma tale possibilità continua a essere contemplata sia a Bruxelles che in altri angoli dell’Unione. Von Der Leyen aveva aperto a questa eventualità presentando al Parlamento il suo programma di candidata alla presidenza della Commissione. Durante la cerimonia di inaugurazione tenutasi il 9 maggio a Strasburgo, però, lei stessa ha cercato di ridimensionare le aspettative, affermando che «dobbiamo essere onesti sul fatto che la Conferenza non sarà la panacea o la soluzione a tutti i problemi». Nella stessa occasione, il Presidente del Parlamento Sassoli ha invece ribadito che, se una modifica dei Trattati si rivelerà necessaria, «non dobbiamo averne paura, non dobbiamo avere tabù».
   Di fatto, molte delle questioni che si suppone saranno oggetto di discussione, quali la creazione di liste transnazionali per l’elezione degli eurodeputati, il sistema dello Spitzenkandidat, l’attribuzione del potere di iniziativa al Parlamento europeo e l’estensione del voto a maggioranza qualificata, saranno difficilmente attuabili senza una revisione dei Trattati. Proprio il superamento del voto all’unanimità in seno al Consiglio è uno dei temi su cui si discute di più, anche in Italia. Questo “elefante nella stanza” – per riprendere l’espressione utilizzata dall’onorevole Bonino a un recente convegno a proposito della Conferenza resta un ostacolo di non poco conto.
   La clausola dell’unanimità si applicherebbe, infatti, anche qualora, in seguito ai lavori della Conferenza, si decidesse di procedere a una revisione dei Trattati. Bisognerebbe quindi approvare all’unanimità una modifica dei Trattati per uscire dal sistema dell’unanimità. Un elefante nella stanza, certo, ma che si morde la coda.

   C’è una possibile via d’uscita a questa apparente impasse? Un’idea molto popolare tra gli accademici è quella che la Conferenza fornisca finalmente l’occasione giusta alle istanze più europeiste per far fronte comune e procedere sulla strada dell’integrazione differenziata, un sistema – già utilizzato per alcune materie specifiche – che consentirebbe ai Paesi più ambiziosi di rafforzare la loro integrazione, senza dover coinvolgere sin dal principio tutti gli Stati Membri. Tuttavia, tale Europa a diverse velocità – oltre a presentare limiti dal punto di vista pratico – appare in netto contrasto con la logica che fa da sfondo alla Conferenza.
   Questa si propone infatti come un’iniziativa inclusiva, rivolta a tutti i cittadini europei, senza distinzioni di nazionalità, genere, età e contesto socio-economico. Si fa quindi appello a un popolo europeo, la cui esistenza è spesso messa in dubbio. Ora però, proprio grazie alla Conferenza, questo popolo è di fatto chiamato a dare il suo contributo per realizzare quello che, nelle parole utilizzate da Macron per il primo lancio dell’iniziativa, dovrebbe essere un “Rinascimento europeo”. I prossimi mesi ci diranno se la Conferenza sul Futuro dell’Europa si rivelerà all’altezza di tali aspettative. Per il momento, le incertezze non mancano e la riflessione proposta da Erasmo sull’importanza di questo “Biennio Europeo” (che coincide con la durata della Conferenza) può aiutare ad affrontare tali incertezze. (Erika Frontini – Lorenzo Repetti) 

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CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA, PIÙ SPAZIO ALLE REGIONI E ALLE PARTI SOCIALI

da https://www.tgcom24.mediaset.it/, 21/7/2021

– Più seggi nella plenaria ai rappresentanti eletti dalle Regioni, dagli enti locali, nonché dalle parti sociali. A settembre al via i panel tra cittadini in tutta l’Unione –

   Il Comitato esecutivo della Conferenza sul futuro dell’Europa, durante la sua sesta riunione, ha deciso di assegnare più seggi nella plenaria della Conferenza ai rappresentanti eletti dalle Regioni (seggi in più), dagli enti locali (6 seggi in più), nonché dalle parti sociali, aumentando di 4 seggi il numero dei rappresentanti di questi ultimi, per un totale dunque di 12. A settembre al via i panel tra cittadini in tutta l’Unione.

Cosa fa la Conferenza sul futuro dell’Europa? – Organizza eventi online e offline, locali, regionali, nazionali ed europei, combinati da organizzazioni della società civile e cittadini, istituzioni europee e autorità nazionali, regionali e locali. I risultati di questi eventi, così come le idee relative al futuro dell’Europa, vengono pubblicati sulla piattaforma digitale multilingue. Quest’ultima è completamente interattiva: le persone possono interagire tra loro e discutere le proprie proposte con i concittadini di tutti gli Stati membri, nelle 24 lingue ufficiali dell’Ue. Persone di ogni ceto sociale e in numero il più ampio possibile sono incoraggiate a contribuire, tramite la piattaforma, a plasmare il proprio futuro e naturalmente a promuovere la piattaforma sui canali dei social media, con l’hashtag #TheFutureIsYours.

Cambiamenti – Il Comitato Esecutivo ha modificato il Regolamento aggiungendo alla Conferenza plenaria rappresentanti eletti delle regioni e 6 degli enti locali. Hanno inoltre deciso di aumentare di quattro il numero dei rappresentanti delle parti sociali, per un totale dunque di 12.

Verso una maggiore partecipazione del pubblico – Il Comitato ha poi scambiato opinioni sul piano di comunicazione sviluppato congiuntamente dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione. Tutte e tre le istituzioni si adopereranno per continuare a coordinare le proprie attività per aumentare la partecipazione del pubblico alla piattaforma digitale multilingue e incoraggeranno altri organismi – in particolare quelli che partecipano al comitato esecutivo e alla plenaria – a fare altrettanto.

Le dichiarazioni – “Le discussioni e gli adeguamenti delle regole di oggi indicano che ci stiamo avvicinando alla fine della fase di progettazione della Conferenza. Attendiamo ora con ansia la fase dei contenuti con la raccolta in corso delle idee dei cittadini sulla piattaforma digitale insieme alle proposte dei panel di cittadini che inizieranno i lavori a settembre. Tutto ciò confluirà nella plenaria in modo da essere in grado di realizzare un’Unione più efficace, reattiva e democratica che i nostri cittadini chiedono e meritano”, ha dichiarato il copresidente del Parlamento europeo Guy Verhofstadt.

   “L’aggiornamento odierno nell’organizzazione della conferenza mira a portare l’Europa oltre le sue capitali e offre maggiore voce ai cittadini di ogni ceto sociale. Ogni europeo ha i propri sogni e le proprie preoccupazioni sull’Europa e l’Europa deve ascoltare ciascuno di loro quando si discute del nostro futuro comune. Vogliamo che il maggior numero possibile di europei, ovunque si trovino, possano dire la loro, affinché emerga il tipo di Europa che vogliono vivere per i prossimi 30 anni”, ha dichiarato a nome della Presidenza del Consiglio dell’Ue il Segretario di Stato sloveno per gli affari dell’Ue e copresidente Gašper Dovžan.

   “Attendiamo con impazienza la prossima fase del processo, ovvero le deliberazioni dei gruppi di cittadini europei. Quest’ultimo è davvero l’aspetto più innovativo della Conferenza sul futuro dell’Europa”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea per la democrazia e la demografia e copresidente Dubravka Šuica. (da https://www.tgcom24.mediaset.it/)

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LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA: COSA FARNE?

da “Il sole 24ore” del 2/6/2021

   La Conferenza sul futuro dell’Europa è partita. Il suo scopo è promuovere il dibattito pubblico sul futuro dell’Unione europea (Ue). Un’aspettativa legittima, se non fosse che non siamo nell’agorà ateniese in cui poche migliaia di persone si riuniscono per discutere sulla polis.

   Tant’è che la Conferenza si è già insabbiata nelle procedure (come coinvolgere i cittadini), trascurando la sostanza (perché rafforzare l’Ue). Di quest’ultima bisognerebbe invece discutere. L’Ue richiede di essere rafforzata non già perché è debole. Anzi, si è dimostrata molto più forte di quanto ritenevano i suoi critici.

   Va rafforzata perché le sfide che è destinata ad affrontare richiedono un’Ue più efficace e democratica. La sua politica estera non può dipendere dal consenso di 27 governi nazionali (è bastato il veto dell’ungherese Viktor Orban per bloccare una dichiarazione comune che sollecitava la cessazione delle ostilità tra Hamas e Israele).

   La sua politica fiscale non può dipendere dal consenso di 27 parlamenti nazionali (il via libera alla “Decisione sulle Risorse Proprie”, che consente alla Commissione europea di emettere debito europeo con cui finanziare i vari piani nazionali di ripresa e resilienza, è giunto solamente pochi giorni fa). Per rafforzarsi, qualsiasi organizzazione deve anticipare le sfide future, non solo adeguarsi a quelle presenti. La Conferenza non si pone questi problemi, ma non è detto che debba trasformarsi in un chiacchiericcio inconcludente. Per evitare quest’ultimo, TRE ASPETTI andrebbero considerati.

   IL PRIMO riguarda la prospettiva con cui guardare all’Ue. Occorre discutere dell’Ue (dell’efficacia e legittimità del suo funzionamento), non già di ciò che i cittadini, i parlamenti e i governi nazionali si aspettano da essa. Poiché le istituzioni europee (sovranazionali e intergovernative) non hanno trovato l’accordo sull’agenda dei problemi da affrontare, si sono rivolte ai cittadini per sapere cosa dovrebbero fare. Così facendo, hanno rilanciato la logica nazionale, nonostante le piattaforme multilinguistiche create per fare interagire i cittadini degli stati membri. Che cosa ci si aspetta che i cittadini dicano, se non ribadire i loro pregiudizi o interessi nazionali e locali sull’Ue oltre che sugli altri stati membri? 445 milioni di persone si tengono insieme attraverso un progetto sovranazionale, non già attraverso una molteplicità di richieste nazionali o locali. La Conferenza dovrebbe discutere di quel progetto comune.

   Il SECONDO aspetto riguarda la governance che dovrebbe caratterizzare l’Ue. L’Ue riesce a prendere decisioni collettive solamente quando è sottoposta ad emergenze esistenziali. È stretta tra due logiche che faticano a conciliarsi. Da un lato, c’è la logica intergovernativa del Consiglio europeo (dei capi di governo nazionali) che considera l’Ue come la somma algebrica di 27 stati (e di altri da aggiungere). Poiché in un’unione di stati demograficamente asimmetrici alcuni governi nazionali hanno più influenza di altri, il Consiglio europeo ha istituzionalizzato un sistema di veti per garantire il consenso al suo interno. L’esito è una ricorrente paralisi decisionale. Dall’altro alto, c’è la logica sovranazionale del Parlamento europeo che considera l’Ue uno stato parlamentare, al punto da adottare il modello tedesco  degli spitzenkandidaten per eleggere il presidente della Commissione europeaMa anche qui i conti non tornano perché, se il potere decisionale risiedesse primariamente nel Parlamento europeo, gli stati più grandi conterebbero di più degli stati più piccoli, grazie al maggiore numero dei loro rappresentanti. È vero che questi ultimi sono membri di partiti parlamentari transnazionali, ma è anche vero che, quando si tratta di votare provvedimenti che toccano gli interessi di uno stato, le appartenenze partitiche valgono di meno di quelle nazionali. È necessaria una tregua costituzionale tra il Consiglio europeo e il Parlamento europeo per dare vita ad un sistema decisionale che sia indipendente sia dall’uno che dall’altro. La Conferenza dovrebbe discutere di questa possibilità.

   Il TERZO aspetto riguarda le politiche da assegnare all’Ue. In un’unione di stati demograficamente asimmetrici e con identità nazionali distinte, la condivisione delle competenze e la cooperazione tra livelli di governo non possono funzionare, in quanto gli stati più grandi e più forti possono condizionare entrambi i processi. Per questo motivo, sul piano costituzionale, tali unioni si basano su una distinzione delle competenze così da definire gli ambiti in cui il centro oppure gli stati hanno il potere dell’ultima parola.  Storicamente, nelle unioni di stati, al centro sono state assegnate le competenze relative alla sicurezza collettiva (dalla politica estera e militare alla politica monetaria e fiscale), mentre gli stati hanno trattenuto per sé tutto il resto. L’Ue è andata in direzione opposta. Ha centralizzato le competenze regolatorie del mercato unico, mentre gli stati hanno monopolizzato le competenze relative alla sicurezza collettiva.  Occorrerebbe invece ribilanciare le competenze, promuovendo più integrazione di alcune politiche e meno integrazione di altre. La Conferenza dovrebbe discutere di ciò.

   In conclusione, la Conferenza può servire ad individuare un’agenda dei problemi che l’Ue dovrebbe affrontare per rafforzarsi. Un’agenda condivisa da una coalizione (transnazionale e interistituzionale) di volenterosi, avente l’obiettivo di definire la natura di “un’unione sempre più stretta” per il Ventunesimo secolo. Poi si vedrà. Intanto, facciamo in modo che questa occasione non venga persa. (da “Il sole 24ore”)

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Un altro APPELLO precedente

“IL FUTURO DELL’EUROPA NELLE MANI DEI SUOI CITTADINI”

10/5/2021, da “la Repubblica”

Su iniziativa dei Co-Presidenti di CIVICO Europa, Guillaume Klossa, già Direttore dell’Unione europea di radiodiffusione, e Francesca Ratti, già Vicesegretario Generale del Parlamento europeo

   Cinque anni fa lanciammo un appello continentale per un Rinascimento europeo. Chiedevamo di avviare un percorso in cui cittadini, parti sociali, società civile e Stati potessero scrivere insieme una nuova pagina coraggiosa della nostra storia comune.

   Questo 9 maggio (2021, ndr) si è aperta ufficialmente la Conferenza sul futuro dell’Europa. Ne siamo felici: è una decisione che risponde alle nostre aspettative.

   L’Unione europea è a un bivio. Si trova di fronte a sfide esistenziali che la costringono a ripensare il suo modello di società, i valori che lo sostengono e il suo posto nel mondo. Lo shock climatico, la crescente rivalità tra potenze, la rivoluzione digitale e l’emergenza sanitaria richiedono risposte politiche, istituzionali e finanziarie di una ampiezza inedita, ben oltre i confini nazionali.

   Per affrontare queste sfide, è necessario riformare i nostri metodi di decisione e di attuazione. Ma il processo sarà legittimo solo se i cittadini dell’Unione vi saranno effettivamente e massicciamente coinvolti.

   Purtroppo, l’organizzazione attuale della Conferenza non sembra permetterlo.

   Certo, una piattaforma digitale è stata creata per coinvolgere il maggior numero di persone possibile. Ma chi ne è a conoscenza? Quanti sanno della decisione dei leader europei di lanciare una Conferenza sul Futuro dell’Europa?

   La realizzazione di una tale impresa richiede una forte volontà politica, risorse finanziarie importanti e la mobilitazione previa della società civile. In assenza di questi prerequisiti, le consultazioni non riescono a coinvolgere un grande numero di cittadini.

   Non a caso, le consultazioni europee fin qui organizzate da governi e istituzioni hanno mobilitato solo alcune decine di migliaia di persone.

   Eppure è possibile fare meglio.

Ad esempio, la consultazione WeEuropeans realizzata da CIVICO Europa e Make.org in vista delle elezioni del 2019, è riuscita a coinvolgere quasi due milioni di persone in 27 paesi e 24 lingue. A garantirne l’esito altamente positivo, sono state le risorse investite nonché il ruolo centrale dato ai cittadini e alla società civile in tutto il processo.

   Gli stessi elementi di successo devono oggi essere riuniti se non vogliamo che la Conferenza sul futuro dell’Europa si risolva in un fallimento.

   Invitiamo dunque i Capi di Stato e di governo a lanciare senza indugio un appello alla mobilitazione civica in ciascuno dei loro paesi, realmente coinvolgendo i cittadini e le forze rappresentative della società civile e delle autorità locali.

   Li invitiamo a promuovere la partecipazione dei cittadini attraverso la specifica piattaforma; ma anche ad organizzare, sulla base di una metodologia armonizzata, consultazioni civiche deliberative, realizzate congiuntamente con le organizzazioni della società civile e le parti sociali.

   Si tratta di passare da un uso strumentale dei cittadini ad una visione collettiva e condivisa del futuro dell’Unione.

   Invitiamo perciò i Capi di Stato e di governo a realmente contribuire  al successo di questa Conferenza, in modo che:

– Contribuisca a costruire una visione comune e condivisa dell’Unione che vogliamo, mentre siamo ancora solo all’inizio delle transizioni digitali, ecologiche e demografiche che stanno trasformando il mondo e la realtà europea come mai prima;

 Al termine di un lavoro collettivo, sia possibile convergere su concrete modifiche della traiettoria politica: che si tratti di una revisione delle politiche esistenti o di nuove politiche, in particolare nel campo della salute, degli affari sociali o della cultura, nel quadro del Trattato esistente o di un nuovo Trattato.

   È un’immensa responsabilità che le Istituzioni europee e gli Stati si sono assunti lanciando la Conferenza sul Futuro dell’Europa. Questa responsabilità ora li obbliga.

   È giunto il momento di affidare a ciascuno di noi la definizione del nostro futuro comune.

Su  iniziativa dei Co-Presidenti di CIVICO Europa, Guillaume Klossa, già Direttore dell’Unione europea di radiodiffusione, e Francesca Ratti, già Vicesegretario Generale del Parlamento europeo:

Lionel Baier (CH), Regista;

Enrique Baron Crespo (ES), già Presidente del Parlamento europeo;

Brando Benifei (IT), Deputato europeo, Presidente del Gruppo Spinelli;

Gilbert Bourseul (FR), Presidente di Topics;

Mercedes Bresso (IT), Economista, già Presidente del Comitato delle Regioni;

Marco Cappato (IT), Presidente di EUmans;

Alessia Centoni (IT), Presidente della European Women Association;

Jasmina Cibic (SLO), Artista;

Daniel Cohn-Bendit (FR/DE), già Presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo;

Jože P. Damijan (SLO), Economista;

Tremeur Denigot (FR), Professore, membro di CIVICO Europa;

Michele Fiorillo (IT), Filosofo, Coordinatore della rete CIVICO Europa;

Virginia Fiume (IT), Coordinatrice di EUmans;

Cynthia Fleury (FR), Filosofa;

Luca Jahier (IT), già Presidente del Comitato economico e sociale;

Christophe Leclercq (FR), Fondatore di EURACTIV media network e della Fondazione EURACTIV;

Jo Leinen (DE), già Deputato europeo, già Presidente del Movimento Europeo Internazionale;

Alexandra Mitsotakis (GR), Presidente del World Human Forum;

Jonathan Moskovic (BE), già Coordinatore di G1000, Consigliere per l’innovazione democratica;

Leoluca Orlando (IT), Sindaco di Palermo;

Stojan Pelko (SLO), già Segretario di Stato per la Cultura;

Rosen Plevneliev (BG), già Presidente della Repubblica;

Magali Plovie (BE), Presidente del Parlamento francofono di Bruxelles;

Janez Potocnik (SLO), già Commissario europeo;

Sneska Quaedvlieg-Mihailovic (NL/RS), Segretario generale di Europa Nostra;

Petre Roman (RO), già Primo ministro;

Yvan Sagnet (CM), Scrittore, Fondatore dell’Associazione NoCap;

Fernando Savater (ES), Filosofo;

Roberto Saviano (IT), Scrittore;

Elly Schlein (IT), Vice Presidente della Regione Emilia Romagna;

Daniela Schwarzer (DE), Direttrice esecutiva della Open Society Foundation;

Denis Simonneau (FR), Presidente di EuropaNova;

Claus Haugaard Sørensen (DK), già Direttore generale della Commissione europea;

Farid Tabarki (NL), Fondatore di Studio Zeitgeist;

Álvaro Vasconcelos (PT), Fondatore di Forum Demos, già Direttore dell’Istituto dell’Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza;

Cédric Villani (FR), Matematico, Medaglia Fields, Deputato;

Pietro Vimont (FR / IT), Membro fondatore di CIVICO Europa;

Luca Visentini (IT), Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati;

Sasha Waltz e Jochen Sandig (DE), rispettivamente Coreografa e Direttore della Sasha Waltz Company;

Slavoj Žižek (SLO), Filosofo.

E’ possibile aderire all’appello sul sito: www.civico.eu  

………………….

Sulla CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA, su GEOGRAFICAMENTE, vedi anche:

UNIONE EUROPEA: l’istituzione della CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA (dal 9/5/2021 alla primavera 2022) propone INIZIATIVE PARTECIPATE su cambiamenti climatici, questioni economiche e sociali, trasformazione digitale, uscita dalla pandemia – Riuscirà nell’obiettivo di coinvolgere i cittadini europei? – Geograficamente (wordpress.com)

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