Un VACCINO ANTI-MALARIA: il flagello, in particolare nell’Africa Sub-Sahariana, è ora (solo in parte) risolto dal vaccino approvato dall’OMS – La battaglia per eliminare il Covid può dare impulso alle istituzioni internazionali (e all’impegno di noi tutti) per debellare anche contagi di grande sofferenza com’è la MALARIA

“(….) Il vaccino contro la MALARIA ora a disposizione, seppure presenti un’efficacia contenuta, è il più importante strumento in uso nella lotta contro la malattia negli ultimi decenni. Sino ad ora, infatti, la misura preventiva largamente diffusa contro la malaria è rappresentata dalle zanzariere intrise di insetticida (vedi la FOTO qui sopra, da https://www.mediciconlafrica.org/), sotto le quali i bambini sono costretti a dormire e vivere per non essere punti ed infettati, e il cui utilizzo è servito a ridurre i decessi tra i bambini sotto i 5 anni del 20 per cento circa. (…)” (da https://www.my-personaltrainer.it/ del 7/10/2021)

MALARIA: COS’È E DOVE È DIFFUSA

La Malaria è una malattia infettiva causata da cinque distinti protozoi, appartenenti al genere Plasmodium, che si trasmettono all’uomo attraverso la puntura di zanzare femmine del genere Anopheles. Questi insetti vettori possono infettarsi pungendo un individuo malato e trasmettere l’infezione ad una persona sana con una seconda puntura. La malaria è particolarmente diffusa a livello tropicale, mentre in Italia – dopo aver causato svariate epidemie fino alla metà del secolo scorso – è stata debellata ormai da molti anni. Quando una zanzara infetta punge un soggetto sano, i parassiti entrano nel sangue, migrano verso il fegato e penetrano negli epatociti, dove proliferano. Il periodo di attiva proliferazione dura all’incirca 2-4 settimane, poi i parassiti figli fuoriescono dalle cellule epatiche, invadono il circolo sanguigno ed entrano nei globuli rossi. Compaiono febbre, anche molto alta, dolori ossei, sudorazione ed anemia

(da https://www.my-personaltrainer.it/ del 7/10/2021)

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L’area tratteggiata indica la distribuzione delle anomalie dei globuli rossi. In rosso sono le zone di forte endemia malarica, in giallo un rischio malarico moderato, e in verde le aree dove è rara.
(da https://media.accademiaxl.it/) (ripresa da http://ww
w.nature.com/)

   E’ arrivato il via libera dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, per l’uso di massa nei bambini, del primo vaccino contro la malaria, il MOSQUIRIX, prodotto da GlaxoSmithKline (una casa farmaceutica londinese), da distribuire in zone ad alto rischio, com’è in particolare l’Africa Sub-Sahariana.

   Questa del 6 ottobre 2021 è l’approvazione ufficiale, cioè il “via politico di massa” ad effettuare il vaccino specie nei bambini dei paesi a rischio. In effetti gli studi si sono protratti da trent’anni, hanno avuto un’accelerazione dal 2015, e poi in particolare nei primi mesi del 2019 con sperimentazioni testando il vaccino Mosquirix in un programma pilota in Ghana, Kenya e Malawi. Finora sono state inoculate oltre 2,3 milioni di dosi e l’analisi dei risultati mostra che il siero, oltre a essere affidabile e sicuro, riduce la malattia del 39% nei confronti dei contagi, e del 29% nei confronti della malattia grave.

6 ottobre 2021 – L’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) ha approvato il VACCINO CONTRO LA MALARIA, il Mosquirix, prodotto da GlaxoSmithKline (GSK), casa farmaceutica britannica con sede londinese; da distribuire in zone ad alto rischio come l’Africa Sub-Sahariana. La malaria rimane una delle principali cause di malattie infantili e di morte nell’Africa subsahariana. Più di 260mila bambini africani di età inferiore ai 5 anni muoiono di malaria ogni anno. (MOSQIRIX: immagine da www.africarivista.it/)

   Sperando che questa sperimentazione, specie sui bambini africani, si sia verificata nel massimo di controllo e sicurezza su possibili effetti collaterali, ora i risultati sembrano importanti proprio per i bambini africani “sub-sahariani” (in parte anche del Sud Est Asiatico) che sono le maggiori vittime della malaria.

“(…) Soltanto nel 2018 l’OMS ha stimato 230 milioni di casi di malaria con oltre 400 mila morti, per lo più bambini sotto i 5 anni in Africa subsahariana. Ciò significa che questa infezione uccide un bambino ogni due minuti. L’Europa conta ogni anno circa 8000 casi di malaria importata da viaggiatori, di cui 800 solo in Italia. «Solo pochi anni fa, nel 2011, la vicina Grecia, dichiarata libera dalla malaria nel 1974, è stata afflitta da diversi focolai di malaria trasmessa dalle zanzare locali — dice Carlo Severini, malariologo dell’ISS — È indispensabile vigilare costantemente contro i rischi di reintroduzione di questa malattia». Un motivo di allarme è la diffusione di ceppi di zanzara resistenti agli insetticidi. (…)” (da https://video.corriere.it/ DEL 16/11/2020) (NELL’IMMAGINE QUI SOPRA: Malaria_in_numeri, da ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, www.ispionline.it/)

   L’unico vero problema è che, come detto, riduce “solo” del 39% nei confronti dei contagi e del 29% nei confronti della malattia grave. Pertanto va supportato con altre ricerche scientifiche; e l’inoculazione del siero deve essere integrato con misure di protezione dalle zanzare malariche (queste zanzare sono denominate del genere Anopheles); protezioni, specie di notte, con la presenza di zanzariere attorno al letto; e con l’utilizzo contemporaneo di farmaci antimalarici efficaci….. Il rischio di ricovero e morte secondo gli esperti si può ridurre fino al 70 per cento dei casi che ora accadono: nel 2018 l’OMS ha stimato nel mondo 230 milioni di casi di malaria con oltre 400 mila morti, per lo più bambini sotto i 5 anni in Africa subsahariana (ciò significa che questa infezione uccide un bambino ogni due minuti).

 La DIFFERENZA PRINCIPALE fra PLASMODIUM FALCIPARUM e PLASMODIUM VIVAX è che FALCIPARUM è causa grave di malaria in quanto si moltiplica rapidamente nel sangue, mentre VIVAX è meno virulento di FALCIPARUM (mappa qui sopra: DIFFUSIONE DELLA MALARIA, da https://www.epicentro.iss.it/)

   E poi, noi crediamo, importante sarebbe sradicare le condizioni ambientali di vita di questo tipo di zanzare letali…. Pensiamo al risanamento di aree paludose con progetti agro-forestali che non utilizzino sostanze chimiche ed insetticidi quanto peggiori della stessa malaria (come nei decenni passati è stato fatto in varie parti del mondo, anche in Italia, utilizzando il DDT).

Su 400.000 vittime di MALARIA ogni anno, il 94 per cento si registra in AFRICA e in DUE CASI SU tre si tratta proprio di BAMBINI sotto i cinque anni (nella foto: TANZANIA, un medico sottopone un bimbo al test per la malaria, da https://www.vaticannews.va/)

   Pertanto, tornando al vaccino approvato dall’OMS, non è uno scudo infallibile e quindi non riuscirà a sradicare la malaria, ma può cambiarne drasticamente il corso e aiutare alla soluzione man mano definitiva del problema: servirà impegnare risorse anche per altre ricerche e altri mezzi di protezione, come, prima dicevamo, l’uso corretto delle zanzariere attorno al letto; inoltre, se il vaccino viene utilizzato assieme agli antimalarici il rischio di ricovero e morte dei bimbi si riduce del 70 per cento. Un risultato che accende la speranza, mentre lo studio nei tre Paesi pilota prosegue per valutare l’impatto del vaccino sulla mortalità nel lungo periodo.

Un’approvazione storica, ha sottolineato il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus (nella FOTO), per una profilassi che promette di salvare decine di migliaia di piccoli (su 400.000 vittime di malaria ogni anno, il 94 per cento si registra in Africa e in due casi su tre si tratta proprio di bimbi)

   Su tutto questo colpisce come la malaria rappresenti quella che è adesso la povertà mondiale: è presente in nazioni a basso reddito, con situazioni generali (ambientali, politiche, economiche…) tra le peggiori al mondo. E la malaria, dunque, è ancora una piaga, ed è per questo che il 6 ottobre 2021 dell’approvazione del vaccino, è stato definito un “giorno storico” dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

   Allora, per concludere, da quel che si può percepire, il vaccino anti-malaria non è nato “a caso” in un dato momento, ma da un lavoro pluriennale: è il risultato di 30 anni di ricerca e sviluppo di GSK (GlaxoSmithKline), questo gruppo farmaceutico londinese, che però è stato supportato da una partnership con PATH (Patient Associations Talks Hub: associazioni di pazienti con lo scopo di diffondere idee ed esperienze approfondendo il dialogo, una sorta di gruppi di pressione e coordinamento e messa in relazione di ricerche diverse), e con il supporto di una rete di centri di ricerca africani.

GlaxoSmithKline plc è una casa farmaceutica britannica la cui sede sociale è nel sobborgo londinese di Brentford (Hounslow). Nata nel 2000 per fusione di Glaxo Wellcome e SmithKline Beecham, a fine 2016 GSK era la 10ª industria farmaceutica (e 194ª in assoluto compagnia ad azionariato diffuso) del mondo dopo Pfizer, Novartis, Roche, Sanofi, Merck, Abbott Laboratories, Allergan, AstraZeneca e McKesson (nella foto: GlaxoSmithKline, headquaters – Brentford, London, England, foto da WIKIPEDIA)

   Un lavoro di ricerca (condiviso da vari soggetti) e sperimentazione autorevole, convinti nel voler realizzare un progetto virtuoso; per arrivare a un vaccino così essenziale, che apre le porte alla speranza di non debellare ma almeno drasticamente diminuire una della malattie più gravi del nostro pianeta. Questo per dire che, quando ci si vuole impegnare, i risultati arrivano.

   E’ in questo senso che la battaglia contro il COVID (tutt’altro che vinta, e il vaccino anti-covid è prevalentemente a disposizione solo delle popolazioni dei paesi ricchi, e questo non è bene…), la battaglia del Covid potrebbe rappresentare l’impulso politico delle istituzioni internazionali, di tutte le aree geostrategiche planetarie (come gli Usa, la Cina, la Ue…), delle singole nazioni, e di ampi strati di società civile (associazioni, Ong…) nonché di noi tutti per quello che possiamo fare, per dare forza a un’azione collettiva mondiale di impegno alle risoluzione delle gravi crisi del pianeta (la malaria, ma anche la povertà, l’ambiente che muore, le guerre, i diritti umani…ciascuno per quel che può fare…) (s.m.)

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NUOVO VACCINO, DALL’OMS UNA SVOLTA STORICA: L’ANNUNCIO

8 Ottobre 2021 da https://quifinanza.it/

– L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha trovato il vaccino contro la malaria, tra le principali cause di malattie infantili e di morte nell’Africa subsahariana –

   Non solo vaccino Covid. Una notizia storica, che potrebbe cambiare per sempre il futuro di intere generazioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha finalmente trovato il vaccino contro la malaria.   La malaria rimane una delle principali cause di malattie infantili e di morte nell’Africa subsahariana. Più di 260mila bambini africani di età inferiore ai 5 anni muoiono di malaria ogni anno.

   Negli ultimi anni, l’OMS e i suoi partner avevano segnalato più volte una preoccupante fase di stagnazione nella ricerca di soluzioni contro questa malattia mortale. “Per secoli, la malaria ha perseguitato l’Africa subsahariana, causando immense sofferenze personali”, ha affermato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per l’Africa.

   Il vaccino contro la malaria è il risultato di 30 anni di ricerca e sviluppo di GSK (GlaxoSmithKline, gruppo farmaceutico londinese, NDR) ed è stato creato attraverso una partnership con PATH (Patient Associations Talks Hub: associazioni di pazienti con lo scopo di diffondere idee ed esperienze approfondendo il dialogo, NDR), e con il supporto di una rete di centri di ricerca africani. “Abbiamo a lungo sperato in un vaccino efficace e ora, per la prima volta in assoluto, abbiamo un vaccino raccomandato per un uso diffuso”. (da https://quifinanza.it/)

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MALARIA: IL VACCINO APPROVATO DALL’OMS

di Elena Meli, da https://www.focus.it/ del 7/10/2021

– Un cambiamento storico nella lotta alla malaria: c’è un vaccino approvato dall’OMS per l’uso di massa nei bambini. –

   È arrivato il via libera dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) per l’uso di massa nei bambini del primo vaccino contro la malaria, il Mosquirix, prodotto da GlaxoSmithKline (casa farmaceutica britannica con sede londinese, ndr), da distribuire in zone ad alto rischio come l’Africa Sub-Sahariana.

   Un’approvazione storica, ha sottolineato il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, per una profilassi che promette di salvare decine di migliaia di piccoli (su 400.000 vittime di malaria ogni anno, il 94 per cento si registra in Africa e in due casi su tre si tratta proprio di bimbi) e perché è un traguardo atteso da decenni. Il vaccino, l’unico per cui negli studi precedenti sia stata dimostrata una buona efficacia, si sta testando in un programma pilota in GHANA, KENYA e MALAWI: dal 2019 sono state inoculate oltre 2,3 milioni di dosi e l’analisi dei risultati mostra che il siero, oltre a essere sicuro, riduce del 30 per cento la malaria grave.

   Non è uno scudo infallibile quindi e non riuscirà a sradicare la malaria, ma può cambiarne drasticamente il corso e aiutare a proteggere i tanti piccoli che non vengono tutelati in altro modo; per esempio con l’uso, ricovero e morte dei bimbi si riduce del 70 per cento. Un risultato che accende la speranza, mentre lo studio nei tre Paesi pilota prosegue per valutare l’impatto del vaccino sulla mortalità nel lungo periodo. (Elena Meli, da https://www.focus.it/)

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Intervista al professor Crisanti

VACCINO MALARIA, CRISANTI A FANPAGE.IT: “MOSSA DISPERATA, I CONTAGI AUMENTANO PER COLPA DEL COVID”

di Davide Falcioni, 7/10/2021, da FANPAGE.IT, https://www.fanpage.it/

– “Il professor Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, è tra i maggiori esperti di malaria:Purtroppo è ancora molto presto per esultare: questo vaccino è molto sicuro e collaudato ma protezione contro il contagio è del 39%, quindi piuttosto bassa. È stato approvato dall’OMS solo perché siamo disperati. I malati sono tornati ad aumentare a causa della pandemia di Covid-19

   Il 6 ottobre (2021) l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha approvato il primo vaccino al mondo contro la malaria, malattia trasmessa attraverso la puntura di zanzare Anopheles femmine infette che ogni anno causa centinaia di migliaia di morti.

   Tutti in paesi poveri, per lo più africani. I contagi, infatti, si verificano prevalentemente in NIGERIA (27% dei casi), REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO (12%), UGANDA (5%), MOZAMBICO (4%) e NIGER (3%), nazioni a basso reddito nelle quali la malattia è ancora ampiamente diffusa, seppure con un trend in calo negli ultimi 20 anni.

   A livello globale i decessi per malaria si sono costantemente ridotti nel periodo 2000-2019, passando da 736mila a 409mila all’anno, con una letalità ancora altissima soprattutto tra i bambini. La malaria, dunque, è ancora una piaga ed è per questo che quella di ieri è stata definita una “giornata storica” dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

   Il vaccino è stato sviluppato dalla casa farmaceutica britannica GlaxoSmithKline (GSK), e nell’ultima fase di sperimentazione è stato somministrato a più di 800mila bambini in Ghana, Kenya e Malawi: la sua efficacia è, a dire il vero, piuttosto limitata garantendo una protezione di solo il 39% nei confronti dei contagi e del 29% nei confronti della malattia grave.

   La battaglia contro la malaria si annuncia dunque ancora molto lunga e complessa, A confermarlo, intervistato da Fanpage.it, il professor ANDREA CRISANTI, docente di microbiologia all’Università di Padova e ricercatore che, insieme ai colleghi dell’Imperial College di Londra, ha studiato uno dei sistemi attualmente più promettenti per contrastare la malaria nel mondo: l’ESTINZIONE DELLA ZANZARA CHE NE È RESPONSABILE.

Professore, quella del vaccino contro la malaria è davvero una notizia di portata storica?

“Purtroppo è ancora molto presto per esultare: questo vaccino, che è molto sicuro e collaudato, ha una genesi lunghissima, di quasi 15 anni. La protezione contro il contagio è del 39%, quindi piuttosto bassa. La malaria ha un R0 di 15, quindi avremmo bisogno di un vaccino con una protezione del 95% per essere pienamente soddisfatti; purtroppo siamo molto lontani da questo obiettivo. Dagli studi, tuttavia, è emerso che la combinazione del vaccino con altri farmaci conferisce una protezione del 70%. Non è ancora abbastanza, ma è meglio di niente. Bisogna essere chiari: l’approvazione di questo vaccino è stata possibile solo perché siamo disperati. In nessun’altra situazione l’OMS avrebbe approvato un vaccino con una protezione così bassa.”

Cosa intende?

“I morti di malaria sono sensibilmente diminuiti da vent’anni a questa parte, è vero. Ma negli ultimi tempi il calo è stato meno marcato e il Covid ha complicato ulteriormente la situazione: con la pandemia infatti è diminuito l’impegno finanziario dei donatori e non è stato possibile, per paesi con scarse risorse economiche, riuscire a controllare la malattia. I sistemi più efficaci sono tre: l’impiego di insetticidi, l’eliminazione dell’habitat delle zanzare e il trattamento delle persone infette con dei farmaci. Queste tre azioni per il controllo della malaria devono essere coordinate e protratte del tempo, ma in Africa sono mancate a causa del Covid le risorse necessarie per farlo. Diminuite le donazioni, i malati sono tornati ad aumentare. E di certo le zanzariere, anche se efficaci, non bastano per debellare la malaria.

Un contributo per contenere il numero dei malati può però arrivare dal vaccino?

Indubbiamente aiuta, ma un vaccino efficace al 70% – e per di più solo in combinazione con altri farmaci – non sarà purtroppo risolutivo. Mi permetta però di dire una cosa: questo dovrebbe farci rendere conto di quanto siamo stati fortunati ad aver scoperto in pochi mesi vaccini contro il Covid con un’efficacia superiore al 90%, anche se con una protezione limitata nel tempo di soli 6/7 mesi.

La malaria è una malattia diffusa solo nei paesi poveri. Avranno, questi, le risorse per acquistare i vaccini?

Sarà sicuramente fondamentale il contributo dei donatori. GlaxoSmithKline si è impegnata a fornire un certo numero di dosi all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma molte donazioni arriveranno anche dalla Fondazione Gates.

Lei ha basato gran parte dei suoi studi sullo sviluppo di uno dei sistemi attualmente più promettenti per debellare la malaria. A che punto sono le vostre ricerche? 

Abbiamo concluso uno studio – ‘Gene-drive suppression of mosquito populations in large cages as a bridge between lab and field‘ – che è stato recentemente pubblicato su riviste scientifiche del calibro di Nature. Il nostro lavoro ha dimostrato come zanzare geneticamente modificate possano completamente eliminare popolazioni di zanzare vettori di malaria per l’uomo. Si tratta, quindi, di una tecnologia genetica in grado di far collassare la popolazione di zanzare responsabile della malattia. Ora stiamo attendendo l’approvazione da parte degli enti regolatori, ma sappiamo già che si tratta di un metodo sicuro, non dannoso né per la natura né per gli esseri umani. Se verrà approvato si rivelerà un’arma fondamentale: l’R0 della malaria, infatti, muta anche in base alla densità di zanzare Anopheles. Se riusciremo ad abbassarla, anche il vaccino approvato diventerà molto più efficace. (Davide Falcioni, 7/10/2021, da FANPAGE.IT)

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VACCINO ANTI MALARIA APPROVATO DALL’OMS: COSA C’È DA SAPERE

da https://www.my-personaltrainer.it/ del 7/10/2021

Introduzione

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha approvato il primo vaccino contro la malaria, arma di prevenzione per contrastare una delle malattie infettive più letali, che ogni anno provoca circa 400mila vittime, concentrate soprattutto nel continente dell’Africa subsahariana.

Vaccino Anti Malaria: cosa sapere

Il vaccino approvato dall’OMS si chiama Mosquirix (o RTS,S/AS01) e viene prodotto dall’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline. È in grado di agire contro tutte le malattie parassitarie, ma nella fattispecie della malaria va ad inibire il Plasmodium falciparum, il più letale e diffuso degli agenti patogeni della malattia. Ad oggi, il vaccino a disposizione, seppure presenti un’efficacia contenuta, è il più importante strumento in uso nella lotta contro la malattia negli ultimi decenni. Sino ad ora, infatti, la misura preventiva largamente diffusa contro la malaria è rappresentata dalle zanzariere intrise di insetticida, sotto le quali i bambini sono costretti a dormire e vivere per non essere punti ed infettati, e il cui utilizzo è servito a ridurre i decessi tra i bambini sotto i 5 anni del 20 per cento circa.

   Gli studi condotti negli ultimi anni hanno dimostrato come il vaccino approvato dall’OMS “abbia il potenziale per dare un contributo sostanziale al controllo della malaria se usato in combinazione con altre misure di controllo efficaci, specialmente nelle aree ad alta trasmissione”. Da qui la necessità di diffondere capillarmente, e il prima possibile, l’uso del vaccino, che è già stato testato in fase di sperimentazione in Kenya, Malawi e Ghana, dove sono state somministrare 2,3 milioni di dosi, come integrazione dei programmi di immunizzazione locali con una somministrazione in quattro dosi a partire dai bambini di cinque mesi. 

A chi è indicato il Vaccino Anti Malaria?

Il vaccino anti malaria causata da Plasmodium falciparum è indicato per i bambini che vivono in paesi ad alto rischio, soprattutto nella zona dell’Africa Subsahariana, a partire dai 5 mesi di età. Viene somministrato in 4 dosi, ed è, in concreto, uno degli strumenti attualmente disponibili ed efficaci per prevenire la malaria.

Il Programma Pilota

Il programma pilota delle 4 dosi di vaccino anti malaria nei 3 Paesi -Kenya, Ghana e Malawi -sarà in grado di quantificare l’impatto a lungo termine sulla mortalità infantile. Il programma di attuazione del vaccino contro la malaria è coordinato dall’Oms, ed è il risultato di 30 anni di ricerca e sviluppo di Gsk con la collaborazione di diversi centri di ricerca africani. 

Gli studi clinici

Diversi test attuati nel 2015 avevano chiaramente evidenziato come il vaccino anti malaria poteva ridurre sensibilmente l’impatto devastante che la malattia infettiva letale aveva sulla popolazione infantile nelle zone più colpite. In concreto, con il vaccino, si riuscivano a prevenire quattro casi su dieci di malaria, tre dei quali ormai in forma grave, e a scongiurare nella maggior parte dei casi la necessità -spesso complicata- di trasfusioni di sangue. L’ostacolo principale, prima della sua effettiva approvazione, era rappresentato dalla modalità di somministrazione in quattro dosi e la conseguente efficacia.

   La campagna vaccinale anti malaria: le prime tre dosi da somministrare a un mese di distanza a partire dal quinto mese di età, e successivamente al sesto e settimo mese. Il richiamo, finale, poi, previsto al compimento dei 18 mesi. I risultati dei progetti pilota, su 2,3 milioni di dosi, sono stati esaminati dagli esperti dell’Oms: il vaccino, come dimostrato, è sicuro ed efficace, riducendo del 30 per cento i casi di malaria grave. 

I risultati dei trial sul Vaccino Anti Malaria

I risultati dei trial condotti dal 2015 hanno convinto l’Oms a validare la somministrazione del vaccino per diversi aspetti positivi ampiamente riscontrati. In primis, somministrare il vaccino comporta un netto miglioramento delle condizioni di salute della popolazione infantile nei paesi pilota di Kenya, Malawi e Ghana. Riduce sensibilmente il tasso di mortalità, e ben si integra con i programmi di immunizzazione locali praticati. Non solo, viene somministrato in condizioni di equità, rendendo possibile l’accesso alla prevenzione della malaria. I risultati confortanti del programma pilota hanno evidenziato che più di due terzi dei bambini nei 3 Paesi che non dormono sotto una zanzariera stanno riscontrando effetti positivi grazie alla somministrazione del vaccino. (da https://www.my-personaltrainer.it/)

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MALARIA – DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

da https://www.starbene.it/

   La distribuzione mondiale dipende soprattutto dalla temperatura, dall’umidità e dalle piogge: la malaria attualmente è diffusa in tutte quelle regioni tropicali e subtropicali del pianeta in cui la zanzara del genere Anopheles, che trasmette l’infezione, può sopravvivere e moltiplicarsi e dove i parassiti possono completare il complesso ciclo di sviluppo che li caratterizza.

   La malaria è presente non solo in gran parte delle regioni comprese tra i due tropici, ma anche in alcune aree a clima temperato-continentale come la Turchia e alcune repubbliche centroasiatiche dell’ex Unione Sovietica. La frequenza della malattia non è omogenea in tutte le regioni, quindi la distribuzione delle quattro specie di plasmodi è molto varia; anche all’interno dei singoli Paesi esistono aree in cui la trasmissione della malattia è elevata e altre in cui è sporadica, stagionale o assente.

   Circa il 90% dei casi di malaria si verifica nell’Africa intertropicale, dove la trasmissione è uniformemente diffusa in aree urbane e rurali e nelle diverse epoche dell’anno (fatta eccezione per i paesi agli estremi settentrionali e meridionali); le sole aree del continente africano intertropicale che possono essere considerate indenni sono quelle sopra i 2000 m di altitudine.

   Al contrario, nelle aree dell’America meridionale e dell’Asia dove la malattia è sempre presente la trasmissione è molto irregolare, talora stagionale, e sono sovente indenni le aree urbane e le principali stazioni turistiche. Il Plasmodium falciparum prevale in Africa, mentre negli altri continenti la distribuzione delle diverse specie del plasmodio è meno omogenea.

Malaria – Il ciclo vitale del plasmodio

I parassiti malarici hanno un ciclo vitale molto complesso, che si svolge in due ospiti: uomo e zanzara. L’infezione è trasmessa all’uomo solo dalla femmina della zanzara Anopheles. Per poter sviluppare le uova le zanzare devono nutrirsi di sangue ed è in occasione di questi “pasti” che la zanzara inocula i parassiti contenuti nelle ghiandole salivari. Esistono circa 430 specie di Anopheles, ma soltanto 30-50 sono in grado di fungere da vettori della malattia. Dopo l’inoculazione da parte della zanzara in forma di sporozoiti, i plasmodi raggiungono il fegato in circa mezz’ora e vi si moltiplicano (periodo senza sintomi definito di incubazione, variabile secondo le specie tra 7 e 30 giorni).

   Quando il parassita ha completato il proprio sviluppo nelle cellule epatiche (da un singolo sporozoita possono nascere fino a 20.000 merozoiti), entra nel circolo sanguigno e penetra nei globuli rossi: qui inizia il proprio sviluppo dallo stadio detto di trofozoita (la fase più giovane) a quello detto di schizonte (il parassita più maturo). Completato lo sviluppo nel globulo rosso, il parassita ne esce distruggendolo e parassitando nuovi eritrociti: si rinnova così il ciclo, che dura in media 48 ore nei plasmodi falciparum, vivax e ovale e 72 ore nel Plasmodium malariae. Alcuni trofozoiti si trasformano in gametociti, che sono in grado di infettare la zanzara durante il suo “pasto” di sangue e moltiplicarsi al suo interno fino a raggiungere lo stadio di sporozoiti nelle ghiandole salivari da cui, in occasione di un nuovo pasto di sangue sull’uomo, ricomincia il ciclo. Contrariamente all’uomo, la zanzara non subisce danni dalla presenza del parassita.

Malaria – Segni e sintomi

Dopo il periodo di incubazione nel fegato, i plasmodi raggiungono i globuli e ha inizio la fase di malattia sintomatica: questa esordisce in modo brusco e decorre come una febbre continua, il più delle volte molto elevata (oltre i 38,5 °C) e accompagnata da cefalea, brividi, nausea e vomito, dolori muscolari, grave stato di prostrazione e malessere.

   L’attacco malarico viene tradizionalmente distinto in tre fasi precise: fase dei brividi scuotenti, fase della febbre con cefalea, fase di sudorazioni profuse e benessere; gli accessi si verificano ogni 48 ore (malaria terzana, da plasmodi falciparum, ovale e vivax) e ogni 72 ore (malaria quartana, da Plasmodium malariae).  Questo quadro clinico è nella realtà inusuale e corrisponde soprattutto alle recidive malariche da plasmodi falciparum, ovale e vivax.

   L’infezione da plasmodi del primo tipo non si manifesta quasi mai con andamento ciclico di terzana e, seppure raramente (0,6-3,8% dei casi), può essere fatale se non trattata efficacemente. Questo genere di malaria può assumere caratteristiche cliniche di estrema gravità e, nella sua forma definita severa (o complicata), è caratterizzata da alterazioni della coscienza, convulsioni, coma (malaria cerebrale), grave anemia, insufficienza renale, scompenso cardiaco con edema polmonare, emorragie da anomalie della coagulazione e da piastrinopenia (basso numero di piastrine circolanti), acidosi metabolica, ipoglicemia, shock cardiovascolare. La morte è dovuta al fatto che i globuli rossi infettati ostruiscono i piccoli capillari danneggiando organi vitali quali cervello, reni, cuore e fegato.

   I sintomi della malaria possono avere intensità variabile in conseguenza di fattori quali la specie di plasmodio o il grado di immunità: nei Paesi dove la malattia è altamente presente, la popolazione acquisisce un certo grado di immunità e gli adulti portatori del parassita nel sangue possono essere asintomatici. La malaria grave, al contrario, si manifesta soprattutto nelle persone che non hanno sviluppato immunità: bambini, donne incinte e viaggiatori provenienti da Paesi indenni dalla malattia.

   La malaria deve essere sempre considerata un’emergenza clinica e richiede un trattamento d’urgenza aggressivo. Come già accennato, nel corso delle infezioni da Plasmodium vivax e Plasmodium ovale i pazienti che hanno superato il primo episodio possono soffrire di recidive mesi o anni dopo il primo episodio: questo avviene perché i due plasmodi hanno forme dormienti nel fegato (i cosiddetti ipnozoiti) che possono riattivarsi a distanza di tempo; esistono comunque trattamenti che possono ridurre o quasi annullare questo rischio.

Malaria – Diagnosi

La diagnosi precoce e un successivo trattamento tempestivo sono misure fondamentali. Il solo mezzo per confermare la diagnosi di malaria consiste nell’osservare al microscopio il parassita nel sangue, ricorrendo ai cosiddetti esami dello striscio e della goccia spessa, ma sono attualmente disponibili anche nuovi test (dipstick-test), simili a quelli che si utilizzano per la determinazione della glicemia, che consentono di diagnosticare l’infezione mediante cartine; l’esame al microscopio rimane tuttavia il test di riferimento.

   Una terapia ben condotta è in grado di ridurre la durata della malattia e prevenire eventuali complicazioni gravi. I farmaci antimalarici, scoperti prima ancora di conoscere la causa della malattia dai Cinesi e dalle popolazioni andine, sono tuttora in uso: derivati dell’artemesinina e del chinino (oltre ad alcuni farmaci di sintesi come la meflochina o l’atovaquone/proguanile), che rimangono al momento i soli efficaci antimalarici conosciuti. Purtroppo, come avvenuto per gli antibiotici, anche i plasmodi hanno sviluppato resistenze ai chemioterapici: per questo la prescrizione del trattamento più corretto richiede la conoscenza della distribuzione geografica delle resistenze. [P.C.] (da https://www.starbene.it/)

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MALARIA: PUTOTO (MEDICI CON L’AFRICA CUAMM), “IL VACCINO È DI GRANDE AIUTO, MA NON BISOGNA ABBASSARE LA GUARDIA”

7/10/2021, di Gigliola Alfaro da https://www.difesapopolo.it/

   “È un traguardo importante di cui siamo molto contenti e ringraziamo la comunità scientifica e quanti hanno lavorato per raggiungerlo”: lo dichiara al Sir Giovanni Putoto, responsabile Programmazione e ricerca operativa di Medici con l’Africa Cuamm, dopo l’annuncio da parte del direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che l’Organizzazione mondiale della sanità ha approvato il vaccino contro la malaria per i bambini, il primo contro la malattia trasmessa dalle zanzare e che uccide più di 400mila persone ogni anno.

 “In molte zone dell’Africa – spiega Putoto – la malaria è endemica, i casi aumentano, la popolazione continua a crescere e così anche il rischio di contrarre la malattia. Questo vaccino sarà sicuramente di grande aiuto, anche se non bisognerà abbassare la guardia, ancor più oggi, dopo la recente scoperta dello sviluppo di una resistenza all’Artemisina, che in Africa è il principale farmaco per curare la malaria”.

   Il responsabile Programmazione e ricerca operativa di Medici con l’Africa Cuamm precisa: “Sarà necessario continuare con gli interventi di Salute pubblica, con la distribuzione delle zanzariere, con la sensibilizzazione e l’informazione della popolazione, soprattutto delle mamme, che dovranno portare i propri bambini, ben 4 volte al centro di salute per ricevere il vaccino contro la malaria. L’Rts, S/AS01 sarà infatti somministrato in 4 dosi, 3 a distanza di un mese, tra i 5 e i 7 mesi di età e un’ultima dose a 18 mesi di vita. Anche per questo sarà necessario un significativo sforzo di logistica e organizzazione”. (Gigliola Alfaro)

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LA CONQUISTA DELLA MALARIA

da https://www.ottimistierazionali.it/ 20/9/2017

   Nel 1882 il senatore Carlo Torelli disegnò una carta geografia particolare: quella della malaria. Delle 69 province della penisola solo Imperia e Macerata non erano colpite. Degli allora 25 milioni di abitanti, 11 erano costantemente a rischio, di questi ultimi, 2 milioni ogni anno contraevano il morbo e 15 mila morivano.

   Questa era l’Italia: la Bella Addormentata come disse lo stesso senatore Torelli, parafrasò la fiaba. Le cronache dei viaggiatori raccontavano di un paese addormentato, persone afflitte dal morbo, sdraiate ai bordi delle strade, incapaci di alzarsi.

   Ma questo riguardava i più poveri (anche se il conte Cavour morì di malaria, e i salassi che gli praticarono in piena febbre peggiorarono le cose).

   Dopo un periodo di latenza (7-10 giorni dall’esposizione) ecco arrivare le febbri malariche con i famosi e tristi picchi, brividi, sudorazioni, cefalea, vomito, diarrea, delirio. Nel casi maligni morte per coma, stress respiratori o anemia profonda. Nei casi benigni, il morbo causava menomazioni croniche, splenomegalia (ingrossamento dell’addome), deperimento, anemia e rischio di degenerazioni in cachessia.

   E naturalmente alta mortalità infantile e bassa aspettativa di vita. “La malaria è la chiave di tutti i problemi economici del meridione e delle difficoltà croniche del settore agricolo italiano”, così disse l’allora ministro dell’Agricoltura, Giovanni Battista Miliani, nel 1918. Secondo i dati di Eugenio di Mattei, alla vigilia della Grande Guerra l’aspettativa di vita media dei braccianti agricoli nelle regioni italiane non colpite dalla malaria si aggirava intorno ai 35,7 anni, nelle aree malariche scendeva a 22,5 anni (interessantissimi e molto commoventi i suoi scritti, tra cui I lavoratori della terra e L’igiene sociale, utile lettura per tutti quelli che apprezzano il pane e i contadini di ieri ma solo perché mangiano comodamente il pane degli agricoltori di oggi).

   La teoria allora in voga era quella miasmatica: avvelenamento dell’aria. Poi una serie di scoperte ed esperimenti, alcuni non proprio a norma, identificarono il vettore: la zanzara. Prima Alphonse Laveran, poi due medici italiani, Ettore Marchiafava e Angelo Celli, poi Camillo Golgi, che studiando il ciclo del parassita e infine Giovanni Grassi che tirò in ballo le zanzare anofele.

   Da allora l’Italia si mobilitò contro la zanzara. Una parte della nazione prese a cuore la questione povertà, l’ignoranza, le brutte abitazioni e le paludi. Fu una lotta dura. Bisognava superare le difficoltà che affliggevano il servizio sanitario locale: le principali sedi erano in città o nei grandi villaggi e una consistente parte della popolazione viveva in campagna e non andava in città, anzi nemmeno sapeva a cosa era dovuta la malaria.

   Nelle stazioni rurali del nord (Verona fu in prima fila e quella stazione diventò il modello per le altre) i medici cominciarono a cercare gli ammalati casa per casa, annotarono ogni dato utile, compilarono accuratissimi registri, identificarono le zone più povere, i tragitti che in genere i braccianti seguivano per recarsi al lavoro: insomma siccome i poveri non andavano in clinica, le cliniche andarono dai poveri.

   Le stazioni divennero così dei veri e propri ambulatori mobili, dislocati in loco, all’aperto (nei grandi latifondi) o nelle sagrestie delle chiese (dopo la messa domenicale), nei mercati, nelle feste rionali e nelle sagre popolari: un immenso e altruistico programma mirato alla ricerca del contatto con la gente.

   L’avvento del chinino di Stato, poi, probabilmente pose le basi di una medicina preventiva e sociale. E soprattutto ci furono centinaia di volontari, e tantissime donne (maestre che lasciarono le città per le campagne) affiancarono i medici e cercarono di convincere i contadini con grandi difficoltà a prendere le amare e costose pasticche di chinino, prodotte a Torino.

   Si trattò di una crociata contro la malaria: i medici usarono molte immagini cristiane e si descrivevano come apostoli, francescani, pellegrini, incaricati di diffondere il Vangelo. Tuttavia, nonostante l’uso di simboli cristiani l’orientamento politico dominante era di origine anticlericale, socialista e rivoluzionario: Angelo Celli, Tullio Rossi Doria, Pietro Castellino, Giuseppe Tropeano – tanto per citare alcuni leader – si rifacevano a Marx e Engels, e sostenevano che per sconfiggere la malaria era necessario garantire ai lavoratori un’adeguata istruzione, sufficiente nutrimento, condizioni igieniche idonee, giornate lavorative di otto ore e la possibilità di organizzarsi per poter difendere i propri diritti.

   La lotta alla malaria si rivelò meno rapida del previsto e anche se il numero di morti cominciò a scendere già dopo l’inizio della campagna antimalarica, la battaglia fu dura anche perché si sottovalutarono due fattori: l’impatto sociale dell’infermità dovuta alla malaria e il nesso di casualità tra povertà ed estensione della malattia.

   Poi durante la Prima guerra mondiale il chinino divenne irreperibile e lo stesso accadde durante la Seconda guerra mondiale. Solo nel Dopoguerra si è riusciti nell’impresa di sradicare la malaria grazie un approccio multiplo: Piani quinquennali di irrorazione del DDT e soprattutto il miglioramento della condizioni ambientali, la fine del latifondismo, buona alimentazione, abitazioni migliori: in breve, la classica e mai paga lotta alla povertà.

   Si potrebbe infine tracciare un linea che unisce il chinino ai diritti delle donne. Solo qualche anno più tardi toccò alle mondine combattere la guerra contro le zanzare (i termini risaia e malaria sono quasi sinonimi) e soprattutto l’indifferenza dei padroni verso le loro condizioni. I padroni di certo non pensavano a migliorare la qualità degli alloggi (tutte a dormire ammassate negli stanzoni, una vera pacchia per le zanzare attratte dai corpi e dall’alta concertazione di anidride carbonica) né a garantire condizioni lavorative meno pesanti (se otto ore vi sembrano poche provate voi a lavorare e sentirete la differenza tra lavorare e comandare).

   Le mondine ricevevano mezzo chilo di pane e due razioni di polenta; metti la mancanza di acqua potabile, le paghe irrisorie, l’assenza di strutture per l’assistenza medica e dei normali impianti igienici, aggiungi che la maggior parte delle mondine proveniva dagli Appennini ed era dunque priva di qualsiasi immunità dalla malaria. Le mondine erano giovani donne, in età fertile, si ammalavano e trasferivano il morbo ai loro figli (un numero impressionante di aborti e malformazioni, neonati sottopeso con bassa aspettativa di vita).

   Se oggi vi dovessero chiedere: qual è l’animale che uccide più persone? Trattenete le prime risposte: lo squalo, i serpenti, i leoni ecc. No. Nelle prime posizioni ci sono ancora le zanzare, la malaria è ancora causa di morte nei paesi poveri: 500 milioni di persone all’anno contraggono la malaria e mezzo milione di persone soccombe all’infezione. La malaria è stata un incubo ma ci siamo svegliati e abbiamo vinto, non addormentiamoci e non permettiamo all’incubo di tornare. (da https://www.ottimistierazionali.it/)

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